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      <title>Petronio  - &quot;Satyricon&quot; by giannini federica</title>
      <link>https://padlet.com/gianninifederica/Satyricon</link>
      <description>Fatto con  divertimento</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-11-01 17:23:50 UTC</pubDate>
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         <title>La matrona di Efeso </title>
         <author>gianninifederica</author>
         <link>https://padlet.com/gianninifederica/Satyricon/wish/1906231242</link>
         <description><![CDATA[<p>(Traduzione)</p><p>Ad Efeso c'era una signora di così nota pudicizia da richiamare le donne addirittura delle popolazioni vicine all'ammirazione di lei. Costei dunque, avendo sepolto il marito, non contenta di seguire il corteo funebre, secondo il costume normale, con i capelli sparsi o di percuotere il petto nudo sotto lo sguardo della folla, accompagnò il defunto anche nel sepolcro, e incominciò a custodire il corpo deposto in un ipogeo, secondo il costume greco, e a piangere tutta la notte e tutto il giorno. Lei che così si affliggeva e cercava la morte per inedia non i genitori riuscirono ad allontanare, non i parenti; i magistrati infine se ne andarono essendo stati respinti, e la donna con questo  straordinario comportamento, compianta da tutti, trascorreva già il quinto giorno senza cibo. Stava vicina alla sventurata una fedelissima ancella, e nello stesso tempo sia univa le proprie lacrime a (quelle della) padrona che piangeva, sia riaccendeva il lume posto nel monumento ogni volta che si spegneva. In tutta la città dunque c'era un solo argomento di discorso: le persone di ogni ceto dichiaravano che solo quell'esempio autentico di castità e di amore si era distinto, mentre frattanto il governatore della provincia ordinò che dei ladroni fossero appesi a delle croci accanto a quella casetta nella quale la signora piangeva il cadavere morto da poco. La notte successiva dunque, il soldato che controllava le croci affinché nessuno togliesse un cadavere per la sepoltura, avendo notato il lume che splendeva abbastanza chiaramente tra i monumenti e sentito il gemito della donna che piangeva, per la tendenza della specie umana ebbe desiderio di sapere chi fosse o che cosa facesse. Discese dunque nel sepolcro, e vista la bellissima donna, in un primo momento si fermò turbato quasi da una specie di fatto miracoloso e da apparizioni infernali; poi quando sia vide il corpo del morto che giaceva sia notò le lacrime e la faccia graffiata dalle unghie, pensando (proprio quello che era) che la donna non riuscisse a sopportare il rimpianto dell'estinto, portò nel monumento la propria misera cena e iniziò ad esortare la donna che piangeva a non perseverare in un dolore inutile e a spezzare il petto con un gemito che a nulla avrebbe giovato: "di tutti la stessa è la fine e lo stesso il domicilio" e le altre parole con cui si richiamano alla saggezza le menti esulcerate. Ma quella, colpita dalla consolazione dello sconosciuto, graffiò più violentemente il petto e posò sul corpo del marito giacente i capelli strappati. Il soldato tuttavia non si arrese ma con la stessa esortazione provò a dare del cibo alla ragazza, finché l'ancella, allettata dall'odore del vino, in un primo momento porse lei stessa la mano arrendevole alla generosità di colui che la invitava, poi, rinfrancata dalla bevanda e dal cibo, incominciò ad espugnare l'ostinazione della padrona e: "<strong>Che cosa ti gioverà questo, disse, se sarai distrutta dall'inedia, se ti seppellirai viva, se esalerai il tuo spirito innocente prima che i fati lo chiedano?</strong></p><p><strong>Credi che di ciò la cenere o i defunti sepolti si accorgano?</strong></p><p>Vuoi tu rivivere? Vuoi, allontanato l'errore muliebre, godere dei vantaggi della luce finché sarà possibile? Lo stesso corpo di colui che giace dovrebbe incoraggiarti a vivere." Nessuno ascolta controvoglia, quando è spinto o a prendere del cibo o a vivere. Perciò la donna, indebolita dall'astinenza di parecchi giorni accettò che fosse piegata la propria ostinazione, e si saziò di cibo non meno avidamente dell'ancella, che per prima fu vinta. Del resto sapete che cosa per lo più sia solito tentare l'umana sazietà. Con le lusinghe con cui il soldato aveva ottenuto che la signora volesse vivere, con le stesse assalì anche la sua virtù. Né alla casta donna il giovane sembrava brutto o rozzo, mentre l'ancella favoriva la simpatia e inoltre diceva:</p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong>&nbsp;Forse combatterai ancora con un amore che ti piace?