<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Le Madri Costituenti: pioniere della Repubblica Italiana by </title>
      <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3</link>
      <description>Nel 1946, 21 donne coraggiose entrarono a far parte dell&#39;Assemblea Costituente, contribuendo a redigere la Carta fondamentale della Repubblica Italiana. Conosciamole meglio e scopriamo il loro ruolo fondamentale nella costruzione di un Paese più democratico e giusto.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-05-28 15:55:53 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2024-05-31 10:58:37 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url>https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2035318571/492f2052944176e381ca12ab9273d80b/Costituzione_italiana.jpeg</url>
      </image>
      <item>
         <title>Nilde Iotti</title>
         <author>chironiilaria3</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010470571</link>
         <description><![CDATA[<p>Nilde Iotti é nata a Reggio Emilia il 10 aprile 1920 ed é morta a Roma il 4 dicembre 1999. Lei si è laureata in lettere all' università cattolica di Milano insegna all' istituto tecnico industriale di Reggio Emilia , il 2 giugno 1946 è eletta all' assemblea  costituente  dove fa parte  della commissione  dei settantacinque . Il 18 aprile1948  è stata eletta alla camera dei deputati  e riconfermata  in tutte le legislature. Nel 1956 entra nel comitato centrale  del partito comunista e nel 1962 nella direzione nazionale , nel 1921 promuove la mozione per la revisione del concordato tra stato e chiesa cattolica il   20 giugno 1979, è eletta  presidente della camera dei deputati , il 12 luglio 1983 nella  ix legislatura e, per  la terza volta, il 2 luglio 1987 nella x legislatura . Nella XII e XIII fa parte della commissione affari esteri, e presidente della delegazione parlamentare italiana all' assemblea del consiglio  d ' Europa e membro della delegazione  parlamentare italiana   all'  assemblea  del consiglio dell'  unione europea occidentale . nel gennaio 1997  è eletta vicepresidente del consiglio d ' Europa</p>]]></description>
         <enclosure url="https://elvis.padletcdn.com/fetch/e_in/cdn2.picryl.com/photo/2018/06/24/nilde-iotti-daticamera-1987-3760a3-small.jpg" />
         <pubDate>2024-05-28 17:06:15 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010470571</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Elisabetta Conci </title>
         <author>sifarielisa</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010493328</link>
         <description><![CDATA[<p>Elisabetta (Elsa) Conci nasce a Trento il 23 marzo 1895, da Maria Sandri ed Enrico Conci, avvocato e notaio.</p><p>Nel luglio del 1915, dopo aver conseguito la licenza liceale e di pianoforte, raggiunge la famiglia a Linz.</p><p>Nell'autunno del 1915 si iscrive alla Facoltà di Filosofia dell'Università di Vienna che frequenta per tre anni fino all'ottobre del 1918.</p><p>Finita la guerra si trasferisce alla Facoltà di Lettere dell'Università di Roma dove si laurea con la lode nel 1920.</p><p>Durante gli anni universitari Elsa Conci partecipa attivamente alla Federazione universitaria cattolica&nbsp; italiana (FUCI) e ne diventa in seguito presidente della sezione romana.</p><p>Accetta l'insegnamento della lingua tedesca presso l'Istituto tecnico «Leonardo da Vinci» di Trento, dove vi rimane per quindici anni.</p><p>È molto attiva, dunque, nel campo dell'assistenza all'infanzia, dell'assistenza sociale e della formazione professionale femminile.</p><p>Nel 1945 fa parte del primo comitato provinciale della DC trentina, per i gruppi femminili; è la prima donna ad intervenire in un congresso provinciale del partito.</p><p>Contribuisce ad una rapida riattivazione dell'Opera nazionale di assistenza all'infanzia delle regioni di confine e dell'Istituto professionale femminile; promuove, inoltre, la costituzione a Trento della Scuola superiore di servizio sociale.</p><p>Il 2 giugno 1946 viene eletta deputata alla Costituente nella lista della Democrazia cristiana nell'VIII collegio elettorale (Trento), posizionandosi al secondo posto, dopo De Gasperi.</p><p>Nell'ambito dell'attività legislativa in Assemblea interviene nella discussione sul disegno di legge n.63 sullo statuto speciale per il Trentino e l'Alto Adige.</p><p>Fa parte, infatti, del «Comitato dei 18», che ha il compito di coordinare e armonizzare il lavoro prodotto dalle tre Sottocommissioni; la Conci si trova ad affrontare il nodo degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale in relazione al testo Costituzionale.</p><p>Appoggia le richieste sudtirolesi e ottiene che i due comuni di Salorno e di Egna vengano uniti alla provincia di Bolzano; anche diverse competenze legislative vengono trasferite dalla regione alle due province di Trento e Bolzano.</p><p>L'8 marzo 1947 prende la parola in Aula per la celebrazione della Giornata della donna affermando che il primo compito delle donne è la famiglia, nella nuova Costituzione ci sono le leggi che permettono di svolgere in pieno la loro funzione familiare. Con questi sentimenti le donne si propongono di lavorare alla ricostruzione sociale e politica del Paese.</p><p>Dopo l'elezione alla Costituente il suo ruolo all'interno del movimento femminile della Dc è sempre più importante.</p><p>Al II Convegno di Assisi, del marzo 1947, Elsa Conci viene eletta vice delegata nazionale del Movimento femminile, insieme ad Angela Gotelli; ricopre questa carica fino al 1952.</p><p>Nel 1948 è eletta alla Camera dei deputati, nella I legislatura repubblicana, per la circoscrizione di Trento-Bolzano. Il suo impegno politico prosegue finché lo stato di salute glielo consente; si presenta in Parlamento l'ultima volta il 4 maggio 1965, ritirandosi poi nella sua casa di Mollaro in Valle di Non, dove si spegne il 1° novembre dello stesso anno.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://images.app.goo.gl/X7cFRTn7TuPh2ZMg7" />
         <pubDate>2024-05-28 17:32:33 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010493328</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Rita Montagnana (Ema P.)</title>
         <author>pascucciemanuele</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010568841</link>
         <description><![CDATA[<p>Figlia di Moise Montagnana di Fossano e di Consolina Segre di Saluzzo<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Rita_Montagnana#cite_note-2"><sup>[2]</sup></a>, di famiglia <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ebraismo">ebraica</a> originaria di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mondov%C3%AC">Mondovì</a>, sarta di professione, si dedicò fin da giovanissima all'attività politica, diventando dirigente provinciale e regionale del movimento giovanile <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Socialismo">socialista</a>. Nel 1917 partecipò alle <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Torino_(1917)">rivolte torinesi per il pane</a>, nel 1919 al movimento dei Consigli operai e all'<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Biennio_rosso_in_Italia">occupazione delle fabbriche</a>; nel 1921, insieme al fratello <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mario_Montagnana">Mario Montagnana</a>, futuro direttore de <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/L%27Unit%C3%A0"><em>l'Unità</em></a>, partecipò alla fondazione del <a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Partito_Comunista_d%27Italia">Partito Comunista d'Italia</a>, sezione italiana dell'<a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Comintern">Internazionale</a>, e fu delegata al <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Internazionale_Comunista#I_Congressi_della_Terza_Internazionale">III Congresso dell'Internazionale Comunista</a> a <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mosca_(Russia)">Mosca</a>.</p><p>Nel 1922 fondò il giornale <em>La compagna</em>, organo del movimento femminile del Partito comunista. Conobbe <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Palmiro_Togliatti">Palmiro Togliatti</a> nella redazione de <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/L%27Ordine_Nuovo"><em>L'Ordine Nuovo</em></a><em>,</em> la rivista fondata a Torino nel 1919 dalla minoranza comunista del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Partito_Socialista_Italiano">Partito socialista</a>, diretta da <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antonio_Gramsci">Antonio Gramsci</a>, e lo sposò nel 1924. L'anno dopo nacque il loro unico figlio, Aldo (29 luglio 1925 - 9 luglio 2011). Emigrò insieme con il marito in <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Francia">Francia</a>, poi in <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Unione_Sovietica">Unione Sovietica</a>, alternando lunghe presenze in <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Francia">Francia</a> e <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Svizzera">Svizzera</a>.</p><p>Fu in <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Spagna">Spagna</a> tra il 1936 e il 1938, nel corso della <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_spagnola">guerra civile spagnola</a>. Rientrò in Italia nel maggio 1944 e, dopo la liberazione di Roma, fu dirigente della sezione femminile del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Partito_Comunista_Italiano">Partito Comunista Italiano</a> e fondatrice dell'<a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Unione_Donne_Italiane">Unione Donne Italiane</a> (UDI). Fu una delle organizzatrici delle prime celebrazioni italiane, nell'immediato dopoguerra, della <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna">Giornata internazionale della donna</a>; a lei, a <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Teresa_Mattei">Teresa Mattei</a> e a <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Teresa_Noce">Teresa Noce</a> si deve, tra l'altro, la scelta della <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Acacia_dealbata">mimosa</a>come simbolo dell'8 marzo.