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      <title>descrizione di una foto by elena casazza</title>
      <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto</link>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-01-25 16:34:38 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2023-01-24 16:01:58 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Una foto. Molto più di un’immagine:</title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/229252338</link>
         <description><![CDATA[<div> un quadro perfettamente riuscito che ferma per sempre un pezzo di vita che non tornerà mai più. E quando immortala persone sconosciute, è ancora più affascinante osservarla nei dettagli e da questi immaginarsi la vita del protagonista, le sue emozioni e le sue intenzioni. È come ascoltare frammenti di discorsi mentre si cammina per il centro o guardare le facce della gente sul pullman: partire dal reale e poi immaginarsi tutto un mondo dietro ad ogni frase o ad ogni viso, pur sapendo che in verità probabilmente non corrisponde alle proprie fantasie. Ma non importa, è proprio questo il bello. (Camilla D.)</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-07 18:23:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <pubDate>2018-02-07 18:24:40 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/229253465</link>
         <description><![CDATA[<div>Una foto ben osservata non può non incuriosire. E così anche questa foto mi ha subito affascinata, forse anche perché, essendo in bianco e nero, ha un aspetto ancora più intrigante. Sullo sfondo, a destra, c’è un massiccio muro in mattoni che si schiarisce verso sinistra: dà quasi l’impressione che proprio lì si apra un vicoletto, pieno di altre storie e altre vite. Nel centro della parte visibile di questo muro si affaccia invece una finestra, alta e stretta, il cui interno è completamente buio... <em>Sarà un edificio abitato? E chi ci vivrà? Magari nell’ombra c’è qualcuno che si gode la dolcezza della giornata estiva e il caldo sole</em> che illumina ogni cosa rendendola più viva, più vera. È il caso della cassetta delle lettere appesa proprio a fianco alla finestra e dell’utilitaria scura parcheggiata di fronte alla casa, che rispecchia nella sua lucida carrozzeria gli elementi circostanti e lo stesso luminoso cielo estivo. Da qui lo sguardo si posa inevitabilmente sull’edera arrampicata sul muro a sinistra dell’auto: somiglia quasi ad una folta chioma che dopo un rigonfiamento nella parte superiore si riunisce in un’unica ciocca sottile. Essa nasconde parte di una finestra murata, costruita alla fine del muro che, in una stretta rientranza, accoglie una cabina telefonica. Sugli angoli che danno sulla strada, essa è delimitata da due alti panettoni in pietra; tutte le sue pareti sono un po’ sporgenti e completamente traparenti: lasciano quindi vedere con assoluta chiarezza l’interno. Ciò che più colpisce dentro quest’ambiente è naturalmente la protagonista della foto: una giovane donna. La ragazza, vestita in maniera un po’ trasandata, è seduta accovacciata, direttamente sul pavimento in metallo: è appoggiata con la schiena alla parete e le sue gambe sono piegate all’altezza del torace. La sua espressione la dice lunga: <em>suggerisce concentrazione, ma anche serenità. Sicuramente ha ricevuto buone notizie, o ne ha date, o perché no, potrebbe anche aver fatto entrambe le cose, parlando a lungo: questo spiegherebbe come mai sia addirittura seduta, mentre telefona. E gli abiti? Sono così perché la ragazza è povera realmente, o semplicemente perché non si cura dell’esteriorità e i suoi interessi sono altri? Potrebbe essere chiunque: magari ha delle abitudini insolite, o fa un lavoro molto duro, o è vegetariana. I suoi piccoli occhi, infine, sono da notare: non guardano nel vuoto o fissano le unghie, bensì sono rivolti alla sua sinistra: la ragazza è dunque anche curiosa. Ma che cosa avrà attirato la sua attenzione? Non lo sapremo mai: questa è un’altra storia, un altro mondo, che non riguarda più questa foto.</em></div><div>Camilla D.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-07 18:25:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <pubDate>2018-02-07 18:29:30 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <pubDate>2018-02-07 18:30:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <pubDate>2018-02-07 18:30:26 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <pubDate>2018-02-07 18:30:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/229256704</link>
