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      <title>Comunicazione Online by Ilaria</title>
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      <description>SCUOLA,INFORMATICA</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-04-26 12:49:49 UTC</pubDate>
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         <title>COS&#39;È LA COMUNICAZIONE?</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong>comunicazione</strong> è il processo che consente di trasmettere informazioni. <strong>Comunicare</strong> in modo efficace significa sapersi esprimere in ogni situazione con qualunque interlocutore sia a livello verbale che non verbale (espressioni facciali, la voce e la postura), in modo chiaro e coerente con il proprio stato d'animo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-26 13:04:42 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-04-26 13:10:21 UTC</pubDate>
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         <title>UN PO&#39; DI NOMI...</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’<strong>85% degli utenti di internet guarda video regolarmente</strong>. <strong>Youtube</strong> è il secondo motore di ricerca al mondo (dopo Google) ed è più utilizzato di Google nelle ricerche degli utenti per determinate keywords. Netflix, Hulu, Amazon, etc. sono i servizi che offrono programmazione strutturata per streaming video online e sono in crescita da anni, mentre calano gli abbonamenti alla televisione tradizionale (via satellite, cavo, etc.).  Questi servizi divengono anche produttori di contenuti audiovisivi premium, entrando anche per questa via in concorrenza con i broadcasters tradizionali (serie tv, documentari)<br><br></div><div>Senza dimenticare che l<strong>’</strong>uscita recente di app per lo streaming video live da smartphone da parte degli utenti (Periscope, Meerkat).<br><br></div><div>E ancora, Spotify è appena entrato nel business del video online, annuncio a breve.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-26 13:18:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-05-03 12:43:06 UTC</pubDate>
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         <title>I SOCIAL NETWORK</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><h1><strong>COSA SONO I SOCIAL NETWORK?</strong></h1><div>Un <strong>servizio di rete sociale</strong>, comunemente e impropriamente chiamato anche social network (dall’inglese <em>social network service</em>), è un servizio offerto mediante Internet, il cui unico scopo è quello di facilitare la gestione dei rapporti sociali consentendo la comunicazione e la condivisione di contenuti attraverso semplici frasi scritte, collegamenti vari, brani musicali, immagini o anche video.<br><br></div><h1><strong>A COSA SERVONO I SOCIAL NETWORK?</strong></h1><div>I social network, nati alla fine degli anni novanta e divenuti molto più popolari nel decennio successivo, permettono agli utenti che li usano di creare un appropriato profilo utente, di organizzare una lista di persone con cui rimanere in contatto, di pubblicare un proprio flusso di aggiornamenti, e volendo, di accedere anche a quello altrui (quest’ultimo aspetto dipende però sia dal social network in questione, sia dalle opzioni di privacy che uno volutamente o meno decide di usare).</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-03 12:44:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-03 12:56:38 UTC</pubDate>
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         <title>STATISTICHE ITALIANE</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>A dicembre del 2016 due italiani su tre, ovvero circa il 65% della popolazione, è connesso a Internet. A fare da traino a questa crescita registrata da comScore nel suo rapporto “Internet in Italia – I trend del 2017“ c’è soprattutto la crescita della generazione “mobile only”, persone cioè che si connettono all’internet solo da smartphone e tablet.<br><br></div><div>Il traffico via dispositivo mobile è concentrato soprattutto su alcuni tipi di contenuti: social network e messaggistica personale in testa. Ben 3 minuti ogni 5 vengono spesi su WhatsApp e Facebook. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-03 12:58:07 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-03 13:01:55 UTC</pubDate>
