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      <title>PON European Heritage Network by Lisa Somma</title>
      <link>https://padlet.com/lisasomma2015/EHN</link>
      <description>Castelli, Storie e Leggende di Napoli</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-04-10 10:42:16 UTC</pubDate>
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         <title>Il PON Cittadinanza Europea si pone l’obiettivo di potenziare la “Cittadinanza Europea” di studentesse e studenti, attraverso la conoscenza, la consapevolezza e la riflessione intorno all’idea di Europa e di Unione Europea.</title>
         <author>lisasomma2015</author>
         <link>https://padlet.com/lisasomma2015/EHN/wish/366810294</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Progetto "European Heritage Network" intende perseguire tale obiettivo attraverso la conoscenza, la valorizzazione e la promozione del Patrimonio Culturale. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-10 23:31:06 UTC</pubDate>
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         <title>Licinio Lucullo</title>
         <author>edcp5542</author>
         <link>https://padlet.com/lisasomma2015/EHN/wish/367403907</link>
         <description><![CDATA[<div>Licinio Lucullo fu un militare romano, nato da una famiglia molto influente ed educato alla guerra come all’oratoria; combatté sotto Silla, attraversò l’intero Oriente con numerose campagne, raggiunse il consolato e poi, seguendo il corso naturale che la Storia ci insegna tipico della vita dei grandi uomini politici, iniziò una lunga fase di decadenza politica.<br>Ma la perdita di terreno sul fronte militare per Licinio non coincise con una definitiva sconfitta. Sin da giovane infatti egli aveva dimostrato un amore per l’otium letterario e per i piaceri che la rigida disciplina di soldato aveva potuto a stento contenere. Aspettò quindi la vecchiaia per dedicarsi alla letteratura, alla filosofia, all’arte e alle scienze in generale.<br><br></div><div>Ed è proprio questo momento della sua biografia che ci tocca più da vicino: riunite le immense ricchezze che aveva guadagnato durante le spedizioni orientali, intorno al I secolo a.C. decise di costruire una fortezza dell’otium e del piacere; un luogo dove potersi dedicare al riposo e allo studio. Non fu il primo, né sarebbe stato l’ultimo, a scegliere per l’occasione la nostra splendida Napoli.<br><br></div><div>Vi costruì una monumentale villa, e lì si diede ai piaceri della vita, primo fra tutti il cibo. In italiano, d’altronde, l’aggettivo luculliano tutt’oggi serve a indicare un pranzo abbondante e sfrenato.<br><br></div><div>Non solo oro e cultura infatti egli portò dall’Asia, dal Ponto, dall’Armenia: importò nel fertile terreno della Campania felix alcune coltivazioni che oggi sono il vanto della nostra agricoltura, fra tutte l’albicocco, le pesche il ciliegio.<br><strong><br></strong><em>Fonte:</em> <a href="http://terredicampania.it/cultura/licinio-lucullo-il-miles-che-amo-napoli/26/03/2017/">http://terredicampania.it/cultura/licinio-lucullo-il-miles-che-amo-napoli/26/03/2017/</a><br><br></div><pre>La meravigliosa villa di Lucullo</pre><div><br>Questa architettura antica, data la sua enorme dimensione, è visibile in diversi punti della città di Napoli. Il nucleo più ampio e forse anche più rilevante è quello posto nei sotterranei del castel dell'Ovo, mentre altre tracce della struttura sono visibili sulla collina di Pizzofalcone e molte di esse nei pressi di piazza Municipio, grazie agli ultimi ritrovamenti.<br><br></div><div>Nel sottosuolo del castel dell'Ovo, vi è la cosiddetta "sala delle colonne", ovvero un antico ambiente della fortezza risalente appunto all'epoca in cui sorgeva sull'isolotto la villa romana di Lucullo. Il nome della sala deriva proprio dalle colonne romane rimaste in piedi.