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      <title>La cultura di Comiso by simona noto</title>
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      <pubDate>2023-04-07 12:51:32 UTC</pubDate>
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         <title> SALVATORE FIUME</title>
         <author>notosimona81</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nato a Comiso in Sicilia il 23 ottobre 1915, Salvatore Fiume fu pittore, scultore, architetto, scrittore e scenografo.Il 1949 fu invece l’anno della sua prima mostra ufficiale, sempre a Milano, alla Galleria Borromini, dove le sue <a href="https://www.fiume.org/?project=isole-di-statue"><strong><em>Isole di statue</em></strong><strong>&nbsp;</strong>e<strong>&nbsp;</strong><strong><em>Città di statue</em></strong></a> suscitarono molto interesse presso la critica. Durante la mostra alla Borromini, il direttore delle Collezioni del MoMA di New York, Alfred H. Barr Jr, acquistò la <em>Città di statue </em>del 1947 che ora si trova al <a href="http://www.moma.org/"><strong>MoMA</strong></a>, mentre la collezione Jucker di Milano acquisì un dipinto esposto in quella stessa mostra. Nel 1950 fu Alberto Savinio, fratello di Giorgio de Chirico, a favorire la sua partecipazione alla <a href="http://www.labiennale.org/it/Home.html"><strong>Biennale di Venezia</strong></a> dove espose il trittico <em>Isola di statue </em>(ora nei Musei Vaticani) che gli valse un’intera pagina della rivista americana “Life”.Al 1952 risale, sempre su suggerimento di Alberto Savinio, la prima esperienza di Fiume nella scenografia. In quell’anno eseguì per il <a href="http://www.teatroallascala.org/it/index.html"><strong>Teatro alla Scala</strong></a> i bozzetti per le scene e i costumi per <em>La vita breve </em>di De Falla e per <em>Le creature di Prometeo </em>di Beethoven. Seguirono <em>Medea </em>di Cherubini (1953), <em>La Fiamma </em>di Respighi (1954), <em>Norma </em>di Bellini (1955), il <em>Nabucco </em>di Verdi (1958) e il <em>Guglielmo Tell </em>di Rossini (1965). Collaborò poi con altri importanti teatri, come il Covent Garden di Londra (<em>Aida </em>di Verdi, 1957), il Teatro dell’Opera di Roma (<em>Medea</em>, 1954), il Teatro Massimo di Palermo (<em>I Capuleti e i Montecchi </em>di Bellini, 1954) e il Teatro dell’Opera di Montecarlo (<em>Il Campanello </em>di Donizetti, 1992), con cui concluse la sua collaborazione con il teatro dell’opera.Nel 1951 l’illustre architetto <a href="http://www.gioponti.org/it/"><strong>Gio Ponti</strong></a> gli commissionò un enorme dipinto (3 metri x 48 metri) per il salone di prima classe del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Doria_%28transatlantico%29"><strong>transatlantico Andrea Doria</strong></a>. Fiume vi rappresentò una immaginaria città rinascimentale italiana ricca di capolavori d’arte di varie epoche storiche affinché i viaggiatori potessero farsi un’idea dei capolavori che avrebbero ammirato nel nostro paese. Purtroppo, nel 1956 l’immensa tela andò perduta nell’affondamento della nave al largo dell’isola di Nantucket, Massachusetts.</div><div>Nel 1953 le riviste <a href="http://time.com/life/"><strong>“Life” </strong>e<strong>&nbsp;“Time”</strong></a> gli commissionarono, per le loro sedi di New York, una serie di opere raffiguranti una storia immaginaria di Manhattan e della Baia di New York, che Fiume reinventò come <em>Isole di statue</em>.La sua prima mostra come scultore fu nel 1976 alla Galleria l’Isola di Milano. La sua produzione comprende anche opere di grandi dimensioni, come la statua di bronzo al <a href="https://www.fiume.org/?project=sculture-in-spazi-pubblici%20#europa"><strong>Parlamento Europeo di Strasburgo</strong></a>, le sculture degli <a href="https://www.fiume.org/?project=sculture-in-spazi-pubblici#raffaele"><strong>ospedali San Raffaele</strong></a> di Milano e di Roma, il gruppo bronzeo per la <a href="https://www.fiume.org/?project=sculture-in-spazi-pubblici#marsala"><strong><em>Fontana del Vino</em></strong></a> a Marsala e due bronzi al <a href="https://www.fiume.org/?project=sculture-in-spazi-pubblici#portofino"><strong>Museo del Parco di Portofino</strong></a>. Nel 1995 il Centro Allende di La Spezia ospitò nei suoi spazi all’aperto la sua ultima mostra di scultura. Nel 1985 tenne una grande mostra di pittura a Castel Sant’Angelo a Roma. Del 1987 è l’esposizione <em>De Architectura Pingendi </em>allo Sporting d’Hiver di Montecarlo, inaugurata dal Principe Ranieri di Monaco. Nel 1991 espose i suoi progetti architettonici alla Mostra Internazionale di Architettura a Milano, al Palazzo della <a href="http://www.triennale.org/it/"><strong>Triennale</strong></a>, e nel 1992 espose i suoi dipinti a <a href="http://www.villamedici.it/it"><strong>Villa Medici</strong></a>, sede dell’Accademia di Francia a Roma.