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      <title>RIEPILOGO ARGOMENTI FILOSOFIA 4 b  by Salvatore Improta</title>
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      <description>realizzato con sofferenza</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-09-16 07:42:48 UTC</pubDate>
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         <title>sintesi di aristotele per la 4 b</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-09-16 07:45:29 UTC</pubDate>
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         <title>elena i.</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>l'amicizia secondo aristotele</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-16 07:46:22 UTC</pubDate>
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         <title>spiegazione video aristotele</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>capasso</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-16 07:51:50 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-09-16 08:55:24 UTC</pubDate>
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         <title>1 la metafisica</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Aristotele ha distinto le scienze in tre grandi settori:</div><div>1a)scienze teoretiche che ricercano il sapere per se medesimo</div><div>2b)scienze pratiche che ricercano il sapere per raggiungere attraverso esso la perfezione morale</div><div>3c)scienze poietiche o produttive vale a dire scienze che ricercano il sapere in vista del fare cioè allo scopo di produrre determinati oggetti.</div><div>Le più alte per dignità e valore sono le prime: </div><div>1a)metafisica, fisica (in cui è inclusa anche la psicologia) e matematica.</div><div>Ma a che serve studiare questa metafisica?</div><div>Aristotele non usa il termine metafisica ma  parla di FILOSOFIA PRIMA O TEOLOGIA   perché la filosofia seconda  sarebbe la fisica. Ma Andronico da  Rodi nel sistemare i libri di Aristotele chiamò  METAFISICA tutti i libri che parlavano di argomenti che trattavano  del mondo metaempirico cioè al di là della realtà fisica---o --- empirica. Da allora in poi (1 secolo A.C.) si chiamò metafisica quella scienza che trattava di argomenti che Aristotele  elencò in 4 definizioni: cioè la metafisica indaga su:</div><div>a<strong>)le cause e i principi supremi &gt;le 4 cause</strong></div><div>b<strong>)l'essere in quanto essere &gt; le 10 categorie</strong></div><div><strong>c)la sostanza</strong></div><div><strong>d) Dio e la sostanza soprasensibile</strong></div><div><br></div><div>analizziamo la prima : La metafisica come scienza delle CAUSE a quali domande risponde?</div><div><br></div><div>La metafisica  risponde non ai bisogni materiali ma spirituali, cioè il puro bisogno di conoscere  il vero, di sapere il perchè ultimo della realtà, di rispondere ai "perché". Infatti Aristotele osservando il mondo nota che è costituito da una grande varietà di enti, accumunati dal fatto  di possedere l'essere, cioè che esistono. Allora si pone la domanda ontologica : che cos'è l'essere dell'ente ?  <br>Ecco perchè la regina delle scienze è la metafisica perchè  risponde a queste domande:<br>1)Che cosa sono?<br>2)Di che materia sono fatte?<br>3)Quale causa le ha generate? <br>4)A che scopo tendono?</div><div>Cioè le cause e i principi supremi.</div><div> Cioè Aristotele vuole capire qual'è il principio e quali sono le condizioni per cui una cosa è così e non in un altro modo.</div><div>Aristotele ne elenca 4:</div><div>1) causa formale</div><div>2)causa materiale</div><div>3)causa efficiente</div><div>4)causa finale </div><div>Cioè quali sono i principi (fondamenti) e quali sono le cause (condizioni) per cui esiste una cosa.</div><div><em>Per esempio l'uomo: la sua causa formale è l'anima; quella materiale: è fatto di carne e ossa (di che materia è fatto?); quella efficiente (perchè mai è nato? chi lo ha generato? perchè  cresce? ) causa efficiente &gt; il padre e la madre. ma perchè esiste, quale  è il fine - lo scopo? Causa finale.</em></div><div><em> </em></div><div>LA METAFISICA COME SCIENZA CHE STUDIA L'ESSERE IN QUANTO ESSERE</div><div>La metafisica come scienza che studia l'essere in quanto essere (ontologia) non può avere, per Aristotele, un solo significato. E'  necessario introdurre una riforma nel campo dell'ontologia, disciplina fondata da Parmenide (L'ESSERE E' E NON PUO' NON ESSERE. IL NON ESSERE NON E' E NON PUO' ESSERE)  e che Platone aveva cercato di superare parlando del mondo delle idee e del mondo  delle cose sensibili. Questa riforma  per Aristotele  è fondamentale perchè quando si parla dell'essere non si deve intendere un solo significato ma piuttosto un significato  PLURIVOCO  ossia che ha molteplici significati.Cioè  Aristotele studiando l'essere in quanto essere vuole rispondere alla domanda che cos'è questa cosa qui? (TODE TI?)</div><div>Cioè Aristotele vuole fare un catalogo di tutto ciò che esiste per definire che cos'è quella cosa.</div><div>Il che cos'è una cosa per Aristotele significa  dire che quella cosa o è<strong><em> sostanza</em></strong> o è affezione della sostanza o attività della sostanza.</div><div>Dunque attraverso la metafisica  posso studiare l’essere in quanto essere  e i suoi significati supremi, cioè in quanti modi posso esaminare L'ESSERE</div><div>In quattro modi:</div><div>● l'essere come categorie  cioè come essere per sé</div><div>● l’essere come atto e potenza</div><div>●l’essere come accidente </div><div>●l’essere come vero</div><div><br></div><div>QuindI se io vado in classe e voglio fare un catalogo di tutto ciò che esiste In questa classe, osservo che esistono diverse realtà (sensibili e intellegibili): alunni, banchi, sedie, penne, libri, .....ma esistono anche pensieri, sentimenti,  suoni, colori .....esiste il lunedi....esiste la storia ...la matematica.  Essi sono enti. Tutto ciò che esiste si chiama ENTE.</div><div>Ora come posso mettere nella stessa categorie ossia nello stesso genere cose così diverse?