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      <title>Galileo Galilei by Pamela Gungui</title>
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      <description>La rivoluzione scientifica</description>
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      <pubDate>2022-10-20 10:43:09 UTC</pubDate>
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         <title>La vita di Galileo (jovanni,Claudio,Sofia </title>
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         <pubDate>2022-10-21 07:03:21 UTC</pubDate>
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         <title>Opere di Galileo Galilei (Asia Auorora, Francesco, Camilla, Sara </title>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em><sub>I grandi temi</sub></em></strong></div><div><em><mark>&nbsp;La visione scientifica della realtà</mark></em></div><div>Nell'opera di Galileo ricorre costantemente il richiamo alla necessità di cercare la verità tramite l'esperienza diretta e l'osservazione dei fenomeni. E un approccio opposto a quello dettato dal "principio di autorità", secondo il quale non è lecito rivendicare alcuna autonomia di pensiero rispetto alle opinioni dei grandi filosofi del passato.</div><div>La critica all'aristotelismo è un aspetto già maturato nella lezione di grandi pensatori cinquecenteschi (e il caso, per fare il nome più celebre, di Giordano Bruno). Tuttavia è con Galileo che la visione laica e scientifica del mondo acquista un impulso dirompente e rivoluzionario, accompagnandosi al riconoscimento della centralità dell'esperienza e alla concezione della scienza come dimostrazione e verifica. Mentre nel Medioevo e nel Rinascimento la conoscenza della realtà si fonda prevalentemente sui testi di Aristotele, le opere di Galileo contengono continui e appassionati inviti a sviluppare un metodo preciso e rigoroso che consiste nell'applicare il ragionamento matematico all'indagine scientifica. Grazie a tale metodo si apre il cammino che porta dal principio di autorita al principio di verificabilità: una teoria non è vera per il solo fatto di essere stata elaborata e sostenuta da un autorità (come Aristotele, san Tommaso o altri), ma perché la sua veridicità può essere empiricamente provata.<br><br><strong>UN NUOVO MODO DI PENSARE</strong><br>L'unica autorità cui la scienza possa sottostare è, secondo Galileo, quella della ragione.</div><div>Le acquisizioni cui egli giunge non sono dimostrate ricorrendo all'ipse dixit (vale a dire al principio di autorità) ma attraverso «geometriche dimostrazioni» che ciascuno può ripetere a sua volta, verificandone la correttezza. Tra Cinquecento e Seicento si registra infatti una visione più laica dell'attività di ricerca scientifica. Galileo è il maggiore artefice di questo cambiamento epocale: nel suo approccio alla realtà non esiste più una gerarchia di valori, in quanto tutti i fatti e i fenomeni si pongono all'interno di una nuova visione unitaria dell'universo, senza più le distinzioni tra mondo celeste e mondo terrestre che costituivano le chiavi di lettura imposte dalla teologia e dall'accettazione acritica dell'ari-stotelismo per descrivere il mondo.<br><br><strong>LA RICERCA DELLA VERITÀ E DI UNO STILE ADERENTE ALLA REALTÀ<br></strong>Al pari di un altro grande pensatore del Seicento, l'inglese Francis Bacon (1561-1626), Galileo concepisce la ricerca della verità come un lungo e faticoso cammino, una conquista disagevole e mai stabile, simile a un'avventura da vivere con pazienza e con il costante pungolo del dubbio, che spinge a interrogare la realtà senza accontentarsi dei risultati già ot-tenuti. Per dar forma a tale impegno, in modo che esso non rimanga nascosto, ma sia condiviso con gli altri uomini, è però necessario uno spirito nuovo anche nel comunicare.