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      <title>POESIE DI GUIDO GOZZANO by Savitteri Alessandra</title>
      <link>https://padlet.com/alessandrasavitteri/ayz1gcugld33</link>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-04-04 12:48:11 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2018-04-04 12:51:31 UTC</lastBuildDate>
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         <title>LA SIGNORINA FELICITA ovvero FELICITA&#39;</title>
         <author>alessandrasavitteri</author>
         <link>https://padlet.com/alessandrasavitteri/ayz1gcugld33/wish/248463847</link>
         <description><![CDATA[<div> Signorina Felicita, a quest'ora<br> scende la sera nel giardino antico<br> della tua casa. Nel mio cuore amico<br> scende il ricordo. E ti rivedo ancora,<br> e Ivrea rivedo e la cerulea Dora<br> e quel dolce paese che non dico.<br> <br> Signorina Felicita, è il tuo giorno!<br> A quest'ora che fai? Tosti il caffè:<br> e il buon aroma si diffonde intorno?<br> O cuci i lini e canti e pensi a me,<br> all'avvocato che non fa ritorno?<br> E l'avvocato è qui: che pensa a te.<br> <br> Pensa i bei giorni d'un autunno addietro,<br> Vill'Amarena a sommo dell'ascesa<br> coi suoi ciliegi e con la sua Marchesa<br> dannata, e l'orto dal profumo tetro<br> di busso e i cocci innumeri di vetro<br> sulla cinta vetusta, alla difesa...<br> <br> Vill'Amarena! Dolce la tua casa<br> in quella grande pace settembrina!<br> La tua casa che veste una cortina<br> di granoturco fino alla cimasa:<br> come una dama secentista, invasa<br> dal Tempo, che vestì da contadina.<br> <br> Bell'edificio triste inabitato!<br> Grate panciute, logore, contorte!<br> Silenzio! Fuga dalle stanze morte!<br> Odore d'ombra! Odore di passato!<br> Odore d'abbandono desolato!<br> Fiabe defunte delle sovrapporte!<br> <br> Ercole furibondo ed il Centauro,<br> le gesta dell'eroe navigatore,<br> Fetonte e il Po, lo sventurato amore<br> d'Arianna, Minosse, il Minotauro,<br> Dafne rincorsa, trasmutata in lauro<br> tra le braccia del Nume ghermitore...<br> <br> Penso l'arredo - che malinconia! -<br> penso l'arredo squallido e severo,<br> antico e nuovo: la pirografia<br> sui divani corinzi dell'Impero,<br> la cartolina della Bella Otero<br> alle specchiere... Che malinconia!<br> <br> Antica suppellettile forbita!<br> Armadi immensi pieni di lenzuola<br> che tu rammendi paziente... Avita<br> semplicità che l'anima consola,<br> semplicità dove tu vivi sola<br> con tuo padre la tua semplice vita!<br> <br> Quel tuo buon padre - in fama d'usuraio -<br> quasi bifolco, m'accoglieva senza<br> inquietarsi della mia frequenza,<br> mi parlava dell'uve e del massaio,<br> mi confidava certo antico guaio<br> notarile, con somma deferenza.<br> <br> "Senta, avvocato..." E mi traeva inqueto<br> nel salone, talvolta, con un atto<br> che leggeva lentissimo, in segreto.<br> Io l'ascoltavo docile, distratto<br> da quell'odor d'inchiostro putrefatto,<br> da quel disegno strano del tappeto,<br> <br> da quel salone buio e troppo vasto...<br> "...la Marchesa fuggì... Le spese cieche..."<br> da quel parato a ghirlandette, a greche...<br> "dell'ottocento e dieci, ma il catasto..."<br> da quel tic-tac dell'orologio guasto...<br> "...l'ipotecario è morto, e l'ipoteche..."<br> <br> Capiva poi che non capivo niente<br> e sbigottiva: "Ma l'ipotecario<br> è morto, è morto!!...". - "E se l'ipotecario<br> è morto, allora..." Fortunatamente<br> tu comparivi tutta sorridente:<br> "Ecco il nostro malato immaginario!".<br> <br> Sei quasi brutta, priva di lusinga<br> nelle tue vesti quasi campagnole,<br> ma la tua faccia buona e casalinga,<br> ma i bei capelli di color di sole,<br> attorti in minutissime trecciuole,<br> ti fanno un tipo di beltà fiamminga...