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      <title>Il romanzo greco e latino by Anna Narcisi</title>
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      <description>A cura di Anna Narcisi, docente di lettere, Liceo scientifico &quot;G.Galilei&quot;, Trebisacce</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-05-22 08:31:56 UTC</pubDate>
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         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il romanzo in Grecia</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 14:28:09 UTC</pubDate>
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         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div>LA NASCITA DEL ROMANZO</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 14:35:34 UTC</pubDate>
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         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div>IL SATYRICON DI PETRONIO: MAPPA CONCETTUALE</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 14:40:55 UTC</pubDate>
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         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 14:48:33 UTC</pubDate>
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         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div>LA CENA DI TRIMALCIONE- FEDERICO FELLINI</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 14:49:34 UTC</pubDate>
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         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div>LA MATRONA DI EFESO- FEDERICO FELLINI</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 14:50:46 UTC</pubDate>
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         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div>IL ROMANZO A ROMA</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 14:57:39 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div>LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 15:03:37 UTC</pubDate>
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         <title>IL TERMINE ROMANZO</title>
         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><br></strong><br></div><blockquote><strong>Il romanzo greco non si chiama </strong><strong><em>romanzo</em></strong>. Il genere non ha un termine specifico che lo definisca e lo renda riconoscibile immediatamente nei suoi caratteri genetici e nei suoi aspetti essenziali, come invece l’epica, la storia, la tragedia, la commedia, l'elegia. Non esiste neppure un trattato antico in cui qualche erudito, grammatico, retore o filosofo, tenti di ricostruirne, attraverso una ricerca etimologica o mitografica, l’origine remota e la struttura profonda, come Aristotele nella sua <em>Poetica</em> o i grammatici peripatetici alessandrini per i più nobili generi dell’età classica. I grammatici antichi diedero di questo genere solo vaghe ed incerte definizioni. Ciò è dovuto a due motivi:<strong>1. Difficoltà di catalogare per la prima volta una materia narrativa di totale invenzione</strong>Il lettore moderno chiama <em>romanzo</em> l’opera di Caritone di Afrodisia, Senofonte Efesio, Achille Tazio, Longo Sofista, Eliodoro, Luciano e quella di Petronio e Apuleio senza difficoltà, quasi istintivamente. La nostra facilità nel riconoscere tali opere come romanzi è dovuta al fatto che <em>oggi, </em>dopo la fioritura del romanzo moderno dal Settecento in poi, abbiamo in mente un chiaro modello di romanzo e a questo modello i romanzi greci e anche quelli latini fondamentalmente aderiscono. Ma per i letterati antichi non era così. <strong>Mancava loro una letteratura narrativa in prosa nettamente individuata</strong> cui ricondurre la varia e policroma produzione di narrativa d’invenzione che fiorì dal I sec. a.C. al III d.C. in lingua greca e latina. Mancava loro una definizione comune e comprensiva per questo strano genere sfuggente e poliedrico, ora erotico, ora avventuroso, ora fantastico, ora addirittura autoreferenziale e parodistico e non si sforzarono di trovarlo. Si accontentarono quindi di chiamare di volta in volta il romanzo <strong><em>logos</em></strong><strong>, </strong><strong><em>mythos</em></strong><strong>, </strong><strong><em>apologos</em></strong><strong>, </strong><strong><em>dighesis</em></strong><strong>, </strong><strong><em>plasma</em></strong><strong> </strong>(per quanto riguarda il