</div><div>Galileo è convinto infatti che esista un rapporto indissolubile tra l'operosità intellettuale e la divulgazione dei suoi frutti: la conoscenza non può essere più ristretta a un'élite di spe-</div><div>cialisti, ma va condivisa il più ampiamente possibile, in uno sforzo espressivo che renda gli uomini partecipi e consapevoli della ricchezza del "libro della Natura" di cui fanno parte. Per questo la grande aderenza alla realtà propria della scienza di Galileo si riflette anche nello stile delle sue opere: mentre i suoi contemporanei traggono similitudini e metafore dai testi letterari o da bizzarre e fantasiose compilazioni sulla natura, egli le ricava direttamente dall'osservazione della realtà. Ciò non significa che rinunci agli strumenti retorici tipici della cultura del suo tempo, ma che questi non si presentano più come vezzo artistico, bensì come uno strumento finalizzato a sostenere le idee in modo efficace.<br><br><br><mark><br>IL SAGGIATORE <br><br></mark>&nbsp; Nel 1618 la comparsa di tre comete nei cieli d'Europa scatena il desiderio di interpretare il fenomeno. I primi studiosi a pronunciarsi sono i gesuiti del Collegio romano: tra questi, è reputata particolarmente autorevole la figura del matematico e astronomo Orazio Grassi, il quale, nella Disputatio astronomica de tribus cometis anni MDCXVIII (Disputa astronomica sulle tre comete dell'anno 1618), definisce le comete come veri e propri corpi celesti dotati di moto circolare. Per confutare le argomentazioni del gesuita, Galileo affida una replica prima al proprio allievo Mario Guiducci (Discorso delle comete); poi, dopo la pubblicazione di un altro testo di Grassi, la Libra astronomica ac philosophica (Bilancia astronomica e filo-sofica), edito sotto lo pseudonimo di Lotario Sarsi, decide di entrare nella disputa in prima persona con Il Saggiatore, opera pubblicata nel 1623 dall'Accademia dei Lincei.<br><br></div><div>Scritto in volgare e in forma di lettera rivolta al poeta Virginio Cesarini (1595-1624), membro dell'Accademia, il testo vuole essere, già dal titolo, una netta smentita delle teorie dell'avversario, analizzate e respinte punto per punto: il "saggiatore", infatti, è una bilancia da orefice, ben più precisa di quella cui fa riferimento Grassi con il termine libra, che in latino designa una bilancia di uso generico.</div><div>Non meno provocatorio è l'impiego del volgare: l'inserimento nell'opera di alcuni passi in latino, ripresi dai testi di Grassi, e il ricorso a una lingua comprensibile anche al pubblico dei "non addetti ai lavori" vogliono sottolineare implicitamente la distanza tra un sapere ingessato in forme ormai superate e un nuovo metodo conoscitivo, espressione di una mentalità aperta e non più dogmatica.<br><br></div><div>Nello specifico, la tesi di Galileo in merito alla natura delle comete è errata (egli le ritiene infatti delle illusioni ottiche causate dai raggi solari), ma l'importanza dell'opera non sta nella sua valenza di testo cosmologico, bensì nella sua polemica metodologica. Lo scienziato, infatti, si scaglia, servendosi di una dialettica ironica e serrata, contro la tradizione culturale del suo tempo, incline a indugiare su aspetti ed elementi pseudoscientifici (vale a dire non dimostrati né dimostrabili) e a ricorrere persino a citazioni erudite e letterarie per accreditare tesi razionalmente infondate. La nuova scienza deve invece interpretare il "libro della Natura" con l'aiuto della matematica e della geometria, basandosi non su astratte riflessioni, ma su esperimenti e constatazioni empiriche le ensale esperenze»), che portino a conclusioni consequenziali (le «necessarie dimostrazioni»).<br><br><mark>Il libro dell’universo&nbsp; <br></mark>Il Saggiatore,cap 6<br><br>in questo brano tratto dal Saggiatore Galileo polemizza con il rivale Orazio Grassi, sostenendo che è profondamente sbagliato cercare di studiare la natura attraverso le opinioni di autori di testi letterari, del tutto lontani da preoccupazioni di veridicità. Secondo Galileo, la scienza non ha bisogno della falsa autorità dei libri, ma del contatto diretto con i fenomeni osservati.