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      <title>Attività di classe: L&#39;albero dei giusti tra le nazioni by Claudia Melfi</title>
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      <description>Attività educative per esplorare e approfondire le storie dei Giusti tra le nazioni - Classe terza D</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2025-01-06 19:50:03 UTC</pubDate>
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         <title>CHI SALVA UNA VITA, SALVA IL MODO INTERO</title>
         <author>claudiamelfi1</author>
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         <pubDate>2025-01-09 18:36:16 UTC</pubDate>
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         <title>YOUSSEF ZIADNA di Sofia Smeraldi e Jana Hamada</title>
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         <pubDate>2025-01-17 16:28:28 UTC</pubDate>
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         <title>INTERVISTA A YOUSSEF ZIADNA di Sofia Smeraldi e Jana Hamada</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2025-01-17 17:04:48 UTC</pubDate>
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         <title>LETTERA DI RINGRAZIAMENTO PER YOUSSEF ZIADNA  da  Sofia Smeraldi e Jana Hamada</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2025-01-17 17:25:02 UTC</pubDate>
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         <title>Senija Karamehic (Annalisa Nicolai e Lara Ciabattoni)</title>
         <author>yukoartanime</author>
         <link>https://padlet.com/claudiamelfi1/bfgiyxgeo2dhvyxt/wish/3302091759</link>
         <description><![CDATA[<blockquote><pre><code>Senija Karamehic nacque nel 1949 a Derventa, Bosnia ed Erzegovina, e lavora in una scuola come preside.</code></pre><pre><code>Durante la seconda guerra mondiale Senija si rifiuta di discreminare gli altri gruppi etnici nascondendo le persone perseguitate ed era pienamente cosciente del rischio che correva, e anche alla fine della guerra in un intervista, nel 2002, dichiara che non si pente di qullo che ha fatto e lo rifarebbe, perche' purtroppo, nel 2000, si licenzia dal suo lavoro perche' la volevano costringere a dividere le diverse etnie, lei si oppose e fu' l'unica preside di una scuola a schierarsi contro la segregazione del sistema scolastico, ma per quanto lei si opponesse, la segregazione la ignorava e l'avrebbe costretta ad imporre leggi raziali, quindi decise di licenziarsi. </code></pre></blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 15:50:37 UTC</pubDate>
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         <title>INTERVISTA IMPOSSIBILE</title>
         <author>yukoartanime</author>
         <link>https://padlet.com/claudiamelfi1/bfgiyxgeo2dhvyxt/wish/3302091839</link>
         <description><![CDATA[<blockquote><p><strong><mark>LARA= GIORNALISTA</mark></strong></p><p><strong><mark>ANNALISA= SENIJA</mark></strong></p><p><br></p><p><mark>GIORNALISTA</mark>: Salve signora Karamehic, non la vorremo disturbare troppo, le facciamo giusto qualche domanda. </p><p><br></p><p><mark>SENIJA</mark>: Si certo, non ce' nesssun problema.</p><p><br></p><p><mark>GIORNALISTA</mark>: Lei e' ricordata per aver salvato molte famiglie durante la guerra, perche' l'ha fatto?</p><p><br></p><p><mark>SENIJA:</mark> Non mi sembra giusto fare discriminazioni tra etnie, visto che siamo tutti uguali e io, visto che sono stata professoressa, anche s non di scinze, so per certo che esiste un'unica razza ed e' quella umana.</p></blockquote><blockquote><p><br></p><p><mark>GIORNALISTA</mark>: A proposito lei si e' licenziata, perche' non veniva ascoltata, riguardo la separazione dell'ettnie nelle classi,come mai questa scelta? E la rifarebbe? </p><p><br></p><p><mark>SENIJA</mark>: Si la rifarei di certo, mi rifiuto e mi rifiutavo di lavorare in scuoladove i bambini venivano limitati dal giocare con un compagno solo perche' era diverso e restare li' a guardare visto che non era mio potere fare nulla, per quanto adori il lavoro da preside, preferisco rinunciarci se devo seguire quetse limitazioni inutili. </p><p><br></p><p><mark>GIORNALISTA</mark>: Ha avuto paura durante la sua impresa? </p><p><br></p><p><mark>SENIJA</mark>: Si molta, ogni giorno che nascondevo quelle famiglie o dicevo la mia, avevo paura che mi scoprissero e mi mettessero a tacere.</p><p><br></p><p><mark>GIORNALISTA</mark>: Che cosa l'ha spinta a continuare?</p><p><br></p><p><mark>SENIJA</mark>: Vedere quell'innocenti famiglie, quei dolci bambini cosi' spaventati, mi spezzava il cuore e quando li aiutavo, vedevo quella scintilla di speranza brillare nei loro occhi, ecco quella scintilla mi ha dato la forza diandare avanti.</p><p><br></p><p><mark>GIORNALISTA</mark>: Ok, grazie signora Karamehic, per il suo tempo e per la sua fantastica stria, adesso le vorrei leggere questa lettera, scritta da due ascoltatrici, di nome <strong><em><s><mark>Lara</mark></s></em></strong> e <strong><em><s><mark>Annalisa</mark></s></em></strong>:</p><p>Signora Karamehic, la ringraziamo per aver salvato quelle famiglie e di aver avuto il coragio di esporsi, ma il silenzio per noi e' complicita,e persone come lei sono degli angeli e esempi da seguire. Se ognuno di noi avesse un minimo del suo coraggio e della sua forza, il mondo sarebbeun posto migiore, molti sarebbero stati zitti e si sarebbero tenuti il lavoro, ma lei no, ha preferito licenziarsi invece di insegnare in una scuola con discriminazioni di questo genere, e' stata davvero molto coraggiosa e l'ammiriamo, per questo sappiamo che questa lettera e' una goccia in confronto al mare che lei ha riempito, ma speriamo che le strappera' un sorriso! </p><p><br></p><p><mark>ANNALISA e LARA &lt;3</mark></p></blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 15:50:41 UTC</pubDate>