<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Rita_Montagnana#cite_note-3"><sup>[3]</sup></a></p><p>Fu eletta all'<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Assemblea_Costituente_(Italia)">Assemblea costituente</a> nel XIII <a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Collegio_elettorale">collegio</a> (<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Bologna">Bologna</a>-<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ferrara">Ferrara</a>-<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Forl%C3%AC">Forlì</a>-<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ravenna">Ravenna</a>), prima fra gli eletti del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Partito_Comunista_Italiano">PCI</a>, con 68.722 voti di preferenza. Successivamente divenne <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Senatore">senatrice</a>nella <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/I_legislatura_della_Repubblica_Italiana">I legislatura</a>, eletta in <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Emilia-Romagna">Emilia-Romagna</a> nel collegio di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Imola">Imola</a>. Nel 1948 fu lasciata da Togliatti per <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nilde_Iotti">Nilde Iotti</a>. Dopo il 1958 abbandonò progressivamente l'attività politica, anche in seno al <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Partito_Comunista_Italiano">Partito Comunista Italiano</a>.</p><p>Morì a Roma nel 1979 e fu sepolta nel <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cimitero_Parco_di_Torino">Cimitero Parco di Torino</a>.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2348274226/630eaa86aca491b72e25bdc7dc408023/IMG_0142.jpeg" />
         <pubDate>2024-05-28 18:58:25 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010568841</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Elettra  Pollastrini</title>
         <author>chironiilaria3</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010593122</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2345241729/698a7134c1f820a1d9ed3797e69d27d8/image.jpeg" />
         <pubDate>2024-05-28 19:32:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010593122</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Maria Maddalena Rossi </title>
         <author>chironiilaria3</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010593690</link>
         <description><![CDATA[<p>Maria Maddalena Rossi nasce a Codevilla (Pavia) il 29 settembre 1906 da Antonio e Agostina Barchi.<br>Laureata in Chimica all’Università di Pavia e sposata con il chimico antifascista Antonio Semproni, ben presto si dedica all’impegno politico. Insieme al marito si iscrive nel 1937 al PCI clandestino partecipando attivamente al “Soccorso Rosso” e reperendo fondi per la lotta clandestina.<br>Nel 1942, scoperta dalla polizia fascista, è arrestata a Bergamo e inviata al confino a Sant’Angelo in Vado, da dove viene liberata dopo il 25 luglio 1943. Ma il proclama di Badoglio la costringe nuovamente alla clandestinità. Si trasferisce in Svizzera, dove raccoglie fondi per il PCI per portare avanti la lotta armata e svolge un lavoro redazionale nei due periodici italiani&nbsp;<em>Fronte della gioventù per l’Indipendenza e la Libertà</em>&nbsp;e&nbsp;<em>L’Italia Libera</em>, che erano le fonti di informazione per gli italiani prigionieri nei campi svizzeri.<br>Continua il suo lavoro di giornalista in Italia quando, rientrata a Milano nel dicembre 1944, fa parte della redazione clandestina de&nbsp;<em>L’Unità</em>.<br>Nominata responsabile della commissione femminile del partito, la Rossi inizia così la sua attività a favore delle donne, che nel corso degli anni non verrà mai meno. Nel II Congresso nazionale del 1947 è eletta presidente dell’UDI (Unione Donne Italiane) e riconfermata nel 1949 e nel 1953 (III e IV Congresso); sarà anche vicepresidente, nel 1956, della Federazione Democratica Internazionale Femminile (FDIP).<br>L’impegno per le donne si intreccia a quello per la pace; la difesa della pace assume per la Rossi un’importanza prioritaria e la porta a stimolare in questo senso tutte le associazioni e a favorire a questo fine stretti rapporti con le istituzioni internazionali, convinta che solo una politica di collaborazione fra i popoli può essere garanzia di una pace duratura.<br>Sono gli anni della guerra fredda e di grande tensione internazionale e la Rossi intreccia fitte relazioni fra i diversi paesi percorrendo instancabilmente il mondo e incontrando i capi di stato con l’ideale di tessere dei rapporti di pace. Questo binomio, donne e pace, è il filo conduttore della sua attività politica anche come parlamentare.<br>Nel 1946 viene eletta all’Assemblea Costituente nel IX Collegio elettorale (Verona-Padova-Vicenza-Rovigo) con 11.842 voti di preferenza, nella lista del Partito Comunista, ed è membro della Commissione per i trattati internazionali. In questo ambito interverrà in merito all’approvazione del Trattato di pace fra l’Italia e le potenze alleate firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. Si adopera inoltre per il riconoscimento della parità femminile sia nella famiglia che nel mondo del lavoro. Nella discussione sul Titolo II riguardante i rapporti etico-sociali, afferma l’obbligo da parte dello Stato di tutelare la famiglia e l’eguaglianza morale e civile dei coniugi in quanto solo la parità dei sessi può garantire la nascita di una moderna famiglia democratica. Nell’ambito della discussione sul Titolo IV riguardante la magistratura, sostiene il diritto delle donne di accedere e di partecipare all’amministrazione della giustizia in campo sia civile che penale. Viene eletta alla Camera dei Deputati nella prima legislatura repubblicana (1948-1953) nel IX collegio elettorale (Verona-Padova-Vicenza-Rovigo) con 56.589 voti di preferenza; è membro della II Commissione Rapporti con l’estero e del comitato direttivo del gruppo parlamentare comunista, dove sarà riconfermata nel 1953. Si attiva anche nell’interesse dei minori.<br>Fra le varie iniziative di questo periodo è da ricordare in particolare la sua richiesta di snellire i procedimenti di adozione modificando l’art. 297 del Codice Civile.<br>Rieletta deputato nel 1953 nella II legislatura nel collegio di Siena-Arezzo-Grosseto e nel 1958 per la III legislatura nella circoscrizione di Siena, fa parte della II Commissione Rapporti con l’estero, della III Affari Esteri ed Emigrazione e della Giunta per i trattati di commercio e la legislazione doganale. E’ membro anche della Commissione speciale per l’esame del disegno di legge (C. n. 2814) sulla ratifica dei trattati sul Mercato Comune e sull’Euratom. È molto attiva anche nella politica locale, soprattutto dopo il 1963, quando non si ricandida alla Camera dei deputati. Si stabilisce a Porto Venere (La Spezia), luogo prediletto delle sue vacanze estive, dove nel 1964 è eletta consigliere comunale e assessore ai Lavori Pubblici e successivamente sindaco dal 1970 al 1975.<br>Prima di morire la Rossi lascia al comune di Codevilla la sua ricca collezione di arte contemporanea, libri, dischi e innumerevoli memorie raccolte con passione durante la sua vita. Maria Maddalena Rossi muore a Milano il 19 settembre 1995 e viene sepolta a Codevilla, dove è tuttora vivo il suo ricordo e c’è una strada a lei intitolata.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e2/Maria_Maddalena_Rossi.jpg" />
         <pubDate>2024-05-28 19:33:57 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3010593690</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Lina Merlin ( Sofia M.)</title>
         <author>chironiilaria3</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011750303</link>
         <description><![CDATA[<p>Lina Merlin all'anagrafe Angelina è nata il 15 ottobre 1887 a Pozzonovo, è morta il 16 agosto 1979 a Padova, è stata una politi<em>ca e insegnante italiana inoltre è stata una componente dell'Assemblea Costituente ( che si occupava di scrivere i testi della nuova Costituzione)e prima donna ad essere eletta al Senato della Repubblica. Il suo nome è inoltre legato alla </em>alla legge 20 febbraio 1958, n. 75 conosciuta come Legge Merlin con cui venne abolita la prostituzione in Italia. Lina era originaria di Chioggia e visse li per tutta la sua infanzia e la giovinezza, conseguita la maturità magistrale presso l'istituto delle Suore Canossiane, si trasferisce a Grenoble in Francia. La giovane maestra Lina Merlin cominciava a rendersi conto delle condizioni in cui vivevano le donne del suo tempo: in particolare non tollerava l'ipocrisia dei capi di famiglia religiosi e osservanti, che non trovavano alcuna contraddizione tra i loro principi e il frequentare le prostitute. Nel 1919un amico la invita a far parte del movimento fascista: c'è bisogno di organizzare le donne e lei sembra la persona ideale. Lina si sente attratta invece dagli ideali del socialismo che ritiene più vicini alla sua mentalità e alla sua morale.