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      <title>Segnalibri by </title>
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      <description>Fatto con un colpo di fortuna</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-05-19 13:09:24 UTC</pubDate>
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         <title>                    VITA</title>
         <author>mariannaalba24</author>
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         <description><![CDATA[<div>Aristotele nasce a Stagira nel 384 a.C., figlio di Nicomaco, medico di corte del re di Macedonia, Aminta, padre di Filippo II. Fu presto orfano ed adottato dallo zio Prosseno. Nel 367 si reca ad Atene per completare la sua formazione. Fa parte dell’accademia e si mette in mostra per competenza, gli vengono verosimilmente affidati dei “corsi” e lo stesso Platone lo “cita” in uno dei suoi dialoghi.<br>Seppure esistono le più diverse dicerie sul conto del rapporto tra Platone e Aristotele, alcune delle quali vogliono che tra i due ci fosse un’indiscussa rivalità, se non un certo odio, sembra invece l’opposto stando, quanto meno, ai frammenti pervenuteci delle opere dello stagirita in cui Aristotele parla di Platone, ed è molto inverosimile che chi venga lodato nei lavori più importanti sia sminuito poi in altra sede.<br>C’è chi ha ipotizzato, in base all’età di Aristotele, che entrò diciottenne nell’accademia platonica, quali fossero i problemi più discussi da Platone e i suoi discepoli quando Aristotele arrivò: pare che egli fosse giunto nel momento in cui si discutesse del problema relativo al mondo delle idee, alla loro validità epistemologica e alla loro possibile esistenza. Aristotele potrebbe essere arrivato quando Platone si accingeva a comporre i famosi dialoghi della maturità “critica” il <em>Parmenide</em> e il <em>Sofista.<br></em>L’attività dell’accademia platonica era diversificata e non era adombrata dalla presenza di una personalità molto forte come quella di Platone. Sebbene, infatti, Platone talvolta si assentasse per questioni politiche ( per esempio quando si reca in magna Grecia per cercare di convincere un tiranno a organizzare la città “ideale” secondo le regole de la “Repubblica”) in ogni caso rimaneva la personalità di riferimento, sebbene, come poi accadde alla sua morte, non l’unica: alla scomparsa di Platone non succede la scomparsa dell’accademia.<br>All’interno dell’accademia c’erano diversi pensatori di grande rilevanza, come Eudosso, grande matematico, Senocrate e Speusippo, Aristotele stesso. E questi non erano gli unici intellettuali all’interno dell’accademia ma c’erano anche altre persone che, appunto, studiavano come scolari.<br>Il clima che si doveva respirare dentro l’accademia, probabilmente, potrebbe essere mostrato dagli stessi dialoghi di Platone, che vedono sempre un’apertura e una discussione possibile, mai conclusa del tutto, spesso, addirittura assente. Al di là delle connessioni con i dialoghi, è chiara la “pluralità” delle discussioni degli accademici e la libertà di pensiero che vi regnava: Aristotele, per esempio, aveva già iniziato a elaborare una sua filosofia, non senza variazioni e contrasti, con quella di Platone e degli altri accademici. Ma tale divergenza di pensiero non era osteggiata ma ritenuta degna di ascolto: Platone e i suoi seguaci pur avendo le loro idee, non pretendevano l’irreversibilità delle dottrine né l’indiscutibilità.<br>I temi che si affrontavano erano i più diversi e molti non erano unicamente di filosofia: è noto, infatti, che venissero fatti studi di matematica, tanto cara a Platone (talmente tanto che, secondo una celebre frase di Aristotele, secondo alcuni accademici la filosofia sarebbe dovuta essere unicamente la matematica); di astronomia e anche di biologia. Sebbene fu senz’altro Aristotele il pensatore dell’antichità che più prestò attenzione alla realtà empirica, allo studio dei fenomeni naturali e alla catalogazione delle forme di vita esistenti, è anche vero che tali studi erano già stati avviati all’interno dell’accademia.