<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Paradiso, Canto XI by alessandra feroldi</title>
      <link>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx</link>
      <description>Tommaso d&#39;Aquino</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-03-15 19:14:05 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2018-02-15 11:28:46 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url></url>
      </image>
      <item>
         <title>Premessa</title>
         <author>feroldi_alessandra_natta</author>
         <link>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160358281</link>
         <description><![CDATA[<div>Dante e Beatrice percorrono i cieli del Paradiso.&nbsp;<br>Dopo aver visitato il cielo della Luna, i due si trovano rapidamente nel cielo di Mercurio, dedicato agli spiriti attivi, cioè a coloro che operarono il bene per ottenere la gloria terrena (Canto V-VI-VII).<br>Il canto VI è interamente dedicato al grande imperatore Giustiniano, che ripercorre la storia dell'Impero.<br>Dante e Beatrice&nbsp; ascendono poi al terzo cielo (canti VIII-IX), quello di Venere, sede degli spiriti amanti, tra cui Carlo Martello, e successivamente al quarto, del Sole, nel quale incontrano gli spiriti sapienti (canti X,XI,XII,XIII).<br>I canti XI e XII sono legati: nell'XI un domenicano, San Tommaso, presenta la figura di San Francesco; nel XII il francescano Bonaventura da Bagnoregio tesse l'elogio di San Domenico.<br><br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2017-03-15 19:18:02 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160358281</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Canto XI</title>
         <author>feroldi_alessandra_natta</author>
         <link>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160360773</link>
         <description><![CDATA[<div>4° cielo (del Sole)<br><strong>Tommaso d'Aquino</strong><br> Filosofo e teologo (1225 -1274). Fanciullo, oblato nel monastero di Montecassino, studiò poi a Napoli . Entrato tra i domenicani, ricevette l'abito religioso nel 1243-44. Sembra certo che abbia proseguito gli studi universitari (1245-48) a Parigi quindi a Colonia, ove fu discepolo di Alberto Magno. Tornato a Parigi, vi insegnò tra il 1252 e il 1255 come <em>baccalarius biblicus</em> e <em>sententiarum</em>; ottenne la <em>licentia docendi</em> nel 1256, e nel 1257 fu nell'albo dei professori per la teologia. A questo periodo parigino risalgono il <em>Commento alle Sentenze</em> (1254-56) e ad alcuni libri della Bibbia, le <em>Quaestiones de veritate</em>, alcuni <em>Quodlibeta</em>, i commenti a Boezio (tra il 1255 e il 1261). Tornato in Italia (1259), creato <em>lector Curiae</em> da Urbano IV (1261), svolse larga attività: terminò la <em>Summa contra Gentiles</em>, scrisse le <em>Quaestiones disputatae: De potentia, De spiritualibus creaturis</em>, il commento al <em>De divinis nominibus</em> dello Pseudo-Dionigi; altri <em>Quodlibeta</em>, il commento all'<em>Etica</em> di Aristotele e iniziò quello alla <em>Metafisica</em>; cominciò la <em>Summa theologica</em>e il <em>De regimine principum</em>. <br>Nel 1269 fu a Parigi e nel 1270 si impegnò nella polemica antiaverroistica con il <em>De unitate intellectus contra Averroistas</em>, mentre si difese contro i maestri agostiniani, che diffidavano del suo aristotelismo. Continuò a lavorare alla <em>Summa theologica</em>, scrisse altre <em>Quaestiones disputatae</em> (<em>De anima</em>, <em>De virtutibus</em>), commentò scritti aristotelici (<em>Metafisica</em>, <em>Fisica</em>; il commento alla <em>Politica</em> è incompiuto). <br>Lasciata Parigi, tornò in Italia e insegnò teologia nello studio di Napoli (1272-74); condusse innanzi la <em>Summa theologica</em> (fino alla <em>quaestio</em> 90 della III parte; il <em>Supplementum</em> è di Reginaldo da Piperno che utilizzò il <em>Commento alle Sentenze</em> del maestro), scrisse il <em>Compendium theologiae</em> (incompiuto); chiamato nel 1274 al Concilio di Lione, morì durante il viaggio. Canonizzato da Giovanni XXII nel 1323; Pio V lo dichiarò dottore angelico nel 1567.