</p><p>Si iscrive perciò al PSI, cominciando a collaborare al periodico <em>La difesa delle lavoratrici</em>, di cui in seguito assumerà la direzione. Collabora con il deputato socialista Giacomo Matteotti, a cui riferisce nei dettagli le violenze perpetrate dalle squadre fasciste nel padovano. Quando, nel 1925, dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti, Mussolini consolida il suo potere, il destino di Angelina è ormai segnato. In meno di ventiquattro mesi viene arrestata cinque volte. Inoltre nel 1926 viene licenziata dal suo impiego di insegnante perché si rifiuta di prestare il giuramento di fedeltà al regime, obbligatorio per gli impiegati pubblici. Lina quindi si trasferisce a Milano, dove pensa sia più difficile essere rintracciata. Viene arrestata e condannata a cinque anni di confino, in Sardegna. La prima destinazione è Nuoro, dopo tre giorni viene spostata a Dorgali, dove rimane solo tre mesi per essere divenuta "troppo popolare". L'ultima destinazione è Orune. Anche in quel luogo riesce a conquistarsi il rispetto e la fiducia delle donne, ad alcune delle quali insegnerà a leggere e a scrivere.</p><p>Tornata a Milano nel 1973, durante una riunione clandestina incontra il medico ed ex deputato socialista di Rovigo Dante Gallani , che rimane colpito dalla sua eloquenza. Si sposano nel 1932, ma appena quattro anni dopo lui muore. Rimasta vedova a 49 anni, prende parte alla Resistenza, donando ai partigiani la strumentazione medica e i libri del marito e raccogliendo fondi e vestiario per i partigiani.</p><p>In questo periodo Lina prende parte ad azioni di guerra partigiana, rischiando più volte la vita. Lei riceverà l'incarico di occuparsi del settore scolastico, e insieme al professor Giorgio Cabibbe e ai partigiani della Brigata Rosselli occuperà il Provveditorato agli Studi di Milano, imponendo la resa. Il 27 aprile 1945 viene nominata dal CLNAI Commissario per l'Istruzione di tutta la Lombardia. Nel 1946 viene eletta all' Assemblea Costituente. A lei si devono infatti le parole dell'articolo 3: "Tutti i cittadini...sono uguali davanti alla legge, <em>senza distinzioni di sesso</em>", con le quali veniva posta la base giuridica per il raggiungimento della piena parità di diritti tra uomo e donna, che fu sempre l'obiettivo principale della sua attività politica. Candidata dal PSI nel collegio di Rovigo, viene eletta al Senato della Repubblica  il 18 aprile del 1948. Fin dai primi giorni della sua attività parlamentare dedica tutti i suoi sforzi al miglioramento della condizione femminile in Italia e allo stanziamento di risorse per lo sviluppo dell'area del Polesine, che il 14 novembre del 1951 verrà devastata da una catastrofica alluvione che causerà 84 morti e più di 180.000 senzatetto. Uno dei punti cardine dell'opera politica di Lina Merlin è stata la battaglia per abolire la prostituzione legalizzata in Italia. Nelle sue battaglie, Merlin seppe mostrare tutta la sua tenacia e - in virtù del rispetto e dell'autorevolezza di cui godeva - seppe ribattere in maniera efficace e tagliente alle battute, talvolta assai poco cavalleresche, che le venivano spesso rivolte nei corridoi di Palazzo Madama dai colleghi.</p><p>Nel 1961 le venne fatto sapere che il partito non intendeva ripresentare la sua candidatura nel collegio di Rovigo, dov'era stata rieletta al Senato nel 1953 e alla Camera dei deputati nel 1958, e lei reagì strappando la tessera. Nel suo discorso di commiato dichiarò che le idee sono sì importanti, ma camminano con i piedi degli uomini. A 77 anni, nonostante le esortazioni dei suoi sostenitori che avrebbero voluto rivederla candidata anche nelle elezioni del 1963 come indipendente, Lina Merlin decise di ritirarsi dalla politica e di tornare a vivere nella sua casa di Milano insieme a Franca Cuonzo Zanibon, figlia di una sua cugina precocemente scomparsa che le era stata affidata e che lei adotterà come figlia. La socialista Merlin fu una convinta antidivorzista perché considerava il provvedimento non idoneo a garantire gli interessi delle donne; a 87 anni fece parte del comitato promotore del referendum abrogativo della legge che nel 1970 introdusse in Italia il divorzio.</p><p>Morì a Padova il 10 agosto 1979 a due mesi dai suoi 92 anni. Cremata e tumulata nel cimitero monumentale di Milano, nel 2013 le sue ceneri sono state traslate in un loculo della cripta del Famedio, zona del medesimo cimitero destinata a personaggi illustri. La legge n. 75 approvata il 20 febbraio 1958 sull’abolizione della regolamentazione della prostituzione e la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui, nota come legge Merlin, prende il nome dalla senatrice Lina  Merlin, che ha il coraggio di presentare una proposta di legge volta ad abolire le cosiddette “case chiuse”, privando gli uomini italiani di quel luogo di potere e di piacere che era sopravvissuto per scelta del regime fascista. Il disegno di legge della deputata socialista, viene presentato il 6 agosto 1948, al principio della prima legislatura della Repubblica italiana. Lina Merlin continuerà a difendere la sua legge, così come continuerà ad aiutare le prostitute raccolte dalle retate della polizia. Con la legge Merlin, l’Italia si adegua alla Convenzione internazionale Onu che stabilisce la punibilità di chiunque possieda o diriga una casa di prostituzione e impone agli Stati aderenti di abrogare ogni regolamento.</p><p><br></p>]]></description>
         <enclosure url="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/0f/Lina_Merlin_I_legislatura.jpg" />
         <pubDate>2024-05-29 13:30:21 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011750303</guid>
      </item>
      <item>
         <title>ADELE BEI (Gaia)</title>
         <author>nespecagaia</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011764077</link>
         <description><![CDATA[<p>Adele Bei nacque il 4 maggio 1904 a Cantiano (Pesaro e Urbino); il padre, Davide, faceva il boscaiolo e la madre, Angela Broccoli, la casalinga. La famiglia era poverissima e così già a dodici anni Adele iniziò a lavorare nei campi come salariata agricola. Fin dall’adolescenza si manifestò in lei un sentimento di ribellione verso le ingiustizie sociali, alimentato anche dal clima che respirava nella famiglia socialista. In questi anni cominciò a maturare una profonda avversione contro il fascismo, e quest'ideale venne rafforzato dall’incontro con Domenico Ciufoli. Egli, appartenente a una famiglia di piccoli proprietari terrieri, era costretto spesso al lavoro stagionale di taglialegna, faceva parte dell’organizzazione giovanile socialista e fu tra i fondatori del Partito comunista d’Italia. I due si sposarono il 29 ottobre 1922, cioè all’indomani della marcia su Roma.</p><p>L’avvento di Benito Mussolini al governo segnò per gli antifascisti l’inizio di lunghi anni di difficoltà. Tra i molti che scelsero l’esilio ci furono anche i coniugi Ciufoli che, alla fine del 1923, abbandonarono l’Italia per recarsi in Belgio, dove nel giugno 1924 nacque la prima figlia, Angela; si trasferirono poi in Lussemburgo, dove nel dicembre 1926 venne alla luce Ferrero, e infine in Francia. Domenico Ciufoli lavorò in fabbrica e in miniera, ma sempre più intenso era il suo impegno nel Partito comunista, che anche all’estero operava in clandestinità. Adele si occupava dei figli, ma lavorò anche come sarta e, per un certo periodo, come operaia in una fabbrica di conserve. Intanto maturò il convincimento di impegnarsi personalmente nella lotta antifascista e nel 1931 aderì al Partito comunista. Nel 1933 fu inviata a Roma per riorganizzare le fila del partito e il 18 novembre venne arrestata e rinchiusa per cinque mesi nel carcere delle Mantellate. Ferma nel non voler rivelare alcunché dell’organizzazione comunista, fu deferita al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, condannata a diciotto anni di reclusione e venne rinchiusa nel carcere femminile di Perugia;furono anni di dura prigionia ma anche di studio e di vaste letture.</p><p>Intanto, i figli furono accolti in Russia, presso la Casa internazionale dei bambini di Ivanovo, un istituto per i figli delle vittime del fascismo, nel quale rimasero fino alla fine della seconda guerra mondiale. Il marito, che sempre più impegnato nel partito si divideva tra gli incarichi a Parigi e quelli presso l’Internazionale comunista a Mosca, fu arrestato&nbsp;nel 1939 e quindi trasferito nel campo di Buchenwald, dove rimase fino alla Liberazione.</p><p>Nel 1941, scontati otto anni nel carcere di Perugia, Adele Bei fu assegnata al confino di polizia a Ventotene, dove ebbe modo di prendere contatto con&nbsp;esponenti di rilievo del Partito comunista e di rafforzare i legami con quelli conosciuti negli anni dell’esilio. Il 25 luglio 1943, la caduta di Mussolini portò alla liberazione dei confinati e Adele Bei il 18 agosto arrivò a Roma. Dopo l’8 settembre iniziò nella capitale l’occupazione nazista, contrastata dalla Resistenza. A Roma, Adele fu una partigiana combattente e alla fine del conflitto le fu riconosciuto il grado di capitano e concessa la Croce di guerra al valor militare. In quei nove mesi di lotta partigiana si dedicò in particolare all’organizzazione del movimento femminile di resistenza e fu tra le fondatrici dei gruppi di difesa della donna. Essi si muovevano in città facendo propaganda antifascista e partecipando ad azioni contro le forze tedesche di occupazione. Per Adele Bei questi mesi segnarono l’inizio del suo impegno a favore dei diritti delle donne. Dopo la liberazione di Roma, il 4 giugno 1944, si aprirono per lei mesi di un’attività frenetica, durante i quali cominciò a intrecciare il lavoro tra le donne con l’impegno sindacale. Bei assunse l’incarico di responsabile della commissione consultiva femminile della Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL) e nel settembre 1944 collaborò alla fondazione dell’Unione donne italiane (UDI);nel primo congresso dell’UDI, tenutosi a Firenze nell’ottobre 1945, Bei venne eletta nel consiglio nazionale. Gli anni di allontanamento con il marito alimentarono la loro separazione e si incrinarono i rapporti con la figlia Angela già segnata dalla morte del fratello.