<br><br><br></div><div>Egli' di nuovo vuol pure ch'io abbia reputato gran mancamento nel padre Grassi l'aver egli aderito alla dottrina di Ticone, e risentitamente domanda: Chi ei doveva seguitare? forse Tolomeo, la cui dottrina? dalle nuove osservazioni in Marte è scoperta per falsa? forse il Copernico, dal quale più presto si deve rivocar ognuno, mercé dell'ipotesi ultimamente dannata?" Dove io noto più cose: e prima replico, ch' è falsissimo ch'io abbia mai biasimato il seguitar Ticone, ancor che con ragione avessi potuto farlo, come pur finalmente dovrà restar manifesto a i suoi aderenti per l'Antiticone del signor cavalier Chiaramonte; sì che" quanto qui scrive il Sarsi, è molto lontano dal proposito; e molto più fuor del caso" s'intro ducono Tolomeo e Copernico, de quali non si trova che scrivessero mai parola attenente a distanze, grandezze, movimenti e teoriche di comete, " delle quali sole, e non d'altro, si è trattato," e con altrettanta occasione vi si potevano accoppiare Sofocle, e Bartolo, o Livio. Parmi,"oltre a ciò, di scorgere nel Sarsi ferma creden-za, che nel filosofare" sia necessario appoggiarsi all'opinioni di qualche celebre</div><div>autore, sì che la mente nostra, quando non si maritasse col discorso d'un altro, ne dovesse in tutto rimanere sterile ed infeconda; e forse stima? che la filosofia sia un libro e una fantasia d'un uomo, come I Iliade e l'Orlando furioso, libri ne quali la meno importante cosa è che quello non ista così. La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente</div><div>Cl sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto.</div><div>Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi? è impossibile a intenderne umanamente parola;</div><div>senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.&nbsp;</div><div><br></div><div>Ma posto pur anco,? come al Sarsi pare, che l'intelletto nostro debba farsi mancipio" dell'intelletto d'un altr'uomo .. , e che nelle contemplazioni de' moti celesti si debba aderire ad alcuno, non veggo per qual ragione ei s elegga Ticone, anteponendolo a Tolomeo e a Nicolò Copernico, de quali due abbiamo i sistemi del mondo interi e con sommo artificio costrutti e condotti al fine; cosa ch'io non veggo che Ticone abbia fatta, se già al Sarsi non basta l'aver negati gli altri due</div><div>e promessone un altro, se ben poi non esseguito.<br><br><br><mark>Dentro il testo<br></mark><br></div><div><strong>I contenuti tematici<br></strong><br></div><div>Il brano presenta una vivace critica di Galileo nei confronti della cultura del suo tem-Po. Mentre padre Grassi, per avanzare le proprie argomentazioni, cerca di appoggiarsi all'opinioni di qualche celebre autore (rI: 14-15), Galileo sostiene che per conoscere la verità è necessario osservare direttamente ciò che ci circonda. Per comprendere l'universo non ci si può dunque affidare alla fantasia d'un uomo (r. 17), ma alle verità che ci offre la matematica, perché la natura segue leggi che possono essere scoperte, comprese e interpretate soltanto attraverso il linguaggio sintetico e analitico dei numeri e delle forme geomettiche, Senza questo prezioso seumento di indagine, all uomo non rimarrebbe che aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto (r. 24), smarrito all'interno di un mondo del tutto incomprensibile.<br><br></div><div>La conoscenza nasce dunque dalla natura: Galileo mette così in discussione il principio d'autorità, il cosiddetto ipse dixit, l'idea cioè che per procedere nella scienza sia necessario basarsi pedissequamente su concetti non verificati né verificabili, forti soltanto del nome di chi li ha affermati, spesso a partire da una visione erronea del mondo. Il metodo galileiano è invece di tipo induttivo: si deve partire dall'osservazione dei fenomeni concreti per trarne leggi e regole di validità generale.<br><br><br></div><div><strong>Le scelte stilistiche<br></strong><br></div><div>L'immagine centrale del ragionamento galileiano è la metafora* dell'universo come un libro che bisogna saper leggere. Non si tratta di una trovata originale, essendo stata ri-proposta, in tempi relativamente vicini all'autore, anche dal filosofo umanista Pico della Mirandola e da molti scrittori rinascimentali, tra cui Tommaso Campanella. Tuttavia il concetto acquista qui una forza espressiva nuova nell'evidenziare che la scrittura in un tale libro non deve essere poetica o fantastica, ma razionale e matematica. Impadronirsi di questo linguaggio rappresenta la condizione necessaria per comprendere le leggi dell'universo e la ricchezza della natura in tutta la sua varietà.</div><div><br><br><br></div><div>&nbsp;<br><br><br><br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <title>📚🥇👑</title>
