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      <title>La Sicilia araba by Marianna Ingrassia</title>
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      <description>eredità della presenza islamica nell&#39;isola</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-04-23 07:38:10 UTC</pubDate>
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         <title>Museo d&#39;arte islamica </title>
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         <description><![CDATA[<div>ll museo d'arte islamica è situato a Palermo, precisamente nel castello arabo-normanno della Zisa, nome che proviene dall'arabo <em>Al-Aziza</em>  e significa 'la splendida'.<br>La storia di questo palazzo è la prima del tutto normanna; ad edificarlo fu il re normanno Guglielmo I nel 1165. <br>Oggi il palazzo della Zisa è patrimonio dell'umanità UNESCO e raccoglie oggetti di arte islamica della Sicilia prodotti tra il IX e il XII secolo. Queste immagini rappresentano una coppa e un bacile con delle iscrizioni in arabo.<br><strong>Gaspare Nastasi </strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-25 13:36:10 UTC</pubDate>
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         <title>Gli Arabi e il dialetto Siciliano</title>
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         <description><![CDATA[<div>Durante i 200 anni di dominazione, gli arabi portarono sull'isola la loro cultura, la poesia e l'arte. Moltissime parole del nostro dialetto, ovvero il siciliano, sono di origine araba.<br>Tra queste, ad esempio: <br><strong>Giuggiulena</strong>: seme di sesamo (da <em>giulgiulam</em>).<br><strong>Mischinu</strong>:poverino (da <em>miskīn</em>).<br><strong>Taliari</strong>: osservare (da <em>tala'á</em>).<br><strong>Balata</strong>: pietra o balaustra (da <em>balata</em>).<br><br>-Gabriele-<br>https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lingua_siculo-araba</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-27 09:37:47 UTC</pubDate>
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         <title>SALEMI: IL CASTELLO ARABO-NORMANNO.</title>
         <author>locastroluigi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Su una collina dove la vista spazia sul vasto e pittoresco panorama della valle circostante, si trova una città dalle origini molto antiche, il cui nome, Salemi, sembra derivi dall'arabo <strong><em>"Salèm"</em></strong>, che significa “luogo salubre e sicuro". La storia di questa città è legata alla dominazione Araba in Sicilia che ha influenzato nel corso dei secoli la struttura architettonica del piccolo paese. Si può ragionevolmente affermare che il Castello di Salemi noto come (<strong><em>IL CASTELLO NORMANNO-SVEVO</em></strong>) sia stato eretto tra il <strong><em>1070 </em></strong>ed il <strong><em>1130</em></strong> per mano di maestranze arabe. <br>Questa datazione è resa attendibile da una inscrizione incisa sulla faccia esterna dell'architrave di una delle finestre è cosi interpretata dagli epigrafisti: "Nel nome di Cristo costruì il Conte Ruggero ". <br>La presenza di una croce bizantina ed il fatto che <strong><em>Ruggero il Normanno </em></strong>fu Conte fino al 1130 inducono quindi a pensare che il Castello fu costruito, per l’appunto, fra il 1070, anno in cui la Sicilia dopo la sottomissione musulmana tornò al Cristianesimo, ed il 1130, anno in cui<strong><em> Ruggero non fu più Conte bensì Re.<br></em></strong><br><strong>Lo Castro Luigi</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-27 13:44:19 UTC</pubDate>
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         <title>La Casbah di Mazara del Vallo</title>
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         <description><![CDATA[<div>Tre archetti di pietra gialla di altezza diversa, uno dopo l’altro, aprono le porte della città vecchia di Mazara del Vallo. <br>Una parte di questa è la <em>Casbah</em>, dall’arabo “città fortificata”: un intreccio di vicoli che portano ai cortili di numerose abitazioni. Le stradine organizzate come veri labirinti, avevano una funzione difensiva della città. Oggi questo quartiere storico è abitato da famiglie tunisine del Maghreb ed è un vero e proprio museo a cielo aperto di maioliche dipinte affisse ai muri e a terra.  <br><br><strong>Aurora D’Angelo</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-28 08:03:54 UTC</pubDate>