</strong></p><p><strong>E non (ti) viene in mente nei campi di quali persone tu ti sia insediata?</strong></p><p>Perché mi trattengo più a lungo? Neppure questa parte del corpo la donna mantenne digiuna, e il soldato, vincitore, risultò persuasivo in entrambe le cose. Giacquero dunque insieme non solo in quella notte, in cui fecero le nozze, ma anche il giorno successivo e il terzo, chiuso evidentemente l'ingresso del sepolcro, affinché chiunque tra i noti e gli sconosciuti fosse venuto al monumento, ritenesse che la pudicissima moglie fosse spirata sopra il corpo del marito. Del resto il soldato, compiaciuto sia della bellezza della donna sia per il segreto, comperava tutto ciò che poteva di buono con i suoi mezzi e, subito all'inizio della notte, lo portava nel monumento. Così i parenti di un crocifisso, quando videro che la custodia era stata allentata, tolsero una notte l'appeso e lo avviarono all'estremo ufficio. Ma il soldato mentre era assente molto occupato, quando il giorno dopo vide una croce senza cadavere, temendo il supplizio, racconta alla donna che cosa era accaduto: "e non avrebbe aspettato la sentenza del giudice, ma con la spada avrebbe punito la propria viltà. (Chiedeva che) lei preparasse dunque un posto per lui deciso a morire, e rendesse definitivo il sepolcro per l'amico e per il marito." La donna, non meno pietosa che pudica: "Che gli dei non permettano questo, disse, (cioè) che io veda nello stesso tempo i due funerali dei due uomini a me più cari. Preferisco appendere un morto che uccidere un vivo." Conformemente a questo discorso ordina che il corpo di suo marito sia tolto dall'arca e che sia appeso a quella croce che era vuota. Il soldato sfruttò l'astuzia della donna molto avveduta, e il giorno dopo la gente si chiese con meraviglia in quale modo il morto fosse andato sulla croce.</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-11-22 14:28:43 UTC</pubDate>
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         <title>Agamennone e la decadenza della retorica</title>
         <author>gianninifederica</author>
         <link>https://padlet.com/gianninifederica/Satyricon/wish/1908191918</link>
         <description><![CDATA[<p>La parte del romanzo a noi pervenuta incomincia con una discussione sulle cause della decadenza dell’eloquenza, intavolatasi tra Encolpio, che attribuisce la colpa della decadenza alle declamazioni, e un retore di nome Agamennone, il quale se la prende, invece, con la cattiva educazione dei giovani.</p><p><br></p><p><strong>1 </strong>Sono forse di un altro tipo le smanie che tormentano i declamatori quando affermano: "Queste ferite me le sono procurate per la libertà del paese; quest'occhio l'ho perso per voi; datemi una guida che mi guidi dai miei figli perché i garretti recisi non mi reggono più in piedi"? Sproloqui come questi sarebbero di per sé sopportabili se facilitassero la strada a quelli che vogliono darsi all'oratoria. <strong>Ma a forza di tirate piene di niente e frasi berciate a vanvera, il solo effetto che ne deriva è di farli sentire in un altro mondo non appena mettono piede nel foro. Ed è per questo, a parer mio, che nelle scuole i ragazzi rimbecilliscono perché non vedono e non sentono niente di quello che abbiamo sotto mano,</strong> ma solo pirati che tendono agguati sulle spiagge con tanto di catene, tiranni che emettono editti con l'ordine ai figli di tagliare la testa ai propri padri, responsi di oracoli che impongono di immolare tre o pie verginelle per placare un'epidemia, o ancora bolle di parole in salsa di miele e tutti quei fatti e detti che sono come conditi col sesamo e il papavero.</p><p><br></p><p><strong>2. Chi va avanti nutrendosi di questa roba, non può avere gusto più di quanto non profumino quelli che vivono in cucina</strong>. <strong>Lasciatemelo dire, vi prego, ma l'eloquenza siete stati voi retori i primi a rovinarla.</strong> Grazie ai vostri giochetti deliranti con suoni vacui e inutili svolazzi, avete snervato il corpo del discorso facendolo crollare a terra. [...]