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      <title>Piccoli passi nella storia...la donna nello sport tra cambiamenti e conquiste by Giulia Attianese</title>
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      <description>Attianese Giulia, Cappuccio Valeria, Di Lascio Sara, Di Maio Denise, Orlando Aurora, Sorrentino Antonio</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-03-10 16:19:17 UTC</pubDate>
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         <author>giuliaattianese1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il basket-ball nasce nel 1891 come  sport pensato per maschi bianchi e fu ideato da James Naismith. Fu Senda Berenson nel 1892 a ideare le prime regole per le donne. Il basket femminile nacque diverso da quello maschile per la considerazione che le donne stesse avevano del proprio genere. Nella concezione vittoriana, la donna era un essere inferiore e la divisione tra generi era molto forte: agli uomini venne vietato di assistere a una delle prime partite di basket femminile, giocata ancora secondo le regole originali di Naismith, perché non era consono per le donne mostrarsi in quel modo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 17:56:36 UTC</pubDate>
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         <author>valeria_cappuccio03</author>
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         <description><![CDATA[<div>I primi Giochi olimpici aperti alle donne furono quelli di Parigi del 1900, noti anche come Parigi 1900, svoltisi appunto in Francia, dal 14 maggio al 28 ottobre 1900. In occasione del Congresso olimpico del 1894, il barone de Coubertin propose che i Giochi olimpici del 1900 fossero assegnati in modo contemporaneo all'Esposizione universale che era già programmata per quell'anno nella capitale francese. All'Olimpiade, parteciparono circa mille atleti, provenienti da 28 nazioni e poterono gareggiare, per la prima volta nella storia dei Giochi olimpici, le donne che solo con ventidue atlete rappresentavano il 2% di tutti i concorrenti, così si inserisce la figura di Charlotte Cooper, tennista britannica, divenuta la prima campionessa olimpica e quindi fu la prima donna a vincere l’oro olimpico in una gara individuale. Le donne furono ammesse in gare di tennis, golf e vela, però il tennis e il golf erano le uniche discipline in cui le donne potevano competere in gare esclusivamente femminili. Le olimpiadi di Parigi dunque segnarono un cambiamento nell’evoluzione del mondo dello sport, non a caso dobbiamo ricordare le figure della svizzera Hélène de Pourtalès che divenne la prima campionessa olimpica femminile come atleta della squadra vincente nella gara di vela, il 22 maggio 1900 ed ancora, per la prima volta nella storia olimpica, parteciparono una madre ed una figlia, le americane Margaret e Mary Abbott,nella stessa disciplina, il golf. </div>]]></description>
         <pubDate>2021-03-13 15:24:31 UTC</pubDate>
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         <author>valeria_cappuccio03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Charlotte Cooper fu la prima donna ad aggiudicarsi una medaglia d’oro olimpica nel 1900. Nata a Ealing nel 1870, la tennista inglese ha guadagnato – con la sua bravura e professionalità – anche cinque titoli individuali a Wimbledon. L’ultimo nel 1908. Spettacolare nella sua uniforme, si destreggiava in campo con una gonna lunga bianca, corpetto con maniche a sbuffo e scarpine senza tacco in cuoio. Senza guanti o cappello ha mostrato tenacia in uno sport unicamente maschile alle Olimpiadi e ha sopraffatto in campo la campionessa francese Helene Prevost. L’anno successivo sposò Alfred Sterry, più giovane di circa sei anni. Il marito divenne presidente della Lwn Tennis Association e la figlia Gwen entrò a far parte della squadra nella Wightman Cup. Tutto questo aveva luogo in un periodo storico molto particolare: gli ultimi decenni del XIX secolo, infatti, videro l’avvicendarsi di acciaio, petrolio, elettricità e la seconda rivoluzione industriale stava trasformando