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      <title>Qual è la visione individuale della &quot;cura&quot;? by Giorgio Tarabra</title>
      <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1</link>
      <description>Prima lezione a distanza</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-08-18 11:23:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690837317</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel testo proposto tratto dal libro “Vita e natura una visione sistemica”, a pagina 31 si parla di un nuovo paradigma secondo il quale è necessaria una visione olistica del mondo, “nel senso di vedere il mondo come un tutt’uno piuttosto che come una serie di parti separate”.Io trovo parte della risposta in questo assunto. L’essere umano ha bisogno della cura non solo per essere nella situazione di maggiore salute possibile ma anche perché è interconnesso con una serie infinita di altri elementi che possono essere influenzati dalla sua condizione: ad esempio la sua famiglia, il suo luogo di vita, il suo posto di lavoro, ecc. In questo senso quindi, la cura del singolo permette una condizione di benessere (che può essere relativo) non soltanto per lui ma anche per tutti gli elementi ad esso legati.Se pensiamo ad esempio ai movimenti verdi, loro insistono sul concetto di “curare il pianeta per mantenere sano l’uomo”. Questo per rafforzare il concetto di “ecologia profonda” e di connessione tra vari elementi.Rispetto alla responsabilità della cura, considerando la salutogenesi, mi sembra di capire che si dovrebbe andare nella direzione di concentrarsi sulla “promozione, educazione e prevenzione” con il fine di mantenere e potenziare le risorse prima di arrivare alla malattia ed i suoi limiti.&nbsp; In conclusione ritengo quindi che la responsabilità della cura sia generata da un concetto di salvaguardia di salute globale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 09:18:08 UTC</pubDate>
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         <title>Si ha una buona relazione di cura quando si considera l&#39;altro come un essere unico, prendendolo in considerazione nella sua globalità (in senso olistico). La relazione deve basarsi sull&#39;utilizzo di :</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690853097</link>
         <description><![CDATA[<div>- empatia<br>- accettazione incondizionata: nessun pregiudizio né preconcetto<br>-comprensione<br>- congruenza: coerenza tra parole e azioni.<br>-ascolto attivo<br>Non sostituirsi all'altro ma supportarlo ed aiutarlo ad essere autonomo fornendogli&nbsp; gli strumenti per essere&nbsp; indipendente nelle proprie scelte e decisioni cosi' da essere sempre sè stesso e non "snaturare" il suo essere.<br>Importante è anche conoscere la sua storia personale: la provenienza, la sua famiglia, i rapporti sociali, i suoi sogni, le paure, gli hobbies, gli obiettivi, etc.etc., insomma conoscere chi è, e non solo valutarlo per la sua malattia o disagio o problematica.<br>Si deve inoltre, stabilire un rapporto di fiducia tra le parti.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 09:33:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690861650</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Prendersi cura lo vedo come un atto volto verso a qualcosa/qualcuno che ha bisogno del mio aiuto, della mia assistenza e sostegno per continuare a star bene o per raggiungere un benessere che al momento non c'é, in quanto da solo non é in grado di farlo.<br>Per esprimere la mia visuale vorrei esporre un paio di esempi in merito al prendersi cura, e come lo vedo applicabile in diversi contesti.<br>Posso prendermi cura di un neonato: accudendolo; dandogli da mangiare; cambiandolo... in quanto un neonato non é in grado da solo di far fronte a questi bisogni e necessita di qualcuno che si prenda cura di lui per questi aspetti.<br>Posso prendermi cura di una pianta in casa che necessità di essere annaffiata, potata... in quanto da sola non riuscirebbe a soddisfare questi suoi bisogni per stare bene.<br>Posso prendermi cura di una persona ammalata, mettendomi a disposizione per farla star meglio.<br>Grazie agli esempi sopra esposti posso dire che <strong>prendersi cura</strong> é un qualcosa che <strong>si porge </strong>a qualcosa/qualcuno che non é in grado da solo di farlo per stare meglio o per mantenere il suo stato di benessere.<br><br><strong>Aver cura</strong> invece lo vedo più come un atto volto a <strong>mantenere</strong> una condizione di benessere e/o <strong>equilibrio già esistente</strong>.<br>Anche qui vorrei esporre qualche esempio concreto sulla mia visuale del aver cura:<br>Aver cura della mia casa in modo che mantenga la sua integrità, il suo ordine.<br>Aver cura di una relazione alfine che si mantenga stabile e duratura nel tempo.<br>Aver cura della mia persona alfine di mantenere un benessere psico-fisico.<br>L'aver cura lo vedo come un atto di "prevenzione" verso qualcosa che desidero si mantenga intatto e non deteriori, dettato magari anche dai sentimenti che provo per la persona/cosa di cui ho cura.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 09:43:25 UTC</pubDate>