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         <title>CHE SOCIAL NETWORK UTILIZZANO I SITI INTERNET ITALIANI?</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>I primi tre social network più utilizzati sono Facebook (<strong>58,4%</strong>), Twitter (<strong>39.96%</strong>), Youtube (<strong>28,12%</strong>). Dati importanti li ritroviamo per Google+ (<strong>22,84%</strong>), mentre si attestano verso il 10% del totale Linkedin (<strong>9,32%</strong>), Instagram (<strong>8,32%</strong>) e Pinterest (<strong>8%</strong>), Flickr viene configurato con qualche punto percentuale di meno (3,6%). I rimanenti social vengono utilizzati assai di meno, Vimeo (1,08%) un po’ di più rispetto a Myspace (0.28%), Tumblr (0,64%) e Foursquare (0,68%) che sono praticamente inutilizzati dalla media dei siti internet Italiani.<br>I social network vengono scelti in <strong>funzione del tipo di contenuti</strong> forniti: aumenta l’<strong>uso di social dedicati alle immagini per chi ha prodotti da vendere</strong>, mentre lievita la percentuale di uso di <strong>social testuali</strong> (google+, twitter e facebook) <strong>per chi ha contenuti</strong> di questo tipo da diffondere. Linkedin in alcune categorie viene utilizzato molto in quanto <strong>aumenta la potenza del proprio Brand</strong>, mentre alcuni social network (Myspace, Tumblr Foursquare e Vimeo), complice la scarsa diffusione nell’utenza privata, <strong>vengono ignorati</strong> dalla quasi totalità dei siti internet.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-03 13:02:27 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-03 13:15:40 UTC</pubDate>
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         <title>YOUTUBE E LA POSSIBILITA DI DIVENTARE &quot;FAMOSI&quot;</title>
         <author>student_ilaria</author>
         <link>https://padlet.com/student_ilaria/7zia7xbk6q6v/wish/169666442</link>
         <description><![CDATA[<div>GLI YOUTUBER<br><strong>Chi sono?<br></strong>Sono soprattutto <strong>maschi</strong>, hanno centinaia di migliaia di iscritti ai loro canali YouTube, pubblicano con regolarità (a volte anche tutti i giorni). Alcuni si focalizzano su temi particolari (principalmente sui <strong>videogiochi</strong>, ma anche su cinema e musica), altri parlano semplicemente di loro stessi, della scuola, degli amici e delle loro passioni oppure si mostrano mentre fanno qualcosa di buffo/demenziale, mentre scelgono il <strong>look della giornata</strong>, mentre sono in giro o più spesso a casa, nella propria camera. Utilizzano un linguaggio ampiamente colloquiale, intercalare tipici dello slang giovanile e spesso parolacce, parlano a ruota libera davanti alla telecamera (o al telefonino), spesso senza copione e apparentemente senza scalette. <br>Grazie a software di montaggio realizzano video di diversa durata (anche sopra i 30 minuti), in cui utilizzano semplici effetti, mixano messaggi, foto e spezzoni di altre riprese...<br>Sono consapevoli che chi li segue lo fa non perché assuefatto a una programmazione di contenuti predefinita, come può essere quella televisiva, ma perché li ama (o li odia, da qui il termine "haters") e quindi si iscrive ai loro canali video.<br>Al canale YouTube associano profili molto popolari anche su altri social network, come Twitter e Instagram. Alcuni hanno già pubblicato un libro, altri sono anche sugli schermi televisivi. <br>I più popolari sono Favij, iPantellas, Yotobi, St3pNy, Daniele Doesn't Matter, the Show, Scottecs, Anima, Greta Menchi e Sofia Viscardi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-03 13:18:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-03 13:29:29 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-04 06:22:21 UTC</pubDate>
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         <title>WHATSAPP E IL BLOCCO DEL 3 MAGGIO</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Problemi</strong> in tutto il mondo per <strong>WhatsApp</strong>: l’app di messaggistica sembra non funzionare, lasciando così in silenzio milioni e milioni di conversazioni. Un <strong>down</strong> diffuso a livello globale, iniziato intorno alle 22:10 (ora italiana) del 3 maggio. Sono al momento ignote le cause del blocco, ma in molti si sono riversati sulle bacheche dei social network per segnalare il malfunzionamento, spingendo l’hashtag #whatsapp e #whatsappdown rapidamente in cima ai trend topic.<br><br><strong>Aggiornamento ore 23.40</strong><br>Il servizio è ancora fermo: si tratta con tutta evidenza di uno dei maggiori down degli ultimi mesi visto che ormai il servizio è fermo da circa un’ora e mezza. Inutile cercare notizie sul profilo ufficiale per gli status di WhatsApp su Twitter: i contenuti non sono aggiornati ormai dal 2014, rendendo del tutto inutile questo canale. Al momento non giunge da WhatsApp alcuna spiegazione sull’accaduto, né alcuna proiezione circa le attese di ripristino.