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      <title>Storia dell&#39;arte by Valentina Bermudez</title>
      <link>https://padlet.com/valentinabermudez910/dybypuqpwxyfqw06</link>
      <description>DALLA PREISTORIA ALLA STORIA</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-01-14 20:09:30 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2023-05-28 20:49:35 UTC</lastBuildDate>
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         <title>L’arte preistorica:</title>
         <author>valentinabermudez910</author>
         <link>https://padlet.com/valentinabermudez910/dybypuqpwxyfqw06/wish/2444499019</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br><br><br><br><br><em>La </em><em><mark>preistoria</mark></em><em> viene definita “</em><strong>prima della storia”</strong><em>, e avviene dalla comparsa dell’uomo sulla terra fino all’invenzione della scrittura.&nbsp;<br>Dunque con il termine arte preistorica intendiamo ogni forma d’arte creata tra il paleolitico (500 mila anni a.C.) e alla fine dell’età del bronzo (più o meno 1200 a.C.).</em></div><div><em>&nbsp;</em></div><var><strong>Il paleoltico </strong></var><div><em>È il periodo più lungo e più antico della Preistoria&nbsp; e caratterizzato </em><strong><em>età della pietra antica</em></strong><em>, dall’utilizzo della pietra per la creazione dei primi utensili e armi.&nbsp;</em></div><div><em>Gli uomini nel paleolitico vivevano di:<br>• caccia e raccolta (cacciatore- raccoglitore)<br>• si riparavano in grotte o con la costruzione di capanne. <br>Inoltre realizzavano strumenti in pietra, creando&nbsp; così i chiamati </em><strong><em>chopper</em></strong><em> che utilizzavano come arma. Successivamente le pietre verranno scheggiate su entrambi i lati realizzando </em><strong><em>l’amigdala. <br></em></strong><em>Queste invenzioni si possono definire le prime produzioni artistiche dell’uomo.&nbsp;</em></div><pre><a href="https://www.skuola.net/storia/appunti-preistoria/la-preistoria4828x.html">https://www.skuola.net/storia/appunti-preistoria/la-preistoria4828x.html</a></pre><div><br><br><br><em>Verso la fine del Paleolitico avviene la nascita </em><strong><em>dell’arte rupestre </em></strong><em>(chiamata anche arte parietale) ovvero, tutto ciò che riguarda quel tipo di raffigurazione rappresentata sulle rocce di caverne. Si tratta di immagini di animali e uomini in movimento, le rappresentazioni si presentano abbastanza realistiche riconoscendo gli animali raffigurati. Avevano un significato magico e auguravano un buon auspicio per la caccia.I cacciatori utilizzarono varie tecniche pittoriche, la più antica era praticata con la punta delle dita. Le sostanze coloranti o pigmenti primati erano principalmente il rosso ed il nero ricavati dal ferro e dal magnesio. <br>Un esempio di grotta più conosciute è quella di </em><strong><em>Lascaux </em></strong><em>in Francia,definita “la Cappella Sistina della preistoria” e realizzata tra il 13.000 e il 15.000 a.C.</em></div><pre><a href="https://www.studenti.it/arte-rupestre-riassunto-forme-significati-arte-preistorica.html?google-amp=1">https://www.studenti.it/arte-rupestre-riassunto-forme-significati-arte-preistorica.html?google-amp=1</a>

<br></pre><var><strong><em>Venere di Willendorf</em></strong></var><div><em>Viene chiamata tale perché ritrovata in Austria nel 1908, dopodiché venne conservata al museo di storia naturale di Vienna. È la più conosciuta statuetta femminile della preistoria, scolpita in pietra, in osso o in avorio. Accentua particolarmente le caratteristiche fisiche legate alla fertilità e sono visibili in maniera eccessiva gli attributi femminili ( seni enormi, ventre e glutei più che abbondanti). Mentre per quanto riguarda la testa, piedi e braccia sono solo abbozzati. Alta solamente 11cm.</em></div><pre><a href="https://www.studiarapido.it/la-venere-di-willendorf-una-venere-preistorica/?amp">https://www.studiarapido.it/la-venere-di-willendorf-una-venere-preistorica/?amp</a></pre><div><br></div><var><strong><em>IlMesolitico </em></strong></var><div><em>Il mesolitico, una fase di transizione <br>Fa parte dell’età mediana della pietra, dove ebbe fine un periodo climatico di grande freddo dopo numerose glaciazioni avvenute nel paleolitico, dura dal 10 000 all’8 000 a.C. <br>Le civiltà che si svilupparono in questo periodo di tempo evidenziano il passaggio da una vita </em><strong><em>nomade</em></strong><em> quindi caratterizzata su frequenti spostamenti e da un’economia basata sulla caccia, a una vita </em><strong><em>sedentaria</em></strong><em> nella presenza dell’agricoltura e l’allevamento.&nbsp;<br>Il mutamento iniziò a verificarsi nella regione compresa tra l’Egitto è il golfo Persico ( la Mezzaluna Fertile).&nbsp;</em></div><pre><a href="https://www.skuola.net/storia/appunti-preistoria/mesolitico.html">https://www.skuola.net/storia/appunti-preistoria/mesolitico.html</a>
<br></pre><var><strong><em>Il neolitico </em></strong></var><div><em>L’età della </em><strong><em>pietra nuova</em></strong><em> o della pietra levigata che ebbe inizio circa 8.000 anni fa.<br>Pertanto </em><em><mark>l’uomo, in questo periodo, imparò a lavorare la pietra e renderla liscia, levigata.</mark></em><em><br>Costruiscono i primi villaggi di capanne e </em><em><mark>si dedicarono alla fabbricazione di tessuti ed oggetti di ceramica.&nbsp;</mark></em></div><pre><a href="https://www.studenti.it/neolitico-riassunto.html?google-amp=1">https://www.studenti.it/neolitico-riassunto.html?google-amp=1</a></pre><div><em>In questo cambiamento delle attività umane, nell’arte rupestre si verifica una raffigurazione di scene di vita quotidiana, una funzione soprattutto simbolica, per trasmettere informazioni.