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      <title>Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa by Giampaolo Squarcina</title>
      <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo</link>
      <description>Riflessioni di lettura</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-09-22 08:46:55 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2017-11-28 21:32:10 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Parte Prima</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/190037751</link>
         <description><![CDATA[<div>La prima parte introduce il personaggio principale, il <strong>Principe Fabrizio di Salina</strong>, e inquadra la vicenda da un punto di vista storico. <br>Il romanzo infatti, come ambientazione, inizia nel <strong>maggio 1860: </strong>siamo cioè alla vigilia della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Spedizione_dei_Mille"><strong>Spedizione dei Mille</strong></a> con la quale Garibaldi darà il via alla conquista del Meridione d'Italia per conto dei Piemontesi.<br>Vengono citati anche i moti pregaribaldini del 4 aprile 1860, ovvero la cosiddetta <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_della_Gancia">Rivolta della Gancia</a> contro il potere borbonico.<br>Il nipote del Principe, <strong>Tancredi Falconeri</strong>, simpatizza per i rivoltosi e all'arrivo dei garibaldini si rifugia con loro nelle montagne. Il capitolo termina con la notizia che i Mille sono sbarcati a Marsala: è l'11.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-22 08:49:33 UTC</pubDate>
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         <title>Personaggi</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/190041344</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Principe Fabrizio viene inquadrato <strong>sia fisicamente sia caratterialmente</strong>: egli vive una vita di lusso e di rendita, ama le donne; è l'esponente di una nobiltà <strong>ormai in declino</strong> e non più ricca/potente come un tempo (significative, al riguardo, le descrizioni del giardino privato della villa, lasciato senza cure, e del servizio di piatti ormai composto da pezzi raccolti qua e là). <br>Don Fabrizio <strong>non è molto soddisfatto del regno borbonico</strong> di cui vede tutti i limiti (lo si capisce dal racconto del suo incontro a Caserta col re) , ma non è nemmeno contento dell'arrivo dei Savoia. Teme invece, come tutti i suoi conoscenti, una svolta repubblicana a opera dei mazziniani garibaldini. Fisicamente è un uomo imponente, molto alto e in grado di incutere soggezione.<br><strong>Dopo un dialogo con suo nipote Tancredi</strong>, (che gli comunica la sua intenzione di arruolarsi nelle truppe antiborboniche) e con altri suoi collaboratori, elabora la convinzione che <strong>il Risorgimento in realtà non cambierà nulla per la Sicilia</strong>: tutto si risolverà solo in un cambio di sovrani e nell'arrivo al potere di una nuova classe, la borghesia, al posto dei nobili.<br>Le posizioni filoborboniche sono affidate a personaggi secondari come il <strong>cognato Màlvica o il gesuita padre Pirrone</strong>: costoro pensano che con l'arrivo dei Savoia si aprirà una fase contraria sia agli interessi della nobiltà sia a quelli della Chiesa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-22 09:05:14 UTC</pubDate>
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         <title>Citazioni</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/190044026</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.</blockquote><div><br>***<br><br></div><blockquote>Molte cose sarebbero avvenute, ma tutto sarebbe stato una commedia, una rumorosa, romantica commedia con qualche macchia di sangue sulla veste buffonesca. Questo era il paese degli accomodamenti.</blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-22 09:18:39 UTC</pubDate>
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         <title>Parte Seconda</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/196481914</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella seconda parte, <strong>ambientata nell'agosto 1860</strong>, tutta la famiglia del Principe si trasferisce a Donnafugata per la villeggiatura estiva. Questo viaggio fa comprendere al Principe che, nonostante l'avvento dei Piemontesi, <strong>le cose non sono cambiate</strong>: all'arrivo nel suo "feudo", infatti, egli (come sempre) trova ad attenderlo tutto il paese con le massime autorità: tra queste anche il <strong>sindaco, don Calogero Sedàra</strong>. Don Fabrizio Salina invita tutti i notabili del paese a una cena di benvenuto a casa sua.