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      <title>La civiltà etrusca e romana by manu</title>
      <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana</link>
      <description>Urbanistica e architettura</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-01-29 17:00:59 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2025-05-21 23:34:12 UTC</lastBuildDate>
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         <title>IL RAPPORTO CON L&#39;ARCHITETTURA ROMANA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/595835413</link>
         <description><![CDATA[<div>L’architettura, così come l’arte romana, abbraccia anche, oltre a quella sviluppatasi nella capitale dell’impero, la vasta parte del mondo antico da essa assoggettata durante i secoli. Rivolta alla celebrazione della “romanità”, legata alle esigenze politiche, militari ed economiche, fu un efficace simbolo di espressione monumentale della potenza dello Stato. </div><div>Nei primi secoli, culturalmente Roma aveva subito<em> </em><strong><em>l'influenza delle vicine città etrusche</em></strong>. Nell'età della Repubblica, invece, si afferma sul Lazio, sugli Etruschi e sulla Magna Grecia, e, nel II secolo a.C.entra in contatto con le opere artistiche provenienti da tali aree; ciò favorirà quel progressivo arricchimento del repertorio artistico romano, che tradurrà i nuovi apporti nel suo personale mondo artistico.</div><div>Per primi i Romani ebbero la capacità di pianificare vaste aree senza perdere di vista la visione complessiva dei territori in loro possesso e, il disegno del territorio, divenne anch'esso strumento di governo delle popolazioni conquistate e funzionale alle esigenze del vasto impero. <br>In tardo periodo repubblicano al concetto utilitaristico del governo della città si affiancherà il concetto di decoro, e, successivamente saranno gli imperatori con il loro desiderio di lasciare un ricordo indelebile, ad arricchire Roma di edifici monumentali e superbi.</div><div>L'architettura, viene riconosciuta il mezzo più adatto per celebrare la potenza di Roma e renderla visibile e comunicabile. I materiali maggiormente usati furono il travertino, l'argilla, ma anche il tufo. </div><div>Inoltre, l'architettura romana si distinguerà da quella greca principalmente nella personale definizione di una<strong><em> spazialità interna </em></strong>che viene utilizzata per contribuire a diffondere nel vasto impero una consapevolezza di appartenenza ad una potenza senza pari. Nell'architettura romana si definisce una differenza sostanziale tra spazio interno ed esterno. Lo spazio esterno è semplicemente quello nel quale l'edificio è posto, quello interno è quello contenuto dall'edificio. Gli spazi interni presentano spesso effetti di luce con l'uso sapiente delle bucature che si aprivano all'esterno.</div><div>Il fine estetico, la ricerca del bello, non ha per i romani quell'importanza che ha per i greci e non è mai disgiunto da un fine pratico: di qui l'indiscussa superiorità, nell'espressione artistica, delle scienze architettoniche e urbanistiche, che offrono grande utilità pratica nell'organizzazione degli enormi territori conquistati.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-26 23:08:09 UTC</pubDate>
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         <title>IL RAPPORTO CON L&#39;ARCHITETTURA ETRUSCA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596521196</link>
         <description><![CDATA[<div>Quando si parla di Etruschi, si pensa istintivamente alla loro civiltà e alla loro particolare attenzione per il mondo dei morti. Se non molto, in fondo, si è riusciti a sapere riguardo all'arte etrusca, ancora meno purtroppo si sa delle loro espressioni architettoniche. </div><div>In architettura, gli etruschi furono portatori di un noto sistema costruttivo di probabile derivazione mesopotamica, l'arco, che sarà poi recuperato e portato alla perfezione dall'audacia costruttiva dei Romani.</div><div>A supporto della possibile derivazione delle popolazioni etrusche dalle zone orientali, poterebbe essere utile la tesi che sostiene che essi ricorrevano ad una tecnica per la “divinazione”, simile a quella adoperata in Mesopotamia: la lettura del fegato degli animali.</div><div>Eccetto i pochi resti di mura e porte di città non abbiamo testimonianze di templi etruschi o edilizia comune come le case, segno che la maggior parte di tali costruzioni era realizzata con materiali piuttosto deperibili nel tempo.</div><div>Gli Etruschi hanno prelevato spunti dalla <strong><em>cultura greca </em></strong>per la realizzazione delle loro opere architettoniche naturalmente elaborandole con elementi originali, specie nell'apparato decorativo, che tuttavia conserverà sempre uno spiccato carattere artigianale.          </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 09:26:11 UTC</pubDate>
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         <title>LA CITTA&#39; ROMANA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596537463</link>