<br><br></div><pre><strong>Parte degli scavi di piazza Municipio</strong></pre><div><br>Nel corso del tempo la villa ha vissuto comunque rimaneggiamenti che ne hanno fatto perdere sostanzialmente l'antico aspetto sia per mano dell'uomo, che più volte ne ha cambiato la destinazione d'uso modificando tutta l'architettura, sia per le vicissitudini militari susseguitesi nel corso dei secoli e, infine, sia per i vari terremoti che hanno modificato drasticamente la morfologia di quell'area.<br><br></div><div>Alla morte di Lucullo la villa passa all'imperatore romano, perdendo così di rilevanza, mentre con Valentiniano III, verrà trasformata in una fortezza.</div><div><br>Durante il medioevo i monaci bizantini prendono il possesso della villa-fortezza, facendola diventare un monastero. Le sale che edificarono furono fatte sui resti della villa romana, infatti proprio nella sala delle colonne del castel dell'Ovo, costituita da quattro navate con delle volte ad arco rialzato, sono presenti numerose colonne romane che sostengono la struttura.<br><br></div><div>Altre sale sono state destinate poi negli anni successivi a refettori, a luoghi di scrittura, dove venivano trascritti i libri, o ancora a cimiteri per i monaci.<br><br></div><div>Ulteriori perdite di tracce della villa avvenirono alla fine del X secolo, quando il monastero fu distrutto dagli stessi napoletani per paura che potesse essere utilizzato dai Saraceni come avamposto militare. Dopo questo evento, il castello fu ricostruito dai normanni così come lo vediamo oggi, pur conservando nei sotterranei, non aperti al pubblico, ancora alcuni resti dell'abitazione di Lucullo.<br><br></div><div>Oltre al castel dell'Ovo, altri resti della villa sono ammirabili nella collina di Pizzofalcone, dove nell'VIII-IX secolo a.C. era stato fondato il primo nucleo della città e nei recenti scavi rinvenuti nei pressi di piazza Municipio.<br><br><br></div><div><em>Fonte:</em> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_di_Licinio_Lucullo">https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_di_Licinio_Lucullo</a><br><br></div><pre>I pranzi “luculliani”</pre><div>Le dimore di Lucullo erano ricordate per gli immensi sfarzi e i pranzi che il proprietario organizzava (da qui l’aggettivo italiano “luculliano”), coinvolgendo i massimi uomini romani, tra cui, secondo l’aneddoto, addirittura Cicerone e Pompeo.<br><br></div><div>La villa di Licinio Lucullo di Napoli, in questo, non faceva eccezione. La dimora, infatti, era dotata di immensi giardini, in cui erano coltivate le piante e gli alberi che il comandante aveva portato dal Ponto e dall’Asia Minore: oltre alle già citate ciliegie e albicocche, Lucullo poteva offrire ai suoi commensali anche gustose pescheprovenienti dalla Persia.<br><br><em>Fonte:</em> <a href="https://www.lacooltura.com/2017/12/villa-di-licinio-lucullo-arte-romana/">https://www.lacooltura.com/2017/12/villa-di-licinio-lucullo-arte-romana/</a><br><br></div><pre>Un uomo portatore di innovazioni</pre><div>Lucullo fu anche uno dei primi a dotare le ville campane di piscinae per la coltivazione di diverse specie di pesci. Per meglio alimentare d’acqua marina le peschiere della sua villa napoletana, egli tagliò una montagna e aprì un canale che si congiungeva al mare. Dopo la sua morte, i pesci di quel vivaio furono venduti per 4.000.000 di sesterzi. In seguito alla scomparsa di Lucullo, i beni immobili di questo generale, ricordato dai posteri solo per il gusto e lo sfarzo che riuscì a dare alla sua esistenza, furono integratati nel demanio imperiale.<br><br><em>Fonte: </em><a href="http://www.freebacoli.net/2014/10/miseno-meravigliosa-villa-lucullo-peschiere-ninfei/">http://www.freebacoli.net/2014/10/miseno-meravigliosa-villa-lucullo-peschiere-ninfei/</a><br><br></div><pre>Tra divertimenti e studio</pre><div>L’immensa villa era anche fornita di <strong>piscine</strong> e <strong>laghetti</strong> in cui venivano allevate le <strong>murene</strong>, secondo un uso sfarzoso praticato in epoca repubblicana, e comune anche alla dimora di Pollione a <strong>Pausilypon</strong>. Come in futuro Pollione, anche Lucullo fece costruire dei <strong>moli privati</strong> direttamente sul golfo, che permettessero alle navi di attraccare vicino alla villa.