<br><br></div><div>Se è erronea prospettiva storica considerare la filosofia di T. come una semplice ripresa della filosofia aristotelica nell'ambito di una concezione cristiana del mondo (influiscono e convergono nella sua posizione l'aristotelismo arabo e certe tesi del neoplatonismo filtrate attraverso Agostino, Boezio, Dionigi, il <em>Liber de causis</em> e Avicenna), è tuttavia evidente che l'aristotelismo costituisce il punto di partenza del pensiero di Tommaso. Da questo punto di vista è fondamentale l'accoglimento della metafisica di Aristotele con la sua concezione dell'essere, la dottrina della causalità, la distinzione tra potenza e atto, sostanza e accidente. La composizione di atto e potenza è propria di tutti gli esseri finiti, anche delle nature puramente spirituali. La potenza, ossia l'essere della possibilità, non rappresenta una mera possibilità logica bensì qualcosa di reale, nel senso d'un essere incompleto, che può diventare un determinato ente, pur non essendo ancora tale. Ciò che è in potenza, non si può realizzare da se stesso ma presuppone un essere in atto dalla cui causalità viene attuato. Su questa dottrina di atto e di potenza si basa anche la concezione di T. della reale distinzione fra essenza ed esistenza nelle cose create e finite. <br>Questa distinzione, già chiara nei primi scritti di T., è sviluppata attraverso la ripresa di un tema proprio della metafisica di Avicenna: le creature sono esseri per partecipazione la cui essenza non coincide con l'esistenza (l'essenza partecipa all'essere per esistere) e questa struttura composita del concreto ne segna la caratteristica, distinguendo radicalmente le creature dal creatore, perfezione pura in cui essenza ed esistenza coincidono. <br>A questa dottrina si ricollega quella dell'<em>analogia dell'essere</em>: l'essere non è un concetto di specie, univoco, bensì analogo e si estende dai limiti del più tenue esistere partecipato fino a Dio, essere assoluto. La metafisica aristotelica viene così approfondita e in più punti coerentemente sviluppata: di particolare importanza da questo punto di vista è la teoria dell'unità della forma sostanziale con cui, eliminando ogni tipo di dualismo platonico-agostiniano, T. giunge fino all'affermazione che anche nell'uomo unico è il principio formale per cui egli vive, sente e intende, e questo principio (l'anima) si unisce immediatamente al corpo come sua forma, senza intermediari. <br>È lo sviluppo coerente del concetto di <em>sinolo</em> e la più rigorosa difesa dell'unità sostanziale dell'uomo. Attorno a questa dottrina dell'unità della forma sostanziale, combattuta dai francescani, si accesero vaste polemiche: ed essa fu condannata (con altre tesi in prevalenza averroistiche) dal vescovo di Parigi Étienne Tempier (1277), dagli arcivescovi di Oxford Roberto di Kilwardby (1277) e J. Peckham (1284). La metafisica si corona nella dottrina di Dio. L'esistenza di Dio non è dimostrabile <em>a priori</em> (con l'argomento di s. Anselmo, detto poi <em>ontologico</em>) perché tale argomento comporterebbe un illecito passaggio dall'ordine del pensiero all'ordine dell'essere. L'esistenza di Dio si dimostra, per T., <em>a posteriori</em>, attraverso <em>cinque vie</em>: la <em>prima via</em> procede dalla considerazione che ogni mosso richiede un motore, e che nella catena dei mossi si deve giungere a un primo motore immobile perché non si può andare all'infinito; la <em>seconda via</em> procede dalla connessione delle cause efficienti disposte verticalmente: anche qui si deve arrivare a una prima causa perché è impossibile un processo all'infinito; la <em>terza via</em> è dalla distinzione del possibile e del necessario: ciò che è possibile (cioè che può essere e non essere, che è contingente) presuppone un necessario, e così via via fino a un <em>necessario assoluto</em>, libero da potenza e che ha in sé la ragione della sua necessità, puro atto; la <em>quarta via</em> è dalla gradualità delle perfezioni (bene, buono, ecc.): questa gradualità presuppone un valore assoluto di cui i vari gradi partecipano; la <em>quinta via</em> è dall'ordine e finalità dell'universo che rinvia a un principio di questo ordine e di questa finalità. <br>L'accettazione della dottrina aristotelica lo sorregge nella difesa di un ordine naturale che non può essere semplice epifania del divino: anzi proprio nell'esser dotato di una reale capacità causativa esso manifesta la potenza e la carità di Dio che quella capacità ha concesso agli esseri creati. Tale difesa del concetto di natura, della sua attività e iniziativa, è di grande importanza anche in tutti i problemi in cui si discute del rapporto tra ordine naturale e ordine soprannaturale, come nel problema della libertà e della grazia. <br>Con T., un'idea di natura schiettamente aristotelica si sostituisce all'idea di natura platonico-agostiniana tutta permeata di Dio.