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      <title>PACE E DISARMO by Alessandra Gioiosa</title>
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      <description>Progetto di sensibilizzazione sulla nonviolenza e sul disarmo nucleare</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-12-30 14:49:45 UTC</pubDate>
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         <title>Bob Marley, la musica dei caraibi per la pace universale</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2022-12-30 15:25:15 UTC</pubDate>
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         <title>Adolfo Perez Esquivel, attivista argentino</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>«Bisogna lasciar camminare le parole, perché entrino nella mente e nel cuore». Così ha esordito il premio Nobel argentino nel presentare il suo libro di dialoghi con Daisaku Ikeda. E questo ha fatto: senza nessuna formalità ma con morbida potenza ha soffiato sul fuoco della nostra coscienza critica, invitando a viaggiare con la “benzina” della speranza, a ribellarsi e a lottare, perché «un altro mondo è possibile»<br>Oltre seicento persone presenti per ascoltare la sua <em>lectio magistralis</em>, nella quale ha ricordato il primo incontro con Ikeda a Tokyo, la visita a Hiroshima e l’importanza di essere <strong>costruttori di pace</strong> concretamente. Ai giovani, tantissimi, ha rivolto l’appello di cercare il proprio cammino di pace, coerentemente con la propria personalità e cultura. «Avere coraggio, avere speranza, essere ribelli» è stato il suo suggerimento per contrastare la violenza che dilaga. A questo proposito, il professor Pérez Esquivel ha ricordato l’importanza di avere utopie, perché «ciascuno di noi è un apprendista della vita» e, se non ha utopie, deve inventarle. Inoltre, ha posto l’attenzione su uno degli argomenti più ricorrenti nei suoi dialoghi con il presidente Ikeda: il ruolo delle donne nella società, un ruolo sociale, politico e spirituale che deve continuare a fortificarsi per costruire un mondo di pace. Centrale anche il tema dell’educazione come «pratica di libertà. Senza libertà non possiamo amare, e senza amore questo mondo non ha senso». Come anche l’impegno politico e la necessità di costruire democrazie partecipative senza essere sottomessi alla «monocultura delle menti» generata dalla «monocultura dell’informazione». «La pace – ha detto – non ha niente a che fare con la passività, è una dinamica permanente delle relazioni umane». Ricordando i diecimila morti nel Mediterraneo, Pérez Esquivel ha sottolineato come essi siano le vittime di una invisibile guerra in atto. Bisogna aprire il cuore e la mente sulla realtà, perché «un altro mondo sia possibile». Al termine del suo intervento ha salutato i presenti con un «Hasta la victoria, siempre!».<br><strong>Professor Esquivel, che cosa intende per cattiva informazione? Ha avuto problemi con la cattiva informazione durante la sua lotta per i diritti umani?</strong><br>Sì, certo. Non soltanto con la cattiva informazione, ma anche con la censura. Ci sono stati casi in cui i mezzi di comunicazione erano totalmente messi a tacere. Questo accade ancora oggi. Non ci sono mezzi di comunicazione asettici. Tutti hanno interessi politici ed economici. Di conseguenza l’informazione è sottomessa a questa logica.<br><strong>Cosa pensa in merito alla situazione odierna dell’America Latina e del resto del mondo?</strong><br>Nessuna società è statica. Tutte le società sono dinamiche e cambiano, a volte in bene e altre in male. Oggi ci sono cambiamenti in America Latina. Ci sono colpi di stato. Ad esempio in Honduras, in Paraguay, in Brasile. Sono colpi di stato dissimulati, non hanno più bisogno degli eserciti. E, probabilmente, il prossimo che stanno preparando sarà quello venezuelano. Perciò, la cosa importante è che i popoli si uniscano e provino a cambiare questa situazione, che diventino i protagonisti e i costruttori delle loro vite e della loro storia. Per questo lottiamo e proviamo a generare coscienze. <em>(Maria Cristina Fraddosio)</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-12-30 15:54:31 UTC</pubDate>
