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      <title>Mappa by Maria Emilia Marsella</title>
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      <description>Spedire in qualsiasi parte del mondo</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-11-06 16:47:22 UTC</pubDate>
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         <title>Castel Nuovo, Via Vittorio Emanuele III, Napoli, NA</title>
         <author>marsellamariaemilia</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il Castel Nuovo, conosciuto anche come Maschio Angioino, è un imponente castello situato nel centro di Napoli. Costruito nel XIII secolo, rappresenta un esempio significativo dell'architettura medievale e rinascimentale. Ristrutturato tra il 1443 ed il 1458 su progetto dell’architetto maiorchino Guillen Sagrera, il Castelnuovo diventa residenza reale e sede della corte, oltre che baluardo difensivo. Il disegno generale è chiaramente ispirato agli archi trionfali della Roma imperiale, che Leon Battista Alberti aveva già rievocato nel Tempio Malatestiano qualche anno prima.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-06 17:01:28 UTC</pubDate>
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         <title>Sant&#39;Angelo a Nilo, Piazzetta Nilo, Napoli, NA</title>
         <author>marsellamariaemilia</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-11-06 17:09:47 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo Diomede Carafa (detto Palazzo della Testa di Cavallo), Via San Biagio dei Librai, Napoli, NA</title>
         <author>marsellamariaemilia</author>
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         <description><![CDATA[<p>La testa di un cavallo che svetta al centro del cortile; un portale che, al pari della copertina di un libro, racconta un omaggio a <strong>Re Ferdinando</strong> e alla città di Napoli; il fascino senza tempo di uno dei rari esempi del Centro Storico partenopeo dove si fondono elementi tardogotici e rinascimentali.</p><p>Fu l’abitazione di <strong>Diomede Carafa</strong>, primo Conte di Maddaloni e autentica personalità di spicco della Napoli aragonese.Il <strong>Palazzo sorge al numero 121 di Via San Biagio dei Librai </strong>proprio nei pressi della chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://ecampania.it/event/chiesa-ss-filippo-e-giacomo-arte-della-seta/"> </a> e venne ristrutturato nel 1466 con lo scopo di ospitare i reperti delle varie fasi di antichità napoletane, accorpando e ristrutturando edifici preesistenti.</p><p><strong>PORTONE</strong>. Il suo portone ligneo, restaurato grazie ad un intervento dell’Associazione Dimore Storiche Italiane con il sostegno di Ferrarelle, Museo Cappella Sansevero ed altri soggetti, rappresenta un caso estremamente raro di conservazione, poiché ha attraversato, pressoché intatto, oltre cinque secoli di storia.</p><p>Gli interventi di pulitura e consolidamento hanno fatto riemergere tutta l’originaria ricchezza di particolari decorativi delle dodici formelle in essenza di leccio e delle strutture portanti in rovere e castagno del portone. Sono anche state recuperate alcune tracce del colore originario, consentendo di apprezzare nuovamente il rosso delle fasce orizzontali degli stemmi incisi e di tutti i dettagli, finora celati sotto spessi depositi di materiale eterogeneo.</p><p>Il <strong>portone ligneo</strong> è collocato all’interno di un portale marmoreo, risalente anch’esso alla seconda metà del quattrocento, che rappresenta uno dei primi esempi di struttura architravata di stile ionico presenti a Napoli.</p><p><strong>CAVALLO</strong>. All’interno del cortile è visibile al centro, collocato su un piedistallo, un’enorme testa di cavallo in terracotta. Si tratta in realtà di un calco, in quanto l’originale è conservato al <strong>Museo Archeologico Nazionale di Napoli. </strong>In questa opera è racchiusa parte della storia della città di Napoli. Un cavallo rampante sulle zampe posteriori, dipinto di oro e rosso, era infatti il vessillo che sventolava sulle mura inviolabili della città. Per quattro mesi, Napoli riuscì a respingere gli attacchi di <strong>Corrado di Svevia,</strong> secondogenito di Federico II, che, quando finalmente riuscì a conquistare la città, per rammentare al popolo che era riuscito nell’impresa impossibile, ordinò di porre delle briglie al cavallo e fece scolpire sulle redini un distico in latino che recitava: “<strong>Caval sfrenato, al freno ora è soggetto: lo doma il Re partenopeo perfetto</strong>”.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-06 17:20:57 UTC</pubDate>