<br><br>Con la fine del Neolitico sorgono le prime costruzioni megalitiche destinate al culto, alla sepoltura e all’osservazione astronomica. <br>Tra i megaliti più semplici sono i </em><strong><em><mark>Menhir</mark></em></strong><em>(pietra lunga) si tratta di blocchi conficcati nel terreno per indicare un luogo sacro o una sepoltura. <br>Mentre per indicare luoghi più sacri venivano realizzati i </em><strong><em><mark>Dolmen</mark></em></strong><em>(pietre a tavola) due grandi blocchi di pietra sul quale si posava una lastra orizzontale come copertura. Un sistema chiamato </em><strong><em>Trilitico. </em></strong><em>Alcuni esempi si trovano in Gran Bretagna ma anche in Italia, nel Salento.<br>Più dolmen e menhir disposti in cerchio formano il </em><strong><em>&nbsp;<br></em></strong><strong><em><mark>Cromlech</mark></em></strong><strong><em>.&nbsp;<br></em></strong><br></div><div><strong><em>Stonehenge <br></em></strong><em>Uno dei più famosi siti archeologici del mondo situato a Salisbury (Gran Bretagna), composto da due cerchi concentrici di monoliti e cinque trilitri , costruito da uomini il quale non hanno lasciato chiare idee sul suo scopo ma probabilmente &nbsp;rappresenta un’area sacra dedicata al Sole.<br><br>&nbsp;<br></em><br></div><var><strong><em>L’età dei metalli </em></strong></var><div><em>Periodo della preistoria in cui gli uomini cominciarono a lavorare i metalli per la costruzione di utensili e armi, lasciando man mano l’uso della pietra.&nbsp;</em></div><div><em>L’età dei metalli si suddivide in tre periodi:<br></em><br></div><div>• <em>l’età del rame&nbsp;<br>• l’età del bronzo&nbsp;<br>• l’età del ferro<br><br>Furono prodotti decine di nuovi utensili e accessori sia oggetti per la cura personale e sia attrezzi da lavoro.&nbsp;<br>Ebbe addirittura l’inizio della navigazione favorita dalle notevoli trasformazioni.</em></div><div><strong><em><br><br>&nbsp;</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-14 22:03:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>valentinabermudez910</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-01-15 01:59:37 UTC</pubDate>
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         <title>L’arte mesopotamica:</title>
         <author>valentinabermudez910</author>
         <link>https://padlet.com/valentinabermudez910/dybypuqpwxyfqw06/wish/2444839997</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br><br><br><br><br><br><em>La </em><strong><em>Mesopotamia </em></strong><em>è la terra che si trova tra due fiumi: </em><strong><em>Trigi </em></strong><em>e </em><strong><em>Eufrate </em></strong><em>che sfociano nel golfo persico (odierno Iraq) pertanto fa parte della mezzaluna fertile (il territorio che comprende l’attuale Siria). Si sviluppa qui la civiltà dei </em><strong><em>sumeri </em></strong><em>tra il IV e i III millennio a.C, furono loro a fondare le prime città-stato, e importarti soprattutto per </em><em><mark>l’invenzione della scrittura </mark></em><em>&nbsp;ed a utilizzare le conoscenze astronomiche.&nbsp;<br></em><br></div><var><strong><em>I sumeri</em></strong></var><div><em>Si stabilirono nella parte meridionale della Mesopotamia intorno al 3.500 a.C. <br>Con i Sumeri si sviluppò </em><em><mark>l’agricoltura</mark></em><em> e le prime </em><em><mark>tecniche di irrigazione</mark></em><em>. Si sviluppò persino il </em><em><mark>commercio</mark></em><em>, infine furono un popolo molto attivo nei </em><em><mark>campi delle scienze.</mark></em><em><br>Per quanto riguarda </em><em><mark>l’architettura</mark></em><em> i Sumeri realizzarono la </em><strong><em><mark>Ziqqurat</mark></em></strong><em><mark>:<br></mark></em><em>Si trattava di un edificio a pianta quadrangolare in mattoni crudi e costituito da gradoni sovrapposti via via più stretti dal basso verso l’alto, e collegati da lunghe rampe di scale. <br>È un </em><strong><em>palazzo-tempio </em></strong><em>abbastanza grande, dove nei piani bassi erano situati probabilmente botteghe e magazzini, a seguire il livello con gli appartamenti reali e sale di riunione. Sul piano più alto sorgeva il </em><strong><em>Santuario </em></strong><em>nel quale venivano custodiate le statue degli dei e i sacerdoti. <br><br></em>in base ai reperti archeologici la civiltà sumerica si divide in <strong>5 periodi fondamentali:</strong></div><div><br></div><div>•Periodo Protostorico dal 3500 al 2900 a.C. ca.</div><div>•Periodo Protodinastico dal 2900 al 2350 a.C. ca.</div><div>•Periodo Akkadico dal 2350 al 2200 a.C. ca.</div><div>•Dinastia di Lagash dal 2150 al 2120 a.C. ca.</div><div>•Periodo Neosumerico dal 2120- al 2004 a.C. ca.</div><pre><a href="http://www.didatticarte.it/storiadellarte/2%20arte%20mesopotamica.pdf">http://www.didatticarte.it/storiadellarte/2%20arte%20mesopotamica.pdf</a></pre><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-15 17:03:10 UTC</pubDate>
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         <title>Età classica:</title>
         <author>valentinabermudez910</author>
         <link>https://padlet.com/valentinabermudez910/dybypuqpwxyfqw06/wish/2486784055</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br><br><br><br><br><br><em>Per </em><strong><em>età classica – o età attica </em></strong><em>– si intende il periodo compreso tra le guerre contro la Persia (490-479) e la fine della guerra del Peloponneso (404) che oppose Sparta e Atene.<br></em><br><em>L'età classica corrisponde al massimo sviluppo culturale e artistico della Grecia del VI-V secolo a.C.,nel quale </em><strong><em>Atene e Sparta</em></strong><em> si affermano come le due più importanti città della Grecia.<br>Ad Atene, con la riforma di Clistene (fine VI secolo a.C), e poi con Pericle (V secolo a.C) viene ammesso un governo democratico.&nbsp;<br>Sulla cultura e la società della Grecia del V e IV secolo lascia traccia decisiva anche lo sviluppo del pensiero filosofico, soprattutto la costruzione di grandi sistemi speculativi come quelli di Platone e di Aristotele.<br>Atene divenne - per usare le parole di Pericle -</em></div><div><em>"</em><strong><em>scuola della Grecia"</em></strong><em> e, si può dire, o più precisamente ateniese, produsse in questo periodo influì in modo decisivo sulla storia della civiltà occidentale: le radici di tutta la cultura europea successivamente si trovano</em></div><div><em>appunto nell'Atene dell'epoca classica.