<br> <br> E rivedo la tua bocca vermiglia<br> così larga nel ridere e nel bere,<br> e il volto quadro, senza sopracciglia,<br> tutto sparso d'efelidi leggiere<br> e gli occhi fermi, l'iridi sincere<br> azzurre d'un azzurro di stoviglia...<br> <br> Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi<br> rideva una blandizie femminina.<br> Tu civettavi con sottili schermi,<br> tu volevi piacermi, Signorina:<br> e più d'ogni conquista cittadina<br> mi lusingò quel tuo voler piacermi!<br> <br> Ogni giorno salivo alla tua volta<br> pel soleggiato ripido sentiero.<br> Il farmacista non pensò davvero<br> un'amicizia così bene accolta,<br> quando ti presentò la prima volta<br> l'ignoto villeggiante forestiero.<br> <br> Talora - già la mensa era imbandita -<br> mi trattenevi a cena. Era una cena<br> d'altri tempi, col gatto e la falena<br> e la stoviglia semplice e fiorita<br> e il commento dei cibi e Maddalena<br> decrepita, e la siesta e la partita...<br> <br> Per la partita, verso ventun'ore<br> giungeva tutto l'inclito collegio<br> politico locale: il molto Regio<br> Notaio, il signor Sindaco, il Dottore;<br> ma - poiché trasognato giocatore -<br> quei signori m'avevano in dispregio...<br> <br> M'era più dolce starmene in cucina<br> tra le stoviglie a vividi colori:<br> tu tacevi, tacevo, Signorina:<br> godevo quel silenzio e quegli odori<br> tanto tanto per me consolatori,<br> di basilico d'aglio di cedrina...<br><br> Maddalena con sordo brontolio<br> disponeva gli arredi ben detersi,<br> rigovernava lentamente ed io,<br> già smarrito nei sogni più diversi,<br> accordavo le sillabe dei versi<br> sul ritmo eguale dell'acciottolio.<br> <br> Sotto l'immensa cappa del camino<br> (in me rivive l'anima d'un cuoco<br> forse...) godevo il sibilo del fuoco;<br> la canzone d'un grillo canterino<br> mi diceva parole, a poco a poco,<br> e vedevo Pinocchio e il mio destino...<br> <br> Vedevo questa vita che m'avanza:<br> chiudevo gli occhi nei presagi grevi;<br> aprivo gli occhi: tu mi sorridevi,<br> ed ecco rifioriva la speranza!<br> Giungevano le risa, i motti brevi<br> dei giocatori, da quell'altra stanza.<br> <br> Bellezza riposata dei solai<br> dove il rifiuto secolare dorme!<br> In quella tomba, tra le vane forme<br> di ciò ch'è stato e non sarà più mai,<br> bianca bella così che sussultai,<br> la Dama apparve nella tela enorme:<br> <br> "é quella che lascò, per infortuni,<br> la casa al nonno di mio nonno... E noi<br> la confinammo nel solaio, poi<br> che porta pena... L'han veduta alcuni<br> lasciare il quadro; in certi noviluni<br> s'ode il suo passo lungo i corridoi...".<br> <br> Il nostro passo diffondeva l'eco<br> tra quei rottami del passato vano,<br> e la Marchesa dal profilo greco,<br> altocinta, l'un piede ignudo in mano,<br> si riposava all'ombra d'uno speco<br> arcade, sotto un bel cielo pagano.<br> <br> Intorno a quella che rideva illusa<br> nel ricco peplo, e che morì di fame,<br> v'era una stirpe logora e confusa:<br> topaie, materassi, vasellame,<br> lucerne, ceste, mobili: ciarpame<br> reietto, così caro alla mia Musa!<br> <br> Tra i materassi logori e le ceste<br> v'erano stampe di persone egregie;<br> incoronato dalle frondi regie<br> v'era Torquato nei giardini d'Este.<br> "Avvocato, perché su quelle teste<br> buffe si vede un ramo di ciliege?"<br> <br> Io risi, tanto che fermammo il passo,<br> e ridendo pensai questo pensiero:<br> Oimè! La Gloria! un corridoio basso,<br> tre ceste, un canterano dell'Impero,<br> la brutta effigie incorniciata in nero<br> e sotto il nome di Torquato Tasso!