</div><div>L'ente lunedi ha lo stesso significato dell'ente banco? Forse che la parola ESISTE ha lo stesso significato quando diciamo: esiste il lunedi ...esiste il banco.....esiste il sentimento di noia?Che significa? Che non tutti gli enti che esistono hanno lo stesso significato e valore?</div><div>Cioè per Aristotele l'essere è ogni realtà, sia sensibile che intellegibile, (sia cose che idee) ma non tutti hanno lo stesso significato. Cioè di ogni essere che esiste si può predicare in modo PLURIVOCO Se vogliamo che il nostro catalogo sia il più possibile conforme alla realtà dobbiamo raggruppare i diversi enti in diversi generi</div><div>Ecco le CATEGORIE.</div><div>Perché di ciascuno di questi generi predichiamo l'essere ma dandogli un significato diverso IN QUANTO radicalmente diverse tra di loro, quindi anche i significati del verbo essere sono diverse tra di loro.</div><div>Volendo fare un elenco dei più generali di tipi di enti e di significati abbiamo le 10 CATEGORIE:<br>1) Sostanza<br><br></div><div>2) Qualità<br><br></div><div>3) Quantità<br><br></div><div>4) Relazione<br><br></div><div>5) Azione o agire<br><br></div><div>6) Passione o patire<br><br></div><div>7) Dove o luogo<br><br></div><div>8) Quando o tempo<br><br></div><div>9) Avere<br><br></div><div>10) Giacere<br><br></div><div>È bene ribadire ancora una volta, trattando la questione delle categorie, che per lo Stagirita c’è assoluta corrispondenza tra il piano del pensiero (aspetto <em>logico-linguistico</em>) e quello della realtà (aspetto <em>ontologico</em>). Sotto l’aspetto <em>ontologico, </em>infatti, le categorie sono i “generi” supremi o le originarie “divisioni dell’essere”, mentre sotto l’a­spetto <em>logico-linguistico, </em>sono le classi (ovvero i “predicati”) in cui rientrano tutti i termini possibili che usiamo nelle proposizioni.<br><br></div><div>Un esempio esplicativo. Vediamo un possibile esempio in cui vengono usate tutte e dieci le categorie: Tizio è un uomo (sostanza) di bell’aspetto (qualità) alto un metro e ottanta (quantità) che sta scrivendo (azione) e sta prendendo il sole (passione) vicino a Gaio (relazio­ne) sulla spiaggia (dove) oggi (quando) e porta un cap­pello (avere) e sta seduto (giacere).<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-16 08:55:44 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-09-16 08:55:57 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ETICA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Etica e politica sono scienze pratiche: esse sono infatti finalizzate a individuare il bene, affinché i singoli uomini e gli Stati agiscano in modo giusto. Occupandosi del mutevole mondo umano, esse offrono un sapere meno certo, ma non meno importante, delle scienze teoretiche. La riflessione etica di Aristotele parte dal problema della felicità: tutti gli uomini la considerano il bene supremo, ma ognuno la intende a modo suo. Occorrerà, dunque, stabilire, in primo luogo, in cosa consista veramente la felicità. Ora, poiché la felicità consiste nel realizzare al meglio il proprio compito (il musicista, per esempio, è felice quando compone una bella musica, il medico quando guarisce l'ammalato), la felicità dell'uomo consisterà nel vivere secondo <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ragione_(Enciclopedia_dei_ragazzi)/">ragione</a>, giacché è la ragione che lo distingue da tutti gli altri esseri viventi.<br><br></div><div>Le virtù consisteranno, dunque, nell'uso della ragione, sia per esprimerne al meglio le potenzialità (virtù intellettuali) sia per controllare gli istinti e le passioni (virtù etiche, dal greco <em>éthos</em> "comportamento"). Queste ultime consistono nello scegliere il giusto mezzo tra due eccessi opposti, come il coraggio tra la viltà e la temerarietà o la generosità tra l'avarizia e la prodigalità. Tutte le virtù etiche, sottolinea Aristotele, sono "abiti", cioè disposizioni ad agire in modo equilibrato che si rafforzano tramite l'esercizio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-16 08:56:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-09-16 08:56:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-09-16 08:56:57 UTC</pubDate>
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         <title> appunti ad uso degli studenti della 4 b MIRANDA.(studiare per la verifica orale di giovedi)</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/188133303</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br>Lo scopo di ARISTOTELE    <br>Aristotele  vuole indagare su tutta la realtà e scoprire se  ESISTE UNA CORRISPONDENZA  TRA IL SAPERE E LA REALTA' DELLE COSE. </div><div>Cioè quello che vediamo o osserviamo o sperimentiamo o pensiamo ....corrisponde all'essenza della cosa ? Se io dico questo è un cavallo, è davvero un cavallo? Esiste? Ha l'essere di cavallo? Se io dico questo è amore....l'amore ha l'essere? esiste? Se io dico questo giorno è lunedi, esiste il lunedi? Ha l'essere? Cioè in definitiva qual'è l'essere dell'ente? L'essenza dell'esistenza  dovesi trova? <em><br>Molti hanno in mente la Scuola d'Atene di </em><a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Raffa%C3%A8llo+S%C3%A0nzio.html"><em>Raffaello</em></a><em> nelle Stanze Vaticane: </em><a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Plat%C3%B3ne+%28filosofo%29.html">Platone</a> i<em>ndica il cielo, Aristotele addita la Terra. La presentazione dei due grandi filosofi è giusta: gioverà chiarire in che senso. Per venti anni Aristotele rimase al fianco di Platone che, fondata l'</em><a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Accad%C3%A8mia+Plat%C3%B2nica.html">Accademia</a><em>, vi insegnava coadiuvato da assistenti, il più celebre dei quali fu appunto lo stesso Aristotele. Non c'è argomento trattato dal maestro che Aristotele non abbia ripreso e approfondito. Di Platone è nota soprattutto la concezione che la vera realtà non sia questo mondo sensibile nel quale ora si vive, ma un altro mondo, un mondo ideale a cui si deve tendere, staccandosi dagli interessi terreni. Esso è il mondo delle idee dove trovare l’essenza della realtà e fondarvi  la morale, la politica, l’universo.  