<br><br></em><br></div><var><mark>L’acropoli di Atene </mark></var><div><br><em>L'Acropoli di Atene è uno dei più importanti esempi della cultura greca, la storia dell'acropoli di Atene inizia in epoca micenea, con la costruzione di un mégaron, e si sviluppa attraverso la tirannide dei Pisistratidi e l'epoca di Pericle, durante la quale vengono costruiti gli edifici più importanti (il Partenone, i Propilei, l'Eretteo e il tempio di Atena Nike). Si dice che l'Acropoli di Atene abbia resistito a millenni di guerre e intemperie. Le strutture all'interno della cittadella ci raccontano storie e conflitti vecchi di secoli, una vera e propria cronaca della storia greca. D</em>urante l'epoca ellenistica e romana, molte delle strutture adiacenti furono ristrutturate. Il <strong>Partenone</strong> fu convertito in chiesa durante gli anni di dominio bizantino. I Latini usavano l'Acropoli di Atene come principale centro amministrativo. <br><strong><em><mark>Architettura dell’acropoli:<br><br></mark></em></strong><em>Fino al V secolo a.C. circa, l'Acropoli di Atene era circondata da un muro imponente, lungo 760 metri e alto circa 10 metri. Un tempio alla divinità protettrice, Atena Poliàs , fu costruito in pietra calcarea dorica all'interno della cittadella tra il 570-550 a.C. Il Partenone più antico o il Pre-Partenone fu costruito intorno al 500 a.C. usando pietra calcarea del Pireo. Le fondamenta di questa grandiosa struttura erano in alcuni punti profonde 11 metri. </em>La costruzione del tempio di Eretteo fu progettata in marmo pentelico. La complessa architettura della struttura richiedeva l'aggiramento del terreno della roccia e di altri edifici della zona. La gigantesca statua in bronzo di Fidia di Atena Promachos fu costruita tra il 450 e il 448 a.C. La base della struttura era alta circa 1,5 metri, mentre la struttura totale era alta 30 metri.&nbsp;</div><div><br></div><var><strong><em><mark>Il partenone</mark></em></strong></var><div><br><br>Eretto sull'Acropoli fra il 447 e il 438 a.C., il Partenone è uno dei monumenti più importanti dell'antica civilizzazione greca, oltre ad essere l'edificio più rappresentativo di tutta la Grecia.<br>Il <mark>Partenone</mark> fu costruito come tempio dedicato alla dea Atena, protettrice di Atene.&nbsp; Il nome “Partenone” si riferisce all’epiteto “parthenos” della dea Atena (che indica il suo stato di nubile e vergine), nonché al mito della sua creazione, per partenogenesi, dal capo di Zeus.</div><div>Infatti all’interno del Partenone si trovava la colossale statua dell’Athena Parthenos in piedi, alta circa dodici metri: per costruirla, furono impiegati quarantaquattro talenti d’oro (circa 1.140 chili d’oro) e costò alla città settecento talenti, il prezzo equivalente di una flotta di 230 navi.</div><div>Ci vollero nove anni per completare la struttura principale, ma le decorazioni e i miglioramenti continuarono per altri sei anni. La struttura è stata riprogettata più volte nel corso della sua storia. Il Partenone fu eretto su un tempio del VI secolo a.C., conosciuto come Hekatompedon, che fu distrutto dai Persiani.</div><div>Lungo circa 70 metri e largo 30 metri, il Partenone è circondato da colonne per tutto il suo perimitro, 8 nella facciata principale e 17 in quelle laterali.</div><div>Il Partenone è realizzato completamente in marmo pentelico e poggia su un basamento di tre gradini.</div><div>Aveva otto colonne doriche nella area frontale e 17 colonne sui lati lunghi, alte 10.43 metri, con un diametro di base di 1.905 metri. Complessivamente, la struttura del Partenone e misurava 69,54 x 30,87 metri.</div><div>Sul fregio era raffigurata la processione delle Panatenee, il festival religioso più importante che si realizzava ad Atene. La scena era scolpita sulle quattro facciate dell'edificio, includendo più di 300 immagini umane, divine e animali.<br>Fra il 1208 e il 1258, l'interno del Partenone accolse una chiesa bizantina e, nel 1458, fu trasformato in una moschea.</div><div>Nel 1687, fu utilizzato come polveriera dai turchi, gli esplosivi scoppiarono e il Partenone pagò le conseguenze. Più tardi, fra il 1801 e il 1803, gli inglesi saccheggiarono gran parte dell'apparato decorativo del Partenone.&nbsp;</div><div>Altre sculture del Partenone si trovano al Museo del Louvre a Parigi ed a Copenaghen.<br><br><br></div><var><strong><em><mark>Propilei e tempio di Atena Nike </mark></em></strong></var><div><br><em>Il tempio di Atena Nike o tempio della Nike Aptera è uno dei principali monumenti dell'Acropoli di Atene. Si trova sul lato ovest dell'acropoli, presso i Propilei, a pochi metri dall'orlo delle rocce a strapiombo che caratterizzano l'Acropoli. Costruito probabilmente intorno al 425 a.C. in ordine ionico, è un tempietto anfiprostilo tetrastilo (con quattro colonne libere sulla fronte e sul retro). Il tempio di Atena Nike ("portatrice di vittoria"), su cui Callicrate lavorò dal 427 al 423 a.C. È situato su un bastione che domina dall'alto l'accesso ai Propilei ed è il primo edificio che si scorge salendo all'acropoli. Il tempio possiede due serie di colonne ioniche, disposte una sul lato anteriore e l'altra su quello posteriore. Il fregio che sormonta l'architrave (la fascia continua che corre al di sopra delle colonne) ritrae diverse divinità e scene di guerra.<br><br><br></em><br></div><var><strong><em><mark>Il tempio della concordia</mark></em></strong></var><div><em><mark>&nbsp;</mark></em><em><br>Il Tempio della Concordia di Agrigento è uno dei templi più famosi della Valle dei Templi, un sito archeologico che si trova in Sicilia. Il tempio è stato costruito nel V secolo a. C. ed è dedicato alla dea romana Concordia. Si tratta di uno dei templi più grandi e meglio conservati, con una lunghezza di circa 40 metri e una larghezza di circa 20 metri.