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      <title>Rappresentazioni Artistiche 2 by Aula Pon Dino Compagni</title>
      <link>https://padlet.com/aulaponcompagnifirenze/rappresentazioniartistiche2</link>
      <description>Di Carlo, Riga, Salani</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-05-09 09:37:03 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2017-05-16 10:00:45 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Rappresentazioni Artistiche Giotto e Lorenzetti</title>
         <author>aulaponcompagnifirenze</author>
         <link>https://padlet.com/aulaponcompagnifirenze/rappresentazioniartistiche2/wish/172039638</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Giotto<br>L'artista che "ridusse al moderno" la pittura<br><br></div><div>Giotto è considerato l'artista che ha rinnovato la pittura italiana, così come Dante, suo contemporaneo, è ritenuto il 'padre' della lingua italiana. La gloria di Giotto è affidata a opere sparse in quasi tutta la penisola, da Roma a Firenze, da Assisi a Rimini fino a Padova; la sua importanza fu tale da influenzare non solo le scuole pittoriche del Trecento, ma anche gli artisti del Rinascimento<br><strong>Il mitico esordio<br></strong><br></div><div>La leggenda più nota fiorita intorno a Giotto di Bondone (nato a Colle di Vespignano nel Mugello probabilmente nel 1267) è quella che narra il suo incontro con l'artista <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/cimabue_(Enciclopedia_dei_ragazzi)/">Cimabue</a>. Quest'ultimo avrebbe osservato il giovane pastore Giotto mentre disegnava su una roccia una pecorella del suo gregge con tanta abilità da convincerlo a portare il giovane nella sua bottega; così Cimabue sarebbe divenuto il primo maestro di Giotto. È probabile che il giovane artista abbia compiuto anche un viaggio a Roma; qui ebbe sicuramente modo di vedere i cicli pittorici della Roma antica e paleocristiana e le opere dei più importanti pittori romani della fine del Duecento<br><strong>Perché Giotto è il padre della pittura italiana<br></strong><br></div><div>Per cogliere la portata rivoluzionaria di Giotto, si può partire da quello che di lui scrive con entusiasmo Cennino Cennini, pittore e scrittore d'arte vissuto tra 14°e 15° secolo: "Giotto rimutò l'arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno".<br><br></div><div>Con queste precise parole Cennini vuole dire che l'artista toscano nella sua pittura abbandona le immagini fisse, gli ori abbondanti e le astrazioni dell'<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/arte-bizantina_(Enciclopedia_dei_ragazzi)/">arte bizantina</a> (l'aggettivo greco si riferisce al mondo bizantino), recuperando il contatto con la realtà e la natura. Giotto costruisce innanzitutto lo spazio del racconto pittorico in maniera illusionistica e tridimensionale, impostandolo con una rigorosa prospettiva delle architetture, come ben si vede nell'episodio del <em>Presepe di Greccio</em> del ciclo di Assisi; in questa spazialità i personaggi si inseriscono con equilibrio e in coerente rapporto con l'ambiente che li circonda.<br><br></div><div>Proprio nelle figure Giotto presenta una delle sue novità più importanti: i personaggi non sono più i 'burattini' immateriali e le figure piatte della tradizione precedente, ma persone concrete, reali, come si vede dalle pieghe morbide e naturali degli abiti sotto cui si trovano i corpi saldamente esistenti.<figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:876,&quot;url&quot;:&quot;http://www.gliscritti.it/gallery3/var/albums/album_009/assisi10.jpg?m=1302629593&quot;,&quot;width&quot;:798}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.gliscritti.it/gallery3/var/albums/album_009/assisi10.jpg?m=1302629593" width="798" height="876"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:900,&quot;url&quot;:&quot;https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/42/Pietro_lorenzetti%2C_ultima_cena%2C_assisi_basilica_inferiore%2C_1310-1320.jpg&quot;,&quot;width&quot;:1043}" data-trix-content-type="image"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/42/Pietro_lorenzetti%2C_ultima_cena%2C_assisi_basilica_inferiore%2C_1310-1320.jpg" width="1043" height="900"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><strong>Lorenzétti</strong> ‹<em>-z-</em>›, Ambrogio. - Pittore (m. forse a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/siena/"><em>Siena</em></a> nella pestilenza del 1348). In un complesso rapporto con l'eredità di Duccio e con la forte personalità di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/simone-martini/"><em>S. Martini</em></a>, L. operò nell'ambito della pittura senese, insieme al fratello Pietro, quella che può essere definita una rivoluzione formale grazie alla presa di coscienza dell'arte di Giotto. L'elemento architettonico e quello spaziale sono infatti notevolissimi nella sua opera, accanto a una vena narrativa e realisticamente descrittiva. Tra le opere si ricordano gli affreschi della sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena.<br><br></div><div>Vita e opere. Ambrogio e Pietro, sebbene fratelli, si presentano tuttavia come personalità autonome e stilisticamente differenziate e la loro relazione di parentela, attestata dagli affreschi perduti dello Spedale della Scala a Siena che firmarono insieme nel 1335, è stata definitivamente acquisita solo alla fine del 18º sec. (Ghiberti parla entusiasticamente solo di Ambrogio; Vasari, sbagliando il cognome, dedica una vita separata a Pietro Laurati). La scarsezza documentaria e le numerose e controverse attribuzioni hanno poi creato problemi di critica non del tutto risolti. La Madonna di S. Angelo a Vico l'Abate (1319) chiarifica il peso della conoscenza di Giotto da parte di Ambrogio, testimoniando un suo primo soggiorno fiorentino (un secondo va probabilmente dal 1327 al 1332: Ambrogio risulta immatricolato nell'Arte dei medici e speziali di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/firenze/"><em>Firenze</em></a> e, nel 1332, dipinge il trittico per la chiesa di S. Procolo, ora agli Uffizi). Più sganciato del fratello dai modi dell'arte senese, ne prosegue le ricerche relative al colore e alla linea che diviene costruttrice del volume, e l'esperienza giottesca implica in lui una più consapevole chiarificazione spaziale, in un'abilità compositiva percepibile negli affreschi della chiesa di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-francesco/"><em>S. Francesco</em></a> a Siena (<em>S. Ludovico davanti a Bonifacio VIII</em> e <em>Martirio dei francescani a </em><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ceuta/"><em>Ceuta</em></a>, 1331), nella <em>Presentazione al Tempio</em> (1342, Uffizi) e nell'<em>Annunciazione</em> (1344, Siena, Pinacoteca). La sottile tensione speculativa, caratteristica di Ambrogio, arricchita di significati teologici nella <em>Maestà</em> (1330, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/massa-marittima/"><em>Massa Marittima</em></a>, Palazzo Pubblico), in cui l'armonia cromatica è altrettanto complessa e originale della struttura compositiva, si esplica compiutamente, strettamente connessa con il felice realismo descrittivo, negli affreschi della sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena con le allegorie del <em>Buono</em> e <em>Cattivo governo</em> (1337-39). Il grande programma secolare offre in una visione unitaria e ottimistica, densa di significati filosofici e politici, il panorama di una natura onnicomprensiva, rivelando anche un L. attento e appassionato studioso dei fenomeni naturali. Attribuite a L. sono anche le due tavole <em>Città in riva al mare</em> e <em>Castello sul lago</em> (Siena, Pinacoteca), considerati i primi paesaggi autonomi dell'arte occidentale ma forse frammenti di più vaste composizioni perdute.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-16 09:52:43 UTC</pubDate>
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