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      <title>Alla scoperta delle origini della Sicilia  by mimma mazzola</title>
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      <description>Miti e leggende siciliane - Lavoro di classe</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-01-21 11:52:18 UTC</pubDate>
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         <title>IL Mito: caratteristiche e funzioni</title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il <strong><em>mito</em></strong> è una complessa narrazione che ha il compito di fornire un'interpretazione ai fenomeni che gli antichi non sapevano spiegarsi. I miti sono caratteristici di ogni civiltà fin dalle sue origini e ne riflettono le specifiche concezioni di vita e del mondo. I miti hanno origini molto remote e una lunga tradizione orale e nelle varie civiltà sono stati rintracciati molti elementi comuni.</p><ol><li><p>miti della creazione o delle origini: raccontano come una divinità abbia creato l’universo dal nulla o dal caos;</p></li><li><p>miti naturalistici: il cui scopo fondamentale è quello di fornire una spiegazione dei fenomeni naturali;</p></li><li><p>miti storici: hanno la funzione di tramandare eventi fondamentali per la storia di un popolo i cui protagonisti sono personaggi realmente esistiti o immaginari.</p></li></ol><p><br></p><p>Nei miti si riflettono quindi le credenze e i valori delle civiltà che li hanno elaborati e rappresentano quindi un mezzo utilissimo per conoscerli e comprenderli meglio.I miti trattano in chiave simbolica i temi naturali ovvero: la nascita e la morte, il mistero dell’aldilà e il rapporto con il soprannaturale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-21 12:13:26 UTC</pubDate>
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         <title>La leggenda della principessa Silicia</title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tanto tanto tempo fa, in una terra lontana del <strong>Mediterraneo</strong> viveva una bellissima principessa di nome <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://www.siciliamediaweb.it/cosa-vedere-in-sicilia-in-autunno/"><strong>Sicilia</strong></a>. Un profezia malvagia le aveva preannunciato un destino nefasto: Sicilia sarebbe morta all’età di 15 anni, assassinata dal mostro<strong> Greco Levante</strong>. Così, prima del suo 15esimo compleanno, con il cuore pieno di angoscia, il re e la regina lasciarono che la principessa partisse da sola, su una barca, affidata alle acque, ai venti e alle correnti del mare.</p><p>Dopo qualche settimana di navigazione solitaria in mezzo al <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://www.siciliamediaweb.it/tour-nel-mediterraneo/"><strong>Mediterraneo</strong></a>, la principessa Sicilia fu travolta da un devastante angoscia: aveva finito le scorte alimentari e l’acqua da bere, così fu certa di morire da lì a poco. Ma i venti benevoli e il <strong>favore degli Dei</strong> spinsero la sua imbarcazione fino alle coste di un’isola bellissima e rigogliosa, ricca di lussureggiante vegetazione e baciata dal sole. Sicilia fu salva! Si nutrì dei tanti frutti e delle fresche acque dei torrenti, girovagò per la costa e per l’entroterra dell’isola, ammirando i paesaggi incantati.</p><p>Ben presto si accorse, però, che l’isola era completamente disabitata. Un nuovo sentimento di sconforto la assalì. Cominciò a piangere per la solitudine e per la nostalgia della famiglia e della terra natia. Prima sommessamente poi sempre più forte, finché fu sentita da un <strong>giovane ragazzo</strong> che vagava, anche lui solitario, per le terre deserte dell’isola. I due si innamorarono a prima vista; lui spiegò a Sicilia di essere l’unico sopravvissuto dopo una pestilenza, voluta dagli Dei, che aveva ucciso tutti gli isolani. La leggenda vuole che dalla progenie della principessa e del suo sposo abbia avuto origine il <strong>popolo dei Siciliani</strong>, che in onore della prima antenata, chiamarono la loro isola<strong> Sicilia</strong>.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-21 12:17:55 UTC</pubDate>
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         <title>La leggenda della riviera dei Ciclopi</title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <description><![CDATA[<p>Ulisse e i suoi uomini approdarono sulla <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://www.siciliamediaweb.it/spiagge-piu-belle-di-catania-e-provincia/"><strong>costa orientale della Sicilia</strong></a>, stanchi e affamati dopo mesi di navigazione in mare aperto. Era risaputo che quella fosse una zona pericolosa, abitata dai famigerati Ciclopi, esseri giganteschi con un occhio solo, noti mangiatori di uomini. Ma la ciurma di Ulisse aveva troppa fame e bisognava escogitare qualcosa per rubare i gustosi formaggi che i Ciclopi tenevano gelosamente immagazzinati nella <strong>grotta di Polifemo</strong>. Questi era il più grosso e il più terribile di tutti, ma Ulisse con la sua astuzia riuscì ad ingannarlo e a sconfiggerlo.</p><p>Entrò nella grotta con uno stratagemma e si presentò direttamente al gigante. Disse di chiamarsi <strong>Nessuno</strong> e di essere lì per rendergli omaggio, portando in dono una bevanda dolce e gustosa che il ciclope non aveva mai assaggiato. <strong>Polifemo minacciò Ulisse</strong> di mangiare lui e tutti i suoi uomini, ma prima volle bere il nettare profumato che gli veniva offerto. Cadde in un sonno profondo, durante il quale Ulisse riuscì a conficcargli nell’unico occhio un tronco di albero appuntito e a portare via tutti i viveri presenti nella grotta.</p><p>Al risveglio, <strong>Polifemo</strong>, accecato e straziato dal dolore, cominciò ad urlare. Accorsero tutti gli altri ciclopi e gli chiese cosa fosse successo. “<strong><em>Nessuno mi ha accecato, Nessuno mi ha tolto l’occhio</em></strong>” continuava a gridare il gigante. Gli altri allora lo credettero impazzito e se ne tornarono alle loro faccende, deridendolo. A quel punto Polifemo, amareggiato e furibondo, cominciò a scagliare grossi massi di pietra sulla riva e nel mare, nel tentativo di colpire alla cieca Ulisse in fuga. È così che ebbe origine il litorale roccioso nel pressi di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://www.siciliamediaweb.it/cosa-fare-e-vedere-a-catania/"><strong>Catania</strong></a>, chiamato per l’appunto <strong>Riviera dei Ciclopi</strong>.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-21 14:55:27 UTC</pubDate>
