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      <title>Cronache di #paesaggiounipd 2 by Margherita Cisani</title>
      <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret</link>
      <description>Attività, report e segnalazioni attorno alla Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio dell&#39;Università di Padova.
&quot;Cronache di #paesaggiounipd&quot; è uno strumento collaborativo di comunicazione che ospita post degli studenti e dei docenti del corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio dell&#39;Università di Padova.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2026-06-22 20:34:03 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Recensioni Banali: consigli di lettura dal quartiere Arcella di Padova</title>
         <author>giadapeterle</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271163</link>
         <description><![CDATA[<div>Durante l'escursione nel quartiere Arcella di Padova, gli studenti del Laboratorio di Comunicazione Creativa e Landscape Storytelling sono stati guidati dal giornalista Giovanni 🤬, che da cinque anni ormai cura la rubrica "<a href="https://www.difesapopolo.it/Rubriche/Sguardi-d-Arcella">Sguardi d'Arcella</a>" per il giornale La Difesa del Popolo. Da questa esperienza e dalla collaborazione con Arcellatown e il sito <a href="https://www.visitarcella.it/">visitarcella.it</a> sono nate quattro "<a href="https://www.visitarcella.it/category/recensioni-banali/">Recensioni banali</a>": sono brevi racconti, "consigli di lettura" scritti dagli studenti del corso per tutti coloro che volessero esplorare il paesaggio urbano del "quartiere multiculturale" di Padova.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Progettisti Europei si diventa: Mab Euganeo</title>
         <author>lucafilippi3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271164</link>
         <description><![CDATA[<div>Si è concluso a fine Maggio, il laboratorio di <strong>Progettazione Europea per il Paesaggio</strong>, curato dal prof. Giorgio Andrian;<strong><br></strong><br></div><div>i nostri<strong> #ColliEuganei</strong> sono stati il caso di studio preso in esame, attraverso una progettualità volta ad una possibile candidatura Unesco del territorio euganeo ad <strong><mark>area MAB (Man and Biosphere)</mark></strong>: un territorio nel quale vi è la necessità di attivare una progettualità di ampio respiro territoriale e temporale, in grado da un lato di coinvolgere gli attori del territorio, dall’altro di proiettare gli euganei verso una dimensione nazionale ed<strong> </strong>internazionale che possa valorizzare al meglio la loro ricchezza culturale e naturalistica – Noi studenti , immedesimandoci negli <strong>#stakeholders</strong> del territorio, in un vero e proprio “gioco di ruolo” (da Sindaci a Direttori di realtà locali, come il Cementificio, fino ad arrivare a Gestori di ville, Ristoratori e Presidenti di Associazioni del territorio)  e attraverso l’utilizzo di Strumenti di partecipazione online (programma <strong>#Mosaic</strong>), abbiamo studiato possibili interrelazioni e progettato possibili modelli di Governance!<strong><br></strong><br></div><div>Il tutto con lezioni online, lezioni in presenza (illuminante l’intervento di Cecilia Morello, autentica Progettista Europea) e, ovviamente, un’uscita sul <em>campo (tra i colli, ovviamente)</em>, con annessa degustazione di <strong>#SpritzEuganeo</strong>, vero e proprio marker enogastronomico del territorio!<strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Valbrenta: Analisi e potenzialità di un territorio - Fieldwork, gruppo 2</title>
         <author>marioandreafrancavilla2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271165</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Dall’esperienza sul campo e dall’impiego di nuove competenze, frutto degli studi sul paesaggio propri del corso di laurea, siamo arrivati a sottolineare le caratteristiche salienti del territorio, da cui partire per una corretta valorizzazione. Abbiamo, quindi, elencato punti di forza, di debolezza, minacce e opportunità del territorio in una tipica matrice “SWOT”.<br><br></div><div>Tra i punti di debolezza il più rilevante è sicuramente l’attività mineraria sul fianco ovest del Massiccio del Grappa. Ci è sembrato da subito fondamentale ragionare sulla mitigazione degli impatti ambientali di tipo visivo ma soprattutto acustico, legato sia alle lavorazioni proprie della cava, esplosioni e al rotolamento di materiale lungo il versante, sia all’ingente traffico legato al trasporto del materiale lapideo al di fuori della cava. Un rumore incessante che si somma alla più importante tra le minacce: il traffico. La valle, infatti, collocandosi tra la pianura veneta e il trentino, costituisce una direttrice fondamentale tra la costa adriatica e il centro Europa fin dall’antichità e per questo, oggi, ospita rilevanti infrastrutture stradali e ferroviarie. A loro volta, queste, sono inserite in una valle particolarmente stretta, esposta ad un importante rischio idrogeologico, legato alle piene del fiume Brenta, e che a reso difficoltoso il miglioramento dei collegamenti tra le due sponde della valle, specialmente dove l’unione amministrativa ha generato anche la necessità di connettersi in un unico tessuto urbano.<br><br></div><div>Tra i punti di forza abbiamo riscontrato, invece, proprio la posizione della valle, pensando a come le infrastrutture stesse siano un vantaggio per un territorio che voglia divenire una meta e non un mero luogo di passaggio. La facile raggiungibilità di tutte le frazioni della valle e il raccordo di questa con l’altopiano di Asiago tramite strade e sentieri consente di collegare idealmente l’offerta, ampiamente differenziata, di queste due aree. In questo passaggio dal basso verso l’alto una delle più grandi opportunità identificate sono i versanti terrazzati che, a lungo abbandonati, vedono negli ultimi anni un generale recupero e la spinta dal basso a viverli e renderli produttivi in maniera sostenibile. Spazi per nuova agricoltura come per l’arte e la cittadinanza attiva. Infine, è proprio il fiume Brenta, principale punto di forza, a fornire la principale opportunità al territorio. L’attuale attrattività della valle è oggi, infatti, interamente legata alle attività sportive sul fiume, dalle quali dipendono in larga parte anche le presenze nelle strutture ricettive, nei siti naturalistici, nei musei e agli eventi, questo grazie ad un operatore privato locale, che funge da vera e propria DMC (Destination Management Company) e agenzia Incoming della valle, e che al tempo stesso monopolizza e gestisce l’economia turistica del territorio.<br><br></div><div>Non trascurabile è poi il supporto di una rete di enti di ricerca e formazione già attivi quali gli osservatori del paesaggio, locale e regionale, l’istituto agrario Parolini e l’Università di Padova, di cui siamo una delle componenti principali in quanto professionisti in formazione.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Immergiti, immagina... Valbrenta! - Filedwork, gruppo 2</title>
         <author>marioandreafrancavilla2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271167</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Camminare, ascoltare, osservare e parlare del territorio, nel territorio, ci ha portato alla sensazione di esserci immersi nella sua complessità e di averne esperito, almeno in parte, gli aspetti più significativi. Ci siamo immedesimati nei racconti dei vari cittadini, imprenditori e amministratori, percependo al contempo sia la voglia di sinergia di questi, sia le rivalità e le difficoltà relazionali tra i vari attori.<br><br></div><div>Ci siamo così resi conto della necessità impellente di creare un network tra tutti i portatori di interesse, in grado di costruire una valorizzazione partecipata del territorio nella sua interezza. A questo proposito abbiamo proposto la creazione di un marchio d’area e di un’organizzazione della gestione della destinazione, passando per queste specifiche tappe:<br><br></div><div><br>-          Visualizzare l’identità del territorio;</div><div>-          Scegliere un organismo che coordini                                       l’organizzazione;</div><div>-          Creare maggiore consapevolezza, finalizzata a fare             rete;</div><div>-          Analizzare il territorio e includere gli attori locali;</div><div>-          Definire obiettivi comuni;</div><div>-          Programmare nuovi interventi sul territorio;</div><div>-          Realizzare gli interventi;</div><div>-          Incoraggiare il turismo internazionale;</div><div>-          Monitorare il processo e tenere attiva la rete.<br><br></div><div><br>La presenza, per esempio, di una ciclopista già frequentata anche da turisti internazionali giustifica la necessità di coinvolgere tutti i cittadini nella costruzione di una migliore accoglienza, nella messa in sicurezza di alcuni tratti troppo esposti al traffico, nella segnalazione di officine che assistano i ciclisti, di servizi igienico-sanitari lungo il percorso, di una segnaletica che permetta loro di raggiungere facilmente i siti naturalistici e culturali del territorio. Così come è evidente la necessità di una comunicazione che invogli questi a fermarsi e vivere il territorio, non più immaginabile soltanto come un luogo di passaggio tra altre aree più attraenti. </div><div><br>Il turismo internazionale (detto incoming o inbound), attualmente pressoché inesistente, se non di passaggio, necessità di essere incoraggiato da parte di istituzioni locali, ma anche attori privati (tour operators, imprenditori locali, gestori di strutture ricettive) visto il potenziale dell’area. </div><div><br>Al contempo, l’accoglienza deve essere rivolta anche verso altri target, tra cui i cittadini stessi, sia attori che registi. A maggior ragione, la creazione di maggiore consapevolezza della propria identità territoriale tra i vari attori consente una partecipazione finalizzata ad una valorizzazione sostenibile socialmente, economicamente e per l’ambiente. Coltiviamo cioè l'idea di impattare positivamente su tutta l’area, non focalizzandosi su singoli punti di forza o opportunità e lasciando indietro tutto il resto.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Sfide di governance in Valbrenta: prima prova sul campo per gli studenti di #paesaggiounipd - Gruppo 1</title>
         <author>alicetorrero</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271169</link>
         <description><![CDATA[<div>Si è concluso il primo fieldwork di Scienze per il paesaggio: tre giorni di incontri e confronti in cui noi studenti abbiamo toccato con mano la complessità del paesaggio della Valbrenta, la valle incisa tra l’Altopiano di Asiago e il Massiccio del Grappa. Il nostro gruppo di lavoro ha analizzato questo territorio dal punto di vista della governance e della pianificazione. Il ricco confronto con l’amministrazione comunale, così come con gli imprenditori, coltivatori e volontari locali, tutti a proprio modo plasmatori di paesaggio, ha portato alla luce una realtà eterogenea che sta cercando una direzione condivisa per affrontare le sfide che le caratteristiche del territorio pongono alla comunità, tra dissesto idrogeologico, desiderio di rigenerazione urbana e recupero di aree abbandonate, come i terrazzamenti in valle, gli alpeggi in quota e gli edifici industriali storici che si affacciano sul Brenta.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Governance della Valbrenta: gli studenti di #paesaggiounipd si interrogano sulle prospettive di un paesaggio - Gruppo 1</title>
         <author>alicetorrero</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271170</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel primo fieldwork di Scienze per il paesaggio ci siamo confrontati anche sulla governance della Valbrenta, una valle ricca di potenzialità ma non esente da criticità nei suoi diversi ambiti. Il forte fattore di rischio idrogeologico, particolarmente alto nel fondovalle, richiederebbe uno sforzo maggiore e condiviso per implementare un sistema di preallerta adeguato. La rigenerazione del lungofiume in sinistra Brenta, imperniata sulla riqualificazione del tabacchificio e della vecchia centrale elettrica, potrebbe includere in tal senso un centro di prevenzione, da creare in collaborazione con l’Osservatorio del paesaggio. Sono molti anche gli interrogativi sulla parte in quota del Comune di Valbrenta, dove la necessità di presidiare le terre alte porta a una riflessione sulla conversione delle attività estrattive e sulla sostenibilità economica della monticazione. Il coordinamento dei tanti soggetti, sia pubblici che privati, sia del Comune di Valbrenta che degli altri comuni del bacino del Brenta, sembra essere in ogni caso il requisito fondamentale per giungere a una governance realmente condivisa, efficiente ed efficace.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Fieldwork Valbrenta: tra educazione e cittadinanza attiva, diversi modi di concepire il paesaggio - Gruppo 3</title>
         <author>vittoriafascina2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271171</link>
         <description><![CDATA[<div>Valbrenta nasce nel 2019 dall’unione di 4 precedenti comuni, Campolongo, Cismon del Grappa, San Nazzario e Valstagna, adagiati lungo il fiume Brenta tra il Grappa e l’Altopiano di Asiago. </div><div>Il paesaggio è popolato da più figure che ne esprimono concezioni divergenti, secondo due ottiche principali.<br>La prima è quella di utilizzare l’uso ludico del fiume, le forme naturali, la collocazione geografica, la natura stessa delle rocce, come base economica orientata ad ottenerne un alto grado di profitto, legata al <em>main-stream</em> economico veneto, gelosa del proprio status e timorosa delle future scelte programmatiche amministrative.<br>La seconda ottica considera il paesaggio uno strumento di educazione permanente, rivolto a tutta la popolazione, paesaggio come strumento proposto e vissuto dalla stessa popolazione, che va a ri-percepire sé stessa e a proporsi con più consapevolezza con tutti i soggetti con cui interagisce. Allora la scala di valori si modifica e assume importanza non più marginale, la proposta di accoglienza e di sosta lungo la ciclabile, la fatica a coltivare un piccolo terrazzo, la sperimentazione di nuove coltivazioni, la ricomposizione ambientale di un’attività estrattiva esaurita, la salita lungo un sentiero fra installazioni di land art, il lavoro del malgaro, la gastronomia ricercata ma semplice, la ricerca sperimentale agronomica, gli spruzzi scambiati a pagaiate in acqua tra gommoni.<br>Data la cornice, far emergere criticità e proposte è lo step successivo.<br><br></div><div><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271171</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Fieldwork, cittadinanza attiva in Val brenta: gli studenti scienze del paesaggio unipd lanciano le loro proposte di base - Gruppo 3</title>
         <author>vittoriafascina2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271172</link>
         <description><![CDATA[<div>Delineate le due visioni del paesaggio principali a Valbrenta, il conflitto tra visioni diverse, la frammentazione delle realtà; la mancanza di figura di regia; l’estraneità della popolazione, il vivere in un luogo di passaggio sono state individuate come criticità maggiori</div><div>Accanto alle criticità, palesi sono i segni di una dinamicità rinnovata. Consapevolezza, orgoglio, dialogo, sensibilizzazione, identità, relazioni, memoria, sono le parole chiave, da cui la cittadinanza potrebbe trovare lo slancio e la fiducia per un progetto di paesaggio condivisibile, pensato ed articolato su quattro macroaree principali.<br><strong>L’educazione</strong>, per tutti i cicli scolastici, con insegnamenti dal vivo, per esperienza diretta; la realizzazione di eventi rivolti all’intera popolazione;<br>La creazione di un <strong>Hub</strong>, individuato nella ex fabbrica del tabacco, che dovrà diventare il polo dell’attività culturale e partecipativa della cittadinanza.<br>L’affidamento della <strong>cabina di regia</strong> sia dato all’osservatorio del paesaggio affiancato dall’amministrazione locale<br>La <strong>strategia </strong>prevede, all’inizio, un’indagine conoscitiva volta a definire l’effettiva percezione della popolazione del paesaggio e parallelamente la formazione rivolta agli operatori.<br><strong>UNIPD</strong> si occuperà degli aspetti scientifici, dell’elaborazione dati, della ricerca; vestirà una figura tra il tutor ed il pivot. Un segnale molto forte potrebbe essere: adottare un terrazzo, intestandolo al Corso di Laurea in Scienze per il Paesaggio, passandolo di anno in anno al nuovo corso che lo prenda in carico e lo curi.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Melara, Bergantino e il Distretto della Giostra, da Paesaggio Liminare &amp; Non-Paesaggio, a Paese dei Balocchi!</title>
         <author>lucafilippi3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271175</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Bergantino </strong>e<strong> Melara</strong>, ovvero territori e <em>Paesaggi Liminari</em>, che potremmo definire il Sud-Ovest…del Nord-Est d’Italia; geograficamente collocati al confine di quattro province, Rovigo, Verona, Mantova e Ferrara, ed in maniera ancor più evidente, al confine di tre Regioni, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, il territorio è stato preso in esame come Cantiere e <em>case-history</em> di <strong><em>Non Paesaggio</em></strong>, all’interno del Corso di Sociologia del Territorio e dell’Ambiente del prof. Osti; un territorio profondamente segnato nei suoi confini dal passaggio del principale dei fiumi italiani, il Po, a tal punto da averne modificato conformazione e segnato profondamente abitudini e stili di vita, anche tragicamente, quando esattamente 70 anni fa, nel 1951, l’acqua del fiume si riversò su case, stalle e campagne, sommergendo due terzi del territorio nella zona di Rovigo, quest’area compresa.<br><br></div><div>Territorio di confine, ma anche vero e proprio <strong>Distretto Industriale della Giostra</strong>: una zona dove più di cento imprenditori lavorano su tutto quello che ha a che fare con le strutture dello “spettacolo viaggiante” e dei parchi divertimento. Comprese le attività dell’indotto, il settore dà lavoro a più di 1.500 persone, e sempre più alta è la richiesta di manodopera specializzata, che riesca a mettere insieme diverse abilità tecniche: da qui, la necessità di dialogo con il mondo della formazione e della scuola, per la formazione di personale altamente specializzato, per un settore che qui è emerso grazie alla creatività e ingegno di piccoli imprenditori locali.<br><br></div><div>Attraverso la visita del <strong>Museo della Giostra</strong>, contenitore e memoria storica di questo distretto, vero e proprio biglietto da visita per gli operatori nei confronti dei clienti stranieri, veniamo a conoscenze delle radici storiche, culturali e antropologiche che fanno di questa zona il centro europeo della produzione e della vendita delle attrazioni dei luna park. Un esempio di come in un’area segnata profondamente da un fiume, al confine di province e regioni diversi, senza una vera e propria identità (anche dal punto di vista culinario, pur essendo in provincia di Rovigo, il tortello alla zucca tipico Mantovano, ne sia la specialità locale), la gente di qui liberi la propria fantasia e si mette al lavoro nei laboratori per creare astronavi, cavalli a dondolo, treni e castelli, per incantare i bambini e regalare emozioni ai giovani, a tal punto da poter dire che in quest’angolo anonimo dell’alto Polesine nascono gli <strong>architetti di questo (Non) Paesaggio, </strong>assimilabile<strong> al Paese dei Balocchi!<br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LO SPESSORE DEL CONFINE - Monte Grappa tra abbandoni e ritorni, un cammino-dialogo sulla cura dei beni comuni Trekking VagheStelle 2022</title>
         <author>giorgiasormani2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271176</link>
         <description><![CDATA[<div>Il trekking VagheStelle è un'esperienza difficile da riassumere in poche parole. Necessiterebbe di una spiccata capacità di sintesi e di un'acuta abilità nel riconoscere i fulcri più esplicativi e rappresentativi all'interno di una densissima rete in cui ci siamo immerse, composta da una miriade di minuscole particelle, ognuna con la propria singolare rilevanza.<br>Iniziamo allora da una pragmatica (ed un po' emotiva) contestualizzazione. <br>Attraverso la pratica del camminare come intenzionale ma imprevedibile scoperta dei luoghi, ci siamo spostate lentamente da un paesaggio all'altro: transizioni spaziali così delicatamente sfumate da diventare impercettibili. Camminando all'interno dei paesaggi del Monte Grappa abbiamo interrogato con i nostri sensi le particolarità riflesse dei nostri interessi, ci siamo fatte raccontare da Lucia cosa significa gestire un mulino anche quando l'acqua che lo fa girare scarseggia, abbiamo percepito la necessità da parte di una coppia veneziana di ritirarsi nei pressi di Schievenin per poter essere più vicina al bosco , abbiamo montato le tende su prati umidi, siamo state ospiti di interessanti chiaccherate sui significati della gestione dei beni comuni, abbiamo ascoltato le voci della Piave e della foresta, abbiamo salutato la regina granitica Cima d'Asta dal Monte Tomatico, ci siamo fatte coinvolgere dall'abile racconto di Matteo sul simbolico schianto dell' "alberon" di Tomo, abbiamo ammirato la tenacia e la dedizione con cui Tiziano preserva le semenze antiche, ci siamo scambiate riflessioni, pensieri e opinioni mentre le nostre gambe si alternavano una davanti all'altra dalla stazione di Pederobba fino ad arrivare al "Castèl di Alboìn" a Feltre.<br>Sono tornata a casa con la mente brulicante di quesiti, chiedendomi se ciò che sono riuscita a cogliere sarò anche in grado di coinvolgerlo nell'ahimè frenetica quotidianità. <br>Ciò che più mi è rimasto impresso e che ho più riconosciuto come filo conduttore di tutti questi incontri è stata la consapevolezza della scelta, in primis individuale, di decidere attivamente di prendersi cura dei paesaggi, una scelta coraggiosa, ammirabile e necessaria.<br><br>- https://www.equistiamo.org/vaghe-stelle/edizione-2022/trakking-2022.html<br>- http://www.mulinolavallina.it/sito/sito.asp<br>- https://www.labsus.org/<br>- http://vivaioruscello.blogspot.com/<br>- https://coltivarecondividendo.it/<br>- Azienda Agricola “Al Balech”<br>- https://erboristeriafitoterapia.com/<br>- Requiem per un albero, Matteo Melchiorre<br>- https://ciuchinando.it/<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Il paesaggio: sentieri battuti e nuove prospettive</title>
         <author>angelo_minghetti</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271178</link>
         <description><![CDATA[<div>Quanti paesaggi ci sono? E un paesaggio e solo e solamente uno, o dentro di sé ne nasconde tanti altri?<br>Una risposta me l'ha data la mostra "Il paesaggio: sentieri battuti e nuove prospettive" che domenica 5 marzo sono andato a visitare, nella piccola cittadina di Bagnacavallo, vicino a Ravenna.<br>Spiegare a parole quanti paesaggi ho visto e quanti ne scaturivano fuori da una medesima opera è impresa difficile, quindi mi limiterò ad alcuni esempi che mi hanno lasciato molto a cui pensare.<br><br><em>Piccola nota: ho effettuato diversi tentativi, ma purtroppo sembra che il padlet non mi permetta di caricare più di un'immagine, quindi scriverò i nomi delle opere che più mi hanno colpito vicino al nome dell'artista quando verrà citato, nel caso qualcuno voglia approfondire! :)</em><br><br>Il percorso della mostra, prevalentemente pittorica e dalla durata di circa due ore, era strutturato in tre parti, ognuna riguardante rappresentazioni di paesaggio assai diverse tra loro:</div><div><br>1. “<strong>L’imbocco del sentiero</strong>”: come si può intuire dal nome, era l'inizio di questo lungo viaggio. In questa sezione erano presenti paesaggi rappresentati da grandi figure del ‘900, come Giorgio Morandi ("I pioppi", 1930; "Il ponte sul Savena a Bologna, 1912)) e le sue opere grafiche dedicate al paesaggio, molto semplici e lineari; Mario Sironi ("Paesaggio urbano", 1938), con i suoi paesaggi urbani caratterizzati da città grigie, cupe e vuote, quasi scarne; e Mario Schifani ("Ninfee", 1977), una pittura “pop”, con colori accesi e sgargianti, quasi innaturali.<br><br>2 "<strong>Elementi: acqua, terra, aria</strong>": tre elementi che rappresentano la struttura portante del paesaggio, in particolare quello naturale. Qui ho potuto ammirare raffigurazioni di paesaggi “classici” in tutta la loro naturalità, mediati dallo sguardo e dai sentimenti di ciascun autore.<br><br></div><div>Nella sezione “<strong>acqua</strong>”, il protagonista principale è il mare: mi ha colpito in particolare il dipinto di Ermes Bajoni ("Il sogno di Lindberg", 1988), una rappresentazione del mare molto scura, caotica, quasi inquieta.<br><br>La sezione “<strong>terra</strong>” era incentrata sul paesaggio come “madre terra”: forte, e da cui tutto nasce. Qui spiccavano due opere in particolare. Il mosaico dell’artista giapponese Takako Hirai ("Vagamente sicura", 2022), che si focalizza quasi sempre sulla natura. Quello che mi colpisce è la semplicità: una rappresentazione molto delicata.<br>E poi, le opere di Giorgia Severi ("Dracena", "Dracena Drago #7" e "Dracena Drago #11", 2022), tramite le quali l'artista denuncia la continua perdita di ambienti naturali: tramite la tecnica del calco e del <em>frottage </em>(una tecnica di disegno e di pittura basata sullo sfregamento), Giorgia ha riprodotto cortecce di alberi, facendole apparire allo stesso tempo molto simili all’epidermide umana e alle scaglie di drago, simbolo di resilienza e resistenza della natura e dell'ambiente.<br><br>Infine, “<strong>aria</strong>”: il focus era il vento, ma non come forza in sé, bensì come motore che muove, che fa volare. Il volo era infatti il vero protagonista di questa terza sezione.</div><div>Qui, è l’opera di Fabio Giampietro ("Exodus", 2021) a prendersi la scena: un enorme tela raffigurante un paesaggio urbano, ritratto dall’alto, con una caratteristica particolare: poteva essere osservato sia nella maniera classica, ovvero tramite la pura e semplice osservazione visiva; ma anche indossando un visore per la realtà aumentata, immergendosi così in una visione spiazzante e distorta di questo paesaggio cupo e opprimente.<br><br>Infine, l’ultima parte del percorso. <br>Il “sogno del paesaggio” è stata, secondo me la parte più interessante e ricca di spunti di riflessione. Qui il focus era sui sentimenti umani e il loro legame con la natura, che insieme creano una visione fantastica, spesso anche onirica, della realtà. C’erano visioni di chiara serenità, rappresentata da colori vividi e sgargianti, come quella di Salvo ("Paesaggio", 1981) ma soprattutto di inquietudine, con colori cupi e freddi, che si mescolavano in un’esperienza a volte straniante: le opere di Manuel Fallisi ("Vertigine, 2022"), di Luca Barberini ("Pseudo scelte", 2022), di Andrea Chiesi ("Anastasis 19", 2021), di Enrico Minguzzi ("Germogli d’inverno", 2021) e di Josè d'Apice ("Occidente", 2014) ne sono una perfetta esemplificazione.<br><br>È difficile spiegare a parole cosa mi abbia lasciato questa visita, talmente erano tanti i paesaggi da guardare ed ammirare. <br>Posso però tranquillamente dire due cose: che ho trovato una piacevole conferma di ciò che ho imparato all’inizio del mio percorso di studi: il paesaggio è davvero dappertutto. E aggiungo, fuori ma soprattutto dentro, dentro di noi.<br>E che il paesaggio è un collante potentissimo: soprattutto attraverso l'arte e le sue potenzialmente infinite possibilità di rappresentazione, riesce ad unire esperienze di vita, sentimenti, pensieri e visioni del mondo in un unico, grande e meraviglioso mosaico.</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Mostra fotografica: Inhuman wounds/ Ferite Inumane 2050: Come tange l’Intelligenza Artificiale.</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271180</link>
         <description><![CDATA[<div>Nell’ambito del festival “Life(s) Love Landscape 2023: Edizione L’Intangibile” è stata realizzata la mostra Inhuman wounds/ Ferite Inumane 2050: Come tange l’Intelligenza Artificiale.<br><br></div><div>L’esposizione presenta una serie di fotografie raffiguranti alcune delle cause dei cambiamenti territoriali avvenuti negli ultimi 50 anni, mettendo in risalto che la ferita più grande e più forte inflitta al nostro pianeta, è quella generata dall’azione umana.<br><br></div><div>Gli scatti mostrano, nell‘insolita cornice del Secret Garden di Padova; un parcheggio pubblico interrato che grazie alla presenza di opere di street art è diventato una vera e propria galleria d’arte, quali sono e quali possono essere i soggetti che contribuiscono o che hanno contribuito al cambiamento dei nostri paesaggi quotidiani.<br><br></div><div>Ho visitato questa mostra spinta, non solo dall’interesse per il tema trattato ma, anche alla modalità scelta per realizzarla. La riflessione focalizzata sui linguaggi attraverso i quali si esprime il Paesaggio, ha messo in evidenza l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nei linguaggi stessi.<br><br></div><div>Quello che viene presentato è la narrazione prodotta dall’Intelligenza artificiale, ma come possiamo interpretarlo? <br><br></div><div>Il Paesaggio nel Capitolo 1, art. 1 lettera a, della Convenzione Europea del Paesaggio è definito come “una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”; alla luce di questa definizione che pone l’accento su come un territorio è percepito dalle popolazioni, dove si colloca la rappresentazione artificiale che imita il reale? Qual è la sensibilità che interpreta e percepisce il paesaggio e le sue ferite? <br><br></div><div>L’artista tra ironia e sarcasmo stimola chi osserva ad entrare in questa complessità lasciando lo spettatore con più interrogativi che risposte.<br><br></div><div>Per approfondire: <br><br></div><div><a href="https://giardinidellarena.com/lll/">Life(s) Love Landscape - Giardini dell'arena (giardinidellarena.com)<br></a><br></div><div> <a href="https://www.instagram.com/kynodontas.productions/">@kynodontas.productions<br></a><br></div><div><a href="http://www.parcheggipadova.it/aps-secret-garden-park/">APS Secret Garden Park | APS Parcheggi (parcheggipadova.it)<br></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Visita alla mostra &quot;le Basse Vedute&quot; e passeggiata storica a Villa Estense luglio 2023.</title>
         <author>mariaclaracarossa3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271181</link>
         <description><![CDATA[<div>Il 29 luglio 2023 ho partecipato a un'escursione organizzata dal GAL a Ville Estense, provincia di Padova. Il pomeriggio è iniziata presso l'archivio storico, dove ci aspettava una visita guidata alla mostra fotografica "Le Basse Vedute". Questa esposizione, composta da 70 opere, fa parte di un appassionato progetto del collettivo di fotografi I Camera Oscurati, incentrato sul paesaggio rurale della Bassa Padovana. Attraverso il mirino della fotocamera, la mostra cerca di catturare l'anima più autentica della campagna a sud di Padova. In particolare, siamo stati presentati a una selezione di fotografie di Omas Gusella, Fabrizio Gusella e Daniele Brombin, tratte dal primo capitolo del progetto dedicato al territorio. Le immagini rigorosamente in bianco e nero ci hanno permesso di immaginare il fascino della campagna di un tempo attraverso la loro sobria ed elegante bellezza.<br>Successivamente, la visita è proseguita presso il museo dei villaggi scomparsi, situato accanto alla mostra fotografica. Il museo raccoglie una serie di reperti archeologici provenienti da villaggi medievali che un tempo esistevano nel territorio della Bassa Padovana, permettendoci di continuare il nostro percorso tra i paesaggi rurali. Ogni reperto è collegato alla mappa del luogo di ritrovamento, fornendo un quadro più completo di questa storia sepolta.<br>Infine, la passeggiata ci ha condotto alla chiesa di S. Andrea Apostolo e Colomba, costruita dove un tempo sorgeva l'antico monastero di S. Andrea, poi soppresso dalla Repubblica di Venezia nel 1793. All'interno della chiesa, abbiamo ammirato alcuni stemmi della famiglia da Carrara, opere d'arte che raffigurano la sacra famiglia e scene di vita religiosa, insieme a preziose opere in legno di noce, come banconi, confessionali e sculture.<br>Questa passeggiata tra le vie di Ville Estense ha offerto un'occasione unica per immergerci nella storia di questo piccolo paese, ricco di tesori artistici e testimonianze di un passato affascinante.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Visita al Museo dell&#39;Istituto Geografico Militare</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271182</link>
         <description><![CDATA[<div>Ogni volta che visito il Museo di Geografia dell’Università di Padova, mi accorgo che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. In una delle ultime visite, infatti, Giovanni Donadelli curatore del museo, parlando di carte geografiche ha citato il Museo dell’Istituto Geografico Militare.<br><br></div><div>Onestamente conoscevo l’Istituto per la sua attività di supporto alle Forze Armate (la cartografia è fondamentale per ogni strategia militare) e come Organo Cartografico dello Stato; tuttavia, non ero a conoscenza del fatto che vi fosse anche un Museo aperto ai visitatori, quindi ho deciso di andare a vederlo.<br><br></div><div>Il Museo si trova a Firenze, nel palazzo dell’Antica Sapienza ed è attiguo alla Biblioteca, realizzata nel 1694 dal Convento della SS. Annunziata, e successivamente data in uso all’allora Ufficio Tecnico del Corpo di Stato Maggiore dell’Esercito; all’interno di quest’ultima si trovano 150 000 opere librarie, una collezione di atlanti geografici da tutto il mondo, un’emeroteca e la cartoteca.<br><br></div><div>Le conservatorie storiche dell’Istituto custodiscono strumenti, carte e documenti prodotti dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, oltre a tutti i beni ereditati dagli Enti cartografici preunitari. L’Istituto archivia e gestisce i dati geodetici storici del territorio nazionale, ma non solo anche immagini su lastra di vetro della fine dell’Ottocento e aerofotografie del territorio nazionale.<br><br></div><div>Una parte di questo patrimonio è esposta al Museo, come la Carta d'Italia di Giovanni Antonio Magini, incisa dal Wright e pubblicata nel 1608, insieme ad una cospicua collezione di strumenti di geodesia, astronomia, topografia e fisica.<br><br></div><div>All’interno del museo non si possono fare fotografie, la visita su prenotazione è guidata ed interamente gratuita.<br><br></div><div> <br><br></div><div>Per maggiori informazioni:<br><br></div><div> <a href="https://www.igmi.org/">Istituto Geografico Militare — IGM E-Commerce Site (igmi.org)<br></a><br></div><div><a href="https://www.igmi.org/it/chi-siamo/il-museo-storico-della-cartografia-italiana">Il museo storico della cartografia italiana — IGM E-Commerce Site (igmi.org)<br></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Paesaggi Dolomitici oltre la dicotomia Natura - Cultura </title>
         <author>matteovisintainer</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271184</link>
         <description><![CDATA[<p>Quelle persone in foto, là sotto l'imponente parete del Civetta in ascolto e sparpagliati ai piedi di una gigantesca morena stadiale sono i partecipanti al convegno  del 7-9 Luglio 2023 organizzato dalla Fondazione Dolomiti UNESCO e Fondazione G. Angelini in collaborazione con Comune di Belluno, Comune di Agordo e le sezioni CAI di Agordo e Conegliano. </p><p>Una tre giorni intensa organizzata e gestita con la supervisione scientifica di Benedetta Castiglioni (Dip. DiSSGeA Università di Padova) e animata da relatori e docenti di alto profilo: oltre alla stessa prof.ssa Benedetta Castiglioni, Ester Cason (responsabile collana “Oronimi Bellunesi” Fondazione G. Angelini); Valentina Donadel (progetto “Uomini e Montagne” Fondazione G. Angelini); Andrea Ermolao (Dipartimento Medicina dello Sport e dell’Esercizio Università di Padova, Consiglio scientifico Fondazione</p><p>G. Angelini); Elisabetta Feltrin e Francesca Barp (antropologhe, Associazione “Isoipse” Belluno); Danilo Giordano (geologo, docente all’IIS “Follador-De Rossi”); Cesare Lasen (geobotanico, Comitato Scientifico Fondazione Dolomiti UNESCO); Mara Nemela (Direttrice Fondazione Dolomiti UNESCO); Michele Pellegrini (Direzione Lega Coop Veneto); Davide Pettenella (Dipartimento TESAF Università di Padova, Consiglio scientifico Fondazione G. Angelini); Giacomo Zanolin (Dipartimento Scienze della Formazione, Università di Genova). </p><p>Obiettivi del corso: educare ad uno sguardo sulla relazione tra Natura e Cultura che oltrepassi la divisione netta tra due sfere tra loro separate, per evidenziare la definizione necessariamente culturale del concetto stesso di Natura, riflettere sui modi, spesso antropocentrici, con cui ci si confronta con i temi dell’uso delle risorse, della tutela, della definizione del patrimonio, della salute. </p><ul><li><p>Il 7 a Belluno   </p></li><li><p>L' 8 sui sentieri della Val Compassa fino al Rif. Vazzoler </p></li><li><p>E Domenica 9 (e che domenica speciale abbiamo avuto!) attraverso il Piàn de la Lòra fino al Rif. Tissi al Civetta e poi al cospetto della più lunga parete di dolomia del bene seriale fino al Lago Coldai e poi giù a Palafavèra. Sempre accompagnati dalle ferventi parole di Danilo Giordano Cesare Lasen e  Andrea Ermolao. </p></li></ul><p>Un vero lavoro sul campo:  </p><p>per conoscere gli aspetti geologici, geomorfologici, antropici e paesaggistici del gruppo Civetta - Moiazza, imparare un metodo di osservazione e lettura del paesaggio e del territorio attraverso un’esperienza formativa immersiva.  Acquisire la consapevolezza del patrimonio</p><p>contenuto in questa area geografica e fare propri alcuni strumenti per trasmettere la cultura e la sensibilità per la tutela del territorio, inteso come interesse collettivo e perciò dovere morale del singolo.</p><p>link: </p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.angelini-fondazione.it/corso-di-geografia-2023/">https://www.angelini-fondazione.it/corso-di-geografia-2023/</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Tre giorni insieme alla Fondazione G. Angelini: Paesaggi Dolomitici oltre la dicotomia Natura-Cultura. </title>
         <author>lucastefenelli1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271186</link>
         <description><![CDATA[<p>Nei giorni 7, 8 e 9 luglio 2023 si è tenuto il <strong>Corso di Geografia </strong>organizzato dalla Fondazione Giovanni Angelini dal titolo <em>Paesaggi dolomitici: oltre la dicotomia Natura-Cultura</em>. Il primo giorno in aula, a Belluno, a riflettere sulla teoria, mentre i restanti momenti si sono svolti fuori, in cammino, nel paesaggio, in questo caso nella zona dolomitica della Civetta e della Moiazza, con un pernottamento al rifugio Vazzoler e una escursione dalla val Corpassa fino a Palafavera in alta val di Zoldo. </p><p><br></p><p>Nella giornata in aula si sono alternati diversi relatori, tra questi la prof.ssa Castiglioni che ha tenuto una lezione sul concetto di <strong>patrimonio </strong>e sulle sue attribuzioni culturali. Di particolare novità è stato l'intervento del ricercatore Giacomo Zanolin dell'Università di Genova, il quale ha parlato delle <strong>geografie umane e non umane e della necessità di andare verso una prospettiva sociale della natura</strong>. Una domanda aperta nata al termine della discussione, che ci riporta alla complessità del tema oggetto del corso, è la seguente: quale rapporto può sussistere tra il potenziale distruttivo e costruttivo dell'uomo all'interno degli ecosistemi? Potremo mai trovare un equilibrio per andare oltre la dicotomia natura-cultura? Forse, per fare questo, sarà imprescindibile ri-appropiarsi di un'etica della cura e della responsabilità in quanto abitanti, insieme a tutte le altre specie viventi, della Terra. </p><p><br></p><p>Le due giornate in montagna sono state soprendenti. La lettura del paesaggio è stata fatta attraverso una delle modalità più efficaci e forse più belle: il cammino. Ad accompagnarci il geologo Danilo Giordano e il geobotanico Cesare Lasen. Il focus è stato indubbiamente naturalistico data la competenza professionale degli esperti, ma non sono mancate le riflessioni sull'umano e sulle interrelazioni necessarie tra natura e cultura anche sotto le pareti dolomitiche della Civetta e della Moiazza. </p><p>Tante le questioni e i contenuti rilevati, dai debris flow alle specie floristiche endemiche come la Campanula dei Moretti. Una immersione quasi totalizzante nella bellezza e nella fragilità di questi paesaggi. Diversi e variegati gli spunti di riflessione: uno su tutti il sistema dei contributi europei agli allevatori sulla base del numero di capi di bestiame posseduti, a fronte di una gestione del pascolo poco rispettosa (talvolta) degli equilibri ecologici e della biodiversità. Un esempio interessante di come il paesaggio possa essere non solo oggetto ma anche strumento di educazione. </p><p>La Fondazione Angelini in questo senso è sempre sul campo, soprattutto se si parla di paesaggi di montagna.(<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.angelini-fondazione.it/">https://www.angelini-fondazione.it/</a>). </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271186</guid>
      </item>
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         <title>Dolomites Word Heritage Geotrail (DWEG) con lo sguardo del geologo lungo un trekking nel paesaggio unico delle Dolomiti patrimonio mondiale UNESCO  </title>
         <author>matteovisintainer</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271187</link>
         <description><![CDATA[<p>Il<strong> Dolomites Word Heritage Geotrail</strong> è un cammino, un'alta via di 47 tappe che attraversa tutti i nove sistemi dolomitici, un sito web, una collana di libri, un trekking lungo e impegnativo, una serie di sentieri concatenati, un deposito di conoscenza spremuto con fatica da generazioni di studiosi, una storia lunghissima vista da una prospettiva del tutto nuova, un viaggio affascinante nel territorio e nel deep time . </p><p><br></p><p>Arduo sintetizzare in poco spazio l'ambizione del progetto e la sua portata, proviamo a mescolare tre ingredienti: un' inizio, la pubblicazione sul web, un estratto del concept   </p><p><br></p><p><strong>INIZIO: Autunno 2020, in marcia per una escursione preliminare: </strong>   </p><p>"Un gruppo di geologi risale la stretta valle che da San Lorenzo in Banale penetra nel nucleo centrale del massiccio montuoso delle Dolomiti di Brenta, nel settore orientale delle Alpi italiane; hanno destinato del loro tempo ad una lunga camminata, ricavando nella agenda degli impegni e delle loro diverse responsabilità professionali una data utile per organizzare un’escursione collettiva con l'intento di progettare, ragionare e programmare un lavoro divulgativo. La giornata è limpida, l’aria è secca e pulita, c’è la visibilità delle alte pressioni autunnali, il giorno promette bene.</p><p>Assieme al gruppo dei geologi salgo anche io e porto un carico decisamente pesante, nello zaino ho una decina di chili di materiale fotografico: la camera, obiettivi di varia lunghezza focale, il cavalletto, un drone e la serie di batterie per alimentare la macchina durante il volo, alcune capienti schede di memoria..." (<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.geo360.it/dolomites-world-heritage-geotrail/">segue...</a>) </p><p><br></p><p><strong>PUBBLICAZIONE: Maggio 2023.</strong> <strong>La newsletter della Fondazione Dolomiti UNESCO</strong> annuncia che il <strong>portale della geologia delle Dolomiti</strong> è finalmente on line sul dominio <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://dolomitesgeotrail.com/"><strong>https://dolomitesgeotrail.com/</strong></a> </p><p>il passo decisivo di un progetto esteso e appassionante al quale ho partecipato come fotografo incaricato degli scatti panoramici e di dettaglio sia da terra che dall'aria, e della progettazione e sviluppo dell'ambiente immersivo multimediale . (<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.geo360.it/il-portale-geologico-delle-dolomiti-patrimonio-mondiale-dellumanita/">PROSegue</a>...) </p><p><br></p><p><strong>CONCEPT dell'incarico fotografico</strong> </p><p><em>"la strada maestra per valorizzare il bene seriale passa attraverso la contaminazione fra il rigore della conoscenza scientifica e lo stupore della bellezza paesaggistica delle Dolomiti; il nostro obiettivo è proporre una sinergia fra questi due modi di apprezzare le nostre montagne […] si tratta di far convergere in un unico media due linguaggi complementari, fare in modo che l’uno si arricchisca dell’altro in un rapporto fecondo da cui entrambe traggono beneficio" </em></p><p><br></p><p><em>"[...] è proprio ingannevole pensare che autorevolezza e razionalità del metodo scientifico possano indurre a guardare con maggior distacco alla bellezza dei monti pallidi; al contrario invece la percezione dei grandi fenomeni geologici, del tempo profondo in cui si dispiega la maestosa storia che le Dolomiti mirabilmente ricapitolano, accende il desiderio di riguardare, di approfondire, percorrere e godere pienamente questo territorio…”</em></p><p><br></p><p>Un progetto ideato e curato dalla <strong>Rete funzionale del Patrimonio Geologico della Fondazione Dolomiti UNESCO.</strong></p><p><strong>Partner istituzionali </strong>(in ordine alfabetico)</p><p>Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell'Università di Ferrara, Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova, MUSE - Museo delle Scienze di Trento, Parco Naturale Adamello Brenta Geopark, Servizio ecologia della Provincia di Belluno, Servizio geologico della Provincia autonoma di Trento, Servizio pianificazione paesaggistica, territoriale e strategica della Regione autonoma Friuli - Venezia Giulia, Sezione geologia della Regione del Veneto, Ufficio geologia e prove materiali della Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige. </p><p>Tutti gli altri protagonisti e collaboratori nel colophon sul sito web. </p><p><br></p><p>sito ufficiale <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://dolomitesgeotrail.com/">https://dolomitesgeotrail.com/</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>2086 Together How?: Paesaggio e architettura</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271188</link>
         <description><![CDATA[<p>Alcuni mesi fa ho visitato il padiglione coreano alla Biennale di Architettura di Venezia 2023, diciottesima edizione della Mostra.</p><p>Il titolo della mostra 2086: Together How? pone tantissimi interrogativi sullo stile di vita contemporaneo delle persone e l’impatto di questo sull’ambiente; per rispondere a queste domande i direttori artistici Soik Jung and Kyong Park si sono posti un’altra domanda: why did the Climate Endgame started and when?</p><p>Il progetto vuole dimostrare, unendo insieme architetti, artisti e community leaders come, lavorando insieme si possa ridurre la crisi ambientale prima del 2086. La crisi ambientale può essere il pretesto per creare un new eco-cultural paradigm ma non solo, questa potrebbe essere l’ultima occasione per creare un’umanità migliore perché la crisi non è solo nell’ambiente ma anche intorno a noi.</p><p>Tutto il padiglione ha suscitato il mio interesse grazie alle istallazioni realizzate al suo interno, nate dalla collaborazione tra architetti e attivisti delle comunità locali incentrati sulle condizioni urbane e locali della Corea del Sud. In questi progetti ho ritrovato degli argomenti e spunti di riflessione, su questo paese, emersi durante il corso della professoressa Tania Rossetto, Cultura e rappresentazione dei Paesaggi Urbani.</p><p>Al centro della mostra c’era The Game of Together How: un gioco in stile quiz che invita i visitatori a giocare alla futura “partita finale del clima” chiedendo di rispondere alle domande su questioni sociali, politiche e di vari rappresentanti immaginari di future organizzazioni; le risposte dei partecipanti al gioco sono state registrate da 420 luci colorate in modo da creare delle statistiche; ho partecipato al quiz, a gioco terminato mi è stata consegnata una carta su cui apporre un timbro con una delle domande che la società dovrebbe porsi per affrontare lo sviluppo futuro. Io ho scelto  “Is the rural enslaved by the urban?”.</p><p>Ruin as Future, Future as Ruin è un’istallazione realizzata da Urban Terrains Lab. La collaborazione con il gruppo di attivisti Space Beam ha portato alla rappresentazione dell’evoluzione della città di Icheon cercando di far capire il passato di questa città e il suo futuro tra la vita post-antropocene e quella verso il neo-Oleocene. Quindi una visione fortemente legata all’impatto dell’intervento umano sull’ambiente con il fermo della costruzione di un importante autostrada e l’analisi del passato allargamento verso il mare della città e il possibile ritorno della sua linea costiera originaria sotto l'innalzamento del livello del mare.</p><p>La ricostruzione parziale di una casa demolita, grazie alla collaborazione tra la Society of Architecture (SoA) e il gruppo Udangtangtang (UDTT), è stata realizzata per esplorare come i nomadi contemporanei possano far rivivere l’eredità locale reintroducendo la natura in aree abbandonate come quest’edificio.</p><p>Il terzo progetto Migrating Futures accoglie la spiritualità sotto varie forme: N H D M indaga i paesaggi spazio-temporali dei migranti stranieri nelle comunità rurali intorno alla città di Ansan attraverso sei collage di futuri territori per l’autodeterminazione da parte di soggetti peripatetici alla periferia dei centri urbani e nazionali. Sempre in questo spazio Wolsik Kim presenta vari sciamani di movimenti in cui le persone si muovono per seguire il sole e nascondersi dal vento e infine in A Community of Difference, incarnati come idoli pop: animali, orsi, tigri e leoni; o oggetti, come scrivanie o pietre, quasi a rappresentare delle divinità.</p><p>Inoltre, era presente un video su un immaginario “dio-bambino” in grado di predire il futuro del clima intitolato A Future. La tematica del video mi ha fatto riflettere su come le persone cercano informazioni profetiche su varie tematiche, anche ambientali e paesaggistiche, e come queste influenzano le loro azioni quotidiane.</p><p><br></p><p>The Korean Pavilion presents 2086: Together How? at the 18th International Architecture Exhibition – La Biennale di Venezia, 20 May to 26 November 2023, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://www.korean-pavilion.or.kr">www.korean-pavilion.or.kr</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Fare scuola nel paesaggio montano Summer school TSM (Trentino School of Management) </title>
         <author>matteovisintainer</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271189</link>
         <description><![CDATA[<p>Tre giorni di condivisione e attività, un approccio interdisciplinare ed esperienziale, per scoprire ed approfondire metodologie e strumenti utili per aumentare le competenze relative all'educazione ai valori della montagna. Cardine del percorso i temi relativi alla tutela e la rispetto dell'ambiente, alla sostenibilità e responsabilità nella frequentazione della montagna, l'educazione al concetto di limite e alla accessibilità e inclusività. Curati da esperti e professionisti di istituzioni ed enti che si occupano della promozione della cultura delle Terre Alte.</p><p>Con interventi di </p><p>Barbara Scuderi (Dipartimento Istruzione e Cultura - Provincia autonoma di Trento)</p><p>Ilaria Perusin (Tsm|Accademia della Montagna)</p><p>Mara Nemela (Fondazione Dolomiti UNESCO)</p><p>Riccardo Tomasoni (MUSE-Museo Geologico delle Dolomiti)</p><p>Alessandro Obrelli (accompagnatore di Media Montagna)</p><p>Mara Nemela (Fondazione Dolomiti UNESCO)</p><p>Rocco Romagna (guida alpina)</p><p>Maria Bertolini, Chiara Bettega, Romana Scandolari, Rosa Tapia, Riccardo Tomasoni (MUSE-Museo Geologico delle Dolomiti)</p><p>Pietro Azzolini e Kevin Ferrari (Mountain For All)</p><p>Marco Albino Ferrari, Annibale Salsa (Tsm|Accademia della Montagna)</p><p><br></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.tsm.tn.it/attivita/summer-school-dolomiti-patrimonio-mondiale">https://www.tsm.tn.it/attivita/summer-school-dolomiti-patrimonio-mondiale</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Corso di formazione interdisciplinare di geografia Paesaggi Dolomitici oltre la dicotomia Natura – Cultura</title>
         <author>frapreva</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271190</link>
         <description><![CDATA[<p>Il laboratorio “Paesaggi Dolomitici oltre la dicotomia Natura – Cultura” si è svolto nel weekend del 7-9 luglio 2023, organizzato dalla Fondazione Dolomiti UNESCO e Fondazione G. Angelini in collaborazione con Comune di Belluno, Comune di Agordo e le sezioni CAI di Agordo e Conegliano.</p><p><br></p><p>Nei tre giorni di formazione abbiamo appreso tutti gli aspetti geologici, geomorfologici, antropici e paesaggistici del gruppo Civetta – Moiazza ed è stata utile come esperienza per comprendere le sfide che ci aspettano in futuro, soprattuto per trasmettere ai futuri cittadini la cultura e il rispetto per la montagna.</p><p><br></p><p>La prima giornata presso la <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://goo.gl/maps/tUWwxLC5daBZrBaaA">Sala Eliseo Dal Pont “Bianchi”</a> a Belluno prevedeva degli interventi di svariati relatori come: <strong>Ester Cason</strong> (responsabile collana “Oronimi Bellunesi” Fondazione G. Angelini); <strong>Benedetta Castiglioni</strong> (Dip. DiSSGeA Università di Padova, Consiglio scientifico Fondazione G. Angelini); <strong>Valentina Donadel</strong> (progetto “Uomini e Montagne” Fondazione G. Angelini); <strong>Andrea Ermolao</strong> (Dipartimento Medicina dello Sport e dell’Esercizio Università di Padova, Consiglio scientifico Fondazione G. Angelini); <strong>Elisabetta Feltrin</strong> e <strong>Francesca Barp</strong> (antropologhe, Associazione “Isoipse” Belluno); <strong>Danilo Giordano</strong> (geologo, docente all’IIS “Follador-De Rossi”); <strong>Cesare Lasen</strong> (geobotanico, Comitato Scientifico Fondazione Dolomiti UNESCO); <strong>Mara Nemela</strong> (Direttrice Fondazione Dolomiti UNESCO); <strong>Michele Pellegrini</strong> (Direzione Lega Coop Veneto); <strong>Davide Pettenella</strong> (Dipartimento TESAF Università di Padova, Consiglio scientifico Fondazione G. Angelini); <strong>Giacomo Zanolin</strong> (Dipartimento Scienze della Formazione, Università di Genova).</p><p><br></p><p>Nella seconda giornata si entrava nel vivo con il 1° trekking percorrendo i sentieri della Val Compassa fino a raggiungere il Rifugio Vazzoler. Le spiegazioni degli esperti si sono concentrate soprattutto sulla vegetazione, gli aspetti antropici e la geomorfologia strutturale e glaciale. </p><p><br></p><p>La terza giornata con il 2° trekking abbiamo raggiunto il Rifugio Tissi al Col Reàn (2281 m), il lago Coldai per poi scendere giù fino a  Palafavèra.</p><p><br></p><p>Grazie al geologo Danilo Giordano e al geobotanico Cesare Lasen abbiamo appreso importanti nozioni sul complesso patrimonio delle Dolomiti e non sono mancate importanti riflessioni sul tema della tutela del territorio.</p><p><br></p><p>Una magnifica esperienza che consiglio a tutti!</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Mostra fotografica: Sport o Montagna: Chi vince?</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271191</link>
         <description><![CDATA[<p>Nell’androne di Palazzo Wollemborg, sede del Museo di Geografia dal 5 al 19 marzo è possibile visitare la mostra fotografica Sport o Montagna: chi vince?</p><p>Lo scopo dell’esposizione è quello di far conoscere le criticità degli ambienti montani in Italia e all’estero tramite un elemento unificatore la tregua olimpica. Lo sport, in questo caso particolare le olimpiadi, spesso è uno strumento di pace che prevale sui conflitti tra le nazioni creando spazi di dialogo.</p><p>I paesaggi montani immortalati nelle fotografie rappresentano tre tematiche: Profit vs. Planet, Diritti Umani e Confini.</p><p>Vi invito a visitare la mostra scegliendo una di queste tre lenti, e cercare di rispondere alla domanda Sport o Montagna: chi vince?</p><p><br></p><p>La mostra è stata organizzata dall’associazione l’Osteria volante, con il contributo della Regione Veneto, in partenariato con il Comune di Padova.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Mi racconto con un paesaggio</title>
         <author>giadapeterle</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271192</link>
         <description><![CDATA[<div>Conosci "Mi racconto con un paesaggio"? È una rubrica di <a href="https://www.instagram.com/explore/tags/landscapestorytelling/">landscape storytelling</a> avviata dagli studenti di PaesaggioUnipd per raccontarsi attraverso il paesaggio. Esplorando le relazioni tra identità e paesaggio, questi frammenti di racconti intimi sono un invito alla creazione di un discorso collettivo e a condividere le nostre <a href="https://www.instagram.com/explore/tags/storiedipaesaggio/">storie di paesaggio</a>.</div><div>I testi <a href="https://www.instagram.com/paesaggiounipd/?hl=it">pubblicati sul profilo Instagram</a> del corso sono stati realizzati dagli studenti del Laboratorio di Comunicazione Creativa e Landscape Storytelling (docente: Giada Peterle). </div><blockquote><strong>Vuoi partecipare con un tuo racconto di paesaggio? </strong></blockquote><div>Invia<strong> una tua fotografia</strong> di paesaggio e un <strong>breve racconto</strong> (circa 100 parole) a <strong>giada.peterle@unipd.it.</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Recensioni banali: raccontare gli spazi quotidiani</title>
         <author>giadapeterle</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271194</link>
         <description><![CDATA[<div>In occasione dell'escursione nel quartiere Arcella di Padova gli studenti e le studentesse del corso di Comunicazione Creativa e Landscape Storytelling hanno avuto modo di contribuire al progetto editoriale della nuova "Guida all'Arcella". Incontrando gli autori del progetto, il giornalista Giovanni 🤬 e i responsabili di Arcellatown (https://arcellatown.com/), gli studenti hanno collaborato, in gruppo, alla stesura di quattro "recensioni banali". Come il flâneur ottocentesco si aggirava per le metropoli alla ricerca dell'essenza del luogo a livello del marciapiede, così i nostri studenti hanno osservato il quartiere Arcella provando a cogliere ciò che "succede quando non succede nulla" (Perec), ciò che di interessante si nasconde negli spazi apparentemente banali. I loro racconti sono parte di una guida collettiva, in costruzione, che racconta un quartiere fervente e ricco di iniziative culturali volte alla valorizzazione del paesaggio urbano.</div>]]></description>
         <enclosure url="https://www.visitarcella.it/category/recensioni-banali/" />
         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>PAESAGGI D&#39;ACQUE E CONTESTI DI VILLA laboratorio maggio 2022</title>
         <author>silviapianalto2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271195</link>
         <description><![CDATA[<div>Come l'acqua lungo un corso abbiamo percorso una parte di territorio portandoci dietro qualcosa.</div><div>Un viaggio iniziato con la bici e continuato con le mani nella materia. Abbiamo esplorato e analizzato la campagna veneta, soffermandoci su piccoli e grandi segni, mettendo nella saccoccia oggetti, racconti, immagini, sensazioni.</div><div>A ritroso, risalendo le vie dell'acqua abbiamo incontrato il Piovego che bagna Padova per poi superare il Brenta lungo il Muson dei Sassi, incrociando il Tergola, il Vandura e continuando sul Muson Vecchio. Un reticolo di corsi d'acqua, chiuse, deviazioni, idrovore, mulini e ponti che hanno reso la campagna veneta luogo abitato e coltivato. </div><div>Arrivati a Castelfranco siamo sfociati nel parco di Villa Bolasco dove l'acqua crea giochi fra piccoli canali e cascate attorno ad un lago irregolare e ricoperto di ninfee.</div><div>Incontri inattesi, condivisioni, difficoltà e soddisfazioni hanno caratterizzato tutto il percorso. Tradurre in elaborato le nostre riflessioni, tagliando cartoncini, incollando materiali, analizzando mappe e ricercando indizi è stato come create il nostro singolare diario di bordo.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>PAESAGGI D&#39;ACQUA E CONTESTI DI VILLA - Laboratorio maggio &#39;22</title>
         <author>francescaluciagallo2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271196</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Laboratorio ci ha fatto riscoprire i fiumi e  le acque come patrimonio e risorsa. </div><div>Nei tre incontri abbiamo spostato l’osservazione del paesaggio dall’abituale piano stradale al meno visibile osservatorio acquatico.</div><div>Un viaggio in bici da Padova a Castelfranco per conoscere l’intreccio dei fiumi di pianura, la storia delle deviazioni idriche pianificate dalla Serenissima per proteggere la laguna e bonificare rendendo così coltivabili le campagne. Il percorso si è trasformato  in occasione anche per constatare e discutere insieme su come sia cambiato il rapporto e il ruolo dell’acqua negli anni più recenti:  l’accesso ai corsi d’acqua, il drenaggio forzato che si riscontra nei cantieri edili e la riduzione dello spazio lasciato all’espansione dei corsi d’acqua.</div><div>Accanto a questo il ruolo delle Ville, in particolare di Villa Revedin Bolasco, e degli abitati nel loro rapporto con i fiumi.</div><div>La proposta di un progetto conclusivo legato alla Villa e ai corsi d’acqua ci ha permesso di mostrare quanto sia essenziale pensare a un recupero del rapporto con l’acqua sia per sottrare questi spazi all’oblio ma soprattutto per conservare una vicinanza con l’acqua sentita da molti come necessaria. <br>Francesca Gallo e Lucia Dal Molin</div><div> </div><div><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Laboratorio di Comunicazione e Soft Skills 2021 - 2022</title>
         <author>giacomofesta1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271197</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Laboratorio di Comunicazione e Soft Skills si inquadra perfettamente nelle odierne dinamiche del mondo del lavoro, spingendoci a migliorare noi stessi e il nostro rapporto con gli altri. Sono state approfondite, corredate da studi e ricerche scientifiche, abilità che devono essere affiancate alla formazione universitaria per giungere ad una più completa maturazione sotto il profilo professionale e comunicativo. Il laboratorio affronta i temi dell'assertività, della comunicazione, dell'empatia, della collaborazione di gruppo e tanto altro con materiale di diverso tipo, da registrazioni ad articoli, passando per compiti assegnati a singoli studenti o piccoli gruppi. Quello che viene insegnato è seguito da spazi di riflessione e condivisione nel forum, oltre a questionari che aiutano lo studente a capire quanto abbia imparato e quali siano i suoi punti fi forza e di debolezza. Ritengo che sia stato un laboratorio utile ed interessante, un punto di vista sul mondo del lavoro che mi aspetta ma anche una riflessione sulle mie capacità comunicative e relazionali. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271197</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Laboratorio di Comunicazione e Soft Skills, A.A. 2021/22</title>
         <author>andreamonticelli1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271198</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Laboratorio di Comunicazione e Soft Skills è stata un’utilissima esperienza formativa, che ha permesso ai partecipanti di conoscere e implementare quelle competenze di tipo personale e relazionale di importanza fondamentale per conseguire gli obiettivi di studio e i traguardi personali in ogni ambito della vita. </div><div>Il laboratorio è stato diviso in varie unità tematiche, tutte connesse a una o più particolari abilità riguardanti le nostre dimensioni cognitive, metacognitive, intra e interpersonali: si è trattato, per citare alcune di queste competenze, di dialogo interno, resilienza e ottimismo, intelligenza emotiva, competenze manageriali e di leadership, capacità di gestire la rabbia.</div><div>Ogni unità è stata accompagnata da test di autovalutazione, che hanno permesso una prima autoanalisi per comprendere i punti di forza e debolezza dei partecipanti nelle varie abilità e arrivare in un secondo momento all’elaborazione di nuove strategie di miglioramento, al fine di promuovere lo sviluppo delle competenze trasversali in noi stessi ma anche nelle persone che ci circondano.</div><div>Le esercitazioni proposte, quali lavori in gruppi di discussione, “diari di bordo” in cui annotare i progressi personali, “piani di sviluppo personale”, hanno mirato allo sviluppo della consapevolezza dei nostri modi di agire, alla scoperta degli automatismi che condizionano il nostro comportamento e all’opportunità di rivisitarli, così da sviluppare e migliorare continuamente le nostre abilità e apportare i cambiamenti necessari nella direzione dei nostri più importanti e autentici obiettivi di vita.</div><div>“Leitmotiv” di tutte le attività del Laboratorio è stata infine la riflessione sulle implicazioni che le competenze intrapersonali hanno per la comunicazione, dunque sulla nostra capacità di esprimere le nostre competenze e di favorirne lo sviluppo e l’espressione negli altri. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Laboratorio di Comunicazione e Soft Skills A.A. 2021-22</title>
         <author>deborabarin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271200</link>
         <description><![CDATA[<div>Il laboratorio di Comunicazione e Soft Skills, tenuto dalla Prof.ssa Viviana Chignoli, ha offerto la possibilità di lavorare su alcune abilità personali relative alle capacità comunicative, relazionali e di crescita personale. Si tratta di una proposta gestita in modalità <em>blended</em> che alterna approfondimenti teorici dei contenuti, test di autovalutazione personale sulle abilità considerate, esercitazioni di gruppo (in modalità sincrona o asincrona) ad attività di riflessione personale sui propri atteggiamenti o capacità. Ogni fase del laboratorio è accompagnata da frequenti riferimenti a situazioni di vita quotidiana dove sperimentare le attività proposte: questo approccio consente di creare una continua ricorsività fra conoscenza teorica, autoriflessione ed esperienza concreta.<br> <br>L’impostazione complessiva del laboratorio, dunque, offre l’occasione di esercitare e implementare gradualmente alcune abilità trasversali (comunicazione ed ascolto efficaci, ottimismo, resilienza, intelligenza emotiva, motivazione, gestione della rabbia e fiducia in sé stessi) ma allo stesso tempo consente di porre alcuni “pilastri” di base utili per poi proseguire autonomamente nel percorso di sviluppo delle <em>soft skills</em> (piano di sviluppo personale).<br><br>Dal mio punto di vista il Laboratorio è stato utile non solo per approfondire alcuni temi che avevo affrontato solo superficialmente nel mio percorso di studi precedente e conoscerne di nuovi, ma anche per sviluppare e consolidare una mentalità di “crescita” nei confronti delle abilità trasversali considerate.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Stage &quot;In20amo il paesaggio&quot; - Un Atlante per i paesaggi di domani</title>
         <author>deborabarin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271201</link>