▭ Gli enti creati o sono composti di materia e forma, o sono forme pure (puri spiriti): nei primi il principio d'individuazione è la materia (<em>materia quantitate signata</em>); gli esseri spirituali invece costituiscono ciascuno una specie (anche la dottrina tomista dell'individualismo, combattuta dai francescani, è condannata da Étienne Tempier nel 1277). <br>Il processo della conoscenza in T., come in Aristotele, rientra sotto le generali leggi del movimento, ed è quindi inteso come passaggio dalla potenza all'atto; così nella sensazione l'organo di senso (in potenza a sentire) è attuato dal sensibile esterno; le sensazioni unificate dal senso interno passano nella fantasia e formano l'immagine sensibile dell'oggetto: questo contiene, in potenza (perché limitato dalle caratteristiche particolari della sensibilità), l'intelligibile, che, smaterializzato e universalizzato cioè "astratto" dalle condizioni individuanti per opera dell'intelletto agente, diviene intelligibile in atto e come tale capace di attuare l'intelletto in potenza (l'intelletto coglie direttamente solo gli universali). Ma è appunto attorno all'intelletto in potenza che si apre la polemica con gli averroisti: questi accettavano l'interpretazione del commentatore di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/cordova/"><em>Cordova</em></a> per cui l'intelletto possibile è una sostanza separata unica per tutta la specie umana. Contro questa interpretazione T. polemizza nel corso di varie opere e scritti, e infine nel <em>De unitate intellectus contra Averroistas</em> indirizzato, sembra certo, contro Sigieri di Brabante: la tesi centrale dell'Aquinate, che vuole salvare l'individualità dell'atto dell'intendere, è che se l'intelletto fosse uno non si potrebbe spiegare come "questo uomo" (<em>hic homo</em>) intenda, e tutti verrebbero a coincidere nell'identico atto dell'intendere; anzi, se l'unità e universalità dell'oggetto inteso richiedesse, come diceva Averroè, l'unità dell'intelletto, unico dovrebbe essere l'intelletto per tutti gli esseri intelligenti in tutto l'universo. </div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2017-03-15 19:28:47 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160360773</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Testo</title>
         <author>feroldi_alessandra_natta</author>
         <link>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160361755</link>
         <description><![CDATA[<div>O insensata cura de’ mortali, <br>quanto son difettivi silogismi <br>quei che ti fanno in basso batter l’ali!                             3<br><br>Chi dietro a <em>iura</em>, e chi ad amforismi <br>sen giva, e chi seguendo sacerdozio, <br>e chi regnar per forza o per sofismi,                                6<br><br>e chi rubare, e chi civil negozio, <br>chi nel diletto de la carne involto <br>s’affaticava e chi si dava a l’ozio,                                     9<br><br>quando, da tutte queste cose sciolto, <br>con Beatrice m’era suso in cielo <br>cotanto gloriosamente accolto.                                       12<br><br>Poi che ciascuno fu tornato ne lo <br>punto del cerchio in che avanti s’era, <br>fermossi, come a candellier candelo.                            15<br><br>E io senti’ dentro a quella lumera <br>che pria m’avea parlato, sorridendo <br>incominciar, faccendosi più mera:                                 18<br><br>«Così com’io del suo raggio resplendo, <br>sì, riguardando ne la luce etterna, <br>li tuoi pensieri onde cagioni apprendo.                          21<br><br>Tu dubbi, e hai voler che si ricerna <br>in sì aperta e ‘n sì distesa lingua <br>lo dicer mio, ch’al tuo sentir si sterna,                           24<br><br>ove dinanzi dissi "U’ ben s’impingua", <br>e là u’ dissi "Non nacque il secondo"; <br>e qui è uopo che ben si distingua.                                 