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      <title>La civiltà romana nelle origini by Aurora Tinazzi</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-01-31 14:23:13 UTC</pubDate>
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         <title>La lingua</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il latino veniva parlato a Roma e nel Lazio almeno dagli inizi del I millennio a.C.&nbsp;e acquistò grande importanza con l'espansione dell’ impero romano che,&nbsp;in quanto lingua ufficiale, si radicò in gran parte dell'Europa e dell'Africa settentrionale. Del latino arcaico (fino al III secolo a.C.) rimangono tracce in alcune citazioni, che grazie alla comparazione con altre lingue simili consentono una ricostruzione di esso assai parziale. Restano solo dei frammenti dei testi letterari più antichi risalenti al III secolo a.C., databili quindi circa cinque secoli dopo la mitologica fondazione di Roma (secondo Varrone avvenuta nel 753 a.C.). L'unica eccezione sono le commedie di Plauto, che costituiscono dunque la principale fonte per lo studio della lingua arcaica. La lingua&nbsp;inizialmente aveva&nbsp;una certa rudezza, e non era priva di influssi dialettali. Nel I secolo a.C., con l'estensione della cittadinanza romana agli Italici, che a Roma sorse la preoccupazione per la purezza della lingua. Grazie alla linguistica greca si avviò un processo di regolarizzazione della lingua. In questi tempi fiorirono letterati come Cicerone, che fu oratore e filosofo, oltre che politico. I tempi erano ormai maturi perché la letteratura latina sfidasse quella greca, che veniva considerata insuperabile. Sotto il principato di Augusto fiorirono i maggiori poeti di Roma: Orazio, emulava i lirici come Pindaro e Alceo, Virgilio, rivaleggiava con Teocrito, Esiodo e&nbsp; Omero; e poi Ovidio e Tito Livio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 16:39:27 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;esercito</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'esercito romano fu l'insieme delle forze militari di terra e di mare che servirono Roma, nella serie di campagne militari che caratterizzarono la sua espansione, dall'epoca dei sette re, alla Repubblica romana, all'epoca imperiale e fino al definitivo declino. L'esercito era composto, a seconda dell'epoca storica, da varie componenti: le legioni di cittadini romani; le truppe di alleati italici, quelle federate ed ausiliarie di provinciali; la flotta ravennate, di Miseno oltre a quelle fluviali; e le guarnigioni di Roma (guardia pretoriana, le coorti urbane e quelle di vigili).<br><br>Ci furono numerose importanti riforme militari nel corso degli 11 secoli di storia militare romana. Tra queste c’è quella augustea e quella costantiniana.<br><br>Man mano poi che la Repubblica prima e l'Impero poi, ampliarono i confini, questi ultimi furono presidiati da un numero crescente di soldati e di postazioni militari. Tre furono i principali settori strategici a protezione dell'Impero romano.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 16:43:25 UTC</pubDate>
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         <title>Diritto</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il diritto romano rappresentava l'insieme delle norme che hanno costituito l'ordinamento giuridico romano per circa tredici secoli, dalla data della Fondazione di Roma (753 a.C.) fino alla fine dell'Impero di Giustiniano (565 d.C.). Infatti, tre anni dopo la morte di Giustiniano l'Italia fu invasa dai Longobardi: l'impero d'Occidente si dissolse definitivamente e Bisanzio – formalmente imperiale e romana – si allontanò sempre più dall'eredità dell'antica Roma e della sua civiltà (anche giuridica).<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 16:45:39 UTC</pubDate>
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         <title>Le donne</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le condizioni sociali della donna romana tra la fine del I secolo e l’inizio del II mostrano che erano ormai molto diverse da quelle dei primi secoli della repubblica. In questo periodo le donne romane godono di una conquistata dignità ed autonomia difesa anche da teorici del "femminismo" come Gaio Musonio Rufo nell'età dei Flavi. Grande figura di donna è quella di Plotina, moglie di Traiano che aveva accompagnato il marito nella guerra contro i Parti e che, dopo la morte dell'imperatore, aveva così ben disposto le sue segrete volontà politiche testamentarie che Adriano ottenne la successione senza contrasti. Le donne romane, che dovevano&nbsp;solo mettere al mondo figli, si sono però appropriate di tutte quelle occupazioni che in età repubblicana erano riservate agli uomini.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 16:47:58 UTC</pubDate>
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         <title>Colonie</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Una colonia romana era una comunità autonoma, situata in un territorio conquistato da Roma in cui si erano stanziati dei cittadini romani, legata da vincoli di eterna alleanza con la madrepatria. La più antica fu Antium (oggi Nettuno ed Anzio), fondata nel 338 a.C. Inizialmente servivano da avamposto per controllare un territorio che sarebbe stato ulteriormente colonizzato: in questo senso, il ruolo di Aquileia nell'espansione romana verso il nord est fu importantissimo. Verso la fine della Repubblica romana, le colonie servirono soprattutto da territorio abitabile dai proletari o dai veterani dell'esercito romano: in questo modo si riduceva la pressione demografica dell'Urbe.
