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      <title>Firenze by Francesca Barulli</title>
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      <description>Individuate il monumento o il luogo di interesse a voi affidato. Leggete le informazioni e, se volete, arricchitele con spunti, immagini e curiosità. Infine esercitatevi a raccontare ad alta voce ciò che avete imparato.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-04-25 17:05:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il <strong>Battistero di San Giovanni</strong> è uno dei monumenti più iconici e antichi di Firenze, situato esattamente di fronte alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore. È il cuore spirituale della città, tanto che Dante Alighieri lo definì affettuosamente il suo <em>"bel San Giovanni"</em>.</p><p>Profilo Storico</p><p>Le origini del Battistero sono avvolte nel mistero. Per secoli i fiorentini credettero che fosse un antico tempio pagano dedicato a Marte convertito al cristianesimo. In realtà, l'edificio attuale risale al <strong>XI-XII secolo</strong> (consacrato nel 1059), costruito su resti di strutture romane del IV-V secolo. Per lungo tempo ha svolto il ruolo di Cattedrale della città, prima che venisse eretta Santa Reparata (e poi il Duomo).</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Il Battistero è il capolavoro del <strong>Romanico Fiorentino</strong>, uno stile caratterizzato da rigore geometrico e armonia.</p><ul><li><p><strong>La Pianta:</strong> È una struttura a <strong>pianta ottagonale</strong>, numero che simboleggia l'ottavo giorno — quello della Resurrezione e della vita eterna nel simbolismo cristiano.</p></li><li><p><strong>L'Esterno:</strong> Le facciate sono rivestite da un raffinato bicromatismo di <strong>marmo bianco di Carrara</strong> e <strong>marmo verde di Prato</strong>, disposti in disegni geometrici che influenzarono profondamente architetti successivi come Brunelleschi.</p><p><br/></p></li></ul><p><strong>Le Tre Porte Bronzee</strong></p><p>L'esterno è celebre per le sue tre porte monumentali in bronzo, che segnano il passaggio dal Medioevo al Rinascimento:</p><ol><li><p><strong>Porta Sud (Andrea Pisano, 1330):</strong> Presenta 28 formelle con storie di San Giovanni Battista e le Virtù, in pieno stile gotico.</p></li><li><p><strong>Porta Nord (Lorenzo Ghiberti, 1401-1424):</strong> Ghiberti vinse il celebre concorso del 1401 contro Brunelleschi. Mostra scene del Nuovo Testamento.</p></li><li><p><strong>Porta del Paradiso (Lorenzo Ghiberti, 1425-1452):</strong> È il capolavoro assoluto del Rinascimento. Michelangelo le diede questo nome per la sua incredibile bellezza. Le 10 formelle quadrate utilizzano la prospettiva e lo stiacciato per narrare storie dell'Antico Testamento.</p></li></ol>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-25 17:08:09 UTC</pubDate>
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         <title>La prima pietra della chiesa attuale (che sorge su un edificio preesistente) fu posata nel 1294 o 1295 (l’anno è controverso), su progetto del principale architetto fiorentino dell’epoca, Arnolfo di Cambio; la fronte e il campanile sono ottocenteschi. Il meraviglioso tempio, che è anche la più grande chiesa francescana al mondo, divenne ben presto luogo di sepoltura delle famiglie più illustri della città (da esse prendono il nome le numerose cappelle che si trovano al suo interno e nel chiostro) e si arricchì di monumenti prestigiosi che ne fecero il sacrario fiorentino. Tra le opere innumerevoli che vi sono contenute spiccano il cenotafio (tomba senza le spoglie del defunto) di Dante, sepolto a Ravenna; le tombe monumentali di Michelangelo, Galilei, Machiavelli, Alfieri, Rossini e Foscolo; il crocifisso ligneo di Cimabue; il rilievo dell’Annunciazione di Donatello; gli affreschi di Giotto nella cappella Bardi e nella cappella Peruzzi (questi ultimi, purtroppo, pesantemente rimaneggiati nel corso del tempo). In fondo al chiostro della chiesa si erge la cappella Pazzi, elegante costruzione del Brunelleschi risalente alla metà del Quattrocento. Il complesso monumentale di Santa Croce può essere definito un vero scrigno di bellezza che raccoglie oltre quattromila preziose opere d’arte, testimonianza del genio indiscusso di artisti che, a partire dal Duecento, qui hanno realizzato capolavori universali. L’elenco, non esaustivo, attraversa uno spazio temporale che arriva fino al Novecento: dai già citati Cimabue, Giotto, Donatello e Brunelleschi, fino a Bronzino, Vasari, Canova e Moore.</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-04-26 11:51:22 UTC</pubDate>
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         <title>Costruito vicino ad un attraversamento in legno di epoca romana, Ponte Vecchio fu, fino al 1218, l&#39;unico ponte che attraversava l&#39;Arno (nel suo punto più stretto) a Firenze. Quello che esiste attualmente fu ricostruito nel 1345 da Taddeo Gaddi, su tre arcate, dopo una violenta alluvione che distrusse il precedente. Prima di raggiungere lo splendore e la fama per cui oggi è conosciuto, Ponte Vecchio è stato il ponte dei beccai (macellai). L’autorità cittadina, infatti, impose ai beccai di riunirsi nelle botteghe sul ponte per salvaguardare le abitazioni del centro dal problema dei cattivi odori e degli scarti delle carni che si accumulavano nelle strade prima di essere trasportate fino all’Arno. Quando, nel 1565, l’architetto Giorgio Vasari costruì sopra il ponte, per volere di Cosimo I de’ Medici, il cosiddetto Corridoio Vasariano (al fine di mettere in comunicazione il centro politico e amministrativo di Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti, allora dimora privata dei Medici), le botteghe esistenti vennero considerate inopportune. Si decise così lo sfratto dei macellai per concedere le botteghe agli artigiani e agli orafi, che ancora oggi continuano, negli antichi spazi, il tradizionale e rinomato lavoro di gioielleria, noto in tutto il mondo. Proprio in onore dell’oreficeria, fu posta in mezzo al ponte una fontanella con il busto del grande maestro Cellini, il più grande orafo fiorentino del Rinascimento, opera dello scultore Romanelli. </title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Curiosità&nbsp;</em></div><div>Si racconta che anche Hitler sia rimasto colpito dalla bellezza di Ponte Vecchio e che, proprio per questo, lo abbia fatto risparmiare dai bombardamenti che interessarono invece tutti gli altri ponti della città durante la Seconda guerra mondiale.</div><div>Nel 1966 Ponte Vecchio sopportò, miracolosamente, l'enorme ondata di piena dell'Arno che ruppe i propri argini causando una delle più terribili alluvioni che abbia mai sopportato la città di Firenze.&nbsp;</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-26 11:55:43 UTC</pubDate>