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         <title>LA CUCINA ARABO SICILIANA </title>
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         <description><![CDATA[<div>Il dominio islamico sulla <strong>Sicilia</strong> iniziò con lo sbarco a <strong>Mazara del Vallo</strong> nell’ <strong>827</strong> e terminò con la caduta di <strong>Noto</strong> nel <strong>1091.</strong> <strong>La tradizione culinaria</strong>, <strong> è sicuramente tra le eredità più importanti che questo periodo abbia tramandato</strong>. <br><br></div><div><strong>La cassata</strong></div><div>Il dolce più famoso di tradizione araba della cucina siciliana è la <a href="http://www.lacucinaitaliana.it/ricetta/dolci-e-dessert/cassata/">cassata</a>. Non è chiaro da dove derivi il nome, per alcuni dall’ <strong>arabo “qas’at”</strong>, scodella grande e profonda, per altri, invece, dal <strong>latino “caseus”</strong> formaggio. L’unica cosa certa è che questo dolce è <strong>frutto della fusione di due culture</strong>: da una parte la <strong>tradizione casearia romana</strong> con la ricotta, dall'altra i <strong>canditi e la pasta di mandorle tipicamente arabe</strong>.<br>Furono gli arabi ad arricchire la ricetta con l’introduzione nell'isola, soprattutto a Palermo, della <strong>canna da zucchero</strong>, degli <strong>agrumi</strong> come limone, il cedro e l’arancia amara, e infine la <strong>coltura delle mandorle .</strong></div><div> LINK: <a href="https://www.lacucinaitaliana.it/news/in-primo-piano/la-cucina-arabo-siciliana-ununione-vincente/">https://www.lacucinaitaliana.it/news/in-primo-piano/la-cucina-arabo-siciliana-ununione-vincente/</a><br><br><strong>Salvatore Sparacia</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-28 09:57:41 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;arancina: fusione di culture</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Secondo diversi studiosi, l'arancina, per via della presenza dello zafferano, ha un’origine alto-medioevale legata alla dominazione musulmana: deriva infatti, dalla loro usanza di consumare sulla mano del riso con l’aggiunta di pezzetti di carne. Perfino l'appellativo "arancina" viene fatto risalire alla cultura araba, che era solita abbinare ai piatti i nomi dei frutti a cui assomigliavano. La panatura e la frittura invece, risalgono alla corte di Federico II di Svevia, quando si cercava di rendere la pietanza trasportabile e con una buona conservazione. Secondo queste ipotesi quindi, le arancine sono un'ottima fusione delle influenze storiche di quest'isola.                        <br><br><strong>Ambra Sparacia</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-28 11:25:40 UTC</pubDate>
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         <title>La cucina siciliana: frutto della fusione di diverse culture</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La cucina siciliana è una tra le più ricche e invidiate al mondo e nasce dall’unione di tante e differenti culture e popolazioni.<br>Fra queste troviamo in prima linea la cultura araba, arrivata nell’isola nel IX secolo. Quanto la cucina siciliana è stata influenzata dalla dominazione araba? Tantissimo, in effetti. Molti degli alimenti, spezie e piatti presenti sulle nostre tavole li dobbiamo proprio a loro! Ecco qualche piatto tipico siciliano che dobbiamo alla dominazione araba:<br><br></div><div>- La nostra<strong> arancina</strong> fu inventata proprio dagli arabi che, per comodità di trasporto, preparavano queste sfere di riso e zafferano riempiendole con verdure, pesce o carne;</div><div>- Le <strong>sfinci</strong>, il cui termine deriva dall’arabo ‘’isfang’’;</div><div>- La <strong>cassata</strong>, il cui termine deriva dall’arabo ‘’quasat’’ che significa ‘scodella rotonda’ dove, appunto, veniva versato il dolce ripieno di crema o ricotta;</div><div>- La <strong>caponata</strong> che deriva da un piatto tipico arabo, un' insalata di peperoni e melanzane chiamata ‘katayef’.<br><strong><br>Inzerillo Ileana</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-28 12:06:14 UTC</pubDate>
