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      <title>I Fenici by lorenzo paladini</title>
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      <description>Fatto da Paladini, Baratta, Slaimi, Scartapenna </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-03-13 13:51:08 UTC</pubDate>
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         <title>Un popolo di marinai, esploratori e commercianti </title>
         <author>lrepl4686</author>
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         <description><![CDATA[<div>I fenici, antica popolazione semitica originaria delle regioni costiere del mediterraneo orientale (attuale Libano), marinai, esperti in spedizioni marittime e commerciali, in tutto il bacino del Mediterraneo e nell'Oceano fondarono colonie sulle coste settentrionali dell'Africa, in Spagna, in Sicilia, in Sardegna.<br>Furono i primi a inventare la scrittura alfabetica e a diffonderla in Grecia e in Italia. <br>Provenivano dal deserto arabico e si stabilirono attorno al 1650 a.C. presso la terra di Canaan, una striscia di terreno fra il mare Mediterraneo e i monti del libano. Le montagne libanesi hanno avuto la funzione di tenerli al riparo dalle grandi potenze ed anche quella di fornire la preziosa materia per permettere di sviluppare la navigazione. Sulle montagne libanesi cresceva il cedro del Libano, un albero gigantesco ormai quasi completamente scomparso ma che per anni e anni è stato considerato il miglior legno per la costruzione di imbarcazioni. La fama dei cedri durò fino all'età romana, quando l'imperatore Adriano vi creò un vero parco naturale per la protezione di queste piante. Il cedro è un albero resinoso ad alto fusto che produceva legno adatto per resistere al tempo e che si rivelò indicato per la costruzione di navi. Per agevolare le rotte commerciali, i fenici inventarono navi sempre più sicure e veloci, oltre alla introduzione della <strong><em>chiglia</em></strong> e dell'ancora che influirono sulla stabilità delle imbarcazioni perfezionarono il timone e dotarono le navi di remi e di vele. Navigavano di notte e si orientavano con la Stella Polare; in 3 anni circumnavigarono l'Africa. Le navi fenice erano lunghe e panciute, sormontate da una grande vela quadrata e centrale e avevano un piccolo albero a prua, la cui vela era utilizzata per rendere lo scafo più stabile e governare con più precisione la direzione dei viaggi. <br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong><em>Baratta Stefano</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-13 13:57:48 UTC</pubDate>
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         <title>Il colore e la scrittura </title>
         <author>lrepl4686</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il termine fenicio deriva dal greco "<strong><em>Phòiniks</em></strong>" che significa <em>rosso</em>. Tale nome, che ritroviamo già in Omero, è legato alla merce più preziosa e importante che i fenici esportavano in Grecia e in tutto il Mediterraneo: la porpora, pigmento che veniva estratto da molluschi il cui nome è <strong><em>murice</em></strong>, che si trovavano nel mare davanti le coste del Libano e che i fenici avevano imparato a utilizzare per tingere i tessuti. Il mollusco veniva spremuto e mescolato al sale, poi esposto al sole per 3 giorni. Il succo estratto veniva fatto bollire in grandi recipienti di piombo, le conchiglie venivano fatte macerare e quando il liquido era evaporato per metà vi si potevano immergere i panni da colorare. <br><br>Una delle più importanti eredità che i fenici hanno lasciato all'umanità è l'<strong><em>alfabeto. </em></strong>A differenza di quanto avveniva in Egitto, dove usavano i geroglifici, essi adottarono un sistema di scrittura alfabetica e precisamente l'<em>alfabeto fonetico, </em>infatti Aleph e Bet erano le prime due lettere fenice. Essi capirono che le parole sono composte da suoni e che quest'ultimi sono pochi, ma se combinati assieme possono formare tutte le parole. Trovarono e codificarono tutti i 22 suoni fondamentali. Essi non usarono le vocali che furono aggiunte dai greci che trasmisero l'alfabeto ai romani e che lo trasformarono fino alla forma che oggi conosciamo. Rendere l'alfabeto alla portata di tutti agevolò i rapporti commerciali e lo scambio di informazioni, poi tolsero potere agli scribi che non erano più i depositari della scrittura e della lettura, contribuirono quindi all'evoluzione sociale della civiltà. <br>&nbsp;<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong><em>Slaimi Yassine</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-13 14:36:12 UTC</pubDate>
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         <title>Gli scambi commerciali e Cartagine</title>
         <author>lrepl4686</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le fonti più antiche, e in primo luogo la Bibbia, ricordano che il nome di Cananei è usato per indicare i più antichi abitanti del vicino oriente. Nei documenti scritti da loro stessi non compare mai un nome che li definisca, ma solamente riferimenti alle singole città di provenienza. Il popolo fenicio viveva in grandi città rette da re. Le più importanti erano: Arado, Byblo, Tiro, Sidone. La storia politica della Fenicia è molto difficile da ricostruire con precisione, si sa che quando tutta la regione venne sottomessa dai potenti re assiri nel IX secolo a.C. le città fenicie non smisero di essere autonome sia politicamente che commercialmente, limitandosi a pagare tributi ai re mesopotamici. Con l'arrivo dei persiani, di Ciro il Grande, alla fine del VI secolo a.C., assunse nel grande impero persiano un ruolo importante, dal momento che le navi fenicie costituirono il nucleo principale della flotta da guerra persiana. Le cose cambiarono con la fine dell'impero persiano e la conquista della fenicia da parte di Alessandro Magno con il lungo e sanguinoso assedio di Tiro: da allora la