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         <title>Piazza della Signoria, una delle più famose piazze italiane, è stata il cuore della vita politica di Firenze fin dal XIV secolo. Il suo primo impianto risale alla fine del Duecento e da allora la piazza si è arricchita di superbi monumenti, tra cui famose sculture che fanno riferimento alla vicende politiche della città. Vi si innalzano il Palazzo Vecchio, la Loggia dei Lanzi e la fontana cinquecentesca di Piazza o del Nettuno, in quanto dalla vasca, arricchita da figure in bronzo, si erge la candida statua del dio del mare, detta “Biancone”. A sinistra della fontana è presente il monumento di Cosimo I de’ Medici, opera del Giambologna, ma la più famosa statua della piazza, posizionata di fronte a Palazzo Vecchio, è certamente quella del David (l’originale si trova alla Galleria dell’Accademia) di Michelangelo, simbolo del potere della Repubblica fiorentina in contrasto con la tirannia dei Medici. Palazzo Vecchio fu costruito a partire dal 1299 come luogo di residenza e sede dei funzionari della Repubblica. Il nome Palazzo Vecchio prese il posto di quello iniziale di Palazzo della Signoria quando la corte medicea si trasferì a Palazzo Pitti. Da questo luogo è passata tutta la storia fiorentina e in parte quella italiana: quando Firenze fu capitale del Regno d’Italia (1865-1871), il palazzo fu sede governativa e ministeriale. La Loggia dei Lanzi (1376) è invece una sorta di galleria all’aperto ed è collocata a destra di Palazzo Vecchio. L’opera forse più significativa che è possibile ammirare sotto le sue arcate è il Perseo che regge la testa di Medusa, opera di Benvenuto Cellini del 1554, un monito per coloro che osavano mettersi contro i Medici. Dietro la Loggia si trova la Galleria degli Uffizi, sede di uno dei musei d’arte più famosi e visitati al mondo.</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Curiosità</em></div><div>Davanti alla fontana una targa segna il punto in cui, accusato di eresia, fu messo al rogo Gerolamo Savonarola nel 1498.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-26 11:57:58 UTC</pubDate>
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         <title>Orsanmichele è una delle più importanti architetture fiorentine del Trecento, frutto di numerose ristrutturazioni e vicende funzionali. Nel luogo dove si trovava l&#39;oratorio di San Michele in Orto, Arnolfo di Cambio nel 1290 eresse una loggia destinata al commercio del grano. Questa in seguito andò distrutta a causa di un incendio e fu sostituita da una loggia-mercato ancora più grande e innalzata di due piani rispetto alla precedente. Alla fine del quindicesimo secolo il mercato venne spostato e la struttura fu trasformata in chiesa, mantenendo però una forma insolita per un edificio religioso. Ma perché divenne una chiesa? All&#39;interno della struttura originale della loggia era collocata un&#39;immagine della Madonna a cui venivano attribuiti diversi miracoli. L&#39;immagine, danneggiata durante un incendio, venne sostituita con una nuova &quot;Madonna delle Grazie&quot; dipinta dal Daddi (oggi conservata in un tabernacolo all’interno della chiesa); nel corso degli anni, i pellegrini cominciarono a riversarsi nella loggia per pregare dinanzi alla Vergine, la cui nuova immagine sembrava essere autrice di un numero ancora maggiore di eventi miracolosi rispetto alla precedente. A causa del costante e massiccio afflusso di fedeli, la loggia, ormai divenuta luogo di fede, venne trasformata in una chiesa ed il mercato fu, di conseguenza, spostato altrove. Dal punto di vista architettonico, Orsanmichele costituisce un esempio unico di adesione ai modi più ornati e decorativi del tardo-gotico europeo. Presenta una singolare struttura a piani: il primo era dedicato agli uffici; il secondo ospitava un magazzino di cereali in cui erano stivate le scorte per resistere in caso di carestia o assedio; la loggia al pianterreno era caratterizzate da ampie aperture ad arco dove erano conservati il grano destinato al mercato, la paglia e i cereali. La loggia, dopo il tamponamento delle arcate con grandi trifore ad archi intrecciati, divenne, come si è detto, una chiesa dedicata alla Vergine. All&#39;esterno, fra le trifore, si approntarono delle nicchie destinate ad accogliere le statue dei Santi protettori delle varie Corporazioni delle Arti, protagoniste della prosperità economica della città, i cui stemmi appaiono nelle nicchie. Le statue furono realizzate dai maggiori artisti fiorentini dell’epoca, tra cui Donatello, Andrea Del Verrocchio, Giambologna e Ghiberti. Le opere attualmente contenute nelle nicchie dei tabernacoli sono copie, gli originali sono ospitati nel museo al primo piano. </title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Curiosità</em></div><div>Due colonne sono vuote ed erano usate, un tempo, per spostare il grano tra i vari piani dell'edificio; le fessure da cui passava il grano sono ancora visibili.</div><div>Dalla sommità dell’edificio si può godere di un panorama unico della città.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-26 12:01:27 UTC</pubDate>
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         <title>Costruzione della fine del XV secolo, Palazzo Strozzi rappresenta l’esempio perfetto delle dimore signorili del Rinascimento dalle piante regolari e simmetriche. L’isolamento e le grandi dimensioni conferiscono a questi edifici grande magnificenza, rendendoli riconoscibili nel tessuto urbano. Incerto l’architetto del progetto originario: sia Benedetto Da Maiano sia Giuliano Da Sangallo fornirono un modello, tuttavia il cantiere fu poi affidato a Simone del Pollaiolo (detto il Cronaca). Del Cronaca è il magnifico cornicione (incompiuto a causa delle traversie vissute dalla famiglia) sotto il quale corrono due piani di bifore divisi da cornici marcapiano dentellate. A pianterreno i portali sono affiancati da finestre rettangolari. Aggiunge monumentalità all’insieme il rivestimento a bugne. L’edificio è rimasto di proprietà della famiglia Strozzi fino al 1937, anno in cui fu acquistato dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA). In seguito a imponenti lavori di restauro venne adibito a spazio espositivo, da allora il principale e più ampio di Firenze. Acquisito dallo Stato nel 1998, è stato dato in concessione al Comune di Firenze per destinarlo nuovamente a sede di attività culturali ed espositive. Il palazzo accoglie oggi anche l’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, il Gabinetto Scientifico e Letterario G. P. Vieusseux e la Scuola Normale Superiore. </title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Curiosità</em></div><div>Dal 2018 il “Museino di Palazzo Strozzi”, al piano terreno, conserva due opere emblematiche: il Ritratto di Filippo Strozzi, realizzato con mattoncini LEGO, di Ai Weiwei (2017) e il Modello del palazzo, l’unico ligneo, esistente al mondo, di un palazzo rinascimentale privato. Il modello (di cui è incerta la paternità) è stato realizzato in tre piani separati, sovrapposti e scomponibili, così da rivelare contemporaneamente, per ciascun piano, sia la facciata esterna sia l’articolazione degli spazi interni.&nbsp;</div><div>L’emblema degli Strozzi è costituito da tre lune crescenti d’argento, incerta è la simbologia: potrebbero sia rimandare alle fortune della casata sia rappresentare delle strozze, ovvero i pendagli che scendono dal giogo dei buoi e passano attorno alla gola dell’animale (la <em>strozza</em>) e dalle quali deriverebbe il nome della famiglia.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-26 12:03:24 UTC</pubDate>
