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      <title>Curiosando tra le parole latine  by Giulia Braghini</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-05-18 18:30:50 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giuliabraghini05</author>
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         <description><![CDATA[<var>VIRUS</var><div><br><strong>Virus </strong>è un termine latino che significa <strong><em>VELENO</em></strong> e venne usato per la prima volta alla fine del XIX secolo per indicare i microrganismi patogeni più piccoli dei batteri.<br>La scelta del vocabolo latino <strong>virus</strong> causa problemi nel voler ricavarne il plurale, come si suol fare nella tassonomia (vedi animalia per animali, plantae, per piante, eccetera).<br><br></div><div>Essendo una <strong>parola neutra della II declinazione</strong> e terminando in -us nei tre casi diretti (nominativo, accusativo e vocativo) è considerata irregolare. Si declina nei casi obliqui (genitivo, dativo e ablativo) con il sinonimo venenum.<br><br></div><div><em>Dovrebbe essere singularia tantum, ha cioè soltanto il singolare, come "riso" o "aria". In circostanze particolari potrebbe essere reso plurale, ma non ci è giunta tale forma.<br></em><br></div><div><em>Lwoff, Horne e Tournier, nella loro classificazione del 1962, propongono e usano la forma vira. <br></em><br></div><div><em>In ambito anglofono viene usata la forma errata virii (da virii), più che altro per riferirsi ai virus informatici, mentre in ambito biologico è usata la forma pluralizzata inglese viruses. <br></em><br></div><div><em>Virii è errato poiché presuppone la parola virius che non esiste. <br></em><br></div><div><em>Altro plurale ipotizzabile è viri, che però richiederebbe come singolare la parola vir, che significa "uomo" e si rende al plurale come viri.<br></em><br></div><div><em>Il termine "virione" (plurale "virioni"), coniato in francese nel 1959 nella forma "virion" ed entrato nella lingua italiana nel 1983, è inoltre usato per riferirsi a una singola particella virale, stabile e infettiva, che viene rilasciata dalla cellula ed è pienamente in grado di infettare altre cellule dello stesso tipo.</em><br><br></div><div><strong>ETIMOLOGIA <br></strong><br></div><div><strong>vīrus  [virus], viri<br></strong><br></div><div>sostantivo neutro II declinazione<br><br></div><div><strong>SIGNIFICATI<br></strong><br></div><div>1 umore, secrezione velenosa di serpenti e altri animali, e di piante, veleno, sostanza venefica</div><div>2 succo, umore</div><div>3 secrezione vegetale o animale, dotata di poteri medicamentosi o magici</div><div>4 sapore aspro anche dell'acqua del mare, salsedine</div><div>5 puzza, odore cattivo</div><div>6 (in senso figurato) malignità</div><div>7 tintura di porpora<br><br></div><div><br></div><div><strong><mark>MOLTO INTERESSANTE IL SIGNIFICATO FIGURATO…</mark></strong><strong><br></strong>riferito ad un sentimento, a una passione e sim., indica il loro grado massimo, quasi patologico: il virus della gelosia, del sospetto, il diffondersi del virus del razzismo.<br><br></div><div><br></div><div><strong><mark>E L’ACCEZIONE INFORMATICA…</mark></strong><strong><br></strong>insieme di istruzioni che, introdotte direttamente o mascherate all’interno di programmi apparentemente innocui, sono destinate a danneggiare i dati memorizzati di un elaboratore.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-18 18:47:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giuliabraghini05</author>
         <link>https://padlet.com/giuliabraghini05/9al0nhdv4o38rk3h/wish/580794459</link>
         <description><![CDATA[<var>BONUS