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         <title>La Legenda del Monte ETNA</title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <description><![CDATA[<p>C’era una volta un gigante di nome<strong> Encelado</strong>. Era un tipo brutto e cattivo, particolarmente irascibile: ogni volta che si arrabbiava <strong>sputava fuoco</strong> dalla bocca e dagli occhi e i capelli gli si incendiavano in mille fiammelle. Un giorno decise di conquistare l’<strong>Olimpo</strong> per detronizzare <strong>Giove</strong> e diventare lui il <strong>re degli Dei</strong> e del mondo intero. Con l’aiuto dei suoi compagni giganti, mise una montagna sopra l’altra per raggiungere le vette del <strong>monte Olimpo</strong>, ma Giove, accortosi dell’agguato scagliò rabbioso un fulmine nella catasta di rocce che andò in frantumi.</p><p>Encelado&nbsp; precipitò e sprofondò sulle coste della Sicilia, in una <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.siciliamediaweb.it/spiagge-piu-belle-sicilia/">spiaggia</a> fra <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.siciliamediaweb.it/cosa-fare-e-vedere-a-catania/"><strong>Catania</strong></a><strong> e </strong><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://www.siciliamediaweb.it/messina-cosa-fare-e-vedere/"><strong>Messina</strong></a>. Tutti i massi di pietra con cui aveva costruito la scala per l’Olimpo, gli crollarono addosso, imprigionandolo nel sottosuolo. Ancora oggi, qualche volta, al ricordo del piano di conquista fallito, Encelado si arrabbia tantissimo e sputa fuoco, lapilli e lava incandescente dai crateri del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.siciliamediaweb.it/vulcano-isole-eolie/">vulcano</a> <strong>Etna</strong>, sotto il quale è sepolto per sempre.</p><p>Un’altra versione della leggenda del <strong>monte Etna</strong> racconta le origini del vulcano: durante il tentativo di rivolta dei <strong>Giganti</strong> verso Giove e gli <strong>Dei dell’Olimpo</strong>, Encelado, visto che le cose si mettevano male, tentò la fuga. La<strong> dea Atena</strong> se ne accorse e per fermarlo gli scagliò addosso la Sicilia, bloccando per sempre. La testa del gigante iracondo corrisponde alla zona dove sorge l’Etna: ecco spiegata l’origine del <strong>vulcano più alto d’Europa</strong> e fra i più attivi del pianeta.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-21 15:11:59 UTC</pubDate>
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         <title>Il Monte Etna</title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <pubDate>2024-01-21 15:24:47 UTC</pubDate>
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         <title>Le Teste di Moro</title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <pubDate>2024-01-21 15:27:08 UTC</pubDate>
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         <title>Il Mito di Colapesce</title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <pubDate>2024-01-21 15:28:21 UTC</pubDate>
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         <title>Il Mito: mappa concettuale</title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <pubDate>2024-01-21 15:30:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <pubDate>2024-01-21 17:31:36 UTC</pubDate>
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         <title>La leggenda di Aretusa</title>
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         <description><![CDATA[<p><br></p><p>La ninfa al seguito di Artemide, correndo libera tra i boschi del Peloponneso, fu vista dal giovane Alfeo che  si innamorò perdutamente di lei. Ma Aretusa non ricambiava il suo sentimento, anzi rifuggiva da lui, finché stanca delle sue insistenze chiese aiuto ad Artemide. La Dea la avvolse in una spessa nube sciogliendo la giovane in una fonte sul lido di Ortigia.</p><p>Alfeo allora chiese aiuto agli Dei, che lo trasformarono in un fiume che nascendo dalla Grecia e percorrendo tutto il Mar Ionio si unì all'amata fonte.</p><p>Ancora oggi il mito rivive nell’ isola di Ortigia grazie alla cosiddetta Fonte Aretusa, uno specchio di acqua che sfocia nel Porto Grande di Siracusa.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:05:39 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:07:31 UTC</pubDate>
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         <title>U signuruzzu truvatu </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>La leggenda narra che il 1 marzo del 1800, alla chiesa di Sant’Antonio, fu compiuto un furto. A mezzanotte la strada era deserta ed errava vagabondo soltanto un forestiero di nome Cassarà, di mestiere argentiere. Debilitato dal freddo e dalla fame, decise di rubare la pisside sacra per rivenderne l’argento. Subito dopo il furto, Cassarà iniziò a correre ma all’improvviso sentì una voce che gli intimava di fermarsi: scavò un fosso in cui nascose la refurtiva e si andò a nascondere per la paura.</p><p>La mattina seguente il prete trovò la chiesa sottosopra e il cofanetto che custodiva la reliquia rotto. La voce si sparse in fretta tanto che i paesani iniziarono a cercare la pisside ovunque. Ad un certo punto qualcuno trovò un cagnolino spaventato “cu la ventri attaccata ‘ntra li rrini” e un lumicino attaccato: scavarono in quel punto e ritrovarono l’oggetto. L’allegria fu grande così come i festeggiamenti.</p><p>Dopo tre giorni fu trovato anche il ladro: Cassarà si era infatti rifugiato nella grotta di Santa Sofia. Fu così condotto in città sopra un cavallo con le mani legate, mentre la gente lo minacciava e ingiuriava. Si racconta che morì disperato in prigione. Nel luogo dove fu ritrovata la sacra pisside fu eretta la Chiesa del Santissimo Trovato (“U Signuruzzu Truvatu”), tuttora allocata nella parte est dell’ingresso di Ragusa Ibla.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:08:25 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[<p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/qUaUaCaZaWk?feature=shared">https://youtu.be/qUaUaCaZaWk?feature=shared</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:12:48 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2024-02-19 12:13:50 UTC</pubDate>