         <description><![CDATA[<div>All’interno della politica espansionistica romana, la fondazione di nuove città, costruite sempre in luoghi strategici, prevedeva la sistemazione del territorio circostante in una stretta relazione fra città e campagna. Per questo motivo, i romani, sceglievano con cura i luoghi su cui edificare; generalmente si trattava di zone pianeggianti e vicine alle grandi vie di comunicazione per facilitare lo spostamento di uomini e merci.</div><div>Le città romane di fondazione si basavano sullo schema dell'accampamento romano: “il castrum”.</div><div>Esse, infatti, avevano forma quadrata o rettangolare e, al suo interno, due strade perpendicolari collegavano le quattro porte: la via Praetoria, con direzione da est a ovest, era il <strong><em>decumano</em></strong>, e la via Principalis, da nord a sud, era il <strong><em>cardo</em></strong>.</div><div>All’incrocio tra cardo e decumano, là dove durante la campagna militare si trovavano le residenze dei comandanti, si apriva <strong><em>l’area dei Fori</em></strong>. Il foro in principio aveva funzione soprattutto commerciale, poi venne adibito ad ospitare gli edifici pubblici principali. Era di forma rettangolare, spesso circondato da portici. Al suo interno l'edificio più importante era la basilica che svolgeva molteplici funzioni; principalmente fungeva da tribunale, ma era spesso adibita anche come luogo di riunioni, accogliendo i mercanti per le loro contrattazioni. Il foro, inoltre, era quotidianamente animato: la gente vi si riuniva per assistere a cortei e cerimonie, per scambiare merci o, più semplicemente, per incontrarsi e conversare. </div><div>Una trama di strade rettilinee e ortogonali definiva, invece, gli isolati. Al loro interno venivano edificate le case signorili, le domus, e gli edifici popolari a più piani, le insulae.</div><div>Inoltre, per i Romani, era solito trascorrere molto tempo alle terme; guardare le corse di bighe allestite nei circhi e assistere ai combattimenti tra gladiatori o tra uomini e belve feroci, all’interno dell’anfiteatro.</div><div>Le città romane di nuova e vecchia fondazione si dotarono, nel tempo, di tutte le strutture necessarie, in grado di facilitare la vita dell’intera popolazione: porti, per garantire i rifornimenti, strade e ponti, per agevolare i collegamenti con le province più lontane, acquedotti, fontane e fognature per rifornire d’acqua le città e garantirne l’igiene.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 09:35:28 UTC</pubDate>
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         <title>LA CITTA&#39; ETRUSCA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596539425</link>
         <description><![CDATA[<div>Gli Etruschi sono i primi, fra le popolazioni italiche, a sviluppare una cultura urbana. </div><div>Essi sono fondatori di importanti città, alcune delle quali presentano varie analogie urbanistiche con le <strong><em>poleis greche</em></strong>, anche se molto ne differiscono relativamente all'organizzazione politica e sociale. Ogni città etrusca, infatti, pur configurandosi come una città-stato dotata di una propria autonomia politica, militare e legislativa, è governata, almeno fino al V secolo a.C., da un re (anche detto lucumóne); di conseguenza l'insieme delle singole città non arriverà mai a costituire uno Stato unitario e, anzi, esse saranno spesso anche in aperta lotta tra loro.  In ogni caso, non è sempre facile individuare l'impianto urbanistico originario delle città etrusche, a causa delle trasformazioni subite dopo la conquista romana. </div><div>La fondazione era regolata da una serie di riti, in cui avevano un ruolo essenziale gli aruspici, indovini in grado di interpretare la volontà divina attraverso le viscere degli animali sacrificati, i fulmini e vari prodigi. Si iniziava tracciando il <strong><em>sulcus primigenius</em></strong>, il primo solco di vomere tirato da una coppia di buoi bianchi, lungo il futuro perimetro delle mura. Dal rituale, quindi, dipendevano anche l'edificazione della cinta muraria, il numero di porte della città, l'ubicazione e l'orientamento dei templi.<br>Spesso gli insediamenti si adattavano alla natura irregolare dei colli su cui sorgevano, anche grazie alla realizzazione di terrazze artificiali. </div><div>A partire dal VI secolo a.C. si afferma un impianto basato sull'incrocio di due assi viari perpendicolari: questa struttura urbanistica è applicata rigorosamente solo nel caso di fondazioni ex novo nelle quali la morfologia del terreno non è di impedimento. </div><div>Un esempio può essere identificato dalla citta di <strong>Marzabotto</strong> (Bologna), fondata alla fine del VI secolo a.C. nel territorio dell'Etruria padana, considerato un punto di snodo per i traffici commerciali attraverso l'Appennino. Sorge sulla base di un impianto ortogonale, mentre l'area sacra si trova sull'unica altura esistente. La zona residenziale e quella manifatturiera si organizzano per isolati regolari intorno a una grande arteria principale orientata da nord a sud e larga ben 15 metri, il rinvenimento, all'incrocio di due strade principali, di un cippo con una croce graffita che indica i punti cardinali, mostra che l'impianto è il risultato di una precisa volontà di pianificazione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 09:36:41 UTC</pubDate>
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         <title>LE STRADE ROMANE</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596577177</link>
