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      <title>Il mio padlet artistico
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      <link>https://padlet.com/denna_bazzoli/d92djx1jt501</link>
      <description>Realizzato con magia</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-02-05 20:09:58 UTC</pubDate>
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         <title>il bacio d Francesco Hayez</title>
         <author>denna_bazzoli</author>
         <link>https://padlet.com/denna_bazzoli/d92djx1jt501/wish/151685095</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;Il bacio è senza dubbio l’opera più famosa di Hayez. In un Medioevo idealizzato, che emerge dall’abbigliamento del protagonista maschile, assistiamo a una scena sensuale in cui due amanti si scambiano un bacio di grande passionalità. Come in una istantanea Hayez immortala un secondo destinato a divenire eterno, in un clima di romantica sospensione. L’esasperato realismo nella resa delle vesti, soprattutto nella luce cangiante sull’abito della ragazza, è di gusto tipicamente Neoclassico e contribuisce a stemperare la passionalità della scena, quasi scandalosa per l’epoca. Al realismo dell’abbigliamento si contrappone uno sfondo ridotto all’essenzialità, costituito da un colore neutro e dalle linee rette dei blocchi di pietra squadrati. In questa scenografia semplice, che permette il simbolico amplificarsi del valore delle ombre, si consuma il dramma di un commiato straziante e romantico. Un’intera generazione si immedesimerà nella passione della giovane coppia, nel dolore della separazione imminente, ben rappresentata dal piede sullo scalino del giovane protagonista: un gesto che serba in sé la fuga e l’addio. L’opera, dietro la forte carica emotiva che la contraddistingue, nasconde in realtà un forte valore civile: fu realizzata infatti da Hayez durante la Seconda Guerra di Indipendenza, volendo rappresentare una metafora dell’alleanza vittoriosa tra Italia e Francia nella guerra contro l’Austria; una vittoria che sarà alla base della nascente Repubblica Italiana. I protagonisti vogliono esprimere, nelle intenzioni dell’artista, il vigore e l’energia della futura nazione. Proprio OPERA L’Ottocento Invito alla storia dell’arte Il Romanticismo • Francesco Hayez, Il bacio, 1861. Collezione privata. Opera Il bacio 2 Copyright © 2012 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201der] Questo file è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI - edizione verde © Zanichelli 2012 per questo Hayez eseguirà una nuova copia dell’opera proprio nel 1861 (in questa il vestito blu della protagonista femminile è sostituito da uno bianco), in onore dell’avvenuta unificazione. Il bacio finisce quindi per rappresentare un’emozione che diviene storia e impegno, riassumendo in maniera perfetta i grandi temi del Romanticismo.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-05 20:12:50 UTC</pubDate>
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         <title>il romanticismo</title>
         <author>denna_bazzoli</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-02-05 20:21:06 UTC</pubDate>
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         <title>il romanticismo</title>
         <author>denna_bazzoli</author>
         <link>https://padlet.com/denna_bazzoli/d92djx1jt501/wish/151686372</link>
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         <pubDate>2017-02-05 20:31:42 UTC</pubDate>
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         <title>il viandante sul mare di nebbia</title>
         <author>denna_bazzoli</author>
         <link>https://padlet.com/denna_bazzoli/d92djx1jt501/wish/151687191</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em>Il viandante sul mare di nebbia</em></strong> ( olio su tela, 95 cm x 75 cm) è forse il quadro romantico per eccellenza. Realizzato da <strong>Caspar David Friedrich </strong>nel 1818, è ora custodito all’<strong>Hamburger Kunsthalle</strong> di Amburgo.