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         <title>Vera Vigevani Jarach</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Vera Vigevani Jarach (Milano, 5 marzo 1928) è un'attivista, scrittrice e giornalista italiana residente in Argentina. Di famiglia ebrea, si rifugia in Argentina nel 1939 per scampare alle leggi razziali fasciste. È una madre di Plaza de Mayo in seguito alla morte della figlia Franca Jarach negli anni della dittatura militare di Jorge Rafael Videla. Vera Vigevani nasce il 5 marzo 1928 a Milano da una famiglia ebraica benestante</p><p>Trascorre un'infanzia tranquilla in un piccolo quartiere milanese insieme ai genitori e alla sorella maggiore Livia fino La pericolosità delle leggi è nota fin da subito alla famiglia. Parlando con i rifugiati che assiste, la madre comprende la portata della minaccia alla vita degli ebrei italiani e sa bene che rimanere in Italia è rischioso. I genitori di Vera decidono dunque di abbandonare il paese. Successivamente, però, una famiglia di ebrei amici dei Vigevani residenti a Buenos Aires li convince a raggiungerli. L'unico della famiglia che invece preferisce non partire è Ettore Felice Camerino, nonno materno di Vera, convinto che la situazione non sia tanto allarmante: sarà deportato e morirà nel campo di concentramento di Auschwitz. Nel 1944, frequentando altri esuli ebrei come lei, Vera conosce e si fidanza col triestino Giorgio Jarach. Nel 1949 Vera e Giorgio si sposano. Otto anni dopo, il 19 dicembre 1957, nasce la figlia Franca. Questa cresce serenamente, circondata dalle attenzioni dei genitori, con cui costruisce, un trio con caratteristiche molto peculiari. Molto brava a scuola, Franca ritiene che l'istruzione e l'educazione siano gli strumenti per cambiare il mondo. Il 24 marzo 1976 un colpo di stato provoca la caduta del governo. Franca Jarach è una delle vittime del regime: a soli diciotto anni, il 25 giugno 1976, viene catturata e condotta all'<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/ESMA">ESMA</a>, adibita a centro di detenzione e tortura dei ribelli. La detenzione di Franca dura qualche settimana: a metà luglio, pochi giorni dopo aver parlato con i genitori, Franca è vittima di un "<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Voli_della_morte">volo della morte</a>". Questo viene organizzato perché nello stesso mese sono stati condotti all'ESMA moltissimi giovani e le celle scarseggiano. I militari decidono così di uccidere dei prigionieri per fare posto ai nuovi arrivati. A Vera non rimane <em>neanche la speranza di riavere i resti di sua figlia</em>. Vera ha continuato per il resto della sua vita un’attività incessante nelle Madri di Plaza de Mayo (è un'<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_(diritto)">associazione</a> formata dalle madri dei <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Desaparecidos"><em>desaparecidos</em></a>, ossia i dissidenti scomparsi durante la <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dittatura">dittatura</a> militare in <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Argentina">Argentina</a> tra il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1976">1976</a> e il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1983">1983</a>.), ma anche nella Fundación Memoria Histórica y Social Argentina, nell’associazione dei familiari dei <em>desaparecidos</em> ebrei e in altre realtà minori. Il 24 aprile 2008 la Corte d’Assise di Roma ha confermato in appello la condanna all’ergastolo per  cinque ufficiali della Marina argentina in servizio al tempo della dittatura noti come i torturatori della Esma. Finché avrà fiato da spendere, Vera continuerà a impegnarsi per la memoria in tutte le occasioni in cui sarà chiamata a parlare, nelle scuole, nelle università e nelle piazze. Perché la sua storia è la tragica conferma che – come disse Primo Levi - “ciò che è accaduto può ritornare”. <br></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 17:03:21 UTC</pubDate>
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         <title>Rita Atria | Lorenzo Rosini e Mattia Mosca</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2025-01-24 15:42:43 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.canva.com/design/DAGdH0IWTy4/bqXWULMxcrNBySjUnhAmtg/edit?utm_content=DAGdH0IWTy4&amp;utm_campaign=designshare&amp;utm_medium=link2&amp;utm_source=sharebutton">https://www.canva.com/design/DAGdH0IWTy4/bqXWULMxcrNBySjUnhAmtg/edit?utm_content=DAGdH0IWTy4&amp;utm_campaign=designshare&amp;utm_medium=link2&amp;utm_source=sharebutton</a></p>]]></description>
