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      <title>Roma by Marta Melega</title>
      <link>https://padlet.com/marta_melega10/8aslh7isub41</link>
      <description>Scimmie</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-12-08 05:08:27 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2017-12-10 21:55:03 UTC</lastBuildDate>
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         <title></title>
         <author>marta_melega10</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><br><br><strong><em><mark>A 2 km ci sono le pizzette più buone di Roma</mark></em></strong><mark><br><br></mark><br><br><br>Roma, 8-10 Dicembre ‘17<br><br></div><div>Scimmie urlatrici<br><br></div><div>&nbsp; Ciao (è stato Fillo)<br><br></div><div>&nbsp; LA FEDE CAMMINA…………… “Venite e vedrete!!”<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>VENERDÌ</div><div>&nbsp;</div><div>“Anche oggi il cristiano vive tempi difficili e anche oggi può parlare di Dio agli uomini solo con una vita che sappia mostrare, irradiare la fede.&nbsp;<br><br></div><div>Per questo occorre più che mai ripensare alle proprie origini, fare memoria di coloro che sono stati i testimoni oculari della vita, morte, risurrezione di Gesù, che ci hanno trasmesso la fede.”&nbsp;<br><br></div><div>Carlo Maria Martini<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>† Mt 28, 16-20<br><br></div><div><sup>16</sup>Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. <sup>17</sup>Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. <sup>18</sup>Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. <sup>19</sup>Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, <sup>20</sup>insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».<br><br></div><div>&nbsp;</div><div>Il vangelo di Matteo inizia e finisce con Gesù come Dio con noi: inizia con l’annunciazione a Maria, in cui l’angelo le dice che suo figlio si chiamerà l’Emmanuele,che vuol dire Dio con noi e finisce con la promessa di Gesù “sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.&nbsp;<br><br></div><div>L’ultimo Vangelo dice “essi dubitarono”, il Vangelo dice di andare pieni di dubbi. Erano messi tutti così, tutti… e noi?<br><br></div><div><br></div><div>“A volte pensiamo di avere poca fede perché nel nostro cammino incontriamo delle domande, dei dubbi: ma questa è proprio la fede; non un soprammobile che va spolverato ogni tanto ma non cambia; la fede è un corpo vivente, viene messa alla prova e interrogata dalla vita..&nbsp;<br><br></div><div>… non una fede che si ferma al cervello, ma una fede che si fa corpo è in grado di cambiare la vita di tanti.”<br><br></div><div>Erio Castellucci<br><br></div><div><strong>PREGHIERA</strong>&nbsp;<br>Ti ringraziamo, signore, perché ci permetti di entrare in un itinerario di preghiera e di comunione. guidaci in questo cammino: metti sulla nostra bocca parole vere; metti nel nostro cuore sentimenti veri.<br>Non permettere in noi nulla di artefatto o di forzato, ma accresci in noi la spontaneità e la verità del servizio.</div><div><br><br>†Lc 5, 1-11<br><br></div><div><sup>1</sup>Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, <sup>2</sup>vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. <sup>3</sup>Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.<br> <sup>4</sup>Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». <sup>5</sup>Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». <sup>6</sup>Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. <sup>7</sup>Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. <sup>8</sup>Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». <sup>9</sup>Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; <sup>10</sup>così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». <sup>11</sup>E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.<br><br></div><div><em>&nbsp;<br></em>Dalle omelie di Giovanni Paolo II<br><br></div><div>«Carissimi amici, anche oggi credere in Gesù, seguire Gesù sulle orme di Pietro, di Tommaso, dei primi apostoli e testimoni, comporta una presa di posizione per Lui e non di rado quasi un nuovo martirio: il martirio di chi, oggi come ieri, è chiamato ad andare contro corrente per seguire il Maestro divino, per seguire “l’Agnello dovunque va” (Ap 14,4).<br><br></div><div>Cari giovani, è difficile credere oggi? Nel Duemila è difficile credere? Sì! È difficile. Non è il caso di nasconderlo. È difficile, ma con l’aiuto della grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro: “Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17).<br><br></div><div>In realtà, èGesùche cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.<br><br></div><div>Cari amici, vedo in voi le “sentinelle del mattino” (cfr Is 21,11-12) in quest’alba del terzo millennio. Cari giovani, dicendo «sì» a Cristo, voi dite «sì» ad ogni vostro più nobile ideale. Io prego perché Egli regni nei vostri cuori e nell’umanità del nuovo secolo e millennio. Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione».<br><br></div><div><br></div><div>LA BASILICA<br><br></div><div>La Basilica di San Pietro, in grado di accogliere 20.000 fedeli, è lunga circa 190 metri, la larghezza delle tre navate è di 58 metri, la navata centrale è alta sino al culmine della volta 45,50 metri; gli interni, caratterizzati dalle vastissime decorazioni a mosaico, sono lo scrigno prezioso per alcune delle più celebri opere d’arte al mondo, quali ad esempio il Baldacchino del Bernini e la statua della Pietà di Michelangelo. L’atrio (corrispondente all’antico portico delle basiliche paleocristiane) è considerato uno dei lavori più pregevoli di Maderno e fu realizzato fra 1608 e 1612. Al suo interno il portale centrale, opera dello scultore Antonio Averulino, detto il Filarete, è datato 1455 e fu ricollocato qui dall’antica basilica costantiniana: vi sono rappresentati, tra gli altri, i Santi Pietro e Paolo e, in basso, i loro martirii. A destra è la Porta Santa, realizzata in bronzo dallo scultore Vico Consorti nel 1950: essa viene murata al termine del Giubileo e smurata 25 anni dopo, al Giubileo successivo; il tutto alla presenza del Papa. Nei vestiboli si trovano infine due monumenti equestri: a sinistra quello di Carlo Magno, opera di Agostino Cornacchini (1725); a destra quello dell’imperatore Costantino, eseguito dal Bernini nel 1670.<br><br></div><div>La struttura a croce latina dell’interno, come detto, si deve all’intervento del Maderno che a partire dagli inizi del ‘600 portò a termine la costruzione della basilica e realizzò le tre campate finali della navata centrale e le due navate laterali, formando un insieme unitario con il nucleo michelangiolesco dell’ottagono centrale. Siamo in uno spazio grandioso, immenso, decorato con una grande quantità di stucchi, mosaici e statue dall’impronta prettamente barocca, in cui il visitatore prova quasi un senso di smarrimento; occorre forse fermarsi qualche momento per abituarsi alla sua dimensione che si può focalizzare confrontando l’altezza delle persone con quella delle acquasantiere e dei putti che le sostengono. Per la visita si consiglia di percorrere lo spazio centrale fino al punto in cui sul pavimento sono segnate le lunghezze delle più grandi chiese del mondo <em>(</em>B<em> al centro del tondo grande è indicata anche la basilica di San Petronio!)</em>; poi di tornare alla navata laterale vicino alla porta d’ingresso.<br><br></div><div>La navata centrale è scandita da poderosi pilastri con alte lesene scanalate e rudentate (cioè la parte inferiore delle scanalature è piena), entro le quali si aprono nicchie contenenti 39 figure dei Santi fondatori di ordini e congregazioni religiose; il soffitto è decorato con stucchi dorati eseguiti nel 1780 sotto papa Pio VI. B <em>in terra, all’inizio della navata centrale, fra il portone e le prime misure delle chiese, si trova un disco rosso: secondo la leggenda è quello su cui si inginocchiò Carlo Magno 1200 anni fa, al momento dell’incoronazione…</em> Proseguendo con lo sguardo lungo la navata centrale, sotto la cupola si trova il celebre baldacchino del Bernini: il bronzo necessario a quest’opera fu ricavato dalla fusione dei quello prelevato dal Pantheon.