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         <title>riconoscimenti nella pratica di cura</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690865778</link>
         <description><![CDATA[<div>trovo difficile separare il concetto di qualità (domanda gruppo 5) e riconoscimenti. <br>come nell'esempio vi è l'importanza del tempo come riconoscimento nella pratica di cura, allo stesso tempo il tempo è fattore determinante anche nella qualità della relazione di cura.<br>per rispondere a quali sono i riconoscimenti nella pratica di cura dobbiamo sottolineare in che modo il nostro lavoro possa migliorare la situazione dell'utente e spostare l'utente verso l'S+ della salutogenesi.<br>trovo fondamentale i seguenti punti:<br>- saper ascoltare --&gt; <strong>tempo</strong><br>- leggere le paure e le preoccupazioni --&gt; <strong>empatia/lettura della mente</strong><br>- qualità nel rispondere alle reali esigenze dell'utente --&gt; <strong>formazione ed esperienza<br></strong>Elia Ricci</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 09:48:11 UTC</pubDate>
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         <title>Cosa caratterizza la qualità della relazione di cura</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690867715</link>
         <description><![CDATA[<div>La qualità nella relazione di cura è definita dalla visione centrale del “soggetto di cura”, valutando nel approccio alla cura i molteplici fattori intrinseci ed estrinseci che possono influenzare lo stato di salute di quest’ultimo, ma soprattutto il concetto di salute e di limite soggettivo della persona. Quindi possiamo dire un approccio sistemico, in grado di valutare tutte le parti che influenzano&nbsp; ed interagiscono con l’individuo.&nbsp;<br><br></div><div>Il soggetto che applica la cura nei confronti del soggetto necessitante deve essere in grado di interpretare/raccogliere quali possono essere le risorse ed i limiti di quest’ultimo, mettendo al centro quelle condivise dalla persona e considerandoli costantemente in mutamento ed interagenti tra loro, mantenendo la consapevolezza che non sempre le evoluzioni sono prevedibili in quanto dipendono anche da fattori non controllabili e non stimabili. &nbsp;<br><br></div><div>Purtroppo, per via del astrattismo del concetto di cura, non vi è una definizione epistemologica e scientifica condivisa dato che la Cura è un concetto complesso che può essere inteso in diversi sensi, dipendentemente anche da chi la eroga e dalle necessità del ricevente (date le molteplici forme di cura che si possono erogare, dal educazione alla prevenzione, ecc.).&nbsp;<br><br></div><div>L’ approccio di valutazione sistemica è fondamentale per la visone olistica e di conseguenza per l’erogazione di cure di qualità, specifiche e personalizzate per ogni individuo, questo perché lo status di salute viene definito da molteplici fattori interagenti tra loro che possono rendere le situazioni di cura complesse o meno, in base ai fattori psicologici, sociali, biologici e ambientali che interagiscono con l’individuo e con l’ambiente in cui esso vive.<br><br></div><div>Questo concetto si potrebbe riassumere nella visione scientifica ecologica del soggetto, come insieme nel suo universo/ambiente, interagente con fattori prevedibili, spiegabili, misurabili o ipotizzabili scientificamente o con paradigmi condivisi (come nella visione meccanicista), ed imprevedibili, come la condizione psicologica e le capacità soggettiva di adattamento della persona o la possibilità di eventi non ipotizzabili.&nbsp;<br><br></div><div>La qualità delle cure sicuramente è strettamente correlata alla percezione singolare/soggettiva del concetto di salute di chi riceve, anch’esso dipendente da molteplici e variabili fattori, individuali per ogni soggetto e/o gruppo (quello che può essere vissuto come un problema di salute da un curante che legge le analisi ematochimiche del paziente non per forza deve essere riconosciuto da quest’ultimo che non ne accusa i sintomi).