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      <title>La Prima guerra mondiale by </title>
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      <description>STORIA, LETTERATURA, ARTE E CULTURA</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Primo utilizzo dell&#39;iprite</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quando la guerra di movimento si trasformò in <strong>guerra di trincea</strong> i comandi militari dei due schieramenti presero in considerazione l’opportunità di impiegare come armi offensive anche i <strong>gas tossici</strong>. Il 22 aprile del 1915 i francesi, schierati a Ypres (nelle Fiandre), videro avanzare una nuvola di gas giallo-verdastro, alta quasi 2 metri: si trattava di <strong>cloro</strong> emesso in grande quantità da bombole portate in prima linea dai <strong>tedeschi</strong>. Le conseguenze furono drammatiche: 15.000 soldati gassati di cui almeno 5000 morti. Iniziarono così in entrambi gli schieramenti le ricerche dei rimedi per neutralizzare gli effetti del cloro (<strong>maschere</strong> individuali e protezioni collettive) e la sperimentazione di nuovi tipi di gas, primo fra tutti il fosgene e poi l’iprite. Quest’ultimo è <strong>un gas letale che agisce sulla pelle</strong> anche attraverso gli abiti, il cuoio e la gomma: venne impiegato per la prima volta nella notte fra l'11 e il 12 luglio 1917 nella s<strong>econda battaglia di Ypres </strong>(da cui prende il nome).<br><br>Nell'immagine: un soldato a cavallo che indossa una maschera antigas</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>La Camera Incantata di Carrà</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Carlo</strong> <strong>Carrà</strong> (1881–1966) aderì in un primo momento al movimento <strong>futurista</strong>, ma se ne distaccò progressivamente e nel 1917, assieme a De Chirico, darà vita alla <strong>pittura metafisica</strong> che fornì poi importanti elementi per la nascita del surrealismo. <em>La Camera Incantata</em> rappresenta nello spazio chiuso della stanza un apparentemente disordinato <strong>accumulo di oggetti</strong>, emblema di stati d'animo, di ricordi, di associazioni oniriche. Una <strong>riunione allegorica</strong> di uno spazio interno dal carattere misterioso, esoterico, se non ermetico. Non si tratta di rappresentazione nel senso classico, in riferimento al mondo reale, ma di complesse associazioni di idee e di immagini. “Cercavo nelle mie tele di creare una sintesi di forme che avesse dei sottintesi di carattere metafisico, come in una realtà percepita nella meditazione o nel sogno”.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Il grande metafisico di De Chirico</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933138</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Giorgio De Chirico </strong>(1888–1978) è il maggior rappresentante della <strong>pittura</strong> <strong>metafisica: </strong>fu anzi l'inventore di questo stile che nacque, come movimento dichiarato, nel 1917 a Ferrara, dall’incontro con Carlo Carrà. Con <em>Il grande metafisico</em> De Chirico diede vita alla pittura metafisica, in cui viene mostrata una realtà che solo apparentemente assomiglia a quella conosciuta attraverso l'esperienza. Il quadro rappresenta nel centro di una piazza vuota, tra due quinte formate da palazzi e ombre, una scultura carica di <strong>simbolismi</strong> apparentemente senza alcun significato. Il <strong>disorientamento</strong> avvolge lo spettatore, che sebbene sia rassicurato dalla presenza di elementi che conosce stenta a trovare il perché della loro collocazione e del legame che li unisce. In questo <strong>enigma</strong> risiede il fine ultimo e primo della pittura metafisica, affermando così il principio di supremazia dell’arte che può creare <strong>mondi nuovi</strong>, superando la realtà.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Disfatta italiana a Caporetto</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>In un clima di disillusione e smarrimento, l'Italia subì un'offensiva da parte di <strong>forze congiunte austriache e tedesche</strong> che, alla fine di <strong>ottobre del 1917</strong>, sfondarono il fronte italiano a Caporetto,  presso il fume Isonzo. Per un momento sembrò che l’intero Veneto fosse perduto. L’esercito italiano, che perse quasi tutta l’artiglieria e 400.000 uomini fra morti e prigionieri, <strong>si ritirò in modo precipitoso e caotico</strong>, seguito da decine di migliaia di profughi civili. Tuttavia, di fronte allo spettro della