<br><br></div><div>Nella navata destra numerose sono le opere di grande valore artistico e religioso insieme. Nella prima cappella, difesa da uno spesso cristallo, è la Pietà, capolavoro giovanile di Michelangelo, eseguita nel 1499 dall’artista appena 24enne: la Madonna col volto giovanile e dolcissimo, quasi rassegnata di fronte al destino, tiene in grembo il Cristo morto, dal corpo mollemente abbandonato; l’articolato panneggio della veste e del velo lasciano trasparire una straordinaria forza, che è fisica e morale insieme, cui si contrappongono i raffinati lineamenti del volto ancora quattrocentesco. L’opera è l’unica firmata dall’artista: il suo nome si trova inciso sulla cintura. Nella seconda cappella si trova la tomba di Giovanni Paolo II; alla fine della navata quella di Giovanni XXIII (il “papa buono”): entrambi sono stati grandi papi del secolo scorso, ora venerati dalla Chiesa come santi.<br><br></div><div>Al centro della basilica vi è poi l’altare papale, detto di Clemente VIII dal nome del Papa che lo consacrò, coperto dal maestoso Baldacchino. Quest’opera imponente ma aggraziata è uno dei principali capolavori del Bernini ed è pieno di accorgimenti strutturali e richiami simbolici: a noi basti sapere che, guardando uno spaccato dell’interno della cupola, partendo dalla lanterna e tirando una linea verticale si attraversano al centro il Baldacchino, l’altare e la sottostante tomba monumentale di San Pietro per raggiungere, sottoterra, la vera tomba del Principe degli Apostoli. In questo modo si esprime anche visivamente che tutta la Chiesa si fonda su Pietro, così come Gesù aveva detto: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16, 18).<br><br></div><div>&nbsp;</div><div>SABATO<br><br></div><div>† Gv 21, 1-14<br><br></div><div><sup>1</sup> Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: <sup>2</sup>si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. <sup>3</sup>Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.<br> <sup>4</sup>Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.<sup>5</sup>Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No».<sup>6</sup>Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. <sup>7</sup>Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. <sup>8</sup>Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.<br> <sup>9</sup>Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.<sup>10</sup>Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». <sup>11</sup>Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.<sup>12</sup>Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. <sup>13</sup>Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.<sup>14</sup>Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>† Gv 21, 15-19<br><br></div><div><sup>15</sup>Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». <sup>16</sup>Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». <sup>17</sup>Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro <mark>rimase addolorato</mark> che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore.<sup>18</sup>In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». <sup>19</sup>Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>“….Che cosa fa Gesù? Gesù restituisce fiducia a Pietro. Non semplicemente gli dà fiducia, ma gliela restituisce, perché Pietro l’ha persa certamente, l’ha persa anche in se stesso.<br><br></div><div>Gesù gliela restituisce, e in maniera costruttiva, così da <strong>diventare un Vangelo per Pietro</strong>, una buona notizia per Pietro. Pietro abbattuto, triste, desideroso di ritornare a pescare, gradualmente si vede restituito nella fiducia e riportato alla stima di sé, alla capacità di essere di nuovo qualcuno.<br><br></div><div>Come Gesù gli restituisce la fiducia?&nbsp;<br><br></div><div>Non con un interrogatorio sui fatti, ma con un <strong>interrogatorio sull’amore</strong>. Così Gesù si mostra Vangelo per Pietro. Lo interroga sulla realtà che in Pietro è più profonda e più vera, va a scavare nel fondo di quest’uomo e a cercare ciò che è in lui il meglio, ciò che sa che in Pietro non è mai venuto meno, malgrado tutto.<br><br></div><div>Se lo interrogasse sulla costanza, sulla coerenza, sul dominio di sé, sulla prudenza, su tutte queste cose, Pietro forse direbbe: «Sì, ho mancato, non merito più fiducia, non sono più degno di essere chiamato tuo vicario, fai di me l’ultimo dei tuoi impiegati». Invece Gesù lo interroga sull’amore e quasi quasi noi ci scandalizziamo, oppure ci stupiamo o meglio siamo così ciechi, che non ci stupiamo della stranezza di questa interrogazione [...].<br><br></div><div>Gesù, invece, lo interroga sull’amore: «Sai amare?».&nbsp;<br><br></div><div>E, poiché Gesù sa quello che fa, vuol dire che <strong>questa è la domanda più importante,</strong> la domanda fondamentale, quella su cui si gioca non solo il destino dell’uomo, ma anche quello della Chiesa, quello della stessa organizzazione e vita della Chiesa.<br><br></div><div>Vediamo un po’ come Gesù interroga Pietro sull’amore. Lo interroga tre volte, quasi a dire: «No, no, no... questa è la domanda, non ne ho altre...», perché se facesse tre domande diverse: una sull’amore, una sulla capacità organizzativa e una sulla prodezza nell’agire, potremmo dire che sta facendo un quadro. Invece fa tre volte la stessa identica domanda per affermare che solo questa conta.<br><br></div><div>E questa domanda com’è formulata?&nbsp;<br><br></div><div>È interessante prendere il testo greco del Nuovo Testamento, che non è facile da tradurre. La versione attuale dà un’idea inesatta perché dice: «Simone, mi vuoi bene? Tu sai che ti voglio bene». E così per tre volte, sempre con lo stesso verbo.<br><br></div><div>Invece in greco ci sono due verbi: uno è il verbo <strong>filéin</strong>, che significa l’amore nel senso di amicizia, di un rapporto profondo di comprensione tra persone. Poi c’è <strong>agapào</strong>, che è il verbo più usato nel Nuovo Testamento, anche da san Paolo nell’inno della carità, e significa l’amore oblativo, cioè l’amore come dono.<br><br></div><div>Mentre l’amicizia – il filéin – è l’amore di rapporto, di mutua comprensione, l’altro è l’amore che crea comprensione, l’amore che si dona, che è tipico dell’amore divino, che, prima di essere amato, crea la possibilità di amare, rendendo l’altro capace di amare.<br><br></div><div>Gesù usa questi verbi, cioè coniuga con Pietro tutto il vocabolario dell’amore amicale e dell’amore oblativo; è come se gli domandasse: «Pietro, come ti muovi nella sfera dell’amicizia e del dono?». Si tratta di una domanda enorme, evidentemente; una domanda che fa pensare, perché tutti noi sappiamo di essere qui molto mancanti [...].<br><br></div><div>Quindi, un’interrogazione su questo punto è necessaria, un’interrogazione fatta a fondo: «Come ti muovi nella sfera della vera e leale, permanente, sincera, disinteressata amicizia? Come ti muovi nella sfera oblativa del dono che facendoti dimenticare te stesso, ti consacra e ti dedica agli altri in maniera creativa, senza aspettare che siano amabili o che ti facciano qualcosa di bene?».<br><br></div><div>In questa sfera anche Pietro sa di non <mark>muoversi perfettamente</mark>; però la sua risposta è molto bella.<br><br></div><div>Come avremmo risposto noi?&nbsp;<br><br></div><div>Avremmo risposto: «Sì, un po’, mi sembra, ho fatto dei progressi, vorrei, ci tengo molto, è qualcosa di importante per me...». Cioè avremmo risposto quasi sempre tenendo la palla in mano, mostrando così di non essere ancora entrati pienamente nella sfera dell’amicizia e dell’amore.<br><br></div><div>Invece Pietro fa rimbalzare la palla: «<strong>Tu lo sai</strong>».