madrepatria fenicia cessò di esercitare qualsiasi ruolo autonomo nel Mediterraneo. <br>I fenici viaggiarono lungo tutto il Mediterraneo e nell'Oceano per trasportare più velocemente, che per via terra, le loro merci e questo li rese la più importante potenza commerciale. Nei principali punti di approdo organizzarono degli scali attrezzati per la custodia delle merci, per il commercio con i locali e per i rifornimenti di viveri e di acqua utili per proseguire i viaggi. Alcuni di questi scali, con il tempo, si trasformarono in vere e proprie colonie, attuando così una grande opera di colonizzazione. La più importante opera di colonizzazione fu la città di <strong><em>Cartagine</em></strong>. <br>Fu fondata da Elissa (Didone) regina fenicia e sposa di Sicheo. Sorella di Pigmalione, alla morte del padre, entrambi salirono sul trono. Il fratello però avido di potere e geloso della ricchezza del marito di Didone lo uccise. Il marito appare a Didone in sogno e la prega di fuggire; la poverina però non aveva navi e con uno stratagemma convince il fratello ad arrivare ad un accordo: si fa inviare le navi e di notte sale con i sacchi facendogli credere che dentro c'era l'oro del marito e così riesce a fuggire. In seguito Didone si innamorerà di Enea e per questo amore si getterà sul rogo. Cartagine situata in una posizione invidiabile proprio al centro del Mediterraneo e dotata di un fertilissimo entroterra divenne in poco tempo tanto ricca ed importante da oscurare la fama della madre patria Tiro. Poi iniziò una politica di colonizzazione nel Mediterraneo centrale ed occidentale ed in particolare verso la Sicilia, la Sardegna ed anche la Spagna. Tramite questa politica di espansione commerciale venne a contatto con Roma. L'espansione cartaginese in Sardegna non incontrò grandi ostacoli, in Sicilia invece la situazione fu più complessa e conflittuale in quanto era divisa in due zone di influenza: quella cartaginese ad occidente e quella greca ad oriente. La fine del dominio cartaginese sulla Sicilia coincide con la I° Guerra Punica quando anche Catone il Censore pronunciò le seguenti parole "<em>Carthago delenda est</em>" e in seguito a questo la Sicilia diventò la <strong>prima provincia romana. </strong>Roma dovette combattere altre due guerre per porre fine alla potenza cartaginese.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong><em>Paladini Lorenzo</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-13 15:20:18 UTC</pubDate>
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         <title>I riti </title>
         <author>lrepl4686</author>
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         <description><![CDATA[<div>La divinità si credeva abitasse nelle pietre sacre, negli alberi, sui monti, in cielo. Perciò erano venerati i Betili, cioè pietre ritenute "<strong><em>Dimora di Dio</em></strong>" e le ascere, specie di piccole colonne votive che si incontrano nei templi. Il tempio era formato da uno spazio chiuso con al centro il santuario o un betilo, l'altare si trovava davanti al betilo o al santuario. Non mancava una fontana o una vasca, e un boschetto. I luoghi sacri erano arricchiti di stele o cippi commemorativi. Accanto ai templi c'erano le case dei sacerdoti, l'archivio, le sacrestie, le scuole. Al di sopra dei sacerdoti c'era un capo, poi venivano guardiani, gli artigiani e i barbieri che tagliavano i capelli a coloro che li votavano al dio o radevano quelli che dovevano compiere sacrifici. Alcuni sacerdoti amministravano i beni, altri facevano gli indovini. Le donne potevano diventare sacerdoti, questo però era privilegio delle famiglie imparentate col re. I sacrifici erano uguali a quelli dei Cananei; talvolta erano sacrificati esseri umani: infatti nelle tombe trovate a Cartagine sono stati rinvenute ossa umane di bambini di età non superiore ai 6 mesi. Nel tempio poteva entrare solamente il sacerdote e sacrificare, indossando abiti adatti. Si adorava piegando il ginocchio e mandando con la mano un bacio. Le divinità erano venerate specialmente in certi periodi dell'anno come la primavera o durante la vendemmia. La festa più nota era quella di Adone, in cui una processione saliva al tempio e qui i fedeli adoravano le immagini del dio in terracotta o in cera, mentre le donne danzavano accompagnate da canti tristi. Erano venerati molto anche i morti: i re e i ricchi avevano lussuosi sepolcri, il cadavere era imbalsamato perché credevano che l'anima vivesse e godesse nell'aldilà finché il corpo rimaneva intatto.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;                     <strong><em>Scartapenna Matteo</em></strong></div>]]></description>
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         <title>Linea del tempo fenicia </title>
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         <title>Linea del tempo egizia </title>
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         <title>Linea del tempo persiana </title>
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         <title>Linea del tempo ebrei </title>
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         <title>Linea del tempo micenea </title>
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         <title>Video relativo alla civiltà fenicia </title>
         <author>lrepl4686</author>
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         <title>Sitografia</title>
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         <description><![CDATA[<div><a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/fenici_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/">https://www.treccani.it/enciclopedia/fenici_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/</a><br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;+<br><strong>Enciclopedia UTET</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-13 21:51:01 UTC</pubDate>
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