<br><br></div><div>Infine, come è stato già ricordato, Lucullo portò a Napoli parte della sua <strong>collezione di libri</strong>, e costruì nella villa un’immensa <strong>biblioteca</strong>, che doveva costituire il luogo prediletto per trascorrere il tempo nell’<em>otium.<br><br>Fonte: </em><a href="https://www.lacooltura.com/2017/12/villa-di-licinio-lucullo-arte-romana/">https://www.lacooltura.com/2017/12/villa-di-licinio-lucullo-arte-romana/</a><em><br></em><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-13 13:10:18 UTC</pubDate>
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         <title>GIOVANNA I D&#39;ANGIO&#39;</title>
         <author>marinmichele14</author>
         <link>https://padlet.com/lisasomma2015/EHN/wish/367405787</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Denominata</em><strong><em> Giovanna La Pazza,<br></em></strong>perchè si pensava ammazzasse  i suoi amanti dopo aver trascorso notti passionali.<br> ella divenne erede del regno di Napoli secondo il diritto di successione conferitole dal nonno Roberto. La leggenda narra che lei avesse un gran numero di amanti, la cui storia si lega al <strong><em>Castel dell'Ovo</em></strong> dove gli sfortunati sarebbero stati spesso anche uccisi. <br> Dopo una lunga e travagliata lotta contro il fratello del suo ex marito, Andrea d'Ungheria, che fece imprigionare nel<strong><em> Castel</em></strong> <strong><em>dell'Ovo</em></strong> dal suo nuovo marito Luigi di Taranto, il quale difese il regno della moglie riuscendo a imprigionare Luigi d'Ungheria che morì avvelenato nelle prigioni di <strong><em>Castel dell'Ovo.</em></strong><br>  <br>  Dopo poco morì anche Luigi Di Taranto, e Giovanna ancora una volta si risposò con Giacomo di Maiorca morto in guerra dopo soli due anni. Si trovò quindi da sola a affrontare i baroni ribelli, che però vennero bloccati dal suo agguerrito esercito e venne fatto prigioniero Ambrogino Visconti di Milano. <br> Ambrogio Visconti riuscito a fuggire dalle prigioni del <strong><em>castel dell'Ovo</em></strong> a seguito del caos, quando crollò  gran parte delle costruzioni a ridosso del grande arco naturale, che univa le due parti dell' isolotto. A causa di ciò vi fu  la rottura del famoso uovo nascosto da Virgilio nelle stanze segrete del forte. Attribuirono le colpe della rottura dell'uovo ad Ambrogino che fece crollare il castello. <br>La regina Giovanna I dovette ovviare ai danni, ma soprattutto calmare l' agitazione popolare che attribuiva a questa rottura presagi funesti per tutta la città. vi fu quindi una dichiarazione della regina che nascose nuovamente un uovo magico nel castello, per la salvaguardia del castello, la città e i napoletani.<br>Giovanna sposò poi Ottone di Brunswick, capitano di ventura, che difese il regno della consorte.<br>Carlo di Durazzo con le sue truppe sbaragliò le scarse forze di cui disponeva Ottone e lo fece prigioniero. La regina stessa poi si arrese al vincitore e venne fatta prigioniera nello stesso castello che era stato prima sua dimora, prima di essete trasferita al castello di Muro Lucano dove morì strangolata nel 1378.<br><br><a href="https://www.youtube.com/watch?v=ULLAlzotUHs">https://www.youtube.com/watch?v=ULLAlzotUHs</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-13 13:19:07 UTC</pubDate>
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         <title>Federico II di Svevia</title>
         <author>castresepc</author>