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         <title>José &quot;Pepe&quot; Mujica ex presidente dell&#39;Uruguay</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ha avuto un approccio umano alle questioni politiche, sottolineando l'importanza dell'ecologia, dei diritti civili, del futuro e della "decrescita felice".</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-12-30 16:05:21 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel Novecento la nonviolenza, intesa come azione politica collettiva, ha manifestato in pieno le sue potenzialità. Oltre agli esempi di Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, i movimenti per la pace hanno moltiplicato le loro azioni, con interventi dimostrativi, umanitari. Un’attività cresciuta a tal punto da svolgere un'attività di impulso in seno alle Nazioni Unite, configurando la creazione di veri e propri contingenti civili di pace, istituzionali  e permanenti.</div><div>"Cosa si può fare di fronte a un avversario duro, insensibile, determinato a usare la violenza?".&nbsp;</div><div>"Le guerre ci sono sempre state e sempre ci saranno, a cosa serve lottare contro di esse?".</div><div>Queste domande illuminano solo una faccia della realtà, quella violenta, e non colgono l’aspetto nonviolento della storia umana, che è pur sempre presente.&nbsp;</div><ul><li>Gandhi sosteneva che se la storia fosse stata solo una storia di violenza e di guerre l’umanità si sarebbe già estinta e affermava inoltre che le verità della nonviolenza sono "antiche come le colline". Proprio nel secolo più violento, il Novecento, la nonviolenza intesa come azione politica collettiva ha manifestato in pieno le sue potenzialità. Oltre ai casi più noti legati alle figure di Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, sono assai numerose le altre personalità che hanno contribuito al successo delle lotte nonviolente in ogni angolo del mondo. Basti pensare a Rigoberta Menchù in Guatemala, Adolfo Pérez Esquivel con Jean Goss e la moglie Hildegard Goss-Mayr in Argentina e più in generale nel cono sud dell’America Latina, Aung San Suu Kyi in Birmania, Michail Gorbaciov nel processo di transizione alla democrazia nei paesi dell’Est europeo, e inoltre gli innumerevoli e spesso poco conosciuti difensori dei diritti umani che operano in contesti e per obiettivi diversissimi.&nbsp;</li><li>Sono molti i casi in cui la lotta nonviolenta è stata efficace, si pensi alla coraggiosa azione delle “madri di Plaza de Mayo”, che hanno saputo sfidare la repressione violenta dei militari argentini negli anni più bui, minacciate, disprezzate, chiamate locas, pazze. Certo, secondo il normale senso comune bisognava essere pazze per affrontare a mani nude lo strapotere militare. Ma senza il coraggio di queste madri, e anche delle nonne, più in generale delle donne, oggi non ci sarebbe quasi memoria delle decine di migliaia di desaparecidos e non si sarebbero avviati neppure quei pochi e parziali processi che cercano di riconoscere i diritti delle vittime, risarcirle almeno parzialmente, aiutarle nella elaborazione del trauma subìto e avviare un percorso di autentica riconciliazione.</li><li>In altri casi, azioni di lotta nonviolenta sono state condotte da vari gruppi in circostanze assai difficili, con esiti alterni o incerti. Nei Balcani, martoriati da dieci anni di guerra, si è sviluppata con continuità l’azione di resistenza civile nonviolenta e di dissenso delle “donne in nero”. Anch’esse hanno agito pubblicamente sfidando opposizioni, insulti, scherni, minacce e contribuendo in modo decisivo a creare quella opposizione democratica che ha portato al cambiamento di regime politico avvenuto con la vittoria elettorale di Kustunica e la caduta di Milosevic. Questa possibilità si era già presentata nel Natale 1996 e solo l’insipienza e la disattenzione della politica internazionale ha impedito che si realizzasse. Ci si sarebbe risparmiati la guerra nel Kosovo, anch’essa provocata in larga misura a causa dell’incapacità della diplomazia internazionale di sostenere la lotta nonviolenta guidata sin dai primi anni Novanta da Ibrahim Rugova e appoggiata soltanto da gruppi e movimenti di base internazionali.</li><li>Un’altra vicenda emblematica e drammatica al tempo stesso è quella dell’irrisolto conflitto tra Israele e Palestina, che in questo momento si sta avvitando in una spirale di violenza e di odio crescenti. Sin dagli anni Ottanta Mubarak Awad aveva suggerito ai palestinesi di attuare una resistenza civile nonviolenta. La sua proposta (pubblicata in: Johan Galtung, Palestina-Israele. Una soluzione nonviolenta?, Sonda, Torino 1989) fu tradotta in più lingue ed ebbe una larga diffusione nel mondo arabo. Parte dei suoi suggerimenti furono recepiti nella prima intifada, che non era certo una resistenza coerentemente nonviolenta, ma una approssimazione che ha dimostrato quali potenzialità avrebbe avuto la scelta di una più autentica lotta nonviolenta. L’attuale intifada, la seconda, ha di fatto abbandonato l’ipotesi di forme di lotta nonviolenta, portando entrambe le popolazioni nel vicolo cieco della violenza. È compito delle terze parti, sia internazionali (come le donne in nero) sia interne (movimenti per la pace israeliani e palestinesi), intervenire attivamente per invertire questo processo suicida prima che avvenga l’irreparabile.