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         <title>Il cannolo </title>
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         <description><![CDATA[<div>Secondo una leggenda la nascita dei cannoli sarebbe avvenuta a Caltanissetta, “Kalt El Nissa” locuzione che in arabo significa “Castello delle donne”, a quei tempi sede di numerosi harem di emiri saraceni.<br> L’odierno cannolo siciliano avrebbe dunque antiche origini, anche se nei secoli ha subìto diverse trasformazioni, e il suo antenato potrebbe essere stato un dolce a forma di banana, ripieno di ricotta mandorle e miele.<br> L’ipotesi più accreditata sarebbe quella che le favorite dell’emiro, per passare il tempo, si dedicassero alla preparazione di prelibate pietanze, in particolare di dolci e in uno dei tanti esperimenti culinari avrebbero “inventato” il cannolo, allusione evidente alle “doti” del sultano.<br> Un’altra fonte, invece, tramanda che i cannoli siano stati preparati per la prima volta in un convento sempre nei pressi di Caltanissetta.<br> Si racconta che in occasione del Carnevale le monache “inventarono” un dolce formato da un involucro (“scorcia”) riempito da una crema di ricotta e zucchero ed arricchito con pezzetti di cioccolato e granella di mandorle (cucuzzata).Il cannolo non è un dolce cristiano, ché la varietà dei sapori e la fastosità della composizione tradiscono una indubbia origine mussulmana”.il cannolo e un dolce, in tutto e per tutto siciliano, anche nei forti contrasti: nei colori, nel profumo, nel sapore, nella consistenza, e dall’intrigante forma cilindrica, conservatasi nel tempo. <br><br><strong>Margiotta Natalia</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 07:29:46 UTC</pubDate>
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         <title>AMMATULA: termine siciliano</title>
         <author>vanessafalco04</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>ammàtula</strong> (invano, inutilmente)  [arabo: batil; catalano: debades; spagnolo: en balde] Probabilmente la parola siciliana originariamente era <em>a mbàtula.</em> Se­con­do le leggende, il ter­mi­ne de­ri­ve­reb­be da <em>màt­tu­la, </em>ov­ve­ro <em>co­to­ne. </em>Anti­ca­men­te si for­ni­va alle spo­se un tubo riem­pi­to di bam­ba­gia, per a­ttu­ti­re il ru­mo­re di emis­sio­ni di gas in­te­sti­na­li du­ran­te le pri­me not­ti di noz­ze. Poi­ché il me­to­do non fun­zio­na­va, si pre­se l’a­bi­tu­di­ne di dire <em>lon­gu a mà­tu­la ,inutile.<br> Un altra leggenda riguarda </em>la<em> mà­tu­la</em>, cioè una boc­cet­ta di ve­tro usa­ta in epo­ca me­die­va­le dai me­di­ci alchimisti per ana­liz­za­re le uri­ne. Si ri­ve­lò efficace, ma i dot­to­ri non sapevano usarla e cau­sa­va­no la mor­te dei pa­zien­ti, e a det­ta dei pa­ren­ti par­la­to <em>a mà­tu­la</em>, cioè a un’am­pol­la che non ave­va ri­sol­to il loro pro­ble­ma.<br>           -VANESSA FALCO</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 10:08:07 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa della “Santissima Trinità”</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella campagna a ovest di Castelvetrano, a pochi chilometri dalla città, sorge la chiesa della “Santissima Trinità”, detta la Cuba di Delia, poiché si affaccia sul lago Trinità, chiamato anche Delia, creato a scopo irriguo ed utilizzato per la pesca sportiva e il canottaggio. La “Santissima Trinità”, restaurata nell’Ottocento, è una piccola chiesa in stile arabo-bizantino, realizzata dai Normanni nel XII secolo a modello della cuba bizantina e rappresenta una specialità in Sicilia, in quanto unica chiesa a pianta centrale di questo periodo, pervenuta nella sua integrità. La chiesa si caratterizza all’esterno per tre absidi pronunciati collegati alle tre porte d’ingresso della struttura. Tra queste, quelle laterali erano riservate agli uomini che, accedendovi, prendevano posto nelle corrispondenti navate laterali, mentre la porta centrale veniva destinata alle donne che, nel rispetto del rito greco che imponeva