disfatta, <strong>i</strong>l Paese reagì: si formò<strong> un nuovo governo di unità nazionale</strong>, presieduto da <strong>Vittorio</strong> <strong>Emanuele</strong> <strong>Orlando</strong> e comprendente anche le opposizioni; Cadorna fu esonerato e il comando militare passò al generale <strong>Armando Diaz</strong> che seppe risollevare il morale delle truppe. La nuova linea difensiva sul Piave e sul monte Grappa oppose una strenua resistenza e riuscì a <strong>bloccare</strong> <strong>l’avanzata</strong> <strong>austriaca</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Rivoluzione russa</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Prima guerra mondiale mise a nudo la <strong>debolezza</strong> del regime zarista e l’<strong>arretratezza </strong>della Russia. Nel febbraio 1917 a San Pietroburgo uno sciopero si trasformò in insurrezione (<strong>Rivoluzione di febbraio</strong>): lo zar fu costretto ad <strong>abdicare</strong> e si formò un governo provvisorio di orientamento <strong>liberale</strong>. <br>Nell'aprile 1917 Lenin, leader dei bolscevichi,  pubblicò le “Tesi di aprile”, in cui sosteneva la possibilità di far scoppiare in Russia una rivoluzione comunista. Tra il 24 e il 25 ottobre 1917 le <strong>"guardie rosse"</strong>, cioè le milizie operaie legate al <strong>Partito bolscevico</strong>, entrarono nel Palazzo d’inverno, ex residenza dello zar e ora sede del governo, e conquistarono il potere (<strong>Rivoluzione d’ottobre</strong>). I primi provvedimenti dei bolscevichi, tra cui l’abolizione della grande proprietà terriera, ebbero forte presa sulla popolazione, ma presto la rivoluzione assunse una <strong>svolta autoritaria</strong>. Nel gennaio 1918 la Russia firmò, al prezzo di gravi rinunce territoriali, la <strong>pace di Brest-Litovsk</strong>, che pose fine alla guerra con la Germania. La Russia <strong>uscì</strong> così dal confitto mondiale. <br><br>Nell'immagine: Lenin</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Attentato di Sarajevo</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'attentato all’<strong>arciduca austriaco Francesco Ferdinando</strong> e alla moglie Sofia avvenuto il <strong>28 giugno 1914</strong> a Sarajevo, in Bosnia, per mano dello studente e nazionalista <strong>bosniaco</strong> <strong>Gavrilo</strong> <strong>Princip</strong>, è l'evento che scatenò la Prima guerra mondiale. L’assassinio fece infatti precipitare una situazione internazionale già carica di tensioni fra i due blocchi di alleanze militari: la <strong>Triplice Alleanza </strong>(Germania, Austria e Italia) e la <strong>Triplice Intesa</strong> (Francia, Gran Bretagna e Russia). Il 23 luglio l’Austria lanciò un duro ultimatum al governo serbo, ritenuto responsabile, seppure indirettamente, dell’attentato; ricevuto un rifiuto, <strong>l’Austria</strong> <strong>il 28 luglio dichiarò guerra alla Serbia</strong>. Scattarono quindi i sistemi di alleanze internazionali e la situazione precipitò: la <strong>Russia</strong> e la <strong>Francia</strong> si schierarono a fianco della Serbia e i primi di agosto la <strong>Germania</strong> dichiarò guerra alla Russia e alla Francia. Il 4 agosto anche la<strong> Gran Bretagna</strong> entrò in guerra a fianco dei suoi alleati. Iniziò così la Grande guerra.<br><br>Nell'immagine: l'arresto di Princip subito dopo l'attentato</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Il porto sepolto di Ungaretti</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>Alla Grande Guerra partecipò anche <strong>Giuseppe Ungaretti </strong>(1888-1970), il poeta italiano nato ad Alessandria d’Egitto da genitori toscani. Quando nel 1914 scoppiò la guerra Ungaretti si trovava a <strong>Parigi</strong> ma tornò in Italia e partecipò alla campagna interventista. Poi, quando nel 1915 l’Italia entrò in guerra il poeta si arruolò come <strong>soldato semplice sul Carso</strong>. Questa terribile esperienza lo spinse verso la poesia, considerata come sfogo dei sentimenti più riposti nell’animo. I suoi primi versi apparvero subito rivoluzionari:  i testi sono <strong>brevissimi</strong>, il lessico <strong>semplice</strong> e quotidiano e il <strong>verso libero</strong> diviene la regola. Queste prime liriche verranno poi raccolte in una piccola silloge stampata in appena ottanta copie nel <strong>1916</strong> con il titolo <strong><em>Il porto sepolto</em></strong>. È però nel <strong>1919</strong> che Ungaretti pubblicherà il primo vero volume di versi,<strong> </strong><strong><em>Allegria di