27<br><br>La provedenza, che governa il mondo <br>con quel consiglio nel quale ogne aspetto <br>creato è vinto pria che vada al fondo,                             30<br><br>però che andasse ver’ lo suo diletto <br>la sposa di colui ch’ad alte grida <br>disposò lei col sangue benedetto,                                 33<br><br>in sé sicura e anche a lui più fida, <br>due principi ordinò in suo favore, <br>che quinci e quindi le fosser per guida.                        36<br><br>L’un fu tutto serafico in ardore; <br>l’altro per sapienza in terra fue <br>di cherubica luce uno splendore.                                   39<br><br>De l’un dirò, però che d’amendue <br>si dice l’un pregiando, qual ch’om prende, <br>perch’ad un fine fur l’opere sue.                                     42<br><br>Intra Tupino e l’acqua che discende <br>del colle eletto dal beato Ubaldo, <br>fertile costa d’alto monte pende,                                    45<br><br>onde Perugia sente freddo e caldo <br>da Porta Sole; e di rietro le piange <br>per grave giogo Nocera con Gualdo.                             48<br><br>Di questa costa, là dov’ella frange <br>più sua rattezza, nacque al mondo un sole, <br>come fa questo tal volta di Gange.                                 51<br><br>Però chi d’esso loco fa parole, <br>non dica Ascesi, ché direbbe corto, <br>ma Oriente, se proprio dir vuole.                                    54<br><br>Non era ancor molto lontan da l’orto, <br>ch’el cominciò a far sentir la terra <br>de la sua gran virtute alcun conforto;                             57<br><br>ché per tal donna, giovinetto, in guerra <br>del padre corse, a cui, come a la morte, <br>la porta del piacer nessun diserra;                                60<br><br>e dinanzi a la sua spirital corte <br><em>et coram patre</em> le si fece unito; <br>poscia di dì in dì l’amò più forte.                                     63<br><br>Questa, privata del primo marito, <br>millecent’anni e più dispetta e scura <br>fino a costui si stette sanza invito;                                  66<br><br>né valse udir che la trovò sicura <br>con Amiclàte, al suon de la sua voce, <br>colui ch’a tutto ‘l mondo fé paura;                                   69<br><br>né valse esser costante né feroce, <br>sì che, dove Maria rimase giuso, <br>ella con Cristo pianse in su la croce.                            72<br><br>Ma perch’io non proceda troppo chiuso, <br>Francesco e Povertà per questi amanti <br>prendi oramai nel mio parlar diffuso.                            75<br><br>La lor concordia e i lor lieti sembianti, <br>amore e maraviglia e dolce sguardo <br>facieno esser cagion di pensier santi;                          78<br><br>tanto che ‘l venerabile Bernardo <br>si scalzò prima, e dietro a tanta pace <br>corse e, correndo, li parve esser tardo.                         81<br><br>Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! <br>Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro <br>dietro a lo sposo, sì la sposa piace.                              84<br><br>Indi sen va quel padre e quel maestro <br>con la sua donna e con quella famiglia <br>che già legava l’umile capestro.                                     87<br><br>Né li gravò viltà di cuor le ciglia <br>per esser fi’ di Pietro Bernardone, <br>né per parer dispetto a maraviglia;                                90<br><br>ma regalmente sua dura intenzione <br>ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe <br>primo sigillo a sua religione.                                           93<br><br>Poi che la gente poverella crebbe <br>dietro a costui, la cui mirabil vita <br>meglio in gloria del ciel si canterebbe,                         96<br><br>di seconda corona redimita <br>fu per Onorio da l’Etterno Spiro <br>la santa voglia d’esto archimandrita.                            99<br><br>E poi che, per la sete del martiro, <br>ne la presenza del Soldan superba <br>predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro,                           102<br><br>e per trovare a conversione acerba <br>troppo la gente e per non stare indarno, <br>redissi al frutto de l’italica erba,                                     105<br><br>nel crudo sasso intra Tevero e Arno <br>da Cristo prese l’ultimo sigillo, <br>che le sue membra due anni portarno.                       