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         <title>Il bey ragusano</title>
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         <description><![CDATA[<p>Murad-Aghà, nato a Ragusa di Sicilia intorno al 1480, ancor giovane fu rapito dai corsari turchi e venduto a Costantinopoli a un custode dell’harem del Sultano Selim I. Fu qui a venire ribattezzato con il nome di Murad e, poiché era di bellissimo aspetto, voluto dalla favorita del sultano, Zulima, al suo personale servizio. Il sultano glielo donò, avendo però prima l’accortezza di farlo castrare. Morti il sultano Selim e la sua favorita Zulima nel 1521, Murad si dedicò alla vita militare, mostrandosi un capo talmente valoroso da venire soprannominato Aghà, cioè condottiero. Come simbolo delle sue vittorie militari, Murad-Aghà fece innalzare a Tagiura, in Libia, una lussuosa e sfarzosa moschea, alla cui costruzione lavorarono numerosi schiavi siciliani. Quando la costruzione fu completata, Murad-Aghà però non dimenticò le sue origini siciliane: fece liberare tutti gli schiavi che vi avevano lavorato e li rimandò in Sicilia. Quando morì volle essere seppellito proprio in quella moschea costruita dai suoi compatrioti siciliani.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:13:57 UTC</pubDate>
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         <title>Le truvature</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>La Sicilia è una terra piena di “truvature”, ossia tesori disseminati per le campagne, nascosti dentro grotte naturali, nei pressi di chiese o in buche scavate nel terreno. A giustificare l’origine delle truvature, probabilmente, si cela la necessità che ebbero i siciliani di varie epoche di nascondere le loro ricchezze durante incursioni di pirati o invasioni.</p><p>I tesori erano di due tipi: vincolati o liberi. Nel primo caso bisogna liberarla attraverso un rito o una formula magica. Le leggende citano numerose truvature nei territori della Contea di Modica, ma spesso si trattava di tranelli orditi per catturare gli avidi di ricchezze.</p><p>Intorno alla costruzione della Chiesa Santa Maria dei Miracoli esiste una leggenda legata al ritrovamento di un tesoro. Durante il sonno, alcuni spiriti apparvero a una bambina dicendole che poteva trovare una “truvatura” nella chiesa di S. Maria soltanto se non avesse detto niente a nessuno. La bimba, invece, spaventata, raccontò tutto al padre e insieme si diressero nella chiesa per scoprire questo tesoro, non trovando però nulla per non aver rispettato le richieste degli spiriti. Però, per consolarla, la Madonna le fece trovare un quadro con il ritratto di Maria bambina. Il ritrovamento della sacra immagine fu considerato dalla popolazione un evento prodigioso per cui si decise di costruire un tempio in onore della Madonna. La chiesa fu edificata intorno alla metà del XVII secolo, fuori dalle mura della città, e rappresenta un illustre esempio di barocco atipico, con pianta ad ottagono allungato e raffinati originali intagli delle tre porte d’ingresso rispetto allo standard ibleo, forse influenzato dal barocco romano.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:16:20 UTC</pubDate>
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         <title>Lavoro di: Pietro Lo Bue e Simone Tuzzolino</title>
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         <description><![CDATA[<p>Mito su Enna: IL MITO DI PROSERPINA</p><p>Il mito di Proserpina è un racconto dell'antica migologia greca e romana. Proserpina era la figlia della Cerere, protettrice della terra e della fertilità, e di Giove (Zeus). </p><p>Il mito narra come Proserpina fu rapita da Plutone, il dio degli inferi, mentre raccoglieva i fiori nei campi.</p><p>Cerere causò l'inverno e il secco sulla Terra.</p><p>Zeus intervenne e negoziò con Plutone e stabilirono che Proserpina sarebbe stata libera per 6 mesi, mentre i restanti mesi li avrebbe passati con Plutone negli inferi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:18:02 UTC</pubDate>
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         <title>Leggenda della suora del campanile del Mercede </title>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Siamo nella piazzetta del mercato del Capo ed ecco che sul campanile della Chiesa della Madonna della Mercede, dove un tempo sorgeva un convento, la sera si affaccia una suora si affaccia e rimane immobile tutta la notte e si diceva che guardasse verso il Palazzo Serenario.</strong></p><p><br></p><p>La storia</p><p>un artigiano, nel Settecento, aveva eseguito dei lavori per un&nbsp; nobile ma quando l’ artigiano presentò il conto il nobile ritenne che il prezzo fosse troppo alto e lo fece bastonare dai propri schiavi</p><p>Non contento, fece anche rapire la figlia di lui, 'Ngela, e abusò di lei. Lasciata libera la ragazza fece ritorno a casa portando in grembo il frutto della violenza e il padre per nascondere il disonore la fece chiudere nel convento delle cappuccinelle, fatto costruire dalla confraternita dei “Mercedari”.</p><p>Dopo aver dato alla luce una bambina, 'Ngela prese ufficialmente i voti e non vide mai più la sua stessa figlia, che fu adottata e che poi, si dice, lavorasse come domestica proprio a Palazzo Serenario. Quello che la gente del luogo crede è che sia appunto il fantasma della suora in cerca di sua figlia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:18:47 UTC</pubDate>
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         <title>Mito Trapani, Cerere</title>
         <author>gretamilitello1</author>