naufragi</em></strong><em>, </em>all’interno del quale confluiranno anche i componimenti precedenti. <br><br>Nell'immagine: Giuseppe Ungaretti</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Gli inglesi usano i carri armati</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il primo modello di carro armato  da combattimento fu presentato nel gennaio del 1916: era il <strong>Mark I</strong>, che venne subito prodotto in grandi quantità dall’industria bellica britannica, soprattutto grazie all’appoggio del nuovo Primo Ministro inglese <strong>David Lloyd George</strong>. La prima serie di carri armati prodotti dagli inglesi fu utilizzata per la prima volta  in occasione degli scontri di Delville Wood e di Flers, nel s<strong>ettembre del 1916</strong>.  Sebbene il nemico fosse colto di sorpresa e fuggisse di fronte a questi mostri meccanici, l’esercito inglese si rese subito conto della notevole <strong>difficoltà di controllo </strong>di questa nuova arma. Quasi tutti i primi carri armati si impantanarono, caddero dentro alle trincee, inoltre il <strong>calore</strong> prodotto all’interno dell’abitacolo risultò letale per l’equipaggio dei carri. Il <strong>primo successo tattico</strong> ottenuto dai carri armati si registro’ in occasione della battaglia di Cambrai, il 20 novembre del <strong>1917</strong>, quando, il neonato British Tank Corps, dotato di ben 474 esemplari, contribuì alla riuscita dell’offensiva.<br><br>Nell'immagine: uno dei primi carri armati</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Battaglie di Verdun (Francia vs Impero Tedesco) e della Somme (Regno Unito E Francia vs Impero Tedesco)</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933147</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel febbraio del 1916 i tedeschi provarono a sfondare il <strong>fronte</strong> <strong>francese</strong>, con un attacco in forze alla roccaforte di Verdun. I combattimenti si protrassero per diversi mesi (da febbraio a luglio) e costarono la vita a 500.000 francesi e a 400.000 tedeschi. Alla fine i francesi riuscirono a <strong>respingere</strong> gli assalitori. Per alleggerire la pressione dell’esercito tedesco su Verdun, gli anglo-francesi sferrarono tra giugno e novembre 1916 una serie di <strong>contrattacchi</strong> <strong>sul fiume Somme</strong>. I combattimenti si conclusero con un’altra carneficina mentre le truppe dell’Intesa realizzarono uno spostamento del fronte a loro favore di soli otto chilometri. Nelle battaglie di Verdun e della Somme morirono <strong>più di un milione di soldati</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Le radiose giornate di maggio</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dopo aver firmato il patto di Londra il governo italiano doveva convincere il <strong>Parlamento</strong> ad avallare l’accordo: lo fece anche lasciando mano libera alla piazza. Fra aprile e maggio del 1915 i  nazionalisti più accesi, tra cui Gabriele D’Annunzio, organizzarono in tutta Italia <strong>manifestazioni popolari a favore dell’intervento</strong>, arringando le folle contro i pacifisti accusati di viltà: furono le cosiddette <em>radiose giornate di maggio</em> (che toccano il loro culmine con il <strong>discorso di D'Annunzio</strong> la sera del 14 maggio al teatro Costanzi di Roma). Una mobilitazione eccezionale di folla impose al Parlamento, in maggioranza pacifista, l'entrata dell'Italia in guerra. <br><br>Nell'immagine: la folla attorno al monumento di Quarto il 5 maggio 1915, durante l'orazione interventista di D'Annunzio</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Italia entra in guerra a fianco dell&#39;Intesa</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933149</link>
         <description><![CDATA[<div>All'inizio della guerra l'Italia dichiarò la propria <strong>neutralità</strong> avvalendosi del fatto che la Triplice Alleanza imponeva l’intervento solo se uno degli Stati membri fosse stato attaccato, mentre l'Austria aveva aggredito la Serbia. L'Italia si divise fra <strong>interventisti</strong> (nazionalisti, futuristi, sinistra democratica e parte della sinistra operaista) e <strong>neutralisti</strong> (socialisti, cattolici, liberali giolittiani). In realtà il presidente del consiglio <strong>Salandra</strong> e il ministro degli Esteri <strong>Sonnino</strong> avviarono contatti diplomatici (sia con Austria e Germania, sia con le potenze dell'Intesa) per negoziare l’entrata in guerra. Le trattative si conclusero con il <strong>patto di Londra (26 aprile 1915)</strong>, che garantiva l’adesione italiana all’<strong>Intesa</strong> e stabiliva cospicue acquisizioni territoriali in caso di vittoria. Gli accordi di Londra rimasero <strong>segreti</strong> e il Parlamento italiano, a maggioranza pacifista, ne fu all’oscuro. Il <strong>24 maggio 1915</strong> l’Italia dichiarò guerra all’Austria, aprendo un nuovo fronte militare.