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      <title>I cambiamenti climatici by Classe seconda b</title>
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      <description>di R.P. Miraglia</description>
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      <pubDate>2017-11-05 17:47:04 UTC</pubDate>
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         <title>Il riscaldamento globale è un fenomeno climatico osservato in questi ultimi decenni provocando un aumento della temperatura media della superficie della Terra. è evidente che questo riscaldamento globale è provocato dall&#39;effetto serra, causando emissione di gas nell&#39;atmosfera. La produzione industriale in grande scala, gli incendi, l&#39;aumento del consumo energetico sono le principali azioni umane responsabili per l&#39;aumento dell&#39;effetto serra.L&#39;aumento dell&#39;inquinamento fa si che lo strato dei gas nell&#39;atmosfera diventi più spesso, ciò impedisce la dispersione dell&#39;energia luminosa che viene dal sole. Dentro una determinata fascia, l&#39;effetto serra è di grande importanza per gli esseri viventi che abitano la Terra, perché mantiene in equilibrio la temperatura del pianeta. Il problema è che se l&#39;effetto serra aumenta di tanto in tanto, può provocare il riscaldamento globale.Una delle conseguenze di questo fenomeno climatico è lo scioglimento delle calotte di ghiacci e dei ghiacciai, che provocherà un&#39;eventuale elevazione del livello degli oceani. Molte isole e aree litoranee rimarranno sommerse, distruggendo habitats naturali di diversi esseri viventi.Il riscaldamento globale può accelerare il processo di desertificazione nelle regioni tropicali e la proriferazione di insetti nocivi alla salute.</title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <title>Alcuni gas presenti nell’aria, detti gas serra, hanno la capacità di assorbire il calore irradiato dalla terra impedendone l&#39;uscita nello spazio esterno. Le radiazioni solari non raggiungono la superficie terrestre integre. Circa il 25% delle radiazioni solari sono assorbite dal pulviscolo, dall&#39;ozono e dal vapore acqueo. Il 30% delle radiazioni solari sono invece riflesse nello spazio dal pulviscolo atmosferico, dalle nuvole e dalla superficie terrestre. Viene definita &quot;albedo&quot; la parte delle radiazioni riflesse verso l&#39;altro. Il valore medio di albedo terrestre è circa lo 0,3 ma varia a seconda del luogo in cui si misura. La radiazione solare ricevuta dalla superficie terrestre riflessa verso l&#39;alto assume la forma di raggi infrarossi (energia termica). Una minima parte dei raggi infrarossi riflessi si perde nello spazio o viene assorbita dai composti atmosferici.Il fenomeno naturale, noto come &quot;effetto serra&quot;, contribuisce ad aumentare la temperatura del globo intorno ai 15° gradi medi. Esistono gas serra naturali quale il vapore acqueo, l&#39;anidride carbonica, l&#39;ozono, il metano, l&#39;ossido nitrico. Lo sfruttamento dei combustibili fossili per la produzione di carburanti e di energia elettrica libera nell&#39;aria altri gas di origine antropogenica. Alcuni gas serra prodotti dall&#39;uomo non sono presenti in natura ma risultano essere particolarmente attivi nel rinforzare l&#39;effetto serra. E&#39; il caso degli idrofluorocarburi, dei perfluorocarburi e dell’esafluoruro di zolfo. Generalmente la vita media atmosferica dei gas va da pochi decenni fino a migliaia di anni. L&#39;anidride carbonica ha una vita media atmosferica di circa un secolo. In assenza di attività umana è quindi necessario circa un secolo per ristabilire la situazione atmosferica &quot;normale&quot; del periodo antecedente alla rivoluzione industriale.</title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 18:20:21 UTC</pubDate>