         <description><![CDATA[<div>Tutte le strade portano a Roma”: questa espressione riassume bene l’intento dell’Impero Romano che, durante il periodo di massima espansione, realizzò la rete stradale romana, organizzata in modo che da tutti i luoghi fosse possibile giungere a Roma, percorrendo una delle tante arterie consolari.</div><div>I primi ad intuire l’importanza di riuscire a spostarsi con più facilità furono gli Etruschi, che si limitarono ad utilizzare un basilare tufo compatto, mentre i Romani utilizzarono la selce, dura e resistente.</div><div>Questi ultimi realizzarono un reticolato di 100.000 chilometri di strade che possiamo definire un'opera di grandissima ingegneria. Ancora oggi questo sistema rappresenta un criterio di costruzione ingegnoso e funzionale, oltre a rivelare una acuta capacità di visione del ruolo che le strade avrebbero avuto in termini economici e bellici per l’Impero Romano.</div><div>Il sistema alla base della realizzazione delle <strong><em>strade romane </em></strong>si rivela piuttosto complesso. Il primo passo era quello di definire i margini e scavare in profondità la terra adibita a carreggiata. All’interno di questo scavo venivano posti quattro strati di materiali diversi.</div><div>1. Il primo dei quattro strati era lo <strong>statumen</strong>, una base massiccia, composta da blocchi alti almeno 30 cm.</div><div>2. Il secondo era la <strong>ruderatio</strong>, formata da pietre tondeggianti legate con calce.</div><div>3. Il terzo rappresentava il <strong>nucleus</strong>, uno strato di ghiaia livellato con dei cilindri.</div><div>4. Infine, il quarto strato, ossia il rivestimento, era costituito dal <strong>pavimentum</strong>, formato da grossi massi di pietra basaltica di eccezionale durezza. </div><div>Quanto alle dimension<strong>i </strong>delle strade romane, quelle standard oscillavano tra i 4 e i 6 metri di larghezza; quelle più grandi, che consentivano il passaggio di due carri, tra i 10 e i 14 metri.</div><div>In conclusione, le strade antiche di Roma costituiscono un’importante testimonianza di come l’ingegneria civile sia stata messa al servizio dell’Impero, consentendo a quest’ultimo di conquistare terre, dominare popoli e difendere i propri confini.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 09:58:43 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ARCO ETRUSCO</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596625042</link>
         <description><![CDATA[<div>Geniale invenzione dell'ingegneria etrusca, l’arco fu portato ai massimi splendori dall'architettura romana. Da allora fino all’Ottocento fu una delle strutture costruttive, più utilizzata per le coperture; in particolare l’arco si mostrò particolarmente adatto per ambienti o passaggi di grandi dimensioni, per realizzare strutture murarie leggere ed economiche, per dare dignità estetica a manufatti civili o monumentali. </div><div>L’arco consiste in una serie di blocchi disposti a semicerchio e che, sotto il proprio peso, possono resistere anche a secco, cioè senza leganti (malte di calcestruzzo o cemento). I carichi si trasmettono da un concio all'altro e giungono sul piano d'imposta con andamento quasi verticale: la loro lieve componente orizzontale viene facilmente assorbita dalle spalle (pilastri, muri o altri archi affiancati).</div><div>Per realizzare i conci veniva inizialmente impiegata la pietra o il marmo, rimasti poi in uso per archi monumentali. Successivamente, l'uso di mattoni e malta consentì ai romani di realizzare con elementi piccoli e facilmente trasportabili, archi di luce molto ampia.</div><div>Per costruire l’arco si disponeva una centina, struttura di legno che aveva il profilo dell’intradosso, su cui si poggiavano i conci; dopo la presa della malta, la centina veniva smontata e l’arco poteva sostenersi.</div><div>In Etruria le porte più antiche sono architravate ma si nota un’evoluzione che conduce alla costruzione di archi come quello della Porta di Volterra.</div><div>Furono però i Romani a cogliere tutte le potenzialità dell’arco e della volta e a ottenere grazie a questa tecnica costruttiva risultati originali dal punto di vista estetico e funzionale. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 10:29:51 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LE TECNICHE COSTRUTTIVE DEI ROMANI</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596651503</link>