<br><br></div><div>Il protagonista di questo celebre dipinto è un <strong>viaggiatore solitario</strong> che, ritratto di spalle ed esattamente al centro del quadro, ammira un <strong>panorama mozzafiato sull’orlo di un precipizio roccioso</strong>. Il titolo rende molto bene l’idea del suggestivo panorama che si presenta davanti agli occhi del viandante: la nebbia inghiotte le montagne proprio come fosse un mare, facendo sì che la linea dell’orizzonte e quella del cielo si mescolino fra loro. Il vento che scompiglia i capelli dell’uomo e il cappotto verde scuro che indossa danno allo spettatore l’idea di una giornata invernale dal freddo pungente. Oltre al vento, le nuvole e la nebbia danno un profondo senso di movimento, come se quel “mare di nebbia” fosse in continua agitazione. <strong>I colori poi sono di grande effetto</strong> e creano un forte stacco tra l’uomo, caratterizzato da tinte scure, e lo sfondo, caratterizzato invece da tinte chiare.<br><br></div><div>L’opera è di grande impatto perché, pur non vedendo il viandante negli occhi e ignorando completamente i lineamenti del suo viso, possiamo facilmente <strong>immaginare la meraviglia e il tormento causati da uno spettacolo tanto particolare</strong>. Possiamo immaginare per esempio i tratti del suo volto crucciato; possiamo costruire nella nostra mente la storia di un personaggio romantico che, vagando per le montagne con il suo bastone, si ferma qualche istante per contemplare la forza sublime della natura; possiamo perderci con lui sulle cime dei monti, in quell’orizzonte inghiottito dalle nuvole bianche e dalla nebbia. Pur non conoscendo mai davvero il viandante, condividiamo le sue emozioni, il suo stupore, il suo senso di impotenza di fronte a un tale spettacolo. Si tratta di emozioni tipiche dell’essere umano che vengono analizzate in più e più opere nel periodo romantico: forse il volto dell’uomo è nascosto proprio perché rappresenta l’umanità intera, spettatore compreso, che è spinto così a <strong>immedesimarsi nel viaggiatore</strong> e a condividere non solo il suo punto di vista, ma anche la sua inquietudine.<br><br></div><div>Il sentimento che Friedrich vuole mettere su tela attraverso quest’opera è il <strong>sublime</strong>, tema molto caro agli artisti romantici, tanto pittori quanto letterati: si tratta di una sensazione fatta di meraviglia, sorpresa, attrazione, ma anche di sgomento, paura, preoccupazione. È una forza che attrae il viandante verso l’infinito mare di nebbia, ma che al tempo stesso lo turba, lo rende impotente. <strong>La natura prevale dunque sull’uomo</strong> – spesso rappresentato come una piccola figura nera nei dipinti di Friedrich – e il viaggiatore non può fare altro che ammirarla in silenzio, inerme. <strong>Il pittore dipinge quindi non soltanto semplici paesaggi, ma stati d’animo, emozioni umane</strong>.<br><br></div><div>Il quadro può essere inoltre interpretato come <strong>esaltazione della solitudine e dell’individuo</strong>: nessuno disturba la quiete del dipinto, popolato soltanto dal protagonista che, solo, ammira il mare di nebbia, estraniato dal mondo, come fosse l’unico ad abitarla. La natura, come per la maggior parte degli artisti romantici, è la protagonista silenziosa di questo dipinto, in grado di rapire l’uomo e di condurlo a un momento di contemplazione e spiritualità.<br><br></div><div>L’opera rispecchia molto bene lo stile di Friedrich e più in generale la <strong>corrente romantica</strong>: simile a dipinti come Il mare di ghiaccio, è al tempo stesso è unica nel suo genere per la sua grande efficacia nel trasmettere emozioni contrastanti attraverso la “semplice” rappresentazione di un paesaggio e di un uomo che lo osserva. Il dipinto non per nulla è uno dei più emblematici del romanticismo e <strong>si presta a infinite interpretazioni</strong>, spaziando dalla filosofia alla religione. Probabilmente non sapremo mai quale messaggio si cela dietro a <em>Il viandante sul mare di nebbia</em>, ma di certo si tratta di un quadro che conquisterà ancora generazioni e generazioni.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-05 20:45:38 UTC</pubDate>
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         <title>la zattera della medusa</title>
         <author>denna_bazzoli</author>
         <link>https://padlet.com/denna_bazzoli/d92djx1jt501/wish/151687311</link>