&nbsp; Questo implica ancora maggiore impegno e bravura nel erogazione delle cure in quanto stimola coloro che devono erogare prestazioni ad entrare in empatia con la persona che non riconosce il problema e trovare le strategie per renderlo condiviso da entrambe le parti (per esempio tramite l’educazione e la trasmissione di conoscenza). Quando questa situazione non è possibile per motivi non modificabili, come potrebbe essere l’affezione da demenza o da una patologia psichiatrica, sta nel curante trovare e decidere quali strategie utilizzare per mantenere la stabilità nella salute del paziente, in una sorta di tutela della sua omeostasi (stato di equilibrio soggettivo/benessere). &nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 09:50:22 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690878295</link>
         <description><![CDATA[<div>A parer mio prendersi cura è rivolto a coloro che in questo momento sono impossibilitati, per un problema fisico o di salute, psico-emotivo, mancanza di conoscenze oppure per mancanza di interesse in questo momento nel prendersi cura di sé. Le motivazioni possono essere diverse ma il fine è sempre lo stesso cioè l'incapacità in questo momento di compiere determinati atti volti al star bene e continuare a star bene. In questo momento entra in gioco il curante che può essere il medico, infermiere, badante, curatore, parente, amico e così via con lo scopo di fornire sostegno e aiuto dove necessario.&nbsp;<br><br>Aver cura a parer mio è inteso come qualcosa da mettere in atto ancora prima che si debba arrivare a prendere in cura qualcuno o qualcosa. Lo vedo di più incentrato nella prevenzione e promozione della salute. Perché aspettare che il problema i presenti quando posso anticiparlo. Individuare preventivamente i possibili rischi e complicazioni e agire per tempo. Se ho cura della mia salute ora in giovane età metterò in atto diversi interventi che mi permetteranno di agire per tempo quando inizierà a presentarsi un problema.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 10:03:04 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo 6: tipi di riconoscimento nella pratica di cura</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690894429</link>
         <description><![CDATA[<div>Nei testi di lettura viene sottolineato che il tempo è un fattore determinante per il riconoscimento della malattia, e di coseguenza iniziare, come illustrato nelle immagini il fiume della salute, con la prevenzione prima di arrivare alla cura.&nbsp;<br>Nelle fasi di cura il tempo dedicato al paziente assume un ruolo di altrettanta fondamentale importanza per sviluppare una relazione di cura e capire i bisogni della persona. Per mettere in pratica tutto ciò si necessita di empatia e ascolto attivo.&nbsp;<br><br>Arianna Sargenti</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 10:23:39 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Dopo aver letto i vari testi, l’atteggiamento relazionale che sostiene la cura, lo caratterizza secondo me, il comprendere quali sono le risorse per il benessere e la qualità di vita dei soggetti.<br><br></div><div>Viene spiegato come la salute è un processo di apprendimento continuo nel quale riflettiamo su cosa genera salute, su come possiamo migliorarla, identificando le risorse per la salute.<br><br></div><div>In tutto quanto descritto sopra, a mio parere è fondamentale il contatto relazionale fra i soggetti.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 11:17:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 11:29:58 UTC</pubDate>
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         <title>Maggiori Marco</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690951849</link>