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         <title>KHABANE LAME</title>
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         <description><![CDATA[<div>sumba</div>]]></description>
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         <title>So sad than Steve Jobs died of ligma</title>
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         <description><![CDATA[<div>Ligma balls</div>]]></description>
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         <title>Filosofia di Galileo Galilei (Dario Farris)</title>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Galileo Galilei - metodo</strong><br><br><mark>Galileo Galilei applica il metodo della scienza più che teorizzarlo<br>filosoficamente</mark>. Esso si articola in due parti:<br><br>- <mark>momento risolutivo</mark>, che consiste nell'osservazione dei fenomeni, nella misurazione matematica dei dati e nella formulazione di un'ipotesi.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <br>- <mark>momento compositivo</mark>, che consiste nell'esperimento, nella verifica e nella formulazione di una legge se l'ipotesi è verificata, o di un'altra ipotesi se quella precedente risulta falsa.<br><br>- Con l'espressione "<em>sensate esperienze</em>", che significa letteralmente "<mark>esperienze dei sensi"</mark>,<br>Galilei ha voluto evidenziare il momento osservativo-induttivo della scienza. Infatti la scienza galileiana <mark>attraverso un'attenta ricognizione dei fatti e dei casi particolari</mark>, induce, sulla base dell'osservazione, una legge generale. Ciò è noto come <em>metodo scientifico sperimentale</em>.<br><br>- Con l'espressione "<em>necessarie dimostrazioni</em>" Galilei ha voluto evidenziare il momento ipotetico- deduttivo della scienza. Esse sono i ragionamenti logici, <mark>condotti su base matematica</mark>, attraverso cui il ricercatore, partendo da un'intuizione di base, formula in teoria le sue ipotesi. <br><br>- <mark>L'induzione e la deduzione sono indissolubilmente congiunte</mark> e si richiamano a vicenda. L'esperienza di cui parla Galilei non è l'esperienza immediata, ma il frutto di un'elaborazione teorico/matematica dei dati, che si conclude con la verifica. L'esperienza quotidiana è molto lontana dalla scienza <mark>perché può essere ingannevole</mark> e perché, di per sé, <mark>non ha alcun valore scientifico se non viene legittimata dall'esperimento</mark>.<br><br>- La verifica di cui parla Galilei <mark>non è quella immediata dei sensi</mark>, ma quella procedura complessa,<br>intenzionalmente volta a creare le necessarie condizioni affinché un certo evento possa prodursi. E certe volte lo scienziato è costretto a ricorrere ad "<em>esperimenti mentali</em>" per supporre condizioni impossibili in natura, come l'assenza di gravità o piani perfettamente lisci. <br><br>- Con <em>il metodo</em> Galileo afferma che la natura è un ordine oggettivo governato da leggi mentre <mark>la scienza è un sapere sperimentale - matematico valido per tutto</mark>. Le opere della natura non possono essere giudicate in base a ciò che l'uomo può intendere o che può usare per i suoi fini. Non si deve cercare perché la natura opera in un certo modo (<em>causa finale</em>) ma solo come opera (<em>causa efficiente</em>). Lo scienziato, perciò, deve solo occuparsi delle leggi che regolano i fatti, <mark>cioè il comportamento attraverso il quale la natura agisce</mark>.