ARISTOTELE si distaccherà dal maestro perché per lui la ricerca filosofica deve essere  disinteressata, perché deve indagare su tutta la realtà conosciuta, in tutti i suoi aspetti ma senza uno scopo preciso in quanto già la ricerca in se è la causa e l’origine della FILOSOFIA.   (leggi Aristotele, Prottrettico<br></em>Per Aristotele bisogna ricercare l’essenza delle cose ma non nel mondo delle idee perché l’essenza delle cose  sta nelle cose (IMMANENZA NON TRASCENDENZA). Ecco perché ha il dito puntato  verso la terra.<br><br></div><div> <em>Aristotele concepisce la filosofia non tanto come un esercizio di sapienza, bensì un’attività scientifica articolata in un sistema di discipline distinte, e mirante ad abbracciare tutti gli aspetti della realtà. Essa non serve a trasformare il mondo, ma soltanto a comprenderne l’ordine e a giustificarlo così com’è.  Dunque il sapere  è inteso come la conoscenza delle cause e i principi. <br></em><br></div><div>Aristotele distingue tre gruppi di scienze: <br><br></div><div>●le scienze teoretiche, che sono la metafisica, la fisica e la matematica, che studiano il <em>necessario </em>(ciò che non può essere diverso da così com’è) e hanno come scopo la conoscenza disinteressata della realtà;<br><br></div><div> ●le scienze pratiche, che sono l’etica e la politica, che studiano <em>il possibile</em> (ciò che può essere diverso da così com’è: hanno come scopo l’illuminazione dell’agire) e indagano nell’ambito dell’agire individuale e collettivo; <br><br></div><div>●le scienze poietiche, che sono le arti belle e le tecniche, che hanno per oggetto sempre il <em>possibile</em> e che studiano l’ambito della produzione d’opere o della manipolazione d’oggetti.<br><br></div><div>Aristotele afferma che è necessario studiare il mondo così com’è e mettere ordine  facendo dei cataloghi del sapere perché nota che il mondo è costituito da una grande varietà di enti, cose che esistono,  (alberi, fiori, persone, animali,....ma anche pensieri, colori, suoni, sentimenti...) accumunati dal fatto che tutti possiedono l'essere, cioè che esistono. Allora si pone una domanda ontologica</div><div>MA CHE COS’è L’ESSERE ?<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-16 08:57:20 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;anima per Aristotele </title>
         <author>federicaguarino00</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/193807798</link>
         <description><![CDATA[<div>Aristotele divide i corpi terrestri in due categorie: privi di vita e viventi. Gli interessano soprattutto i secondi, perché sono i più complessi. Come molti antichi, egli interpreta la natura esistente attraverso un modello biomorfico: spiega il non vivente per mezzo di concetti maturati grazie all’analisi dei viventi. Gli esseri viventi e non viventi sono costituiti dagli stessi elementi, i primi però hanno una forma diversa: l’anima. Ma che cos’è l’anima? Aristotele lo spiega nel De Anima, introduzione alle sue opere di biologia. Definisce l’anima come «La forma di un corpo naturale che ha la vita in potenza» o come «l’atto primo di un corpo naturale dotato di organi», dove “atto primo” indica il principio di ogni attività vivente. L’anima non è più un essere indipendente dal corpo ed imprigionato in esso come in una prigione o in una tomba. L’anima è, per Aristotele, la struttura stessa del corpo e dirige il funzionamento dei suoi organi per mantenerlo in vita. Quando l’anima lascia il corpo, questo diventa un cadavere senza vita.  Le funzioni dell’anima sono, per Aristotele, tre: vegetativa, sensitiva ed intellettiva. L’anima vegetativa governa le attività più elementari: la nutrizione e la riproduzione, ad esempio nelle piante; l’anima sensitiva, tipica degli animali, comprende le funzioni di quella vegetativa ed è arricchita dalla sensibilità e dal movimento. Infine gli uomini possiedono l’anima intellettiva, perché sono dotati dal pensiero e dalla volontà.<br>L’anima intellettiva è superiore a quella vegetativa e sensitiva e svolge anche le loro funzioni inferiori. Per Aristotele l’anima è unitaria. Nel De Anima il filosofo afferma che la sensibilità è la capacità di provare percezioni attraverso i sensi. Percezione significa, per l’organo di senso, assumere la forma sensibile di un oggetto.<br>La percezione è un passaggio dalla potenza all’atto sia dell’organo che percepisce sia dell’oggetto che è percepito in atto. Negli organi si forma un’immagine dell’oggetto chiamata phàntasma, conservata nella memoria e riprodotta dall’immaginazione (phantasìa).<br>Aristotele analizza il pensiero: come si formano i concetti? Grazie all’intelletto (nous) che è superiore ai sensi e coglie, nel phàntasma sensibile, la forma intelligibile degli oggetti, cioè la loro essenza. Non c’è dunque conoscenza senza esperienza sensibile. Una rivoluzione rispetto al mondo delle idee di Platone. Aristotele mantiene però, attraverso i concetti, l’esigenza platonica di andare oltre l’esperienza sensibile.<br>Perché questo avvenga, sono necessarie due condizioni: un principio che faccia passare all’atto la forma intelligibile e un altro che apprenda tale forma. Questi principi vengono chiamati dal filosofo intelletto attivo e passivo.<br>Il primo deve essere già in atto e quindi è privo di potenza. Il secondo invece è prima in potenza, cioè vuoto ( per esempio come una tavoletta di cera sulla quale non sono ancora stati fatti dei segni, la cosiddetta tabula rasa) e poi passa all’atto.<br>Secondo Aristotele dalla sensibilità e dall’intelletto dipendono i desideri o le tendenze: dalla prima quelle sensibili, o appetiti, e dalla seconda quelle razionali, o volontà. Per lui, la conoscenza si desidera solo quando prima si conosce un oggetto come buono, per i sensi o per l’intelletto. Il movimento, infine, avviene quando un oggetto, conosciuto come buono, attrae a sé l’anima suscitando in essa il desiderio. Quindi l’oggetto del desiderio, anche se immobile, può muovere  l’anima.<br>FEDERICA GUARINO<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 12:17:34 UTC</pubDate>
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         <title>Conoscenza intellettiva e sensibile </title>