<br>Alla scuola di Platone rimase fino alla morte di Platone stesso, avvenuta nel 347. Alla morte del maestro Aristotele perde il motivo di rimanere: aveva ormai ultimato il suo percorso culturale educativo, non aveva speranze di poter succedere al proprio maestro nella direzione dell’accademia, non aveva più un legame personale così vincolante da non sentirsi più libero di separarsi dall’accademia.<br>Aristotele si trasferisce ad Asso con Senocrate, anch’egli scolaro/maestro nell’accademia platonica. Nel 345 si reca a Mitilene e incomincia una proficua collaborazione con l’astronomo Teofrasto. Questa “seconda fase” della vita di Aristotele è marcata dall’interesse del filosofo verso l’osservazione della natura e gli studi di tipo biologico. E’ in questo periodo che più si concentra nello studio degli animali dal quale ne scaturirà una delle catalogazioni più durature e significative dell’intera storia della biologia.<br>Nel 332 Filippo II il macedone chiama a corte Aristotele per fare da educatore ad Alessandro. Seppure due tra i più grandi uomini della storia d’occidente si incontrarono ed ebbero una relazione stretta, che appare giustificare le imprese dell’uno e i pensieri dell’altro, non sembra invece che da tale relazione sia nato molto, né che Alessandro sia stato influenzato più di un certo tanto dalla filosofia di Aristotele e viceversa.<br>Una volta concluso il compito di precettore alla corte di Filippo II, e cioè quando Alessandro diventa re di Macedonia, nel 335, Aristotele torna ad Atene e lì fonda il Liceo, in onore a Apollo Licinio, dio delle arti e della sapienza.<br>Gli anni del liceo sono quelli più proficui, da un punto di vista letterario, giacché le opere più rilevanti pervenuteci risalgono a questo periodo e, probabilmente, sono le “dispense” che lo stesso Aristotele scrivesse per sé, per poi servirsene per seguire un filo logico durante le lezioni.<br>Sebbene la filosofia di Aristotele, così come ci giunge attraverso le opere rimaste, si presenti, spesso, come punto di arrivo conclusivo di una discussione, non doveva comunque essere allo stesso modo definitiva durante le sue lezioni che, probabilmente, erano molto simili a quelle che si tenevano nell’accademia e cioè ispirate all’apertura e al dialogo.<br>Alla morte di Alessandro ci furono diversi movimenti antimacedoni e ad Atene si forma una coalizione per uccidere tutti i macedoni presenti nella città. Voci non accreditate sostengono che Aristotele disse che non valeva la pena di farsi uccidere come fece Socrate perché la filosofia aveva già avuto abbastanza danno da quella perdita per subirne una seconda. Decide di allontanarsi da Atene e si trasferisce a Calcide, nel 323. Rimasto isolato dalle attività culturali e dagli stessi pensatori, probabilmente privo delle sue carte e dei suoi studi, trascorre gli ultimi tempi della sua vita nella tristezza dell’isolamento forzato, di lì a poco muore, un anno dopo la morte di Alessandro il Macedone, nel 322 a.C.<br>La vita di Aristotele non fu particolarmente avventurosa, non compie nessun atto particolare in quegli ambiti maggiormente riconosciuti e tributati all’epoca: in politica o nella vita pratica. Egli vive in nome di quella vita filosofica puramente contemplativa che vede il filosofo come l’uomo di sapere, concentrato unicamente sulla conoscenza della vita e del mondo.<br>Se Platone è stato il primo pensatore ad avere una visione articolata della realtà, capace di tentare di fondare un sistema filosofico, che pure non gli riuscì mai di comporre coerentemente, in pieno spirito di “reversibilità-rivedibilità” del sapere, Aristotele riuscì a concepire, nonostante la pluralità della concezione della scienza, un sistema di spere determinato, chiuso e descritto: Aristotele fu il primo a dare una descrizione unitaria e coerente della fisica, della biologia, della logica dell’epoca. I punti di contatto col pensiero di Platone sono diversi, senza dubbio, ma Aristotele riesce ad arrivare ad un tale livello di originalità e indipendenza rispetto ai pensatori accademici che, non solo lo porta a fondare un’altra scuola, ma pure a concepire una filosofia, in alcuni aspetti, molto diversa da quella platonica e, inerentemente ad alcune questioni, molto più efficace.