<br>Esistevano due diversi tipi di colonie: quelle formate da cittadini romani e quelle di diritto latino. Nel primo caso gli abitanti avevano la cittadinanza romana, e quindi il riconoscimento di tutti i diritti, e un'amministrazione cittadina direttamente sotto il controllo di Roma. Nel secondo caso venivano istituite nuove entità statali, con magistrati locali, autonomia amministrativa e, in alcuni casi, con l'emissione di monete, ma comunque con l'obbligo di fornire, in caso di guerra, l'aiuto richiesto da Roma. Le colonie venivano fondate secondo il diritto latino sia come forma di controllo della diffusione della cittadinanza romana (in quanto considerata superiore a tutte le altre).
<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 17:09:01 UTC</pubDate>
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         <title>Vita quotidiana</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>I romani avevano l'abitudine di svegliarsi molto presto, quasi prima dell'alba. Come accade in un villaggio di campagna, prima del sorgere del sole erano tutti in strada affaccendati in rumorose mansioni. I ricchi cercavano d'isolarsi dal rumore rifugiandosi negli ambienti della domus più lontani dalla strada, ma anche lì un nugolo di schiavi, svegliati all'alba dal suono di una campana, sono occupati nelle pulizie della casa. Dopo essersi vestiti e aver bevuto un bicchiere d'acqua, i romani erano pronti a dedicarsi ai loro affari. Quanto all'igiene non se ne preoccupavano al mattino poiché sapevano che a questa avrebbero dedicato molto tempo alla fine del pomeriggio recandosi alle terme pubbliche o ai bagni privati. Una rigida procedura regolava il rito quotidiano della clientela. Il cliente poteva anche andare alla casa del patronus a piedi piuttosto che in lettiga, ma doveva indossare la toga e non azzardarsi a chiamarlo  per nome, pena il ritorno a casa a mani vuote. Le donne non partecipavano a questa assistenza quotidiana né come patrone né come clienti, salvo il caso di vedove che chiedevano per sé quanto il patronus aveva fatto per il cliente ormai defunto.  I romani dividevano normalmente la loro alimentazione in tre pasti quotidiani che agli inizi erano chiamati jentaculum, cena, vesperna e quando quest'ultima sparì, fu sostituita dal prandium. Raramente i romani dedicavano molta attenzione ai primi due pasti che non erano mai molto nutrienti e il più delle volte abolivano uno dei primi due.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 17:37:15 UTC</pubDate>
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         <title>Tempo libero (svaghi)</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Fin dall'epoca di Romolo si celebravano giochi in onore del dio Conso e corse di cavalli, celebrati due volte all'anno nel Campo Marzio. Tarquinio Prisco riorganizzò quelli che sarebbero stati i ludi Romani o magni, facendoli diventare la festa più importante della città, che cadeva attorno alla metà di settembre. I Ludi, più in generale, erano un insieme di giochi gladiatorii, naumachie, spettacoli teatrali e gare equestri, che si tenevano in particolari occasioni, religiose o politiche, e che potevano avere carattere privato o pubblico. Divennero essi stessi eventi religiosi, tanto da trovarli nel calendario romano redatto nel IV secolo da Furio Dionisio Filocalo, calendario conosciuto con il nome di Cronografo del 354.
<br><br><strong>Circhi e corse di carri
</strong><br>Molto probabilmente i Romani mutuarono l'usanza di organizzare corse dei carri dagli Etruschi, che a loro volta l'avevano mutuata dai Greci. Secondo una leggenda romana, il primo re di Roma, Romolo, si servì dello stratagemma di organizzare una corsa di carri poco dopo la fondazione della città per distrarre i Sabini.&nbsp; Nell'antica Roma la principale struttura deputata ad ospitare le corse dei carri era il Circo Massimo, situato nella valle tra il Palatino e l'Aventino, che poteva ospitare fino a 250.000 spettatori. La costruzione del Circo Massimo risale probabilmente all'epoca etrusca, ma venne ricostruito attorno al 46 a.C. per ordine di Giulio Cesare, raggiungendo una lunghezza di circa 600 metri con un'ampiezza di circa 225 metri. Lo svolgimento della corsa era molto simile e quello delle corse greche e la differenza principale era che in ogni giornata potevano tenersi dozzine di corse, e le manifestazioni si protraevano talvolta per decine di giorni consecutivamente. I posti a sedere al circo erano gratis per i poveri i ricchi invece pagavano per disporre di posti a sedere all'ombra da cui si aveva una visuale migliore e trascorrevano la maggior parte del tempo scommettendo sull'esito delle corse. Il palazzo dell'imperatore si trovava nei pressi del Circo Massimo e frequentemente andava egli stesso ad assistere alle gare.