         <author>rosa_lettiero00</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/193811738</link>
         <description><![CDATA[<div>ROSA LETTIERO IV 4</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 12:27:51 UTC</pubDate>
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         <title>-ALESSIA MAZZARA EDUCAZIONE PER ARISTOTELE.         La riflessione sull&#39;educazione viene considerata da Aristotele un sapere pratico più che una scienza. Per questo motivo egli ritiene che la ricerca pedagogica debba avvenire attraverso la consultazione di opere in cui il tema dell&#39;educazione non venga esplicitamente affrontato. Come Platone anche Aristotele affronta il quello educativo come tema tipico della polis, sebbene questa sia in un&#39;evidente crisi.Egli si occupa del rapporto educativo attraverso l&#39;esame delle condizioni reali in cui questo si realizza, più che come dovrebbe realizzarsi (come invece faceva platone).Nella concezione aristotelica della natura e della realtà&#39; sono gia presenti alcuni capisaldi della moderna teoria dell’educazione: ogni educando è unico e va considerato nella sua integrità psicofisica, al fine di promuovere qualcosa già presente in lui.-Aristotele afferma che il compito dell&#39;educazione è “CONDURRE L&#39;UOMO ALLA VIRTU”.EDUCAZIONE, ETICA E POLITICAIl raggiungimento delle virtù etiche per Aristotele è possibile solo se si è in grado di assumere delle abitudini di comportamento che consentano di trovare un giusto mezzo. Nella Politica Aristotole sottolinea che spetta all&#39;educazione porre le condizioni per riconoscere il giusto mezzo: questo compito però deve partire dallo stato.Dunque per Aristotele (come per Platone) l&#39;educazione è un momento imprescendibile per la vita politica.Tuttavia lo stato deve promuovere l&#39;educazione nel rispetto delle proprie condizioni e culture; quindi esistono tante culture quanti sono i sistemi statali.Tutte le forme di educazione sono comunque accumunate dal fatto di mettere l&#39;uomo in condizione di raggiungere la propria virtù e, per Aristotelel&#39;uomo si realizza pienamente quando vive secondo cio&#39; che gli è proprio (ovvero, vive secondo ragione).In questo modo si raggiunge la sapienza. Il filosofo per Aristotele non deve più guidare la polis ma è la polis a dover porre le premesse affinche lui possa esercitare la propria virtù.Aristotele inoltre negli scritti di etica e politica, istituisce uno stretto legame tra educazione e felicità. Nell’Etica Nicomachea il filosofo indica il bene dell’uomo nella felicità.  Tutti gli uomini tendono alla felicità, ma non sono concordi nell’indicare in cosa consista. Essa però non può identificarsi con il piacere dei sensi perché ciò circoscriverebbe ad un’unica dimensione la vita personale, né nell’onore tributato nella vita pubblica, perché dipende da altri ed è un bene derivato (è cioè il riconoscimento delle proprie virtù), né infine nella ricchezza che è un semplice mezzo per conseguirla. La felicità è invece nella realizzazione della propria più intima natura, la quale, in base a quanto visto nella psicologia, consiste nello sviluppo e nell’esercizio della ragione.Aristotele condivide, come si vede, l’idea fondamentale dell’antropologia socratica che l’uomo è la sua ragione, una vita felice è dunque una vita che realizza la naturale tendenza umana alla conoscenza –«tutti gli uomini, per natura, amano la conoscenza» scrive nel libro I della Metafisica –e alla prassi razionale o saggezza (phrónesis).IL FINE DELL’EDUCAZIONE È?Il fine dell’educazione è quindi il bene dell’uomo nelle due direzioni dianoetica (cioè intellettuale, relativa alla capacità di pensiero) e pratica (cioè relativa all’azione e al comportamento giusto). L’educazione al pensiero (dianoia) è propria della cura di sé, attraverso la quale coloro che dispongono di tempo libero (scholé) e non devono servire – non essendo né schiavi, né stranieri, né donne, ma cittadini liberi – possono impiegarlo al servizio di se stessi (scholé, da cui “scuola”, significa infatti “tempo libero”). L’educazione alla saggezza, o comportamento razionale (phronesis) copre, invece, tutti gli ambiti della vita personale e si esprime non in rapporto a valori assoluti, ma all’adeguatezza della condotta nelle molteplici situazioni concrete dell’esistenza.</title>
         <author>alessiamazzara0</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 12:45:11 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;anima per Aristotele</title>
         <author>beatricedesimone01</author>
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         <description><![CDATA[<div>BEATRICE DE SIMONE&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 13:19:33 UTC</pubDate>
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         <title>LA METAFISICA </title>
         <author>costanzo_martina00</author>
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         <description><![CDATA[<div>-Martina Costanzo<br>Aristotele chiamava la <strong>metafisica</strong> “filosofia prima”, non metafisica: questo nome gli fu infatti dato da Andronico di Rodi, che riordinò le opere di Aristotele su questo argomento “dopo le opere di fisica”. Nel seguito, però, il termine <strong>“metafisica”</strong> è rimasto -anche perché molto appropriato- ad indicare ciò che Aristotele chiamava “filosofia prima”.</div><div>Secondo Aristotele: “<em>la metafisica studia le cause ed i principi primi, studia l’essere in quanto essere, studia la sostanza, studia Dio e la sostanza immobile</em>”.</div><div>Tra queste, la definizione più importante è forse la seconda: la <strong>metafisica aristotelica</strong> studia l’essere in quanto essere. Questa definizione significa che la metafisica non studia una particolare qualità dell’essere, ma la realtà tutta: tutto l’essere ed ogni essere a prescindere dai suoi attributi.</div><div>Tutte le altre scienze ne studiano invece solo una parte. Esse sono infatti “filosofie seconde”, subordinate rispetto alla “filosofia prima”, che è il presupposto indispensabile di ogni ricerca.