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      <title>LE DONNE DELLA RESISTENZA  by CLASSE TERZA D STC23</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-03-22 15:12:20 UTC</pubDate>
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         <title>Donne della Resistenza Sofia Surace</title>
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         <description><![CDATA[<p>Donne della Resistenza</p><p>Modesta Rossi Palletti</p><p><br/></p><p><br></p><p>Nasce nel 1914 a Bucine (Arezzo). Partigiana combattente. Appartenente a numerosa famiglia di modestissimi agricoltori, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, per quanto giovane madre, volle seguire il marito impegnato nella lotta clandestina di resistenza sulle montagne dell’Aretino. <em>Seguiva il marito nelle impervie montagne dell’Appennino Tosco-emiliano e con lui divideva i rischi, i pericoli e i disagi della vita partigiana, animata e sorretta dalla fede e dall’amore per la Patria. Incaricata di umili mansioni assistenziali, chiedeva ed otteneva di prendere parte attiva alla lotta rifulgendo con le armi in pugno per coraggio e sprezzo del pericolo. Arrestata dai tedeschi resisteva eroicamente a torture e lusinghe. Un fascista uccise con una coltellata alla gola il bambino più piccolo, Gloriano, di appena 13 mesi. Poi con un colpo al ventre uccise Modesta. Infine dettero fuoco ai loro corpi. Mario, Gualtiero e Giovanni, gli altri tre figli, di 5, 7 e 9 anni, assistettero al fatto, scappando poi nei boschi alla ricerca del padre.” Edoardo Succhielli (Renzino) – comandante della formazione partigiana nella quale operava Dario Polletti, marito di Modesta – in un libro sulla Resistenza tra l’Arno e la Chiana, pubblicato nel 1979, parla così della giovane contadina: “Al primo posto dovrei collocare la nostra contadina, cuoca animatrice, staffetta, portatrice di armi e di sorrisi”. Modesta Rossi, nonostante fosse madre di cinque figli piccoli, si era dedicata con tutto il suo impegno alla Resistenza, quando il marito aveva raggiunto i partigiani.</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-04 14:33:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>teresazumbo</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-04-04 15:37:25 UTC</pubDate>
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         <title> Donne della resistenza              Antonio Giordano  </title>
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         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>Livia Bianchi nasce a Melara (Rovigo) il 19 luglio 1919. Fu insignita della medaglia d’oro al Valor militare alla memoria.               Attiva nella resistenza già dall’ 8 settembre 1943. Livia bianchi divenne presto partigiana combattente nella formazione “Ugo Ricci”,operante sulle montagne della zona del Lario. Nel corso di un rastrellamento,un gruppo di partigiani,tra i quali c’era Livia, aveva trovato rifugio in una casa di Cima, a Porlezza. La casa, però fu circondata da fascisti. Dopo un lungo scambio di colpi, i partigiani, esaurite le munizioni, dovettero arrendersi. I fascisti condussero subito i loro prigionieri verso un muro del locale cimitero. Si apprestavano ad eliminarli, quando il comandante dei molli si rese conto che nel gruppo c’era anche una donna. Offrì a Livia la possibilità di sottrarsi alla morte e di andarsene. Lei rifiutò e volle seguire sino in fondo la sorte dei suoi compagni di lotta. Medaglia d’oro al Valor militare alla memoria con questa motivazione: Nel Settembre 1943, accorreva con animo ardente nelle file dei partigiani, trasmettendo nei compagni di lotta il fuoco della sua fede purissima per la difesa del sacro suolo della patria oppressa. Volontariamente si offriva per guidare in ordita rincognizione attraverso la impervia montagna una pattuglia che, scontrandosi con un grosso reparto nemico impegnava dura lotta, cui essa, virilimente impugnando le armi, partecipava con leonino valore. Insieme ai compagni veniva catturata è sottoposta ad interrogatori e sevizie, che non piegarono la loro fede. Condannati alla fucilazione lei veniva graziata, ma fieramente rifiutava per essere unita ai compagni anche nel supremo sacrificio.Cadde sotto il piombo nemico unendo il suo olocausto alle luminose tradizioni di patriottismo nei secoli fornite dalle donne d’Italia. La sua morte avvenne a Cima Valsolda nel gennaio 1945.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-04 15:49:51 UTC</pubDate>