</p><p>Nei primi mesi del 1946, con il ritorno a casa di circa un milione di ex combattenti, si cominciò a ventilare la possibilità di licenziamento delle donne che, durante la guerra, avevano sostituito i richiamati nelle industrie e negli uffici pubblici. In molte città cortei di reduci chiesero l’allontanamento delle donne dai posti di lavoro, ma queste rivendicarono il loro posto nella società su un piano di parità con gli uomini, anche perché erano state anch’esse protagoniste della lotta partigiana. Adele Bei, al loro fianco, intrecciando l’impegno istituzionale con quello di responsabile femminile della CGIL, chiese che fosse rispettato il diritto al lavoro per le donne, progettando&nbsp;politiche di sviluppo economico tali da garantire occupazione a tutti i cittadini. Il 2 giugno 1946 fu nella schiera delle ventuno donne elette all’Assemblea costituente. Queste elezioni videro una massiccia partecipazione delle donne che esercitarono il diritto di voto appena conquistato.</p><p>Adele Bei fu eletta nella lista del PCI per il XVIII collegio delle Marche&nbsp;e assunse la carica di segretario della terza Commissione per l’esame dei disegni di legge. Nel febbraio del 1948, lasciato l’incarico nella commissione femminile della CGIL, Bei diventò presidente dell’Associazione donne della campagna, una delle strutture in cui si articolò l’UDI in quegli anni. Nella prima legislatura repubblicana, Bei fu l’unica donna senatore di diritto, tra i 106 nominati. Ella continuò a lavorare per i diritti delle donne anche durante gli anni 50' rivelandosi una vera leader, finchè non si spense a Roma il 15 ottobre 1976.</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2345237461/d27af4712fab8b3ce9d4ff879c0c5fa7/AdeleBei.jpg" />
         <pubDate>2024-05-29 13:42:13 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011764077</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Angiola Minella </title>
         <author>maccionialessiocosimo</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011792121</link>
         <description><![CDATA[<p>Fu tra le prime donne deputato del Parlamento della Repubblica Italiana nell'Assemblea Costituente; nelle legislature successive, eletta nelle liste del Partito Comunista Italiano, sedette sia alla Camera dei deputati sia in Senato.Nel 1944 entrò nella Resistenza, prima nei gruppi badogliani del Piemonte, poi nelle formazioni garibaldine di Savona (a causa dei bombardamenti, la famiglia si era trasferita a Noli, città di provenienza della madre). A guerra finita fu insignita, per i suoi meriti, del riconoscimento di partigiana combattente e della croce di guerra. Partigiana combattente dal 22 settembre 1944, nonostante la giovane età, fu anche la sorella Maria Pia, conosciuta con il nome di battaglia Esperia.</p><p><br></p><p>Dopo la Liberazione, Angiola scelse di dedicarsi a tempo pieno all’attività politica, impegnandosi nella sezione savonese del Partito comunista italiano: qui conobbe il comandante partigiano Piero Molinari (Vela), che apparteneva a un'umile famiglia ed era stato operaio prima di essere arrestato dal regime fascista e inviato, dopo un anno di carcere, al confino alle isole Tremiti; tornato in Liguria, ricoprì un ruolo di comando nella Resistenza e, finita la guerra, si dedicò all'attività politica e sindacale. Pochi mesi dopo il loro incontro, Angiola sposò Piero - contro il parere della madre, che considerava Piero socialmente non all’altezza della famiglia - e nel 1950 nacque la loro unica figlia,Laura.</p><p><br></p><p>In quello stesso periodo Angiola si dedicò all'organizzazione dell’Unione donne italiane (Udi), della quale diventò una delle dirigenti sia a livello regionale che nazionale e promosse, insieme a Nadia Spano la campagna “Salviamo l’infanzia” una operazione consistente che mise in piedi una straordinaria rete di solidarietà a favore di bambini in difficoltà economiche e sanitarie che – grazie alla generosa disponibilità di donne e madri verso altre donne e altre madri- vennero ospitati presso famiglie dell’Emilia, della Toscana, della Liguria e di molte altre regioni e località d’Italia dove furono accolti, rivestiti, mandati a scuola, curati. Di questa esperienza ci ha lasciato una interessante testimonianza nel libro di cui fu autrice insieme con Nadia Spano e Ferdinando Terranova, Cari bambini, vi aspettiamo con gioia… Il movimento di solidarietà popolare per la salvezza dell’infanzia negli anni del dopoguerra [Teti, Milano 1980].</p><p><br></p><p>In occasione delle prime elezioni amministrative comunali del dopoguerra – in cui, per la prima volta, fu riconosciuto anche alle donne il diritto di voto, attivo e passivo – Angiola venne eletta, il 29 marzo 1946, nel Consiglio Comunale di Savona, all’interno del quale ricoprì la nomina di Assessore alla Beneficenza; in questo ruolo, affrontò temi che furono anche in seguito al centro della sua attenzione politica, occupandosi prevalentemente di donne e bambini. A giugno dello stesso anno venne poi eletta anche all’Assemblea Costituente. Di lei, come politica, si ricordano la verve, la grande capacità oratoria e la forte personalità. È rimasto emblematico, a questo proposito, un episodio accaduto proprio nel periodo dell’Assemblea Costituente, e ricordato da Mario Pallavicini su “L’Unità” del 9 aprile 1948, quando, indignata per le cariche della polizia contro lavoratori romani in sciopero, irruppe nell’Aula di Montecitorio puntando diritto verso il banco del governo su cui sedeva l’on. Andreotti, allora sottosegretario alla Presidenza, per chiedergli energicamente di far cessare ciò che stava accadendo a pochi passi dall’Assemblea: da quel giorno si diffuse, nell’ambiente parlamentare, il detto: “l’on. Andreotti scantona, quando avanza l’on. Minella”.</p><p><br></p><p>Fu una parlamentare di lungo corso: fece parte infatti della Camera dei Deputati nella Terza legislatura e poi del Senato della Repubblica nella Quarta e nella Quinta, favorita in ciò anche dalla caratura internazionale assunta fra il 1953 e il 1957, quando, non rieletta, fu inviata dall’Udi, in accordo con la Direzione del Pci, a rappresentare l’Italia nella Federazione democratica internazionale delle donne (Fdif) con sede a Berlino Est, di cui divenne segretaria generale nel 1955. In Parlamento, nel corso di tutte le legislature in cui venne eletta, Angiola si occupò soprattutto di maternità, infanzia, disoccupazione, pace, istruzione, ambiente e sicurezza sul lavoro, temi su cui presentò numerose proposte di legge firmate con le compagne di partito, e su cui intervenne più volte in assemblea e in commissione. E quando non venne più candidata perché aveva già partecipato a cinque legislature - l’indicazione del partito era che non fossero più di due - si scatenò una forte protesta in alcune sezioni genovesi del partito, che la consideravano insostituibile.</p><p><br></p><p>Negli ultimi periodi della vita, sebbene con una salute compromessa, continuò a dare il suo contributo attivo al partito e riordinò l’archivio della Federazione del Pci genovese: un lavoro apparentemente umile ma estremamente utile e prezioso e che lei era orgogliosa e contenta di fare. Morì a Torino nel marzo del 1988.Durante la I° legislatra fu componente della IV Commissione finanze e tesoro dal 11 giugno 1948 al 5 dicembre 1950 e poi della IX Commissione agricoltura e foreste - alimentazione dal 5 dicembre 1950 al 24 giugno 1953; nella III legistalura fu vicepresidente della XIV Commissione igiene e sanita' pubblica dal 30 luglio 1958 al 15 maggio 1963. Nella VI legislatura fece parte, unica donna, della Commissione parlamentare per il parere al governo sulle norme delegate in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, attiva dal 30 gennaio 1964 - 30 giugno 1965</p><p><br></p><p>Cessata l'esperienza parlamentare tornò a fare l'insegnante. È sepolta nel cimitero di Noli insieme al marito Pierino Molinari.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2345196984/bf8042277a2cf8f2d381e926b408964d/Screenshot_20240529_161945.jpg" />
         <pubDate>2024-05-29 14:07:51 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011792121</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Teresa Mattei</title>
         <author>fannimichele</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011793245</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Teresa Mattei</strong> nasce a Quarto (Genova) il primo febbraio 1921 in una famiglia di intellettuali borghesi, cattolici e antifascisti. Libertà e parità sono le parole chiave per descrivere la formazione della Mattei,&nbsp;donna vissuta in un clima familiare che favorì l’apertura mentale e incentivò la cultura e l’anticonformismo. La sua famiglia infatti non poté rimanere indifferente all’avvento della dittatura; in casa regnarono veri e propri sentimenti antifascisti, fin da quando i Mattei si trasferirono a Milano, culla del fascismo e sede de Il popolo d’Italia (quotidiano divenuto organo del partito nazionale fascista). Lo spirito democratico che accomunò i vari componenti della famiglia Mattei non potè infatti tollerare l’autoritarismo dittatoriale e le violenze del Regime. L’attività sovversiva quindi continuò anche con il rischio incombente di arresti e requisizioni&nbsp;da parte del Regime.</p><p><br>Teresa, trasferitasi con la famiglia in Toscana nel 1933, continuò gli studi a Firenze <strong>in un clima di totale emarginazione e avversità per gli ideali democratici,</strong> in quel momento pericolosi da dichiarare, ma che caratterizzarono la formazione della giovane studentessa. Il culmine dell’emarginazione si ebbe nel 1938, quando la Mattei fu espulsa da tutte le Scuole del Regno per essersi schierata con forza contro la propaganda scolastica inneggiante la divisione razziale. L’attività cospirativa a quel punto, fatta dai Mattei a livello “domestico” e in clandestinità, aveva bisogno di essere integrata con qualcosa di più forte e collettivo.