lo sviluppo industriale in tecnologico, facendo maturare una nuova prospettiva sociale. Tutte queste situazioni modificarono le dinamiche all’interno dei rapporti tra i sessi. Nonostante resti l’idea della donna come “angelo del focolare”, è sempre l’uomo l’unico “padrone” riconosciuto. La differenza dalla concezione della borghesia è che, alla cura della casa e della famiglia, si aggiunge il lavoro della fabbrica. A tali responsabilità e doveri non corrispondevano altrettante “libertà” come compiere scelte o eleggere esponenti del parlamento. Da qui il femminismo con le suffragette dilagò con manifestazioni e gesti di grande impatto sociale e politico. Solo la prima guerra mondiale diede valore al sacrificio e ai desideri del movimento femminista. All’inizio le donne furono derise anche con gare ridicole, quali quelle di aquiloni o il tiro al piccione. Si può dire che il 1900 ha segnato l’inizio del cambiamento con Charlotte Cooper nel tennis, come anche Helen de Pourtalès nella vela e Margaret Abbott nel golf, donne che hanno dimostrato la tenacia e la voglia di emergere delle donne dell’epoca costrette a lottare anche per poter esprimere una scelta. </div>]]></description>
         <pubDate>2021-03-13 15:25:17 UTC</pubDate>
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         <author>valeria_cappuccio03</author>
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         <description><![CDATA[Figlia di Leopoldo (promotore dell'educazione fisica nelle scuole), Ida Nomi Venerosi Pesciolini, insegnante dell'Associazione Ginnastica Senese "Mente Sana in Corpo Sano" nella palestra di Sant’Agata, Il 27 aprile 1907, presenta per la prima volta il gioco della "palla al cerchio", alla presenza delle autorità e di un folto pubblico allietato dalle musiche della Banda del Nono Reggimento Fanteria di stanza in città. Purtroppo per "mancanza di spazio", come raccontano i giornali del tempo, la dimostrazione del gioco non fu possibile nel corso della serata organizzata per presentare le squadre che si sarebbero cimentate, all’inizio di maggio, al “Concorso Ginnastico Nazionale di Venezia”. Infatti, proprio a Venezia, il 12 maggio successivo, di fronte ai Sovrani d’Italia, come “gara libera” durante la sontuosa cerimonia di premiazione degli atleti, la professoressa Nomi Pesciolini con le sue allieve allestiscono, allo stadio militare di Sant'Elena, la prima dimostrazione assoluta in Italia del nuovo gioco inventato nel 1891 dal canadese James Naismith: il basket-ball. Per la presentazione di questo sport la squadra senese di ginnastica vinse una medaglia d'argento. Poiché la professoressa Nomi non aveva mai visto giocare lo sport inventato da Naismith, ma ne aveva soltanto interpretato le regole, l'esibizione mostrò una disciplina leggermente diversa da quella originale. L'esibizione veneziana della pallacanestro fu la prima ufficiale mai organizzata in Italia di cui è rimasta traccia.]]></description>
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         <pubDate>2021-03-13 15:25:58 UTC</pubDate>
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         <author>valeria_cappuccio03</author>
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         <pubDate>2021-03-13 15:27:03 UTC</pubDate>
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         <author>valeria_cappuccio03</author>
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         <pubDate>2021-03-13 15:27:48 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[<div>Durante il fascismo la politica si trovava in conflitto tra ansia di modernità e desiderio di restaurazione dell’autorità tradizionale mentre la cultura di massa diffondeva nuove idee e nuovi valori da tutto il mondo occidentale nel corso della modernizzazione. In pratica, Mussolini auspicava ad uno sviluppo economi<br>co, ma senza grandi cambiamenti sociali. Dappertutto si trovavano aspetti vecchi e nuovi.