<br><br></div><div>Nell'immagine: la prima pagina del <em>Corriere della Sera</em> del 25 maggio 1915</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;U-boot 20 tedesco affonda il transatlantico Lusitania</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1915 l’<strong>Inghilterra</strong>, per impedire i rifornimenti via mare alla <strong>Germania</strong>, impose un <strong>blocco</strong> <strong>navale</strong>. Quest’ultima reagì affondando con i suoi sommergibili, i temibili <em>U-Boot</em> (abbreviazione del termine tedesco <em>Unterseeboot</em>, letteralmente "battello sottomarino"), le navi che commerciano con i Paesi alleati. Il 7 maggio 1915 l’<em>U-boot 20</em> affondò <strong>il transatlantico inglese Lusitania</strong>: delle 1.195 vittime, 123 erano civili americani. L’evento ebbe <strong>un’enorme eco negli USA</strong> (allora ancora neutrali). Nel 1916 il tentativo tedesco di forzare il blocco navale inglese (battaglia dello Jütland) lasciò immutata la situazione. La Germania reagì allora avviando una <strong>guerra</strong> <strong>sottomarina</strong>: i sommergibili tedeschi avrebbero attaccato anche le navi dei Paesi neutrali che avessero avuto contatti con le potenze dell’Intesa. Questa decisione colpì direttamente gli interessi commerciali degli <strong>USA</strong>, primi fornitori di Gran Bretagna e Francia, che <strong>entrarono in guerra il 6 aprile 1917</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Kobilek: giornale di battaglia di Soffici</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel <strong>1913</strong> <strong>Ardengo Soffici</strong> (1879 -1964) fondò a Firenze, insieme a <strong>Giovanni Papini</strong> (1881 -1956), la rivista letteraria <strong>«Lacerba»</strong>, organo di diffusione privilegiato delle <strong>teorie futuriste</strong>. Lo scoppio della Grande guerra contribuì a creare nuova unità d’intenti all’interno di «Lacerba»: Soffici e Papini, come Marinetti e gli altri futuristi sposarono la causa dell’<strong>interventismo</strong>, nutrendola di miti nazionalistici e agonistici. La riflessione di Ardengo Soffici sulla guerra è affidata al diario<em> Kobilek: giornale di battaglia</em>, in cui l’autore racconta la sua partecipazione all’undicesima <strong>battaglia dell’Isonzo</strong>, svoltasi alle falde del monte da cui il libro prende il titolo. L’affresco dello scenario di guerra è cupo, ma ciò non è sufficiente a far sì che l’autore riveda le sue  posizioni a sostegno dell’intervento. L’aspetto vitalistico e patriottico resta dominante.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Tristan Tzara scrive il Manifesto Dada</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il <strong>Dadaismo</strong> o <strong>Dada</strong> fu un movimento culturale e artistico nato nel <strong>1916</strong> a <strong>Zurigo</strong>, nella Svizzera neutrale della Prima guerra mondiale, dove decise di rifugiarsi un gruppo di intellettuali europei. Nel <strong>1918</strong> il poeta rumeno e teorico del movimento <strong>Tristan Tzara</strong> scrisse il <em>Manifesto Dada</em>.<br>Futurismo e dadaismo ebbero diversi punti comuni, ma anche punti di notevole differenza, in particolare il diverso atteggiamento nei confronti della guerra: i futuristi erano interventisti e favorevoli alla guerra, mentre del tutto <strong>contrari</strong> erano i dadaisti. Il dadaismo perseguiva un provocatorio<strong> rifiuto della razionalità</strong> per giungere ad una distruzione dell'arte necessaria per poter fondare<strong> un'arte nuova</strong> coincidente con la vita stessa. Il movimento si diffuse ben presto in Europa, ma ebbe vita breve. Contribuì a scardinare con la provocazione norme e valori tradizionali preparando il terreno al Surrealismo.<br><br>Nell'immagine: il Manifesto Dada</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Maschere nude di Pirandello</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933153</link>