<br><br></div><div>E si rimette anche in questo a Gesù, rivelando davvero di essere entrato nella dinamica dell’amicizia e dell’amore. Pietro ha imparato molto, proprio da quelle cose che noi nel nostro processo gli abbiamo rimproverato: le sue debolezze, le sue cadute, le sue umiliazioni... I suoi colpi di testa, riconosciuti con pentimento vero, sincero, gli hanno insegnato che la cosa fondamentale per l’uomo è muoversi nella sfera dell’amore e dell’amicizia, e Pietro <mark>si è lasciato prendere da questo</mark>.<br><br></div><div>Gesù lo accoglie così, lo accoglie in quel momento e in quella realtà in cui sa che Pietro è pienamente se stesso, e da qui parte per ricostruirla.”<br><br></div><div>Carlo Maria Martini<br><br></div><div>&nbsp;</div><div>“Dio infatti non lo si conosce semplicemente guardandolo come fosse un libro, perché è persona vivente e lo scopro a mano a mano che mi relaziono a lui coinvolgendomi nella risposta alla sua chiamata. Se non mi coinvolgo, l’esistenza di Dio diventa per me una problematica così lontana da portarmi addirittura a interrogarmi se c’è e, nel caso ci sia, se non mi ha forse abbandonato”<br><br></div><div>&nbsp;<br>"Simone, figlio di Giovanni, mi ami (verbo <em>agapáo</em>) tu più di queste cose?" <a href="http://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo/10376-pietro-seguimi#sdfootnote1sym">1</a><br>Gli rispose: “Sì, Signore, tu lo sai che ti voglio bene (verbo <em>philéo</em>)”.<br>Gli disse: “Sii il pastore dei miei agnellini”.<br>Gli disse di nuovo, per la seconda volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami (verbo <em>agapáo</em>)?”.<br>Gli rispose: “Sì, Signore, tu lo sai che ti voglio bene (verbo <em>philéo</em>)”.<br>Gli disse: “Sii il pastore dei miei agnellini”.<br>Gli disse per la terza volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene (verbo <em>philéo</em>)?”.<br>Pietro si rattristò che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene (verbo <em>philéo</em>)?”,<br>e gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene (verbo <em>philéo</em>)”.<br>Gli rispose Gesù: “Sii il pastore dei miei agnellini”.<br><br></div><div>Si noti con attenzione il gioco dei verbi greci. La terza volta Gesù non chiede più a Pietro: “Mi ami?” (verbo <em>agapáo</em>), ma, come aveva risposto Pietro per due volte, gli chiede: “Mi vuoi bene?” (verbo <em>philéo</em>). <strong>A Gesù basta l’amore umano di Pietro</strong>, la sua capacità di volere bene: verrà il giorno – glielo dice subito dopo – in cui Pietro saprà vivere l’amore, l’<em>agápe</em> fino alla fine (<em>eis télos</em>: Gv 13,1), fino al dono della vita nel martirio, ma non ora… Pietro, dal canto suo, appare grande perché umile, perché non pretende di dire: “Io ti amo”, con quell’<em>agápe</em> che scende solo da Dio. C’è qui tutta la grandezza di Pietro, che rinuncia a essere protagonista di quell’amore che solo Dio può donare. Il Pietro che era stato presuntuoso (“Darò la mia vita per te!”: Gv&nbsp; 13,37), il Pietro che era sempre così sicuro ed entusiasta da voler fare più di quanto Gesù gli chiedeva (“Signore, lavami non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!”: Gv&nbsp; 13,9), ora è il Pietro anziano, maturo spiritualmente,<br><br></div><div><br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>Domenica&nbsp;<br><br></div><div>† Mt 16,13-19<br><br></div><div><sup>13</sup>Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».<sup>14</sup>Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». <sup>15</sup>Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». <sup>16</sup>Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». <sup>17</sup>E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. <sup>18</sup>E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. <sup>19</sup>A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».&nbsp;<br><br></div><div><br></div><div>Credo che alla fine a noi venga chiesto di fare quel passo, che fa si che il rapporto con il Signore diventi definitivo. Voglio dire che nella nostra vita ci sono dei momenti in cui dobbiamo pensare, riflettere e dire: qual è il senso della mia vita? Che cosa ci sto a fare al mondo?… Poi ad un certo punto bisogna che uno si decida; non si può arrivare a 90 anni e a dire: qual è il senso della mia vita? Bisogna che ad un certo punto uno prenda una decisione e orienti la sua esistenza. Credo che a noi venga chiesto di prendere una posizione nei confronti di Gesù Cristo. Una volta che lo conosci a sufficienza puoi dire sì o no, puoi dire se in quello riconosci la vocazione, il senso, il compito della tua vita. O se invece tu pensi che il compito della tua vita sia da cercare in altre parti. Ma non stare a metà: “non stare lì sul un po’ sì e un po’ no”, perché dopo l’esperienza diventa un po’ insipida. Se invece questa decisione viene presa, allora c’è un punto di appoggio fermo da cui uno può saltare, può spiccare il volo, il salto… insomma camminare. Però ad un certo punto bisogna avere questo fondamento, altrimenti siamo in un terreno paludoso ed è difficile prendere la spinta per saltare da un terreno paludoso; lì se uno tenta di saltare troppo casca più in giù ed è ancora peggio.<br><br></div><div>Allora il discorso del: “Chi dice la gente chi io sia?”, “E voi chi dite chi io sia?”, credo che diventi prezioso e una provocazione utile.<br><br></div><div>&nbsp;</div><div>Non possiamo più rifugiarci dietro ad opinioni di altri, siano essi teologi o conduttori di dibattiti televisivi. Gesù vuole la nostra <mark>risposta personale</mark>. Dobbiamo prendere posizione personalmente nei suoi confronti. È quello che succede con l’atto di fede. Gesù lancia una sfida a ogni uomo e a ogni donna direttamente e personalmente: “Tu, chi dici che io sia?”.</div><div>&nbsp;</div><div>E noi, perché seguiamo Gesù? Perché, come loro, sia­mo rimasti affascinati dalle sue parole che sono spirito e vita? E, soprattutto, chi è questo Gesù per noi?</div><div>&nbsp;<br><br></div><div>Gesù interroga i suoi, quasi in un sondaggio d'opinione: La gente chi dice che io sia? E l'opinione della gente è bella e incompleta: Dicono che sei un profeta, uno dei più grandi! Ma Gesù non è semplicemente un profeta del passato che ritorna, fosse pure il più grande di tutti. Bisogna cercare ancora: Ma voi, chi dite che io sia? Non chiede una definizione astratta, ma il coinvolgimento personale di ciascuno: "ma voi...". Come dicesse: non voglio cose per sentito dire, ma una esperienza di vita: che cosa ti è successo, quando mi hai incontrato? E qui ognuno è chiamato a dare la sua risposta. Ognuno dovrebbe chiudere tutti i libri e i catechismi, e aprire la vita. Gesù insegnava con le domande, con esse educava alla fede, fin dalle sue prime parole: che cosa cercate? (Gv 1,38). Le domande, parole così umane, che aprono sentieri e non chiudono in recinti, parole di bambini, forse le nostre prime parole, sono la bocca assetata e affamata attraverso cui le nostre vite esprimono desideri, respirano, mangiano, baciano. Ma voi chi dite che io sia? Gesù stimolava la mente delle persone per spingerle a camminare dentro di sé e a trasformare la loro vita. Era un maestro dell'esistenza, e voleva che i suoi fossero pensatori e poeti della vita.<br><br></div><div>&nbsp;</div><div>“Può darsi – come molti affermano – che oggi il discorso su Dio lasci gli uomini indifferenti: io stesso penso che questa osservazione contenga del vero. Può darsi che oggi «la chiesa» – come scriveva quarant’anni fa il teologo Joseph Ratzinger – «sia divenuta per molti l’ostacolo principale alla fede» (Introduzione al cristianesimo, Queriniana, Brescia 2005, p. 330; il testo originale tedesco è del 1968, prima tr. it. 1969). Ma rimane vero che gli uomini sono sensibili all’avere fede o al non avere fede nell’amore, al credere o non credere all’amore, perché da questo dipende il senso dei sensi della vita.