<br><br></div><div>Il clichè della donna moderna nasce in Italia con gli anni del regime fascista. Prima di allora la condizione femminile non era mai stata parte integrante delle politiche di governo e le donne erano state relegate ai margini delle istituzioni. A sollevare i temi dell'emancipazione femminile era stato il movimento socialista, che, però, ne aveva fatto l'emblema di una battaglia d'opposizione. Soltanto col fascismo le cose cambiarono, nel quadro di un'impostazione dei fenomeni della modernità ispirata ad un governo autoritario. Questo obiettivo richiese che si individuasse una particolare e distintiva identità femminile, da valorizzare e promuovere, cui indirizzare il complesso delle politiche istituzionali, sociali e culturali poste in atto in direzione del genere femminile.<br><br></div><div>Non si può parlare delle donne all'epoca fascista come di un soggetto unico, in quanto forti erano le differenze di classe e di cultura. Nonostante alcune differenze legate al loro trattamento, soprattutto in relazione alle campagne eugenetiche, lo zelo antifemminista delle dittature fascista e nazista, le leggi tese a relegare la donna al focolare domestico, la pubblica esaltazione della maternità a sostegno della forza dello Stato nazionale furono sufficientemente simili da poter parlare di una comune politica verso le donne.<br><br></div><div>Le educatrici mettono al bando i contatti fisici e i look “provocanti”, poiché lo sport femminile è uno strumento a sostegno della fertilità. Se la responsabilità di costruire una famiglia ricade sull’uomo, costretto a pagare la tassa sul celibato se non si è sposato dopo il compimento dei 26 anni, la maternità e la cura dei figli sono doveri delle donne. Per la massa delle italiane è meglio non perdere tempo con sogni di vittoria o speranze olimpiche. I trionfi dell’atleta bolognese Ondina Valla a Berlino 1936 servono a riempire le copertine e gli articoli delle riviste con immagini esaltanti, mentre la realtà del quotidiano racconta gli sforzi per il miglioramento della «razza». In quest’ottica, che esclude chiunque abbia un sangue diverso da quello italiano, le ragazze sono oggetti riproduttivi in potenza: divenute adulte, devono adempiere alla loro missione di mogli obbedienti e madri prolifiche. Dopo gli anni dell’educazione negli enti morali del regime, sono destinate a vivere in casa, non a scrivere la storia dello sport nel fascismo. Quelle che riescono a mantenere un lavoro vengono additate come esempi non degni d’imitazione, poiché allungano oltremodo la fase extra-domestica della loro vita.<br><br></div><div> <br><br></div><div>Con l’avvento del fascismo abbiamo anche la prima associazione sportiva tutta al femminile, infatti quella del 1923 è stata la prima edizione dei campionati italiani femminili assoluti di atletica leggera, in quanto in precedenza i campionati nazionali di atletica leggera erano riservati agli atleti maschi.<br><br></div><div>Il 6 maggio 1923 venne fondata la Federazione Italiana Sport Femminili e nello stesso giorno a Milano, in località Vigentino presso lo stadio della Forza e Coraggio, si disputarono i primi campionati riservati alle donne, organizzata dalla stessa FIAF anziché dalla Federazione Italiana Sports Atletici, che invece continuò a organizzare campionati esclusivamente maschili.<br><br></div><div>La FIAF venne assorbita dalla FIDAL (che aveva sostituito la FISA nel 1927) il 1º gennaio 1929, tuttavia le gare maschili e femminili continuarono a disputarsi separatamente fino al 1952. Fu solo con i campionati del 1953 che, dal 25 al 27 settembre, uomini e donne gareggiarono durante la stessa manifestazione presso lo Stadio Olimpico di Roma.<br><br></div><div> <br><br></div><div>La pista teatro della competizione del 1923 era in terra, lunga 370 metri e contava quattro corsie. Presero parte alla manifestazione dieci atlete e la diciottenne Maria Piantanida, della Società Ginnastica Pro Patria et Libertate, vinse cinque delle otto gare in programma.<br><br></div><div>Durante la manifestazione furono migliorati diversi record italiani: 83 metri ostacoli (15"0), salto in lungo (4,56 m) e getto del peso (8,49 m) a opera di Maria Piantanida e staffetta 4×75 metri con 40"4/5 per la Società Ginnastica Pro Patria et Libertate. Lina Banzi eguagliò il record da lei stessa detenuto nel salto in alto con 1,37 m. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 10:50:24 UTC</pubDate>