la separazione dei sessi, assistevano alla celebrazione da una zona riservata della chiesa. Al centro della struttura si trova una cupola poggiata su un tamburo quadrato alleggerito da quattro finestre laterali e sostenuto da quattro colonne, due di granito rosso e due di marmo cipollino, dotate di capitelli decorati con foglie d’acanto; inoltre la struttura a croce greca si ripete anche nella cripta mediante una scala esterna. La chiesa, tutt’oggi di proprietà della medesima famiglia (Saporito Ricca), fu restaurata nel 1880 dall’architetto palermitano Giuseppe Patricolo e contiene le sepolture di diversi membri della casata castelvetranese. <br><br><strong>Sonia Gallotta </strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 12:25:51 UTC</pubDate>
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         <title>Il cous cous </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Una delle influenze arabe nella cucina siciliana è sicuramente il cous cous. <br>Una semola di grano duro, <em>Triticum Durum </em> (farina granulosa che si produce con una macinatura grossolana), viene prima incrociata e successivamente cotta in una pentola a vapore particolare, la cuscussiera. Si può preparare con brodo di pesce e verdure, a cui si aggiungono vari tipologie di spezie come curcuma, cannella, curry, paprika, anch'esse importate in Sicilia dagli arabi.<br><strong>Napoli Giacomo</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 14:30:26 UTC</pubDate>
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         <title>Gli agrumi </title>
         <author>a_pisciotta66</author>
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         <description><![CDATA[<div>Possiamo affermare che una delle eccellenze siciliane sono gli agrumi. Uno di questi è proprio l’arancia, dall’arabo burtuqāl, essa fu introdotta in Sicilia dagli arabi al tempo della loro dominazione. In Sicilia la coltivazione attecchì subito grazie al clima caldo dell’isola. La zona di Palermo prese il nome di “Conca d’Oro” proprio per l’elevata coltivazione di aranci. Si pensa che l’rancio sia giunto via terra nelle aree del Mediterraneo attraverso la via della seta e poi diffuso dagli arabi-berberi. L’ arancio era inizialmente utilizzato come pianta ornamentale, infatti molti agrumeti della Sicilia vengono chiamati “giardini”. <br>Un altro degli agrumi molti importanti è il limone, introdotto sempre dagli arabi intorno al X secolo. Esso è uno degli elementi base della gastronomia siciliana. Proprio dalla Sicilia avviene la maggiore esportazione di limoni in tutto il mondo. <br><br><strong>Valeria Pisciotta</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 15:54:50 UTC</pubDate>
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         <title>L’ingegno arabo in Sicilia: mulini ad acqua</title>
         <author>marcovaiana16</author>
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         <description><![CDATA[<div>Un tempo in tutta la Sicilia, in particolare nel territorio di Castelvetrano, vi erano numerosi <mark>mulini idraulici.</mark> Ci sono varie similitudini tra i mulini della sicilia occidentale, caratterizzati dalla<mark> ruota orizzontale</mark>, e i mulini della Spagna islamica. Furono proprio gli Arabi, infatti, che, per primi, riuscirono ad incanalare l’acqua dei torrenti ed utilizzarla come fonte di energia per muovere la ruota idraulica. La determinazione della loro derivazione musulmana è legata ad alcune notizie, che, intorno agli anni 1130-40, vengono riportate dal geografo arabo Ibn Idris. Un'analisi attenta di carattere etimologico conferma questa derivazione storica: si trovano, infatti, nella terminologia siciliana dell'irrigazione, numerosi termini di derivazione araba: "<strong><em>senia</em></strong>" (dall'arabo saniya) è la ruota di sollevamento dell'acqua; "<strong><em>garraffu</em></strong>" (dall'arabo gaffaf) è la cateratta del mulino, la paratia con cui si apre e chiude il flusso d'acqua che muove la ruota; "<strong><em>fisqia</em></strong>"(da fisqiyah) è la vasca di raccolta delle acque, chiamata anche "<strong><em>gebbia</em></strong>"(da gabiyah).<br><em>Marco Vaiana</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 16:33:22 UTC</pubDate>