<br></var><div>Che l'etimologia della parola <strong>buono</strong> derivi dal latino <strong>bonus</strong> non è certamente un’informazione nota a pochi. <br><br></div><div>Un po' meno note è che bonus derivi dal più antico duonus, successiva trasformazione della d in b, la cui derivazione si attribuisce: <br><br></div><div>·        alla radice sanscrita dve = felice </div><div>·        alla contrazione di divonus, a sua volta dalla radice sanscrita div = splendere, (la stessa che dà origine alla parola dio).</div><div><br></div><div><strong>bònus s. m. [forma sost. dell’agg. lat. bonus –a -um «buono»]. <br></strong><br></div><div><strong>SIGNIFICATI<br></strong><br></div><div>Sconto, abbuono, spec. in ambiti come le assicurazioni e i trasporti.</div><pre><strong>In ambito lavorativo: gratifica, premio, incentivo economico che premia la qualità del lavoro svolto, elargito da un'azienda ai dirigenti in aggiunta allo stipendio-base

In ambito sociale: singolo contributo economico riconosciuto in seguito a specifiche condizioni (anzianità, maternità…).</strong></pre>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-18 19:04:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giuliabraghini05</author>
         <link>https://padlet.com/giuliabraghini05/9al0nhdv4o38rk3h/wish/580804927</link>
         <description><![CDATA[<var>ALIBI
<br></var><div><strong>ETIMOLOGIA <br></strong><br></div><div><strong>ălĭbī<br></strong>avverbio<br>parte del discorso non declinabile<br><br></div><div><strong>SIGNIFICATI<br></strong><br></div><div>1 altrove, in un altro luogo</div><div>2 in altre cose, in altro</div><div>3 del resto</div><div>4 (di narrazione) in un altro passo<br><br></div><div> </div><pre>Prova indiziaria dell'estraneità ad un reato che consiste nel dimostrare di essersi trovati in un altro luogo nel momento in cui quello veniva consumato; scusa, giustificazione.</pre><div><br></div><div> </div><div>1. Nel diritto penale, mezzo di prova indiziaria con il quale l’imputato o la persona indiziata di un reato mira a dimostrare la sua estraneità al fatto delittuoso in quanto al momento della consumazione del reato ascrittogli si trovava <strong>in luogo diverso</strong> da quello in cui il reato è stato consumato: presentare un a.; avere, non avere un a.; cercare, procurarsi un a.; essere fornito di un a. a tutta prova, di un a. di ferro, ineccepibile; provare l’alibi. <br><br></div><div>2. estens. <strong>Scusa, pretesto, giustificazione</strong>: cercare un a. morale; crearsi dei falsi alibi.<br><br></div><div><mark>Il </mark><strong><mark>lessico giuridico</mark></strong><mark> ama il latino</mark>; il termine indica l'altrove, e con un solo tratto disegna un concetto preciso e complesso: l'innocenza provata dall'assenza. <br><br></div><div>Probabilmente gran parte della sua fortuna deriva dai romanzi gialli e dai telefilm polizieschi, le cui trame girano spesso intorno ad un alibi da provare o da smontare, ed è piacevole che questa parola sia entrata nel parlare comune, allargando i propri significati.<br><br></div><div><strong>Alibi </strong>può infatti anche significare una qualsiasi giustificazione o scusa: si cerca un alibi quando si è accusati di essere stati negligenti, si cerca davanti ad una sconfitta, o davanti ad un lavoro procrastinato all'infinito. </div><blockquote><br>Da notare come venga usato come giustificazione ad una mancanza, in un senso contrario a quello dell'alibi giuridico: mi creo un alibi perché non sarei dovuto mancare ad un certo ufficio. <strong>Ma il senso rimane lo stesso: ero altrove.</strong></blockquote><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-18 19:09:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giuliabraghini05</author>
         <link>https://padlet.com/giuliabraghini05/9al0nhdv4o38rk3h/wish/580836478</link>
         <description><![CDATA[<var><strong>SALARIO</strong></var><div><br></div><div><strong><em>Siamo forse davanti a una delle etimologie insieme più note e stupefacenti della nostra lingua. 
Non è un mistero che nell'antica Roma parte dello stipendio di militari e impiegati civili fosse costituito da una razione di sale: anche se oggi mantiene il solo fascino dell'ingrediente gustoso che fa male alla salute, un tempo il sale era un elemento raro ed estremamente prezioso - pensiamo anche solo alla conservazione del cibo. 