&nbsp;<br><br></div><div>Resto convinto che ancora oggi molti ci chiedono: «Vogliamo vedere Gesù!» (Gv 12,21), perché sentono che la sua umanità li riguarda, li intriga, li interroga. Ma noi cristiani, noi chiesa, sappiamo rispondere a questa domanda, a questo anelito profondo, oppure non lo ascoltiamo, lo evadiamo? Forse noi per primi non sappiamo vedere Gesù, oppure lo conosciamo poco. Sappiamo noi cristiani che tutto quello che possiamo conoscere di Dio ce lo ha narrato Gesù Cristo?&nbsp;<br><br></div><div>… «Ciò che Gesù aveva di eccezionale non era di ordine religioso, ma umano» (Joseph Moingt): egli, la vera «immagine del Dio invisibile» (Col 1,15), a somiglianza del quale siamo stati creati e diventiamo uomini, ci ha insegnato a vivere in questo mondo (cf. Tt 2,12), ci ha lasciato delle tracce umanissime sulle quali camminare per essere suoi fratelli e figli di Dio.&nbsp;<br><br></div><div>Dobbiamo soltanto credere all’amore che lui, Gesù, ha vissuto «fino alla fine», fino all’estremo (cf. Gv 13,1). Questa è la nostra fede cristiana.”<br><br></div><div>Enzo Bianchi<br><br></div><div><br></div><div>Pietro fa un salto di qualità determinante nella sua vi­ta, un riconoscimento che gli cambierà la vita. Gesù gli risponde:&nbsp;</div><div>&nbsp;<br><br></div><div>Il cambio di nome da Simone a Pietro è, probabil­mente, avvenuto proprio qui. Simone scopre il suo nuovo volto, una dimensione a lui sconosciuta, che lo porterà a garantire la saldezza della fede dei suoi fratelli.</div><div>È stupendo questo dialogo, nella sua essenzialità: Pie­tro rivela che Gesù è il Cristo e Gesù rivela a Simone che lui è Pietro. È uno scambio di cortesie, un recipro­co svelamento.</div><div>Quando ci avviciniamo al mistero di Dio, sveliamo il nostro volto; quando ci accostiamo alla Verità di Dio, riceviamo in contraccambio la verità su noi stessi.</div><div>Non abbiamo paura, quindi, a fidarci di questo Dio che davvero ci può rivelare a noi stessi, con semplicità ma con verità.</div><div><br></div><div>&nbsp;<br>(e se non fossi come vorrei essere? Accetteresti a scartare/rinunciare a tutto ciò che hai costruito?)&nbsp;</div><div>&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;</div><div><br></div><div>&nbsp;</div><div><br><sup>16</sup>Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. <sup>17</sup>Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. <sup>18</sup>Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. <sup>19</sup>Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, <sup>20</sup>insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».</div><div><br></div><div><br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>1) Campo de’fiori<br><br></div><div>In origine Campo de’ fiori non era una piazza, ma un prato con alcuni orti: ecco così spiegato il motivo del suo nome. Nella seconda metà del ‘400 papa Callisto III risistemò tutta la zona, creando molti palazzi divenuti in seguito sedi di importanti famiglie romane. Per questo ben presto la piazza ospitò un fiorente mercato, specie di cavalli. Vitalitàcommerciale (di giorno) e ritrovo dei giovani (di notte) continuano a rendere questo slargo uno dei piùimportanti di Roma, ma non bisogna dimenticare che in essa avevano luogo le esecuzioni capitali: la piùnota qui avvenuta èquella di Giordano Bruno (1600), accusato di eresia. B <em>cerca bene tutt’intorno: ti trovi nell’unica piazza storica di Roma su cui non si affaccia nessuna chiesa…<br></em><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:173,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:110}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="110" height="173"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>da Campo de’fiori a Piazza Navona (circa 5 minuti)</em>: imboccate via dei Baullari; attraversato corso Vittorio Emanuele II trovate la piazzetta di San Pantaleo. Imboccate il vicolo alla vostra destra e sbucate in piazza Navona.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>2) Piazza Navona<br><br></div><div>Questa famosissima piazza è racchiusa e riempita da abitazioni e opere d’arte barocche, ma non è sempre stata così: forme e dimensioni derivano dal sottostante stadio di Domiziano, di epoca imperiale romana, i cui resti si trovano nel sottosuolo delle case tutt’intorno. L’attuale sistemazione barocca risale al XVII secolo, quando questa piazza cominciò ad ospitare le sfilate di carnevale. Merita particolare attenzione la Fontana dei quattro Fiumi, posta in opera alla metàdel ‘600 dal Bernini. Questa fontana, situata al centro della piazza, riutilizza un obelisco dell’epoca di Domiziano, da cui sorgono le statue dei fiumi Nilo, Gange, Danubio e Rio della Plata: i piùlunghi conosciuti all’epoca. B<em>se guardi attentamente puoi riconoscere con facilità il Nilo: è il fiume con la testa velata, a simboleggiare che le sue sorgenti non erano ancora state scoperte.</em> Di fronte a questa fontana trovi la chiesa di Sant’Agnese in Agone. Questo edificio di culto fu eretto da Girolamo e Carlo Rainaldi (padre e figlio), ma finito nella facciata e nei campanili dal Borromini. B <em>Bernini e Borromini erano acerrimi nemici: la loro rivalità era dovuta al fatto che erano in concorrenza, in quanto erano considerati i migliori architetti dell’epoca, e non si risparmiavano colpi proibiti. In questo caso è Bernini a fare uno sgarbo al collega-rivale: si narra che questi, vedendo la facciata della chiesa terminata da Borromini, la trovasse bruttissima e pericolante: così la statua del Rio della Plata fu scolpita dal Bernini col braccio alzato, quasi a proteggersi dall’imminente crollo della chiesa.</em> Comunque questa simpatica leggenda è un anacronismo: la fontana infatti fu collocata nel 1651, un anno prima dell’inizio dei lavori alla chiesa.<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:153,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:85}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="85" height="153"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>da piazza Navona a Palazzo Madama (circa 1 minuto)</em>: da piazza Navona imboccate a destra Corsia Agonale e sbucate davanti a palazzo Madama.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>3) Palazzo Madama<br><br></div><div>Oltre ad essere uno splendido palazzo èla sede del Senato della Repubblica. B <em>l’intitolazione del palazzo deriva dalla committente, la regina Margherita d’Austria, per la quale fu ultimato nel 1503.</em> Nel palazzo successivo (guardando a destra), detto della Sapienza, ebbe sede fino al 1935 la piùantica universitàromana: la Sapienza appunto, fondata da Bonifacio VIII nel 1303. Vi si trova anche la chiesa di Sant’Ivo, celebre opera del Borromini, particolarmente famosa per la sua cupola.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:58,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:200}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="200" height="58"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>da Palazzo Madama al Pantheon (circa 3 minuti)</em>: attraversando piazza Madama imboccate, alla vostra sinistra, via del Salvatore. All’incrocio con via Dogana Vecchia trovate sulla sinistra la Chiesa di S. Luigi dei Francesi, dove ci sono tre dei più famosi quadri del Caravaggio (<em>Martirio di San Matteo</em>, <em>San Matteo e l’angelo</em> e <em>Vocazione di San Matteo</em>). Proseguendo imboccate via Giustiniani e troverete il Pantheon sulla vostra destra.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>4) Il Pantheon<br><br></div><div>storia<br><br></div><div>Questo monumento èuno dei piùfamosi dell’antichitàe la sua storia, come anche la struttura, vanta aspetti incredibili. La sua vicenda èinusuale per le innumerevoli e diversissime variazioni subite: il Pantheon fu costruito nel 27a.C. ma completamente rifatto 150 anni piùtardi dall’imperatore Adriano. Nel VII secolo fu donato a papa Bonifacio IV, che lo rese una chiesa dedicandolo a S. Maria ad Martyres. Ma non èfinita: nel Medioevo divenne una fortezza finché, come abbiamo visto, il Pantheon fu spogliato dei bronzi, destinati al baldacchino della basilica di San Pietro. B <em>si narra che papa Urbano VIII, della famiglia dei Barberini, commentò con sarcasmo il distacco dei bronzi: “Quello che non fecero i barbari lo fecero i Barberini”.