<br><strong><br>Aggiornamento ore 23.50</strong><br>Anche WhatsApp Web risulta irraggiungibile: non solo il servizio non funziona, ma è anche impossibile il semplice login attraverso la canonica procedura con QR Code a schermo. Sembra insomma del tutto impossibile dialogare con i server WhatsApp: i messaggi sono bloccati già in invio, con l’icona dell’orologio che testimonia il fatto che nessun invio sta andando a buon fine.<br><br></div><div><strong><br>Aggiornamento ore 00.07</strong><br>I problemi proseguono a livello globale: le segnalazioni di down arrivano da tutto il mondo.<br><br><strong>Aggiornamento ore 00.32</strong><br>Il problema è infine rientrato. I primi messaggi sono stati recapitati, anche in Italia, in questi minuti. In tutto l’interruzione del servizio è durata circa 2 ore e 20 minuti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-04 06:23:52 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <title>NOVITA&#39; DI WHATSAPP</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>È ufficiale: le videochiamate arrivano su WhatsApp, permettendo agli utenti dell'applicazione di interagire guardandosi negli occhi. Una modalità di comunicazione che va ad aggiungersi alle chat più tradizionali e alle chiamate vocali. La funzionalità è prevista per tutti i dispositivi basati sulle piattaforme mobile Android, iOS e Windows. Non sarà richiesta alcuna spesa: saranno sufficienti un paio di tocchi sul display per avviare la videochiamate. Ovviamente, quando non si è connessi ad una rete WiFi, bisognerà tener conto del traffico dati consumato per esaurire in fretta la banda settimanale o mensile offerta dal proprio contratto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-04 06:41:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-04 06:46:48 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <title>FALSE SENSAZIONI</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>Oggi con le nuove app siamo in <strong>costante contatto con tutti</strong>, o almeno ci illudiamo. Relazioni e amicizie si formano e consolidano attraverso i messaggi: proprio per questo dobbiamo conoscere tutte le regole con cui scriverli. Chi non mette mai smile, ad esempio, ci appare poco socievole, chi ne mette troppi infantile, chi scrive quattro messaggi per una frase seccante, chi scrive poemi logorroico… E poi, di recente, chi mette il punto a fine della frase ci dà una sensazione negativa, secondo uno studio condotto dalla <strong>Binghamton University di New York</strong>, pubblicato sulla rivista<strong> </strong><strong><em>Computers in Human Behavior</em></strong><em>.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-04 06:53:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-04 06:58:28 UTC</pubDate>
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         <title>FORME DI COMUNICAZIONE</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>La comunicazione di massa: i medium.</strong> <br>Tra le varie forme di comunicazione una particolare rilevanza spetta a quella mediale. <br>Gli strumenti tecnologici che servono a facilitare la comunicazione, a superare le distanze spaziali e quelle temporali o a sovrastare i rumori di fondo, sono chiamati " media " (dal latino media, cioè mezzi).<br><br></div><div><strong>La comunicazione di massa: i new media.</strong> <br>In tempi recenti ai mass media tradizionali (televisione, radio, cinema, stampa, ecc.) si è affiancata una nuova famiglia di mezzi di comunicazione di massa, caratterizzata dal fatto che modifica in modo radicale il rapporto tra emittente e destinatari. Si tratta dei new media (" nuovi mezzi di comunicazione "), nati in seguito alla rivoluzione informatica e telematica che ha avuto inizio alla fine degli anni Sessanta e che ebbe il suo più rapido sviluppo negli anni Settanta e Ottanta. Con la diffusione su larga scala del computer, il perfezionamento delle tecnologie digitale, la creazione di reti telematiche ( la più famosa è Internet ), è nato un nuovo tipo di comunicazione mediale che, pur coinvolgendo un gran numero di soggetti, permette loro di comunicare e interagire su piano di parità. Nell'uso del computer non si è solo spettatori di ciò che gli altri trasmettono, ma si partecipa attivamente alla circolazione delle informazioni. <em>Internet è un gigantesco strumento di comunicazione in cui tutti i soggetti coinvolti interagiscono più o meno alla pari, con uguali possibilità di esprimersi e di ascoltare.<br></em><br></div><div><strong>La comunicazione di massa: Internet.