<br>&nbsp;Il Tempio della Concordia di Agrigento, anche se costruito in epoca classica, mantiene gli elementi architettonici e le proporzioni dello stile arcaico. Realizzato, come la maggior parte dei monumenti della Valle dei Templi, in tufo giallo, ha una pianta molto semplice, tipica dello stile dorico, con 6 colonne sui lati corti e 13 sui lati lunghi, che circondano completamente la cella interna. Quest'ultima era una stanza praticamente interamente murata a cui solo il sacerdote aveva accesso. I fedeli dovevano adorare la divinità del tempio dall'esterno.<br>A differenza dello stile ionico e corinzio, le colonne del Tempio della Concordia poggiano direttamente sullo stilobate, che include i gradini, e che costituisce la base del tempio. Le colonne sono scanalate con spigoli vivi e i loro capitelli sono semplici e privi di ornamenti, costituiti solo da un anello di pietra chiamato echino e da un basso parallelepipedo chiamato abaco. Sull'abaco poggia la trabeazione, che è formata dall'architrave e dal fregio. Di solito nei templi dorici il fregio è composto da lastre scolpite alternate a lastre fregate, mentre nel Tempio della Concordia le lastre fregate sono alternate a lastre non scolpite.<br><br><br><br></em><br></div><var><strong><em><mark>Zeus di capo artemisio </mark></em></strong></var><div><br>“Abitava in fondo al mare e comandava sui mostri marini e sulle tempeste, rappresentato spesso su un carro trainato da tritoni e cavalli con un tridente nella mano destra”, Cicerone dal “De Natura Deorum”. <br><em><mark>Zeus di Capo Artemisio</mark></em><em> è una statua di epoca arcaica ritrovata nel 1926 e conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Atene.<br>La statua di Zeus di Capo Artemisio raffigura un nudo di uomo. Il dio è in posizione eretta e il volto è girato verso la sua sinistra. L’opera non sembra pensata per esser vista solo da un lato: infatti anche i muscoli della schiena e delle spalle sono modellati in maniera accurata.&nbsp;<br>Inoltre, dalla posizione delle braccia sembra lanciare un oggetto.<br>Il termine “Cronide” significa figlio di Crono, il dio del tempo. Infatti, la statua potrebbe rappresentare Zeus o Poseidone figli di Crono. L’oggetto che viene lanciato potrebbe, cosí, essere un fulmine o un tridente.</em></div><blockquote><pre><strong><em>Fonti: </em></strong><a href="https://www.museoomero.it/opere/poseidone-di-capo-artemisio/">https://www.museoomero.it/opere/poseidone-di-capo-artemisio/</a>

<a href="https://www.analisidellopera.it/zeus-di-capo-artemisio/">https://www.analisidellopera.it/zeus-di-capo-artemisio/</a></pre></blockquote><div><br><br></div><var><strong><em><mark>Il doriforo</mark></em></strong></var><div><br><em>La statua raffigura un atleta o forse un eroe. L’originale in bronzo è di Policleto, posta al Museo Nazionale di Napoli, fu ritrovata in una palestra sannitica di Pompei. L’autore della copia è sconosciuto.<br>La statua è alta 2,12 metri. Il giovane uomo ha un volto impassibile, da cui non trasmette nessun stato d’animo.<br>La testa è circondata da una capigliatura costituita da ciocche aderenti alla testa; è leggermente inclinata e rivolta a destra; il busto si torce in direzione opposta.<br><br></em><mark>Policleto</mark> è uno dei massimi scultori greci di età classica. Fu attivo tra il 460 e il 420 a.C. Purtroppo non ci sono pervenute opere originarie di Policleto, quasi tutte in bronzo. Sono state però ritrovate molte copie di età romana in marmo, di cui più di 30 del solo Doriforo, che significa “portatore di lancia”.</div><div>Egli scrisse un trattato, il Canone, in cui teorizzò la relazione di ogni parte della figura con l’insieme, secondo precisi rapporti di misura.<br>Nell’opera è presente anche il principio della ponderatio, ponderazione. Essa consiste nella corrispondenza inversa delle parti del corpo, che così si bilanciano.</div><div><br></div><div>Sono quindi in tensione la gamba destra e il braccio sinistro, piegato nel tenere la lancia (l’arma è andata perduta); al contrario, sono rilassati il braccio destro e la gamba sinistra.</div><div><br></div><div>Questa simmetria inversa produce l’effetto di movimentare tutta la figura e sottolinea un’armonica corrispondenza tra le varie parti.</div><blockquote><pre><strong><em>Fonti:</em></strong><a href="https://www.studiarapido.it/doriforo-portatore-di-lancia-di-policleto/?amp">https://www.studiarapido.it/doriforo-portatore-di-lancia-di-policleto/?amp</a></pre></blockquote><div><br></div><var><strong><em>Il discobolo </em></strong></var><blockquote>La statua del Discobolo di Mirone, che possiamo ammirare oggi a Roma, è una delle copie in marmo dell’originale in bronzo del 450 avanti Cristo circa. Il Discobolo è sicuramente una delle sculture più famose dell’antichità.&nbsp;</blockquote><div>La statua del Discobolo rappresenta un atleta. L’uomo è chinato in avanti e assume una posizione ideale per lanciare il disco. La sua gamba destra è piegata e sostiene il peso del corpo. Il piede sinistro è sollevato e poggia a terra, solamente, con le dita piegate. Osservando la statua frontalmente il busto risulta ruotato rispetto al bacino. Il braccio destro è sollevato e la mano afferra il disco. Il braccio sinistro, invece, è disteso in basso e si appoggia con il polso al ginocchio destro.<br>L’arte greca ebbe come principio estetico quello di rappresentare la bellezza ideale.&nbsp;<br>Questa caratteristica rispecchia i principi di equilibrio e armonia di tutta la cultura greca. Gli atleti furono i soggetti più rappresentati, insieme agli dei, nella scultura e nella ceramica. L’atleta, era infatti il soggetto che incarnava il concetto di kalokagathìa cioè la bellezza del corpo che è imprescindibile da quella dello spirito. Si tratta, quindi, di un concetto che considera la bellezza fisica come derivante dal valore morale ed etico del soggetto.