<br>Le opere di Aristotele si dividono in due categorie: essoteriche ed esoteriche (per pochi). Le prime furono quasi interamente inghiottite dall’oblio ed erano quelle rivolte ad un ampio pubblico, quel che oggi chiameremo “divulgazione”. Le opere esoteriche, invece, sono quelle composte per un uso interno alle scuole in cui Aristotele lavora, prima l’accademia e poi il liceo. Di queste seconde, abbiamo molto, sebbene riorganizzato secondo una necessità editoriale da alcuni personaggi dell’antichità, il più celebre e importante fu Andronico da Rodi.<br>La vicenda delle opere di Aristotele è segnata, infatti, dalla nostra completa ignoranza delle opere essoteriche: tutto il corpus aristotelico fu conservato per circa un secolo in una cantina, per sfuggire ai saccheggi e lì vi rimase fino a che, nel primo secolo, furono ritrovate e prese dalla spedizione di Silla e inviate a Roma. Nel frattempo che le opere esoteriche erano nascoste circolavano esclusivamente le opere divulgative. Quando vennero ritrovate quelle esoteriche accadde che le altre opere non venissero più lette, credute di filosofia di seconda mano. E questo fu la condanna di quei lavori perché nessuno si prese più la briga di conservarle e tramandarle e ormai non abbiamo più la possibilità di ritrovare quei lavori. Tutto quel che ci rimane delle opere essoteriche non è che qualche frammento o qualche riassunto e i titoli.<br>Gli scritti di logica sono raccolti nell’“Organon” ( che significa strumento ). I libri di fisica trattano tutto quel che riguarda la natura: la biologia, la fisica in senso generale, la psicologia, la cosmologia, storia, l’anima ( che, in gergo aristotelico significa, in generale “vita” o “principio vitale” ).<br>Gli scritti filosofici in senso canonico sono inseriti nella raccolta non aristotelica, entrata ormai nella tradizione filosofica: la Metafisica.<br>Aristotele trattò più volte e in vari modi sia di attività pratiche al solo fine della felicità, l’etica, che di attività pratiche finalizzate alla produzione di qualcosa. Nella prima categoria rientrano l’Etica nicomachea, l’Etica eudemea, la Grande Etica ( di cui non si è certi della paternità ) e la Politica. Mentre della seconda categoria sono la Retorica e la Poetica, capaci di influenzare in modo preponderante la cultura rinascimentale.<br>Andronico da Rodi, nel I secolo a. C. diede quella sistemazione al pensiero di Aristotele, che ci giunge intatto, ma è chiaro che Aristotele non lo elaborò in quel modo. Per capire le sfumature e i cambiamenti del pensiero di un filosofo, è apparentemente necessario avere la cronologia esatta dei lavori. Apparentemente perché poi, anche di quei filosofi di cui abbiamo a disposizione senza dubbio la cronologia, ci sono infinite discussioni sul significato e sull’evoluzione del loro pensiero. Ad ogni modo, è chiaro che, almeno per tentare di associare alle opere un certo periodo, per vedere soprattutto le influenze e i problemi che la “persona” filosofo doveva affrontare nella vita quotidiana ( perché la filosofia vera nasce nella quotidianità ) è necessario avere almeno una cronologia generale delle opere. Oggi gli studiosi combattono per riuscire a separare dall’abitudine e dai singoli testi i vari pezzi dell’opera aristotelica e collocarli secondo ordine cronologico. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 13:13:54 UTC</pubDate>
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         <title>                SCRITTI</title>
         <author>mariannaalba24</author>
         <link>https://padlet.com/mariannaalba24/Bookmarks/wish/582423940</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>In diversi passi dei suoi scritti Aristotele parla di opere " essoteriche " ( exoterikoi logoi ) e in un brano della Poetica ( I 454b 15 ) usa nello stesso significato l' espressione " opere pubblicate " ( ekdedomenoi logoi ) . Il riferimento é ad un complesso di libri destinati ad un pubblico più vasto della ristretta cerchia degli allievi , e perciò caratterizzati da una particolare cura per la forma , quella stessa che indusse Cicerone a parlare del " flumen orationis aureum " ( acad. II , 119 ) a proposito dello stile del filosofo . Di questi scritti nulla ci é rimasto , tranne una Costituzione di Atene , conservataci da un papiro