Se dapprima tale razione era fornita materialmente, col tempo fu sostituita da un'indennità con cui acquistarla; già in età imperiale, il termine 'salario' finì per indicare tout-court la retribuzione del lavoratore.
Ancora una volta, troviamo una parola quotidiana e consueta che nasconde un percorso lunghissimo, vestigio di un'usanza risalente a migliaia di anni fa.</em></strong></div><div><br></div><div><strong>ETIMOLOGIA</strong> <br><br></div><div><strong>sălārĭum<br></strong>sostantivo neutro II declinazione<br><br></div><div>dal latino salarium 'razione di sale', e poi 'indennità' - neutro sostantivato di salarius 'relativo al sale', da sal 'sale'.<br><br></div><div>1 in origine razione di sale, quindi, soldo necessario per l'acquisto del sale, salario, paga, stipendio, onorario</div><div>2 indennità per i magistrati<br><br></div><div><strong>SIGNIFICATO</strong> Retribuzione del lavoratore dipendente<br> </div><div><strong>Salario </strong>è un termine derivante dalla parola latina salarium, costituita da sal, sale, e dalla desinenza –arium che vuol dire attinenza, letteralmente razione di sale.<br><br></div><div>Il sale, infatti, ai tempi dell’antica Roma, era assai importante per la conservazione dei cibi ma anche perché costituiva il compenso dei soldati delle legioni romane che venivano appunto pagati col sale e in moneta così come anche i pubblici ufficiali. Era una merce di scambio ed una vera e propria moneta.</div><div><br></div><div><strong>Scrive il Pianigiani nel Dizionario</strong></div><blockquote><br><em>“i magistrati e i soldati ricevevano per loro nutrimento grani, vino, olio e particolarmente sale: donde -salarium- venne il loro soldo chiamato”. Di sale non ce ne era molto e, data la sua preziosità, veniva considerato proprio come una moneta.</em></blockquote><div><br><strong><mark>Da qui la definizione del sale: oro bianco. </mark></strong></div><div><br></div><div>Un oggetto di lusso, insomma, che i Romani utilizzavano anche nei loro riti propiziatori agli dei. Si diceva infatti che il sale, proprio per la sua capacità di conservazione, proteggesse dall'incorruttibilità dell’anima.<br><br></div><div><strong> Distinzione tra salario e stipendio<br></strong><br></div><div>Oggi le forme di pagamento sono cambiate. <br><br></div><blockquote>Continua il Pianigiani: “col tempo tali somministrazioni si compensarono in danaro, ma conservando il nome antico”. Se prima si pagava in natura, adesso, lo si fa appunto con il denaro.</blockquote><div><br></div><div>In termini tecnici c’è però da dire che salario può essere sinonimo di stipendio nel senso di pagamento di una prestazione svolta, ma differisce da esso poiché in tempi moderni il primo si riferisce al compenso economico dei colletti blu, ossia gli operai, il secondo invece ai colletti bianchi, cioè agli impiegati. Tale distinzione deriva dalla diversità del tipo di lavoro svolto: uno manuale e l’altro mentale.<br><br></div><div>In fin dei conti, se vogliamo, il salario o qualsiasi altro termine per indicare un compenso in denaro conserva ancora la sua aurea di sacralità dal momento che costituisce il mezzo principale per poter vivere.<br><br></div><div><strong><em><mark>Una curiosità:<br></mark></em></strong><mark>La Via Salaria, o assol. Salaria s. f., la via consolare romana che, partendo da Porta Collina, e superando l’Aniene sopra il ponte Salario, raggiungeva Porto d’Ascoli sull’Adriatico, era così chiamata perché i Romani se ne servivano per il commercio del sale con i Sabini.</mark></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-18 19:24:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giuliabraghini05</author>
         <link>https://padlet.com/giuliabraghini05/9al0nhdv4o38rk3h/wish/608737578</link>