&nbsp;In un certo senso, fu la guerra a dare possibilità ai più giovani della famiglia di emergere come antifascisti e combattere il Regime su più livelli.</p><p>È doveroso ricordare anche l’attività del secondogenito Mattei, Gianfranco, prestigioso ricercatore in Chimica a Milano. Divenuto Gappista, la produzione di ordigni migliorò qualitativamente grazie alle conoscenze di Gianfranco e nuovi tipi di bombe furono fabbricati nella sede clandestina di via Giulia a Roma. Quelle mura racchiusero per vario tempo il deposito di armi, munizioni ed esplosivi dei Gap centrali. Gianfranco combatteva la sua dura guerra senza sosta e senza riparo, preparando preparando ordigni sempre meno rudimentali. <strong>Ma da un lavoro così importante derivarono rischi sempre maggiori e le SS nel febbraio 1944 irruppero nel laboratorio e arrestarono tutti i presenti.</strong> Torturato in carcere Gianfranco fu chiuso in una piccola cella dove poco dopo si tolse la vita impiccandosi con la cintura dei pantaloni, facendo tacere per sempre la paura di poter tradire i compagni. Una scelta tanto coerente e pura quanto dolorosa e disperata.</p><p>Nel 1942 Teresa e Gianfranco erano entrati a far parte del Partito Comunista d’Italia clandestino.La scelta di Teresa Mattei, difficile e maturata nel tempo, ci fa capire come per lei il PCd’I, organizzato e capillare, fosse l’unica organizzazione antifascista abbastanza forte da poter combattere e sconfiggere il regime dittatoriale di Mussolini. Iniziò così l’attività clandestina della Mattei, non solo all’interno dell’Università come studentessa della facoltà di Lettere e Filosofia, ma anche e soprattutto all’interno dei Gap e dei Gruppi di difesa della donna che sorsero tra il 1943 e il 1944 e a cui prendevano parte moltissime donne di diverse classi sociali, convinte di contribuire alla causa antifascista in nome di un futuro radicalmente diverso. In questo momento, fondamentale per l’inizio di una vera e propria emancipazione femminile, le donne con una orgogliosa e pura spinta personale uscirono dalle loro stanze buie in cui erano relegate e iniziarono ad aiutare gli uomini. Cominciarono a diventare parte fondamentale non solo della lotta partigiana come elemento inscindibile per la creazione di una società giusta ed egualitaria. Per quanto oggi questo possa apparire retorico e ridondante, per quelle donne non lo era affatto. Le loro attività all’interno di queste organizzazioni furono quindi molteplici: vennero esaltati i ruoli tipici femminili come quello dell’assistenza con l’organizzazione di corsi sanitari e di soccorso, con la raccolta di indumenti e viveri. Le donne parteciparono attivamente alla formazione dei Gap reclutando ad esempio volontari all’interno delle organizzazioni partigiane. Il lavoro fu immenso e la preparazione fondamentale, numerose donne in città e in campagna organizzarono dei corsi di formazione politica e tecnica per essere al meglio e poter diffondere informazioni, col volantinaggio, trasportando documenti, munizioni, armi, viveri ed esplosivi.<strong> Parteciparono alla lotta ma anche alla vita politica vera e propria dando grandissimi contributi.</strong> Sembra assurdo, ma la Resistenza al femminile ancora oggi è una realtà taciuta e poco conosciuta. Donne come Teresa Mattei, nome di battaglia <strong>Chicchi,</strong> all’interno delle organizzazioni partigiane hanno contribuito in modo decisivo alla distruzione del Regime come vere guerrigliere. Attraverso attività concrete le donne combatterono in prima persona e si fecero strada all’interno di una società che le aveva da sempre emarginate. Spesso arrestate, picchiate o violentate non tradirono, non parlarono e continuarono imperterrite a superare i posti di blocco con maggiore facilità, giocando su una mentalità sessista e maschilista che non le credeva capaci di combattere una guerra sovversiva. Con armi o esplosivi sotto i vestiti o dentro carrozzine riuscirono a superare i confini fascisti e tedeschi.</p><p><strong>L’antifascismo rappresentò per le donne come Chicchi una scelta libera e coraggiosa,</strong> fatta senza costrizione e impulsività. Finalmente esse divennero soggetti storici reali e visibili. Con l’aiuto dell’esperienza partigiana oltrepassarono il confine della realtà domestica e familiare conquistando di conseguenza la cittadinanza politica tanto agognata e una valorizzazione pubblica. La distruzione del regime fascista e la Liberazione dall’occupazione tedesca si fuse così con l’inizio di un percorso di conquista della parità con gli uomini e la motivazione politica portò a un riconoscimento di un ruolo pubblico per le donne fino allora negato. Queste esigenze trovarono espressione nei movimenti di lotta, nelle giunte popolari e nei CLN. Ci si contrappose in questo senso ai rigidi modelli femminili proposti dal regime ricercando una totale libertà personale soddisfatta, in parte, dalla difesa armata e paritaria della patria. Teresa è questo e non solo: risulta difficile descrivere in un solo articolo la vita e l’esperienza di una donna che è riuscita a farsi spazio in un mondo chiuso e rigido verso le donne. L’esperienza della Mattei rispecchia la storia di moltissime altre donne, di cui oggi, <strong>8 marzo</strong>, si celebra ogni anno la <strong>Giornata internazionale della donna.</strong></p><p>Anche in Italia, l’8 marzo delle donne ha come simbolo la mimosa.Teresa Mattei si spense all' età di novantadue anni nella sua abitazione a Usigliano(Pisa) il 12 Marzo 2013<br><br><br> </p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/CYOF3l7UP5s">https://youtu.be/CYOF3l7UP5s</a></p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2345195592/eae78f4e784db890b93fbe18112abb22/R__1_.jpg" />
         <pubDate>2024-05-29 14:08:46 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011793245</guid>
      </item>
      <item>
         <title>TERESA NOCE (Alessandro)</title>
         <author>pudduale12</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011841612</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Teresa Noce</strong> nacque nel 1900 a Torino da una famiglia operaia e fu costretta ad abbandonare molto presto la scuola. Nel 1921 fu fra le fondatrici del Partito comunista italiano, e nell'ambiente politico torinese conobbe Luigi Longo, studente di ingegneria che ricopriva già incarichi politici, e si sposarono nel 1926, ed ebbero tre figli, uno dei quali morirà in giovane età. Nel gennaio del 1926 i due migrarono, stabilendosi prima a Mosca e poi a Parigi. Da qui Teresa Noce compì numerosi viaggi clandestini in Italia per propaganda antifascista. Nei primi anni trenta, fece ritorno a Mosca con Luigi e poi nuovamente a Parigi, dove partecipò, con Xenia Silberberg, alla fondazione del giornale <strong><em>Noi donne</em></strong>, inizialmente uscito come foglio clandestino. Nel 1936 insieme al marito si recò in Spagna in difesa della Repubblica dopo lo scoppio della Guerra civile, nel corso della quale curò la stesura del giornale degli italiani combattenti per le Brigate internazionali,<strong><em> Il volontario della libertà</em></strong>. Lì assunse il nome di battaglia di <strong>Estella</strong>. Rientrata in Francia pubblicò, nel 1937, <strong><em>Gioventù senza sole</em></strong>, romanzo autobiografico dedicato al racconto della sua giovinezza torinese. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale venne internata nel campo di Rieucros; liberata dalle truppe sovietiche e autorizzata a lasciare la Francia e a ritornare a Mosca, dove vivevano i figli, ne fu impedita dall'invasione tedesca dell'Unione Sovietica, avvenuta nel giugno 1941. Rimase in Francia, a Marsiglia, dove prese a lavorare per il Partito comunista francese come responsabile della <strong>MOI</strong> (<em>Mano d'opera immigrata</em>) e partecipò alla Resistenza nel gruppo dei Francs-tireurs-et-partisans. Nel 1943 venne arrestata e, dopo alcuni mesi di carcerazione, deportata in Germania, prima nel campo di concentramento di Ravensbrück, poi in Baviera, a Flossenbürg e infine a Holleischen, campo cecoslovacco in cui furono deportati molti prigionieri quando, nell'autunno del 1944, il lager bavarese fu chiuso. A Holleischen fu adibita a lavoro forzato in una fabbrica di munizioni fino alla liberazione del campo da parte dell’esercito sovietico. Alla fine della guerra, ritornata in Italia, il 2 giugno 1946 fu tra le 21 donne elette all'Assemblea costituente italiana. Insieme a <strong>Maria Federici</strong> (DC), <strong>Nilde Iotti</strong> (PCI), <strong>Lina Merlin</strong> (PSI), <strong>Ottavia Penna</strong> (Uomo Qualunque) fu una delle cinque donne entrate a far parte della Commissione speciale, incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione da discutere in aula, diventata nota col nome di Commissione dei 75, presieduta da Meuccio Ruini, già presidente del Consiglio di Stato. Dal 1947 fu segretaria nazionale della FIOT, il sindacato delle operaie tessili e nel 1948 fu eletta alla Camera nella prima legislatura del parlamento repubblicano, nel quale si distinse come proponente della legge 26 agosto 1950 n. 860 per la "Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri" che, sostituendo la precedente normativa in materia del 1934, costituì la base della legislazione sul lavoro femminile fino alle leggi degli anni Settanta sulla parità tra donne e uomini. L'impegno sindacale portò Teresa Noce a ricoprire l'incarico di presidente dell'Unione Internazionale Sindacale dei Lavoratori tessili e dell'abbigliamento (UISTA) con sede a Varsavia e, da quando nel 1955 lasciò la segreteria della FIOT, divenne segretaria dell'UISTA stessa la cui sede venne spostata a Milano. Luigi Longo nel 1953 ottenne l'annullamento del matrimonio a San Marino, presentando un documento che conteneva una firma contraffatta di Teresa Noce. Nelle sue memorie riporta di avere appreso questo fatto dalle pagine del Corriere della Sera e che per lei rappresentò un evento «grave e doloroso più del carcere, più della deportazione». La sua decisione di rivolgersi alla Commissione Centrale di Controllo del PCI con l'intento di denunciare il comportamento di Longo fu considerata inopportuna da una parte del gruppo dirigente del Partito e questo determinò la sua esclusione dalla Direzione. Nel 1954 si allontanò dalla politica attiva ritirandosi gradualmente a vita privata, ma dal 1959 si impegnò nel CNEL quale membro della CGIL; nel 1974 pubblicò la sua autobiografia, Rivoluzionaria professionale, che racconta, insieme alla sua storia personale, la vicenda del Partito comunista italiano dalla sua fondazione. <strong>Morì a Bologna</strong>, all'età di <strong>79 anni</strong>, il <strong>22 gennaio 1980</strong>.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.youtube.com/watch?v=iwzw16aPLXM">https://www.youtube.com/watch?v=iwzw16aPLXM</a></p><p><br></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://elvis.padletcdn.com/fetch/e_in/cdn2.picryl.com/thumbnail/2021/03/14/teresa-noce-2-00cd1f-200.jpg" />
