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      <title>approfondimento by Marina Mulazzani</title>
      <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm</link>
      <description>Africa: Sahel, le rotte dei migranti ed altro</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-03-08 17:03:04 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2018-03-29 06:06:42 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Africa in vendita </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/240162812</link>
         <description><![CDATA[<div>Come in tutto il mondo si sa, l'Africa é uno dei paesi più poveri.<br>Guerre interne, forte siccità e povertà hanno al giorno d'oggi l'Africa ad essere in vendita.<br><br>L'Africa per potersi permettere cibo e materiale indispensabile alla sopravvivenza, ha dovuto mettere in vendita, non più le materie prime che ricavava, ma le proprie terre.<br>Le terre Africane, incolte o poco utilizzare negli anni, sono ricche e fertili. Esse vengono vendute o affittate solo grazie ad una firma su un contratto e la cosa peggiore è che, le persone che lavoravano queste terre, vengono vendute con esse senza avere il diritto di dire di no o di protestare contro i clienti che le hanno colonizzate o le colonizzeranno.<br><br>I i principali compratori sono paesi asiatici; Seoul con 2.3 milioni di ettari, Pechino con 2.1 milione di ettari e l'Arabia Saudita con 1.6 milioni di ettari. Questo nuovo business è chiamato agrobusiness e consiste nel colonizzare agronomicamente le terre comprate e vendere poi i prototti ricavati.<br><br>Questi contratti stipulati dai vari paesi con L'Africa rimangono nell'oblio e non vengoni resi pubblici. Le uniche informazioni he abbiamo sono i prezzi sconvolgenti che hanno le terre affittate dagli Emirati Arabi in Sudan, a soli due o tre dollari l'anno.&nbsp;<br>Uno studio condotto dall'ONU in otto paesi prevede che, entro il prossimo anno, circa un milione di contadini cinesi cominceranno a lavorare per la produzione di riso ibrido, ovvero un particolare tipo di riso creato dalle industrie cinesi che permette l'aumento del 60% della produzione. Questi contadini cominceranno a lavorare nelle gigantesche fattorie comprate da Pechino in: Zambia, Uganda, Tanzania e Zimbabwe e il ricavato verrà poi utilizzato per sfamare i "sudditi" del capital-comunismo, dove l'agricoltura è in ritardo sullo sviluppo.<br><br>L'Africa però, non ha messo in vendita solo le proprie terre ma, come da poco ha annunviato il quotidiano dello Zimbabwe, anche i propri animali.&nbsp;<br>Il governo del paese stesso incita i privati ad acquistare gli animale per potersene occupare. A causa della siccità il cibo e le risorse per mantenere i grandi animali nelle loro riserve, vanno scarseggiando.<br>Per poterli mantenere hanno quindi deciso di venderne alcuni, così da preservare più cibo e risorse idriche possibili per gli altri animali.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-09 14:29:38 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/240162812</guid>
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         <title>Africa: le rotte migratorie </title>
         <author>17f_mapelli_michelle</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/244852920</link>
         <description><![CDATA[<div>I 2600 migranti dell'Africa Subsahariana emigrati in quattro anni (2014-2017) hanno fornito delle testimonianze preziose ai volontari di Medici per i Diritti Umani. Si sono raggruppati, ad esempio, i dati riguardanti la loro provenienza: 656 emigranti provengono dall'Africa occidentale e di questi il 25% ha lasciato la Gambia, il 28% la Nigeria, il 7% la Costa D'Avorio, il 7% il Mali, l'11% il Senegal e il 23% gli altri paesi.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; 1947 migranti provengono invece dal Corno d'Africa e più precisamente l'85.9% dall'Eritrea, il 6.9% dal Sudan, il 3% dall'Etiopia e il 2% dalla Somalia.&nbsp; &nbsp;<br><br></div><div>Parlando delle effettive rotte, c'è da dire che si sono modificate parecchio nel tempo. Secoli fa, a partire dal 1492 fino alla seconda guerra mondiale (quindi per 4 secoli e mezzo), le rotte migratorie partivano dall'Europa e arrivavano in America, in Africa, in Asia e in Oceania. Dopo la seconda guerra mondiale c'è stata un’inversione: i migranti partono dalla “periferia del mondo” e arrivano nel centro politico ed economico, l'Europa.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; In passato Malta costituiva un importante punto di passaggio. Migliaia di migranti si stanziavano ogni anno sull'isola con un visto turistico e da lì venivano imbarcati clandestinamente verso le coste siciliane. Alla fine degli anni ’90 e inizio duemila, migliaia di profughi Curdi salpavano direttamente dalle coste turche verso la Calabria, una rotta che ancora nel 2007 ha portato un migliaio di persone sulle coste della Locride.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Attualmente le rotte principali sono una decina. La rotta più antica collega la costa del Marocco alla Spagna, attraverso lo Stretto di Gibilterra e si è andata dilatando negli anni, al punto che oggi molte imbarcazioni partono direttamente dalla costa&nbsp; oranese dell'Algeria, verso l'Andalusia o verso le isole Baleari. La Spagna è interessata da una seconda rotta: quella che parte dalla costa atlantica africana (Marocco, Sahara occidentale, Mauritania, Senegal, Gambia e Guinea) fino all'arcipelago delle isole Canarie.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Nel Mediterraneo centrale le rotte sono quattro. La più battuta patte dalle coste occidentali libiche, tra Tripoli, Gasr Garabulli e Zuara, puntando verso Lampedusa, la Sicilia e Malta. Parallele a questa, altre due rotte collegano il litorale tunisino, tra Sousse, Monastir e Sfaxa, a Lampedusa e la costa nord, tra Biserta e Capo Bon, a Pantelleria.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Nel Mediterraneo orientale le rotte marittime collegano la costa della Turchia alle vicine isole greche del Mar Egeo, in particolare Samo, Mitilene, Chio e Farmaco. L'isola di Creta, invece, è interessata dalle imbarcazioni che salpano dalla costa egiziana.