         <description><![CDATA[<div>Tutto in questa fotografia suggerisce che è stata scattata in un giorno di primavera o addirittura d’estate.</div><div>In primo luogo il colore puro del cielo. Solo una nuvoletta si scorge in lontananza, leggera e soffice come un candido batuffolo di cotone.</div><div>Gli alberi, tutti diversi tra loro, <em>sembrano voler penetrare l’ azzurro</em>. Tra le fronde vestite di verde si scorgono le montagne, che <em>immagino massicce, ricche di boschi, con piccoli borghi antichi sparsi qua e là, gruppi di case linde dai tetti di mattoni rossi che si raccolgono intorno ad una chiesetta. </em>Una cima pare innevata, forse un piccolo ghiacciaio perenne che cerca in tutti i modi di resistere al caldo tocco del sole.</div><div>L’ abbigliamento leggero dei due uomini, indiscussi protagonisti della foto, anche se così piccoli di fronte alla tranquilla bellezza del paesaggio che li avvolge, conferma che siamo nella bella stagione.</div><div>Un uomo è abbastanza magro, ha i capelli castani, spruzzati di bianco e grigio sulle tempie. Indossa jeans al ginocchio, a gamba larga, chiari e scoloriti, che sembrano piuttosto vecchi. Una cintura nera infilata nei passanti è scoperta a tratti dalla maglietta, che sembra bianca o forse di un giallo tenue. Le scarpe sono bianche e pulite e quasi si confondono con la strada chiara illuminata dal sole. La sua macchina fotografica porta legato un nastro verde che penzola accanto al piedistallo nero.</div><div>L’altro uomo, posto di fronte al primo, è più robusto e totalmente curvato in avanti, verso l’obiettivo della sua apparecchiatura fotografica, appoggiata su un alto piedistallo giallo e arancione. Il viso dell’uomo si vede solo di profilo e sembra pallido e liscio, privo di barba o basette; <em>forse ha pochi capelli anche sotto il suo bizzarro cappello bianco.&nbsp;</em></div><div>E’ vestito in maniera stravagante: sopra la maglietta rosa, il giubbotto arancione da operaio con grosse tasche <em>suggerisce che si tratta di un addetto che sta facendo dei rilevamenti</em>. Indossa pantaloni scuri, con una cinta marrone. Le scarpe sono verdi muschio, molto impolverate.</div><div><em>Penso che gli uomini siano immersi in una pace totale, lontana da bruschi rumori della città. Odono suoni rilassanti, come il canto armonioso degli uccelli, il fruscio delicato delle ali di seta delle farfalle bianche e gialle, il ritmo del proprio cuore che trova ristoro dalle fatiche della vita quotidiana in quest’angolo di paradiso.</em></div><div>&nbsp;</div><div>Deborah B.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-07 18:31:11 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/229257068</link>
         <description><![CDATA[<div>Questa fotografia raffigura due palazzi (uno davanti all’altro) e, su uno di essi, tre lavavetri stanno pulendo delle vetrate con una spatola e un secchio. <em>A giudicare dalle dimensioni e dall’ altezza dei palazzi, oserei dire che la foto è stata scattata in una metropoli (Milano, per esempio o comunque una grande città) oppure in un quartiere residenziale.</em></div><div><em>Il primo palazzo è un classico esempio di stile liberty: le decorazioni, le strutture ed i colori utilizzati sono chiare prove a sostegno della mia teoria. </em>Le vetrate sono decorate da fasce orizzontali abbellite con croci greche e particolari figure geometriche. Le finestre, per mantenere la privacy negli ambienti interni all’edificio, sono coperte da tende bianche in lino. A circa metà del palazzo un balcone<em> </em>protende verso l’ esterno. Esso è decorato nella zona superiore da colonnine bianche, sovrapposte longitudinalmente da lastre verde smeraldo decorate con figure geometriche <em>(forse triglifi) </em>e, inferiormente, con clipei o decorazioni floreali. Ai lati il balcone è probabilmente abbellito da bassorilievi, <em>anche se è solo un’ ipotesi visto che in quel punto l’ immagine è sfuocata.