</li><li>Dopo la fine della guerra fredda e la dissoluzione dell’Unione Sovietica si è venuta a creare una situazione alquanto contraddittoria e complessa, ricca al tempo stesso di potenzialità e di pericoli, che richiede grande impegno, lucidità, creatività ai movimenti per la pace in ogni angolo del mondo. Le guerre tra gli Stati, interstatali, sono andate man mano diminuendo, a cominciare già dagli anni Ottanta, sino a raggiungere i minimi storici di una o due guerre all’anno, o addirittura nessuna. Questo è un buon risultato ottenuto probabilmente grazie al lavoro svolto dalle Nazioni Unite. La quasi totalità delle guerre e dei conflitti armati (di piccola, media e grande intensità) che continuano a insanguinare il mondo è di carattere interno, intrastatale. Sono guerre civili, combattute da gruppi paramilitari, narcotrafficanti, squadroni della morte, formazioni irregolari, eserciti statali, che terrorizzano la popolazione civile, trattata come un ostaggio dai “signori della guerra” locali. Queste situazioni sono complesse, difficili e in molti casi si protraggono da decine di anni (si pensi alla Colombia, al Sudan, all’Afghanistan, alla regione dei Grandi Laghi in Africa, alla Somalia, e così via). Quando non sono state del tutto ignorate, hanno provocato l’intervento delle Nazioni Unite con l’invio di caschi blu che purtroppo non sempre sono stati all’altezza del compito. Il numero di interventi delle Nazioni Unite è cresciuto enormemente dopo il 1989. Nel contempo, i movimenti per la pace, le ONG e i gruppi di base hanno anch’essi moltiplicato i loro sforzi con operazioni di carattere nonviolento che si collocano in un ampio spettro che va dall’intervento dimostrativo e di sensibilizzazione all’intervento umanitario, alla vera e propria interposizione. Ne fornisce un esempio l’operazione “Anch’io a Bukavu” che ha visto la partecipazione di trecento persone intervenute per sostenere quei settori della popolazione che si stanno ribellando ai “signori della guerra” che imperversano nel Congo. Questo intervento, molto atteso dalla popolazione, è stato accolto con grande calore da oltre duecentomila persone e ha avuto un’eco insolitamente positiva anche sulla grande stampa internazionale.</li><li>Ma c’è un altro tipo di violenza più sottile, quella delle strutture sociali, politiche ed economiche, che risulta ancora più difficile da contrastare. L’azione nonviolenta ha ampiamente dimostrato di essere in grado di trasformare efficacemente i sistemi politici per ripristinare governi democratici e per far rispettare i diritti umani fondamentali di prima generazione, quelli politici. Ben più difficile è l’obiettivo che si pongono oggi i movimenti di resistenza agli effetti negativi della globalizzazione. Il cosiddetto “popolo di Seattle” deve lottare contro un potere senza volto, diffuso, sostenuto indirettamente dai comportamenti e dalle scelte compiute quotidianamente in campo economico da milioni di persone. Il groviglio di problemi che questi movimenti di opposizione intendono affrontare è complesso, globale e controverso: debito estero dei paesi poveri, riforma dell’architettura finanziaria mondiale (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale), accordi commerciali (WTO), questioni ambientali (cambiamento climatico globale, deforestazione, crisi energetica, contratto mondiale dell’acqua), lotta alla povertà di massa, grandi migrazioni, ecc. L’azione condotta dalla complessa galassia dei movimenti di contestazione è anch’essa stata talvolta contraddittoria e non sempre si è svolta utilizzando pienamente le potenzialità delle tecniche di lotta nonviolenta. Se a Seattle è prevalsa questa opzione, grazie a una meticolosa e capillare preparazione costata oltre un anno di lavoro, nel corso di altre manifestazioni (Praga, Napoli) si sono verificati episodi di violenza che hanno portato a un inasprimento della repressione, lacerando i movimenti e riducendo il consenso dell’opinione pubblica. La posta in gioco è troppo alta per lasciare che gli eventi vadano alla deriva, come già sperimentato in altri momenti della storia. Secondo il parere di autorevoli studiosi, nei prossimi tre decenni dovremo riprogettare in profondità nientemeno che l’intera economia mondiale, se vorremo che essa sia autenticamente sostenibile. È un’impresa di tale portata che può creare conflitti spaventosi, se non saremo capaci di gestirli seguendo la strada indicata dai maestri della nonviolenza che ci hanno preceduto. Sta a ciascuno di noi contribuire attivamente nel mettere in pratica questi insegnamenti, i soli che potranno permetterci di uscire dal labirinto.</li></ul><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-12-30 16:14:59 UTC</pubDate>
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         <title>I diritti umani nel terzo millennio</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2022-12-30 16:19:45 UTC</pubDate>
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         <title>Nelson Mandela, l&#39;uomo che ha cambiato il destino del Sudafrica con il suo esempio in carcere per difenderei diritti umani</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2022-12-30 16:24:19 UTC</pubDate>