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         <title>l vapore acqueo, l’anidride carbonica e altri gas dell’atmosfera di comportano come i vetri di una serra e trattengono le radiazioni infrarosse in prossimità della superficie terrestre. Questi gas, che sono chiamati “gas serra”, svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione della temperatura del nostro pianeta: se non ci fossero, la Terra sarebbe, in media, più fredda di alcune decina di gradi; sarebbe cioè un’enorme, perenne ghiacciata. D’altra parte, se la concentrazione dei “gas serra” nell’atmosfera aumenta, anche la temperatura media dell’aria è destinata a crescere.L’ozono è un gas presente in piccola quantità nell’atmosfera; la sua concentrazione, variabile secondo l’altitudine, è particolarmente elevata tra i quindici e i trenta chilometri d’altezza, dove questo gas forma uno strato che avvolge tutta la Terra.Questo strato di ozono è particolarmente importante perché funge da schermo protettivo nei confronti dei raggi ultravioletti, che irradiati continuamente dal sole verso il nostro pianeta, altrimenti “brucerebbero” tutta la superficie terrestre. Alla metà degli anni settanta l’ozono è diminuito e si è iniziato a parlare di buco nell’ozono. Se lo strato di ozono continuerà ad assottigliarsi, gli equilibri vitali del nostro pianeta potranno essere sconvolti. I raggi ultravioletti son dannosi per la pelle e possono alterare il patrimonio genetico delle diverse specie, con conseguenze imprevedibili.</title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 18:37:59 UTC</pubDate>
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         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 18:42:28 UTC</pubDate>
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         <title>Il disboscamento, o deforestazione, consiste nell&#39;abbattimento degli alberi per motivi commerciali o per sfruttare il terreno per la coltivazione.Il 30% delle superfici emerse del nostro pianeta è ancora occupato da foreste: esse sono perlopiù concentrate nelle aree a cavallo dell&#39;equatore e nelle zone a clima continentale.Fin dall&#39;antichità l&#39;uomo disbosca per ottenere la legna da ardere per il riscaldamento domestico o da usare come materiale da costruzione, per ottenere nuovi terreni da destinare all&#39;agricoltura o per far spazio all&#39;espansione urbana. Questo fenomeno oggi interessa soprattutto le aree a clima tropicale del nostro pianeta, poiché molte foreste dei territori a clima temperato sono ormai state abbattute, soprattutto le antiche foreste dell&#39; Europa centrale, ridotte ad occupare poche aree protette specie nel sud della Germania o in Polonia, oppure le foreste della Cina del Nord-est, o i boschi di latifoglie degli stati USA affacciati sull&#39;Atlantico. Nelle aree a clima tropicale le foreste sono spesso abbattute con un metodo davvero deleterio: una volta scelta la parte di foresta da abbattere, gli alberi vengono tagliati e poi, specie se il terreno servirà per coltivare, vengono dati alle fiamme, poiché la loro cenere funge da fertilizzante. Questo sistema arreca gravi danni all&#39;equilibrio dell&#39;ambiente naturale, infatti la cenere fertilizza per poco tempo il terreno, mentre la distruzione del sottobosco distrugge in tutto e per tutto l&#39;habitat della foresta pluviale accelerando fenomeni erosivi del terreno. Dopo pochi anni si deve abbandonare il terreno e disboscare un&#39;altra area. Inoltre l&#39;utilizzo del fuoco è molto pericoloso perché danneggia la fauna e spesso sfugge al controllo causando danni ancora più gravi.</title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 18:48:13 UTC</pubDate>
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         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 18:53:46 UTC</pubDate>
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         <title>Molti degli animali in via di estinzione hanno perso il loro habitat a causa di deforestazione, incendi, urbanizzazione e inquinamento. Queste sono le cause della perdita di preziose biodiversità e animali che presto potremmo non vedere più, come (è uno dei casi più famosi) accadde nel ‘600 con il dodo del Madagascar.          