<br>Prima della cena Padre Pirrone gli rivela, avendolo saputo dalla diretta interessata, che sua figlia Concetta è innamorata di Tancredi e vorrebbe sapere cosa dovrebbe rispondere qualora il cugino la chiedesse in sposa. Il Principe, conoscendo l'indole di Tancredi, manifesta le sue perplessità.<br>Durante la cena l'<strong>apparizione di Angelica scatena diverse reazioni</strong>: Concetta è furibonda perché vi vede una rivale in amore; Tancredi se ne innamora all'istante e le rivolge pubblicamente complimenti anche molto arditi; il Principe è ammaliato dalla sua sensualità...<br>Il capitolo termina con don Fabrizio che, il giorno seguente, vede Tancredi far visita a casa Sedàra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-12 15:22:49 UTC</pubDate>
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         <title>Personaggi</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/196488548</link>
         <description><![CDATA[<div>In questa parte vengono presentati due personaggi importanti nel romanzo: <strong>don Calogero Sedàra</strong> (il sindaco di Donnafugata) e sua figlia <strong>Angelica</strong>. Don Calogero è un <em>parvenu</em>, un ex povero che si è arricchito e sta sfruttando la nuova situazione politica, che sposa con convinzione, per fare carriera nel nuovo Stato e aumentare ancora il proprio patrimonio. Si vergogna ormai della moglie, una contadina analfabeta che non fa uscire di casa, e ha mandato la figlia Angelica a studiare in Toscana per darle una patina di nobiltà. Nonostante tutti i suoi soldi e tutti i suoi possedimenti, resta un arrivista e un personaggio volgare, che nelle intenzioni di Tomasi di Lampedusa incarna tutta la decadenza morale e politica che il nuovo Stato porterà con sé.<br>Durante la cena l'apparizione di Angelica ha effetti dirompenti: tutti la ricordano come adolescente e bruttina, ora si trovano davanti una giovane e bellissima donna che accende le attenzioni di tutti i presenti. Aver studiato all'estero ha conferito alla figlia di don Calogero anche modi da gentildonna e infatti non passa inosservata.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-12 15:34:16 UTC</pubDate>
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         <title>Citazioni</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/196576414</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>Tutto è come prima, meglio di prima, anzi.</blockquote><div><br></div><blockquote>Finché c'è morte c'è speranza.</blockquote><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-12 18:17:17 UTC</pubDate>
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         <title>Parte Terza</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/196591471</link>
         <description><![CDATA[<div>La terza parte è ambientata<strong> nell'ottobre 1860, in particolare nei giorni successivi al plebiscito di annessione. </strong>Il <a href="https://ogginellastoria.net/2012/10/21/21-ottobre-1860-il-regno-delle-due-sicilie-vota-il-plebiscito-di-annessione/">21 ottobre 1860</a> infatti si votò per l'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna. La parte si snoda attraverso due sviluppi narrativi: da una parte Tancredi incarica lo zio di di chiedere la mano di Angelica, dall'altra durante una battuta di caccia il Principe dialoga con don Ciccio Tumeo a proposito del plebiscito.<br>Il plebiscito ha ottenuto il 100% dei voti per il si a Donnafugata, ma quando il Principe domanda a Tumeo come abbia votato, questi gli risponde che lui aveva votato no. Il fatto che il referendum sia stato truccato, presumibilmente dal sindaco per non sfigurare agli occhi dei Savoia, spinge Salina a riflessioni molto tristi sul destino del nuovo Stato. Si è incrinata subito la fiducia nella possibilità di un reale cambiamento.<br>Il capitolo si conclude con un dialogo tra il Principe e Sedàra, i quali si accordano sul matrimonio di Tancredi e Angelica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-12 18:45:45 UTC</pubDate>
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         <title>Parte Quarta</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/199244569</link>