         <description><![CDATA[<div>Le grandi opere architettoniche e infrastrutturali romane non sarebbero state possibili senza l'impiego dell'arco e della volta.<br>L'arco non è invenzione romana, era già conosciuto (ma poco usato) dai Greci, e impiegato dagli Etruschi per gli ingressi monumentali. <br>Sono tuttavia i Romani a sfruttare al massimo le potenzialità di questo elemento architettonico, impiegando l’arco a tutto sesto nelle loro costruzioni. </div><div>-Dal punto di vista strutturale, <strong><em>l'arco</em></strong><strong> </strong>offre grande stabilità e consente quindi la costruzione di edifici più alti. </div><div>L'arco, quindi, è un ampio monumento, di cui i romani fecero ampio uso nell'edificazione, con forma curva e base quadrata o rettangolare, in genere proteso fra altre strutture, i piedritti, (elementi architettonici verticali portanti, che sostengono cioè il peso di altri elementi) ed è traversato da una o due o tre vie di passaggio, dette fornici (aperture arcuate caratteristiche degli archi trionfali romani,). </div><div>Per costruire un arco si ricorreva tradizionalmente a una particolare impalcatura lignea, chiamata centina. Essa doveva sostenere l'arco fino a che, completato, poteva reggersi da solo. Tuttavia, i romani realizzavano anche centine di terra, soprattutto quando si costruivano le sostruzioni di edifici complessi che si ripetevano più volte.</div><div>Venivano formati grandi cumuli di terra che, venivano regolarizzati con assi di legno o con della paglia, sulla cui superficie concava venivano allettati i conci della volta fino al completamento del sesto, e, in seguito, si rimuoveva la terra da sotto la volta. Il cuneo fondamentale che chiude l'arco e mette in atto le spinte di contrasto è quello centrale: la chiave d'arco, ovvero la chiave di volta.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 10:48:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596669948</link>
         <description><![CDATA[<div>-Dall'applicazione dell'arco e dell’opus caementicium deriva la <strong><em>volta</em></strong>, la cui superficie curva permette la realizzazione di lunghi condotti e la copertura di sale molto grandi. I tipi di volta usati dai Romani furono prevalentemente la volta a botte, anulare, a padiglione e la volta a crociera, quest’ultima è il risultato dell'intersezione di due volte a botte. Esse erano usate prevalentemente per la copertura di ambienti a pianta rettangolare. In seguito, saranno usate arcate e volte in cementizio anche per ponti e acquedotti.</div><div> </div><div>-Il modello dell'arco e della volta, unitamente alla tecnica della muratura in cementizio, ha permesso ai Romani di elaborare il sistema della copertura a <strong><em>cupola</em></strong>. </div><div>Questi elementi sono in genere caratterizzati da una simmetria centrale o dalla rotazione di un profilo intorno a un asse verticale.<br>Spesso queste coperture poggiano su un tamburo di forma prismatica o cilindrica, che poggia a sua volta sulle strutture di base; il tamburo, oltre a dare maggiore visibilità e dignità a una cupola più alta, serve anche all'apertura di finestre che illuminano l'ambiente sottostante. </div><div>Successivamente, per raccordare una base quadrata con un tamburo ottagonale vengono inseriti dei <em>pennacchi</em>, che possono avere forma sferica, conica oppure più complessa. Sulla sommità, invece, si apre molto spesso una lanterna, che fornisce un punto di illuminazione centrale e crea un elemento decorativo terminale alla superficie esterna. </div><div>Solo a partire dal I secolo d.C. cupole e semi-cupole diventeranno elementi architettonici largamente diffusi a Roma e in tutta l'area di influenza romana.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 11:02:40 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ARTE ROMANA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596678740</link>
         <description><![CDATA[<div>L'arte a Roma non fu presa inizialmente in grande considerazione e rispetto all'architettura, era considerata una forma minore. L'architettura era più vicina infatti allo spirito pratico dei romani, rispondendo a una precisa funzione era più atta a magnificare la potenza di Roma conquistatrice. L'arte romana con caratteri originali che tuttavia partono da una rielaborazione di <strong><em>influssi etruschi, italici e greci</em></strong>, si definisce a partire dal II secolo a.C. Di essa sono giunte sino a noi testimonianze, relative alla scultura e alle arti pittoriche con affreschi e mosaici di elevatissimo valore artistico.</div><div>Nel III e nel II secolo a.C. l'impatto con le opere originali delle scuole ellenistiche di Grecia e d'oriente portate a Roma come bottino di guerra non comportò come generalmente si pensa, soltanto una produzione di imitazioni, ma anzi servì a dare stimoli nuovi agli artisti.</div><div>Dopo che la civiltà Romana entrò in contatto con quella <strong><em>greca</em></strong>, la religione originaria subì delle contaminazioni e molte divinità vennero identificate con quelle greche. Alla fine dell'epoca della Repubblica pertanto la religione romana divenne molto più complessa e perse quei caratteri di semplicità che ne avevano contraddistinto le origini.</div><div>Nell'ultimo secolo della Repubblica, emergeranno forme tipicamente romane. La scultura, svilupperà uno stile proprio che si esprimerà principalmente nel <strong><em>rilievo storico e nel ritratto</em></strong> e comprenderà il <strong><em>verismo ellenistico</em></strong>. Fin dal periodo repubblicano infatti si era andata diffondendo la moda di realizzare, per alcuni importanti cittadini, dei ritratti che fissassero realisticamente le caratteristiche del volto al fine di tramandare ai posteri la fisionomia dell'uomo ritratto. Con il periodo dell'Impero, l'arte assume un carattere ufficiale. Ora è finalmente rivalutata e diventa uno strumento per celebrare le gesta degli imperatori e la potenza di Roma. Si ispirerà alle correnti ellenistiche e assumerà un carattere celebrativo per esprimere fasto e grandiosità. </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 11:09:03 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ARTE ETRUSCA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596679978</link>