1)  api sono a rischio estinzione a causa degli insetticidi usati in agricolturaLe minacce maggiori sono costituite dalla progressiva perdita di habitat per la continua urbanizzazione, dall’impiego di insetticidi altamente tossici dal proliferare di parassiti e agenti patogeni e dal riscaldamento globale, che mettono a serio rischio la salvaguardia di questi animali, indispensabili per il processo di impollinazione                           2) Foca monaca è  a rischio estinzione nel mediterraneo    Diffuso un tempo in tutto il Mediterraneo, oggi è uno dei mammiferi più rari al mondo. Questo pinnipede ha visto nel tempo ridotto il proprio habitat a causa dello sviluppo turistico delle coste, è stato oggetto di caccia indiscriminata e vittima di epidemie dovute ad alghe tossiche proliferate a causa dell’inquinamento e dal surriscaldamento delle acque in cui vive. Oggi gli ultimi esemplari sono ormai segregati nel solo mar Egeo con alcune popolazioni residue lungo le coste del Marocco e della  Mauritania.                      3) Gorilla di montagna        Oltre a essere una preda ambita da parte dei cacciatori di frodo, questo enorme primate vede ogni anno scomparire la foresta in cui abita, in Uganda e nella Repubblica Democratica del Congo, sacrificata per l’industria del legname e per lo sfruttamento delle risorse nel sottosuolo. Il gorilla di montagna è tra gli animali in via di estinzione più a rischio. Secondo il WWF  ogni anno si perdono circa 700.000 ettari di foreste a causa della deforestazione e del taglio illegale di alberi. Nel 2013 Emmanuel De Mérode, presidente del Parco Nazionale del Virunga, uno dei pochi habitat naturali dove ancora vivono questi animali, ha chiesto all’Europa di salvare i gorilla africani rimasti, che sono attualmente meno di 1000 esemplari.                        4) Koala è tra gli animali in via di estinzione è l’animale simbolo dell’Australia. Secondo uno studio dell’università di Sydney svolto nel 2013, il nemico più pericoloso per questo marsupiale, poco predisposto ad adattarsi al cambiamento, è il riscaldamento globale. Con temperature più elevate, infatti, i koala sono costretti ad abbandonare le piante di eucalipto per trovare riparo su alberi con fogliame più copioso, divenendo facile bottino di predatori più veloci durante gli spostamenti sul terreno. Per salvarli dall’estinzione, occorre quindi un giusto mix di alberi-cibo (eucalipti) e di alberi-riparo, più alti e ombrosi.                    5) Leopardo dell’Amurleopardo amur in via di estinzione a causa del cambiamento climaticoIl più raro di tutti i grandi felini, se ne contano poche decine di esemplari, ha subito la perdita della stragrande maggioranza del proprio habitat: la foresta temperata di Corea, Cina nord-est e Russia orientale. Gli incendi per il disboscamento e la conversione dei terreni per l’agricoltura hanno infatti frammentato notevolmente le zone in cui vive. Il povero felino è stato inoltre duramente colpito dal bracconaggio e cacciato per la sua pregiata pelliccia.             6) Orango di Sumatraorango di sumatra in via di estinzione Presente nella foresta pluviale di quest’isola indonesiana, questo primate vive sugli alberi che offrono alimentazione, riparo e un giaciglio per la notte. La deforestazione a ritmi crescenti ha luogo per far posto alle coltivazioni di olio di palma e di acacia, nonché per la produzione industriale di polpa di carta. L’orango quindi si inoltra nelle aree agricole in cerca di cibo, dove viene ucciso dai contadini perché rovina le coltivazioni o dai cacciatori di frodo.                   7) Orso polareorso polare in via di estinzione a causa del riscaldamento globaleLa minaccia maggiore per questo predatore delle zone artiche sono il riscaldamento globale e le trivellazioni per le esplorazioni petrolifere, che riducono sempre più il suo territorio vitale. Meno ghiaccio significa meno cibo, meno cibo per i grandi vuol dire minori possibilità di sopravvivere per i piccoli. Inoltre un recente studio dell’University del Wyoming hanno dimostrato che quando il cibo è scarso, gli orsi non riescono ad adattarsi al cambiamento e muoiono di fame. Oltre al fatto che le sue pressoché uniche prede sono le foche monache, che stanno lentamente scomparendo, proprio per questi stessi motivi.                                        8) Pulcinella di mare L’aumento della temperature delle acque loro terreno di caccia ha fatto allontanare le prede predilette, le aringhe: i pesci che questo uccello marino cattura, per cercare di rimediare alla scarsità di cibo, non riescono però a essere mangiati dai pulcini, che quindi perdono peso e si indeboliscono irreparabilmente. Un’ altro fattore che fa rientrare i pulcinella di mare tra gli animali in via di estinzione è la pesca: spesso finiscono intrappolati nelle reti dei pescherecci e muoiono annegati. Uno degli ultimi habitat naturali dove si può vedere una colonia di Pulcinella di Mare è nella città di Vik, in Islanda dove si sta puntando moltissimo sulla sostenibilità ambientale.  