</div><div><strong>L’ESSERE E LA SOSTANZA:</strong></div><div>La prima domanda che si pone la metafisica è: che cos’è l’essere?<br> Per Aristotele l’essere non ha un’unica forma, ma ha una molteplicità di aspetti e significati. L’essere si manifesta dunque in molti modi.</div><div>Secondo Aristotele gli innumerevoli modi in cui l’essere può manifestarsi possono essere raggruppati in 4 gruppi:<br> 1) L’ESSERE COME ACCIDENTE;</div><div>2) L’ESSERE COME CATEGORIE;</div><div>3) L’ESSERE COME VERO;</div><div>4) L’ESSERE COME ATTO E POTENZA.</div><div>Occupiamoci prima del secondo punto.<br> Le categorie non sono altro che quelle caratteristiche fondamentali che ogni essere deve avere. Sono la sostanza, la qualità, la quantità, la relazione, l’agire, il subire, il dove e il quando, l’avere (cioè il suo stato) e il giacere (cioè il suo essere in una certa condizione).<br> Sono i modi fondamentali in cui la realtà si presenta, i predicati fondamentali dell’essere. Il più importante tra questi predicati è la sostanza, perché le altre la presuppongono: l’essere dunque essere per poter avere delle qualità. La sostanza è dunque il punto di riferimento di tutte le altre categorie.<br> Questo spiega come l’essere non sia né univoco, ma nemmeno equivoco o omonimo.<br> In altre parole non è né completamente unico né completamente diverso, perché tutti i suoi attributi si riferiscono alla sostanza dell’essere.<br> La sostanza è quindi la “via di mezzo” tra l’essere e le categorie.</div><div>Ma se l’essere si identifica con le categorie, e queste poggiano sulla sostanza, che cos’è la sostanza? Non è semplice rispondere a questa domanda.<br> L’oggetto della metafisica è proprio questo. <br> Tutte le altre scienze studiano una determina cosa spogliandola da tutte quelle qualità non attinenti. Allo stesso modo la metafisica deve studiare l’essere non con i suoi attributi (o categorie), ma la sua sostanza: il suo essere in quanto è.</div><div>Per far questo occorre tener presente il “principio di non contraddizione”, che si basa su due precetti:<br> 1) Non si può affermare e negare nello stesso tempo uno stesso predicato intorno ad uno stesso soggetto;<br> 2) E’ impossibile che la stessa cosa sia e non sia. <br> Questo vuol dire che ogni soggetto ha una sua determinata natura che è necessaria (cioè non può essere diversa). Questa NATURA NECESSARIA altro non è che la sostanza.<br>La sostanza è dunque l’essere dell’essere, il suo significato fondamentale.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 13:21:13 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giovanniliotti2000</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 13:43:27 UTC</pubDate>
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         <title>La felicità secondo Aristotele</title>
         <author>anna_paola</author>
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         <description><![CDATA[<div>"La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi...se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce"&nbsp;<br>-Albus Silente, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban.<br><br>I fini delle attività umane sono molteplici, e alcuni di essi sono desiderati soltanto in vista di fini superiori: ad esempio, la ricchezza o la buona salute si desiderano per la soddisfazione e i piaceri che possono dare. Ma ci deve essere un fine supremo, un fine desiderato per se stesso, e non già in quanto condizione o mezzo di un fine ulteriore. E se gli altri fini sono beni, questo fine sarà il bene sommo, quello dal quale tutti gli altri dipendono.&nbsp; Secondo Aristotele questo fine è la felicità. (EUDEMONIA)<br><br></div><div>Il compito proprio dell’uomo non è la vita vegetativa , né la vita dei sensi, ma solo la vita della ragione.<br><br></div><div>L’uomo dunque sarà felice solo se vivrà secondo ragione: in ciò consiste la virtù umana.<br><br></div><div>L’indagine della felicità diventa quindi, in Aristotele, indagine sulla virtù.<br><br></div><div>&nbsp;Anna Paola Barra</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 14:11:50 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ARTE PER ARISTOTELE   -Capasso Laura      Aristotele rivaluta l&#39;arte (ed in particolare la tragedia). Per lui l&#39;arte è l’imitazione della natura secondo verosimiglianza: non ci dice cosa ha fatto quella determinata persona in quel frangente , ma cosa farebbe qualsiasi persona in quel caso . Ci presenta non il vero ma il verosimile: questo per Aristotele è un elemento che conferisce un valore particolare. La tragedia ha quindi una valenza filosofica perchè mi mette di fronte a casi universali, ovvero li imita. La valutazione della tragedia da parte di Aristotele è antitetica rispetto a Platone anche sul piano etico : Platone diceva che stimolava alle passioni e che quindi andava abolita , Aristotele prende in considerazione due concetti per comprendere il fatto artistico: Mimesi e Catarsi.Catarsi è una parola che deriva dalla medicina , suo padre era medico , e risente del suo interesse biologico : significa &quot;purga&quot; e più in generale &quot;purificazione&quot; : è il meccanismo con cui ci si purifica dalle sostanze dannose: chiaramente è una metafora. Infatti, la catarsi è la liberazione in senso morale e fisiologico delle passioni. Questo processo consente all&#39;uomo di vivere meglio le passioni negative.Invece, la mimesi è l’immedesimarsi dello spettatore nella vicenda che si sta svolgendo.</title>
         <author>laura_capasso</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/193886368</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 14:33:41 UTC</pubDate>
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         <title>La materia e la forma secondo Aristotele </title>
         <author>giopar740</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/193889077</link>
