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      <title>L&#39;alimentazione by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2014-03-04 21:26:14 UTC</pubDate>
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         <title>Rinascimento</title>
         <author>amaliadeluca</author>
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         <description><![CDATA[<p>Durante questo periodo nacque il vero e proprio  <span style="font-size: 13px;">piacere nella preparazione delle pietanze.Compaiono</span><span style="font-size: 13px;"> le minestre preparate con brodo o latte, riso e cereali,</span><span style="font-size: 13px;"> mentre le carni più pregiate sono selvaggina e pollame. </span><span style="font-size: 13px;">Inoltre alla fine del Quattrocento compaiono le paste “all’italiana”. </span><span style="font-size: 13px;"> Maccheroni e vermicelli conditi con uvette oppure con burro e sale, </span><span style="font-size: 13px;"> e le prime paste ripiene, antenate dei tortellini. </span><span style="font-size: 13px;">Pur non avvenendo grandi rivoluzioni in ambito culinario, </span><span style="font-size: 13px;">gli usi alimentari furono caratterizzati nella ricerca del nuovo e dello sfarzoso. </span><span style="font-size: 13px;"> Vennero pubblicati dei libri e trattati di buone maniere  </span><span style="font-size: 13px;">come il Galateo dell’Arcivescovo Giovanni Della Casa nel quale si codificava il corretto comportamento da rispettare quando si mangia. Sulla tavola comparvero per la prima volta il bicchiere individuale,  </span><span style="font-size: 13px;">la forchetta, gli stuzzicadenti, il tovagliolo e vennero inventati molti utensili </span><span style="font-size: 13px;"> per usi culinari come le rotelle tagliapasta, i setacci e gli spremi agrumi e </span><span style="font-size: 13px;">di una nutrita pubblicazione di opere scritte da grandi cuochi </span><span style="font-size: 13px;">come Maestro Martino, Cristofaro da Messibugo e Bartolomeo Scappi.  </span><span style="font-size: 13px;">Nacque una vera e propria gerarchia di specialisti del servizio il preludio della più moderna brigata di cucina.</span></p>]]></description>
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         <pubDate>2014-03-04 21:49:57 UTC</pubDate>
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         <title>il 1700</title>
         <author>amaliadeluca</author>
         <link>https://padlet.com/amaliadeluca/cubgc4cd4c/wish/22676578</link>
         <description><![CDATA[<p> Nel Settecento Si scoprono le salse: la bèchamel e la mayonnaise. Entra il vino nella cottura delle carni. Nasce il ragù e la gelatina. Entra il cavolo nella tavola dei poveri. Il secolo dei grandi viaggiatori pone a contatto diverse cucine. La rivoluzione in scatola Sarà soprattutto la scoperta di nuovi metodi per la conservazione dei cibi a mutare le ricette.La cucina diventò così simbolo di raffinatezza. In questo periodo nasce anche la cucina classica capostipite fu senz’altro Francois Pierre de la Varenne. Varenne compì un deciso passo avanti: nella sua opera “le Cusinier Francois” parlò per la prima volta dei fondi o delle basi di cucina, della creazione di nuovi abbinamenti e utilizzò per la prima volta il classico bouquet garni o mazzetto aromatico. Introdusse l’utilizzo delle carni di animali nostrani, scegliendo gli animali più giovani, quindi più teneri, e iniziò a sperimentare la tecnica della steccatura con strisce di lardo e verdure introdotte nei vari pezzi di carne prima di essere arrostiti. Ci furono novità anche nel campo delle bevande, la più importante fu la scoperta del metodo champenoise che Dom Perignon inventò nel 1688 dando origine alla prima produzione di Champagne. In Italia fu il boom della gelateria della torrefazione del caffè e della diffusione della cioccolata. Poi nella cucina popolare portato dalle americhe si diffuse il mais che diede origine a molte preparazioni per il confezionamento di vari tipi di polenta. Al contrario della Francia la comparsa del pomodoro diede origine alla preparazione di creme e salse per il condimento della pasta.<br></p>]]></description>
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         <pubDate>2014-03-04 22:06:02 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Oggettistica</title>
         <author>amaliadeluca</author>