         <description><![CDATA[<div>Pirandello decide di raccogliere i propri <strong>testi</strong> <strong>teatrali</strong> (più di quaranta) in un’unica opera, cui dà il titolo di <em>Maschere nude, </em>creando un gioco di parole ossimorico che accosta due termini in antitesi tra loro a denunciare l'<strong>opposizione tra realtà e finzione</strong>: nudo non è il volto privo di maschera, perché, per quanto si tenti di strappare la maschera alla ricerca della vera identità che nasconde, quest’ultima ci sfuggirà sempre. Convenzionalmente l’opera drammatica di Pirandello è divisa in quattro periodi: il <strong>teatro siciliano </strong>(1910-1916), il <strong>teatro del grottesco </strong>(1917-1920), il <strong>metateatro</strong> (1921-1930), il <strong>teatro dei Miti</strong> (1930-1936). L’approdo al teatro rappresenta una naturale evoluzione del pensiero e della produzione di Pirandello. Solo sul palcoscenico verità e finzione possono materialmente incontrarsi nel dualismo attore/personaggio, maschera/volto, finzione scenica/ realtà. <br><br>Nell'immagine: Luigi Pirandello</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Si diffonde l&#39;epidemia di spagnola</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933154</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1918 l’Europa venne colpita da una terribile epidemia di <strong>influenza</strong>. Il virus venne portato in Europa dalle <strong>truppe</strong> <strong>statunitensi</strong> che nel 1917 arrivano sul fronte occidentale. Il nome "spagnola" deriva dal fatto che, all’inizio, il diffondersi della malattia venne <strong>riportato solo dai giornali della Spagna</strong> perché il Paese non era in guerra e, quindi, la stampa non era soggetta a censura. Terminata la guerra, la spagnola si diffuse ulteriormente perché <strong>i reduci</strong>, tornando a casa, trasmisero il virus ai civili. Questa epidemia viene considerata il più devastante evento pandemico della storia. Sebbene non sia mai stato possibile quantificare con esattezza né il numero delle vittime né quello dei contagiati, si ritiene che tra la fine dell'ottobre 1918 e l'aprile 1919 l'influenza spagnola colpì<strong> un miliardo di persone </strong>uccidendone circa 50 milioni di cui circa 375.000 soltanto in Italia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Vittoria italiana a Vittorio Veneto</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933155</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Il 24 ottobre 1918</strong> l’esercito italiano, riorganizzato da Diaz e appoggiato da reparti americani, lanciò una vasta controffensiva e, a Vittorio Veneto, riuscì a <strong>sfondare il fronte austriaco</strong> arrivando sino a <strong>Trento</strong> <strong>e Trieste</strong>. La battaglia segnò la fine delle ostilità sul fronte italiano. L’Austria fu costretta a chiedere la cessazione delle ostilità con l’Italia. <strong>L’armistizio</strong> fu firmato a Villa Giusti presso Padova il 3 novembre ed entrò in vigore il giorno successivo.<br><br>Nell'mmagine: la cavalleria italiana a Trento il 3 novembre 1918</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Nascita della la Società delle Nazioni</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933156</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel <strong>gennaio 1918</strong> il presidente democratico americano Thomas Woodrow Wilson enunciò, in un <strong>documento in quattordici punti</strong>, avanzò proposte operative per il riassetto geopolitico dell’Europa e fissò alcuni princìpi a cui, dopo la guerra, gli Stati si sarebbero dovuti attenere: la fine della vecchia prassi della diplomazia segreta, la libertà di navigazione e di commercio, la riduzione degli armamenti e, infine, la creazione di un organismo sovranazionale, la Società delle Nazioni, con il compito di comporre pacificamente le c<strong>ontroversie internazionali</strong>.<br>La Società delle Nazioni nacque ufficialmente il <strong>28 giugno del 1919</strong> con la firma del Trattato di Versailles. I Paesi aderenti erano <strong>42</strong>, dei quali 26 non europei, e l’organo deputato alla gestione operativa era il Consiglio, formato da otto membri, di cui quattro permanenti (Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone) e quattro scelti a rotazione triennale. Gli USA non vi aderiranno per l’opposizione del Partito Repubblicano.<br><br>Nell'immagine: Woodrow Wilson</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Nascita della repubblica di Weimar</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933157</link>