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Dall'Egitto partono invece alcuni dei pescherecci che giungono in Sicilia orientale e in Calabria.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Infine, a partire dal 2006, una nuova rotta collega Algeria e Sardegna, partendo dalla costa nei pressi della città di Annaba.&nbsp; &nbsp;<br><br></div><div>Si prevede che le rotte future punteranno verso Italia, Romania, Grecia e Spagna.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<br><br></div><div><br></div><div>Il tempo della traversata è spesso legato alla distanza, ma anche al bisogno dei minori di lavorare per finanziarsi il viaggio e quindi al loro grado di esposizione a diverse forme di sfruttamento. La maggioranza dei minori che ha viaggiato lungo la rotta del Mediterraneo centrale è stata costretta a lavorare nel corso del viaggio, spesso in condizioni pericolose e malsane. Sono molti i bambini che decidono di partire da soli perché terrorizzati dallo stato di violenza registrato nei rispettivi paesi. Tutti i migranti viaggiano in condizioni disumane.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; I motivi principali di fuga sono:&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; -Il servizio militare obbligatorio a tempo indeterminato, un sistema paragonabile ai lavori forzati&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<br>-La persecuzione politica&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; -Motivi economici<br><br></div><div>Circa il 90% dei migranti ha raccontato di essere stato vittima di violenza estrema, di tortura e di trattamenti inumani e degradanti nel paese di origine e/o lungo la rotta migratoria, ed in particolare in luoghi di detenzione e sequestro in Libia. La privazione di cibo e acqua, le pessime condizioni igienico-sanitarie, le frequenti percosse e altri tipi di traumi contusivi sono le forme più comuni e generalizzate di maltrattamenti.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<br><br></div><div><br></div><div>I migranti scelgono come destinazione la Sicilia in quanto è presente un paese in cui la commissione, addetta alla richiesta dei permessi di soggiorno o d'asilo, pare sia di buon cuore e riconosca lo status di profugo molto più facilmente rispetto ad altre parti d'Italia. Infatti a Pian del Lago, in provincia di Caltanissetta, i migranti acquistano con molta facilità e comodità i documenti che permettono loro l'asilo italiano.&nbsp;<br><br></div><div><br><br></div><div>Permessi in Italia:&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Permessi a Pian del Lago:&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; -il 60% delle richieste viene rifiutato&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-il 25,4% delle richieste viene rifiutato&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; -il 5% ottiene asilo&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-il 12% ottiene asilo&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-il 14% riceve protezione interna&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-il 21% riceve assistenza umanitaria<br><br></div><div><br></div><div>La chiusura delle frontiere dda parte di Francia e Austria ha causato l'intrappolamento dei migranti nel territorio italiano, non permettendo il proseguimento del viaggio verso altri paesi europei. A farne le spese sono soprattutto le città di frontiera, come Ventimiglia e Roma, che si trovano a dover gestire i continui flussi migratori che vi si fermano temporaneamente.&nbsp;<br><br></div><div>L'Egitto, invece, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le migrazioni dell'area medio-orientale e africana. Nonostante i cambiamenti violenti della dirigenza politica e le difficoltà dell'economia, il Paese continua a essere considerato un luogo dove è possibile ottenere con facilità un permesso di permanenza e dove esistono, anche se piccole, possibilità di lavoro. L'Egitto è inoltre uno dei porti di partenza per i barconi che solcano il Mediterraneo. La sempre maggiore chiusura delle frontiere europee, la difficoltà di farsi riconoscere lo status di rifugiato e i costi proibitivi del viaggio inducono molti a rimanere sul suolo egiziano, rinunciando ad attraversare il mare.<br><br></div><div><br></div><div>I migranti, provenienti principalmente dal Corno d'Africa , fuggono da paesi in cui sono in vigore politiche estreme, persecuzioni o in cui sono presenti conflitti; i flussi migratori provenienti dall'Eritrea sono causati principalmente dal servizio militare a tempo indeterminato obbligatorio. Da tempo è in corso una fuga di massa dal Paese, ex colonia italiana, diventato una prigione a cielo aperto, dove anche e soprattutto i minori sono costretti all'arruolamento nell'esercito.<br><br></div><div>L'Africa Subsahariana è un continente dalle grandi risorse umane e naturali, in cui però l'economia è penalizzata dalla povertà che l'affligge e aggravata dai continui conflitti e tensioni.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Un'altra causa della fuga intrapresa è la politica estrema dei gruppi jihadisti di Boko Haram, Al Qaeda e Isis. La campagna sanguinaria di Boko Haram è attiva in Nigeria, in Chad e in Libia ed esercita il monopolio terroristico, mentre il Mali e la Somalia sono destabilizzate da Al Qaeda (o Aqim) e Al Shabaab.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Cause meno interessate , ma non meno importanti, sono le persecuzioni, di carattere religioso, personale o di orientamento sessuale, e le violenze subite.<br><br></div><div><br></div><div>Le persone che intraprendono il viaggio incorrono spesso in traumi estremi, come la tortura o la violenza ripetuta. Questo tipo di esperienza può comportare, oltre a segni fisici, conseguenze psicologiche e psico-patologiche ben più insidiose e invalidanti.