</strong> <br>Il più recente tra i principali mezzi di comunicazione di massa, nonché il più importante tra i new media, è Internet. Essa ha ormai un'estensione mondiale, ed è in costante e rapida espansione. Che cosa sia Internet, è difficile a dirsi. Essa consiste infatti in una rete formata dall'interconnessione di decine di migliaia di reti locali. Rispetto ai mass media che l'hanno preceduta, Internet introduce una novità fondamentale: non esiste un " centro " del sistema; non c'è un'emittente che decide un palinsesto e che sta quindi su un altro livello rispetto al pubblico. Tutti coloro che hanno accesso alla rete possono non solo usufruire delle informazioni o delle possibilità di intrattenimento che essa offre, ma anche immettere a loro volta informazioni e intrattenimento, trasformarsi cioè da destinatari a mittenti. Essi possono inoltre attingere liberamente ai contenuti della rete attraverso il meccanismo della " navigazione ", in pratica governando in prima persona il flusso delle informazioni che si vogliono ricevere.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-04 07:03:02 UTC</pubDate>
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         <title>IL COPYRIGHT E IL COPYLEFT</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>"Ma se chiunque può copiare i vostri libri e fare a meno di comprarli, voi come campate?" Questa domanda ci viene fatta sovente, il più delle volte seguita da quest'osservazione: "Ma il copyright è necessario, bisogna pure tutelare l'autore!". <br>Questo genere di enunciati rivela quanto fumo e quanta sabbia la cultura dominante (basata sul principio di proprietà) e l'industria dell'entertainment siano riuscite a gettare negli occhi del pubblico. Nei media e negli encefali imperversa l'ideologia confusionista in materia di diritto d'autore e proprietà intellettuale, anche se il rinascere dei movimenti e le trasformazioni in corso la stanno mettendo in crisi. Fa comodo solo ai grassatori e ai parassiti d'ogni sorta far credere che "copyright" e "diritto d'autore" siano la stessa cosa, o che la contrapposizione sia tra "diritto d'autore" e "pirateria". Non è così.<br><br>I libri del collettivo Wu Ming sono pubblicati con la seguente dicitura: "E' consentita la riproduzione, parziale o totale, dell'opera e la sua diffusione per via telematica a uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale". Alla base c'è il concetto di "copyleft" inventato negli anni Ottanta dal "free software movement" di Richard Stallman e compagnia e ormai diffusosi in tanti settori della comunicazione e della creatività, dall'informazione scientifica alle arti. <br><br>"Copyleft" (denso gioco di parole intraducibile in italiano) è una filosofia che si traduce in diversi tipi di licenze commerciali, la prima delle quali è stata la GPL [GNU Public License] del software libero, nata per tutelare quest'ultimo e impedire che qualcuno (Microsoft, per fare un nome a caso) si impadronisse, privatizzandoli, dei risultati del lavoro di libere comunità di utenti (per chi non lo sapesse, il software libero è a "codice-sorgente aperto", il che lo rende potenzialmente controllabile, modificabile e migliorabile dall'utente, da solo o in collaborazione con altri). <br><br>Se il software libero fosse rimasto semplicemente di dominio pubblico, prima o poi i rapaci dell'industria ci avrebbero messo sopra le grinfie. La soluzione fu rivoltare il copyright come un calzino, per trasformarlo da ostacolo alla libera riproduzione a suprema garanzia di quest'ultima. In parole povere: io metto il copyright, quindi sono proprietario di quest'opera, dunque approfitto di questo potere per dire che con quest'opera potete farci quello che volete, potete copiarla, diffonderla, modificarla, però non potete impedire a qualcun altro di farlo, cioè non potete appropriarvene e fermarne la circolazione, non potete metterci un copyright a vostra volta, perché ce n'è già uno.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-10 12:43:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-10 12:47:10 UTC</pubDate>
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         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-10 12:47:42 UTC</pubDate>
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         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-10 12:48:25 UTC</pubDate>
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         <author>student_ilaria</author>
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         <author>student_ilaria</author>
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         <author>student_ilaria</author>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-10 13:13:11 UTC</pubDate>