</em></div><div>Dietro al palazzo possiamo notare un altro edificio, <em>sicuramente più</em> <em>moderno ed essenziale. </em>È fatto in mattoni nella prima parte, mentre in quella superiore ha un rivestimento in marmo oppure in <em>più</em> <em>economico travertino</em>. <em>A giudicare dalla linea sobria e semplice seguita dall’architetto, suppongo che questo edificio sia un condominio oppure un palazzo adibito ad uffici.</em></div><div>E come non notare i tre lavavetri sospesi e sostenuti solamente da un cavo? <em>Quando ero a Londra lo scorso luglio ho avuto la possibilità di assistere alla stessa scena: vedendo i lavavetri sospesi a quell’altezza il mio cuore improvvisamente ha sussultato, ho sgranato gli occhi, mentre tutto ciò a cui pensavo è scomparso e ha lasciato spazio ad una domanda sola che continuava a ronzarmi per la testa: “Come fanno questi uomini a stare sospesi delle ore solamente per pulire delle finestre?”. Pur essendo perplessa, più li osservavo attentamente, più incominciavo ad immedesimarmi in loro, più riuscivo a percepire i loro pensieri. Mi immaginavo la loro vita, forse abbastanza dissestata, visto che il lavavetri non è uno dei lavori più retribuiti. Ammiravo quegli uomini che non esitavano</em> <em>a salire a decine di metri di altezza per ore con estrema naturalezza..</em></div><div><em>&nbsp;</em></div><div><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</em>Carlotta C.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-07 18:31:48 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/229258257</link>
         <description><![CDATA[<div>In questa fotografia in bianco e nero viene presentata una situazione allo stesso tempo molto semplice e molto suggestiva. Il soggetto principale è questo grande portone contornato da lastre di marmo, posizionato su un muro grigio e bianco, con il cancello aperto ad un piccolo laboratorio dove un uomo sta pazientemente lavorando in solitudine. All’esterno la strada di porfido in leggera pendenza sembra deserta. Il particolare della scena che subito colpisce è il fascio di sole che si fa spazio fra le ombre di due case e va ad illuminare il laboratorio dell’uomo, che appare così molto piccolo rispetto alle due grandi ombre. L’uomo che lavora è uno scultore, porta un cappello di carta che probabilmente si è fatto da solo e una semplice maglietta bianca, visto che la sua professione non richiede vestiti eleganti. <em>Lo scultore, non deve essere molto ricco</em> perché lavora in questo piccolo laboratorio su questa specie di banchetto, molto vecchio che non sembra neanche molto appropriato per lavorarci, perché in realtà è un banco come quello che gli studenti utilizzano a scuola, <em>ma magari allo scultore piace proprio perché è piccolo e semplice, o ci è affezionato perché ce l’ha da quando ha cominciato a fare questo lavoro e tutto sommato si trova bene. </em>L’unica fonte di luce nella stanza è quel raggio di sole, mentre attorno tutto è buio e nell’oscurità si possono vedere altre sculture fatte dall’artista, appoggiate su delle colonne sempre scolpite. <em>Questa strada deve essere di un paesino e non di una città, perché non è fatta di asfalto ma di porfido e poi non è piena di macchine o gente, ma è vuota e tranquilla, e sembra che le uniche due persone che ci sono siano lo scultore e chi ha scattato la foto.</em></div><div><em>La scena mi comunica un senso di pace e mi piacerebbe essere lì per godere anch’io di questa tranquillità.</em></div><div><em>&nbsp;</em></div><div>Giulia C.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-07 18:33:47 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/229259100</link>