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         <description><![CDATA[<p>La nascita di Trapani è legata alla mitologia e alla forma di falce che assume il lembo di terra su cui sorge.</p><p>Una leggenda antichissima racconta che Cerere, dea della terra e della fertilità, , perse una falce mentre percorreva la Sicilia su un carro alato alla ricerca della figlia Proserpina, rapita da Plutone. La falce caduta in mare si mutò in una lingua di terra arcuata sulla quale sorse</p><p>Trapani, detta allora "Drepanon", "falce" in greco antico, data la forma che assunse.</p><p>Secondo un'altra tradizione mitologica, Trapani sarebbe invece sorta dalla falce caduta dalle mani di Saturno dopo aver evirato il padre</p><p>Urano. Saturno era infatti il dio patrono di Trapani e ancora oggi si può ammirare una statua che lo ritrae posta a ornamento della fontana che si trova in piazzetta Saturno, nel centro storico.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:22:29 UTC</pubDate>
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         <author>ariannadhrami</author>
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         <pubDate>2024-02-19 12:24:42 UTC</pubDate>
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         <author>ariannadhrami</author>
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         <pubDate>2024-02-19 12:25:06 UTC</pubDate>
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         <title>Leggenda di Ciane e Anapo</title>
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         <description><![CDATA[<p>Persefone, figlia di Zeus e di Demetra, dea della vegetazione e dell'agricoltura, era intenta a cogliere fiori insieme ad alcune ninfe presso le rive del lago Pergusa . Improvvisamente, dal suo regno sotterraneo sbucò fuori Ade, innamorato della fanciulla, che per non perdere tempo in corteggiamenti e soprattutto per evitare di chiedere la mano di Persefone al fratello Zeus, decise di rapirla.<br>Fu la ninfa Ciane a reagire al rapimento aggrappandosi al cocchio di Ade nel tentativo disperato di trattenerlo. Il Dio incollerito, la percosse col suo scettro trasformandola in una doppia sorgente dalle acque color turchino.<br>Il giovane Anapo, innamorato della ninfa Ciane vistosi liquefare la fidanzata, si fece mutare anch'egli nel fiume che ancor oggi, al termine del suo percorso si unisce nelle acque al Ciane, per versasi nel Porto Grande.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:26:12 UTC</pubDate>
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         <author></author>
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         <pubDate>2024-02-19 12:26:24 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2024-02-19 12:27:52 UTC</pubDate>
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         <title> CENTO POZZI</title>
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         <description><![CDATA[<p>Lungo la strada provinciale Beddio-Trasauro-Piombo si trovano la contrada Cento Pozzi e la contrada Bùttino. Questa zona è caratterizzata dalla presenza di parecchi pozzi, la cui esistenza è spiegata da una nota leggenda e dalle sue diverse versioni.</p><p><br/></p><p>Si narra che due compari avessero preso in gabella una tenuta lungo la strada e che uno dei due possedesse una tabacchiera all’interno della quale teneva rinchiusi un mucchio di diavoli pronti a lavorare a suo piacimento. L’altro compare, ignaro, pur lavorando allo sfinimento non riusciva mai ad eguagliare il lavoro svolto dal proprietario della tabacchiera. Un giorno, quest’ultimo dovette andare in paese lasciando il compare nella tenuta con il prezioso oggetto. Deciso a riposare un momento, pensò bene di aprirlo per prendere un po’ di tabacco da fumare: usciti i diavoli, dovevano necessariamente lavorare altrimenti avrebbero malmenato il compare. Il povero, atterrito per lo spavento e accerchiato, non sapeva cosa far fare loro finché non ordinò di scavare cinquanta pozzi. Dato il comando, fuggì lontano dai diavoli ma questi furono velocissimi a terminare il lavoro e dopo più di un chilometro lo raggiunsero. L’uomo ordinò allora la realizzazione di altri cinquanta pozzi ma, nonostante il terreno fosse più duro, il lavoro fu comunque svolto in breve tempo. Arrivato vicino al paese, i diavoli lo raggiunsero e fu in quel momento che il compare decise di far costruire loro una chiesa. I diavoli inizialmente rifiutarono ma, essendo nella loro natura l’obbedienza, furono costretti costruire la chiesa, precisamente Santa Maria delle Scale. Trattandosi di un luogo sacro, il lavoro li debilitò tanto che l’uomo poté facilmente raggrupparli e rinchiuderli nuovamente nella tabacchiera senza far sapere nulla al compare.</p><p><br/></p><p>Un’altra versione vede come protagonisti della leggenda uno zio ed un nipote. Lo zio possedeva una tabacchiera al cui interno teneva rinchiusi dei diavoli che giornalmente faceva lavorare. Un giorno zio e nipote si recarono in città ma, avendo dimenticato la tabacchiera, lo zio chiese al nipote di tornare indietro a prenderla. Quest’ultimo obbedì ma durante il tragitto, pur sapendo che lo zio ne era molto geloso, pensò di aprirla. Immediatamente uscirono i diavoli che gli chiesero quale lavoro dovessero svolgere e il giovane, impaurito, chiese loro di scavare cinquanta pozzi. In breve tempo i diavoli terminarono il lavoro e, nonostante corresse velocemente, anche stavolta raggiunsero il ragazzo senza difficoltà. Il giovane ordinò altri cinquanta pozzi ma si rese conto che neanche questa volta sarebbe potuto sfuggire loro. Così, appena finirono di scavare, il giovane chiese la realizzazione di un secchio di pasta e una corda di sabbia. Il secchio fu facilmente realizzato ma ben altra cosa fu la realizzazione della corda di sabbia, impossibile da torcere. Confusi, i diavoli tornarono dal ragazzo che, vista l’inadempienza, ordinò subito loro di rientrare nella tabacchiera e solo allora poté raggiungere lo zio ignaro. Quest’ultimo, la sera, chiese ai diavoli se avessero fatto buon viaggio ed in quel momento raccontarono di essere stanchi per i compiti ricevuti. A questo punto lo zio punì severamente il nipote.