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         <title>WEB 1.0, WEB 2.0, WEB 3.0</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>WEB 1.0<br>Nel primo stadio internet attua un’interconnessione degli utenti basata sulle reti di comunicazione; sviluppa siti, portali e piattaforme di servizi web nei quali gli utenti possono solo navigare, sfogliare il catalogo virtuale dei prodotti, approfondendo le loro caratteristiche, e acquistare dai siti web delle aziende. Con il web 1.0 viene limitata la possibilità d’interazione tra l’azienda e i propri clienti, quindi gli unici punti di contatto sono costituiti dai mezzi classici: mailing, fax, telefono e pubblicità. Si determina così un flusso comunicativo di tipo unidirezionale che, partendo dall’alto verso il basso, mira al mercato di riferimento, senza esplorare né condividere i suoi desideri e le sue proposte.<br><br>WEB 2.0<br>Il secondo stadio invece è caratterizzato dal web 2.0, inteso come l’insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello d’interazione tra il sito web e l’utente, in cui strumenti come social network, blog, tag e podcast offrono la possibilità di approfondire il rapporto azienda-cliente e di sviluppare un flusso di comunicazione partecipativo tra gli utenti in rete.<br>Il web 2.0 poggia quindi su tre pilastri: interazione, condivisione e partecipazione. L’interazione offre a ciascun individuo la possibilità di usufruire, in tempo reale, dei contenuti che più lo interessano e di condividerli con gli altri utenti della rete. In questo modo la comunicazione diventa partecipativa, perché chiunque può dare il suo contributo nella diffusione dei contenuti presenti su internet, che diventano così accessibili a tutti.<br>La moltiplicazione di nuovi strumenti informatici denominati social media, tra cui palmari e smartphone, consentono di ottenere l’interconnessione on-line e sono in grado di veicolare nuovi contenuti specifici, riuscendo a superare il limite (temporale e spaziale) dei servizi basati sui canali tradizionali. Inoltre l’odierna condivisione si basa sulla semplicità di utilizzo dei social network (Facebook, MySpace, LinkedIn, ecc..), sulla  possibilità di restare sempre in contatto, condividendo opinioni ed esperienze di consumo e non. Appare qui fondamentale il fenomeno della convergenza digitale.<br><br>WEB 3.0<br>Seguendo questo percorso arriviamo al web 3.0 di cui non possiamo dare una definizione precisa dato che lo stesso processo è in continua evoluzione, ma cercheremo, comunque, di riassumerlo in alcuni punti:<br>–  trasformazione del web in un Database;<br>– sfruttamento al meglio delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale capace di interagire con il web in modo quasi umano;<br>– la presenza del web semantico, per cui saranno possibili ricerche molto più evolute delle attuali, basate sulla presenza nel documento di parole chiave, collegamenti ipertestuali ecc;<br>–   la presenza del web potenziato, ovvero un web capace di influenzare la realtà come mai prima era successo grazie ai Social (Social reference)<br>–   la presenza del web 3D, la trasformazione del web in una serie di spazi in 3D, in linea con ciò che ha già realizzato “Second life”;<br>–   un meccanismo di fusione dei poli: non più due poli distinti (artista-fan, azienda-consumatore, politico-elettore) che dialogano indipendentemente dall’altro. I due poli si sono fusi e costituiscono un unico flusso di co-creazione continua.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-10 13:25:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <author>student_ilaria</author>
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         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-11 06:28:23 UTC</pubDate>
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         <title>LA STORIA DELLA COMUNICAZIONE</title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il <strong>periodo preistorico</strong> (da 50.000 a 10.000 anni a.C.) ci ha lasciato numerose testimonianze di comunicazione. I primi archeologi consideravano gli <em>utensili di osso</em>, le <em>sculture</em> e i <em>dipinti rupestri</em> di questo periodo come artefatti legati a rituali magici. Successivamente, però, si è compreso che essi rappresentavano anche il tentativo sistematico degli uomini preistorici di usare certi simboli per registrare le informazioni sull’ambiente naturale in cui vivevano. Erano, insomma, dei veri e propri media, prime testimonianze della scrittura.