egiziano , alcuni titoli e un certo numero di frammenti . Il corpus aristotelico a noi pervenuto é invece costituito dalle cosiddette opere " acroamatiche " ( cioè destinate all' ascolto ) o " pragmateiai " , che si possono chiamare anche " esoteriche " , in quanto di uso esclusivamente interno alla scuola , il Liceo . Al primo gruppo , quello delle opere perdute , appartenevano alcuni scritti giovanili in forma dialogica , che anche nei titoli riecheggiavano opere di Platone ( Politico , Sofista , Menesseno , Simposio ) o comunque riprendevano argomenti tipici della speculazione di quello , come " grillo " o " Sulla retorica " , " Eudemo " o " Sull' anima " , " Sulla filosofia " , " Sull' educazione " , " erotico " , " Sulla giustizia " , " Protrettico " ( cioè esortazione alla filosofia ) ecc . Al suo regale allievo macedone erano indirizzati gli scritti " Sulla monarchia " e " Alessandro " o " Sulla colonizzazione " , mentre carattere essenzialmente erudito avevano alcune compilazioni come gli " Elenchi dei vincitori dei giochi Pitici e Olimpici " , " Le vittorie alle Dionisie cittadine e alle Lenee " e " Le didascalie " , che riportavano gli argomenti dei drammi partecipanti ai concorsi drammatici , con la data e il piazzamento ottenuto , mentre un' opera di proporzioni gigantesche , realizzata con l' apporto degli allievi , era la raccolta delle Costituzioni di 158 città greche , della quale faceva parte quella di Atene . Le opere esoteriche ci sono giunte ordinate secondo uno schema , che si apre con il cosiddetto Organon , comprendente gli scritti dedicati alla logica , concepita appunto come " strumento " ( organon ) indispensabile e preliminare alla speculazione filosofica : essi sono le Categorie ( di dubbia autenticità ) , sulle dieci definizioni dell' essere ; " Sull' interpretazione " , sulle parti e le forme della proposizione ; " Analitici primi " , in due libri , sul sillogismo ; " Analitici secondi " , anch' essi in due libri , sulla teoria della conoscenza ; " Topici " in otto libri , sul metodo dialettico di argomentazione ; " Confutazioni sofistiche " . Seguono gli scritti dedicati alla fisica , intesa come scienza della natura , che comprendono la " Fisica " , in otto libri , sulla costituzione dell' universo ; " Sul cielo " , in quattro libri ; " Sulla generazione e sulla corruzione " , in due libri ; " Fenomeni metereologici " , in quattro libri . Una sezione di questo gruppo di opere é dedicata allo studio del mondo vivente : a un' introduzione di carattere generale , " Sull' anima " in tre libri , segue una raccolta di nove opuscoli , di vario argomento , nota col titolo latino di " parva naturalia " ( " brevi trattati di scienze naturali " ) e una serie di scritti sul mondo animale ( " Sulle parti degli animali " , " Sulla generazione degli animali " , ecc. ) . Alla parte dedicata alla fisica segue , in 14 libri , quella che Aristotele chiamava " filosofia prima " , ma che é comunemente detta " Metafisica " , dalla posizione occupata all' interno del corpus ( metà tà fusikà , dopo gli scritti di fisica ) . L' opera , che dopo una storia della filosofia precedente passa a trattare la dottrina dell' Essere , risulta costituita da parti composte in tempi diversi e non tutte autentiche , ma al di là delle oscillazioni di pensiero costituisce uno dei momenti chiave della speculazione aristotelica . La ricerca del bene individuale e di quello collettivo sono rispettivamente oggetto dell' etica e della politica . La prima comprende tre scritti : " Etica Nicomachea " , in dieci libri , detta così da Nicomaco , figlio di Aristotele , che ne fu l' editore ; " Etica Eudemea " , in sette libri , che per motivo analogo al precedente prende il nome da Eudemo , discepolo di Aristotele , ma non da tutti é ritenuta autentica ; " Grande Etica " , in due libri , meglio nota col titolo latino di " Magna moralia " e quasi certamente di redazione scolastica . In otto libri é la " Politica " , di cui taluni considrano le Costituzioni una sorta di lavoro preparatorio . Completano lo schema la " Retorica " , in tre libri , e la Poetica , in due libri di cui ci é giunto solo il primo . A queste opere vanno aggiunte quelle che , pur