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      <title>Descrizione degli Otto Principali Siti Archeologici Molisani by Deborah Marinelli</title>
      <link>https://padlet.com/debymarinelli/8qmxk621jw3ey6n2</link>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2025-01-03 15:21:53 UTC</pubDate>
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         <title>L’area archeologica di Saepinum - Altilia </title>
         <author>debymarinelli</author>
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         <description><![CDATA[<p>Nasce &nbsp;ai piedi dei Monti del Matese e le valli fluviali del Biferno e del Tammaro. Questa area, allo stesso tempo via di comunicazione, ha permesso, attraverso la transumanza, la creazione di un importante sistema economico e ha rappresentato l’asse principale per lo sviluppo di una complessa struttura insediativa che ha visto dal IV sec. a.C. la creazione di un impianto difensivo caratterizzato da fortificazioni in opera poligonale. Caratteristico È un santuario extraurbano dedicato alla dea Mefite.</p><p>Con l’espugnazione dell’insediamento sannita nel 293 a.C. ad opera dell'esercito romano guidato dal console Lucio Papirio Cursore, durante la terza guerra sannitica, l’insediamento a valle acquisisce maggiore rilevanza e vi si concentreranno numerose attività edilizie che culmineranno con l’assetto in età augustea.12 ettari, delimitati da una cinta muraria quadrangolare, sulla quale si aprono quattro porte monumentali in linea con il cardo e il decumano, gli assi stradali principali del municipio. All’incrocio degli assi maggiori si apre il foro, la piazza principale della città, su cui si affaccia la maggior parte degli edifici pubblici, tra cui spicca il bel colonnato della basilica, edificio con funzioni amministrative e non religiose.</p><p>Il nome antico dell’insediamento, già legato al centro sannitico, Saipins, o Saipinom è confluito in quello romano di Saepinum e sopravvissuto nel nome attuale del borgo di Sepino nato nell’alto medioevo; tutti hanno in sé la stessa radice del verbo latino saepio «recingo» e lasciano intuire la naturale vocazione del luogo, destinato alla sosta e al riposo delle greggi transumanti. Il nome Altilia deriverebbe dal termine arabo Al Tell ossia «città in rovina», doveva essere questa la condizione della città nell’ultima fase della sua vita, quando i Saraceni arrivarono in regione e invasero il territorio.</p><p>Ad oggi i resti dell’antica città romana (portata parzialmente alla luce dagli scavi archeologici) si mescolano ai casali in pietra, costruiti tra il XIV ed il XIX secolo con il materiale proveniente dai crolli degli edifici romani in rovina, allorquando l’area tornerà ad essere nuovamente abitata.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-29 16:56:24 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;area archeologica di Pietrabbondante</title>
         <author>debymarinelli</author>
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         <description><![CDATA[<p>Le prime ricerche, nell’area archeologica di Pietrabbondante furono condotte intorno alla metà dell’Ottocento dai Borboni, in quel periodo vennero portati alla luce il teatro ed il tempio minore.Gli scavi susseguitisi nel tempo hanno messo in luce un complesso monumentale senza confronti negli ambienti sabellici per grandiosità e per finezza architettonica ed hanno dimostrato come tutta l’area fosse già frequentata nel V sec. a.C.; è però nel IV sec. a.C. che si assiste ad una monumentalizzazione del sito, testimoniata dai resti del santuario con il tempio ionico che si trova nell’area sulla quale è stato poi costruito il teatro. Tra la metà del II sec. a.C. e l’inizio del I sec. a.C. si assiste alla realizzazione del tempio e di due sacelli alla sua sinistra, e viene concepito il progetto unitario che vedrà la costruzione del complesso Teatro-Tempio e della domus publica. Diventa&nbsp; in questo momento ancora più evidente il ruolo pubblico e politico dell’area, accanto alla funzione prettamente sacra. A seguito degli sconvolgimenti provocati dalla guerra sociale, l’intera area perderà progressivamente la propria importanza tanto che, salito al potere Augusto, essa verrà assegnata alla famiglia dei Socelli; gli edifici sacri minori continuano ad attirare fedeli mentre quelli principali cadono in abbandono mentre la domus publica viene trasformata in abitazione privata. Dopo il III secolo d.C. sono documentate forme insediative minori almeno fino al V secolo d.C., quando in ottemperanza agli editti imperiali vengono distrutti i templi pagani.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-29 16:57:58 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;area archeologica  di Monte Vairano</title>
         <author>debymarinelli</author>