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         <description><![CDATA[<p>Ogni salsa aveva il suo contenitore, come pure l'olio, il sale, il formaggio.&nbsp;Si aggiunsero poi i portatovaglioli e gli sgabelli d’argento o cristallo per posarvi le posate o le insalatiere, rigorosamente di ceramica.Le tovaglie rigorosamnte bianche di lino con i tovaglioli abbinati.<br>Più tardi arrivarono interi servizi per il caffè e per il the, poi ancora bicchieri per differenti tipi di vino o per l’acqua, oltre ai catini per l’acqua di rose, nonché ad una miriade di oggetti destinati ad ingombrare la tavola con funzione&nbsp;d’ornamento. Naturalmente gli splendori di questa tavola scavarono ancora di più un abisso profondo tra le abitudini della tavola dei ricchi e la tavola della povera gente che non badava certo al comportamento da tenere a tavola</p>]]></description>
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         <pubDate>2014-03-04 22:23:21 UTC</pubDate>
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         <title>abitudini alimentari</title>
         <author>amaliadeluca</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2014-03-04 22:41:16 UTC</pubDate>
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         <title>IL MAIS</title>
         <author>amaliadeluca</author>
         <link>https://padlet.com/amaliadeluca/cubgc4cd4c/wish/22678699</link>
         <description><![CDATA[<p>Mais:Mais è una parola che deriva da mahiz, nome col quale gli indigeni che Colombo incontrò indicavano l’elemento dal quale traevano tanta parte della loro alimentazione. Quelle popolazioni, infatti, sfruttavano il mais in maniera razionale, totale, non ne buttavano via una sola parte: con spighe, foglie e gambi facevano bevande alcoliche, preparavano zucchero, nutrivano il bestiame e ricoprivano i tetti delle capanne; le pannocchie, se mature al punto giusto, venivano abbrustolite sul fuoco o macinate fino ad ottenere una poltiglia gialla e grossolana. Questa pianta infatti grazie alla sua veloce germinazione garantiva cibo tutto l’anno così diventò talmente importante che gli indigeni gli attribuirono anche una dea, Xilotl, a cui venivano fatti sacrifici umani.<br>Le prime coltivazioni europee di mais, accertate da documenti, risalgono alla prima metà del ’500. all’inizio però esso non era ben considerato e infatti veniva più facilmente usato come mangime per il bestiame. Solo più tardi gli europei cominceranno a considerare il mais come un alimento più gustoso.</p><br><p><br><br>  </p>]]></description>
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         <pubDate>2014-03-04 22:43:01 UTC</pubDate>
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         <title>Curiosità: il caffè e il cornetto</title>
         <author>amaliadeluca</author>
         <link>https://padlet.com/amaliadeluca/cubgc4cd4c/wish/22678974</link>
         <description><![CDATA[<p><span>Esistono molte leggende  sull'origine del caffè. La più conosciuta dice che un pastore chiamato  Kaldi portava a pascolare le capre in Etiopia. Un giorno queste  incontrando una pianta di caffè cominciarono a mangiare le bacche e a masticare le foglie. Arrivata la notte le capre anziché dormire si  misero a vagabondare con energia e vivacità mai espressa fino ad allora.  Vedendo questo il pastore ne individuò la ragione e abbrustolì i semi  della pianta mangiati dal suo gregge, poi le macinò e ne fece un'infusione, ottenendo il caffè. Un'altra leggenda ha come protagonista il profeta Maometto il quale, sentendosi male, ebbe un giorno la visione dell'Arcangelo Gabriele che gli offriva una pozione nera (come la Sacra Pietra della Mecca) creata da Allah, che gli permise di riprendersi e tornare in forze. Esiste anche una leggenda che narra di un incendio in Abissinia di piante selvatiche di caffè che diffuse nell'aria il suo fumo per chilometri e chilometri di distanza. Nel XV secolo la conoscenza della bevanda a base di caffè si estese fino a Damasco, al Cairo per arrivare infine ad Istanbul, dove il suo consumo avveniva nei luoghi d'incontro dell'epoca. Nella sua opera Sylva sylvarum, pubblicata postuma nel 1627, Francesco Bacone fornisce per primo una descrizione di questi locali in cui i turchi siedono a bere caffè, paragonandoli alle taverne europee. Per i suoi rapporti commerciali in Vicino Oriente, Venezia fu la prima a far uso del caffè in Italia, forse fin dal XVI secolo.  I caffè divennero presto luoghi di nascita e diffusione di idee liberali, e furono frequentati da letterati, politici e filosofi, diffondendone l'uso in tutta Europa. Nel 1670 aprì il primo caffè a Berlino e nel 1686 a Parigi. Nel 1684 Franciszek Jerzy Kulczycki, soldato delle truppe del re polacco Jan III Sobieski, che era giunto in Austria per salvare Vienna dall'assedio dei Turchi, dopo la liberazione della città, aprì in questa la prima bottega del caffè, fra le prime in Europa. Costui utilizzò all'inizio i sacchi di caffè abbandonati dall'esercito ottomano in fuga. Dal luglio di 