</div><div>Nel 1993 Fiume visitò i luoghi di Gauguin in Polinesia e, in omaggio al grande maestro francese, donò un dipinto al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Gauguin_Museum_%28Tahiti%29"><strong>Museo Gauguin</strong></a> di Papeari a Tahiti. Oltre al romanzo <em>Viva Gioconda!</em>, che ebbe un notevole successo di critica, Fiume pubblicò numerosi racconti, nove commedie, una tragedia e due raccolte di poesie. Nel 1988 l’Università di Palermo gli conferì la laurea <em>ad honorem </em>in Lettere Moderne.Fiume muore a Milano il 3 giugno 1997. Fra le mostre sull’opera di Salvatore Fiume tenutesi a partire dal 1997 si segnalano quella alla Galleria Artesanterasmo di Milano intitolata <em>Le Alleanze pittoriche </em>del ’97, l’antologica nel castello di Gualtieri, Reggio Emilia, del ’98, la mostra di ritratti <em>Il Corpo e l’anima </em>del ’99, sempre alla Artesanterasmo di Milano, quella del 2001 nel Comune di Canzo, dove Fiume visse dal 1946, intitolata <em>Salvatore Fiume: Miti Ipotesi Metafore</em>, le due esposizioni nel 2006, a Vilnius, e a Varsavia presso i rispettivi Istituti Italiani di Cultura. Del 2007-2008 è la grande retrospettiva (207 opere) alla <a href="https://www.fiume.org/?project=arezzo-2"><strong>Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo</strong></a>, per il decennale della sua scomparsa, e del 2008, quella intitolata <em>Mito e classicità alle soglie della metafisica</em>, presso l’<a href="https://www.fiume.org/?project=auditorium-parco-della-musica"><strong>Auditorium-Parco della Musica</strong></a> di Roma.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-07 12:57:50 UTC</pubDate>
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         <title>GESUALDO BUFALINO</title>
         <author>notosimona81</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><br>Gesualdo Bufalino</strong> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Comiso">Comiso</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/15_novembre">15 novembre</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1920">1920</a> – <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vittoria_(Italia)">Vittoria</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/14_giugno">14 giugno</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1996">1996</a>) è stato uno <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scrittore">scrittore</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poeta">poeta</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aforisma">aforista</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Italia">italiano</a>.<br>Per gran parte della vita insegnante, si è rivelato tardivamente, nel 1981, all'età di 61 anni, con il romanzo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diceria_dell%27untore"><em>Diceria dell'untore</em></a>, grazie all'incoraggiamento di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Sciascia">Leonardo Sciascia</a> ed <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elvira_Sellerio">Elvira Sellerio</a>; l'opera gli valse nello stesso anno il prestigioso <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Campiello">Premio Campiello</a>. Con il romanzo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Le_menzogne_della_notte"><em>Le menzogne della notte</em></a> vinse nel 1988 il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Strega">Premio Strega</a>. Si rese famoso per il suo stile ricercato, ricco e in alcuni casi "anticheggiante", nonché per la sua abilità linguistica e la vasta cultura. Amico di Leonardo Sciascia, trascorse la maggior parte della sua vita a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Comiso">Comiso</a>, mantenendo un'esistenza ritirata e discreta.