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         <title>Firenze si sviluppò nel Medioevo e ancora oggi conserva molte strade strette e tortuose tipiche di quel periodo storico. Tuttavia l’immagine della città che colpisce ogni anno milioni di turisti è quella legata al Rinascimento, creata cioè nei secoli XV e XVI. Il linguaggio artistico rinascimentale, infatti, fu inventato proprio a Firenze all&#39;inizio del XV secolo. Quando visitano la città, i turisti percorrono strade più dritte e ampie di quelle medievali e sostano sulle piazze nelle quali si trovano palazzi con facciate rinascimentali: sono edifici dalle forme regolari, con finestre e decorazioni architettoniche poste tra loro alla stessa distanza, in modo ordinato e simmetrico. Nei loro edifici gli architetti del Rinascimento cercavano, infatti, la regolarità, l&#39;ordine e la simmetria, secondo i principi sostenuti da Filippo Brunelleschi. Questo grande architetto e scultore fu l&#39;ideatore della cupola del Duomo, che sovrasta la città come un grande ombrello. Egli fu anche il maestro degli architetti che progettarono gli edifici rinascimentali come palazzo Strozzi, oggi importante sede di mostre d&#39;arte. Il centro storico di Firenze è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale dell&#39;Umanità dall&#39;Unesco nel 1982.</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <pubDate>2022-04-26 12:08:55 UTC</pubDate>
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         <title>La basilica di Santa Maria Novella è uno degli edifici religiosi più importanti di Firenze ed è la prima ad accogliere i visitatori che arrivano in città dalla stazione ferroviaria che si chiama, appunto, Santa Maria Novella, in onore alla bellissima chiesa. Questa, oltre ad essere un luogo di culto, è soprattutto uno spazio espositivo di indubbio prestigio, grazie alla presenza di alcune opere di molti dei più grandi artisti di epoca rinascimentale, che hanno voluto lasciare una loro traccia nella chiesa. Il complesso è formato anche dai bellissimi spazi esterni: il Chiostro verde, con gli affreschi &quot;a terra verde&quot; (da qui il nome) di Paolo Uccello; il Cappellone degli Spagnoli e il Chiostro dei Morti; il refettorio, che ospita dipinti e paramenti sacri, oreficerie, reliquie e abiti liturgici. Infine, legata alla basilica c&#39;è la Farmacia di Santa Maria Novella, la più antica d&#39;Europa, che è aperta in modo continuativo da più di quattro secoli. Nel Medioevo la basilica e l’annesso monastero costituivano un importante polo culturale gestito dall’ordine domenicano. A Firenze i principali ordini monastici intorno ai quali ruotava la vita religiosa ma anche sociale e culturale della città erano i domenicani (che si trovavano proprio a Santa Maria Novella) e i francescani (che avevano la loro sede nella chiesa di Santa Croce). I domenicani erano giunti a Firenze da Bologna, guidati da Fra&#39; Giovanni da Salerno, nel 1219. Nel 1221, avevano ottenuto la piccola chiesa di Santa Maria delle Vigne, così chiamata per i terreni agricoli che la circondavano (all&#39;epoca fuori dalle mura della città). Il progetto iniziale della chiesa si deve a due frati domenicani, fra&#39; Sisto da Firenze e fra&#39; Ristoro da Campi, ma fu solo più tardi che, su commissione dei Rucellai, una ricca famiglia di commercianti, l&#39;architetto Leon Battista Alberti disegnò il grande portale centrale, la trabeazione (elemento architettonico orizzontale posto tra due capitelli) e il completamento superiore della facciata. Alberti riuscì a dare unità ai nuovi elementi e a quelli che già esistevano (che erano in stile gotico) attraverso l&#39;uso del marmo  bianco e verde scuro e richiamandosi allo stile romanico (lo stesso del Battistero di San Giovanni). Il suo progetto ha reso famoso l&#39;edificio in tutto il mondo. I lavori si conclusero nel 1470 anche se un secolo più tardi un altro celebre architetto toscano, Giorgio Vasari, fu chiamato a modificare ancora la chiesa nelle sue parti interne in modo che corrispondessero alle regole stabilite dalla Controriforma.</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Curiosità</em><br>1. Se osservi bene il fregio marmoreo della trabeazione, potrai notare che è decorato con delle navi con le vele gonfie e le sartie (corde) sciolte. Quello è il simbolo dei Rucellai, la famiglia di mercanti che finanziò la costruzione del "volto" della basilica.<br>2. Sai che la facciata della chiesa veniva usata anche per fare delle misurazioni astronomiche? A un lato della porta di sinistra e a un lato della porta di destra ci sono, rispettivamente, un'armilla e una meridiana. L'armilla è formata da due cerchi metallici graduati che venivano usati per determinare i giorni del solstizio e dell'equinozio. La meridiana è costituita da tre gnomoni (asticelle) che servivano a calcolare l'ora nelle varie fasi del giorno (alba, mezzogiorno e tramonto). Nella città di Firenze ci sono molti altri luoghi famosi in cui puoi trovare delle meridiane, come la la lanterna della Cupola del Duomo e Ponte Vecchio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-29 07:59:19 UTC</pubDate>