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Ricorrono spesso il Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) ed altri disturbi correlati ad eventi traumatici, ma anche disturbi depressivi, somatizzazioni legate al trauma, disturbi d'ansia e del sonno. Questi provocano gravi difficoltà al percorso di integrazione dei migranti nei paesi in cui ottengono l'asilo. &nbsp;<br><br></div><div>Principali disturbi psichici identificati in un gruppo di 262 migranti:&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; -il 50% disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-il 10% disturbi depressivi&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; -il 7% disturbi d'ansia&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-il 7% sintomi somatici&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-il 5% disturbi di bipolarità e correlati&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-il 2% disturbi di sonno -sveglia&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-il 7% altri disturbi<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-22 07:08:38 UTC</pubDate>
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         <title>Africa: il Mali</title>
         <author>17f_mapelli_michelle</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/244853826</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Mali è una repubblica indipendente dal 1960. La Costituzione è stata approvata nel 1992 e si basa principalmente sul diritto e la modalità francese.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Il presidente della Repubblica viene eletto a suffragio diretto per 5 anni. La giustizia è amministrata da due sezioni, le quali costituiscono la corte suprema: una sezione si occupa di materia civile e politica, l'altra si impegna in campo amministrativo. Nel sistema giudiziario è presente un giudice di pace, il cui potere è limitato ai processi civili; vi è presente la pena di morte, le cui esecuzioni non hanno più luogo dal 1980. &nbsp;<br><br></div><div>Nonostante sia presente un ‘istruzione primaria gratuita e una secondaria , il tasso di analfabetismo è ancora alto (73,8%).&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Il Mali è un paese senza sbocchi sul mare e l'unica presenza d'acqua è data dal&nbsp; fiume Niger, le cui acque però non vengono sfruttate. La situazione economica è una delle peggiori in Africa; infatti lo stato malese possiede scarse risorse naturali ed ha un territorio prevalentemente desertico. La situazione è maggiormente aggravata dalle continui scontri e dalle calamità naturali.<br><br></div><div>Dal gennaio 2012 tre gruppi armati jihadisti hanno dato inizio a un violento conflitto interno nelle regioni del Nord, acuendo l'emergenza fame e povertà e spingendo la popolazione ad abbandonare le regioni settentrionali del paese. Il Mali è precipitato nel caos il 21 marzo 2012, quando un colpo di stato ha fatto cadere il potere del Presidente Amadou Toumani Toure; in seguito i Tuareq hanno avuto la possibilità di conquistare il nord del paese e i gruppi islamici, alcuni dei quali legati ad Al Qaeda, di imporre la Sharia. Con un conflitto aperto in tre regioni del nord (Toubouctu, Goa e Kidal), dove i gruppi integralisti si sono opposti alle forze regolari maliane, all'esercito francese e a quelle dei membri della Comunità dei Paesi dell'Africa Occidentale (Cedeao) , il Mali è stato distrutto.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Oggi, gli eserciti maliano, francese e del Cedeao hanno sconfitto gli jihadisti, ma si teme che la resa dei ribelli sia solamente una tattica.&nbsp; &nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-22 07:15:22 UTC</pubDate>
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         <title>Il Sudan</title>
         <author>1fliza</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/245061103</link>
         <description><![CDATA[<div> <br>Il Sudan è ufficialmente una repubblica presidenziale dell'Africa centrale nell'area del Sahel. Nella realtà dei fatti vige una rigida dittatura militare il cui dittatore è Salva Kiir. La sua capitale è Karthoum che è il maggior centro politico culturale del Paese.<br>IL Sudan è membro dell’ONU e aderisce anche all'unione Africana. <br>IL Sudan è diviso in due dal 2011 ,quando attraverso un referendum il Sud Sudan ottenne la secessione divenendo uno stato indipendente .<br>Tale separazione è dovuta alla differenza etnica e culturale tra nord e sud che scatenò negli anni ben due guerre civili :la prima dal 1955 al 1972;la seconda dal 1983 al 1998.<br>La causa originale del conflitto è il controllo del petrolio di cui il sottosuolo del Sud è ricchissimo.<br>Dopo il 1972 venne imposta dal Nord in tutto il paese la legge islamica (Shari'a), decisione che provocò proteste violente e una forte opposizione da parte delle popolazioni meridionali.<br>Ja'far Al-nimeyri,presidente all'epoca,venne deposto e nacque un governo democratico con il partito di Al Mahdi. Nel 1989 il fronte nazionale islamico,capeggiato da Omar Al-Bashir sovvertì il governo democratico imponendo una dittatura militare e inasprendo gli attacchi contro la gente del Sud. Il conflitto tra milizie governative e SPLA (Sudanese People's Libération Army) nell'arco di 20 anni è costato la vita ad oltre due milioni di persone;ha causato carestie,epidemie,povertà,fame diffusa,lo smantellamento dei servizi sanitari e l'esodo forzato di più di 4 milioni di persone costrette a lasciare tutto ciò che possedevano. <br>Nel 2005 si firmò a Nairobi una bozza di accordo di pace che conteneva anche l'impegno di dar vita ad un governo di coalizione nazionale. Tuttavia il conflitto non si è mai fermato e le organizzazioni umanitarie che lavoravano nel sud del paese riportano una situazione drammatica perché oltre duecentomila donne e bambini vivono in condizione di schiavitù.<br>Il 9 luglio 2011 il Sud Sudan si separò dal Nord ma i conflitti proseguirono tra le 64 diverse etnie presenti nel Sud. Nonostante la ricchezza petrolifera è rimasto una regione estremamente povera e nel 2015 è stato dichiarato lo stato di carestia.<br>Nel 2013 Kiir accusò il suo vice Riekmachar di aver ordito un colpo di stato alle sue spalle e facendolo cacciare dal paese.