<br><br></div><pre><strong><em>Fonti: </em></strong><a href="https://www.artesvelata.it/discobolo-mirone/amp/">https://www.artesvelata.it/discobolo-mirone/amp/</a></pre><div><br></div><div><br></div><div><br></div><var><strong><em>I bronzi di Riace </em></strong></var><div><br><em>Nel Museo Nazionale di Reggio Calabria sono conservati i Bronzi di Riace, due statue di bronzo che rappresentano, senza dubbio, uno dei momenti più alti della produzione scultorea di tutti i tempi e il più importante rinvenimento archeologico dell’ultimo secolo. <br>Ancora oggi, sono avvolte dal mistero…<br></em>I Bronzi di Riace sono una coppia di statue bronzee, di provenienza greca o magnogreca, realizzati intorno al V secolo a.C. e pervenuti fino alla nostra epoca in ottimo stato.</div><div>Le due statue, rinvenute nel 1972 vicino Riace in provincia di Reggio Calabria, oltre ad essere considerate tra le opere d’arte più importanti del periodo ellenico, sono tra le pochissime testimonianze di quell'epoca, e da questa loro rarità traggono la loro importanza. I Bronzi di Riace raffigurano due guerrieri nudi che si mostrano in un momento di evidente elasticità muscolare, soprattutto per la loro posizione, detta a "chiasmo".<br><br>Le due statue presentano anche delle lievi differenze espressive; infatti il "bronzo A" appare più nervoso e vitale, mentre il "bronzo B" sembra più calmo e rilassato.</div><div>Il <mark>bronzo B&nbsp; </mark>ha la testa scolpita in maniera leggermente differente, e si ipotizza che sia stata fatta così per far entrare perfettamente in essa un elmo a quanto pare di stile corinzio.</div><pre><strong>Fonti:</strong><a href="https://www.scuolissima.com/2017/09/bronzi-di-riace-analisi.html?m=1">https://www.scuolissima.com/2017/09/bronzi-di-riace-analisi.html?m=1</a><strong> </strong></pre><div><br><br></div><var><em>Il Diadumeno </em></var><div><br></div><blockquote>Il Diadumeno di Policleto è una scultura di epoca classica che rappresenta un atleta vittorioso nell’atto di cincersi la fronte con una fascia.<br>Policleto, Diadumeno, copia romana da un originale greco del 450-425 a.C. circa, marmo, 195 cm. Atene, Museo Archeologico Nazionale.</blockquote><div>Questa statua di Policleto è detta Diadúmenos, che si può tradurre come “colui che si cinge la fronte (con la benda della Vittoria). La benda usata dagli atleti era detta “tenia”. La scultura rappresenta quindi un atleta vincitore. Le statue di atleti vittoriosi furono uno dei soggetti comuni nella statuaria greca. Un’altra opera che celebra le imprese sportive è l’Atleta di Fano.</div><div><br></div><div>Policleto realizzò la statua verso il 450-425 a.C. Dell’originale di Policleto nel tempo sono state realizzate numerose copie. Di queste la più famosa è il Diadumeno di Delo conservato ad Atene. Delle quasi trenta copie un’altra molto importante è il Diadumeno di Vaison-la-Romaine, esposto al British Museum Londra. Nello stesso museo si trova anche il Diadumeno Farnese.</div><div><br></div><div>La scultura fu ritrovata a Delo presso la Casa del Diadumeno ed è una copia del 100 a.C. circa. L’originale invece è del 450-425 a.C. Presso Metropolitan Museum di New York esiste un esemplare integrato successivamente che risale all’epoca flavia. Al Museo del Louvre di Parigi sono presenti poi una testa ed un torso. Ancora due teste si trovano al Museo Barracco di Roma e al Museo nazionale di Venosa. Presso il Museo di antichità di Torino si trova il torso che apparteneva alle Collezioni Sabaude.</div><div><br></div><div>La statua del Diadumeno presenta una struttura a “chiasmo” come solitamente viene descritto nel più famoso Doriforo di Policleto.&nbsp;<br><br></div><pre><strong><em>Fonti: </em></strong><a href="https://www.analisidellopera.it/diadumeno-policleto/">https://www.analisidellopera.it/diadumeno-policleto/</a> </pre>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-17 21:05:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>valentinabermudez910</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dydimaion<br>Olympieion&nbsp;<br>Altare di pergamo&nbsp;<br>La Nike di samotracia&nbsp;<br>Gruppo laoconte<br>La venere di Milo&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-08 06:44:29 UTC</pubDate>
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         <title>Necropoli di banditaccia </title>
         <author>valentinabermudez910</author>
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         <description><![CDATA[<div>La tomba degli scudi&nbsp;<br>Tomba degli scudi delle sedie&nbsp;<br>Tomba di casale marittimo&nbsp;<br>La porta dell’arco avvolta terra&nbsp;<br>L’arco di Augusto&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-08 06:50:32 UTC</pubDate>
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         <title>Arte di formazione </title>
         <author>valentinabermudez910</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-05-08 06:54:57 UTC</pubDate>
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         <title>L’arte micenea</title>
         <author>valentinabermudez910</author>
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         <description><![CDATA[<var><em><mark>L'arte micenea</mark></em><em> è un fenomeno artistico che ebbe luogo nell'antica Grecia durante il periodo miceneo, tra il XVI e il XII secolo a.C.</em></var><div><em>&nbsp;<br>Questa forma d'arte è nota per la sua bellezza e la sua complessità, che riflettono la ricchezza e la potenza della civiltà micenea. Sebbene l’arte micenea si sia espressa soprattutto nell’architettura, con le sue maestose città-fortezza, ha lasciato anche molto a livello di sculture e dipinti, che però non sono sopravvissuti fino ai giorni nostri. Ciò che ci rimane, oggi, dell’arte micenea, sono le oreficerie e le maschere funerarie. Vediamo più da vicino la storia e le caratteristiche principali dell’arte micenea. La civiltà micenea è stata una delle più importanti dell'antica Grecia e le sue caratteristiche si riflettono anche nell'arte prodotta in questo periodo. L'arte micenea era conosciuta per la sua maestosità e la sua eleganza, che ne facevano una delle forme d'arte più apprezzate del tempo. Per comprendere l’arte micenea è necessario contestualizzare la produzione di questa civiltà nel contesto della guerra. I micenei sono stati un popolo principalmente guerriero. Le città-fortezze erano la principale rappresentazione del potere ai tempi, nelle quali,nella parte più alta, sorgeva l’acropoli. All’interno dell’acropoli si trovava la residenza del sovrano, e ulteriormente dentro si trovava la residenza del sovrano, il megaron.