9)Tigre siberiana            Questo splendido felino soffre per la distruzione del proprio habitat (disboscamento delle foreste per ricavarne legname e costruire nuovi insediamenti umani) e la diminuzione delle prede tipiche come il cervo, oltre alla caccia di frodo, che lo riguarda anche se si tratta di un animale protetto. Ne rimangono in natura poche centinaia di esemplari, sparse tra Russia, Cina e Corea del Nord.Ma ad essere a rischio di estinzione non sono solamente questi gli animali con un bell’aspetto: in natura esistono animali brutti e animali strani in grave pericolo di sopravvivenza.</title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 18:57:10 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <title>Gli studi scientifici continuano a metterci in guardia sull’aumento del livello del mare, mettendo in allerta globale tutti i territori e i grandi centri abitati che si trovano nei pressi delle coste.Le conseguenze dell’innalzamento del livello degli oceani sono sotto gli occhi di tutti; il numero di casi di inondazioni negli ultimi decenni ha subito un sensibile aumento. C’è chi ha già predetto che nel 2030 Miami verrà sommersa dalle acque.Quali sono le cause di questo rapido cambiamento al quale stiamo assistendo?Due sono le cause che possono incidere in modo significativo sull’incredibile massa d’acqua del nostro pianeta:Apporto d’acqua dei ghiacci della Terra – Una tra le più note cause dell’innalzamento del livello del mare riguarda l’apporto di nuova acqua dovuto al rapido scioglimento di ghiacci e ghiacciai della Terra. Scioglimento da imputare al riscaldamento globale.Espansione termica – Ancora una volta, dietro all’espansione degli oceani, c’è l’aumento della temperatura. Questa volta, però, la causa dell’incremento è da ricercarsi proprio nell’espansione del volume delle acque per cause termiche.Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS ha dimostrato che, seppure minime, fluttuazioni dei livelli degli oceani sono sempre esistite; negli ultimi 150 anni abbiamo assistito, però, a una crescita impressionate che non ha eguali negli ultimi 6.000 anni di storia della Terra. Si è registrato un aumento di ben 20 cm dall’inizio del XX secolo.Il problema è ancora più serio se si pensa che questo, come ha dichiarato Kurt Lambeck, a capo della ricerca, è un processo non reversibile in tempi brevi.</title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <title>Dalla rivoluzione industriale a oggi, in poco più di 200 anni, l’attività umana ha influito in modo sostanziale sulla natura del nostro pianeta. La cosiddetta acidificazione degli oceani è uno di questi effetti ed è anche uno tra i più evidenti. Oggi, infatti, le acque dei mari e degli oceani sono approssimativamente il 30% più acide di quanto lo erano a metà del ‘700. Una variazione chimica impressionante che si è sviluppata (e si sta sviluppando) a una velocità 10 volte superiore rispetto agli ultimi 50 milioni di anni.Ma cos’è l’acidificazione degli oceani, quali sono le cause e perché è dannosa? Questo fenomeno prevede una variazione del pH oceanico a causa dell’aumento dell’acido carbonico (H2CO3) presente nelle acque. Tale aumento è causato dalla presenza nell’atmosfera dell’anidride carbonica (CO2), che deriva delle attività umane inquinanti.La rapida mutazione della composizione chimica delle acque non dà il tempo all’ecosistema marino di adattarsi, colpendo pesantemente la catena alimentare legata a questo ecosistema e, in prima battuta, organismi come ostriche, vongole, coralli, e plancton calcareo.Per arginare il fenomeno dell’acidificazione degli oceani è necessario prendere provvedimenti globali di riduzione delle emissioni di CO2, ma è anche fondamentale che si lavori a una presa di coscienza diffusa del problema che mette a rischio la vivibilità dell’ecosistema Terra.</title>
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         <pubDate>2017-11-05 19:39:25 UTC</pubDate>