<br><br><strong>Anfiteatri</strong><br>L'anfiteatro è legato ai giochi gladiatori (combattimenti tra gladiatori variamente armati) e alle venationes, ovvero spettacoli che comprendono animali, sia in forma di caccia, sia in forma di combattimento. L'origine di questi giochi risale forse a giochi che si tenevano in occasione dei funerali. Nell'Italia meridionale (in particolare presso i Sanniti) sono descritti combattimenti anche cruenti in occasione delle cerimonie funebri. L'originario collegamento con funzioni religiose si attenuò col passare del tempo. Questi giochi godevano di una grande popolarità, e affluivano spettatori sia dalle città vicine, sia dalla campagna. Il numero di posti disponibili ci pare oggi modesto rispetto agli stadi moderni: l'anfiteatro più grande, il Colosseo, poteva contenere fino a 40.000-50.000 spettatori. Dopo la diffusione del Cristianesimo i giochi furono osteggiati dalle autorità religiose per la loro disumanità. 
<br><br><strong>Teatri</strong><br>I primi teatri dell'antica Roma furono costruiti sull'esempio di quelli greci, nella direzione dell'intrattenimento. Più tardi, alle prime rappresentazioni tipicamente di stampo ellenistico, seguirono anche quelle latine, spesso incluse nei giochi, accanto a combattimenti di gladiatori, ma soprattutto, sin dalle origini collegate alle festività religiose. Sappiamo, infatti, che nel 364 a.C., durante i ludi Romani fu introdotta per la prima volta nel programma della festa una forma di teatro, costituita da una successione di scenette farsesche, contrasti, parodie, canti e danze, chiamati fescennina licentia. Durante i fescennini si svolgevano canti travestimenti e danze buffonesche. Il genere, di derivazione etrusca, non ebbe mai una vera e propria evoluzione teatrale, ma contribuì alla nascita di una drammaturgia latina.
<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 17:45:45 UTC</pubDate>
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         <title>Classi sociali dei cittadini romani</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Essere cittadino romano comportava una notevolissima serie di privilegi, variabili nel corso della storia, a creare diverse "gradazioni" di cittadinanza. Nella sua versione definitiva la cittadinanza romana consentiva l'accesso alle cariche pubbliche e alle varie magistrature (nonché la possibilità di votarle nel giorno della loro elezione), la possibilità di partecipare alle assemblee politiche della città di Roma, svariati vantaggi sul piano fiscale e, importante, la possibilità di essere soggetto di diritto privato, ossia di poter presentarsi in giudizio attraverso i meccanismi dello ius civile, il diritto romano per eccellenza. Alla base della società romana c'erano le gens ovvero gruppi di persone (clan), che condividevano lo stesso nomen gentilizio erano per lo più composte da più familiae, a capo delle quali vi era un Pater familias. Le gens formavano a loro volta le tribù urbane e rustiche. I cittadini romani (uomini liberi) si dividevano, inoltre, in patrizi e Plebei. A loro volta i patrizi più facoltosi, avevano alle loro dipendenza una serie di Clientes, vale a dire cittadini che, per la loro posizione svantaggiata all'interno della società romana, si trovavano costretti a ricorrere alla protezione di un "patronus" o di un'intera "gens" in cambio di svariati favori, talvolta al limite della sudditanza (applicatio) fisica o psicologica. Il penultimo gradino della società romana era formato dai liberti (ex-schiavi), e più sotto ancora vi erano gli schiavi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 17:58:43 UTC</pubDate>
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         <title>Cultura</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>La cultura latina viene&nbsp; divisa in due fasi principali: una fase anteriore all'influenza greca, iniziata con la guerra tarantina (272 a.C.), ed un'altra fase posteriore a questo evento. La civiltà romana, anche se posta in una zona marginale rispetto alla penisola greca ed alle isole dell'Egeo, fu influenzata culturalmente dai greci: la civiltà greca, infatti, manteneva il predominio culturale su gran parte della penisola italica e influenzò in vari aspetti gli etruschi, popolazione italica che dominava politicamente il centro della penisola. I primi cinque secoli della storia romana furono caratterizzati dalla conquista dell'Italia centrale e meridionale, dalla creazione di istituzioni politiche, religiose e giudiziarie ma anche da una produzione letteraria anonima e tramandata oralmente, con scopi pratici e occasionali: per questo fu definita preletteraria. Questa produzione consiste in forme poetiche abbozzate, senza alcun intento letterario, scritte in un latino rozzo e primitivo; la loro importanza è dovuta all'influenza che esercitarono sulla letteratura posteriore, specialmente in determinati ambiti quali il teatro, l'oratoria e la storiografia.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 18:04:04 UTC</pubDate>