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         <author>auroraorlando2017</author>
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         <description><![CDATA[<div>Stamata Revithi come sappiamo era conosciuta anche col nome di Melpomene, una musa greca. Ora la domanda sorge spontanea, chi erano le muse? Che ruolo avevano?</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 12:46:43 UTC</pubDate>
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         <author>auroraorlando2017</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le Muse sono figure della mitologia greca e romana, erano figlie di Zeus e di Mnemosine.<br>Sono dette eliconie (per esempio nella Teogonia di Esiodo) perché abitano il monte Elicona, altro appellativo è Aonie, poiché la Beozia (ove è situato il monte Elicona) fu abitata dagli Aoni L'idea delle muse fu una concezione di grande rilievo della mitologia: personificavano le più elevate aspirazioni artistiche e intellettuali e del valore supremo del pensiero nell'universo.<br>Esiodo attribuisce loro una forma, inoltre fissa il loro numero in nove, dando ad ognuna un nome. La loro specializzazione nei diversi campi artistici è più tarda.<br>Furono i romani a dar loro una ispirazione propria. Erano guidate da Apollo, danzavano e cantavano alle feste degli dei e degli eroi. Sedevano spesso presso il trono di Zeus cantandone le imprese e narrando le storie dei grandi dei ed eroi. Erano infatti le depositarie della memoria (grazie alla madre Mnemosine, dea della memoria) e del sapere (grazie al padre Zeus, padre supremo degli del e garante/esecutore del Fato). Le accademie dei pitagorici erano organizzate in associazioni che celebravano il culto delle muse. Da qui il senso della parola musa, che in origine indicava il luogo in cui veniva impartita l'educazione e si elaborava la ricerca. La parola musa ha infatti la stessa radice della parola musica, che nell'antica Grecia aveva un significato più ampio di quello attuale relativo alla cultura occidentale.<br>Numero, nome e specificità delle muse, variano nei tempi e con gli autori, nell'uso più frequente erano: <br>Calliope, Clio, Erato, Euterpe, Melpomene, Polimnia, Talia, Tersicore, Urania</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 12:51:19 UTC</pubDate>
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         <author>auroraorlando2017</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Calliope</strong>: il cui nome in greco significa "dalla bella voce", era l'ispiratrice della <strong>Poesia Epica</strong></div><div><strong>Erato</strong>: deriva il nome da Eros ed è considerata l'ispiratrice della <strong>Poesia lirica</strong> e del canto corale<br><strong>Clio</strong>: "Colei che può rendere celebri" è la Musa della <strong>Storia</strong>.<br><strong>Euterpe</strong>: nella mitologia Greca e Romana era la musa della <strong>Musica</strong>, protettrice di strumenti a fiato e, più tardi, anche della poesia lirica.<br><strong>Melpomene</strong>: "colei che canta la Tragedia" era la musa del <strong>Canto</strong>, dell'<strong>armonia musicale</strong> e della <strong>tragedia</strong>.<br><strong>Polimnia</strong>: è la musa protettrice dell'<strong>orchestica</strong>, della <strong>pantomima</strong> e della <strong>danza</strong> associate al canto sacro e eroico.<br><strong>Talia</strong>: thallein (fiorire), è colei che presiede alla <strong>commedia</strong> ed alla <strong>poesia bucolica</strong>.<br><strong>Tersicore</strong>: (greco Terpsichórē; latino Terpsichŏre) è la musa della <strong>Danza</strong>, il suo nome viene dalla parola τερπέω ("mi piace") e χoρός ("danza").<br><strong>Urania</strong>: (dal greco antico Ouranos, «cielo») figlia di Zeus e di Mnemosine era la musa dell'<strong>astronomia</strong> e della <strong>geometria</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 13:28:30 UTC</pubDate>