quell’anno la città, ultimo baluardo all’aggressione turca dell’Europa, era sotto assedio. I tentativi di assalto erano stati numerosi e durissimi: aggressioni alle mura, scavi di gallerie sotterranee, addirittura – racconta Moriani – si cercò di entrare attraverso la parete di una panetteria. Se non che i fornai viennesi, che a quell’ora erano già operosi, si accorsero della pericolosa intrusione e diedero l’allarme. Quando poi l’11 settembre la coalizione cristiana guidata dal re di Polonia Giovanni III Sobieski liberò infine la città i fornai festeggiarono confezionando un dolce a base di uova, farina , burro, zucchero lievito ed acqua tiepida: era nato il kipferl, in italiano cornetto, così chiamato per la forma singolare che icordava quella della mezzaluna turca.</span></p>]]></description>
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         <pubDate>2014-03-04 22:48:58 UTC</pubDate>
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         <title>Il Cacao</title>
         <author>amaliadeluca</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il Cacao:Le origini del cioccolato, che si ottiene dalla Theobroma cacao, risalgono ad almeno 4000 anni fa. La pianta si pensa sia originaria del bacino dell’Amazzonia o dell’Orinoco in Sud America e era considerata dagli Aztechi di origine divina, infatti “Theobroma” significa “cibo degli dei”. Gli Aztechi usavano i semi come moneta: 100 semi per comperare uno schiavo, 10 per un coniglio.<br>Cristoforo Colombo fu il primo che portò i semi in Europa intorno al 1502, essi erano una curiosità , ma solo con Fernando Cortes furono introdotti nel mondo occidentale. Egli capì l’importanza dei semi di cacao e li riportò in Spagna. Quindi furono usati in piantagioni e lui ne aveva il monopolio.<br>Le bevande di cioccolato si svilupparono in Spagna in miscela con pepe, vaniglia, zucchero o con vino e birra, tanto da divenire così importanti nella società spagnola da essere servite durante la messa.</p>]]></description>
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         <pubDate>2014-03-05 13:24:09 UTC</pubDate>
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         <title>I Peperoni</title>
         <author>amaliadeluca</author>
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         <description><![CDATA[<p><br>Peperoni, pomodori e peperoncino<br>Apprezzato per le sue proprietà alimentari ed energetiche, il peperone (Capsicum annuum) è caratteristico delle regioni tropicali, ma è ampiamente diffuso anche nei paesi temperati. Originario, secondo De Candolle, del Brasile e secondo altri studiosi della Giamaica, fu introdotto in Europa nel XVI secolo. La sua diffusione fu velocissima: nel 1542 se ne conoscevano già tre varietà, nel 1640 tredici, alla fine del 1600 trentacinque. In Italia è segnalato, per la prima volta, nel 1551.<br></p>]]></description>
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         <pubDate>2014-03-05 13:26:15 UTC</pubDate>
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         <title>Le Arachidi</title>
         <author>amaliadeluca</author>
         <link>https://padlet.com/amaliadeluca/cubgc4cd4c/wish/22724318</link>
         <description><![CDATA[<p>L’arachide è una pianta erbosa appartenente alla famiglia delle Fabaceae (o leguminose), originaria del Brasile e coltivata un po’ in tutto il mondo. I semi commestibili di questa pianta sono oggetto di un’intensa attività agricola ed industriale. Dalla spremitura dei semi di arachide si ricava l’omonimo olio mentre con la lavorazione si produce in America il burro di arachidi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2014-03-05 13:30:46 UTC</pubDate>
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