presenti nel corpus , sono quasi concordemente ritenute spurie e tra le quali possiamo ricordare " Sull' universo " , " Sullo spirito " , " Sui colori " , " Sulle piante " , " Problemi " , " Retorica ad Alessandro " , ecc. Il modo in cui questo secondo gruppo di scritti ci é pervenuto é quanto mai avventuroso : lasciati da Aristotele in eredità al suo successore Teofrasto e da questo a un altro allievo , Neleo di Scepsi , rimasero nelle mani dei discendenti di costui , che per un certo periodo li nascosero addirittura in un sotterraneo per sottrarli ai sovrani di Pergamo , i quali avrebbero voluto collocarli nella loro biblioteca . Acquistati poi dal bibliofilo Apellicone di Teo , furono infine ritrovati ad Atene da Silla durante la guerra militare ( 86 a.C. ) e portati a Roma , dove vennero pubblicati da Andronico di Rodi .</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 13:19:29 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mariannaalba24</author>
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         <description><![CDATA[<div>La classificazione delle scienze</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 13:29:59 UTC</pubDate>
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         <title>Confronto Platone e Aristotele</title>
         <author>mariannaalba24</author>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong>prima</strong> grande <strong>differenza</strong> tra i due filosofi riguarda la <strong>concezione dell'essere</strong>. <strong>Platone</strong> concepisce la realtà in modo verticale, cioè vede nella realtà due mondi, uno sensibile e uno sovrasensibile. La realtà sensibile è subordinata a quella sovrasensibile in quanto soggetto al mutamento. Il <strong>sovrasensibile </strong>ha la caratteristica di essere <strong>trascendente, </strong>al suo interno esisteva un mondo di <strong>idee </strong>conoscibile solo attraverso la <strong>ragione. L'essere </strong>risiede nel mondo sovrasensibile ed è incorruttibile ed astratto. Platone non considera solo il singolo individuo, la sua visione è a carattere universale. Per <strong>Aristotele</strong> il <strong>sovrasensibile</strong> è <strong>immanente</strong>, ossia si colloca negli <strong>oggetti</strong>. <strong>Aristotele</strong> vede la realtà come una concezione unitaria in quanto ritiene che esista un solo <strong>mondo</strong> che è quello <strong>concreto.</strong> Egli dona valore alle cose perché ritiene che ciò che è veramente reale, è l'unione tra la materia e le forme. Le idee per Aristotele sono estrapolate dalle cose, sono generalizzazioni, e fanno capo al singolo individuo. Tutte le cose ci sono dall'eternità e per l'eternità e non è necessario individuare un secondo mondo come quello delle <strong>idee platoniche</strong> in quanto l'ordine si trova già in questo mondo, considerato da lui il mondo reale. Per <strong>Aristotele</strong> le idee non sono separate dalla realtà ma costituiscono forme immerse nella materia che rappresentano l'essenza delle cose, è importante il singolo individuo. Esiste un solo mondo che è il mondo concreto, all'interno del quale troviamo l'essere, anche esso concreto.<br> <br>- La<strong> seconda differenza </strong>che caratterizza i due filosofi riguarda la concezione della <strong>conoscenza. </strong>Secondo <strong>Platone</strong> avviene tramite il processo della <strong>reminiscenza</strong>, ovvero tramite il <strong>ricordo</strong> del mondo delle idee, che sono innate nell'uomo. Dunque per Platone <strong>conoscere equivale a ricordare</strong>. D'altra parte egli giudica la conoscenza basata sull'esperienza sensoriale un sapere parziale e soggettivo, dato che le cose di cui l'uomo ha percezione sono mutevoli e in continua trasformazione. Come per la realtà, anche per la conoscenza, <strong>Platone</strong> ha una visione verticale, concepisce due tipi di conoscenza: <strong>l'opinione</strong> e la <strong>scienza</strong>. La prima è subordinata alla seconda in quanto la scienza è direttamente collegata alle idee è l'opinione è mutevole. <strong>Aristotele</strong> ha una concezione orizzontale poiché, secondo la sua idea, non esistono conoscenze superiori alle altre.