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         <title>La terra è composta da uno strato superficiale che fornisce nutrimento alle piante e agli animali. Se però questo strato non è protetto può anche scomparire a causa dell’attività erosiva provocata dal Sole, dal vento e dall’acqua. La miglior protezione dei suoli è la vegetazione. Esistono però chiazze di terreno degradato che, anche se si trovano molto lontani dai deserti, possono espandersi, unirsi l’una all’altra e creare condizioni simili a quelle desertiche. Le attività umane hanno un ruolo molto importante nei processi di desertificazione. Alcune delle cause sono: la deforestazione, le coltivazioni intensive e monoculturali e gli allevamenti, che eliminano la vegetazione. Il deserto del Sahara è il deserto più esteso del mondo, esso si allarga verso sud ad una velocità di 48km l’anno: in Cina invece le tempeste di sabbia minacciano molti campi coltivati. Queste brutte notizie purtroppo negli ultimi anni sono aumentate molto e la situazione diventa sempre più grave. Secondo il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, un terzo della terra è minacciata dalla desertificazione. Inoltre, la popolazione mondiale è messa a rischio perché anche la coltivazione e i pascoli diventano meno produttivi. Il degrado dei suoli fa diminuire fortemente anche la produzione di grano, che è l’alimento base dell’ambientazione mondiale. E così minaccia la possibilità di soddisfare le esigenze alimentari della popolazione. L’11% della superficie vegetale della Terra, negli ultimi quarantacinque anni è stata degradata dalle attività agricole dell’uomo e circa 5 - 12 milioni di ettari all’anno non possono essere utilizzati per sfruttamento agricolo, a causa dell’aridità del terreno. Le zone più colpite dalla desertificazione sono l’Africa e l’America settentrionale.</title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 19:43:55 UTC</pubDate>
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         <title>La biodiversità è un termine che possiede un duplice significato. In primo luogo può indicare la variabilità che coesiste tra gli esseri umani. In secondo luogo può essere considerata come l&#39;insieme delle specie che abitano in un habitat di una determinata fascia della Terra.La biodiversità è fondamentale, poiché assicura l&#39;esistenza di geni diversi che attraverso il loro adattamento nell&#39;habitat e attraverso la loro evoluzione contribuiscono alla salute del pianeta. Molti geni, infatti, sono in grado di assorbire anidride carbonica ed emanare ossigeno. Quando poi il clima cambia, l&#39;organismo è costretto nuovamente ad adattarsi e quindi ad evolversi nuovamente.Negli ultimi decenni però l&#39;opera dell&#39;uomo ha accelerato il tasso naturale di estinzione delle specie da cento a mille volte rispetto a quello naturale. Le cause sono da ricercare nell&#39;inquinamento causato dall&#39;uomo, dall&#39;introduzione di specie estranee che hanno cambiato le abitudini di vita, dall&#39;aumento dei consumi derivato dall&#39;aumento della richiesta di beni. Inoltre molte specie sono state uccise per i fini dell&#39;abbigliamento o per la difesa dei territori. Secondo la IUCN sono a rischio di estinzione circa 1/4 dei mammiferi e 1/3 degli anfibi. Le conseguenze sono appunto la perdita di biodiversità e la distruzione di alcuni ecosistemi. Una risorsa indispensabile per la vita dell&#39;uomo sulla terra è costituita dalle foreste per i seguenti motivi:- l&#39;assorbimento di anidride carbonica;-producono ossigeno- Il loro uso per la produzione di legname;- La protezione del suolo.Le foreste costituiscono 1/3 delle terre emerse e si trovano nei Paesi più ricchi come Canada, Stati Uniti , Russia e anche in Brasile e in altri Stati dell&#39;America latina. Ogni anno purtroppo vengono distrutti 13 milioni di ettari allo scopo d&#39;allevamento. Negli ultimi anni si è riusciti a ridurre questo numero a otto milioni di ettari grazie a operazioni di rimboscamento. Le foreste che attualmente non sono modificate vengono dette primarie. Negli ultimi decenni l&#39;uomo ha ridotto notevolmente la quantità di foreste per le sue opere. Ciò ha riguardato soprattutto le foreste pluviali. Si