108<br><br>Quando a colui ch’a tanto ben sortillo <br>piacque di trarlo suso a la mercede <br>ch’el meritò nel suo farsi pusillo,                                  111<br><br>a’ frati suoi, sì com’a giuste rede, <br>raccomandò la donna sua più cara, <br>e comandò che l’amassero a fede;                              114<br><br>e del suo grembo l’anima preclara <br>mover si volle, tornando al suo regno, <br>e al suo corpo non volle altra bara.                               117<br><br>Pensa oramai qual fu colui che degno <br>collega fu a mantener la barca <br>di Pietro in alto mar per dritto segno;                            120<br><br>e questo fu il nostro patriarca; <br>per che qual segue lui, com’el comanda, <br>discerner puoi che buone merce carca.                      123<br><br>Ma ‘l suo pecuglio di nova vivanda <br>è fatto ghiotto, sì ch’esser non puote <br>che per diversi salti non si spanda;                              126<br><br>e quanto le sue pecore remote <br>e vagabunde più da esso vanno, <br>più tornano a l’ovil di latte vòte.                                      129<br><br>Ben son di quelle che temono ‘l danno <br>e stringonsi al pastor; ma son sì poche, <br>che le cappe fornisce poco panno.                               132<br><br>Or, se le mie parole non son fioche, <br>se la tua audienza è stata attenta, <br>se ciò ch’è detto a la mente revoche,                           135<br><br>in parte fia la tua voglia contenta, <br>perché vedrai la pianta onde si scheggia, <br>e vedra’ il corrègger che argomenta <br><br>"U’ ben s’impingua, se non si vaneggia"».                 139</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2017-03-15 19:33:55 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160361755</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Parafrasi</title>
         <author>feroldi_alessandra_natta</author>
         <link>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160361834</link>
         <description><![CDATA[<div><em>O desiderio folle degli uomini, quanto sono fallaci i ragionamenti che ti inducono a volgerti verso il basso (ai beni terreni)!<br><br>Chi seguiva gli studi giuridici, chi quelli medici, chi si dedicava al sacerdozio, chi cercava di regnare con la violenza o con l'inganno, chi rubava, chi si dedicava agli affari politici, chi si lasciava andare ai piaceri carnali, chi all'ozio, quando io, libero da tutte queste lusinghe, venivo accolto con Beatrice in Cielo in maniera così gloriosa.<br><br><br><br><br><br><br>Dopo che ogni luce fu ritornata nel punto della corona in cui si trovava prima, si fermò, simile alla candela di un candelabro.<br>E io sentii che dentro quella luce (san Tommaso) che prima mi aveva parlato, il beato ricominciava a parlare, perché sorridendo diventava più luminosa:<br>«Poiché io risplendo del raggio della luce eterna (Dio), guardando in essa capisco da dove derivano le tue incertezze.<br><br>Tu hai dei dubbi, e desideri che ti sia spiegato in un discorso aperto e chiaro quello che ho detto prima, in modo tale che sia comprensibile alla tua intelligenza, quando poco fa ho detto "Dove ci si arricchisce di beni spirituali" e quando ho detto "Non nacque un altro uguale"; e qui è necessario operare una distinzione.<br>La Provvidenza, che guida il mondo con quella saggezza (di Dio) nella quale la vista di ogni creatura si perde prima di arrivare al fondo (è inconoscibile), affinché andasse verso il suo amato la sposa (Chiesa) di Colui (Cristo) che la sposò fra le alte grida col suo sangue benedetto (sulla croce), sicura di se stessa e ancora più fedele a Lui, dispose in suo favore due principi, che la guidassero da un lato e dall'altro.<br><br><br>Uno (Francesco) fu pieno di ardore come i Serafini; l'altro (Domenico) per la sua saggezza in Terra fu uno splendore di luce come i Cherubini.<br><br>Parlerò solo del primo, poiché elogiando uno dei due (qualunque si scelga) è come se si parlasse di entrambi, in quanto le loro opere ebbero il medesimo fine.<br><br>Fra il fiume Topino e il Chiascio, che scorre dal monte Ausciano dove il beato Ubaldo pose il suo eremo, digrada la fertile costiera di un alto monte (il Subasio), dal quale Perugia sente il freddo e il caldo dal lato di Porta Sole; e dalla parte opposta piangono, perché in posizione più svantaggiosa, Nocera Umbra e Gualdo Tadino.