<br> <br> Allora, quasi a voce che richiama,<br> esplorai la pianura autunnale<br> dall'abbaino secentista, ovale,<br> a telaietti fitti, ove la trama<br> del vetro deformava il panorama<br> come un antico smalto innaturale.<br> <br> Non vero (e bello) come in uno smalto<br> a zone quadre, apparve il Canavese:<br> Ivrea turrita, i colli di Montalto,<br> la Serra dritta, gli alberi, le chiese;<br> e il mio sogno di pace si protese<br> da quel rifugio luminoso ed alto.<br> <br> Ecco - pensavo - questa è l'Amarena,<br> ma laggiù, oltre i colli dilettosi,<br> c'è il Mondo: quella cosa tutta piena<br> di lotte e di commerci turbinosi,<br> la cosa tutta piena di quei "cosi<br> con due gambe" che fanno tanta pena...<br> <br> L'Eguagliatrice numera le fosse,<br> ma quelli vanno, spinti da chimere<br> vane, divisi e suddivisi a schiere<br> opposte, intesi all'odio e alle percosse:<br> così come ci son formiche rosse,<br> così come ci son formiche nere...<br> <br> Schierati al sole o all'ombra della Croce,<br> tutti travolge il turbine dell'oro;<br> o Musa - oimè! - che pu˜ giovare loro<br> il ritmo della mia piccola voce?<br> Meglio fuggire dalla guerra atroce<br> del piacere, dell'oro, dell'alloro...<br> <br> L'alloro... Oh! Bimbo semplice che fui,<br> dal cuore in mano e dalla fronte alta!<br> Oggi l'alloro è premio di colui<br> che tra clangor di buccine s'esalta,<br> che sale cerretano alla ribalta<br> per far di sé favoleggiar altrui...<br> <br> "Avvocato, non parla: che cos'ha?"<br> "Oh! Signorina! Penso ai casi miei,<br> a piccole miserie, alla città...<br> Sarebbe dolce restar qui, con Lei!..."<br> "Qui, nel solaio?..." - "Per l'eternità!"<br> "Per sempre? Accetterebbe?..." - "Accetterei!"<br> <br> Tacqui. Scorgevo un atropo soletto<br> e prigioniero. Stavasi in riposo<br> alla parete: il segno spaventoso<br> chiuso tra l'ali ripiegate a tetto.<br> Come lo vellicai sul corsaletto<br> si librò con un ronzo lamentoso.<br> <br> "Che ronzo triste!" - "é la Marchesa in pianto...<br> La Dannata sarà che porta pena..."<br> Nulla s'udiva che la sfinge in pena<br> e dalle vigne, ad ora ad ora, un canto:<br> O mio carino tu mi piaci tanto,<br> siccome piace al mar una sirena...<br> <br> Un richiamo s'alzò, querulo e roco:<br> "é Maddalena inqueta che si tardi:<br> scendiamo; è l'ora della cena!". - "Guardi,<br> guardi il tramonto, là... Com'è di fuoco!...<br> Restiamo ancora un poco!" - "Andiamo, è tardi!"<br> "Signorina, restiamo ancora un poco!..."<br> <br> Le fronti al vetro, chini sulla piana,<br> seguimmo i neri pippistrelli, a frotte;<br> giunse col vento un ritmo di campana,<br> disparve il sole fra le nubi rotte;<br> a poco a poco s'annunciò la notte<br> sulla serenità canavesana...<br> <br> "Una stella!..." - "Tre stelle!..." - "Quattro stelle!..."<br> "Cinque stelle!" - "Non sembra di sognare?..."<br> Ma ti levasti su quasi ribelle<br> alla perplessitˆ crepuscolare:<br> "Scendiamo! é tardi: possono pensare<br> che noi si faccia cose poco belle..." <br> <br> Ozi beati a mezzo la giornata,<br> nel parco dei marchesi, ove la traccia<br> restava appena dell'età passata!<br> Le Stagioni camuse e senza braccia,<br> fra mucchi di letame e di vinaccia,<br> dominavano i porri e l'insalata.<br> <br> L'insalata, i legumi produttivi<br> deridevano il busso delle aiole;<br> volavano le pieridi nel sole<br> e le cetonie e i bombi fuggitivi...<br> Io ti parlavo, piano, e tu cucivi<br> innebriata dalle mie parole.<br> <br> "Tutto mi spiace che mi piacque innanzi!<br> Ah! Rimanere qui, sempre, al suo fianco,<br> terminare la vita che m'avanzi<br> tra questo verde e questo lino bianco!