<br>Nel febbraio del 2017, l’ONU ha fatto sapere che il Sud Sudan non è più classificabile come un paese nel quale c’è la carestia, grazie molto probabilmente all’aumento degli aiuti umanitari. La situazione resta però molto grave e in molte regioni si parla ancora di emergenza per carenza di cibo. <br>Le Nazioni Unite hanno anche dichiarato che nel Sud Sudan è in corso una pulizia etnica e che le violenze sono diventate così diffuse che c’è un alto rischio di genocidio.<br>Non si tratta più solo di guerra tra etnie, ma di gruppi di potere più ristretti che combattono per il petrolio e il controllo del territorio; diversi gruppi armati, bande di criminali e delinquenti di ogni tipo su cui il governo non esercita alcun tipo di controllo».<br>In tutto questo, la situazione economica del paese è molto grave: la produzione di petrolio è diminuita passando dai 245 mila barili al giorno di prima dell’inizio della guerra civile del 2013 ai 160 mila. Il PIL, cresciuto rapidamente dopo l’indipendenza, è crollato.L’inflazione è molto alta e la maggior parte delle entrate viene utilizzata dal governo per la sicurezza: cioè per finanziare la guerra in corso.<br><br><br>Ad oggi il conflitto è concentrato in alcune aree del Paese, che rimane comunque enormemente vasto. Il prezzo più caro è pagato dai più deboli, bambini, mamme e anziani, che si rifugiano anche nelle foreste per nascondersi dai gruppi armati. La gente si fa prendere dallo sconforto, sembra che alla sofferenza non ci possa mai essere una fine.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-22 15:31:37 UTC</pubDate>
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         <title>COMPLICANZE DELL&#39;INTEGRALISMO ISLAMICO</title>
         <author>1fliza</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/245062770</link>
         <description><![CDATA[<div>Con fondamentalismo islamico si definisce quella corrente di attivismo teoretico e conservatore che attraverso interpretazioni laterali e personali del Corano sostiene l’estensione della legge islamica,ritenuta infallibile,a tutte le popolazioni del mondo.<strong><br></strong><br></div><div><br></div><div>Negli ultimi anni si è sempre più sentito parlare di ISIS, l’ organizzazione jihadista che sta terrorizzando il mondo occidentale.<br><br></div><div>Sostiene il fondamentalismo islamico ed è attiva in medio-oriente e in Africa attraverso i suoi alleati (Boko-haram e Al-Shabaab)<br><br></div><div>Ha iniziato a operare dal 2003 con una serie di attentati che continuano anche oggi,guidati dal leader Al-Baghdadi che nel 2014 ha annunciato la creazione di un califfato islamico nei territori tra Siria e Iraq.<br><br></div><div>L'obbiettivo principale del califfo è quello di ridefinire i confini del medio-oriente utilizzando l'arma del terrore e della violenza.<br><br></div><div>I combattenti che si occupano di saccheggiare e di eseguire esecuzioni sommarie sono tra i 7 e i 10 mila;tra questi c’è chi vi sua aderito spontaneamente,chi è stato costretto ad arruolarsi e i Foreign Fighters provenienti dai paesi europei. Questi ultimi sono solitamente giovani attratti dagli ideali del califfato mostrati attraverso la rete dall’Isis per diffondere il terrore sulle piattaforme social.<br><br></div><div>Lo stato islamico è il gruppo terroristico più ricco al mondo con un guadagno giornaliero di circa 3 milioni di dollari grazie al business del petrolio e al sistema delle estorsioni .<br><br></div><div>Inoltre riceve donazioni provate da parte di Arabia Saudita e Kuwait per affrontare le spese per combattere la Jihad con mezzi tecnologicamente avanzati.<br><br></div><div>Un'altra organizzazione terroristica jihadista sunnita,affiliata all'Isis,è Boko Haram (letteralmente : “L'istruzione occidentale è proibita”).<br><br></div><div>E’ attiva dal 2002&nbsp; soprattutto in Nigeria ed ha una visione&nbsp; dell’ Islam che proibisce ai musulmani di partecipare a qualsiasi attività politica o sociale associiata alla cultura occidentale, per esempio: votare alle elezioni, ricevere un’educazione laica, indossare t-shirt.<br><br></div><div>E’ un gruppo ancora più famigerato dell’ISIS perché utilizza anche bambine come bombe umane che si fanno saltare in aria nei mercati cittadini. Inoltre nel 2014 rapì&nbsp; 276 studentesse nella regione di Chibok per condurle al suo campo e ridurle in schiavitù; 50 di loro riuscirono a scappare da condizioni disumane di vita, violenze sessuali e orrori, altre 80 furono liberate nel 2017. Le ragazze erano merce di scambio per i terroristi di Boko Haram che chiedeva la liberazione dei suoi combattenti, catturati dal Governo nigeriano.&nbsp;<br><br></div><div>Si può dire che a Boko Haram non servano appoggi esterni. In tutta la regione del Sahel vi è un enorme mercato delle armi provenienti dagli arsenali libici. L’instabilità delle nazioni centroafricane, la corruzione dilagante, l’assenza di corpi militari governativi, la povertà diffusa, facilitano in modo significativo l’emergere di bande criminali e lo svilupparsi di gruppi che riescono a riscuotere consensi e attuare azioni belliche. Le popolazioni tendono a fidarsi sempre meno delle autorità e a cedere al terrore diffuso, che si trasforma poi&nbsp; in complicità.<br><br></div><div>In conclusione l’integralismo jihadista uccise in Africa migliaia di persone, provoca crisi umanitarie che si tramutano in migrazioni di milioni di persone verso una vita migliore e incide in maniera negativa sulle prospettive economiche di tutto il continente.<br><br></div><div>Per combattere il fenomeno occorrerebbe costruire un patto tra le Nazioni e intervenire con aiuti umanitari, inoltre bloccare la propaganda in rete ed impedire i finanziamenti degli armamenti militari; ma non sono mosse semplici.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-22 15:34:15 UTC</pubDate>
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         <title>DESERTIFICAZIONE</title>
         <author>17f_borleri_elisa</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/245099910</link>