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         <description><![CDATA[<div>Divenuto col tempo universalmente noto come lo <strong><em>stupor mundi  </em></strong>per via di una personalità forte e peculiare. <strong>Federico II </strong>fù un uomo molto colto ed amante degli studi; si circondò di poeti, letterati, filosofi e scienziati. Lui divenne re di Germania, d’Italia, di Gerusalemme e di Sicilia.  Federico non si interessò particolarmente né alla Germania né a Gerusalemme, preferendo ristabilire l’ordine nel prediletto <strong>Regno di Sicilia</strong>. Infatti lui amava molto le città di mare tra cui Napoli e Palermo.</div><div>Per rafforzare il suo potere sul territorio fece costruire una rete di castelli molto efficienti che controllava periodicamente. Il governo di Federico II fu un governo forte ed accentrato ma ben regolato da una serie di capaci funzionari.<br><br> Federico II a Napoli visse a Castel dell' Ovo, ne fece la sede del tesoro reale e  costruì altre torri - torre di Colleville, torre Maestra e torre di Mezzo. Inoltre in  quegli anni, il castello divenne reggia e prigione di stato. Il Castel dell' Ovo è il castello più antico della città di Napol, ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo. Si trova tra i quartieri di San<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/San_Ferdinando_(Napoli)"> </a>Ferdinando e Chiaia, di fronte a via Partenope. <br><br> A Napoli fondò l' Università, che fu la prima università statale del mondo occidentale. Attingendo al suo patrimonio personale fondò molte altre scuole nel suo Regno per permettere ai figli dei suoi funzionari di istruirsi. Federico II parlava inoltre molte lingue e stimava la scienza araba <br><br>Tra le sue tante imprese ha partecipato anche alle crociate. L''imperatore Federico II fu esortato da Onorio III a guidare una crociata in Terrasanta ,(come promesso al pontefice dopo la sua incoronazione), ma grazie a un accordo diplomatico con il sultano al-Kamil, nipote di Saladino: Gerusalemme venne ceduta. Federico ottenne un successo di un certo rilievo senza combattere una sola battaglia.<br>Tollerante e rispettoso nei confronti dell'Islam riunì alla sua corte i saggi provenienti da tutte le parti del mediterraneo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-13 13:26:14 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;uovo di Virgilio</title>
         <author>simone_sarnataro02</author>
         <link>https://padlet.com/lisasomma2015/EHN/wish/367407551</link>
         <description><![CDATA[<blockquote><strong><em>Secondo la leggenda, se l’uovo fosse stato ritrovato o se si fosse rotto, tutto il castello sarebbe sprofondato in mare ed una serie di sventure avrebbe colpito la città di Napoli.<br><br></em></strong><em>La </em><strong><em>leggenda</em></strong><em> racconta che tanto tempo fa, nel mare di Napoli, vivevano delle sirene e tra queste vi era la sirena Partenope.<br><br>La </em><strong><em>sirena Partenope</em></strong><em> era una delle tre sorelle che, insieme a Ligia e Leucosia, tentarono con il loro canto melodioso di incantare e far naufragare Ulisse che, scaltramente, per resistere, si fece legare all’albero maestro della nave. Le tre sirene, prese dallo sconforto per il fallimento, si lasciarono, per così dire, andare alla deriva. La leggenda narra che Partenope rimase impigliata tra gli scogli di Megaride, e lì, prima di morire ed essere sepolta, depose un uovo.<br><br>Un giorno, il grande poeta latino </em><strong><em>Publio Virgilio Marone</em></strong><em>, da tutti considerato anche grande mago e taumaturgo, </em><strong><em>raccolse l’uovo della sirena</em></strong><em> in prossimità dell’isolotto di Megaride.<br>Virgilio, </em><strong><em>credendo che l’uovo raccolto fosse veramente magico e incantato</em></strong><em>, lo sistemò in una cameretta nei </em><strong><em>sotterranei di Castel Marino</em></strong><em>, mettendolo in una caraffa di vetro piena d’acqua protetta da una gabbia di ferro, ed appesa a una pesante trave di quercia. Per questa ragione il Castello fu poi chiamato dell’Ovo.<br><br>Il luogo ove era conservato l’uovo, fu chiuso da pesanti serrature e tenuto segreto, poiché da quell’uovo dipendeva la</em><strong><em> fortuna del Castello e della città.</em></strong><em> Si narra che, al tempo della regina </em><strong><em>Giovanna I</em></strong><em>, il castello subì ingenti danni a causa del crollo dell’arcone che unisce i due scogli sul quale esso è costruito, e la Regina fu costretta a dichiarare solennemente di aver provveduto a</em><strong><em> sostituire l’uovo</em></strong><em>, per evitare che in città si diffondesse il panico per timore di nuove e più gravi sciagure.</em></blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-13 13:26:26 UTC</pubDate>