         <description><![CDATA[<div>Nato in occasione del ventennale dalla pubblicazione della Convenzione Europea del Paesaggio, <a href="https://in20amoilpaesaggio.it/">“In 20amo il paesaggio” </a>è un progetto rivolto alle scuole secondarie del Veneto che ha visto la collaborazione tra l’Osservatorio Regionale per il Paesaggio, il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova e l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia. Dopo aver seguito un corso di formazione sull’educazione al paesaggio, i docenti partecipanti hanno coinvolto le loro classi nella “sfida” proposta da “In20amo”: approfondire la conoscenza di un paesaggio di prossimità, per poi ipotizzare un progetto per il futuro di quel luogo. I lavori realizzati dalle classi sono serviti per realizzare la <a href="https://in20amoilpaesaggio.it/mappa-dei-paesaggi">“Mappa dei paesaggi”</a> pubblicata nel (bellissimo!) sito del progetto.<br><br>L’esperienza di stage mi ha permesso di entrare nel gruppo di lavoro di “In20amo il paesaggio” e collaborare alla realizzazione dell’<a href="https://in20amoilpaesaggio.it/atlante-dei-paesaggi">“Atlante per i paesaggi di domani”</a>, un volume (consultabile liberamente nel sito) che raccoglie gli elaborati delle classi partecipanti alla sfida. Inoltre, l’Atlante offre alcune “chiavi di lettura” ai lavori prodotti dalle scuole che si possono esplorare non solo seguendo la suddivisione per provincia, ma anche secondo alcune possibili “categorie di analisi” riferite alle tipologie di paesaggio scelto, alle tecniche di elaborazione impiegate e all’obiettivo per il futuro individuato. Queste sono state rappresentate anche mediante alcune mappe tematiche.<br><br>Infine, l’esperienza di stage affrontata nell’ambito del progetto “In20amo il paesaggio” si è rivelata un’occasione preziosa sotto molti punti di vista, quali ad esempio collaborare con un gruppo di lavoro esperto sull’educazione al paesaggio, conoscere le fasi di realizzazione di un volume, seguire l'ideazione di un percorso formativo per i docenti e la realizzazione di un progetto didattico che ha coinvolto più di 50 scuole del Veneto. <br><br>Debora Barin</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Laboratorio di Comunicazione e Soft Skills, A.A. 2021/22</title>
         <author>annaermacora</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271202</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Laboratorio di Comunicazione e Soft Skill è un percorso di formazione a scelta e si pone l’obiettivo di sviluppare e migliorare le competenze trasversali, le soft skill, utili in ogni ambito della propria vita: personale, relazionale, di studio e di lavoro.<br><br></div><div>Il Laboratorio si sviluppa in 12 unità didattiche e affronta importanti tematiche come: le competenze relazionali, la comunicazione, la resilienza e l’ottimismo, l’assertività, l’intelligenza emotiva, lo stress, le competenze manageriali e di leadership, la capacità di definire e perseguire i propri obiettivi, il lavoro in Team, lo sviluppo del proprio potenziale. <br><br></div><div>Ogni unità è formata da video lezioni, testi, materiali multimediali ed offre la possibilità di svolgere dei test di autovalutazione dei propri comportamenti ed atteggiamenti allo scopo di aiutare i partecipanti al laboratorio a definire i propri punti di forza, di debolezza ed individuare quindi, alla fine del percorso, quali sono le strategie da mettere in atto per migliorare le proprie competenze. <br><br></div><div>Il Laboratorio di Comunicazione e Soft Skills si è rivelato essere un corso molto utile e stimolante, le unità affrontate mi hanno fornito molti spunti di riflessione e molti elementi per poter migliorare le mie competenze trasversali. Ho trovato inoltre molto interessanti anche i momenti di confronto e di peer evaluation perché hanno permesso un dialogo ed uno scambio di opinioni tra i partecipanti al Laboratorio. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271202</guid>
      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>matteovisintainer</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271203</link>
         <description><![CDATA[<div>Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio<br>| Museo di Geografia e AIIG Veneto Tsm-step | Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio | MUSE - Museo delle Scienze di Trento | Trento Film Festival | Rete degli Ecomusei del Trentino | Museo Castello del Buonconsiglio di Trento | Musei civici di Montebelluna<br><br>"EDUCARE AL PAESAGGIO<br>DENTRO E FUORI I MUSEI<br>La sfida progettuale per le<br>istituzioni museali e culturali"<br><br>Nella storica cornice del Palazzo Wollemborg un workshop dedicato ai temi dell'educazione al paesaggio, protagonisti: <br><br>Benedetta Castiglioni | Margherita Cisani | Giada Peterle | Giovanni Donadelli |<br> Monica Celi | Giorgio Vaccari | Emanuela Gilli | Ilaria Perusin | Angelo Longo | Irene Moltrer | Francesca Jurman | Federica Pellegatti | Adriana Stefani | Maria Bertolini | studenti del corso di laurea in Scienze per il paesaggio | docenti | operatori museali e professionisti | nel campo della didattica del paesaggio. <br><br>Una straordinaria occasione per riflettere, condividere e fare rete e mettere il paesaggio al centro delle azioni educative, perché "coinvolgere il paesaggio nei processi educativi ne esplode la complessità, il paesaggio è un qualche modo uno strumento moltiplicatore degli elementi di complessità" (cit.).  <br><br>E tuttavia, chi ha familiarità con il paesaggi e (soprattutto) chi ama il paesaggio naturale non teme la complessità, non ne ha paura anzi la cerca e la apprezza perché riconosce che essa emerge sempre come ricchezza e mai come limite. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271203</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Educare al paesaggio dentro e fuori i musei: un&#39;altra occasione di confronto. </title>
         <author>lucastefenelli1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271204</link>
         <description><![CDATA[<div>Due giorni di laboratori per tornare a confrontarsi sul tema dell'educazione al paesaggio. Questa volta l'occasione è nata grazie alla consolidata esperienza del cosiddetto "sistema trentino" di educazione al paesaggio. Una rete forte e ben strutturata rappresentata da Tsm|Step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, MUSE, Trento Film Festiva, Rete degli Ecomusei del Trentino e Museo Castello del Buonconsiglio di Trento che hanno dialogato insieme al Museo di Geografia, ai Musei civici di Montebelluna, agli studenti, ai docenti e a tutte le persone interessate ad approfondire questi temi. <br><br>Ne è emerso un quadro chiaro: fare paesaggio, educare al paesaggio è complesso ma imprescindibile per formare una comunità più consapevole del territorio che abita, abile e capace di tracciarne i profili e immaginarne il futuro. <br>Alcuni importanti punti fissi sono stati ribaditi nelle attività di educazione al paesaggio, che devono saper parlare sia al mondo adulto che a quello della scuola. <br><br>Multidisciplinarità, capacità di fare rete tra le realtà museali, volontà di co-costruire immaginari da restituire dentro e fuori uno spazio fisico ben definito, consapevolezza della complessità e dell'importanza di strutturare un sistema culturale che sia in grado di educare e formare al tema del paesaggio. <br><br>Personalmente sono felice di come sia stata ribadita l'importanza di fare ed educare al paesaggio anche uscendo dalle mura del museo: camminare dentro il paesaggio ed immergersi in esso è imprescindibile per coglierne gli innumerevoli aspetti, tracciare un discorso, assemblare un ragionamento, immaginare il futuro, comprendere il territorio che si abita. Respirandolo, toccandone gli elementi naturali e confrontandosi a viso aperto con l' "infrastruttura umana" presente. <br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271204</guid>
      </item>
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         <title>“EDUCARE AL PAESAGGIO DENTRO E FUORI I MUSEI. La sfida progettuale per le istituzioni museali e culturali”</title>
         <author>michelapiva3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271205</link>
         <description><![CDATA[<div>Mercoledì 22 e Giovedì 23 febbraio 2023 a Padova al Museo di Geografia è stato organizzato un <strong>Workshop </strong>dal tema “EDUCARE AL PAESAGGIO DENTRO E FUORI I MUSEI. La sfida progettuale per le istituzioni museali e culturali”. Queste due giornate di formazione sono state organizzate dal corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio in collaborazione con Museo di Geografia e AIIG Veneto.<br><br></div><div>Come formatori “speciali” sono stati invitati operatori appartenenti al Tsm|step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, al MUSE - Museo delle Scienze di Trento, al Trento Film Festival, alla Rete degli Ecomusei del Trentino, al Museo Castello del Buonconsiglio di Trento e ai Musei civici di Montebelluna.<br><br></div><div>Sono state due giornate che hanno destato non poca sorpresa perché si è scesi veramente nella pratica delle attività da proporre alle scuole sulle diverse tematiche che riguardano il paesaggio. Due sono state le parole chiave che hanno segnato il percorso dell’esperienza: “Educare e Sfida”. <br><br></div><div>Educare perché quando si parla di paesaggio c’è sempre la tendenza ad inglobarlo in qualche disciplina scientifica, oppure ad abbinarlo al solo aspetto della sostenibilità.<br><br></div><div>Sfida perché è un work in progress per costruire nuove competenze metodologiche tra istituzioni e musei e ciò che abbiamo sentito e provato in questi due giorni ci chiama a guardare il paesaggio con lenti diverse.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271205</guid>
      </item>
      <item>
         <title>LABORATORIO: COMUNICARE IL PAESAGGIO</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271206</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Paesaggio è comunicazione. <br><br></div><div>Partendo da questo assunto Come possiamo rendere questa comunicazione efficace? Come possiamo far conoscere la pagina instagram del corso di laurea Magistrale PaesaggioUnipd all’esterno? Quali processi di comunicazione interni al corso di laurea potrebbero essere utili per costruire una comunità di apprendimento? Qual è il target a cui si rivolge la comunicazione di PaesaggioUnipd?<br><br></div><div>Nelle giornate del 17 febbraio e del 24 febbraio 2023, durante un laboratorio che si inserisce nell’ambito delle attività del progetto Teaching4Learning 2022-23, sotto la guida del dottor Marco Vezzaro, gli studenti, i docenti, i dottorandi, e i post doc del corso di laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio hanno cercato di rispondere a questi interrogativi.<br><br></div><div>Nella fase iniziale, noi partecipanti al laboratorio, ci siamo focalizzati su quali sono i canali di comunicazione più utilizzati dalle persone e come questi influenzano la loro vita quotidiana, i loro comportamenti e le loro scelte. Il passo successivo è stato infatti quello di capire come un qualsiasi messaggio proposto da questi canali attiri la loro, la nostra attenzione. Le motivazioni possono essere le più varie e personali, tuttavia, c’è una sequenza di azioni correlate che ci trasforma da utenti consapevoli dell’esistenza di un prodotto o servizio in clienti. <br><br></div><div>Capire qual è il messaggio più appropriato per far scattare il processo di conversione è fondamentale, se si lancia un messaggio che richiede un’azione in una fase ancora troppo iniziale c’è il rischio di perdere l’interesse della persona.<br><br></div><div>Una volta indentificata la pagina instagram PaesaggioUnipd come canale privilegiato per la comunicazione del Corso di laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio, ci siamo focalizzati sull’identificare quali sono i destinatari, le personars che utilizzano  PaesaggioUnipd, immaginando i loro bisogni, le loro aspettative e i loro problemi che potrebbero trovare in PaesaggioUnipd una risposta/risoluzione.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271206</guid>
      </item>
      <item>
         <title>EDUCARE AL PAESAGGIO DENTRO E FUORI I MUSEI                               La sfida progettuale per le istituzioni museali e culturali </title>
         <author>rosellasaibene2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271207</link>
         <description><![CDATA[<div>Giornate ricche di esperienze, idee e progettualità per una didattica innovativa per il paesaggio e la cittadinanza quelle svolte il 22 e 23 febbraio presso il Museo di Geografia di Padova.<br><br></div><div>Un workshop organizzato dal Corso di Laurea in Scienze per il Paesaggio con la collaborazione del Museo di Geografia di Padova e di AIIG Veneto e la partnership di tsm/step – Scuola per il governo del territorio e del paesaggio, MUSE – Museo della Scienza di Trento, Trento Film Festival, Rete degli Ecomusei del Trentino, Museo del Buonconsiglio di Trento e Musei Civici di Montebelluna. </div><div>Tutti hanno raccontato le loro realtà e portato le loro esperienze nel fare educazione al paesaggio nei contesti culturali. <br><br></div><div>Con quali iniziative? Quali metodologie? Quali gli elementi strutturali utilizzati? Dal confronto è’ emersa un'interessante sfida progettuale sul paesaggio dove è risultato fondamentale il metodo scientifico applicato.</div><div> </div><div>Durante il seminario aperto al pubblico tanti i laboratori proposti e descritti:</div><div>“<em>Uomo, natura e paesaggio nel ciclo dei mesi</em>” (tsm/step e Castello del Buonconsiglio), come educare attraverso l’opera d’arte; </div><div>“<em>Girotondo tra cibo e paesaggio</em>” (tsm/step e MUSE), un laboratorio per imparare il concetto di filiera e per saper abitare;</div><div>“<em>Paesaggi utopici tra bellezza e sostenibilità</em>” (tsm/step e MUSE), attraverso un gioco di ruolo emerge il costrutto politico nel paesaggio;</div><div>“<em>Scene di paesaggio dal dosso di San Rocco</em>” (MUSE), un’uscita in campo per interpretare il paesaggio attraverso una modalità investigativa attraverso tappe sensoriali e interrogazione dei documenti;</div><div>“<em>Scopriamo il paesaggio con gli ecomusei</em>” (Rete degli ecomusei del Trentino), un percorso di crescita che rafforza la rete ed il territorio e dove la cura del paesaggio è pratica di cittadinanza;</div><div>“<em>T4 future</em>” (Trento film Festival), come il linguaggio cinematografico favorisce la narrazione dei luoghi.</div><div> </div><div>Dopo i momenti di dialogo e di confronto si è svolta una parte sperimentale che ha visto i partecipanti, insegnanti (studenti universitari, operatori museali e culturali) elaborare una propria progettazione di laboratorio didattico dedicato al paesaggio nei musei. </div><div> </div><div>Due giorni di intense relazioni tra soggetti diversi, tra mondi diversi che operano e collaborano su temi uguali. </div><div>Due giorni dai quali sono emerse parole chiave come:</div><div>#faresistema, #condivisione, #paesaggiosenzaconfini</div><div>Due giorni dai quali si è compreso come sia il Paesaggio stesso a fare sistema, un Paesaggio che ha bisogno di sguardi diversi.</div><div>I laboratori presentati lo hanno fatto emergere chiaramente: laddove si lavora parlando in modo esplicito di paesaggio esplodono le percezioni, le relazioni, le conoscenze. </div><div> </div><div>E’ emersa l’importanza di fare sistema tra istituzioni dove le relazioni tra soggetti e mondi diversi tra loro si potenziano e collaborano sulle stesse finalità: educare alla cittadinanza attraverso il paesaggio, con il paesaggio, nel paesaggio. </div><div>Solo così possiamo agire sulla popolazione cambiando la prospettiva, cambiando gli sguardi, non andando ad “insegnare” il paesaggio ma a far esprimere ai cittadini le proprie aspirazioni e farli partecipare </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271207</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Paesaggi e energie rinnovabili: il ruolo dei paesaggisti</title>
         <author>manueldario1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271208</link>
         <description><![CDATA[<div>La tesi che si intende dimostrare è che gli impianti di energia rinnovabile, in particolare le centrali eoliche, sono in grado di costruire nuovi paesaggi con una forte dignità, rappresentativa dei valori della nostra epoca. A fronte delle forti resistenze attualmente in atto nei confronti dello sviluppo del settore eolico proprio per ragioni di incompatibilità ambientale, in particolare paesaggistica, si sostiene che le centrali eoliche non solo sono in grado di integrarsi nel paesaggio, ma sono inoltre</div><div> in grado di valorizzarlo, rivalutarlo e farsi portatrici di nuovi contenuti formali, simbolici ed estetici, rappresentativi dei luoghi e del tempo che le ospitano. Quindi in quanto simboli, che uniscono alla</div><div> produzione la rappresentatività di una società, è lecito non cercare una progettazione che miri alla semplice mitigazione ma, al contrario, che dichiari i propri valori attraverso la ricerca formale che trova nella tecnologia dell'architettura e nel paesaggismo le discipline di riferimento.<br><br>Esperienze progettuali nel campo dell’eolico (onshore e offshore) e geotermia<br>La progettazione paesaggistica è transdisciplinare a molte discipline, per sua natura vive di una molteplicità di conoscenze e può essere considerata come un approccio progettuale capace di</div><div> dialogare con le trasformazioni, con il tempo, con la processualità di un territorio complesso. Tale apporto progettuale rende possibile combinare la progettazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili con la valorizzazione delle componenti sociali, ambientali e paesaggistiche del territorio interessato, venendo incontro alle precise richieste delle politiche europee orientate allo sviluppo e alla tutela del paesaggio. In questa presentazione passerà attraverso 20 anni di attività concentrandomi su tre diverse aree di lavoro: energia eolica onshore, energia geotermica e un riferimento alle ultime esperienze di progettazione nel campo dell’eolico</div><div>offshore.<br><br>Transizione energetica<br>In tutto il mondo, i combustibili fossili stanno cedendo il passo alle fonti energetiche rinnovabili, portando la fornitura di energia più vicino alle nostre case di quanto non fossimo abituati. Lo sviluppo di nuovi paesaggi energetici, basati su scelte tecnico-economiche, incontra spesso resistenze. Esiste un modo migliore per colmare il crescente divario tra urgenza e azione? E se la transizione energetica non riguardasse le scelte tecnologiche? E se, invece, fosse una delle</div><div> forze motrici di un ambiente di vita che cambia i luoghi in cui viviamo, lavoriamo e ricreiamo? Nel libro si esplorano vari paesaggi energetici in Europa e negli Stati Uniti nel passato, presente e futuro, prendendo come punto di partenza il significato che il paesaggio ha in termini di qualità e i risvolti emozionali per i suoi abitanti e altri utenti del paesaggio, costruendo per la prima volta un ponte tra il mondo delle energie rinnovabili e il nostro ambiente di vita.</div><div><br><br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Giardini storici: l&#39;ambiente, il territorio, il paesaggio, le risorse energetiche</title>
         <author>manueldario1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271211</link>
         <description><![CDATA[<div>Non si possono avere dubbi sull'intima connessione dei giardini storici con l'ambiente, il territorio, il paesaggio in cui sono inseriti, né tanto meno con le risorse energetiche che vi si trovano. Dal fuoco alle energie rinnovabili, l'uomo è dipeso dall'energia per sopravvivere e, naturalmente, per realizzare le sue grandi creazioni, compresi i giardini. Una delle prime fonti di energia sostenibile è l'acqua, essenziale per la vita dei giardini ai quali conferisce un'anima particolare. L'acqua è un elemento dell'architettura del paesaggio e per questo molte delle trasformazioni del territorio che si sono succedute nel corso della storia sono direttamente legate al modo in cui viene utilizzata. In Spagna, l'autentica innovazione rappresentata dall'occupazione musulmana, durata otto secoli, è stata la trasformazione del paesaggio. L’introduzione delle tecniche idrauliche arabe ha determinato una rivoluzione nell'agricoltura e, di conseguenza, nei giardini. A dimostrazione di ciò, l’intervento proporrà una serie di esempi di giardini storici ispanici.<br><br>I Giardini della Reggia di Caserta hanno conservato nel tempo l’originaria vocazione di luogo di svago della famiglia reale e della Corte e, al contempo, quella di vera e propria unità produttiva - sull’esempio degli altri siti reali destinati ad attività economiche redditizie e talvolta addirittura sperimentali come le seterie di San Leucio o l’azienda agricola di Carditello. Concepita a metà del XVIII secolo come sede della nuova capitale amministrativa del regno di Napoli, la Reggia di Caserta può essere considerata, per molti aspetti, un sistema autosufficiente e sostenibile ante litteram. Lo stesso Acquedotto Carolino, progettato da Luigi</div><div>Vanvitelli, è espressione di questa politica: da un lato alimentava fontane e giochi d’acqua che deliziavano la Corte, dall’altro garantiva costantemente risorsa idrica per la vita a Palazzo e per le attività produttive, compresi l’Opificio di San Leucio e i Mulini della città. Rientra in quest’ottica anche la scelta di destinare le vasche del Parco e la Peschiera grande all’itticoltura per l’allevamento di trote, carpe, cefali, capitoni e gamberi d’acqua dolce da destinare alla mensa reale, di realizzare sei fagianiere per la schiusa delle uova di fagiano nel Gran Parterre e di introdurre selvaggina da cacciare: cinghiali, cervi, daini, fagiani e anche</div><div>beccacce per la caccia invernale. I tappeti erbosi, che nel giardino formale rivestono un ruolo fondamentale per la loro valenza ornamentale, fornivano anche foraggio: sottratta la quantità utile per gli animali allevati per le necessità della Famiglia reale e della Corte, il fieno in esubero veniva regolarmente venduto o barattato con altri beni o prestazioni lavorative utili come il noleggio di buoi e cavalli. Per esaltare le squisite pietanze della mensa reale, poi, si producevano vini pregiati mentre altre varietà erano destinate esclusivamente alla vendita. Abbondanti e di ottima qualità erano ortaggi, verdure, agrumi e altra frutta, raccolti principalmente nel Giardino Inglese, destinato anche ad Orto Agrario e Orto Botanico. La presenza di quest’ultimo incoraggiò non solo l’attività di sperimentazione per acclimatare, studiare e produrre piante da diffondere in tutto il Regno ma anche l’attività di vendita di semi e piante, documentata dai cataloghi delle specie coltivate. Nell’avviare una gestione lungimirante, innovativa ed ecologicamente più sostenibile dei Giardini, la Reggia si pone l’obiettivo di recuperarne non solo l’identità culturale ma anche la vocazione produttiva attraverso una serie di “buone pratiche” come il riutilizzo del materiale legnoso, la rifunzionalizzazione delle serre riavviando l’attività vivaistica grazie al partenariato pubblico-privato, il ripristino della vigna di San Silvestro la cui prima vendemmia ha dato risultati molto soddisfacenti. E ancora la raccolta di agrumi per la produzione delle marmellate della Regina, affidata alla Cooperativa Sociale Eva che sostiene le donne vittima di violenza, l’impianto di orti didattici e sociali curati dagli abbonati Reggia con il contributo della Cooperativa Terra Felix e di Legambiente. Nell’ottica di una gestione corretta, la Reggia ha</div><div>avviato la progettazione di un nuovo impianto di irrigazione automatica dei Giardini, finanziata con i Fondi del PNRR, che sfrutterà la portata e la pendenza della Cascata Grande alimentata dall’Acquedotto Carolino, azzerando il ricorso all’energia elettrica.<br><br>Ville e giardini come parte della macchina idraulica territoriale in Veneto<br>Tre casi studio in Veneto che dimostrano la stretta relazione di senso tra l’evoluzione dei giardini storici e i complessi architettonici, posti a dominio delle terre, la cui principale risorsa è la ricchezza delle acque. Vasti territori dominati per secoli da una stessa famiglia, divengono teatro di piani di investimento e di governo. I giardini nascono e si sviluppano in armonia con le terre che circondano il complesso dominicale spesso in virtù di articolati programmi di regimentazione delle acque. Durante il dominio di Venezia l'acqua diviene una risorsa potenziale straordinaria che va però</div><div>controllata e dominata perché non si trasformi in un pericolo o in una causa di devastazione. In questo quadro i giardini divengo episodi di una complessa macchina idraulica su scala territoriale. Grazie alla cartografia storica conservata in archivi pubblici e privati siamo in grado di restituire una storia di lungo periodo che dà conto di un programma di messa a regime delle acque per la bonifica e la messa a cultura delle terre limitrofe a risaie, sfruttando la presenza delle risorgive caratteristiche di questo tratto di campagna. Le annotazioni attergate ai disegni di pubblici periti afferenti a Magistrature come quella dei Provveditori sopra i beni Inculti dimostrano in modo inequivocabile come questi giardini nascano in funzione del governo delle terre e delle acque di cui sono parte integrante. L'analisi che si propone ricade su una fascia del territorio veneto posta indicativamente lungo il percorso della Brenta, compresa tra i rilievi prealpini e la pianura, fino alla città di Padova, dove troviamo alcuni esempi importanti dell'architettura giardinesca di Giuseppe Jappelli e di altri interessanti interpreti come Antonio Caregaro Negrin che ne fu l'erede morale. Questi giardini sono prima di tutto l'esito della messa in opera di una sofisticata macchina idraulica.<br><br>I cambiamenti del clima nel paesaggio<br>I cambiamenti climatici stanno trasformando paesaggi e giardini ed è sempre più necessario individuare misure compensative che permettano il risparmio delle risorse. Questa esigenza è stata chiaramente recepita nel Bando per il restauro di parchi e giardini storici promosso dal Ministero della Cultura nell’ambito del PNRR. Tra le condizioni per il finanziamento dei progetti era, infatti, esplicitamente richiesta l’attenzione a funzioni ecosistemiche, la sostenibilità ambientale, l’efficientamento di impianti idraulici, la gestione delle acque con interventi basati su criteri di risparmio idrico. Questi requisiti sono stati recepiti, seppur in modo diversificato, in tutti i progetti finanziati e tra questi si sono segnalati alcuni basati in modo specifico e prevalente sul risparmio delle risorse idriche. A titolo puramente esemplificativo si citano tre progetti finanziati e che sono risultati tra i primi in graduatoria: Villa Valsanzibio (PD), Giardini di Ninfa (LT), Parco Paternò del Toscano (CT) che saranno illustrati sinteticamente. In tutti i casi verranno messe in evidenza le connessioni con il contesto territoriale.</div><div>Questi tre casi emblematici della consapevolezza, anche istituzionale, di una politica di sostenibilità e risparmio di risorse verranno messi a confronto con i casi della Spagna presentati da Monica Luengo, della Reggia di Caserta il cui parco ha come asse portante un complesso sistema idraulico ideato da Luigi e Carlo Vanvitelli, nonché con gli interventi di una figura rilevante nel panorama italiano, quale fu Giuseppe Jappelli, che ha saputo coniugare con perizia la progettazione del giardino e la scienza idraulica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>L’evoluzione storica del paesaggio agrario come prodotto della capacità di usare le energie disponibili. I casi di Olanda e Veneto</title>
         <author>manueldario1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271213</link>
         <description><![CDATA[<div> L’Olanda è un territorio pianeggiante attraversato da un complicato delta fluviale con infinite ramificazioni, originato da tre grandi corsi d’acqua, la Schelda, la Mosa e il Reno. Oltre alla costante presenza di acque, la sua principale caratteristica viene dalla mancanza di rilievi: circa metà del territorio si trova a meno di un metro sopra il livello del mare ed una parte consistente (27% della superficie totale, in cui risiede il 21% della popolazione) è sotto il livello del mare.</div><div><br><br></div><div> L’epica lotta secolare per sottrarsi alle minacce del mare e dei fiumi è uno dei temi ricorrenti della</div><div> storia e della geografia dei Paesi Bassi, una regione in cui una buona parte dei terreni agricoli sono costituiti da polder, ovvero da suoli strappati al mare, a lagune o a paludi costiere e protetti da un sistema estesissimo di dune, argini, dighe, che impediscono che queste zone vengano inondate, e da idrovore che provvedono a rimuovere l'acqua in eccesso che filtra dai terreni. Strumento storico di queste modificazioni territoriali fu il mulino a vento, una macchina mossa dall’energia eolica e trasformato dagli olandesi in efficiente pompa idraulica. Usati in gran numero e in forma combinata, e potenziati dall’invenzione nella seconda parte del XVI secolo della testa ruotante, che ne accresceva l’efficienza, i mulini a vento divennero sino alla metà del XIX secolo, quando furono soppiantati dalle idrovore a vapore, gli artefici della conversione di un nemico storico, il vento, nell’energia capace di dar vita alle campagne di recupero dei territori inondati e alla prosperità del paese. La comunicazione riepiloga per sommi capi la vicenda delle trasformazioni territoriali</div><div> intervenute sino all’epoca moderna e il suo stretto legame con le fonti energetiche.</div><div><br>Il peculiare contesto geostorico del paesaggio agrario in Veneto risente delle dinamiche geomorfologiche che hanno visto la prolungata interazione tra la rete idrografica e il sistema dei rilievi alpini e prealpini. Le rilevanti pendenze lungo i rilievi, ma anche nell’alta pianura hanno messo a disposizione significative opportunità per installare macchine idrauliche destinate a varie funzioni. La presenza notevole di boschi ha inoltre fornito importanti opportunità energetiche per attivare molteplici pratiche proto-industriali, come fornaci e fonderie, costituendo il basilare antefatto per le successive innovazioni, con anche le ben note esternalità negative che hanno condotto alla città diffusa.<br><br>Gli esperti intervenuti<br>FRANCO PANZINI, architetto e storico del paesaggio, è docente presso il Master in Architettura del Paesaggio e del Giardino dell’Università Iuav di Venezia e OPEN, Master in Architettura e Rappresentazione del Paesaggio dell’Università Roma Tre.</div><div> Come professionista è autore di progetti di parchi pubblici e di restauro di giardini storici.</div><div>Ha pubblicato numerosi libri sulla storia del giardino e degli spazi verdi urbani.</div><div><br><br></div><div> FRANCESCO VALLERANI si è formato presso il Dipartimento di Geografia dell'Università di Padova. Nel 1988 ha conseguito il dottorato di ricerca in Geografia storica e pianificazione del territorio, presso l'Università di Pavia. Dal 1993 al 1995 ha partecipato a un progetto europeo per lo studio del ruolo dei progetti idraulici nella costruzione di un'idea europea di ambiente, natura e paesaggio a partire dal primo dopoguerra, lavorando alla London University e alle università di Odense e Linkoeping. Nel 1997 elabora il progetto di ricerca sui Bacini Fluviali, che vede la collaborazione tra il Dipartimento di Geografia e l'UNESCO Venice Office, organizzando un gruppo di lavoro sui principali fiumi veneti. </div><div><br><br></div><div><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Attività del laboratorio &quot;Comunicare il paesaggio: da sfondo a contenuto&quot;</title>
         <author>deborabarin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271215</link>
         <description><![CDATA[<div>Il laboratorio “Comunicare il paesaggio: da sfondo a contenuto”, tenuto dal dott. Marco Vezzaro  (ben descritto da una collega in un <a href="https://padlet.com/giadapeterle/cronache-di-paesaggiounipd-78bjleqnnemx8ft4/wish/2510767802">post precedente</a>) ha avuto come esito concreto l’ideazione e la successiva realizzazione di una serie di post nella pagina Instagram @PaesaggioUnipd con lo scopo di presentare le molteplici tematiche affrontate all’interno del corso di laurea. </div><div>Il laboratorio è stata una bella opportunità per approfondire alcune dinamiche della comunicazione mediata dai social network in modo da riuscire ad abitare questi “luoghi” con maggiore consapevolezza. Inoltre, la sperimentazione attiva, ovvero la progettazione di alcuni post, ci ha aiutati ad imparare a strutturare una comunicazione efficace non solo per far conoscere il corso di laurea, ma anche per promuovere una “cultura del paesaggio” attraverso gli strumenti digitali che oggi abbiamo a disposizione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Workshop &quot;Educare al paesaggio dentro e fuori i musei&quot;</title>
         <author>deborabarin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271216</link>
         <description><![CDATA[<div>Il workshop “Educare al paesaggio dentro e fuori i musei: la sfida progettuale per le istituzioni culturali e museali”, tenutosi il 22 e 23 febbraio 2023 nella cornice del Museo di Geografia, ha visto la collaborazione fra Università di Padova e il cosiddetto “Sistema trentino dell’educazione al paesaggio”. Durante le due giornate di laboratorio sono state proposti non soltanto degli interventi sul tema della didattica museale, ma anche sessioni di sperimentazione attiva dei laboratori proposti delle istituzioni partner dell’evento. Infine, i partecipanti sono stati coinvolti  direttamente in un lavoro di gruppo che ha portato all’ideazione di alcune proposte laboratoriali destinate ai visitatori dei musei, nell’ambito dell’educazione al paesaggio.</div><div>Il workshop, proposto fra le iniziative del Corso di laurea in Scienze per il Paesaggio, è stata l’occasione per raccogliere molteplici esperienze di didattica museale e didattica del paesaggio, frutto di un percorso di studi lungo diversi decenni, oltre che di collaborazione fra istituzioni diverse nel territorio del Veneto e del Trentino. </div><div>L’esperienza è stata molto arricchente perché ha dato l’opportunità di conoscere, apprezzare e sperimentare in prima persona le proposte didattiche di educazione al paesaggio e di idearne di nuove, con il contributo delle diverse competenze dei partecipanti (studenti, docenti, ricercatori e operatori museali…).</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Educare al paesaggio dentro e fuori i musei febbraio 2023</title>
         <author>mariaclaracarossa3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271218</link>
         <description><![CDATA[<div>Nei giorni 22 e 23 febbraio 2023 si è tenuto un workshop presso il Museo di Geografia di Padova, dal titolo "Educare al paesaggio dentro e fuori i musei". Durante il seminario, sono intervenuti diversi esperti provenienti da vari musei, i quali hanno descritto il significato dell'educazione al paesaggio.<br>Nella prima parte del seminario si è affrontato il concetto di paesaggio, si è parlato della Convenzione Europea del Paesaggio e dei diversi livelli di lettura che esso può offrire. Inoltre, sono state presentate diverse iniziative, come ad esempio "Inventiamo il paesaggio", che ha come obiettivo la promozione della cura del nostro paesaggio attuale e la progettazione partecipata del paesaggio futuro. Durante il workshop, abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare diverse prospettive riguardo all'educazione al paesaggio. Gli esponenti dei vari musei hanno sottolineato l'importanza di coinvolgere attivamente i visitatori, incoraggiandoli a esplorare e scoprire il paesaggio sia all'interno che all'esterno dei musei. <br>Nella seconda parte del seminario, abbiamo avuto l'opportunità di visitare il Museo di Geografia. Il curatore del museo, Giovanni Donadelli, ci ha guidati  attraverso le sale, mostrandoci mappe interattive e strumenti di visualizzazione che consentono di esplorare e analizzare i diversi aspetti geografici del paesaggio. È stato un momento di arricchimento culturale e di comprensione delle connessioni tra territorio, cultura e società. <br>Nel corso della seconda parte della giornata, abbiamo avuto la preziosa opportunità di vivere in prima persona alcuni laboratori didattici organizzati dal MUSE di Trento, dedicati all'educazione al paesaggio. Tra tutti, un laboratorio mi ha destato particolare interesse: la costruzione di una città utopica. L'idea di poter osservare l'evoluzione di una città ideale, senza vincoli o regole di costruzione, coinvolgendo persone di diverse età, è stata estremamente affascinante.</div><div>Il laboratorio consisteva in un gioco di simulazione incentrato sull'utopia, mirato a introdurre il concetto di trasformazione del paesaggio, mettendo in luce gli effetti delle nostre scelte sulla natura circostante. Attraverso regole di gioco che ci permettevano di distinguere le scelte personali da quelle collettive, siamo stati incoraggiati a immaginare e coordinare insieme gli aspetti del paesaggio utopico.</div><div>Durante il laboratorio ci siamo trovati ad assistere alle emergere, sotto i nostri stessi occhi, di frammenti di un paesaggio utopico che abbiamo costruito e immaginato in modo collaborativo. È stato un'esperienza coinvolgente e stimolante, in cui abbiamo potuto riflettere sulla relazione tra le nostre scelte e l'ambiente circostante, apprezzando le trasformazioni del paesaggio e l'importanza di decisioni consapevoli per un futuro sostenibile. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE CON IL PRESENTE – TAVOLA ROTONDA SERVIZI ECOSISTEMICI ED ENERGIA - 16/03/2023</title>
         <author>vanessabraga2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271219</link>
         <description><![CDATA[<div>Il momento formativo intitolato “Paesaggio ed energia: dalla storia alle sfide con il presente” organizzato dal gruppo del giardino storico di Padova ha offerto ai partecipanti vari spunti di riflessione riguardo tematiche più che attuali. Sono intervenuti come relatori la prof. Bartolini dell’Università degli Studi di Padova, il dott. Fronza e il dott. Magnano. Il principale tema trattato dai docenti è stato quello relativo ai servizi ecosistemici e all’energia. I vari temi trattati, analizzati dai vari interlocutori hanno avuto come filo conduttore l’importanza degli ecosistemi. Il termine ecosistema è stato ben definito dalla scienza dell’ecologia come generatore di materia e di energia rinnovabile, insieme di essere viventi che si relazionano con l’ambiente che gli circonda. I temi trattati, che si legano indissolubilmente con l’ecosistema, sono: l’acqua e le piante.  L’acqua risulta indispensabile per la sopravvivenza degli ecosistemi, l’uomo da sempre si è occupato della gestione delle risorse idriche e considerando i cambiamenti climatici attuali risulta molto importante la sfida di non sprecare acqua attraverso i sistemi di recupero. Le piante anch’esse sono fondamentali per gli ecosistemi, forniscono da un lato flussi energetici e dall’altro rinfrescano l’ambiente circostante grazie ai loro processi biologici, migliorando l’ambiente circostante. Attraverso il D.M. n. 63 del 10/03/20 è stata modificata la modalità di intendere il verde pubblico, in particolare passando dal concetto di manutenzione a quello di gestione. I cosiddetti CAM, ossia i criteri ambientali minimi e servizi ecosistemici dell’innovazione hanno portato ad un aumento della gestione del verde pubblico, in un’ottica di miglioramento del patrimonio della collettività. Fondamentali sono i dati meteo per prevenire, quando possibile, i danni derivanti da fenomeni meteorologici intensi. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE CON IL PRESENTE – ENERGIE RINNOVABILI E PAESAGGIO AGRARIO - 04/05/2023</title>
         <author>vanessabraga2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271222</link>
         <description><![CDATA[<div>Durante la lezione del 4 maggio, il prof. De Vecchi (insegnante dell’Università di Torino) ha trattato vari temi, alcuni dei quali estremamente significativi rispetto alle questioni ancora da risolvere e ai possibili scenari futuri relativi al paesaggio e all’energia. In particolare, partendo dall’analizzare come alcune realtà, come risaie venete e frutteti, si trovano ad essere particolarmente in evoluzione. Il prof. De Vecchi traccia uno spaccato dove il ruolo chiave è svolto dall’acqua. L’acqua è sempre stata contraddistinta per essere di fondamentale importanza per gli esseri viventi. L’acqua scava, modella e scorre, facendo crescere attorno ad essa insediamenti umani modificandone i paesaggi. Come sottolinea anche il prof. Sereni, con i suoi scritti, il cambiamento del paesaggio è strutturale. I paesaggi agrari, vengono gestiti nella maggior parte dei casi da aziende agricole, le quali seppur dovendo seguire quanto disposto dalle normative, rivestono un ruolo decisivo nella conservazione e/o nei cambiamenti. Le sfide che quotidianamente le aziende devono affrontare sono sostanzialmente due. Da un lato redditizie in termini si efficienza/efficacia economica mentre da un alto di essere portatori di sostenibilità ambientale attraverso l’uso di energie rinnovabili. Il rapporto quindi tra paesaggio sostenibile e rinnovabili diviene pertanto fondamentale nell’ottica di uno sviluppo sostenibile. Per citare un esempio l’importanza dello sviluppo del settore agrovoltaico, teso da un lato a generare ricchezza e da un altro ad essere sostenibile e non impattante dal punto di vista del paesaggio. Ciò nonostante non si deve commettere l’errore di pensare che questi tipo di impianti possano rappresentare la soluzione ad ogni tipo di questione relativa al tema. Esistono infatti luoghi, aree, dove questi impianti non possono essere installati (aree vincolate e tutelate). Pertanto è possibile affermare come il Green Deal Europeo, con il grande obiettivo di far diventare il vecchio continente quello climaticamente più sostenibile entro il 2050, sia solo all’inizio.  Risulta necessario che tutti gli attori del campo si adoperino per creare delle sinergie, d’altro canto, come sottolinea anche il prof. De Vecchi, anche l’agenda 2030 necessita di una sostenibilità che solo attraverso l’unione di tutti gli stakeholders si può realizzare. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE CON IL PRESENTE – PESAGGI E ENERGIE RINNOVABILI: IL RUOLO DEI PAESAGGISTI - 25/05/2023</title>
         <author>vanessabraga2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271223</link>
         <description><![CDATA[<div>In data 25/05/23 si è tenuto l’ultimo incontro del corso “paesaggio e energia: dalla storia alle sfide con il presente” dal titolo “paesaggi e energie rinnovabili: il ruolo dei paesaggisti” grazie al contributo dei relatori: dott. Battistella, dott.ssa Moderini, il dott. Picchi e con la coordinazione della professoressa Cipriani. Il filo che ha tenuto insieme gli interventi è stato quello di analizzare come i vari impianti di energia rinnovabile tendono a creare nuovi paesaggi. Si pone l’attenzione, in particolare, sulle centrali eoliche che attribuiscono nuove caratteristiche ai paesaggi. Di particolare rilevanza, sotto l’aspetto del rapporto tra esperienze progettuali e di geotermia è stato l’intervento della prof.ssa Moderini. È stato inoltre sottolineato come vi sia la sempre maggiore esigenza di creare un pensiero congruo tra rinnovabili e paesaggi, in relazione a quanto l’uomo necessita. Infine, l’intervento del dott. Battistella è stato incentrato sul tema, sempre più attuale della transizione ecologica, la quale si contraddistingue per parti come crocevia tra il presente e il futuro, forse non ancora del tutto ben compreso dall’uomo </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>LABORATORIO DI LANDSCAPE WRITING  con Matteo Righetto</title>
         <author>michelapiva3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271224</link>
         <description><![CDATA[<div>Il laboratorio di Landscape Writing si è svolto nel weekend del 15-16 luglio 2023 e prevedeva due percorsi: </div><div>Sabato 15 luglio: 1° trekking, da passo Giau all’Altopiano di Mondeval e laghetto delle Baste;  <br>Domenica 16 luglio: 2° trekking, da Colle santa Lucia ad Alta Via dell'Orso + follow up di chiusura. <br>Obiettivo principe di questa attività è stata quella di fornire, attraverso la metodologia didattica del <em>learning by walking, </em>nozioni generali su tecniche, metodi di scrittura e narrazione letteraria riferite alla relazione tra uomo e ambiente. L’originalità di questa proposta è stata proprio la continua interazione tra i diversi aspetti del paesaggio di montagna e l’osservazione da parte nostra di un ambiente vivo, in continua evoluzione, testimone della storia dell’uomo. </div><div>La questione ambientale oggi necessita di essere raccontata come quel filo continuo che l’uomo antico aveva costruito con la natura evidenziando come questo rapporto debba essere ripreso per capire che uomo e natura devono ricostruire un percorso basato su una relazione alla pari dove “il tutto è in divenire”. Infatti il prof. Righetto ha parlato di “Sacralità della Natura, la quale non ha confini”. I confini li costruisce l’uomo, ma solo la letteratura attraverso la scrittura, riesce ad abbattere questi limiti. Raccontare il paesaggio diventa quindi fondamentale per recuperare quella sensibilità nell’osservare e nell’ascoltare la natura che l’uomo contemporaneo ha ormai perso. </div><div>La narrazione ha questo delicato compito di far ritornare l’uomo all’immaginazione perché solo così può sognare di realizzare una società che ritorni sensibile alla voce della natura. Tutto ciò per noi è stato possibile grazie alla carismatica figura dell’autore Matteo Righetto che ha trasformato la narrazione del paesaggio in un impegno sociale verso le nuove generazioni. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Laboratorio di LANDSCAPE WRITING luglio 2023</title>
         <author>mariaclaracarossa3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271225</link>
         <description><![CDATA[<div>Durante il laboratorio di landscape writing con Matteo Righetto, il fine settimana del 15 e 16 luglio, abbiamo avuto l'opportunità di vivere un'esperienza significativa e coinvolgente. Attraverso escursioni, momenti di riflessione e condivisioni, abbiamo avuto modo di conoscerci meglio, esplorare il paesaggio circostante e imparare a descriverlo e raccontarlo con nuove prospettive.<br>I due giorni si sono svolti nei pressi del paese di Colle Santa Lucia, un luogo affascinante e suggestivo. Il primo giorno ci siamo diretti al Lago delle Baste  a Mondeval, partendo dal passo Giau, un'area di straordinaria valenza ambientale e naturalistica, caratterizzata da una vasta prateria in quota, arricchita da estese torbiere, che creano contrasto con le aspre pareti del Lastron di Formin.<br>Nel secondo giorno, abbiamo intrapreso l'alta via dell'orso, partendo proprio da Santa Lucia. Questo piacevole trekking ci ha portato a camminare attraverso boschi che ripercorrono i luoghi descritti nel libro del dott. Righetto "La Pelle dell'Orso". Durante il percorso, abbiamo avuto l'opportunità di "assaporare anche il paesaggio", infatti, siamo passati per un maso dove venivano prodotti formaggi di capra. Questi due giorni sono stati preziosi per immergerci nella bellezza naturale e culturale della zona e per affinare le nostre abilità nella scrittura del paesaggio. Oltre a scoprire i luoghi descritti nel libro di Righetto, abbiamo imparato a cogliere i dettagli e le sfumature che rendono unico ogni paesaggio e a trasmetterli con le parole. Una straordinaria esperienza che ci ha arricchito interiormente e ha creato un legame speciale con il territorio che ci ha ospitato.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Laboratorio di Architettura del Paesaggio</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271227</link>
         <description><![CDATA[<div>Nelle giornate del 26-27-28-29 settembre 2023, si è svolto il laboratorio di architettura del Paesaggio tenuto dall’architetto Claudio Mistura. <br><br></div><div>Noi studenti siamo stati avvicinati ai temi e ai metodi dell’architettura del paesaggio, attraverso lezioni frontali e seminari di architetti che lavorano in ambito paesaggistico; le loro testimonianze ci hanno permesso di comprendere quali sono gli aspetti da considerare quando si affronta un progetto architettonico che coinvolge un determinato paesaggio e quale ruolo potrebbe avere la figura del geografo in tutto questo.<br><br></div><div>Il laboratorio aveva come caso di studio la villa Revedin-Bolasco di Castelfranco Veneto e il suo giardino; ogni partecipante al laboratorio doveva realizzare un progetto partendo dall’attuale assetto degli spazi, immaginando scenari possibili e nuove configurazioni dotate di relative attrezzature allo scopo di rendere il complesso una struttura viva capace di soddisfare esigenze e creare nuovi bisogni.<br><br></div><div>Il momento della restituzione dei lavori è stato molto formativo, ognuno di noi ha esposto il proprio progetto che è risultato essere l’espressione delle metodologie/suggestioni acquisite durante il laboratorio e delle nostre conoscenze pregresse.<br><br></div><div>Personalmente frequentando questo laboratorio, mi sono resa conto di come sia fondamentale cambiare la prospettiva da cui si osserva un paesaggio perché anche i paesaggi dell’abbandono, ad esempio un prato incolto, hanno una loro ruolo nell’ecosistema; renderci conto di questo è già un primo passo verso l’equilibrio tra tutte le forme di vita che condividono uno stesso spazio.<br><br></div><div>Docente di riferimento: arch. Claudio Mistura.<br><br></div><div>Sono intervenuti:<br><br></div><div>arch. Michela De Poli,<br><br></div><div>arch. Paolo Ceccon,<br><br></div><div>arch. Anna Costa.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Laboratorio di comunicazione e soft skills</title>
         <author>francescogatto3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271228</link>
         <description><![CDATA[<p>Recentemente ho partecipato al corso universitario "Laboratorio di comunicazione e soft skills" tenuto dalla professoressa Viviana Chignoli. Una piacevole sorpresa è stata la flessibilità del corso online su Moodle dell'Università di Padova, un vantaggio per studenti lavoratori come me.</p><p>Il corso, strutturato in 7 unità, ha offerto presentazioni online, test di autovalutazione e momenti di lavoro di gruppo, tutto fruibile in modalità asincrona. La consegna di elaborati personali a metà e alla fine del corso ha permesso di applicare le nozioni apprese e migliorare le abilità personali.</p><p>Consiglio vivamente questo corso, soprattutto a chi già lavora. Le chiavi di lettura offerte aprono nuove prospettive, rendendo l'esperienza più stimolante di quanto immaginassi inizialmente. Un'opportunità formativa che va oltre le aspettative! 🚀📚</p><p>Cronache di #paesaggiounipd #SoftSkills #FormazioneOnline #UniPD</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271228</guid>
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         <title>Accompagnatore di Media Montagna e Corso di Laurea in Scienze per il Paesaggio: una sinergia perfetta! </title>
         <author>lucastefenelli1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271229</link>
         <description><![CDATA[<p>Tre anni fa, quando ho scoperto l'esistenza del corso di laurea in Scienze per il Paesaggio, ho impiegato meno di una settimana per iscrivermi. Le uniche perplessità erano legate al fatto di essere lavoratore a tempo pieno, quindi con qualche dubbio sulla mia personale capacità di sostenere gli esami e contemporaneamente lavorare. </p><p><br></p><p>E' stato però il lavoro stesso e che svolgo a tempo pieno a sostenere e a spingermi verso la scelta di iniziare questo nuovo percorso: sono infatti Accompagnatore di Media Montagna del Trentino o, come ben ha specificato Mauro Varotto nell'inquadrare la mia figura professionale, Accompagnatore delle Montagne di Mezzo. </p><p><br></p><p>Ma in cosa consiste questo lavoro e perchè si sposa alla perfezione con i contenuti e gli obiettivi formativi del corso di laurea in Scienze per il Paesaggio? </p><p><br></p><p>L'AMM è un professionista della montagna, regolarmente iscritto in un albo e abilitato ad operare dopo un corso formativo di circa 600 ore e relativi esami di idoneità: dalla botanica alla geologia, dall'etnografia alla geografia, dalla storia locale al primo soccorso, solo per fare un esempio. Ogni regione poi approfondisce le diverse tematiche in relazione al territorio di riferimento, nel mio caso il Trentino. </p><p>Personalmente lavoro sia nell'ambito turistico che in quello relativo ai progetti educativi, dentro e fuori le scuole. L'obiettivo? Essere un riferimento culturale, un intermediatore tra il turista o il cittadino e il paesaggio. Mi interessa cogliere, studiare, approfondire e narrare le relazioni tra gli elementi naturali e antropici di un paesaggio, in particolare quello delle montagne di mezzo, ossia quello spazio di vita tra i 400 e i 2000 metri di altitudine dove maggiore è la ricchezza naturale e umana. Mi interesso e mi occupo soprattutto di paesaggi alpini, in particolare quelli considerati marginali o spesso scavalcati nella frenetica corsa all'aspetto puramente estetico della montagna (vedasi Dolomiti e relativi paesaggi "patrimonializzati"). </p><p>I ragionamenti attorno a cui ruota il mio lavoro vertono su questo importante concetto, ben espresso dal geografo Dematteis: "le montagne di mezzo possono essere la chiave verso la transizione di un'economia e di una società che incorpora il limite nel suo processo di sviluppo". </p><p><br></p><p>Quando ho scoperto questo corso di laurea la scelta, come dicevo, è stata quasi istantanea: ora posso ancorare e supportare scientificamente il mio lavoro attingendo nella profonda multidisciplinarietà offerta. Inoltre, ho scoperto felicemente in itinere che questo corso di laurea ha importanti e proficue collaborazioni con enti e realtà di mio specifico interesse, in primis gli Ecomusei, con i quali lavoro stabilmente proprio come "educatore al paesaggio". </p><p>La mia realtà di riferimento <strong>Montanamente, </strong>attraverso la quale mi promuovo e promuovo cultura di montagna, ha già acquisito un rinforzativo: <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.montanamente.com/it-IT">Montamante_a piedi nel paesaggio.</a></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandrozago3_1</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandrozago3_1</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandrozago3_1</author>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Per riflettere sul paesaggio fotografato</title>
         <author>taniarossetto</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271237</link>
         <description><![CDATA[<div>“Un paesaggio che nessuno <em>guarda</em>, è un paesaggio? Un paesaggio che nessuno <em>mostra</em>, è un paesaggio? Sono due domande diverse? È la stessa domanda?” Così inizia un illuminante post di Michele Smargiassi nel blog Fotocrazia di La Repubblica (pubblicato il 26 giugno 2020). Il riferimento è ad un libro recente, intitolato “PhotoPaysage”, che si interroga sul momento di grande dinamismo vissuto dalla fotografia di paesaggio autoriale e di committenza istituzionale in ambito italiano e francese. Nel commento di Smargiassi è contenuta una riflessione chiave: il paesaggio esiste quando è percepito (altrimenti non potremmo parlarne), ma il paesaggio esiste anche prima che qualcuno ne faccia una immagine da condividere con altri.</div><div>Per approfondire:</div><div><a href="https://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2020/06/26/paesaggio-fotografia-photopaysage/#more-29015">https://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2020/06/26/paesaggio-fotografia-photopaysage/#more-29015</a></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Riflessioni sul Paesaggio dello Sport       </title>
         <author>lucafilippi3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271239</link>
         <description><![CDATA[<div>Grazie alla prof.ssa Rocca e al corso di Didattica della Geografia ed Educazione al Paesaggio, ho avuto modo di riflettere sul ruolo dello sport (con particolare attenzione, al calcio) in una prospettiva geografica, orientata a considerare la localizzazione di oggetti, soggetti ed eventi sportivi e le relazioni tra questi con lo spazio naturale e urbano, arrivando alla conclusione (grazie anche ad un lavoro di ricerca fatto con gli adolescenti della squadra che alleno, tutti Under16, e alle loro percezioni sul Paesaggio delle loro attività sportive) che gli sport dominano gli spazi, territorializzandoli, arrivando ad essere paesaggi molto amati. E il potere delle strutture sportive sui luoghi è quello di creare affezione o una forma di dominanza, in particolar modo nelle giovani leve, a tal punto da creare un rapporto ambiguo tra ciò che è naturale, e antropizzato.</div><div>Mauro Berruto, <a href="https://www.mauroberruto.com/sport/">SPORT – Mauro Berruto</a>, ci parla del ruolo che può avere lo Sport, nella definizione del Paesaggio, auspicando (ancor più in questo periodo di chiusura di palestre e piscine) la creazioni di Sport Commission locali che trasformino i problemi attuali, in opportunità: affidare aree dismesse alle società sportive, significa rigenerare (sia le aree, che le società stesse), presidiare il territorio, migliorarne il paesaggio – il ragionamento è fatto su Torino, ma estendibile a tutto il ns. territorio! <a href="https://torino.corriere.it/economia/21_gennaio_01/sport-commission-migliorare-salutee-qualita-vita-2a8ca2c2-4c5f-11eb-a215-44d7eb47eab9.shtml">Berruto: «Una Sport Commission per migliorare salute e qualità della vita»- Corriere.it</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Progetto VEN-TO: Paolo Pileri racconta la genesi e lo stato di avanzamento della ciclovia che vuole congiungere Torino a Venezia. </title>
         <author>tizianaocchino</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271240</link>
         <description><![CDATA[<div>Secondo incontro del XXXI Corso sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo organizzato dal Gruppo Giardino Storico Università di Padova. Il titolo del corso è “Cammini di terra e di acqua. Il paesaggio lento” e proprio sulla lentezza pone l’accento anche Pileri che infatti titola il suo magistrale intervento <em>Progettare la lentezza</em> , chiedendosi se chi progetta cammini e ciclabili abbia prima deciso l’architettura valoriale che sottende i propri progetti.</div><div>Secondo Pileri, uno dei motivi per cui il progetto Ven-To non è ancora compiuto dopo oltre 10 anni dalla sua ideazione e nonostante l’indubbio valore è che conosciamo ancora poco la lentezza. Viviamo accelerati in un mondo in cui ciò che è veloce è positivo, ma in cui la velocità, che è ormai naturalizzata nella società moderna, produce fenomeni di alienazione. La pandemia ci ha fatto riscoprire il diritto alla lentezza e il bisogno di recuperare la dimensione del cammino e dell’attraversare il paesaggio con consapevolezza. Esiste una velocità della lentezza – si chiede Pileri? Ossia, esiste un limite di velocità oltre al quale non riesco più a cogliere i particolari e sotto al quale la lentezza mi permette di avere un’esperienza piena e attiva del paesaggio che attraverso? Esiste, infine, una dimensione temporale attivatrice, un numero minimo di giorni in cui immergermi in un’esperienza di attraversamento lento? La risposta individuata è che bisognerebbe poter fare esperienze di cicloturismo viaggiando a 25 Km/h per almeno 3 giorni e che un tema imprescindibile del viaggio sia quello del silenzio, dentro il quale e oltre al quale cogliere le sfumature, vivere il paesaggio, riscoprire se stessi nell’andare assaporando.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Il turismo religioso: un mondo che nasce da lontano ed è in grande evoluzione</title>
         <author>tizianaocchino</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271241</link>
         <description><![CDATA[<div>Si intitola <strong><em>La progettualità europea delle vie storico-religiose. Aspetti di governance e valorizzazione turistica a partire dalla “Romea Strata"  </em></strong>l’approfondimento di Sabrina Meneghello (ricercatore CISET-Centro Internazionale Studi Economia del Turismo dell’Università di Venezia) in occasione del XXXI Corso dei Giardini Storici sul paesaggio lento, cammini di terra e di acqua.</div><div>La relazione concentra la riflessione su alcuni punti cardine di quello che ormai viene definito “turismo religioso”, le cui pratiche interessano elementi spaziali, paesaggistici ed elementi sociali riferiti a chi percorre i cammini e a chi incontra i pellegrini. Molto interessante l’accento sul carattere trasformativo dell’esperienza del pellegrinaggio, elemento primigenio dell’umanità: la trasformazione interessa i soggetti che si mettono in viaggio per raggiungere i luoghi sacri (esiste un obiettivo personale, di sacrificio, di voto, di offerta, di introspezione), interessa i luoghi raggiunti (il reiterarsi di riti e pratiche definisce i luoghi sacri stessi) e infine interessa i soggetti locali che a vario titolo e in varie forme entrano in contatto con chi compie l’esperienza del pellegrinaggio e abitano i luoghi attraversati. Il turismo religioso è anche un turismo culturale, di prossimità, non legato alla stagionalità, tipico di piccoli gruppi di turisti maturi, autogestiti, che cercano l’incontro con la comunità locale e che quindi non fruiscono del paesaggio passivamente, ma diventano proattivi nel loro attraversamento che diventa sostenibile, aumentando attraverso il dialogo con i territori il senso di appartenenza delle comunità locali ospitanti e il senso di orgoglio delle stesse, contribuendo al processo di attribuzione di valore e senso del paesaggio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Camminare il paesaggio. Le vie dello sguardo</title>
         <author>laurazanovello21</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271242</link>
         <description><![CDATA[<div>Partire dai cammini in ogni loro declinazione per scoprire il paesaggio attraverso la lentezza: è attorno a questo concetto che si è sviluppato il seminario del Prof. Serge Briffaud, che ha inaugurato il <strong><em>XXXI corso sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo</em></strong> del Gruppo Giardino Storico Università di Padova e che ha toccato molti aspetti che verranno approfonditi negli incontri successivi. Il suo intervento risponde in modo puntuale alla necessità, sempre più percepita nel caos del mondo contemporaneo, anche in una situazione di pandemia, di tornare ad essere attori all’interno del paesaggio, di riscoprirlo e rientrare in sintonia con esso attraverso il nostro corpo, prendendoci tutto il tempo necessario per farlo. È stata importante l’attenzione posta all’atto di camminare anche in ambito urbano, in quanto attività in grado di creare maggiore coesione sociale tra abitanti di quartieri diversi tra loro, di evidenziare problematiche causa di disagi nelle città e di restituire un’identità ai luoghi più trascurati, come ben esemplificato dalle attività del Gruppo Stalker. Si è trattato di un emozionante elogio dei sentieri intesi come veri e propri luoghi pieni di vita e in costante evoluzione, come punti d’incontro tra popolazioni, pratiche e culture diverse, come risorsa che può contribuire al nostro benessere e a uno sviluppo in ottica sostenibile.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Discendere e risalire le vene della terra: navigare i paesaggi fluviali tra quotidiano e senso del viaggio</title>
         <author>laurazanovello21</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271243</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Prof. Francesco Vallerani, nell’ambito del corso organizzato dal Gruppo Giardino Storico di Padova, ha posto la sua attenzione al patrimonio idrografico, molto spesso da noi trascurato, e a come il recupero e una miglior gestione possano avere un impatto positivo sulla qualità della vita delle persone e svolgere un ruolo chiave nello sviluppo multifunzionale dei luoghi che attraversa. L’acqua è un elemento a cui siamo naturalmente attratti ed è stata fondamentale per la crescita di numerose civiltà; è diventata una categoria estetica attraverso le rappresentazioni dei pittori paesaggisti di età moderna ed è ancora oggi fonte di rigenerazione e benessere psicologico per l’uomo. La rete idrografica è già stata utilizzata nel Regno Unito come risorsa per la riqualificazione delle città post-industriali, ma anche per una maggior comprensione e cura del patrimonio paesaggistico anglosassone. Le progettualità di cui è autore e promotore Vallerani sono opportunità da cogliere: mettono al centro la riscoperta dei piccoli fiumi attraverso l’escursionismo in barca, come occasione di riconnessione con i manufatti e le tradizioni legate all’ambiente fluviale e come esperienza di consapevolezza sulle problematiche legate al cambiamento climatico, che rendono questi ambienti estremamente fragili e che necessitano della nostra attenzione per essere protetti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>La pratica del paesaggio lento</title>
         <author>laurazanovello21</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271244</link>
         <description><![CDATA[<div>Un appuntamento all’interno del XXI corso del Gruppo Giardino Storico di Padova è stato animato da una tavola rotonda composta da diversi relatori, sia accademici che normali camminatori, ognuno narrante diverse, concrete esperienze di cammino e di paesaggi assaporati nella lentezza. Tra tutti gli interventi, ha generato interesse e curiosità il progetto dell’associazione <strong>Orme Lauretane</strong>, presentato dall’Architetto <strong>Chiara Serenelli</strong>, per il recupero e la valorizzazione della Via Lauretana, nel tratto che si snoda tra Marche, Umbria e Toscana, connettendo diversi tra i luoghi di devozione più importanti della penisola. Partendo dal ruolo significativo che questo percorso ha svolto nei secoli per il pellegrinaggio cristiano, il progetto si pone l’obbiettivo di donargli nuova vita riconfigurandolo e rendendolo più inclusivo nei confronti di tutti i valori dei territori che attraversa, unendo due prospettive: quella di fondere insieme tanti racconti, esperienze e memorie che ci fanno perdere nella ricchezza dei paesaggi che viviamo nel cammino e quella di coinvolgere giovani e bambini, generazioni che sentono il bisogno dell’esperienza della lentezza e che, consapevoli dell’importanza dei percorsi sentieristici come fonte di benessere fisico, economico e sociale, possono farsi portatori di cambiamento e promotori di nuove politiche di sviluppo culturale e turistico che mettono al centro il rapporto di armonia tra uomo e natura.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>I Colli Euganei tra natura e storia </title>
         <author>tizianaocchino</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271245</link>
         <description><![CDATA[<div>E’ il titolo dell’undicesimo incontro del XXXI Corso sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo organizzato dal Gruppo Giardino Storico Università di Padova. Ancora una volta, è la lentezza del camminare protagonista della lezione e il cammino diventa momento aggregativo e di godimento del paesaggio, non pratica sportiva o prestazionale, ma puro esercizio di conoscenza e scoperta del paesaggio<em>.<br></em><br></div><div>E’ infatti una passeggiata virtuale attraverso immagini e parole quella in cui ci ha condotti oggi Antonio Mazzetti, laurea in Scienze Naturali presso l’Orto Botanico di Padova con tesi sulla flora dei Colli Euganei, insegnate di Matematica e Scienze in pensione, ma soprattutto naturalista e territorialista esperto dei Colli Euganei, divulgatore e fotografo che è stato tra i promotori della nascita del Parco regionale dei Colli Euganei. La poesia, l’amore e la passione per la flora e i luoghi che la ospitano animano il racconto e lo rendono vivo ed emozionante: la nascita di un paesaggio singolare con cenni alla geologia euganea e ai microclimi legati alle forme del paesaggio che hanno permesso a molte piante provenienti da altrove di trovare “casa” nei colli che ancora oggi le ospitano e costituiscono un inestimabile  patrimonio di biodiversità in mezzo alla Pianura Padana. Un esempio tra tutti l’Haplophillum Patavino, che qui nasce, da questi luoghi prende il nome e qui si conserva. Dentro a questo paesaggio Mazzetti ha raccolto per la stesura di “I nomi della terra, toponomastica dei Colli Euganei” (1999) dall’esperienza dei <em>re contadini,</em> come li definisce, delle mappe scritte a mano con tutti i nomi. L’idea che loro chiamassero la terra per nome, con un senso di possesso e insieme infinito rispetto fa riflettere sull’uso e abuso del territorio di cui troppo spesso siamo protagonisti o testimoni.  Mazzetti stesso non nasconde le sue preoccupazioni per il futuro e la salvaguardia di questi luoghi che conosce profondamente e che profondamente ama: il riscaldamento climatico che mina la persistenza di alcune specie e la possibilità di mantenerne la riproduzione, un “abuso” delle pratiche antropiche che da sempre hanno messo in pericolo la vita di specie vegetali e animali (oggi la pratica del motocross, per esempio, i cui segni sono evidenti in alcune foto), ancora gli effetti negativi dell’incuria e dell’abbandono da parte dell’uomo di cui l’avanzare incontrollato del bosco è sintomo e segnale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Le strade agro-silvo-pastorali: da antiche vie di comunicazione a “cammini” turistici. RAFFAELE CAVALLI - Università degli Studi di Padova Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali TESAF </title>