<br><br><br></em><mark>Le caratteristiche dell’arte micenea</mark></div><div><br></div><div><em>Ma la caratteristica più distintiva dell'arte micenea era l'uso del bronzo. Gli artisti micenei erano famosi per la loro capacità di lavorare questo metallo, che usavano per creare statue, armi e oggetti di uso quotidiano. Le opere in bronzo erano spesso decorate con dettagli in oro, che aumentano ulteriormente il loro valore e la loro bellezza.</em><br><br><mark>Le opere principali dell’arte micenea</mark></div><div><br></div><div><em>Sono molte le opere principali dell’arte micenea, alcune delle quali particolarmente iconiche. Tra queste, possiamo sicuramente citare Il tesoro di Atreo: una tomba monumentale situata nella città di Micene, che risale al 1250 a.C. La tomba è famosa per la sua volta a cupola, che è stata costruita con blocchi di pietra che pesano fino a 120 tonnellate. All'interno della tomba sono stati trovati numerosi tesori in oro, argento e bronzo, che riflettono la grande ricchezza della civiltà micenea. Un’altra opera molto conosciuta dell’arte micenea è sicuramente La spada di Micene: una spada in bronzo rinvenuta nella città di Micene. La spada è decorata con motivi geometrici e rappresentazioni di figure umane e animali, e si ritiene che fosse un'arma utilizzata durante le guerre. Ma l’opera più importante dell’arte micenea è la maschera di Agamennone, ritrovata nel 1876 dall’archeologo tedesco Heinrich Schliemann in una tomba reale. In realtà il suo nome è fuorviante, in quanto gli studi hanno avuto modo di verificare che non apparteneva ad Agamennone, bensì ad un re vissuto molto prima. L’opera dimostra la straordinaria abilità dei micenei nella lavorazione della lamina d’oro con la tecnica dello sbalzo, che consiste nell’eseguire motivi a bassorilievo su fogli sottili di metallo. Con la lamina di vetro, l’artista lavora il metallo incavando le parti che servivano per costruire il soggetto.</em></div><pre>Fonti:
<a href="https://www.elledecor.com/it/arte/a43003382/arte-micenea-mistero-intramontabile/">https://www.elledecor.com/it/arte/a43003382/arte-micenea-mistero-intramontabile/</a></pre>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-12 08:11:05 UTC</pubDate>
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         <title>L’arte minoica </title>
         <author>valentinabermudez910</author>
         <link>https://padlet.com/valentinabermudez910/dybypuqpwxyfqw06/wish/2588402026</link>
         <description><![CDATA[<var><em><mark>L'arte Minoica</mark></em><em> rappresenta uno dei momenti più alti del mondo antico. La civiltà di Creta ha espresso con straordinaria varietà di stili e tecniche raffinate un grande amore per la natura e per la vita sociale.</em></var><div><em><br>Tra il III e il II millennio a.C., nell'isola di Creta si è sviluppata una delle civiltà più grandi ed evolute del Mediterraneo: la civiltà Minoica. I Minoici hanno dominato l'isola e il Mare Egeo per circa mille e cinquecento anni, favoriti dalle ricchezze naturali di Creta, dalla posizione geografica centrale tra Europa e Asia e dalle loro stesse capacità artigianali e commerciali.<br>Nel lungo periodo di fioritura della civiltà, tra il 2500 e il 1500 a.C. circa, i Minoici seppero distinguersi in diversi campi&nbsp; per la loro superiorità tecnologica, soprattutto nella navigazione, nell'agricoltura, nella lavorazione delle gemme e dei metalli e nella ceramica, introducendo e sviluppando numerose innovazioni.<br>Essendo l'isola povera di minerali, i Minoici importavano i metalli dagli altri popoli per poi sottoporli a raffinati processi di lavorazione ed esportare i prodotti lavorati insieme ai loro pregiati manufatti ceramici e agli abbondanti prodotti alimentari.</em></div><div><em>Numerosi ritrovamenti archeologici testimoniano gli intensi rapporti commerciali che i Minoici intrattenevano con gli altri popoli dell'Egeo, con l'Asia Minore, con l'Egitto e con la Siria. Creta rappresentava il crocevia di tutte le rotte navali del Mediterraneo orientale, passaggio obbligato tra Oriente e Occidente. Per questi motivi, la civiltà Minoica ha saputo mantenere a lungo ricchezza e prosperità, garantendosi il dominio dell'Egeo.&nbsp;<br>Le città ritrovate grazie agli scavi archeologici- Cnosso, Festo, Mallia, Haghia Triada, Zakros - erano strutturate con un'urbanistica simile, composta da una fitta rete abitativa sviluppata attorno ad un enorme palazzo centrale a cui era collegato senza interruzioni. Dagli archivi dei palazzi sono riemersi numerosi documenti di carattere amministrativo: si tratta di tavolette di terracotta su cui sono impresse iscrizioni e sigilli con scritture di datazione e tipologie diverse, che vanno da quelle geroglifiche, come nel celebre Disco di Festo, ancora misterioso, a quelle lineari, fino alla versione più recente, che viene considerata dagli studiosi una forma di greco arcaico.&nbsp;<br>Il Palazzo di Cnosso è il più noto tra i Palazzi cretesi. La costruzione era di pianta rettangolare con cortile centrale. Ad ovest si trovavano i santuari e le sale di rappresentanza, tra cui quella del trono, ad est vi erano i magazzini, a sud vi erano gli ambienti comuni, mentre a nord era situato il teatro. L'edificio si sviluppava su due piani nell'ala occidentale e su 4 in quella orientale. Le pareti dei Palazzi erano riccamente decorate con stucchi dipinti. Di scarsa importanza a Creta è la scultura, che produce soltanto oggetti di piccole dimensioni. Abili ceramisti, invece modellarono vasellame di grande pregio.<br>Fonti:</em></div><pre><a href="https://www.studenti.it/arte-minoica-e-arte-micenea.html?google-amp=1">https://www.studenti.it/arte-minoica-e-arte-micenea.html?google-


amp=1</a><a href="https://www.geometriefluide.com/it/creta/">https://www.geometriefluide.com/it/creta/</a></pre>]]></description>