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         <title>La leggenda di Santa Patrizia</title>
         <author>esposito_arianna01</author>
         <link>https://padlet.com/lisasomma2015/EHN/wish/367408554</link>
         <description><![CDATA[<div> Santa Patrizia è nata a Costantinopoli da una ricca famiglia. </div><div>Durante il suo percorso di crescita capisce di voler dedicare la sua vita alla lotta per la giustizia e per il bene del popolo. Suo padre, però, per garantire la stabilità del titolo nobiliare, aveva già deciso che il suo futuro la vedrà sposa con un nobile. La ragazza, audace e determinata, scappa con la sua amica d'infanzia ,Aglaia, a Roma, dove fa voto di castità e si imbarca per la terra Santa in pellegrinaggio per seguire il suo sogno mentre suo padre inizierà un' opera persecutoria per trovarla. La nave in cui sono presenti le giovani, naufraga e le due si ritrovano in una magnifica terra sconosciuta: Napoli, dove decidono che per la sicurezza di Patrizia (ricercata dal padre), quest'ultima si fingerà morta spacciandosi per una giovane monaca. Le due amiche si trasferiscono nel convento del Castel dell'Ovo dove Patrizia si contraddistingue per le grandi opere di carità compiute per il popolo napoletano. La sua vita tuttavia sarà breve, morirà infatti presto per una grave malattia. La fedele amica Aglaia per riscattare il coraggio, la determinazione e la grande bontà che hanno sempre contraddistinto Patrizia, svelerà la sua identità. Il popolo di Napoli, riconoscente e grato la farà compatrona. </div><div><br></div><div><strong>La Santa dei single!!</strong></div><div>Si dice che tutte le ragazze che desiderano sposarsi si rechino a San Gregorio Armeno a venerare la Santa in cerca di marito.</div><div><br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-13 13:30:58 UTC</pubDate>
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         <title>La sirena Partenope</title>
         <author>chiaraiandoli2002</author>
         <link>https://padlet.com/lisasomma2015/EHN/wish/367408577</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em>L' aspetto delle sirene</em></strong><strong> </strong><br> La sirena è un essere fantastico, la parte superiore del corpo è quella di una donna, formosa e di aspetto piacevole. Nella mitologia la parte inferiore era quella di un uccello, solo molti secoli dopo ha assunto la  forma di coda di pesce, ha lunghi capelli, spesso verdi come il mare, che pettina accuratamente e nella maggior parte delle raffigurazioni ha in mano uno specchio in cui si rimira compiaciuta. La Sirena canta in maniera irresistibile e a volte suona anche qualche strumento per sedurre e far morire i marinai. <br><strong><em>La storia della sirena Partenope🧜🏻‍♀️<br></em></strong> Partenope, affascinante sirena, faceva parte di un gruppo di sirene che vivevano su un isolotto di fronte Positano. La Leggenda della Sirena, è narrata nell'Odissea: Ulisse, noto personaggio della mitologia greca, volle ascoltare a tutti i costi il canto delle sirene, famose perché attraevano i navigatori con le loro voci angeliche e melodiose, per poi ucciderli. Avvisato dalla maga Circe, l’uomo prese delle precauzioni: ordinò ai suoi marinai di mettere tappi di cera alle orecchie e si legò all’albero maestro della sua nave vietando ai suoi uomini di slegarlo. L’idea ebbe successo; Ulisse non cadde preda delle dolci creature marine. Le sirene ci rimasero molto male e per la delusione si suicidarono gettandosi