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         <title>Il Campanile di Giotto è una delle quattro componenti principali di Piazza del Duomo. Alto 84.70 metri e largo circa 15 è la più eloquente testimonianza dell&#39;architettura gotica fiorentina del Trecento, che pur nello slancio verticale non abbandona il principio della solidità. Presenta dei rafforzi angolari che salgono fino al coronamento a sbalzo orizzontale. Rivestito di marmi bianchi, rossi e verdi come quelli che adornano la Cattedrale, il maestoso campanile a base quadrata, considerato il più bello d&#39;Italia - probabilmente creato più come elemento decorativo che funzionale - fu iniziato da Giotto nel 1334. Alla sua morte, avvenuta soltanto tre anni dopo, nel 1337, Giotto era riuscito a vedere realizzata solo la prima parte del progetto, fino all&#39;altezza delle formelle esagonali, eseguite da Andrea Pisano su disegni dello stesso Giotto. Il progetto fu proseguito da Andrea Pisano, che finì i primi due piani rispettando il progetto giottesco. Per due anni, dal 1348 al 1350, i lavori vennero interrotti, ma il Campanile fu portato a termine nel 1359, dopo la peste nera, da Francesco Talenti, creatore geniale dei finestroni dei livelli alti, che ebbe il merito di trapassare la struttura con la luce, grazie alle bifore accoppiate di gusto senese e alle grandi trifore, rendendo così l&#39;edificio elegantemente gotico pur mantenendo l&#39;impostazione classica dell&#39;insieme. Una grande terrazza, posta a più di 400 scalini da terra, protesa verso l&#39;esterno e che fa da tetto panoramico, è l&#39;ultimo tassello dell&#39;opera del Talenti, che quindi non seguì il progetto originale di Giotto, il quale prevedeva sul tetto del campanile una copertura a guglie.</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Una storia curiosa</em><br>Osservando attentamente il campanile nella sua parte più bassa, precisamente al di sotto del primo cornicione che lo compone, è possibile scorgere una serie di <strong>formelle di marmo</strong>, alcune delle quali scolpite dallo stesso Giotto. Una di queste raffigura un pastore intento a sorvegliare un gregge di pecore, con accanto un <strong>piccolo cagnolino. </strong>Un elemento apparentemente insignificante, in realtà strettamente legato alla vita dell'artista toscano.</div><div>Si racconta che intorno alla <strong>seconda metà del 1200, </strong>il piccolo Giotto di Bondone fosse soltanto un umile pastorello. Un giorno, quando era fuori con il gregge e l'inseparabile cagnolino, Giotto trovò per terra i resti di un fuoco ormai spento: preso dalla noia o più probabilmente da un'innata passione, il pastorello raccolse un pezzetto di brace, con cui<strong> iniziò a disegnare su una pietra</strong> la testa di una delle sue pecorelle. Il caso volle che proprio in quel momento il famoso pittore fiorentino <strong>Cimabue </strong>passasse di lì in sella al suo cavallo. Incuriosito, si avvicinò al giovane pastorello, restando ammaliato dalla sua abilità. I lettori più "grandicelli" certamente ricorderanno che questo celebre aneddoto venne utilizzato come marchio di una<strong> famosa linea di matite colorate.</strong></div><div>Fu così quindi che Cimabue prese con sé il piccolo Giotto, portandolo nella sua bottega fiorentina, dove ben presto divenne<strong> il migliore dei suoi allievi. </strong>Pare che il fanciullo portò con sé il fedele cagnolino, che faceva compagnia al giovane padrone durante l'orario di lavoro.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-29 08:28:27 UTC</pubDate>
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         <title>Nata come piccolo insediamento etrusco, Florentia iniziò ad acquisire importanza con l&#39;arrivo dei Romani. Secondo la tradizione l&#39;antica Firenze (Florentia) fa costruita dalle legioni di Gaio Giulio Cesare nel 59 a.C., ma l&#39;ipotesi prevalente fa risalire la fondazione al periodo augusteo (tra il 30 ed il 15 a.C.). L&#39;origine del nome della città è molto dibattuta. Nel passato si credeva che derivasse dal mitico Fiorino, re del piccolo insediamento etrusco di Firenze. Gli storici moderni invece sono divisi tra più opzioni: alcuni dicono che il nome Florentia derivi dall’etrusco “Birent” (o “Birenz”), che significa “luogo paludoso” o “luogo tra le acque”, per indicare la sua posizione in una zona caratterizzata dalla presenza di numerosi corsi d’acqua; altri dicono che il nome deriva dal latino “florens”, che si traduce come “fiorente” o “fertile”, ad indicare la fertilità della pianura fiorentina. La teoria più avvallata è quella che vede l’origine del nome nella festività dei “Ludii florales”, giochi festeggiati a Roma per omaggiare Flora, dea della primavera, durante i quali venne fondata la colonia. Nonostante il nome sia dedicato alla dea Flora, la divinità protettrice della città divenne Marte, dio della guerra.</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-05-08 14:54:45 UTC</pubDate>
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         <title>Il Duomo (cioè la chiesa più importante della città) si trova nel cuore di Firenze e di chiama Santa Maria del Fiore. La sua costruzione fu progettata da Arnolfo di Cambio ed oggi è la terza chiesa più grande del mondo (dopo San Pietro a Roma e Saint Paul a Londra) e la più grande in Europa al momento della sua ultimazione nel &#39;400.  Il nome Santa Maria del Fiore le fu dato nel 1412 dedicandolo alla Madonna e alludendo al giglio, simbolo della città. Sorse sopra un&#39;altra cattedrale di origine paleocristiana che si chiamava Santa Reparata e che oggi è visitabile scendendo nei sotterranei del Duomo. Le notevoli diversità di stile rivelate nelle sue parti sono la testimonianza del variare del gusto nel lungo periodo trascorso fra la sua fondazione ed il completamento: ben 170 anni. La prima pietra della facciata venne posta l&#39;8 settembre 1296, su progetto di Arnolfo di Cambio. Egli lavorò per il Duomo dal 1296 al 1302. Ideò una basilica dagli spazi classici, con tre ampie navate che confluivano nel vasto coro dove è posto l&#39;altare maggiore, a sua volta circondato dalle tribune su cui poi si innesterà la Cupola. Alla morte di Arnolfo, avvenuta intorno al 1310, i lavori subirono un rallentamento, per riprendere certamente nel 1331 quando i magistrati dell&#39;Arte della Lana si assunsero la cura della costruzione. Nel 1334 fu nominato capomastro dell&#39;Opera Giotto che si occupò prevalentemente della costruzione del campanile e morì tre anni dopo. A Giotto subentrò Andrea Pisano fino al 1348, anno della terribile peste che decimò la popolazione cittadina da 90.000 a 45.000 abitanti. I lavori proseguirono fra interruzioni e riprese fino a quando, in seguito al concorso bandito nel 1367, fu accettato il modello definitivo della chiesa proposto da un gruppo di quattro architetti e quattro pittori.</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Curiosità<br>1. La facciata della grande chiesa di Santa Maria del Fiore non risale al Quattrocento ma venne creata soltanto nel XIX secolo! Nell’Ottocento la cattedrale mostrava ancora il rivestimento in mattoni realizzato a fine Cinquecento su ordine del Granduca di Toscana Francesco I.<br>Nel 1867, finalmente, un concorso pubblico decretò il progetto definitivo, e la facciata a poco a poco prese forma. Il disegno riprendeva gli schemi del battistero e del Campanile, le decorazioni erano addirittura sontuose, con l’utilizzo dei <strong>marmi bianchi </strong>di<strong> Carrara</strong>, di quelli <strong>verdi</strong> di <strong>Prato </strong>e dei <strong>rossi</strong> di <strong>Siena</strong>.