         <description><![CDATA[<div>Questa fotografia è stata scattata a due persone inconsapevoli dell’obbiettivo; si tratta di due anziani<em>, lui pittore o per professione o per passione; lei sembra essere sua moglie</em> intenta ad osservarlo. L’uomo sarebbe completamente calvo se non fosse per i corti capelli bianchi che si trovano sopra alle sue orecchie quasi a punta come quelle degli elfi delle fiabe. Gli occhi marroni incavati che rimirano la tela bianca posta su un cavalletto da pittura marroncino, utilizzato forse parecchie volte viste le tracce di tempera che vi si trovano sopra. Ha le labbra sottili e aperte e le guance paffute. La camicia che indossa presenta una scollatura a “v” che scopre il suo collo e parte del petto; è sicuramente una camicia che usa per dipingere: è sbiadita e macchiata di colore blu. Le maniche risvoltate mostrano sul polso sinistro un orologio argento mentre la mano destra regge un pennello. Egli indossa pantaloni anch’essi macchiati di colore e ai piedi ha dei sandali neri. L’uomo è&nbsp; seduto su una sedia pieghevole; su uno scalino accanto a lui la donna. Porta orecchini azzurri, i suoi capelli, grigi e ondulati, le toccano le spalle. Ha la schiena piuttosto curva, indossa un top nero con una delle spalline cascanti sul braccio sinistro. La gonna è nera a pois blu e ai piedi indossa sandali grigi. La strada su cui stanno è acciottolata, con ciuffi d’erba che spuntano qua e là. Dietro le due figure un edificio, <em>probabilmente lo studio di un avvocato o di un dottore,</em> vista la targhetta sulla porta blu. A sinistra della porta c’è una finestra con delle inferriate e vicino ad essa un tubo arrugginito. L’espressione lieta delle due figure contrasta fortemente con l’edificio deteriorato alle loro spalle. <em>L’uomo pare chidere alla donna un parere su ciò che sta dipingendo: forse una piazza o una chiesa dall’altra parte della strada. Oppure le sta spiegando il quadro che lei ammira estasiata, sul quale sono forse rappresentate persone che passeggiano in un parco verde o bambini che si rincorrono. </em>Dagli abiti leggeri dei due si può intuire che la foto sia stata scattata in estate, <em>nel tardo pomeriggio, quando le persone hanno finito le loro commissioni, e finalmente si riposano. Ciò che più mi ha colpito della foto è l’espressione rilassata di lui mentre dipinge, anche se mi identifico di più nella donna che ammira il quadro. Anche io quando vado in un museo trovo piacevole soffermarmi su un&nbsp; dipinto che attira la mia attenzione e liberare la mia immaginazione.</em></div><div><em>&nbsp;</em></div><div>Alessandra G.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-07 18:34:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>È una</em> <em>mattina calda d’estate</em> <em>e dal cielo limpido, di un azzurro intenso e luminoso</em>,<em> per le vie di un piccolo paese di periferia</em> si snoda un mercato colorato; i raggi del sole s’intrufolano tra le bancarelle, illuminando alcune parti della strada, rallegrata dai colori dei tendaggi e pervasa dal miscuglio dei profumi della merce esposta. C’è molta gente, <em>forse perché è abbastanza presto o perché la maggior parte degli abitanti si trova in vacanza</em>. Tutte le persone portano abiti leggeri, come la donna in primo piano, che indossa un vestito rosso, gonna all’altezza del ginocchio e maniche corte, e un paio di sandali. È anziana, tra i settanta e gli ottant’anni, magra e dall’aspetto distinto: ha un naso molto sporgente, con delle sopracciglia grigie e marcate che fanno un certo contrasto con i capelli bianchi, raccolti in una codina dietro la nuca. Ha un’espressione seria e un po’ severa, <em>che non suscita immediatamente simpatia.</em> Sul tavolo davanti a lei ci sono una cesta di vimini con delle penne di pavone, una piantina che assomiglia a menta in un secchio di latta e&nbsp; in un altro vasetto basso e rotondo, quella che sembra una pianta grassa. La donna è seduta su una cassetta di plastica per la frutta, <em>forse rimediata proprio dalla bancarella del fruttivendolo vicina a lei.