         <description><![CDATA[<div>La cura é sostenuta da un atteggiamento relazionale che presuppone diversi fattori che a dipendenza delle diverse situazioni, e dai diversi contesti, alcuni possono diventano più importanti di altri.</div><div><br></div><div>Ascolto.</div><div>Innanzitutto ascoltare l’altro, non solo per concedergli un momento di sfogo, bensì per acquisire il più possibile le informazioni necessarie a contestualizzare il beneficiario delle nostra cure.</div><div>Attraverso ascolto e l’osservazione, devo cercare di comprendere la realtà sociale, familiare, e professionale del nostro interlocutore, con lo scopo di poi di sviluppare cure personalizzate.</div><div>Attraverso l’ascolto e l’osservazione vorrei riuscire a cogliere le eventuali paure del paziente cercando durante tutta la fase di cura di agire nel rispetto delle stesse.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</div><div><br></div><div>Desiderio</div><div>attraverso un costante ascolto devo riuscire a definire qual’é il desiderio di cura del nostro interlocutore. Devo quindi relazionarmi con i miei preconcetti o pregiudizi cercando di renderli&nbsp; il più possibile ininfluenti, portando maggiormente l’attenzione verso il vero desiderio di cura del paziente.</div><div><br></div><div>Introspezione.</div><div>Un atteggiamento relazionale efficace presuppone un concetto di sincerità prima che con l’interlocutore, con noi stessi. Infatti dialogare costantemente con le proprie capacità e i propri limiti&nbsp; ci permetterà di operare sempre nei limiti del nostro raggio di competenza (determinato sia dal saper fare che dal saper essere). La relazione, credo, ne risentirà positivamente in termini di trasparenza, onestà e tranquillità.</div><div><br></div><div>Autodeterminazione</div><div>La cura dovrebbe essere una proposta, pertanto, vorrei relazionarmi al paziente nel rispetto del suo diritto all’autodeterminazione, lasciandoli costantemente la facoltà di esprimere i suoi pensieri.</div><div>L’autodeterminazione credo risulti per il paziente più sostenibile se in possesso delle giuste informazioni, pertanto sostenere la cura attraverso la relazione significa riuscire a trasferire al paziente tutte le informazioni necessarie affinché, riesca a contestualizzarsi nel proprio presente ed eventualmente, nel suo prossimo futuro.</div><div><br></div><div>Condivisione</div><div>La relazione sostiene la cura se questa é condivisa tra paziente e curante, pertanto credo sia&nbsp; fondamentale riuscire definire una giusta cura in accordo con il paziente.</div><div>Relazionare cercando di condividere un percorso terapeutico, nel quale tutti gli attori ripongono attivamente fiducia, credo, ne aumenti l’efficacia dello stesso.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 11:36:02 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690958092</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 11:43:49 UTC</pubDate>
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         <title>Qualità nella relazione di cura</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690961697</link>
         <description><![CDATA[<div>Qualsiasi gesto di cura si compie all’interno di una relazione che determina un coinvolgimento personale. La relazione ci permette di identificare il bisogno di cura dell’altro, espone ogni fragilità, limite e risorsa, ogni parte che compone la centralità della persona. La qualità di un rapporto dipende da questo concetto, dalla capacità dell’individuo di saper identificare l’altro nel suo insieme. Come si evince negli articoli “la capacità di saper cambiare i propri occhiali”, ovvero il proprio punto di vista, per scorgere ciò che non appare. Nel concetto di qualità nella relazione di cura è sbagliato pensare di approcciarsi all’essere umano con un metodo meccanicistico, dove si individua la parte “difettosa” e si tenta di aggiustarla. Il concetto di cura non definisce la malattia unicamente come un “danno” da aggiustare, ma coinvolge l’intera sfera personale dell’indiviudo, tra cui la relazione con esso. In una relazione di qualità il focus non è il risultato ma la relazione, il “cosa sto facendo”, “cosa sto comunicando”, “cosa c’è in ballo?”.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 11:47:44 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Dopo aver letto i vari testi ed essermi posta alcune domande sono  arrivata alla mia conclusione che la ragione che genera la responsabilità di cura sia insita in ognuno di noi .la cura è una pratica cioè un&#39;azione in cui prendono forma pensieri ed emozioni orientati a soddisfare i bisogni altrui , una pratica che tende a procurare il benessere dell&#39;altro e metterlo nella condizione di provvedere da sé al proprio benessere. fondamento della pratica è la relazione umana. Come viene giustamente riportato nel testo sull&#39;origine della salutogenesi bisogna considerare cosa genera salute anziché concentrarsi solo sui limiti e sulle cause di malattia. E bisogna concentrarsi sul trattamento dell&#39;uomo come individuo olistico e non come essere composto da singole parti. la responsabilità di cura è anche secondo me rispettare quello che la persona ci chiede , i suoi desideri i suoi bisogni e le sue paure, bisogna sempre considerare anche la sua famiglia , il suo luogo di vita, il suo lavoro. poiché tutte le persone nell&#39;arco della loro vita hanno sperimentato il bisogna di ricevere delle cure si può affermare che tale pratica è una necessità universale della condizione umana.