<br><br>- Il metodo si presenta come una <em>costruzione autonoma e indipendente</em> dalle giustificazioni filosofiche. Con il metodo, viene giustificata la fiducia nella <mark>metamittica</mark> convalidata dalla dottrina <em>platonico - pitagorica</em> della struttura matematica del cosmo, grazie alla quale <mark>solo chi conosce il linguaggio matematico può decifrare il mondo</mark>; il privilegiamento degli aspetti quantitativi del reale (studio delle quantità) che viene collaborato con la filosofia atomistica-democritea fra proprietà oggettive, che caratterizzano i corpi in quanto tali, e soggettive dei corpi, che esistono <mark>solo in relazione ai sensi</mark>. Inoltre, il metodo giustifica la validità del principio di causa suggerito dall'uniformità della natura in quanto necessario, e immutabile e la verità assoluta della scienza convalidata dalla teoria che la conoscenza umana risulta simile a quella divina <em>per il grado di certezza</em> ma differisce da essa <em>per il modo di apprendere</em>. <mark>Dio conosce intuitivamente</mark> mentre <mark>l'uomo conosce attraverso il ragionamento</mark>.<br><br><strong>parole chiave:<br></strong>- <mark>antropocentrismo</mark> <br>- <mark>rivoluzione culturale</mark><br>- <mark>rivoluzione metodologica<br></mark>- <mark>quantità non qualità </mark><br><em>sensate esperienze:</em><br>- metodo empirico<br>- <mark>ipotetico deduttivo</mark><br>- ipotesi universale<br>- legge della natura<br><em>necessarie dimostrazioni:</em><br>- verificare nel campo<br>- dall'ipotesi alla legge<br>- enunciare <br>- <mark>metodo verificazionista</mark> <br>- metodo sperimentale<br>- cimento/conferma <br>- <mark>metodo laboratoriale</mark> <br>- critica ad Aristotele <br>- <mark>competenza e conoscenza</mark><br>- <mark>metodo matematico</mark> <br><br>"<em>La natura e un libro che non si può leggere se non si conosce la lingua in cui è scritto</em> (linguaggio matematico)"<br><br><br><strong>Link video:</strong><br><em>•https://youtu.be/3Sz2E-qyQik<br>•https://youtu.be/NIn43S2yGBQ<br>•https://youtu.be/Znt83nzoGIo</em><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-03 11:26:15 UTC</pubDate>
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         <title>Galileo Galilei                        ViTA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<pre>Galileo nasce a Pisa nel 1564 da Vincenzo Galilei e Giulia Ammannati. La sua era una famiglia benestante ed era una delle famiglie patrizie di Firenze.</pre><div><br>STUDIO&nbsp;</div><blockquote>L'infanzia l'ha vissuta studiando letteratura disegno e musica successivamente venne iscritto dal padre all'università di Medicina di Pisa per garantirgli un guadagno migliore in futuro.</blockquote><div><br></div><blockquote>1583 &gt; attraverso l'osservazione dei movimenti del lampadario del duomo di Pisa arriva a scoprire che le oscillazioni hanno la stessa durata da qui scopre la sua passione verso la Fisica e la Matematica.A partire da questo momento abbandona gli studi presso&nbsp; l'università di Pisa e torna a Firenze dove si dedica alla geometria e alla matematica.</blockquote><div><br></div><blockquote>1587 &gt; dopo che scrisse il Teorema sul baricentro dei solidi entrò in contatto con i più grandi scienziati dell'epoca.</blockquote><div><br></div><blockquote>1589 &gt; ottiene un incarico come professore di matematica presso lo Studio Pisano,in questo periodo scrisse un opera DE MOTU (il moto) e condusse esperimenti sul centro di gravità dei corpi.</blockquote><div><br>1610 &gt; scrive il SIDEREUS NUNCIUS e&nbsp;<br>1613 &gt; scrive L'ISTORIA E DIMOSTRAZIONI INTORNO ALLE MACCHIE SOLARI E LORO ACCIDENTI.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Le sue tesi si scontrano con le idee della chiesa e G.G. cerca di difendere le sue teorie. La situazione peggiora nel 1616 quando la chiesa dichiara eretiche le opere copernicane e condannano anche le opere galileiane.<br><br>1618 &gt; appaiono 3 comete e si apre un dibattito e Galileo partecipa e nel 1624 scrive il SAGGIATORE.<br>&nbsp; &nbsp;All'inizio viene accettata dal pontefice e G.G. pensa che la chiesa sia più aperta e nel&nbsp;<br>1632 &gt; pubblica DIALOGO SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI DEL MONDO ma subito dopo viene convocato dall'inquisizione.<br>&nbsp; &nbsp;Inizialmente il papa lascia correre ma gli oppositori di G.G. aumentano e il papa si sente minacciato e 1633 viene chiamato a Roma per essere processato dell'Inquisizione. Viene condannato ai domiciliari e gli viene proibita la pubblicazione.<br><br>1642 &gt; avviene la sua morte ma prima pubblica la sua ultima opera DISCORSI E DIMOSTRAZIONI MATEMATICHE INTORNO A DUE NUOVE SCIENZE.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp;</div><blockquote><br></blockquote><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-03 12:01:56 UTC</pubDate>