</em> Infine, dopo l’Unità, il Pantheon divenne il sacrario dei re d’Italia, cioèil luogo dove i sovrani d’Italia venivano sepolti. B <em>partendo da destra si possono osservare le tombe dei re Vittorio Emanuele II, Umberto I e della regina Margherita; tra essi vi è un “intruso”: il celebre scultore Raffaello Sanzio.<br></em><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>struttura<br><br></div><div>Il pronao, ovvero il colonnato all’esterno, precede il Pantheon vero e proprio, a forma di sfera. B <em>il Pantheon è esattamente un enorme pallone, con altezza totale dell’interno pari al diametro di 43,30 metri!</em> La costruzione mantiene la sua stabilità grazie all’occhio centrale (unica fonte di luce, avente diametro di 9 metri), e ospita al suo interno sette cappelle alternate a edicole. B <em>l’occhio centrale è aperto, ma non piove dentro perché si creano delle particolari correnti d’aria che fanno sì che le gocce di pioggia non riescano ad entrare.<br></em><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:176,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:156}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="156" height="176"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure>&nbsp;</div><div><br><br></div><div><em>dal Pantheon a Montecitorio (circa 5 minuti)</em>: imboccate via del Pantheon (la strada dritto a destra uscendo dal monumento) e continuate dritto anche quando cambia nome in via della Maddalena. Svoltate a destra in via degli Uffici del Vicario (volendo potete fermarvi per un gelato da Giolitti, considerata la migliore gelateria di Roma. In alternativa, su via della Maddalena si trova un’altra gelateria, la Palma, con 150 posti a sedere) e sbucate in piazza di Montecitorio.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>5) Montecitorio<br><br></div><div>Il palazzo, opera del Bernini e ora sede della Camera dei Deputati, fu commissionato nel 1653 ed è annunciato dall’obelisco, trasportato in Italia sotto l’imperatore Augusto ma innalzato nella sede attuale solo nel 1792, durante il pontificato di Pio VI. B <em>l’obelisco doveva servire ad Augusto per farne il perno di una gigantesca meridiana solare!<br></em><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:79,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:125}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="125" height="79"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>da Montecitorio a via del Corso (circa 2 minuti)</em>: attraversate piazza di Montecitorio e la successiva piazza Colonna; giunti su via del Corso voltatevi indietro.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>6) Piazza Colonna e Palazzo Chigi<br><br></div><div>Vi trovate nell’unico slargo monumentale lungo via del Corso: prende il nome dal suo ornamento principale, cioè la colonna di Marco Aurelio che è da sempre al centro della piazza. Questa imponente opera fu fatta erigere nel II secolo dal figlio dell’imperatore, Commodo (quello de <em>Il Gladiatore</em>!), per celebrare le vittorie ottenute dal padre contro alcune popolazioni germaniche. Le sculture, ispirate a quelle della colonna Traiana (che potrete ammirare in seguito), sono arrotolate a spirale intorno al fusto della colonna: se fossero distese supererebbero i 110 metri di lunghezza! Tornando alla piazza, essa è circondata da alcuni dei più importanti palazzi storici di Roma. B <em>guardando in direzione di piazza di Montecitorio vedete di fronte a voi palazzo Wedekind: queste colonne sono etrusche, in pratica hanno piùdi 2500 anni!!!</em> Il palazzo sicuramente piùimportante che affaccia su piazza Colonna èpalazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri: di fatto èla casa del Presidente del Consiglio, capo del Governo italiano! Spesso infatti questo palazzo viene inquadrato nei primi servizi dei TG quando sono attese importanti decisioni politiche. B <em>una curiositàsulla struttura: l’ultimo piano fu aggiunto quando il palazzo era giàstato terminato per rivaleggiare in altezza col vicino palazzo Montecitorio.<br></em><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>7) Via del Corso<br><br></div><div>Ti trovi in una delle vie piùimportanti e famose di Roma, lunga 1500 metri dall’obelisco in piazza del Popolo al Vittoriano. Questa strada ricalca il tracciato cittadino dell’antica via Flaminia e veniva percorsa da tutte le personalitàche entravano nell’Urbe (=città) da porta del Popolo: da qui deriva il suo nome. I numerosissimi edifici d’epoca che la affiancano ospitano al pianterreno, per la maggior parte, i negozi delle più celebri firme mondiali: per questo via del Corso è spesso così trafficata! B <em>cerca la particolarità nella numerazione dei palazzi… L’hai trovata??? Da un lato la serie dei numeri civici cresce, dall’altro diminuisce e in entrambi i lati sono presenti sia i numeri civici pari che quelli dispari.<br></em><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:204,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:77}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="77" height="204"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>da via del Corso a Piazza del Popolo (circa 15 minuti)</em>: svoltate a sinistra lungo via del Corso finché non raggiungete Piazza del Popolo.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>8) Piazza del Popolo<br><br></div><div>L’ampio slargo in cui vi trovate ha una storia travagliata e raggiunge il suo stato attuale solo nella prima metà del XIX secolo. Dando le spalle a via del Corso avete davanti a voi porta del Popolo, risistemata nel ‘600 ma erede di una delle porte di Roma imperiale e per millenni ingresso principale della città. Alla sua destra si trova la chiesa di santa Maria del Popolo: il nome è dovuto al fatto che, per costruirla, furono raccolti i soldi dal popolo romano. L’interno èstupefacente per i capolavori che contiene; presentiamo solo i principali: nella navata destra una <em>Natività</em> del Pinturicchio (prima cappella), nella navata destra tutta la cappella Chigi (disegnata da Raffaello e completata, fra gli altri, da Bernini), nel presbiterio il coro risistemato da Bramante e gli affreschi della volta, opera del Pinturicchio. Soprattutto, però, la cappella a sinistra del presbiterio ospita due capolavori di Caravaggio: <em>Conversione di S. Paolo</em> e <em>Crocifissione di S. Pietro</em>.<br><br></div><div>Tornando alla piazza, essa ospita al centro un obelisco, qui collocato per volere di papa Sisto V ma risalente all’epoca di Ramesse II, uno dei più noti faraoni. B <em>anche quest’opera è piuttosto giovane: ha “solo” 3200 anni!</em> Guardando in direzione di via del Corso vi accorgerete che altre due strade partono dalla piazza: si tratta di via del Babuino (a sinistra) e via di Ripetta (a destra), due importanti direttrici che, creando uno schema a raggiera, innervano profondamente tutto il centro storico di Roma. Queste tre importanti strade sono divise da due chiese, dette gemelle: santa Maria dei Miracoli a destra e santa Maria di Montesanto a sinistra; entrambe volute da papa Alessandro VII alla fine del ‘600.<br><br></div><div>Tenendo di fronte a voi le chiese gemelle voltatevi alla vostra sinistra per ammirare un’ultima opera collegata a piazza del Popolo: si tratta della risistemazione delle pendici di monte Pincio, arricchito da un grande parco. Se farete la fatica di salire potrete ammirare dalla terrazza uno dei panorami più famosi e maestosi della città.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:117,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:109}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="109" height="117"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>da Piazza del Popolo a Piazza di Spagna (circa 10 minuti)</em>: lasciandovi la piazza alle spalle, prendete via del Babbuino alla vostra sinistra e proseguite sempre dritto finché non trovate Piazza di Spagna alla vostra sinistra.