         <description><![CDATA[<div>Per desertificazione non s’intende solo l’ampliamento dei deserti esistenti, ma anche la formazione, l’espansione o il peggioramento dell’aridità di vaste zone della Terra. E’ un serio problema che riguarda la produttività e quindi la sopravvivenza degli esseri viventi. Le cause possono essere naturali (come la siccità) o dovute all’opera dell’uomo (deforestazione, incendi, inquinamento, sfruttamento dei terreni). Le conseguenze sono molto gravi e spesso irreversibili: perdita di biodiversità, salinizzazione (accumulo nel suolo di Sali solubili), perdita di fertilità dei suoli, contaminazione dei terreni, aumento dei fenomeni erosivi e manifestazioni climatiche estreme. Per cercare di combatterla nel 1994 è stata siglata una convenzione internazionale UNCCD (Convenzione contro la desertificazione).<br> Il fenomeno è più consistente in Africa, dove il degrado è circa il 65% dei terreni agricoli, in particolare nella zona del Sahel. Il Sahel è una zona dell’Africa sub sahariana che segna il confine fra il Sahara, a nord, e la savana, a sud. E’ costituito da cinque stati: Mauritania, Mali, Niger, Chad e Sudan.<br> Nel 1968 una grave siccità colpì il Sahel, peggiorando la desertificazione che nel 1972 aveva cominciato a causare i primi morti. Nel 1973 il Sahel fu colpito da una carestia, che causò 100.000 morti e 7 milioni di persone dipendenti per la sopravvivenza dagli aiuti internazionali. Questa carestia fu la conseguenza dell’azione dell’uomo, in particolare all’introduzione della scienza e della tecnologia da parte dei paesi Occidentali. La causa principale della carestia e della desertificazione si può individuare nella colonizzazione francese del 19° secolo, che tolse l’indipendenza politica ed economica alle popolazioni del Sahel.<br>Prima dell’intervento dei paesi occidentali, il Sahel era una terra ricca e fertile grazie all’equilibrio tra agricoltori e nomadi. Tra di loro vi era una situazione di aiuto reciproco: gli agricoltori permettevano ai nomadi di far pascolare le loro mandrie nei propri campi e di farle nutrire con ciò che avanzava dal raccolto. I campi nel frattempo venivano concimati e in cambio gli agricoltori donavano del miglio ai nomadi. Le mandrie si muovevano verso nord seguendo l’andamento delle piogge. Una volta raggiunta la frontiera settentrionale del Sahel ritornavano a sud, mangiando l’erba che nel frattempo era ricresciuta. I percorsi erano fissati da regole tradizionali stabilite dai capi tribali. In questo modo si evitava il sovrasfruttamento dei pascoli, i conflitti tra i gruppi tribali e si riduceva il rischio di malattie. <br>Fondamentale per la vita nel Sahel era stata la grande capacità di adattamento all’ambiente semideserto. Un esempio è il modo in cui veniva coltivata la terra: i contadini la lasciavano a maggese per lunghi periodi (fino a 20 anni). Inoltre vi era una grande varietà di colture, in base alle diverse stagioni.<br>A causa degli interventi occidentali, lo stile di vita delle popolazioni del Sahel cambiò profondamente. Questi interventi furono vari: l’introduzione di un’economia basata sul denaro, la divisione del Sahel in tanti diversi stati, con successivi tentativi di sedentarizzare i nomadi e di impedirne gli spostamenti fra gli stati. L’introduzione della medicina occidentale, inoltre, provocò un forte aumento della popolazione (con un tasso del 2.5%). In questo periodo anche la popolazione di animali crebbe (da 18 a 25 milioni), a causa del rifiuto dei nomadi di uccidere parte delle proprie mandrie (unica loro risorsa).  <br>Allo stesso tempo anche gli agricoltori sovrasfruttavano la terra. Gli interventi occidentali avevano introdotto le monoculture e con l’aumento della popolazione crebbe anche la produzione. Ciò portò alla coltivazione di terre marginali e alla riduzione del tempo di maggese (da 15-20 anni a 1-5 anni). Questo portò alla riduzione della fertilità, la maggiore esposizione del suolo a sole e vento, e la perdita di struttura del terreno. <br>Per l’allevamento successe la stessa cosa con i pozzi artesiani. Migliaia di questi pozzi vennero scavati per avere acqua in abbondanza. L’effetto fu quello che il pascolo diventò l’unico fattore limitante della dimensione delle mandrie. questo portò ad un sovrasfruttamento dei pascoli e alla loro distruzione. Molti dei terreni venero sottratti all’allevamento per favorire l’agricoltura e inoltre la grande quantità di animali che mangiavano l’erba portò alla distruzione delle stesse radici. Il desiderio dei nomadi di non ridurre le mandrie causò la distruzione della risorsa pascolo. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-22 16:29:23 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>IL CHAD</title>
         <author>17f_borleri_elisa</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/245100862</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Chad è uno stato dell’Africa centrale che si trova nella parte orientale del Sahel. Il Chad confina a nord con la Libia, a est con il Sudan, a sud ovest con il Camerun e la Nigeria, a ovest con il Niger e a sud con la Repubblica Centrafricana. La capitale è N'Djamena. Non è uno stato omogeneo e unitario né dal punto di vista naturale né da quello etnico e culturale, infatti il Chad è abitato da più di 200 etnie diverse. Ha una popolazione di 11.412.107 abitanti per una densità di 8,9 ab/km². <br>Corrisponde territorialmente a una delle divisioni amministrative dell’ex Africa equatoriale francese, che ha ottenuto l’indipendenza nel 1960. Caratterizzato da una situazione geopolitica complicata e da una violenta guerra civile che né gli interventi militari né la diplomazia francese sono mai riusciti a sedare, il Chad vive la sua unità perennemente minacciata dell’opposizione fra un nord musulmano e un sud animista e parzialmente cristianizzato. L’avvenire si prospetta incerto in un paese in cui i capi delle opposte fazioni continuano ad anteporre il potere personale al processo democratico e al perseguimento di obiettivi di sviluppo economico. <br>Negli ultimi anni il Chad è stato colpito dal fenomeno della desertificazione che ha portato a gravi cambiamenti territoriali, primo fra tutti il prosciugamento delle acque del lago Ciad.<br>ll lago Ciad costituiva uno dei grandi sistemi idrografici del continente africano. Negli ultimi 40 anni la sua superficie si è ridotta del 90%. Le cause dell’inarrestabile processo di prosciugamento sono provocate sia dall’ambiente: le scarse precipitazioni, le terribili siccità, la forte evaporazione, le infiltrazioni nel sottosuolo… che dall’uomo, il quale ha continuato a sfruttare le acque del lago con i canali di drenaggio per l’irrigazione delle aree coltivabili.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-22 16:30:43 UTC</pubDate>