         <author>tizianaocchino</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271246</link>
         <description><![CDATA[<div>Le strade agro-silvo-pastorali rappresentano una rete di comunicazione indispensabile per la mobilità di animali, persone e cose negli ambienti della montagna e costituiscono il raccordo tra la viabilità ordinaria e la sentieristica. Di chi sono le strade agro-silvo-pastorali? Sono dei cittadini dei comuni da cui vengono attraversate, sono una proprietà collettiva, appartengono alla gente del posto, “sono per tutti, ma non sono di tutti”. Le leggi che insistono su questa rete stradale interdetta alla viabilità di mezzi di trasporto sono regionali e vengono poi declinate ai comuni che concedono le dovute autorizzazioni per il transito in deroga. <br><br></div><div>Un caso emblematico trattato dal professore è quello dell’Altopiano dei 7 Comuni che ha una densità viaria davvero importante, circa 30-40 metri per ettaro e si divide in viabilità di accesso (dalla pianura verso l’altopiano) e di utilizzo (tra contrade, paesi e case). Il patrimonio già ricco di strade dell’Altopiano viene notevolmente aumentato durante la Prima Guerra Mondiale con la costruzione di strade di collegamento militare che ancora oggi costituiscono un’ossatura di straordinario rilievo per la mobilità anche a fini turistici. Mi ha colpito molto la riflessione del professore sul fatto che le strade sono sempre servite per collegare luoghi e persone: il fatto che molte di queste ad Asiago e dintorni siano state aperte in un momento di divisione e conflitto non può che colpire e sottolinea l’importanza di salvare la memoria che un paesaggio, nelle sue forme e strutture, conserva e racconta.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Altre esperienze di paesaggio lento</title>
         <author>laurazanovello21</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271248</link>
         <description><![CDATA[<div>Durante l’appuntamento del 13 maggio, facente parte del corso organizzato dal Gruppo Giardino Storico di Padova, i relatori Franco Panzino ed Enrico Buonincontro hanno narrato due diverse esperienze di paesaggio lento, relative a contesti molto differenti. Il primo ha presentato <strong><em>El Camino Real, </em></strong>che lungo le sue 800 miglia unisce le missioni gesuite e francescane della California e Bassa California, ciascuna distante un giorno a cavallo da un’altra, le quali hanno contribuito a plasmare l’identità dei luoghi e del paesaggio non solo attraverso la diffusione della religione da parte di gesuiti e francescani, ma anche grazie allo stile architettonico e le piante mediterranee importate dall’Europa. Più vicino a noi, e molto più intimo e personale, il racconto di un cammino più volte ripetuto sulla Montagna Pistoiese narrato da Buonincontro, il quale si è interessato della diversa relazione che ogni volta si instaura tra il viandante e il paesaggio che percorre: frequentando più volte lo stesso luogo, i nostri sensi si concentrano e colgono elementi diversi che fanno evolvere il paesaggio interiore che portiamo con noi; ci relazioniamo ogni volta con una componente diversa, si crea un dialogo, quasi poetico, che ci fa conoscere meglio noi stessi, ma anche chi prima di noi ha dato un senso e lasciato un segno su questa parte di mondo, e che crea un legame forte con questi paesaggi che ci plasmano, che diventano parte della nostra vita e che attraversano il tempo senza conoscere una fine. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title> Il Parco delle Mura, tra giardini e natura. Passeggiata a Padova dal giardino Treves al bastione Alicorno</title>
         <author>laurazanovello21</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271249</link>
         <description><![CDATA[<div>Quella che il 20 maggio doveva essere una passeggiata vera e propria nella città di Padova, organizzata dal Gruppo Giardino Storico dell’università, è stata tramutata in una passeggiata virtuale che ci ha condotto alla scoperta del verde patavino. Margherita Levorato ha condiviso un excursus storico e botanico del <strong>Giardino Treves de’ Bonfili</strong>, illustrandone i progetti dell’architetto Giuseppe Jappelli e le volontà dei committenti (i fratelli Treves) nonché il contesto culturale romantico nel quale venne realizzato, che vide l’affermarsi del giardino all’inglese, e la complessità degli elementi botanici, stilistici e simbolici che lo compongono e ne costituiscono l’elemento di maggior pregio. Questa presentazione e quella di altri parchi della città si sono rivelate introduttive per l’intervento di Gianpaolo Barbariol, il quale, presa consapevolezza degli elementi che in questi contesti si sono danneggiati e che in certi casi sono andati perduti, si è interrogato su questioni molto attuali quali ad esempio il ruolo che svolgono i giardini per la tutela della biodiversità e l’importanza del verde nel contesto urbano odierno, presentando anche le attività di recupero e conservazione che in epoca recente hanno interessato questi spazi e eventuali progettualità da intraprendere in futuro,  chiedendosi per quali valori e benefici queste risultano urgenti e rilevanti. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>I Colli Euganei tra natura e storia</title>
         <author>laurapappalardo2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271250</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Antonio Mazzetti, naturalista esperto dei Colli Euganei, ha raccontato il rapporto tra uomo e natura, prendendo in esame le tracce linguistiche che ritroviamo nei luoghi e che sono state lasciate in eredità dalle passate generazioni. Immersi in una passeggiata virtuale per immagini e poesia abbiamo visualizzato uno a uno i Colli Euganei, con l’incredibile varietà di rocce vulcaniche e sedimentarie che li costituiscono. <br>Grazie alla loro eterogeneità, sono un luogo attrattivo per la biodiversità e lo sono stati  fin dalla Preistoria, ne è testimonianza la continuità insediativa  che li caratterizza, lunga almeno 500 secoli.<br>In questo tempo, dove correre è all’ordine del giorno, I Colli sono un luogo dove è possibile star dentro a se stessi, guardando fuori; il camminare lento e curioso è un’esperienza auto formativa e auto conoscitiva.<br>Il Professor Mazzetti organizza con passione “Le Traversate dei Solstizi”: momenti conviviali, fatti di gioia e conoscenza, non di pratica sportiva o competizione. Attraversare quei sentieri significa leggere storie e scriverne altre, comprenderli significa carpire l’eredità culturale tramandata dai popoli che abitano le terre che noi abitiamo. Il paesaggio è anche parola, che suscita immagini, che crea visioni, che vanno a richiamare paesaggi che oggi sono fiaba. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Camminare in giardino. La qualità della passeggiata e la varietà dei percorsi.</title>
         <author>laurapappalardo2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271251</link>
         <description><![CDATA[<div>Giorgio Galletti si è concentrato sul viale come elemento strutturale del giardino classico: nel corso della storia dell’arte, il giardino ha assunto forme e significati diversi ma sempre in linea  con  l’espressione culturale della società e dell’epoca storica in cui era inserito. Ad esempio, in epoca Medioevale, il viale è sempre coperto da un pergolato così da divenire un luogo idealizzato e piacevole, contrapposto allo sfacelo fisico e  sociale provocato dalla peste. <br><br>Tessa Matteini è invece intervenuta percorrendo le tracce del giardino paesaggistico, come processo dinamico di scoperta; questa fase è maggiormente rappresentata tra il XVIII e il XIX secolo, attraverso l'evoluzione dei modelli proposti dal landscape gardening.<br>Queste diverse tappe della rivoluzione paesaggistica assegnano alla rete dei percorsi un ruolo di primo piano nella creazione dello spazio, ideato prima con strumenti tradizionali e poi avvalendosi del sentire sensibile degli artisti. <br><br>Alberta Campitelli ci ha presentato il caso di Roma, con lo sviluppo del viale alberato come una sorta di passeggiata per lo sfarzo del potere.  Le ville degli aristocratici erano sedi di collezioni d’arte e botanica atte a stupire i visitatori:  il concetto di meraviglia è infatti tipico della globalità dell’arte barocca.  Il giardino all’inglese avrà invece un seguito piuttosto limitato perché la tradizione classica monumentale era estremamente radicata.  </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Il paesaggio lento</title>
         <author>laurapappalardo2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271252</link>
         <description><![CDATA[<div>Enrico Buonincontro ci porta alla scoperta dei paesaggi interiori attraverso un viaggio sulla montagna pistoiese.  Questo è un paesaggio a lui caro, in quanto parte importante della sua infanzia e ce lo tramanda con suoni, colori e poesia; il paesaggio è sì, dato da elementi naturali che lo compongono, ma siamo anche noi che vivendolo che contribuiamo a dargli forma:  i nostri occhi si posano su ciò che ci circonda attraverso le nostre emozioni è così che il viaggio diventa esplorazione dell’io.<br><br>Il secondo intervento è stato quello di Franco Panzini che, a dorso di un mulo ci ha fatto percorrere El Camino Real:  un itinerario che congiunge Loreto, a San Francisco Solano de Sonoma. L’itinerario oggi di vocazione turistica, è scandito da un susseguirsi di missioni, fondate da tra 600 e 800 da frati gesuiti e poi dell’ordine dei francescani; queste missioni, oltre ad un lascito toponomastico all’origine dei nomi di città e metropoli californiane, fornisce un’identità culturale e iconografica attraverso l’architettura, la flora mediterranea importata dai frati e le attività che si svolgevano in quei luoghi. Altro sito di estrema importanza si trova alla Sierra de San Francisco, nell’area settentrionale a nord della missione gesuita di San Ignacio. Si tratta di un luogo impervio e selvaggio scoperto da un frate missionario: qui è rimasta inalterata un’estesa area interessata da pitture rupestri impresse sulle pareti di canyon  datate tra il 1100 a.C. ed il 1300 d.C.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Le dinamiche del paesaggio: associazioni vegetali e reti ecologiche. Osservazionibotaniche lungo il cammino.</title>
         <author>laurapappalardo2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271254</link>
         <description><![CDATA[<div>Fabrizio Fronzaci ha narrato una storia il cui filo conduttore è l’acqua. Questo elemento è stato particolarmente importante nella storia della civiltà umana, ed tutt’ora evidente per la quantità di toponimi in cui l’acqua è presente; specie nell’ultimo anno,questo rapporto è tornato di centrale importanza per il benessere e l’armonia interiori: l’uomo si eleva al contatto con la natura e l’umanità tutta si eleva convivendo in armonia. Grandi masse d’acqua in movimento, liberano ioni negativi, dandoci un senso di benessere, il contrario di quello che succede in contesti urbanizzati.<br><br></div><div>Maria Clara Zuin con un entusiasmante approccio etnobotanico, ci ha condotti a ritroso nel tempo in un lembo di passato in cui donne, chine sui campi, riempivano grembiuli di erbe spontanee che poi portavano in tavola. Quest’immagine oggi è diventata rarissima così che, tradizioni popolari, ma anche usi terapeutici e alimentari si stanno perdendo a causa della mancanza di tempo e di conoscenza,ma sopratutto della grande offerta di cibi reperibili nei supermercati, e del benessere economico; infatti il termine alimurgia deriva da “alimenta urgentia”, cioè cercare cibo in caso di necessità. Utilizzare piante selvatiche in cucina o nella medicina significa preservare un recupero dei saperi a salvaguardia della memoria e delle nostre radici oltrechè della biodiversità. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Ripensare circolare: siamo tutti un po’ green? certificazioni ambientali e greenwashing</title>
         <author>saraoniga1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271255</link>
         <description><![CDATA[<div>L’Earth Overshoot Day, 29 luglio 2021, dimostra che la terra è sovrasfruttata.</div><div><strong>Francesca Gambarotto</strong> espone che l’economia circolare sembra essere la soluzione per ottenere un sistema economico più sostenibile. Essa ha lo scopo di passare da un sistema lineare, in cui si produce e si getta, ad un sistema circolare dove si produce, si utilizza e si ricicla, trovando nuove fonti energetiche, modificando i cicli energetici, riducendo l’utilizzo di materie prime e riciclando.</div><div>Ma quante aziende sono passate ad un sistema circolare? Purtroppo, la risposta delude con un 8%. Molte aziende hanno puntato, infatti, al Greenwashing, una strategia di mercato che costruisce una falsa immagine di azienda green.</div><div><strong>Marco Valerio Ceccotti, </strong>membro di<strong> </strong>NATIVA Srl, aiuta le aziende a trasformare il proprio sistema economico. Reale strumento di misura delle performance di un’azienda è il marchio <a href="https://bimpactassessment.net/how-it-works/assess-your-impact">B Impact Assessment</a>, che ne valuta la governance, gli impatti ambientali, il feedback dei clienti, il benessere dei lavoratori, i servizi alla comunità e molto altro ancora.</div><div>Famosa azienda premiata da questo marchio è la Loacker. L’intervento di <strong>Wanda Hager </strong>e di <strong>Felix Niedermayr</strong> ha trasmesso la passione dell'azienda nel volersi trasformare in un sistema sostenibile e il costante impegno nel garantire il benessere dei lavoratori e fornitori. Felix, infatti, racconta di occuparsi personalmente di recuperare la vaniglia in Madagascar affinché i lavoratori non vengano sfruttati e sottopagati.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Paesaggio-Turismo: riflessioni teoriche e possibili applicazioni a casi veneti di turismo slow e green</title>
         <author>saraoniga1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271258</link>
         <description><![CDATA[<div>Sabrina Meneghello introduce il seminario con un inquadramento teorico sulla relazione tra paesaggio e turismo, spiegando che in letteratura emergono 3 filoni principali di indagine (pianificazione e governance, interrelazioni fisiche-sociali-simboliche dell’esperienza e valutazione impatti) dove in ognuno si analizzano strategie di paesaggio o di turismo, e non di entrambi.</div><div>Nel corso dei suoi studi, Sabrina ha cercato di dare una definizione di paesaggio turistico, in cui si riesca a definire un nesso equilibrato tra paesaggio e turismo. Definisce, infatti, il paesaggio turistico l’insieme di espressioni fisiche-spaziali, sociali-esperienziali e simboliche-culturali che relazionano i luoghi (turistici e anche quelli che hanno a che fare con le dinamiche turistiche), le persone (turisti, operatori, residenti) e le pratiche (che riguardano non solo il turista ma anche le persone che le rendono possibili).</div><div>Le principali tipologie di destinazioni turistiche sono le destinazioni ad attrattività culturale (città d’arte) e ad attrattività naturale (turismo montano, balneare..). Le tendenze di oggi, però, spingono ad una differenziazione dell’offerta (destagionalizzazione, aumento permanenza media, integrazione con aree limitrofe) e si hanno nuove richieste di domanda (voglia di sperimentare nuove pratiche, tematismi, itinerari). Nascono così le destinazioni a costellazione di risorse, ovvero più attrattori fuori dai luoghi comuni e con caratteristiche diverse tra loro.</div><div>Sabrina ci riporta 2 casi di studio sulla destinazione a costellazione presenti in Veneto: il Waterscape nella riviera del Brenta e il cammino di Sant’Antonio.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Turismo culturale in tempi di cambiamento: modelli e prospettive dalle Cicladi, Grecia</title>
         <author>saraoniga1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271259</link>
         <description><![CDATA[<div>La Professoressa Theano Terkenli introduce il fatto che dopo la pandemia, nonostante le restrizioni e le crisi ambientali e umane, si è registrato un aumento del turismo culturale. Nel turismo culturale la motivazione dei visitatori è quella di scoprire, fare esperienza e consumare le attrazioni culturali tangibili e intangibili di una località. L’intreccio tra la parte locale e la parte turistica permetterebbe la formazione dell’identità dei locali e dei turisti e uno sviluppo sostenibile sia per la società locale che per i turisti.</div><div>Lo scopo del lavoro della professoressa è di illustrare l’importanza del turismo nello sviluppo locale delle Cicladi, in particolare nelle isole Andros, Santorini e Syros.</div><div>Il lavoro si basa su delle interviste, un questionario di indagine sulle imprese locali e turistiche e sui turisti e un focus group.</div><div>Nel loro lavoro emerge il fatto che l’assetto culturale delle isole non è sufficientemente finanziato e promosso sia a livello nazionale che internazionale. Dopo la pandemia, inoltre, si è avuto un calo degli eventi culturali e l’80% dei turisti ha dichiarato che, con la maggiore preoccupazione per le norme Covid, ha variato modo di vivere le isole, preferendo, per esempio, piccoli eventi e all’aria aperta.</div><div>Il lavoro ha portato alla luce una grande incertezza sul futuro del turismo e della cultura nelle isole e l’importanza di capire per tempo i nuovi trend turistici.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Il paesaggio agrario italiano: 60 anni di mutamenti da Emilio Sereni a oggi (1961-2021)</title>
         <author>saraoniga1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271261</link>
         <description><![CDATA[<div>Il convegno internazionale “Il paesaggio agrario italiano”, organizzato dall’Istituto Cervi in collaborazione con alcune università, si tratta di un intenso convegno di 3 giorni che si svolge con una sessione Plenaria in cui si osserva il paesaggio sotto lo sguardo di Emilio Sereni a partire dalla sua opera “la storia del paesaggio agrario italiano” e con le sessioni parallele dove si analizzano sia gli studi di alcuni relatori sui mutamenti del paesaggio da Emilio Sereni ad oggi, sia le fonti e i metodi da loro utilizzati per analizzare la storia di un paesaggio. Introdotto da Carlo Toschi, il convegno si concentra sul ruolo politico, storico e scientifico di Emilio Sereni ancora presente negli studi del paesaggio. La figlia, Anna Sereni, narra la vita del padre e il particolare momento storico in cui il padre ha vissuto e ha pubblicato il suo libro. Agnoletti Marco e Emilio Martìn Gutiérrez intervengono con interessanti riflessioni sul significato delle dichiarazioni di Emilio sul suo libro.</div><div>Alcuni relatori, poi, espongono le loro tesi sullo studio del paesaggio con diversi casi di studio, come le ville venete, la piantata padana, la coltura promiscua della vite e la linea 2 della metropolitana di Torino.</div><div>La visione del docufilm esibisce affascinanti testimonianze di agricoltori e cittadini che svelano un gran rispetto per il territorio e un forte legame con esso sin dall’infanzia. In conclusione, il messaggio che viene trasmesso è che l’agricoltura non rappresenta solo un settore economico, ma è anche il primario strumento di costruzione del territorio e del paesaggio che ha fatto dell’Italia il bel Paese. </div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>63° Convegno nazionale dell&#39;Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG)</title>
         <author>estertamburini</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271262</link>
         <description><![CDATA[<div>Nei giorni 7, 8, 9 ottobre 2021 si sono svolti online il 63° Convegno nazionale e il 24° Corso nazionale di Formazione e Sperimentazione didattica dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) dal titolo “Il viaggio tra ricerca e didattica. Luoghi racconti emozioni”. L’Associazione ha redatto un programma di tre giornate in aule virtuali sulla piattaforma Teams. Il primo giorno si è svolta l’apertura del Convegno e del Corso nazionale di Aggiornamento e Sperimentazione didattica da parte del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Sono state realizzate alcune tavole rotonde interessanti come “Viaggi: costruzione di immaginari, narrazioni e memoria” organizzata da Claudio Minca, Davide Papotti, Valentina Albanese e Dino Gavinelli. La seconda giornata invece si è aperta con un approfondimento di interesse scientifico con la relazione “Turismo e cambiamenti climatici” di Elisa Magnani seguita da due officine didattiche dal titolo “Il mondo a portata di click. Viaggiare al tempo della pandemia con i geobrowser” e “Viaggi e turismo”. La terza e ultima giornata, ricca di opportunità di formazione rivolte soprattutto ai docenti dei diversi ordini e gradi di scuola, si è aperta con la relazione “Viaggio, letteratura odeporica, approccio interculturale” a cui hanno seguito poi le officine didattiche a scelta. Io personalmente ho scelta di seguire “Il geoitaliano come proposta didattica per far amare la geografia insieme alla scrittura e alla letteratura”. Infine “Paesaggi abbandonati e sviluppo turistico come progetto scolastico” e “Viaggio nei paesaggi globali del cibo”. Ho trovato molto interessante “Il geoitaliano come proposta didattica per far amare la geografia insieme alla scrittura e alla letteratura”, officina didattica molto vicina ai temi trattati durante il corso di “Didattica della geografia e educazione al paesaggio” tenuto dalle professoresse Castiglioni e Rocca. Ritengo che queste tre giornate siano state interessanti e formative. Ho deciso di iscrivermi anche all’iniziativa “Il viaggio tra ricerca e didattica. Luoghi, racconti, emozioni” e di associarmi all’AIIG così anche da poter ricevere eventuali aggiornamenti su futuri convegni e corsi. </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>XXVI Convegno Nazionale dei Delegati e dei Volontari FAI “Paesaggio 2026: visione, educazione, competenze”</title>
         <author>estertamburini</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271264</link>
         <description><![CDATA[<div>La giornata di Convegno (19 febbraio 2022) è iniziata con i ringraziamenti a tutti i delegati e volontari del FAI, per poi proseguire con l’introduzione di Marco Magnifico, Presidente del Fondo Ambiente Italiano. Interessante è stato l’intervento di Magnifico, il quale afferma che non c’è mai stata una consapevolezza sul paesaggio, visto purtroppo sempre più spesso come semplice spazio vissuto. Nel 1947 il paesaggio non era ancora un bene culturale a rischio. Si è parlato dei Piani Paesaggistici, approvati solo in 6 regioni italiane su 20 - in 18 anni -, ed ecco l’esempio lampante del disinteresse al tema. Il presidente aggiunge che manca una politica per il paesaggio, ma soprattutto la consapevolezza della necessità di una politica paesaggistica. Non esiste una cultura diffusa del paesaggio. La coscienza ecologica dei Paesi sviluppati ha fatto passi da gigante, ma i cambiamenti climatici non devono far dimenticare l’inquinamento globale dei suoli e delle acque. I cambiamenti climatici e l’inquinamento globale saranno la causa della diminuzione della natura. Entro il 2026 dovrebbero essere spesi circa 45 miliardi di euro per infrastrutture legate all’ecologia (mobilità, energie rinnovabili, tutela del territorio, ecc). C’è però pochissimo tempo per la quantità di lavori da svolgere. Con la fretta è naturale che la lungaggine potrebbe diventare un problema. Sempre più spesso si parla di “semplificazioni”, “deroghe” che aggirano le tutele paesaggistiche che potrebbero causare danni irreparabili. Si parla di emergenza, sempre e comunque di emergenza: emergenza nell’attuare politiche, emergenza dei problemi che dovrebbero far realizzare quei progetti urgenti. Il problema principale ad oggi è l’educazione al paesaggio: ci sarà sempre emergenza se abbiamo assenza di formazione, a partire dalla scuola e dalle amministrazioni, perché il paesaggio è materia culturale ed è il prodotto di una visione culturale. Il paesaggio è un’opera collettiva, un capolavoro collettivo che merita conoscenza e riconoscenza. Siamo giunti al punto in cui è diventato più importante ereggere pale eoliche piuttosto che coltivare grano: perché? Perché ci troviamo di fronte ad un’emergenza, per l’appunto. È stato poi ribadito che il FAI vuole contribuire a diffondere la conoscenza e il valore del paesaggio, insegnare a leggerlo e interpretarlo per coglierne continuità ed evoluzione, bellezza e significato. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Il paesaggio e la pienezza del vuoto - 18esima edizione delle Giornate Internazionali di Studio sul Paesaggio, Fondazione Benetton Studi e Ricerche.</title>
         <author>saraoniga1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271265</link>
         <description><![CDATA[<div>Quest’anno il tema degli “Abbandoni” ha occupato le giornate internazionali di studio sul paesaggio organizzate dalla Fondazione Benetton Studi e Ricerche.</div><div>“Il paesaggio e la pienezza del vuoto” è il titolo assegnato alla diciottesima edizione, tenutasi in 3 incontri.</div><div>Simonetta Zanon e Luigi Latini hanno introdotto gli argomenti e presentato le relatrici e i relatori che hanno accettato l’invito a partecipare agli incontri. </div><div>Le giornate sono state inaugurate dal cortometraggio “Corrispondenze”, realizzato da Marco Zuin e Alessandro Padovani, i quali hanno raccontato con immagini e musica i paesaggi che cambiano e la relazione tra luoghi abbandonati e spettri che sopravvivono e che possiamo ritrovare e reinterpretare. </div><div>Nadia Breda ci ha illuminato con un suo importante contributo sulla definizione di paesaggio abbandonato come terzo paesaggio vegetale, architettonico, educativo e poetico e l’interesse che esso stesso vanta in quanto contenitore di diversità culturale e naturale.</div><div>I temi trattati hanno riguardato i paesaggi abbandonati a 360°: l’importanza di riconoscere l'abbandono come un capitale territoriale e naturale, l’avanzamento rapido dei boschi che inghiottono i borghi delle aree più interne, la perdita di alcuni importanti ecosistemi dovuta alla espansione delle foreste e la diminuzione degli habitat di pianura e costa su cui l’uomo continua a costruire. Il professor Mauro Varotto ha ragionato sul forte fenomeno di totale abbandono delle montagne altimetricamente intermedie, a cui hanno seguito altri argomenti, tra cui la memoria dei paesaggi abbandonati, la possibilità di mettere assieme piccole realtà abitative con una speranza di futuro e il ruolo dell’arte e della cura dell’abbandono.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>I cambiamenti climatici: costruire una diversa relazione tra luoghi e ambienti</title>
         <author>annagiacomini</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271267</link>
         <description><![CDATA[<div>La tavola rotonda, organizzata nell'ambito del XXXII Corso sul Giardino Storico e sul Paesaggio organizzato dal Gruppo Giardino Storico Università di Padova, ha visto protagonisti Anna Lambertini come mediatrice, Domenico Luciani, Federico della Puppa e Fabrizio Fronza. Il titolo dell’evento era “Nuove visioni umane per contrastare i cambiamenti climatici e costruire una diversa relazione tra luoghi e ambienti”, inserito nel tema generale del corso “Nelle foreste della città. I nuovi paesaggi dell'Antropocene”.</div><div>È dunque dal tema dei cambiamenti climatici che prende avvio la conversazione. Il minimo comune denominatore che collega tutti gli interventi risulta essere il tema della responsabilizzazione collettiva nei confronti della sfida ambientale della nostra epoca, definita come “crisi epocale” dal dottor Luciani, con particolare riferimento alla responsabilità rispetto alla costruzione e alla cura dei luoghi. Fondamentale risulta l’azione della collettività, intesa non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche e soprattutto qualitativo. Il cittadino, invece di essere chiamato ad attivarsi, viene lasciato in una condizione di indignazione solitaria che gli fa perdere quello che viene definito dal dottor Luciani “il buon senso”. </div><div>Si tratta di un concetto che il dottor Della Puppa sviluppa successivamente partendo dalla definizione di “spaesamento”, intendendo la non-relazione tra uomo e luogo che oggi permea le realtà urbane. Questo perché non ci si pone più la domanda “a chi serve la città?”. Abbiamo perso l’obiettivo e nel processo di rigenerazione urbana manca un tassello fondamentale, ovvero la relazione sociale. Questo tassello permetterebbe di far prevalere la sociodiversità, scostandosi dall’idea di cittadini equivalenti e cominciando ad indagare sul tema delle relazioni tra le persone ed i luoghi. </div><div>L’intervento del dottor Fronza è risultato poi efficace per la dimostrazione del valore della dimensione immateriale relativa ai luoghi. Riportando l’esempio della Tempesta Vaja e dei danni repentini che ha provocato, Fronza ha infatti evidenziato come lo “spaesamento” possa essere riconosciuto come un vero e proprio fenomeno sociale.</div><div>Gli interventi e le domande degli uditori hanno permesso poi di far convergere il dialogo su esempi specifici e pratici, creando delle occasioni di confronto che hanno dimostrato ancora una volta la coerenza e la necessità di applicare questa visione per poter iniziare a parlare di un “luogo” nuovo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Viaggio nell&#39;Italia dell&#39;Antropocene</title>
         <author>elisafurlan8</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271272</link>
         <description><![CDATA[<div>XXXII CORSO DI AGGIORNAMENTO SUL GIARDINO STORICO E SUL PAESAGGIO CONTEMPORANEO</div><div><strong>NELLE FORESTE DELLE CITTÀ: I NUOVI PAESAGGI DELL’ANTROPOCENE</strong></div><div> </div><div><strong>VIAGGIO NELL’ITALIA DELL’ANTROPOCENE</strong></div><div><em>Telmo Pievani e Mauro Varotto</em></div><div>20/01/2022</div><div> </div><div>Attraverso una sorta di “<em>geografia visionaria</em>”, ha inizio il viaggio nell’Italia dell’Antropocene con l’ausilio di 3 linguaggi comunicativi essenziali: la <strong>cartografia</strong>, <strong>l’impatto visuale</strong> estremamente efficace delle immagini delle mappe a cura di <em>Francesco Ferrarese</em> ed il <strong>gioco narrativo del futuro</strong> che propone un vero e proprio <em>grand tour</em> nel territorio italiano del 2786 ormai stravolto dalle conseguenze del cambiamento climatico.</div><div>Gli autori restituiscono il racconto di un viaggio doppio suddiviso in 10 tappe in quanto pagine di divulgazione scientifica si uniscono ad un tipo di letteratura <em>cli-fi</em> (<em>climate fiction</em>) e ad un pizzico di fantasia, portando alla luce una realtà distopica che vuole consapevolmente mettere in evidenza come potrebbe essere il nostro futuro se ci comportassimo nel modo più sconsiderato possibile, tenendo conto che gli effetti di questo mutamento sono già visibili ai nostri occhi.</div><div>Il volto dell’Italia descritto da Pievani e Varotto cambierà in modo radicale: oltre a portare seri problemi idrici per <em>l’avanzata del cuneo salino</em>, con <strong>l’innalzamento del livello del mare</strong> la Pianura Padana sarà quasi completamente sommersa tanto che i milanesi potranno recarsi presso le spiagge del Lodigiano; Verona diventerà la nuova Venezia ed è sicuramente iconica l’immagine del Campanile di San Marco che emerge dalle acque torbide del Mare Padano; le coste di Marche, Abruzzo e Molise assumeranno l’aspetto di fiordi norvegesi; Roma diventerà una metropoli tropicale intenta a resistere all’avanzata del mare dopo essersi spostata all’interno di qualche chilometro e facendo uso di palafitte. Nell’Italia meridionale, le città saranno dei veri e propri gironi infernali per gli effetti dell’urbanizzazione e della cementificazione, il clima sarà a tratti insopportabile per caldo, umidità ed eventi metereologici estremi. La Sardegna diventerà un’enorme area naturale protetta, mentre la Sicilia sarà diventata definitivamente un deserto roccioso.</div><div>La popolazione sarà dunque costretta a migrare colonizzando le terre più alte per fuggire all’innalzamento del mare: ciò darà il via ad una serie di azioni come disboscamenti e grandi opere inutili che innescheranno inesorabilmente <em>retroazioni</em> gravanti ancora di più sul cambiamento climatico.</div><div>I quadri territoriali e paesaggistici narrati e presentati nelle mappe sembrano essere un avvertimento volto alla sensibilizzazione ponendosi degli obiettivi sostenibili e allontanandosi da azioni ed atteggiamenti dannosi per l’ambiente. Si tratta di soluzioni alla portata di tutti: una riduzione del consumo di acqua; lo studio di nuove modalità di produzione degli alimenti e le scelte consapevoli ed ecosostenibili su quali cibi mantenere nella propria alimentazione (ricordiamoci che “<em>possiamo salvare il mondo anche prima di cena</em>”); la reintroduzione di elementi naturali e la preservazione della biodiversità.</div><div>Questo primo incontro introduce perfettamente il tema conduttore della serie di interventi che si susseguiranno durante il corso di aggiornamento 2022: l’attività di riforestazione, dentro e fuori le aree metropolitane dopo una lunga colonizzazione antropica, mette in evidenza come le città tendano a seguire la strada della naturalizzazione, rivalutando il ruolo degli alberi nel ciclo ambientale urbano e convertendo le loro superfici mineralizzate, coperte di cemento, in aree vegetali. Attività che cercano di affrontare e limitare i cambiamenti climatici dell’antropocene per non arrivare ad uno degli scenari che il giovane protagonista <em>Milordo</em> di Pievani e Varotto osserva ripercorrendo le tappe del viaggio italiano di <em>Goethe</em> mille anni dopo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>estertamburini</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271274</link>
         <description><![CDATA[<div>La giornata di workshop “Learning Landscapes - Ricerca e didattica per i paesaggi di domani (20 maggio 2022) è iniziata con il Workshop di presentazione dei lavori di ricerca del gruppo “Landscape Studies” dell’Associazione dei Geografi Italiani (AGel). </div><div>Tantissimi sono stati gli argomenti trattati: “Learning on the move. Performative approaches to the nexus landscape-tourism”, “Il paesaggio pandemico. Alcune esperienze nella narrativa italiana”, “Il paesaggio in classe”, ecc. Personalmente sono stata colpita dal discorso e la presentazione di Marcello Tanca, Dino Gavinelli e Marco Maggioli, “Il paesaggio pandemico. Alcune esperienze nella narrativa italiana”. La chiusura delle scuole infatti, e delle università, ci ha fatto conoscere la parola lockdown. Il contatto con gli altri e il “fuori” era soggetto a restrizioni. Spesso sentiamo dire “Ah, uscire dopo due anni…”: è percezione comune. In realtà siamo rimasti a casa 2 mesi, il lockdown è durato 2 mesi, non 2 anni. Il contatto è mancato molto. Si è scoperta l’esistenza del vicino: il vicino di casa, il prato accanto, la campagna che si vede dalla finestra. Molti fotografi hanno anche mostrato come le città fossero cambiate, rendendole quasi spettrali. Le città senza persone ci sembrano strane. Diversi sono i testi che approcciano il paesaggio in questo contesto, come per esempio: “Andrà tutto bene”, “Il veliero sul tetto” (Paolo Rumiz) e “Cos’è successo - Reality” (Giuseppe Genna). Il primo testo vede il paesaggio come negazione dell’esperienza diretta del mondo, essendo esso scomparso. Si tratta di quasi 30 racconti in forma breve nei quali la parola paesaggio ricorre esplicitamente in solamente 2 occasioni e in maniera del tutto incidentale, non decisiva dunque rispetto alla storia che si narra. Prevale la geografia dell’intimità, della casa come luogo di raccoglimento. Per quanto riguarda il secondo testo abbiamo visto come esso sia un romanzo-diario, ossia una rilettura esperienziale della quarantena dall’osservatorio privilegiato del proprio appartamento affacciato sul Golfo di Trieste. Importante risulta anche il sottotitolo, ossia “Appunti per una clausura”. Il tetto del condominio dove abita lo scrittore viene immaginato come la plancia di un veliero con cui partire per rievocare-osservare il mondo anche in un’ottica. Il desiderio di evasione è marcato, inoltre anche l’immagine dello scrittore che con il pensiero abbraccia luoghi lontani, terre e oceani non conosciuti è d’effetto. Il terzo testo invece è caratterizzato da percorsi di attraversamento dello spazio urbano in cui lo scrittore osserva il reale. </div><div>Nel pomeriggio invece si è tenuta la presentazione del progetto “In20amo il paesaggio” e dell’Atlante per i paesaggi di domani. “In20amo il paesaggio” è il progetto che ha messo in campo delle sfide che si ritengono importanti soprattutto se si guarda come il paesaggio oggi viene percepito. La sfida da cui è nato il progetto è data da alcune convinzioni. Le parole chiave sono “amare” e “inventare”: a partire dall’amore verso il paesaggio si prova a costruire una progettazione collettiva. L’approccio proposto è quello di costruire una sorta di ambiente dialogico in cui non viene proposta una lettura e interpretazione della CEP, ma di un percorso di esplorazione della CEP. Il percorso è circondato da domande: cos’è il paesaggio, dov’è il paesaggio, di chi è il paesaggio e cosa possiamo fare per il paesaggio. Si è dunque poi deciso di creare un ambiente virtuale coinvolgente per ragazzi e ragazze “in formazione”. Tantissimi sono stati gli insegnanti che hanno aderito al progetto in Veneto, con le loro classi. Il percorso è iniziato partendo dalla CEP, con un approccio poi individuale, per arrivare ad un paesaggio collettivo, ad una percezione collettiva. Il lavoro è stato diviso in tempistiche: la classe si è interrogata sul paesaggio, con una serie di domande a cui rispondere (es. quale tipo di paesaggio? Quali emozioni proviamo per questo paesaggio?). Una domanda chiave nella seconda fase è stata “cos’è cambiato in voi?”. I ragazzi sono usciti dal digitale e dal lavoro scolastico per conoscere e ri-conoscere il paesaggio. La sfida è stata quella che di aver fatto conquistare ai 25 istituti il riconoscimento “amici del paesaggio”. Con l’Atlante di cui si è parlato le classi partecipanti hanno effettivamente partecipato ad alla sfida. Questo Atlante è poi anche rivolto alle istituzioni locali, regionali. Risulta un mediatore per osservare un paesaggio visto già da altri, in questo caso dai giovani coinvolti. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Percorsi comunicativi: la comunicazione non violenta (CNV)</title>
         <author>Lorenzo_Saggini</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271275</link>
         <description><![CDATA[<div>Si è concluso il workshop del “<em>Progetto Nova Didaxis - Apprendere insieme! 4.0”</em> sulla comunicazione non violenta (CNV), al quale hanno preso parte studenti, docenti e personale tecnico amministrativo impegnato nei servizi alla didattica dell’Università di Padova. <br><br></div><div>La CNV, sviluppata dallo psicologo statunitense M.B. Rosenberg a partire dagli anni ‘70, vede il conflitto come una esperienza relazionale che fa parte della vita umana e che può essere mediato attraverso il dialogo, la facilitazione e l’ascolto per arrivare a comprendere l’altro anziché scontrarsi.<br><br></div><div>Il workshop, che ha visto i partecipanti organizzarsi in gruppi guidati da formatori certificati in CNV, si è proposto come un percorso introduttivo al tema partendo dal riconoscimento dei valori/bisogni attraverso l’ascolto empatico, la validazione della parola di ciascuno e l’esplorazione di tematiche su cui c’era disaccordo.<br><br></div><div>Articolato in due giornate formative in presenza, presso il convento degli Eremitani di S. Agostino in Monteortone, ed un momento conclusivo, a distanza, ha permesso l’acquisizione della importanza legata alla CNV.<br><br></div><div>Presenti alcuni docenti e studenti del Corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio che hanno colto il workshop quale opportunità di "guardare", anche e non solo i paesaggi, con gli occhi dell'altro.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>annagiacomini</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271276</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La pavante foresta e le foreste sorelle di Giuliano Scabia</strong></div><div> </div><div>Un incontro ricco di letteratura e di arte, inserito nel contesto del XXXII Corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo. Un incontro che ha permesso di toccare con mano l’anima più “artistica” del soggetto principale di questo corso, il paesaggio. </div><div>Luciano Morbiato, dottore di ricerca in Scienze letterarie, teoria e tecniche dell’interpretazione letteraria, ha proposto un excursus letterario relativo al paesaggio di Giuliano Scabia (1935-2021), scrittore, poeta, drammaturgo e attore padovano a cui è dedicato lo stesso XXXII corso. Per il Gruppo Giardino Storico di Padova, Scabia realizzò nel tempo due spettacoli, uno nell’Orto Botanico di Padova e uno presso il Giardino Giacomini, permettendo al pubblico di fare esperienza diretta del suo mondo.</div><div>Dopo una breve presentazione della vita e dell’attività dell’artista, il prof. Morbiato si è focalizzato sull’analisi interpretativa di alcuni brani tratti dai romanzi del ciclo di <em>Nane Oca</em> (Einaudi, 1992-2019), partendo dall’immagine forte della città di origine di Scabia, Padova con i suoi Colli Euganei. </div><div>Interessante è stata la comparazione iniziale proposta tra una mappa del Pavano antico assieme alla mappa dell’agro patavino del 1600 che Sertorio Orsato inserì nella sua <em>Historia di Padova</em> e la carta di Giuliano Scabia: questa parte dalla centralità di Pava, la quale è raffigurata con una cintura verde tutt’attorno, cintura che tuttavia non corrisponde ad una reale foresta. </div><div>Allora perché leggere Scabia sebbene non ci sia alcun bosco intorno a Padova? La lezione del corso si è svolta cercando di dare una risposta a questa domanda.</div><div>Innanzitutto, il ruolo del paesaggio nella narrativa di Scabia è fondamentale a partire dai Colli Euganei che lui inserisce costantemente nella sua narrativa. <em>Bosco</em>, <em>selva</em> e <em>foresta</em> sono termini collettivi che si incontrano spesso nei suoi testi, anche se per primo troviamo il termine <em>giungla</em>, in “In capo al mondo” (1990): protagonista della storia è Lorenzo, un personaggio che può essere considerato un moderno Orfeo, del quale si segue il viaggio che da Padova lo conduce fino in India. </div><div>Ma arrivando al ciclo di <em>Nane Oca</em>, si nota che la <em>pavante foresta</em> è imprescindibile dal centro pavano che Scabia premette ad ognuno dei suoi romanzi del ciclo. È sempre presente, infatti, una mappa del pavano antico che corrisponde alla mappa del territorio padovano con l’innovazione della foresta (non si discosta dalle mappe del genere letterario fantasy).</div><div>Collegato alla mappa è il tema della toponomastica: secondo Morbiato, Giuliano Scabia è da considerare un autore-demiurgo, in quanto crea personaggi e luoghi nominandoli, senza descrizioni psicologiche e riflessioni. Il potere della parola che Scabia seppe maneggiare deliziosamente è stato poi dimostrato con la lettura e una breve analisi di alcuni testi tratti dai romanzi. In tali testi, la foresta è sempre apparsa accogliente, una selva che non spaventa. Una foresta che favorisce l’idillio degli amorosi, l’amplesso degli amanti, il dialogo tra uomo e natura. </div><div>Tramite le sue opere, Scabia ci permette di entrare nel suo universo fantastico con le sue foreste immaginifiche, diverse da quelle reali di cui spesso si è parlato in questo corso, ma molto vive per gli animali e le creature che le popolano. Da qui, l’idea di Scabia per cui le foreste sono la nostra parte nascosta, la parte della nostra anima che sta in ombra e che dobbiamo portare alla luce.</div><div> </div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Corso di formazione e aggiornamento “FormAZIONE in Rete” - IX edizione. Paesaggi sospesi: origine, problematicità e valorizzazione dei luoghi abbandonati</title>
         <author>estertamburini</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271279</link>
         <description><![CDATA[<div>Il corso di formazione “FormAZIONE in Rete. Paesaggi sospesi: origine, problematicità e valorizzazione dei luoghi abbandonati” si è svolto tra l’1, 2 e 5 settembre 2022 nel contesto del territorio dell’Alto Adige, in Trentino. Il corso nasce dalla collaborazione della Rete di Riserve Alpi Ledrensi con il Muse (Museo delle Scienze di Trento), il MAG (Museo Alto Garda) e tsmlstep (Scuola per il governo del territorio e del paesaggio). Con questo corso si è capito come il tema dei paesaggi sospesi, caratterizzati da luoghi o edifici un tempo frequentati ma oggi abbandonati e privi della presenza umana, accompagna quotidianamente il nostro sguardo sul territorio che ci circonda. La prima giornata si è aperta con la Conferenza di Mauro Varotto “Dall’Italia dell’Antropocene alle montagne di mezzo”, il quale ha ribadito come i paesaggi siano effettivamente sempre “sospesi”: tra alto e basso, passato e futuro. Infatti il paesaggio contiene sempre delle temporalità: noi non viviamo nel presente, ma nella coesistenza tra passato, presente e futuro. Noi cerchiamo un equilibrio in questa coesistenza di tempi. Mauro Varotto ha presentato i suoi libri: “Montagne di mezzo. Una nuova geografia” e “Viaggio nell’Italia dell’Antropocene”. In particolare il secondo nasce con la carta “L’Italia nell’Età Quaternaria” (1940) di Bruno Castiglioni. Nel libro ci troviamo nel 2786 e siamo turisti di paesaggi catastrofici. Ogni capitolo racconta una mappa possibile futura che viene immaginata. Si nota che la quota degli oceani è totalmente diversa da quella che vediamo nella carta di Castiglioni (ma non troppo dissimili da oggi!). Il 20% del territorio italiano sarebbe infatti sommerso: non si nasconde la drammaticità della situazione. Si vuole fa capire l’emergenza, dando delle chiavi per trovare possibili soluzioni. Dopodiché si è parlato di Montagne di mezzo, ma per questo consiglio di seguire direttamente il corso “Paesaggi rurali” del professore, dove spiega in maniera completa l’argomento. La seconda giornata è iniziata in Val di Ledro, con l’osservazione di alcune colonie abbandonate del luogo, in particolare Cologna Montanari (da sempre luogo di accoglienza, per borghesi tedeschi ai tempi dell’Impero e poi per bambini durante il periodo estivo). Al momento la colonia è in totale abbandono. Il Muse ha pensato ad una possibile riqualificazione mantenendo la chiave di accoglienza: infatti potrebbe diventare una sede culturale polivalente annessa al “Museo delle Palafitte” e ospitare l’archivio comunale, i reperti museali oggi stipati nei depositi, spazi di co-working e di ricerca. Per il momento il Muse ha incaricato uno studio di architetti per un piano di fattibilità. Si è poi svolta una ricognizione sul luogo per mettere in mostra la grandissima quantità di paesaggi sospesi presenti nel territorio. La terza e ultima giornata si è svolta al MAG (Museo Alto Garda), a Riva del Garda, ed è risultata una delle giornate più interessanti forse: ciò che mi ha colpito è stata proprio la gestione del pomeriggio. Inizialmente è stato presentato il progetto “SEDOTTIeABBANDONATI”. Sul sito web è possibile osservare e apportare modifiche ad una mappatura fotografica dei luoghi abbandonati della Provincia. Dopo la visione dell’intervista a Danilo Balzan (ingegnere), Paolo Tait (artista) e Alessandro Garofalo (fisico) è stato possibile avvicinarsi al percorso di cittadinanza attiva di cui tanto si sente parlare anche in UniPd, nel nostro corso di laurea. Divisi in gruppi, la cittadinanza ha avuto la possibilità di intraprendere un dibattito sul caso dell’ex Quisisana, un ex sanatorio presente nel Comune di Arco. Mantenere o demolire? Cosa fare in futuro? Per chi? Corso di formazione interessante, molto vicino all’attività del fieldwork di giugno (in particolare la terza giornata). </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>SELVA E CITTA’: ANTITESI E COMPLICITA’</title>
         <author>luciadalmolin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271280</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>SELVA E CITTA’: ANTITESI E COMPLICITA’</strong></div><div>Incontro con Annalisa Metta</div><div>XXXII Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico <br>3 marzo 2022</div><div> </div><div>La dicotomia tra <em>selva</em> e <em>città</em> non è di certo semplice da approfondire, come è ben evidente al termine di un incontro assieme a Annalisa Matta (Architetto paesaggista). </div><div>Ma partiamo dall’inizio: la stessa cultura europea si costituisce sulla dualità tra selvatico e urbano, ovvero tra tutto ciò che vive allo stato <em>brado</em>, libero, e tra ciò che appartiene alla città, ai modi <em>civili</em>.</div><div>Quando pensiamo al termine <em>città</em>, ognuno riesce perfettamente a immaginarsi un significato, cosa che non risulta altrettanto semplice con la parola <em>selvatico</em>. </div><div>Alla luce di quanto è stato rappresentato e raccontato nel secoli scorsi, possiamo identificare come <em>selvatico</em> tutto ciò che non si conosce, estendendo il termine anche a modi di fare ignoti, sconosciuti e potenzialmente pericolosi: ma anche ad una fase originaria, precedente la civilizzazione.</div><div>Annalisa Metta, nel cuore della sua relazione, ci porta ad indagare la <em>cattività</em>, ovvero le forme di separazione tra selvatico e urbano nelle città moderne e contemporanee. Ciò che man mano emerge, sono modelli di gestione e di regolamentazione della natura quali riflesso di precise epoche storiche. Si parla, quindi, di <em>espulsione</em> della natura dai centri abitati; di <em>redenzione</em> quando si ricerca nella natura urbana un nuovo benessere; di <em>prestazione/controllo/perfezione</em>, vista l’altissima funzione prestazionale delle aree verdi nelle città contemporanee (una ricerca di perfezione che pone delle distanze tra uomo e natura, nel loro significato più autentico); di <em>verginità</em>, dove gli spazi verdi vengono considerati come santuari, senza possibilità di modifica da parte dell’uomo.</div><div>Ciò nonostante, negli ultimi decenni, stiamo assistendo ad una progressiva <em>dissolvenza</em> del dualismo appena raccontato. La società stessa ricerca un nuovo contatto con la natura, con ciò che è spontaneo e selvatico, collegato a sensazioni di un nuovo benessere nella quotidianità. Ecco, quindi, che l’uomo stesso ha progressivamente attribuito alla natura un ruolo <em>agente</em>, quale elemento che si autodetermina e trova posto nelle città. Questa nuova esigenza/consapevolezza sta aprendo un dibattito, che parte da un desiderio, da un’idea di città che vede la compresenza, l’incontro, l’interdipendenza tra selva e umanità come una via possibile.<br><br><em>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI<br></em>“La città selvatica. Paesaggi urbani contemporanei”, Metta A., Olivetti M.L. (a cura di), Libria, 2019</div><div>“Il paesaggio è un mostro. Città selvatiche e nature ibride”, Metta A., DeriveApprodi, 2022</div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>IL PROGETTO DI ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO NELLA RIDEFINIZIONE DELLA CITTA’ CONTEMPORANEA</title>
         <author>luciadalmolin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271282</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>IL PROGETTO DI ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO NELLA RIDEFINIZIONE DELLA CITTA’ CONTEMPORANEA</strong></div><div>Tavola rotonda moderata da Bianca Maria Rinaldi</div><div>XXXII Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico</div><div>26 maggio 2022</div><div> </div><div>La tavola rotonda virtuale proposta dal Gruppo Giardino Storico di Padova e moderata da Bianca Maria Rinaldi, è una riflessione corale sulle più recenti metodologie e idee di progettazione del paesaggio. Nello specifico, il ragionamento si è concentrato sul ruolo della vegetazione nel contesto urbano e veneto, più in generale. L’immaginario collettivo spesso porta a ricondurre le foreste ad un ambiente tropicale, motivo per cui non così raramente ci troviamo di fronte progettualità che fanno dell’esotico un elemento innovativo, considerando con insufficienza il contesto nel quale si collocano.</div><div>Allo stesso tempo vi è una forte richiesta di spazi verdi, nelle arre urbanizzate ma anche in spazi extra urbani, come le foreste ripariali, con funzioni di mitigazione al cambiamento climatico, ad esempio.</div><div>Ma, se dovessimo tracciare una linea di forestazione nel nord est, dove la potremmo collocare? Laura Cipriani, durante il suo intervento, ci ha portato a ragionare sul significato di queste linee immaginarie e sull’importanza di riconoscere la porosità perché, in quanto convenzioni geografiche, non rispecchiano le trasformazioni di un territorio. Il processo deve essere, quindi, necessariamente partecipato, non prestabilito, quale prodotto di un immaginario collettivo, che porti ad individuare delle aree idonee alla forestazione, ad esempio attraverso il recupero di zone in abbandono (il terzo paesaggio). </div><div>Laura Zampieri ha rafforzato il concetto di elementi identitari per la collettività, spiegando in che modo anche gli elementi vegetali già presenti nei contesti urbani siano fondamentali per la riqualificazione di un’area. Grazie ad alcuni esempi di progettazione realizzati da IUAV, è stato possibile comprendere le fasi di una progettazione paesaggistica, che si sviluppa <em>intorno</em> agli alberi che già esistono. In questo modo la riqualificazione risponde ai bisogni di una società che, da un lato affronta nuove sfide ambientali, e dall’altro ricerca spazi verdi che siano vivibili e soprattutto riconoscibili, perché parte del proprio paesaggio quotidiano.</div><div> </div><div><em>Bianca Maria Rinaldi </em>è professore associato di Architettura del paesaggio presso il Politecnico di Torino.</div><div><em>Laura Cipriani </em>è Assistant Professor in Landscape Architecture presso TU Delft, Facoltà di Architettura, Dipartimento di Urbanistica, Sezione di Landscape Architecture in Olanda.</div><div><em>Laura Zampieri</em> è docente al Master di Architettura del Paesaggio e del Giardino (IUAV, Venezia).</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Scuola di Paesaggio 2022 &quot;Emilio Sereni&quot;: dove indagare il rapporto tra Paesaggio e Viabilità</title>
         <author>marioandreafrancavilla2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271284</link>
         <description><![CDATA[<div>In un quadro eccezionale, fatto dal Museo Cervi e l'Istituto Cervi, con la Biblioteca Archivio E. Sereni, ho partecipato alla XIV Scuola di Paesaggio. Cinque giorni di incontri, dibattiti, laboratori e visite sul territorio per indagare il rapporto tra paesaggio e viabilità. Un rapporto complesso e fondamentale che passa dal considerare le strade, i tracciati di ogni tipo, da elementi del paesaggio a generatori di paesaggio. Dalle strade ai cammini, dalle ferrovie alle vie d'acqua e alle rotte commerciali, ovunque l'uomo si sia spostato ha fatto paesaggio e nel farlo ha dato coscienza al territorio. D’altro canto, anche il concetto di mobilità, strettamente legato alla viabilità, si è evoluto e segue nuovi paradigmi nelle scienze sociali. Non si muovono solo oggetti e persone ma anche idee, valori, informazioni, dati, ecc. Questo sottolinea la funzione relazionale di ogni tipo di comunicazione, che avviene evidentemente non tanto tra due luoghi quanto tra comunità e soggetti.<br><br></div><div>Molti relatori, con tagli geografici, storici, naturalistici, ingegneristici, ecc. sono intervenuti arricchendo il dibattito e spostando l'attenzione dal paesaggio passato a quello attuale e a quello futuro, che intendiamo costruire. La viabilità, nei suoi opposti, costituisce scenari sostenibili e insostenibili: lenta o veloce, inclusiva e esclusiva, di massa o individuale. Scenari che però nell'essere differenti risultano in qualche maniera anche complementari, come il bisogno di lentezza che scaturisce dall'eccesso di velocità, come grandi infrastrutture che nascono per superare l’isolamento, come un paesaggio inclusivo che nasce da una diffusa esclusività.<br><br></div><div>E’ quindi in questo campo che nei vari interventi si sono presentati progetti di studio e valorizzazione di antiche vie come strade, sentieri, tratturi e i fiumi, tra tutti il Po, in disuso e centrali nella rinascita turistica e culturale dei territori. Tracciati oggi al centro dell’agenda politica e culturale dei territori poiché in grado di catalizzare nuovi flussi turistici lenti, più sostenibili, ma anche di prossimità mescolati ad una cittadinanza attiva, partecipativa, che si prenda cura dei suoi luoghi e paesaggi. Tra i progetti di valorizzazione spiccano sicuramente gli “Itinerari culturali” promossi dal Consiglio d’Europa, la costituzione di Riserve MAB Unesco come quella del Po o la candidatura di beni come l’Appia antica a patrimonio mondiale dell’umanità. <br><br></div><div>A tutto questo si è aggiunto, infine, un importante confronto su come tutelare il paesaggio e come educare al paesaggio e alla sostenibilità, mettendo a confronto esperienza pregresse e stimolandoci con nuove proposte. Abbiamo parlato di laboratori, seminari, sondaggi e non solo, fatti partendo dalle scuole elementari per arrivare poi a tutta la comunità. La scuola, infatti, non cerca soltanto di formare, di aggiornare gli esperti del settore ma anche di incentivare nuove pratiche rendendoci parte attiva. Un’attivazione che passa anche per la rete di contatti che si genera ad ogni edizione della scuola, ogni volta su un tema nuovo e complementare ai precedenti.<br><br></div><div>Un’esperienza di cui fare tesoro, assolutamente da ripetere e che consiglio a tutti i colleghi.<br><br>https://www.istitutocervi.it/scuola-di-paesaggio-2022<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>PROTAGONISMO GIOVANILE NELLE RISERVE DELLA BIOSFERA-realizzto l&#39;incontro all&#39;interno del percorso partecipativo per la candidatura dei Colli Euganei a Riserva della Biosfera MB UNESCO</title>
         <author>mariiastorozhuk</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271285</link>
         <description><![CDATA[<div>Il giorno 14 dicembre 2022, ho avuto la possibilità di partecipare l'incontro online: '' Il protagonismo giovanile nelle Riserve di Biosfere'', realizzato all'interno dell percorso di candidatura dei Colli Euganei a Riserva delle Biosfere MB UNESCO.<br>In programma, oltre questo incontro, sono previsti altri tre, per il mese di gennaio 2023 ( in fine dell post troverete informazioni e link utili al riguardo). <br>Serie di incontri finalizzati ad avviare un processo di scambi di buone pratiche e di attivazione di partnership interessanti per Colli Euganei.<br>Durante l'incontro sono state condivise diverse le esperienza, in particolare con Marco Bertoncello (RB Monte Grappa), e Tommaso Beltrami (RB Alpi Ledrensi Judicaria).<br>Il tema principale del incontro è stata importanza di guidare la conservazione e promozione del territorio, valorizzando la partecipazione attiva dei giovani protagonisti, in un vero e proprio ''acceleratore di sviluppo sostenibile'': un incubatori di idee che va rivolto a supportare l'attivazione e stimolazione il protagonismo giovanile, perseguendo l'ambizioso obiettivo di trasformare il territorio.  <br>Hanno sottolineato anche di l'attivazione della squadra B_Generation, che ha permesso e permette ancora, di sentire le voci dei giovani. Sono stati veri artifici di azioni concrete e protagonisti dello sviluppo dell proprio territorio, rendendo il più possibile efficiente ed efficace la gestione delle risorse. È stato ricordato, che raramente, ma accora si può sentire, la sottovalutazione delle idee dei giovani, ed è un errore valido, per quanto le nuove generazioni sono piene di idee creative e importante per lo sviluppo sostenibile. <br>Attraverso momenti di confronto tra le realtà territoriali ed eventi di educazione ambientali aperti alla cittadinanza, importanza di contribuire a realizzare un confronto attivo con le comunità; che porti a mettere a fuoco come l'investimento nel capitale umano e l'adozione di un'ottica di sostenibilità nella valorizzazione delle risorse naturali, siano strumenti fondamentali per realizzare uno sviluppo dell territorio, che sia realmente responsabile, completive e durevole.<br><br><br>Questo incontro, e futuri in programmazione, si svolgono in modalità online. Con obbiettivo di ridurre le distanze e dare la possibilità di partecipare a tutti, azzerando gli spostamenti e riducendo le emissioni.<br><br>Per il mese di gennaio, sono in programma tre incontri:<br><br></div><ul><li><strong>"Agricoltura, ruralità e paesaggio"</strong><br>Lunedì 16 gennaio 2023 alle ore 18.00</li><li><strong>"Turismo sostenibile"</strong><br>Lunedì 30 gennaio 2023 alle ore 18.00</li><li><strong>"Progetti di conservazione ambientale e culturale"</strong><br>Lunedì 06 febbraio 2023 alle ore 18.00</li></ul><div><br><strong>Link utili:<br></strong>Parco Regionale dei</div><div>Colli Euganei</div><div><strong>http://www.parcocollieuganei.com/candidatura-riserva-Biosfera-MABUnesco.php<br><br>http://www.parks.it/parco.colli.euganei/dettaglio.php?id=72357<br><br> Facebook:<br></strong>Biosfera Colli Euganei<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>AGRICOLTURA, RURALITA E PAESAGGIO - incontro realizzato all&#39;interno del percorso partecipativo per la candidatura dei Colli Euganei a Riserva della Biosfera MB UNESCO.</title>
         <author>mariiastorozhuk</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271287</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em>16 gennaio 2023, ho avuto la possibilità di partecipare l'incontro online : " Agricoltura, Ruralità e Paesaggio". Questo è stato secondo, dei quattro incontri tematici, che sono finalizzati ad avviare un processo di scambi di buone pratiche e di attivare partnership interessanti per Parco Regionale dei Colli Euganei. <br><br></em></strong>Durante incontro sono state condivise le practiche e esperienze con:<br><br><strong>• RB Sila </strong>(Progetto di promozione dei prodotti locali attraverso il Consorzio Produttori Patate Associati - Patata della Sila IGP)</div><div><strong>• RB Appennino Tosco-Emiliano</strong> (Progetto Life agricolture e condotta del cibo)</div><div><strong>• RB Val Camonica </strong>(Progetto UPVIVIUM)<br><br>Obbiettivo di progetto di <strong>RB Sila</strong> è questo di far vedere ai associati, che stare interno della RB, ha i suoi vantaggi, e può essere più che altro, molto utile. La esigenza importante è stata questa, di poter produrre all interno della RB. E stata condivisa la esperienza di produzione delle patate, all interno delle Riserve. Infatti loro producono circa sei cento mila quintali di patate all anno, ed è primo prodotto riconosciuto IGP (di patate italiane). Hanno sempre più la necessita di produrre e vendere.<br>Tra vari casi specifici, come la collaborazione tra associazioni di categoria, Consorzio di Promozione (in questo caso di prodotti agroalimentari) e riserve della Biosfera, insieme ai produttori alle aziende, possono non solo confermare i vincoli, che c'erano nell Parco, ma confermare anche la valorizzazione, confermare le indicazioni che il territorio ha allo stato attuale, promuoverne il valore in termini, di produzione di eccellenza, ma anche promuovere le collaborazioni per attivare il progetto per monitoraggio, e di ottimizzazione dell'uso delle Risorse della Biosfera. Sulla stessa linea, di collaborazione fra la RB e soggetto di coordinatore, i produttori d'interessi, e le comunità dell territorio insieme alle enti di ricerca, e all organizzazione appunto istituzionali, abbiamo ascoltato la esperienza di <strong>RB Appennino Tosco-Emiliano, </strong>con la voce<strong> </strong>di dott. Giuseppe Vignalli, che è direttore dell Parco Nazionale di Appennino Tosco-Emiliano. Anche in loro caso, nella collaborazione fra diversi portatori d'interesse, sono sviluppati poggetti molto interessanti, sia la promozione delle eccellenze e delle produzioni gastronomiche, sia di ricerca, di monitoraggio, di affinamento dell instrumenti. E un progetto che porta la biodegradazione dei rifiuti delle malghe, di ricerca, ma anche di sperimentazione, che vede le aree di Risorse della Biosfera, come i nodi importanti della rete, per non solo il monitoraggio, non solo sperimentazione di strumenti, ma proprio per l'affinamento di questi strumenti.</div><div>La parola passata a dott. Giudo Calvi che è direttore dell Parco Adamello, che in questo caso è il soggetto coordinatore della <strong>RB Val Camonica.<br></strong>Che nell ultima edizione di UPVIVIUM, vinto contest gastronomico proprio promuovendo un menu a km 0 , a riscoperta di prodotti tipici, e attraverso questa collaborazione con le aziende, che ha fatto riscoprire un orizzonte comune di promozione delle peculiarità territoriali in termini proprio di crescita le comunità locali.<br>Riserve della Biosfera come catalizzatore delle energie positive già presenti nell territorio, e la rete MB UNESCO come amplificatore a livello locale, nazionale e internazionale degli sforzi propri, di promuovere il valore dell territorio e di continuare a conservarne il preggio e innovare sempre gli nuovi strumenti.<br><br>Rendere attraverso tre progetti diversi il lato di promozione delle produzioni locali, il lato della promozione della riscoperta delle alcune tecniche, di gestione dell territorio, della manutenzione dell paesaggio è ancora in collegamento che attraverso Risorse della Biosfera si fa, anche con le aziende del territorio, quindi una spinta, che la RB può fare non solo di qualificazione della offerta, ma anche in termini, lavorare insieme verso un obiettivo comune. L'obbiettivo comune è quello dello SVILUPPO SOSTENIBILE, Attivabile in questo caso la riscoperta dei prodotti locali, che in qualche caso stavano venendo abbandonati, attraverso la riscoperta non solo di ricchezza di biodiversità, quindi una peculiarità ambientale, ma anche peculiarità culturali. <br><br><br>Prossimi incontri sarrano :<br><br></div><ul><li><strong>"Turismo sostenibile"</strong><br>Lunedì 30 gennaio 2023 alle ore 18.00, link:  <a href="https://meet.goto.com/617940133">https://meet.goto.com/617940133</a></li><li><strong>"Progetti di conservazione ambientale e culturale"</strong><br>Lunedì 06 febbraio 2023 alle ore 18.00, link: <a href="https://meet.goto.com/617939461">https://meet.goto.com/617939461</a><strong> </strong></li></ul><div><br><br>Link utili :<br><br>http://www.parks.it/parco.colli.euganei/dettaglio.php?id=72357<br><strong><em>Parco Regionale dei Colli Euganei<br><br></em></strong>https://www.parcosila.it/it/?fbclid=IwAR0o19teqGKlLeHpaol2uE2HM_nApuZq76aLsXGYcQOUY4Xipq3SHSxYVto<strong><em><br>Parco Nazionale della Sila<br><br></em></strong>http://www.mabappennino.it/?fbclid=IwAR1Ncl9plWhfnzxiqtcsS4WffgQwRLy6-5tl3dRM-449Zpw60jXTL7RoRk8<strong><em><br> Riserva MAB Appennino Tosco-Emiliano<br><br></em></strong>https://www.vallecamonicaunesco.it/upvivium/?fbclid=IwAR1mb0gSuOsIHQqm0P8z-schbghQImAkMLavcyadEeMdq6PP7KMDTyvGmPA<strong><em><br>Upvivium Valle Camonica </em></strong><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Presentazione del volume e fascicoli cartografici Quante Padove?</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271288</link>