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         <title>Le regole</title>
         <author>giuliaattianese1</author>
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         <description><![CDATA[<div> Le regole della Berenson prevedevano il campo diviso in tre settori nei quali le giocatrici si disponevano e non era possibile compiere più di tre palleggi con la palla e di tenerla ferma per più di tre secondi. Lei stessa dice di aver immaginato queste nuove regole per evitare che le donne perdessero la grazia, la dignità e il rispetto per se stesse. Le regole di Berenson però non erano dirette soltanto a rendere il gioco meno faticoso per le donne ma anche più accettabile per la società. Per quanto fino a qui il basket femminile sembrerebbe solo la riproposizione di gabbie di genere tipiche della società nella quale è nato, bisogna anche ricordare che l’ideatrice era una donna progressista e la sua proposta usciva dai canoni dell’epoca. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 14:33:30 UTC</pubDate>
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         <title>Il basket negli anni</title>
         <author>giuliaattianese1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il basket femminile da lei ideato si diffuse rapidamente in tutto il paese. Nel 1899 iniziò un processo di unificazione tra il regolamento della Berenson e quello di Naismith, che vide la luce nel 1901. Nel 1922 una nuova regola stabilì che si poteva giocare con squadre che andavano da 9 a 6 giocatrici. Nel 1930 venne ammesso il passaggio di rimbalzo e il jump-shot e, solo nel 1936, venne introdotta una giocatrice con il ruolo di guardia che poteva muoversi per tutto il campo. Due anni dopo il basket femminile venne ammesso come esibizione alle Olimpiadi. Nel 1938 il campo venne diviso in due e le giocatrici divennero sei per squadra, dando vita al six-on-six basketball. Dal 1971 anche il basket femminile introdusse il cinque contro cinque a tutto campo. La WNBA, la versione femminile della NBA, inaugurò nel 1997.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 14:57:34 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giuliaattianese1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le olimpiadi sono un miracolo di  pace e uguaglianza, che mette insieme atleti da ogni parte del mondo, superando guerre e differenze sociali. Ma non è sempre stato così, infatti, le olimpiadi di Londra 2012 sono state le prime a vedere almeno una donna partecipante per ogni nazione. Nel 1896 ci fu il primo svolgimento dei giochi olimpici dell’era moderna ma la partecipazione femminile era tassativamente esclusa. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 15:41:10 UTC</pubDate>
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         <title>La gara</title>
         <author>giuliaattianese1</author>
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         <description><![CDATA[<div>La gara è una corsa da 40 chilometri, che ripercorre e celebra la famosa leggenda di Fidippide. Diciassette atleti di sesso maschile erano pronti per competere su quel cammino leggendario, mentre le donne non furono autorizzate a partecipare. Secondo Pierre de Coubertin, il fondatore dei giochi olimpici moderni, la loro inclusione sarebbe risultata “noiosa, antiestetica e scorretta”. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 15:42:19 UTC</pubDate>
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         <title>Stamata Revithi</title>