</em> Sul tavolo e sparse a terra ci sono alcune borse di cellofan e se ne intravedono alcune altre nel trolley scozzese in piedi vicino al banchetto: è vecchio e rovinato, con uno strappo vicino alla base. <em>È molto difficile dire cosa stia vendendo, non ha l’aria di una venditrice, anzi il carrello rovinato e la situazione sono in contrasto con il suo aspetto fine ed elegante (non è certo in tenuta da lavoro).</em> Sta leggendo un giornale,<em> ma alzando gli occhi e guardandosi intorno, nota, qualche banco più in là, un ragazzo che compra un mazzo di girasoli alla sua fidanzata. Il suo sguardo si sofferma sul bracciale d’argento che ha al polso, regalo del suo primo e più grande amore, che non ha mai dimenticato. Il profumo della menta la richiama alla realtà, così si rimette a leggere stancamente e con un po’ meno interesse l’articolo lasciato a metà, aspettando che arrivi qualcuno.<br></em><br></div><div>Sara P.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-07 18:35:19 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <pubDate>2018-02-07 18:39:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <pubDate>2018-02-19 15:47:20 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <description><![CDATA[<div>Al primo colpo d’occhio questo foto quasi ci abbaglia per il biancore del cielo e del mare, quasi fossero uno spazio vuoto, senza soluzione di continuità. Fanno da contrasto i grigi delle rocce che si stagliano contro il cielo e della spiaggia che schiarisce verso il mare. Poi ragioniamo appena un po’ e la foto pare dividersi in quattro parti che si alternano: di su il primo quarto col cielo bianco, appena sotto lo spessore della roccia, sotto il quale il mare che si allarga in maniera obliqua sulla battigia offrendo il taglio diagonale della spiaggia più scura che scende da sinistra verso destra.<br>&nbsp;Ma tutto questo sembra fare da sfondo al vero fulcro della foto: i due bambini sulla spiaggia, più netti e scuri rispetto al paesaggio. Il primo bambino, con gesto plastico, quasi da atleta, scaglia un ciottolo verso il mare. La mano è tesa e allargata; il sasso è ancora poco distante. L’immagine ha catturato la posa del bambino con il braccio destro teso e la gamba sinistra leggermente piegata ad accompagnare il gesto: si può tracciare una linea verticale che parte dello stivale sinistro del bambino fino alla mano destra che ha lanciato il sasso. L’occhio insegue questa linea immaginaria, che conferisce movimento alla figura e che ci guida verso il sasso. La testa è inclinata a sinistra, così come il busto, mentre la gamba destra è solidamente poggiata a terra, a sostenere lo slancio del corpo.<br>&nbsp;Un’altra linea immaginaria, stavolta orizzontale, unisce le figure dei due bambini e parte dal gomito destro dell’altro bambino, corre lungo il braccio sinistro dello stesso e poi continua per la testa e il braccio sinistro del bambino che ha lanciato la pietra. L’altro bambino, che è anche l’elemento più scuro della foto, è catturato in una posa strana, forse in corsa, piantato solo sulla gamba destra e con la sinistra sollevata. La testa è nascosta dal colore scuro del giubbotto e forse da un cappuccio.<br>&nbsp;Il sasso scagliato dal primo bambino, che si trova anche leggermente più vicino all’osservatore, è ad altezza dell’increspatura delle onde, la quale conferisce delle tinte più scure al mare e ci avvisa del movimento di un’acqua che altrimenti sembrerebbe ferma. Il sasso è nero e quasi richiama gli altri elementi più scuri al di sopra, sempre in acqua, forse uccelli acquatici.<br>&nbsp;Nella roccia a strapiombo sul mare si apre una fenditura quasi ad arco, che lascia immaginare uno spazio nascosto e incuriosisce gli occhi, facendo immaginare cosa possa celarsi oltre.<br>&nbsp;La foto può mostrare e nascondere diversi sentimenti: l’ebbrezza gioiosa dell’infanzia, che corre sulla spiaggia e lancia un sasso sul mare come contro l’infinito; il vago confine tra terra e cielo, all’orizzonte, sulla destra, che spingerebbe lo sguardo oltre, a cercare una prospettiva illimitata; il segreto celato dalla rocce, appena accennato dall’arco, come un mondo nascosto da esplorare. La pietra scagliata può essere scelta come il simbolo dello sguardo meravigliato dell’infanzia, che non si accontenta di piantare i piedi sulla terraferma, ma vuole spaziare oltre, anche al di là dei confini sbiaditi di cielo e mare.&nbsp;<br><br>prof. C.T.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-19 20:47:33 UTC</pubDate>