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         <title>Le opere di Galileo Galilei ( gruppo Camilla , Asia , Sara e Francesco )</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Galileo Galilei gruppo opere :&nbsp;<br><br></div><div>•La centralità dell’esperienza&nbsp;</div><div>Di grande sconvolgimento rivoluzionario fu quello portato dalle teorie cosmologiche galileiane che fanno convergere in un'unica direzione la scienza e la tecnica ( pratica e teoria )&nbsp;</div><div>Esempio le osservazioni astronomiche compiute da Galielo attraverso l’uso del cannocchiale che misero in dubbio l’opinione comunque , secondo la quale le stelle e i pianeti girasse intorno alla Terra .&nbsp;</div><div>In tutte le sue opere la ricerca scientifica e le acquisizioni teoriche sono strettamente connesse lo sviluppo concettuale e speculativo non devono più essere astratti ma devono essere anche seguiti da esempi pratici con risultati verificabili.&nbsp;<br><br></div><div>•Galileo “artigiano” :<br><br></div><div>Durante la frequentazione degli ambienti produttivi della repubblica Veneziana , Galileo inizia a interessarsi e a studiare le curiose soluzioni pratiche sviluppate dagli arsenalotti , operai di cantiere .&nbsp;</div><div>Inizia a interessarsi alle attività degli artefici , artigiani , tanto da iniziare a scambiare informazioni con architetti o ingegneri elaborando così un approccio insolito allo studio della realtà naturale.&nbsp;</div><div>Teoria e pratica&nbsp;</div><div>Già dalla bilancetta si può notare come lo scienziato fosse interessato particolarmente all’aspetto tecnico e pratico degli esperimenti tanto da offrire le indicazioni per realizzarli da soli per proprio conto verificando l’affidabilità dei risultati ottenuti.&nbsp;</div><div>Molti anni dopo il suo ultimo lavoro , discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze , saranno la base dell’atto del nuovo sapere che integra la scienza e tecnica.&nbsp;<br><br></div><div>•Contenuti tematici del testo “L’invenzione del cannochiale”&nbsp;<br><br></div><div>È una breve lettera nel quale Galileo racconta e parla del cannocchiale chiedendo il permesso di commercializzarlo .&nbsp;</div><div>Nella lettera mette in luce i vari vantaggi dello strumento esempio , il poter scorgere nemici in lontananza permettendo così un adeguata difesa o un pronto attacco .<br>Per Galileo era di grande importanza che gli venisse dato il permesso dal doge per una possibile commercializzazione in modo da ottenere anche ottimi benefici materiali.<br>Nonostante Galileo affermi che il cannochiale sia frutto delle più profonde speculazioni sulla prospettiva , in realtà aveva solo capito che per costruire quello strumento bisognava avere solo 2 lenti ( una concava e una convessa ) posteriore all'estremità di un tubo .<br>Anche in questo caso l'esperienza diretta&nbsp; e il metodo sperimentale sono stati di fondamentale importanza.<br>L'esperienza diretta e il metodo sperimentale sono alla base di tutte le conquiste di Galileo, create da continui tentativi e fallimenti e nuovi errori che porteranno al possibile risultato sperato .<br>&nbsp;Nella lettera Galielo parla di sé in terza persona e si descrive come un servo devoto alla Repubblica di Venezia e si dichiara disposto a servirla per tutta la vita ,ma questa sua promessa non verrà mai mantenuta visto che da lì a poco tornerà in Toscana .<br><br>•Le scelte stilistiche&nbsp;<br><br>Nella lettera Galileo usa un linguaggio alto ma allo stesso tempo umile molto lontano da alcuni dei suoi scritti .<br>Galielo nel testo cerca di puntare direttamente al cuore del doge senza esibirsi in costruzioni troppo lunghe o comesse ma cerca piuttosto di sottolineare l'utilità prati a dello strumento .<br><br><br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-22 17:38:32 UTC</pubDate>