<br>Bufalino era un uomo di immensa cultura, lo dimostra la grande collezione di libri ora conservata presso la <em>Fondazione Bufalino</em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gesualdo_Bufalino#cite_note-17"><sup>[17]</sup></a>; a questo proposito, riguardo ai problemi del presente, affermò: "La cura è una sola: libri libri libri". Ricordava a memoria citazioni e passi di libri e poesie, inoltre era un cinefilo e un amante della musica, specie il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jazz">jazz</a>. Ancora si ricordano gli scambi di battute in latino tra lui e il Preside deI Magistrale in cui insegnava. Il suo rapporto con la realtà era perlopiù legato ai ricordi, alla memoria, elemento che si ritrova spesso nelle sue opere; ma anche il gioco linguistico con le parole e persino con i lettori, con cui instaurava una grande complicità all'interno dei suoi romanzi. Il ricordo metteva in luce anche il suo rapporto con la morte e la malattia, esperienza vissuta con profonda commozione. Ma il suo guardare al passato in realtà nasconde una visione moderna della letteratura, una rinnovata passione per la parola e una reinvenzione della struttura tradizionale del romanzo.</div><div>Grande amico di Leonardo Sciascia<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gesualdo_Bufalino#cite_note-18"><sup>[18]</sup></a>, ma anche di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Fiume">Salvatore Fiume</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Battiato">Franco Battiato</a><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gesualdo_Bufalino#cite_note-19"><sup>[19]</sup></a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Guccione">Piero Guccione</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Abbado">Claudio Abbado</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elisabetta_Sgarbi">Elisabetta Sgarbi</a>, tra i suoi autori preferiti e di formazione c'erano <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Proust">Marcel Proust</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Baudelaire">Charles Baudelaire</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Dostoevskij">Fëdor Michajlovič Dostoevskij</a> ma soprattutto il suo amore di gioventù (ne "Il Malpensante" ricorderà l'episodio di Natasha sulla neve, in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_e_Pace"><em>Guerra e Pace</em></a>) <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lev_Nikolaevi%C4%8D_Tolstoj">Lev Nikolaevič Tolstoj</a>.Gesualdo Bufalino si cimentò con impegno più che dilettantistico in un'infinità di campi extra letterari come ad esempio gli scacchi, gioco in cui sembra fosse un vero maestro, riuscendo a coltivare per tutta la sua esistenza alcune grandi passioni culturali.Fra i tanti interessi culturali di Bufalino, certamente il cinema fu uno di quelli che caratterizzarono maggiormente la sua formazione. Conobbe questa diversa lettura della realtà in pieno periodo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fascismo">fascista</a>.Per Gesualdo Bufalino, il cinema era il luogo in cui si manifestavano emozioni forti, che difficilmente sarebbe riuscito a dimenticare. Attraverso le sue affermazioni, è possibile capire che vedeva nel cinema non solo un grande mezzo di comunicazione, ma anche un grande universo immaginario, una fonte inesauribile di sollecitazioni.<br>È noto l'amore di Bufalino per la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Opera">lirica</a> e la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Musica_classica">musica classica</a>; un amore quello di chi tuttavia si definiva un "incompetente a metà"<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gesualdo_Bufalino#cite_note-33"><sup>[33]</sup></a>, documentato dalle "citazioni" rintracciabili in alcune sue opere letterarie. Il genere musicale prediletto da Bufalino fu il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jazz">jazz</a>: una vera e propria passione coltivata accanto a quella per il melodramma. Fin dagli esordi il jazz ha fatto seguaci anche all'interno della comunità dei letterati. L'autore comisano era particolarmente affezionato ai vecchi "78 giri" tant'è che nel suo ultimo romanzo rimprovera, con amarezza, l'evoluzione delle tecniche di incisione:<br><br></div><div>«[...] furioso di dover cambiare nel giro di pochi decenni i miei rulli di pianola coi 78 giri, questi coi microsolchi, questi coi compatti, questi coi supercompatti (le Nove di Beethoven in pochi centimetri, ma vadano all'inferno!)