<br>Da questa costiera, nel punto in cui essa diventa meno ripida (ad Assisi), nacque un Sole per il mondo (Francesco) come questo (il Sole vero e proprio) talvolta nasce dal Gange.<br>Dunque, chi parla di questo luogo, non lo chiami "Assisi", poiché direbbe poca cosa, ma lo chiami "Oriente", se proprio vuole parlarne.<br>Non era ancora molto lontano dalla sua nascita, quando Francesco cominciò a riflettere in Terra la sua luminosa virtù;<br><br>infatti, ancora giovane, si scontrò col padre per una donna (la Povertà) alla quale nessuno vuole unirsi, come se fosse la morte;&nbsp;<br><br>e di fronte al tribunale episcopale e in presenza del padre le si unì in nozze; in seguito, l'amò sempre di più ogni giorno.<br>Essa, privata del primo marito (Cristo), era rimasta per più di millecento anni da sola, disprezzata da tutti, fino a Francesco;<br>non le servì che gli uomini udissero che Cesare, che fece paura a tutto il mondo, trovasse la Povertà sicura al suono della propria voce, insieme al pastore Amiclàte;<br>e non le servì neppure essere fedele e fiera, al punto che, quando Maria rimase ai piedi della croce, lei invece pianse insieme allo sposo Cristo.<br>Ma affinché io non parli in modo troppo oscuro, intendi in tutto il mio discorso che questi amanti furono Francesco e la Povertà.<br>La loro concordia, il loro lieto aspetto, l'amore, la meraviglia e il loro dolce sguardo producevano negli altri dei santi pensieri;<br><br>al punto che il venerabile Bernardo di Quintavalle fu il primo a togliersi le calzature e corse dietro a quella pace (seguì il santo) e, pur correndo, gli sembrava di essere lento.<br>O ricchezza sconosciuta! o bene fecondo! Egidio e Silvestro si tolgono anch'essi i calzari e seguono lo sposo (Francesco), tanto piace la sposa (Povertà).<br>In seguito quel padre e quel maestro se ne va (a Roma) con la sua donna e con la sua famiglia, che già cingeva i fianchi con l'umile cinto.<br>E la viltà d'animo non gli fece abbassare lo sguardo, essendo figlio di Pietro Bernardone, né per essere tanto umile da suscitare meraviglia;<br>ma svelò a papa Innocenzo III la sua severa Regola con atteggiamento regale, e da lui ebbe il primo avallo al suo Ordine.<br>E dopo che i seguaci poveri aumentarono dietro a Francesco, la cui vita ammirevole si canterebbe meglio a gloria del Paradiso, la volontà santa di questo pastore di anime (archimandrita) venne coronata dallo Spirito Santo con una seconda corona, attraverso papa Onorio III.<br><br>E dopo che, per desiderio del martirio, predicò Cristo e i suoi discepoli alla presenza superba del Sultano d'Egitto, e dopo che, avendo trovato quei popoli restii alla conversione e per non stare lì invano, era tornato in Italia, sul monte della Verna tra Tevere e Arno ricevette da Cristo l'ultimo sigillo (le stimmate), che il suo corpo portò per due anni.<br><br><br><br><br>Quando a Dio, che l'aveva destinato a un tale bene, piacque di chiamarlo in Paradiso alla ricompensa che egli aveva meritato nel farsi umile, raccomandò ai suoi confratelli, come a legittimi eredi, la sua donna più cara (la Povertà) e comandò loro che l'amassero restandole fedeli;<br>e dal grembo della Povertà la sua anima illustre volle muoversi, tornando in Paradiso, mentre al suo corpo non volle altra bara che non fosse la nuda terra.<br>A questo punto puoi capire chi fu colui (san Domenico) che fu degno collega di Francesco nel mantenere la nave della Chiesa nella giusta rotta, in alto mare;<br>e questo fu il nostro patriarca; e chi lo segue attenendosi alla sua Regola, non può che imbarcare buona merce (arricchirsi spiritualmente).<br>Ma il suo gregge è diventato ghiotto di nuovi cibi (i beni terreni), per cui è inevitabile che si disperda in diversi pascoli;<br><br><br>e quanto più le pecore se ne allontanano vagabonde, tanto più povere di latte tornano all'ovile.<br><br>Certo, ce ne sono alcune che temono il danno e si tengono strette al pastore (seguono la Regola), ma sono così poche che serve poco panno a confezionare le loro cappe.<br>Ora, se le mie parole non sono oscure, se mi hai ascoltato con attenzione, se richiami alla tua mente quanto ho detto prima, in parte il tuo desiderio sarà soddisfatto, perché vedrai da dove ha origine la corruzione dell'Ordine domenicano, e capirai la correzione che argomenta "Dove ci si arricchisce spiritualmente, se non si devia dalla Regola"».</em></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2017-03-15 19:34:18 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160361834</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Interpretazione</title>