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         <title>GALILEO GALILEI (4G Francesco Marongiu)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>La scelta del volgare e la forma del dialogo<br><br></strong>Lo stile di Galileo Galilei non segue le formali espressioni del tempo in cui vive, cioè il barocco, ma segue un modello di ordine, di chiarezza e di perfezione.&nbsp;<br>Nelle sue opere troviamo una ricerca della concretezza accompagnata da un’ironia alimentata da metafore e riferimenti talvolta polemici.</div><div><strong>Ideale ariostesco: </strong>Galileo Galilei oltre ad essere un importantissimo scienziato è anche in letterato raffinato appassionato alla prosa e alla poesia del cinquecento. </div><div>Si rifà al modello di <strong>Ludovico Ariosto</strong>, alla sua capacità di adattarsi alla civiltà che lo circonda con eleganza e varietà, non cadendo nel banale e nello scontato.<br><br><strong>La scelta del volgare: </strong>Galileo decide di scrivere i suoi testi in volgare non solo per una semplice scelta estetica ma sopratutto per una <strong>politica culturale</strong>. <br>Riteneva che la scienza dovesse essere alla portata di tutti e che quindi essa debba essere condivisa ad un ampio pubblico e non ad una classe sociale ristretta. <br>Si affianca a questa volontà il <strong>rinnovamento</strong> di due generi letterari che promuovono uno “sviluppo intellettuale” e una ricerca del sapere, la&nbsp;<strong>lettera&nbsp;</strong>e il&nbsp;<strong>dialogo</strong>.<br>La <strong>lettera</strong> consentiva il superamento di confini e barriere attraverso la possibilità di rivolgersi a destinatari lontani che venivano sollecitati alla ricerca. <br>Il <strong>dialogo</strong> invece consentiva un confronto semi-diretto e un conflitto tra vecchio e nuovo o giusto e sbagliato. Anche in esso il lettore ha il compito di riflettere, pensare e ricercare, basandosi sia sulle sue tesi che su quelle opposte o simili che gli vengono presentate.<br>&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-22 18:36:25 UTC</pubDate>
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         <title>SCIENZA E FEDE</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Galileo non vede contraddizione tra le verità espresse dalla fede e quelle che lui ricerca attraverso la scienza. Secondo lui scienza e fede si conciliano in quanto sono entrambi strumenti per comprendere la stessa verità che proviene da Dio.</div><div><br></div><div>La differenza sta nell’interpretazione che viene data delle Sacre Scritture rispetto all’analisi che secondo Galileo deve essere fatta dei fenomeni naturali, appunto attraverso le “sensate esperienze” e le “dimostrazioni necessarie”. Esistono quindi due libri in grado di rivelare il Verbo divino: uno è la Bibbia, che non si pone come scopo l’interpretazione dei fenomeni naturali, bensì la redenzione delle anime. L’altro è invece il libro della Natura che gli uomini, “dotati di sensi, di discorso e d’intelletto” da Dio stesso, sono tenuti a leggere attraverso il metodo scientifico.</div><div><br></div><div>La ragione è necessaria per elaborare delle teorie, ma queste devono essere poi confermate dall’evidenza dei sensi attraverso le prove fornite dagli esperimenti.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-23 07:52:49 UTC</pubDate>