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690967250</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 11:53:28 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Di quali tipi di riconoscimento necessita la pratica di cura?</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690991990</link>
         <description><![CDATA[<div>Penso che il fattore umano sia fondamentale nelle situazioni di cura, prendersi a carico una persona in maniera esaustiva e precisa richiede tempo e concentrazione.</div><div>Nella pratica quotidiana dovrebbe essere riconosciuto un giusto carico di lavoro che non discerne dall'aspetto relazionale con il paziente. Abbiamo bisogno di lucidità ed attenzione&nbsp; per entrare in empatia con la persona, capiamo la qualità e complessità della realtà solo prestando attenzione ed ascoltando.&nbsp;</div><div>Detto ciò solo lavorando su questo&nbsp; riusciremo a captare quei bisogni fondamentali su cui costruire il nostro progetto di cura.</div><div>Infine il gruppo di lavoro ha bisogno di momenti di confronto in cui possono emergere situazioni di difficoltà trovare strategie per migliorare la qualità di cura.</div><div><br></div><div><br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 12:17:23 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Remo IannarelliIn che modo l’atteggiamento relazionale sostiene la cura:innanzitutto, partiamo dal fatto che occorre definire le caratteristiche intrinseche del rapporto relazionale tra chi presta le cure in un contesto sanitario/ospedaliero, ossia l’infermiere o l’operatore sanitario, e la persona alla quale vengono rivolte tali cure, ossia il paziente o l’ospite residente in una struttura di cura.Un rapporto relazionale, come regola generale, presuppone necessariamente l’interazione umana tra due soggetti, in quanto non vi può essere rapporto tra più persone senza un modello di approccio valido che consenta l’instaurarsi dello stesso. Il rapporto in quanto tale è relazionale in quanto se viene meno la componente umana, viene meno il principio della finalità delle cure nella sua dimensione umana. L’infermiere, come persona formata alle prestazioni di cura, pratica atti di cura finalizzati sulla cognizione del paziente nella sua integrità (come indicato nell’art. quotidianosanità it). “La visione separatrice e riduttiva degli esseri viventi ha consegnato ai tencnocrati il potere della conoscenza, alimentando la frammentazione e il conflitto tra le discipline”.Non si può dimenticare che la presa a carico di un paziente consiste nella visione olistica della sua persona e non solo un’analisi delle sue patologie. Se pensiamo agli ospiti Alzheimer in casa anziani: con una malattia neurodegenerativa che implica una progressiva mutazione (e spesso peggioramento) delle condizioni dell’ospite questo processo richiede lo stesso adattamento relazionale da parte del curante. La relazione è forzatamente dinamica in quanto si deve adattare alle mutevoli condizioni di interazione tra individui. Adottando appositi modelli relazionali come la Validation, ad esempio, che sono variabili. In base allo stadio della malattia, si adottano modalità relazionali adeguate e tecniche di comunicazione in funzione dello stato cognitivo del paziente.La complessità dell’atteggiamento delle cure deriva dunque da molti fattori interdipendenti tra loro, mettendo in gioco le teorie infermieristiche, nel lato pratico scontrandosi con l’individuo unico, che è “soggetto a infinite molteplicità di influenze fisiche, chimiche, biologiche e psichiche”  ma soprattutto dal suo IO. Nel caso pratico in cui ho avuto modo di seguire formazioni mirate e preziose esperienze in prima persona, posso confermare che in determinate circostanze di cura il rapporto interrelazione tra prestatore delle cure e ospite è garantito dalla modalità relazionale più adeguata a quella particolare situazione. Pensando agli ospiti anziani afflitti da patologie neuro generative, ad es. Alzheimer, la modalità di approccio relazionale che garantisce il rapporto di cura più adeguato è quella basata sulla Validation. Nell’essere