         <author>giuliaattianese1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Stamata Revithi, una donna greca di umili origini, decise di partecipare alla famosa gara, con l’idea di trovare una via d’uscita dalla sua condizione economica precaria. Stamata si presentò al villaggio di Maratona il giorno prima della gara con l’idea di correre a fianco degli altri atleti, ma la sua richiesta di partecipazione venne rifiutata. La donna non si fece scoraggiare e decise di correre i 40 chilometri da sola, il giorno successivo alla gara, dopo aver trovato tre persone disposte a testimoniare la sua impresa. Alle 8 dell’11 aprile 1896, Stamata parte, e dopo 5 ore e 20 minuti arriva ad Atene, dove si scontra con due ufficiali militari che le vietano l’accesso al Panatinaiko, ma al contempo registrano e ufficializzano il suo tempo di arrivo. Al traguardo della gara ufficiale, erano arrivati solo in 9; Spyridon Louis, il vincitore, aveva corso in 2 ore e 58 minuti. Nonostante il successo e la determinazione dell’atleta, non risulta che il comitato olimpico abbia riconosciuto la sua impresa, e per diversi decenni, la maratona rimase un affare per soli uomini. E' solo dal 1984 che la maratona femminile è parte del programma olimpico.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 15:44:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>sara_dilascio_sdl</author>
         <link>https://padlet.com/giuliaattianese1/bzsy3mvc30eebsg0/wish/1307537035</link>
         <description><![CDATA[<div>Alice Milliat, nuotatrice e canoista francese originaria di Nantes, viene ricordata come una delle prime e più importanti dirigenti sportive, attiva negli anni ’20 nel tentativo di ottenere il riconoscimento dell’impegno delle atlete di tutto il mondo.<br><br></div><div>Inizialmente affiliata alla società sportiva Femina Sport, creata nel 1911, ne divenne presidentessa nel 1915, portando il gruppo a fondare due anni più tardi la FSFSF, cioè la Federazione Francese delle Società Sportive Femminili: la Milliat ne divenne prima tesoriera e poi presidentessa!<br><br></div><div>Nel 1921, la federazione cambiò nome in FFSF, cioè Federazione Francese degli Sport Femminili: pochi mesi più tardi, alla fine di ottobre, l’impegno della società si allargò ulteriormente, portando alla creazione di una Federazione Sportiva Femminile Internazionale, cioè la FSFI.<br><br></div><div>Contemporaneamente, il mondo sportivo stava assistendo all’organizzazione dei Giochi Olimpici: dal momento, però, che la IAAF aveva rifiutato di includere nel programma della manifestazione anche gare di atletica femminile, relegando le donne ad una funzione secondaria (quasi da comparsa), la Milliat si mise a capo del comitato organizzatore per i primi Giochi Olimpici Femminili, che si tennero a Parigi nel 1922.<br><br></div><div>La prima edizione vide la partecipazione di ben 77 atlete da 5 paesi e fu seguita da altre tre edizioni a Goteborg (1926), Praga (1930) e Londra (1934).<br><br></div><div>Dalla terza edizione, però, la manifestazione cambiò nome in Giochi Mondiali Femminili: la IAAF – colpita dal successo inaspettato dell’edizione al femminile – aveva, infatti, deciso di includere 5 gare riservate alle donne già durante i Giochi Olimpici di Amsterdam del 1928, a patto – naturalmente – che la creatura della FSFI cambiasse denominazione.<br><br></div><div>Dopo il ’34, l’organizzazione di tutto lo sport femminile passò definitivamente nelle mani della IAAF, portando al termine l’avventura dei Giochi Mondiali.<br><br></div><div>L’inclusione sempre maggiore delle donne all’interno delle manifestazioni internazionali può essere davvero considerata come un successo di Alice Milliat, che, convinta della necessità di uguaglianza, non ha mai smesso di combattere: un esempio importante, che vale sempre la pena ricordare!<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 16:09:54 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>sara_dilascio_sdl</author>
         <link>https://padlet.com/giuliaattianese1/bzsy3mvc30eebsg0/wish/1307549200</link>
         <description><![CDATA[<div><br>I <strong><em>Giochi mondiali femminili</em></strong> (<em>Women's World Games</em>) erano una manifestazione internazionale femminile organizzata da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alice_Milliat">Alice Milliat</a> in risposta alla perdurante esclusione delle donne ai <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giochi_olimpici">Giochi olimpici</a>, che ebbe la sua prima edizione con la denominazione di <em>Giochi olimpici femminili</em> a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Parigi">Parigi</a> nel 1922.<br><br></div><div>Una volta finalmente ammesse le donne al programma olimpico (ad <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giochi_della_IX_Olimpiade">Amsterdam 1928</a>), la manifestazione assunse la denominazione, appunto, di <em>Giochi mondiali femminili</em> a partire dal 1930.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 16:15:43 UTC</pubDate>