         <description><![CDATA[<div>Le sostanze sia naturali che artificiali sono composte, ossia sono un synolon (insieme). Esse hanno una materia ed una forma. Ma bisogna fare attenzione a non concepire una sostanza come l’addizione di due entità fisiche.<br>I CONCETTI PRINCIPALI DELLE SCIENZE TEORETICHE SONO: La forma, la materia, la potenza e l'atto.<br>La forma è la struttura interna che da ordine alle cose e che ne regola il divenire secondo necessità. La materia è invece il sostrato corporeo passivo che può essere ordinato e organizzato. Aristotele sostiene che le forme sono inscindibili dalla materia che esse formano e viceversa. Infatti la materia priva di forma può essere solo pensata, ma mai isolata realmente dalla forma. La forma più specificatamente, per Aristotele, è ciò che c'è di universale negli individui ed è l'intima organizzazione delle parti in vista del fine. La materia, invece, causa le differenze fra gli individui e si presenta sempre formata. <br>Secondo Aristotele la sostanza è formata da una materia e da una forma che operando insieme costituiscono il sinolo. La materia funge da sostrato della forma, la materia di per sé ha delle potenzialità indeterminate, cioè la possibilità di prendere forma, che possono attuarsi solo grazie alla forma che può trasformare tale potenzialità in atto; quindi la forma si configura come atto mentre alla potenza corrisponde la materia. Il bronzo è potenza della statua.<br> Giovanna Parretta <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 14:37:45 UTC</pubDate>
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         <title>Luigi Cacciapuoti</title>
         <author>luigi_cacciapuoti00</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/193920606</link>
         <description><![CDATA[<div>L'amicizia per Aristotele<br><br>1. L'amicizia è necessaria</div><div><br></div><div>Secondo Aristotele l'amicizia è una virtù indispensabile all'uomo: nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se possedesse tutti gli altri beni. Gli amici sono necessari nella prosperità come nel bisogno, nella giovinezza come nella vecchiaia, nella vita privata come nella vita pubblica. Gli amici sono il più grande dei beni esterni. L'uomo è portato per natura a vivere con gli altri e a crearsi amici. All'uomo felice non servono amici utili o piacevoli, perchè ha già i beni che da questi potrebbero venire, ha invece bisogno di amici buoni, cui donarsi, con i quali condividere i discorsi e il pensiero.</div><div><br></div><div>2. I tre generi di amicizia</div><div><br></div><div>L'uomo ama ciò che è degno di essere amato: cioè ciò che è buono o utile o piacevole: da questi tre oggetti derivano le tre specie di amicizia.. L'amicizia non è solo una benevolenza reciproca, ma una una benevolenza di cui si è consapevoli, una benevolenza che si sceglie. L'amicizia fondata sul piacere o sull'utilità è solo momentanea: se l'amico non provoca più utile o piacere, l'amicizia viene meno. Questo genere di amicizie è quindi molto debole.</div><div><br></div><div>3. L'amicizia perfetta</div><div><br></div><div>L'amicizia perfetta è solo quella tra persone buone, simili nella loro virtù. In questo genere di amicizia, ognuno dei due vuole il bene dell'altro. L'uomo virtuoso è anche utile e piacevole, però l'utilità è il piacere non sono il fondamento dell'amicizia. L'amicizia fondata sulla virtù è stabile, permanente, è tuttavia molto più rara degli altri generi di amicizia, perchè gli uomini virtuosi, gli uomini buoni, non sono tanti. L'amicizia richiede tempo e consuetudine nella condivisione: il desiderio di diventare amici può nascere velocemente, l'amicizia si forma però con maggiore lentezza.</div><div><br></div><div>4. Il numero degli amici</div><div><br></div><div>Moltissime possono essere le amicizie fondate sul piacere e sull'utile, poche invece quelle fondate sul bene, perchè pochi uomini sono virtuosi. L'amicizia fondata sul piacere è tipica dei giovani, l'amicizia fondata sull'utile è tipica dei mercanti, l'amicizia fondata sul bene è tipica degli uomini virtuosi. Con poche persone si può trascorrere la vita in comune. L'amore coniugale è possibile per una sola persona, una forte amicizia è possibile solo verso pochi. Chi pretende di essere amico di tutti, in realtà, non è amico di nessuno.</div><div><br></div><div>5. La fine dell'amicizia</div><div><br></div><div>Quando due amici non trovano più l'uno nell'altro ciò che cercano, la loro amicizia ha termine. Questo è ovvio nel caso delle amicizie basate sul piacere e sull'utile; quando però l'amicizia è fondata sulla virtù, la sua rottura può avvenire solo quando uno dei due amici rimane fermo allo stesso livello, mentre l'altro progredisce sulla strada della virtù, oppure quando gli amici di un tempo diventano stabilmente cattivi. Se però la loro malvagità può essere corretta, non bisogna abbandonarli, ma sforzarsi di ricondurli alla virtù.</div><div><br></div><div>6. L'uomo virtuoso ama se stesso</div><div><br></div><div>L'uomo virtuoso ama se stesso, l'amicizia per il prossimo affonda le proprie radici nell'amore che si ha per sè. L'amico viene considerato un altro se stesso, e vengono a lui estesi i sentimenti di amore che si hanno per sè. L'uomo virtuoso gioisce nel contemplare la virtù dell'amico, perchè la sente come propria. Gli uomini cattivi invece non sono amici di se stessi, e quindi non possono provare amicizia per nessun altro. I cattivi cercano di trascorrere del tempo con altre persone solo per fuggire da se stessi: se rimangono soli sono tormentati dal ricordo dei loro crimini passati e di quelli che faranno; la persona buona, al contrario, prova piacere nello stare da sola, pensando ai propri ricordi e alle proprie aspettative.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 15:28:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>emanueleliguori</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/193947545</link>
