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      <title>Purgatorio presentazione by Grazia Besozzi</title>
      <link>https://padlet.com/mabeso/purgatorio_1</link>
      <description>I lezione dedicata alla seconda cantica</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2014-04-09 06:48:27 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Quando nasce storicamente il Purgatorio e come è nato secondo Dante?</title>
         <author>mabeso</author>
         <link>https://padlet.com/mabeso/purgatorio_1/wish/25611356</link>
         <description><![CDATA[<p>Gerusalemme, situata nell'emisfero delle terre emerse, che
insieme a quello delle acque va a comporre il pianeta terra nell'immaginario
dantesco, è la città nella quale il poeta trova la via per accedere
all'inferno. Il percorso del poeta attraverso le terre di Lucifero, viene
immaginato come una discesa verso il nucleo terrestre. Ciò è dovuto alla natura
di profonda voragine nella quale è impossibile far altro che discendere.
Attraversato l'inferno Dante si trova a dover percorrere la "natural burella",
che gli permette di raggiungere, insieme a Virgilio, l'unica montagna situata
nell'emisfero delle acque: il purgatorio. <br></p><p>Bujacich</p>]]></description>
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         <pubDate>2014-04-09 06:51:34 UTC</pubDate>
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         <title>Come è strutturato il Purgatorio dantesco </title>
         <author>mabeso</author>
         <link>https://padlet.com/mabeso/purgatorio_1/wish/25611413</link>
         <description><![CDATA[<p>Il Purgatorio è una montagna isolata situata nell'emisfero delle acque,innalzatosi verso il cielo crea speranza per le anime che lo raggiungono. La sua struttura somiglia a quella dell'inferno costituito dalla massa di terra progettata per non accogliere lucifero.Per quanto riguarda l'ambiente viene preso come spunto la conformazione terrestre,per la presenza del mare e della vegetazione ma in particolare l'alternarsi del giorno e della notte dovute al moto di rotazione della terra che segnano lo scorrere del tempo.</p><p>Esso è diviso in 9 zone pianeggianti a forma di anello dette balze o cornici che abbracciano il pendio del monte.la prima coincide con l'antipurgatorio,intervallo in cui le anime pentite in fin di vita attendono il tempo stabilito dalla giustizia divina.</p><p>Le sette balze successiv accolgono tutte le altre tipologie di peccatori che percorrono tutto il monte in modo da purificare ogni loro colpa.Sulla vetta sorge la nona e ultima zona:Il PARADISO terrestre,liuogo di purificazione suprema dei peccati umani rivolti a rendere l'uomo libero.</p><p>Annovazzi</p><p>Collivignarelli</p><p>Esposto</p>]]></description>
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         <pubDate>2014-04-09 06:52:30 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Il paesaggio delPurgatorio</title>
         <author>mabeso</author>
         <link>https://padlet.com/mabeso/purgatorio_1/wish/25611461</link>
         <description><![CDATA[<p>Con l'arrivo nel Purgatorio, Dante trova un paesaggio in contrasto con 
quello che lo aveva accompagnato durante la permanenza nell'Inferno.  (vv.13-27)<br>
Un'aurea azzurrina lo avvolge, e pare quasi che sproni l'amore. <br>
Le stelle sono finalmente vicine, tanto vicine che se ne vedono di 
nuove, stelle che nessun uomo, esclusi Adamo ed Eva, aveva mai visto. <br>
All'alba, il paesaggio vuoto e tranquillo gli mostra anche un brillante scintillio del mare.</p><p>vv.115-117</p><p>Collettini </p>]]></description>
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         <pubDate>2014-04-09 06:53:49 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Qale è la direzione del viaggio nell&#39;Inferno e quale nel Purgatorio?</title>
         <author>mabeso</author>
         <link>https://padlet.com/mabeso/purgatorio_1/wish/25611505</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2014-04-09 06:55:10 UTC</pubDate>
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         <title>Chi è storicamente Catone, perchè Dante lo sceglie e che ruolo ha nel Purgatorio?</title>
         <author>mabeso</author>
         <link>https://padlet.com/mabeso/purgatorio_1/wish/25611535</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2014-04-09 06:55:56 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Ricordi cosa è il contrappasso? E&#39; ancora valido nel Purgatorio? Esemplifica con alcuni versi del canto III.</title>
         <author>mabeso</author>
         <link>https://padlet.com/mabeso/purgatorio_1/wish/25611556</link>
         <description><![CDATA[<p>1- La legge del contrappasso è quella 
regola applicata a rei secondo la quale la pena a loro inflitta o è 
contraria alla loro colpa o è analoga ad essa. </p>
<p>2- Nel canto III Dante e Virgilio incontrano Manfredi, il quale ha un'aspetto nobile ma pieno di ferite. In questo caso il contrapasso è applicato per analogia perchè i condannati sono costretti a rimanere fuori dal purgatorio per un periodo 30 volte superiore a 
quello che hanno passato in vita da scomunicati (versi 136-141)</p><p>Medolago<br></p>
            <br>]]></description>
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         <pubDate>2014-04-09 06:56:30 UTC</pubDate>
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         <title>Quale è il significato latino di purgare e quale quello contemporaneo</title>
         <author>mabeso</author>
         <link>https://padlet.com/mabeso/purgatorio_1/wish/25611598</link>
         <description><![CDATA[<br><p>-&nbsp;Termine latino e contemporaneo purgare Il termine purgare significa purificare mentre nell' italiano attuale ha il significato di "curare con un purgante".</p><p>Covato Ferri Zuccolo<br></p>]]></description>
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         <pubDate>2014-04-09 06:57:18 UTC</pubDate>
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         <title>Inferno,XXXIV</title>
         <author>mabeso</author>
         <link>https://padlet.com/mabeso/purgatorio_1/wish/26099422</link>
         <description><![CDATA[<table><tbody><tr><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>