</p><p><br></p><p><strong>3</strong> Ad <strong>Agamennone</strong> non andò a genio che io declamassi nel portico più a lungo di quanto lui non avesse sudato a scuola e disse: " Giovanotto, visto che la tua tirata non incontra il gusto della gente e, cosa davvero insolita, hai del sale in zucca, voglio svelarti i segreti del mestiere. <strong>In questi esercizi la colpa non è di certo dei maestri: passando il tempo coi dementi, finiscono per diventare dementi anche loro. Infatti se non insegnassero quello che aggrada ai ragazzini, come dice Cicerone "a scuola ci rimarrebbero solo loro". </strong>Prendi <strong>gli adulatori da commedia</strong>: per scroccare pranzi ai ricchi rimuginano tra sé e sé solo quello che a loro parere manderà in visibilio l'uditorio - e infatti <strong>non riescono mai a ottenere quel che desiderano se non tendono qualche trabocchetto alle orecchie. Stessa cosa per il maestro di eloquenza: come il pescatore, se non attacca all'amo l'esca che piace ai pesciolini, resterà sullo scoglio senza che abbocchi mai nulla.</strong></p><p><br></p><p><strong>4 </strong>E allora che fare? <strong>E' coi genitori che bisogna prendersela perché non vogliono che i loro rampolli facciano progressi sottostando a severa disciplina</strong>. Tanto per cominciare <strong>sacrificano tutto</strong>, ivi incluse le proprie aspettative, <strong>all'ambizione</strong>. In secondo luogo, pur di centrare in fretta gli obiettivi, <strong>buttano nel foro dei ragazzotti immaturi</strong>, e imbottiscono di retorica - che a loro detta non ha eguali - dei bambinetti appena nati. <strong>Se invece lasciassero allo studio uno sviluppo graduale,</strong> permettendo così ai giovani di modellare le proprie menti sui precetti della filosofia, di migliorare lo stile con rigore impietoso, e di soffermarsi a lungo sui modelli da imitare, convincendosi che non è affatto una gran cosa quello che piace ai bambini,<strong> allora sì che la grande oratoria ritroverebbe tutto il prestigio della sua maestà. </strong>Ma al giorno d'oggi a scuola i ragazzi passano il tempo a giocare, nel foro i giovani si rendono ridicoli e - cosa ben più umiliante - i vecchi non hanno il coraggio di ammettere di aver studiato in passato soltanto boiate. Ma perché tu non debba pensare che io ce l'ho con le improvvisazioni alla buona alla maniera di Lucilio, eccoti la mia opinione in versi:</p><p><br></p><p><strong>5 </strong><em>Chi punta agli effetti di un'arte austera e rivolge la mente a grandi cose, depuri innanzitutto i suoi costumi con principi severi. Sdegni con viso aperto la reggia truce, non punti a mense ricche da cliente di signori, non si mescoli alla feccia svilendo nel vino la fiamma del talento, né sieda in teatro a fare da claque al soldo di un istrione. Ma sia che gli sorrida la rocca di Pallade in armi, o la terra abitata dal colono spartano o la dimora delle Sirene, dedichi ai versi i suoi primi anni e beva con animo lieto al fonte Meonio. Poi, dopo aver pascolato col gregge di Socrate, spazi pure libero a briglie sciolte brandendo le possenti armi di Demostene. Lo circondi quindi la massa dei Romani, e libera dai ritmi greci lo infonda di inediti aromi. Talora lasci il Foro la penna e fugga via nel vento, e la Sorte risuoni scandita da un ritmo veloce. Diano pure lo spunto conflitti cantati da truce cantore, solenni tuonino le parole dell'indomito Cicerone. Adornati l'animo di queste bellezze, invaso da simili acque feconde, verserai dal tuo petto parole degne delle Muse".</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-11-23 11:35:17 UTC</pubDate>
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         <title>Petronius “arbiter elegantiae”: ...è lui l&#39;autore?</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gianninifederica/Satyricon/wish/1920147115</link>
         <description><![CDATA[<p>Gaio Petronio Arbitro (27 a.C - 66 d.C.) è <em>l’arbiter </em> <em>elegantiae </em>("giudice di raffinatezza" )<em> </em>dell’età Giulio-Claudia, descritto da Tacito in un famoso passo degli <em>Annales</em>.</p><p>L'espressione indica un uomo di buon gusto, raffinato nei piaceri: un esteta, un signore che gode dei piaceri rari e non può sopportare le persone e i comportamenti mediocri.</p><p><br/></p><p>Tacito lo<strong><em> </em></strong>presenta come un cortigiano colto, elegante, gaudente e frivolo, che tuttavia aveva ottenuto fama e ammirazione tra i contemporanei come abile proconsole in Bitinia.</p><p>Pieno di inventiva, era molto apprezzato da Nerone per la sua raffinatezza e il suo gusto estetico.