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         <author>sara_dilascio_sdl</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le donne potevano partecipare ai giochi olimpici sin dal 1900 ( si aggiunse anche la II Olimpiade di golf e tennis, III Olimpiadi di tiro con l'arco, IV Olimpiadi di tiro con l'arco, pattinaggio artistico e tennis, alle V Olimpiadi anche il nuoto). Nel 1919 Milliat iniziò discussioni con il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e la IAAF per includere anche eventi di atletica leggera femminile nei Giochi Olimpici del 1924 . Su rifiuto Milliat organizzò un primo concorso nel 1921 chiamato il Olimpiadi femminili di Monte Carlo; ulteriori edizioni si tennero nel 1922 e nel 1923 . Nel 1924 le Olimpiadi femminili  si tenevano allo Stamford Bridge di Londra. Il 31 ottobre 1921, Milliat fondò la Fédération Sportive Féminine Internationale (FSFI) con lo scopo di supervisionare gli eventi sportivi femminili internazionali e l'inclusione di eventi femminili nelle Olimpiadi. Una versione europea dei giochi femminili fu ospitata nel 1931 a Firenze ed era conosciuta come Olimpiadi della Grazia Giochi mondiali femminili&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-14 17:18:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dennydimaio2</author>
         <link>https://padlet.com/giuliaattianese1/bzsy3mvc30eebsg0/wish/1307735174</link>
         <description><![CDATA[<div>Nelle Olimpiadi del 1912, a Stoccolma, le donne furono ammesse anche alle competizioni di nuoto: l’australiana Funny Durack vinse i 100 m stile libero eguagliando il tempo realizzato ad Atene (1896) dalla medaglia d’oro maschile.<br><br></div>]]></description>
         <pubDate>2021-03-14 17:47:51 UTC</pubDate>
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         <title>Funny Durack</title>
         <author>dennydimaio2</author>
         <link>https://padlet.com/giuliaattianese1/bzsy3mvc30eebsg0/wish/1307735893</link>
         <description><![CDATA[<div>Sarah (Fanny) Durack (1889-1956), nuotatrice, è nata il 27 ottobre 1889 a Elizabeth Street, Sydney, terza figlia di genitori irlandesi Thomas Durack, pubblicano, parente di <a href="https://adb.anu.edu.au/biography/durack-patrick-3457">Patrick Durack</a> , e sua moglie Mary. Conosciuta come Fanny, ha imparato a nuotare nei bagni Coogee e si è allenata nell'ictus, l'unico stile in cui vi era&nbsp; un campionato per le donne. Mentre era ancora una studentessa, vinse il suo primo titolo di stato nel 1906. In seguito adottò l'ictus trudgen il quale nel 1911 cambiò in crawl australiano.<br><br></div><div>Sebbene alle donne fosse stato vietato dalla New South Wales Ladies 'Amateur Swimming Association di partecipare alle competizioni quando gli uomini erano presenti, tali erano i suoi successi che ci fosse una richiesta pubblica per lei di andare ai Giochi Olimpici del 1912 a Stoccolma: il dibattito tra i club invertì la regola. È stato sostenuto che un evento non giustificava l'inclusione di un altro nuotatore, ma la moglie di <a href="https://adb.anu.edu.au/biography/mcintosh-hugh-donald-7373">Hugh McIntosh ha</a> lanciato un appello di successo per i fondi. Fanny ha navigato per la Svezia via Londra, dove si è allenata solo mezzo miglio al giorno. A Stoccolma ha nuotato una manche dei 100 metri in stile libero in 1 minuto e 19,8 secondi per battere il record del mondo. Il 15 luglio ha vinto la medaglia d'oro per i 100 metri, unica prova individuale femminile, battendo la collega australiana Wilhelmina (Mina) Wylie.<br><br></div>]]></description>
         <pubDate>2021-03-14 17:48:12 UTC</pubDate>
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