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         <description><![CDATA[<p>La presenza dell’uomo a Monte Vairano (nel territorio tra Baranello e Busso) trova le sue prime attestazioni nel VI sec. a.C. come documentato da ritrovamenti sporadici che testimonierebbero la presenza di un insediamento stabile già da quell’epoca. È però dalla fine del IV sec. a.C. che inizia il periodo di maggior sviluppo dell’abitato all’interno di un circuito murario di circa 3 km e che racchiude un’area di circa 50 ettari. All’interno delle mura la complessa morfologia ha reso necessaria la costruzione di almeno quattro ampi pianori, sorretti da possenti muri di contenimento, collegati tra loro da quello che si sta rilevando un complesso sistema di strade principali e secondarie. Sono soprattutto queste le zone dove le indagini archeologiche hanno evidenziato la presenza di edifici pubblici e privati, oltre ad un articolato sistema di canali e cisterne per il recupero dell’acqua piovana, fondamentale in un luogo dove non sono presenti sorgenti. Le strutture ed il considerevole numero di reperti archeologici rinvenuti testimoniano l’estrema complessità dell’insediamento e dei contatti che quest’ultimo intratteneva con le regioni limitrofe e del bacino del Mediterraneo. Dall’inizio del I sec. a.C. si ravvisa una forte riduzione della frequentazione dell’area; ampie tracce d’incendio, rinvenute negli strati di crollo di diversi edifici, hanno fatto pensare che questa sia da mettere in relazione con le operazioni belliche che Silla stava compiendo in quel lasso di tempo nella piana di Bovianum (89 a.C.). L’area sembra ritrovare una certa dimensione abitativa nell’alto medioevo, momento al quale è possibile assegnare la costruzione del castello e della chiesa dedicata a S. Pietro, localizzati sulla cima più alta; in ultimo in un documento del 1496 Monte Vairano viene citato come casale disabitato</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-29 17:00:05 UTC</pubDate>
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         <title>Parco archeologico dell&#39;anfiteatro romano a Larino</title>
         <author>debymarinelli</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tra gli edifici antichi della Larinum romana conservati e arrivati fino a noi, il più monumentale è, senza dubbio, l'anfiteatro romano. Esso risale alla fine del I - inizi del II d.C., costruito per volere di Capito, un illustre personaggio larinate che aveva fatto carriera politica a Roma. Lo sappiamo grazie all'epigrafe rinvenuta presso la porta ovest.</p><p>L'anfiteatro, di forma ellittica, è stato per metà scavato nel banco naturale di arenaria, e per la restante parte costruito in elevato, con il materiale di cava. Le due porte principali, dette convenzionalmente porta nord e porta sud, erano riservate, la prima, all'ingresso o all'uscita trionfante dei gladiatori, mentre la seconda all'uscita degli sconfitti. Ai lati di entrambe, quattro vani di servizio, gli spoliaria.</p><p>Della struttura originaria, oggi completamente restaurata, si conservano, oltre alle porte, anche parte di ima e di media cavea.&nbsp; Il pubblico poteva accedere ai posti a sedere attraverso 12 vomitoria verticali e corridoi esterni, detti ambulacra, e assistere allo spettacolo riparati dal sole o dalla pioggia grazie al velarium, un sistema di copertura mobile costituito da tende azionate da corde.</p><p>La struttura è realizzata in opus mixtum, in cui si alterna l'opus quasi reticolata, con cubilia&nbsp; realizzati in pietra tufacea locale, e l'opus in laterizio, in mattoncini. In base alla sua grandezza, è stato possibile stimare che potesse contenere circa 10 mila spettatori, rientrando così nella categoria degli anfiteatri di medie dimensioni.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-29 17:01:32 UTC</pubDate>
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         <title>Tempio Italico San Giovanni in Galdo</title>
         <author>debymarinelli</author>
         <link>https://padlet.com/debymarinelli/8qmxk621jw3ey6n2/wish/3308718367</link>
         <description><![CDATA[<p>Il tempio sorse intorno al&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/III_secolo_a.C.">III secolo a.C.</a>&nbsp;in un'area chiamata oggi Colle Rimontato. Sorto durante la dominazione dei&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sanniti">Sanniti</a>, il tempio divenne centro di importanza dell'abitato dopo la&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_sociale">guerra sociale</a>&nbsp;nel&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/I_secolo_a.C.">I secolo a.C.</a>. L'area fu abitata fino al&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/III_secolo">III secolo</a>&nbsp;d.C. quando tutto fu abbandonato, e il nuovo centro medievale di San Giovanni ricostruito più a valle. Il tempio è stato scoperto negli anni '<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://90.Si">90.Si</a> tratta di tempio&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prostilo">prostilo</a>&nbsp;con pronao e una sola fila di colonne, che attorniano la cella sacra. Il pavimento è rosso con tessere bianche avorio. Il podio rialzato presenta due entrate, e decorazioni a dentelli, con colonne circolari e scanalate attorno. Probabilmente al tempio si accedeva con una scalinata di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://legno.La">legno.La</a> pianta è quadrangolare, così come anche il recinto sacro.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-29 17:02:58 UTC</pubDate>