         <description><![CDATA[<div>Il giorno 20 gennaio 2023, è stato presentato presso il Museo di Geografia dell’Università di Padova il Progetto Quante Padove? Un viaggio nello spazio e nel tempo tra i quartieri di Padova. L’incontro aperto a tutta la cittadinanza ha preso avvio con i saluti istituzionali del direttore del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità Gianluigi Baldo il quale ha sottolineato l’importanza di questo lavoro svolto nell’ambito dei laboratori didattici della laurea Magistrale in Scienze Storiche che nelle sue parole “ha reso gli studenti coinvolti un po' studiosi un po' divulgatori”. <br><br></div><div>Gli studenti, guidati dai curatori del progetto Andrea Pase, Paolo Giaretta e Silvia Piovan hanno prodotto un volume, che verrà pubblicato ad Aprile e quattro fascicoli cartografici: strumenti che esprimono competenza scientifica ma sono adatti ad un pubblico non specialista.<br><br></div><div>Ai saluti del direttore sono seguiti quelli di Giovanni Donadelli, curatore del Museo di Geografia, che ha rimarcato l’impegno del Museo nell’ambito della terza missione delle istituzioni pubbliche: il public engagement tramite la realizzazione di innumerevoli progetti ed eventi che, come in questo caso, coinvolgono tutta la popolazione. <br><br></div><div>Infine, il Comune di Padova, il Rotary Club di Padova e la Casa Editrice Bette, tramite le voci dei loro rappresentanti hanno espresso la loro gratitudine e il loro entusiasmo nell’aver preso parte a questo progetto.<br><br></div><div>Prima di entrare nel vivo della descrizione dei fascicoli relativi ai quattro quartieri di Padova: Arcella, Stanga, Padova Sud e Padova Ovest; Paolo Giaretta ha spiegato l’utilità di questa ricerca che aiuta a capire cosa è stata Padova e cosa potrà essere: Quante Padove? che si organizzano nello spazio e in quale spazio.<br><br></div><div>Lo spazio di questi quartieri è lo spazio fuori dalle mura che subisce le più grandi trasformazioni nel secondo dopoguerra, un’epoca in cui c’era voglia di ricostruzione, aumento demografico e la casa era considerata un diritto fondamentale. C’è una grande espansione urbanistica che si sviluppa in modo disordinato intorno alle periferie che vengono sformate; per ovviare a questo la città di Padova è una delle prime città italiane ha dotarsi di un piano regolatore nel 1954, la sua approvazione porterà allo scontro tra gli interessi minuti della popolazione e l’approvazione dei grandi interventi di ammodernamento della città. La realizzazione del volume e dei fascicoli cartografici, nelle parole di Paolo Giaretta “mette in risalto queste trasformazioni nell’ottica di una conoscenza approfondita della storia che permette di essere più consapevoli e attenti a ciò che nel presente si può fare per non ripetere gli stessi errori del passato”. <br><br></div><div>La professoressa Silvia Piovan docente di Cartografia e GIS e il dottore Ludovico Maurina dottorando del DiSSGeA hanno spiegato nel dettaglio il processo che ha portato alla realizzazione dei fascicoli nella successione delle cartografie per i quartieri. Le carte scelte sono state digitalizzate per essere poi utilizzate in un sistema informatico geografico e storico chiamato Historical GIS che mette insieme più livelli informativi. <br>Ogni fascicolo, quindi, è il risultato della composizione di carte con scale differenti, nell’ordine cronologico dal 1780 con la Gran Carta del Padovano di G. A. Rizzi Zannoni a cui seguono, il secondo rilievo militare dell’Impero Asburgico, diverse tavolette IGM, e un fotopiano degli anni ’80 fino ad arrivare alla carta attuale. Durante l’incontro i quartieri sono stati presentati dagli studenti che hanno curato il Fascicolo e il capitolo del volume corrispondente, tramite il simbolo che è stato elaborato dagli studenti stessi e dalla dottoressa Beatrice Piccoli per rappresentarli. Ogni logo mette in evidenza in maniera stilizzata ma molto efficace gli aspetti caratterizzanti dei quartieri emersi durante lo studio dello sviluppo diacronico di essi.<br><br></div><div><strong>Ventaglio, Stanga</strong>: il vertice è la rotonda ‘a fagiolo’ da cui si diramano le vie quasi fossero l’ossatura di un ventaglio e il corpo è rappresentato dagli edifici i quali nascondono la Stanga vera quella vissuta dai suoi cittadini ma allo stesso tempo essi non fungono solo da copertura hanno una storia come le decorazioni presenti nei ventagli.<br><br></div><div><strong>Foglia, Padova Sud</strong>: foglia della vegetazione elemento cardine di questo spazio, le cui venature rappresentano le principali vie di comunicazione che attraversano il quartiere, di colore azzurro perché l’acqua è un altro elemento cardine di quest’area.<br><br></div><div><strong>Quadrifoglio, Padova Ovest</strong>: il verde è stato una caratteristica dominante di questo territorio, dalle superfici coltivate al verde che caratterizza i quattro rioni di cui è composto il quartiere: Altichiero, Montà, Brusegana e Chiesanuova sorte attorno a delle storiche direttrici stradali che collegano Padova a Vicenza, all’Altopiano di Asiago, alla Valsugana e ai Colli Euganei. Una sola pianta da cui sono nate foglie diverse.<br><br></div><div><strong>Isola, Arcella</strong>: città nella città quartiere con 40.000 abitanti di cui il 30% popolazione straniera, delimitata da strade e autostrade linee ferroviarie che la isolano per entravi bisogna attraversare dei ponti: tre a Sud e uno Nord e uno che attraversa il Brenta.<br><br></div><div>L’incontro si è concluso con un arrivederci a maggio quando sarà presentato il volume che avrà un capitolo di approfondimento per ciascun contesto trattato nei fascicoli.<br><br></div><div>Come studentessa del corso di laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio ho apprezzato molto il carattere divulgativo di questi materiali e il loro possibile impiego nelle scuole come ha precisato il dottore Ludovico Maurina perché possono essere uno strumento per capire che si può definire paesaggio anche un quartiere, il quartiere in cui si vive, come il frutto della combinazione di fattori naturali e fattori umani. Quindi la comprensione di come questo paesaggio sia cambiato ed evoluto (sia nel bene che nel male) nel tempo ci può portare a ragionare su quale potrebbe essere il suo futuro anche in un’ottica di sviluppo sostenibile.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>A certe scoperte: dalla cartografia geologica delle Dolomiti all&#39;arte contemporanea</title>
         <author>matteovisintainer</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271290</link>
         <description><![CDATA[<div>Una mostra temporanea organizzata dalla FMCR (Fondazione Museo Civico Rovereto) è l'occasione per una serie di incontri aperti ai professionisti della pianificazione territoriale e alla popolazione per divulgare informazioni e confrontarsi sulle scelte. <br>Intervengono: <br>Mauro Zambotti | Dirigente del Servizio Geologico della Provincia autonoma di Trento<br>Silva Filosi, Nicola Gretter, Luca Dal Rì | LS "A. Rosmini" di Rovereto<br>Fabrizio Bizzarini | Fondazione Museo Civico di Rovereto<br>-<br>Nell'anniversario dei 200 anni della cartografia geologica delle Dolomiti, viene esposto il patrimonio di carte storiche della FMCR e di altre istituzioni, raccontandone la storia, sottolineando il valore educativo, e concludendo con le opere dell'artista francese Cathryn Boch che le rielabora attraverso la sua sensibilità contemporanea. <br><a href="https://www.fondazionemcr.it/a-carte-scoperte">https://www.fondazionemcr.it/a-carte-scoperte</a><br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Paesaggio, ambiente, territorio: per un&#39;integrazione nei processi di governo del territorio.</title>
         <author>matteovisintainer</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271291</link>
         <description><![CDATA[<div>Nell'ambito di Admincontra: Professione Montagne II ed. TMS (Trentino school of management) ha organizzato un seminario dal titolo "Abitare bene il mondo: Cultura, Territorio, Paesaggio". <br>Il seminario ha preso le mosse da “Abitare bene il mondo: un progetto culturale”, libro curato da Paolo Castelnovi per Editrice Bibliografica che raccoglie i più importanti interventi di Roberto Gambino sulle relazioni tra cultura, territorio e paesaggio. Gambino, urbanista e pianificatore, coordinatore scientifico del Piano Urbanistico Provinciale della Provincia di Trento del 2008, ha sottolineato con il suo lavoro caratterizzato da un approccio fortemente interdisciplinare la necessità dell'integrazione tra paesaggio, ambiente e territorio per una pianificazione orientata al benessere delle comunità, alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla salvaguardia ambientale. Moderati da Gianluca Cepollaro (TSM) sono intervenuti: <br>Paolo Castelnovi | Architetto paesaggista, Docente al Politecnico di Torino, Presidente di Landscapefor<br>Benedetta Castiglioni | Università di Padova<br>Giorgio Tecilla | Osservatorio del Paesaggio del Trentino<br>Bruno Zanon | Architetto, docente all'Università di Trento<br>Luca Dal Pozzolo | Responsabile Ricerca, Fondazione Fitzcarraldo di Torino<br>Annibale Salsa | Presidente Comitato Scientifico di Tsm|step Scuola per il governo del territorio e del paesaggio<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>CANDIDATURA DEI COLLI EUGANEI A RISERVA DELLA BIOSFERA SECONDO IL PROGRAMMA MAB UNESCO</title>
         <author>michelapiva3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271292</link>
         <description><![CDATA[<div>Dalla fine del 2021, il Parco Regionale dei Colli Euganei, ha avviato la procedura per la candidatura dell'area a Riserva della Biosfera secondo il programma "Man and the Biosphere" (MAB) UNESCO, con il coordinamento dello stesso Parco Regionale dei Colli Euganei.</div><div>La Roadmap organizzativa ha visto l’avvio di diverse attività per il coinvolgimento dei 15 comuni interessati che fanno parte del Parco per informare i diversi Enti territoriali e rendere attiva anche la cittadinanza di ciò che comportava una tale candidatura. </div><div>Tra dicembre 2022 e febbraio 2023 sono stati proposti i seguenti incontri online aperti a tutti sulle seguenti tematiche:</div><div> </div><div><strong>1-"Protagonismo giovanile nelle Riserve della Biosfera", </strong>Mercoledì 14 dicembre 2022 </div><div><strong>2-"Agricoltura, ruralità e paesaggio", </strong>Lunedì 16 gennaio 2023 </div><div><strong>3- "Turismo sostenibile", </strong>Lunedì 30 gennaio 2023 </div><div><strong>4- "Progetti di conservazione ambientale e culturale", </strong>Lunedì 06 febbraio 2023.</div><div> </div><div>Da questi incontri sono emerse diverse esperienze da chi ha già percorso questo cammino e più volte è stato messo in evidenza il bisogno di costruire un rapporto equilibrato tra uomo e territorio in modo da preservare il valore del paesaggio dei Colli Euganei coinvolgendo la stessa popolazione, in particolare i giovani.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>OLTRE IL BELVEDERE: presentazione del bando per le candidature al Premio del Paesaggio per il Consiglio d’Europa</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271296</link>
         <description><![CDATA[<div>Il giorno 10 novembre 2022, ho partecipato all’incontro pubblico, in presenza e online ‘OLTRE IL BELVEDERE: presentazione del bando per le candidature al Premio del Paesaggio per il Consiglio d’Europa”. La Segreteria Tecnica del Premio del Paesaggio è stata affidata al Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità dell’Università di Padova che ha organizzato l’evento per il Ministero della Cultura. <br><br></div><div>Durante l’incontro sono intervenuti: il Direttore del Dipartimento il professore Gianluigi Baldo e l’architetto Rocco Rosario Tramutola, Dirigente del Servizio V - Tutela del Paesaggio del Ministero della Cultura che hanno dato il via all’evento con i saluti iniziali. La professoressa Benedetta Castiglioni docente e presidente del Corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio in veste di rappresentante del gruppo di lavoro della Segreteria Tecnica del Premio e l’architetto Isabella Fera del Ministero della Cultura che hanno focalizzato i loro interventi sull’importanza del Premio e il suo significato come strumento per incentivare la promozione e la divulgazione dei valori connessi al paesaggio.<br>In particolare, Isabella Fera ha utilizzato due immagini, raffiguranti le istallazioni di Haus-Rucker-Co, Rahmenbau, realizzate a Kassel in occasione di Documenta 1997 e una foto di Luigi Ghirri Capri 1981, molto efficaci per far comprendere che il paesaggio non deve essere considerato solamente come ‘Belvedere’; ma, come recita l’articolo 1 della Convenzione Europea del Paesaggio: <em>"Paesaggio" designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. <br><br></em>Si sono succedute, poi, le testimonianze dei vincitori di due passate edizioni del premio:  Progetto “La biodiversità dentro la città: la Val d’Astino di Bergamo” vincitore della VII edizione del premio, illustrato dal dott. Fabio Bombardieri e dall’avvocato Vittorio Rodeschini <a href="https://www.premiopaesaggio.beniculturali.it/progetto/la-biodiversita-dentro-la-citta-la-val-dastino-di-bergamo/">La biodiversità dentro la città: la Val d’Astino di Bergamo – Premio Nazionale del Paesaggio (beniculturali.it)</a> e il Progetto Tra terra e acqua, “un altro modo di possedere”. Agricoltura, impresa sociale, paesaggio e sostenibilità per uno spazio identitario in continuo divenire: l’esperienza del Consorzio Uomini di Massenzatica” vincitore della VI edizione del premio, descritto dal dott. Carlo Ragazzi <a href="https://www.premiopaesaggio.beniculturali.it/il-progetto-vincitore-ed-2018-2019/">Il progetto vincitore – Edizione 2018-2019 – Premio Nazionale del Paesaggio (beniculturali.it)</a>.<br>Le testimonianze dei vincitori sono un aiuto prezioso per tutti coloro che volessero partecipare al bando, perché mettono in luce alcuni aspetti e caratteristiche che i progetti devono avere in sé per soddisfare i requisiti richiesti dal bando di partecipazione. In particolare, devono soddisfare i criteri descritti nell’art 11 della Convenzione Europea del Paesaggio.<br><br></div><div>Ho trovato molto significativo, il consiglio dato ai futuri canditati da parte di chi ha vinto il premio in precedenza: quello di provare a ricandidarsi nuovamente anche se lo si era già fatto in passato senza essere risultati vincitori, perché come è stato più volte sottolineato durante l’incontro i progetti hanno una lunga gestazione e nel tempo possono mutare, migliorarsi fino al pieno raggiungimento dei parametri di sviluppo sostenibile, esemplarità sensibilizzazione e partecipazione pubblica. <br>Noi studenti del CdLM in Scienze per il Paesaggio abbiamo potuto approfondire l’importanza del Premio nell’ambito della Convenzione Europea del Paesaggio e allo stesso tempo abbiamo toccato con mano la trasversalità del concetto stesso di Paesaggio che riunisce professionisti provenienti da diversi settori, come docenti universitari, avvocati, architetti, istituzioni pubbliche e private.<br><br></div><div>L’incontro ha fornito anche delle indicazioni tecniche per presentare la candidatura grazie agli interventi della Dottoressa Sabrina Meneghello per la Segreteria Tecnica del Premio del Paesaggio e dagli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio coinvolti con il loro stage nel supporto a quest’attività.<br><br></div><div>Link utili:  <a href="https://www.premiopaesaggio.beniculturali.it/">Premio Nazionale del Paesaggio (beniculturali.it)</a> <br>                 <a href="https://in20amoilpaesaggio.it/">Home (in20amoilpaesaggio.it)</a><br>Social:      <a href="https://www.facebook.com/premiodelpaesaggioeuropa/">Premio del Paesaggio | Rome | Facebook</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE _1                                            Le risorse energetiche nella storia del paesaggio e i nuovi paesaggi delle energie rinnovabili </title>
         <author>rosellasaibene2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271298</link>
         <description><![CDATA[<div>Il 26 gennaio scorso ha avuto inizio il XXXIII corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo “Giuliana Baldan Zenoni Politeo” organizzato dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova che quest’anno vede come tema:“<em>Paesaggio e energia: dalla storia alle sfide del presente” </em></div><div> </div><div>Nel primo incontro, dal titolo <em>Le risorse energetiche nella storia del paesaggio e i nuovi paesaggi delle energie rinnovabili”</em>, il prof. Giuseppe Barbera, professore ordinario di Colture Arboree all' Università di Palermo, profondo conoscitore dei paesaggi tradizionali, ci ha invitato a proiettarci al futuro del paesaggio. </div><div> </div><div>Per fare questo ci ha raccontato il paesaggio olandese e di come la presenza storica dei mulini significavano un paesaggio di “energia”. </div><div>I paesaggi del “energetici” del futuro sono dunque quelli che stiamo pensando e costruendo oggi.<br>Due interessi pubblici si presentano oggi irrinunciabili, cruciali per il futuro  e non contrapponibili: la produzione di energie rinnovabili e la cura del paesaggio come bene comune.<br><br></div><div>Le energie rinnovabili cambieranno inevitabilmente il paesaggio. Occorrono pertanto valide proposte per mettere in atto una vera transizione ecologica che tenga conto di:</div><div>-non perdere i caratteri dei luoghi</div><div>-ottenere una qualità progettuale degli impianti</div><div>tenendo insieme:</div><div>-la cura del paesaggio</div><div>-esigenza di reperire fonti energetiche</div><div>Per fare questo occorre avere una visione sistemica del paesaggio.</div><div> </div><div>Il tema dell’energia è oggi cruciale e cruciale è tenere insieme salvaguardia e cura del paesaggio e la corsa verso le rinnovabili. Queste due esigenze devono concorrere insieme.</div><div>Non è certo un tema che si risolve con facilità ed il rischio è quello di avere divieti assoluti o una liberalizzazione degli interventi troppo generalizzata.</div><div> </div><div>Il professor Barbera ci ha ricordato i due strumenti cardine in nostro possesso quali guida:</div><div>-L’art. 9 della nostra Costituzione, oggi peraltro integrato dal febbraio 2022 con alcune specifiche forse già ricomprese ma non esplicitate. </div><div>“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione, tutela l’ambiente, la biodiversita’ e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali»</div><div>-La Convenzione Europea per il Paesaggio, spesso dimenticata e mai di fatto tanto applicata. </div><div>Non basta però avere buoni indirizzi e buone intenzioni. Occorre praticarle le buone intenzioni, occorre applicarsi “coscientemente e sistematicamente” come diceva Emilio Sereni.</div><div> </div><div>Coscientemente e sistematicamente sono 2 avverbi fondamentali: </div><div>il paesaggio deve essere coscientemente e sistematicamente pensato, progettato, disegnato, costruito.</div><div>Era il 1948 e Sereni guardava avanti, eravamo nel pieno dello sviluppo industriale e lui riusciva a vedere un paesaggio ordinato per le nuove generazioni, curato e modernamente sviluppato per renderlo adatto ad una trasmissione positiva e feconda alle nuove generazioni.</div><div> </div><div>Il cambio energetico, ha concluso Barbera, va dunque approcciato con cura ed equilibrio, qualità e programmazione per non ritrovarci presto di fronte a scelte sbagliate che compromettono irreversibilmente i nostri paesaggi.</div><div>Dobbiamo cambiare la visione ed avere una visione sistemica del paesaggio che tenga ad esempio conto di cinque “E”:</div><div>economia, ecologia, etica, estetica, energia… e potremmo aggiungere anche educazione, equità, equilibrio.</div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE_2                                                Le fonti energetiche rinnovabili e il loro sviluppo in equilibrio coi temi ambientali</title>
         <author>rosellasaibene2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271300</link>
         <description><![CDATA[<div>Con una tavola rotonda sul tema “le fonti energetiche rinnovabili e il loro sviluppo in equilibrio coi temi ambientali” il 9 febbraio scorso è continuato il corso organizzato dal Gruppo Giardino Storico Università di Padova che ha visto la partecipazione di Lorenzo Battisti (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica - Università di Trento), Giustino Mezzalira (Direttore direzione Innovazione e Sperimentazione Veneto Agricoltura), Tommaso Morbiato (R&amp;D Head CEO di Windcity) e Gianni Silvestrini (Direttore scientifico Kyoto Club).</div><div> </div><div>I paesaggi cambieranno, come sono sempre cambiati nel tempo, in relazione all’uso delle energie. Trovare modalità innovative e meno impattanti è l’obiettivo del presente. </div><div>Ma quanta energia è necessaria? Come deve essere distribuita? </div><div>Quali energie? Con quali caratteristiche? Quale relazione con l’impronta ambientale? </div><div><strong> </strong></div><div>Ogni relatore ha illustrato, attraverso approfondimenti di carattere tecnico-scientifico, le diverse caratteristiche di alcune energie rinnovabili, le tecnologie utili nello sviluppo di queste energie e quali risposte abbiamo in relazione al loro impatto ambientale</div><div> </div><div>Lorenzo Battisti ha parlato di “ACQUA” e degli impianti idroelettrici a bassissimo salto che funzionano con lo stesso principio delle turbine eoliche ma in acqua. E’ stato portato l’esempio delle turbine idrocinetiche in ambiente confinato, una tecnologia che si sta facendo strada negli ultimi anni.</div><div>E’ stato illustrato come l’applicazione di tali tecnologie sia migliore nei canali artificiali perché più regolari dei fiumi e con meno vita biologica. Inoltre le strutture civili sono già costruite e dunque l’impatto ambientale è già risolto, l’inquinamento acustico che generano è trascurabile e l’impatto visivo è accettabile.</div><div>Battisti si è dimostrato però scettico sul “miracolismo” delle fonti rinnovabili. Questo potrebbe essere visto come un atteggiamento non corretto nei confronti del progresso tecnologico, ha sottolineato l’ingegnere, che da decenni si impegna con grande competenza sull’argomento dell’energia, ricordando però che la transizione energetica ci porterà dal 35% all’80% di fonti rinnovabili, e dunque di quanto territorio avremo bisogno?</div><div>Noi siamo abituati a pensare alle fonti rinnovabili come infinite. Lo sono sicuramente come fonte, ma infinito non è il territorio.</div><div> </div><div> </div><div>Giustino Mezzalira ha illustrato l’uso energetico del LEGNO la fonte energetica più antica. Una fonte diffusa e democratica che viene procurata nelle foreste, fuori foresta o dai residui dei sottoprodotti.</div><div>E’ stato esposto qualche dato:</div><div>-il legno costituisce il 90% delle fonti rinnovabili per la termica in Europa</div><div>-il 17% delle famiglie italiane fa uso di legna per l’energia termica</div><div>-il 60 % delle famiglie italiane ne fa un uso autoprodotto</div><div>E’ stato inoltre sottolineato che il legno è fonte pratica, pulita (perché è vero che bruciando il legno produciamo polveri sottili ma le tecniche di abbassamento di tali polveri sono decisamente migliorate), economica.</div><div>Sull’energia da legno ci sono grandi dibattiti in quanto si pensa sempre, come conseguenza, alla distruzione delle foreste.</div><div>Sempre i dati ci forniscono risposte in merito:</div><div>-l’Europa registra un aumento delle sue foreste (sono raddoppiate negli ultimo 100 anni).</div><div>-l’Italia è il 5° paese con più foreste in Europa ed è quello che utilizza meno i propri boschi.</div><div>Mezzalira ha ricordato che se si aumentano i prelievi di legno dai boschi non significa necessariamente devastare il territorio. Non dobbiamo dimenticare che gli alberi sono esseri viventi e invecchiano insieme ai loro processi biologici, dunque possiamo tenere i boschi giovani e dinamici utilizzando il legno per le costruzioni.</div><div> </div><div> </div><div>E il VENTO?</div><div>Tommaso Morbiato ci ha parlato delle due anime del vento.</div><div>Un’anima regolare che soffia ad alta quota ed è lontana da noi. Un’anima turbolenta, molto più vicino a noi (entro i 50 metri).</div><div>Ci sono dunque venti regolari e venti con raffiche e queste due anime del vento sono importanti per estrarne energia elettrica.</div><div>Ma lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili legate al vento sono in equilibrio con l’ambiente?</div><div>Una forma di energia quella prodotta dal vento di difficile integrazione sul territorio.  Pensiamo alle turbine di larga scala, al loro trasporto o alla convivenza con il sistema marino.</div><div> </div><div>Gianni Silvestrini infine ha affrontato un discorso più ampio: l’emergenza climatica che ha imposto obiettivi sempre più ambiziosi sulle rinnovabili e sulla diminuzione dei consumi. </div><div>I paesi dell'Unione Europea si sono impegnati a conseguire l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.</div><div>Per raggiungere tale obiettivo ci vorrà uno sforzo gigantesco perché le industrie dovranno funzionare, i trasporti muoversi così come sarà necessario continuare a riscaldare e a climatizzare gli ambienti.</div><div>Silvestrini ha sottolineato anche l’importanza della partecipazione sociale attraverso le comunità energetiche che vedono la partecipazione diretta dei cittadini.</div><div> </div><div>Dagli interventi è emersa tutta la complessità di questo tema che richiede sempre di essere affiancato anche da un senso di realismo e che richiede sempre più il forte abbinamento del sapere tecnologico con il sapere scientifico.</div><div> </div><div>Ne è seguito un contraddittorio circa le potenzialità, l’utilizzo, i limiti di tali sviluppi tecnologici e l’impronta ambientale delle tecnologie adottate dalle diverse risorse energetiche e si è cercato di capire come e se è possibile contemperare il new deal energetico con il paesaggio.</div><div>Gli obiettivi sono certo ambiziosi e servono per avere capacità di guardare al futuro senza però dimenticare che occorre perseguire anche la  sobrietà nelle nostre abitudini quotidiane.</div><div> </div><div>Come sempre l’incontro è stato coordinato da Antonella Pietrogrande del Gruppo Giardino Storico Università di Padova.</div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE_3                             L’evoluzione storica del paesaggio agrario come prodotto della capacita’ di usare le energie disponibili. I casi Olanda e Veneto   </title>
         <author>rosellasaibene2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271302</link>
         <description><![CDATA[<div>L’Architetto e storico del paesaggio Franco Panzini (Università IUAV di Venezia, presidente dell’Associazione Pietro Porcinai) ed il geografo Dottor Francesco Vallerani (Università Cà Foscari, Dipartimento di Economia e responsabile “Cattedra UNESCO” sull’Acqua) il 16 febbraio scorso ci hanno spiegato come i paesaggi cambiano con il cambiare dell’uso delle energie.</div><div>Per fare questo hanno messo a confronto i cambiamenti avvenuti nel corso dei secoli in due territori: l’Olanda ed il Veneto. </div><div>Territori e paesaggi diversi tra loro ma con una matrice comune nelle loro trasformazioni: la relazione con le fonti energetiche.</div><div> </div><div>I mulini a vento in Olanda mostrati da Panzini in alcune vecchie cartoline ci riportano subito ad un paesaggio pittoresco. </div><div>Sono paesaggi unici quelli olandesi. Pensiamo al Flevoland occidentale coltivato a colza fino al 1976 (la colza era impiegata per desalinizzare i suoli) per poi iniziare ad essere costruito. </div><div>Alcune foto mostrano luoghi selvaggi, con uomini pionieri che pensavano di poterli abitare.</div><div>Un territorio prodotto di mutazioni avvenute nel millennio scorso. Un territorio che, proprio perché è integralmente connesso alle acque, è fragile se non controllato.</div><div>Tante le alluvioni avvenute, l’ultima nel 1953.</div><div>Come mostra un dipinto di Salomon Van Ruysdael del 1649, in Olanda ci si muoveva lungo le vie d’acqua più che per via terra. Mentre operazioni come quella di scavare molto per recuperare la torba (pochi erano i boschi ed il legname era importato) come principale fonte di riscaldamento ha lasciato paesaggi unici.</div><div> </div><div>Panzini ha citato Edmondo De Amicis, famoso ai più per il solo libro “Cuore”, invitandoci invece a scoprire questo autore come narratore di viaggi e reportage. “Olanda” è infatti un libricino dove De Amicis ci lascia la cronaca di un viaggio fatto di meraviglia per l’esistenza di un luogo simile. </div><div>Si chiede l’autore: è mare o e terra? E’ sicuramente un paese “screpolato” che pare scomparire da un momento all’altro.</div><div> </div><div>In questo paesaggio intriso di acqua ecco che arriva il mulino a vento: una pompa idraulica mossa dall’energia eolica.</div><div>Si scavano canali, si reindirizza l’acqua, si realizzano chiuse e bonifiche, argini e polder (suoli strappati al mare). Un paesaggio dalla regolare geometria, realizzato con grandi operazioni di bonifica.</div><div>I mulini a vento diventano subito un segno di riconoscimento e costruiscono il paesaggio olandese, lavorano in gruppo, in successione, a diverse altezze e legati ai canali.</div><div>Sono idrovore con una testa rotante per poter mantenere le pale in opposizione al vento garantendo così maggior produzione di energia eolica. C’è una ruota e un timone navale collegati a un elemento che fa risalire l’acqua: una ruota o una vite di Archimede.</div><div> </div><div>Oggi i mulini sono monumento nazionale come lo sono gli edifici delle idrovore a vapore che nascono subito dopo.</div><div>I polder ordinatissimi, le città bosco, le fattorie solari, fattorie eoliche sono tutti paesaggi di un territorio agricolo artificiale e razionale frutto di un’agricoltura di precisione.</div><div> </div><div>E nel Veneto? </div><div>Vallerani ci conduce in un viaggio attraverso il tempo, attraverso il Veneto, regione d’acqua e di rilievi.</div><div>Ci viene ricordata la bellissima mostra “Acqua Terra Fuoco” terminata a Vicenza il 12.3.2023 dove si è potuto ripercorrere lo straordinario sviluppo industriale che trasformò le campagne e colline del Veneto nella sede di efficientissime manifatture specie ai piedi delle colline dell’alto vicentino e del trevigiano. Le acque offrivano la forza motrice e venivano realizzati prodotti molto richiesti sui mercati della Serenissima.</div><div>Poi ecco una carrellata di immagini e riflessioni attraverso le segherie, il bosco del Montello, la combustione da legname.</div><div>La presenza dei boschi ha fornito importanti opportunità energetiche per attivare fornaci e fonderie, </div><div>Legna, acqua e viaggi: a fare la differenza fu la capacità di innovazione, di mettere a punto, e brevettare nuove tecnologie e, allo stesso tempo, di puntare su reti di trasporto fluviale.</div><div>Vallerani si fa guidare in questa narrazione da documenti ed immagini come le carte storiche sulle acque e sul reticolo dei boschi, le carte che individuavano i roveri destinati agli arsenali o i faggi per i galeoni.</div><div>Attraverso dipinti e fotografie ci parla del trasporto del legname a valle con le zattere come quelle che transitavano lungo il Brenta.</div><div>Citando il libro di macchine meccaniche ed idrauliche di Vittorio Zonca, inventore padovano del ‘500, ci fa conoscere i mulini natanti, mentre la raccolta di carte topografiche e piante di città e fortezze dell'isola di Candia di Giorgio Corner chiude l’affascinante racconto.</div><div> </div><div>L’incontro, facente parte del XXXIII corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo “Giuliana Baldan Zenoni Politeo”, è stato coordinato da Antonella Pietrogrande del Gruppo Giardino Storico Università di Padova. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>DESTINAZIONE PAESAGGIO - tutelare le origini della nostra esistenza.  </title>
         <author>matteovisintainer</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271305</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Dipartimento Sviluppo del territorio, Paesaggio e Soprintendenza provinciale ai beni culturali della Provincia Autonoma di Bolzano ha organizzato una conferenza internazionale. Con un programma intenso e relatori di eccellenza - https://www.destinationlandschaft.it <br><br>Prima la presentazione della "strategia del paesaggio dell'Alto Adige" e poi l'ingresso in una serie di sessioni tematiche con al centro <strong>il tema del paesaggio: </strong><br><strong>- Cultura economia e scienza</strong><br>(paesaggio come il luogo della trasformazione, lo spazio naturale come capitale, l'economia a "misura di nipote", paesaggio costruito come espressione della cultura locale) <br><strong>- Clima e Consumo di suolo</strong><br>(costruire in modo intelligente conservare lo spazio e creare il futuro, verso un uso intelligente del suolo agricolo) <br><strong>- Paesaggio, Identità e Sviluppo </strong><br>(paesaggi inquieti <strong>(*</strong><strong><sup>1</sup></strong><strong>)</strong>, paesaggio come piattaforma di cooperazione, i nuovi paesaggi in un mondo a cavallo fra reale e digitale, pianificazione territoriale: territorio e paesaggio) <br>in seguito una serie di esempi virtuosi: approfondimenti sulla Convenzione delle Alpi, un caso di pianificazione urbanistica, un esempio di sviluppo urbano compartecipato. <br><br>Una grande occasione di scambio e comunicazione. <br><br><strong>(*</strong><strong><sup>1</sup></strong><strong>)  Fra le centinaia di provocazioni ne eleggo una come incisiva e ficcante: </strong>Volker Demuth (Berlino - freelance) identifica il paesaggio (<strong>e però nella sfumatura del tedesco Landshaft</strong>) come il terreno su cui si disputa un conflitto centrale dei nostri tempi. La relazione dell'uomo con il paesaggio assume due forme principali ed antitetiche: <strong>paesaggio integrale</strong> e (vs) <strong>paesaggio egemonico</strong>.   Questo secondo è un paesaggio violato, sacrificato al profitto (es. consumo di suolo, monocultura, sfruttamento delle risorse privo di attenzione al futuro) oppure è un paesaggio estetico, nel senso di artefatto artificiale, pre-ordinato, un paesaggio-wellness). Queste due forme del paesaggio egemonico sono secondo Demuth <strong>"un paesaggio drammatico"</strong> perché privo di relazione emotiva profonda con il soggetto umano che (persino inconsciamente) in fondo lo rifiuta, "[...] vediamo le conseguenze di ciò che le persone fanno con i paesaggi. Oggi dobbiamo chiederci cosa fanno i paesaggi alle persone."<br><br>Il ritorno al paesaggio integrale è possibile nella percezione del paesaggio come un bene collettivo (cha ha la sua forma più alta nel legame anche sensoriale ed emotivo con ciò che in senso lato possiamo chiamare biodiversità) esige quindi il recupero di una <strong>competenza culturale perduta. </strong>Questo ritorno è possibile vivendo e "agendo" il paesaggio in modo ecologicamente equilibrato e sostenibile. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE _4                               Relazioni ed interconnessioni fra giardini storici e contesti paesaggistici nell’impiego delle risorse energetiche del territorio”.   </title>
         <author>rosellasaibene2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271307</link>
         <description><![CDATA[<div>Con il coordinamento di Alberta Campitelli (già dirigente Ville e parchi storici del Comune di Roma e vicepresidente Giardini e Parchi d’Italia) il 23 febbraio scorso si è svolta la tavola rotonda dal titolo <em>“relazioni ed interconnessioni fra giardini storici e contesti paesaggistici nell’impiego delle risorse energetiche del territorio”. </em></div><div>I contributi di Monica Luengo (Universidad Internacional de Andalucía, membro onorario ICOMOS-IFLA), Tiziana Maffei (Direttore della Reggia di Caserta) e Martina Massaro (Università di Padova, DICEA Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale) hanno connotato il quarto incontro del XXXIII corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo, “<em>Paesaggio e energia: dalla storia alle sfide del presente”, </em>organizzato dal <strong>Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.</strong></div><div> </div><div>Parlare di paesaggio significa parlare anche di giardino e il giardino storico è strettamente interconnesso con le energie e di come i cambiamenti climatici stiano trasformando anche questi luoghi.</div><div>Per questo il Bando per il restauro di parchi e giardini storici promosso dal Ministero della Cultura nell’ambito del PNRR ha attenzionato il risparmio delle risorse, in particolare il risparmio idrico, le funzioni ecosistemiche, la sostenibilità ambientale, l’efficientamento di impianti idraulici.</div><div>Alberta Campitelli nell’introduzione ha illustrato a tal riguardo i primi tre progetti finanziati con PNRR:</div><div> </div><div>1.Villa Barbarigo Ardemanni Pizzoni a Valsanzibio</div><div>Villa veneta ricca di giochi d’acqua dove però le falde della zona si sono abbassate e i proprietari sono passati dall’avere fontane zampillanti a fontane pressochè spente, dunque con un  uso dell’acqua non più sostenibile.</div><div>La proposta di progetto si è concentrata sul recupero delle falde ed sull’efficientamento degli impianti, sulla manutenzione dei manufatti e sulla realizzazione di serbatoi per la raccolta di acqua piovana. </div><div>Un’attenzione a tutto campo che ha unito due elementi fondamentali:</div><div>il recupero degli impianti storici e l’uso delle nuove tecnologie.</div><div> </div><div>2. Giardini di Ninfa a Cisterna di Latina</div><div>Il fiume Ninfa scorre in questo giardino e lo rende un luogo incredibile. </div><div>Il progetto di recupero ha investito molto sull’impiantistica, sul ripristino e la pulizia delle sorgenti. Un attento monitoraggio oltre al recupero del livello di falda, il tutto in linea con gli obiettivi di Agenda 2030.</div><div> </div><div>3. Giardino Paterno’ a Catania</div><div>Un giardino botanico sito sulla colata lavica dell’Etna del 1440. Un sito fertilissimo dove il progetto di è sviluppato in due direzioni:</div><div>-introdurre nuovi impianti di irrigazione per ridurre del 25-30% i consumi;</div><div>-realizzare un sistema di ripristino di irrigazione di tradizione araba con canalette in mattoni e muratura e recupero dell’acqua piovana </div><div>Due percorsi paralleli con uguali obiettivi: innovazione tecnologica e recupero di antiche tradizioni.</div><div> </div><div>Ma quali risorse hanno usato ed usano i giardini storici? </div><div> </div><div>Monica Luengo ci introduce nell’affascinante connessione intima che c’è tra i giardini e l’ambiente circostante e lo fa offrendoci una rapida rassegna dei giardini storici della Spagna. </div><div>Ci racconta di una fonte energetica che è stata in passato fondamentale: l’aiuto degli animali (asini 🤬, cavalli ma anche dromedari) utilizzati per il trasporto delle piante e per l’uso di alcune ruote idrauliche ancora in uso in Magreb e nel vicino oriente.</div><div>Il dromedario dagli zoccoli imbottiti, perfetti per i lavori di manutenzione senza danneggiare i sentieri, nel ‘500 si adatta al clima spagnolo portando una nota esotica nei giardini.</div><div>Poi ecco mostrarci il giardino di cactus a Lanzarote, ambiente vulcanico dove l’acqua conferisce al giardino un’anima;  i giardini pensili di Babilonia e il loro impiego idraulico e i giardini del Re a Toledo dove l’approvvigionamento idrico è avvenuto attraverso la ruota idraulica. A seguire, Alhambra, non un semplice palazzo ma un paesaggio culturale di Granada e della Spagna e l’Escorial e altri siti reali scelti per abbondanza delle acque e sorgenti che garantivano l’approvvigionamento idrico.</div><div>E’ dunque l’acqua una delle prime fonti di energia sostenibile essenziale per la vita dei giardini. L'acqua, elemento dell'architettura del Paesaggio e del giardino.</div><div>Nell’attraversare i secoli abbiamo compreso come ad esempio i Romani rivoluzionarono il sistema idraulico con l’acquedotto, monumento paradigmatico del potere imperiale di Roma e come il mondo arabo raggiunse una padronanza nelle tecniche tale da trasformare i territori aridi in oasi.</div><div>Nelle architetture manieriste che caratterizzano gran parte di questi siti si ritrova poi tutto: la tradizione dei Romani, la saggezza degli Arabi e l’ingegno del Rinascimento che si uniscono in modo eccezionale e creano esempi di architetture e paesaggi moderni come l’Alcazar di Siviglia.</div><div>Ma sarà il Barocco con le sue fontane monumentali a sottolineare l’aumento di importanza dell’acqua. Pensiamo alla folla di visitatori che ancora oggi accorre al Palazzo reale della Granja di San Idelfonso dove la dinastia dei Borboni ha trasformato la natura in artificio.<br><br></div><div> </div><div>Tiziana Maffei ci proietta invece nell’immensa Reggia di Caserta e, nel raccontarci la gestione lungimirante, innovativa ed ecologicamente più sostenibile dei giardini del compendio storico monumentale, ci sottolinea l’importanza dei paesaggi culturali e la connessione con il territorio nel recupero della tradizione produttiva e dell’importanza fondamentale dell’acqua.</div><div>“I giardini del parco sono stupendi, in perfetta armonia con un lembo di terra che è tutto un giardino” scrive Goethe in Viaggio in Italia nel 1787.</div><div>La Reggia non accoglieva solo la sede del governo amministrativo ma produceva vino, olio, porcellane, tessuti, pietre dure. La Reggia era ed è un paesaggio culturale. I Borboni connotarono quel luogo di una dimensione produttiva, un territorio costituito da un sistema autosufficiente dove c’era un uso sapiente delle risorse.</div><div>Oggi, per la manutenzione, occorre tener presente la visione dei Borboni e cioè che la Reggia non è un “ecosistema” di sola bellezza e di svago ma è un “ecosistema” legato alla produzione agricola, alla vendite e al commercio. </div><div>Pensiamo ai tappeti erbosi: sono “praterie architettoniche” ma producono anche foraggio.</div><div>Nel giardino inglese c’è un orto agrario e un orto botanico con serre. C’è la vite di corte e le vigne borboniche. Tutte buone pratiche” come il riutilizzo del materiale legnoso, la rifunzionalizzazione delle serre riavviando l’attività vivaistica.</div><div>E in tutto questo protagonista è l’acquedotto Carolino che alimenta il complesso storico con più di 38 km di lunghezza. Un sistema, in parte interrato, grazie al quale l’acqua arriva al parco, alimenta le fontane, ma arriva anche ai tetti del palazzo in modo da essere distribuita anche all’interno. Coi fondi PNRR si è recuperato l’acquedotto e il sistema di irrigazione, per un uso razionale della risorsa idrica.</div><div>Le strategie di intervento del complesso del Vanvitelli sono il principio di sostenibilità ed il senso di comunità.</div><div>Il fine ultimo non è la bellezza ma trattare tutti gli elementi del parco come risorse dunque un’occasione di sviluppo territoriale dove lo scarto è trasformato in risorsa, il tutto in un’ottica di economia circolare.</div><div> </div><div>Martina Massaro ci introduce infine la figura di Giuseppe Jappelli, architetto paesaggista e ingegnere idraulico che disegnò il territorio veneto dove le ville e giardini sono parte della macchina idraulica territoriale.</div><div>Gli esempi illustrati delle sue architetture giardinesche dimostrano la stretta relazione tra l’evoluzione dei giardini storici, i complessi architettonici di riferimento e la principale risorsa: la ricchezza delle acque. </div><div>Ricchi i documenti mostrati: dalla cartografia storica che racconta delle bonifiche, della messa a cultura delle terre, dei manufatti irrigui, dei giardini, agli atti che parlano delle famiglie che hanno dominato questi territori coi loro piani di investimento e di governo e coi programmi di regimentazione delle acque, fino ai disegni dei periti che mostrano come tutti questi giardini siano nati in funzione del governo delle terre e delle acque di cui sono parte integrante.</div><div>Interessanti le operazioni di ricerca e ricostruzione messe in campo oggi su questi giardini, come ad esempio sulla macchina idraulica nel giardino Treves dei Bonfili di Padova, attraverso il ritrovamento della cisterna con il georadar e la modellazione di ricostruzione del giardino con tutti i suoi manufatti.</div><div>Tutte operazioni che mostrano come chi ha ideato e sviluppato questi spazi abbiano saputo coniugare con perizia la progettazione del giardino e la scienza idraulica.</div><div> </div><div>Non è mai possibile pensare un giardino storico slegato dall’intorno da quel territorio che fornisce gli elementi per poterlo costruire e mantenere come l’acqua.</div><div>E noi, popoli del Mediterraneo, abbiamo imparato fin dall’antichità a cercarla l’acqua, a padroneggiarla e a sfruttarne tutte le proprietà; ludiche, sociali, meccaniche, estetiche, medicinali, ambientali e organizzative degli spazi.</div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE_5                                                  Il paesaggio pro e contra.</title>
         <author>rosellasaibene2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271311</link>
         <description><![CDATA[<div>Affascinante la lezione che Michael Jacob, storico e teorico del paesaggio, ha tenuto il 9 marzo scorso all’interno del XXXIII corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo: “<em>Paesaggio e energia: dalla storia alle sfide del presente”, </em>organizzato dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.</div><div>Michael Jacob, professore di Lettere Comparate presso l’Haute École du Paysage, d'Ingénierie et d'Architecture HEPIA di Ginevra, l’ Università di Grenoble, e il Politecnico di Milano, ci ha presentato “<em>Il paesaggio pro e contra”.</em></div><div> </div><div>Quando ti confronti con il paesaggio questo appare sempre con una luce nuova, tante sono le sue sfaccettature e Jacob ci ha mostrato come siano più interessanti le differenze nel paesaggio che le sue identità.</div><div>Siamo stati portati alle origini dell’idea di paesaggio riflettendo sul fatto che essa altro non è che il risultato di tecnologie diverse: la finestra, la cornice, la prospettiva, la fotografia, tutti strumenti che hanno permesso di “vedere” il paesaggio in un determinato modo. </div><div> </div><div>Ma che cos’è la costruzione tecnologica del paesaggio? </div><div> </div><div>Occorre fare un salto indietro, all’origine pittorica del paesaggio.</div><div>Se pensiamo all’inizio pensiamo al ‘300 e al <em>“Buon Governo” </em>di Ambrogio Lorenzetti: un paesaggio rurale ed uno urbano che, per la prima volta nella storia della pittura gotica italiana, diventano il soggetto principale.</div><div>Non sarà sempre così, il paesaggio in pittura inizia in modo quasi timoroso e si guadagnerà pian piano un suo spazio nel dipinto. Nella “<em>La Madonna del Cancelliere Rolin</em>” di Van Eyck del 1435 è costruita un’apposita quinta sulla sfondo per poter contemplare il paesaggio.</div><div>Poi arriva Leonardo, coi suoi disegni di paesaggio e da qui la natura diventerà protagonista.</div><div>Nel “<em>San Francesco nel deserto</em>” del 1480, Giovanni Bellini farà del paesaggio il medium e diventerà sempre più importante fino ad arrivare a Tiziano.  Ma ecco il ‘600 e Vermeer con la sua “<em>Veduta di Delft” che verrà definita “la rappresentazione più vicina alla realtà prima dell’invenzione della fotografia”.</em></div><div>I pittori che sceglieranno il genere del paesaggio influenzeranno le composizioni. Dove prima c’era dialettica tra le figure e lo sfondo, ora c’è il paesaggio, c’è il cielo, c’è la natura e l’umano è fortemente diminuito.</div><div>Il più influente tra i pittori sarà Claude Lorrain, francese e inventore dei paesaggi classici.</div><div>Oggi accediamo al mondo e alla sua prospettiva paesaggistica coi nostri telefonini<em> </em>e pensiamo di inquadrare in modo “automatico” ma non è così automatico, il tutto arriva da un gusto che si è formato con il tempo. Il nostro gusto sul paesaggio di oggi si può dire sia stato formato da Lorrain, la sua fu una vera scuola dello sguardo.</div><div>In Caspar David Friedrich, tra ‘700 e ‘800, le figure non ci guardano più perché guardano il paesaggio. C’è un paesaggio come fatto mentale contro il paesaggio concreto del dipinto. La grande pittura paesaggistica europea diventa il medium di concetti come il sublime, il pittoresco e l’autoriflessione dell’intellettuale europeo.</div><div>Poi ecco nuove parole intorno al paesaggio, arriva una nuova pittura, arriva Monet. I suoi paesaggi sono quasi illeggiblii, non sono più dipinti in senso classico e con le ninfee si entrerà in una sfera astratta. E’ la forza di questi dipinti e lo sarà anche per Mondrian passando per Cezanne e i post paesaggisti dove però c’è la costruzione dello sguardo fino ad arrivare a Pollock e alle forze della natura dove lì si che il paesaggio non è più leggibile.</div><div>Senza tutti questi passaggi, dal ‘300 ad oggi, non potremmo comprendere il pittoresco dei parchi e dei giardini storici e di altri luoghi che hanno quella forma perché l’hanno derivata dalla pittura.</div><div><br>C’è poi la fotografia. Luigi Ghirri: “Alpe di Siusi” 1979, due persone per mano. Noi non le vediamo in volto perché sono di spalle come in Friedrich. Loro guardano, con un piacere estetico, un paesaggio eccezionale, da cartolina, “il bel paesaggio”.</div><div>Ma questi paesaggi esistono veramente? Esiste sicuramente la foto di Ghirri. </div><div>Esistono dipinti e fotografie ma il paesaggio che ho visto davanti a quelle montagne esiste veramente?  Nel momento in cui dico che è “magnifico” è un processo liminale, non è durevole, non è stabile. Il paesaggio come evento estetico sfugge alla stabilità.</div><div>Quello che avviene nella nostra mente, in una frazione di secondo, è una durata estetica.</div><div>Il paesaggio è un avvenimento mentale e la presa di coscienza avviene a posteriori. Guardo un paesaggio e subito dopo lo perdo perché ad esempio cambia la luce, è una decostruzione continua.</div><div>E perché scompare, ci chiede Jacob? Perché pone in dubbio la sua identità e stabilità.</div><div> </div><div>Ci sono però dispositivi che danno stabilità al paesaggio.</div><div>Sono appunto le tecnologie dello sguardo.</div><div>Pensiamo alla finestra, un dispositivo che è trasparente ed ostacolo al tempo stesso, ci permette di inqua<em>d</em>rare il mondo e di guidare lo sguardo. Un esempio lo troviamo nel Palazzo Ducale di Urbino dove le finestre sono astuzie per guardare il mondo. Le finestre sono gli occhi degli edifici e sono loro che ci indirizzano ad inquadrare il paesaggio.</div><div>Brunelleschi poi ha dato dimostrazione pratica con la prospettiva: un artefatto, un fermare la scena. E Leon Battista Alberti ha aggiunto: “se vuoi dipingere in modo corretto devi utilizzare le giuste proporzioni e la razionalità dei metodi”. </div><div>Con questi oggetti e dispositivi è stato così preparato lo sguardo paesaggista.</div><div>Leonardo con la sua prospettiva centrale ci mostrerà un modo ancora diverso di guardare il mondo, così come la nascita della cartografia e le mappe militari.</div><div>Quando siamo attratti dal paesaggio lo vediamo e lo guardiamo sempre di fronte e siamo fermi, una doppia immobilità. E’ una prassi internazionale che però non c’era fino al ‘500 e questo schema arriva dalla pittura. Anche nel museo ci fermiamo davanti al dipinto e osserviamo. E’ una prassi che è stata scuola dell’occhio di migliaia di architetti ed artisti.</div><div>La macchina fotografica e le videocamere ci hanno poi permesso di scattare e filmare il mondo per riguardarlo dopo.</div><div>Senza tutti questi strumenti oggi il paesaggio non avrebbe la forma che ha.</div><div>Lo sguardo. Quanto raccontato da Jacob è l’origine dello sguardo paesaggistico.</div><div>Friedrich controllava il mondo con lo sguardo. Pensiamo a “<em>Viandante sul mare di nebbia</em>” è un giovane di città, è un borghese non è un alpinista. Ma è educato allo sguardo, ed è questa la centralità del dipinto, il suo significato.</div><div> </div><div>Ecco, noi siamo il risultato di questa lunga preparazione e formazione.</div><div>Il paesaggio, la finestra, la macchina fotografica, è tutto un controllo scopico. </div><div>E’ il controllo visivo del mondo, il volergli dare stabilità, che ha anche un significato sociale e politico.</div><div>L’immobilità è però finzione e se vogliamo capire il paesaggio dobbiamo decostruirlo.</div><div> </div><div>Dopo questa lezione, ogni volta che guarderemo un paesaggio ci chiederemo con quale dispositivo lo stiamo guardando.</div><div>E possiamo dire, conclude Jacob, che tra noi con il telefonino, e Brunelleschi con le sue tavolette, non c’è differenza!!!</div><div>Educhiamo lo sguardo umano al mondo!<br>Come? Con quale autenticità dello sguardo?</div><div>La risposta la troviamo , suggerisce Jacobs, in Petrarca e in quella sua ascesa al monte Ventoso. Ci dà una direzione: essere curiosi e aperti al mondo.</div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE_6                                      Servizi ecosistemici ed energia </title>
         <author>rosellasaibene2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271313</link>
         <description><![CDATA[<div>Con gli interventi scientifici di Lucia Bortolini (Università di Padova, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali TESAF), Fabrizio Fronza</div><div>(Agronomo, Direttore Ufficio Tecnico Servizio SOVA, Provincia Autonoma di Trento) e Marco Magnano (già Direttore Area Giardini e Verde Pubblico presso AMIA Verona SpA) la tavola rotonda, coordinata  da Giampaolo Barbariol  del Gruppo Giardino Storico-Università di Padova, ha affrontato il 16 marzo scorso un argomento tutt’altro che semplice: “servizi ecosistemici ed energia”.</div><div>Il gruppo composto da esperti di formazione biologica ed agronomica ha affrontato con approccio ecologico il tema energia-paesaggio. </div><div> </div><div>L’ecologia nel secolo scorso ha introdotto il concetto di ecosistema, concetto spesso abusato e riempito di significati diversi.</div><div>E’ necessario invece partire dalla sua definizione e riprenderne il suo vero significato.</div><div>L'ecosistema è l'insieme degli esseri viventi e delle relazioni chimiche e fisiche, tra gli organismi stessi e l'ambiente, in uno spazio determinato. Sono relazioni ecologiche in equilibrio dinamico che danno vita a un continuo scambio di materia ed energia.</div><div>Un esempio? Una foresta è un ecosistema,mitiga il clima e aumenta la biodiversità e le foreste più biodiverse hanno resistito meglio ad esempio a Vaja e si sono rigenerate meglio e con più facilità. </div><div>Anche la salute dei suoli dipende da ecosistemi biodiversi in quanto contengono il dissesto e le frane.</div><div> </div><div>La serie di servizi che i <strong>sistemi naturali generano a favore dell'uomo sono detti </strong>servizi ecosistemici definiti dal Millennium Ecosystem Assessment nel 2005 come “benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”.</div><div>Negli ultimi anni iservizi ecosistemici ci permettono di valutare il capitale naturale. Posso approfondire cioè la vitalità del sistema naturale ed il suo funzionamento.</div><div>I servizi ecosistemici sono misurabili e diventano dunque supporto fondamentale per la pianificazione e lo sviluppo sostenibile.</div><div>La conoscenza dei servizi ecosistemici consente di vedere scenari e prendere decisioni.</div><div>Ci sono relazioni molto strette e stringenti tra i servizi ecosistemici l’energia ed il paesaggio<em>. </em></div><div>Le trasformazioni antropiche degli ecosistemi, come ad esempio il cambio dell’uso dei suoli, alterano gli equilibri dei servizi ecosistemici e dei paesaggi. </div><div>La valorizzazione dei servizi ecosistemici invece conserva gli ambienti seminaturali portando alla riqualificazione del paesaggio.</div><div> </div><div><em> </em></div><div>L’acqua ad esempio offre servizi ecosistemici fondamentali. </div><div>Lucia Bartolini ci ha illustrato esempi di usi ottimali dell’acqua sia in ambito urbano che agrario e di come i flussi e deflussi dell’acqua debbano essere ben gestiti.</div><div>L’acqua è un bene prezioso e limitato e dunque il suo uso deve essere limitato ed intelligente.</div><div>Ci vengono sintetizzate le buone pratiche di gestione dell’acqua quali: la corretta progettazione degli spazi verdi, la stima dei fabbisogni idrici, la corretta progettazione e gestione degli impianti irrigui, la realizzazione di invasi e serbatoi di accumulo per recupero acqua piovana.</div><div>Gestendo l’acqua piovana, ad esempio, trattenendola e reincanandola verso le piante, creando aree di bioritenzione, si utilizzano servizi ecosistemici costruendo insieme allo stesso tempo il paesaggio.</div><div>Lasciando diventare la città una spugna, lasciandola cioè permeare dall’acqua e far crescere la vegetazione si esplicano le sue funzioni nei servizi ecosistemici.</div><div>Tanti gli esempi mostrati: da Piet Oudolf e la sua High line di New York a Grey to Green, un tranquillo rifugio in un ambiente urbano a Sheffield, un'area asfaltata trasformata in uno spazio pubblico verde.</div><div><em> </em></div><div>Fabrizio Fronza apre il suo intervento con il dipinto di Tiziano “Concerto campestre” allegoria dei quattro elementi: acqua, fuoco, vento, terra e dopo che si è parlato di acqua, Fronza, guardia alle piante, ai loro bilanci energetici e ai loro flussi di energia. </div><div>Le piante si adattano agli ambienti ostili. Un esempio: finche c’è acqua per la pianta tutto funziona, quando manca gli stomi si chiudono e risparmiano acqua. Piante come il mais e la canna da zucchero, sono più evolute e dividono in due la fotosintesi, con anche stomi chiusi di giorno. Diverse sono le strategie di adattamento, in condizioni diverse ed estreme.</div><div>Un adattamento incredibile.</div><div>Le piante poi forniscono dei servizi ecosistemici incredibili rendendo le nostre città più vivibili, più sane e perché no, più belle.</div><div>Le piante migliorano il microclima, intercettano l’energia luminosa e l’energia infrarossa riflessa, ombreggiano il terreno, producono ossigeno e riducono gli effetti delle bolle di calore. </div><div>In antitesi ad un campo da golf, che ha costi pazzeschi in acqua e fertilizzanti, viene portato a contrasto Parc Henri Matisse a Lille di Gilles Clement, un’isola tra l’antica Lille e il quartiere nuovo realizzata con i materiali di scarto provenienti dagli scavi per la costruzione della nuova stazione TGV. Un giardino, concepito secondo il principio di giardino in movimento che diventa un luogo inaccessibile in cui la natura può esprimersi in maniera incontrollata. Occorre lasciare evolvere le aree, l’uomo deve intervenire poco proprio per avere il minimo dispendio di energia.</div><div> </div><div>I servizi ecosistemici offerti dalle piante uniti al risparmio dell’uso del suolo sono tematiche da tenere in gran conto quando si affronta la transizione verso forme di produzione di energia rinnovabile.</div><div>Spesso i nuovi impianti di produzione energetica minacciano la qualità del paesaggio che troppo spesso viene sottostimata come sottostimati sono gli impatti sul territorio. </div><div><br>Non dobbiamo dimenticarci l’art. 9 della Costituzione “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” completo di integrazione del 2022 “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.”<br><br></div><div>Così come dobbiamo tenere presente che nel 2030, per il fotovoltaico a terra, avremo quantità enormi di aree così dedicate in Italia. I dati forniti da ISPRA sul fotovoltaico parlano infatti di un importante aumento del consumo di suolo, stimato in oltre 50.000 ettari, circa 8 volte il consumo di suolo annuale.<br><br></div><div>C’è dunque un’apparente contraddizione tra quanto contenuto in uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione e i fatti e le scelte che si operano sul territorio.</div><div>Occorre trovare equilibrio e coerenza.</div><div>Il tema di tutela dell’uso del suolo e delle nuove forme di energia rinnovabile è importante ma va affrontato con serietà, ha concluso Fronza, anche in termini di politica del paesaggio, perseguendo obiettivi di salvaguardia e pianificazione con la finalità di tutelare gli interessi delle future generazioni. </div><div> </div><div> </div><div>Marco Magnano ci ha infine parlato di criteri ambientali minimi (CAM)<em> e </em>servizi ecosistemici<em> </em>e dell’innovazione che hanno portato al servizio del verde. </div><div>I CAM, il cui punto di partenza è stato il DM 63 del 10.3.2020, hanno cambiato l’approccio del verde pubblico passando dal concetto di manutenzione a quello di gestione.</div><div>Dopo il lockdown è cresciuto l’interesse per i giardini vicino a casa e per il verde pubblico cittadino.</div><div>La gestione del verde evolve e non basta la manutenzione come per gli edifici o un semaforo.</div><div>I Criteri Ambientali Minimi, così come revisionati nel 2020, obbligano le amministrazioni ad effettuare il censimento delle aree verdi e degli alberi, la predisposizione del regolamento e del piano del verde, introducendo un approccio che vede in primo piano il valore ecosistemico ed ambientale delle piante e del verde che arredano le aree urbane, con ricadute benefiche sui cittadini.</div><div>Il censimento è un passo importante, è innanzi tutto dinamico, in continua evoluzione. “Misurando” le piante urbane si riesce a calcolarne i benefici e rendicontarli anche ai cittadini.</div><div>I dati raccolti ci permettono di gestire, informare, progettare e controllare la sicurezza.</div><div>Calcolare il ritorno dei servizi ecosistemici è innovativo. Si comprende come la gestione non è solo costo ma è anche risorsa (ecco il cambio di paradigma) è investimento per la salute, per il benessere, per l’ambiente.</div><div>La valorizzazione dei servizi ecosistemici ci permette di passare dai costi alle risorse e far diventare una spesa digestione un investimento.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE_7                           Paesaggio e energie rinnovabili: la dimensione giuridica e della tutela  </title>
         <author>rosellasaibene2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271317</link>