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         <title>L’architettura araba in Sicilia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Si può parlare di architettura araba in sicilia in diverse città, tra cui Palermo.</div><div>Palermo fu descritta come una città splendida ricca di moschee, palazzi e giardini ricchi di fontane. </div><div>Il periodo normanno, che seguí quello arabo,  lascia molte costruzioni di stile arabo-normanno. </div><div>Tra le più importanti ci sono: Il castello della Zisa, il castello della Cuba, il Parco reale della favara e la chiesa  di San Cataldo.</div><div>Gli spunti arabi sono  visibili anche nel  Palazzo Reale (Qasr) nato come residenza degli emiri. Qui, alcune cupole rosse (caratteristiche dell’architettura araba) arricchiscono la chiesa: San Giovanni degli Eremiti. </div><div><br></div><div>1. Il castello della Zisa risale al XII secolo, progettato da un architetto arabo e fu commissionato nella città di Palermo dal re Guglielmo I D’Altavilla, l’elemento fondamentale era il giardino arabo e l’acqua che fuoriusciva da una sorgente. </div><div><br></div><div>2. Il castello della Cuba dall’arabo Qubba, “cupola” venne costruito nel 1180 da Guglielmo II, come luogo di riposo del sovrano nelle ore più calde della giornata.</div><div><br></div><div>3. Il Parco Reale della Favara venne edificato per volere del re Ruggero II prima del 1153 e chiamato anche con il Qasr Ja’far. Colui che lo fece costruire,  fece asportare tantissima terra per la costruzione di questo bacino artificiale,  sulle cui rive fece costruire un palazzo.</div><div><br></div><div>4. Si parla anche della chiesa di San Cataldo che si trova presso piazza Bellini, La costruzione risale al periodo di dominio normanno di Guglielmo I e venne eretta intorno al 1160 per volere dell’ammiraglio Majone di Bari come cappella privata. Una delle caratteristiche più importanti sono le cupole rosse che si trovano in corrispondenza della navata centrale. </div><div><br></div><div>Infine nella cattedrale di Palermo in una colonna si possono trovare incise delle iscrizioni arabe.</div><div><br><strong>Guarino Elena</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 17:02:20 UTC</pubDate>
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         <title>Lo Zibibbo</title>
         <author>liuzzachiara</author>
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         <description><![CDATA[<div>La parola "zibibbo" deriva dalla parola araba <em>zabīb</em> che vuol dire "uvetta" o "uva passita" ed è sia il nome di un vitigno a bacca bianca che del vino dolce che se ne ottiene. E’ stato introdotto per opera degli arabi a Pantelleria, dove tuttora ne viene coltivata la quasi totalità della produzione nazionale. Di origine araba sono anche i caratteristici terrazzamenti dell'isola in cui viene coltivato il vitigno. Oggi lo Zibibbo viene coltivato con una coltura moderna e il 26 novembre 2014 a Parigi l'UNESCO ha dichiarato la pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria patrimonio dell'umanità. <br>-Chiara Liuzza</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 17:11:29 UTC</pubDate>
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         <title>La Sicilia araba</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il dominio islamico sulla Sicilia iniziò dallo sbarco a Capo Granitola nell'827 e terminò con la caduta di Noto nel 1091. <br><br>Gli Arabi e Palermo<br>Palermo non si chiamerebbe così se la città non fosse appartenuta al mondo arabo. <br>Il nome, infatti "Panormus" (dal greco, "tutto porto") che la città portava sin da tempi antichi, fu storpiato dagli Arabi in "Balarmuh". Mentre la Sicilia appartiene al mondo islamico, i Musulmani economicamente la risollevano dalla sua crisi. Essi introducono un nuovo sistema di agricoltura, aggiungendo oltre alla coltivazione del grano (già praticata dai siculi) una varietà di cibi da loro importati: riso, agrumi, cotone, canna da zucchero, palma dattilifera, grano duro, sorgo, carrubo, pistacchio, gelso, ortaggi (melanzane, spinaci, meloni), ecc.