         <description><![CDATA[<div>La quarta parte è ambientata<strong> ancora a Donnafugata nel novembre 1860</strong>. Il Principe e don Sedàra, ormai futuri consuoceri, imparano a conoscersi meglio. Pur non amandosi, il primo inizia ad ammirare la concretezza economica e il fiuto politico dell'altro, il secondo è affascinato da un mondo che mostra un <em>savoir vivre</em> a lui ignoto.<br>Tancredi torna a casa per un certo periodo, portandosi come compagno il conte lombardo Cavriaghi, anche lui nell'esercito regio. Cavriaghi prova a fidanzarsi con Concetta, ma lei non è interessata. Tancredi e Angelica, invece, ogni giorno vanno in esplorazione dell'immensa villa principesca -in gran parte disabitata- scoprendo ambienti disabitati da tempo immemorabile. Tra loro la tensione erotica è altissima e contagia tutto l'ambiente circostante: si appartano per amoreggiare, ma senza mai soddisfare in fondo il loro desiderio. La villa è descritta quasi come fosse un <strong>labirinto di scoperte</strong> e anche le pagine in cui si narra la passione tra i due fidanzati hanno un sapore decadentista, con il gusto dell'erotismo, dell'esotico, della nobiltà decaduta (esemplificativo, al riguardo, l'appartamentino dei sadici).<br>Nella seconda metà del capitolo il Principe riceve la visita di un inviato sabaudo, Chevalley, che è venuto a proporgli una poltrona da senatore del Regno. <strong>Sono le pagine tra le più significative del libro</strong>: Chevalley, da piemontese, è terrorizzato dalla Sicilia, in cui vede briganti ovunque, ed è scandalizzato per le condizioni di vita dei siciliani. Salina, nel rifiutare l'incarico di senatore, dipinge mirabilmente la mentalità siciliana: un popolo abituato da sempre a essere sottomesso e a ubbidire all'invasore senza comprenderlo né contrastarlo ha maturato un senso di fatalismo e passività nei confronti di tutto. In Sicilia, afferma Salina, nulla cambierà mai perché i siciliani non amano il cambiamento, soprattutto perché pensano di essere già perfetti come sono. Salina consiglia di nominare senatore piuttosto don Sedàra: lui sì che ha l'opportunismo politico e l'assenza di scrupoli che serve per rendersi utile al nuovo Regno.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-21 07:19:48 UTC</pubDate>
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         <title>Citazioni</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/199247049</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria.</blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2017-10-21 07:58:25 UTC</pubDate>
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         <title>Parte Quinta</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/205765089</link>
         <description><![CDATA[<div>La parte V -ambientata nel <strong>febbraio 1861</strong>- racconta le "vacanze di Padre Pirrone" e sono un episodio abbastanza slegato dal resto della vicenda. Grazie ai discorsi di Pirrone con i suoi conoscenti veniamo a sapere, però, il punto di vista di alcuni personaggi siciliani sulle vicende del Risorgimento. A un certo punto, infatti, il gesuita così commenta gli avvenimenti: <br><br></div><blockquote>Era necessario, diceva, subire la realtà di questo stato italiano che si formava, ateo e rapace, di queste leggi di espropria e di coscrizione che dal Piemonte sarebbero dilagate sin qui, come il colera.</blockquote><div><br></div><div> Più avanti, quando don Pietrino gli domanda come mai il principe di Salina abbia accettato il nuovo corso degli eventi, Padre Pirrone risponde:<br><br></div><blockquote>dice che non c'è stata nessuna rivoluzione e che tutto continuerà come prima.</blockquote><div><br>Per il resto, il capitolo descrive le vicende familiari del gesuita, che si trova a dover arrangiare un matrimonio riparatore per una sua nipote.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-10 17:17:59 UTC</pubDate>
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         <title>Parte Sesta</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/205769749</link>
         <description><![CDATA[<div>La parte VI è ambientata nel <strong>novembre 1862.</strong> Siamo quindi a pochi mesi dai <strong>fatti di Aspromonte</strong> che ebbero luogo il 29 agosto 1862, quando l'esercito regiò fermò il tentativo di Garibaldi e dei suoi volontari di completare una marcia dalla Sicilia verso Roma e scacciarne Papa Pio IX. L'episodio è citato nel romanzo, perché durante il ballo in società a cui la famiglia Salina partecipa, don Fabrizio incontra <strong>Emilio Pallavicino</strong>, comandante dell'esercito che ha arrestato e ferito Garibaldi.<br>Pallavicino dice a Salina che non poteva far diversamente e che ha solo eseguito degli ordini, peraltro molto volentieri: un successo dell'impresa garibaldina, infatti, avrebbe scatenato la contromossa della Francia di Napoleone III a difesa di Roma.<br>Alla fine del suo discorso Pallavicino <strong>commenta la condizione del neonato stato italiano</strong> in questi termini pessimistici:<br><br></div><blockquote>Mai siamo stati tanto divisi come da quando siamo uniti. Torino non vuol cessare di essere capitale, Milano trova la nostra amministrazione inferiore a quella austriaca, Firenze ha paura che le portino via le opere d'arte, Napoli piange per le industrie che perde, e qui, qui in Sicilia sta covando qualche grosso, irrazionale guaio.</blockquote><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-10 17:30:43 UTC</pubDate>