         <description><![CDATA[<div>Settima lezione del XXXIII corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo: “<em>Paesaggio e energia: dalla storia alle sfide del presente”, </em>organizzato dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.</div><div>Patrizia Marzaro (Università di Padova, Dipartimento di Diritto Pubblico, Internazionale e Comunitario) il 23 marzo ci ha offerto uno sguardo significativo ed estremamente chiaro sulla complessità delle fonti energetiche rinnovabili in relazione alle norme di tutela.</div><div>La transizione energetica vive un rapporto ambivalente con le tutele ed inoltre le installazioni, spesso, sono causa di difficile accettazione sociale e dunque portano criticità.</div><div>Le  parole di Patrizia Marzaro sono state elemento di riflessione condivisa.</div><div> </div><div>Paesaggio e rinnovabili sono parole iper abusate, lo stesso dualismo è iper abusato e suona come conflittualità, come contrapposizione. Sono due realtà che oggi si scontrano spesso. </div><div> </div><div>Per entrare nella loro dimensione giuridica occorre partire dalla Costituzione, dai suoi principi fondamentali perché i giudici, ogni giorno li applicano. </div><div>L’art. 9, uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione, è il perno attorno al quale la politica sul paesaggio si è radicata.</div><div>Nel 2022 tale articolo ha avuto un’integrazione (il comma n.3) approvata ad ampia maggioranza. Questa modifica ha introdotto parole come biodiversità, ambiente, ecosistema, animali. E’ stata frutto del tempo, senza riflettere più di tanto sulle conseguenze giuridiche.</div><div> </div><div>Oggi la tutela del paesaggio, nei principi fondamentali della nostra Costituzione, è alla pari della tutela dell’ambiente.</div><div>E’ un passo in più, è un ulteriore riconoscimento della tutela dell’ambiente accanto alla tutela del paesaggio. </div><div>E’ una sorta di parità che finisce però per privare di forza quella del paesaggio.</div><div>Avere posto due realtà sullo stesso piano dà forza alla tutela dell’ambiente e indebolisce quella del paesaggio.</div><div>La ragione è anche tecnica: la tutela dell’ambiente viene fatta, si legge nell’art. 9 integrato, anche “nell’interesse delle future generazioni.”</div><div>E’ “causa solidaristica”, si dice in gergo tecnico, che rafforza i principi di tutela dell’ambiente.</div><div>Dal sistema costituzionale il principio del paesaggio esce dunque indebolito. La relazione tra i diversi principi è relazione non equilibrata.</div><div>Nel nostro ordinamento vige il “principio di massimo favore” per le fonti rinnovabili, principio che la Corte Costituzionale usa per bilanciare i diversi interessi tutelati dalla Costituzione.</div><div>Una sentenza del febbraio 2023 ci dice che “occorre ribadire la necessità di garantire la massima diffusione degli impianti delle energie rinnovabili nel comune intento di ridurre le emissioni di gas effetto serra e di contrastare il riscaldamento globale e gli effetti climatici”</div><div> </div><div>Facendo poi i conti con le norme europee e le Direttive Comunitarie si accelerano le procedure in nome della semplificazione e avviene la dequotazione dei poteri di tutela. </div><div>Se ne trae un quadro di estrema urgenza considerata l’emergenza climatica. C’è anche la presunzione di un interesse pubblico prevalente e quella della transizione energetica è interesse pubblico prevalente.</div><div>Ma quanto vengono pesati i diversi interessi coinvolti? </div><div>La UE negli ultimi documenti sottolinea l’urgenza e la temporaneità degli interventi anche se poi temporanei questi interventi non saranno. L’urgenza è giustificata da molti obiettivi ma sulla bilancia come si pesano i diversi interessi e principi?</div><div>La Corte Costituzionale dice che non esistono “diritti tiranni”, cioè non esiste un interesse che si impone su altri. Pensiamo al decreto ILVA,  quando inizialmente si vietò lo spegnimento degli impianti per garanzia di occupazione, la Corte Costituzionale dichiarò che non esistono diritti tiranni  ma devono esserci interessi tutelati in modo sistemico.</div><div> </div><div>Questa spinta forte della UE mette però in crisi le lettura del sistema, perché in realtà ci sono interessi che pesano più di altri.</div><div> </div><div>Semplificare le procedure vuol dire fare presto, assicurare risultati in tempi rapidi e questo non significa comunque assicurare attenzioni agli interessi più meritevoli di tutela. </div><div>Significa tagliare delle fasi del procedimento usando ad esempio il silenzio assenso. I tempi sono sempre più accorciati e le Amministrazioni pubbliche non riescono ad esprimersi nella complessità.</div><div>Il risultato non è assicurato pesando e valutando tutti gli interessi. </div><div><br> Il nostro sistema è in preda ad una semplificazione fortissima e sempre più attuata trascurando però l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni.</div><div>Sono gli interessi più deboli ad essere sacrificati in questo sistema.</div><div>C’è una sorta di ossessione della semplificazione, il legislatore dal 1990 emana norme intitolate alla semplificazione e sono scelte per soddisfare certi interessi.</div><div>Nella pubblica amministrazione poi il problema è endemico: le norme sono sempre più incomprensibili relazionate al sistema giuridico vigente. È una spinta continua che finisce con il creare incertezza sulle norme da applicare ed incertezza sul regime giuridico da applicare.</div><div>Sulla fonti rinnovabili c’è un labirinto di normative e l’incertezza favorisce gli errori e gli abusi. La spinta porta squilibrio e non ci sono misure che garantiscono la valutazione e la comparazione degli interessi in gioco.</div><div>Tutto questo non fa bene alle relazioni tra paesaggio e fonti rinnovabili. </div><div>Il paesaggio è un po’ come una riserva indiana e la spinta alla “semplificazione” è frutto di un messaggio comunicativo dilagante: “contrastare la burocrazia” che sacrifica però le cose buone che invece andrebbero salvaguardate.</div><div> </div><div>Anche il regime sulla localizzazione di questi impianti è complesso. </div><div>Le Regioni dovevano individuare, attraverso atti di pianificazione, linee guida per individuare le aree non idonee, avrebbero probabilmente tenuto conto del paesaggio, delle aree agricole, delle aree naturalistiche, e così ci sarebbe stata una rete di attenzione ampia. </div><div> </div><div>Le Regioni però non hanno individuato poiché i tempi per la pianificazione non c’erano e questo passaggio non poteva essere fatto attraverso una legge.</div><div>Nell’emergenza si è rovesciato il sistema: le Regioni con legge individuano le aree idonee poi, pianificando, individuano le aree non idonee.</div><div>Le aree non idonee poi non sono così non idonee da non permetterne la realizzazione. E’ probabilità di esito negativo del procedimento autorizzativo, così è stato letto dalla Corte Costituzionale. Non è divieto dunque ma segna il possibile esito negativo. </div><div>Per il principio di massimo favore per le energie rinnovabili ne è nata tutta una giurisprudenza. </div><div> </div><div>Le linee guida in ogni caso non sono mai state redatte e dunque, cosa si fa in attesa?</div><div>Vengono indicate le aree idonee secondo il principio dei brownfields (aree degradate, da bonificare, urbanizzate,dismesse). </div><div>C’è quindi un elenco che si chiude con una disposizione: sono aree idonee anche le aree non ricomprese nel Codice dei Beni Culturali Parte II e le aree non interessate da vincolo paesaggistico di cui all’art. 136 (dichiarazioni di interesse pubblico).</div><div>Poi vengono indicate delle fasce di rispetto (7 km per gli eolici, 1 km per il fotovoltaico) fasce che dal 2023 sono state ridotte (3 km per gli eolici, 500 metri  per il fotovoltaico) </div><div>Cosa è stato introdotto inoltre: è stato eliminato il parere vincolante della Soprintendenza per le aree contermini (è obbligatorio ma non vincolante)</div><div> </div><div>Oggi in sostanza ci sono:</div><div>-aree idonee generalizzate</div><div>-esclusione beni culturali e a vincolo paesaggistico art.136  D.Lgs 42/2004 e le relative fasce di rispetto</div><div> </div><div>Non ci sono quindi i beni Galasso riversati oggi nel Codice all’art. 142.</div><div>Questi beni possono essere idonei e ricordiamo, sono tutte le aree contermini ai laghi, ai fiumi, interne ai parchi e alle riserve nazionali o regionali e molte altre di alta sensibilità paesaggistica.</div><div>Certo le storture delle norme di tutela nel corso degli anni non hanno fatto bene ma il sistema è fortemente squilibrato, non è certo una relazione paritaria tra principi.</div><div> </div><div>Il futuro non è positivo, attendiamo le linee guida, sperando che escano con maggior tutele per le aree di cui all’art., 142b del Codice e le aree agricole.</div><div>Rimettiamoci al Giudice Amministrativo che è attento al principio di massimo favore ma è altrettanto attento anche all’art. 9 e al paesaggio. Alla fine, in sede di ricorso si bilanciano i pesi e gli  interessi e si possono tenere in equilibrio i diversi principi costituzionali.</div><div> </div><div> </div><div>Una  nota a margine di questa lezione è la “finestra” che è stata aperta all’inizio con la presentazione di un libro.</div><div>Simonetta Zanon, responsabile di progetti e ricerche sul paesaggio</div><div>presso la Fondazione Benetton Studi Ricerche di Treviso, ha presentato il volume “<em>Suolo come paesaggio. Nature, attraversamenti e immersioni, nuove topografie</em>” a cura di Luigi Latini e Simonetta Zanon, Fondazione Benetton Studi Ricerche - Grafiche Antiga, Treviso, 2022  </div><div> </div><div>La pubblicazione nasce dalle giornate internazionali di studi sul paesaggio, organizzate dalla Fondazione.</div><div>Il suolo è parola chiave ed è un tema che richiede uno sguardo diverso dal solito. Solitamente si guarda alla sua accezione agronomica o al suo consumo, ma non sono solo quegli sguardi.</div><div>Oggi ci si occupa molto di suolo anche per affrontare i cambiamenti climatici, ci sono però contenuti innovativi accanto ai temi ecologici. Affiora qualcosa riferito al paesaggio, all’arte, ai movimenti civici, e a molto altro.</div><div>Il libro raccoglie tutti gli sguardi sul suolo, anche quelli non specialistici ed è composto da tre sezioni: le mani nella terra, il suolo come progetto, suolo- territorio- società.<br>Per il suolo oggi si muovono molti  testimonial famosi: un post di Julia Roberts vale molto ma molto di più di grafici, dati e dossier.</div><div>Un altro attore, Edward Norton, è stato ed è importantissimo per la consapevolezza ecologica. A lui si deve ad esempio la riqualificazione della Hight Line di New York. Fu il suo intervento in prima persona a manifestare l’opportunità di conservarla e trasformarla.</div><div> </div><div>Il suolo, la cui giornata mondiale dal 2014 è il 5 dicembre è:</div><div>-ecosistema complesso</div><div>-contenitore di biodiversità</div><div>-fornitore di servizi ecosistemici-deposito di carbonio</div><div>Dalla zolla alla scala planetaria ci sono diversi sguardi.</div><div>Il libro parla del suolo come un vero e proprio paesaggio.</div><div>“Come”, perché il suolo ha valore in sé, è tessuto connettivo e vitale, è ecologia ma anche estetica e socialità.</div><div> </div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO ED ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE #1                                                           Le risorse energetiche nella storia del paesaggio</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271319</link>
         <description><![CDATA[<div>Anche quest’anno il Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova dalla fine del mese di Gennaio ha organizzato l’annuale Corso il cui tema quest’anno è “Il Paesaggio e l’Energia”, una serie d’incontri e di tavole rotonde per discutere e approfondire due temi quanto mai importanti e attuali.</div><div>Il primo incontro tenutosi il 26 Gennaio ha avuto come relatore il Professor Giuseppe Barbera, ordinario di Colture Arboree presso l’Università di Palermo e collaboratore della Fondazione Benetton Studi e Ricerche, che ha svolto una lezione dal titolo “Le Risorse Energetiche nella Storia del Paesaggio”.</div><div>Il Professore ha iniziato la propria lezione parlando di due beni che fin dal passato più remoto sempre stati, in modo più o meno marcato come irrinunciabili per l’umanità, ovvero la produzione dell’energia e il paesaggio, inteso come bene comune della società e di ogni essere umano.</div><div>Il Paesaggio inoltre deve essere considerato come un bene che racchiude al suo interno tutto un insieme di valori, di rapporti, d’interessi, di cultura tra uomo e natura.</div><div>Fin dall’antichità il paesaggio è stato trasformato per mano dell’uomo sia per la produzione di energie sia per la produzione di beni, e proprio partendo dallo sguardo rivolto al passato che dobbiamo oggi affrontare le nuove sfide energetiche; sfide necessarie anche alla luce dei cambiamenti climatici per una transizione energetica che possa far diminuire sempre più l’uso di combustibili fossili e di conseguenza ridurre le emissioni d’inquinanti in atmosfera.</div><div>Le nuove sfide tuttavia devono farci riflettere su come il paesaggio potrà cambiare ed essere cambiato dalle trasformazioni legate all’installazione d’impianti per la produzione de energia “green”, in altre parole come evitare di commettere errori fatti in passato con lo sfruttamento indiscriminato del suolo e lo stravolgimento del paesaggio.</div><div>Tuttavia, afferma Barbera, la de-carbonizzazione ormai iniziata è inevitabile e una cosa è certa: il paesaggio cambierà ed è già in trasformazione, quindi dobbiamo aprirci a una nuova visione del paesaggio, non più come lo conosciamo e come siamo abituati a vederlo, ma come qualcosa in divenire che si trasforma.</div><div>Il paesaggio è un bene di tutti, è la nostra storia, un bene tutelato anche dalla nostra Costituzione, mentre le energie rinnovabili sono il nostro futuro; tuttavia il rapporto paesaggio-energie rinnovabili, oggi e nel futuro prossimo, è inscindibile anche alla luce della crisi energetica che ci ha investito in quest’ultimo anno, di conseguenza l’allontanamento dai combustibili fossili riveste una strada non più evitabile grazie anche al continuo sviluppo di nuove tecnologie.</div><div>Anche per queste ragioni uno degli obiettivi che si è posto lo Stato italiano, è di arrivare nei prossimi decenni alla de-carbonizzazione attraverso fonti rinnovabili e nel frattempo riuscire a contenere sempre più le emissioni di CO2 in atmosfera, una delle principali cause dei cambiamenti climatici in atto e degli eventi meteo estremi che sempre più spesso ci colpiscono.</div><div>È indubbio però che il cambiamento possa spaventare, anche perché le fonti rinnovabili portano con sé un inevitabile cambiamento, poiché questi impianti sembrano avere un rapporto conflittuale con il paesaggio, tuttavia ha rilevato il Professor Barbera, il nostro pensiero non deve essere rivolto solo al futuro e ai cambiamenti inevitabili, ma dobbiamo volgere il nostro sguardo anche al passato e ai cambiamenti che ci hanno coinvolto e che abbiamo già vissuto.</div><div>Fin dai tempi più remoti il paesaggio ha iniziato a trasformarsi, ha iniziato il suo perenne cambiamento, con l’avvento dell’agricoltura mentre aumentavano le aree agricole diminuivano  quelle boschive; altro esempio è come nel 500 in Sicilia si coltivava la canna da zucchero per la produzione della sostanza zuccherina, e questo ebbe un enorme impatto sulla superficie boschiva che fu sfruttata come legna da ardere per la condensazione dello zucchero, fino alla completa devastazione delle foreste siciliane.</div><div>Giungendo a tempi più recenti l’uomo ha trasformato in maniera violenta il paesaggio per la produzione di energia, pensiamo alla costruzione dei poli petrolchimici di Gela o di Marghera per la produzione d’idrocarburi, che hanno trasformato vastissime zone, e ancora la costruzione d’immense dighe nelle valli alpine per la produzione di energia idroelettrica che hanno portato alla sottrazione d’immensi territori vallivi e alla distruzione in molti casi anche d’interi paesi come ad esempio è successo con la diga del Vajont, tralasciando la catastrofe che ha causato, da questo possiamo comprendere come il cambiamento del territorio non si è mai arrestato e che non dobbiamo e non possiamo considerare il paesaggio qualcosa d’immutabile e di statico, ma in continua trasformazione.</div><div>Oggi tuttavia il problema che si pone è come poter creare paesaggi energetici, di cui abbiamo bisogno, a basso impatto, ed è proprio in questa fase che si deve innestare un nuovo modo di pensare il territorio e il paesaggio, al fine di cambiare la nostra forma mentis.</div><div>Queste nuove sfide fanno anche sorgere nuove questioni da risolvere da parte dei Governi, per esempio in Italia è stata fissata una quantità di 85 GW da fonti rinnovabili entro il 2030, tuttavia la strada è ancora molto lunga e in salita vista la quantità di terreno necessario, ma soprattutto visto quello che è stato fatto fino ad oggi che ha prodotto una quantità più che irrisoria del target fissato.</div><div>Alla luce di questo, per non incorrere negli errori del passato, si dovrà e ci dovrà essere un particolare bisogno di attenzione durante la fase di progettazione e di programmazione per il rispetto delle esigenze paesaggistiche al fine di evitare la costruzione e la creazione d’impianti che trasformino irrimediabilmente il paesaggio senza la reale possibilità di essere utili alla transizione energetica, come fatto per esempio con gli impianti eolici in Sicilia.</div><div>Proprio per questo la programmazione e la pianificazione dovranno essere molto accurate e necessarie anche a fronte delle nuove tecnologie per la produzione di energia “green”, pensiamo per esempio agli impianti eolici offshore posti a 25/30 km dalla costa, ancorati al fondale marino, hanno un basso impatto sul paesaggio e sui fondali marini stessi, oppure le nuove soluzioni che si stanno facendo strada per il fotovoltaico dove invece di consumare tutto il terreno per l’istallazione dei pannelli, si stanno sperimentando soluzioni chiamate “impianti agrivoltaici”, con i pannelli distanziati tra di loro e montati a determinate altezze da terra in modo da poter sfruttare il terreno anche a fini agricoli, o ancora alle comunità energetiche.</div><div>Chiaro risulta che questi progetti hanno bisogno di un’accurata valutazione e progettazione, di studi di fattibilità precisi per essere realizzati in modo non troppo invasivo e non troppo impattante dal punto di vista paesaggistico.</div><div>Il Prof. Barbera ha terminato affermando che è indubbio che ci troviamo davanti a grandi sfide per i prossimi decenni e che i singoli stati non dovrebbero affrontare queste sfide da soli bensì a livello comunitario, ma va rilevato che per il futuro la soluzione non potrà essere la completa elettrificazione con fonti rinnovabili. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>PAESAGGIO ED ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE #2                                                 Le fonti energetiche rinnovabili e il loro sviluppo in equilibrio con i temi ambientali</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271323</link>
         <description><![CDATA[<div>Alla tavola rotonda, del secondo incontro del Corso Annuale del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova, che si è tenuto lo scorso 9 febbraio, hanno partecipato: il Dott. Lorenzo Battisti Professor Associato di Macchine a Fluido presso l’Università di Trento, il Dott. Giustino Mezzalira della Direzione di Innovazione e Sperimentazione di Veneto Agricoltura, il Dott. Tommaso Morbiato fondatore A.D. e responsabile del settore ricerca e sviluppo di Windcity società che si occupa di energia eolica urbana, e il Prof. Gianni Silvestrini che è stato ricercatore presso il CNR e attualmente Responsabile del Master “Reinventare l’Energia” al Politecnico di Milano.</div><div>Le varie relazioni hanno preso inizio dalla considerazione unanime della necessità di trasformazione dei nostri modi di pensare e di affrontare il problema energetico, al fine che questo “New Deal” energetico che stiamo affrontando sia il più possibile sempre meno impattante sull’ambiente e sul paesaggio rispetto a quanto fatto in passato.</div><div>Il rispetto del paesaggio e la produzione di energia “Green” sono due interessi pubblici che non devono porsi in contraddizione tra loro, oggi come per il prossimo futuro, al fine di far raggiungere al nostro paese un’autonomia energetica sempre maggiore, sia dai combustibili fossili sia dai mercati esteri di approvvigionamento comunitari e non.</div><div>Per questa New Deal energetica c’è quanto mai la necessità e il bisogno di una stretta comunicazione e collaborazione tra tutti gli attori in gioco, in altre parole tra le comunità gli enti e i vari apparati della P.A. impegnati nella pianificazione dei nuovi interventi, al fine di assicurare il massimo rispetto verso i temi ambientali e paesaggistici.</div><div>Si è passati quindi agli interventi dei vari relatori che hanno illustrato nuove tecnologie a basso impatto ambientale per la produzione di energia “green”.</div><div>Il Prof. Battistini ha illustrato nuovi impianti idroelettrici pressoché a bassissimo impatto ambientale, definiti a bassissimo salto d’acqua, non come quelli che conosciamo e a cui siamo soliti pensare.</div><div>Questi impianti già in fase di avanzata sperimentazione in Trentino, usano turbine idrocinetiche che potrebbero essere poste sia in mare sfruttando le correnti marine, sia confinate in canali con salti d’acqua pari o vicini allo zero, e nell’uso terrestre (canali) sarebbero in grado di generare da alcune decine a qualche centinaio di kW.</div><div>Il loro funzionamento è simile a quello delle turbine eoliche, ma a parità di megawatt prodotti, la loro dimensione sarebbe di grandezza pari a ¼ del rotore eolico vista la densità dell’acqua rispetto l’aria, tuttavia il lato negativo sarebbe la frequente manutenzione dovuta alla formazione di alghe.</div><div>Nell’uso terrestre il Professore distingue due tipologie di scenari, uno impraticabile quello dell’istallazione nei fiumi a causa dei flussi non regolati e del trasporto solido che potrebbe danneggiare gli impianti; l’altro scenario invece sarebbe quello dell’istallazione in canali artificiali a flusso regolamentato preesistenti e che quindi hanno già superato l’impatto ambientale.</div><div>È proprio questa seconda tipologia che istallata in Trentino, è in via di studio e perfezionamento, a bassissimo impatto paesaggistico, costituito da una struttura con rotori ad asse verticale montati su un traliccio posto qualche metro sopra il livello del canale.</div><div>La parola è poi passata al Dott. Mezzalira che ha illustrato le potenzialità dello sfruttamento per uso energetico del legno, una fonte di energia antichissima ma ancora molto usata per la produzione di calore. Mezzalira ha rilevato che per la sua diffusione in Italia quasi il 17% delle famiglie lo usa come fonte di riscaldamento è pratico poiché presente ovunque, e oltre all’uso di pellet e cippati commerciali nel nostro paese si usa in autoconsumo nelle campagne (ramaglie, alberi).</div><div>È anche usato da qualche decina di migliaia di persone per il teleriscaldamento in particolari zone del Trentino Alto Adige e nella Provincia di Sondrio, economicamente è piuttosto vantaggioso perché 1 Megawatt/h termico prodotto con il legno costa circa 1/3 del gas naturale.</div><div>Su questa fonte energivora il Dott. Mezzalira ha posto l’attenzione su alcune considerazioni e idee frutto di luoghi comuni che non rispondono alla realtà:</div><div>- per l’uso del legno non si tratterebbe di andare a deforestare l’Amazzonia, perché basterebbe lo sfruttamento delle foreste europee, in quanto ogni anno più di 500.000 ettari di bosco sono lasciati marcire e non sono sfruttati e utilizzati;</div><div>- la seconda considerazione è di natura puramente biologica, lasciando invecchiare gli alberi non si fa un’azione benefica per il bosco che ha bisogno di ringiovanirsi e rigenerarsi;</div><div>- ultima considerazione è l’uso del legno del fuori bosco per ripristinare il paesaggio, come avveniva negli anni ’50, ovvero quello che è il paesaggio agriforestale, che viene maggiormente sfruttato dalle comunità energetiche.</div><div>Il terzo relatore a prendere la parola è stato quindi il Dott. Morbiato che ha illustrato lo sfruttamento del vento attraverso gli impianti a turbina eolica, partendo nell’evidenziare quelle che ha chiamato le “Due Anime”del vento, in altre parole una presente in quota con venti regolari e costanti e l’altra presente a livello del suolo più turbolenta e rafficata.</div><div>L’installazione d’impianti eolici, come siamo soliti concepirli, nelle vicinanze delle città sarebbero un investimento se non in perdita, poco redditizio per la variabilità del vento.</div><div>Per quanto riguarda invece il vento in quota ci sono delle problematiche che fino a poco tempo fa non erano considerate, ovvero le turbolenze create dal flusso d’aria dalle pale delle turbine più avanzate rispetto a quelle retrostanti, turbolenze che andrebbero a rendere inefficienti le turbine in secondo o terzo piano, quest’aspetto ha portato alla costruzione di windfarm a bassissimo rendimento poiché le turbine poste in secondo o terzo piano rimarrebbero quasi ferme.</div><div>L’avanzamento degli studi di questi fenomeni e il progredire delle tecnologie hanno portato a ripensare quelle che possono essere i nuovi orizzonti delle turbine eoliche, ovvero impianti ad asse verticale piuttosto che a pale orizzontali che riescono a sfruttare anche l’aria perturbata e rafficata.</div><div>Tuttavia anche il Dott. Morbiato ha affermato che affidarsi ad una sola fonte rinnovabile sarebbe improponibile oltre che problematico dal punto di vista paesaggistico ed ecologico, di conseguenza si rende necessario integrare in un corretto mix le varie fonti disponibili.</div><div>A concludere gli interventi è stato Prof. Silvestrini che ha affrontato in maniera più ampia quello che è il dibattito attuale sulle fonti rinnovabili di energia.</div><div>Nel suo intervento ha posto alcune questioni anche in modo critico, infatti, il Professore si domandava come mai solamente negli ultimi anni sia emerso in modo così impellente l’interesse verso le energie rinnovabili, per il cambiamento climatico forse? È chiaro che tutte le questioni andrebbero valutate a tempo debito non nel momento in cui si arriva a punti critici come possono essere i cambiamenti climatici attuali, cambiamenti che si sono accentuati negli ultimi anni ma che hanno avuto effetti sempre maggiori negli ultimi 20/30 anni, ma che sono entrati nell’agenda politica in modo imperante solamente nell’ultimo decennio e che prima rivestivano una questione marginale.</div><div>La questione che pone il Professore è che i vari paesi si siano messi a correre in modo importante solamente perché finalmente ci si è reso conto che la questione climatica sta diventando un problema.</div><div>Il Professor Silvestrini ha rilevato che grazie alle fonti rinnovabili il nostro paese potrebbe risparmiare circa undici miliardi d’importazione di gas naturale, ha poi affermato che eolico e fotovoltaico sono molto più sfruttabili rispetto l’idroelettrico, ma come già affermato dal Dott. Morbiato solo un attento connubio, tra le varie fonti rappresenta la strada da percorrere.</div><div>Insomma ci troviamo davanti ad una svolta epocale, il progressivo passaggio dalla dipendenza dal carbone e dal petrolio alle fonti rinnovabili. Tuttavia si sottolinea che sarebbe un enorme errore considerare le fonti rinnovabili infinitamente disponibili, infatti, raddoppiare in questo campo significherebbe sovrastimare la situazione e il potenziale teorico di queste energie, perché nel nostro paese forse solamente l’1% del territorio potrebbe essere realmente sfruttato per la produzione di energia “green” entro il 2050.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO ED ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE #3                                             L’evoluzione storica del paesaggio agrario come prodotto della capacita’ di usare le energie disponibili.  I casi di Olanda e Veneto.</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271326</link>
         <description><![CDATA[<div>Franco Panzini e Francesco Vallerani il 16 Febbraio durante il 3° incontro del Corso organizzato dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova hanno illustrato due casi in cui gli uomini usando le energie a loro disponibili sono riusciti a trasformare il Territorio e il Paesaggio per poterlo sfruttare.</div><div>Franco Panzini  Architetto e Storico del Paesaggio docente del Master in “Architettura del Paesaggio e del Giardino” allo IAUV di Venezia ha illustrato la storia dei Paesi Bassi, mentre Francesco Vallerani Geografo e responsabile della cattedra Unesco” Water Heritage and Sustainable Development” all’Università Cà Foscari di Venezia si è dedicato al caso del Veneto.</div><div>Il Professor Panzini ha iniziato la sua relazione soffermandosi su come sia stato possibile grazie all’energia naturale a disposizione creare, nel corso dei secoli, nuovi territori come quelli nei Paesi Bassi.</div><div>I Paesi Bassi sono un territorio molto vasto situati in un ampissimo delta formato dai fiumi Schelda Mosa e Reno, quest’area è da sempre considerata fragilissima poiché sferzata da venti fortissimi provenienti dal Mare del Nord oltre ad essere interessata da flussi di marea di notevoli dimensioni, questi due aspetti sono fondamentali se consideriamo che circa la metà del territorio olandese si trova ad un’altezza media di un metro sopra il livello del mare e circa il 27-28% del paese, ove risiede il 20% della popolazione, si trova al disotto del livello del mare.</div><div>Molte di queste terre hanno visto la luce a partire dal 16° secolo, perché in quel periodo l’uomo inizia la sua opera di conquista dei nuovi territori al mare, attraverso la costruzione di rudimentali opere per separare il mare dalle acque interne.</div><div>Verso la fine del 1500, e per i seguenti due secoli, iniziano quelli che il Prof. Panzini riconosce come “i secoli d’oro” dell’Olanda, attraverso la costruzione di sempre più imponenti opere, come le dighe, per delimitare le zone marine e lagunari che poco alla volta saranno prosciugate dall’acqua per creare nuovi territori coltivabili.</div><div>I territori strappati al mare prendono il nome di “Polder” e sono stati bonificati dopo la creazione di dighe che impedivano all’acqua marina di entrare, prosciugandone poi quella presente, è proprio che in questa fase di svuotamento dei bacini creatisi, che l’uomo ha saputo sfruttare le energie naturali che aveva a disposizione.</div><div>La principale energia che fu usata fu quella del vento, infatti, come ancora si vede in quei territori, la costruzione tipica è il mulino a vento, che grazie all’energia eolica raccolta dalle pale venivano mossi degli ingranaggi che azionavano una “Vite di Archimede” (vite senza fine inclinata) con cui veniva portata verso l’alto l’acqua prelevata dai Polder e gettata in mare, e mettendo in serie più mulini a vento si riuscivano a far superare all’acqua dislivelli notevolmente elevati per prosciugare e mantenere asciutti anche i terreni più bassi.</div><div>Negli anni queste macchine sono state migliorate dall’introduzione d’innovazioni tecniche come la testa rotante, un meccanismo che faceva ruotare la parte superiore del mulino, dove erano presenti le pale, nella direzione del vento per sfruttare al meglio la forza del vento anche quando cambiava direzione. Con la volontà di creare sempre nuovi territori si pensò di bonificare zone sempre più vaste, ma i mulini a vento non bastavano più, e sarà solamente con l’avvento delle macchine a vapore (idrovore a vapore) che riprese la creazione di nuove terre e il mantenimento di quelle già in uso. Oggi le idrovore a vapore ma soprattutto i mulini a vento hanno un ruolo prettamente caratteristico del paesaggio.</div><div>La terra prosciugata dall’acqua del mare non era subito pronta, ma veniva coltivata a colza per le proprietà desalinizzanti della pianta, e per questo che per creare i polder e preparare i terreni ci vollero molti decenni.</div><div>Il Professor Panzini ha terminato il suo intervento con la considerazione che in Olanda il cambiamento del paesaggio è stato influenzato dal cambiamento delle varie tipologie di energia disponibili, iniziando dal vento per poi passare al carbone per far funzionare le macchine a vapore che hanno dato una marcata accelerazione all’opera di trasformazione, fino ad arrivare ai giorni nostri con la costruzione d’immense fattorie serricole nella quale sui tetti sono montati pannelli fotovoltaici che grazie all’immagazzinamento dell’energia solare forniscono l’elettricità agli impianti d’illuminazione artificiale per la produzione intensiva di vegetali.</div><div>Nella seconda parte il Prof. Vallerani ha illustrato come anche il Veneto fin dall’antichità sia riuscito a sfruttare le energie “green”, presenti nel territorio con risultati più che soddisfacenti.</div><div>Le popolazioni Venete per la produzione di energia hanno sempre usato in primis la forza dell’acqua, avendo a disposizione un’importante e molto sviluppata rete idrografica fluviale e canalare.</div><div>A differenza dell’Olanda che pur essendo ricca di canali è pianeggiante, in Veneto è presente la pendenza data dalla presenza delle Alpi, che fornisce la forza all’acqua e conseguentemente la possibilità di essere sfruttata come fonte energetica per far muovere diverse tipologie di macchine idrauliche. </div><div>Nelle zone montane e pedemontane i notevoli dislivelli dei corsi d’acqua hanno fornito l’energia usata per il movimento delle macchine delle segherie (segherie ad acqua), mentre fuori dalle valli montane  e nelle loro vicinanze sono sorti una moltitudine di mulini.</div><div>Tuttavia con l’allontanamento progressivo dalle alpi la pendenza dei fiumi diminuisce non rendendo più molto redditizia la costruzione dei mulini, che avrebbero risentito sia della ridotta velocità ed energia dell’acqua, ma ancor più delle periodiche ondate di piena del fiume che non avrebbe consentito una sicura edificazione  vicino al fiume. Nei secoli, tuttavia, questo sfavorevole fattore fu superato con la costruzione di mulini in corsi secondari regolamentati, sia con mulini galleggianti su barche posti direttamente nel fiume ancorati alla sponda.</div><div>Oltre all’energia ricavata dall’acqua un’altra risorsa che in Veneto non è mai mancata e che è da sempre stata sfruttata, è il legname. In Veneto il legno è da sempre stato usato sia come fonte di energia sia come materiale da costruzione, ci ricorda il Professor Vallerani che il legname del Cansiglio era sfruttato dalla Repubblica Serenissima di Venezia per la fabbricazione delle galere e di altre tipologie d’imbarcazioni. </div><div>Dalle zone montane Venete, dove era maggiormente presente, il legname era trasportato grazie al principio della fluitazione, verso e attraverso la pianura sfruttando quell’intricata rete di canali e di rogge che si dipartivano dai principali corsi d’acqua, in questo ci ricorda il Professor Vallerani, famoso era il lavoro dello “zatteriere” che trasportava in pianura il legname dalle montagne sfruttando la corrente dei fiumi.</div><div>Oltre a quest’uso nel passato era molto importante anche il legname degli alberi e delle siepi e ramaglie che cresceva ai limiti dei campi coltivati e che ne delimitava il perimetro, infatti, questo legname era sfruttato per uso energetico familiare (riscaldamento e cottura) e per la produzione di carbone o per l’uso nelle fucine.</div><div>La forza del vento in Veneto non fu mai usata perché non presente a sufficienza, tuttavia nel passato, in alcuni periodi dell’anno il vento caldo di scirocco era sfruttato dai barcaioli per risalire controcorrente i corsi d’acqua.</div><div>Il Professor Vallerani ha concluso il suo intervento con la considerazione cheanche se il Veneto è sempre stato un territorio povero di risorse, anche se ricco di cadute d’acqua, l’utilizzo più o meno disponibile di determinate risorse nelle varie zone, ha portato a uno sviluppo diversificato del paesaggio nelle diverse aree della Regione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>GEONIGHT 2023 Podcasting Landscape. 800 Unipd, Tracciati e altre storie di paesaggi in ascolto</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271329</link>
         <description><![CDATA[<div>Il giorno 14 aprile 2023, in occasione della Notte Internazionale della Geografia, si è svolto, presso il Salone degli Specchi del Museo di Geografia dell’Università di Padova, l’incontro Podcasting Landscape. 800 Unipd, Tracciati e altre storie di paesaggi in ascolto. <br><br></div><div>Pietro Osti, esperto in comunicazione dell'Ufficio Comunicazione dell'Università di Padova e curatore del podcast 800 Unipd, Giada Peterle, ricercatrice e docente del corso di Comunicazione Creativa e Landscape Storytelling nell'ambito del quale è stato realizzato il podcast TRACCIATI, e Rachele Salmaso, studentessa del corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio hanno conversato riguardo i Podcast cercando di definire le caratteristiche di questo strumento dalle notevoli potenzialità.<br><br></div><div>Il Podcast 800 realizzato da Pietro Osti per celebrare gli Ottocento anni dell’Università di Padova ripercorrendo a piedi il percorso fatto dagli studenti fondatori dell’Ateneo Patavino che da Bologna si sono trasferiti a Padova alla ricerca di maggiore libertà, è costituito da 8 episodi in cui 8 studenti di oggi parlano di altrettante tematiche: libertà, violenza, viaggi, sesso, gioco, cibo, musica e fede. I dialoghi tra Osti e gli studenti durante i 161 chilometri che separano Padova da Bologna, sono arricchiti da racconti sulle vite degli studenti del passato.<br><br></div><div>TRACCIATI nelle sue undici puntate indica azioni, obiettivi e sguardi da rivolgere ai paesaggi che ci circondano attraverso le voci di undici studentǝ del corso di laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio, legati da un filo conduttore la Convezione Europea del Paesaggio che nel 2020 ha festeggiato il suo ventennale.<br><br></div><div>Durante l’incontro è emerso che negli ultimi tempi, il concetto di Podcast si è evoluto, in passato infatti era legato essenzialmente alle registrazioni delle puntate di trasmissioni radiofoniche riguardanti determinati argomenti, oggi invece è un racconto con un tema, un certo stile, e contiene anche qualche elemento a sorpresa. A questo proposito è stato molto interessante poter ascoltare dalle voci di chi ha realizzato i Podcast 800 e TRACCIATI, come è stato affrontare questo progetto, le difficoltà incontrate, ma anche il momento in cui ci si è sentiti appagati del lavoro svolto perché questo emerge anche durante l’ascolto.<br><br></div><div>Esistono podcast su tantissimi argomenti legati alle preferenze personali di ognuno, come ad esempio il podcast che sto attualmente seguendo BAMBU’ di Far East Festival e Chora media che racconta gli ultimi 25 anni dell’Asia una regione alle prese con tradizione e modernità, diritti e sviluppo; oppure quelli consigliati durante l’incontro: TINTORIA, podcast coprodotto da The Comedy Club; GREENPIZZA, il primo podcast di Greenpeace Italia e SETTE GIORNI PER PAESAGGI di EN Laboratorio Collettivo.<br><br></div><div>Per approfondire:<br><br></div><div><a href="https://800anniunipd.it/podcast800/">Ottocento, il podc ast – 800 anni unipd<br></a><br></div><div><a href="https://podcasters.spotify.com/pod/show/tracciati">Tracciati. Storie di paesaggi in ascolto • Un podcast su Spotify for Podcasters<br></a><br></div><div><a href="https://choramedia.com/podcast/bambu/">Ascolta "Bambù", gli ultimi 25 anni dell'Asia | Podcast Chora Media<br></a><br></div><div><a href="https://podtail.com/it/podcast/tintoria/">Tintoria Podcast – Podtail<br></a><br></div><div><a href="https://www.greenpeace.org/italy/storia/15604/arriva-greenpizza-il-primo-podcast-di-greenpeace-italia/">Arriva Greenpizza, il primo podcast di Greenpeace Italia! - Greenpeace Italia<br></a><br></div><div><a href="https://podcasts.apple.com/us/podcast/sette-giorni-per-paesaggi/id1545566610">Sette giorni per Paesaggi on Apple Podcasts<br></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente_8          Energie rinnovabili e paesaggio agrario: un connubio promettente e problematico </title>
         <author>rosellasaibene2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271332</link>
         <description><![CDATA[<div>L’aumento dell’uso di energie rinnovabili sui nostri territori richiede rispetto dei valori del paesaggio agrario, tutela dei luoghi e partecipazione degli abitanti.</div><div>La lezione del 4 maggio scorso del XXXIII corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo: “<em>Paesaggio e energia: dalla storia alle sfide del presente”, </em>organizzato dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova, ha visto il<strong> </strong>Professor De Vecchi dell’Università di Torino-Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari approfondire, con chiara disamina, i numerosi aspetti legati a queste tematiche.</div><div> </div><div>Il mondo delle rinnovabili e il paesaggio ci apre a diverse parole chiave: connubio, sfida, problema, opportunità.</div><div>Occorre partire dalla consapevolezza che il paesaggio agrario e’ una realta’ produttiva gestita da aziende. Anche la Convenzione Europea per il Paesaggio lo dice: <em>“Il paesaggio costituisce risorsa favorevole dell’attività economica, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato” </em></div><div>E’ quel “se” che va attenzionato. I paesaggi agrari sono in continua evoluzione, non è dunque possibile legarci ad un paesaggio per sempre, quindi quel “se” è fondamentale.</div><div>Emilio Sereni ce lo ha insegnato molti anni prima: “il paesaggio agrario è quella forma che l’uomo, nel corso e ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio”</div><div> </div><div>Devecchi ci ha presentato tre tra i più conosciuti paesaggi agrari in evoluzione: le risaie, i vigneti e i frutteti.</div><div>Paesaggi agrari in evoluzione dove l’acqua svolge un ruolo importante. L’acqua ha contribuito nei secoli a trasformare il paesaggio: sia per la colture sia per la richiesta di energia.</div><div>Pensiamo all’acqua e al mulino che poi scorre e passa ad altri mulini e ad altri territori.</div><div>Il mulino è elemento ricorrente nel paesaggio agrario. E’ luogo identitario per eccellenza delle tradizioni si so, è luogo dove si sono depositati i saperi.</div><div>L’acqua che scorre mette in moto la ruota e acquista significato di utilità e preziosità. Pensiamo ai mulini a vento olandesi o del nord Europa.</div><div>Sono forme di sfruttamento eolico di cui non si è potuti fare a meno e che oggi sono diventati iconici.</div><div> </div><div>Tutte queste evoluzioni e cambiamenti però devono avere un’unica prospettiva: la sostenibilita’ degli interventi. Occorre essere guidati da un principio di sobrietà, da quello sviluppo sostenibile che è da considerare  in termini ambientali ma anche economici e sociali. </div><div>Il professor Devecchi ci ricorda a tal proposito l’Agenda 2030 e i suoi 17 goals.</div><div>All’interno poi dei processi innescati dal cambiamento climatico siamo di fronte ad altre evoluzioni dei nostri paesaggi.</div><div>I campi fotovoltaici ad esempio sono nuovi scenari e nuovi impatti sul paesaggio agrario. Ci sono aspetti virtuosi e compromessi a cui attenersi però in tutto questo.</div><div>Quali impatti positivi? Quali impatti negativi?</div><div>Il patto climatico europeo ci sottolinea Devecchi è la base per un percorso strategico.</div><div>Il 9 dicembre 2020 scorso la Commissione Europea ha varato il Patto europeo per il clima, un’iniziativa che vuole invitare persone, comunità e organizzazioni a partecipare all’azione per il clima e a costruire un’Europa più verde. Il <em>“Patto per il clima”</em> è parte integrante del Green Deal. Il movimento coadiuva l’UE nel raggiungere il suo obiettivo di diventare il primo continente climaticamente neutro al mondo entro il 2050. Non solo, il 25 ottobre scorso è stato sottoscritto un interessante documento “paesaggi rinnovabili” da F.A.I., Legambiente e WWF che hanno avanzato 12 proposte per mettere insieme lo sviluppo dell’infrastruttura per le energie rinnovabili e la tutela del paesaggio italiano. Sono 12 proposte per una giusta transizione.</div><div> </div><div>Ma che cos’è un impianto fotovoltaico?</div><div>E’ un impianto posizionato su un terreno che viene utilizzato allo stesso tempo per attività agricole o per allevamento. Non solo condivisione di spazi ma di una soluzione integrata o in grado di generare benefici per entrambi i settori.</div><div> </div><div>E’ possibile?</div><div>E’ ragionevole?</div><div> </div><div>Uno studio dell’ENEA lo definisce “un connubio tra tecnologia solare fotovoltaica e agricoltura” dove l’agrivoltaico “è un sistema di produzione agricola e fotovoltaico realizzato sullo stesso terreno. Nel sistema agrivoltaico i pannelli fotovolatici sono montati ad altezze sufficienti per consentire pratiche di coltivazione sul terreno sottostante”</div><div>C’è compresenza dei due processi, poiché l’obiettivo è preservare il terreno all’uso agricolo con ausilio di coltivazioni idonee all’ombreggiamento.</div><div> </div><div>Ma quali i paesaggi legati all’energia?</div><div> </div><div>-Le oleginose e la colza, legate alla biomassa e ai biocarburanti. </div><div>-I girasoli sono coltivazioni energetiche.</div><div>Sono prospettive interessanti che devono però tenere anche conto della preoccupazione della FAO perché tali coltivazioni tolgono terreno fertile ai cereali e ad altre derrate alimentari e chiede di rivedere i sussidi che arrivano invece alle coltivazioni energetiche.</div><div>Curiosa è poi la promozione turistica di queste colture per il loro aspetto estetico ed instagrammabile.</div><div>-le specie legnose per le biomasse come la robinia pseudoacacia per la sua rusticità ed adattabilità. E’ in continua crescita la sperimentazione per biomassa ed è sempre più richiesta per biogas.</div><div>-cereali e mais quali insilati impiegati nei biogas. Sono un paesaggio più monotono e hanno il problema della disponibilità idrica.</div><div>Il sorgo e il miglio, meno idroesigenti sarebbero in alternativa una grande opportunità.</div><div>-gli allevamenti e il biogas, la fonte alternativa più utilizzata per l’energia rinnovabile. E’ frutto di fermentazione in assenza di ossigena e a temperatura controllata della deiezione animale. I vantaggi: energia pulita, genera energia elettrica e calore, garantisce autonomia energetica, valorizza gli scarti e i sottoprodotti.</div><div> </div><div>Alla fine di questa carrellata il professor Devecchi ci ha invitato a riflettere quanto le rinnovabili per le aziende siano interessanti possibilità di integrazione del reddito e opportunità per intraprendere percorsi virtuosi di valorizzazione delle biomasse ai fini della sostenibilità ambientale. Si tratta però di comprendere e valutare l’impatto sul paesaggio, specie nei contesti territoriali con forti elementi di valore storico-identitario.</div><div>E’ indubbio che il paesaggio è a rischio. Occorrerebbe dare indicazione delle aree non idonee per ’installazione del fotovoltaico a terra e dove porre attenzione alla loro realizzazione.</div><div>Devecchi illustra l’esempio piemontese con la DGR 14.12.2010 n. 3-1183 dove è stato detto no al votovoltaico a terra nei i siti tutelati e candidati UNESCO, su alcuni Beni culturali e  Beni paesaggistici specifici, sulle vette e crinali. Nelle aree protette-Natura 2000, anelle ree agrarie di 1° 2° classe di capacità di uso del suolo. Delibera che invece ha ritenuto possibile ma attenzionate tutte le aree di rilevanza paesaggistica previo uno studio di impatto e mitigazione. Sono aree molto estese e si può non escludere tali impianti specie in aree degradate o compromesse</div><div>Sono state illustrate anche le sperimentazioni e le ricerche che si stanno svolgendo attorno alle serre, che hanno ruoli fotovoltaici.</div><div>E’ possibile rendere sostenibile le serre fotovolatiche? </div><div>La rottamazione delle serre riceve incentivi per la loro dematerializzazione oppure occorre vengono conciliati nuovi utilizzi con il posizionamento di fotovoltaico su di esse.</div><div>Le serre poi continuerebbero a permettere di coltivare qualcosa dal loro interno. </div><div> </div><div>E la cittadinanza? Quali forme partecipative stanno nascendo?</div><div>La tutela del paesaggio rispetto a trasformazioni improprie e deturpanti rappresenta un’esigenza sempre più avvertita dalla popolazione.</div><div>Il Codice dei Beni Cultuali e del Paesaggio prevede ha per i territori caratterizzati da valenze paesaggistiche di particolare pregio ed interesse, anche di tipo storico-culturale ed ambientale, la possibilità di forme avanzate di tutela attraverso apposite procedure di “Dichiarazione di notevole interesse. E’ così che alcuni Comuni dell’Astigiano hanno avviato tali richieste, alcuni con l’unanimità del Consiglio Comunale.</div><div>Ecco la percezione e l’azione della cittadinanza auspicata dalla Convenzione Europea per il Paesaggio.</div><div> </div><div>Ci sono poi le Comunità energetiche e le comunità patrimoniali, due aspetti di partecipazione che si possono mettere insieme. Ci sono sperimentazioni in atto. La Convenzione FARO ci guida in tutto questo. Le comunità patrimoniali è un insieme di persone che attribuiscono valore a tratti particolari e identificativi del patrimonio culturale che si ritengono rilevanti e si impegnano, nel quadro di un’azione pubblica, a sostenere e trasmettere i contenuti e le espressioni patrimoniali alle generazioni future.</div><div>Danno un contributo anche in prospettiva delle comunità energetiche.</div><div> </div><div>Ne emerge da quanto illustrato in questa lezione che le fonti energetiche rinnovabili sono una grande opportunità trovando però collocazioni idonee. Emerge la necessità di regole e di condivisione delle regole di tutela e linee guida ben sapendo che ad oggi il più alto elemento di tutela è solo il vincolo.</div><div>Sono prospettive inesorabili per gestire al meglio le fonti rinnovabili e la tutela del patrimonio e per una gestione accorta del paesaggio</div><div>L’incontro si è concluso con una citazione di Andrea Zanzotto:<br> <em>“Salvare il paesaggio della propria terra è salvare la sua anima e quella di chi l’abita” </em>questo è il presupposto di qualsiasi trasformazione del territorio<em>.</em></div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO ED ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE #4          Relazioni e interconnessioni tra giardini storici e contesti paesaggistici nell’impiego delle risorse energetiche del territorio.</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271334</link>
         <description><![CDATA[<div>Per il 4° incontro del XXXIII Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico e sul Paesaggio Contemporaneo si è svolta il 23 febbraio scorso una tavola rotonda in cui i relatori hanno parlato della relazione e dell’interconnessione tra i giardini storici e i contesti paesaggistici in cui sono inseriti, nell’ottica dell’impiego delle risorse che il territorio mette a disposizione.</div><div>Nel parlare di “Paesaggio ed Energia: dalla storia alle sfide del presente”, tema del corso di quest’anno, un aspetto importante da non dimenticare sono i giardini storici, e come questi si integrano nel paesaggio del territorio in cui sono stati realizzati, e quali sono le loro relazioni con lo sfruttamento delle risorse energetiche naturali del territorio circostante.</div><div>Alla tavola rotonda sono intervenute Monica Luengo dell’Universidad Nacional de Andalucìa e membro onorario ICOMOS-IFLA (International Scientific Commitee on Cultural Landscape), Monica Maffei Architetto del Patrimonio e Direttore della Reggia di Caserta, Martina Massaro Storica dell’Architettura e della Città e Ricercatrice dell’Università di Padova, Alberta Campitelli Storica dell’Arte e dei Giardini, Vice Presidente dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia, che ha avuto il compito di introdurre e moderare l’incontro.</div><div>Quando parliamo di paesaggio, non possiamo non parlare dei giardini, usati fin dall’epoca romana per ornare le case, o ancor meglio dei giardini storici e dell’ambiente da cui sono circondati e in cui sono inseriti da sempre, e come per il loro mantenimento siano sempre state usate risorse naturali come l’acqua, spostata nel corso dei secoli con l’uso di diverse tipologie di energia.</div><div>L’acqua, benché sia un bene essenziale per i giardini, nei giorni nostri deve più che mai preservata da ogni spreco. In questa direzione la coordinatrice della tavola rotonda, Dottoressa Campitelli, ha illustrato tre progetti che hanno partecipato ai bandi per il finanziamento con fondi del PNRR, dove i lavori serviranno per il ripristino del controllo dell’acqua come preservazione e risparmio delle energie, senza tuttavia modificare troppo il paesaggio per preservarne sia le caratteristiche storiche sia le risorse.</div><div>I tre interventi riguardano:</div><div>-       Villa Barbarigo Ardemanni a Valsanzibio nel Parco dei Colli Euganei, in cui gli interventi saranno mirati al ripristino della falda, alla pulizia dei fossati per l’approvvigionamento dell’acqua, al restauro della rete idrica per il ricircolo dell’acqua con la costruzione di nuove vasche di stoccaggio per non essere sempre dipendenti da fonti esterne;</div><div>-       I Giardini di Ninfa a Latina, luogo ricco di sorgenti in cui il giardino si gioca completamente sull’acqua, anche in questo sito gli interventi sono destinati al ripristino degli impianti, delle canalizzazioni, al recupero delle vasche di raccolta dell’acqua al fine di ridurre il consumo di nuove risorse idriche;</div><div>-       I Giardini di Paternò a Catania, costruiti su una’antica colata lavica dell’Etna risalente alla metà del XV secolo, dove si trova la presenza di numerosi stagni inseriti in un ambiente di piante esotiche, anche in questo caso gli interventi saranno finalizzati sia all’ammodernamento delle canalette, “SAIE” di origine araba, che trasportano l’acqua delle cisterne.</div><div>La Dottoressa Campitelli ha affermato che tutti i progetti si svolgeranno in due direzioni ben precise, quella del recupero di antiche tradizioni e l’altra legata all’efficientamento degli impianti per il risparmio energetico.</div><div>La Dottoressa Luengo ha illustrato come, anche in Spagna, i Giardini Storici siano legati al territorio in cui sono stati costruiti e come nelle varie epoche l’acqua sia sempre stata un elemento essenziale per il giardino, sia per il suo mantenimento sia come componente architettonico.</div><div>Altra fonte naturale di energia usata in Spagna nel passato è stata quella animale come cavalli asini e anche dromedari sfruttati per far muovere ruote per lo spostamento e il pompaggio dell’acqua verso i giardini.</div><div>La Dottoressa Luengo ha poi fatto una carrellata di alcuni dei più famosi giardini storici spagnoli e non, partendo dal giardino di cactus di Lanzarote costruito su di un’isola vulcanica, i giardini di Babilonia, i giardini del Re a Toledo, l’Escorial e l’Alhambra e una serie di giardini dove l’importanza dell’acqua ne fa da padrona. </div><div>Insomma nell’arco dei secoli il saper dominare l’energia idrica ha sempre rappresentato un valore unico, pensiamo per esempio a quello che hanno rappresentato gli acquedotti per la civiltà romana, opere con le quali i romani riuscivano a spostare l’acqua necessaria per approvvigionare le città, oppure le tecniche usate dagli arabi per trasformare territori completamente aridi in fiorenti oasi.</div><div>La parola è poi passata alla Dottoressa Maffei che ci ha introdotto agli interventi di riqualificazione della Reggia Borbonica di Caserta che dal XVIII secolo divenne il cuore, la capitale amministrativa, del Regno di Napoli.</div><div>La Reggia poteva essere considerata una vera e propria città auto sostenibile in cui tutto quello che era prodotto all’interno, qui veniva anche consumato e solo in caso di esubero era venduto. Gli interventi che saranno realizzati sono volti alla manutenzione degli impianti soprattutto idrici poiché in questi giardini l’acqua non era usata solo per la bellezza estetica delle fontane e dei giochi d’acqua, ma serviva anche a garantire le risorse idriche per la vita a palazzo e per la produzione dei beni necessari all’auto sostentamento dell’intera Reggia, ad esempio per l’irrigazione dei tappeti erbosi, per la produzione di foraggi, per abbeverare gli animali allevati che poi erano consumati o commerciati e per le peschiere dove erano allevate svariate specie ittiche.</div><div>L’acqua arrivava alla Reggia attraverso l’acquedotto Carolino, progettato da Luigi Vanvitelli, che si sviluppava per una lunghezza di ben trentotto chilometri e oltre a servire la Reggia fu anche occasione di sviluppo territoriale rifornendo quarantasette opifici.</div><div>I lavori non sono volti solamente al recupero e alla riqualificazione della Reggia come polo turistico, ma anche per recuperare i vari parchi da sfruttare come risorsa commerciale, come per esempio quelli adibiti a frutteto che, già da qualche anno, grazie ad accordi con imprenditori privati locali servono per la produzione e la vendita della frutta, piuttosto che lasciarla marcire.</div><div>Recupero, quindi, pensato come rinascita di un’economia circolare com’era alle origini, e grazie ai bandi del PNRR intervenire anche al recupero e ripristino degli impianti idrici, che servono i 123 ettari del parco, dell’acquedotto Carolino delle vasche e delle peschiere.</div><div>L’ultimo relatore, la Dottoressa Massaro, ha fatto conoscere la figura di Giuseppe Jappelli, ingegnere architetto e paesaggista veneziano, che nel corso del XIX secolo progettò moltissime ville in cui i giardini sono in strettissima correlazione con il territorio circostante Veneto, e nelle quali la ricchezza d’acqua fu sfruttata al massimo sia per i giardini sia per lo sviluppo del territorio grazie alla realizzazione di svariate bonifiche.</div><div>Questo è stato testimoniato dalla dottoressa Massaro attraverso mappe, carte e progetti storici in cui si potevano notare tutti i lavori progettati e poi eseguiti.</div><div>Sono stati, inoltre, illustrati i lavori di ricerca eseguiti sul giardino Treves Dei Bonfili, sempre progettato da Jappelli, dove con l’uso di tecnologie di ultima generazione come il georadar è stato possibile localizzare e mappare il sito dove erano state poste macchine per l’irrigazione e cisterne per il riscaldamento dell’acqua usata per il giardino, questo per affermare che il progettista di quel giardino era in grado di padroneggiare sia l’estetica del giardino sia la tecnica idraulica di cui necessitava.</div><div>Concludendo possiamo affermare concordando con la Dott. Campitelli come non sia in alcun modo possibile pensare un giardino storico, o in generale un giardino, slegato dal territorio in cui si trova inserito e che ne fornisce le risorse per la sua crescita e il suo mantenimento.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO ED ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE #5                                         Il Paesaggio Pro e Contra</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271338</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella 5ᵃ lezione del XXXIII Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico e sul Paesaggio Contemporaneo, organizzato dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova il giorno 9 marzo2 2023, Michael Jakob ha parlato della costruzione storica estetica percettiva dell’idea di paesaggio.</div><div>Secondo Jakob, Professore di lettere comparate all’Haute École du Paysage, d’Ingénierie et d’Architecture HEIPA di Ginevra, all’Università di Grenoble e al Politecnico di Milano, osservare un paesaggio è come cercare un modo di tornare alle origini.</div><div>Ogni che volta che ci capita di confrontarci con il paesaggio lo osserviamo sotto una luce nuova, in modo diverso da come lo avevamo rappresentato in precedenza e tuttavia in esso possiamo trovare di volta in volta aspetti positivi e negativi differenti.</div><div>La differenziazione del concetto di paesaggio inizia all’incirca verso il 1400 alla luce della costruzione “tecnologica” del paesaggio, come avviene per esempio nei giorni nostri per l’uso del cellulare.</div><div>Jakob rileva che il concetto di paesaggio nasce con la pittura europea tra il 1300 e il 1400, che pian piano da sempre maggior spazio e peso al paesaggio rispetto alle persone rappresentate in primo piano. Il professore mostra dei dipinti iconici in questo senso tra cui “La Madonna Del Cancelliere Rolin” di Van Eyck (1435), in cui dietro ai protagonisti in primo piano è rappresentata un’arcata con la veduta verso l’esterno della scena dove, e per la prima volta sono rappresentate due persone di spalle intente a osservare il paesaggio, piuttosto che la scena che si svolge nella stanza (Adorazione della Madonna con Bambino).</div><div>Con il passare del tempo il paesaggio è rappresentato sempre più come una sorta di fotografia, una specie di cartolina, famoso in questo caso il dipinto di Jan Vermeer risalente alla metà del XVII secolo raffigurante la “Veduta di Delft”.</div><div>Nell’arco di soli due secoli il paesaggio rappresenta il tutto, non più con il solo ruolo di riempimento dello sfondo, ma il vero protagonista della scena pittorica, che porta l’osservatore alla riflessione con aspetti positivi e negativi, a provare sensazioni differenti, emozioni quali la gioia e la tristezza, il rilassamento con l’idea che la vita vada vissuta con le sue gioie e i suoi dolori.</div><div>I paesaggi nell’arte tardo settecentesca cambiano ancora, in questo periodo si passa alla rappresentazione della natura e dell’uomo in modo differente, l’uomo non è più raffigurato sempre di fronte all’osservatore, ma molto spesso di spalle intento a contemplare ciò che lo circonda, un esempio di questo stile pittorico sono i quadri di Friedrich.</div><div>Più tardi ancora il paesaggio arriva a essere illeggibile, come rappresentato nei dipinti di Claude Monet, poiché la natura diventa astratta e il paesaggio va oltre il paesaggio perché questo diviene la rappresentazione di quello che vede l’autore, le sensazioni in lui suscitate dal paesaggio, le emozioni che prova piuttosto che la costruzione della natura così com’è.</div><div>Oggi utilizziamo le parole “ho visto un bel paesaggio”, senza renderci conto che questa è solamente una nostra costruzione mentale, una nostra rappresentazione, una sensazione personale di quello che abbiamo vissuto e provato in quel momento. Tuttavia quelle sensazioni rimangono soggettive, perché non siamo per nulla certi che la nostra rappresentazione sia o possa essere uguale a quelle di qualcun altro, non possiamo sapere le sensazioni che ha suscitato in un altro individuo lo stesso paesaggio.</div><div>Indubbiamente il paesaggio esiste, una montagna, un lago, un bosco esistono li vediamo, ma la nostra rappresentazione mentale, le nostre sensazioni, le nostre emozioni, la nostra presa di coscienza sarà unica perché differente da quella di un’altra persona.</div><div>Questi concetti potrebbero apparire ovvi ma non lo sono, perché i paesaggi non sono stabili, non sono statici ma presentano una loro momentaneità legata alla nostra percezione alla nostra cultura, alla nostra visione, al nostro stato d’animo, sono, di fatto, una nostra costruzione mentale che rimane solo nostra e che dura fino a che non riguardiamo la stessa scena.</div><div>Il paesaggio quindi diventa un momento in cui si cristallizza un attimo, nella mente di chi osserva, attraverso la nostra macchina fotografica naturale ovvero l’occhio, per poi essere rappresentato metaforicamente come in un quadro come nel passato.</div><div>Oggigiorno usiamo i cellulari o le macchine fotografiche per fermare un attimo di un paesaggio, ma la stessa scena rivista in un secondo momento potrebbe non procurarci la stessa emozione o le stesse sensazioni della prima volta.</div><div>Concludendo, Jakob riflette sul fatto che quando vediamo un paesaggio siamo frutto di questo processo storico che ci ha portato a vedere e osservare questi “fenomeni” questi “momenti” in modo da dare un valore ai nostri vissuti in maniera unica e singolare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Armonie Composte. Paesaggi Monastici nelle Montagne: Dall’ascesi alle pratiche di gestione seminario a cura di Benedetta Castiglioni.</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271339</link>
         <description><![CDATA[<div>Il giorno 20 maggio 2023 si è svolto, nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile, il VI seminario Paesaggi monastici nelle montagne. Dall’ascesi alle pratiche di gestione. Questo seminario fa parte di un ciclo di seminari intorno al paesaggio monastico “Armonie Composte” nato nel 2015 dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Padova e l’Abbazia di Praglia a cura di Giammarco Guidarelli e Elena Svalduz.<br><br></div><div>Lo scopo di questo ciclo di seminari è quello di dimostrare come la regola di San Benedetto, nei suoi aspetti legati alla vita comunitaria, possa contribuire nella progettazione, gestione e cura del territorio in modo sostenibile ancora oggi. Viene favorito quindi il dialogo tra Enti di ricerca internazionale sulla montagna e sul paesaggio montano provenienti da realtà diverse, studiosi e monaci cerca di ri-comporre quell’armonia che ha legato e lega tutt’oggi la cura dei luoghi alla cura delle persone.<br><br></div><div>La giornata di studio è iniziata con i saluti istituzionali a cui sono seguite delle riflessioni sul rapporto tra regola benedettina e politica, cura e gestione del paesaggio da parte di Gianmario Guidarelli (Università degli Studi di Padova) e Benedetta Castiglioni (Università degli Studi di Padova). <br><br></div><div>Benedetta Castiglioni, in particolare, ha posto l’accento su alcune questioni: caratteristiche del paesaggio come limiti e risorse, rapporto persone paesaggio; esiste un paesaggio monastico? Quale è il suo significato? Isolamento, verticalità, accessibilità, confini, sosta, ospitalità; luoghi di dialogo tra umano, natura, bosco, acqua e risorse naturali che vanno curate.<br><br></div><div>La prima parte del seminario ha indagato, con gli interventi di Veronica Della Dora, Teologia della Montagna; Giovanna Valenzano, L’architettura nei monasteri alpini: alcuni esempi e Timoteo Tremolada, Dove comincia il cielo; il legame tra spiritualità e montagna. Le loro testimonianze hanno indagato il rapporto tra verbo, simbolo e territorio per l’area della Palestrina e dell’Europa.<br><br></div><div>La seconda parte invece ha avuto uno sguardo focalizzato sullo sfruttamento del territorio da parte dei monaci ponendo l’accento sulle diversità ambientali. Enrico Rizzi con il suo intervento Ospitalità monastica lungo le vie transalpine medioevali, ha distinto insediamenti monastici nelle alpi e negli appennini e il modo in cui i monaci hanno affrontato l’avventura di vivere in questi luoghi usando un’espressione molto efficace: Trasformare la roccia in miele. Davide Pettenella con Gestione del bosco, tra wilderness e giardino ci ha fatto capire come cambia una realtà selvicolturale e logistica con l’intervento umano.<br><br></div><div>La tavola rotonda coordinata da Elena Svalduz è stata un momento molto stimolante perché la condivisione di esperienze provenienti da realtà monastiche diverse ha proiettato il nostro sguardo anche verso il futuro, in tema di infrastrutture, turismo e formazione delle nuove generazioni.<br><br></div><div>In chiusura del seminario Annibale Salsa ha ricordato citando la definizione di Paesaggio, presente nella Convenzione Europea del Paesaggio, che vi è un forte legame tra paesaggio e qualità della vita. ll paesaggio è legato a come le persone lo percepiscono quindi questo influisce anche nella salute mentale delle popolazioni. L’armonia tra persone e natura può contrastare l’angoscia territoriale che è una forma di alienazione molto pericolosa.<br><br></div><div>Tempo, Persone e Limite sono alcune delle parole chiave su cui la curatrice del seminario Benedetta Castiglioni, ci ha invitato a riflettere a conclusione di questa giornata.<br><br></div><div>Sono intervenuti:<br><br></div><div>Jacopo Bonetto (Università degli Studi di Padova)<br>Ester Cason (Fondazione Giovanni Angelini, Belluno)<br>Benedetta Castiglioni (Università degli Studi di Padova)<br>Simonetta Cola (Università degli Studi di Padova)<br>Veronica Della Dora (Royal Holloway University of London)<br>Peter Erhart (Archivio dell’Abbazia di San Gallo)<br>Giammario Guidarelli (Università degli Studi di Padova)<br>Roberto Leggero (Laboratorio di Storia delle Alpi LabiSAlp-Accademia di architettura-Università della Svizzera italiana)<br>Markus M. (Monastero di Engelberg)<br>Davide Pettenella (Università degli Studi di Padova)<br>Enrico Rizzi (Fondazione Enrico Monti)<br>Elena Svalduz (Università degli Studi di Padova)<br>Timoteo Tremolada (Abbazia di Praglia)<br>Giovanna Valenzano (Università degli Studi di Padova)<br>Andrea Zannini (Università degli studi di Udine/Muri infrastrutture e vie di comunicazione)<br>Stefano Zaggia (Università degli Studi di Padova)<br><br></div><div>Per approfondimenti: <br><br></div><div><a href="https://www.armoniecomposte.org/">Armonie Composte | Ciclo di seminari intorno al paesaggio monastico</a> </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente _ 1 </title>
         <author>laramarconi1</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>“Paesaggio e energia: dalla storia alle sfide del presente”</strong> è il tema della XXXIII edizione del corso a cura del Gruppo Giardino Storico – Università di Padova che ha l’obiettivo di<strong> </strong>affrontare le profonde trasformazioni che interessano il nostro pianeta in maniera trasversale e multidisciplinare, grazie all’intervento di studiosi, scienziati, tecnici. <br>La prima lezione, intitolata “Le risorse energetiche nella storia del paesaggio e i nuovi paesaggi delle energie rinnovabili”, è stata tenuta da Giuseppe Barbera, Professore dell’Università di Palermo il quale ha sottolineato l’importanza di far concorrere insieme due filoni pubblici: le fonti rinnovabili e la cura del paesaggio. Il paesaggio stesso ci invita ad avere una visione sistemica (come già lo scienziato inglese Ruskin sosteneva a inizio Ottocento), attenta, consapevole e globale. L’emergenza climatica ci pone nuove sfide che richiedono delle soluzioni immediate e ben pianificate per arrivare alla decarbonizzazione con il conseguente sviluppo delle energie rinnovabili che necessitano di nuovi paesaggi in cui inserirsi. <br>Da sempre vi è un conflitto tra uomo ed energia e la mancanza di un rapporto corretto ed equilibrato ha segnato e segna per sempre la vita di intere popolazioni (il disastro del Vajont, Chernobyl sono solo alcuni degli esempi) e oggi ci chiediamo: <br><br></div><div>Quanto paesaggio abbiamo distrutto? Quanto ne distruggeremo se non cambiamo direzione? <br><br></div><div>Dobbiamo quindi evitare di ripetere gli errori del passato in nome di un modello energetico che ora risulta davvero pericoloso e considerare seriamente le energie rinnovabili come unica via per la decarbonizzazione a livello planetario.<br>Le innumerevoli fonti rinnovabili richiedono una pianificazione ragionata, adeguata, con qualità politica, studiando con attenzione il rapporto con il paesaggio, la sua tutela e valorizzazione. Ne è un esempio l’impianto eolico di Rivoli Veronese, realizzato nel 2013, con l’installazione di quattro aerogeneratori e divenuto un modello di riferimento.<br><br></div><div>Si parla anche di eolico offshore, costituito da superfici fotovoltaiche galleggianti poste a 25-30 km dalla costa e con dei sistemi avanzati di controllo che non creano danni al passaggio degli uccelli migratori e ai fondali marini.<br><br></div><div>Un’altra possibilità è data dall’agrovoltaico, un sistema ad inseguimento solare che utilizza al massimo la produzione di energia elettrica da fonte solare mantenendo il terreno disponibile per l’agricoltura e altri scopi, quindi prevede la produzione agricola e fotovoltaica sulla stessa porzione di terreno. Lo studio di questa svolta energetica non ha ancora fornito dei dati esaustivi, ma si evidenziano sempre di più gli effetti positivi.<br><br>Al termine della lezione sono state poste alcune questioni che fanno riflettere sulla necessità, prima di tutto, di essere consapevoli e agire quotidianamente cominciando a cambiare il nostro modo di impattare. Il Prof. Barbera ha concluso l’intervento sottolineando l’importanza di sviluppare un dialogo diverso tra uomo e natura, diverso da quello fatto fino ad ora, che punti meno sui nostri interessi e si focalizzi su quelli della biosfera.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>XXXIII corso GGS-2023: &quot;Paesaggio e energia: dalla storia alle sfide del presente&quot; Tavola rotonda dal titolo &quot;Paesaggi e energie rinnovabili: il ruolo dei paesaggisti&quot;.</title>
         <author>michelapiva3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271341</link>