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         <title>Provincie romane</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il termine provincia, dopo gli ampliamenti del territorio della Repubblica tra la fine del III e il II secolo a.C., passò gradualmente a significare non più la sfera di competenza di un magistrato, ma il territorio sul quale questi esercitava i propri poteri. L'organizzazione dei nuovi territori annessi alla res publica romana, veniva normalmente realizzata dal generale che li aveva conquistati, per mezzo di una “legge della provincia”, emanata sulla base dei poteri che gli erano stati delegati con l'elezione alla carica. La legge doveva quindi essere ratificata dal Senato. La legge stabiliva la suddivisione in circoscrizioni amministrative e il grado di autonomia delle città già esistenti. Non sempre però la legge seguiva immediatamente alla conquista, soprattutto per le province annesse in epoca più antica. Le province erano governate da magistrati appositamente eletti (pretori) o da consoli o pretori di cui veniva prolungata la carica, coadiuvati per l'amministrazione finanziaria da proquestori e da numerosi altri funzionari.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 18:08:52 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 18:35:54 UTC</pubDate>
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         <title>Religione</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>La religione romana era l'insieme delle credenze e degli usi e costumi religiosi della Civiltà romana. Fu un fenomeno complesso, di non facile lettura sia per le variazioni che contraddistinsero la sua evoluzione nell'arco di dodici secoli sia per il suo carattere composito, dovuto all’arrivo di diversi sistemi religiosi e alla varietà delle pratiche cultuali. La religione romana è moltolegata alla sfera civile, familiare e socio-politica. Il culto verso gli dei era un dovere morale e civico ad un tempo, in quanto solamente la pietas, vale a dire il rispetto per il sacro e l'adempimento dei riti, poteva assicurare la pax deorum per il bene della città, della famiglia e dell'individuo. Altre due caratteristiche salienti della religione romana possono essere individuate nel politeismo e nell'estrema tolleranza verso altre realtà religiose. Una costante della religione romana fu anche la capacità di assimilazione nei confronti di altre religioni. Contestualmente all'espansione dell'Impero il pantheon romano si andò arricchendo grazie all'importazione di divinità venerate dai popoli con i quali Roma entrava in contatto. Secondo la tradizione, fu Numa Pompilio ad istituire i vari sacerdozi ed a stabilire i riti e le cerimonie annuali. Tipica espressione dell'assunzione del fenomeno religioso da parte della comunità è il calendario, risalente alla fine del VI secolo a.C. con l'indicazione delle varie feste e cerimonie sacre. La gestione dei riti religiosi era affidata ai vari collegi sacerdotali dell'antica Roma, i quali costituivano l'ossatura della complessa organizzazione religiosa romana. Al primo posto della gerarchia religiosa troviamo il rex sacrorum, sacerdote al quale erano affidate le funzioni religiose compiute un tempo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 18:43:45 UTC</pubDate>
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         <title>Romanizzazione</title>
         <author>aurora_tinazzi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Roma da piccola potenza regionale all'inizio del IV secolo a.C. diventò una caput mundi (capitale del mondo) nel giro di 500 anni non solo grazie nell'efficienza militare delle legioni o nella determinazione politica del Senato e del popolo romano. Fu soprattutto il consenso suscitato fra le genti non romane a rendere stabile il dominio di Roma per secoli e secoli. Roma non poteva pensare a un'occupazione permanente di tutti i territori conquistati: troppo grande era l'impero e troppo numeroso il personale necessario per un tale disegno. Fu perciò necessario, già in epoca repubblicana, fare ricorso all'elemento locale ed in particolare alle classi elevate delle città: in cambio di una leale collaborazione, Roma rafforzò ovunque il potere delle aristocrazie urbane, affidando ai più ricchi il governo delle città e del territorio.<br><br>Il processo di romanizzazione, cioè l'assimilazione culturale e politica dei dominati entro il sistema romano, fu rapido ed esteso soprattutto nei primi secoli dell'Impero. Il sistema economico e burocratico imperiale forniva grandi opportunità di carriera non solo agli aristocratici, ma anche ai cittadini di rango equestre. Tale processo ebbe pieno successo in Occidente dove si affermarono la lingua e la cultura latina. Lo strumento principale di diffusione attraverso il quale Roma esercitò quell'opera di integrazione e di assimilazione delle province furono le città. Era nelle popolose città dell'impero che risiedevano i ceti privilegiati, largamente integrati al sistema di potere imperiale;&nbsp; il luogo dove veniva distribuita e consumata la ricchezza&nbsp; delle campagne; il centro di diffusione dei modelli di comportamento della società. Il segreto di Roma fu la capacità di assimilare le diverse culture su cui dominava e di integrarle in un sistema coerente, unitario, per diventare più forte. 
<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 20:08:52 UTC</pubDate>
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