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      <title>BYOD by Luigi Ciotola</title>
      <link>https://padlet.com/carroarmato62/PNSD</link>
      <description>BRING YOUR OWN DEVICE</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-03-06 16:33:39 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2025-12-06 01:50:00 UTC</lastBuildDate>
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         <title>VIDEO ESPLICATIVO</title>
         <author>carroarmato62</author>
         <link>https://padlet.com/carroarmato62/PNSD/wish/158092230</link>
         <description><![CDATA[<div>5 COSE DA SAPERE</div>]]></description>
         <enclosure url="https://youtu.be/vRU48FhZLkM" />
         <pubDate>2017-03-06 16:58:48 UTC</pubDate>
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         <title>COS&#39;E&#39;</title>
         <author>carroarmato62</author>
         <link>https://padlet.com/carroarmato62/PNSD/wish/158092933</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>B.Y.O.D.</strong> è l’acronimo di <strong>Bring Your Own Device</strong>, ovvero “<strong>porta il tuo dispositivo</strong>” ovvero tablet, smartphone, notebook, etc. Il BYOD è nato in ambito aziendale, ed è tutt’oggi una tendenza molto in voga; ci sono addirittura degli studi che affermano che entro i prossimi tre anni quasi il 40% delle aziende non fornirà più dispositivi tecnologici ai propri dipendenti. Il motivo è presto detto: <strong>risparmio</strong>. Perché comprare centinaia di iPhone se i dipendenti ne hanno già uno? Riduzione dei costi e personale felice di poter continuare ad usare un oggetto tecnologico che già conoscono e padroneggiano; questi sono i punti di forza in ambito aziendale.<br><br></div><div>Anche <strong>a scuola</strong>, soprattutto nei paesi del nord Europa e negli Stati Uniti, <strong>il BYOD sta riscuotendo sempre più successo</strong>, e le motivazioni non si discostano troppo da quelle che hanno portato le aziende a dire di sì ai propri dipendenti. In un momento storico in cui le scuole hanno un budget sempre più risicato, soluzioni come quella di <strong>far portare agli alunni i propri dispositivi tecnologici</strong>, sono le benvenute. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-06 17:00:56 UTC</pubDate>
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         <title>I PRO</title>
         <author>carroarmato62</author>
         <link>https://padlet.com/carroarmato62/PNSD/wish/158093060</link>
         <description><![CDATA[<div>La scuola risparmia migliaia di euro;</div><div>Gli studenti conoscono già il dispositivo in questione;</div><div>Loro stessi possono fornire nuovi spunti di utilizzo all’insegnante;</div><div>Usando un loro dispositivo, sono ancora più protagonisti del proprio processo educativo;</div><div>Può essere un volano per l’apprendimento indipendente una volta fornito il know-how;</div><div>Ormai il software per un sistema operativo è quasi sempre disponibile anche per gli altri.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-06 17:01:20 UTC</pubDate>
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         <title>I CONTRO</title>
         <author>carroarmato62</author>
         <link>https://padlet.com/carroarmato62/PNSD/wish/158093094</link>
         <description><![CDATA[<div>Non tutti i dispositivi degli studenti sono compatibili tra di loro (Apple VS Android VS Windows?);</div><div>Potrebbe essere discriminante (“Il mio device è più bello e costoso del tuo”);</div><div>Non sono da escludere furti (legati al punto precedente);</div><div>I giovani proprietari devono aver cura del proprio dispositivo, specie quando si tratta di caricare la batteria il giorno prima;</div><div>Pianificare lezioni su devices che non si possiedono è decisamente più difficoltoso per l’insegnante;</div><div>Ci si potrebbe ritrovare a dettare in continuazione istruzioni diverse per ogni tipo di dispositivo, sprecando tempo prezioso;</div><div>I genitori potrebbero non essere d’accordo nel far usare a scuola il tablet/smartphone/notebook dei figli;</div><div>Alcuni alunni non sono contenti di usare i propri dispositivi tecnologici a scuola, mescolando pubblico e privato;</div><div>Potrebbero esserci problemi a livello di connessione se tutti decidessero di connettersi al wi-fi e la rete della scuola non fosse preparata ad accettare un numero elevato di connessioni contemporanee.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-06 17:01:28 UTC</pubDate>
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         <title>E IN ITALIA...?</title>
         <author>carroarmato62</author>
         <link>https://padlet.com/carroarmato62/PNSD/wish/158094427</link>
         <description><![CDATA[<div>Il nuovo piano nazionale scuola digitale è un documento ampio, organico, ben leggibile e costruito non sulle parole ma su dati e risorse. Ad un excursus iniziale sull’esistente, propone le nuove azioni partendo dai finanziamenti a disposizione e quantificando con chiarezza i tempi e le strategie. Finanziamenti non infiniti, ma importanti e ben integrati fra le diverse fonti e distribuiti in una logica intelligente dell“abbastanza ma non del tutto”. Può sembrare una assurdità o una forzatura, ma è probabilmente l’unico modo per stimolare le scuole ad una seria progettualità e alla costruzione pianificata di ambienti di apprendimento e di innovazione didattica; ancora, per aiutare le scuole a ragionare in termini di sostenibilità, replicabilità e flessibilità, lasciando definitivamente il modello di tecnologia più pesante confinata a poche classi (non sarà passato inosservato che Lim e classi 2.0 non trovino grande spazio nelle 140 pagine del piano), a favore della connettività, degli atelier e dei carrelli mobili, degli ambienti flessibili, del pensiero computazionale, della robotica, del Byod (Bring Your Own Device). <br><br></div><div>Proprio l’azione #6 del piano raccoglie l’eredità delle “vecchie” classi 2.0 e le trasforma in ambienti per la didattica digitale integrata, pensandoli appunto nella logica della sostenibilità, replicabili potenzialmente in ogni classe di un istituto, previa la presenza di una adeguata connessione e di dispositivi, non solo della scuola ma personali degli alunni. E’ l’ormai noto <em>Byod</em>, già sperimentato nelle scuole di molti paesi anglosassoni e in Italia pionieristicamente proposto da alcuni docenti ma non ancora assunto a modello di sistema. Si legge testualmente nell’ #azione6 del PNSD: “ <em>La scuola digitale, in collaborazione con le famiglie e gli enti locali, deve aprirsi al cosiddetto BYOD (Bring Your Own Device), ossia a politiche per cui l’utilizzo di dispositivi elettronici personali durante le attività didattiche sia possibile ed efficientemente integrato”. </em>Il “deve aprirsi” indica una necessità e non una possibilità. Ogni classe di un istituto può avere una base essenziale di dispositivi da integrare con i dispositivi degli alunni. Non importa il rapporto 1 a 1, si può lavorare per piccoli gruppi e utilizzare i dispositivi in base alle necessità didattiche e non viceversa. . Poter lavorare in classe con strumenti digitali, nella logica di Jonassen del <em>“not to learn from but to learn with” </em>ed estendere questa possibilità a docenti e alunni è una conquista realistica che potrebbe dare una decisiva svolta all’innovazione didattica diversificando gli ambienti di apprendimento e proponendo un approccio sempre più attivo e costruttivista. Tuttavia, come dimostrano le esperienze analoghe all’estero, non è possibile attuare un modello Byod in forma approssimativa; non si improvvisa e deve essere strutturato su una precisa policy di gestione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-06 17:05:18 UTC</pubDate>
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