<br><br> La <strong>terza differenza</strong> riguarda il significato della <strong>filosofia</strong>, mentre per <strong>Platone</strong> la filosofia ha una<strong> finalità</strong> sia <strong>morale</strong> che <strong>religiosa</strong>, utile per formare un governante esemplare che guidasse con rettitudine una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Polis">polis</a>; per <strong>Aristotele</strong> essa ha sostanzialmente come scopo la pura e semplice <strong>conoscenza </strong>senza nessuna applicazione pratica nella vita della città.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 13:32:37 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>mariannaalba24</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 13:41:22 UTC</pubDate>
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         <title>Aristotele, Metafisica: sostanza, potenza e atto.</title>
         <author>mariannaalba24</author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div>Aristotele nota che noi usiamo il termine "essere" in molti modi, di solito per predicare qualcosa di qualcos’altro (Socrate è alto, Socrate è là fuori e così via) e <strong>distingue dieci categorie, cioè tipi di predicati.</strong> Ma è della prima categoria, la sostanza, che sono predicate tutte le altre categorie: la qualità è la qualità di un qualcosa, la quantità è quantità di un qualcosa, etc..<br><strong>La filosofia prima o metafisica, dunque, che è la scienza dell’essere in quanto essere, si occuperà della sostanza.</strong><br>La trattazione di Aristotele sulla sostanza è piuttosto complessa, e coinvolge la nozione sotto diversi punti di vista, ma è possibile cogliere il concetto di sostanza facendo appello al senso comune: la sostanza non è l’idea di Socrate, nè le molecole di Socrate nè la sua struttura geometrica, nè gli elementi naturali che compongono il suo corpo. La sostanza di Socrate è Socrate: è un individuo che come tale spiega anche la configurazione che le sue parti assumono, e che è il substrato necessario dei suoi predicati (e che non partecipa, dunque, come voleva <a href="https://library.weschool.com/lezione/filosofia-platone-biografia-testi-riassunto-2284.html">Platone</a>, di idee/predicato che gli siano ontologicamente superiori: per Aristotele i predicati sussistono solo grazie al loro substrato). Sostanze sono le piante, gli animali, i corpi celesti e forse gli artefatti.<br><br><strong>Una sostanza è un </strong><strong><em>synolon</em></strong><strong>, un insieme di forma e materia, che non possono essere separate, in quanto componenti logiche:</strong> nella sfera di bronzo non si può separare la sfera dal bronzo se non con la ragione. Che il bronzo divenga sferico, che la materia assuma una forma, è il risultato di un processo di generazione, un processo di generazione possibile: la materia è <a href="https://library.weschool.com/definizione/potenza.html">potenza</a>, la forma è atto. Il mutamento è l’attuazione di ciò che è potenziale. Aristotele distingue <strong>quattro tipi di cause del mutamento</strong>: la <strong>causa materiale, </strong>cioè la materia; la <strong>causa formale,</strong> cioè la forma; la <strong>causa efficiente</strong> che determina la connessione di materia e forma; la <strong>causa finale,</strong> ovvero ciò a cui si mira. Anche la natura per Aristotele persegue obiettivi, con la differenza che in natura l’agente è interno agli oggetti stessi; questa è la<strong> teleologia o finalismo di Aristotele: la dottrina per cui le cose tenderebbero a un fine</strong>. La natura, per Aristotele, non agisce invano.<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 13:45:08 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mariannaalba24</author>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong>Fisica</strong> per Aristotele studia le <strong>sostanze sensibili soggette al movimento</strong> a partire dalla natura di questo moto.<br><br></div><div>Aristotele distingue <strong>quattro tipi di movimento</strong>:<br><br></div><ul><li>il movimento <strong>sostanziale</strong>, cioè la generazione e la corruzione;</li><li>il movimento <strong>qualitativo</strong>, cioè il mutamento o l’alterazione;</li><li>il movimento <strong>quantitativo</strong>, cioè l’aumento e la diminuzione;</li><li>il movimento <strong>locale</strong>, cioè il movimento propriamente detto.