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         <title>Martin Luther King, l&#39;uomo che ha insegnato a &quot;sognare&quot; il mondo che vogliamo </title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2022-12-30 16:25:13 UTC</pubDate>
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         <title>Rosa Parks</title>
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         <description><![CDATA[<div>In numerose interviste ha dichiarato che non si alzò, quando le venne ordinato di farlo (sull'autobus occupava il posto riservato ai bianchi), perché era stanca. In realtà è chiaro come fosse animata dalla consapevolezza di subire un torto come essere umano.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-12-30 16:26:49 UTC</pubDate>
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         <title>Cosa ne pensano le religioni della detenzione e dell&#39;uso delle armi nucleari? La satira risponde</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>La storyboard&nbsp; ipotizza una realtà parallela ove le divinità delle varie religioni discutono sulle malefatte degli esseri umani. Zeus esordisce con la frase: " Questa volta hanno superato il limite!". Buddha, Atena e Gesù chiedono un pò perplessi che cosa abbiano fatto gli esseri umani.&nbsp;<br>La vignetta si conclude con le considerazioni di Einstein e di Gandhi sulla costruzione della "bomba H" e sulla sete di vendetta che anima le persone. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-12-31 16:45:39 UTC</pubDate>
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         <author>dottgioiosa</author>
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         <title>GUERRA O TERRORISMO? Quando un regime distrugge la pace</title>
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         <title>La voce dall&#39;esilio della lotta contro l&#39;apartheid</title>
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         <title>Miriam Makeba, quando la musica diventa attivismo</title>
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         <title>Setsuko Thurlow: intervista</title>
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         <title>Estratto delle motivazioni per l&#39;assegnazione del Premio Nobel  a ICAN</title>
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         <title>Setsuko Thurlow, hibakusha a 13 anni, ritira il Premio Nobel per ICAN</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) vince il Premio Nobel nel 2017 che riceve attraverso Setsuko Thurlow.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-01 17:04:44 UTC</pubDate>
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         <title>Hibakusha </title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>Gli hibakusha sono i sopravvissuti alle esplosioni delle bombe atomiche in Giappone. Una tragedia nella tragedia in quanto, soprattutto le bambine coinvolte nella zona di detonazione, una volta cresciute, erano emarginate a causa dei possibili effetti delle radiazioni sui loro ovuli.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-01 17:06:37 UTC</pubDate>
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         <title>Insignito del Premio Nobel della pace per aver  apportato dei cambiamenti in campo economico con la Grameen Bank, il ricorso al micro-credito e il passaggio dall&#39;economia formale a quella informale</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2023-01-01 17:11:25 UTC</pubDate>
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         <title>Malala, una bambina contro il regime in Pakistan</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ha portato all'attenzione mondiale la situazione delle studentesse in Pakistan a causa del regime talebano.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-01 17:12:49 UTC</pubDate>
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         <title>Nadia Murad, storia di rinascita</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ha coraggiosamente diffuso le notizie sulle violenze subite dalle donne irachene, quale strategia di combattimento e sterminio della popolazione yazidy dai militari dell'Is.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-01 17:14:45 UTC</pubDate>
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         <title>Twakkul Karman, la difesa dei diritti delle donne yemenite</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2023-01-01 17:17:12 UTC</pubDate>
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         <title>Leymah Gbowee, costruttrice di pace nella sua Liberia</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2023-01-01 17:19:43 UTC</pubDate>