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         <title>Duomo di Napoli, Via Duomo, Napoli, NA</title>
         <author>marsellamariaemilia</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il Succorpo è anche conosciuto come <strong>Cappella di San Gennaro</strong> o <strong>Cappella Carafa</strong>, in onore del cardinale <strong>Oliviero Carafa</strong> (cardinale di Ostia e discendente dell’eminente famiglia dei Caracciolo) che la volle edificare per custodirvi le reliquie di San Gennaro.Ha una pianta a tre navate scandite da colonne antiche con capitelli ionici, con delle nicchie laterali (solitamente pensate per le catacombe) e una cappella terminale. L’ambiente è interamente ricoperto di marmo e ha un pavimento cosmatesco di tessere e tasselli colorati<strong>.</strong> È raggiungibile tramite due rampe di scale semicircolari che conducono alle cinquecentesche porte bronzee ornate con stemmi e emblemi della famiglia Carafa eseguiti su disegno di Malvito. La cappella fu restaurata sul finire dell’Ottocento dalla stessa famiglia, che ancora oggi ne detiene il possesso. Varcata la porta d’ingresso, l’impatto è notevole: si ha l’impressione di essere entrati all’interno di un’opera d’arte varia e composita, ma al contempo elegante ed equilibrata, studiata in ogni suo più piccolo dettaglio.Le nicchie conchigliate occupano le due pareti laterali, si presentano con delle paraste ioniche in marmo intagliato e sono poste in modo da risultare specchiate. Il soffitto si compone di 18 cassettoni e presenta una serie di effigi marmorei della Vergine, dei Padri della Chiesa e dei Patriarchi della Chiesa di Napoli (che avrebbero dovuto proteggere le spoglie di Oliviero Carafa), all’interno di clipei. Possiamo ritrovare un precedente per una tale struttura solo nella pittura di <strong>Piero della Francesca</strong>, ma la sua riproduzione in ambito architettonico è più ardua e ha bisogno di un sostegno ben congegnato. Per evitare probabili crolli è stato progettato un sistema di volte sopra il soffitto, così da ridimensionarne il peso e non farlo gravare tutto sulle colonne. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-06 17:30:33 UTC</pubDate>
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         <title>Porta Capuana, Piazza San Francesco a Capuana, Napoli, NA</title>
         <author>marsellamariaemilia</author>
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         <description><![CDATA[<p>Perché si chiama Porta Capuana? A lungo il significato del nome è stato attribuito al fatto che fosse orientata in direzione della <strong>strada che portava a Capua</strong>, mentre più recentemente è stata avanzata l’ipotesi che questo fosse dovuto alla <strong>famiglia nobile dei Capuano</strong>, ai quali re Ferrante affidò la protezione di Porta Capuana.Secondo un’antica leggenda, in voga fino al 1700, <strong>Porta Capuana era abitata da un drago</strong>, un’iraconda creatura che terrorizzava gli abitanti e che portava i napoletani ad evitare quello che era praticamente il principale punto di accesso alla città.</p><p>Secondo questa storia, il coraggioso <strong>nobile Gismondo</strong> riuscì a superare indenne la palude circostante per raggiungere <strong>San Pietro</strong>, questo grazie alla protezione della Vergine, che gli apparve in sogno, rivelando di aver pugnalato il drago e così liberato Napoli per premiare la fede del nobiluomo.L’intento del progetto è quello di <strong>rendere le mura accessibili attraverso un ascensore</strong>, creando una passeggiata <strong>che renda la cintura muraria fruibile</strong>. Purtroppo i lavori non sono ancora terminati, tuttavia le impalcature vicine alla porta, pur non essendo belle da vedere, non riescono ad intaccarne il fascino. Ci auguriamo sicuramente che la bellissima Porta Capuana e l’intero complesso monumentario, terminati i lavori, possano essere presto e nuovamente un maestoso biglietto da visita per Napoli e il suo centro storico.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-06 17:49:21 UTC</pubDate>