autentico e vivere il momento dell’assistito, questo contribuisce al suo benessere e migliora la qualità di vita dell’assistito. (come descritto dalla salute genesi) e delle cure prestate.Questo principio è valido in quanto è vero il suo opposto, in quanto più si abbassa la qualità delle cure, tanto più si abbassa il benessere dell’ospite.In conclusione, le cure prestate devono sempre considerare la visione olistica delle cure finalizzate alla relazione volta a garantire il maggior benessere possibile dell’assistito, in quanto egli va considerato come persona nella sua globalità, e non come un insieme di patologie in quanto tali, ma anche legate all’età. </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1690993199</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 12:18:24 UTC</pubDate>
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         <title>Quale scopo o direzione muove la pratica di cura, secondo te?</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1691020195</link>
         <description><![CDATA[<div>A parer mio la pratica di cura è indirizzata nel promuovere la salute, educare in termini terapeutici e curare nell’effettivo una persona che ha una condizione patologica fisica/psichica e quindi che necessità un miglioramento in termini di qualità di vita.<br>Ad esempio; se una persona/paziente, presenta un rischio di cadute elevato, la pratica di cura sarà indirizzata nell’evitare tale rischio con delle strategie di promozione della salute, un educazione terapeutica (insegnare ad evitare rischi/ostacoli ambientali, sensibilizzarla sui possibili rischi di una caduta ecc…).<br>E se infine tale persona dovesse cadere, nonostante tali azioni, la pratica di cura sarà indirizzata nel curare le conseguenze di tale manifestazioni (es: possibili traumi fisici/psichici) con conseguente rielaborazione di strategie che andranno a ridurre tali episodi di caduta.<br>Con tale esempio voglio cercare di spiegare che la pratica di cura varia a dipendenza dello scopo (in questo caso l’evitare le cadute), della persona che abbiamo davanti (età, cultura, bisogni e risorse) e che viene indirizzata verso il miglioramento dello stato di salute e della qualità di vita.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 12:39:28 UTC</pubDate>
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         <title>Lo scopo o direzione che muove la pratica di cura secondo me è l&#39;identificare le risorse, le condizioni ed i fattori che conducono alla salute e non focalizzarsi sui limiti o cause della malattia.                                                                    La prevenzione e promozione della salute, come la tutela e l&#39;educazione sono elementi fondamentali per garantire la stessa.</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 12:57:37 UTC</pubDate>
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         <title>Innanzitutto, bisogna chiarire la parola “cura”, la quale prende un ampio significato. Nel dizionario Treccani cura significa “interessamento solerte e premuroso per qualcuno o per qualcosa”. Quindi curare si può interpretare come un impegno costante verso qualcuno o qualcosa. In quanto infermiera, intendo la cura come un impegno verso qualcuno che ha bisogno di aiuto e di assistenza, in quanto non è in grado di provvedere in autonomia ai propri bisogni. Va da sé che per attuare un processo di cura, avrò bisogno di mezzi terapeutici adeguati in collaborazione con altre figure sanitarie professionali (medico, fisioterapista, ergoterapista, psicologo, dietista, ecc).Tutto questo insieme di azioni mirano a precise finalità per assistere al meglio i pazienti e dare loro dei benefici. Inizialmente lo scopo di cura è quello precedentemente descritto: l’aiutare. Successivamente, se le condizioni del paziente lo permettono, la cura cambia aspetto, diventando una cura educativa, dove si cerca di mettere il paziente nelle condizioni di imparare a provvedere da sé ai propri bisogni. Oltre alla cura della parte fisica, corporea, c’è anche la cura della parte cognitiva e di quella emozionale. Tutto questo insieme di cure richiedono parecchio tempo, implicano una relazione profonda tra chi dona e chi riceve le cure. Questo rende l’aspetto del curare molto umano, fatto di emozioni e sensazioni. Come scrive Luigina Mortari nell’estratto che abbiamo letto, “se la cura, pur essendo una pratica ontologicamente fondamentale, non trova riconoscimento simbolico. …. La cura può essere agita in contesti pubblici o