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         <title>Intervista a Yusdra Mardini di Valerio Cantoro e Pietro Bertin</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2025-01-24 19:37:06 UTC</pubDate>
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         <title>Biografia Samar Badawi</title>
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         <description><![CDATA[<p>Beatrice Aiello e Beatrice Massaioli</p>]]></description>
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         <title>Zura Karuhimbi </title>
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         <description><![CDATA[<p>di Linda Guadagnili e Sofia De Agró</p>]]></description>
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         <title>Intervista impossibile a Samar Badawi</title>
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         <description><![CDATA[<p>Beatrice Aiello e Beatrice Massaioli</p>]]></description>
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         <title>Lettera di ringraziamento a Samar Badawi</title>
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         <description><![CDATA[<p>Beatrice Massaioli </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-26 12:03:11 UTC</pubDate>
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         <title>INTERVISTA A VERA </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Cosa si prova a dover scappare dal proprio paese d'origine?</em></strong></p><p><br/></p><p>Quello che posso dire con certezza è che questo tipo               esperienza lascia il segno e non si dimentica facilmente.</p><p>Nessuno dovrebbe abbandonare il proprio paese per guadagnarsi un pò di libertà.</p><p><br/></p><p><strong><em>Che cosa l'ha spinta ad andare avanti dopo la morte di sua figlia?</em></strong></p><p><br/></p><p><em>Dopo la morte Franca ho pensato che lei non avrebbe voluto che smettessi di vivere la mia vita, perciò ho deciso che solo lottando avrei potuto evitare la stessa fine di Franca a tante altre persone e bambini nel mondo</em></p><p><br/></p><p><strong><em>Come si è sentita dopo l'incarcerazione dei colpevoli della morte di sua figlia e di molti altri ragazzi innocenti?</em></strong></p><p><br/></p><p>Quando nel 2008 i cinque ufficiali vennero condannati all'ergastolo, per me fu come una rinascita.</p><p>Finalmente ero riuscita a fare giustizia per Franca e non solo.</p><p>Quello fu il premio di tutti miei sforzi e la prova che bisogna combattere contro le ingiustizie e le atrocità</p><p><br/></p><p><strong><em>Secondo lei cosa intende Primo Levi con la frase "Ciò che è accaduto può ritornare?"</em></strong></p><p><br/></p><p>Purtroppo la storia nella storia dell'uomo sono sempre state presenti guerre e atrocità, come sono presenti anche adesso e queste potrebbero riaccadere anche nel futuro. Per questo dobbiamo impegnarci per evitare che ciò accada</p><p><br/></p><p><br/></p><p> </p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><em>  </em></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p> </p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-26 15:31:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <title>Genocidio Armeno (Corsi e Azzariti)</title>
         <author>claudiamelfi1</author>
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         <pubDate>2025-01-26 16:40:33 UTC</pubDate>
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         <title>Gino Bartali | Leopoldo Finotti, Riccardo Acciai e Alessandro Urbani</title>
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         <pubDate>2025-01-26 17:55:40 UTC</pubDate>
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         <title>Lettera di ringraziamento per Vera Vigevani Jarach</title>
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         <description><![CDATA[<p>Cara signora Vera,</p><p>possiamo chiamarla per nome? Abbiamo deciso di scriverle per ringraziarla di tutto ciò che fatto durante la sua vita, e che speriamo continuerà a fare. Ci riferiamo alla sua attività incessante nelle Madri di Plaza de Mayo, ma anche nella Fundacion Memoria Historica y social Argentina e in altre realtà minori. Ma intendiamo soprattutto l'abolizione delle leggi del "punto finale" e dell' "obbedienza dovuta" nel 2003, con il conseguente arresto e condanna all'ergastolo dei 5 torturatori dell'Esma. Questo per noi è davvero uno degli avvenimenti più importanti nella storia. </p><p>Insomma volevamo solo dirle che lei per noi è un idolo, una persona a cui ispirarci.</p><p>Infine ci tenevamo a farle sapere che ci dispiace molto per le sue perdite e che siamo davvero abbagliati dal modo a cui vi ha reagito.</p><p>Ci scusi per il disturbo.</p><p><br/></p><p>Cordiali saluti</p><p><br/></p><p>Andrea Cascia e Riccardo Uva</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-26 18:21:28 UTC</pubDate>
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         <title>Lettera a Samar Badawi</title>
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         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>Beatrice Aiello </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-26 22:38:39 UTC</pubDate>
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