<br>2. Una delle leggende sul Duomo di Firenze è legata alla <strong>storia di un tradimento</strong>. Intorno al <strong>1400</strong> si narra che in una casa di fronte alla <strong>Cupola</strong> abitasse un fornaio che era gelosissimo di sua moglie. Ella era in confidenza con un capomastro dell’Opera del Duomo. Il fornaio <strong>scoprì</strong> di essere stato tradito, denunciando la moglie e il suo amante al <strong>Tribunale Ecclesiastico</strong>. Quest’ultimo per vendicarsi, avrebbe posto la <strong>testa cornuta di un toro</strong> rivolta verso le finestre del marito dell’amata. Non è dato sapere se questa fosse solo una <strong>storia o leggenda</strong>. <br>La <strong>versione ufficiale</strong> sostiene invece che la testa raffigurata non fosse quella di un toro ma di <strong>una mucca</strong>. Questa si dice essere stata posta “a <a href="http://curiositadifirenze.blogspot.com/2011/01/la-testa-di-mucca-sulla-fiancata-del.html">ricordare i vari animali</a> che furono impiegati per <strong>trasportare ed issare il materiale</strong> necessario alla realizzazione del Duomo e della Cupola”. Quale delle due versioni sia quella giusta <strong>non si sa</strong>.&nbsp;</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-08 15:04:11 UTC</pubDate>
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         <title>Seicento anni fa venne intrapresa una delle imprese più grandiose di sempre: la realizzazione della Cupola della Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. Oggi osserviamo con ammirazione il colosso di marmo e mattoni rossi, imponente e magnifico, mentre si staglia sul cielo azzurro della città. Eppure pochi sanno quanto sia stato geniale l’estro del suo architetto, un orafo che riuscì a risolvere una delle situazioni più complesse della storia. Nel 1418 l’Opera del Duomo aveva portato a termine l’intero edificio, mancava solo la cupola a chiudere il cantiere. Per l’occasione fu indetto un concorso per valutare i progetti e scegliere il migliore da realizzare. L’Opera del Duomo aveva richiesto che non si realizzasse una semplice cupola a tutto sesto, come era in uso fino a quel momento, ma che si creasse una cupola molto alta formata da otto spicchi. A queste richieste si aggiungevano gli svariati problemi emersi fino a quel punto della costruzione. Riuscire a voltare questa cupola sembrava un’impresa davvero impossibile! Rispetto al progetto iniziale di Arnolfo Di Cambio, la base della cupola era stata allargata notevolmente, fino a raggiungere 55 metri di diametro. Questo coro era più grande del Pantheon, la costruzione con la cupola dal diametro più ampio che esistesse al mondo. Bisogna considerare, inoltre, che la base su cui la cupola doveva ergersi era un ottagono imperfetto, privo di un centro. Fino ad allora nessuno conosceva delle tecniche architettoniche in grado di costruire una cupola così alta e così ampia, tanto meno partendo da una base ottagonale. Coloro che si susseguirono nel cantiere dopo Arnolfo, sollecitati dalle richieste dei committenti di creare la più grande cattedrale che il mondo avesse visto, costruirono un tamburo al di sopra del coro, per innalzare ancora di più la cupola. Questo espediente, purtroppo, rese vano qualsiasi tipo di appoggio sulla base, determinando uno dei problemi più difficili da risolvere: la cupola doveva essere autoportante (cioè doveva essere in grado di sorreggersi da sola) durante tutte le fasi costruttive. Infine, la mancanza di legname nel territorio circostante faceva sì che l’intera costruzione procedesse senza la possibilità di usare le tradizionali centine, ovvero delle armature in legno che sostenessero la cupola durante l’asciugatura della malta.Nel 1420, dopo lunghi e minuziosi calcoli e progetti, Brunelleschi iniziò la sua opera e la portò a termine in soli 16 anni, rivoluzionando totalmente le tecniche costruttive del tempo e inaugurando la nuova stagione rinascimentale. Brunelleschi propose all’Opera un progetto arditissimo. Le tecniche impiegate furono il risultato di lunghi studi e diverse sperimentazioni. Egli riprese sicuramente l’architettura classica e quella persiana e sfruttò tutte le conoscenze di geometria e matematica del tempo. Tutti questi aspetti rendono la cupola un unicum nella storia, un’opera di frontiera tra l’epoca antica e quella moderna. Brunelleschi costruì una cupola a forma ogivale, come la fiamma di una candela, così da permettere alla struttura di elevarsi notevolmente curvando in modo graduale. In questo modo ne garantì la stabilità rispettando le richieste dei committenti. Per far sì che la cupola fosse autoportante l’architetto progettò una struttura molto simile a quella di una botte: realizzò due cupole concentriche tenute insieme da archi interni verticali e anelli di pietra e legno orizzontali. In questo modo gli anelli avrebbero impedito alla cupola di cedere alla spinta laterale. La costruzione della cupola doveva avvenire in modo graduale e parallelo, per permettere che le due cupole si autosostenessero. L’operazione più complessa era quella di mettere in posa i mattoni con la malta senza avere un’armatura d’appoggio a sostenerli. Brunelleschi risolse il problema ponendo alcuni mattoni a spina di pesce, facendo sì che fungessero da fermi per quelli orizzontali: questo metodo garantiva la posa anche con la malta fresca. A rendere ancora più straordinaria e incredibile questa operazione vi fu l’organizzazione che Brunelleschi fece del cantiere. Egli introdusse delle macchine che sfruttando l’energia animale innalzassero i materiali verso l’alto, evitando che gli operai li trasportassero a mano. Costruì, inoltre, delle impalcature con piattaforme che facessero da luoghi di ristoro e sosta. In questo modo obbligò tutti gli operai a non scendere mai a terra durante i lavori, riducendo al minimo il rischio di caduta. Brunelleschi si trasformò in un vero e proprio progettista di cantiere, unico ad avere la responsabilità del progetto e della sua esecuzione. Ogni passaggio, calcolo e problema doveva passare sotto il suo controllo. Egli si prese carico di tutti gli ambiti costruttivi, gestendo in prima persona ogni azione. Questo modo di organizzare il cantiere, che noi potremmo considerare “moderno”, era estremamente rivoluzionario per l’epoca. Anticamente, infatti, i cantieri erano gestiti attraverso la collaborazione delle corporazioni di mestieri, senza un progettista a capo di tutta l’operazione. Ogni persona a capo della corporazione era responsabile di tutte le operazioni legate al proprio mestiere. Anche in questo, Brunelleschi fu un visionario. Brunelleschi morì nel 1446, poco dopo aver vinto il concorso bandito per la costruzione della lanterna superiore, terminata da Antonio Manetti nel 1460. L’architetto geniale, che riuscì a voltare la Cupola, non lasciò nulla del suo progetto, preferì affidare ai posteri l’enigma della soluzione, un enigma che non è ancora totalmente svelato. La Cupola di Santa Maria del Fiore rappresenta ancora oggi, dopo seicento anni, la cupola in muratura più alta del mondo.