greco)<strong>, </strong><strong><em>fabula</em></strong><strong>, </strong><strong><em>fabella</em></strong><strong>, </strong><strong><em>enarratio</em></strong><strong>, </strong><strong><em>historia</em></strong><strong>,</strong><strong><em> res ficta</em></strong><strong>, </strong><strong><em>exemplum fictum</em></strong><strong>, </strong><strong><em>argumentum</em></strong> (per quanto riguarda il latino). <br><br><strong>2. Scarsa considerazione del genere e dei suoi autori</strong>La cultura ufficiale disprezzava il romanzo. Lo confermerebbero le scarsissime e imprecise notizie sugli autori e la mancanza di una definizione netta del genere. Di fronte ai romanzi i dotti storcevano il naso, come i letterati dell’Ottocento di fronte ai romanzi d’appendice o come i moderni critici di fronte ai romanzi gialli o rosa o addirittura ai fumetti, ritenendoli, a voler essere gentili, paraletteratura. Noi non sappiamo quale fosse in realtà il lignaggio del romanzo. La questione è stata ferocemente dibattuta. Quel che è certo è che <strong>il romanzo era una narrativa d’intrattenimento che aveva come fine ultimo lo svago, il diletto, l’evasione, e non, o non necessariamente, l’edificazione morale o l’erudizione del suo pubblico</strong>. Quando potevano i suoi autori facevano sfoggio di abilità e cultura letteraria, ma il loro obiettivo finale era intrattenere, senza pretese di utilità o d’insegnamento. La grande diffusione del romanzo greco, e specialmente di quello erotico/avventuroso più ripetitivo e rassicurante, farebbe pensare, nella sua topica ricorrente, a un genere destinato a un pubblico medio, prevalentemente femminile e in cerca di facili emozioni, ma il fatto che un genere sia diffuso non significa necessariamente che sia anche dozzinale. Vi sono anzi romanzi scritti per un pubblico più esigente e sensibile alle raffinatezze cui si è accennato sopra. Basti ricordare il gusto per le citazioni omeriche di Caritone o lo sfoggio di competenza retorica e giudiziaria di Achille Tazio, la complessa architettura e l’impianto linguistico colto, con frequenti conii ed arcaismi di Eliodoro. A volte i grammatici tagliavano corto censurando direttamente, come nel caso dei <em>Rhodiakà</em> di Filippo di Amfipoli su cui un dotto bizantino annota che <em>è un opera totalmente</em> <em>sconcia</em>, altre volte inserivano sì i romanzi nella tradizione, ma raramente, a piccole dosi magari attraverso riassunti corredati da critiche, quasi a volerne attutire lo scarto e lo stridente contrasto con il resto della letteratura. Quando poi finalmente Fozio o Psello si decidevano al grande passo si sentivano peraltro in dovere di giustificare tale scelta asserendo di aver riscontrato nei testi parabole edificanti più o meno manifeste, talora pretendendo di trovare nei romanzi più di quanto in realtà ci fosse. L’incerta cronologia ci impedisce di stabilire con sicurezza la linea evolutiva di questo genere. E’ possibile, tuttavia, distinguere due fasi: una prima fase antecedente alla fioritura della II sofistica (II-I sec. a.C.), in cui i romanzi presentano caratteri più popolari e schemi più ingenui e ripetitivi.Vi appartengono Caritone e Senofonte Efesio; alla seconda fase, postsofistica (II-III se. a.C.), appartengono le opere più originali, complesse e raffinate di Longo Sofista, Achille Tazio ed Eliodoro.Ancor meno codificabile è il romanzo latino: le <em>Metamorfosi </em>del retore neosofista Apuleio si possono ascrivere alla II fase del romanzo, il <em>Satyricon</em> di Petronio presenta tratti originali, certamente dovuti anche alla matrice della satira miscellanea latina.<br><br><br><br><a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/romanzo_greco_e_latino.htm"><figure class="attachment attachment-preview"><img src="http://www.luzappy.eu/romanzo/romnovsep.jpg" width="142" height="167"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></a></blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 15:13:29 UTC</pubDate>
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         <title>LA GENESI DEL ROMANZO</title>