</li></ul><div>In realtà il movimento locale è per Aristotele il movimento fondamentale al quale tutti gli altri si riconducono (si tratta sempre infatti di spostamenti di certe parti di materia), che consente inoltre di distinguere e classificare le varie sostanze.<br><br></div><div>Il <strong>movimento locale</strong> ha così tre forme:<br><br></div><ul><li>movimento circolare intorno al centro del mondo;</li><li>movimento dal centro del mondo verso l’alto;</li><li>movimento dall’alto verso il centro del mondo.</li></ul><div>Il movimento circolare è l’unico sempre uguale a se stesso e appartiene all’<strong>etere</strong>, l’elemento che per Aristotele compone i corpi celesti.<br>Gli altri due movimenti riguardano i quattro elementi che costituiscono tutte le sostanze terrestri (acqua, aria, terra e fuoco). Poiché sono opposti tra loro, tali movimenti causano il mutamento, la nascita e la morte delle sostanze composte.</div><div>Riguardo i <strong>quattro elementi</strong>, per Aristotele ognuno di essi ha una specifica collocazione nell’universo, ognuno ha il suo proprio “luogo naturale”.<br>I <strong>luoghi naturali</strong> dei quattro elementi sono quelli in cui un corpo naturalmente sta o a cui ritorna quando ne è allontanato. Sono determinati dal loro peso e sono in ordine decrescente, dal centro del mondo verso l’alto: <strong>terra</strong>, <strong>acqua</strong>, <strong>aria</strong>, <strong>fuoco</strong>.<br>Tale teoria parte da osservazioni molto semplici: lanciando una pietra in un lago, questa affonda, ponendosi al di sotto dell’acqua; una bolla d’aria rotta nell’acqua sale alla superficie dell’acqua, sicché l’aria tende a disporsi al di sopra dell’acqua; il fuoco fiammeggia sempre verso l’alto, cioè tende a congiungersi alla sua sfera, che è al di sopra dell’aria.</div><div>La natura è per Aristotele impregnata di <strong>finalismo</strong>, ma persegue dei fini che le sono intrinseci e che rendono superflua un’intelligenza divina che la regoli (come il <em>noùs </em>di Anassagora o il demiurgo del <em>Timeo </em>Platonico).</div><div>Aristotele si occupa poi di dare all’universo i suoi attributi: perfetto, unico, eterno e soprattutto <strong>finito</strong>. Infatti come per tutti i Greci, anche Aristotele considera l’infinito imperfetto, sinonimo di incompiuto, incalcolabile, che manca sempre di una parte. La sfera delle stelle fisse, infatti, segna i limiti dell’universo, al di là dei quali non c’è spazio. Ne deriva l’<strong>impossibilità che esistano altri mondi oltre il nostro</strong>.<br><strong>Il mondo è eterno</strong>, non ha avuto principio e non avrà fine. All’eternità del mondo è congiunta l’eternità delle <strong>specie animali</strong> e tra queste proprio la <strong>specie umana</strong>, la quale è imperitura e ingenerata, vivendo come entità al di fuori del tempo.</div><div>Infine Aristotele passa alla definizione di spazio e tempo. Lo <strong>spazio</strong> si identifica con l’insieme dei luoghi propri dei corpi, simili a dei recipienti, sebbene immobili, non ammettendo così l’esistenza del <strong>vuoto</strong>.<br>Il <strong>tempo</strong> si identifica con la misura del divenire delle cose, secondo un prima e un poi, e presuppone l’esistenza dell’anima, essendo essa l’intelligenza misurante che si accorge del mutamento delle cose e lo calcola.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 13:57:22 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mariannaalba24</author>
         <link>https://padlet.com/mariannaalba24/Bookmarks/wish/582555108</link>
         <description><![CDATA[<div>La <strong>logica</strong> per Aristotele non è una scienza. Esprime piuttosto il procedimento dimostrativo, di cui le scienze si avvalgono. Il termine designa la dottrina del <strong>ragionamento rigoroso</strong>, detto anche <strong>sillogismo</strong>. Il termine logica è probabilmente introdotto con gli stoici. Aristotele usava invece il termine <strong><em>analitica. </em></strong> La parola <strong><em>Organon</em></strong><strong> </strong>fu  introdotta da <strong>Alessandro di Afrodisia</strong> e letteralmente significa <strong>strumento </strong>di ricerca.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 14:09:11 UTC</pubDate>