         <enclosure url="https://www.artesvelata.it/wp-content/uploads/2020/02/arte-minoica-Palazzo-di-Cnosso-XVI-XV-sec.-a.C.-Sala-delle-scimmie-azzurre-Arte-Svelata.jpg" />
         <pubDate>2023-05-12 08:19:39 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Divinità greche </title>
         <author>valentinabermudez910</author>
         <link>https://padlet.com/valentinabermudez910/dybypuqpwxyfqw06/wish/2605852993</link>
         <description><![CDATA[<var><em><mark>La mitologia greca</mark></em><em> presenta alcune caratteristiche distintive: gli dei mostrano sembianze e sentimenti umani e, diversamente da religioni antiche quali l'induismo o l'ebraismo, non contiene rivelazioni o dottrine spirituali. Anche le pratiche e le credenze erano molto varie, prive di un testo sacro e di sovrastrutture formali come il clero.</em></var><div><br><br>&nbsp;<em>Secondo la tradizione, le divinità greche dimoravano sul monte Olimpo, in Tessaglia, dove formavano una società gerarchizzata conformemente alla loro autorità e ai loro poteri; potevano tuttavia muoversi liberamente nel mondo, e alcuni singoli dei vennero associati a tre domini principali: il cielo, il mare e la terra. I dodici dei principali, generalmente detti "Olimpi", erano Zeus, Era, Efesto, Atena, Apollo, Artemide, Ares, Afrodite, Estia, Ermes, Demetra e Poseidone. Ade generalmente non era considerato appartenente all'Olimpo, poiché governava gli Inferi, dove viveva con la sposa Persefone. Dioniso, dio del vino e della vita naturale, spesso era accompagnato da divinità minori come satiri, centauri e ninfe; a lui erano dedicate numerose feste, e in alcune regioni divenne importante quanto Zeus.<br>&nbsp;I greci consideravano immortali i propri dei e ritenevano sia le loro stesse vite sia le manifestazioni naturali interamente dipendenti dal volere divino; generalmente, i rapporti tra dei e uomini erano amichevoli, ma gli dei riservavano severe punizioni ai mortali che esibivano comportamenti inaccettabili come autocompiacimento o soverchia ambizione, oppure sfoggiavano eccessive ricchezze.<br>Secondo la mitologia greca gli dei abitavano sul monte Olimpo, in Tessaglia. Pur non avendo un'organizzazione religiosa ufficiale, i greci veneravano alcuni luoghi sacri: Delfi era dedicato ad Apollo, e uno dei templi conteneva un oracolo, che i viaggiatori interrogavano per conoscere il futuro. Ciascun luogo sacro era rappresentato da un gruppo di sacerdoti che potevano essere anche autorità delle comunità e che interpretavano le parole degli dei, ma non avevano conoscenze o poteri particolari. Oltre alle preghiere i greci offrivano spesso sacrifici agli dei, in genere animali come i montoni. &nbsp;<br></em><br></div><pre><em>Fonti: </em><a href="https://www.studenti.it/mitologia_greca.html?google-amp=1">https://www.studenti.it/mitologia_greca.html?google-amp=1</a></pre><var>
<br></var>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-26 06:54:42 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>L’arte ellenistica</title>
         <author>valentinabermudez910</author>
         <link>https://padlet.com/valentinabermudez910/dybypuqpwxyfqw06/wish/2605854201</link>
         <description><![CDATA[<var><em><mark>Il termine “ellenismo” </mark></em><em>fu coniato nell’Ottocento dallo storico tedesco Johann Gustav Droysen, per indicare quel periodo storico che va dalla morte di Alessandro Magno alla conquista romana dell’Egitto.</em></var><div><br><br><em><mark>L’arte ellenistica</mark></em><em> deriva, in quanto ne è la prosecuzione, dall’arte greca, ma rispetto a questa si presenta con notevoli differenze. In particolare possiamo cogliere il maggior contrasto nel diverso senso della misura. Nell’arte classica tutto appare misurato, ordinato, proporzionato, in equilibrio. Nell’arte ellenistica questa misura si frantuma, e tutto tende a diventare se non smisurato, di certo spettacolare. In pratica l’arte non cerca semplicemente la perfezione, ma tende a stupire e meravigliare. Non cerca semplicemente il bello, ma vuole ottenere la spettacolarità.<br>Nella scultura del sec. V a. C. </em><em><mark>Policleto</mark></em><em> diede nobiltà ideale ai corpi dei suoi atleti e, nel </em><em><mark>Doriforo</mark></em><em>, un nuovo canone di proporzioni della figura umana, concepita come una costruzione architettonica, mentre Fidia impostò nuove concezioni artistiche nella grandiosità di composizione delle scene, nella serena idealizzazione delle sue figure maestose, nell'abilità di trattazione del panneggio, come si riscontra non solo nelle sculture del Partenone (in parte oggi al British Museum di Londra) ma anche nelle opere note solo da copie, come lo Zeus di Olimpia e l' Athena Parthénos.<br>&nbsp;<br>Il tempio del celebre oracolo venne fondato alla fine dell'VIII secolo e un secolo e mezzo dopo era conosciuto e onorato in tutto il mondo antico. Secondo Erodoto di Alicarnasso, il faraone Neco II inviò dei regali al tempio, evidentemente per aver ottenuto buone predizioni che si erano verificate.&nbsp;</em></div><div><br></div><div><em>Sempre Erodoto racconta che Creso di Lidia (560-546 a.c.), circa mezzo secolo dopo, fece grandi donativi a questo luogo, amministrato dalla famiglia sacerdotale dei Branchidi, anche lui per la veridicità dell'oracolo.</em></div><div><br></div><div><em><mark>Didyma</mark></em><em> ebbe una grandissima rilevanza oracolare, al pari di Delfi, in tutto il mondo ellenistico. Fu menzionata dai Greci fin dagli Inni Omerici ad Apollo. Erodoto e Pausania datano il santuario ad un'epoca antecedente la colonizzazione degli Ioni, che abitarono la città dal VI secolo a.c..&nbsp;<br>Gli abitanti di Mileto, che amministrarono il sito, iniziarono, poi, la grande ristrutturazione dell'edificio, che comprese l'edificazione di un periptero a doppia fila di colonnati ionici, un pronao di tre file di colonne ed altre imponenti innovazioni.