<h3>Inferno: Canto XXXIV</h3>

<p>«<i>Vexilla regis
prodeunt inferni</i><br>
verso di noi; però dinanzi mira»,<br>
disse ‘l maestro mio «se tu ‘l discerni».</p>

<p>Come quando una grossa nebbia spira,<br>
o quando l’emisperio nostro annotta,<br>
par di lungi un molin che ‘l vento gira,</p>

<p>veder mi parve un tal dificio allotta;<br>
poi per lo vento mi ristrinsi retro<br>
al duca mio; ché non lì era altra grotta.</p>

<p>Già era, e con paura il metto in metro,<br>
là dove l’ombre tutte eran coperte,<br>
e trasparien come festuca in vetro.</p>

<p>Altre sono a giacere; altre stanno erte,<br>
quella col capo e quella con le piante;<br>
altra, com’arco, il volto a’ piè rinverte.</p>

<p>Quando noi fummo fatti tanto avante,<br>
ch’al mio maestro piacque di mostrarmi<br>
la creatura ch’ebbe il bel sembiante,</p>

<p>d’innanzi mi si tolse e fé restarmi,<br>
«Ecco Dite», dicendo, «ed ecco il loco<br>
ove convien che di fortezza t’armi».</p>

<p>Com’io divenni allor gelato e fioco,<br>
nol dimandar, lettor, ch’i’ non lo scrivo,<br>
però ch’ogne parlar sarebbe poco.</p>

<p>Io non mori’ e non rimasi vivo:<br>
pensa oggimai per te, s’hai fior d’ingegno,<br>
qual io divenni, d’uno e d’altro privo.</p>

<p>Lo ‘mperador del doloroso regno<br>
da mezzo ‘l petto uscìa fuor de la ghiaccia;<br>
e più con un gigante io mi convegno,</p>

<p>che i giganti non fan con le sue braccia:<br>
vedi oggimai quant’esser dee quel tutto<br>
ch’a così fatta parte si confaccia.</p>

<p>S’el fu sì bel com’elli è ora brutto,<br>
e contra ‘l suo fattore alzò le ciglia,<br>
ben dee da lui proceder ogne lutto.</p>

<p>Oh quanto parve a me gran maraviglia<br>
quand’io vidi tre facce a la sua testa!<br>
L’una dinanzi, e quella era vermiglia;</p>

<p>l’altr’eran due, che s’aggiugnieno a questa<br>
sovresso ‘l mezzo di ciascuna spalla,<br>
e sé giugnieno al loco de la cresta:</p>

<p>e la destra parea tra bianca e gialla;<br>
la sinistra a vedere era tal, quali<br>
vegnon di là onde ‘l Nilo s’avvalla.</p>

<p>Sotto ciascuna uscivan due grand’ali,<br>
quanto si convenia a tanto uccello:<br>
vele di mar non vid’io mai cotali.</p>

<p>Non avean penne, ma di vispistrello<br>
era lor modo; e quelle svolazzava,<br>
sì che tre venti si movean da ello:</p>

<p>quindi Cocito tutto s’aggelava.<br>
Con sei occhi piangea, e per tre menti<br>
gocciava ‘l pianto e sanguinosa bava.</p>

<p>Da ogne bocca dirompea co’ denti<br>
un peccatore, a guisa di maciulla,<br>
sì che tre ne facea così dolenti.</p>