         <author>feroldi_alessandra_natta</author>
         <link>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160362688</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Canto è dedicato in gran parte alla figura di san Francesco ed ha struttura speculare rispetto al <a href="http://divinacommedia.weebly.com/paradiso-canto-xii.html">XII</a>, in quanto qui è il domenicano san Tommaso a pronunciare il panegirico di Francesco e a biasimare i difetti del proprio Ordine, mentre nel Canto seguente sarà il francescano san <a href="http://divinacommedia.weebly.com/san-bonaventura.html">Bonaventura</a> a tessere le lodi di san <a href="http://divinacommedia.weebly.com/san-domenico.html">Domenico</a> e a criticare le mancanze dei Francescani (i due episodi formano una sorta di «chiasmo» e sono entrambi stilisticamente elevati). <br>Tommaso prende spunto dal dubbio di Dante circa le sue parole alla fine del <a href="http://divinacommedia.weebly.com/paradiso-canto-x.html">Canto X</a>, quando parlando dei domenicani (v. 96) aveva detto <em>u' ben s'impingua se non si vaneggia</em>, per cui la agiografia del santo di Assisi servirà soprattutto a mettere in luce la corruzione diffusa tra i membri degeneri dell'Ordine domenicano: del resto il Canto si apre con l'accusa di Dante contro l'<em>insensata cura de' mortali</em>, che anziché ricercare i beni celesti si affannano dietro a quelli terreni, a differenza del poeta che è libero ormai da tutte queste lusinghe ed è accolto in gloria insieme a Beatrice nell'alto dei Cieli. Tommaso sceglie di raccontare la vita di Francesco in quanto sia lui sia san Domenico hanno perseguito il medesimo fine di assistere la Chiesa e agevolarne il cammino, entrambi ordinati dalla Provvidenza come suoi <em>principi</em> e <em>campioni: </em>l'immagine era frequente nella letteratura trecentesca, così come il ritratto dei due santi che erano visti in modo complementare, Francesco acceso di ardore di carità e Domenico pieno di sapienza divina, paragonati anche da Tommaso a un Serafino e a un Cherubino. <br>La biografia di Francesco si apre con una grandiosa descrizione geografica di Assisi, che nella sua solennità ricorda molto quella del <a href="http://divinacommedia.weebly.com/paradiso-canto-viii.html">Canto VIII</a> nelle parole di <a href="http://divinacommedia.weebly.com/carlo-martello.html">Carlo Martello</a>; Dante indica Francesco come un Sole che è nato per illuminare il mondo, come il Sole vero e proprio quando sorge nell'estremo Oriente (il Gange) nell'equinozio di primavera ed è più benefico, giocando forse sul nome <em>Ascesi</em> che era diffuso nell'Italia centrale del tempo e che può indicare anche l'elevazione spirituale. Segue poi la descrizione della sua vita, per la quale Dante si è certo rifatto alle fonti diffuse nel primo Trecento (come gli <em>Actus beati Francisci</em> e la <em>Legenda maior</em> di san Bonaventura), anche se il poeta trascura gli elementi più popolari e aneddotici, per concentrarsi soprattutto sulle metaforiche nozze con la Povertà e, quindi, descrivendo Francesco come una figura esemplare di uomo di Chiesa che perseguì un ideale di povertà evangelica, in contrasto con la corruzione ecclesiastica e la ricerca di ricchezze. Ciò è coerente sia con l'apertura del Canto, sia col finale dedicato alla rampogna di Tommaso contro i domenicani corrotti: Francesco entra in contrasto col padre per sposare la Povertà, rimasta senza marito dopo la morte di Cristo, si spoglia pubblicamente di tutti i beni e, dopo le mistiche nozze, ama la sposa di giorno in giorno più intensamente (fin dall'inizio è evidente l'<em>imitatio Christi</em>&nbsp; da parte del santo, che Dante descrive come <em>alter Christus</em> soprattutto per la scelta di vivere poveramente e in umiltà). Attorno a Francesco e alla sua sposa si raccoglie una famiglia di seguaci che si fa via via più numerosa, per cui i frati imitano il loro maestro spogliandosi di ogni cosa e seguendolo scalzi, cingendo i fianchi con <em>l'umile capestro</em> (il cinto francescano) che