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:30:59 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2024-02-19 12:31:13 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2024-02-19 12:31:13 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[<p>LA LEGGENDA DI PROMETEO:</p><p>C’era una volta l’uomo, misero, non aveva armi, ne vesti, viveva selvatico nei boschi cibandosi di selvaggina cruda e frutta; per vestirsi si copriva di foglie, per difendersi dalle belve possedeva solo sassi e grossi rami.</p><p>Si riparava dal sole e dal gelo in caverne profonde dove erano simili a miseri ciechi, tremanti, indifesi in un mondo senza luce. Prometeo che voleva bene agli uomini non pote’ sopportare a lungo lo spettacolo di quell’umanita’ miserabile. Un giorno Prometeo disse: ”voglio aiutarli che la loro vita diventi meno selvaggia, che imparino a difendersi dalle belve, che coltivino la terra ,lavorino i metalli e si nutrano di cibi caldi e non sanguinanti e crude. Voglio donargli il fuoco”.Prometeo comunque sapeva che un dono (furto) simile avrebbe contrariato Giove e sarebbe stata la sua rovina, ma generoso e risoluto decise di sfidare l’ira del Dio. Sali’ quindi sulla montagna dove gli Dei banchettavano felici circondati dal fuoco divino. Entro’ nelle fucine di Vulcano e gli offri’ un’anfora contenente vino Etneo, Vulcano accetto’ e mando’ giu’ in un sorso (arso da tutto quel calore) il rosso liquore dell’Etna.Dopo un po’ il capo di Efesto (Vulcano) comincio’ a piegarsi e gli occhi piccoli piccoli si chiusero nel sonno. Prometeo era stato previdente, aveva mescolato al vino molto succo di papaveri. Il fuoco divino era lì incustodito quindi il buon Prometeo imprigionò nella ferula una scintilla di fuoco e via a dare la bella notizia ai desolati uomini: Vi porto la gioia, la vita. Accatastò molte fascine secche e accese un immenso rogo che salì fino al cielo. Giove udì gli urli di gioia e corrugando la fronte tuonò e ordinò a Vulcano di preparare delle catene enormi per incatenare Prometeo. Il Dio del fuoco, sia pur a malincuore, poiché voleva bene al Titano, dovette legare il gigante, con l’aiuto dei Ciclopi dal grande occhio in mezzo alla fronte, alle rupi del monte Caucaso. Mentre Vulcano gli stringeva le catene gli diceva: ”capisci che rovina e’ la tua mio povero Prometeo, non udrai piu’ nessuna voce umana e nessuno ti consolera’,il tuo corpo sara’ disseccato dal sole,sarai flagellato dal vento, chissa’ per quanti anni resterai incatenato,ma poiche’ sei immortale i tuoi occhi non potranno chiudersi nel riposo del sonno eterno”.Giove non era soddisfatto, quindi ogni giorno mandava un’aquila gigante che si cibava del fegato del martire e miracolosamente si riformava di nuovo al sorgere del sole. Prometeo lanciava urli inumani, inutilmente le Ninfe cercavano di far salire fino a lui dolcissimi canti. Dalle labbra arse uscivano incontenibili lamenti, ma Prometeo era contento, la sua sofferenza aveva dato agli uomini la felicità. Trent’anni passarono finche’ un giorno Giove ebbe pietà e liberò il gigante accogliendolo nei felici giardini dei campi Elisi. Prometeo vive ancora ogni volta che un martire muore per la fede o per la gloria, lo spirito del gigante gli alita attorno e infiamma le anime degli uomini generosi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:33:07 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:33:55 UTC</pubDate>
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         <title>Mito di Eracle</title>
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         <description><![CDATA[<p>Mentre Eracle girava la Sicilia, giunse a Siracusa e, nell’apprendere cosa raccontava il mito circa il rapimento di Kore, egli offrì sacrifici a entrambe le dee, Persefone e Demetra con magnificenza, scegliendo il più bel toro della sua mandria e gettandolo nella fonte Cyane, e ordinò al popolo del luogo di sacrificare ogni anno a Kore e di condurre alla fonte Ciane una processione festiva e un ricco sacrificio.”</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:35:10 UTC</pubDate>
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         <title>Il DIO NETTUNO 🔱 </title>
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         <description><![CDATA[<p>Il grande dio Nettuno <strong> era il dio romano delle acque correnti, ma successivamente divenne il dio del mare trasformandosi nell'equivalente del dio greco Poseidone</strong>. Secondo la mitologia, <strong>il dio del mare è uno dei tre padri fondatori di Messina</strong>. Nettuno, alto circa 4 metri, è imponente, calmo e invincibile con un braccio teso a governare il mare e con l’altro a tenere il suo tridente, con il quale <strong>creerà Messina</strong>. Insieme a lui, <strong>Scilla e Cariddi, i due mostri dello Stretto</strong>. Non a caso il monumento più amato dai messinesi è la fontana dedicata a Nettuno che riproduce il dio del mare nell’atto di placare le due ninfe furibonde, che lui stesso creò ,&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.aboutartonline.com/tradizioni-leggende-e-folklore-sullo-stretto-la-vara-mata-e-grifone-nella-storia-di-messina/"><strong>Scilla</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Cariddi</strong></a>.</p><p>Scilla e Cariddi però non sono sempre state due mostri. <strong>Scilla era una ninfa bellissima</strong> che amava nuotare nel mare di Messina. Un giorno si innamorò del giovane pescatore Glauco e lui chiese consiglio alla Maga Circe. Anche <strong>Circe </strong>si innamorò di Glauco e presa dall’ira <strong>avvelenò le acque in cui si bagnava Scilla che si trasformò in mostro</strong>. Adesso Scilla si nasconde nella sua grotta ma ogni tanto riemerge solo con la testa per rivedere il suo amato Glauco.</p><p><strong>Anche Cariddi era una ninfa</strong>, una ninfa famelica. Ed è proprio per questa sua voracità, un po’ come le voragini delle correnti, che <strong>venne punita da Zeus e trasformata in mostro</strong>. Scilla e Cariddi  sono incatenate perché il loro legame alla città dello Stretto è eterno e indissolubile.</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:39:37 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2024-02-19 12:39:47 UTC</pubDate>
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         <author></author>
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         <pubDate>2024-02-19 12:40:58 UTC</pubDate>