         <description><![CDATA[<div>In Germania la sconfitta militare subita nella Prima guerra mondiale aveva portato, nel novembre 1918, all’<strong>abdicazione del Kaiser Guglielmo II </strong>e alla proclamazione della repubblica, governata dai socialdemocratici. Nel <strong>febbraio del 1919</strong> si riunì a <strong>Weimar</strong> un’<strong>Assemblea costituente</strong>, che in pochi mesi elaborò una Costituzione democratica. La Germania divenne una <strong>repubblica federale</strong>, dotata di un parlamento (il <em>Reichstag</em>) depositario del potere legislativo, al quale doveva rispondere il cancelliere. Al presidente della Repubblica, eletto direttamente dal popolo, la Costituzione concedeva, in circostanze eccezionali, poteri tali che potevano entrare in contrasto con quelli del Parlamento. La Repubblica di Weimar nasceva perciò minata da un’ambigua convivenza istituzionale <strong>fra</strong> <strong>parlamentarismo e presidenzialismo</strong>, la quale, negli anni a venire, le risulterà fatale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Il ritorno dei reduci</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933158</link>
         <description><![CDATA[<div>Alla fine della guerra quando i reduci tornarono a casa trovarono un panorama sociale e produttivo profondamente mutato: le fabbriche d’armi dovevano essere ristrutturate e ridimensionate mentre le campagne erano molto spesso in stato di abbandono per l’assenza di braccianti. Nei diversi Paesi che avevano partecipato alla guerra, milioni di reduci si trovavano dunque in una situazione di <strong>emarginazione</strong>, dovuta sia alla mancanza di lavoro sia all’aumento eccessivo del costo della vita. Tutti i reduci, inoltre, portavano con sé la drammatica esperienza della guerra di trincea e alle mutilazioni fisiche si aggiungevano spesso i <strong>problemi</strong> <strong>psicologici</strong> dovuti allo stress della continua esposizione al fuoco di artiglieria. La necessità di affrontare insieme i problemi portò alla nascita delle <strong>associazioni di ex combattenti</strong>, che assumeranno un ruolo influente nella politica del dopoguerra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>L&#39;Italia ottiene Alto Adige, Trieste, Istria</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933159</link>
         <description><![CDATA[<div>Il governo italiano rimase profondamente <strong>deluso</strong> da quanto ottenuto con i trattati di pace, tanto che la delegazione italiana abbandonò per un periodo la conferenza di pace di Parigi. L’Italia ottenne il <strong>Trentino</strong>, l’<strong>Alto Adig</strong>e, <strong>Trieste</strong> e l’<strong>Istria</strong>, ma fu estromessa dalla spartizione delle colonie tedesche e vide <strong>ridimensionate le sue pretese espansionistiche sulla Dalmazia </strong>che, abitata in prevalenza da slavi, invece di essere annessa all’Italia secondo quanto stabilito dal patto di Londra divenne parte del territorio jugoslavo. Anche la città di <strong>Fiume</strong>, che era a maggioranza italiana e che quindi, sulla base del principio di nazionalità,  avrebbe dovuto essere annessa all’Italia, fu invece esclusa. L'opinione pubblica italiana rimase profondamente delusa e presto si cominciò a parlare di <strong>“vittoria mutilata”</strong>, secondo un'espressione coniata dal poeta Gabriele D’Annunzio per mettere in luce l’inutilità dei tanti sacrifici e delle perdite umane subite dagli italiani durante la guerra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Si apre la Conferenza di pace di Parigi</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933160</link>
         <description><![CDATA[<div>Il <strong>18 gennaio 1919</strong> si aprirono a Parigi i lavori della conferenza di pace a cui parteciparono solo <strong>i 27 Paesi alleati dell’Intesa</strong>, mentre gli sconfitti non furono ammessi ai tavoli delle trattative. I trattati che posero fine al confitto (generalmente indicati come <strong>“trattati di Versailles”</strong>) imposero condizioni  particolarmente umilianti per la <strong>Germania</strong>, considerata unica responsabile del conflitto. La grande guerra portò anche alla <strong>fine dell’Impero austroungarico</strong>, sulle cui ceneri sorsero <strong>l’Austria</strong>, <strong>l’Ungheria</strong> e la <strong>Cecoslovacchia</strong>. Nei Balcani si formò il <strong>Regno di Iugoslavia</strong>, mentre all’Impero ottomano si sostituì la Repubblica di <strong>Turchia</strong>. Nell’Europa orientale videro la luce <strong>Finlandia</strong> e <strong>Polonia</strong> e i cosiddetti <strong>Stati baltici </strong>(Lituania, Estonia, Lettonia) nati dalla scomparsa dell’Impero zarista. I trattati lasciarono <strong>forti risentimenti nazionalistici</strong>. Il risultato storico fondamentale fu rappresentato dal fatto che l’equilibrio mondiale vedeva gli <strong>Stati Uniti</strong> rivestire un ruolo di effettivo <strong>leader</strong> sulla scena internazionale.