<br>Inoltre i Musulmani svoltano le tecniche lavorative nei campi e sostengono le coltivazioni con efficientissimi sistemi di irrigazione, assicurandosi il successo delle nuove colture. La Sicilia, reinserita nel commercio marittimo, diventa il centro delle attività nel Mediterraneo, ma l'agricoltura rimane il principale lavoro svolto dei siciliani. Così, Palermo diventa la città principale del dominio musulmano nell'isola. <br>L'immagine di Palermo nel periodo islamico è splendente infatti molti viaggiatori che, in pellegrinaggio o in viaggio per motivi commerciali, non rinunciavano a passare  per la capitale siciliana.<br><strong><br>Valeria Lo Sciuto </strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 17:11:33 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo dopo la conquista degli Arabi </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Giacomo Bentivoglio</strong> <br>In età bizantina Palermo era il più importante centro urbano della<br>Sicilia occidentale ma era comunque una città di piccole<br>dimensioni. E’ stata la conquista islamica a modificare il suo ruolo<br>rispetto alle altre città dell’isola. Conquistata nell’831 dagli<br>Aghlabiti (una dinastia emirale cui i califfi<br>delegato il governo dell’Ifriqiya, corrispondente grossomodo<br>all’attuale Tunisia) venne scelta come sede del potere islamico in<br>Sicilia. Nel 948 divenne la capitale di un emirato autonomo retto<br>dalla dinastia Kalbita che governò sino al 1040 in nome dei califfi<br>fatimidi. Venne chiamata madinat<br>città per eccellenza e talvolta madînat<br>(Sicilia), visse una straordinaria crescita e divenne una delle<br>grandi città del Mediterraneo islamico.<br>Dotata di un grande porto, si trovava in un territorio ricco di<br>risorse, favorevole all’approvvigionamento urbano e all’impianto di<br>un’architettura irrigua.La crescita della città in età islamica è anche il frutto della<br>cosiddetta rivoluzione agricola araba:<br>In cosa consiste:<br>Nuove tecniche di coltivazione;<br>Nuovi sistemi di irrigazione grazie all’introduzione di macchine idrauliche;<br>Nuove colture;<br>La Conca d’Oro, la fertile pianura ricca d’acqua che circonda Palermo,fu sfruttata intensivamente per il fabbisogno alimentare urbano.Gli scavi archeologici<br>restituiscono dei vasi che sono la traccia dell’introduzione, o dell’uso intensivo, della senia, una macchina idraulica utilizzata per irrigare orti e giardini.<br><strong>Colture introdotte in Sicilia</strong>:<br>aranci<br>canne da zucchero<br>riso<br>carciofi<br>spinaci </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-30 08:23:33 UTC</pubDate>
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         <title>La Cattedrale di Palermo</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La basilica cattedrale metropolitana primaziale della Santa Vergine Maria Assunta, nota semplicemente come Chiesa Cattedrale di Palermo, è il principale luogo di culto cattolico della città di Palermo e sede arcivescovile dell'omonima arcidiocesi metropolitana. <br>Sotto il dominio arabo:<br>Con la sconfitta di Michele II l'Amoriano, Basileus dei Romei (il Balbo o Balbuziente) nell'829, e l'invasione dell'isola da parte dei Saraceni, nel lungo contesto della dominazione araba, che a Palermo spazia dall'anno 831 al 1072, la chiesa è trasformata in luogo di culto musulmano, la grande moschea Gami, edificio capace di contenere 7 000 fedeli. Nel 831, i Saraceni conquistano Palermo, modificano chiese e edificano in città ben trecento moschee. Nella metà del X secolo il geografo Ibn Hawqal riporta che, fatte le debite proporzioni, a Palermo si contano più moschee che in altre città islamiche dell'epoca. Quella più grande detta “Gami” o «Grande Moschea del Venerdì» è il riadattamento della cattedrale bizantina. La conversione a moschea risale alla dinastia musulmana degli Aghlabiti, la sala ipostila ubicata sotto la cappella dell'Incoronata è verosimilmente ritenuta parte dell'antica moschea - basilica.<br>LINK: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Palermo <br><strong><br>Andrea Tranchida</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-30 08:24:39 UTC</pubDate>