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         <title>Invenzioni e scoperte (Aisha Rady)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Durante i suoi anni di vita, Galileo, fece diverse scoperte e inventò/perfezionò alcuni utensili. <br><br>• Nel <strong>1586 </strong>, Galileo, nel suo scritto "<strong><em>La bilancetta</em></strong>" descrisse il progetto di <strong>perfezionamento della bilancia idrostatica di Archimede</strong>, e ne spiega l'applicazione <strong>per determinare il peso specifico di alcuni metalli preziosi immersi nell'acqua. </strong><br><br>• Nel <strong>1597 </strong>costruì il <strong>primo compasso proporzionale</strong>, da lui chiamato <strong><em>"geometrico"</em></strong> o <strong><em>"militare"</em></strong>. Questo permetteva di <strong>compiere in modo più rapido e semplice complesse operazioni matematiche e geometriche per usi civili e militari.</strong> Con questo compasso infatti, <strong>si potevano </strong><strong><em>misurare: distanze, altezze, profondità e pendenze</em></strong><em>; </em><strong><em>calcolava anche la balistica dei tiri d'artiglieria, si poteva ridisegnare una mappa in una scala diversa oppure anche calcolare i cambi delle monete e interessi. </em></strong><br><br>• Il <strong>25 Agosto 1609</strong> Galileo Galilei <strong>rivoluzionò il mondo dell'astronomia</strong>:<br> <strong>presentò</strong> al governo veneziano il <strong>suo cannochiale perfezionato.</strong><br> Si trattava di un <strong>cannocchiale a 30 ingrandimenti</strong>, <strong>le</strong> quali <strong>lenti furono costruite nel 1607 da degli occhialai olandesi.</strong><br> <strong>×</strong> <strong><em>Con questo nuovo cannochiale vide per la prima volta:</em></strong><br> - <strong>I</strong> <strong>monti e le valli della Luna</strong>;<br> - Scoprì <strong>i quattro satelliti di Giove</strong>, quindi <strong><em>l'esistenza di corpi con un centro di rotazione diverso da quello della Terra</em></strong>, che <strong>Claudio Tolomeo</strong> <em>pensava al centro del sistema solare</em>;<br> - Scoprì <strong>l'esistenza della Via Lattea</strong> e la descrisse come un <strong>insieme di innumerevoli stelle disseminate a mucchi</strong>, dove se puntavi il cannochiale in un qualsiasi punto, <strong>si potevano osservare una marea di stelle di diverse dimensioni</strong>. <br><br>- Scoprì anche che <strong>Venere mostrava fasi simili a quelle lunari.</strong><br><em>E anche tante altre cose...</em><br><br>• <strong><em>L'isocronismo del pendolo</em></strong> è un principio intuito per primo da Galileo negli <strong>ultimi anni del Cinquecento</strong>. <br> Esso <strong><em>stabilisce che il tempo di oscillazione di pendoli di eguale lunghezza è costante</em></strong> (cioè le oscillazioni sono isocrone o tautocrone), <strong>qualunque sia l'ampiezza dell'oscillazione</strong>. <br> <strong>In realtà</strong>, come dimostrò più tardi <strong>Christiaan Huygens</strong> (1629-1695), nel <strong>1659</strong>, <strong><em>l'isocronismo caratterizza soltanto i pendoli che compiono oscillazioni cicloidali. </em></strong><br>&nbsp;Nel <strong>secondo decennio del Seicento</strong>, quando propose il proprio metodo per determinare la longitudine sia in mare sia in terra, <strong>Galileo</strong> pensò di <strong>utilizzare l'isocronismo del pendolo</strong> per <strong>compiere le esatte misurazioni del tempo</strong> richieste da tale metodo. <br> Nel <strong>1637</strong>, Galileo concepì il <strong>progetto</strong> di <strong>utilizzare questa proprietà del pendolo</strong> per <strong>regolare il moto dell'orologio.</strong><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-25 07:25:31 UTC</pubDate>
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         <title>SCOPERTE E INVENZIONI</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-11-25 07:46:56 UTC</pubDate>
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         <title>SCOPERTE E INVENZIONI</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-11-25 07:48:35 UTC</pubDate>
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         <title>INVENZIONI E SCOPERTE </title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-11-25 07:53:56 UTC</pubDate>
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         <title>INVENZIONI E SCOPERTE</title>
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         <pubDate>2022-11-25 07:56:33 UTC</pubDate>
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