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         <title>Premessa: cos’è una descrizione. </title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/233055486</link>
         <description><![CDATA[<div>Scrivere di qualcosa è sempre una descrizione. Non si può fare a meno di scrivere senza descrivere: che si racconti un dialogo, un evento, un gesto, un sentimento, la scrittura toglie la realtà o la fantasia di un qualcosa dallo statuto di immagine o suono e lo fa diventare parola scritta, ossia dialogo, evento, gesto, sentimento descritto. Scrittura e descrittura convergono. Ne consegue che in fondo non è importante di cosa si scriva, quanto piuttosto di come si descriva. La descrizione è l’atto puro della scrittura; ciò che conta, quindi, è solamente lo stile. Ogni esercizio di stile è quindi un esercizio descrittivo. È lo stile che fa lo scrittore, è lo stile che fa la scrittura.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-19 20:49:07 UTC</pubDate>
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         <title>Descrivere non è una cosa ovvia</title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/388398581</link>
         <description><![CDATA[<div>“L’alba non è una cosa ovvia” per cui non lo è neanche descriverla.</div><div>Occorre attendere di scoprire qualcosa che non sappiamo<br><br></div><div>Cercare “i <em>silenzi</em> in cui le cose; s'abbandonano e sembrano vicine; a tradire il loro ultimo <em>segreto”</em>  Eugenio Montale</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-09-23 18:19:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/388399022</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em>L’occhio guarda, per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza.</em></strong><em><br> La visione può essere simmetrica lineare o parallela in perfetto affiancamento con l’orizzonte. Ma può essere anche asimmetrica, sghemba, capricciosa, non importa,</em><strong><em> perché la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune.</em></strong><em><br> E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela.<br> Ma che certe volte si sveli non c’è dubbio [...].<br> </em><strong><em>Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono</em></strong><em>, nemmeno l’ordito minimo della realtà.<br> </em><strong><em>Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.<br><br>Patrizio Barbaro (dedicata a Pasolini)</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-09-23 18:20:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
         <link>https://padlet.com/elena_casazza/descrizionefoto/wish/388399422</link>
         <description><![CDATA[<div>Ho un amico che sta prendendo lezioni di recitazione, a New York, da una signora russa che ha fama di essere un’ottima insegnante. Mi scriveva questo amico che per tutto il primo mese non hanno pronunciato neanche una battuta, ma solo imparato a guardare. <strong>Imparare a guardare, infatti, è la base per l’apprendimento di qualsiasi arte</strong>, tranne la musica. Molti dei narratori che conosco dipingono, non perché siano particolarmente dotati, ma perché dipingere li aiuta a scrivere. Li costringe a osservare le cose. <strong>Scrivere narrativa non è tanto questione di dire le cose, quanto piuttosto di mostrarle. </strong></div><div>Affermare tuttavia che la narrativa procede per particolari non significa limitarsi ad accumularli meccanicamente l’uno sull’altro. <strong>I particolari devono rientrare in un disegno complessivo, e ogni particolare