</p><p>Tuttavia anche lui sarà vittima del principe (come Seneca e Lucano), costretto a suicidarsi perché coinvolto nella congiura dei Pisoni. </p><p>Famoso il racconto tacitiano del suicidio, improntato allo stesso comportamento "stravagante" e paradossale che il personaggio aveva tenuto nella vita: si fa tagliare le vene per poi farsele ricucire&nbsp;e ripetere l’operazione più volte nel tentativo di assaporare fino alla fine gli ultimi istanti, anche quelli fra la vita e la morte, seduto a banchetto e impegnato a parlare di poesia e a rendere note, in una sorta di lettera-testamento, le nefandezza della corte.</p><p> La sua è sostanzialmente una parodia della <em>ambitiosa mors</em> ostentata dal saggio stoico . </p><p><br/></p><p>Nulla ce lo conferma, ma molti caratteri di Encolpio, giovane protagonista del <em>Satyricon</em>, sono riconducibili a una figura di questo genere, un <em>dandy </em>che guarda con sufficienza e ironico distacco il cattivo gusto della società del suo tempo.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-11-30 11:33:56 UTC</pubDate>
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         <title>Il &quot;Satyricon&quot; di Federico Fellini. (1969-Film)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gianninifederica/Satyricon/wish/1920149180</link>
         <description><![CDATA[<p>Fellini nacque a Rimini il 20 gennaio 1920, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Roma nel 1939, ma non terminò gli studi.</p><p><br></p><p>Venne definito come uno dei più grandi registi italiani esistenti grazie al successo del suo film “La dolce vita”.&nbsp;</p><p><br></p><p>Morì a causa di un ictus cerebrale il 31 ottobre del 1993.</p><p><br></p><p><br></p><p><strong>Il Satyricon</strong> (1969)</p><p><br></p><p>Per il regista è una pura gioia poter scrivere, mettere in scena e montare un film che si basi sul Satyricon, anche se si è consapevoli del fatto che il film non sia lontanamente paragonabile alla complessità narrativa di “8 ½”&nbsp;</p><p><br></p><p>Il film si può definire un’opera sfacciata e divertente, nella quale Fellini e Zapponi (i due scrittori) si divertono a “esagerare”, prendendo come base di partenza una folle opera della quale ci sono rimasti solo diversi frammenti, lacunosi e incompleti.</p><p>&nbsp;Aggiungendo ulteriori particolari, episodi, personaggi per trasformarla in una storia più o meno compiuta.&nbsp;</p><p><br></p><p><em>“Sarebbe stupido liquidarla come opera minore di Fellini, per il semplice motivo che quando parliamo di un cineasta del genere, dobbiamo evitare di parlare di “opere minori”.</em></p><p><br></p><p><br></p><p><strong>La cena di Trimalcione</strong></p><p><br></p><p>Ciò che si insegna a scuola e che in qualche modo è rimasto nella cultura popolare è la celeberrima scena della Cena di Trimalcione, vero e proprio esempio di dissolutezza dei costumi e di ricchezza dei ricchi liberti romani.</p><p><br></p><p>L’episodio della cena di Trimalcione si presta ad una caratteristica dei film di Fellini: la pluralità.&nbsp;</p><p>Il regista è infatti abile nel gestire inquadrature che comprendono numerosi personaggi, in cui i molti corpi si muovono in un’armoniosa coralità.</p><p><br></p><p>Così nel film il regista esalta le peculiarità degli <strong>eccentrici commensali</strong>, che Petronio con le sue parole aveva suggerito, e regala dei ritratti volutamente grotteschi e inevitabilmente indimenticabili.</p><p><br></p><p>Non stupisce che questa scena sia il frammento dell’opera latina che meno è stato modificato nella pellicola.</p><p><br></p><p><br></p><p>Scena della cena di Trimalcione diretta da Fellini: <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/CpMakUEn4hs">https://youtu.be/CpMakUEn4hs</a>.&nbsp;</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-11-30 11:35:36 UTC</pubDate>
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         <title>La matrona di Efeso confrontata con La Fontaine</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gianninifederica/Satyricon/wish/1920149329</link>
