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      <title>Giotto by vinicio calia</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-05-26 09:54:54 UTC</pubDate>
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         <title>La vita</title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Giotto di Bondone</strong> nasce intorno al <strong>1266</strong> da una famiglia di contadini di Colle di Vespignano a Vicchio nel <a href="https://www.discovertuscany.com/it/mugello/">Mugello</a> vicino Firenze. La leggenda vuole che il giovane Giotto fosse notato da Cimabue mentre pascolando le sue pecore le ritraeva su di un sasso. Così intorno al <strong>1272</strong> Giotto divenne <strong>allievo di Cimabue</strong> presso la sua bottega a <strong>Firenze</strong> vicino Santa Maria Novella. Insieme a Cimabue si reca a Roma e ad Assisi.<br>Intorno al <strong>1290</strong> apre la propria <strong>bottega</strong>. Un'altra leggenda vuole che sia stato lo stesso Cimabue a incitarlo quando cerò di scacciare da una tela a cui lavorava una mosca dipinta da Giotto. Pochi anni più tardi si reca ad <strong>Assisi</strong> per affrescare la <strong>Basilica Superiore</strong> con <em>Le Storie di San Francesco</em>.</div><div>A cavallo tra il 1200 e il 1300 Giotto si divide tra Assisi e <strong>Roma</strong> e raggiunge il suo massimo splendore. Diventa un <strong>artista molto apprezzato</strong> e molto ricco, tanto da superare il suo maestro Cimabue, come cita Dante, e da essere chiamato a nord per lavorare. Infatti viene chiamato a <strong>Padova</strong> per affrescare la <em>Cappella degli Scrovegni</em> tra il <strong>1303</strong> e il <strong>1306</strong> circa.</div><div>Rientra a <strong>Firenze</strong> intorno al <strong>1311</strong>, come documentato da numerosi documenti relativi alle sue attività economiche. Tra il 1320 e il 1325 lavora alle Cappelle di famiglie facoltose fiorentine, come la <em>Cappella dei Bardi</em> e la <em>Cappella dei Peruzzi</em> in Santa Croce.</div><div>Viene chiamato a <strong>Napoli</strong> da Carlo D'Angiò intorno al <strong>1327 </strong>per poi ritornare a Firenze quando viene nominato <strong>capomastro dell'Opera del Duomo di Firenze</strong>. Inizia i lavori per la realizzazione del Campanile, che da lui prende il nome e che mai finì. Giotto muore infatti a Firenze <strong>8 gennaio 1337</strong>. Le sue spoglie sono conservate in Santa Croce.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-26 10:00:48 UTC</pubDate>
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         <author>viniciocaliaibweb</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-05-26 10:14:47 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>“Croce di Arezzo”</strong></div><div> </div><div>Il <strong>Crocifisso di San Domenico ad Arezzo</strong> è una croce</div><div>sagomata e dipinta a tempera e oro su tavola di <strong>Cimabue</strong>, databile attorno al 1268-1271 circa e conservata nella</div><div>chiesa di San Domenico di Arezzo.</div><div>Prima opera attribuita al maestro, vi si legge un</div><div>distacco dalla maniera bizantina all'insegna di un</div><div>maggior espressionismo. In questa opera Cimabue si</div><div>orientò verso le recenti rappresentazioni della</div><div>crocifissione con il Christus patiens ma aggiornò</div><div>l'iconografia arcuando ancora maggiormente il</div><div>corpo di Cristo, che ormai debordava occupando</div><div>tutta la fascia alla sinistra della croce. Il corpo di</div><div>Cristo, il tipo di panneggio e la decorazione della</div><div>croce derivano da Giunta e la croce aretina potrebbe</div><div>apparire come una semplice imitazione se non fosse</div><div>per la particolare flessione, che si sforza di trovare</div><div>un equilibrio fra realismo e intellettualismo, con</div><div>effetto più dinamico ed espressivo, ma anche di</div><div>geometrica purezza. Le linee di contorno</div><div>accentuano la tensione muscolare del corpo</div><div>ondeggiante. La smorfia di dolore è più realistica, in</div><div>ossequio alle richieste degli ordini mendicanti. Il</div><div>torace è segnato da una muscolatura tripartita, le</div><div>mani appiattite sulla croce e i colori sontuosamente</div><div>preziosi, sia per l'uso dell'oro che dello squillante</div><div>rosso.