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>9) Piazza di Spagna<br><br></div><div>Questa piazza èfamosa per la sua maestosità, che hai visto crescere avvicinandoti da via dei Condotti. La prima cosa che si nota èla Fontana della Barcaccia, ulteriore celebre opera del Bernini, che prende il nome dalla sua forma particolare. B <em>esistono più dicerie per spiegare il nome di questa fontana: secondo alcuni deriva da una barchetta che, portata nella piazza dal Tevere in piena, vi sarebbe rimasta per anni; secondo altri invece deriva dal nome delle chiatte che, in passato, risalivano il fiume caricando botti di vino. Erano infatti piccole imbarcazioni basse ai lati, proprio come quella cui si ispira la fontana.</em> La monumentale scalinata che, scalando il Pincio, collega la piazza alla chiesa di Trinità dei Monti conta 135 gradini e fu realizzata da Francesco De Sanctis nel primo quarto del ‘700.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div><em>da Piazza di Spagna alla Fontana di Trevi (circa 10 minuti)</em>: tenendo la fontana alla vostra sinistra, imboccate alla vostra sinistra via dei Due Macelli. Girate poi a destra in via del Tritone e, giunti al primo slargo, imboccate sulla sinistra via della Stamperia: a un certo punto, sulla destra, ammirerete la fontana di Trevi.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>10) La fontana di Trevi<br><br></div><div>L’architetto Salvi creò questa fontana nel 1735, ideandola come un’enorme scena teatrale: a questo scopo il palazzo retrostante fu totalmente rifatto e le vie ai suoi lati vennero pensate come le quinte del palcoscenico. Anche la rappresentazione non è da meno: al centro il protagonista è Oceano che, sul suo cocchio trainato da cavalli marini, domina le acque. B <em>se vuoi lancia una monetina nella fontana: in questo modo sarai certo di tornare almeno un’altra volta a Roma!... E avrai fatto anche un’opera buona: sembra che le monete che il comune raccoglie dalla fontana siano poi donate alla Caritas cittadina.<br></em><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:99,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:158}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="158" height="99"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>dalla fontana di Trevi al Quirinale (circa 10 minuti)</em>: con la fontana alle spalle procedete in via di San Vincenzo e svoltate a sinistra al primo incrocio, in via della Dataria. Occhio alla salita: per farne meno sfruttate le scale che vedete di fronte a voi.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>11) Quirinale<br><br></div><div>Su una delle piazze piùpanoramiche di Roma, situata in cima al colle Quirinale, si trova l’omonimo palazzo, uno dei piùrilevanti d’Italia: fu infatti residenza estiva dei papi, poi dei Savoia; infine dal 1946 èla casa del presidente della Repubblica. Dal 1573 vi operarono svariati architetti (fra i più noti Maderno e l’onnipresente Bernini); il palazzo vanta giardini privati di stampo cinquecentesco e interni fra i più sontuosi d’Italia! B<em>il presidente è in casa??? Lo scopri se la bandiera italiana è esposta.<br></em><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:192,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:181}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="181" height="192"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>dal Quirinale a Piazza Venezia (circa 10 minuti)</em>: con le spalle al Quirinale scendete lungo via XXIV Maggio. Alla rotonda svoltate a destra su largo Magnanapoli. Alla curva scendete le scale di fronte a voi. Quando finiscono, svoltate a destra in piazza della Madonna di Loreto. Al termine della piazza già si vede uno scorcio della prossima tappa: la trafficatissima piazza Venezia.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>12) Piazza Venezia e il Vittoriano<br><br></div><div>In questa piazza confluiscono tutte le principali strade del centro storico. La sua importanza è accresciuta dalla presenza di palazzo Venezia, che le dà il nome. Questo palazzo dagli interni insospettabili (contiene anche un cortile privato e addirittura una basilica!) nel corso dei secoli fu abitato da ambasciatori di diverse nazioni, finchédivenne luogo di riunione del Gran Consiglio del Fascismo durante il ventennio. B <em>dal terrazzo principale della facciata di questo palazzo Mussolini pronunciò, nel 1939, il discorso con cui annunciava che l’Italia era entrata nella Seconda Guerra Mondiale.<br></em><br></div><div>Il monumento più evidente di piazza Venezia è però certamente il Vittoriano: si pensi che, per renderlo più visibile, palazzo Venezia fu retrocesso rispetto all’asse di via del Corso, così da non ostruirne la visuale! Quest’opera imponente prende il nome da re Vittorio Emanuele II, cui è dedicata, e fu cominciata nel 1885 all’indomani della morte del sovrano, salvo poi essere terminata soltanto 50 anni più tardi. Oggi, oltre ad un museo, nel Vittoriano si trovano l’altare della Patria e la tomba del Milite Ignoto. Fra l’altro, oltre ad esservi allegoricamente rappresentate le regioni e le principali città italiane, dal livello del sommoportico si può godere di una notevole vista panoramica.<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:194,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:39}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="39" height="194"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>dal Vittoriano al Campidoglio (circa 10 minuti)</em>: tenendo il lato di palazzo Venezia attraversate con molta attenzione la piazza. Costeggiate il Vittoriano sulla destra fino ad arrivare a due scalinate: prendete quella più a destra.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>13) Campidoglio<br><br></div><div>Dei sette colli di Roma quello su cui vi trovate fu sicuramente il principale, in quanto da sempre centro religioso dell’Urbs: qui sorgeva, fin dal 509a.C., il tempio di Giove Capitolino, primo e piùimportante edificio di culto cittadino. La cosa piùsorprendente èla piazza, progettata da Michelangelo ma definitivamente ultimata solo nel secolo scorso, la cui scenograficitàèaccresciuta ed incorniciata dalle residenze che la cingono (a destra il palazzo dei Conservatori, in fondo il palazzo Senatorio, a sinistra il palazzo Nuovo), dalla statua equestre di Marco Aurelio che si trova al centro e dalle due scalinate (una in direzione della chiesa di Santa Maria in Aracoeli, l’altra detta cordonata e approntata per poter ascendere a cavallo al Campidoglio); ma l’aspetto piùaffascinante resta il disegno della pavimentazione della piazza voluto dal Buonarroti stesso proprio così. B <em>la quasi totalità dei palazzi della piazza e dei loro sotterranei è occupata da un’unica struttura espositiva: i Musei Capitolini. Fa eccezione il palazzo Senatorio, sede del comune di Roma, mentre il palazzo dei Conservatori fa spesso da quinta teatrale per le foto dei matrimoni più chic della città!<br></em><br></div><div>B<em> la statua in bronzo di Marco Aurelio è l’unico monumento equestre dell’antica Roma giunto integro fino a noi. Un tempo era interamente dorata, oggi rimangono solo alcune striature qua e là, da cui la convinzione dei Romani a credere che un giorno la statua tornerà tutta d’oro. Quel giorno, quando anche il ciuffo di peli posto tra le orecchie del cavallo, in cui il popolo romano ha identificato una civetta, comincerà a cantare, sarà quello della fine del mondo. C’è anche un altro racconto popolare, secondo il quale il cavaliere rappresenterebbe invece il Grande Villico, un contadino rozzo ed enorme che avrebbe sbaragliato un esercito barbaro che assediava Roma. In cambio il popolo romano gli rese omaggio con questa statua.<br></em><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div><em>dal Campidoglio alla chiesa di Santa Maria in Aracoeli (circa 1 minuto)</em>: guardando la piazza, in fondo a sinistra trovate una breve scalinata che porta alla Chiesa di Santa Maria in Aracoeli.