</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Curiosità</em><br>Incredibile ma vero, Brunelleschi prima della cupola non aveva costruito nulla. Figlio di un famoso notaio della città, Brunelleschi non aveva voluto seguire le orme del padre, che lo aveva così mandato a studiare per diventare orafo.&nbsp;<br>Prima che gli venisse affidata la costruzione della cupola, Filippo Brunelleschi aveva creato sculture, decorazioni in bronzo, orologi e disegni, ma nessun edificio. Nonostante l'inesperienza, Brunelleschi riuscì a vincere il concorso bandito per scegliere il progettista della cupola. Per sicurezza, il governo della città decise di affiancandogli il celebre e stimato orafo Lorenzo Ghiberti.<br>Sebbene le preoccupazioni fossero comprensibili da parte dei committenti che si accingevano a mettere nelle mani di un novellino la più complessa impresa architettonica mai conosciuta fino ad allora, Brunelleschi non sopportò mai questo affronto alle sue capacità progettuali. Per dimostrare le sue competenze e sminuire Ghiberti, Brunelleschi durante i lavori si finse malato e si assentò dal cantiere per 10 giorni. In sua assenza l’orafo non fu in grado di portare avanti il cantiere nemmeno di un mattone, e fu subito mandato via lasciando campo libero al trionfante Filippo.<br><br>Quando stava costruendo la cupola Brunelleschi si trovava a Roma da diversi anni con l’unico scopo di studiare i reperti romani e riuscire a trovare il modo di voltare la cupola. Consapevole di essere l’unico architetto con la soluzione più elegante e semplice da realizzare, indusse i committenti a organizzare il concorso così da dimostrare a tutta Europa di essere il miglior architetto in vita.<br><br></div><div>Dopo mesi di consultazioni e di progetti dalle soluzioni più stravaganti, i giudici non erano ancora in grado di scegliere il vincitore.<br><br></div><div>Brunelleschi, quindi, propose di risolvere la questione con un indovinello. Pose davanti a tutti un uovo e disse “chi di voi sarà in grado di mettere dritto quest’uovo, sarà così ingegnoso da poter ottenere la vittoria”. Nessuno dei presenti riuscì nell’impresa, nonostante sforzi e riflessioni attente. Alla fine di tutti provò Filippo, che semplicemente ruppe la parte bassa del guscio dell’uovo e lo posizionò in verticale. Poi esclamò “spesso le soluzioni più semplici sono le migliori, come il mio progetto” e vinse la commissione.&nbsp;<br><br></div><div>Un altro fatto curioso é che al termine della lanterna venne posizionata una palla di rame ricoperta d’oro progettata da Andrea del Verrocchio (maestro di Leonardo da Vinci). Purtroppo il rame, scelto per la leggerezza, e l’oro, che completava estaticamente l’opera, sono degli ottimi conduttori elettrici: posti a quell’altezza sono diventati i migliori bersagli di violenti e dannosi fulmini. Fu proprio un fulmine ad aver fatto crollare a terra la sfera dorata.<br>Oggi, a ricordo del punto in cui cadde la sfera, è stata posta una semplice lastra di marmo bianco.<br><br>infine<br>l’Opera del Duomo bandì un nuovo concorso per decorare l’unica parte rimasta scoperta: la fascia di mattoni grezzi tra il tamburo e i mattoni rossi della cupola. Al concorso parteciparono i più importanti artisti di Firenze tra cui Michelangelo, il cui progetto però venne scartato a favore di quello di Baccio d’Agnolo.<br><br></div><div>Dopo due anni di lavori Baccio realizzò uno degli otto lati della cupola e prima di proseguire decise di chiedere ai fiorentini cosa ne pensassero di ciò che era già visibile.<br><br></div><div>Michelangelo, indispettito dalla perdita della commissione, commentò l’opera dicendo “Mi pare una gabbia per grilli”. Baccio si risentì così tanto del giudizio che abbandonò il cantiere, lasciandolo incompiuto come lo vediamo ancora oggi.<br>In questo caso dobbiamo ringraziare la lingua lunga e burbera di Michelangelo, perché è molto probabile che il marmo avrebbe appesantito troppo la cupola, portando a danni strutturali e crolli.<br><br></div><div><br><br></div><div><br><br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-08 15:08:30 UTC</pubDate>
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         <title>Irene</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <title>Beatrice</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <title>Erik</title>
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         <title>Anna</title>
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         <title>Gabriele</title>
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         <title>Alice</title>
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         <title>Elena</title>
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         <title>Teo</title>
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         <title>Francesco</title>
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         <title>Nicolas</title>
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         <pubDate>2022-05-08 16:28:42 UTC</pubDate>
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         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<p>Situata all'interno della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze, la <strong>Cappella Brancacci</strong> è considerata la "scuola del mondo" per la pittura rinascimentale. Commissionata dal ricco mercante Felice Brancacci intorno al 1423, la decorazione fu affidata a <strong>Masolino da Panicale</strong> e al suo giovane collaboratore <strong>Masaccio</strong>.</p><p>È proprio l'intervento di Masaccio a segnare una svolta epocale nella storia dell'arte, rompendo definitivamente con l'eleganza decorativa del Tardogotico per abbracciare un realismo rigoroso e umano.</p><p>L'Innovazione di Masaccio</p><p>Mentre Masolino dipingeva figure aggraziate e idealizzate, Masaccio introdusse tre elementi rivoluzionari che avrebbero influenzato geni come Michelangelo e Raffaello:</p><ol><li><p><strong>La Prospettiva Scientifica:</strong> Masaccio applicò le regole matematiche di Brunelleschi per creare uno spazio tridimensionale coerente. L'architettura dipinta sembra un'estensione reale della cappella.</p></li><li><p><strong>Il Chiaroscuro e il Volume:</strong> Le figure non sono più sagome piatte, ma corpi solidi definiti da una sorgente di luce precisa e costante. Le ombre portate sul terreno danno ai personaggi un peso "fisico".