<br><br>Nell'immagine: i "quattro grandi" alla conferenza di pace di Parigi, cioè Lloyd George (primo ministro inglese), Vittorio Emanuele Orlando (primo ministro italiano), Gorges Clemenceau (primo ministro francese) e Woodrow Wilson (presidente americano)</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Serra pubblica su «La Voce» l’Esame di coscienza di un letterato</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933162</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Esame di coscienza di un letterato</em> è l'opera più importante del cesenate Renato Serra (1884-1915), finissimo letterato e analista di testi. L'opera, pubblicata su «La Voce» il 30 aprile 1915 poco prima che l’autore morisse nella battaglia di Podgora, presso Gorizia, e poi ristampata postuma in volume nel medesimo anno, è un <strong>diario bellico</strong> in cui Serra affronta in termini originali e disincantati l’annoso problema del <strong>rapporto fra vita e letteratura</strong>, fra impegno intellettuale e civile. L'autore espone lucidamente il proprio conflitto interiore: pur consapevole dell’<strong>inutilità della guerra</strong>, allo stesso tempo se ne sente irrazionalmente <strong>attratto</strong>, giudicandola l’unica opportunità offerta agli individui per contribuire attivamente al destino pubblico, riscoprendo soprattutto i princìpi della solidarietà e della condivisione. La complessità dell'opera sta in questa ambiguità di sentimenti e inquietudine proprie di molti <strong>intellettuali</strong> dell’epoca, che furono anche <strong>soldati</strong>.<br><br>Nell'immagine: Renato Serra</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>La metamorfosi di Kafka</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933163</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1915 viene pubblicata <em>La metamorfosi</em>, il racconto più famoso dello scrittore boemo di origini ebraiche<strong> Franz Kafka</strong> (1883-1924). Scritto in tedesco, racconta l'angosciosa metamorfosi di un commesso viaggiatore in uno <strong>scarafaggio</strong> e del conseguente progressivo disfacimento dei rapporti familiari che lo condurrà alla morte per inedia. Attraverso il racconto concreto e minuzioso di questa esperienza allucinante, Kafka allegoricamente rappresenta <strong>l'alienazione dell'uomo borghese moderno </strong>oppresso dalla società e dalla famiglia. Il racconto contiene gli elementi principali della poetica Kafka: il <strong>realismo magico</strong>, l'allegoria, l'angoscioso rapporto con il padre e l'autorità e la legge , l'angoscia di una esistenza governata da un mistero <strong>privo di senso</strong> e che supera la mente umana.<br><br>Nell'immagine: la copertina della prima edizione</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>D&#39;Annunzio rientra in Italia e si arruola nell&#39;esercito</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933164</link>
         <description><![CDATA[<div>Trasferitosi in <strong>Francia</strong> nel 1910 per sfuggire ai creditori, dopo l'estate del 1914, quando in Europa infuriavano i venti di guerra, Gabriele D'annunzio rientrò in patria impegnandosi in un'intensa <strong>propaganda</strong> <strong>interventista</strong>, inneggiando al mito di Roma e del Risorgimento. Spostò così l’orientamento dell’opinione pubblica, prevalentemente neutrale, verso l’ingresso nel conflitto. Con l'entrata in guerra dell'Italia, D'Annunzio si arruolò <strong>volontario in aviazione</strong>, nonostante avesse già 52 anni. Nel 1916 ebbe un grave <strong>incidente</strong>: la ferita all’occhio, che comporterà una lunga degenza e la forzata cecità per alcuni mesi, sarà la suggestione per comporre <em>il Notturno</em>, esempio del lirismo simbolista dannunziano. Una volta guarito, D'Annunzio tornò a combattere e partecipò a numerose imprese, fra cui la cosiddetta <strong>“beffa di Buccari”</strong> del febbraio del <strong>1918</strong> che vide lo scrittore penetrare con alcuni sommozzatori nel golfo di Fiume.