sarà simbolo della loro scelta di vita. La severa Regola francescana riceverà poi tre «sigilli» che ne sanciranno la validità, i primi due da parte dei papi Innocenzo III e Onorio III, l'ultimo (il più importante) da parte dello Spirito Santo attraverso le stimmate, segno più evidente dell'<em>imitatio Christi</em>: da rilevare che, se Dante segue la biografia di Bonaventura nelle linee essenziali, anche invertendo l'ordine di alcuni eventi, nondimeno dipinge Francesco come una figura altamente regale e dignitosa a dispetto della sua umiltà, come nel momento in cui si presenta di fronte a papa Innocenzo per sottoporgli la sua Regola; qualcosa di simile avviene anche nell'incontro col Sultano d'Egitto, qui presentato come sovrano superbo (mentre le fonti parlano di un'accoglienza benevola da parte del re musulmano) di fronte al quale Francesco si presenta per desiderio di martirio, non riuscendo tuttavia a convertire quei popoli ancora immaturi e restii ad ascoltare il messaggio evangelico. Tornato in Italia, dopo l'episodio delle stimmate e quando a Dio piacque di chiamarlo a sé, ancora una volta il santo raccomanda ai suoi confratelli la fedeltà alla sposa-Povertà (quindi alla severità della Regola) e poi si fa seppellire nudo nella nuda terra senza <em>altra bara</em>, a sottolineare in quell'ultimo gesto la sua volontà di vivere privo di qualunque ricchezza; va ricordato che Bonaventura, nella sua rampogna ai francescani degeneri, spiegherà proprio che essi si divisero fra spirituali e conventuali, ovvero tra coloro che inasprirono e attenuarono la Regola contrariamente alla volontà del fondatore, che venne quindi fraintesa in entrambi i casi.<br>Il finale del Canto è occupato dal rimprovero di Tommaso contro i confratelli del suo Ordine, che vengono accusati soprattutto di aver tradito la Regola di san Domenico per desiderio di ricchezze e beni terreni, per cui il gregge al quale il beato appartenne in vita si è allontanato dal pastore e va in cerca di altri pascoli in quanto <em>ghiotto</em> di altro cibo: la metafora evangelica serve a Dante per criticare la corruzione assai diffusa proprio fra i domenicani, specie attraverso la vendita delle indulgenze e l'intepretazione capziosa del diritto canonico. Il discorso di Tommaso si riallaccia al tema, assai frequente nella III Cantica, della corruzione della Chiesa, anticipando altri celebri passi come il durissimo attacco contro papa <a href="http://divinacommedia.weebly.com/giovanni-xxii.html">Giovanni XXII</a> del finale del <a href="http://divinacommedia.weebly.com/paradiso-canto-xviii.html">Canto XVIII</a>, nonché il discorso altrettanto severo di san <a href="http://divinacommedia.weebly.com/san-pietro.html">Pietro</a> contro <a href="http://divinacommedia.weebly.com/bonifacio-viii.html">Bonifacio VIII</a> e la Curia papale corrotta di <a href="http://divinacommedia.weebly.com/paradiso-canto-xxvii.html">XXVII</a>, 22-60; lo stesso Bonaventura nel Canto seguente descriverà san Domenico come un dottore della Chiesa intento a studiare la dottrina non per arricchirsi grazie ai cavilli legali del diritto canonico, ma per mettere la propria sapienza al servizio della Cristianità e stroncare le eresie, nonostante il pontefice spesso traligni dalla retta via tracciata dal messaggio evangelico. Gli esempi di corruzione ecclesiastica sono ovviamente opposti a quello di Francesco, che con la sua vita semplice ha voluto riproporre l'ideale di povertà evangelica di Gesù e dei suoi discepoli, troppo spesso disatteso dai papi e dai prelati corrotti contro i quali, in molti passi del poema e in particolare del <em>Paradiso</em>, Dante rivolge le sue critiche e il suo duro richiamo.&nbsp;</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2017-03-15 19:38:30 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/160362688</guid>
      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>feroldi_alessandra_natta</author>
         <link>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/161001671</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://www.youtube.com/watch?v=-LcYoYlkdv4" />
         <pubDate>2017-03-19 16:02:11 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/feroldi_alessandra_natta/e75lg13yxcqx/wish/161001671</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