         <description><![CDATA[<var><strong>SALVE</strong></var><div><br></div><div><strong>ETIMOLOGIA<br></strong><br></div><div>salvē</div><div>avverbio</div><div>parte del discorso non declinabile<br><br></div><div><strong>SIGNIFICATI<br></strong><br></div><div>1 in buona salute, bene, prosperamente<br><br></div><div>2 a proposito, in tempo, opportunamente, tempestivamente<br><br></div><div><em>La parola salve in origine deriva dal latino; in particolare si tratta della forma dell'imperativo del verbo latino</em><strong><em> salvĒre ("essere in buona salute") </em></strong><em>ed è quindi un'espressione augurale, "salute a te", che si è fissata in una formula di saluto perdendo il contatto con il significato etimologico. <br></em><br></div><div>In latino era spesso associata a vale 'addio' nella formula di commiato vale atque salve 'addio e stai bene', mentre già nell'italiano rinascimentale si documentano casi che testimoniano la specializzazione delle due formule: <br><br></div><div><strong><em><mark>salve </mark></em></strong><mark>c</mark>ome saluto d'incontro </div><div>e</div><div><strong><em><mark>vale</mark></em></strong> come saluto di commiato. </div><blockquote><br>Una lettera di Leon Battista Alberti a Matteo de' Pasti del 1454 si apre appunto con salve e si chiude con vale, ma gli esempi potrebbero continuare numerosi.</blockquote><div><br></div><div>Viene usata nel linguaggio comune già dai primi anni del 1800 dai <strong><em>briganti del basso Lazio</em></strong> per indicare in un incontro tra due o più persone armate di schioppo a cavallo che provengono da direzioni opposte che il proprio armamento non ha il colpo in canna e quindi solo se anche gli altri confermano che anche i loro non hanno il colpo in canna si può procedere al passaggio in sicurezza del gruppo.<br><br></div><div>Nel tempo il legame con il significato etimologico si è opacizzato e salve ha subito <strong><em>un'evoluzione semantica </em></strong>simile a molte altre formule allocutive di saluto come pronto (risposta telefonica che deriva dall'avviso che era pronto il collegamento), ma anche<mark> </mark><strong><mark>arrivederci</mark></strong><mark> </mark>(augurio di potersi rivedere) e <strong><mark>ciao</mark></strong><strong> </strong>(che deriva dal veneziano e originariamente significava 'schiavo', 'servo vostro'). <br><br></div><div>Non deve stupirci che salve abbia <strong>progressivamente ampliato i contesti d'uso</strong>, anche a scapito di altre locuzioni di saluto, poiché nel sistema dell'italiano manca una forma di livello medio: a fronte di un'ampia scelta di saluti di formalità medio-alta (buon giorno, arrivederci, addio fino a arrivederla, ossequi), e del saluto informale per eccellenza ciao, risulta assolutamente carente la fascia di media formalità.<br><br></div><div><mark>Il generale abbassamento del livello di formalità nei rapporti che caratterizza il nostro tempo ha indubbiamente favorito </mark><strong><mark>il recupero e il rilancio di questa forma di saluto</mark></strong><mark> che sentiamo e vediamo utilizzata in nuovi contesti e con funzioni più ampie. </mark><br><br></div><blockquote>Fino a qualche decennio fa salve era considerato valido solo come saluto d'ingresso e si poteva trovare come espressione di commiato in generi particolari di scrittura (ad esempio nel fumetto disneyano, come messo in rilievo nel recente studio di Daniela Pietrini, Parola di papero, Firenze, Cesati, 2008), mentre oggi questa distribuzione d'uso non sembra più così rigida. </blockquote><div><br></div><div>I messaggi di posta elettronica sono attualmente la tipologia testuale in cui si assiste, forse in modo più evidente, al proliferare di salve: <br><br></div><div>la formula appare come risolutiva quando ci siano incertezze sul grado di formalità del registro da tenere con l'interlocutore (spesso più di uno e talvolta assolutamente sconosciuto) e non risulta vincolante rispetto al momento della giornata in cui scriviamo o in cui viene letto il nostro messaggio.<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-03 12:04:53 UTC</pubDate>
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