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         <title>Parte Settima</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/205777711</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Sono passati oltre 20 anni</strong> dalla serata del ballo nella quale don Fabrizio e Angelica hanno ammaliato tutti gli invitati: siamo infatti nel <strong>luglio 1883</strong>. Il capitolo racconta la morte del principe con toni decadentistici: non è solo il principe a morire, con lui infatti muore tutto un mondo fatto di una certa nobiltà che ormai nel nuovo stato italiano è stata rimpiazzata dagli imprenditori e dai tipi alla "Calogero Sedara". <br>Don Fabrizio fa un bilancio della propria vita, sentendo la fine vicina: sono tra le pagine più liriche e poetiche del romanzo, pervase dalla consapevolezza che la vita umana è poca cosa, segnata per lo più dalla sofferenza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-10 17:54:51 UTC</pubDate>
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         <title>Citazioni</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/205781301</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>Nell'ombra che saliva si provò a contare per quanto tempo avesse in realtà vissuto: [...] Ho settantatré anni, all'ingrosso ne avrò vissuto, veramente vissuto, un totale di due... tre al massimo". E i dolori, la noia, quanto erano stati? Inutile sforzarsi a contare: tutto il resto: settant'anni.</blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-10 18:06:55 UTC</pubDate>
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         <title>Parte Ottava</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/205783949</link>
         <description><![CDATA[<div>C'è un altro grande stacco temporale: l'<strong>ultima parte è ambientata nel maggio 1910</strong>. Anche Tancredi è morto (tre anni prima) e le tre figlie di don Fabrizio sono rimaste <strong>nubili</strong>: hanno trasformato la villa paterna in una sorta di oratorio privato. Il matrimonio di Tancredi e Angelica non è stato riuscitissimo, entrambi hanno avuto avventure extra coniugali. Oramai la famiglia Salina ha <strong>perso tutto il suo splendore</strong> e la propria importanza: non resta che un legame privilegiato con le gerarchie ecclesiastiche locali. Queste vengono a fare una sorta di ispezione a casa Salina per via della collezione di reliquie ivi ammassata. Molte di quelle reliquie sono false e le sorelle devono liberarsene.<br>Alla fine del romanzo Concetta, che non ha mai superato la delusione d'amore per Tancredi e il fatto che suo padre abbia avallato le nozze con Angelica, butta via un mucchio di oggetti vecchi: tra di essi anche il <strong>cane Bendicò</strong>, l'animale del padre, imbalsamato e morto da 45 anni.<br>Il romanzo finisce così con una sorta di <strong>pietra tombale calata su tutti i personaggi</strong>: don Fabrizio è morto, sua moglie pure, Tancredi anche. Il cane Bendicò, pur imbalsamato, era l'unica traccia tangibile rimasta dell'antico casato. Nel suo finire nell'immondizia, simbolicamente c'è la fine di un mondo aristocratico che il nuovo stato borghese italiano ha definitivamente ucciso.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-10 18:14:25 UTC</pubDate>
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         <title>Citazioni</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/205787851</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>A una certa età ogni giorno presenta puntuale la propria pena.</blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-10 18:26:22 UTC</pubDate>
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         <title>Edizione di riferimento</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/209284659</link>
         <description><![CDATA[<div>Giuseppe Tomasi di Lampedusa, <em>Il gattopardo</em>, Coop-Feltrinelli, 2011 (edizione speciale per il 150° dell'Unità)</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-21 21:59:12 UTC</pubDate>