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         <title>Castel Nuovo, Via Vittorio Emanuele III, Napoli, NA</title>
         <author>marsellamariaemilia</author>
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         <description><![CDATA[<p>La costruzione del <strong><em>Castrum novum</em></strong> fu inaugurata nel 1279 quando, per volere di <strong>Carlo I d’Angiò</strong>, si diede seguito al progetto di edificazione della vasta residenza reale a firma dell’architetto francese Pierre de Chaule. Il nome fu scelto per sottolineare la differenza con gli altri e già esistenti castelli partenopei, in particolare il <strong>Castel dell’Ovo</strong>e Capuano.</p><p><strong>Perché il castello si chiama Maschio Angioino?&nbsp;</strong></p><p>La storia segue spesso un suo corso, così, sul finire dell’Ottocento, <strong>i sudditi decisero di chiamarlo informalmente Maschio Angioino</strong>, per rimarcare la possenza della sue svettanti torri (<em>maschio, ovvero torrione</em>), e l’incisività che la casata dei D’Angiò ebbe nel tessuto politico e culturale napoletano, soprattutto per aver raccolto presso la residenza pensatori e artisti di prim’ordine del panorama italiano.A prima vista il Maschio Angioino stupisce con la sua sagoma esterna: una grossa struttura a pianta trapezoidale sigillata ai vertici da<strong> cinque massicce torri cilindriche</strong> rivestite di piperno, eccetto una realizzata in tipico tufo napoletano, tutte -dentro e fuori- in stile cosiddetto catalano.</p><p>Tra le due torri d’ingresso, “<em>di Guardia”</em> e “<em>di Mezzo”, </em>campeggia il candido e riccamente decorato <strong>Arco di Trionfo</strong>, voluto da <strong>Alfonso D’Aragona</strong> per immortale con lo scalpello il suo ingresso trionfale in città.</p><p>Incastonato nella breccia aperta dopo la presa del Castello, l’arco è in stile tardo-gotico e si presenta ricchissimo di decorazioni dal forte significato simbolico: motivi benaugurali che fanno da cornice alle raffigurazioni di Alfonso tra i grandi ufficiali del Regno, al <strong>Trionfo di Alfonso</strong>, alle Virtù collocate all’interno di nicchie, colonne ioniche e doriche, rappresentazioni di fiumi e di Santi, in una commistione di linguaggi artistici che coniuga la schietta arte celebrativa romana con il gusto tardo-medievale dell’epoca.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-06 18:04:07 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Sant&#39;Angelo a Nilo, Piazzetta Nilo, Napoli, NA</title>
         <author>marsellamariaemilia</author>
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         <description><![CDATA[<p>Questo sito rimanda ad una descrizione dettagliata della chiesa di Sant’Angelo a Nilo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-06 18:17:19 UTC</pubDate>
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         <title>Castel Nuovo, Via Vittorio Emanuele III, Napoli, NA</title>
         <author>marsellamariaemilia</author>
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         <description><![CDATA[<p>Audio-guida del Castel nuovo</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-06 18:27:37 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa Sant&#39;Angelo a Nilo., Piazzetta Nilo, Napoli, NA</title>
         <author>marsellamariaemilia</author>
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         <description><![CDATA[<p>Audio-guida Chiesa di Sant’Angelo a Nilo</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-06 18:29:32 UTC</pubDate>
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