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         <title>LA MISSIONE ITALIANA IN NIGER</title>
         <author>17f_karsten_matteo</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/245737948</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Lo scorso 17 gennaio, il Parlamento Italiano ha votato a favore della missione di supporto e addestramento dell’esercito in <strong>Niger</strong>: secondo i piani, si tratterebbe dell’invio di un massimo di quattrocentosettanta uomini dell’Esercito affiancati da centotrenta mezzi terrestri e da due aerei, al fine di combattere il traffico di migranti diretto in Libia e di addestrare l’esercito nigerino. La missione è stata annunciata ufficialmente dal Presidente del Consiglio Paolo <strong>Gentiloni</strong> al termine del G5 Sahel, un incontro che si è tenuto a Parigi tra i capi di stato e di governo di Francia, Germania e Italia e quelli dei cinque paesi del <strong>Sahel</strong>: Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. Il contingente italiano non opererà però solo in Niger, ma anche negli altri paesi dell’area che condividono con il governo nigerino i problemi relativi al traffico degli esseri umani e alla presenza di gruppi jihadisti (quindi Mauritania, Nigeria e Benin). La base delle operazioni italiane sarà un ex fortino della <strong>Legione straniera </strong>(uno storico corpo militare d'élite dell'esercito francese strutturato su 11 reggimenti, di cui 9 sul suolo francese e 2 oltremare) a <strong>Madama</strong>, al confine con la Libia meridionale, una zona centrale per controllare il traffico di esseri umani che coinvolge i migranti che partono dalla Libia per raggiungere le coste italiane. L’altra parte della spedizione avrà invece base nella capitale del paese, <strong>Niamey</strong>, dove si occuperà di addestrare il personale della piccola aviazione nigerina.<br><br></div><div><br>L’Italia non sarà l’unica forza straniera nell’area: qui infatti operano da anni soldati di diversi paesi europei e non, con una netta prevalenza dei <strong>francesi</strong>. La missione in Niger è anche la seconda più costosa approvata dal governo: costerà 30 milioni di euro. Come sottolineato dal ministro della Difesa Pinotti la <strong>missione è bilaterale</strong>, e nasce dalla richiesta formulata a novembre scorso dal governo nigerino, che é interessato  ai flussi migratori verso la Libia e verso il Mediterraneo, di avere militari italiani sul proprio territorio. Secondo alcune fonti, però, il 30 gennaio scorso è arrivata una “doccia fredda” da parte del Governo nigerino, il quale ha riferito che secondo l’emittente francese ‘Radio France International‘ (RFI), le Autorità di Niamey avrebbero <strong>negato</strong> di aver richiesto l’intervento di Roma e persino di essere state informate della missione dal Governo italiano. Inoltre, il Governo della Repubblica del Niger si sarebbe detto contrario alla missione italiana sul suo territorio e avrebbe dichiarato di essere già supportato da esperti statunitensi e francesi. È evidente come, negli ultimi mesi, la politica italiana si sia interessata molto alla regione del Sahel: nel suo recente viaggio nell’area, il Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha definito <strong>prioritario l’impegno di Roma in Africa.</strong> La ragione sembrerebbe ovvia: schiacciata dalla pressione dei flussi migratori che partono proprio dai Paesi dell’Africa sub-sahariana, l’Italia tenta di <strong>intervenire direttamente sulle cause del flusso.</strong>  Per fare ciò, Roma ha ovviamente bisogno di intensificare i rapporti con dei Paesi che, storicamente, hanno forti legami soprattutto con la <strong>Francia</strong>: ecco dunque la missione militare in Niger e l’apertura di Ambasciate in Guinea e Burkina Faso (oltre che in Niger stesso). Bisogna però far fronte anche a diversi problemi, come le <strong>condizioni climatiche</strong> estreme del deserto del Sahara, con temperature che toccano i 50 gradi, la sabbia che  danneggia velocemente i motori di aerei ed elicotteri ed i <strong>miliziani jihadisti</strong>, alcuni vicini ad <strong>al Qaeda</strong> e altri affiliati allo Stato Islamico (o<strong> ISIS),</strong> che sono molto attivi in varie aree del Sahel. Gruppi jihadisti, per esempio, sono ancora attivi in Mali, a poca distanza dal Niger. Inoltre, in Niger sono attualmente presenti gruppi di forze speciali e droni dell’esercito statunitense ed è in corso un grave scandalo che coinvolge la società francese <strong>Areva</strong>, che nel paese possiede numerose miniere di uranio, e alcuni politici locali, accusati di corruzione e di aver sottratto fondi pubblici. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-24 15:26:50 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/245737948</guid>
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      <item>
         <title>IL NIGER</title>