<br>Durante il <strong>Medioevo</strong> la grande tradizione letteraria e filosofica dell’antica Grecia e di Roma si estinse. L’Europa fu divisa in una serie di stati feudali a economia agricola. L’alfabetizzazione era prerogativa quasi esclusiva della Chiesa. I <em>documenti venivano scritti in latino su fogli di pergamena</em>. Nel <strong>sec. XIII</strong> cominciano ad apparire i <em>primi documenti scritti in volgare</em>, favoriti dall’introduzione della <em>carta</em>, molto meno costosa della pergamena. Durante tutto il Medioevo, malgrado i molti testi scritti, la tradizione orale svolgeva ancora un ruolo fondamentale nella trasmissione delle informazioni e delle conoscenze. <br>James Burke e altri studiosi ritengono che <em>la stampa a caratteri mobili </em>sia stata la più grande trasformazione tecnologico-culturale nella storia dell’Europa ( Carattere da stampa).  Anche gli analfabeti riuscivano a seguire la letteratura in volgare quando veniva recitata ad alta voce. Se questo contribuì alla conservazione degli usi e delle tradizioni locali, l’introduzione della carta rese il processo di stampa meno costoso. Di conseguenza, i libri diventarono accessibili anche ai più poveri.<br>Tuttavia, la rivoluzione della stampa non si verificò nell’arco di una generazione. Ci vollero 200 anni perché i cambiamenti introdotti dalla stampa nella società e nel campo della conoscenza venissero definitivamente sistematizzati. Con la prima ondata di testi stampati, gli <em>incunabula</em>, furono riprodotti il più fedelmente possibile i manoscritti già esistenti. Dopo fu la volta dei testi di filosofia e scienze. <br>Le autorità politiche e religiose cominciarono allora a controllare quello che gli autori secolari scrivevano (libertà e comunicazione). <br>I <em>libri</em>, una volta stampati, passavano agevolmente di mano in mano e così pure le informazioni che essi contenevano, ma con l’arrivo del <em>telegrafo</em> i messaggi potevano viaggiare anche più velocemente del messaggero. <strong>La comunicazione a distanza non dipendeva più dal mezzo di trasporto utilizzato</strong>. <em>Il telegrafo e il telefono</em> rappresentarono, insomma, un’ennesima rivoluzione nel sistema delle comunicazioni. <br>Grazie alla loro diffusione, i messaggi venivano distribuiti molto più velocemente, più facilmente e più lontano di quanto non fosse possibile nel passato. <br>Nel cinema, bisogna ricordare che l’esperienza sociale di questo medium comincia in USA all’inizio del sec. XX con i <em>nickelodeon</em>. Queste prime sale cinematografiche a basso costo attiravano soprattutto operai e immigranti che, non sapendo parlare l’inglese, si divertivano a guardare le immagini del cinema muto. Le splendide sale degli anni Venti erano invece frequentate da tutte le classi sociali, senza alcuna eccezione. <br>In questo periodo nasce la<em> pubblicità</em> come industria. I mezzi pubblicitari più diffusi erano inizialmente i giornali, e poi le riviste, entrambi dipendenti dagli introiti pubblicitari. Dopo il 1920 anche la radio cominciò ad arricchirsi attraverso la pubblicità, seguita presto dalla televisione. <br>Invece, il <em>computer</em>, all’inizio sembrava uno strumento riservato alle grandi organizzazioni e amministrazioni, alla ricerca scientifica e ai comandi militari. Lo tecnologia dei microprocessori a partire dagli anni Settanta, il costante sviluppo di <em>software</em> facili da usare e, negli anni Novanta, la rapida espansione della Rete hanno invece trasformato il computer in una macchina accessibile a tutti, proprio come un qualsiasi altro elettrodomestico.<br>Proprio perché elabora in forma digitale il linguaggio di tutti gli altri media, il computer è diventato il medium per eccellenza del XXI secolo. In particolare è uno strumento di scrittura per tutti: giornalisti, scrittori, scienziati, ingegneri, poeti e artisti. Della scrittura ha modificato largamente le tecniche tradizionali, come ha fatto per l’editing, la fotocomposizione, la stessa stampa.<br>Tutto questo ha sicuramente influito sulla natura del giornale come prodotto culturale; quanto al libro, la sua trasformazione elettronica (<em>E-book</em>) e, dunque, la sua ‘compatibilità’ con Internet determinano profondi riflessi sulla figura dell’autore, del lettore e sul testo stesso. Le tecniche di produzione assistite dal computer incoraggiano gli individui e le organizzazioni più piccole a fare a meno della grande industria editoriale.<br><strong>Oggi le connessioni a livello globale avvengono tramite computer: in borsa gli scambi di denaro e di merci, il controllo del traffico aereo e ferroviario, ecc. avvengono per via informatica. La stessa via consente a milioni di persone di scambiarsi messaggi senza limiti di tempo e di spazio.</strong><br>Non tutto è positivo. Con il facile accesso a Internet e alla posta elettronica <em>(e-mail)</em> molte forme di interazione personale sono diventate ‘virtuali’. Inoltre, l’esplosione della tecnologia digitale con le sue innumerevoli prestazioni fa temere i rischi insiti in un divario eccessivo tra informatici ‘ricchi’ e ‘poveri’, non solo a livello di persone, ma di nazioni. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-11 06:41:55 UTC</pubDate>