calcola che nel 1950 vi fossero il 15% di foreste pluviali, mentre ora ve ne è la metà.Oltre alle foreste, un ambiente naturale notevolmente a rischio è costituito dagli oceani. Essi, infatti, sono sottoposti continuamente a minacce, come : la pesca eccessiva, l&#39;inquinamento, la distruzione degli ambienti. Per quanto riguarda la pesca eccessiva la causa è da ricercarsi nell&#39;aumento della popolazione. Ora vengono pescate 120 milioni di tonnellate di pesce in confronto alle venti di cinquanta anni fa. Inoltre secondo la FAO circa 1/4 del pescato sovrasfruttato è a rischio di estinzione. Inoltre a causa della pesca a strascico si evidenza la distruzione di notevoli fondali marini.</title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 19:48:27 UTC</pubDate>
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         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 20:21:52 UTC</pubDate>
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         <title>Uno studio condotto da Nature Conservancy conferma che il nostro migliore alleato contro i cambiamenti climatici sono le foreste.Salvando le foreste si riducono le emissioni del 37%Grazie al processo della fotosintesi, infatti, gli alberi riducono la quantità di CO2 presente nell’atmosfera. L’attuale patrimonio arboreo del pianeta avrebbe la capacità di ridurre l’emissione di sette miliardi di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2030. Lo rivela uno studio condotto dalla ong conservazionista Nature Conservancy in collaborazione con altre quindici istituzioni e pubblicato sulla rivista Pnas. Secondo i ricercatori la conservazione delle aree verdi, in termini di mitigazione dei gas climalteranti, equivarrebbe ad eliminare dalla circolazione circa un miliardo e mezzo di automobiliAzioni sostenibili per il climaLo studio propone una serie di azioni che consentirebbero di preservare la copertura arborea e, di conseguenza, mitigare gli effetti del riscaldamento globale e di mantenere la temperatura al di sotto dei 2 gradi centigradi, come previsto dall’accordo di Parigi. I ricercatori ritengono che l’effettiva ed efficace protezione delle foreste consentirebbe di tagliare circa il 37 per cento delle emissioni di CO2. “Le soluzioni climatiche naturali sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione – ha dichiarato Christiana Figueres, segretario esecutivo dell’United nation framework convention on climate change. – Creano inoltre lavoro e proteggono le comunità nei paesi sviluppati e in via di sviluppo”.La ricerca spiega inoltre nel dettaglio l’incredibile impatto positivo che avrebbe la tutela delle foreste, che attualmente occupano il 30 per cento del pianeta. La riforestazione, ovvero la piantumazione di nuovi alberi o anche la semplice corretta gestione delle aree boschive, equivarrebbe alla rimozione di 650 milioni di auto all’anno, un risultato simile si otterrebbe fermando la deforestazione, pratica che equivarrebbe a 620 milioni di veicoli in meno.Ridurre l’impatto dell’agricolturaLa principale causa della deforestazione globale, secondo l’ultimo Rapporto sullo stato delle foreste nel mondo della Fao, è l’agricoltura. La migliore gestione dei terreni agricoli, che occupano l’11 per cento delle terre emerse, e l’adozione di pratiche rispettose degli ecosistemi consentirebbero di ridurre le emissioni equivalenti a quelle prodotte da 522 milioni di veicoli.L’importanza delle paludiIn passato le aree paludose erano ritenute solo dannose e improduttive. Oggi sappiamo invece che questi ecosistemi ospitano una ricca biodiversità e sono in grado di immagazzinare grandi quantità di anidride carbonica, in particolare le torbiere asiatiche. Questi ambienti naturali sono in grado di “imprigionare” quasi 670 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, le stesse vomitate in atmosfera da 145 milioni di automobili.</title>
         <author>frontuto2b</author>
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         <pubDate>2017-11-05 20:25:59 UTC</pubDate>
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         <author>frontuto2b</author>
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         <author>frontuto2b</author>
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