</p></li><li><p><strong>La Gravità Morale:</strong> I volti esprimono emozioni umane profonde e drammatiche. Non sono più icone distanti, ma persone che soffrono e agiscono.</p></li><li><p>Conversazione con Gemini</p><p>Hai detto</p><p>Scrivi una breve spiegazione sulla cappella brancacci e sugli affreschi di masaccio all'interno</p><p>Gemini ha detto</p><p>Situata all'interno della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze, la <strong>Cappella Brancacci</strong> è considerata la "scuola del mondo" per la pittura rinascimentale. Commissionata dal ricco mercante Felice Brancacci intorno al 1423, la decorazione fu affidata a <strong>Masolino da Panicale</strong> e al suo giovane collaboratore <strong>Masaccio</strong>.</p><p>È proprio l'intervento di Masaccio a segnare una svolta epocale nella storia dell'arte, rompendo definitivamente con l'eleganza decorativa del Tardogotico per abbracciare un realismo rigoroso e umano.</p><p><strong>L'Innovazione di Masaccio</strong></p><p>Mentre Masolino dipingeva figure aggraziate e idealizzate, Masaccio introdusse tre elementi rivoluzionari che avrebbero influenzato geni come Michelangelo e Raffaello:</p><ol><li><p><strong>La Prospettiva Scientifica:</strong> Masaccio applicò le regole matematiche di Brunelleschi per creare uno spazio tridimensionale coerente. L'architettura dipinta sembra un'estensione reale della cappella.</p></li><li><p><strong>Il Chiaroscuro e il Volume:</strong> Le figure non sono più sagome piatte, ma corpi solidi definiti da una sorgente di luce precisa e costante. Le ombre portate sul terreno danno ai personaggi un peso "fisico".</p></li><li><p><strong>La Gravità Morale:</strong> I volti esprimono emozioni umane profonde e drammatiche. Non sono più icone distanti, ma persone che soffrono e agiscono.</p></li></ol><p><strong>Le Opere Chiave</strong></p><p>I due affreschi più celebri di Masaccio all'interno del ciclo (dedicato alla vita di San Pietro) sono posti l'uno di fronte all'altro:</p><ul><li><p><strong>Il Tributo:</strong> Questo grande affresco illustra l'episodio del Vangelo in cui Pietro trova una moneta nella bocca di un pesce per pagare la tassa al tempio. Masaccio utilizza la <strong>prospettiva lineare</strong> per guidare lo sguardo verso il volto di Cristo, centro geometrico e spirituale dell'opera.</p></li><li><p><strong>La Cacciata dei progenitori dall'Eden:</strong> In netto contrasto con il <em>Peccato Originale</em> di Masolino (posto sulla parete opposta), qui Adamo ed Eva sono colti in un momento di disperazione assoluta. Adamo si copre il volto per la vergogna, mentre Eva urla il suo dolore con un volto contratto che ricorda le maschere tragiche dell'antichità.</p><p><br></p><p><strong>La Conclusione dei Lavori</strong></p><p>Masaccio morì giovanissimo a Roma nel 1428, lasciando il ciclo incompiuto. Fu <strong>Filippino Lippi</strong>, circa cinquant'anni dopo (1481-1482), a completare le scene mancanti, cercando di armonizzare il suo stile più maturo con la solennità dei maestri che lo avevano preceduto.</p></li></ul></li></ol>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-22 16:44:30 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<p>Situata in Piazza della Signoria, la Loggia dei Lanzi (nota anche come Loggia della Signoria o Loggia dell'Orcagna) è uno dei monumenti più iconici di Firenze. Costruita tra il 1376 e il 1382 da Benci di Cione e Simone di Francesco Talenti, rappresenta un perfetto esempio di transizione tra lo stile gotico e quello rinascimentale.</p><p>Origine e Funzione</p><ul><li><p><strong>Il nome:</strong> Originariamente chiamata <em>Loggia della Signoria</em>, deve il nome attuale ai <strong>Lanzichenecchi</strong> (corruzione di <em>Lanzknecht</em>), le guardie mercenarie del Granduca Cosimo I de' Medici che vi si accampavano nel XVI secolo.</p></li><li><p><strong>Funzione Civica:</strong> Non nacque come museo, ma come palcoscenico pubblico. Qui si tenevano le cerimonie ufficiali, i giuramenti dei priori e le assemblee popolari, protetti dalle intemperie ma a vista di tutta la cittadinanza.</p><p><br></p></li></ul><p><strong>Architettura</strong></p><p>Sebbene costruita in pieno periodo gotico, la Loggia presenta elementi precursori del Rinascimento:</p><ul><li><p><strong>Le Arcate:</strong> A differenza degli archi a sesto acuto tipici del gotico, qui troviamo ampie <strong>arcate a tutto sesto</strong>, che conferiscono alla struttura un respiro classico e monumentale.</p></li><li><p><strong>Le Decorazioni:</strong> Sulla facciata si trovano medaglioni con le allegorie delle <strong>Virtù cardinali e teologali</strong>, disegnati da Agnolo Gaddi, che spiccano su un fondo di smalto azzurro (oggi in gran parte perduto).</p><p>Gemini ha detto</p><p>Situata in Piazza della Signoria, la <strong>Loggia dei Lanzi</strong> (nota anche come Loggia della Signoria o Loggia dell'Orcagna) è uno dei monumenti più iconici di Firenze. Costruita tra il <strong>1376 e il 1382</strong> da Benci di Cione e Simone di Francesco Talenti, rappresenta un perfetto esempio di transizione tra lo stile gotico e quello rinascimentale.</p><p>Ecco i punti chiave per comprenderne l'importanza storico-artistica:</p><p><br></p></li><li><p><strong>Origine e Funzione</strong></p><ul><li><p><strong>Il nome:</strong> Originariamente chiamata <em>Loggia della Signoria</em>, deve il nome attuale ai <strong>Lanzichenecchi</strong> (corruzione di <em>Lanzknecht</em>), le guardie mercenarie del Granduca Cosimo I de' Medici che vi si accampavano nel XVI secolo.</p></li><li><p><strong>Funzione Civica:</strong> Non nacque come museo, ma come palcoscenico pubblico. Qui si tenevano le cerimonie ufficiali, i giuramenti dei priori e le assemblee popolari, protetti dalle intemperie ma a vista di tutta la cittadinanza.</p></li></ul><p><strong>Architettura</strong></p><p>Sebbene costruita in pieno periodo gotico, la Loggia presenta elementi precursori del Rinascimento:</p><ul><li><p><strong>Le Arcate:</strong> A differenza degli archi a sesto acuto tipici del gotico, qui troviamo ampie <strong>arcate a tutto sesto</strong>, che conferiscono alla struttura un respiro classico e monumentale.</p></li><li><p><strong>Le Decorazioni:</strong> Sulla facciata si trovano medaglioni con le allegorie delle <strong>Virtù cardinali e teologali</strong>, disegnati da Agnolo Gaddi, che spiccano su un fondo di smalto azzurro (oggi in gran parte perduto).</p><p><br></p></li></ul><p><strong>Un Museo all'Aperto</strong></p><p>Con l'ascesa dei Medici, la Loggia perse la funzione politica per diventare una vera e propria galleria d'arte privata esposta al pubblico, ospitando capolavori scultorei dal valore simbolico:</p><ol><li><p><strong>Il Perseo di Benvenuto Cellini (1545-1554):</strong> Un capolavoro in bronzo. La statua, che mostra l'eroe con la testa di Medusa, era un monito politico di Cosimo I: simboleggiava la vittoria del Granduca (il nuovo ordine) sulle "serpi" della democrazia repubblicana.