         <pubDate>2024-05-29 14:51:09 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011841612</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Laura Bianchini </title>
         <author>barcaalice</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011974268</link>
         <description><![CDATA[<p>Laura Bianchini nasce a Casteodolo il 23 agosto 1903,muore a Roma il 27 settembre 1983,è stata una politica e partigiana italiana.</p><p>Figlia di Domenico e Caterina Ariccia, Laura nasce in una modesta famiglia. Si laurea in filosofia e pedagogia presso l'università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Inizia la sua carriera di docente nella scuola magistrale di Brescia, e poi presso il Liceo Arnaldo, liceo classico.</p><p>Venne eletta deputato all'Assemblea costituente nel 1946 per la democrazia cristiana.</p><p>Nel 1948 fu eletta nel collegio di Brescia sempre per deputato alla Camera.</p><p>Durante il fascismo, grazie alla formazione nella Fuci e nel Movimento laureati dell'Azione cattolica e alla familiarità con l'oratorio della Pace, divenuto per opera di un luogo alternativo al "totalitarismo educatore" del regime, maturò il suo convinto antifascismo riflettendo sulla &lt;&lt;crisi di civiltà&gt;&gt; e sul Vangelo come &lt;&lt;annuncio di libertà e forza di liberazione&gt;&gt;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e6/Laura_Bianchini.jpg" />
         <pubDate>2024-05-29 17:12:29 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3011974268</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Tina Merlin </title>
         <author>mattiacao749</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012032390</link>
         <description><![CDATA[<p>Nata a Trichiana, era figlia di Cesare Merlin e di Rosa Dal Magro. La madre aveva avuto due figli dal precedente matrimonio con Benvenuto Tacca e, dopo essere rimasta vedova, si era risposata con Merlin nel 1910. Prima di Tina, l'ultimogenita, vennero alla luce Ida, Giuseppe Benvenuto, Remo, Antonio ("Toni") e Giuseppina. Antonio sarebbe diventato poi partigiano, organizzatore e comandante del battaglione "Manara", successivamente assorbito nella <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Brigata_partigiana">brigata partigiana</a> autonoma "7º Alpini". Come lui, morto in combattimento, anche Tina fu coinvolta nella <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Resistenza_italiana">resistenza</a>, partecipandovi dal luglio 1944 come staffetta.</p><p>Nel 1949 sposò il partigiano Aldo Sirena, tra i primi organizzatori del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/CLN_Belluno">CLN Belluno</a>, da cui ebbe il figlio Antonio. La sua carriera di giornalista cominciò con la pubblicazione di racconti nella <em>Pagina della donna</em> de <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/L%27Unit%C3%A0"><em>l'Unità</em></a>. Dal 1951 al 1982 fu corrispondente a <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Belluno">Belluno</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Milano">Milano</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Vicenza">Vicenza</a> e <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Venezia">Venezia</a>, sempre per lo stesso quotidiano. Nel 1957, sul <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Il_Pioniere_dell%27Unit%C3%A0"><em>Pioniere</em></a>, furono pubblicati tre suoi racconti sulla resistenza: <em>Storia di Alfredo</em>, <em>Quell'autunno del 1943</em> e <em>La beffa di Baffo</em>. a resistenza.</p><p>.</p><p>Ormai da circa dieci anni in pensione, morì dopo un anno di <a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Tumore">tumore</a> il 22 dicembre 1991 a Belluno a 65 anni. Le sue <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Rito_funebre">esequie</a> si tennero con rito civile il giorno successivo presso il cimitero cittadino.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2481311165/1aaf70bbd89ff22c043751f5809d9c77/IMG_2411.jpeg" />
         <pubDate>2024-05-29 18:23:26 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012032390</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Filomena Delli Castelli</title>
         <author>favamartina1</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012805270</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Filomena Delli Castelli</strong>, nata nel 1916 a Città Sant`Angelo, è stata una figura importante della politica italiana. Dopo essersi laureata nel 1940, si è impegnata attivamente nella Resistenza durante l'occupazione tedesca, occupandosi dei profughi nella provincia di Pescara. In seguito è stata eletta all'Assemblea Costituente, dove ha continuato a sostenere la causa dei diritti femminili. Nel 1948 è stata eletta alla Camera dei Deputati, dove ha fatto parte di varie commissioni, tra cui quella per l'approvazione dei disegni di legge sul teatro e sulla cinematografia. Durante il suo mandato parlamentare, ha sostenuto l'insegnamento della storia dell'arte e della cinematografia nelle scuole come mezzo di apprendimento efficace per gli studenti. Ha anche lavorato per migliorare l'accesso all'acqua potabile e per promuovere il turismo nel rispetto dell'ambiente. Nonostante la sua dedizione e competenza, Delli Castelli ha affrontato l'opposizione all'interno del suo stesso partito, che ha impedito la realizzazione di progetti importanti. Nonostante ciò, ha continuato a lottare per le sue convinzioni politiche, rimanendo fedele ai suoi valori e alla difesa dei diritti delle donne. Nonostante i suoi sforzi, non è stata rieletta nel 1958, forse a causa del suo rifiuto delle logiche correntizie. Il suo impegno e la sua determinazione nel sostenere cause importanti per la società italiana sono stati riconosciuti anche dai suoi avversari politici, che hanno apprezzato la sua preparazione e la sua integrità. Al di là delle controversie, Filomena Delli Castelli ha lasciato un segno importante nella storia politica italiana.</p><p><br></p>]]></description>
         <enclosure url="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5d/Filomena_Delli_Castelli.jpg" />
         <pubDate>2024-05-30 06:38:52 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012805270</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Nadia Gallico Spano</title>
         <author>solanasleonardo1</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012806282</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Nadia Gallico</strong> è nata in una famiglia di italiani emigrati in <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tunisia">Tunisia</a>. Nel <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1938">1938</a> aderì al <a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_comunista_francese">Partito comunista</a> con i fratelli Loris, Ruggero e Diana. Nel maggio del 1939 sposò <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Velio_Spano">Velio Spano</a>, dirigente centrale del Partito Comunista Italiano. La situazione in Tunisia degenerò rapidamente allo scoppio della guerra. Militante nella <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Resistenza_italiana">Resistenza</a> durante l'occupazione tedesca della Francia, fu condannata per la sua attività politica dal regime collaborazionista di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Philippe_P%C3%A9tain">Petain</a>. Si sottrasse alla cattura e riuscì a raggiungere fortunosamente l'Italia nel 1944 dopo le <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Quattro_giornate_di_Napoli">quattro giornate di Napoli</a>, dove fu una delle protagoniste del processo di rifondazione dello Stato e della nascita della Repubblica. Fu infatti una delle ventuno donne elette all'Assemblea costituente e, tra il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1948">1948</a> e il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1958">1958</a> è stata parlamentare comunista. Ha partecipato alla fondazione dell'<a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Donne_in_Italia">Unione Donne Italiane</a> e del settimanale <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Noi_donne">Noi Donne</a>, che ha diretto sino al <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1945">1945</a>. Ha contribuito a fondare e presieduto, fino al 1958, l'Unione Donne Sarde.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b4/Nadia_Gallico_Spano_I_legislatura.jpg" />