<br> Se Lei sapesse come sono stanco<br> delle donne rifatte sui romanzi!<br> <br> Vennero donne con proteso il cuore:<br> ognuna dileguò, senza vestigio.<br> Lei sola, forse, il freddo sognatore<br> educherebbe al tenero prodigio:<br> mai non comparve sul mio cielo grigio<br> quell'aurora che dicono: l'Amore..."<br> <br> Tu mi fissavi... Nei begli occhi fissi<br> leggevo uno sgomento indefinito;<br> le mani ti cercai, sopra il cucito,<br> e te le strinsi lungamente, e dissi:<br> "Mia cara Signorina, se guarissi<br> ancora, mi vorrebbe per marito?".<br> <br> "Perché mi fa tali discorsi vani?<br> Sposare, Lei, me brutta e poveretta!..."<br> E ti piegasti sulla tua panchetta<br> facendo al viso coppa delle mani,<br> simulando singhiozzi acuti e strani<br> per celia, come fa la scolaretta.<br> <br> Ma, nel chinarmi su di te, m'accorsi<br> che sussultavi come chi singhiozza<br> veramente, né sa più ricomporsi:<br> mi parve udire la tua voce mozza<br> da gli ultimi singulti nella strozza:<br> "Non mi ten...ga mai più... tali dis...corsi!"<br> <br> "Piange?" E tentai di sollevarti il viso<br> inutilmente. Poi, colto un fuscello,<br> ti vellicai l'orecchio, il collo snello...<br> Già tutta luminosa nel sorriso<br> ti sollevasti vinta d'improvviso,<br> trillando un trillo gaio di fringuello.<br> <br> Donna: mistero senza fine bello!<br> Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi<br> luceva una blandizie femminina;<br> tu civettavi con sottili schermi,<br> tu volevi piacermi, Signorina;<br> e più d'ogni conquista cittadina<br> mi lusingò quel tuo voler piacermi!<br> <br> Unire la mia sorte alla tua sorte<br> per sempre, nella casa centenaria!<br> Ah! Con te, forse, piccola consorte<br> vivace, trasparente come l'aria,<br> rinnegherei la fede letteraria<br> che fa la vita simile alla morte...<br> <br> Oh! questa vita sterile, di sogno!<br> Meglio la vita ruvida concreta<br> del buon mercante inteso alla moneta,<br> meglio andare sferzati dal bisogno,<br> ma vivere di vita! Io mi vergogno,<br> sì, mi vergogno d'essere un poeta!<br> <br> Tu non fai versi. Tagli le camicie<br> per tuo padre. Hai fatta la seconda<br> classe, t'han detto che la Terra è tonda,<br> ma tu non credi... E non mediti Nietzsche...<br> Mi piaci. Mi faresti più felice<br> d'un'intellettuale gemebonda...<br> <br> Tu ignori questo male che s'apprende<br> in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti,<br> tutta beata nelle tue faccende.<br> Mi piace. Penso che leggendo questi<br> miei versi tuoi, non mi comprenderesti,<br> ed a me piace chi non mi comprende.<br> <br> Ed io non voglio più essere io!<br> Non più l'esteta gelido, il sofista,<br> ma vivere nel tuo borgo natio,<br> ma vivere alla piccola conquista<br> mercanteggiando placido, in oblio<br> come tuo padre, come il farmacista...<br> <br> Ed io non voglio più essere io!<br> Il farmacista nella farmacia<br> m'elogiava un farmaco sagace:<br> "Vedrà che dorme le sue notti in pace:<br> un sonnifero d'oro, in fede mia!"<br> Narrava, intanto, certa gelosia<br> con non so che loquacitˆ mordace.<br> <br> "Ma c'è il notaio pazzo di quell'oca!<br> Ah! quel notaio, creda: un capo ameno!<br> La Signorina è brutta, senza seno,<br> volgaruccia, Lei sa, come una cuoca...<br> E la dote... la dote è poca, poca:<br> diecimila, chi sa, forse nemmeno..."<br> <br> "Ma dunque?" - "C'è il notaio furibondo<br> con Lei, con me che volli presentarla<br> a Lei; non mi saluta, non mi parla..."<br> "é geloso?" - "Geloso! Un finimondo!..."<br> "Pettegolezzi!..." - "Ma non Le nascondo<br> che temo, temo qualche brutta ciarla..."<br> <br> "Non tema! Parto." - "Parte? E va lontana?"<br> "Molto lontano... Vede, cade a mezzo<br> ogni motivo di pettegolezzo..."