         <description><![CDATA[<div>Atto e potenza (by Emanuele Liguori)<br>Ogni oggetto del mondo è sempre fatto di qualcosa di determinato (forma) e ha in sé la possibilità (materia) di diventare altre cose. Aristotele identifica la materia con la potenza, la forma con l’atto.&nbsp;<br>•	La potenza è la possibilità di cambiare e diventare altro.<br>•	L’atto è quel che si presenta.&nbsp;<br>L’atto precede la potenza, rispetto alla sostanza e al valore. Facciamo l’esempio dell’uovo e della gallina. Cosa viene prima? Secondo Aristotele, viene prima la gallina. È necessario che prima vi sia qualcosa di formato, che abbia una sua consistenza, in modo che possa generarsi, dando inizio al cambiamento.&nbsp;<br>Facciamo l’esempio del seme e della pianta. Qual è che ha più valore? Il seme che potrà diventare un albero, sempre che gli uccelli non lo mangiano? O l’albero che è già diventato albero? Ovviamente l’albero che è la sostanza. Il seme potrebbe dare qualcosa di grandioso, ma c’è la possibilità che diventi o non diventi, non la sicurezza. L’albero invece è la concretezza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 16:10:53 UTC</pubDate>
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         <title>Atto e potenza (by Emanuele Liguori</title>
         <author>emanueleliguori</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/193947574</link>
         <description><![CDATA[<div>Ogni oggetto del mondo è sempre fatto di qualcosa di determinato (forma) e ha in sé la possibilità (materia) di diventare altre cose. Aristotele identifica la materia con la potenza, la forma con l’atto. <br>• La potenza è la possibilità di cambiare e diventare altro.<br>• L’atto è quel che si presenta. <br>L’atto precede la potenza, rispetto alla sostanza e al valore. Facciamo l’esempio dell’uovo e della gallina. Cosa viene prima? Secondo Aristotele, viene prima la gallina. È necessario che prima vi sia qualcosa di formato, che abbia una sua consistenza, in modo che possa generarsi, dando inizio al cambiamento. <br>Facciamo l’esempio del seme e della pianta. Qual è che ha più valore? Il seme che potrà diventare un albero, sempre che gli uccelli non lo mangiano? O l’albero che è già diventato albero? Ovviamente l’albero che è la sostanza. Il seme potrebbe dare qualcosa di grandioso, ma c’è la possibilità che diventi o non diventi, non la sicurezza. L’albero invece è la concretezza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 16:10:54 UTC</pubDate>
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         <title>IL DIO ARISTOTELICO </title>
         <author>davideiannic</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Davide Ianniciello</strong></div><div><br></div><div><br></div><div><strong>Colui che causa il movimento dell’universo e assicura quest’ordine perfetto è Dio. Secondo Aristotele, quando si parla di Dio, bisogna pensare a una sostanza immutabile ed eterna. Immobile perché non possiamo dire che dio si muova, perché ciò che si muove lo fa per raggiungere uno scopo, ma Dio non ha da raggiungere nulla, perché se dovesse raggiungere qualcosa vuol dire che manca di qualcosa e se manca di qual cosa vuol dire che non è Dio. Egli è completo e, proprio per questo, tutte le creature amano lui e tendono verso di lui. Cercano di avvicinarsi a lui, egli, infatti, attrae verso di se tutte le cose, diventando motore per tutte le cose, il primo motore immobile. Dio non è composto di materia perché la materia è potenza, cioè possibilità di divenire, ma Dio non può essere potenza, perché se lo fosse non potrebbe realizzarsi se non grazie a qualcosa che è già in atto. Dio è la causa del movimento. È pensiero di pensiero, vale a dire pensa se stesso, perché se pensasse qualcosa di esterno a se stesso sarebbe incompleto e imperfetto.</strong></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 16:15:32 UTC</pubDate>
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         <title>Le Forme di Governo per Aristotele</title>
         <author>davidefalco01</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/193981953</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 17:04:23 UTC</pubDate>
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         <title>La sostanza come accidente per Aristotele</title>
         <author>leonardograsso_ldp</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/194005147</link>
         <description><![CDATA[<div>-Leonardo Grasso<br>Per Arisotele la <strong>sostanza</strong> è una categoria dell'ente, ha una propria consistenza e sussistenza ed esiste in sè e per sè; ciò significa che mentre tutte le altre categorie dell'ente sono in relazione alla sostanza. Aristotele fa poi un'altra distinzione: la <strong>sostanza prima</strong> che si riferisce al concreto e la <strong>sostanza seconda </strong>con la quale denomina il concetto che noi abbiamo di una determinata sostanza prima. Aristotele specifica che per sostanze seconde si indicano «<em>le specie cui sono immanenti le sostanze che si dicono prime ed oltre alle specie, i generi di queste</em>». Un determinato uomo è immanente ad una specie, ossia alla <strong>nozione di uomo</strong> ma nello stesso tempo la specie è immaniente al genere di tale specie, <strong>la nozione di animale</strong>. La sostanza prima è quindi quel determinato uomo e la nozione di uomo e di animale sono le sostanze seconde.</div><div>Se la sostanza esiste di per sè, l'<strong>accidente</strong> è una determinazione che noi attirbuiamo alla sostanza prima e che esiste in rapporto ad essa. Il concreto è quindi formato da sostanza ed accidente, per indicare questo complesso Aristotele usa il termine <strong>sinolo</strong> (dal greco σύνολον che indica il "tutto insieme"). In altre parole l'accidente sta alla sostanza come l'atto sta alla potenza.</div><div>I modi generali dell'essere -insegna Aristotele- sono diversi: la sostanza è un modo di essere che è tale in sè e per sè , l'accidente è un modo di essere che è in relazione all'altro.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 17:44:40 UTC</pubDate>
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         <title>Elena Imbembo</title>
         <author>elenaimbembo</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 18:13:53 UTC</pubDate>
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         <title>Cos&#39;è la sostanza secondoAristotele: La Materia e le Forme. PASQUALE EFFICIE  </title>
         <author>pasqualefficie64</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 18:22:25 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;essere per Aristotele</title>