&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>14) La chiesa di Santa Maria in Aracoeli<br><br></div><div>storia<br><br></div><div>Accanto a piazza del Campidoglio, in posizione dominante, si erge la chiesa di S. Maria in Aracoeli, situata dove si trovavano i templi di Giunone Moneta e di Virtus e dove, secondo la tradizione, la Sibilla avrebbe predetto all’imperatore Augusto la venuta del Figlio di Dio: “Haec est ara filii Dei” (da cui il nome di Aracoeli). Il termine Ara Coeli, infatti, significa altare del cielo e nasce da questa leggenda: il mondo è ancora pagano, Gesù non è nato ma molti misteriosi segnali ne preannunciano l’avvento: è proprio Augusto, il più noto degli imperatori, ad avere una visione mentre è vicino al tempio di Giunone sul Campidoglio. Il cielo si apre e fra le nuvole appare una ragazza seduta su un altare con un bimbo in grembo: “Ecco l’altare del figlio di Dio!”, esclama; e Augusto, si dice, cade in ginocchio. Per ricordare questo prodigio i francescani nel 1200 avrebbero costruito la chiesa sul luogo dell’apparizione, consacrandola nel 1291. In realtà la chiesa era già esistente nel VII secolo, nel X fu abbazia benedettina e, dopo la custodia francescana sopra citata, fu ricostruita nel 1300 nelle forme romanico-gotiche che vediamo.<br><br></div><div>La scalinata trecentesca è invece un omaggio alla Vergine per aver fatto cessare la peste nera e fu inaugurata nel 1348 da Cola di Rienzo. La scalinata è qualcosa di più di un modello architettonico, poiché ci tramanda il senso che ebbe la vita per molti uomini del Medioevo: un duro pellegrinaggio, gradino dopo gradino, verso un mistico altare celeste. B <em>vi siete divertiti a contare i gradini?<br></em><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>interno<br><br></div><div>L’interno, costruito su tre navate a tutto sesto, è ricco di tesori d’arte; tra gli altri, oltre al soffitto ligneo a cassettoni e al bel pavimento cosmatesco in gran parte assai ben conservato (salvo inserti di lastre tombali), sono presenti la pietra tombale di Giovanni Crivelli, opera di Donatello, e, nella cappella Bufalini, storie di San Bernardino affrescate dal Pinturicchio.<br><br></div><div>La chiesa era ed èfamosa anche per il “Santo Bambino”, una scultura del bambino Gesùintagliata nel XV secolo con il legno d’olivo proveniente dal Giardino del Getsemani e ricoperta di preziosissimi ex-voto. B <em>secondo la credenza popolare era dotata di poteri miracolosi e i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia.</em> La statua è stata rubata nel febbraio del 1994 e mai più ritrovata; oggi al suo posto (nella prima cappella a sinistra guardando l’altare) è presente una copia, alla quale non mancano nuovi ex-voto.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:118,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:155}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="155" height="118"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>dal Campidoglio al Carcere Mamertino (circa 2 minuti)</em>: uscendo dalla Chiesa di Santa Maria in Aracoeli, girate a sinistra e proseguite dritto: dopo qualche metro troverete dei gradini che attraversano i fori imperiali; arrivati alla fine dei gradini voltate a sinistra e vi trovate davanti alla ringhiera del Carcere Mamertino. Attenzione! Da qualche anno il Carcere è a pagamento con visita guidata, ma se siete fortunati e trovate la porta aperta, potete sbirciare attraverso le grate.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>15) Il carcere Mamertino<br><br></div><div>storia<br><br></div><div>Situato al di sotto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, si puòqui visitare (a pagamento e fino alle ore 17) il piùantico carcere di Roma, detto Tullianum: questa prigione fu costruita giànel VII secolo a.C. ai piedi del Campidoglio. La facciata in blocchi di travertino è stata datata, grazie ai nomi dei consoli Gaio Vibio Rufino e Marco Cocceio Nerva che appaiono nell’iscrizione, fra il 39 e il 42d.C., ma dietro ad essa è presente un’altra facciata più antica in blocchi di tufo.<br><br></div><div>Dalla porta (moderna) si accede a un piccolo ambiente di pianta trapezoidale coperto da volta a botte, costruito con blocchi di tufo nella seconda metà del II secolo a.C.; la piccola apertura murata presente nella parete destra doveva forse esserne l’ingresso. Dovevano esserci altri locali di prigionia ricavati da antiche cave di tufo, mentre dalla stanza trapezoidale un foro rotondo nel pavimento portava all’ambiente sottostante (al quale oggi si accede tramite una scala), di pianta originariamente circolare (diametro 7 metri circa). Questa era la parte più segreta della prigione: il Tullianum (verosimilmente vi si trovava una polla - tullus - d’acqua), in cui venivano relegati i condannati a morte. Tra i personaggi illustri che vi furono rinchiusi e uccisi vanno ricordati i seguaci di Gaio Gracco (123a.C.) e lo stesso console (121a.C.), il re della Numidia Giugurta (104a.C.), i senatori Lentulo e Cetego, compagni di Catilina (60a.C.), il capo dei Galli Vercingetorige (49 a.C.). B <em>pare che Giugurta, al momento di essere giustiziato, riuscì a fare anche il sarcastico ironizzando sul microclima della prigione, da lui ritenuto troppo umido e freddo…<br></em><br></div><div>La cristianizzazione del complesso è databile intorno all’VIII secolo (periodo al quale risalgono le tracce di un affresco rinvenuto nel Tullianum), quando entrambi gli ambienti furono convertiti in cappelle. A partire da questo periodo il luogo cominciò ad essere chiamato Carcere Mamertino.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>La tradizione dei santi Pietro e Paolo<br><br></div><div>L’agiografia cristiana medievale fece della cella piùbassa e della fonte d’acqua il luogo in cui gli apostoli Pietro e Paolo, ivi imprigionati, battezzavano i convertiti cristiani compagni di cella. La tradizione èmolto antica e la trasformazione del carcere in chiesa (dedicata a San Pietro in carcere) si fa risalire al IV secolo per volere di papa Silvestro I. La leggenda vuole che San Pietro, scendendo nel Tullianum, cadde battendo il capo contro la parete lasciando in tal modo la propria impronta nella pietra, ora protetta da una grata. Rinchiusi nella segreta assieme ad altri seguaci, i due apostoli fecero scaturire miracolosamente una fonte d’acqua e riuscirono a convertire e battezzare i custodi delle carceri, poi martirizzati a loro volta. I due apostoli, comunque, non furono uccisi qui perché San Pietro fu condotto sul Vaticano, mentre San Paolo alle Acque Salvie (l’attuale abbazia delle Tre Fontane).<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:131,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:71}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="71" height="131"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>dal Carcere Mamertino alla via dei Fori Imperiali (circa 2 minuti)</em>: proseguite per Clivo Argentario fino a sbucare su via dei Fori Imperiali, girate a destra e attraversate questo imponente viale.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>16) I Fori Imperiali<br><br></div><div>I Fori Imperiali (quello di Traiano èil primo a sinistra, quello di Adriano il secondo a sinistra, quello di Cesare il primo a destra rispetto al vostro senso di marcia) costituiscono una serie di piazze monumentali edificate dagli imperatori nel cuore della cittàdi Roma nel corso di un secolo e mezzo (tra il 46a.C. e il 113d.C.).