         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div>Vengono qui illustrate le varie teorie sulla genesi del romanzo, genere che godette di una singolare fortuna lungo il corso del Medioevo: a Oriente veniva imitato (romanzi bizantini), a Occidente letto e diffuso (un esempio forse è rintracciabile nel <em>Decameron</em> di Boccaccio). Nel Rinascimento ebbero grande fortuna le opere di Longo e di Eliodoro, dai quali presero spunto per alcuni episodi Cervantes e Tasso, mentre Shakespeare trasse l'ispirazione per il <em>Pericle</em> da un romanzo perduto.</div><ul><li>Fino al 1876, anno di pubblicazione dell'opera di <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/la_nascita.htm#par1"><strong>Rohde</strong></a>, si pensava a un possibile influsso delle narrazioni fantastiche orientali (India, Persia) sulla genesi del romanzo; Rohde, però, ne individuò il momento genetico nella fusione della poesia erotica alessandrina con i racconti d'avventura, avvenuta, a suo avviso, nelle scuole della II Sofistica (II secolo d.C.).</li><li>Le prime critiche a questa teoria furono quelle mosse dallo storico tedesco <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/la_nascita.htm#par2"><strong>Schwartz</strong></a> (1896), il quale retrodatò i primi romanzi all'età ellenistica: tracciando una cronologia del "preromanzo", arrivò a individuarne nell'<em>Odissea</em> il più mirabile esempio. Il più duro colpo all'ipotesi di Rohde, comunque, fu inferto dal ritrovamento di fine '800 di molti papiri risalenti a epoche anteriori al II secolo, sui quali, anche se in stato frammentario, si trovavano testi di romanzi greci.</li><li>Lo storico delle religioni <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/la_nascita.htm#par3"><strong>Kerényi</strong></a> (1927) mise in relazione le peripezie della coppia di amanti tipiche di ogni fabula con quelle della coppia divine Iside-Osiride: il romanzo vedrebbe così sminuito l'aspetto erotico a favore di quello religioso.</li><li>Sebbene geniale, questa interpretazione risultò non soddisfacente; quindi, sul filone iniziato dal Rohde, il <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/la_nascita.htm#par4"><strong>Lavagnini</strong></a> (1921) indicò nelle leggende locali e popolari un valido antecedente del romanzo. Weinreich, poi (1950), considerò il romanzo come una sorta di <em>epos</em> imbastardito, il cui destinatario è una nuova cerchia di lettori, per così dire, "borghesi".</li><li>Ancora più convinto della validità della tesi del Rohde fu il <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/la_nascita.htm#par5"><strong>Cataudella</strong></a> (1958), che collocò il momento genetico del romanzo nelle scuole di retorica (I secolo a.C.), nelle quali <em>declamationes</em> e <em>controversiae</em> trovarono grande spazio.</li><li>Rivoluzionaria fu la tesi del <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/la_nascita.htm#par6"><strong>Barchiesi</strong></a>: non è interessante il luogo o il genere connesso al romanzo, quanto piuttosto gli influssi formativi che lo interessarono, come l'etica, la storiografia, la commedia nuova, l'elegia alessandrina, le orazioni della II Sofistica.</li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 15:20:47 UTC</pubDate>
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         <title>APULEIO</title>
         <author>annanarcisi13</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>L’opera di Apuleio, <em>Le Metamorfosi</em>, o <em>Asinus Aureus</em> (titolo testimoniato da Agostino), propone come il <em>Satyricon</em>, problemi complessi, sia per quanto riguarda le fonti e la composizione, sia per quanto concerne l’interpretazione generale. Infatti all’interno dell’intreccio principale, desunto dalla tradizione milesia, si inseriscono innumerevoli digressioni costituite da vicende di vario tipo, dove il magico si alterna con l’epico (nelle storie dei briganti) col tragico e col comico. Apuleio, come Petronio, utilizzò gli schemi narrativi tratti dal patrimonio milesio, per esprimere attraverso di essi la crisi della sua epoca e le inquietudini e i problemi del suo tempo.La principale innovazione, apportata da Apuleio alla tradizione del romanzo, è il rilievo dato all’elemento mistico e religioso. Nel II sec. d.C. si diffondono dottrine religiose di tipo misterico: Iside, Mitra, Ermete, i misteri orfici, divengono i poli di riferimento all’inquietudine religiosa dell’epoca. In questo nuovo clima di ricerca spirituale, determinato da forti spinte irrazionalistiche, trova largo spazio una nuova concezione dell’arte magica. Nelle <em>Metamorfosi</em> il giudizio sulla magia è decisamente negativo. Essa provoca la trasformazione di Lucio in asino, simbolo della degradazione dell’uomo. Solo grazie ad una seconda metamorfosi, dovuta esclusivamente alla misericordia isiaca, il protagonista riacquista le proprie fattezze umane.Al di là della caleidoscopica varietà ed inventività narrativa, l’opera, dunque, si può interpretare ad un livello