         <description><![CDATA[<div>Oggi<strong><em> </em></strong>25 maggio 2023 si è svolto l’ultimo incontro di questa interessante esperienza iniziata a gennaio e organizzata con competenza dal Gruppo Giardino Storico di Padova, alle sfide che il presente ci pone per quanto riguarda i nuovi equilibri che il paesaggio assumerà nel futuro prossimo. Anche oggi l’argomento trattato è stato di particolare attualità: “Paesaggi e energie rinnovabili: il ruolo dei paesaggisti”.</div><div>All’incontro hanno partecipato ALESSIO BATTISTELLA - Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani; DANIELA MODERINI - Architettura Energia Paesaggio, Venezia; PAOLO PICCHI - DIDA, Università di Firenze. Ha coordinato LAURA CIPRIANI - TU Delft, Faculty of Architecture and the Built Environment. </div><div> La questione <em>Paesaggi e energie rinnovabili</em> vive oggi aspetti controversi perché da una parte c’è la necessità di progettare paesaggi che rappresentino le esigenze attuali e future delle nuove generazioni, dall’altra la presenza di dubbi che ancora riguardano la “transizione ecologica in Italia”. Come ha affermato il prof. Battistella, siamo ancora lontani dal comprendere questo passaggio perché si è posta troppa attenzione sull’aspetto tecnologico e non su quello di trasformazione e costruzione di nuovi paesaggi che rispondano alle richieste delle comunità locali. Alla domanda “Come fare questa transizione?” il prof. Paolo Picchi ha portato diversi esempi dove l’energia ottenuta dall’eolico ha creato nuovi paesaggi e opportunità economico-sociali per il territorio e gli abitanti.</div><div>Particolarmente interessante è stato l’intervento della prof.ssa Moderini che ha posto più volte l’attenzione sulla capacità di progettare “paesaggi dell’energia” nel rispetto del territorio che rappresenta la storia di quella società che nel tempo l’ha costruito e trasformato. Lei ha parlato di cambio di paradigma per quanto riguarda la necessità di creare un nuovo pensiero in equilibrio tra energie rinnovabili e paesaggi nel rispetto delle esigenze dell’uomo.</div><div>Questa è la sfida da affrontare ora per evitare di conservare paesaggi-museo che non possono rispondere ai cambiamenti legati alla sostenibilità ambientale e alla transizione ecologica.</div><div>La prof.ssa Cipriani ha giustamente affermato che la questione non è tecnologica, ma paesaggistica perché riguarda l’uomo che sempre ha trasformato il paesaggio in cui ha vissuto attribuendogli una forma che potesse generare anche il piacere di abitare in quel luogo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente _ 5</title>
         <author>laramarconi1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271342</link>
         <description><![CDATA[<div>Il quinto incontro del XXXIII corso promosso dal Gruppo Giardino Storico - Università di Padova, intitolato “Il paesaggio – pro e contra”, è stato tenuto da Michael Jakob, uno dei maggiori teorici europei del paesaggio, professore di lettere comparate all’Università di Grenoble, al Politecnico di Milano e curatore di importanti mostre internazionali. <br>Il Professor Jakob ha focalizzato la lezione sull’idea estetica di paesaggio, una vera e propria immersione che spazia dalla letteratura alla filosofia, dalla storia all’architettura, dal cinema all’arte.<br>Il titolo “pro e contra” ci riporta alle origini del paesaggio, compiendo un lungo viaggio che ebbe inizio nel 1400. <br>Fu la pittura europea ad inventare il concetto di paesaggio, tanto che fino al 1750-1800 il termine si riferiva esclusivamente al genere pittorico, ad una rappresentazione. Il ruolo del paesaggio divenne centrale e sempre più importante e lo dimostrano le opere del pittore fiammingo Joachim Patinir e di altri artisti che si interessarono maggiormente al paesaggio rispetto alle figure.<br>Anche nel primissimo capolavoro di Leonardo Da Vinci del 1473, che lo storico dell’arte Kenneth Clark dichiarò essere il primo paesaggio libero della storia europea, la natura è la protagonista.<br>La tradizione del paesaggio europeo prosegue con Vermeer nella “Veduta di Delft” del 1660 che Clark definì come la rappresentazione più esatta della realtà prima della fotografia a colori. Lo sfondo paesaggistico è totale e ciò che è umano viene ridotto.<br>Un’accezione diversa è visibile nelle opere di Friedrich, pittore romantico tedesco, che rappresentò le figure di spalle come in “Donna al tramonto del sole” e “Viandante sul mare di nebbia”, invitando lo spettatore ad osservare con la mente. Questa modalità viene definita da Jakob “Paesaggio come fatto mentale”.<br>Il classico modo di riprodurre il paesaggio cambiò radicalmente nel 1910. Lo sviluppo lineare del paesaggio che aveva interessato l’Europa venne interrotto e stravolto con le opere di Monet, la cui pittura sprigiona energia. La natura da lui rappresentata non è immediatamente riconoscibile e sperimenta una nuova sfera, quella astratta, dettata dalle sue sensazioni e dal suo modo di percepire il paesaggio. Così come Jackson Pollock, che rese illeggibile il grande tema della natura con l’obiettivo di mostrare le forze che ci sono in essa stessa, come un qualcosa che è oltre il paesaggio.<br>Il Professor Jakob ha poi spiegato il “Paesaggio del secondo tipo”, ovvero il “Paesaggio magnifico” che si manifesta quando siamo attirati da un paesaggio e ne rimaniamo affascinati e ha sottolineato come questo fenomeno abbia una temporalità effimera (perché in pochi secondi cambia la luce, la nostra attenzione, la prospettiva), con un’identità non durevole e complessa perché diventa un evento mentale, della coscienza e della percezione. Quando analizziamo un paesaggio, non siamo più nel “live”, ma nel dopo.<br>Michael Jakob ha esposto un terzo modo di comprendere il paesaggio, definito “Tecnologie dello sguardo”. Questa corrente ci riporta nel 1400, grande secolo tecnologico, con l’invenzione del velo-reticolo usato da Alberti, Piero Della Francesca e da molti artisti per vedere correttamente il paesaggio e tradurre le vedute tridimensionali in bidimensionali. Questa prassi fu una scuola dell’occhio, dello sguardo che ha influisce ancora oggi il nostro modo di vedere il paesaggio. E poi ancora la finestra, un altro mezzo dello sguardo che non si limita ad un buco nella parete, ma è anche uno strumento ottico per controllare il mondo, un dispositivo dell’apertura visiva e della creazione di paesaggi tipici. Le finestre del Palazzo Ducale di Urbino, che dal palazzo davano alla campagna, furono infatti un mezzo architettonico per inquadrare il mondo in modo diverso. <br>Infine, il Professor Jakob ha sottolineato come il concetto di paesaggio sia un fenomeno legato alla pittura e il risultato di una serie di tecnologie dello sguardo. Pro e contra ci fa riflettere sulla grandezza e sulla miseria, sul fascino e sulla complessità del paesaggio e se vogliamo davvero capirlo, dobbiamo decostruirlo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente _ 6</title>
         <author>laramarconi1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271345</link>
         <description><![CDATA[<div>Il sesto incontro del corso “Paesaggio e energia: dalla storia alle sfide del presente”, organizzato del Gruppo Giardino Storico di Padova, ha visto la partecipazione di tre relatori: LUCIA BORTOLINI, Docente dell’Università di Padova, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali TESAF; FABRIZIO FRONZA, Agronomo specializzato in paesaggistica e Direttore Ufficio Tecnico Servizio SOVA di Trento; MARCO MAGNANO, Direttore Area Giardini e Verde Pubblico presso AMIA di Verona. La tavola rotonda, ricca di contenuti, approfondimenti e spunti di riflessione, ha trattato il tema “<strong>Servizi ecosistemici ed energia</strong>” ed è stata coordinata da GIAMPAOLO BARBARIOL, parte attiva del Gruppo e capo settore del Verde Pubblico della città di Padova.<br><br></div><div>Giampaolo Barbariol ha introdotto l’argomento sottolineando l’importante ruolo che i servizi ecosistemici hanno per la nostra vita e quella del pianeta. Essi fornisco molteplici benefici: approvvigionamento (cibo, acqua dolce, materie prime), regolazione (qualità dell’aria, clima, impollinazione, protezione dall’erosione), supporto (formazione del suolo, fotosintesi, biodiversità), aspetti culturali (salute fisica e mentale, esperienze ricreative, valori estetici).<br><br></div><div>La Professoressa Bortolini ha focalizzato l’attenzione sull’acqua. La sua gestione interessa due aspetti: l’irrigazione, necessaria per fornire acqua quando non c’è, e il controllo dei deflussi di pioggia per gestirla quando ce n’è in abbondanza. Anche a causa dei cambiamenti climatici soffriamo queste alternanze con periodi più siccitosi dove il mantenimento del verde richiede un apporto artificiale, e periodi di piogge intense che richiedono una particolare attenzione per evitare danni che si ripercuotono sul paesaggio e sulle persone. La corretta progettazione degli spazi verdi, le stime dei fabbisogni idrici delle piante, la manutenzione degli impianti irrigui, la realizzazione di invasi e serbatori di accumulo e il recupero dell’acqua piovana sono alcune delle buone pratiche per gestire al meglio l’acqua. <br>Una soluzione basata sulla natura che utilizza il paesaggio per trattenere la linfa vitale è la “città spugna”, detta anche “sponge city”, che si lascia permeare come una spugna, la assorbe e la immagazzina localmente. A partire dagli anni ’80 Piet Oudolf, l’olandese designer pioniere del giardino spontaneo, si lascia ispirare solo dalla natura. Per evitare la dispersione di acqua piovana, realizza delle coperture verdi all’interno della città con erbacee perenni e graminacee che richiedono poca manutenzione (il parco High Line di New York è solo uno dei suoi tantissimi progetti). Negli anni ’90 Dick Brincker e Larry Coffman crearono i “rain gardens”, i giardini della pioggia, con lievi depressioni del suolo ricoperte di vegetazione per gestire e controllare le grandi quantità di acqua piovana. Un progetto di rain garden è stato realizzato anche nel Campus Agripolis dell’Università di Padova e dal 2010 questa sperimentazione continua a portare risultati straordinari, anche con eventi di pioggia molto intensi.<br><br></div><div>Il secondo relatore, Fabrizio Fronza, ha approfondito il funzionamento dei flussi energetici delle piante. Il loro ruolo è fondamentale in quanto rappresentano la base del nostro ecosistema. I dati forniti dal Professor Fronza evidenziano gli effetti positivi della vegetazione anche in ambito urbano per il rinfrescamento: un ettaro di bosco immette nell’atmosfera 10-15 milioni di litri d’acqua in forma di vapore acqueo e assorbe una grande quantità di calorie con una riduzione dell’isola di calore fino a 2,5-3 gradi. Più grande è l’area verde, maggiori sono i benefici. Gli alberi portano ombra, intrappolano anidride carbonica e la trasformano in zuccheri complessi con il processo della fotosintesi: si stima che un albero adulto traspira fino a 450 litri di acqua al giorno e riesce ad assorbire 284 milioni di calorie.<br><br></div><div>Marco Magnano ha approfondito la tematica dal punto di vista normativo con l’adozione CAM, il Decreto del Ministero n. 63 del 10 marzo 2020 per la gestione del verde pubblico, in quanto patrimonio, e la fornitura di prodotti per la cura del verde da parte degli enti. Dopo il lockdown è aumentata l’attenzione degli spazi verdi pubblici che prima consideravamo meno, quindi conoscere e gestire correttamente il patrimonio verde è fondamentale anche per la salute e il benessere dei cittadini. Per esempio, i comuni con più di 15 mila abitanti hanno l’obbligo di effettuare un censimento di secondo livello (aree e patrimonio arboreo). Vengono utilizzati dei sensori in loco come ITree e i dati satellitari per individuare quali alberi hanno problemi di salute o scarsa funzionalità fotosintetica, identificare le zone con carenze idriche, quelle che necessitano di irrigazioni e intervenire dove c’è effettivamente bisogno evitano gli sprechi. La migliore gestione deriva anche dall’utilizzo di dati meteo per prevenire e predisporre delle azioni di sicurezza in caso di eventi atmosferici particolarmente intensi, oggi frequenti. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente _ 7</title>
         <author>laramarconi1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271348</link>
         <description><![CDATA[<div>Il settimo incontro organizzato dal Gruppo Giardino Storico di Padova ha analizzato la questione “Paesaggio e energia rinnovabili” con un approccio giuridico.<br><br></div><div>Prima dell’intervento della Professoressa Marzaro, in apertura Simonetta Zanon, responsabile di ricerche e progetti inerenti il paesaggio della Fondazione Benetton, ha presentato il libro “Suolo come paesaggio”, di Zanon e Latini.<br>Il volume nasce dalle omonime giornate internazionali di studio sul paesaggio e ha come parola chiave <em>suolo</em>: questo termine ha un significato ampio, con molti punti di vista; oggi richiede una considerazione maggiore rispetto a quella che solitamente viene riservata, tanto che nel 2014 è stata istituita la “Giornata mondiale del suolo”. Il suolo è considerato un vero e proprio paesaggio, un ecosistema complesso, indispensabile per la nostra sopravvivenza che ha una dimensione ecologica, fisica, sociale ed è prezioso per la biodiversità.<br><br></div><div>Poi la parola è passata a Patrizia Marzaro, docente di diritto amministrativo e urbanistico dell’Università di Padova, la quale ha sottolineato come le parole <em>paesaggio</em> e <em>rinnovabili</em> siano termini iper abusati; questo dualismo evoca la contrapposizione e tendenzialmente le due realtà oggi si scontrano spesso. La dimensione giuridica relativa a paesaggio ed energie rinnovabili parte dall’art. 9 della Costituzione al quale è stato aggiunto il terzo comma che specifica “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni […]”. Questa disposizione è stata percepita come un’espressione mediatica senza pesarne le conseguenze giuridiche e ha posto la tutela del paesaggio allo stesso livello della tutela dell’ambiente. Di fatto, però, la tutela del paesaggio viene indebolita e la tutela dell’ambiente acquista più forza per via della “clausola di solidarietà”: la proiezione verso il futuro conferisce maggiore potere ai principi di tutela dell’ambiente che attualmente sono un’emergenza e negli ultimi anni hanno avuto un riconoscimento molto forte da parte della Corte Costituzionale.<br>Da tempo, nel nostro ordinamento vige il “principio del massimo favore” per le fonti da energia rinnovabile, preso dalle direttive comunitarie. Il Decreto sulle fonti rinnovabili RED II n.199/2021 attua la Direttiva UE con la finalità di avviare l’Unione Europea verso l’autosufficienza del sistema energetico e alla decarbonizzazione. Vista la pressione e l’urgenza per la transizione energetica e climatica, questa direttiva è già in fase di modifica con lo scopo di accelerare, semplificare le procedure e limitare i poteri di tutela del paesaggio. Gli impianti per la realizzazione delle fonti rinnovabili sono accompagnati dalla presunzione di interesse pubblico prevalente: l’UE ne sottolinea l’urgenza giustificata per raggiungere gli obiettivi prefissati. La Corte Costituzionale però afferma che non esistono diritti tiranni per cui un interesse si impone sugli altri e, secondo questo principio, queste misure celeri da parte dell’Ue sulla transizione energetica ci portano a pensare che in realtà ci siano degli interessi che pesano più di altri.<br><br></div><div>Come avviene questa “accelerazione” verso la transizione energetica?<br><br></div><div>Vengono tagliate delle fasi delle procedure e viene utilizzato il silenzio assenso, per cui se l’Amministrazione non si pronuncia entro un certo termine (anche quest’ultimo con tempi sempre più ridotti), il consenso si intende autorizzato. <br>Il più delle volte se l’Amministrazione volesse pronunciarsi, non sarebbe in grado di farlo a causa della mancanza di forze fisiche. Se da una parte questa corsa assicura dei risultati in tempi rapidi, dall’altra trascura la concreta valutazione dell’interesse e tutto il contesto in cui queste scelte devono essere compiute.<br>La semplificazione di tali procedure dovrebbe rendere le cose più semplici, ma non è così: il problema maggiore è quello di capire la portata delle norme e come si pongono con le norme vigenti e questa modalità sacrifica solo gli interessi più deboli, indebolisce la tutela del paesaggio e crea incertezza sulle norme da applicare, favorendo abusi ed errori in buona fede.<br><br></div><div>Attualmente il sistema per la localizzazione degli impianti delle energie rinnovabili è fondato su titoli abilitativi e per semplificare determinate procedure, il sistema è stato rovesciato: la Regione individuerà le aree idonee con le linee guida (non ancora approvate), individuerà anche le aree non idonee, mentre le aree di cui non si dice nulla potranno comunque essere prese in considerazione per l’installazione.<br>In attesa, il principio dovrebbe essere quello per cui le aree idonee riguardano le zone degradate, da bonificare, interamente urbanizzate, su cui insistono insediamenti produttivi abbandonati.<br>A fine 2021 sono state indicate le fasce di rispetto considerando la distanza dell’installazione dal perimetro di beni sottoposti a tutela: 1 km per gli impianti fotovoltaici e 7 km per quelli eolici. Con l’ultimo decreto legge del febbraio 2023 la distanza si è ridotta a 500 m per i fotovoltaici e 3 km per gli eolici, eliminando anche il parere obbligatorio delle soprintendenze per le zone contermine.<br><br></div><div>Oggi sostanzialmente c’è una generalizzazione dell’idoneità delle aree presenti sul territorio nazionale in forza della legge, l’esclusione dei beni culturali e paesaggistici eccetto quelli individuati dal Decreto Galasso nel 1985 e poi riversati nell’art.142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Quindi quest’ultimi possono essere aree idonee e il legislatore ha previsto che per l’installazione degli impianti sulle aree idonee non sia necessario il parere vincolante della soprintendenza. <br><br></div><div>Le prospettive future non sono del tutto ottimistiche. Tutto dipenderà se e quando verranno approvate le linee guida Stato-regioni per dare la possibilità alle regioni di individuare le aree idonee e non, e come la Corte Costituzionale interpreterà le norme dei conflitti che si verranno a creare tra stato e regioni.<br><br></div><div>In conclusione la materia di tutela è estremamente complessa: la transizione energetica è prioritaria per affrontare il problema del cambiamento climatico, allo stesso tempo è fondamentale tutelare il paesaggio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente _ 2 </title>
         <author>laramarconi1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271353</link>
         <description><![CDATA[<div>Il secondo incontro, coordinato da Antonella Pietrogrande, responsabile del corso organizzato dal Gruppo Giardino Storico di Padova, ha affrontato il tema “<strong>Le fonti energetiche rinnovabili e il loro sviluppo in equilibrio con i temi ambientali”. <br></strong><br></div><div>La tavola rotonda ha visto la partecipazione di quattro relatori che hanno posto l’attenzione sulle nuove possibilità tecnologiche per produrre energia a basso impatto ambientale.<br>Prima di tutto è necessario che vi sia collaborazione tra comunità, Pubblica Amministrazione ed enti per mettere in atto gli interventi necessari alla produzione di energia verde nel massimo rispetto dell'ambiente. Le due realtà pubbliche, energia e paesaggio, non devono essere poste in conflitto ma, al contrario, la loro armonia diventa la sfida cruciale del presente.<br><br></div><div>Lorenzo Battisti, docente di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica dell’Università di Trento, ha approfondito il tema dell’<strong>acqua</strong> e degli impianti idroelettrici a bassissimo salto che lavorano come le turbine eoliche ma, a parità di produzione, richiedono una dimensione inferiore per via della differente densità dell’acqua rispetto all’aria. <br>Si è parlato anche di turbine idrocinetiche, già in uso in Trentino e in fase di perfezionamento, che trovano il miglior impiego nei canali artificiali con salti d’acqua pari o vicini allo zero, un impatto visivo accettabile e un impatto acustico irrilevante.</div><div>Il loro utilizzo invece non è favorevole nei fiumi a causa dell’instabilità della portata e per il trasporto dei detriti di varia grandezza che provocherebbero danni agli impianti.<br>Il Professor Battisti ha posto un punto di domanda sulla possibilità concreta di raggiungere gli ambiziosi obiettivi, a meno che non vi sia un ulteriore progresso tecnologico.<br><br></div><div>Giustino Mezzalira, Direttore della Sezione Ricerca e gestioni Agroforestali di Veneto Agricoltura, ha parlato del <strong>legno: </strong>la più antica fonte energetica, pratica, pulita, facilmente accessibile, economicamente vantaggiosa e utilizzata dal 17% delle famiglie italiane per il riscaldamento (legno, pellet, cippato).<br>Il pensiero comune associa l’utilizzo del legno alla distruzione delle foreste, ma il Professore Mezzalira ha fornito dati ben lontani da queste considerazioni: l’Italia è il quinto paese in Europa con più foreste ed è quello che utilizza meno i propri boschi e in ambito europeo si registra un aumento delle foreste tanto che negli ultimi cento anni sono raddoppiate. <br>Basti considerare che in realtà molti ettari di bosco vengono inutilizzati e lasciati marcire e inoltre l’invecchiamento degli alberi non porta beneficio ai boschi che invece hanno bisogno di ringiovanirsi.<br><br></div><div>Tommaso Morbiato, R&amp;D Head e CEO di Windcity, ha spiegato l’uso degli impianti a turbina eolica per sfruttare il <strong>vento</strong> che si manifesta attraverso “due anime”: la prima soffia lontana, ma è regolare e ad alta quota; la seconda è più turbolenta e soffia vicino a noi. La tecnologia mostra nuove possibilità per migliorare sempre di più la resa di energia con gli impianti ad asse verticale che risolvono il problema che si riscontra negli impianti orizzontali le cui turbine retrostanti tendono a rimanere ferme per via delle turbolenze create dal flusso d’aria delle pale anteriori.<br>Il Professore Morbiato ha sottolineato che risulterebbe problematico utilizzare una sola fonte rinnovabile, ma è necessario integrare le varie fonti disponibili anche a vantaggio del paesaggio.<br><br></div><div>Gianni Silvestrini, Direttore scientifico Kyoto Club, ha conclusione l’incontro con una considerazione più estesa e concreta sull’energia prodotta da fonti rinnovabili.  Questo interesse è così imperioso solo negli ultimi anni, probabilmente per l’emergenza climatica e per gli effetti particolarmente disastrosi che si stanno verificando negli ultimi decenni.<br>Si parlava di fonti rinnovabili a inizio 2000, seppur in modo marginale, mentre ora risultano essere l’unica via da percorrere dal momento che ci troviamo nel bel mezzo di un cambio di direzione epocale con obiettivi importanti da raggiungere per non dipendere da carbone e petrolio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente _ 3</title>
         <author>laramarconi1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel terzo incontro organizzato dal Gruppo Giardino Storico di Padova si è parlato de: “L’evoluzione storica del paesaggio agrario come prodotto della capacità di usare le energie disponibili. I casi di Olanda e Veneto”.</div><div>I relatori hanno spiegato in che modo il terriotiro si è trasformato in base alle energie naturali disponibili. I due casi studio hanno in comune la relazione tra uomo e natura, ingegno e utilizzo delle fonti energetiche.</div><div><br>Il Professore Franco Panzini dell’Università IUAV di Venezia ha esposto il caso dei Paesi Bassi, un territorio molto esteso e allo stesso tempo fragile che per buona parte si trova sotto il livello del mare. </div><div>Intorno al 1500 l’uomo cominciò a “prendere” terra dal mare e nei successivi secoli realizzò dighe e sistemi di drenaggio per dominare le acque e creare delle aree da destinare all’agricoltura. I cosiddetti polder, fazzoletti di terra recuperati dal mare, sono delle opere ingegnose di bonifica che ancora oggi caratterizzano l’Olanda assieme ai suoi mulini a vento. Questi ultimi, disposti in successione e sfruttando l’energia eolica, prelevavano l’acqua dai polder per gettarla in mare e mantenere asciutti anche i terreni più a rischio.<br>Il passaggio alle idrovore a vapore avvenne a inizio ‘800 e oggi l’Olanda ospita la più grande idrovora a vapore del mondo, ancora attiva.<br>Edmondo De Amicis rimase estasiato da questo luogo le cui terre scompaiono e riappaiono da un momento all’altro, e realizzò un reportage di viaggio intitolato “Olanda” che risulta essere ancora un’interessante guida per visitare questo territorio. <br>Oggi i Paesi Bassi ricavano buona parte dell’energia dai pannelli fotovoltaici per sostenere l’industria intensiva agroalimentare, che però ha reso i prodotti vegetali sempre più artificiali.<br><br></div><div>Il Professore Francesco Vallerani ha approfondito la storia del Veneto e delle menti ingegnose che seppero sfruttare fin dall’antichità la forza generata dall’acqua e la ricchezza dei boschi. L’inclinazione del terreno delle zone di montagna fu sapientemente utilizzata per produrre energia dalla caduta dell’abbondante acqua. In prossimità della fitta rete fluviale sorsero i mulini, utilizzati per macinare, per i lavori artigianali e per le segherie.<br>Anche il legname divenne una risorsa fondamentale, una materia prima usata per  la costruzione di navi ed edifici, gli argini per difendere la laguna e anche come fonte di energia. La Serenissima già nel ‘500 si organizzò per gestire al meglio il territorio, utilizzare il legname (lo definì "l'oro verde") come risorsa economica principale e allo stesso tempo preservare i suoi boschi.<br>Con una serie di immagini e documenti, il Professore Vallerani ha mostrato in che modo veniva effettuato il trasporto: i tronchi venivano fatti scendere fino ai piedi dei monti tramite una fluitazione libera (si ricorda la via dei 4444 scalini tra Valstagna e Calà del Sasso) e, una volta giunti al fiume, si legavano per formare delle zattere e sfruttare al meglio la corrente. Proprio in questo periodo si diffuse la mansione dello zattiere, un lavoro rischioso e che richiedeva grande maestria.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Martedì 30 maggio a Monselice: incontro pubblico di presentazione del Documento di Indirizzo al Piano di Azione della candidatura “Riserva della biosfera dei Colli Euganei”</title>
         <author>michelapiva3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271357</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em>Martedì 30 maggio a Monselice: incontro pubblico di presentazione del Documento di Indirizzo al Piano di Azione della candidatura “Riserva della biosfera dei Colli Euganei”<br>Martedì 30 maggio a Monselice: incontro pubblico di presentazione del Documento di Indirizzo al Piano di Azione della candidatura “Riserva della biosfera dei Colli Euganei”<br></em></strong>Il documento è stato presentato dal vicepresidente del Parco Regionale dei Colli Euganei Antonio Scarabello e dall’architetto Anna Agostini incaricata a seguire il percorso di candidatura avviato ufficialmente ad ottobre 2021 grazie al finanziamento aggiudicato dalla Regione Veneto attraverso un apposito bando prima, e al supporto della Fondazione Cariparo, poi.<br> La presentazione del Documento di Indirizzo definisce le basi su cui il Piano d’Azione verrà sviluppato una volta ottenuto il riconoscimento, focalizzando di fatto il ruolo della futura Riserva della Biosfera al Piano di Azione. <br>Il Documento di Indirizzo al Piano di Azione è stato presentato davanti ai sindaci dei 15 Comuni<strong> </strong>che attualmente ricadono, anche solo parzialmente, all’interno dei confini del <a href="http://www.parcocollieuganei.com/">Parco Regionale dei Colli Euganei</a>: Abano Terme, Arquà Petrarca, Baone, Battaglia Terme, Cervarese Santa Croce, Cinto Euganeo, Este, Galzignano, Lozzo Atestino, Monselice, Montegrotto Terme, Rovolon, Teolo, Torreglia, Vo’ Euganeo.</div><div>All'incontro erano presenti anche il consigliere provinciale <a href="https://www.ilgazzettino.it/t/federico-barbierato">Federico Barbierato</a>, il consigliere regionale <a href="https://www.ilgazzettino.it/t/elisa-cavinato">Elisa Cavinato</a> e rappresentanti delle associazioni di categoria.<br>Nutrita la presenza della cittadinanza del territorio che già era a conoscenza di tale progetto avendo partecipato ad una serie di incontri pubblici, organizzati online da dicembre 2022 a febbraio 2023, su diverse tematiche tra cui: il protagonismo giovanile nelle Riserve della Biosfera; agricoltura, ruralità e paesaggio; progetti di conservazione ambientale e culturale; turismo sostenibile.<br>Durante la presentazione del Piano di Azione l’attenzione del pubblico si è soffermata in modo particolare sulle diverse opportunità di rendere il territorio dei Colli Euganei attivo e non più solo conservativo. Infatti il documento definisce gli obiettivi specifici che si intendono perseguire per assolvere alle tre funzioni previste dal Programma MAB (conservazione, sviluppo sostenibile e supporto logistico) concretizzando a livello locale le sfide globali della sostenibilità presenti nell’Agenda 2030 dell’ONU.<br>I prossimi passi riguardano i 15 comuni che dovranno deliberare tale Piano di Azione nei propri Consigli e poi consegnare il Dossier di candidatura al Comitato Tecnico nazionale MAB del Ministero. L’esito di tale iter sarà reso noto a giugno 2024.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente _ 4</title>
         <author>laramarconi1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271359</link>
         <description><![CDATA[<div>“Relazioni e interconnessioni fra giardini storici e contesti paesaggistici nell’impiego delle risorse energetiche del territorio” è il tema del quarto appuntamento organizzato dal Gruppo Giardino Storico di Padova.<br>C’è un forte legame tra le risorse naturali e i giardini storici, i quali si integrano con l’ambiente circostante e forniscono molteplici servizi, culturali e ambientali.<br><br></div><div>I relatori dell’incontro hanno approfondito la tematica, raccontando piccole e grandi realtà di giardini storici nel mondo, la loro conservazione e valorizzazione anche in riferimento ai fondi stanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.<br><br><strong>Alberta Campitelli</strong>, moderatrice dell’incontro, dirigente di Ville e Parchi Storici del Comune di Roma e vice presidente dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia, ha illustrato i tre progetti finanziati dal PNRR.<br>Il primo riguarda il giardino storico della seicentesca Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani, in provincia di Padova. L’intervento opera in due direzioni: il supporto della tecnologia e dell’ingegneria e la risistemazione degli impianti storici. La manutenzione prevede il restauro della rete idrica, il ripristino della falda e la costruzione di nuovi bacini di raccolta dell’acqua piovana, una mirata <strong>concimazione </strong>effettuata con i <strong>droni </strong>per raggiungere anche le piante molto alte e la pulizia delle fontane. <br><br></div><div>Il secondo è il Giardino di Ninfa a Cisterna di Latina, un monumento naturale in cui l’acqua è protagonista. La riqualificazione prevede la realizzazione di un sistema di irrigazione avanzato per eliminare gli sprechi e ottimizzare l’uso dell’acqua, la sistemazione e la pulizia delle sorgenti.<br><br></div><div>Il terzo progetto è il Giardino Botanico Paternò a Catania, immerso tra le rocce laviche ai piedi dell’Etna, ricco di vegetazione mediterranea e tropicale. I lavori mirano a recuperare le antiche tradizioni per il ripristino di irrigazione e realizzare degli impianti tecnologicamente avanzati per ridurre i consumi di acqua.<br><br></div><div>Successivamente la Dottoressa<strong> Monica Luengo</strong>, docente dell’Università Internazionale dell’Andalusia e membro onorario ICOMOS-IFLA, ha raccontato il forte legame che si crea tra giardino e ambiente circostante con l’elemento acqua come protagonista. Essa è una fonte pulita, indispensabile per la sopravvivenza, fondamentale per la vita dei giardini, ma è anche elemento simbolico, architettonico e scenografico tipico delle sontuose fontane in stile barocco.<br>Animali come cavalli, asini, dromedari hanno avuto un ruolo importante per il trasporto delle piante e lo spostamento dell’acqua. <br>Con una serie di immagini, si è parlato del giardino botanico di Lanzarote che con il suo terreno vulcanico ospita oltre diecimila piante di cactus; dei Giardini pensili nell’antica città di Babilonia con un ingegnoso sistema di pompe e cisterne per portare l’acqua sino in cima; del Giardino del Re a Toledo che fonde lo stile ispanico e il rinascimento italiano e dei giardini dell’Alhambra a Granada in cui l’acqua è la presenza dominante.<br>Da sempre l’uomo ha cercato e sfruttato le proprietà dell’acqua, infatti la gestione del sistema idrico risale all’antichità: gli antichi Romani costruirono numerosi acquedotti che garantivano un approvvigionamento costante dalle sorgenti distanti al centro città; gli arabi invece, maestri della oasi, crearono delle gallerie sotterranee per condurre l’acqua in ambienti ostili come deserti e zone semiaride.<br>Un esempio emblematico che accomuna l’ingegno romano, la maestria araba e il sapere rinascimentale è il Giardino dell’Alcazar di Siviglia. <br><br></div><div>La parola è poi passata a <strong>Tiziana Maffei</strong>, Direttore della Reggia di Caserta. L’edificazione della Reggia, residenza dei Borbone, il vasto Parco Reale e il Giardino Inglese sono solo una parte del progetto visionario di re Carlo che volle valorizzare tutto il territorio circostante e diede inizio allo sviluppo della città. La gestione dell’area avveniva secondo una modalità sostenibile e con un’attenzione particolare a tutte le risorse disponibili, il cui impiego diede vita ad un sistema produttivo autosufficiente e la vendita dei prodotti in esubero. Un altro elemento cruciale fu la costruzione dell’Acquedotto Carolino che il sovrano commissionò a Luigi Vanvitelli per portare l’acqua al palazzo, ai giardini, alla città e ai numerosi opifici. Oggi, con i suoi 123 ettari e oltre 200 specie botaniche, la Reggia è uno dei complessi monumentali tra i più visitati al mondo per la sua bellezza e come una delle opere ingegneristiche e architettoniche più significative del 1700. <br>Gli interventi di riqualificazione e restauro riguardano l’acquedotto e il sistema di irrigazione, la realizzazione di un nuovo impianto automatizzato e la rigenerazione dei tappeti erbosi. La Reggia porta avanti il piano visionario di Carlo di Borbone e promuove l’economia circolare basata sul recupero degli scarti con un programma solidale. Tra le varie iniziative, vi è la raccolta degli agrumi del parco e del giardino per produrre marmellata.<br><br></div><div>Infine, <strong>Martina Massaro</strong>, docente al Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova, ha parlato dell’ingegnere, architetto e paesaggista veneziano Giuseppe Jappelli, noto per le sue progettazioni di ville e giardini in stile romantico in Veneto. Una serie di mappe, carte storiche, foto e progetti mostrano come è cambiato il territorio grazie agli investimenti attuati dalle famiglie per bonificare il suolo, renderlo produttivo o trasformarlo in un ampio giardino. Il tutto comunica con il territorio circostante e usufruisce delle risorse presenti, prima fra tutte l’acqua. Ne è un esempio il grande Parco Treves de Bonfili a Padova, commissionato a Jappelli. Mediante l’utilizzo del georadar, è stato possibile individuare la disposizione dei sistemi di irrigazione, delle cisterne e di altri elementi presenti nel parco. Ciò che appare sembra del tutto casuale, in verità Jappelli studiò ogni parte nel dettaglio, mostrando ampie conoscenze nella scienza idraulica e nella progettazione degli spazi verdi. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE _ 8</title>
         <author>laramarconi1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271362</link>
         <description><![CDATA[<div>L’ottavo incontro della XXXIII edizione organizzata dal Gruppo Giardino Storico di Padova ha visto la partecipazione di tre relatori che hanno affrontato il tema “<strong>Patrimonio culturale e innovazioni energetiche: i casi di Venaria Reale e di Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli</strong>”, illustrandoci con foto storiche e mappe la gestione, la valorizzazione e le relative problematiche di questi complessi storici. <br><br></div><div>Antonella Pietrogrande, responsabile del corso e coordinatrice, ha presentato <strong>Alessia Bellone</strong>, architetto paesaggista che dal 2007 segue gli interventi di progettazione, restauro, realizzazione e manutenzione dei giardini della Reggia di Venaria Reale, alle porte di Torino.<br>Fin dalla nascita della Reggia, circa a metà del Seicento, l’acqua ha avuto un ruolo importante, funzionale e scenografico, con la presenza di una peschiera, della Fontana dell’Ercole, del Tempio di Diana demolito nel corso del 1700 e oggi sostituito da un invaso circolare attorniato da acqua. Con il progetto del 2009, gli 800 m di distanza tra la Fontana dell’Ercole e di quello che in passato era il Tempio di Diana, troviamo l’allea centrale con un modulo di 8-8-8 per la porzione di prato/ acqua/prato, con delle cascate tra i bacini a differenti livelli. L’acqua continua ad essere un elemento di valore e mette di nuovo in relazione le due architetture. L’acqua immessa all’interno dei giardini proviene dalla Dora Riparia e dalla Stura di Lanzo. È ricchissima di nitrati e crea le condizioni ideali per la produzione di alghe che causano acqua torbida e odori sgradevoli. Nel 2009, attraverso un’analisi e uno studio ingegneristico, è stato costruito un bacino di fitodepurazione molto grande, 200m x 50 m, per filtrare l’acqua e utilizzarla per irrigare una parte di giardino e immetterla di nuovo pulita nella peschiera. L’operazione non era sufficiente e sono state costruite delle vasche di flocculazione con filtro per abbattere la carica batterica dell’escherichia coli. Questo sistema, non solo migliora l’aspetto estetico, ma assicura un utilizzo efficiente dell’acqua per l’irrigazione e per le fontane. <br>In passato una porzione dell’immenso giardino, oltre ad una lussureggiante vegetazione, ospitava sculture e giochi d’acqua. Così, nel 2019 è stato creato il <em>Giardino delle Sculture Fluide</em> con quattordici opere dell’artista contemporaneo Giuseppe Penone che uniscono il mondo minerale, umano e vegetale creando un luogo suggestivo e sensoriale. Alberta Campitelli, storica dell’arte e dei giardini, presente all’incontro, nei minuti conclusivi ha sottolineato come questo sia un esempio eccellente e ben riuscito per innestare contemporaneità artistica in un sito fortemente storico, creando un equilibrio perfetto tra natura, architettura e passato. </div><div>Un altro aspetto fondamentale riguarda la parte impiantistica necessaria per far funzionare la Reggia.<br><br>La soluzione adottata per far combaciare tecnologia e parte storica risale al 2006 con l’installazione di tre camini di aereazione in acciaio inox, rivestiti come il tronco di un albero. Per approfondire questa tematica la parola è passata a <strong>Davide Gagliardi</strong>, energy manager della Reggia di Venaria Reale, addetto alla conduzione e manutenzione meccanica ed elettrica degli impianti tecnologici e delle centrali. Le grandi centrali sono il cuore pulsante della Reggia da cui partono tutti i collegamenti elettrici. Vi è anche una centrale frigorifera che alimenta la parte di raffreddamento di tutto il complesso e nel 2017 è stato installato anche un impianto di cogenerazione (la Reggia Venaria ne vanta il primato tra i musei) con un motore da 1 MW alimentato a gas metano che genera energia elettrica (quella in eccesso venduta) ed energia termica (gran parte utilizzata e in parte dissipata).<br>Le torri evaporative, l’impianto di raffreddamento e il cogeneratore sono frutto di un progetto strategico che nell’immediato ha portato ad un risparmio energetico ed economico notevoli. Gli impianti sono sempre in funzione, anche perché il percorso museale richiede una temperatura e un livello di umidità costanti.<br>La Reggia occupa i primi posti nella classifica italiana dei beni culturali per l’attenzione verso le problematiche ambientali ed è tra le più efficienti a livello energetico tanto che nel 2020 è stata premiata dal Ministero dello Sviluppo Economico e dell’ENEA come best practice per la gestione e per gli interventi di efficienza energetica.<br><br></div><div>Infine, la Dottoressa <strong>Antonella Mastronardi</strong>, funzionario e architetto, specializzata in restauro dei monumenti dell’Istituto di Villa Adriana e Villa d’Este, ha esposto le politiche di gestione dei due complessi e del Santuario di Ercole Vincitore uniti dal 2016 in un unico istituto diretto dal Dottor Andrea bruciati, a cui si aggiungono due siti minori, la Mensa Ponderaria e il Mausoleo dei Plautii situati nel comune di Tivoli.<br>Dopo una spiegazione storica dei siti, la Dottoressa Mastronardi ha esposto le politiche di efficientamento energetico. I grandi progetti a riguardo su Villa Adriana e Villa d’Este risalgono agli anni ’90-2000 e da allora non hanno subito interventi sostanziali e negli ultimi anni si sono verificate delle situazioni critiche, soprattutto per gli impianti di illuminazione all’aperto. Un anno fa sono state sostituite le linee e i corpi illuminati con sistemi efficienti e innovativi, così come le lampade delle principali fontane di Villa d’Este che delineano il percorso notturno. Attualmente sono in corso due progetti di efficientamento energetico, uno a Villa d’Este con i fondi del PNRR e uno a Villa Adriana da attuare con i fondi di bilancio. <br><br></div><div>Il filo conduttore e comune della storia dei siti è l’acqua che assume forme, funzioni e valori diversi, ma è sempre protagonista sin dall’epoca repubblicana.<br>A Villa Adriana è in corso un lavoro di svuotamento, ripristino e impermeabilizzazione delle vasche con soluzioni di risparmio idrico. A Villa d’Este <br>l’acqua assume il carattere di esperienza multisensoriale con getti d’acqua e giochi. Prima giungeva diretta dal canale di servizio alla villa, ora viene depurata in un impianto di decalcificazione che utilizza un sistema elettromagnetico, e filtrata, anche se attualmente il sistema di filtrazione è carente e il sistema ottimale prevede la disinfezione UV. Il rinnovamento dell’impianto sarà in parte realizzato con i fondi del PNRR.<br>Un altro importante progetto prevede un sistema di ricircolo per far fronte al degrado che si è verificato nel corso del tempo a causa alle concrezioni calcaree che si creano dai solidi sospesi insieme all’aragonite che sedimenta all’interno delle tubazioni e sui fari immersi nelle vasche, settimanalmente puliti dai manutentori.<br>I due sistemi, depuratore e ricircolo, devono convivere perché le acque non rimangono dentro Villa d’Este, ma il canale dei servizi serve le fontane e poi l’acqua irriga gli orti sottostanti la villa per poi tornare al fiume. Questo sistema di connotazione storica deve essere garantito per il corretto funzionamento dell’impianto di risalita e pompaggio dell’acqua. Inoltre, la difficoltà sta nell’individuare il punto preciso di installazione degli impianti dal momento che sono siti di grande rilevanza archeologica. L’istituto ha in programma altre sfide legate ad altri comparti in chiave sostenibile, come la manutenzione degli ulivi, la produzione di olio e lo studio di nuove possibilità di alimentazione mediante energie rinnovabili.<br><br></div><div>Tali testimoniante ci fanno riflettere e allo stesso tempo ci permettono di osservare la gestione di questi grandi complessi con altri occhi. Sono sistemi ampi che richiedono competenze multidisciplinari e una visione futura a lungo termine che risponda ad esigenze contemporanee senza alterare il patrimonio storico.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente _ 9</title>
         <author>laramarconi1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271364</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel penultimo incontro della XXXIII edizione del corso annuale organizzato dal Gruppo Giardino Storico – Università di Padova si è parlato di “<strong>Energie rinnovabili e paesaggio agrario: un connubio promettente e problematico</strong>”. <br><br></div><div>Il Dottor Marco Devecchi, docente alla facoltà di agraria dell’Università di Torino e da poco presidente della storica Accademia di Agricoltura di Torino, ha ampiamente illustrato le possibilità innovative e le criticità che insistono sul paesaggio agrario quando si parla di energie rinnovabili. <br><br></div><div>All’inizio della lezione si è svolta la presentazione del volume “Il giardino dei Ciucioi” a cura di L. Camerlengo, C. Micheletti e A. Pasetti Medin, edito dalla provincia autonoma di Trento e dal Comune di Lavis. Alessandro Pasetti Medin ha raccontato la storia di questa eccellenza storica, voluta nell’Ottocento da Tommaso Bortolotti, che ha conosciuto un periodo di degrado nel corso del Novecento per poi riscattarsi dopo il lungo restauro ventennale, grazie ai finanziamenti da parte dell’Ente Pubblico, che ha riportato alla luce questa perla trentina. È un giardino scenografico che integra natura e architettura e si estende verticalmente con dei terrazzamenti molti stretti su un colle roccioso.<br><br></div><div>Successivamente, il Professor Marco Devecchi ha spiegato in sei punti in che modo è possibile affrontare la sfida a cui siamo chiamati con degli esempi riguardati il territorio piemontese.<br><br></div><div>1.    Il paesaggio agrario è per sua natura una realtà produttiva. Si richiama il concetto della Convenzione Europea del Paesaggio da cui partire per ragionare sul contesto agrario e sulle trasformazioni. “Non è possibile legarsi ad una tipologia del paesaggio e pensare che non possa trasformarsi, semmai è come mettere in atto il SE della Convenzione”, ha precisato Devecchi. </div><div>I tre esempi di evoluzioni significative in Piemonte sono le RISAIE, paesaggi unici e singolari legati alla volontà e capacità di trasformazione anche grazie al canale costruito da Cavour a Chivasso che ha portato ricchezza a Vercelli, Novara e Lomellina; i VIGNETI UNESCO, la Valle del Barolo e la radicata cultura del vino; i FRUTTETI CUNEESE, una trasformazione del territorio recente. </div><div>In termini energetici l’acqua gioca un ruolo importante e ha trasformato e tuttora trasforma interi paesaggi in tutta Italia con canalizzazioni, mulini ecc. Questi ultimi sono luoghi identitari, luoghi della tradizione e che evocano sensazioni e legami profondi con le comunità.</div><div> </div><div>2.    La sostenibilità negli interventi sul paesaggio. Il legame tra energie rinnovabili e sostenibilità è molto stretto perché il concetto stesso di energia rinnovabile è parte integrante dei ragionamenti di sostenibilità, non solo in termini ambientali, ma anche economici e sociali essendo il paesaggio agrario una realtà produttiva. <br><br></div><div>3.    Energia e cambiamento climatico sul paesaggio.</div><div>Le fonti fossili hanno incrementato l’anidride carbonica nell’aria e hanno innescato dei processi di cambiamento climatico. Stiamo vivendo delle situazioni di estrema gravità: in una slide è stato riportato il Po nel tratto piemontese, molto ridotto e quasi irriconoscibile; un ulteriore effetto si nota nel centro di Torino in cui  si assiste ad una moria di alberi. Basti pensare che in termini di piovosità, i valori dello scorso anno erano pari a quelli del Nord Africa.</div><div> </div><div>4.    Necessità che il paesaggio agrario evolva a partire dalle fonti energetiche rinnovabili. </div><div>Quali impatti hanno? L’Europa sta ponendo l’attenzione sul patrimonio culturale verde attraverso i fondi NextGeneratioEU, le notevoli strategie attuali del PNRR nel favorire le energie rinnovabili e il Patto europeo per il clima che pone le basi per strategie virtuose con la possibilità di ragionare, conoscere e imparare rispetto ai temi del cambiamento climatico in una scala più ampia.</div><div>L’approccio all’agrivoltaico (detto anche agrovoltaico o agrisolare) è un sistema che coniuga la produzione agricola e fotovoltaica nel medesimo terreno, generando benefici per entrambi i settori. I pannelli fotovoltaici sono montati con un’altezza da terra sufficiente per consentire pratiche di coltivazione convenzionali sul terreno sottostante. </div><div>È bene analizzare quanto suolo è necessario e individuare le colture idonee all’ombreggiamento creato dai pannelli.</div><div>Dal 2010 la Regione Piemonte ha elaborato delle linee guida per individuare i siti idonei e non idonei all’installazione di impianti fotovoltaici a terra, sia per le zone urbane sia per il paesaggio agrario.</div><div> Si è parlato poi di colture agroenergetiche da cui ottenere biomasse e biocarburanti. Le colture oleaginose (colza, girasole,..) sono una prospettiva interessante e si stanno sperimentando compatibilità ed efficienza, ma di fatto esistono delle preoccupazioni perché la produzione di biocarburanti potrebbe influire negativamente sulla fame nel mondo in quanto sottrae terreni fertili alla coltivazione di cereali e altri beni primari.</div><div> Ad oggi il punto importante di riferimento delle colture agroenergetiche è il <strong>mais.</strong> </div><div>Grazie alle sue elevate prestazioni di biomassa il mais trova un largo impiego negli impianti di produzione di biogas. </div><div>La produzione energetica in termini di biogas si sposa bene anche con gli allevamenti all’interno delle stalle: è già attiva una produzione importante e continuativa di biogas tramite i processi di fermentazione.</div><div> </div><div>5.    Ricerca e sperimentazione sul paesaggio delle serre. </div><div>Molte realtà del nostro paese sono obsolete e si stanno prendendo in considerazione delle iniziative con degli incentivi per la demolizione o per il rinnovamento delle strutture con il posizionamento dei pannelli sulle coperture. A tal proposito, un progetto di serre fotovoltaiche ex novo con coltivazioni sottostanti, gestito qualche anno fa dal Professore Devecchi, ha studiato e individuato le graminacee ornamentali come specie idonee. </div><div> </div><div>6.    Forme partecipate di tutela per realtà di pregio paesaggistiche.</div><div>Il paesaggio in senso lato e i paesaggi agrari sono ricchi di saperi e legati alle attività delle comunità locali. Attualmente, ad Asti sono avviati ben otto percorsi di tutela partecipata in base al Codice dei beni culturali e delle realtà di pregio paesaggistico. È fondamentale coinvolgere la popolazione per ragionare assieme, trovare soluzioni e gestire al meglio le opportunità. <br><br></div><div>Lavorare sulla diversificazione è la strada principale per l’ambiente, per l’uomo e per la necessità di aprirsi alla modernità e all’innovazione avendo sempre ben presente l’amore per la propria terra.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>PAESAGGIO E ENERGIA: dalla storia alle sfide del presente _ 10</title>
         <author>laramarconi1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271366</link>
         <description><![CDATA[<div>Il 25 maggio si è conclusa la XXXIII edizione del corso di aggiornamento organizzato dal Gruppo Giardino Storico di Padova. Nell’ultima lezione "Paesaggi e energie rinnovabili: il ruolo dei paesaggisti", sono intervenuti tre relatori che attraverso la loro esperienza professionale, hanno approfondito il tema del paesaggio energetico rispondendo alle seguenti domande: Come agire sul territorio? Lo sviluppo di questi nuovi paesaggi spesso incontra delle resistenze. Come si affrontano? Quali sono le vie da percorrere in un contesto così vasto e delicato?<br><br></div><div><strong>Laura Cipriani</strong>, assistant professor in architettura del paesaggio all’università di Delft, professore associato in Italia, ha moderato la tavola rotonda introducendo il concetto che il paesaggio non è mai statico, da sempre si trasforma ed è il prodotto di un continuo sedimentare di fenomeni naturali e azioni antropiche. <br><br></div><div>Il primo relatore è stato <strong>Alessio Battistella</strong>, ricercatore in Tecnologia dell’architettura al PoliMi, svolge progettazione e ricerca applicata in ambito dell’architettura sostenibile in contesti di emergenza umanitaria.<br>Il Dott. Battistella ha spiegato che quando si parla di energia rinnovabile e di transizione ecologica si deve parlare di “identità”, come modo in cui ci riconosciamo nel paesaggio, come atto progettuale, visione e non di “appartenenza” che richiama l’idea di mantenere ciò che è già stato, senza alternative,  <br>I progettisti devono essere interpreti della collettività che vive in quel luogo.<br>L’energia rinnovabile, e nello specifico l’eolico, è un nuovo simbolo in cui la società può e deve potersi riconoscere. L’eolico è in grado di dare forma ad un paesaggio, lo valorizza creando nuove immagini per la società contemporanea. Ciò si può fare solo attraverso l’esperienza dei luoghi, la conoscenza, il contatto con ci chi vive, l’ascolto. <br>Per accompagnare questa transizione ecologica in modo corretto si deve assolutamente partire da questi presupposti di base. Non si tratta più della solita dicotomia tra “sì” o “no”, ma il COME.<br><br></div><div>L’architetto <strong>Paolo Picchi</strong>, agronomo, ricercatore al Dipartimento di Architettura all’Università di Firenze, con un approccio che si concentra sul rapporto tra comunità, qualità del paesaggio, arte performativa simbolica e transizione energetico-sostenibile, ha appena concluso il post dottorato presso l’Accademia di Architettura di Amsterdam. Il Professor Picchi ha sottolineato come ci si concentri troppo sulla tecnologia: “La transizione energetica non ha nulla a che vedere con la tecnologia ma è una delle tante transizioni in cui il paesaggio cambia. Questa idea è maturata girando molto e dobbiamo comprendere che questa transizione i paesaggi la stanno già vivendo”. Ha poi illustrato tantissimi progetti attuati in Spagna, Italia (nello specifico a Viticuso e Firenze), California, Paesi Bassi, Inghilterra, Danimarca per capire cosa ha generato l’energia rinnovabile: dei punti di riferimento sociali, culturali, di svago e simbolici con opportunità economiche. <br><br></div><div><strong>Daniela Moderini</strong> è stata docente di architettura del paesaggio all’Università di Ferrara e ha insegnato al Master di Architettura a Barcellona. Dal 2000 conduce con il socio Giovani Selano ricerche e progetti in Italia, Spagna, Armenia, Romania e Brasile per lo sviluppo e la valorizzazione dell’energia rinnovabile.<br>Ha sottolineato come il concetto di energia rinnovabile sia un tema paesaggistico, non tecnologico, non infrastrutturale, ma una trasformazione del paesaggio il quale deve necessariamente essere guardato, analizzato. Al giorno d’oggi spesso manca una visione complessiva del progetto. Parte dei lavori che si vedono in giro vengono progettati in maniera estremamente veloce, schematica, senza una vera comprensione del territorio e forse per questo le opposizioni, le critiche verso tanti interventi, in qualche modo sono comprensibili.<br>La sua esperienza lavorativa decollò nel 2001 partecipando casualmente e vincendo il concorso “Paesaggi del vento”, indetto da Legambiente e Green Power per l’installazione di cinque turbine in Basilicata. Poi tanti altri progetti tra Puglia, Toscana e il più recente, a Rimini, per la realizzazione di centrali eoliche offshore a 20 km dalla costa, attualmente in fase di valutazione. <br><br></div><div>Nella parte conclusiva dell’incontro, i tre relatori hanno espresso la loro opinione riguardo gli effetti più o meno invasivi che comporta la realizzazione degli impianti e all’unanimità hanno riferito che tutto sta nella bontà dei progetti. Il progettista lavora in cooperazioni con altre figure (ingegneri, architetti, geologi, biologi,…) e prima di realizzare il progetto studia in maniera approfondita ogni componente ambientale e non. “I progetti hanno una complessità enorme e prevedono tantissime sinergie”, ha concluso Daniela Moderini.<br><br></div><div>Grazie ai molteplici relatori esperti, in ogni lezione del corso, sono state trasmesse molte chiavi di lettura, esempi concreti, spunti di riflessione, problematicità e possibili soluzioni. Tutti i temi trattati sono stati ben spiegati e affrontati in maniera costruttiva. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>PAESAGGIO ED ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE #7          Paesaggio e Energie Rinnovabili: la dimensione giuridica  della tutela</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271367</link>
         <description><![CDATA[<div>Il settimo incontro del XXXIII Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico e sul Paesaggio Contemporaneo dal titolo “Dalla Storia Alle Sfide del Presente”, ha avuto come ospite e relatore la Dott. Patrizia Marzaro; Professoressa di Diritto Amministrativo e Diritto Urbanistico presso l’Università di Padova, la Dott. Marzaro ha tenuto una lezione sul tema “Paesaggio ed Energie Rinnovabili: la dimensione giuridica della tutela”.</div><div>La relazione della Professoressa è quanto mai attuale alla luce dei vari cambiamenti che da qualche anno sono in atto per la transizione energetica del nostro Paese, e come questa s’intersechi con normative e leggi non sempre chiare e non sempre applicate, che vanno a discapito di quello che è il patrimonio paesaggistico e ambientale del nostro Paese.</div><div>Innanzi tutto rileva la Marzaro come nella nostra odierna realtà risultano ancora oggi contrapposti i concetti di Paesaggio ed Energie Rinnovabili, tuttavia c’è da ricordare che la Carta Costituzionale all’articolo 9, aggiornato nel 2022 per quanto riguarda l’ambiente, “<em>Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali</em>”. La Costituzione quindi equipara la tutela del paesaggio alla tutela dell’ambiente, anche se l’ambiente era comunque già tutelato da altre leggi, tuttavia inserendo nei Principi Fondamentali della nostra Costituzione l’aspetto ambientale, questo ne risulta rafforzato rispetto al passato, infatti, oggigiorno Ambiente e Paesaggio dovrebbero essere considerati sullo stesso piano.</div><div>Dal punto di vista giuridico questa si pone come una normativa rivolta al futuro, poiché analizzando bene la nuova parte del testo costituzionale succitato riguardo l’ambiente, nella relazione tra temi ambientali e temi paesaggistici questi, ultimi ne risultano indeboliti.</div><div>Il principio che ne esce rafforzato è la tutela dell’ambiente, riguardo anche le nuove energie rinnovabili, e i pronunciamenti della Corte Costituzionale tende a mettere al centro dei principi il tema delle energie rinnovabili piuttosto che la tutela del paesaggio, facendo risaltare la parte della norma in cui si pongono l’accento e l’interesse delle future generazioni, seguendo, di fatto, la normativa comunitaria riguardo le nuove energie green atte alla transizione energetica.</div><div>Alla luce di questo al giorno d’oggi si punta a un’accelerazione di quelle pratiche di realizzazione volte alla decarbonizzazione del paese per la transizione energetica, anche alla luce del conflitto Russo Ucraino in atto.</div><div>Questa questione va a pesare i diversi interessi pubblici e privati dando la maggiore urgenza alle misure d’interesse pubblico rispetto a quello privato, soddisfacendo e garantendo in questo modo soprattutto l’interesse pubblico rispetto l’altro. Un esempio a questo, che si potrebbe citare al riguardo, potrebbe essere il caso ILVA di Taranto in cui non essendoci diritti tirannici che sovrastano altri, nella controversia tra diritti dei lavoratori e diritti pubblici legati alla salute si arrivò con decreto allo spegnimento dei forni degli impianti dell’acciaieria.</div><div>Il Legislatore, con le predette norme in essere, tende a favorire l’accorciamento dei tempi per ogni opera, in altre parole semplificare il risultato in tempi brevi, anche se i fattori in gioco non vengono più ben bilanciati. Semplificare oramai per la Pubblica Amministrazione significa solo rendere più veloce non più semplice, in altre parole l’emanazione di norme che creano un labirinto in cui l’incertezza generata da norme atte a semplificare, finisce per dar vita e molte volte favorire abusi, senza che sia valutata la salubrità tra ambiente paesaggio e fonti rinnovabili.</div><div>Il paesaggio in questo modo finisce così per essere messo da parte a favore del rincorrere una transizione che va o potrebbe andare a discapito dello stesso.</div><div>Si è venuta a creare in questo modo una contorta zona grigia in cui non si sa chi deve decidere cosa, infatti, se passiamo a un livello inferiore, le Regioni secondo la Direttiva 199/2021 RED2 avrebbero dovuto individuare le aree idonee all’istallazione d’impianti di produzione di energia rinnovabile e quelle non idonee, tuttavia per la stessa norma le aree non idonee non hanno bisogno di essere elencate.</div><div>Conseguentemente alla disposizione appena descritta le aree non idonee, potrebbero comunque essere sfruttate come quelle idonee.</div><div>Il Legislatore imponeva un termine di 180 giorni per ratificare gli elenchi delle aree, tuttavia non essendo stato realizzato e rispettato il termine da nessuna regione, il Governo si avocava il diritto di decidere quali sarebbero le aree idonee e non, in questo modo a oggi anche zone vincolate e tutelate dalle sovrintendenze sarebbero diventate aree idonee.</div><div>Le prospettive che a oggi si paventano non sono per nulla positive, poiché le Regioni non possono decidere per le aree idonee non essendoci linee guida chiare da parte della Conferenza Stato Regioni. </div><div>Quindi, di tutto questo, l’aspetto che più ci rimette e ci va di mezzo, osservando le interpretazioni procedurali e tecniche di queste intricate e confuse norme è solamente il Paesaggio che a oggi è tutelato solamente dall’articolo 9 della Costituzione.</div><div>C’è tuttavia da immaginare che in questo periodo storico i ricorsi delle Regioni saranno molteplici, e solo il Giudice Amministrativo potrà risolvere le cause ricadenti in questa zona grigia non ben definita, che il Legislatore non ha ancora risolto andando a soppesare tutti i pesi messi sul piatto della bilancia. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271367</guid>
      </item>
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         <title>LA VILLA OLTRE LA SIEPE. Origine e vocazione della Villa Veneta.</title>
         <author>deborabarin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271368</link>
         <description><![CDATA[<div>Il corso di formazione “La villa oltre la siepe - Origine e vocazione della Villa Veneta” è stato promosso dall’Ufficio Scolastico Regionale in collaborazione con l’Istituto Regionale Ville Venete e l’Associazione Ville Venete ed si rivolgeva ai docenti dei diversi ordini di scuola. Nel mese di aprile ci sono stati i primi due incontri (Modulo A), svolti nella cornice di due delle Ville Venete del territorio trevigiano e che hanno visto l’avvicendarsi di prestigiosi esperti sul tema con momenti laboratoriali mirati al coinvolgimento dei docenti nell’ideazione di alcune proposte didattiche. </div><div> </div><div>Il primo incontro “Storia e origini della terraferma veneziana: dal fenomeno dell’incastellamento alla Villa Veneta” si è tenuto presso il Castello San Salvatore a Susegana (TV), luogo suggestivo e significativo in relazione al tema della giornata. L’architetto  e professore di storia dell’architettura Antonio Foscari ha relazionato un approfondimento tematico mirato a spiegare il processo che ha portato all’origine delle Ville Venete, come presidi per la gestione economica e politica della terraferma veneziana nell’epoca della Serenissima. </div><div>Il secondo appuntamento “La civiltà di villa, un esempio di economia agricola nel paesaggio veneto”, ha avuto luogo presso Villa Rechsteiner a Piano di Oderzo (TV). In questa sede l’architetto paesaggista e garden designer Camilla Zanarotti ha approfondito le tematiche del paesaggio all’interno del contesto delle Ville Venete portano alcuni casi studio emblematici, mentre il proprietario, il barone Florian von Stepski-Doliwa ha presentato le attività della villa, che si può quasi definire una vera e propria “Villa Veneta dei nostri giorni”. </div><div> </div><div>In entrambi gli incontri è stato, poi, dato spazio per lo svolgimento di un workshop che ha coinvolto i docenti partecipanti nell’ideazione di un podcast per raccontare una Villa Veneta (il Castello San Salvatore, sede del primo corso) con il duplice obiettivo di arricchire la visita al palazzo anche dal punto di vista sonoro/uditivo, ampliando così l’accessibilità dei luoghi e di far conoscere agli insegnanti il podcast come possibile strumento didattico. </div><div> </div><div>La proposta “La villa oltre la siepe” è stata una bellissima iniziativa per formare i docenti sul tema delle Ville Venete che sono una realtà presente nel loro territorio e che offre ampie possibilità di studio in prospettiva interdisciplinare, oltre che di aumento di consapevolezza delle giovani generazioni della ricchezza del paesaggio che li circonda. </div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Seminario &quot;Paesaggi monastici nelle montagne: dall&#39;ascesi alle pratiche di gestione&quot;</title>
         <author>deborabarin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271371</link>
         <description><![CDATA[<div>Il seminario “<a href="https://padlet.com/giadapeterle/cronache-di-paesaggiounipd-78bjleqnnemx8ft4/wish/2600495406">Paesaggi monastici nelle montagne</a>: dall’ascesi alle pratiche di gestione” è stato promosso nell’ambito del progetto “Armonie composte”, nato dalla pluriennale collaborazione fra Università di Padova e Abbazia di Paglia con lo scopo di favorire la conoscenza della progettazione e cura del territorio realizzata secondo il pensiero monastico e, in questo appuntamento, ha focalizzato l’attenzione sul paesaggio montano. </div><div>Nel corso della giornata di studi si sono alternati sguardi diversi sul paesaggio della montagna che spaziavano da una lettura della dimensione immateriale e valoriale ad una più materiale e concreta. É stato interessante cogliere temi ricorrenti fra le diverse prospettive interpretative per giungere, in conclusione, a sottolineare l’importanza della ricerca di un’armonia fra le molteplici dimensioni del paesaggio al fine di promuovere la qualità di vita delle persone, che è possibile solo nell’equilibro con tutto ciò che le circonda. In questa prospettiva, lo stile di vita descritto nella Regola di San Benedetto rappresenta, ancora oggi, un esempio di rapporto fruttuoso e rispettoso tra “uomo” e “natura”.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271371</guid>
      </item>
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         <title>CAMERA CON PAESAGGIO: presentazione di brevi documentari paesaggistici realizzati dagli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271372</link>
         <description><![CDATA[<div>Come possiamo usare lo strumento audiovisivo per Comunicare il Paesaggio?<br><br></div><div>Le risposte a questa domanda possono essere molteplici e complesse; infatti, il mezzo filmico può essere usato molto bene per esprimere il caleidoscopio di sguardi che si posa sul paesaggio. <br><br></div><div>Da qualche anno il laboratorio di Landscape video making tenuto dai docenti Marco Toffanin, Michele Trentini e Mauro Varotto nell’ambito del corso di laurea magistrale in Scienze per il Paesaggio ha come scopo quello di fornire nozioni relative alle tecniche e metodi di produzione audiovisiva al fine di realizzare un corto riguardante tematiche legate al paesaggio. Il giorno 25 giugno 2023, ospiti dell’EuganeaFilmfestival, nella bellissima cornice dei giardini di Este, studenti e docenti hanno presentato al pubblico i lavori realizzati durante il laboratorio di Landscape video making dello scorso anno.<br><br></div><div>Il paesaggio immaginato, pensato e raccontato dagli studenti ha preso forma restituendo ai presenti tre letture del paesaggio molto diverse tra loro. Marcello Martinucci con UN PAESAGGIO ESTINTO sceglie di narrare il paesaggio dei colli euganei, questa linea dell’orizzonte, unendo sapientemente immagini e testo narrato; Francesco Biolcati e Giulia Micheloni ci portano in pellegrinaggio nei pressi del Monte Baldo(VR) al Santuario Basilica della Madonna della Corona con LE VIE DEL SANTUARIO SONO INFINITE; le immagini qui scorrono senza voce fuori campo, ascoltiamo le voci e i rumori, come se fossimo presenti al momento delle riprese. Sabrina Giacopello con TEATRO ITALIA, rappresenta un luogo tramite il racconto diretto delle persone che lo hanno visitato, fornendo allo spettatore percezioni soggettive sul paesaggio in questione.<br><br></div><div>Le opere realizzate dagli studenti, trovano la giusta collocazione all’interno del programma dell’Euganeafilmfestival di quest’anno che vede nel cinema, un mezzo capace dei catturare la complessità del presente offrendo allo spettatore l’opportunità di ripensare al rapporto tra società e ambiente.<br><br></div><div>Per approfondimenti:<br><br></div><div><a href="https://euganeafilmfestival.it/it">Euganea Film Festival 2023 - 22 edizione - dal 21 giugno al 2 luglio<br></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>PAESAGGIO ED ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE #8         Patrimonio culturale e innovazioni energetiche: i casi di Venaria Reale e di Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271374</link>