<br> "Davvero parte? Quando?" - "In settimana..."<br> Ed uscii dall'odor d'ipecacuana<br> nel plenilunio settembrino, al rezzo.<br> <br> Andai vagando nel silenzio amico,<br> triste perduto come un mendicante.<br> Mezzanotte scoccò, lenta, rombante<br> su quel dolce paese che non dico.<br> La Luna sopra il campanile antico<br> pareva "un punto sopra un I gigante".<br> <br> In molti mesti e pochi sogni lieti,<br> solo pellegrinai col mio rimpianto<br> fra le siepi, le vigne, i castagneti<br> quasi d'argento fatti nell'incanto;<br> e al cancello sostai del camposanto<br> come s'usa nei libri dei poeti. Voi che posate già sull'altra riva,<br> immuni dalla gioia, dallo strazio,<br> parlate, o morti, al pellegrino sazio!<br> Giova guarire? Giova che si viva?<br> O meglio giova l'Ospite furtiva<br> che ci affranca dal Tempo e dallo Spazio?<br> <br> A lungo meditai, senza ritrarre<br> la tempia dalle sbarre. Quasi a scherno<br> s'udiva il grido delle strigi alterno...<br> La Luna, prigioniera fra le sbarre,<br> imitava con sue luci bizzarre<br> gli amanti che si baciano in eterno.<br> <br> Bacio lunare, fra le nubi chiare<br> come di moda settant'anni fa!<br> Ecco la Morte e la Felicità!<br> L'una m'incalza quando l'altra appare;<br> quella m'esilia in terra d'oltremare,<br> questa promette il bene che sarà...<br> <br> Nel mestissimo giorno degli addii<br> mi piacque rivedere la tua villa.<br> La morte dell'estate era tranquilla<br> in quel mattino chiaro che salii<br> tra i vigneti già spogli, tra i pendii<br> già trapunti da bei colchici lilla.<br> <br> Forse vedendo il bel fiore malvagio<br> che i fiori uccide e semina le brume,<br> le rondini addestravano le piume<br> al primo volo, timido, randagio;<br> e a me randagio parve buon presagio<br> accompagnarmi loro nel costume.<br> <br> "Viaggio con le rondini stamane..."<br> "Dove andrà?" - "Dove andrò? Non so... Viaggio,<br> viaggio per fuggire altro viaggio...<br> Oltre Marocco, ad isolette strane,<br> ricche in essenze, in datteri, in banane,<br> perdute nell'Atlantico selvaggio...<br> <br> Signorina, s'io torni d'oltremare,<br> non sarà d'altri già? Sono sicuro<br> di ritrovarla ancora? Questo puro<br> amore nostro salirà l'altare?"<br> E vidi la tua bocca sillabare<br> a poco a poco le sillabe: giuro.<br> <br> Giurasti e disegnasti una ghirlanda<br> sul muro, di viole e di saette,<br> coi nomi e con la data memoranda:<br> trenta settembre novecentosette...<br> Io non sorrisi. L'animo godette<br> quel romantico gesto d'educanda.<br> <br> Le rondini garrivano assordanti,<br> garrivano garrivano parole<br> d'addio, guizzando ratte come spole,<br> incitando le piccole migranti...<br> Tu seguivi gli stormi lontananti<br> ad uno ad uno per le vie del sole...<br> <br> "Un altro stormo s'alza!..." - "Ecco s'avvia!"<br> "Sono partite..." - "E non le salutò!..."<br> "Lei devo salutare, quelle no:<br> quelle terranno la mia stessa via:<br> in un palmeto della Barberia<br> tra pochi giorni le ritroverò..."<br> <br> Giunse il distacco, amaro senza fine,<br> e fu il distacco d'altri tempi, quando<br> le amate in bande lisce e in crinoline,<br> protese da un giardino venerando,<br> singhiozzavano forte, salutando<br> diligenze che andavano al confine...<br> <br> M'apparisti così come in un cantico<br> del Prati, lacrimante l'abbandono<br> per l'isole perdute nell'Atlantico;<br> ed io fui l'uomo d'altri tempi, un buono<br> sentimentale giovine romantico...<br><br> Quello che fingo d'essere e non sono!</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-04 12:48:58 UTC</pubDate>
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