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-26 10:21:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>“Crocifisso di Santa Maria Novella”</strong><br><br>Crocifisso di Santa Maria Novella<br> è una delle croci sagomate di Giotto, databile al 1290-1295 circa e conservato nella navata centrale della Basilica di<br>Santa Maria Novella a Firenze.<br> La Croce di Giotto è considerata un'opera fondamentale per la storia dell'arte italiana, in quanto l'artista approfondisce e<br>rinnova l'iconografia del Christus patiens. Giotto<br>infatti abbandonò l'iconografia del Cristo inarcato,<br>per dipingerlo in una posa più naturalistica, un<br>doloroso abbandono con le gambe piegate sotto il<br>peso del corpo, seguendo un'ispirazione legata alla<br>tradizione scultorea, piuttosto che quella<br>tradizionalmente legata alla pittura bizantina.<br>Dispose le gambe incrociate e bloccate da un solo<br>chiodo sui piedi. I due dolenti, alle estremità dei<br>bracci, mostrano come di consueto Maria e san<br>Giovanni a metà figura. Se nel Giovanni si nota<br>un'influenza di Cimabue abbastanza spiccata, la<br>Madonna richiama modelli romani, forse visti in<br>occasione di un primo viaggio a Roma al seguito del<br>suo maestro. Inoltre il Crocifisso ricorda nell'insieme<br>quello dipinto ad Assisi nella scena di Girolamo che<br>esamina le stimmate.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-26 10:22:50 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
         <link>https://padlet.com/viniciocaliaibweb/e2hyeqpvzeot/wish/363532555</link>
         <description><![CDATA[<div><br>La Basilica Superiore d’Assisi ospita gli affreschi di Giotto sulla vita di San Francesco. La costruzione della basilica inizia nel 1228, il giorno dopo la canonizzazione di Francesco, il figlio di un ricco mercante umbro che si spoglia dei suoi privilegi e incarna il ritorno a un modello evangelico di carità e umiltà cristiana. Per la decorazione della basilica vengono chiamati i migliori artisti. Il pittore Cimabue giunge ad Assisi con uno stuolo di allievi tra i quali il giovane Giotto che collabora agli affreschi delle Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, in particolare alle Storie di Isacco. Quasi vent'anni dopo l’allievo diventa maestro. Il generale dell’Ordine Francescano affida a Giotto il ciclo di affreschi sulla vita di San Francesco. <br><br>Per Giotto è un’occasione unica: non esiste alcuna tradizione iconografica codificata sulle storie del Santo a legargli le mani; ha a disposizione un grande spazio bianco da riempire come vuole. Il pittore sceglie di raccontare l’umanità dei personaggi, ne cura la fisicità e dà rilievo agli elementi naturali del paesaggio, interpretando così al meglio il messaggio francescano d’amore per tutte le cose del Creato. Nell’episodio della Rinuncia ai beni terreni Francesco è rappresentato nella sua nudità con grande realismo anatomico. La mano di Dio indica Francesco come unico depositario del messaggio cristiano. Molte le scene corali; la folla è compatta, disegnata come un unico volume. Giotto però non rinuncia alle individualità, cura le fisionomie dei personaggi e li veste con realismo. Lo spettatore trecentesco ha l’impressione di trovarsi di fronte a una scena di vita vera nella quale può immedesimarsi con facilità. <br><br>La capacità di Giotto di dipingere con moderna sensibilità prospettica è evidente nel Presepe di Greccio, dove il crocifisso inclinato verso il fondo della scena accentua la profondità dello spazio. Da un affresco all’altro il paesaggio si arricchisce di molteplici variazioni: i piccoli alberi sulle rocce del Miracolo della fonte creano un ambiente ostile e accentuano l’eccezionalità dell’evento soprannaturale, mentre quelli folti e rigogliosi de La predica agli uccelli sottolineano la benevolenza della natura</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-26 10:39:08 UTC</pubDate>