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         <title>La storia racconta che la ragazza è rapita da Plutone, dio degli Inferi. L&#39;aggressione ne &quot;Il Ratto di Proserpina&quot; si consuma mentre la fanciulla è intenta a raccogliere dei fiori in un prato. Il signore dell&#39;Ade, cioè dell&#39;oltretomba, la rapisce trascinandola con sé nelle viscere della Terra. Nello stesso tempo, la madre di Proserpina si dispera cercando la figlia ovunque per nove giorni e altrettante notti.</title>
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         <description><![CDATA[<p>Intanto Giove cerca di convincere Plutone a risparmiare Proserpina: lei, però, ha già ingerito il cibo dei morti, ossia dei chicchi di melograno. Ciò significa che il suo ritorno nel mondo dei vivi è impossibile. Tuttavia il diplomatico Giove riesce a stipulare un accordo: Proserpina sarebbe tornata in vita sei mesi l'anno mentre avrebbe dovuto trascorrere gli altri sei nell'oltretomba, sposando Plutone. In sostanza il mito di Proserpina serve agli avi per dare una spiegazione all'alternarsi delle stagioni. Quando la ragazza è sulla Terra, quindi, l'uomo vive la primavera e l'estate. Nel momento in cui Proserpina discende negli inferi, giungono l'autunno e l'inverno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:41:21 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:41:55 UTC</pubDate>
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         <title>Sciortino </title>
         <author>alessandromarrali06</author>
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         <description><![CDATA[<div>IL CAVALLO SENZA TESTA&nbsp;<br>Nella Catania del 1700 la barocca Via Crociferi, oggi una delle vie più affollate della movida etnea, sembra che fosse luogo di incontro per amanti e per uomini che cospiravano e architettavano, in gran segreto, delle malefatte. Insomma, chi vi andava non desiderava essere riconosciuto o scoperto; per questo si sparse voce che su quel tratto di strada si aggirasse un cavallo senza testa, da quando calava il sole fino a poco prima dell’alba. Un modo strategico per tenere lontani i curiosi, ma i creduloni non persero tempo a cascarci. La tradizione tramanda che un giovane catanese, apparentemente coraggioso, fece una scommessa con gli amici e questo gli costò la vita. Secondo la scommessa il giovane, senza mostrare alcuna paura, promise ai suoi amici una passeggiata notturna e in solitaria proprio in via Crociferi. A mezzanotte si recò sotto l’Arco del monastero di San Benedetto e per dimostrare di esservi passato, vi piantò un chiodo. Quello di cui non si accorse era che un pezzo del suo mantello rimase impigliato proprio nel chiodo, ormai incastrato nella pietra. Fu così che quando fece per andarsene si sentì trattenuto da qualcuno o da qualcosa, e credendo che fosse il cavallo senza testa ad averlo afferrato, morì sul colpo. Da allora ci vollero anni prima che qualcuno rimettesse piede in via Crociferi di notte. Si dice che ancora oggi, a notte fonda, qualcuno riesca a sentire il rumore degli zoccoli di un cavallo sul basolato.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:43:19 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:44:15 UTC</pubDate>
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         <title>Scilla e Cariddi</title>
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         <pubDate>2024-02-19 12:44:54 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa delle anime e del purgatorio</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>La leggenda narra un prete che per vendicarsi di una donna che lo aveva respinto, per vendicarsi egli nascose nella casa della fanciulla e del marito una bibbia protestante. Quando la Santa Inquisizione lo venne a sapere, scatenò tutte le sue ire sulla coppia e decise di condannarli a morte. La morte dei giovani non fu abbastanza per il prete che decise di demolire il loro palazzo per costruire al suo posto una chiesa. Distrusse tutto eccetto la cappella privata, si narra che essa sia ancora visibile vicino l'altare ed è dedicata ai due sposi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:45:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>antonellapunzo</author>
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         <description><![CDATA[<p>I GIGANTI DI NARO</p><p>La leggenda sulle origini del paese di Naro e i riscontri che hanno alimentato notevoli dubbi.<br>Secondo la leggenda i primi abitatori della Sicilia sarebbero stati i Giganti.<br>La leggenda vuole Naro edificata dai Giganti dopo il diluvio universale.<strong><br></strong>L’ipotesi viene avvalorata da Paolo Castelli e da Fra Salvatore Cappuccino.<br>Fra Salvatore Cappuccino, rifacendosi all’archivio del Regio Ufficio Giuratorio, riporta la notizia secondo la quale “nel Sec XV quando si doveva costruire il cappellone della chiesa madre, si rinvenne nelle fondamenta abbondanza di crani, cannelle, denti ed altre ossa gigantesche .”<br>Nel 1782 secondo il dott. Francesco Barone: alcuni contadini nei dintorni del castello trovarono un teschio enorme, tanto da contenere al suo interno un tumulo di grano.<br>Il sac. Gaspare Licata nel 1784, racconta che nella casina di don. Giuseppe Torricelli, si doveva fabbricare un magazzino e nel suolo fu rinvenuto uno scheletro gigantesco, il cui cranio poteva contenere tre mondelli di frumento.</p><p><br><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 12:55:30 UTC</pubDate>
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         <title>La leggenda di Adelasia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<ul><li><p>Nel 1591 vennero iniziati dei lavori di manutenzione. In seguito a questo progressivo smantellamento, in seguito fu trovato il cadavere di Adelasia, nipote di Ruggero I d'Altavilla, cinta da una corona di rame che ne indicava il nome e la progenie. Oggi, dell’antica struttura è rimasto ben poco, ma alcuni scavi promozionati nel Settecento, &nbsp;portarono alla luce un antico passaggio, che ha determinato la nascita dell’antica leggenda dei ‘cuniculi’: ovvero passaggi sotterranei, che si dice colleghino diverse costruzioni della città, tra cui anche antichi palazzi e chiese.</p></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 13:07:20 UTC</pubDate>