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         <title>Donne resistenza Gaia Riganello</title>
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         <description><![CDATA[<p><br></p><p><br></p><p><strong>Rita Rosani</strong></p><p><strong>Medaglia d’Oro al Valor Militare</strong></p><p>Nata a Trieste il 20 novembre 1920, uccisa sul monte Comun di Negrar (Verona) il 17 settembre 1944, maestra elementare, Medaglia d’oro al Valor militare alla memoria.</p><p>La sua era una famiglia di ebrei cecoslovacchi , che si era trasferita in Italia. Giovanissima insegnante presso la scuola elementare israelita di Trieste, Rita ebbe le prime dolorose esperienze quando, nel 1938, entrarono in vigore le leggi fasciste antisemite. Lei, come tanti altri ebrei italiani, fu perseguitata con i genitori, ma non lasciò Trieste. Solo dopo l’armistizio convinse i suoi a rifugiarsi in un paesino friulano, salvandoli così dalla deportazione.Per se stessa Rita scelse la via della resistenza. Prima svolse attività antifascista clandestina a Portogruaro, poi entrò nel movimento partigiano in provincia di Verona, svolgendo attività di collegamento e di organizzazione delle nascenti formazioni combattenti. La giovane insegnante provvide personalmente alla costituzione di una piccola banda (la formazione “Aquila”), . Quelli dell'”Aquila” combatterono per mesi in Valpolicella e nella zona di Zevio (Verona) facendo proseliti. Dopo un anno, nella baita che era diventata la loro base sul monte Comun, si trovavano, con Rita Rosani, una quindicina di combattenti. Quando furono accerchiati durante un rastrellamento, resistettero per ore. Poi il gruppo decise una sortita. Gli uomini proposero a Rita di dileguarsi dalla parte opposta ma la ragazza uscì per prima allo scoperto con un moschetto in mano. Ferita e catturata, Rita fu uccisa con un colpo alla testa da un sottotenente repubblichino che, condannato a vent’anni nel 1945, sarebbe tornato libero poco dopo. Al nome di Rita Rosani sono state intitolate due vie a Verona e Trieste.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-04 21:40:15 UTC</pubDate>
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         <title>Le donne della Resistenza - Claudio Pisani 3^ D</title>
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         <pubDate>2024-04-05 17:07:30 UTC</pubDate>
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         <title>Anna Maria Enriques Agnoletti</title>
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         <pubDate>2024-04-07 09:15:16 UTC</pubDate>
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         <title>Donne della resistenza - Samuel Morabito </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>La storia di Ancilla Marighetto, conosciuta come "Ora", inizia con la sua nascita a Castello Tesino il 27 gennaio 1927. Crescendo, diventa un membro attivo della Resistenza italiana, combattendo per difendere il proprio territorio. In un momento critico, Ora e il suo compagno Raul si nascondono sugli alberi vicino a una malga mentre altri membri della Resistenza cercano di fuggire con gli sci. Purtroppo, Ora viene individuata da un soldato nemico e, nonostante il suo coraggio nel mantenere il silenzio durante l'interrogatorio e le torture, viene uccisa brutalmente con un colpo di pistola alla nuca dal sottufficiale del CST Mario Rocca. Ancilla Marighetto diventa così la più giovane donna a ricevere la medaglia d'oro al valor militare della Resistenza italiana. La sua vita e il suo sacrificio vengono ricordati, e muore il 19 febbraio 1945.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-07 09:29:31 UTC</pubDate>
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         <title>Ricerca Sara Campolo: Irma Bandiera</title>