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         <title>Sicilia e cultura araba (Giuseppe Piazza)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Gli arabi hanno influenzato molto la Sicilia, soprattutto grazie a invasioni che furono perlopiù pacifiche e che hanno permesso un "miscuglio" di culture. Basta pensare ai nomi di città, come si vede nell'immagine che ho allegato, ai numerosi edifici con finale a cupola, a molte parole come "giuggulena" e "zafferano" e, infine, alla cultura culinaria, su cui potrei sbizzarrirmi. Alcuni esempi sono la granita, che è stata proprio importata dagli arabi, i cannoli, la cassata, il cous cous. Insomma, questo mix di culture e tradizioni ha solo migliorato la nostra meravigliosa isola. Immagine ed informazioni presi dal link: https://www.siciliafan.it/come-gli-arabi-hanno-cambiato-ed-influenzato-la-sicilia/</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-30 08:28:28 UTC</pubDate>
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         <title>La cucina araba </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Durante il dominio arabo, la Sicilia fu sommersa da un ondata di sapori e tradizioni tipici della cucina araba.<br> L'arte culinaria è sempre stata un marchio culturale in cui ogni popolo poteva dimostrare la propria diversità e la propria tradizione.<br> La Sicilia fu ospite di molti piatti tipici arabi che ancora oggi, noi ci ritroviamo nelle nostre cucine, piatti molto saporiti e accurati, considerati un vero e proprio piacere per il nostro palato.<br> Basta pensare al cus cus chiamato anche cous cous, uno dei piatti più famosi della cucina araba che noi oggi in Sicilia ci gustiamo senza però domandarci l'origine di questo delizioso piatto. Molto spesso noi in Sicilia siamo circondati da usanze straniere, di cui neanche conosciamo l'origine, ciò ci limita, quando invece dovremmo andare oltre , spinti dalla curiosità e dalla conoscenza.Il cous cous è un piatto costituito da dei granelli di semola di frumento, che vengono cotti a vapore e vengono mangiati immersi nel brodo, accompagnati tradizionalmente con della carne, ma oggi anche con del pesce, con della verdura e con altri condimenti, che si differenziano da paese in paese, dato che il cous cous è un piatto molto diffuso e piaciuto da tutti.<br><br>_Vito Gullo_</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-30 10:05:32 UTC</pubDate>
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         <title>Toponomastica araba</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La cultura araba ha influenzato gran parte della Sicilia in tutti i suoi aspetti, quello che più colpisce è secondo me la toponomastica dei nomi delle città e dei paesi siculi. Infatti, ci sono molti significati celati dietro ogni nome di città che noi non conosciamo, come ad esempio Marsala, derivante da " Marsa-allah " cioè  "porto di Dio". Oppure possiamo trovare molte somiglianze con nomi di città come ad esempio Caltanissetta o Caltagirone o Calatafimi, esse con hanno tutte in comune la loro prefazione che significa appunto "castello" il quale è presente in ognuna di queste città.<br><br> <strong>Fontana Fabrizio</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-30 18:47:22 UTC</pubDate>
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         <title>Onomastica araba </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/mariannaingrassia85/97m9d6hkeo6jptre/wish/561218326</link>
         <description><![CDATA[<div>Tra i nomi e cognomi di origine araba di in Sicilia come:<br>•Sciortino che significa poliziotto <br>•Cangemi che significa "schiva affrancato"<br>•Sciabica che significa "rete per la pesca"<br>•Caracciolo che significa "tributo"<br>•Galbani che significa "mercante"<br>•Ganci che significa "colui che esercita bassa chirurgia"<br>•Rayan che significa "colui che è dissetato"<br>•Amina che significa "donna calma,sincera e leale"<br>•Fatima che significa "sposa di Alì"<br>•Melissa che significa "ape di puro miele"<br>•Nadia che significa "la prima "<br>   <br><br>GASPARE NASTASI </div>]]></description>
         <pubDate>2020-05-09 09:38:23 UTC</pubDate>
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