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         <title>Marrali </title>
         <author>alessandromarrali06</author>
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         <description><![CDATA[<div>Leggenda di Don Arcaloro<br>&nbsp;La leggenda narra che nella mattina del 10 gennaio 1693 si presentò al palazzo del barone catanese Don Arcaloro Scamacca, una maga che con la sua voce rauca gli gridò di affacciarsi subito, perché gli doveva dire una cosa di grande importanza: ne andava di mezzo la vita! Don Arcaloro, conoscendo il tipo, ordinò che la facessero salire. La vecchia strega allora confidò al barone che quella notte gli era apparsa in sogno Sant'Agata, la quale supplicava il Signore di salvare la sua amata città dal terremoto, ma il Signore a causa dei peccati dei catanesi, aveva rifiutato di concedere la grazia. In seguito, la strega aggiunse la terribile profezia: "Don Arcaloro, don Arcaloro, domani alle 14 a Catania si ballerà senza musica!". Il Barone capì subito di cosa parlasse, e si rifugiò in aperta campagna, dove attese l’ora fatale, e all’ora indicata dalla strega il terremoto si verificò.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 13:08:13 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <pubDate>2024-02-19 13:08:34 UTC</pubDate>
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         <title>La leggenda della nascita del cannolo </title>
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         <description><![CDATA[<ul><li><p>Un’altra leggenda, alimentata dalle possibili origini arabe del castello, sembrerebbe invece confermare &nbsp;la nascita di uno dei dolci più famosi di Sicilia: il cannolo. Secondo la tradizione infatti, le donne arabe preparavano questo dolce in occasione del ritorno dei propri mariti. La cialda, spessa e croccante, veniva realizzata in maniera che potesse essere conservata per giorni; una volta che i mariti furono tornati dai campi, le donne si dedicavano così al riempimento della cialda con un fresco ripieno di ricotta: in questo modo, i loro uomini avrebbero potuto gustare il dolce come fosse appena fatto.</p></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 13:11:19 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 13:11:33 UTC</pubDate>
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         <title>La nascita del nome “Caltanissetta”</title>
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         <description><![CDATA[<ul><li><p>Il nome Caltanissetta nasconde al suo interno echi di un passato ricco e variegato. Secondo una leggenda, il nome deriva dall’espressione araba <em>Qal’at al-nisa</em>, che significa “<strong>castello delle donne</strong>“, evocando immagini di un luogo intriso di mistero e bellezza. In realtà, pare che l’allora Castello di Caltanissetta fosse abitato solo dalle donne per larghe parti dell’anno, mentre gli uomini erano impegnati in attività militari o nel commercio. La città fu un importante crocevia durante il dominio arabo e normanno, testimoniato dalle numerose architetture che ancora oggi si possono ammirare, e che rappresentano al meglio l’essenza della <strong>Sicilia come terra di profondi scambi culturali</strong>. È la terra di contrasti, dove la dolcezza dei paesaggi collinari si sposa con le memorie di un passato minerario, un tempo fulcro dell’economia locale.</p></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 13:12:46 UTC</pubDate>
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         <title>La cornuta di Caltanissetta</title>
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         <description><![CDATA[<ul><li><p>In Sicilia esiste una gallina tra le più antiche di cui si ha memoria le cui origini si perdono nei millenni. L’allevamento di questa specie non può essere separato dalle leggende legate alla sua origine. Come tutti sappiamo, Dio mandò l’Arcangelo Michele a combattere Lucifero: i due iniziarono così, un incredibile duello nei cieli.</p></li></ul><p>Il diavolo tenta di sfuggire all’Arcangelo e con un balzo riesce a scansarlo e a rifugiarsi all’interno dell’Etna. Lì si raggomitola, ma è talmente lungo che la testa gli rimane fuori del cratere. A quel punto San Michele, accortosi di ciò, raggiunge il vulcano e con un colpo della sua spada tronca di netto un corno del demonio. Vuole la leggenda che questo corno finisca addirittura nei pressi di Mazzara e che si trovi ancora lì, al chiuso di una grotta, dove nessuno può entrare a meno che non voglia andare incontro a morte sicura. Il diavolo allora sbuca fuori dal vulcano e con un impeto di vendetta, si scaglia contro San Michele, riesce ad addentare la penna di un’ala e a staccargliela di netto. Contento per quella preda il diavolo vola via, ma ad un tratto gli sfugge di bocca per cadere proprio a Caltanissetta. Ma l’ uso improprio della reliquia portarono gli abitanti di Caltanissetta vicini alla dannazione eterna, proprio a causa dei troppi peccati la penna tornò al suo proprietario. L’Arcangelo Michele allora affidò loro un animale che racchiudeva in se quel corno perduto e quella penna, chiedendogli di conservare l’animale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 13:15:20 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-02-19 13:16:33 UTC</pubDate>
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         <title>Mito cinese parte 1</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>All’inizio di tutto, Cielo e Terra non esistevano. C’era solo un grande uovo che</p><p>conteneva il Caos e dentro l’uovo nacque</p><p>Pangu il creatore.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:11:32 UTC</pubDate>
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         <title>Mito cinese parte 2</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Pangu dopo diciottomila anni divenne un gigante, così ruppe il guscio con il gomito e uscì fuori.</p><p>Il bianco dell’uovo diventò il Cielo e il tuorlo la Terra.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:11:55 UTC</pubDate>