         <description><![CDATA[<div>L’arte dei popoli italici cristallizza e racconta gli scambi intercorsi tra le diverse comunità o l’ammirazione per le forme del mondo greco e orientale, modelli indiscussi di raffinatezza e qualità tecnica. Dall’<strong><em>arte greca</em></strong>, infatti, gli Etruschi trassero la maggior parte dei temi, rielaborandoli però in forme espressive più immediate, popolari e decorative. </div><div>Si trattò quindi di un’arte spontanea, che mirava all’intensità dell’espressione anche a costo di deformare la realtà naturale.</div><div>L’arte presso gli Etruschi ebbe sempre un legame con la vita quotidiana, una finalità pratica più che estetica, tanto che riferito ad essa si è spesso parlato di artigianato artistico.</div><div>Per quanto riguarda la pittura, invece, si fa riferimento all’<strong><em>arte sacra</em></strong>, in quanto i dipinti ritrovati, in maggior numero nelle tombe di Tarquinia, sono quelli che ornavano le pareti dei sepolcri. Possiamo distinguere, quindi, nelle rappresentazioni due fasi distinte. </div><div>La prima è caratterizzata da <strong><em>raffigurazioni estremamente realistiche</em></strong>, volte a dare un messaggio vitale con banchetti, giochi, gare sportive, danze. Si tratta quindi di episodi sereni e piacevoli, volti a ricostruire l’ambiente domestico.</div><div>La seconda fase, si affermò tra il V ed il IV secolo a.C., quando si diffuse l’idea della trasmigrazione dell’anima nel regno dei morti. Prevalsero allora <strong><em>le scene mitologiche</em></strong>, le immagini riferite al mondo dell’oltretomba e ai demoni suoi abitanti. </div><div>I caratteri tipici sono la centralità della figura umana che prevale sull’ambientazione; l’uso di colori pieni e forti, che riempiono con la tecnica dell’affresco aree delimitate da spessi contorni. </div><div>Anche per la scultura dobbiamo parlare di arte sacra, in quanto i ritrovamenti consistono in elementi decorativi di templi o di tombe. La scultura etrusca è strettamente connessa alla modellazione della creta, anche le sculture in pietra risentono di questa impostazione ed infatti gli scultori etruschi prediligevano pietre meno difficili da lavorare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 11:09:58 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ARCHITETTURA FUNERARIA ROMANA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596682581</link>
         <description><![CDATA[<div>I Romani rispetto ad altri popoli hanno temuto poco la morte, perché un buon romano doveva poterla affrontare con serenità. Non solo in battaglia, ma si rispettava chiunque sapesse morire con coraggio, senza pietismo o raccomandandosi agli Dei. Tra i Romani non c'era questa sudditanza alle divinità, venivano venerati sì, ma senza sentirsene schiavi.</div><div>Avevano del resto il <strong><em>retaggio etrusco</em></strong> che festeggiava la morte come un lieto evento, con banchetti e giochi. </div><div>Le tombe fino ad oggi messe in luce sono in larghissima parte tutte della stessa tipologia: piccoli edifici di uno o due piani in laterizi, a cella quadrata, con copertura a volta a botte o a terrazza. Semplici, ma non prive di decorazioni, anzi. Le facciate delle tombe erano spesso impreziosite da colonne e capitelli che disegnavano l’accurata cortina in mattoni su cui si aprivano piccole finestre; le porte erano spesso inquadrate da soglie, stipiti ed architravi tutti in bianco travertino, che facevano da contrasto al rosso mattone romano. <br>Uno degli aspetti più curiosi e interessanti delle tombe sono le informazioni che i romani inserivano nelle loro facciate, anche a scopo di riconoscimento della famiglia o del defunto sepolto all’interno. Al di sopra delle porte, venivano infatti poste piccole cornici con brevi iscrizioni con il nome del proprietario, ma anche con informazioni ben più pratiche come per esempio le dimensioni della tomba, le disposizioni testamentarie e le norme d’uso del sepolcro. Tutte indicazioni importantissime grazie alle quali è oggi possibile conoscere perfettamente la tipologia delle persone sepolte all’interno delle singole tombe.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 11:11:45 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39;ARCHITETTURA FUNERARIA ETRUSCA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596684740</link>
         <description><![CDATA[<div>Le sepolture, generalmente riunite in complessi, detti necropoli, costituiscono la più rilevante testimonianza della civiltà etrusca, a causa della distruzione quasi totale delle architetture civili e religiose.</div><div>A differenza dei Romani, che esibivano le loro tombe ai margini delle vie consolari, gli Etruschi, costruivano i loro edifici funebri sottoterra o, se in superficie, li celavano alla vista ricoprendoli di tumuli di terra. Le tombe generalmente erano poste in aree, necropoli, al di fuori delle cinte murarie delle città. La tomba etrusca da inumazione tendeva a riprodurre l'abitazione del defunto fin nei minimi particolari, compreso l'arredamento interno, mentre le più antiche urne cinerarie, erano spesso costruite in forma di capanna, con pali in legno e tetto di paglia volto a ricreare uno stretto rapporto con la dimora del morto.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 11:13:24 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596712984</link>