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         <description><![CDATA[<p>Irma Bandiera nasce nel 1915 in una benestante famiglia <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://bolognese.Il">bolognese.Il</a> fidanzato di Irma, militare, è fatto prigioniero dai tedeschi a Creta dopo l'8 settembre 1943 e resta disperso dopo che la nave su cui era imbarcato per il trasferimento in Germania è bombardata e affonda al porto del Pireo. Le sue ricerche restano infruttuose. Inizia ad aiutare i soldati sbandati dopo l'armistizio e ad interessarsi di politica, aderendo al Partito Comunista. A Funo, dove andava a trovare i parenti, conosce uno studente di medicina, Dino Cipollani di Argelato, il partigiano “Marco”. Irma entra quindi nella Resistenza, al tempo molto attiva nella bassa bolognese, con il nome di battaglia “Mimma”. Il 5 agosto 1944 i partigiani uccidono un ufficiale tedesco e un comandante delle brigate nere, il che scatena il giorno successivo la rappresaglia a Funo. Tre partigiani vengono arrestati e portati alle scuole di San Giorgio di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://Piano.Il">Piano.Il</a> 7 agosto 1944 Irma Bandiera aveva trasportato delle armi alla base della sua formazione a Castel Maggiore. La sera del 7 agosto è arrestata a casa dello zio, insieme ad altri due partigiani, rinchiusa anch'ella alle scuole di San Giorgio, ma separata dai compagni, è quindi tradotta a Bologna, dove i fascisti speravano di ottenere da lei altre informazioni sulla Resistenza.</p><p>Per sei giorni e sei notti Irma fu ferocemente seviziata dai fascisti della Compagnia Autonoma Speciale, guidati dal Capitano Renato Tartarotti, che arrivarono ad accecarla con una baionetta, ma Irma resistette senza parlare, preservando così i suoi compagni partigiani. Secondo Renata Viganò, "la più ignominiosa disfatta della loro sanguinante professione si chiamava Irma Bandiera”.</p><p>I fascisti la fucilarono infine con alcuni colpi di pistola a bruciapelo al Meloncello di Bologna, nei pressi della casa dei suoi genitori, il 14 agosto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-07 11:55:41 UTC</pubDate>
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         <title>Iris Versari-Chiara Vizzari</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Iris Versari nacque a Portico San Benedetto (Forlì) il 12 dicembre 1922 e morì il 18 agosto 1944 a Cornia di San Valentino,sempre nei pressi di Forlì. Lavorò come contadina aiutando i genitori e nel settembre del 1943 si aggregò alla banda di Silvio Corbari come staffetta. Nell'agosto del 1944, si rifugiò con la banda in una casa, ma venne sorpresa da alcuni soldati fascisti e nazisti, informati da una spia.Iris, infortunata alla gamba, riuscì ad uccidere il primo soldato nazifascista che aveva appena varcato la porta, ma, mentre tentava di difendersi, si rese conto di essere un ostacolo per i suoi compagni, quindi decise di suicidarsi. .Nel 1976 venne insignita della Medaglia d'Oro al valor militare alla memoria dall'allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-07 16:05:49 UTC</pubDate>
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         <author>giovambattistamacris</author>
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         <description><![CDATA[<p>Giovambattista Macrì </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-07 17:20:14 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-04-07 20:04:41 UTC</pubDate>
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         <title>Norma Parenti Pratelli(Chiara Polimeni)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Norma Parenti Pratelli nacque a Massa Marittima(Grosseto) il 1º giugno 1921 e morì fucilata il 23 giugno 1944 sempre a Massa Marittima. Lavorò come partigiana nel Raggruppamento "Amiata" della III Brigata Garibaldi, la giovane donna aiutò a raccogliere denaro e aiuti per le formazioni, diede ospitalità ai fuggiaschi, mise in salvo ex prigionieri alleati, procurò armi e munizioni e partecipò di persona a pericolose azioni di guerra. Fu proprio uno di questi prigionieri, un soldato mongolo, che tradì Norma e la fece arrestare, insieme alla madre della, la sera del 22 giugno del '44. Fu fucilata la sera stessa, dopo essere stata seviziata, dalle truppe germaniche. Fu insignita della Medaglia d'Oro al valor militare alla memoria.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-07 20:40:39 UTC</pubDate>
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