         <author>17f_karsten_matteo</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/245738099</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Niger è una <strong>Repubblica Presidenziale</strong>. Oggi il Presidente, eletto nel 2011 e confermato nel 2016, è <strong>Mahamadou Issoufou</strong>, il quale è una persona storicamente legata alla <strong>Francia </strong>(come buona parte della leadership nigerina fin dai tempi dell’indipendenza). <strong>Indipendente dal 1960, il Niger</strong> è uno dei Paesi più poveri al mondo e le sue difficoltà sono aggravate dagli scontri tra il governo locale e il gruppo terroristico <strong>Boko Haram</strong> che ha la sua base nella confinante Nigeria. Inoltre, lo scorso 17 ottobre una cellula dello Stato islamico ha attaccato il centro di detenzione di massima sicurezza di <strong>Koutoukalé</strong>, vicino alla capitale Niamey. Qui gli jihadisti d<strong>i Isis e Al Quaeda</strong> trovano canali di finanziamento attraverso il "<strong>mercato dei migrant</strong>i": <strong>Agadez</strong> è divenuta il principale nodo di transito per i migranti provenienti dai paesi dell’Africa Occidentale. Il Niger è un paese finora strategicamente periferico sullo scacchiere globale che negli ultimi tempi è finito al centro dell<strong>’interesse delle potenze occidentali</strong> principalmente a causa della sua <strong>posizione geografica.</strong> Collocato nel cuore della fascia sahelo-sahariana, questo esteso Paese è il principale crocevia dei <strong>traffici illeciti</strong> che transitano nella regione. Droga, armi ed esseri umani, ma anche macchine, sigarette, medicinali e altri prodotti contraffatti&nbsp; attraversano porosi confini di sabbia difficilmente controllabili dai paesi africani. Le reti&nbsp; informali di trafficanti <strong>tuareg e tebu</strong> (le due etnie principali che abitano questa zona del deserto del Sahara) invece, fanno affari con numerose sigle jihadiste e, da qualche anno, gestiscono anche il flusso di <strong>migranti subsahariani </strong>in transito nel deserto verso il Nordafrica e, da lì, verso l’Europa<strong>. </strong>A seguito dei precedenti interventi occidentali in <strong>Libia</strong> (2011) e <strong>Mali </strong>(2013) questa regione del mondo è caratterizzata da forte <strong>instabilità</strong> dei governi locali sotto la costante (e crescente) <strong>pressione terrorista</strong> di gruppi legati ad <strong>Al Qaeda</strong> nel Maghreb islamico e al sedicente <strong>Stato islamico</strong>. Contrastato in Medio Oriente (Siria e Iraq), il jihadismo contemporaneo vede nel Sahel un terreno fertile per la creazione di nuovi feudi e il reclutamento di forze fresche nella lotta globale<strong>. </strong>Le <strong>risorse </strong>del sottosuolo di cui il <strong>Niger</strong> è ricco fanno gola a molti : <strong>uranio, petrolio, gas naturale, diamanti, oro </strong>e altro ancora. Per la<strong> Francia il Niger </strong>ha<strong> un’importanza strategica </strong>fondamentale: è un’area in cui ha profondi interessi legati alle materie prime. La <strong>Total</strong> (una compagnia petrolifera francese) per esempio, mette a bilancio in Africa un terzo della sua produzione mondiale di petrolio e&nbsp; la società francese <strong>Areva</strong>, nonostante il recente crollo del prezzo mondiale dell’uranio, continua ad estrarre un terzo del fabbisogno delle centrali nucleari di Francia, mentre oltre l’80 per cento della popolazione&nbsp; nigerina non ha accesso all’elettricità. Inoltre, nonostante i rischi, anche la<strong> Germania </strong>non intende rimanere indietro nella corsa al Niger e nella capitale <strong>Niamey</strong> e nella regione di <strong>Agadez</strong>, dove si concentrano i principali giacimenti d’uranio e di altre risorse, sono dispiegati anche mille <strong>soldati americani.</strong> Infine, dal punto di vista della cooperazione internazionale e regionale, il Niger collabora con l’Algeria, il Mali e la Mauretania per compiere una serie di attività multi-dimensionali dedicate alla sicurezza locale. In particolare il Paese africano partecipa alle attività di controllo con il Ciad e la Nigeria, al fine di combattere più efficacemente i terroristi di Boko Haram. È&nbsp; In questo quadro, allora, che si inserisce e viene motivata la presenza militare straniera, soprattutto <strong>francese, statunitense, tedesca e, a breve, anche italiana.&nbsp;</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-24 15:28:36 UTC</pubDate>
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         <title>IL SAHEL</title>
         <author>17f_gotti_giorgia</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/245751382</link>
         <description><![CDATA[<div>Il<strong><em> Sahel</em></strong> è una vasta regione che attraversa l'Africa sub-sahariana che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l'Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est.</div><div>Comprende: il Ciad, il Niger, il Mali, il Burkina Faso, la Mauritania, il Senegal, la Gambia, il Camerun e la Nigeria.</div><div>Il Sahel prende il nome dalla parola araba “Sahil” che significa “bordo del deserto”.&nbsp;</div><div>É costituito da un ampia pianura interrotta al centro da rilievi di modesta altitudine, verso est si estende l’altopiano del Sudan.&nbsp;</div><div>Il Sahel è un'area molto instabile sia economicamente che politicamente. È inoltre una delle regioni più povere al mondo, sottoposta ad un forte processo di degrado ambientale, dovuto dalla desertificazione e da diversi conflitti.</div><div>Nonostante i paesi saheliani possiedano molte risorse minerarie (per esempio il petrolio per il Sudan, l’uranio e lo stagno per il Niger, l’oro per il Mali e il ferro per la Mauritania) sono nel complesso molto poveri e basano la loro economia principalmente sull'agricoltura e sulla pastorizia.</div><div>Tra la fine del 2011 e gli inizi del 2012, la scarsità delle piogge, portò ad una crisi alimentare causata dalle condizioni climatiche difficili che resero i campi incoltivabili e dalle tensioni socio-politiche e religiose che scatenarono dei conflitti armati.</div><div>La conseguenza fu la malnutrizione degli abitanti che li costrinse ad emigrare. Verso la fine del 2012 la grande presenza di piogge portò a raccolti molto abbondanti, nonostante ciò, nel 2013 il rischio della malnutrizione era ancora presente.</div><div>Con gli inizi del 2013 scoppiarono nuovi conflitti e crisi politiche che ebbero come conseguenza la migrazione forzata degli abitanti, la distruzione delle città e numerosi morti.