         <description><![CDATA[<div>Le tombe assumono forme svariate, a seconda delle epoche e delle aree geografiche in cui sorgevano, ricordiamo:</div><div>-<strong>Le tombe a pozzetto</strong>: Nel periodo villanoviano, contraddistinto dall’uso quasi esclusivo del rito a incinerazione, le sepolture presentano in genere una struttura a pozzetto, al cui interno venivano deposti il vaso con le ceneri del defunto e il corredo funebre, costituito da vasellame, armi e oggetti di uso quotidiano. All'esterno, le tombe erano probabilmente segnalate da cippi o massi.</div><div>-<strong>Le tombe ipogee</strong>: Con l'emergere delle differenze sociali, la struttura di alcune tombe si fa progressivamente più monumentale. Se il terreno è tufaceo, vengono scavati uno o più ambienti sotterranei (ipogei), il soffitto è a doppio spiovente con trave centrale o con altri elementi di copertura tipici delle abitazioni. Dalla prima metà del VI secolo a.C. la pianta della tomba prevede un corridoio (drómos) di accesso, un atrio a pianta quadrata o rettangolare e una camera sepolcrale dove, su letti funebri, all’interno di sarcofagi in legno o pietra, sono deposti i defunti. Tale pianta corrisponde a quella della casa patrizia, con l'ingresso, l'atrio, il tablino (lo studio) e il triclinio (la sala da pranzo).</div><div>-<strong>Le tombe a tumulo</strong>: Dove invece il terreno, richiede una costruzione muraria, la copertura della camera, di solito a pianta rettangolare ma talvolta anche circolare, è, nella tarda fase orientalizzante nella successiva età arcaica, a <strong>falsa volta</strong>, composta cioè da filari di pietre aggettanti sovrapposti uno sull'altro fino alla lastra di copertura, o a <strong>falsa cupola</strong>, cioè con pietre aggettanti disposte in cerchi concentrici dal diametro decrescente.</div><div>In ogni caso la camera sepolcrale, che a volte è preceduta da un drómos e può presentare più ambienti costruiti in periodi diversi, è sormontata all'esterno da un tumulo, cioè da un cumulo di terra leggermente conico, retto alla base da un anello in muratura o in roccia intagliata (tamburo). <br>Gradualmente, con la formazione di un nuovo ceto medio, le tombe divengono più piccole e tendono ad uniformarsi per struttura.</div><div>La tipologia a tomba circolare ritorna anche in Età Ellenistica, insieme al tipo a camera rettangolare unica con volta a botte, talora ricoperta all’esterno da un tumulo a imitazione delle sepolture più antiche. </div><div>Nelle necropoli della regione viterbese (Castel d’Asso, Norchia) e di Sovana (Grosseto), infine, si sono conservati i resti di monumenti funebri di forte impatto scenografico, ricavati nella roccia tufacea.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 11:34:51 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39;ARCHITETTURA RELIGIOSA ROMANA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596728756</link>
         <description><![CDATA[<div>L'arte e l’urbanistica romane sono il frutto di influenze diverse, successivamente rielaborate e sviluppate, che trovano le loro ragioni nelle vicende storiche del periodo.</div><div>Durante la Repubblica sono evidenti gli influssi etruschi: l’impianto urbanistico delle città di nuova fondazione (a sua volta di derivazione greca), la ritualità che ne determinava l'organizzazione interna, l’importanza attribuita alla cinta muraria e alla monumentalità delle porte di accesso (un'esigenza non solo difensiva, ma legata anche a motivi di prestigio, già rintracciati in altre e più antiche civiltà).</div><div>Anche l’architettura sacra ne risulta debitrice, nella sua fase più antica, <strong><em>dall'esempio etrusco</em></strong>, che prevedeva l'impostazione del tempio su un alto zoccolo con scala posta frontalmente e la tripartizione degli spazi interni; aspetti che, secondo alcuni studiosi, dovevano essere presenti nel Capitolium, il tempio dedicato alla cosiddetta triade capitolina (Giove, Giunone, Minerva). </div><div>Per quest'ultimo luogo, invece, è possibile rintracciare un modello diverso: l’individuazione di uno spazio simbolo della comunità, fulcro dell'intero impianto urbano e centro civico per eccellenza, dove convivevano edifici pubblici e templi, deriva evidentemente dall’<strong><em>agorà greca</em></strong>.