         <description><![CDATA[<p>La Fontaine riprende il brano de: "La matrona di Efeso" con l'obbiettivo di ringiovanirla sfidando Petronio.</p><p>Per La Fontaine il fascino della donna non corrisponde alla bellezza esteriore ma corrisponde alla sua fedeltà.</p><p>Petronio, invece, considera la donna come esempio autentico di castità ed amore, attribuendo la colpa dell'amplesso al soldato poiché la donna era troppo fragile emotivamente.</p><p>Petronio non ha un atteggiamento misogino poiché nel suo testo l'infedeltà della donna non è causa di allontanamento dell'uomo, ma semplicemente presenta un esempio con l'obbiettivo di creare scandalo nella società del tempo anche perché "La matrona di Efeso" è una fabula milesia.&nbsp;</p><p>Al contrario La Fontaine ha un atteggiamento misogino perché invita teoricamente gli uomini ad allontanarsi dalle donne infedeli, anche se ciò a livello pratico non viene sempre rispettato come testimoniato dalla vicenda della matrona di Efeso.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-11-30 11:35:43 UTC</pubDate>
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         <title>La cena di Trimalchione e il vizio dell’ostentazione (T1-T2)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gianninifederica/Satyricon/wish/1920166086</link>
         <description><![CDATA[<p>Sono diversi gli autori latini che raccontano i vizi , gli sfarzi e le pomposità che caratterizzano i comportamenti dei nobili romani e l’opulenza e la stravaganza dei loro banchetti .&nbsp;</p><p>Nel <em>Satyricon</em> Petronio ne parla descrivendo la cena di Trimalchione&nbsp;</p><p>Numerosi sono gli elementi di ricchezza ostentati dal padrone di casa: stecchino d’argento per pulire i denti, monete d’oro e d’argento come pedine della scacchiera, anelli d’oro e bracciali d’oro e d’argento. La stessa entrata in scena del protagonista è una vera e propria ostentazione della ricchezza, infatti viene portato in tavola come una delle portate della cena. Anche il cibo servito durante il banchetto ha lo scopo di stupire, vengono serviti piatti elaborati, diversi dal loro aspetto classico per stupire e disorientare i vari ospiti.</p><p>Il banchetto rappresentato da Petronio&nbsp; è una parodia dei convivi che erano solito essere tenuti nell’antica Grecia , dove gli intellettuali si riunivano per discutere di argomenti altisonanti. Invece in questa cena il liberto Trimalchione , che pecca in eleganza e cultura , decide di ostentare la propria ricchezza, i suoi infatti (come si può notare nel brano "Chiacchiere tra convitati” T2) anch’essi soffrono di lacune intellettuali e di bassezza morale . Petronio ci descrive attraverso i loro discorsi la loro mediocre istruzione, la loro superficialità e ineleganza .&nbsp;</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-11-30 11:48:02 UTC</pubDate>
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         <title>Satyricon</title>
         <author>gianninifederica</author>
         <link>https://padlet.com/gianninifederica/Satyricon/wish/2788062428</link>
         <description><![CDATA[<ul><li><p>un lungo frammento di un'opera di cui non conosciamo l'estensione.</p></li><li><p>trama ricostruibile solo in parte</p></li><li><p>per citazioni e ambientazione riconducibile all'età neroniana</p></li><li><p>realismo, satira sociale e varietà di registri linguistici</p></li></ul><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-13 22:08:05 UTC</pubDate>
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         <title>...che genere letterario?</title>
         <author>gianninifederica</author>
         <link>https://padlet.com/gianninifederica/Satyricon/wish/2788076869</link>
         <description><![CDATA[<p>Primo<strong> "romanzo" </strong>della letteratura latina: caratteri simili al coevo romanzo ellenistico greco d'amore e avventura</p><p>...ma <strong>parodia</strong> :</p><ul><li><p>non un amore idealizzato tra due giovani innamorati e fedeli ma coppia omosessuale e infedele (ai due amanti -Encolpio e Ascilto - si aggiunge un terzo giovane, Gìtone) </p></li><li><p>protagonista-narratore interno "passivo", trascinato dal caso</p></li><li><p>nessuna finalità moralistica</p></li><li><p>forte critica sociale</p></li></ul><p><br/></p><p><strong>Satira menippea</strong>: tono satirico e narrazione inframmezzata da passi in versi ; alternanza di registro.</p><p><br/></p><p>Presenza di numerosi inserti da parte di narratori dei secondo grado: <strong><em>fabulae milesiae, </em></strong>cioè raccontini popolari,  novelle basate su situazioni comiche e spesso dal tono piccante e licenzioso, a sfondo erotico.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-13 22:28:03 UTC</pubDate>
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