         <pubDate>2024-05-30 06:39:26 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012806282</guid>
      </item>
      <item>
         <title>PREMESSA/INTRODUZIONE</title>
         <author>padulesa</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012809367</link>
         <description><![CDATA[<p>Ciao a tutti! Avete mai sentito parlare delle <strong>Madri Costituenti</strong>? Si tratta delle <strong>21 donne</strong> elette all'Assemblea Costituente nel 1946, che ebbero il fondamentale ruolo di redigere la Costituzione della Repubblica Italiana.</p><p>In un'Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, caratterizzata da un forte divario di genere, queste donne coraggiose si assunsero la responsabilità di gettare le basi per un nuovo Paese, basato sui principi di democrazia, uguaglianza e giustizia.</p><p>Provenienti da diverse realtà sociali e partiti politici, le Madri Costituenti si batterono con tenacia per affermare i diritti delle donne e per costruire una società più equa e inclusiva. Il loro contributo fu fondamentale per la stesura di numerosi articoli della Costituzione, tra cui quelli che riguardano il diritto al lavoro, all'istruzione, alla salute e alla parità di genere.</p><p>Nonostante il loro ruolo determinante, la figura delle Madri Costituenti è spesso sottovalutata e dimenticata. Con questo Padlet vogliamo riscoprire la loro storia e renderle omaggio per il loro coraggio, la loro intelligenza e la loro dedizione al bene comune.</p><p>Attraverso testi, immagini e video, immergiamoci nella vita e nelle opere di queste donne straordinarie, che hanno contribuito a rendere l'Italia un Paese migliore. Conoscerle ci aiuterà a comprendere meglio la nostra storia e a valorizzare i principi fondamentali su cui si basa la nostra Repubblica.</p>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2024-05-30 06:41:08 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012809367</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Maria Federici</title>
         <author>antoniopiras3</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012810610</link>
         <description><![CDATA[<p>Maria Agamben Federici nasce a L’Aquila, il 19 settembre 1899. Animata da una profonda fede, la giovane si forma sulle pagine dei due principali teorici del pensiero cristiano sociale, Emmanuel Mounier e Jacques Maritain. Consegue la laurea in lettere e intraprende la professione di insegnante. Incontra Mario Federici, anch’egli aquilano, affermato autore e critico teatrale, con il quale si sposa nel 1926. Il sentimento antifascista conduce i coniugi all’estero, a Sofia, in Egitto e a Parigi dove Maria insegna presso gli Istituti italiani di cultura. Rientrata in Italia nel 1939 si impegna nell’apostolato laico e nella Resistenza cattolica. Tra le varie realizzazioni in questo ambito brilla il piano di assistenza dell’Udaci per le impiegate disoccupate. Nell’agosto del 1944 è eletta delegata al Congresso istitutivo delle Acli: prima donna ad avere tale incarico; nel marzo del 1945 alla Settimana di orientamento politico, è l’unica donna tra le relatrici: in questa occasione le viene affidato il compito di seguire le iniziative sul tema del suffragio. La profonda fede cattolica, la frequentazione di mons. Montini, contribuiscono a fare di lei una delle più assertive sostenitrici dell’autonomia delle donne cattoliche, per conseguenza è contraria alla confluenza nell’Udi e si impegna nella fondazione del Cif, che, su indicazione di Maria Rimoldi, presiede dal 1945 al 1950 con energia e passione. Sono anni difficili, di lavoro intenso, il Cif si radica su tutto il territorio nazionale e la presidente orienta l’attività in soccorso agli sfollati ed ai reduci; dispiega una pluralità di iniziative per l’infanzia. Nell’incarico di presidente del Cif, ella fonde le sue specifiche competenze professionali e quelle politiche come dimostrano, tra le altre, l’inchiesta del 1945-46, finalizzata a sondare le aspettative femminili rispetto alla democrazia; quella del 1949, che offre uno spaccato sociale di notevole interesse sulle condizioni in cui versava il Paese e quella sulle casalinghe. Nel 1950 Maria consegna le dimissioni al Cif. Dimissioni che giungono dopo aspre discussioni e polemiche che accusavano la presidente di un’eccessiva autonomia decisionale, riscontrabile, stando a critiche e malumori, nella fondazione da parte sua di tre organizzazioni, Ona, Anfe, Case del Sole. A preoccupare una parte del Cif anche l’afflusso di nuove leve, giovani professioniste considerate base di un possibile rafforzamento personale.<br>Candidata nelle liste della Dc alla Costituente, Maria Federici affronta con energia e tenacia la campagna elettorale. Brava giornalista, con qualche anno di esperienza alle spalle, interviene sulla stampa convinta che timidezza, ignoranza, in qualche caso apatia e senso di sfiducia diffusi tra le masse femminili necessitino di un dialogo diffuso e serrato con donne e uomini. La presidente inquadra in un’ottica ampia la questione del voto, nella consapevolezza che dietro all’opposizione si annidi una concezione arretrata delle relazioni familiari che contraddice gli stessi principi cristiani. Eletta nella I e nella II Legislatura, la deputata è relatrice del disegno di legge sulla «Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri» che diverrà la famosa legge n. 860 del 1950; sempre in questi anni, con Lina Merlin, Angela Guidi Cingolani e Maria De Unterrichter Jervolino, fonda il Comitato italiano di difesa morale e sociale della donna, finalizzato all’approvazione della proposta Merlin sulla chiusura delle case chiuse e per il reinserimento sociale delle prostitute. Più duraturo l’impegno nell’Anfe (Associazione nazionale famiglie emigrati), che fonda nel 1947 con la volontà di trovare adeguate soluzioni al fenomeno dell’emigrazione che vede massicci flussi nella fase della ricostruzione. Maria manterrà l’incarico di presidente per trentaquattro anni favorendo l’estensione dell’Anfe oltre i confini nazionali. Nel 1981 lascia la Presidenza dell’Associazione e si trasferisce a L’Aquila ma non abbandona l’Anfe, collabora alla preparazione del disegno di legge n. 356, presentato al Senato, sul nuovo ordinamento della scolarità dei figli degli emigrati.<br>Nel 1957 pubblica la memoria <em>Il cesto di lana</em>.<br>Muore il 28 luglio 1984, all’età di 85 anni. «Il Popolo» elogiava il carisma e il carattere “battagliero” del suo impegno.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2348274226/7d341b2bdffa8cadbcb910269943854a/Maria_Federici.jpg" />
         <pubDate>2024-05-30 06:41:54 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012810610</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Conclusione</title>
         <author>emanuelalai</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012838834</link>
         <description><![CDATA[<p>Un'eredità preziosa da custodire</p><p>Le Madri Costituenti ci hanno lasciato un'eredità preziosa: la Costituzione della Repubblica Italiana. Un documento che rappresenta la base della nostra democrazia e che garantisce i nostri diritti e le nostre libertà.</p><p>È nostro dovere conoscere la loro storia, valorizzare il loro contributo e custodire i principi che hanno ispirato il loro lavoro.</p><p>Le Madri Costituenti ci hanno insegnato che con il coraggio, la determinazione e l'impegno è possibile realizzare grandi cose. Sono state un esempio per le generazioni future e continuano ad ispirarci a lottare per un mondo più giusto e solidale.</p><p>Ricordiamole non solo come figure storiche, ma come donne coraggiose che hanno combattuto per i nostri diritti e per un futuro migliore.</p><p>Grazie alle Madri Costituenti, l'Italia è un Paese più libero e democratico. Continuiamo a valorizzare la loro eredità e a costruire un futuro all'altezza dei loro ideali.</p>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2024-05-30 06:58:53 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012838834</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Angela Gotelli</title>
         <author>chironiilaria3</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012844963</link>
         <description><![CDATA[<p>Nasce a San Quirico, frazione di Albareto in provincia di Parma (fino al 1928 Albareto di Borgotaro), sull'Appennino parmense, il 28 febbraio 1905, da famiglia di estrazione borghese. Frequenta il Liceo Classico alla Spezia e stringe amicizia con Itala Mela, (proclamata dopo la morte Venerabile dalla Chiesa Cattolica), con cui frequenta poi la Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di Genova. Sempre a Genova Angela Gotelli si impegna nelle iniziative culturali e formative della F.U.C.I., entrando in contatto con esponenti cattolici che avranno in seguito un ruolo di primo piano: fra essi Giacomo Lercaro, in futuro cardinale, e Giuseppe Costa, grande imprenditore genovese. Laureatasi col massimo dei voti, fa una supplenza di un anno a Pontremoli (MS), quindi vince il concorso per insegnare Lettere Classiche al Ginnasio di Trieste.Dopo l'8 settembre 1943, sfolla ad Albareto, prosegue nell'opera di assistenza dei malati e feriti, partecipa ad attività legate alla Resistenza e, nella sua qualità di crocerossina, a quelle per ottenere lo scambio di ostaggi civili contro prigionieri tedeschi, onde evitare, come nella trattativa portata avanti nel bosco di Montegroppo, rappresaglie alla popolazione civile delle vallate del Taro. Anche l'attività politica di Angela Gotelli è intensa (nel luglio 1943 partecipa alle riunioni di Camaldoli, tenute dal Movimento dei laureati cattolici, dalle quali scaturisce appunto il Codice di Camaldoli), interessandosi in modo crescente ai C.L.N. e collocandosi nell'area della Democrazia Cristiana. Sempre in tale fase, nonostante i sospetti delle Brigate Nere e una perquisizione dei militi della X flottiglia MAS, la casa di villeggiatura della famiglia Gotelli diventa sede di riferimento e per i locali comandi partigiani e per gli antifascisti. A fine guerra, nel 1945, ottenuta un'aspettativa dalla sua scuola, si trasferisce per diversi mesi a Roma al fine di impegnarsi nella rinata organizzazione dei laureati cattolici; nel 1946 è eletta vicedelegata nazionale del Movimento femminile cattolico, ruolo che deve lasciare nel 1950, quando ha il suo primo incarico di governo. Lavora quindi a fianco di G. Lazzati e G. La Pira, A. Fanfani e Moro, nell'opera di ricostituzione del partito, sulla scia delle iniziative politiche e teoriche legate a G. Dossetti. Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 si schiera per la Repubblica; eletta, con pochissime altre donne ( in tutto sono 21), nelle stesse elezioni del 2 giugno all'Assemblea costituente per la Democrazia cristiana (Circoscrizione ligure di Genova-Imperia-La Spezia-Savona), svolge un’importante funzione, a fianco di La Pira e Dossetti.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fe/Angela_Gotelli.jpg" />