<br><br>Nell'immagine: Gabriele D'Annunzio</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Croce e Gentile discutono sul ruolo dell&#39;Italia nel conflitto</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Benedetto Croce</strong> e <strong>Giovanni Gentile</strong>, esponenti di spicco della cultura italiana della prima metà del Novecento, pur riconoscendosi entrambi nel pensiero filosofico idealista, dopo un'iniziale amicizia cominciarono a <strong>dissentire</strong> su molti aspetti filosofici, discutendo  sulle pagine della <strong>«Voce»</strong> di Prezzolini. Al dissenso filosofico si accompagnò anche una diversa posizione etico-politica, che nel corso degli anni porterà ad una vera e propria rottura. Rispetto all'accesissimo dibattito che si sviluppò in Italia allo scoppio della guerra sulla partecipazione al conflitto da parte dell'Italia, <strong>Gentile si schiera a favore della guerra,</strong> vedendola come la conclusione del risorgimento italiano, mentre <strong>Croce si schiera con i neutralisti,</strong> anche se si dichiarava “pronto ad accettare la guerra come una dolorosa necessità, ma deciso a non provocarla per ragioni settarie o nazionalismi”. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>Zang Tumb Tumb di Marinetti</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933166</link>
         <description><![CDATA[<div>Z<em>ang Tumb Tumb. Adrianopoli, ottobre 1912. Parole in libertà</em> è uno degli esempi più interessanti di <strong>paroliberismo</strong> <strong>futurista</strong>, ovvero dell’accostamento alogico delle parole per creare effetti di forte espressività. L’opera è ambientata sullo sfondo della <strong>guerra dei Balcani</strong> scoppiata nel 1912, e fu scritta da Marinetti dopo aver assistito di persona ai bombardamenti bulgari sulla piazzaforte turca di Adrianopoli. Marinetti applicò qui in maniera letterale le indicazioni stilistiche fornite nel <em>Manifesto tecnico della letteratura futurista</em>: la <strong>distruzione della sintassi</strong>, la <strong>mancanza di elementi connettivi</strong> nel discorso,  l’utilizzo di <strong>suoni onomatopeici</strong>. Privo di uno svolgimento narrativo, <em>Zang Tumb Tumb</em> intendeva produrre sia sul piano visivo sia su quello sonoro effetti d’immediata concretezza. La <strong>guerra</strong> è esaltata come rivelazione estetica per eccellenza.<br><br>Nell'immagine: Filippo Tommaso Marinetti</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>I tedeschi usano i dirigibili per i bombardamenti</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
         <link>https://padlet.com/AlessandraTerrana/cog7e0xv16f6ilio/wish/3255933167</link>
         <description><![CDATA[<div>I tedeschi ripongono grandi speranze nell’utilizzo dei dirigibili <strong>zeppelin</strong> (sviluppati ai primi del Novecento) che prendono il nome dal loro ideatore, il conte tedesco von Zeppelin. Le caratteristiche principali di questi aeromobili sono: un involucro rigido in <strong>alluminio</strong> (rivestito esternamente in tela) che contiene un <strong>gas</strong> più leggero dell’aria (idrogeno o elio); una resistente ossatura alla quale sono assicurati i motopropulsori, la cabina di comando e, eventualmente, quelle per i passeggeri. Nel 1914 gli zeppelin hanno una lunghezza di 160 m, un volume di circa 25.000 m3 e possono trasportare carichi di circa 9 tonnellate. Il primo impiego offensivo è due giorni dopo l'invasione tedesca del Belgio mentre la prima incursione è il 19 gennaio 1915 nei cieli inglesi quando avviene il primo bombardamento di civili: in tutto ci sono solo 5 vittime ma la reazione dell'opinione pubblica e della stampa è molto forte. L'introduzione di <strong>caccia</strong> efficaci segnerà, poi, la fine della minaccia degli zeppelin.<br><br>Nell'immagine: un dirigibile zeppelin</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>BATTAGLIA DELLA MARNA</title>
         <author>AlessandraTerrana</author>
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         <description><![CDATA[<ul><li><p><strong>Fronte</strong>: Fronte occidentale (Francia)</p></li><li><p><strong>Potenza in lotta</strong>: Francia e Regno Unito vs. Impero Tedesco</p></li><li><p><strong>Svolgimento</strong>: La battaglia si svolse tra il 6 e il 12 settembre 1914. Le forze tedesche, dopo aver invaso il Belgio e avanzato in Francia, erano vicine a Parigi. Le truppe alleate, con un'azione rapida, riuscirono a fermare l'avanzata tedesca e a riprendere l'iniziativa. La battaglia segnò l'inizio della guerra di trincea sul fronte occidentale, con il fallimento del piano tedesco di una guerra lampo.</p></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-11 16:04:13 UTC</pubDate>
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