privati”. Nell’ambito privato basti pensare alla cura dei bambini, o delle persone che necessitano di assistenza all’interno della famiglia. La cura privata viene spesso riconosciuta con un riconoscimento simbolico (ad esempio l’affetto dei propri figli e dei propri cari). Non bisogna però dimenticare che spesso la cura privata è sovraccaricata da tutte le condizioni del singolo individuo (lavoro, accudimento della casa, e tutto ciò che ruota attorno alla sfera famigliare). La cura pubblica viene riconosciuta invece attraverso la retribuzione, in quanto rientra nell’ambito del mercato del lavoro. Riepilogando, dopo aver riflettuto in seguito alla lettura, credo che la motivazione del singolo individuo che presta la cura sia alla base per muovere la pratica di cura. La mia esperienza mi porta a dire che la presa a carico ed il curare siano molto difficili. Bisogna entrare in contatto con le altre persone, con le loro emozioni e con le proprie emozioni. Si investono energie fisiche e cognitive, si creano emozioni che non facilitano il rapporto di cura. A volte si possono creare emozioni che non favoriscono un rapporto terapeutico. Personalmente considero l’atto del curare di grande valore etico e morale.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 13:47:34 UTC</pubDate>
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         <title> </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giorgio_tarabra/lezione1/wish/1691222814</link>
         <description><![CDATA[<div>Non esiste cura se non c'è relazione.<br>Perché ci sia uno scambio tra chi offre la cura e chi la riceve, è importante, che comunichino e interagiscano.<br>La Mortari nel libro, La pratica dell' avere cura, definisce bene che :"chi ha cura si trova a dover impiegare energie fisiche, emotive, cognitive e relazionali...<br>esercitando le qualità distintive dell'essere umano, linguaggio, pensiero ed emozioni che consentano di empatizzare e comprendere i reali bisogni dell'altro ...."considerandolo in tutte le sue sfere bio psico socio spirituale.<br>Trovo che la relazione rappresenti quell'elemento costitutivo e imprescindibile nella pratica infermieristica e costituisca un requisito fondamentale perché una buona cura possa realizzarsi pienamente e autenticamente.<br>E' necessario da parte nostra un atteggiamento responsabile verso l'altro, focalizzando l'attenzione sull'esperienza vissuta dal paziente come persona per poter rispondere in modo esaustivo ai suo bisogni.<br><br></div><div><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 14:25:11 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Prendersi a carico e a 360 gradi una persona richiede il tempo. Questo aspetto è fondamentale per poter relazionare, ascoltare, capire ed agire in maniera professionale e personalizzata.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Mounira Dhahri</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-23 14:36:43 UTC</pubDate>
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         <title>Marco Agostinelli</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2021-08-23 15:37:01 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <pubDate>2021-08-23 20:12:39 UTC</pubDate>
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         <title>Per quanto riguarda la mia esperienza di infermiera a domicilio la pratica di cura deve mirare a migliorare e mantenere una buona qualità di vita per l&#39;utente e i caregivers, non perdendo mi di vista ciò che desidera l&#39;utente e i caregivers. Non dobbiamo mai sostituirci a loro e pensare che ciò che per noi è giusto per loro sia realmente la cosa giusta per loro. A mio parere bisogna avere una visione olistica e saper lavora e coordinare la rete. </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Riuscire a mettere da parte i nostri pregiudizi ed entrare in contatto con gli utenti. Bisogna riuscire a riconoscere i bisogni reali dell'utente e del suo sistema famiglia, valutando l'ambiente in cui vive, il suo stato sociale, l'istruzione, ecc... Valutare i rischi e i bisogni attraverso la prevenzione, l'educazione, ecc.. La pratica di cura è molto difficile e richiede il consumo di energia sia fisiche, psichiche e cognitive. Il rapporto di fiducia che si instaura con l'utente e i suoi famigliari/caregivers è molto importante per poter mettere in atto una buona pratica di cura. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-08-31 09:23:19 UTC</pubDate>
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