         <author>gory_zampella</author>
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         <description><![CDATA[<div>Gregorio Alessandro Zampella</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 18:54:22 UTC</pubDate>
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         <title>Aristotele:Scopo della filosofia e domanda fondamentale. GIUSY EFFICIE</title>
         <author>pasqualefficie64</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 19:13:41 UTC</pubDate>
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         <title>ARISTOTELE E LE 4 CAUSE</title>
         <author>nancy_barry_superman</author>
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         <description><![CDATA[<div>NUNZIA FARINA</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-04 19:33:20 UTC</pubDate>
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         <title>La differenza tra epicureismo e stoicismo</title>
         <author>lorenzo_db7171</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/195820629</link>
         <description><![CDATA[<div>-Lorenzo De Bernardo<br>&nbsp;Tra queste due dottrine filosofiche ci sono delle affinità, ma emergono anche tre differenze fondamentali: l’epicureismo sostiene che il mondo ha origine dal caso (casualità) per opera del clinamen che è casuale, mentre lo stoicismo ritiene che il mondo sia guidato da un “logos”, ragione divina che agisce sul mondo in modo provvidenziale, le cose provvidenzialmente e non per casualità. L’epicureismo fa consistere la felicità con la vita appartata (làte biòsas), mentre il saggio stoico, dovendo conformare la sua volontà e quella del logos, deve impegnarsi nella vita politica e nella storia fino al sacrificio di sé; l’epicureismo nega l’esistenza di un’anima immateriale e immortale, viceversa lo stoicismo crede che tutti gli uomini hanno in sé una scintilla del “logos”, chiamata anima, un principio divino che sopravvive alla morte, essendo immateriale.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-10 21:13:10 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Eclettismo</title>
         <author>antonioberzerk2015</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/195823157</link>
         <description><![CDATA[<div>Il termine <strong>eclettismo</strong> (dal greco <em>eklektekós</em> da<em>ekleghein</em>, scegliere, selezionare) indica, nell'ambito delle artie delle scienze, l'atteggiamento di chi sceglie in diverse dottrine ciò che è affine e cerca di armonizzarlo in una nuova sintesi.<br>L'eclettismo in filosofia indica un particolare indirizzo speculativo che diffusosi in età <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ellenismo">ellenistico-romana</a>, riuniva in sé più dottrine di diverse scuole filosofiche.<br>Si deve alla scuola della <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Accademia_di_Atene">Nuova Accademia platonica</a>, fondata nell'<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/88_a.C.">88 a.C.</a> da Filone di Larissa (159/158 a.C. – 84/83 a.C.) la diffusione dell'eclettismo anche nel mondo romano.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-10 21:29:57 UTC</pubDate>
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         <title>L’uomo è un animale sociale</title>
         <author>ale_bomber2000</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/195828620</link>
         <description><![CDATA[<div>-Alessandro Del Prete<br>Come scrisse il filosofo greco Aristotele (IV sec. a. C.) nella sua Poli- tica, “l’uomo è un animale sociale”: tende per natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società.</div><div>Già nel Paleolitico infatti, quando l’uomo era ancora nomade, esso viveva in gruppi la cui prima occupazione era la sopravvivenza. Tuttavia è nel Neolitico con la rivoluzione agricola che sorgono le pri- me comunità stabili, i primi villaggi. Il villaggio neolitico però non aveva un’organizzazione politica e amministrativa e non si basava ancora su una vera specializzazione e divisione del lavoro.</div><div>Solo a partire dal VI millennio a. C., nella zona dell’attuale Afghanistan e poi in Mesopotamia, inizia un lento processo che porta alla nascita delle prime città e alla rivoluzione urbana (una serie di fenomeni colle- gati alla nascita delle città, come lo sviluppo della tecnica legata all’utilizzo del fuoco, la divisione del lavoro, la scrittura e si assiste alla formazione dei primi centri di potere politico.</div><div>Aristotele diceva che l'uomo era sociale per natura non come gli animali che si uccidono tra loro solo per sopravvivere. Infatti pensava che l'uomo si differenziava dagli animali appunto per questo, e che quindi riusciva per natura a stare e vivere in una società.&nbsp;</div><div>L'uomo si riuniva in famiglie, villaggi, città, paesi e quindi era sempre in un gruppo.</div><div>Egli è in grado di costruire una società senza essere mosso da nessuna esigenza primaria, la stessa che lo porta a sfruttare l’altro; fa questo con grande naturalezza, visto che associarsi è una parte determinante della sua condizione. Crea, così, una collettività perché ne ha inconsapevolmente bisogno. Dicendo questo, il filosofo va contro la logica contrattualistica, secondo la quale gli uomini hanno scelto <em>volontariamente</em>, perché spinti dalle più svariate esigenze, di unirsi, di eleggere un sovrano che li comandi, e di soddisfare tutti quei bisogni che, senza lo sfruttamento del prossimo, non potrebbero essere soddisfatti.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-10 22:07:35 UTC</pubDate>
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         <title>Poesia Edoardo de Filippo </title>
         <author>vittynapoli26</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/bgp76vncxxs3/wish/198143306</link>
         <description><![CDATA[<div><a href="https://youtu.be/odSWWBEdjgc">https://youtu.be/odSWWBEdjgc</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-18 09:34:03 UTC</pubDate>
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