&nbsp;</em></div><div><em>In questo modo il tempio divenne il più grande del mondo greco. Fu nominato anche un profeta, la cui carica era annuale, che amministrava il tempio per conto dello stato di Mileto.</em></div><div><em>Dal Tempio ad Apollo a Mileto, una Strada Santa raggiungeva il gigantesco santuario dedicato al Dio del sole e situato a circa venti miglia a sud della città.<br>Il tempio era stato progettato per misurare 109 per 51 metri, ma in effetti era rimasto incompiuto. Proprio a causa delle sue grandi dimensioni, non venne dunque mai terminato. Strabone (64 a.c. - 21 d.c.) afferma che era ancora privo del tetto, quando lo vide. I suoi architetti erano Daphnis e Paionios.</em></div><div><em>Una grande sala che doveva essere il cuore del tempio (l'adyton), non aveva mai avuto un tetto, il che significa che un piccolo santuario è stato costruito all'interno della sala senza tetto. L'adyton ora è diventato una sorta di cortile aperto con muri esterni sproporzionatamente alti, che circondava un tempietto (naiskos).</em></div><div><br></div><var><strong><em><mark>Il tempio di Zeus Olimpio</mark></em></strong><em>, o Olympeion, era un tempio greco dell'antica città di Akragas, sito nel parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento.</em></var><div><br><em>Oggi il tempio è ridotto ad un campo di rovine dalle distruzioni iniziate già nell'antichità e proseguite fino ad epoca moderna. L'aspetto complessivo del tempio è nelle grandi linee noto, ma sussistono ancora molte controversie su particolari importanti della ricostruzione dell'alzato, cui è dedicata un'intera sala del Museo Nazionale.<br>Il tempio misurava m 112,70 x 56,30 allo stilobate. Su di un poderoso basamento, sormontato da un krepidoma di cinque gradini, si collocava il recinto, con sette semicolonne doriche sui lati corti e quattordici sui lati lunghi, collegate fra loro da un muro continuo e alle quali, all'interno, facevano riscontro altrettanti pilastri. Negli intercolunni di questa pseudo-peristasi o nella cella si suppone fossero appesi dei telamoni alti ben 7,65 metri, che sicuramente non avevano alcuna funzione portante, date le esili proporzioni delle gambe serrate e dei i piedi uniti rispetto al massiccio busto e alle possenti braccia ripiegate dietro la testa. Dubbi sussistono sulla presenza di finestre, intervallate fra i telamoni e le semicolonne, che si pensa dessero luce all'interno della pesudo-peristasi, tra questa e la cella, se il tempio (che nella parte della cella era certamente ipetrale, ossia scoperto) si presentava invece coperto almeno nello spazio degli pteròmata.</em></div><div><em>La cella era costituita da un muro collegante una serie di dodici pilastri per ciascuno dei lati lunghi, di cui quelli angolari delimitavano gli spazi del pronao e dell'opistodomo, mentre l'ingresso della pseudo-peristasi alla cella stessa era assicurato mediante porte, di numero e di localizzazione incerta, aperte nel muro continuo della pseudo-peristasi. La gigantesca costruzione era interamente realizzata a piccoli blocchi, comprese le colonne, i capitelli, i telamoni e gli architravi, ciò che lascia molte incertezze sull'effettivo sviluppo dell'alzato: per citare alcuni dati certi, oltre alla già ricordata altezza dei telamoni (m 7,65), la trabeazione era alta m 7,48 e il diametro delle colonne era di m 4,30, con scanalature nelle quali – come afferma Diodoro – poteva entrare comodamente un uomo, mentre le colonne dovevano sviluppare un'altezza calcolata tra i 14,50 e i 19,20 m; la superficie copriva un'area di 6340 m2.<br></em><br></div><var><strong><mark>L'Altare di Pergamo</mark></strong> a Pergamo è uno degli edifici più famosi e uno dei capolavori dell'arte ellenistica. Fu fatto edificare da Eumene II in onore di Zeus Sotér e Atena Nikephòros (Zeus salvatore e Atena portatrice di vittoria) per celebrare la vittoria sui Galati. Attualmente la parte anteriore dell'altare si trova conservata al Pergamonmuseum di Berlino.</var><div><em>Sui terrazzamenti dell'acropoli di Pergamo, che dai suoi 330 metri d'altezza dominava la valle del Caicó, l'altare si levava scenografico e imponente, con una struttura molto originale di altezza di circa 25 metri. In pianta l'altare ha una forma quadrangolare, con la facciata, rivolta alla vallata, mossa da una scalinata centrale, larga quasi venti metri, e da due avancorpi, creanti una sorta di forma a "U".<br>In alzato la struttura era rialzata di cinque gradini, dopo i quali si alzava il basamento, alto circa quattro metri, lungo il quale si sviluppava il "grande fregio" continuo con la Gigantomachia. Si accedeva al livello superiore tramite la scalinata centrale, appunto, ed esso consisteva in un grande vano, alto circa sei metri, circondato da un colonnato ionico continuo, che proseguiva anche lungo gli avancorpi. All'interno del vano correva lungo tutte le pareti un secondo colonnato, fatto a coppie di colonne unite da un'anima muraria. L'altare vero e proprio si trovava al centro e su di esso si trovava il "piccolo fregio", con le Storie di Telefo, figlio di Eracle e mitico fondatore della città.<br>Il fregio, lungo ben 120 m e scolpito su pannelli alti 228 cm e larghi circa 70–100 cm ciascuno, rappresenta la mitica battaglia condotta dalle divinità dell'Olimpo contro i Giganti, esseri mostruosi figli del Cielo e della Terra che avevano osato sfidare la sovranità di Zeus dando l'assalto alla dimora divina.<br><br><br></em><br></div><div><em><br><br><br><br><br></em><br></div><var><strong><em><mark>La Nike di Samotracia</mark></em></strong><em> venne scolpita per commemorare le vittorie riportate dalla flotta di Rodi - la lega delio-attica - su Antioco Terzo re della Siria, nella battaglia dell'Eurimedonte. </em></var>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-26 06:55:47 UTC</pubDate>
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         <title>Età etrusca </title>
         <author>valentinabermudez910</author>
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         <pubDate>2023-05-26 06:56:19 UTC</pubDate>
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