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         <title>Museo archeologico di Venafro </title>
         <author>debymarinelli</author>
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         <description><![CDATA[<p>Ospitato nell'ex&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Convento_di_Santa_Chiara">convento di Santa Chiara</a>, il&nbsp;<strong>Museo archeologico di Venafro</strong>&nbsp;è un&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_statale_italiano">museo nazionale</a>&nbsp;che nasce nel giugno del 1931 quale esposizione della raccolta di materiale scoperto poco più di un decennio prima, in maniera del tutto fortuita, durante la costruzione di un edificio alle pendici di&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Santa_Croce">monte Santa Croce</a>.</p><p>Della scoperta facevano parte capitelli, cornici e statue tra cui due grandi statue maschili che al momento del ritrovamento vennero identificate in&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Augusto">Augusto</a>&nbsp;e&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tiberio">Tiberio</a>, riferibili all'età Giulio-Claudia (I sec. d. C.), tuttavia, secondo l'usanza del tempo vennero trasferite nel&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Nazionale_di_Napoli">Museo Nazionale di Napoli</a>, dove sono rimaste fino all'apertura del museo. Negli anni successivi, altro materiale si aggiunse alla raccolta originaria, ma i catastrofici eventi della seconda guerra mondiale decretarono la chiusura del museo, anche perché i locali del convento vennero utilizzati per accogliere gli sfollati e, in parte, come aule scolastiche. Solo negli anni settanta, la Soprintendenza del Molise riesce a ricostruire il museo grazie alla donazione del convento di Santa Chiara allo Stato da parte del comune di Venafro.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-29 17:03:56 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Area Sacra di Vastogirardi</title>
         <author>debymarinelli</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il santuario sannitico, in località S. Angelo, si trova a circa un chilometro da Vastogirardi, nel cuore del Sannio pentro. Il tempio viene costruito tra il 130-120 a.C. e utilizzato ancora in età imperiale. Tra i numerosi materiali rinvenuti si segnalano una statuetta di bue, una placchetta fittile raffigurante un naso e due occhi e numerosi unguentari in vetro e terracotta che hanno portato ad ipotizzare l’esistenza di riti di guarigione connessi all’acqua della vicina sorgente, chiamata ancora oggi “l’acqua degli angeli”.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-29 17:28:28 UTC</pubDate>
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         <title> Il Santuario di Ercole a Campochiaro</title>
         <author>debymarinelli</author>
         <link>https://padlet.com/debymarinelli/8qmxk621jw3ey6n2/wish/3308758747</link>
         <description><![CDATA[<p>Il santuario italico che sorge in località Civitella, nel comune di Campochiaro, costituisce un centro di culto dedicato ad Ercole, di particolare importanza nel Sannio pentro.</p><p>&nbsp;Ubicato alle pendici del Matese, il sito era in una posizione strategica rispetto alle direttrici che si incontrano nella piana di Boiano: la via transumante in seguito nota come tratturo Pescasseroli-Candela, il tracciato minore che scende verso la costa adriatica raggiungendo Larino e quello che, scavalcando il Matese, conduce al versante campano e al Monte Cila. Questi elementi rendevano l’area del santuario luogo privilegiato per gli scambi e la frequentazione del sito è attestata sin dal VII-VI sec. a.C. Solo nel IV sec. a.C. si ebbe la sistemazione dell’edificio su due terrazze, delimitate da mura in opera poligonale sulle quali furono costruiti gli edifici e a cui si accedeva attraverso due ingressi, posti a est e a ovest. La terrazza inferiore era dominata da un lungo edificio porticato con prospetto scenografico aperto sulla piana sottostante.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-29 17:29:19 UTC</pubDate>
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