<p>A quel dinanzi il mordere era nulla<br>
verso ‘l graffiar, che talvolta la schiena<br>
rimanea de la pelle tutta brulla.</p>

<p>«Quell’anima là sù c’ha maggior pena»,<br>
disse ‘l maestro, «è Giuda Scariotto,<br>
che ‘l capo ha dentro e fuor le gambe mena.</p>

<p>De li altri due c’hanno il capo di sotto,<br>
quel che pende dal nero ceffo è Bruto:<br>
vedi come si storce, e non fa motto!;</p>

<p>e l’altro è Cassio che par sì membruto.<br>
Ma la notte risurge, e oramai<br>
è da partir, ché tutto avem veduto».</p>

<p>Com’a lui piacque, il collo li avvinghiai;<br>
ed el prese di tempo e loco poste,<br>
e quando l’ali fuoro aperte assai,</p>

<p>appigliò sé a le vellute coste;<br>
di vello in vello giù discese poscia<br>
tra ‘l folto pelo e le gelate croste.</p>

<p>Quando noi fummo là dove la coscia<br>
si volge, a punto in sul grosso de l’anche,<br>
lo duca, con fatica e con angoscia,</p>

<p>volse la testa ov’elli avea le zanche,<br>
e aggrappossi al pel com’om che sale,<br>
sì che ‘n inferno i’ credea tornar anche.</p>

<p>«Attienti ben, ché per cotali scale»,<br>
disse ‘l maestro, ansando com’uom lasso,<br>
«conviensi dipartir da tanto male».</p>

<p>Poi uscì fuor per lo fóro d’un sasso,<br>
e puose me in su l’orlo a sedere;<br>
appresso porse a me l’accorto passo.</p>

<p>Io levai li occhi e credetti vedere<br>
Lucifero com’io l’avea lasciato,<br>
e vidili le gambe in sù tenere;</p>

<p>e s’io divenni allora travagliato,<br>
la gente grossa il pensi, che non vede<br>
qual è quel punto ch’io avea passato.</p>

<p>«Lèvati sù», disse ‘l maestro, «in piede:<br>
la via è lunga e ‘l cammino è malvagio,<br>
e già il sole a mezza terza riede».</p>

<p>Non era camminata di palagio<br>
là ‘v’eravam, ma natural burella<br>
ch’avea mal suolo e di lume disagio.</p>

<p>«Prima ch’io de l’abisso mi divella,<br>
maestro mio», diss’io quando fui dritto,<br>
«a trarmi d’erro un poco mi favella:</p>

<p>ov’è la ghiaccia? e questi com’è fitto<br>
sì sottosopra? e come, in sì poc’ora,<br>
da sera a mane ha fatto il sol tragitto?».</p>

<p>Ed elli a me: «Tu imagini ancora<br>
d’esser di là dal centro, ov’io mi presi<br>
al pel del vermo reo che ‘l mondo fóra.</p>

<p>Di là fosti cotanto quant’io scesi;<br>
quand’io mi volsi, tu passasti ‘l punto<br>
al qual si traggon d’ogne parte i pesi.</p>

<p>E se’ or sotto l’emisperio giunto<br>
ch’è contraposto a quel che la gran secca<br>
coverchia, e sotto ‘l cui colmo consunto</p>

<p>fu l’uom che nacque e visse sanza pecca:<br>
tu hai i piedi in su picciola spera<br>
che l’altra faccia fa de la Giudecca.</p>

<p>Qui è da man, quando di là è sera;<br>
e questi, che ne fé scala col pelo,<br>
fitto è ancora sì come prim’era.</p>

<p>Da questa parte cadde giù dal cielo;<br>
e la terra, che pria di qua si sporse,<br>
per paura di lui fé del mar velo,</p>

<p>e venne a l’emisperio nostro; e forse<br>
per fuggir lui lasciò qui loco vòto<br>
quella ch’appar di qua, e sù ricorse».</p>

<p>Luogo è là giù da Belzebù remoto<br>
tanto quanto la tomba si distende,<br>
che non per vista, ma per suono è noto</p>

<p>d’un ruscelletto che quivi discende<br>
per la buca d’un sasso, ch’elli ha roso,<br>
col corso ch’elli avvolge, e poco pende.</p>

<p>Lo duca e io per quel cammino ascoso<br>
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;<br>
e sanza cura aver d’alcun riposo,</p>

<p>salimmo sù, el primo e io secondo,<br>
tanto ch’i’ vidi de le cose belle<br>
che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.</p>

<p>E quindi uscimmo a riveder le stelle.</p>

</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td></td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td></td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td></td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td></td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>&nbsp;</td></tr></tbody></table><br>]]></description>
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