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         <title>Commento finale del romanzo</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/209456688</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Il Gattopardo</em> è un romanzo storico? Si e no. Il tema del Risorgimento è presente in altre opere di autori siciliani (per esempio nella novella <em>Libertà</em> di Verga, nel romanzo <em>I Viceré</em> di De Roberto o ne <em>I vecchi e i giovani</em> di Pirandello) ma Tomasi lo tratta un po' diversamente. Un <strong>romanzo storico</strong> è cosa diversa da un <strong>romanzo ad ambientazione storica: </strong>il primo cerca di indagare le motivazioni storiche in forma narrativa, il secondo lascia le vicende storiche sullo sfondo. Se siamo d'accordo su ciò, possiamo dire che in realtà il Gattopardo liquida le problematiche storiche in modo sbrigativo: non c'è a ben vedere un tentativo di analisi profonda delle motivazioni storiche che hanno portato al "fallimento" risorgimentale. La tesi di fondo del romanzo al riguardo è un po' <strong>semplicistica e riduttiva</strong>: il Risorgimento è stato una sorta di presa in giro dei "potenti" ai danni degli sciocchi e degli illusi.<br>Anche la struttura del libro è un po' anomala per essere un romanzo storico: il racconto <strong>procede infatti per blocchi narrativi</strong> -che potrebbero anche essere autonomi- tra i quali a volte c'è uno scarto temporale molto ampio.<br>A meglio guardare uno dei temi più autentici del libro è un altro: la <strong>vanità di ogni azione umana</strong> e la <strong>sfiducia in ogni progresso storico</strong>, quale che sia. Il principe Fabrizio è sostanzialmente indifferente a tutto ed è distaccato da tutto: non vede, nella vita in generale, motivo di gioia o di soddisfazione. Ecco perché nel romanzo un altro tema ricorrente è lo scorrere inevitabile del tempo, la decadenza di ogni cosa, la morte.<br>Anche se viene pubblicato in periodo neorealista, il Gattopardo è per certi aspetti <strong>un romanzo vicino al Decadentismo</strong> di fine '800/inizio '900 e ciò spiega anche il rifiuto di un intellettuale di sinistra e neorealista, come Vittorini, nel pubblicare il romanzo.<br>Il romanzo piacque molto al pubblico anche perché, probabilmente, <strong>è possibile apprezzarlo su più livelli a seconda della propria sensibilità</strong>: c'è una "spruzzata" di storia e di discussione politica sulla cultura siciliana e meridionale, c'è la vicenda amorosa-erotica di Tancredi e Angelica, c'è il fascino di un mondo nobiliare perduto che viene sostituito dalla borghesia imprenditoriale che si arricchisce... Ogni lettore può trovarvi ciò che più lo affascina e questo sicuramente ne fece un romanzo di successo. Il non appartenere ad alcuna corrente letteraria dell'epoca, in fondo, lo ha reso un classico senza tempo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-22 14:23:24 UTC</pubDate>
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         <title>La critica del romanzo</title>
         <author>giampaolo_squarcina</author>
         <link>https://padlet.com/giampaolo_squarcina/gattopardo/wish/211179126</link>
         <description><![CDATA[<div>Nonostante l'enorme successo commerciale e di pubblico, il romanzo <strong>venne criticato</strong> da più parti:</div><ul><li>la critica di ispirazione <strong>cattolica</strong> vi vedeva il prevalere di toni decadentistici, amorali: il romanzo non presentava una "forte" visione etica del mondo e men che meno era un invito alla concezione cristiana della società;</li><li>la critica di ispirazione <strong>marxista</strong> lo considerò un romanzo reazionario e "di destra", perché negava la possibilità umana di agire nella storia per modificare gli eventi e anche per la visione tutto sommato positiva, se non nostalgica, delle classi sociali dominanti prima del Risorgimento;</li><li>la critica <strong>neorealistica</strong> (vicina comunque a quella marxista) lo considerava un romanzo antiquato, poco impegnato civilmente; un libro che non si poneva lo scopo di fotografare la realtà per scuotere le coscienze; in quest'ottica il libro venne anche accusato, in anni nei quali la letteratura ricercava e teorizzava lo sperimentalismo, di essere "troppo facile" e sostanzialmente commerciale.</li><li>una parte della società siciliana (e non solo) ritenne che la descrizione del mondo meridionale che viene fatta nel libro, come indifferente a ogni cambiamento e sostanzialmente immobile nella storia, fosse <strong>poco veritiera e anche offensiva</strong>.&nbsp;</li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-28 21:18:02 UTC</pubDate>
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