         <pubDate>2024-05-30 07:02:48 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012844963</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Maria De Unterrichter</title>
         <author>piroddiarianna</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012848304</link>
         <description><![CDATA[<p>Maria De Unterrichter, il cui cognome originale era von Rechtenthal prima che i fascisti ne imponessero il cambiamento, nasce nel 1902 in provincia di Trento. Già da adolescente è impegnata nelle Associazioni studentesche cattoliche e nell’Unione Donne dell’Azione Cattolica Italiana, interessandosi delle questioni religiose e familiari legate all’emancipazione femminile. Dopo la maturità classica, si dedica alla pedagogia e comincia a leggere gli scritti delle sorelle Agazzi e di Maria Montessori. Iscrittasi alla facoltà di Lettere a Roma, aderisce alla FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), della quale sarà Presidente dal 1925 al 1929, manifestando idee antifasciste e mostrando una peculiare attenzione ai temi dell’uguaglianza sociale. Per lei il cattolicesimo è qualcosa di vivo e aperto: nella capitale infatti, oltre a frequentare personaggi di spicco del mondo cattolico, come don Giovanni Battista Montini (il futuro Papa Paolo VI), intrattiene rapporti anche con giovani di diverse tendenze culturali e politiche ma di cui condivide la scelta antifascista, quali la partigiana Maria Comandini e suo marito Guido Calogero, tra i fondatori del Partito d’Azione di ispirazione liberal socialista. Conseguita la laurea, torna a Trento dove, per alcuni anni, si dedica all’insegnamento. Nel 1930 sposa l’avvocato partenopeo antifascista Angelo Raffaele Jervolino e insieme hanno una figlia, Rosa Russo Jervolino, nota deputata, ministra e sindaca di Napoli. Maria continua comunque a dedicarsi alle opere sociali a favore delle donne e dei più deboli insieme alla nascente Democrazia Cristiana. Eletta all’Assemblea Costituente nel 1946, è chiamata nella Commissione per i Trattati Internazionali e prende parte anche alla Sottocommissione di inchiesta per la riforma della scuola. Dal 1948 viene eletta per le prime tre legislature, assumendo diversi incarichi nelle istituzioni e nella DC. Rifiutato l’invito del partito a ripresentarsi alle politiche del 1963, si dedica allo studio e alle attività pedagogiche nelle libere organizzazioni, nell’UNESCO e soprattutto nell’OMEP (Organizzazione Mondiale Educazione Prescolastica) della quale presenzia dapprima il Comitato italiano per poi venire eletta Vicepresidente mondiale per tre mandati, tra il 1968 e il 1973. Insieme a Maria Federici, Angela Guidi e Lina Merlin, Maria fonda il CIDD (Comitato Italiano Difesa morale e sociale della Donna), che aveva il compito di dare assistenza alle donne che riuscivano a lasciare la loro condizione di prostitute, aiutandole poi nel reinserimento in società. Dal 1947 al 1975 (anno della sua morte) è Presidente dell’Opera Nazionale Maria Montessori. Maria De Unterrichter muore a Roma il 27 Dicembre 1975</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2345241729/37f8795ce2632662f78f5b1e1174c0d9/227px_Maria_De_Unterrichter_Jervolino_deputato.jpg" />
         <pubDate>2024-05-30 07:05:15 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012848304</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Angela Gotelli</title>
         <author>chironiilaria3</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012857976</link>
         <description><![CDATA[<p>Nasce a San Quirico, frazione di Albareto in provincia di Parma (fino al 1928 Albareto di Borgotaro), sull'Appennino parmense, il 28 febbraio 1905, da famiglia di estrazione borghese. Frequenta il Liceo Classico alla Spezia e stringe amicizia con Itala Mela, (proclamata dopo la morte Venerabile dalla Chiesa Cattolica), con cui frequenta poi la Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di Genova. Sempre a Genova Angela Gotelli si impegna nelle iniziative culturali e formative della F.U.C.I., entrando in contatto con esponenti cattolici che avranno in seguito un ruolo di primo piano: fra essi Giacomo Lercaro, in futuro cardinale, e Giuseppe Costa, grande imprenditore genovese. Laureatasi col massimo dei voti, fa una supplenza di un anno a Pontremoli (MS), quindi vince il concorso per insegnare Lettere Classiche al Ginnasio di Trieste. E proprio nel Triveneto tesse una proficua rete di amicizie, curando i circoli giovanili, che le sono affidati in quanto delegata della F.U.C.I. per l'Italia del Nordest, e dando vita a numerose attività benefiche e sociali. Dal 1929 al 1933 è presidente nazionale delle universitarie della FUCI, lavora con il giovane Aldo Moro, cui sarà poi politicamente vicina, collabora inoltre con il presidente I. Righetti e l'allora assistente spirituale della Federazione, poi Papa, Giovan Battista Montini. Con lo scoppio del conflitto, rientrata alla Spezia, frequenta un corso da crocerossina e nella prima estate di guerra presta servizio a Brindisi. Successivamente, nel capoluogo spezzino, sottoposto a continui bombardamenti, si dedica attivamente ad opere di assistenza e cura.Dopo l'8 settembre 1943, sfolla ad Albareto, prosegue nell'opera di assistenza dei malati e feriti, partecipa ad attività legate alla Resistenza e, nella sua qualità di crocerossina, a quelle per ottenere lo scambio di ostaggi civili contro prigionieri tedeschi, onde evitare, come nella trattativa portata avanti nel bosco di Montegroppo, rappresaglie alla popolazione civile delle vallate del Taro. Anche l'attività politica di Angela Gotelli è intensa (nel luglio 1943 partecipa alle riunioni di Camaldoli, tenute dal Movimento dei laureati cattolici, dalle quali scaturisce appunto il Codice di Camaldoli), interessandosi in modo crescente ai C.L.N. e collocandosi nell'area della Democrazia Cristiana. Sempre in tale fase, nonostante i sospetti delle Brigate Nere e una perquisizione dei militi della X flottiglia MAS, la casa di villeggiatura della famiglia Gotelli diventa sede di riferimento e per i locali comandi partigiani e per gli antifascisti. A fine guerra, nel 1945, ottenuta un'aspettativa dalla sua scuola, si trasferisce per diversi mesi a Roma al fine di impegnarsi nella rinata organizzazione dei laureati cattolici; nel 1946 è eletta vicedelegata nazionale del Movimento femminile cattolico, ruolo che deve lasciare nel 1950, quando ha il suo primo incarico di governo. Lavora quindi a fianco di G. Lazzati e G. La Pira, A. Fanfani e Moro, nell'opera di ricostituzione del partito, sulla scia delle iniziative politiche e teoriche legate a G. Dossetti. Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 si schiera per la Repubblica; eletta, con pochissime altre donne ( in tutto sono 21), nelle stesse elezioni del 2 giugno all'Assemblea costituente per la Democrazia cristiana (Circoscrizione ligure di Genova-Imperia-La Spezia-Savona), svolge un’importante funzione, a fianco di La Pira e Dossetti. Chiamata il 6 febbraio 1947 nella Commissione rist</p>]]></description>
         <enclosure url="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fe/Angela_Gotelli.jpg" />
         <pubDate>2024-05-30 07:13:10 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012857976</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Learningapps &quot;Le Madri Costituenti: pioniere della Repubblica Italiana&quot;.</title>
         <author>emanuelalai</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012974609</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://learningapps.org/view35934538" />
         <pubDate>2024-05-30 09:14:17 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3012974609</guid>
      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>emanuelalai</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3013012265</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://take.panquiz.com/5991-1397-8104" />
         <pubDate>2024-05-30 10:03:18 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3013012265</guid>
      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>emanuelalai</author>
         <link>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3013164099</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://app.panquiz.com/quizzes/play.html?id=6b949f6b-e360-44b6-a4cc-d31bc95d79d2" />
         <pubDate>2024-05-30 13:12:13 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chironiilaria3/cfjvyhtlbsudyc3/wish/3013164099</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