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         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-11 07:03:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-11 07:05:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-22 14:59:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-22 15:00:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-05-22 15:02:38 UTC</pubDate>
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         <title>IL REGISTRO DEGLI OPERATORI DI COMUNICAZIONE</title>
         <author>student_ilaria</author>
         <link>https://padlet.com/student_ilaria/7zia7xbk6q6v/wish/173168298</link>
         <description><![CDATA[<div>Il <strong>Registro degli operatori di comunicazione</strong>, comunemente definito con l'acronimo <strong>ROC</strong>, è uno specifico elenco istituito in Italia dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, inglobando il Registro nazionale della Stampa italiana e il Registro nazionale delle imprese radiotelevisive, al quale debbono obbligatoriamente iscriversi i soggetti destinatari di concessioni o autorizzazione in materia di comunicazione.</div><div>In particolare:</div><ul><li>le imprese concessionarie di pubblicità da trasmettere mediante impianti radiofonici o televisivi o da diffondere su giornali quotidiani o periodici;</li><li>le imprese di produzione e distribuzione dei programmi radiofonici e televisivi;</li><li>le imprese editrici di giornali quotidiani, di periodici o riviste e le agenzie di stampa di carattere nazionale;</li><li>le imprese fornitrici di servizi telematici<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Information_and_Communication_Technology"> </a>e di comunicazioni, compresa l'editoria elettronica e digitale.</li></ul><div>Nel ROC, la cui tenuta e regolamentazione è affidata all'Autorità per le garanzie<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Autorit%C3%A0_per_le_garanzie_nelle_comunicazioni"> </a>nelle comunicazioni, sono altresi censite le infrastrutture di diffusione operanti nel territorio nazionale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 15:07:47 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
         <link>https://padlet.com/student_ilaria/7zia7xbk6q6v/wish/173171063</link>
         <description><![CDATA[<div>Il panorama degli strumenti per comunicare sfruttando le tecnologie di rete sta cambiando rapidamente. Nella prima fase di Internet la comunicazione pubblica e uniderezionale era possibile creando un sito web o un blog, mentre quella bidirezionale e privata era assicurata da IRC e vari strumenti di chat (ICQ, MSN Messenger et similia).<br><br></div><div>Poi, nell’era del cosiddetto Web 2.0, sono state introdotte piattaforme che hanno indotto nuovi modelli di comunicazione basati sulla produzione di contenuti pubblici in tempo reale, sia basati sulle persone, che sugli interessi. Da un lato reti simmetriche come Facebook, QZone, Linkedin, dall’altro reti asimmetriche molto simili a media platform per la distribuzione di contenuti come Twitter, Weibo, Google+, Tumblr, Instagram, YouTube.<br><br></div><div>Accanto ad esse, grazie alla massificazione degli smartphone, hanno prosperato strumenti atti a colmare il bisogno di una comunicazione online più privata, ma istantanea, come Apple iMessages, Google Hangouts, Skype fino ad arrivare a WhatsApp, Facebook Messenger, WeChat, Line, QQ e gli altri Instant Messenger.<br><br></div><div>Negli ultimi mesi sta emergendo con forza la tendenza verso una comunicazione non permanente. È interpretata da nuovi tool che provano ad intercettare il bisogno di produrre contenuti temporanei, che hanno senso solo nell’attimo in cui vengono prodotti, in grado di sfuggire alla logica del web come archivio (contenuti permanenti e ricercabili in futuro).</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 15:17:07 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
         <link>https://padlet.com/student_ilaria/7zia7xbk6q6v/wish/173171444</link>
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         <pubDate>2017-05-22 15:18:25 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
         <link>https://padlet.com/student_ilaria/7zia7xbk6q6v/wish/175673390</link>
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         <pubDate>2017-06-08 06:30:24 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>student_ilaria</author>
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         <pubDate>2017-06-08 06:31:31 UTC</pubDate>
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