...<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gesualdo_Bufalino#cite_note-34"><sup>[34]</sup></a>»<br><br></div><div>Gesualdo Bufalino fu uno stimato <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Traduttore">traduttore</a> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura_francese">letteratura francese</a> (e non solo) divenendo così un interprete finissimo di tale cultura<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gesualdo_Bufalino#cite_note-42"><sup>[42]</sup></a>, interessandosi a scrittori distanti e diversi per le modalità di scrittura. Una passione coltivata fin dall'adolescenza quella di Bufalino per la letteratura straniera, che lo ha portato a farsi traduttore e interprete di numerosi autori stranieri e che lo ha fatto conoscere negli ambienti letterari ancor prima dei suoi romanzi.Non indifferente la passione e l'amore che Bufalino nutriva per la sua <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Comiso">Comiso</a>, che ebbe a definire <em>Città teatro: poiché in qualsiasi angolo è possibile assistere ad uno spettacolo</em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gesualdo_Bufalino#cite_note-51"><sup>[51]</sup></a>; il paese assume il significato di <em>luogo di intimità collettiva: mercato, arengo, chiesa, teatro, camposanto…</em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gesualdo_Bufalino#cite_note-52"><sup>[52]</sup></a>. L'autore descrive il suo paese in ogni minuzia, dalla posizione geografica all'architettura dei palazzi, dalle vicende cittadine alle caratteristiche della popolazione che lo abita.<br><br></div><div><br><br></div><div><strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-07 13:00:18 UTC</pubDate>
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         <title>CAVA PORCARO                   </title>
         <author>notosimona81</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Parco occupa una superficie di circa 27 ettari compreso tra i due Torrenti Cucca e Porcaro a un’altitudine tra i 300 e i 400 mt sul livello del mare. Oltre ad elementi di spiccato interesse naturalistico, il Parco di Cava Porcaro conserva preziosi rilevamenti archeologici tra cui le catacombe ipogeiche cristiane (IV SEC. d.C). Il Parco contiene varie specie botaniche tipiche degli Iblei: carrubi, anagiride, biancospino, terebinto, pero selvatico e palma nana. Numerose specie di piante officinali e alimentari: timo, l’elicriso, la valeriana rossa, la ruta, asparagi, capperi, finocchietto selvatico, origano.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-07 13:07:54 UTC</pubDate>
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         <title>TERMA ROMANA</title>
         <author>notosimona81</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il ritrovamento dei resti di un complesso termale di epoca romano-bizantina quando, nella seconda metà dell’800, si scavarono le fondamenta dell’attuale Palazzo Municipale, suonò a conferma delle antiche origini della città. I successivi scavi&nbsp; dell’archeologo Paolo Enrico Arias nel 1934-35 e soprattutto quelli dell’archeologo comisano Biagio Pace del 1937, rivelarono la monumentalità della “Terma” e vennero alla luce resti di un ambiente ottogonale, con un’abside, alcune vasche e canalette. Si trattava di un complesso termale sicuramente d’epoca romana, d’età imperiale, ancora in uso in età bizantina. Fu individuato dal Pace un vero e proprio ninfeo e furono meglio esplorati i due pavimenti già scoperti nel 1935. In epoca molto più recente, nel 1988 e nel 1989, sono state condotte altre due campagne di scavi ad opera della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Siracusa, nel corso dei quali sono stati scoperti altri ambienti che hanno permesso di intuire lo schema planimetrico e la distribuzione spaziale dell’edificio. Scavi finalizzati al&nbsp; recupero del complesso edilizio di età antica già conosciuto e accrescere le conoscenze sulla&nbsp; “Terma imperiale”, così è sta chiamata da Giovanni Distefano che ha diretto queste ultime esplorazioni è stato magna pars.