&nbsp;</div><div>La <strong><em>Caritas</em></strong> è l'organismo pastorale della CEI per la promozione della carità. Negli ultimi anni ha aiutato molto le popolazioni in difficoltà del Sahel donando più di 13.000 euro.&nbsp;</div><div>La Caritas ha inoltre soccorso i paesi del Sahel con tre principali interventi:</div><ul><li>Aiuto d'urgenza vale a dire l'aiuto alle popolazioni maggiormente colpite dalla crisi distribuendo cibo, kit per rendere potabile l'acqua, kit sanitari e vendendo cibo a bassi prezzi.</li><li>Riabilitazione ossia la ripresa della attività socio-economiche (agricoltura, allevamento...) comprando il bestiame, allestendo fiere umanitarie, vendendo sementi resistenti alla siccità, organizzando corsi per la formazione degli agricoltori, installando pozzi e sostenendo centri di recupero nutrizionali per combattere la malnutrizione.</li><li>Comunicazione e coordinamento che sono necessari per una risposta efficace ed efficiente.</li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-24 17:41:55 UTC</pubDate>
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         <title>LA MAURITANIA</title>
         <author>17f_gotti_giorgia</author>
         <link>https://padlet.com/marina_mulazzani/d4po440asinm/wish/245751484</link>
         <description><![CDATA[<div>La <strong><em>Mauritania</em></strong> è uno stato dell'Africa nord occidentale che fa parte del Sahel. Confina a nord con l'Algeria, a ovest con l'Oceano Atlantico, a sud con il Senegal e a est con il Mali.</div><div>Il clima è desertico arido e sono presenti due stagioni: una secca e una umida. L'unico corso d'acqua costante è il Senegal che si snoda all'interno del paese. Gli altri corsi d'acqua sono stagionali.</div><div>Il Paese, pur logorato da molteplici difficoltà, tra cui ripetuti anni di siccità, che hanno distrutto bestiame e raccolti, ha intrapreso una politica economica che mira al potenziamento di nuove attività. Di primario interesse sono l'incentivazione del settore industriale, la modernizzazione della pesca, l'incremento dell'agricoltura. <br><br></div><div><strong>Agricoltura.</strong> L'agricoltura può contare su spazi assai esigui. Tra il 1980 e il 1984 l'avanzata del deserto ha inghiottito l'80% delle terre precedentemente tenute a pascolo, con perdite enormi di bestiame. Nella fascia del Sahel è diffusa la coltivazione degli ortaggi e dei cereali, rappresentati in prevalenza da miglio e sorgo. Nelle oasi la coltura predominante è quella della palma da dattero. È allo studio un progetto di cooperazione tra Senegal, Mali e Mauritania per la valorizzazione del fiume Senegal e la costruzione di una diga a Manantali per migliorare l'irrigazione della parte meridionale del Paese, la più fertile. <br><strong>Foreste, allevamento e pesca.</strong> Le foreste, non molto estese, danno gomma arabica oltre a modesti quantitativi di legname. Assai più importante è però l'allevamento, essenzialmente nomade. Predominano gli ovini e i caprini, i bovini e i volatili da cortile; i dromedari sono allevati dai nomadi dell'interno. Occupa un posto di crescente rilievo la pesca, praticata sia nel fiume Senegal sia in altomare.<br><strong>Risorse minerarie e industria.</strong> La grande ricchezza mineraria del Paese è oggi il ferro, di cui la Mauritania è il secondo fornitore su scala continentale dopo la Repubblica Sudafricana. Si estraggono inoltre altri materiali oro, rame, gesso, fosfati e ilmenite. Sono presenti delle raffinerie di petrolio e un complesso siderurgico.<br><br></div><div><strong>Comunicazioni e commercio.</strong> L'unica linea ferroviaria è prevalentemente adibita al trasporto di minerali. C’è una sola superstrada che unisce la capitale con Néma, presso il confine con il Mali. Un intenso traffico si svolge tuttora sul fiume Senegal. Nouadihibou e Nouakchott sono sedi di aeroporti internazionali. <br>La capitale della Mauritania è Nouakchott che si trova sulla costa atlantica. È la più grande città del Sahara. Spesso funge da interfaccia fra la popolazione urbana della Mauritania e i cittadini nomadi, infatti buona parte della popolazione è composta da tribù che sono in continuo spostamento. <br>La città nel 1986 venne suddivisa in nove distretti: Arafat, Dar Naim, El Mina, Ksar, Riad, Sebkha, Tevragh-Zeina, Teyarett e Toujounine.<br>Nel 1960 la Mauritania ha raggiunto l'indipendenza dalla Francia ottenendo una democrazia alternata a colpi di stato. Nel 2009 fu eletto presidente Abdel Aziz. Il suo principale obiettivo fu segnalare la lotta al terrorismo. Nel 2014 fu rieletto presidente per la seconda volta, ma la sua elezione e il suo potere furono messi in dubbio da un possibile boicottaggio. Abdel Aziz tentò di risolvere la situazione fallendo, provocando una tensione nel clima socio-politico dello stato. </div><div>Le tensioni esistenti nel contesto politico e sociale mauritano, sono state aggravate dal dibattito sul referendum proposto dal presidente Abdel Aziz tenutosi il 5 Agosto 2017. La proposta per la riforma ha comportato l'eliminazione del senato, il cambiamento della bandiera e dell'inno.</div><div>La Mauritania è abitata da due principali etnie:</div><ul><li>Arabo-berbera</li><li>Sub-sahariana</li></ul><div>La coesistenza tra le due componenti etniche è problematica a causa delle pratiche discriminatorie e schiavistiche che provocarono molti problemi e rallentarono lo sviluppo dei settori in miglioramento.</div><div>La popolazione urbana rappresenta la maggioranza. La costituzione mauritana definisce il paese una repubblica islamica e l'islam religione di stato, infatti la quasi totalità della popolazione è di religione musulmana. Il sistema giuridico è basato sul diritto francese e sulla Sharia.</div><div>La Mauritania utilizza una moneta non decimale. La situazione economico-sociale è abbastanza critica visto che circa la metà della popolazione vive con meno di due dollari al giorno.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-24 17:43:00 UTC</pubDate>
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