<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>Foro di Traiano (112-113d.C.): i progetti dell’imperatore Domiziano erano stati ancora più ambiziosi e forse già sotto il suo regno si erano iniziati i lavori di sbancamento della sella montuosa che collegava il Campidoglio al Quirinale e chiudeva la valle dei Fori verso il Campo Marzio, in direzione dell’attuale piazza Venezia, limitando lo spazio a disposizione per ulteriori complessi monumentali. Il progetto fu ripreso e completato dal successore di Domiziano, Traiano, con la costruzione di un nuovo complesso a suo nome, realizzato col bottino delle campagne di conquista della Dacia e la cui decorazione celebra le sue vittorie militari. Particolarmente votata a questo scopo fu la celebre colonna Traiana, alta quasi 40 metri, dedicata all’imperatore a ricordo delle sue vittorie. Questa imponente opera figurativa vanta alcune caratteristiche curiose: al suo interno si trova una scala a chiocciola che permette di raggiungere la sommità, dove in origine si trovava una statua di Traiano, che nel 1587 fu peròsostituita con l’attuale statua di San Pietro. B<em>solitamente la grandezza delle raffigurazioni cresce man mano che ci si allontana dal suolo in modo da renderle più visibili, ma in questo caso non è così: perché? In origine accanto alla colonna sorgevano altre due strutture molto alte che affacciavano su di essa: attraverso le finestre, perciò, era possibile ammirare i bassorilievi della colonna Traiana da vicino e senza bisogno di ingrandimenti, anche se ci si trovava a 30 metri da terra!<br></em><br></div><div>I lavori di preparazione del Foro furono imponenti: lo sbancamento della sella montuosa, necessario per trovare spazio al nuovo complesso, comportò la ricostruzione del tempio di Venere Genitrice e l’aggiunta della cosiddetta basilica Argentaria nel Foro di Cesare, mentre il taglio operato sulle pendici del Quirinale venne sistemato con la costruzione del complesso dei mercati di Traiano. La piazza forense era chiusa sul fondo dalla basilica Ulpia, alle spalle delle quale sorge appunto la colonna Traiana. Come nel Foro di Augusto i portici si aprivano sul fondo con ampie esedre. Sul lato opposto della basilica una monumentale facciata faceva da sfondo alla colossale statua equestre dell’imperatore.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>Foro di Augusto (2a.C.): il futuro imperatore Augusto, Ottaviano, aveva promesso in voto un tempio a Marte Ultore in occasione della battaglia di Filippi del 42a.C., durante la quale egli stesso e Marco Antonio sconfissero gli uccisori di Cesare, vendicandone la morte. Il tempio fu effettivamente inaugurato solo 40 anni dopo, nel 2a.C., inserito in una seconda piazza monumentale: il Foro di Augusto. Rispetto al Foro di Cesare il nuovo complesso si dispone ortogonalmente e il tempio di Marte poggia su un alto muro, tuttora conservato, che divideva il monumento dal popolare quartiere della Suburra. I portici che sorgevano sui lati lunghi si aprivano alle spalle in ampie esedre destinate ad ospitare le attività dei tribunali; erano inoltre arricchiti da statue di personaggi reali e mitologici della storia di Roma e dei membri della famiglia Giulia (quella dell’imperatore), con iscrizioni che elencavano le loro imprese, e nelle nicchie centrali i gruppi di Enea e la statua di Romolo.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>Foro di Cesare (46a.C.): Giulio Cesare decise di costruire una grande piazza a suo nome, che fu inaugurata nel 46a.C., anche se ancora incompleta, e fu terminata poi da Augusto. Si trattava di un progetto unitario: una piazza con portici sui lati lunghi e con al centro del lato di fondo il tempio dedicato a Venere Genitrice, da cui Giulio Cesare si vantava di discendere.<br><br></div><div>La nuova piazza riprendeva il modello dei portici costruiti intorno ai templi che i più importanti ed influenti uomini politici dell’ultimo secolo della Repubblica romana erano andati edificando nella zona del circo Flaminio e ne aveva i medesimi scopi di propaganda personale e di ricerca di consenso.<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:95,&quot;url&quot;:&quot;null&quot;,&quot;width&quot;:135}" data-trix-content-type="image"><img src="null" width="135" height="95"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><em>lungo Via dei Fori Imperiali verso il Colosseo (circa 10 minuti)</em>: mentre vi dirigete al Colosseo ammirate, sulla destra, il Foro Romano e, subito dopo, le mappe che indicano l’espansione dell’impero nei secoli.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>17) Il Colosseo<br><br></div><div>La sua costruzione fu iniziata da Vespasiano nel 72 ma fu inaugurato da Tito nell’80, con ulteriori modifiche apportate sotto Domiziano. B <em>la leggenda vuole che i giochi d’inaugurazione siano durati ben 100 giorni e abbiano compreso anche la rievocazione dal vero di battaglie navali: per poterle svolgere l’arena fu allagata!</em> Non più in uso dopo il VI secolo, l’enorme struttura venne variamente riutilizzata nei secoli, anche come cava di materiale. Il nome Colosseo, che deriva dalla vicina statua del colosso del dio Sole, si diffuse nel Medioevo. Ben presto l’edificio divenne simbolo della cittàimperiale, espressione di un’ideologia in cui la volontà celebrativa giunge a definire modelli per lo svago del popolo. Era usato per i giochi gladiatorii e altre manifestazioni pubbliche (spettacoli di caccia, rievocazioni di battaglie famose, drammi della mitologia classica) ed esprime con chiarezza le concezioni architettoniche e costruttive della prima età imperiale, basate rispettivamente sulla linea curva e avvolgente offerta dalla pianta ellittica (cioè ovato tonda: se l’ellisse era sconosciuta nel ‘600, figuriamoci nella Roma antica!) e sulla complessità dei sistemi costruttivi: archi e volte sono concatenati tra loro in un serrato rapporto strutturale.<br><br></div><div>B <em>le misure del Colosseo sono da primato: l’edificio forma un ovale di 527 metri di perimetro, con assi che misurano 187,5 e 156,5 metri. L’arena all’interno misura 86 per 54 metri, con una superficie di 3.357m². L’altezza attuale raggiunge i 48,5 metri ma in origine arrivava a 52 metri. La capienza è stata calcolata in circa 50.000 spettatori.</em> La facciata esterna è in travertino e si articola su quattro ordini, secondo uno schema tipico degli edifici da spettacolo del mondo romano: i tre registri inferiori contano 80 arcate numerate, rette da pilastri ai quali si addossano semicolonne, mentre il quarto livello (attico) è costituito da una parete piena, scompartita da paraste in corrispondenza dei pilastri delle arcate. Nei tratti di parete tra le lesene si aprono 40 piccole finestre quadrangolari; subito sopra questo livello sono collocate tre mensole sporgenti per ogni riquadro nelle quali erano alloggiati i pali di legno che venivano utilizzati per aprire e chiudere il velarium, il telo di copertura che riparava gli spettatori, manovrato da un distaccamento di marinai della flotta di Miseno e probabilmente ancorato a terra alla serie di cippi inclinati che ancora oggi è visibile, in parte, esternamente al limite della platea basamentale in travertino. B <em>i quattro livelli visibili all’esterno hanno una caratteristica curiosa: ciascuno di essi, a partire dal basso, ospita i quattro ordini di capitelli noti nell’antichità cominciando dal più antico: al piano terra capitelli di ordine tuscanico, al primo capitelli dorici, al secondo capitelli ionici, all’ultimo capitelli corinzi.<br></em><br></div><div>All’interno la cavea con i gradini per i posti degli spettatori era interamente in marmo e suddivisa in cinque settori orizzontali (maeniana), riservati a categorie diverse di pubblico, la cui importanza decresceva con l’aumentare dell’altezza. Il settore inferiore, riservato ai senatori e alle loro famiglie, aveva gradini ampi e bassi che ospitavano seggi di legno (subsellia); sulla balaustra del podio venivano scritti i nomi dei senatori cui erano riservati i posti. Sotto l’arena si trovavano ambienti di servizio, articolati in un ampio passaggio centrale lungo l’asse maggiore e in dodici corridoi curvilinei, disposti simmetricamente sui due lati. Qui si trovavano i montacarichi che permettevano di far salire nell’arena i macchinari e gli animali impiegati nei giochi.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-08 05:10:02 UTC</pubDate>
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