         <description><![CDATA[<div>Data di produzione: 1818-1819<br><strong>Dimensioni: 491 x 716 cm<br>Dove si trova: Musée du Lovure, Parigi</strong></div><div>il tema principale della <strong>zattera della Medusa </strong>è il naufragio di una nave chiamata proprio <strong>Medusa </strong>che trasportava un gran numero di soldati e civili verso una colonia francese del Senegal; dopo la perdita della nave durante il viaggio, moltissime persone si rifugiarono alla ricerca di una sorta di appiglio o salvataggio su una zattera (si parlava più di 150 persone sopra questa zattera) e ciò che accadde sopra questo mezzo fu una cosa terribile.<br><br></div><div><br><br></div><div>Lo stato francese mandò troppo tardi i soccorsi per questi ultimi, inviando un’altra nave chiamata <strong>Argus</strong>la quale riuscì solo a trovare 15 superstiti, mentre tutti gli altri erano morti. Lo stato francese non apprezzò particolarmente questo quadro poiché cerco di eliminarlo e di censurarlo in ogni modo così per mettere a tacere la propria incompetenza in questa tragedia, ma ormai il fatto era risaputo in tutta Europa.<br><br></div><div>La storia della Zattera della Medusa non era stata molto apprezzata dallo stato francese, ma tutti coloro che videro il maestoso lavoro di Gericault rimasero affascinati e colpiti dalla tristezza e drammaticità dell’evento; oggi, questo fatto di cronaca riportato su tela da Gericault e che vede protagonisti una zattera e il suo mesto equipaggio, è una delle opere più studiate e conosciute al mondo.<br><br></div><div><br></div><div>Gèricault decide di mettere in risalto un momento particolare di tutta la vicenda, ovvero <strong>la zattera della Medusa</strong>, proprio nel momento in cui c’è un primo avvistamento da parte della nave mandata in soccorso dei pochi sopravvissuti e le reazioni dei naufraghi. Gericault “la zattera della medusa”, è dominato da un grande numero di corpi che si allacciano tra loro, disperati, alla ricerca della salvezza, quasi in una sorta di battaglia e di tensione che sale, fino a giungere al punto più in alto dove c’è un uomo che cerca di segnalare la propria posizione all’<strong>Argus. <br></strong><br></div><div>All’altro capo della nave c’è già qualche cadavere, corpi che ormai sono allo sfacelo e chi lotta per mantenersi sull’ultima speranza rappresentata dalla zattera stessa. La struttura formata da tutti questi corpi è una vera e propria <strong>piramide umana </strong>con alla punta l’uomo citato in precedenza e all’interno di questa si vedono tutte le reazioni durante la catastrofe.<br><br></div><div>Analizzando da un punto di vista prettamente tecnico <strong>la zattera della Medusa </strong>tutta la scena è coperta da un’ombra provocata da una nuvola che è possibile scorgere nella parte in alto a destra del quadro; ci sono poi due diagonali che partono dalla base della zattera e che vanno in due punti differenti, ovvero <strong>l’albero maestro della zattera </strong>e la <strong>camicia </strong>agitata come segnale dal naufrago.<br><br></div><div>In tutto il quadro, poi dominano anche due spinte contrapposte, dove da una parte ci sono alcuni uomini che cercano in ogni modo di salvarsi segnalando alla nave dove si trovano, alla ricerca di una <strong>possibile salvezza </strong>mentre dall’altra parte parallelamente ci sono coloro che già hanno abbandonato questo dispendio di energie e si abbandonano (come si nota con il ragazzo in basso a sinistra che è sdraiato e stremato).<br><br></div><div>A rendere ancora più amaro questo quadro e la salvezza troppo lontana è <strong>la vela della nave</strong> che si gonfia nella direzione opposta a quella dove i naufraghi stanno segnalando: questo è un chiaro esempio che la sorte è avversa e non c’è alcun modo per salvarsi.<br><br></div><div>Géricault ha studiato molto prima di realizzare questo quadro e lo si nota soprattutto nella <strong>composizione dei corpi </strong>che si ispirano allo stile classico dei grandi del passato e soprattutto delle sculture e statue antiche. Anche la tela <strong>è molto grande </strong>e questo è un elemento da non sottovalutare, poiché quadri di grandi dimensioni venivano realizzati solo per opere di carattere mitologico/biblico. Géricault decide di utilizzare una tela così grande per rappresentare un fatto di cronaca nera che allude alle pessime <strong>condizioni della Francia del suo tempo</strong>.<br><br></div><div>Senza dubbio si tratta di una delle Gericault opere più conosciute e studiate di sempre. La zattera della Medusa è un lavoro ancora oggetto di innumerevoli studi e senza dubbio ha ancora molte storie da raccontare, e proprio per questo motivo Gericault con questo fatto di cronaca è diventato uno degli artisti più conosciuti e discussi dei suoi tempi.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-05 20:47:43 UTC</pubDate>
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