<br>A partire dal Il secolo a.C., infatti, il contatto con i regni ellenistici lascia evidenti tracce nel mondo romano, che rimane affascinato da tanta raffinatezza. <br>I templi romani, inoltre, si differenziano da quelli greci, in primo luogo per l'ubicazione. Essi infatti sorgono per lo più in contesti urbani, e non in posizione dominante come avveniva per i templi greci ubicati nelle acropoli. Lo schema costruttivo del tempio, si rifà al precedente <strong><em>modello etrusco</em></strong>: sulla facciata principale, si apre un profondo portico elevato su di un alto podio a gradini, la cella però risulta più grande e le colonne, si ispirano agli antichi ordini ionico e corinzio, il colonnato che circonda la cella, invece, diviene una serie di semi-colonne addossate alle pareti laterali. </div><div>A partire dal Il secolo a.C., infatti, il contatto con i regni ellenistici lascia evidenti tracce nel mondo romano, che rimane affascinato da tanta raffinatezza. I principi dell'estetica ellenistica vengono assorbiti e sviluppati nella costruzione di complessi monumentali e scenografici. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 11:46:17 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596735623</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 11:51:24 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596748279</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 12:00:20 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39;ARCHITETTURA RELIGIOSA ETRUSCA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596773798</link>
         <description><![CDATA[<div>I templi etruschi, la cui struttura era regolata dalle norme contenute nei libri rituales (testi sacri), erano costruiti in materiali deperibili, come legno e mattoni crudi, l’unico elemento in pietra era il basamento, mentre il tetto era di terracotta. Per questo motivo sono giunte sino a noi scarse testimonianze, ma, nonostante ciò è possibile contare su modellini votivi e ritrovamenti di fondamenta e altri elementi architettonici. </div><div>Molte delle informazioni che possediamo sui templi etruschi provengono dal trattato “De architectura” dell'architetto romano Vitruvio, che identifica in questi edifici un nuovo ordine architettonico, distinto da quelli greci: l'ordine tuscanico. Egli si basava in particolare sull'aspetto delle colonne, simili a quelle doriche dell’antica Grecia, ma dotate di un fusto liscio che poggiava su una base.</div><div>Il tempio etrusco, scrive Vitruvio, era collocato su un basamento costituito da grandi blocchi di pietra, cui si accedeva tramite una scalinata posta sul fronte dell'edificio e orientata a mezzogiorno, cioè verso la parte del cielo da cui si credeva giungessero gli auspici, i segnali inviati dalle divinità e interpretati dagli àuguri (i sacerdoti etruschi). Vitruvio descrive un tempio diviso in due zone: una anteriore, detta pronao, con otto colonne in legno o mattoni di argilla cotti al sole, disposte in due file da quattro; e una posteriore costituita da tre celle uguali e coperte, ognuna delle quali era dedicata a una particolare divinità. </div><div>Studi recenti hanno però dimostrato che il tipico tempio etrusco era costituito da una sola cella, talora fiancheggiata da due alae (corridoi); la sua funzione originaria era quella di spazio consacrato, quale l'augure osservava il cielo per trarne auspici.</div><div>Grazie alle numerose testimonianze, è stato possibile scorgere una certa somiglianza con il tempio greco, anche se quello etrusco sorgeva su un alto podio cui si accedeva tramite una scalinata frontale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 12:16:42 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>IL RAPPORTO CON L&#39;ARCHITETTURA GRECA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596804120</link>
         <description><![CDATA[<div>L'architettura greca, rappresenta una delle prime raffinate evoluzioni dell'atto del progettare verso le forme dell'architettura, sensibili all'uomo e al contesto ambientale, e rappresenta una delle più alte espressioni dell'attività artistica nella storia.<br>Intorno al settimo secolo a.C. si può osservare che appaiono già definiti i caratteri principali dell'arte greca, e dunque anche dell'architettura. Gli architetti guardarono alla filosofia e si orientarono anch'essi a quella ricerca dell'unità o meglio dell'”uno” quale principio generatore dell'ordine. Nell'ambito di tale ricerca tesero in arte a rappresentare dunque non ciò che è transitorio e mutevole, ma ciò che è perfetto, e pertanto,<strong><em> stabile</em></strong>.<br>Da tale concetto deriva probabilmente la costante cura degli architetti greci al conferire una impressione di <strong><em>stabilità</em></strong> e di <strong><em>armonia</em></strong> ai propri templi attraverso calcolate correzioni ottiche e attraverso il ricorso al modulo, un modo per rapportare la misura di ogni singola parte al tutto.<br>I progettisti greci si espressero, per le loro costruzioni, alla scala d'uomo e inoltre ebbero cura di inserire nel contesto naturale le loro opere senza tuttavia stravolgerlo, utilizzandone anzi, le potenzialità. <br>L'armonia della natura, quindi, <strong><em>si rispecchia nell'uomo</em></strong>. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 12:34:17 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>LA POLIS GRECA</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596818301</link>