</div><div>Gli ambienti che componevano il complesso termale erano un tepidarium, un caldarium, di cui è stato individuato quasi per intero il vano, un ambiente ottogonale di cui si conservano cinque muri perimetrali e due colonnine o pilae, addossate al lato nord, che insieme ad altre nove sostavano un hypocaustum, ossia un pavimento sospeso. Sulla parete occidentale del caldarium vi era un’imboccatura verso l’esterno, il praefurnium. Tra il tepidarium e il caldarium esistevano una complessa rete di cabalette e la cisterna. Il frigidarium doveva estendersi sicuramente sotto il Palazzo Municipale. Quindi il ninfeo, l’unico ambiente di cui è evidente un riutilizzo in epoca successiva rispetto all’impianto originario. Gli scavi più recenti hanno messo in luce un’area probabilmente a cielo aperto. Per Distefano si tratta di un cortile o un vero e proprio giardino, in parte interrotto da un canale e sostenuto da un muraglione.</div><div>Nella terma, probabilmente si conservava anche una collezione d’arte. Nel 1934, in via Calogero, è stata rinvenuta una protome animalesca in marmo, alta 80 centimetri, attualmente conservata&nbsp; presso l’Istituto Statale d’Arte. Forse un cervo, come farebbero intendere i fori per l’inserzione di due corna probabilmente in bronzo non pervenuteci. Tuttavia la scultura è di difficile identificazione con un animale reale: potrebbe trattarsi di una personalizzazione del fiume Ippari, certamente era una rappresentazione votiva posta all’interno del complesso termale o nel giardino. Inoltre sono stati rinvenuti altri frammenti in pietra, forse zampe di un leone, il che rafforza l’idea della presenza di una serie di sculture che adornavano la terma. L'edificio termale ha conosciuto due diversi periodi storici. La sua struttura architettonica è mutata nel IV secolo. Solo il ninfeo, per intenderci il luogo dov'è stato trovato il mosaico, è stato utilizzato in entrambi i periodi anche se nella seconda fase della sua esistenza, esso fu coperto da altro pavimento in marmo”. Riguardo alla datazione della Terma,&nbsp; sulle orme dei migliori studiosi della seconda metà dell’Ottocento e fino allo stesso Orsi, Arias e Pace, si è ritenuto che l’originario complesso termale fosse databile tra il I e il II secolo. In realtà la datazione delle terme va posticipata senza dubbio all’età degli Antonini se non perfino alla metà del III secolo. Ciò si evince dall’impianto architettonico lineare ed efficace per l’uso dell’ambiente e per la presenza del pavimento a mosaico. La terma fu utilizzata sebbene in forma più ridotta, sicuramente fino al V secolo e fino allo scadere del regno di Valentiniano III (470 d.C.). Il ritrovamento del tesoretto di solidi d’oro di Onorio – 1100 monete - vicino il Vallone Cucca conferma una presenza consistente all’epoca ma anche la preoccupazione d’essere depredati. Erano già in atto le invasioni barbariche e l’Impero Romano d’Occidentesi sgretolava. I Vandali erano alle porte della Sicilia: il loro arrivo spazzò via un’epoca e non fu più il tempo delle terme.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-07 13:09:26 UTC</pubDate>
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         <title>CASTELLO DEI NASELLI D&#39;ARAGONA</title>
         <author>notosimona81</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il <strong>castello dei Naselli d'Aragona</strong>, detto anche <em>palazzo del Conte</em>, è una dimora signorile situata al centro di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Comiso">Comiso</a>, in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Ragusa">provincia di Ragusa</a>.<br>Già alcuni documenti del XIII — XIV sec.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_dei_Naselli_d%27Aragona#cite_note-1"><sup>[1]</sup></a> si parla del castello di Comiso, e si descrive come “...<em>feudum Comisi cum aliis fortiliciis et edificis</em> ...”, quindi già prima della fine del Trecento Comiso era cinta di solide mura per tutto il perimetro, e aveva torri e castello con antistante fossato. Intorno al 1392 la proprietà del castello passò da Federico Speciaro ai conti Cabrera, mentre nel 1453 fu venduto a Periconio Naselli, barone della Mastra, il cui discendente Gaspare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Naselli">Naselli</a> nel 1571 fu nominato Conte di Comiso da Filippo I di Sicilia.