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         <title>La &quot;signora degli alberi&quot;</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2023-01-01 17:21:27 UTC</pubDate>
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         <title>Whangari Muta Maathai, biologa ed esponente del Kenia</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>La prima donna africana a ricevere il Premio Nobel per "il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace".</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-01 17:22:50 UTC</pubDate>
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         <title>Il Guatemala di Rigoberta Menchù e il rispetto dei diritti della popolazioni indigene</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2023-01-01 17:24:41 UTC</pubDate>
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         <title>Non ricevette mai il Nobel, ma l&#39;anno della sua morte non venne assegnato in quanto non poteva essere candidata una persona non in vita.</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>Si pensa a Gandhi come al padre della nonviolenza, quando in realtà fu molto di più, basti pensare alle ripercussioni della sua rivolta pacifica su tutta l'economia indiana, e allo scacco che fece alla corona inglese.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-01 17:28:03 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ultimo presidente dell&#39;Unione Sovietica e padre della Perestrojka</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2023-01-01 17:35:16 UTC</pubDate>
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         <title>Le testate nucleari: l&#39;impiego in zone di guerra  e i test</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <pubDate>2023-01-02 16:32:27 UTC</pubDate>
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         <title>Mappa concettuale su &quot;PACE E DISARMO&quot;</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il percorso della nonviolenza è strettamente legato alla campagna per l'abolizione delle armi nucleari. Lo sviluppo e la consapevolezza dei diritti umani in tutto il mondo (definiti ad es. nella Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, nei Patti '66 e '76, nelle varie Convenzioni, nella Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, in vigore nel '53, la Carta Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli, dell'81, la Dichiarazione dei Cairo sui Diritti Umani nell'Islam, del '90, il Patto di San José di Costarica, in vigore dal '78) è stato promosso da donne e uomini di altissimo profilo i quali hanno creato una cultura di pace, basata sul principio della dignità della vita di ogni singolo essere umano. Il diritto ha espresso dei principi ai quali tutti possiamo dare vita. Il tema del disarmo interiore, quale superamento dei conflitti attraverso il dialogo, si apre allo studio sulla detenzione e sugli effetti dell'utilizzo delle testate nucleari. L'attenzione generale sui rischi dell'impiego delle bombe nucleari è altissima dal 24 Febbraio 2022 a causa del conflitto russo/ukraino.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-02 18:08:15 UTC</pubDate>
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         <title>Report di ICAN del 2019 </title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <description><![CDATA[<div>Resoconto sullo stato di avanzamento della campagna di sensibilizzazione sul disarmo nucleare, sulle ratifiche del TPNW. Viene offerta una fotografia della situazione mondiale sulla detenzione degli armamenti nucleari, sui Paesi che ospitano le testate nucleari, pur non essendone proprietari, es. l'Italia, sugli Stati che sono favorevoli alle armi atomiche.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-02 18:27:37 UTC</pubDate>
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         <title>Conseguenze di una guerra nucleare sulla produzione mondiale di cibo </title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <title>Il 22 Gennaio 2021 è entrato in vigore il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW)</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <title>Grameen Bank in Italia</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <title>La canzone più conosciuta della Mama Afrika</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <title>L&#39;apartheid</title>
         <author>dottgioiosa</author>
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         <author>dottgioiosa</author>
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         <author>dottgioiosa</author>
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         <author>dottgioiosa</author>
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         <author>dottgioiosa</author>
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         <author>dottgioiosa</author>
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