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         <title>logica del concetto</title>
         <author>mariannaalba24</author>
         <link>https://padlet.com/mariannaalba24/Bookmarks/wish/582563896</link>
         <description><![CDATA[<ol><li>I <strong>concetti che hanno una maggiore universalità</strong> sono anche quelli dotati di <strong>minori caratteristichee viceversa</strong>.</li><li>In una scala di concetti classificati, in modo ascendente, in base alla loro universalità esisteranno due estremi:</li></ol><ul><li>la “<strong>specie infima</strong>”, cioè <strong>un concetto che non può essere “contenitore”</strong> di nessun altro concetto. Corrisponde quindi all’individuo specifico: Chiara, Giovanna o il mio gatto siamese;</li><li>i “<strong>generi sommi</strong>”, cioè dei <strong>concetti che non possono essere “contenuti”</strong> in nessun altro concetto. Corrispondono alle dieci categorie, cioè ai concetti più generali che esistono (ad esempio quello di “qualità” o “quantità”).</li></ul><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 14:12:22 UTC</pubDate>
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         <title>La logica della proposizione</title>
         <author>mariannaalba24</author>
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         <description><![CDATA[<div>1. Due proposizioni <strong>contrarie </strong>non possono essere entrambe vere, mentre possono essere entrambe false.<br>2. Nelle proposizioni <strong>contraddittorie</strong> se una delle due è vera, l’altra dovrà essere falsa o viceversa.<br>3. Le proposizioni <strong>sub-contrarie</strong> possono essere entrambe vere ma non entrambe false.<br>4. Nelle proposizioni <strong>subalterne</strong> dalla verità o falsità dell’una dipende la verità o la falsità dell’altra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 14:13:33 UTC</pubDate>
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         <title>La logica del ragionamento</title>
         <author>mariannaalba24</author>
         <link>https://padlet.com/mariannaalba24/Bookmarks/wish/582569871</link>
         <description><![CDATA[<div> <strong>Ragionare significa</strong>, dunque, <strong>connettere tra loro le proposizioni in modo che le une fungano da cause per le altre</strong>. Connettere a caso proposizioni tra loro non rientra, a parere di <strong>Aristotele</strong>, nel ragionamento.  </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 14:14:21 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>mariannaalba24</author>
         <link>https://padlet.com/mariannaalba24/Bookmarks/wish/582600910</link>
         <description><![CDATA[<div>L’<strong>Etica Nicomachea</strong> è il trattato sull’etica di <a href="https://www.studiarapido.it/aristotele-la-biografia-gli-scritti-il-pensiero/"><strong>Aristotele</strong></a>. Si compone di 10 libri e fu pubblicato postumo da Nicomaco, il figlio di Aristotele.</div><div>L’opera inizia con l’affermazione che l’attività dell’uomo ha come proprio fine il bene. Poiché d’altra parte ogni fine particolare si giustifica in funzione di un altro, per non aprire un processo all’infinito bisogna ammettere che esista un fine e bene ultimo, il quale è appunto il <strong>Sommo Bene</strong>.</div><div>Per ogni vivente il Sommo Bene è la felicità e poiché questa è perseguita non dall’uomo isolato, ma dagli uomini viventi in società, la determinazione del suo concetto è compito della <strong>scienza politica</strong>, che costituisce per Aristotele il vertice stesso dell’etica.</div><div>La definizione del concetto di felicità relativo all’uomo singolo deve fondarsi sulla natura stessa dell’uomo. Ora, poiché l’uomo è un essere razionale, la felicità per lui non può prescindere dall’esercizio della sua facoltà essenziale, che è la <strong>ragione</strong>.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 14:24:34 UTC</pubDate>
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