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         <title>Mito cinese parte 3</title>
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         <description><![CDATA[<p>Pangu rimase con i piedi fissi al suolo e la testa fra le nuvole per non far mescolare il bianco e il tuorlo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:12:26 UTC</pubDate>
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         <title>Mito cinese parte 4</title>
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         <description><![CDATA[<p>Poi il Cielo cominciò ad alzarsi, la Terra ad abbassarsi e il corpo di Pangu dovette allungarsi molto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:12:49 UTC</pubDate>
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         <title>Mito cinese parte 5</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Dopo altri diciottomila anni, finalmente, si formarono Cielo e Terra: erano lontanissimi e il corpo di Pangu era lunghissimo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:13:15 UTC</pubDate>
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         <title>Mito cinese parte 6</title>
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         <description><![CDATA[<p>Il corpo di pangu subì un’ enorme trasformazione. Lo sforzo terribile alla fine uccise Pangu.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:13:39 UTC</pubDate>
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         <title>Mito cinese parte 7</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Così il gigante cadde e si trasformò: dal suo corpo nacquero le montagne, dai suoi muscoli i campi, dalle vene strade e sentieri,</p><p>dalla barba e dai capelli le stelle e le comete, dai denti e dalle ossa i metalli, le pietre e le perle.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:14:06 UTC</pubDate>
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         <title>Mito cinese parte 8</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Dal suo respiro nacquero il vento e le nuvole, dalla sua voce il tuono, dal suo occhio sinistro il sole, dall'occhio destro la luna.I peli di Pangu si trasformarono in alberi , il suo sangue</p><p>in fiumi e torrenti.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:14:28 UTC</pubDate>
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         <title>Mito cinese parte 9</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Dai pidocchi che aveva</p><p>sul corpo nacquero gli uomini, gli</p><p>animali, e il mondo intero, così come</p><p>lo conosciamo. Questo è l'inizio della storia dell’uomo secondo la mitologia cinese.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:14:48 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>All’inizio di tutto, Cielo e Terra non esistevano. C’era solo un grande uovo che</p><p>conteneva il Caos e dentro l’uovo nacque</p><p>Pangu il creatore. Pangu dopo diciottomila anni divenne un gigante, così ruppe il guscio con il gomito e uscì fuori.</p><p>Il bianco dell’uovo diventò il Cielo e il tuorlo la Terra. Pangu rimase con i piedi fissi al suolo e la testa fra le nuvole per non far mescolare il bianco e il tuorlo. Poi il Cielo cominciò ad alzarsi, la Terra ad abbassarsi e il corpo di Pangu dovette allungarsi molto. Dopo altri diciottomila anni, finalmente, si formarono Cielo e Terra: erano lontanissimi e il corpo di Pangu era lunghissimo. Il corpo di pangu subì un’ enorme trasformazione. Lo sforzo terribile alla fine uccise Pangu. Così il gigante cadde e si trasformò: dal suo corpo nacquero le montagne, dai suoi muscoli i campi, dalle vene strade e sentieri,</p><p>dalla barba e dai capelli le stelle e le comete, dai denti e dalle ossa i metalli, le pietre e le perle. Dal suo respiro nacquero il vento e le nuvole, dalla sua voce il tuono, dal suo occhio sinistro il sole, dall'occhio destro la luna.I peli di Pangu si trasformarono in alberi,</p><p>la sua voce in vento, il suo sangue</p><p>in fiumi e torrenti. Dai pidocchi che aveva</p><p>sul corpo nacquero gli uomini, gli</p><p>animali, e il mondo intero, così come</p><p>lo conosciamo. Questo è l'inizio della storia dell’uomo secondo la mitologia cinese.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 10:15:41 UTC</pubDate>
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         <title>Power Point &quot;Il mito dei cento pozzi&quot;</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 18:06:19 UTC</pubDate>
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         <title>https://youtu.be/U-Tgv7pNBj4?feature=shared</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong> Federico Madonia</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-18 09:24:06 UTC</pubDate>
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         <title>Dopo altri diciottomila anni, finalmente, si formarono Cielo e terra: erano lontanissimi e il corpo di Pangu era lunghissimo.</title>
         <author>alessandromarrali06</author>
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         <title></title>
         <author>stefanopardo</author>
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         <title>Pangu parte 3</title>
         <author>ariannadhrami</author>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <author></author>
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         <title>Pangu gruppo Caltanissetta </title>
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         <title>Pangu gruppo Caltanissetta</title>
         <author></author>
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         <author></author>
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         <author>antonellapunzo</author>
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         <title>Lavoro consegnato</title>
         <author>mimmamazzola72</author>
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         <title>Lavoro consegnato</title>
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         <author>ariannadhrami</author>
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