più profondo, in una chiave allegorica, di cui sono segnali il proemio, la favola di Amore e Psiche, l’XI libro e, in particolare, l’epilogo: <em>Le Metamorfosi</em> sono, in tal senso, da leggersi come il percorso iniziatico dell’anima dalla degradazione e dall’abiezione morale alla redenzione. A tutta l’opera è sotteso, quindi, un messaggio religioso: la salvezza dell’uomo non avviene grazie alla sua opera, ma è un dono gratuito della divinità. | <br> |  | <br> | <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/apuleio.htm#intre"><strong>le Metamorfosi: l'intreccio</strong></a> | <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/apuleio.htm#livelli"><strong>i livelli diegetici</strong></a> | <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/apuleio.htm#lucio"><strong>Lucio o l'asino</strong></a> | <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/apuleio.htm#FABULA"><strong>la fabula di Amore e Psiche</strong></a> | <a href="http://www.luzappy.eu/romanzo/apuleio.htm#carattere"><strong>carattere allegorico dell'opera</strong></a> | <br> |  | <br> | <strong>INTRECCIO</strong><br>Il racconto delle <em>Metamorfosi</em> di Apuleio si apre, dopo il proemio, con la presentazione del protagonista, Lucio (che narra in I persona), in viaggio per la Tessaglia, regione famosa nell’antichità per la presenza delle maghe. Già durante il cammino egli apprende i paurosi effetti della magia su altri uomini attraverso una lunga novella che gli viene raccontata da un occasionale compagno di viaggio. Giunto ad Ipata e ospite in casa di Milone, la cui moglie è una maga, ha una relazione con una servetta di lei, Fotide, e per mezzo suo ottiene di far prova delle arti della padrona; egli chiede di essere trasformato in uccello, ma per errore è mutato in asino, e apprende che ritroverà la forma primitiva cibandosi di rose. Subito dopo la metamorfosi, Lucio viene portato via da una banda di briganti, che fa irruzione nella casa del suo ospite e la saccheggia. Giunto nella spelonca dei briganti sente raccontare la favola di Amore e Psiche. In una città di fantasia vivono un re e una regina che hanno tre figlie. L’ultima, di nome Psiche, è di una tale bellezza da poter gareggiare con la stessa Venere. Suscitando la gelosia di Venere, viene esposta su una roccia per divenire preda di un drago. Amore, figlio di Venere, si innamora della fanciulla, la trasporta in un castello incantato e la fa sua sposa, visitandola, però, solo di notte, senza mai lasciarsi vedere. Psiche, rimasta incinta, fa venire nel suo castello le sue due sorelle: queste, mosse da invidia, spingono Psiche a voler vedere Amore, nonostante l’espressa proibizione di lui. Una notte ella spia Amore addormentato, ma una goccia di olio bollente caduto dalla lampada accesa sveglia Amore, che fugge via.<br>L’incantesimo è rotto, e Psiche, disperata, si mette alla ricerca dell’amato. Deve affrontare l’ira di Venere, che sfoga la sua gelosia imponendole di superare quattro prove difficilissime. L’ultima consiste nello scendere nel regno dei morti per chiedere a Proserpina un unguento che permetta a Venere di conservare la sua bellezza. Psiche riesce ad ottenerlo, ma aprendo il vasetto in cui è contenuto, cade in un sonno mortale. Amore interviene per ridestarla e salvarla. Si celebrano infine le nozze tra Amore e Psiche: da esse nascerà una bambina che avrà nome Voluptas.<br>Riprendono le disavventure di Lucio-asino, che si libera dai briganti, ma cade subito dopo in balia di altri uomini rozzi e violenti. Viene in possesso di sconci sacerdoti di una dea orientale; è poi venduto ad un mugnaio, ad un ortolano, preso con violenza da un soldataccio, acquistato da un cuoco e da un pasticciere. Quando sta per essere portato nell’anfiteatro di Corinto per congiungersi pubblicamente con una donna condannata a morte per assassinio, colto dal terrore di venire sbranato dalle fiere del circo, riesce a fuggire. Si getta nel mare purificatore e invoca la luna, simbolo visibile di Iside. La dea ha pietà di lui e lo istruisce: il giorno dopo, nella festa in onore della dea, Lucio potrà mangiare le rose e ritornare alla forma umana. In effetti così avviene per intervento di Iside, di cui egli dovrà essere devoto. Iniziato ai misteri della dea a Corinto, Lucio si reca poi, per completare la sua iniziazione, a Roma, dove diviene devoto anche di Osiride.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 15:23:28 UTC</pubDate>
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