</p></li><li><p><strong>Il Ratto delle Sabine di Giambologna (1583):</strong> Un esempio magistrale di <strong>manierismo</strong>. La scultura è celebre per il suo andamento "serpentinato", ovvero una composizione che invita lo spettatore a girarvi intorno per coglierne ogni angolazione.</p></li><li><p><strong>Le Sculture Antiche:</strong> La loggia ospita anche opere di epoca romana, come le sei statue di figure femminili (le Sabine o Matrone) collocate sulla parete di fondo.</p><p><br></p><p>Si dice che la bellezza della Loggia dei Lanzi fosse tale che Michelangelo suggerì di proseguire il loggiato lungo tutto il perimetro di Piazza della Signoria. Tuttavia, il progetto fu abbandonato a causa degli costi esorbitanti, lasciandola come un gioiello isolato che sfida la severità del vicino Palazzo Vecchio.</p></li></ol></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-22 16:53:53 UTC</pubDate>
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         <title>Giorgia</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <pubDate>2026-03-22 17:02:07 UTC</pubDate>
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         <title>Francesca</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <pubDate>2026-03-22 17:04:04 UTC</pubDate>
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         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<p>Le <strong>Gallerie degli Uffizi</strong> rappresentano uno dei complessi museali più importanti e visitati al mondo. Situato nel cuore di Firenze, l'edificio non nasce come museo, ma come centro amministrativo, riflettendo nel nome la sua funzione originaria di "uffici".</p><p>Origine e Architettura: Il Progetto di Vasari</p><p>Il complesso fu commissionato nel <strong>1560</strong> dal Granduca <strong>Cosimo I de' Medici</strong> per riunire in un unico luogo le 13 principali magistrature (gli uffici amministrativi e giudiziari) di Firenze, fino ad allora sparse per la città.</p><ul><li><p><strong>L'Architetto:</strong> Il progetto fu affidato a <strong>Giorgio Vasari</strong>, che ideò un edificio a forma di "U" con un lungo cortile che si apre verso l'Arno.</p></li><li><p><strong>L'Innovazione:</strong> Vasari utilizzò elementi architettonici del Manierismo, come il porticato a serliane e l'uso combinato di pietra serena e intonaco bianco, creando una prospettiva scenografica che collega Palazzo Vecchio al fiume.</p></li><li><p><strong>Il Corridoio Vasariano:</strong> Nel 1565, in soli 5 mesi, Vasari costruì un percorso sopraelevato che collega gli Uffizi a Palazzo Pitti (allora residenza medicea), permettendo ai duchi di spostarsi in sicurezza sopra la città.</p><p><br></p><p><br></p><p><strong>Da Uffici a Galleria Museale</strong></p><p>La trasformazione in museo avvenne per gradi:</p><ol><li><p><strong>Francesco I de' Medici (1581):</strong> Allestì il piano superiore come galleria privata per la collezione di famiglia. Il cuore di questa esposizione era la <strong>Tribuna</strong>, una sala ottagonale progettata da Bernardo Buontalenti, simbolo del cosmo e scrigno di tesori preziosissimi.</p></li><li><p><strong>Il Patto di Famiglia (1737):</strong> Un momento cruciale per la storia di Firenze. <strong>Anna Maria Luisa de' Medici</strong>, ultima erede della dinastia, legò le collezioni alla città con un vincolo perpetuo, affinché rimanessero "per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri".</p><p><br></p><p><strong>Curiosità:</strong> Gli Uffizi sono stati uno dei primi musei moderni ad aprire al pubblico su richiesta già nel XVI secolo, diventando ufficialmente un museo statale nel 1765.</p></li></ol></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-22 17:07:55 UTC</pubDate>
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         <title>Chiara</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <pubDate>2026-03-22 17:08:58 UTC</pubDate>
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         <author>barullifrancesca1</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Palazzo Vecchio</strong> è il cuore pulsante della vita politica di Firenze da oltre sette secoli. Situato in Piazza della Signoria, rappresenta l'evoluzione della città da libero Comune a sede del potere ducale dei Medici.</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Il palazzo fu costruito tra il <strong>1299 e il 1314</strong> per ospitare i Priori delle Arti e il Gonfaloniere di Giustizia (il governo cittadino). Il progetto è attribuito ad <strong>Arnolfo di Cambio</strong>, l'architetto del Duomo.</p><ul><li><p><strong>L'Aspetto di Fortezza:</strong> L'edificio riflette l'instabilità politica dell'epoca. Ha l'aspetto di un castello medievale con mura massicce in "bugnato" (pietra forte), un camminamento di ronda con feritoie e una merlatura (guelfa a pianta quadrata).</p></li><li><p><strong>La Torre di Arnolfo:</strong> Alta <strong>94 metri</strong>, è una delle icone di Firenze. La sua particolarità è di essere decentrata rispetto alla facciata, poiché poggia su una preesistente torre medievale della famiglia dei Foraboschi.</p><p>La Trasformazione Medicea</p><p>Sebbene nato come sede repubblicana, nel <strong>1540</strong> il Granduca <strong>Cosimo I de' Medici</strong> lo scelse come propria residenza ufficiale, trasformando l'austero palazzo medievale in una sfarzosa reggia rinascimentale. Quando Cosimo si trasferì a Palazzo Pitti, l'edificio prese il nome di "Palazzo Vecchio".</p><p><br/></p><p><br/></p><p>L'interno è un labirinto di sale decorate dai più grandi artisti del Manierismo, coordinati da <strong>Giorgio Vasari</strong>:</p><ul><li><p><strong>Salone dei Cinquecento:</strong> È la sala più maestosa, costruita per il Consiglio della Repubblica. Vasari la decorò con enormi affreschi che celebrano le vittorie militari di Firenze. Qui si consumò la sfida (incompiuta) tra <strong>Leonardo e Michelangelo</strong>, che avrebbero dovuto affrescare le pareti contrapposte.</p></li><li><p><strong>Lo Studiolo di Francesco I:</strong> Un piccolo gioiello manierista, privo di finestre, concepito come uno scrigno per le curiosità e i segreti del figlio di Cosimo I.</p><p><br/></p></li></ul></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-22 17:12:04 UTC</pubDate>
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         <title>Samuele</title>
         <author>barullifrancesca1</author>
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         <pubDate>2026-03-22 17:12:16 UTC</pubDate>
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