         <description><![CDATA[<div>Il tema dell’ottavo incontro, del XXIII Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico e sul Paesaggio Contemporaneo intitolato “Dalla Storia alle Sfide del Presente”, è stato “Patrimonio culturale e innovazioni energetiche: i casi di Venaria Reale e di Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli”. L’incontro ha visto la partecipazione della Dott.ssa Alessia Bellone Architetto responsabile dei lavori di conservazione dei Giardini della Reggia di Venaria Reale, del Dott. Davide Gagliardi energy manager che si occupa della gestione degli impianti tecnologici ed energetici della Reggia stessa, e dell’Architetto Elena Mastronardi funzionario dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este. </div><div> La Dott.ssa Bellone e il Dott. Gagliardi hanno descritto i lavori di ammodernamento e manutenzione eseguiti negli ultimi anni nei Giardini della Reggia Sabauda di Venaria Reale sulla base di scelte fatti molti anni fa e rispettando quello che era il progetto originario della Reggia, senza stravolgerne l’aspetto, in quanto fin dalla sua realizzazione nel XVII secolo l’acqua ha sempre rivestito un ruolo predominante per il giardino e per il parco.  È stato sottolineato che i siti, per la costruzione delle Regge Sabaude, non sono mai stati scelti a caso ma realizzate in posizioni strategiche, vicino o attraversate da corsi d’acqua, in modo da rifornire facilmente le strutture e i giardini.</div><div>I lavori a Venaria Reale sono iniziati nel 1999 con alcuni scavi archeologici, per portare alla luce le fondamenta dell’allea d’Ercole ovvero un corso d’acqua che univa due spazi architettonici, è stata ricostruita la peschiera principale, costruendo anche un bacino di fitodepurazione a monte del tempio di Diana per depurare l’acqua proveniente dalla Stura e dalla Dora, poiché le acque non pulite che arrivavano contenevano sia batteri sia alghe che proliferando inquinavano la peschiera e il giardino, con cui la stessa acqua veniva usata.</div><div>Questo impianto ha fatto si che l’uso originario della peschiera, e dell’acqua in essa raccolta fosse riportato all’uso originario per cui era stato progettato, oltre che ottenere un risparmio in termini quantitativi di acqua nuova prelevata dai due fiumi, e grazie al ricircolo e al ritrattamento usata per le fontane.</div><div>Altri impianti rinnovati e realizzati sono stati quelli delle centrali termiche ed elettriche che alimentano la Reggia, anche se in questo caso ci si è trovati davanti ad un problema, perché dopo la realizzazione, da altri scavi è emerso che il giardino storico risultava più basso delle griglie di aerazione delle centrali.</div><div>Tale problema è stato risolto con l’istallazione di sculture “fluide” che andassero in qualche modo nascondere e camuffare le griglie e i camini della centrale che alimenta l’intera Reggia.</div><div>Sono stati illustrati poi i lavori realizzati per la creazione della nuova centrale, che accoglie le caldaie e gli impianti refrigeranti della Reggia, come ad esempio l’impianto di cogenerazione di energia termica ed elettrica, nel 2017, da circa 1 megawatt e un impianto di recupero fumi per il riscaldamento dell’acqua e l’abbattimento degli inquinanti in atmosfera. Grazie a questi impianti la Dott.ssa Bellone ha affermato che a oggi vi è un risparmio di circa il 30% dell’energia elettrica acquistata, in altre parole due milioni di kW di oggi contro i sei milioni di kW del 2017, oltre all’introito prodotto dalla rivendita dell’energia prodotta e non sfruttata durante il periodo estivo.</div><div>La parola poi è passata alla Dott.ssa Mastronardi che ha illustrato gli interventi realizzati e che sono in progetto per l’efficentamento e il risparmio energetico nei due siti gestiti dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este. I progetti descritti però fanno parte di politiche d’intervento nel lungo periodo, in quanto in questo caso potrebbero essere limitati dalla zona in cui si sorgono i due siti, cioè una zona d’importante valore archeologico che non ha ancora restituito totalmente ciò che il tempo ha interrato e preservato, e che spesso tornano alla luce.</div><div>Villa Adriana è un sito risalente II secolo d.C. che veniva usato come area termale e di rappresentanza in epoca romana, mentre, molto più recente è Villa d’Este risalente al XVI secolo.</div><div>Anche in questi due siti gli interventi sono stati rivolti all’efficentamento illuminotecnico e alla messa a norma degli impianti e dei quadri elettrici, con la sostituzione delle lampade nelle fontane e dei corpi illuminanti e con la sostituzione dei generatori elettrici, questa ha portato a un risparmio di circa il 50% rispetto al periodo pre intervento.</div><div>Altri interventi che stanno per partire riguardano la gestione dell’acqua, ovvero la preservazione e la diminuzione del consumo d’acqua, che nelle due ville riveste un ruolo di primo piano con la sua presenza nelle vasche, per l’uso nelle fontane e per i giochi d’acqua di cui i siti sono ricchi. </div><div>A questo proposito a Villa Adriana sta per essere avviato un progetto per lo svuotamento e l’impermeabilizzazione delle vasche in modo che l’acqua non vada persa attraverso infiltrazioni nel terreno, e che possa essere usata anche per il riempimento di altre.</div><div>Per quanto riguarda Villa d’Este il giardino è ricchissimo di acqua, infatti, ci sono fontane, tra cui la “Fontana delle 100 cannelle”, e svariati giochi  d’acqua, a questo proposito per alimentare il fabbisogno del giardino fu costruito un canale di servizio che si dipartiva dal fiume Aniene e una volta arrivato nella villa si sviluppava in una fitta rete di canali di servizio.</div><div>Gli interventi qui sono volti alla revisione dell’impianto di depurazione filtraggio e ricircolo per le fontane e i giochi, in modo da aver a disposizione acqua pulita e sempre in minor quantità dal fiume. Il depuratore e l’impianto di ricircolo devono essere ben efficienti e lavorare in stretto connubio, in quanto l’acqua delle fontane non resta sempre in fontana bensì va ad alimentare i flussi d’irrigazione dei giardini della Villa, prima di ritornare nel fiume Aniene.</div><div>Abbiamo potuto vedere in questa lezione come tre siti storici si siano messi in gioco per elevare la loro efficienza a favore del risparmio energetico, da qui capiamo che con il comportamento corretto e parsimonioso di tutti si possono ottenere risparmi energetici anche al fine di fronteggiare e limitare i consumi di risorse energetiche e contribuire a contrastare i cambiamenti climatici in atto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>PAESAGGIO ED ENERGIA: DALLA STORIA ALLE SFIDE DEL PRESENTE #9                 Energie Rinnovabili e Paesaggio Agrario: un connubio promettente e problematico</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271376</link>
         <description><![CDATA[<div>La nona lezione del XXXIII Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico e sul Paesaggio Contemporaneo intitolato “Dalla Storia Alle Sfide del Presente”, ha avuto come relatore il Dott. Marco Devecchi dell’Università di Torino, Professore al Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, il cui intervento era intitolato “Energie Rinnovabili e Paesaggio Agrario: un connubio promettente e problematico”.</div><div>Nel suo intervento il Prof. Devecchi ha trattato la lunga e odierna sfida riguardante le trasformazioni del paesaggio per  le istallazioni d’impianti di energie rinnovabili, come questo processo possa essere una vera opportunità. Al contempo tuttavia le trasformazioni presentano sempre molteplici problematiche e resistenze, perché il rispetto della tutela, della salvaguardia e della conservazione del paesaggio agrario è uno dei temi da sempre sentiti e difesi dalle comunità locali.</div><div>Partendo dal paesaggio agrario, possiamo considerare questa tipologia di paesaggio differente da altri tipi, questa è considerata una risorsa favorevole all’attività economica ma con alcuni se.</div><div>I paesaggi agrari non sono una realtà statica ma in continua evoluzione e in continuo cambiamento, quindi non dovrebbe essere possibile legarsi a una tipologia fissa  e statica di paesaggio, ma bisogna immaginarlo come qualcosa in divenire, quello che si dovrebbe riuscire a fare sarebbe essere in grado a immaginare come potrà essere trasformato con l’avvento di nuove installazioni e delle nuove tecnologie.</div><div>Un esempio storico, che Devecchi riporta da studioso piemontese, è come la realizzazione del Canale Cavour in Piemonte durante il Regno Sabaudo sia stato in grado di trasformare il paesaggio andando sia ad alimentare le risaie sia a portare acqua nei vari campi per poterli rendere più coltivabili,  ma anche di trarre energia dall’acqua stessa attraverso il funzionamento dei mulini.</div><div>Naturalmente le nuove istallazioni devono e dovranno rispettare determinati criteri di sostenibilità e di sviluppo sostenibile, senza che le istallazioni vadano a stravolgere l’ambiente agrario e producano la perdita di biodiversità, questo sarà un tema cruciale da affrontare per gestire bene la transizione energetica come citato nell’agenda 2030.</div><div>Inoltre ci troviamo anche davanti al problema del cambiamento climatico che sta stravolgendo il paesaggio agrario con periodi di siccità sempre più frequenti.</div><div>Davanti a questi fattori è chiaro che un aumento e un’accelerazione della transizione energetica “sostenibile” sia doverosa, ma quali impatti possiamo immaginare in campo agrario?</div><div>È abbastanza evidente che bisognerà attuare le giuste politiche per il cambiamento, anche e soprattutto adottando quello che è il Patto Climatico Europeo che punta al coinvolgimento dei cittadini e delle comunità a essere responsabili e partecipi del cambiamento, una transizione che sia condivisa e non imposta dall’alto. Anche il WWF con FAI e Legambiente, da parte loro, hanno elaborato uno studio in dodici punti per una giusta transizione energetica, che punti a costruzioni virtuose che non vadano a consumare ulteriore suolo ma che tendano alla valorizzazione  delle costruzioni esistenti, ovvero costruzioni diffuse piuttosto che concentrate in immensi parchi fotovoltaici.</div><div>Le soluzioni dovranno essere in grado di coniugare l’aspetto sia produttivo di energia green sia la produzione agricola per il mercato alimentare, e anche per il mercato energetico. Queste soluzioni nei giorni nostri si stanno moltiplicando, pensiamo infatti alle istallazioni agrivoltaiche oppure alle colture agro energetiche e ancora agli allevamenti di bestiame per la produzione di biogas.</div><div>Ma siamo sicuri che queste soluzioni siano efficaci? Il Prof. Devecchi ha fatto una carrellata di metodi di produzione di energia green, per quanto riguarda l’Agrivoltaico diversi sono ancora gli studi da parte dell’ENEA e le valutazioni che si stanno svolgendo sulle attuali istallazioni. Il sistema Agrivoltaico consiste nell’istallazioni di pannelli fotovoltaici, posti a determinate altezze e in file spaziate tra di loro, in modo che la superficie tra le file di pannelli possa essere usata per la coltivazione o per il pascolo degli animali.</div><div>Per quanto riguarda invece le colture Agroenergetiche si tratta di mettere a coltura specie di piante come la colza o il girasole o il mais per la produzione di biocombustibili e biomasse, anche se la FAO tende a porre l’accento sullo sfruttamento primario di queste colture (mais, girasole) per la produzione di cibo, anche se a oggi proprio il mais è la prima fonte di produzione energetica di biomasse. Tuttavia con il cambiamento climatico in atto bisognerà vedere se queste specie saranno ancora sostenibili, oppure valutare e optare la messa in coltura di altre specie cerealicole meno esigenti d’acqua come il miglio.</div><div>Interessanti vantaggi derivano anche dall’allevamento di bestiame per la produzione di biogas attraverso sistemi digestori di masse organiche, che a differenza di eolico e fotovoltaico legate alla presenza o meno di determinate situazioni atmosferiche, il biogas potrebbe essere una fonte energetica molto più sfruttabile.</div><div>Insomma allo stato attuale degli studi e delle sperimentazioni sono molteplici le strade percorribili per arrivare a una transizione energetica sostenibile, poco impattante e che sia veramente sfruttabile. A differenza del passato, con la realizzazione d’immensi parchi fotovoltaici che hanno consumato immense quantità di suolo agrario strappandolo alla coltivazione, o all’istallazione e alla costruzione di parchi eolici in luoghi dove non sono e non saranno mai sfruttati a pieno regime, ora possediamo conoscenze migliori e più approfondite come già in qualche lezione precedente è stato illustrato da altri relatori.</div><div>Quindi concludendo, secondo il Professore, esempi e soluzioni su come intervenire per una giusta transizione energetica esistono già, basta solo far intervenire le comunità per renderle partecipi del cambiamento e senza andare a stravolgere il paesaggio. Il vero passo avanti e la vera sfida sarà appunto la trasformazione energetica condivisa e non calata per legge dall’alto, i cambiamenti possono e devono avvenire con la partecipazione di tutti e con la diversificazione delle fonti, non puntando tutto il cambiamento solo verso un’unica fonte rinnovabile.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Paesaggi monastici nelle montagne maggio 2023</title>
         <author>mariaclaracarossa3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271379</link>
         <description><![CDATA[<div>Il 20 maggio 2023, presso l'incantevole scenario dell'Abbazia di Praglia, situata nei Colli Euganei, si è tenuto l'ultimo seminario organizzato da Armonie Composte, incentrato sui paesaggi monastici nelle montagne. L'ambientazione scelta si è rivelata ideale per esplorare queste tematiche. <br>Durante il primo intervento, sono stati trattati argomenti legati al ruolo delle montagne nella Bibbia, alla loro simbologia e alla loro associazione con l'ascesi e la preghiera. Nella prospettiva biblica, le montagne rappresentano ponti tra Dio e la Terra, luoghi di elevazione spirituale e meditazione. Il secondo intervento, a cura di Giovanna Valenzano, si è concentrato sull'architettura dei monasteri alpini. Sono stati presentati tre esempi significativi: la Sacra di San Michele in Val di Susa, uno dei monasteri più importanti d'Europa, il Monastero di San Pietro a Civate e l'Abbazia di Monte Maria in Val Venosta.<br>Nella seconda parte della giornata, prima di arrivare alla interessante tavola rotonda, il dott. Enrico Rizzi ha affrontato il tema degli insediamenti monastici e la capacità dei monaci di trasformare le zone montane in luoghi adatti all'attività umana, ad esempio attraverso la costruzione di infrastrutture.<br>Successivamente, il professor Davide Petenella ha approfondito il tema della gestione forestale dei boschi montani. Dopo una breve pausa, si è dato inizio alla tavola rotonda, durante la quale esperti di diverse discipline hanno condiviso le loro esperienze e riflessioni riguardanti i monasteri e il legame con la montagna. Tra tutti gli interventi, quello che ha particolarmente catturato la mia attenzione è stato quello del Monaco Benedettino Marcus, proveniente dal Monastero di Engelberg in Svizzera. Ha condiviso la storia del suo monastero, che originariamente sorgeva in una valle appartata e sacra, ma che ora è circondato da impianti sciistici e strutture turistiche. Ha anche menzionato l'esistenza di una scuola bilingue all'interno del monastero.<br>In conclusione, è emersa l'importanza di identificarsi con il paesaggio in cui si vive, superando una visione puramente estetica. Ogni paesaggio è interpretato e vissuto in base alla percezione e all'esperienza della comunità locale. Riconoscersi nel proprio paesaggio diventa quindi fondamentale per creare benessere individuale e collettivo, nonché per sviluppare un legame profondo e sostenibile con l'ambiente circostante.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Dal giardino al green: approcci diversificati per i diversi contesti giugno 2023</title>
         <author>mariaclaracarossa3</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271380</link>
         <description><![CDATA[<div>Il 30 giugno 2023 si è tenuto presso il museo dei Colli Euganei a Galzignano, un evento dedicato alla gestione del verde, una tematica che in Italia è stata a lungo trascurata, ma che negli ultimi anni sta finalmente ottenendo l'importanza che merita. Durante l'incontro, il professor Barbariol ha approfondito il concetto di verde come un insieme di diverse componenti. Ha sottolineato che la Comunità Europea sta promuovendo un "Green Deal" e che lui stesso desidera rendere il termine "verde" una parola che venga utilizzata con maggior attenzione e meno superficialità.<br>Un esempio complesso di gestione del verde sono i giardini storici, che racchiudono elementi viventi e inanimati quindi richiedono cure attente. La cura del verde è un processo delicato e esige persone formate e competenti.  Ogni città possiede giardini storici e spazi aperti, che costituiscono un patrimonio inestimabile. L'obiettivo di una città è far dialogare e lavorare in armonia tutte le diverse tipologie di spazi verdi presenti. È necessario riqualificare il verde delle nostre città, poiché è importante per il benessere delle persone, sia a livello estetico che salutare, nonché per l'equilibrio degli ecosistemi. La presenza di verde, ad esempio tra i marciapiedi, non è sinonimo di degrado, ma di un ambiente più salutare. I francesi hanno coniato il termine "manutenzione" per garantire che questi spazi verdi abbiano una durata nel tempo. Una cura adeguata richiede un'analisi attenta delle diverse situazioni.<br>Wilma Sturaro e Stefano Contarin hanno presentato il caso del campo da golf di  Galzignano. La manutenzione di un campo da golf è estremamente costosa. Un campo da golf naturale ha ben poco di naturale, poiché è difficile mantenere un prato erboso di soli 3 cm. Inoltre, spesso è necessario intervenire sul terreno per renderlo più drenante. Nonostante ciò, i campi da golf offrono un importante contributo alla presenza di aree verdi nelle città. Il campo da golf di Galzignano si estende su un'area di 85/90 ettari, attraendo un grande flusso di persone, soprattutto dalla Germania e dalla Francia. In passato, era impensabile aspirare a un verde "selvaggio" all'interno di un campo da golf, ma ora stanno riuscendo a realizzarlo. Tuttavia, sorgono problemi come  le difficoltà legate alla salinità dell'acqua che influisce negativamente sul parco.<br>Un altro esempio di gestione del verde è rappresentato dal Giardino di Valsanzibio, dove il giardiniere ha spiegato come mantenere questo importante patrimonio in uno stato sano senza ricorrere a interventi invasivi che possano danneggiarlo. Dal 1992, il giardino è aperto al pubblico con regole specifiche per prevenire danni causati dai visitatori. Il giardino ospita piante secolari e viene adottata una gestione attenta che non nuoce alle piante. Il focus principale è sulla cura degli alberi e del labirinto. <br>Il Vicario del parco Colli ha parlato della gestione gentile dei Colli Euganei. Ha sottolineato l'importanza dell'approccio e della conoscenza per preservare l'ambiente fragile che ci circonda. Per evitare danni alla natura, ad esempio nei sentieri, è necessario lavorare con i giovani. La conservazione della natura è fondamentale per le generazioni future. Le piante rappresentano un patrimonio da preservare e valorizzare.<br>Il seminario si è concluso con una discussione su quanto sia fondamentale diffondere l'importanza della salvaguardia e della gestione positiva delle piante, raggiungendo il maggior numero di persone possibile. Il verde deve essere visto come una risorsa e non come un costo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Giornata nazionale del Paesaggio e Premio nazionale del Paesaggio </title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271381</link>
         <description><![CDATA[<div>Il 14 marzo 2023 in occasione della Giornata nazionale del Paesaggio istituita nel 2016 con l’obiettivo “di promuovere la cultura del paesaggio in tutte le sue forme e sensibilizzare i cittadini sui temi ad essa legati”; si è svolta la cerimonia di consegna del Premio nazionale del Paesaggio. <br><br></div><div>Ogni due anni il Ministero dei Beni Culturali attribuisce un premio ad un progetto che valorizza il paesaggio attraverso azioni di salvaguardia, gestione o pianificazione, in linea con i quattro criteri di esemplarità, sviluppo territoriale sostenibile, partecipazione e sensibilizzazione indicati nel Regolamento europeo del Premio. Il Regolamento, inoltre, stabilisce che il progetto vincitore rappresenterà l’Italia all’Edizione biennale del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa previsto dall’art.11 della Convenzione Europea del Paesaggio.<br><br></div><div>Durante l’incontro pubblico, di cui ho parlato in questo post :https://padlet.com/giadapeterle/cronache-di-paesaggiounipd-78bjleqnnemx8ft4/wish/2384532034, svoltosi il 10 novembre 2022 sono venuta a conoscenza di questo premio, delle sue finalità e ho potuto ascoltare le testimonianze dei vincitori delle scorse edizioni. L’evento è stato organizzato dalla Segreteria Tecnica del Premio del Paesaggio che, in quest’ultima edizione, è stata affidata al Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova, dipartimento a cui afferisce anche la laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio.<br><br></div><div>Alcuni studenti del corso di laurea hanno potuto svolgere attività di stage curriculare presso la Segreteria del Premio mettendo in campo, tramite diverse modalità, le competenze finora acquisite attraverso il corso.<br><br></div><div>Il giorno della consegna del premio che ha visto la partecipazione del Ministro per la Cultura Gennaro Sangiuliano, le istituzioni hanno ricordato e ringraziato tutta la segreteria tecnica per il lavoro svolto che ha portato alla scelta di 73 progetti in rappresentanza di 18 regioni italiane.<br><br></div><div>Ho seguito con interesse tutta la diretta streaming, durante la quale sono state attribuite 7 menzioni speciali, 10 menzioni e 15 encomi, un encomio è stato dato all’associazione culturale LANDSCAPEFOR per il progetto ATLASFOR “UNA VETRINA DEL PAESAGGIO ATTIVO” per “la capacità di proporre innovative forme digitali di conoscenza diffusione didattica del paesaggio e del patrimonio culturale attraverso la creazione di un archivio digitale liberamente fruibile e costituito da un atlante online di tutti i luoghi d’interesse culturale, ambientale e paesaggistico con schede geolocalizzate facilmente utilizzabili da parte di tutti gli operatori”.<br><br></div><div>Il premio è stato ritirato dal professor Paolo Castelnovi in veste di presidente dell’associazione LANDSCAPEFOR, che noi studenti del corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio abbiamo avuto ospite il 29 marzo, per un seminario dal titolo Abitare Bene il Mondo realizzato nell’ambito dell’insegnamento di Pianificazione Territoriale e Paesaggio del professore Michelangelo Savino.<br><br></div><div>Il progetto vincitore è risultato “Orti Generali. La campagna arriva in città” di Torino con la seguenti motivazioni: “per l’esperienza esemplare di trasformazione e gestione di aree agricole residuali in contesto metropolitano capace di creare in pochi anni a partire da una condizione di abbandono, degrado e abusivismo un parco di orti urbani aperto ai cittadini e ai visitatori recuperando la trama del paesaggio agrario pre industriale; per la virtuosa sinergia tra gli enti pubblici, le istituzioni accademiche, le scuole, le associazioni, i singoli abitanti; grazie alla quale, attraendo finanziamenti locali ed europei è stato possibile promuovere innovazione tecnologica con un approccio scientifico ed ecologico alla gestione senza tralasciare gli aspetti legati all’inclusione e alla solidarietà sociale; per la capacità di divulgare i valori del paesaggio attraverso iniziative di comunicazione e formazione dal forte impatto e infine per il rafforzamento identitario di una comunità che si riconosce come tale grazie al nuovo paesaggio e al lavoro condiviso che ha consentito la sua ridefinizione”.<br><br></div><div> <br><br></div><div>Credo che iniziative come queste siano importanti per far conoscere diverse realtà che agiscono in tutto il territorio italiano con il fine comune di valorizzare il paesaggio attraverso delle azioni concrete in linea con principi espressi nella Convenzione Europea del Paesaggio.<br><br></div><div>Per approfondire:<br><br></div><div><a href="https://coe.int/en/web/landscape">Council of Europe Landscape Convention / Official website - Council of Europe Landscape Convention (coe.int)<br></a><br></div><div><a href="https://www.premiopaesaggio.beniculturali.it/">Premio Nazionale del Paesaggio (beniculturali.it)<br></a><br></div><div><a href="https://www.ortigenerali.it/">Il tuo orto a Torino - ORTI GENERALI<br></a><br></div><div><a href="https://www.landscapefor.eu/">Home page - Landscapefor<br></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Due eventi per festeggiare i tre anni di attività del Museo di Geografia e Mostra MAPPArti</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271383</link>
         <description><![CDATA[<div>Lo scorso dicembre il Museo di Geografia dell’Università di Padova ha festeggiato tre anni dalla sua inaugurazione e apertura al pubblico; per celebrare i suoi primi anni di vita, è stato organizzato un doppio appuntamento: due giornate il 2 dicembre e il 5 dicembre in cui sono stati svelati progetti passati e futuri.<br><br></div><div>La giornata del 2 dicembre è stata, in modo particolare, dedicata alle carte donate al museo da privati che sono state studiate, valorizzate, e rielaborate grazie a dei progetti molto interessanti: <br><br></div><div>Il primo riguarda le due donazioni fatte al museo dal sig. Armando Morbiato di 39 volumi tra atlanti e libri contenenti carte geografiche e 18 carte geografiche a cui si è aggiunta seconda donazione di 23 libri di viaggio, datati a partire dal XVIII secolo, e di 274 tra carte geografiche e vedute. Grazie a questo notevole patrimonio è stata realizzata la mostra <a href="https://mostre.cab.unipd.it/travelling-maps/">Home - Travelling Maps (unipd.it)</a>.<br><br></div><div>Con grande emozione il fratello di Armando Morbiato Luciano, nel corso della serata, ha confermato il lascito di una terza donazione per il museo di oltre 200 carte antiche, tra cui circa 70 planisferi e oltre 40 carte d'Italia.<br><br></div><div>Il secondo progetto di cui si è parlato riguardava l’utilizzo di fogli in esubero legati allo spoglio della “donazione Pavan”; seguendo la volontà del donatore, questi fogli hanno dato vita ad un fondo cartografico destinato ad attività di educazione e divulgazione. MAPPArti, questo il nome del progetto, diventa quindi un dialogo aperto tra patrimonio cartografico del Museo e il linguaggio dell’arte contemporanea, in cui viene riletto criticamente il ruolo della mappa. Artisti ed artiste saranno coinvolti nella composizione di opere che tracceranno un punto d’incontro tra il patrimonio cartografico e l’arte contemporanea.<br><br></div><div>Infine, Il professor Andrea Pase ha parlato del progetto  <a href="https://atlasahel.it/">AtlaSahel</a> che tramite la valorizzazione di carte antiche mira a studiare analizzare e interrogare le dinamiche di prossimità create dai progetti di irrigazione.<br><br></div><div> Il 5 dicembre ha visto la presentazione del libro ‘Il giro del mondo nell’Antropocene”, (Raffaello Cortina 2022) nuovo capitolo letterario ispirato dalla carta "Italia nell'età quaternaria" realizzata da Bruno Castiglioni ed esposto al Museo. Gli autori Telmo Plevani, Mauro Varotto e Francesco Ferrarese ci hanno spiegato la genesi del sequel in scala globale del “Viaggio in Italia nell’Antropocence” (Aboca Edizioni 2021).<br><br></div><div>Il primo artista coinvolto nel progetto MAPPArti Fabio Roncato ha inaugurato la sua mostra BENEATH THE LINES a cura di Giada Peterle e Giovanni Donadelli, il 30 giugno presso il museo di Geografia. L’incontro tra esseri umani e terra diventa un gesto scultoreo, il movimento delle mani ispirato dalle mappe modella una nuova realtà. Sono rimasta molto colpita dalle sue opere, di come ha saputo far incontrare la bidimensionalità della carta e la tridimensionalità della scultura.<br><br></div><div>Il Museo di Geografia è una realtà in grado di far proiettare le nostre emozioni in un piano cartografico tramite mezzi espressivi e modalità diverse.<br><br></div><div> <br><br></div><div>Per approfondire:<br><br></div><div><a href="https://mostre.cab.unipd.it/travelling-maps/">Home - Travelling Maps (unipd.it)<br></a><br></div><div><a href="https://atlasahel.it/">AtlaSahel<br></a><br></div><div><a href="http://www.fabioroncato.eu/FabioRoncato_portfolio">FabioRoncato_portfolio<br></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Incontro: Via Querinissima dal mito alla Storia presso il Consiglio Regionale del Veneto</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271385</link>
         <description><![CDATA[<p>Il giorno 6 novembre, nell’ambito dell’insegnamento Valorizzazione Turistica e Promozione del Paesaggio tenuto dalla professoressa Chiara Rabbiosi, si è svolto l’incontro “Alla scoperta di Via Querinissima” presso il Consiglio Regionale del Veneto.</p><p>L’incontro ha permesso, a noi studenti, di capire in cosa consiste il progetto Via Querinissima, ma non solo, grazie agli interventi susseguitisi durante tutta la giornata abbiamo avuto modo di relazionarci con i partner del progetto.</p><p>La giornata di studi si è aperta con l’intervento del dottor Stefano Franzina, responsabile dell’Ufficio Stampa della Regione Veneto, seguito da Stefano Agnoletto Project leader Via Querinissima per il Nordland e direttore dell’Associazione internazionale Via Querinissima dal Mito alla storia per il nord Europa che ha esposto il progetto.</p><p>La dottoranda dell’Università di Padova e Cà Foscari Venezia Marzia Liuzza, Digital Marketing Strategist per Via Querinissima ha sottolineato l’importanza di un buon piano di marketing che si basi su branding e comunicazione integrata per la comunicazione efficace di un prodotto turistico, collegato alla via Querinissima.</p><p>Il legame tra itinerari culturali e territorio è stato affrontato negli interventi dei rappresentanti della Proloco di Sandrigo guidati dalla responsabile Erika Piccolotto, nell’intervento di Emanuela Panke Presidente Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa Iter Vitis; da Sebastian Valverde direttore Asociación de Concellos do Camiño da Rìa de Muros Noia; e da Eleonora Berti direttrice itinerario Culturale del Consiglio d’Europa Destination Napoleon.</p><p>Le tematiche trattate, ci hanno fatto comprendere che un itinerario culturale è uno strumento complesso, una rete che avvolge tanti settori della società. Il concetto di itinerario culturale fa riflettere non solo sulla mobilità ma anche sul turismo inteso non come fine, ma come mezzo per veicolare delle tematiche che non coincidono strettamente con il viaggio ma che sono ad esso connesse come ad esempio la sostenibilità economica e ambientale.</p><p>Durante la giornata, sì è parlato inoltre della candidatura della “Via Querinissima” ad itinerario Culturale del Consiglio d’Europa aprendo così altre opportunità di valorizzazione per questo percorso.</p><p><br></p><p>per approfondire:</p><p> </p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://viaquerinissima.net/">Home - Via Querinissima</a></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://prolocoasticobrenta.it/le-pro-loco/proloco-sandrigo">ProLoco Sandrigo - Consorzio Pro Loco Astico Brenta</a></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.coe.int/it/web/cultural-routes/the-iter-vitis-route">Iter Vitis, Il cammino della vite - Itinerari culturali (</a><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://coe.int">coe.int</a><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.coe.int/it/web/cultural-routes/the-iter-vitis-route">)</a></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://coe.int/it/web/cultural-routes/the-santiago-de-compostela-pilgrim-routes">Cammini di Santiago di Compostela - Itinerari culturali (</a><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://coe.int">coe.int</a><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://coe.int/it/web/cultural-routes/the-santiago-de-compostela-pilgrim-routes">)</a></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.destination-napoleon.eu/">Site officiel de la Fédération Européenne des Cités Napoléoniennes (</a><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://destination-napoleon.eu">destination-napoleon.eu</a><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.destination-napoleon.eu/">)</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Paesaggio e cittadinanza: cittadini di Montagna. La montagna che educa.  </title>
         <author>matteovisintainer</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997271386</link>
         <description><![CDATA[<p>"La montagna che educa" è un convegno a margine della mostra ALPS al quale sono intervenuti: Alessandro de Bertolini (Fondazione Museo storico del Trentino), Annibale Salsa (antropologo e già presidente generale del Club Alpino Italiano), Luca Mori (filosofo Università degli Studi di Pisa). </p><p><br></p><p>I temi affrontati interessano il paesaggio e delle montagne in termini educativi: dall'abitabilità dei territori agli effetti del riscaldamento globale, dalla gestione del territorio ai nuovi equilibri sociali e economici. </p><p>Come favorire il dialogo tra scuole, istituzioni, abitanti e professionisti della montagna affinché le giovani generazioni possano essere sempre più dei “cittadini di montagna” capaci di nuovi sguardi, consapevoli del senso del limite, protagonisti attivi del futuro dei territori che vivono. </p><p><br></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.tsm.tn.it/attivita/cittadini-di-montagna-la-montagna-che-educa">https://www.tsm.tn.it/attivita/cittadini-di-montagna-la-montagna-che-educa</a></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 07:38:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Vaghe Stelle attraversano Milano. Una carovana nel sud della metropoli. </title>
         <author>erikabasso1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/2997489630</link>
         <description><![CDATA[<p>Cinque giorni di cammino tra centro e periferia, alla scoperta di una Milano "città di campagna"<strong> </strong>sconosciuta a chi non la abita.  Un <strong>trekking urbano</strong> proposto dall'associazione Vaghe Stelle di Vicenza, in collaborazione con Georama di Milano, al quale ho partecipato come studentessa di Scienze per il Paesaggio. </p><p>Camminare è un atto silenzioso ma potente, permette di entrare in relazione con il territorio, andando oltre la dimensione del visibile. Come spettatori che, sfidando le regole, si alzano dalla poltroncina e, salendo le scalette, raggiungono il palcoscenico per toccare, annusare, vivere la realtà che si mescola con la sua rappresentazione.</p><p>Con la volontà di andare oltre gli stereotipi, curiosi di sentire una versione diversa della storia, ci siamo lasciati guidare da Gianluca di Georama, milanese da sempre, architetto di professione, che ha saputo "spiegare" la città come si fa quando si apre la carta che la rappresenta.</p><p>In questo attraversamento lento ho ritrovato molti dei temi affrontati a lezione durante i vari corsi.</p><p><strong>L'importanza dell'acqua per la città.</strong></p><p>La ricchezza di Milano è fondata sulla capacità dei suoi abitanti di gestire e governare, fin dai primi insediamenti, l'acqua. Una linea di risorgive divide in due la pianura, arida a nord, dove nasce l'industria, irrigua e fertile a sud, dove il terreno si presta allo sviluppo di agricoltura e allevamento. L'acqua viene sapientemente distribuita in tutto il territorio mediante un sistema di canali artificiali, i <strong>navigli</strong>, che permettono l'irrigazione, il deflusso dei reflui, il trasporto dei materiali e la navigazione. Attorno all'acqua si sviluppano l'agricoltura, l'allevamento, l'industria, il commercio, facendo di Milano una città di riferimento a scala europea. Dell'ingegno dei milanesi nell'uso dell'acqua è rimasta ancora oggi qualche traccia nei vasti terreni che, fino a poco tempo fa, ero coltivati con la tecnica della <strong>marcita</strong>. Sfruttando il calore dell'acqua di risorgiva, i campi venivano allagati nel periodo invernale; in questo modo si evitava il congelamento e si permetteva all'erba di crescere e fornire un ulteriore taglio per il bestiame. </p><p><strong>La città si espande e si modella a seconda delle esigenze e delle pratiche di chi la abita.</strong></p><p>Come tutte le città antiche, anche Milano si espande a cerchi concentrici attorno ad un cuore storico. Le vecchie mura vengono smantellate per creare le nuove e, man mano che si allargano, dividono l'interno dall'esterno, i cittadini dai contadini, la città dalla campagna, le case borghesi dalle cascine. Col passare del tempo le mura vengono sostituite dal tracciato ferroviario, poi dalle tangenziali, linee di confine capaci di inghiottire con forza centripeta chi le percorre e, con una forza uguale e contraria, sbalzarli fuori. Lentamente cambiano i riferimenti spaziali: i grattaceli come nuovi campanili, unici elementi verticali, aiutano ad orientarsi nella città.  Allo stesso modo i centri commerciali diventano i nuovi luoghi di aggregazione sociale, le chiese e le piazze si svuotano. La città si espande velocemente, la popolazione cresce, le abitazioni diventano sempre più alte grazie al cemento armato, che sostituisce il cotto locale. Come un organismo vivente la città si modella in base alle funzioni e alle pratiche dei suoi abitanti, mutando le forme, gli spazi, i volumi. Ogni piccolo dettaglio ha in sé una storia, dalla toponomastica agli stili architettonici, dalla forma dei quartieri a quella dei campi, la città si racconta a chi la sa leggere e ascoltare.</p><p><strong>E infine gli abitanti: vegetali, animali e umani, attori e spettatori dei processi urbani.</strong></p><p>Abbiamo attraversato Milano lentamente, entrando e uscendo dalle vie, zigzagando tra centro e periferie. Ci hanno accolto come pellegrini cooperative sociali che operano ai margini della città, con chi quei margini li vive: immigrati, disabili, persone in difficoltà. Abbiamo cenato e dormito in strutture come Barrio's, Ri.Abi.La, Terzo Paesaggio e Cascina Biblioteca. Realtà che si sono raccontate a noi nel loro impegno quotidiano di partecipazione attiva nel territorio e nella vita sociale di Milano.</p><p>Un'esperienza generosa che ha saputo donarmi racconti e incontri, spunti di riflessione e nuove vie da percorrere dentro al nostro amato mondo del paesaggio.</p><p>Grazie!</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 11:37:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Spring School - l&#39;Erba del vicino </title>
         <author>sofiarancan1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3032320560</link>
         <description><![CDATA[<p>Nei giorni 7, 8 e 9 maggio abbiamo partecipato alla Spring School - L'Erba del vicino: dialoghi interdisciplinari sui paesaggi suburbani. La Spring School si è tenuta a Bergamo in collaborazione con studenti e professori dell'Università degli studi di Padova, Università degli studi Bergamo, Politecnico e Università di Torino. Il luogo centrale delle nostre attività è stata la Valle di Astino, che abbiamo potuto osservare, analizzare e vivere attraverso attività, conferenze ed escursioni a contatto con il territorio e la popolazione locale. Le tematiche affrontate in questi giorni riguardavano il paesaggio verde periurbano, con un focus sui paesaggi tra turismo e società, sui paesaggi bioculturali e storici e sulla pianificazione delle aree verdi. Questi tre argomenti sono stati discussi ed approfonditi in tre gruppi di lavoro differenti, ognuno dei quali ha avuto la possibilità di confrontarsi con diversi professori e di ascoltare diversi stakeholders. Per noi è stata un'ottima occasione per interagire con diverse realtà, oltre a sperimentare una collaborazione con studenti provenienti da curricula differenti. Il tutto si è concluso lunedì 10 giugno tramite la restituzione di un glossario condiviso di termini relativi ai tre temi principali, creato dai tre gruppi di studenti durante l'ultimo giorno di Spring School e nelle settimane seguenti. </p><p><br/></p><p>Martina Calore, Francesco Cerantola, Sofia Rancan, Elena Succi, Giorgia Vulcan</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-19 12:38:49 UTC</pubDate>
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         <title>Il Paesaggio Può Salvare Il Pianeta?  
Paesaggio E Ambiente: Una Visione Unica.
 </title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3033479059</link>
         <description><![CDATA[<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p><p>Anche quest’anno il Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova ha organizzato l’annuale Corso il cui tema è “Il Paesaggio può salvare il pianeta?”, una serie d’incontri e di tavole rotonde per discutere e approfondire tematiche quanto mai importanti e attuali.</p><p>Il secondo incontro tenutosi il primo di Febbraio ha avuto come relatori: il Professor Giuseppe Barbera Ordinario di Colture Arboree presso l’Università di Palermo e collaboratore della Fondazione Benetton Studi e Ricerche, e la Professoressa Nicoletta Ferrucci Ordinario di Diritto Forestale e dell’Ambiente all’Università di Firenze, che hanno svolto una lezione dal titolo “Paesaggio e Ambiente: una visione unica”.</p><p>Il primo intervento è stato quello del Prof. Barbera che ha iniziato con la considerazione che Paesaggio e Ambiente siano sistemi da considerarsi interconnessi. Proprio in questi giorni ci sono avvenimenti che fanno riflettere, come ad esempio la protesta degli agricoltori in mezza Europa, che mettono in discussione la consapevolezza che sembrava timidamente essere stata raggiunta nella Comunità Europea con il Green Deal sulle questioni riguardanti Ambiente e Paesaggio, perché rileva Barbera, la difesa dell’Ambiente passa attraverso la difesa del Paesaggio e viceversa.</p><p>Rosario Assunto noto filosofo, cinquant’anni fa scriveva “È il Paesaggio di un mondo nel quale l’uomo ha sacrificato alla produttività la propria dimensione contemplabile, ha sacrificato il proprio essere qualitativo a un’efficienza produttrice di quantità”, in questi cinquant’anni sottolinea Barbera moltissime cose sono cambiate e fa una constatazione che, come per la legge fisica del Cambiamento di stato, anche per il paesaggio e per l’antropocene il cambiamento ha creato la confusione, un esempio ne è la produzione di rifiuti.</p><p>La nascita del pensiero ambientalistico il Professore lo fa risalire agli anni 80 attraverso movimenti politici e pratiche, in cui l’agricoltura non deve essere solo produttivista ma deve anche rispettare l’ambiente (consumo del suolo ecc.) indugiando però su temi quali il paesaggio, i boschi, la bellezza. Ci può essere una correlazione positiva in fatto di atteggiamento da conservare, non si dovrebbe essere solamente ideologisti, afferma Barbera, ma aprirsi ad una visione sistemica con sguardo ecologico, ovvero anche alle visioni complesse che il paesaggio ci offre, come la storia, la bellezza e la direzione verso cui andare. Bisognerebbe riuscire ad abbandonare la visione unica in quanto la lettura del paesaggio non può ridursi solamente a quello che vediamo, ma piuttosto soffermarsi a riflettere su tutte le scienze che partecipano alla formazione del paesaggio, come ad esempio le scienze agrarie, quelle forestali, l’urbanistica ecc.</p><p>Una visione non solo riduzionista e ambientalista, ma in grado di considerare aspetti diversi e non solo scientifici come ad esempio quelli economici, produttivi, o estetici come quelli che nascono in ambito umanistico nell’arte nella letteratura ecc.</p><p>Afferma poi Barbera che dobbiamo considerare il paesaggio nella sua interezza e nella sua unicità, come sottolineò Benedetto Croce nel 1920 circa, pensiero che fu d’ispirazione all’art. 9 della Costituzione italiana.</p><p>Sempre Assunto affermava che ”Noi non viviamo nel paesaggio ma viviamo di paesaggio, non viviamo in un ambiente ma di un ambiente”, non c’è differenza tra assunto ecologico e assunto paesaggistico, sono due facce della stessa medaglia, oggi non siamo chiamati a progettare paesaggi, ma “Spazi” di paesaggio.</p><p>Citando Emilio Sereni il Professore, da agronomo, definisce ad esempio il paesaggio agrario come “quel paesaggio, dove storia e natura si congiungono” mantenendo quindi una visione ampia, in cui anche l’estetica trova il suo posto e non come mera contemplazione ma come azione.</p><p>Barbera conclude, poi, affermando che non basta dire semplificando che una visione piuttosto che un’altra salverà il paesaggio, perché stiamo parlando, come già accennato, di caos e di complessità, non bisogna settorializzare i saperi, non servono i cosiddetti “specialisti ignoranti” che sanno tutto e sono specializzati in un solo campo di studio, che sistematicamente trascurano tutti gli altri aspetti della complessità, ma che sappiano coniugare più aspetti della complessità in cui storia, natura e percezione s’intersecano uno all’altro e dove non sia scelto un aspetto piuttosto che l’altro.</p><p>Nella seconda parte dell’incontro la Professoressa Ferrucci ha offerto nel suo intervento una visione differente di Ambiente e Paesaggio: la visione dal punto di vista giuristico, in altre parole come la normativa nel nostro paese tratti queste due tematiche e sia nel tempo progredita.</p><p>Ci offre una visione trasversale del concetto di paesaggio con accezione differente dalle visioni non giuridiche, come ad esempio: paesaggio come natura e storia, come spazio fisico ed economico o come arte e rappresentazione visiva e letteraria.</p><p>Il paesaggio cambia nel tempo, e anche giuridicamente l’idea di paesaggio è cambiata, dalla visione estetico culturale del “bel paesaggio” della Legge 1497 del 1939, da cui deriva l’art. 9 della carta Costituzionale che recita tra l’altro: “… tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, alla Legge Galasso (431/85) nella quale si considera anche l’aspetto morfologico e ambientale del paesaggio al fine di disciplinare gli interventi umani nel territorio e nel paesaggio, inserendo lo strumento del “vincolo” per proteggere determinate aree d’interesse ambientale.</p><p>La Professoressa continua affermando che col passare del tempo riemerge, nella giurisprudenza, la valenza culturale insita nel paesaggio e di conseguenze l’aspetto partecipativo della popolazione che svolge un ruolo attivo come fruitrice dello stesso, le decisioni non sono più solamente calate dall’alto (effetto Bottom/Up). Nel parlare del ritorno della matrice culturale, va ricordato che le Leggi sono state riviste e adattate ai cambiamenti d’epoca e di bisogni delle popolazioni, con l’emanazione della Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 e con il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del 2004.</p><p>Il nuovo secolo quindi, rileva la Ferrucci, ha portato con la Convenzione Europea e il nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, una sorta di rivoluzione copernicana in cui il paesaggio acquista una sua autonoma rilevanza giuridica all’insegna della sua connotazione di bene culturale, cioè come elemento portatore e custode dell’identità di un territorio e della popolazione che vi vive, e questo sottolinea la reciproca interconnessione tra natura e opera dell’uomo.</p><p>Con il ritorno della matrice culturale del paesaggio, come citato anche nella Costituzione, l’aspetto meramente estetico che ha dato vita all’art.9 si amalgama ad altri insiemi di elementi valoriali, quindi ora la valenza culturale è mediata dalla percezione e dalla partecipazione, elemento perno attorno a cui ruotano le moderne politiche paesaggistiche.</p><p>La partecipazione, citata dalla Professoressa, è intesa come il diritto delle popolazioni di godere di un paesaggio che rappresenta un elemento chiave del benessere sociale e individuale, e il diritto delle popolazioni a svolgere un ruolo attivo nell’identificazione degli elementi identitari del paesaggio e di costruzione di quelle politiche atte a garantire la salvaguardia dello stesso.</p><p>Tuttavia, la partecipazione affermata dalla Convenzione Europea e dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del 2004 perde un po’ di smalto ed è messa un po’ in disparte, e le azioni continuano a essere in gran parte calate dall’alto da parte dei pianificatori.</p><p>In senso giuridico, fa notare la Professoressa, c’è una profonda distinzione tra Paesaggio con le sue valenze culturali e Ambiente che per il diritto è: “il complesso delle risorse naturali che non si possono riprodurre, che comprende tutte le interrelazioni che legano le une alle altre e dei servizi ecosistemici che le stesse erogano all’uomo, attorno alla cui conservazione convergono una serie di interessi che pretendono politiche ad hoc” differenziate da quelle mirate alla tutela e alla valorizzazione del paesaggio. Per questo motivo viene sottolineato che in Italia non esiste un’unica normativa che regola Paesaggio e Ambiente, i referenti sono due diversi Ministeri, le procedure autorizzative fanno riferimento a criteri valutativi nettamente differenziati e a questo proposito viene citata la valutazione di impatto ambientale che deve lasciare spazio anche a valutazioni di carattere paesaggistico che hanno una loro autonomia.</p><p>Insomma diversi aspetti in cui gli interessi legati all’Ambiente sembrano ancor oggi confliggere con quelli legati al Paesaggio.</p><p>In conclusione per Paesaggio e Ambiente, anche alla luce della Legge Costituzionale del 2022 che ha modificato l’art.9 della Costituzione, in cui è stata inserita la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni (sviluppo sostenibile), molta strada resta ancora da percorrere anche in ambito giurisprudenziale, tant’è vero che biodiversità ed ecosistemi come insegnatoci dalla scienza sono due elementi dell’Ambiente e non indipendenti, inoltre sembra ci si sia dimenticati della tutela del paesaggio in prospettiva futura creando uno squilibrio evidente tra sostenibilità ambientale e sostenibilità paesaggistica.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-20 12:27:31 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Il Paesaggio Può Salvare Il Pianeta?  La Finta Montagna</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3033487260</link>
         <description><![CDATA[<p>Nella 5ᵃ lezione del XXXIV Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico, organizzato dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova il giorno 29 febbraio 2024, Michael Jakob &nbsp;Professore di Lettere Comparate all’Haute École du Paysage, d’Ingénierie et d’Architecture HEIPA di Ginevra, all’Università di Grenoble e al Politecnico di Milano ha parlato del fenomeno dell’accumulo di materiale artificiale in forma di montagna reale.</p><p>In questa lezione il Professor Jakob ha presentato un elemento paesaggistico che fonda le sue origini in tempi lontani della storia, ma come elemento estetico compare nel giardino europeo del 1400, cioè la Finta Montagna o montagna artificiale, facendo una carrellata di montagne di varia tipologia che storicamente sono state costruite dall’uomo e che ognuna ha qualcosa da ricordare e da raccontare.</p><p>Queste finte montagne sono di varia tipologia, a volte costruite volontariamente dall’uomo altre nate per caso con l’uso dei più svariati materiali. Le Finte Montagne si possono ritrovare in tutto il mondo, è una finta montagna quella che oggi rappresenta il punto più alto della città di Berlino il Teufelsberg, costruita a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, ammassando nello stesso sito i cumuli di macerie delle case distrutte dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale al fine di lasciar posto al lavoro di ricostruzione della città.</p><p>Con l’andar del tempo in questi cumuli di macerie inizia a crescere l’erba, sono stati piantumati alberi e quello che prima era un accatastamento di macerie si trasforma in una collina che sembra essere naturale, in questo modo tuttavia pian piano ci si dimentica della storia che ha da raccontare quella montagna.</p><p>Altri esempi si possono ritrovare nel nord Europa dov'è fiorente l’attività estrattiva mineraria, qui le finte montagne sono nate dai cumuli di materiale di risulta degli scavi delle miniere e con il trascorrere del tempo hanno poco a poco modificato il territorio e la natura, in altre parole hanno costruito la natura, hanno costruito un nuovo paesaggio.</p><p>Jacob poi afferma che esistono anche forme artistiche di finte montagne, a tal proposito cita Mark Tobin che con l’arte cerca di imitare la natura, oppure come accade con le montagne create per descrivere un territorio, plastici in miniatura in cui è riprodotto fedelmente il territorio naturale per rappresentarne le caratteristiche fisiche.</p><p>Il Professore fa poi una carrellata di finte montagne che raccontano una storia ben precisa, che evocano ricordi storicamente ben definiti come in precedenza fatto con il Teufelsberg.</p><p>Jacob inizia mostrando un parco urbano realizzato in Egitto, l’Al-Azhar nel centro del Cairo, tipo Central Park nato su cumuli di rifiuti accumulati nell’arco di circa 500 anni, continua con le Tombe Funebri di Cerveteri in cui la montagna è rappresentata del tetto e la tomba sembra raffigurare la grotta, queste risalgono all’età etrusca e servivano a simboleggiare l’aldilà, in ogni caso le forme che assumono queste finte montagne, il motivo per il quale sono nate o sono state realizzate, ci parlano e raccontano delle storie più o meno lontane nel tempo anche di civiltà oramai estinte.</p><p>La montagna artificiale di civiltà passate, si possono ammirare in tutta Europa, molte volte esprimono e simboleggiano il passaggio dalla vita terrena all’aldilà, mostrando il loro lato positivo rappresentato dal tetto che si erge verso il cielo e verso l’infinito, e il lato negativo rappresentato dalla grotta ovvero un posto sconosciuto buio e tenebroso, come ad esempio le Tombe di Cerveteri.</p><p>Altro esempio, in Italia, è il Testaccio a Roma sorto su un cumulo di vasi di coccio, testimonianza di tutto il materiale che era veicolato, importato e consumato nell’antica città imperiale, cocci che quando non più utilizzati o erano rotti venivano gettati in quest’accatastamento disordinato che rappresentava la sublime grandezza dell’Impero Romano, di ciò che veniva commerciato e delle immense importazioni che avvenivano dai territori posseduti.</p><p>Altro simbolico esempio, in questo caso artistico, sono le montagne di rifiuti che vengono accatastati da molti artisti, ad esempio nelle spiagge, per raccontare con le loro opere l’odierna civiltà del consumismo e dello spreco, in cui parte della produzione di rifiuti umana finisce anche in mare, andando a inquinare posti anche sperduti del pianeta e causando notevoli problemi per gli esseri viventi marini.</p><p>La Miniera di Bingham Canyon, la più grande miniera all’aperto del mondo nello Utah, è una finta montagna negativa ovvero a forma di cono con la punta rivolta verso il basso, stesso effetto lo possiamo ritrovare nel Teatro Anatomico di Padova, questi due esempi possono direttamente essere collegati alle finte montagne, continua Jacob, poiché per costruire qualcosa in un paesaggio che si erge verso l’alto (lato positivo) bisogna comunque scavare, togliere qualcosa, creando in questo modo qualcosa di negativo.</p><p>Ritornando al passato non esiste giardino del 400 ove non fosse presente una finta montagna, a volte con fine estetico altre con fini mitopoietici. Nelle antiche città murate medievali della pianura molte volte si ritrova la presenza delle finte montagne, a questo proposito è stata citata l’antica città Estense di Ferrara che essendo situata in posizione pianeggiante, fu murata per essere difesa dagli attacchi nemici, al di fuori furono scavati fossati e navigli e il materiale di risulta degli scavi è andato a formare la Montagnola di San Giorgio fuori dalle mura cittadine. In età Barocca una finta montagna rappresenta qualcosa di effimero un esempio e quella per celebrare il nuovo Papa a Roma costruita dal Bernini in Piazza di Spagna.</p><p>Con il passare dei secoli questo tipo di costruzione è qualcosa che sempre più non appartiene all’arredo del giardino pittoresco e assume un ruolo sempre meno mitopoietico, rappresentativo, storico.</p><p>Jacob conclude che le Finte Montagne possono rappresentare sia aspetti positivi, cioè di giubilo come ad esempio le prime torte nuziali a più piani, oppure la grandezza e il potere di molte civiltà estinte come quella dell’Antica Roma con il Testaccio. Tuttavia possono riportare anche aspetti negativi del passato e del presente, raccontare storie di sofferenza e di devastazione come il Teufelsberg di Berlino, ma anche storie di attuali problematiche legate al moderno e indiscriminato consumismo, come la produzione di rifiuti che artisticamente, abbiamo già visto, si trasformano in opere d’arte, insomma oggi le finte montagne non si presentano più come luogo della tristezza e dell’abbandono ma prendono vita in parchi e luoghi vivibili, poiché il paesaggio non è statico ma in continua evoluzione.</p><p>Tuttavia è importante che le Finte Montagne siano tematizzate, ricorda il Professore, perché tematizzare la montagna è scoprirne la storia, capire e ricordare cosa si cela dietro a questi “oggetti” e a queste realizzazioni.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-20 12:38:57 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Allenare le &quot;soft skills&quot; a contatto con  il paesaggio urbano</title>
         <author>sabrinaneri1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3033519259</link>
         <description><![CDATA[<p>Dal <strong>12 marzo</strong> al <strong>24 maggio 2024</strong>, si sono susseguiti otto incontri all'interno del Laboratorio <strong>"Percorso per lo sviluppo di competenze trasversali"</strong>. L'obiettivo principale era quello di acquisire una serie di <strong><em>"soft skills"</em></strong>, ovvero quelle competenze trasversali altamente ricercate dalle aziende e che spesso si rivelano determinanti per una possibile assunzione. Il percorso ha incluso numerosi <strong>laboratori esperienziali</strong> focalizzati su vari aspetti cruciali come il <strong>lavoro di squadra</strong>, la <strong>comunicazione</strong>, il <strong><em>"problem solving"</em></strong>, la <strong>negoziazione</strong>, l'<strong>innovazione</strong> e la <strong>creatività</strong>. La particolarità di questo percorso è stata l'opportunità di lavorare in gruppo esplorando  ambienti diversi, sia interni che esterni. Molte attività, infatti, si sono svolte all'aperto, permettendo un'interazione diretta con il paesaggio urbano, che,  sebbene  non fosse il tema centrale e caratterizzante, ha aggiunto un valore significativo all'esperienza complessiva. Ho compreso una cosa fondamentale: il paesaggio è ovunque, ci circonda  e ci abita; lo percepiamo nel momento in cui ci rendiamo conto che è parte di noi. Qualsiasi esperienza vissuta nel paesaggio, crea un  legame imprescindibile con esso. </p><p>Concludo ribadendo che questa è stata una bellissima esperienza, fatta di persone altrettanto "belle" e diverse tra loro ma accomunate da un entusiasmo contagioso, che ha positivamente forgiato il modo di vivere questo percorso.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-20 13:17:39 UTC</pubDate>
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         <title>Mostra fotografica Mondi Paralleli</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3036614187</link>
         <description><![CDATA[<p>Il giorno 21 giugno 2024 è stata inaugurata la mostra fotografica Mondi Paralleli del fotografo urbex Andrea Schettin a Padova presso la Galleria d'arte contemporanea Gallery 360. &nbsp;La particolarità e l’interesse paesaggistico di questa mostra sono legati al fatto che il fotografo è un urbex. I fotografi che si definiscono tali sono coloro che praticano la “urbex exploration”, ricercando e fotografando i luoghi costruiti dall’uomo e poi abbandonati a sé stessi. Palazzi, fabbriche, ospedali, edifici, o interi quartieri abbandonati acquistano una dimensione in cui l’interazione tra elementi antropici e naturali determinano la nuova forma di questi paesaggi. Molti interrogativi emergono dall’osservare le foto esposte, alcuni riguardano i legami  che questi edifici abbandonati intrattengono con ciò che li circondano altri invece aprono l’immaginazione ad un divenire possibile.</p><p><br/></p><p>Andrea Schettin Fotografo Urbex Mondi Paralleli</p><p>21 giugno 2024-30 giugno 2024</p><p>Galleria d'arte contemporanea Gallery 360 via Anghinoni 2, Padova</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-24 18:14:49 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3036621047</link>
         <description><![CDATA[<p>Giovedì 14 marzo 2024 in occasione della Giornata nazionale del paesaggio, si è svolto il Forum del Paesaggio-Progetti in movimento, promosso dal Dissgea - Dipartimento di Scienze storiche, geografiche e dell’antichità dell’Università di Padova in collaborazione con il Ministero, mantenendo la sinergia avviata con la selezione della candidatura italiana al Premio Europeo del Paesaggio conclusasi il 14 marzo 2023 con la consegna dei premio al progetto “Orti Generali. La campagna arriva in città” da parte del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano a Roma.</p><p>Il programma del forum prevedeva due sessioni distinte: nella mattinata il convegno presso l’Auditorium dell’Orto Botanico di Padova e nella sessione pomeridiana un workshop presso il Museo di Geografia dell’Università di Padova. Entrambe le sessioni sono state ricche di stimoli e suggestioni; durante il congresso grazie agli interventi che si sono susseguiti è stata ribadita l’importanza del premio come opportunità per i vincitori di far conoscere la realtà in cui operano ad un pubblico più vasto e creare una rete di relazioni per far circolare idee e progettualità. I tavoli di lavoro pomeridiani suddivisi in tre tematiche: 1. Educazione, impegno sociale e comunitario rigenerazione, 2. Tutela, patrimonio, cultura e creatività e 3. Valorizzazione e promozione dei territori hanno visto la partecipazione di studenti, rappresentanti delle istituzioni, vincitori del premio riunirsi con l’obiettivo comune di imparare facendo. Dalla &nbsp;restituzione finale dei lavori di tavolo è emerso infatti, uno scambio democratico e inclusivo tra saperi e progettualità diverse che ha aperto la strada a nuove riflessioni sul paesaggio.</p><p><br/></p><p>E' possibile rivedere i contenuti del forum a questo link: <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://mediaspace.unipd.it/media/Forum%20del%20Paesaggio%20-%2014%20marzo%202024/1_rcfcsmsm">Forum del Paesaggio - 14 marzo 2024 - MediaSpace - Università degli Studi di Padova (</a><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://unipd.it">unipd.it</a><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://mediaspace.unipd.it/media/Forum%20del%20Paesaggio%20-%2014%20marzo%202024/1_rcfcsmsm">)</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-24 18:30:10 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Secret Garden il docufilm</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3037690199</link>
         <description><![CDATA[<p>Il giorno 6 giugno 2024 presso Secret Garden (Pd) Porte Contarine, nell’ambito del progetto Metamorfosi Urbane. Esperienze artistiche come strumenti di rigenerazione, è stato presentato Secret Garden-il docfilm. Il documentario, realizzato da alcuni studenti e docenti dell’istituto Valle di Padova, ripercorre le tappe che hanno portato alla trasformazione di un’autorimessa in uno spazio impreziosito da opere di street artist, pronto ad accogliere eventi culturali. Lo spazio rigenerato è stato arricchito con murales ispirati ai quattro elementi naturali, rappresentati secondo una lettura legata ai riconoscimenti Unesco della città di Padova (Urbs Picta e Orto Botanico). Durante la serata sono intervenuti: l’art director Alessandra De Crescenzo, direttore APS Parcheggi Gaetano Panetta, il presidente dell’ordine degli architetti di Padova Roberto Righetto, l’Assessore al Comune di Padova Andrea Bressa, gli street artist C0110 e TonyGallo, i docenti universitari Guido Bartorelli e Giada Peterle. Gli studenti dell’istituto Valle e i loro docenti realizzando questo docufilm si sono messi alla prova, durante tutto il processo di riqualificazione: dalle prime interviste, alla partecipazione nella realizzazione del murale di Fabio Petani, per raccontare attivamente come questo progetto ha cambiato la destinazione d’uso di uno spazio parte della città.</p><p><br/></p><p>Link al docufilm: <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/UngRHcRELB0?feature=shared">https://youtu.be/UngRHcRELB0?feature=shared</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-25 15:30:17 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Convegno: Dentro i film. Giornata di studi sul cinema di Carlo Mazzacurati.</title>
         <author>donatellaastolfi</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3041237061</link>
         <description><![CDATA[<p>Il giorno 28 maggio 2024 si è svolto il convegno, promosso da Jolefilm e Scuola di Cinema Carlo Mazzacurati con il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e l’Euganea Film Festival, Dentro i film. Giornata di studi sul cinema di Carlo Mazzacurati. A dieci anni dalla morte del regista, in concomitanza con la prima&nbsp;rassegna cinematografica&nbsp;integrale dedicata al regista padovano, l'incontro è stato l’occasione per conversazioni ed esperienze sul cinema di Carlo Mazzacurati. Al convegno hanno partecipato il Direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca&nbsp;Farinelli, i professori Gian Piero&nbsp;Brunetta, Antonio&nbsp;Costa, Giuliana&nbsp;Muscio, Giorgio&nbsp;Tinazzi, Denis Brotto, Alessandro Faccioli, Giulia Lavarone, Manlio Piva, Farah Polato, Rosamaria Salvatore che hanno partecipato alla realizzazione della recente monografia dedicata al regista, e alcuni dei suoi collaboratori più stretti attori, direttori della fotografia, sceneggiatori, scenografi, produttori: Umberto&nbsp;Contarello, Leonardo&nbsp;Scarpa, Gianfranco&nbsp;Basili, Enzo&nbsp;Monteleone, Roberto&nbsp;Citran, Marco&nbsp;Paolini,&nbsp;Marina&nbsp;Zangirolami,&nbsp;Francesco Bonsembiante, Doriana Leondeff, Paolo Cottignola, Claudio Piersanti e Marco Pettenello. Il rapporto tra il regista e il paesaggio è emerso grazie ai riferimenti al Delta del Po, una territorio paragonabile per alcuni aspetti a quello rappresentato nei film western americani molto amati da Mazzacurati, ma non solo anche per l’importanza che il regista ha sempre dato a questo elemento in tutti i suoi film.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-29 13:38:33 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3041237061</guid>
      </item>
      <item>
         <title>IL PAESAGGIO PUÒ SALVARE IL PIANETA?  