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         <title>TECNICA</title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
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         <description><![CDATA[<div>In Italia tra il Due e il Trecento la diffusione della decorazione ad affresco, le nuove esigenze della rappresentazione e le ricerche stilistiche di <strong>Giotto</strong>, portarono anche ad una <strong>innovazione</strong> del procedere nell’<strong>affresco</strong>. Fu qui che nacque l’uso della <strong>sinopia</strong> e il procedere per “<strong>giornate</strong>” nell’applicare l’intonaco, che sostituì il procedere per “pontate”. Di fatto l’accresciuto valore plastico e spaziale, la cura che si chiedeva per la resa naturalistica, chiedevano un procedere più meditato e lento. La sinopia, ossia il disegno preparatorio sull’arriccio, consentiva una prova generale dell’esito dell’affresco, e una precisa delimitazione degli spazi da coprire con il tonachino (o intonachino) nella giornata. Questa copertura avveniva seguendo alcune linee principali della rappresentazione, così che lo spazio poteva essere limitato quanto si voleva, e lavorarvi a pieno agio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-26 10:42:19 UTC</pubDate>
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         <author>viniciocaliaibweb</author>
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         <pubDate>2019-05-26 10:44:09 UTC</pubDate>
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         <author>viniciocaliaibweb</author>
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         <pubDate>2019-05-26 10:44:38 UTC</pubDate>
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         <author>viniciocaliaibweb</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Cappella degli Scrovegni, capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo, è considerato il ciclo più completo di affreschi realizzato dal grande maestro toscano nella sua maturità. Colore e luce, poesia e pathos. L'uomo e Dio. Il senso della natura e della storia, il senso di umanità e di fede fusi assieme per narrare in un modo unico, irripetibile le storie della Madonna e di Cristo.<br>Giotto termina gli affreschi della Cappella entro i primi mesi del 1306. In questa data "...la cappella presenta un'architettura molto semplice: un'aula rettangolare con volta a botte, un'elegante trifora gotica in facciata, alte e strette finestre sulla parete sud, un'abside poligonale poi sopraelevata per la cella campanaria".<br>Il ciclo pittorico della Cappella è sviluppato in tre temi principali: gli episodi della vita di Gioacchino e Anna (riquadri 1-, gli episodi della vita di Maria (riquadri 7-13) e gli episodi della vita e morte di Cristo. In basso a questi affreschi, una serie di riquadri illustra le allegorie dei Vizi e delle Virtù. <br> Enrico Scrovegni era un ricco mercante padovano e fu lui a commissionare la costruzione e la decorazione della cappella. Nella supplica che rivolse al vescovo per poterla costruire e decorare dichiarò di voler in questo modo strappare l’anima del padre dalle pene del Purgatorio ed espiare i suoi peccati.</div><div>Enrico cercava così di riabilitare l’immagine della famiglia e soprattutto del padre Reginaldo, la cui ricchezza affondava le radici nell’usura.<br>Ma Enrico fece di più. Nella parete del Giudizio Universale si fece mettere dalla parte dei Beati nell’atto di dedicare l’opera alla Vergine. Era quindi più che sicuro di meritarsi il Paradiso e tanta presunzione fece arrabbiare i frati del vicino convento degli Eremitani. I frati scrissero al vescovo che Enrico aveva aperto la cappella per orgoglio, vanagloria e personale profitto, non per lode, onore e gloria a Dio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-26 10:58:57 UTC</pubDate>
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