va messo al servizio dell’intento del narratore. L’arte è selettiva. Quello che c’è è essenziale e crea movimento. <br><br>FLANNERY O'CONNOR, Nel territorio del diavolo</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-09-23 18:21:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <description><![CDATA[<div>CERCARE LE PAROLE GIUSTE: SCEGLIERLE CON CURA</div><div> “Scegliete, perchè <strong>la bellezza è</strong> cominciata <strong>quando qualcuno ha cominciato a scegliere” </strong>Roberto Benigni</div><div> </div><div>NON SOLO DIRE, DICHARARE, MA ANCHE MOSTRARE, rendere visibile a chi non ha visto</div><div> </div><div>DIRE COME SONO LE COSE e non solo che ci sono</div><div>CREARE UN ORDINE</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-09-23 18:21:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-01-23 08:49:02 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elena_casazza</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’immagine che ho scelto di descrivere è una fotografia semplice, ambientata in un paesaggio che mi ricorda tanto Venezia, probabilmente è stata scattata sopra una barca che stava per passare sotto un ponte. </div><div>In primo piano, infatti, si nota principalmente una mezza arcata della parte sottostante di un ponte che collega le due sponde di un canale. </div><div>Il mezzo arco è costeggiato da una bordatura di pietra bianca con due ganci neri che rendono più solida l’impalcatura. </div><div>Tra le pietre rovinate c’è una pianticella che è riuscita a germogliare e sembra aver voglia di crescere spaccando le pietre con le sue radici. Sopra, si vede una piccola parte della parete laterale del ponte costruita con cemento e mattoni rossi.</div><div>Le pietre ed i mattoni danno l’impressione di un ponte abbastanza vecchio, rovinato dal tempo, ma che comunque mantiene un certo fascino di antichità. </div><div>La luce del sole che illumina il canale, disegna sulla buia arcata inferiore, un meraviglioso riflesso dorato dell’acqua sottostante. </div><div>In secondo piano, invece, si vede solo una parte del paesaggio incorniciata dal ponte. </div><div>Lo specchio d’acqua ha un colore verdastro e su di esso si riflettono gli elementi circostanti. </div><div>Il muretto di mattoni rossi che costeggia il canale è interrotto da pochi gradini che permettono l’accesso alle imbarcazioni. </div><div>Sulle mattonelle in basso, consumate e corrose dall’acqua, cresce una striscia di muschio verde che contorna il muretto. </div><div>Nell’acqua ci sono dei pali di legno e al centro una boa galleggiante schiacciata probabilmente da una barca attraccata precedentemente. </div><div>Sulla sinistra si intravede un’imbarcazione posta vicino agli scalini ricoperta da un telo impermeabile per evitare che si riempia d’acqua in caso di pioggia. </div><div>Sullo sfondo ci sono delle vecchie case di mattoni che sembrano quasi abbandonate; quelle che una volta dovevano essere delle finestre, ora sono state murate e ricoperte da mattoni corrosi o da travi di legno. </div><div>Infine, sul marciapiede affianco al canale, è stata ripresa una ragazza dai capelli scuri che appoggiano sulle spalle, che indossa una maglietta bianca, dei pantaloni e una giacca nera e a tracolla porta una piccola borsetta. Sta passeggiando lungo la via che costeggia il canale, con lo sguardo perso immerso nei suoi pensieri ed osserva quel vecchio ponte consumato dal tempo in un paesaggio che apparentemente non appare poi così bello, ma che sembra aver vissuto un’infinità di storie. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-01-23 08:49:29 UTC</pubDate>
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         <author>elena_casazza</author>
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         <author>elena_casazza</author>
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         <author>elena_casazza</author>
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         <author>elena_casazza</author>
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