QUALE AGRICOLTURA IN TEMPI DI CAMBIAMENTO CLIMATICO?
</title>
         <author>gianpaolo_guarese1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3045550973</link>
         <description><![CDATA[<p>Il giorno 7 marzo si è tenuta la 6ᵃ lezione del XXXIV Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico, organizzato dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova, alla quale hanno partecipato come relatori: il Prof. Marco Devecchi Presidente dell’Accademia di Agricoltura di Torino, Docente al Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari presso l’Università di Torino e la Prof.ssa Viviana Ferrario Docente di Geografia del Paesaggio all’Università IUAV di Venezia.</p><p>Il primo intervento effettuato dal Prof. Devecchi ha affrontato la questione dell’agricoltura nel rispetto e nell’esigenza della sostenibilità in un momento, come quello attuale, di cambiamento climatico, portando degli esempi di colture del territorio piemontese.</p><p>Prima di tutto Devecchi si è posto alcune domande sul Cambiamento Climatico: lo percepiamo davvero? Ce ne rendiamo conto personalmente? Quali sono le ripercussioni ambientali? Qual è il ruolo dell’agricoltura? Quali azioni sono possibili per mantenere la redditività del paesaggio agrario in periodo di cambiamento?</p><p>Il Professore inizia il suo ragionamento mostrando la foto di una passeggiata tra i boschi di circa una quindicina di anni fa, dove ancora in questo periodo era presente la neve e sulle montagne nevicava, oramai queste visioni sono diventate impossibili da ritrovare poiché il limite della neve in inverno si sta sempre più alzando, è innegabile non affermare che il clima sia in cambiamento e sempre più velocemente; questo è riscontrabile non solo in inverno ma anche in estate, dove si registra la morte di un numero sempre maggiore di esemplari arborei a causa delle scarse piovosità, con importanti riduzioni della portata d’acqua dei fiumi e l’innalzamento delle temperature.</p><p>Un cambiamento climatico è indubbio che ci sia e questo possiamo notarlo anche dalla variazione delle colture agrarie che sono coltivate.</p><p>Tuttavia ci sono stati periodi particolari come febbraio 2012 il mese più freddo degli ultimi cinquanta anni o il 2017 quando gelate tardive crearono notevolissimi danni alle colture che avevano già iniziato il loro risveglio vegetativo, quindi il cambiamento esiste e si presenta non solo con temperature più alte e minor apporto di piogge ma sempre più spesso con eventi estremi, mettendo in difficoltà il mondo agrario nella scelta delle colture.</p><p>L’interesse attuale, con una visione storico-climatica, è ragionare su quali colture adottare e su come metterle a dimora, come citato anche da Emilio Sereni, in modo che queste si possano adattare al clima più o meno piovoso.</p><p>Devecchi presenta poi gli esempi di colture che nel corso della storia sono state coltivate, poi abbandonate e riscoperte.</p><p>L’Olivo. Nella zona dell’astigiano Langhe-Monferrato, in passato si coltivava l’olivo e si produceva olio, segno che in un preciso periodo storico il clima era favorevole a questa coltura, poi abbandonata tra il 7/800 a causa del cambiamento climatico e dell’abbassamento delle temperature che portò alla morte delle piante, infatti, esistono testimonianze documentali che riportano nel 1834 la compromissione della produzione delle olive.</p><p>Da qualche anno nella zona delle Langhe e del Monferrato possiamo vedere il ritorno dell’olivo con nuovi inserimenti in una zona che presentava esclusivamente piantagioni viticole. Questo ritorno a colture passate possiamo ritrovarlo anche in altre zone come ad esempio in Valtellina in piantagioni terrazzate, segno dell’attuale innalzamento delle temperature medie.</p><p>La seconda coltura citata da Devecchi è la vite che non sarebbe in grado di adattarsi a cambiamenti climatici, questo comporta ripercussioni anche in ambiti non solamente produttivi ma anche di tutela, infatti, la zona di Barolo nota fino dalla metà del 1800 per la produzione del pregiato vino è stata riconosciuta Patrimonio Unesco, a causa del cambiamento climatico questa riconoscimento potrebbe essere messo in discussione, e non essere più idonea al riconoscimento. Con l’innalzamento delle temperature, oggigiorno le viti della zona iniziano a soffrire, per garantire la produzione vinicola si stanno piantando nuovi vigneti più in alto, dove una volta i terreni erano adibiti a nocciolo, e altra misura che negli ultimi anni è stata adottata più di frequente è l’innaffiamento.</p><p>Anche per quanto riguarda la produzione cerealicola, frumento melego, pur essendo piante molto efficienti, iniziano a soffrire lo stress idrico e sembrerebbe che queste colture siano sempre meno produttive, per il Professore questo fatto potrebbe essere evitato sostituendo le colture attuali con altre che riescono a sopportare meglio condizioni climatiche mutevoli come ad esempio il miglio.</p><p>Ultima coltura che cita Devecchi è quella risicola che soffre la mancanza d’acqua a causa dello scarso apporto dovuto anche alla gestione non corretta dei canali irrigui.</p><p>Tuttavia nuove colture stanno prendendo piede anche in Piemonte come ad esempio le piantagioni di lavanda e di salvia.</p><p>L’impegno deve essere quello di mantenere salde le produzioni senza creare scontri tra il mondo agricolo e la sostenibilità ambientale, poiché anche l’agricoltura e gli agricoltori possono giocare un ruolo importante in un momento di crisi e in periodo di cambiamento, infatti, essi possono essere ottimi contributori nella conservazione, tutela e valorizzazione dei paesaggi e soprattutto dell’ambiente.</p><p>La conclusione dell’intervento del Professor Devecchi bene introduce la seconda parte della lezione che è stata tenuta dalla Professoressa Ferrario che ha impostato il suo intervento sul tema: Dalla Coltura Promiscua all’Agriforestazione, incentrando il focus sul concetto di Retro-Innovazione, sul Paesaggio Storico della Coltura Promiscua per terminare con il concetto di Ritorno al Futuro attraverso Agriforestazione. La Professoressa si sofferma prima di tutto sul concetto di “Rivoluzione Verde”, cioè quell’approccio produttivo agricolo che usa piante e animali geneticamente selezionati, pesticidi, fertilizzanti chimici e meccanizzazione che ha permesso un aumento rilevante della produzione agricola in un momento di bisogno nel secondo dopoguerra, rimpiazzando e rendendo obsolete tecniche tradizionali di allevamento e produzione, traducendosi in una sorta di dissociazione tra quantità di prodotto generato e consumo di suolo agrario.</p><p>Queste pratiche hanno portato molteplici problematicità legate alla riduzione della biodiversità, l’inquinamento dovuto all’eccesivo uso di pesticidi e fertilizzanti ha provocato la progressiva perdita di fertilità del terreno, anche dovuto alla mancata rotazione colturale.</p><p>Oggi ci stiamo spingendo sempre più verso una sorta di transizione agricola, perché col tempo si è sviluppata ed è cresciuta la consapevolezza di avere una nuova tipologia di agricoltura che non sia solamente industriale o produttivista ma che rivolga il proprio sguardo verso gli aspetti ambientali e che sia orientata verso la multifunzionalità, cioè orientata verso la sostenibilità della produzione agricola industriale.</p><p>Lo sguardo dell’odierna agricoltura sembra riflettere su cosa poter apprendere dalle pratiche contadine pre “Rivoluzione Verde”, anche con una sorta di visione sociologica delle problematiche legate all’agricoltura industriale.</p><p>Si osserva in questo momento un cambiamento di paradigma che ricerca ulteriori innovazioni, ma con lo sguardo rivolto al passato, quello che la Professoressa Ferrario definisce come “Retro-Innovazione”, cioè la conoscenza di pratiche agricole passate da usare in modo innovativo nel presente e nel futuro. Tale visione ragionando e analizzando i paesaggi agrari del passato può aiutare a riconnettere il sistema del cibo allo sviluppo sostenibile, modellando e sfruttando il sistema agricolo di una volta al giorno d’oggi in modo profittevole.</p><p>Per questa tipologia d’uso sostenibile del suolo agricolo la Professoressa parla della “Coltura Promiscua” in cui il terreno non è sfruttato o coltivato a monocoltura, ma come storicamente avveniva, usato per più colture contemporaneamente, ad esempio a pascolo e frutteto, o come avveniva in Italia a seminativo e a piante perenni, produzioni multiple che sfruttavano allo stesso tempo lo stesso terreno. In Italia più che il pascolo arborato era solitamente piantata la vite che sfruttava supporti vivi come le colture arboree perenni per la produzione di legno o frutta alternati ai filari colture annuali cerealicole.</p><p>Questa tipologia di coltura promiscua tipica del nostro paese è conosciuta come piantata all’italiana.</p><p>Con questo metodo possiamo affermare che la produzione avvenga in modo “intensivo”, il suolo non è usato in maniera bidimensionale, ma sfruttato anche nella crescita in altezza delle piante arbustive che si traduce nell’avere più tipologie di produzione nell’arco dell’anno con uno sfruttamento migliore del terreno e una produzione maggiore a parità di superficie coltivata (multifunzionalità).</p><p>La coltura Promiscua ha origini molto lontane e le testimonianze sono molteplici nei secoli passati, purtroppo con gli anni l’agricoltura si è sempre più semplificata e industrializzata.</p><p>Tuttavia, termina la Professoressa, molto c’è da imparare dall’uso della coltura promiscua anche in prospettiva futura nel rispetto della sostenibilità come risposta ai cambiamenti climatici; insomma un sistema che era stato considerato obsoleto e abbandonato sta ritornando, l’Agriforestazione cioè la coltivazione di specie arboree perenni associate a seminativo potrebbe rappresentare il futuro in risposta ai cambiamenti climatici, e molti studi ne riportano i benefici per i terreni e per il clima, infatti un terreno agriforestato è un terreno più sano che presenta maggior riciclo di nutrienti con minor ricorso a prodotti chimici, maggior biodiversità e maggior sequestro e stoccaggio di CO2.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-07-04 18:55:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3045550973</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Workshop: On the commons - land, knowledge and practice</title>
         <author>isabeladejesuscadorin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3047945062</link>
         <description><![CDATA[<p>Il workshop si è svolto presso la Nida Art Colony (NAC)*, un centro di residenza artistica interdisciplinare situato nel paesaggio naturale e culturale della Penisola dei Curi (Nida, Lituania), dal 24 al 29 marzo 2024.</p><p><br/></p><p>L'obiettivo era fornire ai partecipanti una comprensione completa del concetto di beni comuni (“the commons”), approfondendone le radici storiche, le implicazioni sociali e il significato contemporaneo. Abbiamo acquisito informazioni sulle pratiche e le teorie relative ai “commons” e al “commoning”, sottolineando la loro rilevanza nel panorama socio-politico odierno, attraverso una combinazione di workshop, escursioni e indagini guidate dagli studenti.</p><p><br/></p><p>Partendo da un'esplorazione storica dell'argomento in relazione ai “miglioramenti” del territorio e del paesaggio (verso la struttura fisica e sociale che conosciamo), ci siamo concentrati sul dialogo di condivisione di culture o geografie diverse, toccando le esperienze e i background dei partecipanti. Al di là degli esempi eurocentrici, abbiamo anche ricevuto un seminario di pratica comunitaria nello scenario dell'edilizia urbana a Lima (Perù), con una panoramica storica ma anche con iniziative comuni del presente.</p><p><br/></p><p>“Unlearning” faceva parte del workshop per riflettere e discutere (attraverso un seminario, discussioni e dinamiche di gruppo) sulla conoscenza accademica e conoscenza comune, e su come la loro accettazione e considerazioni siano direttamente collegate alla geopolitica e ai diversi contesti – istituzionali e non.</p><p><br/></p><p>Anche l'architettura forestale è stato un argomento trattato e siamo stati invitati a conoscere brevi concetti, casi e uno studio che coinvolge l'area di Nida e i suoi intrecci umani. </p><p><br/></p><p>Sono state effettuate escursioni all’interno della foresta locale (quasi interamente piantata intenzionalmente negli ultimi 200 anni), conoscendo la sua storia e cambiamenti; anche escursioni all’interno della città, per comprendere i suoi paesaggi, la storia e le dinamiche attuali della comunità – da un posto di dune amato per gli artisti paesaggistici, per dopo essere un luogo pesantemente colpito dalla Seconda Guerra Mondiale, seguito dal suo recupero attraverso l’instancabile unità comunitaria (letto anche come processo di “commoning”), fino a raggiungere il momento presente come località turistica.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><em>*NAC è una suddivisione dell'Accademia delle arti di Vilnius situata a Nida, in Lituania. è situato nel particolare e distinto paesaggio della Penisola dei Curi, una duna di sabbia lunga 98 km condivisa da Lituania e Russia, ricoperta di foreste, che separa la Laguna dei Curi dal Mar Baltico. È un sito patrimonio mondiale dell'UNESCO dove le foreste piantate negli ultimi 200 anni hanno formato un ambiente dedicato alla gestione dei processi eoliani naturali. (</em><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://nidacolony.lt/about/"><em>https://nidacolony.lt/about/</em></a><em>)</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-07-08 13:33:56 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3047945062</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Laboratorio del Cammino &quot;Summer school WOW - Walking On the Wire&quot; Le fragilità della città adriatica</title>
         <author>sabrinaneri1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3120331679</link>
         <description><![CDATA[<p><em>WOW – Walking On the Wire</em> è la settima edizione della Summer School itinerante promossa dal Laboratorio del Cammino (LdC), rete inter-universitaria di ricercatori e docenti che sviluppa progetti di ricerca e didattica volti ad esplorare le possibilità del camminare in urbanistica e nelle discipline del progetto.</p><p>L’obiettivo della Summer School è comprendere quanto il camminare, l’andare a piedi, il vedere, l’ascoltare e l’entrare lentamente nei luoghi, siano modalità essenziali per leggere e indagare le forme d’abitare nella città adriatica, tema di questa edizione.</p><p>Accompagnati da docenti, ricercatori e attori locali che lavorano a stretto contatto con il territorio e le sue trasformazioni, gli studenti sono stati orientati a ricercare e mappare i diversi modi del vivere che contraddistinguono la città adriatica, a produrre una descrizione tecnicamente pertinente delle coesistenze, delle opportunità e delle tensioni-conflitti che le forme e pratiche dell’abitare fanno emergere, in bilico tra intermittenze d’uso nello spazio e nel tempo e dinamiche di fragilità socio-spaziale acuite dai cambiamenti climatici, e a delineare possibili strategie, scenari e visioni progettuali utili ad affrontare tali problematiche.</p><p>La VII edizione della Summer School si è svolta dal 26 agosto al 7 settembre 2024 e consisteva in un percorso a piedi volto ad attraversare la città adriatica tra Marche e Abruzzo, partendo da Ancona e arrivando a Pescara. I 45 partecipanti sono stati chiamati a indagare “in presa diretta” i mutamenti in atto nei vari territori previsti dalla "base map" con i tracciati annessi, e a restituire narrazioni spaziali e possibili traiettorie progettuali nella giornata del 7 settembre a San Benedetto del Tronto presso l' Università di Camerino.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-09-15 12:42:01 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Workshop - AnimAzioni Biodiverse</title>
         <author>elenasucci1_1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3301597961</link>
         <description><![CDATA[<p>Dal 16 settembre al 30 settembre 2024 ho partecipato al Workshop AnimAzioni Biodiverse con l’artista e animatore Igor Imhoff, tenutosi a Padova.</p><p>AnimAzioni Biodiverse è stato un workshop intensivo di animazione digitale legato ai temi della biodiversità e realizzato nell’ambito delle attività del progetto “National Biodiversity Future Center”<strong>, </strong>finanziato dall’Unione Europea - NextGenerationEU – Piano Nazionale Resistenza e Resilienza (PNRR).</p><p>La prima settimana di workshop si è caratterizzata di lezioni teoriche, e in parte pratiche, riguardanti i principali <em>software</em> di animazione, quali Krita, Adobe After Effects e Photoshop; inoltre, sono stati invitati alcuni relatori che hanno trattato delle loro esperienze nel campo dell’animazione e della biodiversità.</p><p>La seconda settimana, invece, si sono avviati i lavori di gruppo al fine di produrre una clip di animazione di durata di 30 secondi circa, dove si è analizzato il tema della biodiversità da più punti di vista; per esempio, il mio gruppo ha trattato il tema da un punto di vista sociale e culturale.</p><p>È stata un’esperienza interessante e formativa, utile per imparare ad utilizzare, ad un livello base, i principali software di animazione digitale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 09:12:19 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3301597961</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Laboratorio di Architettura del paesaggio</title>
         <author>sofiarancan1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3304936031</link>
         <description><![CDATA[<p>Dal 24 al 27 settembre ho frequentato il laboratorio di “Architettura del paesaggio” tenuto dal professor C. Mistura a Padova e a Villa Revedin-Bolasco a Castelfranco. È stato un laboratorio che ha proposto un avvicinamento ai temi e ai metodi dell’architettura del paesaggio, tramite insegnamenti teorici e testimonianze di ospiti come l’arch. Michel Carlana e l’arch. Sandro Bortot, che hanno presentato le proprie opere realizzate in contesti molto differenti tra loro. Durante la giornata presso Villa Revedin-Bolasco è stata svolta una visita del parco che ci ha poi permesso di iniziare a lavorare sul caso studio. Partendo dall’attuale assetto, ci è stato chiesto di pensare a dei dispositivi da poter inserire negli spazi della Villa, capaci di intercettare fruizioni e introspezioni particolari e nuove, che riflettessero i temi trattati nelle giornate antecedenti. I diversi dispositivi ideati da noi studenti sono poi stati realizzati/rappresentati tramite la creazione di un cartellone espositivo che, nel corso dell’ultimo pomeriggio, è stato presentato davanti ai partecipanti e al professor Campagnaro. Personalmente ho trovato molto formativo ed interessante questo laboratorio, anche grazie alla passione del professor Mistura che è stato molto coinvolgente.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-27 00:07:44 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3304936031</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Arqus - Winter School in Applied Earth Sciences, Soil Erosion &amp; Archaeogeophysics in Semi-Arid Landscapes</title>
         <author>giorgiavulcan1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3414239086</link>
         <description><![CDATA[<p>Nella settimana dal 17 al 22 febbraio 2025, abbiamo preso parte ad un progetto dal titolo “Arqus - Winter School in Applied Earth Sciences, Soil Erosion &amp; Archaeogeophysics in Semi-Arid Landscapes”, promosso dall’Alleanza Arqus con le università di Granada, Lipsia e Padova. La Winter School si è tenuta all’interno del Geoparco di Granada, e ci ha permesso di partecipare a diverse attività sul campo nell’ambito della geofisica e geomorfologia, interfecciandoci con studenti e docenti internazionali. Il professore di geofisica e Remote Sensing Djamil Al-Halbouni dell’università di Lipsia, assieme al suo team, si è occupato dell’organizzazione della settimana, scegliendo luoghi significativi da visitare e nei quali svolgere attività pratiche e teoriche. A noi studenti di Scienze per il Paesaggio, la Winter School ci è stata proposta nell’ambito del corso di “Antropocene, Paesaggio, Acqua e Suolo”, tenuto dal professor Paolo Tarolli.&nbsp;</p><p>I temi trattati durante la settimana sono stati: l’erosione del suolo, la geomorfologia e la geo-archeologia del Geoparco, e come la geofisica e i suoi strumenti possono aiutarci nel monitoraggio e nella gestione delle risorse presenti. Nell’arco della settimana abbiamo assistito a diversi seminari di approfondimento sui temi citati, tenuti da vari professionisti tra cui il professor Paolo Tarolli, il professor Jorge Pedro Galve dell’università di Granada e il professor Djamil Al-Halbouni e i suoi assistenti.</p><p>è stata un’esperienza formativa e stimolante, che ha permesso a ciascuno di noi di&nbsp; approcciarci al tema della geofiscica e del remote sensing apprendendo aspetti e concetti che non avremmo mai avuto modo di esplorare nel nostro corso universitario. Inoltre, è stata anche un’occasione per entrare in contatto con realtà universitarie diverse dalla nostra, creando fin da subito con gli altri studenti una sinergia che ci ha permesso di collaborare in maniera interdisciplinare.&nbsp;</p><p>Dal nostro punto di vista è stata un’esperienza formativa e stimolante, che ha permesso a ciascuno di noi di&nbsp; approcciarci al tema della geofiscica e del remote sensing apprendendo aspetti e concetti che non avremmo mai avuto modo di esplorare nel nostro corso universitario. Inoltre, è stata anche un’occasione per entrare in contatto con realtà universitarie diverse dalla nostra, creando fin da subito con gli altri studenti una sinergia che ci ha permesso di collaborare in maniera interdisciplinare.&nbsp;</p><p>Giovanni Benazzi, Martina Calore, Dominika Magdalena Capodivento, Francesco Cerantola, Perla Franco, Giorgia Vulcan<br></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-04-17 18:13:44 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Paesaggi e giardini del Mediterraneo: laboratori del cambiamento climatico.</title>
         <author>giuseppinasberna</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3517591226</link>
         <description><![CDATA[<p>Dal 30 gennaio al 29 maggio 2025 ho partecipato alla serie di incontri del XXXV Corso di Aggiornamento sul Giardino Storico,&nbsp;organizzato dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova sul tema “<em>Paesaggi e giardini del Mediterraneo: laboratori del cambiamento climatico</em>”. Gli incontri e le tavole rotonde, predisposti sia in presenza sia online, hanno goduto della partecipazione di studiosi nazionali e internazionali declinando la tematica principale secondo aspetti storici, paesaggistici, letterari, architettonici, economici, botanici e ambientali; riuscendo così a coinvolgere i diversi partecipanti.</p><p>L’introduzione al Corso è stata avviata dal prof. Barbera (Università degli Studi di Palermo, Associazione Parchi e Giardini d’Italia, Fondazione Benetton Studi Ricerche); dal prof. Varotto (Università di Padova, Dipartimento di Scienze Storiche Geografiche e dell'Antichità), e da Antonella Pietrogrande (coordinatrice del Gruppo Giardino Storico Università di Padova).&nbsp;</p><p>L’introduzione del prof. Barbera è stata un’immersione letteraria nelle terre d'incontro del Mediterraneo, luogo di scambio culturale e colturale, di civiltà e di guerre, di fatica e di speranze. Attraverso alcune pagine di scrittori come Pietro Bembo, Goethe, Verne o Yourcenar, ma anche Socrate, Braudel e Tomasi di Lampedusa, il prof. Barbera è riuscito a delineare la complessità, la ricchezza e la diversità paesaggistica del Mediterraneo, il&nbsp; luogo dove “fioriscono arance e civiltà”.&nbsp;</p><p>Successivamente il prof. Varotto ha presentato i principali aspetti geofisici, climatologici e ambientali del Mediterraneo. Attraverso la proiezione di un prossimo scenario climatico caratterizzato da eventi estremi sempre più frequenti (alluvioni, desertificazione, perdita dei ghiacciai, aumento del cuneo salino…) il prof. Varotto ha invitato ad attenzionare la complessità attraverso una dimensione capillare dei fenomeni ambientali.&nbsp;</p><p>Nel corso dei 12 incontri i paesaggi del Mediterraneo sono stati trattati come dei laboratori di idee, considerando i vari punti di vista per cercare man mano di affrontare e comprendere le problematiche trattate. Interessante e stimolante è stato il secondo incontro “<em>Cambio climatico e fragilità delle aree umide costiere: Albufera de Valencia e Laguna di Venezia a confronto”, </em>tenutosi a pochi giorni dalla Giornata mondiale delle zone umide (2 febbraio) e condotto da Francesco Vallerani (UNESCO Chair Senior Researcher Water, Heritage and Sustainable Development, Università di Venezia Cà Foscari) e da Alberto Barausse (Università di Padova, Dipartimento di Biologia); focus dell’incontro è stato l’impatto del cambiamento climatico sulla biodiversità, sulle persone e sul comparto socio-economico.&nbsp;</p><p>Sophie Garrone (Università di Corsica Pasquale Paoli), Giuseppe Lo Pilato (Curatore paesaggista FAI-Giardino della Kolymbethra, Agrigento), Paola Muscari (Studio di Paesaggistica MB, Verona), e Mariapia Cunico&nbsp; (Università IUAV di Venezia) sono stati i relatori della tavola rotonda <em>“Nelle isole del Mediterraneo”. </em>L’Arcipelago Toscano, la Corsica e la Sicilia attraverso i loro giardini (molti abbandonati) continuano a raccontare storie, storie di paesaggi orto-pastorali, storie di <em>“jardini</em>” nel cuore della Valle dei Templi, storie di <em>Chi</em> fa il paesaggio.&nbsp;</p><p>Storia che è stata approfondita in un successivo incontro <em>“Il grande racconto del Mediterraneo</em>” dal prof. Egidio Ivetic (Professore ordinario di Storia moderna, DISSGEA Università di Padova).&nbsp;</p><p>Gli incontri del mese di marzo hanno avuto un respiro ancora più ampio, con la partecipazione di studiosi francesi, spagnoli e greci sui temi “<em>Per una storia attiva dei giardini del Mediterraneo”</em> e <em>“Visioni e progetti per gli spazi verdi delle città mediterranee”.&nbsp;</em></p><p>Spagna, Francia e Grecia rappresentano tre realtà in continuo dialogo con l’Italia, una sorta di <em>κοινή </em>mediterranea nei giardini.&nbsp;</p><p>Spunti interessanti sono stati offerti da Ioannis Moukazis (Collaboratore scientifico Technical University of Crete) sulle azioni messe in atto ad Atene nell’era della crisi climatica per cercare di ridurre gli effetti negativi attraverso il miglioramento delle forme e delle dimensioni degli edifici per favorire la ventilazione naturale; per integrare maggiormente le aree verdi urbane; per promuovere la presenza d’acqua corrente nelle aree pubbliche e, in particolar modo, per informare e sensibilizzare le persone. Necessario appare seguire <em>“la regola del 3-30-300”, </em>un principio di pianificazione urbana che promuove città più vivibili e salutari attraverso la presenza di verde: vedere 3 alberi dalla finestra, vivere in un quartiere con il 30% di copertura arborea e trovarsi a 300 metri da uno spazio verde.&nbsp;</p><p>L’incontro dedicato a “<em>Pietro Porcinai e l’idea di giardino mediterraneo</em>” ha visto la partecipazione di Franco Panzini (Presidente dell’Associazione Pietro Porcinai, docente al Master in Architettura e Rappresentazione del Paesaggio dell’Università Roma Tre); e Vincenzo Cazzato (Università di Lecce, Presidente del Comitato scientifico dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia). Il prof. Panzini, attraverso opere di alcuni artisti come Botticelli e Turner, ha delineato il senso della mediterraneità dato da pini, palme, e dune (costanti in Porcinai). Il prof. Cazzato ha illustrato la presenza di Porcinai in Salento, come la Villa Reale di Lecce (complesso purtroppo non sempre aperto al pubblico).&nbsp;</p><p>Il corso, dunque, si è avvalso delle esperienze e delle pratiche di progettazione di paesaggi e giardini mediterranei suggerendo quali percorsi di speranza potrebbero essere intrapresi, per adattarsi al cambiamento climatico e costruire strategie di risposta al rischio per gli abitanti e le infrastrutture. L'alta valenza formativa del corso, in tante occasioni, per me si è rivelata un ritorno alle salde radici.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-07-12 12:59:20 UTC</pubDate>
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         <title>Volare con i droni tra passione e professione: il percorso verso i patentini  OPEN UAS A1-A3 e A2</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3568572556</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>Nell’ambito dei corsi di<strong> GIS </strong>e di <strong>Analisi e interpretazione dei paesaggi naturali</strong>, ho scoperto l’utilizzo dei droni come strumento per la raccolta dati e ho deciso di approfondire questo tema frequentando i corsi per i patentini e sostenendo i relativi esami. Il drone, infatti, trova applicazione in numerosi settori: dall’agricoltura alla ricerca scientifica, fino alle attività di soccorso. Si tratta di uno strumento strettamente connesso al nostro percorso di studi magistrale presso il <strong>DiSSGeA</strong>.</p><p>Volare un drone oggi significa il rispetto di regole ben precise. Per chi vuole operare in sicurezza e in conformità con la normativa europea, è fondamentale conseguire i cosiddetti “patentini” nelle categorie Open UAS A1-A3 e A2.</p><p><br/></p><p><strong>Attestato Open A1-A3</strong></p><p><br/></p><p>Il patentino A1-A3 è il punto di partenza per chi desidera pilotare droni con peso pari o superiore a 250 grammi. Non importa se per passione o per attività più strutturate: il regolamento europeo 2019/947 lo rende obbligatorio in entrambi i casi.</p><p>Per prepararsi all’esame, ENAC mette a disposizione un corso online in formato PDF che rappresenta la guida ufficiale allo studio. Attenzione: dal 2 novembre 2024 è entrato in vigore un nuovo database di domande, quindi è fondamentale aggiornarsi all’ultima versione del materiale.</p><p>L’esame si svolge online sulla piattaforma ENAC “Servizi WEB” ma si può fare anche tramite i siti di aviazione europei. La prova prevede 40 domande a risposta multipla, da completare in un massimo di 60 minuti. Il sistema di valutazione premia le risposte corrette con +2 punti, penalizza quelle sbagliate con –1 e assegna 0 alle non date. Per superare l’esame serve ottenere almeno il 75% del punteggio massimo.</p><p>Chi lo supera riceve immediatamente l’attestato digitale, scaricabile dalla piattaforma, con validità di 5 anni. Vi sono vari corsi online e testi che aiutano alla preparazione, molti di questi gratuiti.</p><p><br/></p><p><strong>Attestato Open A2</strong></p><p><br/></p><p>L’attestato A2 amplia le possibilità operative e consente di avvicinarsi a scenari urbani o residenziali. Con questo patentino è possibile volare con droni fino a 2 kg, o fino a 4 kg se dotati di marcatura CE.</p><p>Per iscriversi all’esame A2 bisogna avere almeno 16 anni, essere già in possesso dell’attestato A1-A3 e aver svolto un addestramento pratico (anche autocertificato).</p><p>A differenza del precedente, l’esame A2 non è online: si svolge in presenza presso una Recognized Entity (RE) o una scuola autorizzata da ENAC. La prova è composta da 30 domande a risposta multipla da completare in 60 minuti. Ogni risposta corretta vale +2 punti, mentre le errate o non date non assegnano punteggio. Anche qui, la soglia di superamento è fissata al 75%.</p><p>Si hanno 5 tentativi a disposizione. Se non si riesce a superarlo entro questi, è necessario attendere 15 giorni, effettuare un nuovo pagamento e prenotare nuovamente la prova. Una volta superato, il pilota riceve il Certificato di competenza UAS-A2, valido per 5 anni. I corsi per la preparazione e i testi di solito sono a pagamento, ma qualche risorsa gratuita si trova, soprattutto nei siti di aviazione esteri.</p><p><br/></p><p><strong>Rinnovo degli attestati</strong></p><p><br/></p><p>Sia l’attestato A1-A3 che quello A2 hanno una validità di 5 anni. In molti casi, però, non è necessario rinnovarli entrambi: chi ha conseguito in Italia sia l’A1-A3 che l’A2 può limitarsi a rinnovare quest’ultimo. In questo modo, il rinnovo dell’A2 coprirà anche quello dell’A1-A3. È possibile avviare la procedura fino a 60 giorni prima della scadenza.</p><p><br/></p><p>Per me è stata un'esperienza importante, che mi ha fatto apprezzare ancora di più la concretezza e attualità di un percorso di studi come il nostro. </p><p><br/></p><p>Grazie!</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-09-04 08:08:47 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Il paesaggio(ancora) vicino a noi, convegno + workshop del 29 novembre 2025</title>
         <author>pietrocastellini1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3713313759</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>IN20AMO il paesaggio</strong></p><p>Questo progetto partito cinque anni fa, a 20 anni di distanza dalla convenzione europea del paesaggio, ha (ancora) l’obiettivo di mettere, o rimettere sarebbe meglio dire, al centro il paesaggio attraverso l’educazione nelle scuole, ha deciso che non è ancora giunto il momento di fermarsi a guardare cosa di buono ha costruito, ma ha scelto, attraverso i suoi promotori (le professoresse Bin, Castiglioni e Cisani), di continuare, e di alzare la posta. Il convegno più workshop a cui ho partecipato è servito a illustrare questo.</p><p>Nella prima parte abbiamo testato in gruppi di cinque un gioco da tavolo: “Paesagendo” ideato dalla ex studentessa Anna Ermacora. Purtroppo non ho alcuna testimonianza fotografica mia (anche se ho visto che il mio tavolo è finito nel post instagram), ma a mia parziale discolpa, ero troppo impegnato a divertirmi, perché sì, è stato divertente. In questo gioco da tavolo in cui si veste i panni di uno degli attori del paesaggio (io ho scelto gli artisti), abbiamo imparato che lo scopo è collaborare se si vuole rendere il paesaggio più armonioso e vivibile. E poi che le risorse non sono illimitate, aspetto che può sembrare banale ma se il gioco è pensato per educare nuove generazioni è perfetto. L’idea alla base è che se mi diverto, imparo meglio.</p><p>Nella seconda parte, ovvero quella più formale di convegno, mi sono portato a casa diversi spunti interessanti che vorrei condividere:</p><p><br/></p><p>-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la comunità può incidere (lo dicono i risultati di questo progetto)</p><p>-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; paesaggio = benessere = senso di appartenenza</p><p>-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le scuole riconoscono la geografia come cittadinanza attiva.</p><p>-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nessuno educa nessuno, è l’intorno (lo spazio) ad educarci (del prof. Pintus)</p><p>-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l’esperienza crea immaginazione (sempre del prof. Pintus)</p><p>-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; esistono lingue senza la parola paesaggio (prof. Giorda)</p><p>-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ci sono lingue, ancora oggi, senza la parola paesaggio (Professoressa Vanore)</p><p><br/></p><p>Infine, dalla chiusura di Monica Celi, direttrice del museo di Montebelluna mi è rimasta particolarmente impressa la frase in cui diceva di cercare di destrutturare l’idea dell’aula nelle scuole, frase che mi ha ricordato la fiction Rai “un professore”, dove avviene questo, perché la scuola deve educare senza la presunzione del “per forza” ma deve invogliare all’imparare. Perché, riprendendo un’altra frase di Monica, chi entra in un museo deve uscire con delle domande, e non con delle risposte, ed è così che dovrebbe essere la scuola, ed è quello che sto imparando dal corso di Scienze per il Paesaggio.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-12-07 15:33:25 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Berg und Klima: alpinismo e consapevolezza</title>
         <author>riccardolarcher2</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3739105218</link>
         <description><![CDATA[<p>Dal 23 al 28 febbraio si è svolto il primo progetto invernale presso lo storico rifugio culturale Pfrozheimer Hütte in Val Venosta. Durante il giorno erano in programma corsi di sci alpinismo ed esercitazioni pratiche sulla sicurezza in caso di valanghe. I partecipanti hanno così potuto cimentarsi non solo in sfide sportive, ma anche acquisire preziose conoscenze per muoversi in sicurezza in ambiente alpino. Oltre alla componente sportiva, il progetto si è concentrato anche sull'analisi degli effetti dei cambiamenti climatici nelle Alpi. Alla sera , gli esperti di Globo Alpin e i partecipanti (diversi studenti e dottorandi dell'universita di Bolzano) hanno discusso intensamente riguardo i cambiamenti climatici e le loro conseguenze nelle regioni montane. Le discussioni hanno offerto uno spazio per mettere in luce le sfide attuali e sviluppare approcci risolutivi per una gestione sostenibile delle Alpi.&nbsp;La combinazione tra la tradizione sportiva alpina e la moderna ricerca sul clima contribuisce a sensibilizzare l'opinione pubblica sugli aspetti ambientali e di sicurezza in montagna. Con questo progetto viene dimostrato che il fascino della montagna e la consapevolezza degli effetti del cambiamento climatico possono andare di pari passo.&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-01-05 11:38:37 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Laboratorio di Comunicazione e Soft Skilss</title>
         <author>martinazane</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3742693772</link>
         <description><![CDATA[<p>Dal 6 ottobre al 29 novembre si è svolto il "Laboratorio di Comunicazione e Soft Skills", finalizzato allo sviluppo delle competenze comunicative con l’obiettivo di migliorare la qualità delle interazioni in ambito personale, accademico e lavorativo.</p><p>Il laboratorio era strutturato in unità formative ciascuna associata all’assegnazione di un badge e ha coinvolto studenti dell’Università di Padova provenienti da diversi corsi di laurea. Le attività proposte comprendevano sia esercitazioni individuali sia lavori di gruppo, favorendo un apprendimento partecipativo e riflessivo.</p><p>I principali temi affrontati hanno riguardato l’intelligenza emotiva, la gestione dello stress e le capacità comunicative. Le attività di gruppo si sono rivelate particolarmente significative, poiché hanno favorito il confronto con studenti con percorsi formativi differenti, facendo emergere come nonostante le diversità disciplinari siano condivise preoccupazioni e insicurezze comuni.</p><p>Le attività individuali, sotto forma di quiz interattivi, hanno stimolato una riflessione personale sui propri stili comunicativi. In particolare, il "Testo di autovalutazione delle competenze comunicative" è stato utile per individuare punti di forza e aree di miglioramento. Nel complesso, il laboratorio si è rivelato un’esperienza formativa significativa, utile per comprendere meglio se stessi e gli altri e di come alcune insicurezze sono più comuni di quanto pensiamo. </p>]]></description>
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         <pubDate>2026-01-07 10:09:28 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>benedettaquaresimin</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3742697373</link>
         <description><![CDATA[<p>Dal 6 ottobre al 29 novembre ho partecipato al Laboratorio di Comunicazione e soft skills, seguito dalla dott.ssa Viviana Chignoli e da altri professionisti, focalizzato sul miglioramento della comunicazione e sulla gestione dei momenti di confronto, con particolare attenzione alle situazioni di stress e ansia.</p><p>Il laboratorio era strutturato in unità tematiche e gruppi di lavoro, alternando attività individuali e collaborative, spesso con studenti provenienti da altri corsi universitari. Questo ha reso il percorso ancora più stimolante, grazie al confronto tra esperienze e punti di vista differenti.</p><p>Ogni partecipante aveva la possibilità di esprimersi liberamente, sia sul lavoro svolto sia sui contributi degli altri. Le attività di gruppo sono state per me particolarmente significative: pur non conoscendoci, siamo riusciti ad aprirci, condividere pensieri ed emozioni e creare un clima di fiducia. Ci siamo divertiti, ma allo stesso tempo abbiamo riflettuto in modo profondo su ciò che stavamo apprendendo.</p><p>Importanti anche i momenti di riflessione e autovalutazione, utili per prendere maggiore consapevolezza di sé e del proprio modo di comunicare. Colpisce come, nonostante fossimo tutti “estranei”, emergessero paure e pensieri molto simili. Un’esperienza formativa e umana che porterò con me.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-01-07 10:13:43 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Corso di Alta Formazione GEMMA (marzo 2025-giugno 2025)</title>
         <author>alessiadecol1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3759091866</link>
         <description><![CDATA[<p>Durante il corso di Alta Formazione GEMMA (Gestione Etica della Montagna e delle risorse Montane) mi è stato possibile acquisire nozioni anche dal punto di vista più tecnico degli aspetti che regolano i processi montani. In particolare, ho concluso il percorso con una ricerca sulle malghe dell’Unione Montana Feltrina, considerate non solo come luoghi di produzione, ma come parti fondamentali del paesaggio montano.</p><p>Il lavoro si è concentrato sul ruolo delle malghe come punti di incontro tra attività agro-pastorali, biodiversità, identità culturale e scelte di gestione del territorio. È emerso come questi sistemi siano il risultato di equilibri delicati tra uso del suolo, risorse naturali e politiche locali, e come i cambiamenti nella loro gestione influenzino direttamente l’aspetto, la qualità e il significato del paesaggio.</p><p>L’esperienza del corso GEMMA si collega in modo diretto ai temi del nostro corso magistrale in Scienze per il Paesaggio, in quanto rafforzano una visione del paesaggio come processo dinamico, costruito nel tempo dalle relazioni tra ambiente, società ed economia. La ricerca sulle malghe mi ha permesso di applicare strumenti di lettura critica del territorio, con attenzione alla sostenibilità, alla governance e alla valorizzazione dei paesaggi montani come patrimoni vivi, in continua trasformazione.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-01-21 16:57:59 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3759091866</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Territorio e dintorni: valorizzazione, gestione e promozione delle destinazioni turistiche.</title>
         <author>giuseppinasberna</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3766400306</link>
         <description><![CDATA[<p>Nel novembre del 2024 ho partecipato alla serie di incontri di alta formazione, organizzati dall’Università del Piemonte Orientale e Parco della Fantasia, dedicati al percorso <em>Territorio e dintorni: valorizzazione, gestione e promozione delle destinazioni turistiche. </em>Gli incontri, a cui ho preso parte da remoto, hanno seguito un approccio multidisciplinare, pratico-esperienziale e integrato. Docenti universitari ed esperti professionisti del settore si sono alternati proponendo contenuti ed esperienze concrete per offrire agli utenti sia nuove conoscenze ed esempi di buone pratiche; sia input per sostenere lo sviluppo di idee in ambito turistico, con particolare riferimento al management e marketing delle destinazioni turistiche; sia basi solide per sviluppare competenze adeguate per disegnare il futuro di un turismo sostenibile.&nbsp;&nbsp;</p><p>Nel corso dei 5 incontri sono stati trattati temi diversi, affrontati con punti di vista differenti.&nbsp;</p><p>Il primo incontro è stato avviato da&nbsp; Aimé Pertennaz, marketing manager di TurismOk, il quale si è occupato di tipologie di destinazioni turistiche, <em>Destination Management: dalla strategia alle progettualità di sviluppo e comunicazione</em>; il focus dell’intervento dell’esperto è stato il processo strategico di pianificazione, sviluppo e gestione delle risorse senza mai perdere di vista l’obiettivo di garantire l’equilibrio tra le esigenze dei visitatori, della comunità locale e dell’ambiente (Sostenibilità ambientale, sociale ed economica).&nbsp;</p><p>Il secondo incontro, <em>Turismo Italia 2024: trend, destinazioni e pre-visioni di futuro</em>, è stato condotto da Maria Elena Rossi (ex direttrice “Marketing e Promozione” dell’ENIT, Agenzia Nazionale del Turismo), la direttrice ha proposto dati e flussi dell’osservatorio ENIT per delineare il quadro del turismo italiano, proponendo le progettualità e le buone pratiche a livello nazionale. Durante l’intervento si è soffermata su molteplici aspetti come il turismo internazionale, il turismo culturale come produttore di sostenibilità economica, l’agenda europea per il&nbsp; turismo, il progetto di ricerca <em>Turismo Climate Sensitive, </em>e la difficoltà del reperimento di personale di qualità.&nbsp;</p><p>Il terzo incontro è stato gestito da due docenti universitari, il prof. Giacomo Zanolin (Università di Genova) e la prof.ssa Margherita Cisani (Università di Padova), il loro intervento ha riguardato il tema della G<em>eografia del turismo: riflessioni ed esperienze tra natura e lentezza</em>; i docenti si sono soffermati su destinazioni turistiche e ambiente, sul dialogo con la natura; sostenibilità e lentezza; cicloturismo e altre tipologie tematico-progettuali. L’incontro è stato gestito in maniera partecipata, i docenti hanno coinvolto più volte gli uditori attraverso domande stimolo per sollecitare la riflessione sulle varie esperienze di turismo “lento”, sul tipo di “natura” incontrato, sul turismo lento come turismo di nicchia o popolare; con uno sguardo anche alle differenze, non indifferenti, tra “turista-ciclista” e “ciclista-turista”, andando a delineare “un fenomeno complesso, particolarmente ricco di sfumature,&nbsp; che riflettono quelle più generali relative alle pratiche turistiche contemporanee, sempre più ambigue, fluide e ibridate all’interno delle pratiche del quotidiano”.&nbsp;</p><p>Negli ultimi due incontri si sono avvicendati Massimiliano Freddi (Wonderwood), Alberto Poletti (direttore del Parco della Fantasia), Stefania Cerutti e Stefania Benetti (UPO) e Roberta Minazzi (UNINSUBRIA).&nbsp;</p><p>Il direttore del Parco della Fantasia, Alberto Poretti, ha incantato spettatori e uditori leggendo e animando la storia di Michael Grejniec “Il sapore della luna”, creando un’atmosfera magica attraverso la poesia.</p><p>Ogni incontro previsto dal Corso è stato arricchente in conoscenze e competenze, come la comprensione del significato delle destinazioni turistiche e delle loro dinamiche evolutive; la consapevolezza in merito ai problemi di indirizzo strategico e operativo delle destinazioni; la centralità delle esperienze e lo sviluppo di una cultura turistica che promuova sostenibilità e lentezza come leva per imprese e territori.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-01-27 16:44:29 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Laboratorio di Comunicazione e Soft Skills</title>
         <author>gloriapongan</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3774974361</link>
         <description><![CDATA[<p>Dal 6 ottobre al 29 novembre ho partecipato al Laboratorio online di Comunicazione e Soft Skills, tenuto dalla dott.ssa Livia Cingoli. Il laboratorio si è concentrato sull’esposizione e lo sviluppo dei metodi di comunicazione più efficaci in ambito lavorativo, accademico e personale, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza di ogni partecipante riguardo al proprio modo di interagire con gli altri.</p><p>Inoltre, non ci siamo limitati allo studio del materiale, ma abbiamo anche svolto esercizi pratici mirati che hanno favorito l’auto-riflessione e l’identificazione delle proprie aree di miglioramento.</p><p>Vi è stata poi la possibilità di applicare le informazioni apprese confrontandoci direttamente con gli altri partecipanti al laboratorio.</p><p>Tali momenti hanno permesso di mettere in luce le capacità comunicative di tutti e di iniziare ad applicare ciò che avevamo imparato in un contesto più rilassato, consapevoli che stavamo tutti mettendoci in gioco.</p><p>Sicuramente, oltre alle informazioni ricavate dai materiali che ci sono stati messi a disposizione, ho apprezzato particolarmente questi momenti di scambio con i colleghi, rivelatisi estremamente interessanti e arricchenti, grazie alla possibilità di condividere le proprie riflessioni personali.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-03 08:30:04 UTC</pubDate>
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         <title>Corso PRO-TUR: Progettare il turismo montano (2025)</title>
         <author>irenechiavegato</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3775647933</link>
         <description><![CDATA[<p>Tra settembre e novembre 2025 ho avuto la possibilità di partecipare al corso di aggiornamento professionale “PRO-TUR: Progettare il Turismo Montano. Strumenti per la conoscenza dei territori, l’elaborazione di strategie, la definizione degli impatti.” inserito nel più ampio programma “Orizzonte Montagna” proposto dall’Università di Padova. </p><p>Il corso si è svolto in modalità blended, quindi attraverso incontri sia a distanza che in presenza, dove ho avuto modo di visitare due sedi distaccate dell’Università di Padova, ovvero la sede di Spert (BL) e quella di San Vito di Cadore (BL).</p><p>Il corso, tenuto e organizzato dalle prof.sse Meneghello Sabrina e Castiglioni Benedetta, ha offerto strumenti concettuali e operativi per impegnarsi in una progettazione turistica sostenibile, efficace e coerente alle specificità dei contesti montani; questo è stato possibile grazie all’uso di una metodologia interdisciplinare e proattiva, quindi utilizzando uno sguardo d’insieme del contesto geografico-turistico e applicando un continuo confronto tra corsisti.</p><p>Personalmente, ho trovato molto interessante e stimolante la giornata conclusiva del corso, in cui è stato previsto l’incontro con stakeholders e figure professionali locali (tra cui referenti ed esperti di settore come Direzione Turismo e Marketing locale della Regione Veneto, Fondazione Dolomiti UNESCO, DMO Dolomiti Bellunesi, Fondazione Angelini, Direttore Parco delle Dolomiti d’Ampezzo, GAL Dolomiti..) grazie ai quali è emersa una profonda riflessione sulla necessità del settore turistico di ripartire dal concetto di “comunità” e una maggiore coerenza nella pianificazione turistica. Infatti, risulta utile partire da una visione locale per poi aprire gli orizzonti ad iniziative e attività co-evolutive su diversa scala territoriale, che si aprano ad un contesto dinamico e sensibile, ovvero quello del turismo. Solo in questo modo il settore turistico, quale settore interdisciplinare, può svilupparsi in modo sostenibile in un contesto altrettanto sensibile, come quello montano. </p><p>In merito a ciò, emerge anche la necessità di approfondire ricerche e studi riguardo ai contesti montani, affinché aumenti la consapevolezza su queste tematiche e si applichino scelte e strategie più consapevoli in futuro.</p><p>Per questi motivi considero che questo corso si inserisca pienamente nel programma del corso magistrale in Scienze per il Paesaggio che sto frequentando, in quanto il contesto turistico e montano sviluppano una condizione paesaggistica peculiare, che va oltre all’immaginario convenzionale, permettendomi di applicare una visione più attenta e coerente sulla questione.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-03 16:47:43 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Dolomiti: in cammino nella geologia della meraviglia</title>
         <author>pietrocastellini1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3877312796</link>
         <description><![CDATA[<p>Convegno svoltosi il 17 Aprile più visita guidata alla mostra del giorno precedente.</p><p><br/></p><p>Questo seminario, organizzato dal dipartimento di Geologia a chiusura della mostra itinerante Unesco sulle Dolomiti, mi ha lasciato parecchie cose che proverò a elencare qui:</p><ul><li><p>dopo la magistrale ho avuto rinnovata fiducia che si può diventare dei seri professionisti dediti al paesaggio grazie alla testimonianza di due ex studenti;</p></li><li><p>dietro l'attestazione Unesco ci sono dei valori, magari meno visibili ma ci sono, e sono valori come la conoscenza e la forza della divulgazione;</p></li><li><p>le Dolomiti non sono solo belle da vedere ma nascondono un mondo, geologico soprattutto. Sono uno straordinario laboratorio di studi all'aperto, e sono così vicine a noi che non possiamo non esserne orgogliosi;</p></li><li><p>la Fondazione Unesco è nata per coordinare la vasta area delle Dolomiti, che si estendono per più province e regioni;</p></li><li><p>le Dolomiti sono essenzialmente delle piattaforme carbonatiche che sono emerse grazie ai movimenti tettonici;</p></li><li><p>ho scoperto il futuro della geologia: mappazione in 3D delle montagne che permettono di vedere più cose che ad occhio nudo, e stando più comodi.</p></li></ul><p>Tuttavia, al di là di queste considerazioni e scoperte, mi è rimasta la meraviglia e l'aver imparato ad apprezzare in maniera nuova, un paesaggio che si rischia di dare per scontato. È importante non farlo, è uno dei compiti della Fondazione e di noi studiosi per il paesaggio.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-04-21 09:21:50 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>La mostra &quot;Soundiversity&quot; a Montebelluna (TV) per entrare in contatto con la biodiversità </title>
         <author>soniachiarellotto1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3961146166</link>
         <description><![CDATA[<p>La mostra Soundiversity la voce della biodiversità è un percorso spazio-temporale nel mondo acustico, dai suoni primordiali prodotti da acqua, rocce e vento alle voci degli organismi viventi; dai primi sussurri e scricciolii al frinire dei grilli, fino ai canti nascosti nelle profondità degli oceani.Un viaggio tra paesaggi sonori che murano per effetto della storia evolutiva e della pressione esercitata dalla specie umana. Video, immagini,exhibit interattivi che giocano con i nostri sensi, offrendo a tutti la possibilità di guardare, ascoltare, toccare la meraviglia del mondo naturale e percepire l'importanza di proteggerlo. La perdita di biodiversità è un tema primario per il genere umano e porta con sé importanti e profondi impatti sociali, ambientali ed economici: l'analisi dei paesaggi sonori attraverso l'ecologia acustica ci aiuta ad indagare aspetti e cause della crisi degli ecosistemi e ci permette di costruire visioni applicabili al futuro prossimo.</p><p>"I paesaggi sonori non solo ci trasmettono piacevoli sensazioni avvolgendoci con suoni continuamente mutevoli, caratteristici e riconoscibili, ma rappresentano le caratteristiche, la biodiversità e la ricchezza degli ecosistemi che ci circondano (Giovanni Pavan, naturalista). I canti degli uccelli, la voce delle balene, i cori dei grilli ci invitano all'ascolto e toccano le corde delle emozioni, per fare vibrare la nostra coscienza e trasmettere un messaggio inequivocabile e profondo: l'urgenza di ripensare e ritrovare l'armonia tra uomo e natura.</p><p>In questa serata al Museo di Storia Naturale di Montebelluna, ho approfondito il tema della biodiversità, in particolare, come nel tempo, la percezione del paesaggio dal punto di vista uditivo, sia notevolmente cambiata. La mostra ripropone in maniera assolutamente interessante ed interattiva, il mondo acustico animale e del naturale in genere. Nella serata di apprendimento in particolare, abbiamo ipotizzato grazie all'aiuto di esperti, come poteva essere il paesaggio acustico percepito dall'uomo preistorico. Grazie a delle ricostruzioni partendo dalla fisiologia stessa dell'uomo preistorico e della sua morfologia mandibolare, si è potuto ipotizzare un paesaggio fatto di suoni ed in particolare si è analizzato il mondo ornitologico... probabilmente tanti erano i suoni di uccelli ed insetti che l'uomo preistorico tentava di imitare con la sua voce, come un canto, anche attraverso dei piccoli flauti di legno (ritrovati in Slovenia). Nel nostro immaginario quindi un paesaggio molto vivace fatto di tante specie diverse, un vero e proprio Viaggio nella storia dei suoni della biodiversità nell'età preistorica.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-22 20:18:24 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3961146166</guid>
      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>soniachiarellotto1</author>
         <link>https://padlet.com/unipd/a7k0kbwrcoahpret/wish/3961152730</link>
         <description><![CDATA[<p>Il giardino vegetazionale "Astego" vuole rappresentare la biodiversità e 16 diversi ambienti naturali che si incontrano scendendo dalla Cima del Monte Grappa a quasi 2000 metri, fino alla pianura veneta. Oltre agli ecosistemi montani e fluviali, ospita anche aree dedicate alle erbe officinali, alle rose e anche il mondo dei funghi. Il laboratorio di approfondimento a cui ho partecipato era focalizzato alla scoperta dei fiori spontanei di campo che si possono incontrare nelle passeggiate estive, e a come il paesaggio sia cambiato nel tempo in relazione anche alla quantità di questi ultimi (purtroppo minore rispetto anni fa). Si è anche parlato di come l'uso de pesticidi e fertilizzanti nelle coltivazioni vicino ai campi con fiori selvatici, possano purtroppo compromettere la quantità di questi ultimi, e quindi come è cambiato il paesaggio nel corso del tempo. Un altro tema trattato è stato quello della raccolta dei fiori selvatici, il rispetto e la preservazione devono essere le regole fondamentali per evitare l'estinzione. Nel corso del laboratorio è stato anche accennato il problema della grande quantità d'acqua di cui purtroppo hanno bisogno i fiori coltivati e di quanto questo sia insostenibile. Nuove consapevolezze, ma di sicuro con uno sguardo più attento e grato alle grandi meraviglie colorate che crescono spontaneamente qua e là nei nostri prati e nei nostri campi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-22 20:34:02 UTC</pubDate>
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