         <description><![CDATA[<div>I Greci, hanno contribuito al progressivo abbandono del concetto di città-fortezza, affermando una nuova e più funzionale organizzazione del territorio e del potere: la polis.</div><div>Il modello urbanistico della polis si compone di più parti, tra loro strettamente collegate da precise relazioni di carattere sociale, politico ed economico:</div><div>-<strong>L’acropoli</strong> (città alta): posta abitualmente alla sommità di un colle, rappresenta il centro ideale della città e il luogo sacro per eccellenza.</div><div>-<strong>L’àsty </strong>(città bassa): si estende ai piedi dell’acropoli ed è caratterizzata dalla presenza di botteghe, case di abitazione ed edifici pubblici. All’interno di essa sorge <strong>l’agorà</strong>, la piazza principale della polis. </div><div>-<strong>La chòra</strong>: rappresenta la campagna e costituisce il territorio circostante alla polis, dal quale l’intera popolazione ne trae il proprio indispensabile sostentamento. Essa è suddivisa a sua volta in kòmai (villaggi agricoli). </div><div>Infine, è possibile affermare come la polis abbia rappresentato il modello di organizzazione sociale e di convivenza civile per eccellenza. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 12:42:18 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>LE TERME ROMANE</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596822856</link>
         <description><![CDATA[<div> Tra i luoghi ricreativi più frequentati dai romani, come occasione di socializzazione, di divertimento e di sviluppo di attività, vi erano sicuramente gli<strong> impianti termali</strong>, monumentali edifici pubblici con scopi igienico-sanitari. A partire dal II secolo a.C, divennero sempre più importanti e rappresentarono uno dei principali luoghi di ritrovo durante l’epoca romana, anche in virtù del fatto che chiunque poteva accedervi, anche i più poveri, in quanto in molti stabilimenti l’entrata era libera.</div><div> I primi impianti termali nacquero in luoghi non casuali, principalmente in zone dotate di sorgenti naturali di acque calde o curative. Soprattutto in età imperiale, le terme divennero elemento imprescindibile delle città nell’impero, grazie al livello di tecnologia raggiunto sullo sviluppo di tecniche di riscaldamento delle acque.</div><div>I focolari sotterranei si occupavano del riscaldamento dell’acqua, diffondendo aria calda dagli ipocausti (spazi sottostanti alle pavimentazioni sospese). </div><div>L’articolazione degli ambienti era sviluppata in successione, con all’interno una vasca di acqua fredda, Il frigidario, di forma circolare coperta a cupola a temperatura bassa; il calidario, con bacini di acqua calda. Posta tra la sala del frigidario e quella del calidario, vi era una stanza mantenuta a temperatura tiepida, il tepidario, ambiente in cui veniva mantenuto un raffreddamento artificiale. </div><div>Gli impianti termali romani, in particolare quelli più grandi, comprendevano attorno al loro recinto una serie di attività collegate alla vita nelle terme: vari spazi accessori ospitavano la sauna, la palestra e gli spogliatoi, mentre nelle terme più sontuose e raffinate si poteva trovare spazio anche per grandi espressioni artistiche come teatri, suggestivi giochi d’acqua, fantasiosi mosaici pavimentali, marmi e biblioteche e botteghe.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 12:44:43 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>GLI ACQUEDOTTI ROMANI</title>
         <author>anna_dim</author>
         <link>https://padlet.com/me_xossus/laciviltaetruscaeromana/wish/596824486</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Gli acquedotti</strong> sono tra le opere più imponenti e significative di tutta l’epoca romana. Con essi si arrivò ad una vera e propria cultura del trasporto delle acque, un sistema idrico tecnologicamente sofisticato unico nel mondo antico.</div><div>Gli acquedotti di Roma furono strutture imponenti e sofisticate, tali da renderle, anche a distanza di 1.000 anni dalla caduta dell’Impero, ineguagliate sia a livello tecnologico che qualitativo. </div><div>In precedenza, per diversi secoli, il Tevere, le sorgenti ed i pozzi furono in grado di soddisfare il fabbisogno idrico della città, ma con lo sviluppo urbanistico e la crescita demografica è stato necessario ricorrere ad altre fonti: fu allora che, grazie all’abilità dei suoi costruttori, si realizzarono gli acquedotti. </div><div>Il lavoro di realizzazione di un acquedotto romano, però, risultava abbastanza complesso. Innanzitutto, bisognava scegliere la sorgente e le vene acquifere da utilizzare, le quali dovevano essere molto alte per fornire la giusta pendenza alla conduttura che doveva trasportare l’acqua fino a Roma. Una volta selezionata la sorgente, iniziava la costruzione dell’acquedotto, detto caput aquae. All’inizio come alla fine dell’acquedotto vi erano le cosiddette camere di decantazione o piscinae limariae, nelle quali l’acqua subiva un processo di purificazione grazie al deposito delle impurità più grossolane. Dalla piscina partiva il canale di conduzione, lo speco (specus): costruito in pietra o in muratura, lo speco doveva mantenere una pendenza costante per assicurare il continuo flusso dell’acqua. Inoltre, la maggior parte del percorso della condotta era sotterraneo, per evitare che nel periodo estivo l’acqua si surriscaldasse troppo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 12:45:31 UTC</pubDate>
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