<br>Da allora per molti secoli il castello divenne la dimora stabile della famiglia Naselli, fino a quando nel 1693 un terremoto fece crollare gran parte del castello ad eccezione della torre. I lavori per restaurarlo continuarono fino agli inizi del Settecento, ma la trasformazione a palazzo signorile si ebbe quando arrivò in visita, dimorandovi per qualche tempo con tutto il seguito, il viceré <a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Cristoforo_Fernandez_de_Cordova&amp;action=edit&amp;redlink=1">Cristoforo Fernandez de Cordova</a>. Al tempo dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Borbone_di_Napoli">Borboni</a>, Il castello rimase abbandonato, finché nel 1841, una parte di esso venne trasformata in teatro, passato successivamente al Comune, e la parte bassa fu adibita a carcere mandamentale. Ai giorni nostri il castello è di proprietà della Famiglia Nifosì, discendente dai baroni di Canalazzi, che ancora lo abita.Nel lato est del castello troviamo la parte più antica: un battistero dedicato a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Gregorio_I">san Gregorio Magno</a>, con resti di affreschi di epoca bizantina e risalente intorno all'anno mille; di forma ottagonale, il battistero, alla sommità diventa di forma cilindrica e si completa con un elegante cupola. La parte nord del castello è caratterizzata da un'elegante trifora <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serliana">serliana</a>, meglio conosciuta come Loggetta, che richiama lo stile cinquecentesco e che presenta pareti affrescate con paesaggi e voli di uccelli; questa loggia fu aggiunta al castello nel 1728, su progetto del genovese Michelangelo Canepa. Sono altresì presenti due portali ogivali, di cui uno è chiuso da una massiccia porta ferrata a grosse bugne risalente al 1400;una splendida fontanella inserita nella parete e risalente al Cinquecento attribuita al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonello_Gagini">Gagini</a> o alla sua scuola; un fusto di fontana del 1600 circa, in pietra locale riccamente scolpito, conservato nel cortile interno.Secondo una leggenda il conte era assediato dentro il suo castello dai suoi nemici per molti giorni e l'assedio non accennava a finire, tanto che le scorte alimentari scarseggiavano. Allora una notte, mentre era in preda all'angoscia, gli apparve San Biagio, il quale lo rassicurò dicendogli che la penitenza sarebbe finita se egli avrebbe digiunato e seguito un suo consiglio: doveva fuggire attraverso un canale sotterraneo e, uscito in aperta campagna, avrebbe incontrato un pastore dal quale avrebbe dovuto acquistare delle ricotte, che, tornato al maniero, avrebbe dovuto gettare sugli assedianti. Il conte, essendo un uomo pio, seguì il consiglio del santo, e avvenne come era stato predetto: il conte si arrese e si mise a buttare sugli accorsi quelle ricotte a una a una. Al che, avendo persuaso i nemici dell'impossibilità di prendere la torre per fame, li indusse a togliere l'assedio. Così castello e paese furono salvi.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_dei_Naselli_d%27Aragona#cite_note-2"><sup>[2</sup></a><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-07 13:37:14 UTC</pubDate>
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         <title>PAGODA DELLA PACE</title>
         <author>notosimona81</author>
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         <description><![CDATA[<div>Comiso, che negli anni Ottanta ospitò una base missilistica Nato cruciale durante la guerra fredda, dagli anni Novanta accoglie nel suo territorio uno dei pochissimi templi buddisti mai realizzati in Europa (ottanta in tutto il mondo). L'edificio interamente bianco, consacrato nel 1997, è chiuso da una cupola sormontata da un pinnacolo e ospita una statua dorata del Buddha. La Pagoda della Pace fu fortemente voluta dal monaco giapponese Gyosho Morishita giunto in Sicilia nel 1982 sulla scia delle manifestazioni contro l'installazione della base Nato e le sue testate nucleari. La scelta del luogo fu determinata da diverse ragioni: la Sicilia è sempre stata terra di incontro e confronto fra culture diverse, e Comiso consentiva di erigere un tempio dedicato alla pace proprio di fronte ad un insediamento militare e in un sito geologicamente significativo, esattamente sulla faglia di incontro tra Europa e Africa, in un punto caratterizzato da una forte energia naturale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-07 13:40:25 UTC</pubDate>
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