sugli scogli. La sirena Partenope, fu portata dalle correnti marine proprio tra gli scogli di <em>Megaride</em> dove oggi sorge il famoso Castel dell'Ovo. Lì fu trovata da dei pescatori che la venerarono come una dea, una volta approdato sull’isolotto, il corpo della sirena si dissolse trasformandosi nella morfologia del paesaggio partenopeo, così divenne la protettrice del luogo. <br><strong><em>La fontana della sirena<br></em></strong>E’ una delle fontane simbolo di Napoli. Fu eretta dallo scultore Onofrio Buccini, nel 1869 per ornare i giardini della stazione ferroviaria, ma nel 1924 fu spostata in piazza Sannazaro., in occasione dell’inaugurazione della Galleria Laziale, la galleria che collega Mergellina a Fuorigrotta. La fontana è un gruppo marmoreo composto da un’ampia vasca ellittica nel cui centro si erge lo “scoglio”, sul quale poggiano quattro animali simbolo di tradizioni iniziatiche: un cavallo, un leone, un delfino e una tartaruga, oltre ad alcune  piante acquatiche.<br>Su questo gruppo sovrasta la Sirena   Partenope (simbolo  della città di Napoli), che stringe una lira con il braccio destro, mentre il braccio sinistro è puntato verso l’alto. La sirena ha la coda avvolta intorno ai fianchi.<br>Nell’antichità le sirene erano creature mitologiche, essendo esseri per metà donna e metà uccelli, mentre solo successivamente in epoca medioevale furono considerate metà pesci. Il loro canto era così dolce e melodioso da ammaliare qualsiasi equipaggio di navi che transitava da quelle parti facendoli avvicinare così tanto alla costa che finivano per  sfracellarsi contro gli scogli. Nessuno riusciva a sottrarsi al loro canto. Partenope era una di queste.<br>Un giorno però le cose non andarono cosi, infatti si trovò a navigare in quei luoghi Ulisse, l’eroe   della guerra di Troia.  Ulisse era un uomo  molto astuto, e volendo a tutti i costi udire il canto delle Sirene senza però correre pericoli, pensò di tappare le orecchie di tutto il suo equipaggio con della cera  in modo che loro non potessero sentire il pericoloso canto, mentre lui invece  si fece legare ad un albero della nave. In questo modo poteva ascoltare ma non compiere nessuna azione che potesse risultare pericolosa per sé e per il suo equipaggio.<br>Partenope rimase molto sorpresa da quella nave che a differenza di tutte le altre non veniva attratta verso di loro, anzi tirava diritto senza problemi. Era la prima volta che ciò accadeva, per cui inseguì a nave fino alla baia dove attualmente sorge Napoli ma niente da fare, Ulisse non si lasciava ammaliare. Dal dispiacere di non essere riuscita a conquistarlo col suo canto , si lasciò morire sullo scoglio di Megaride, dove attualmente sorge il Castel dell’Ovo.  Lì fu trovata da alcuni  pescatori che la venerarono come una dea. La elessero  protettrice del luogo e in suo onore chiamarono il loro villaggio Partenope. Il termine è rimasto per sempre,  anche se poi, successivamente, a quel piccolo borgo, che negli anni si sviluppò diventare una città, fu dato il nome di Neapolis.<br><strong><em>La fontana Spiracorona (detta "delle zizze")<br></em></strong><strong>L’origine della fontana</strong></div><div>Consultando più fonti tra cui la celebre <strong>«Platea delle Acque»</strong> è documenta un’antica fontana che sorgeva nella stessa area che un tempo era alimentata dalle acque sorgive del pozzo di <strong>San Marcellino</strong> (acque del misterioso fiume Sebeto) preesistente già dal 1139 (anno dell’eruzione del Vesuvio). Dal altre fonti, non si esclude che la fontana prendesse nome dal dipinto posto sull’Altare maggiore della chiesa e che raffigurava il Crocifisso il cui sangue veniva colato in un vaso (manoscritto B. Capasso). Fu <strong>Don Pedro de Toledo</strong>, insidiatosi a Napoli nel 1532, a volere il rimaneggiamento della fontana, aggiungendovi ricche decorazioni, esigendo lo scultore <strong>Giovanni Merliano</strong> da Nola nel 1540. Essa si presentava come oggi la vediamo; lavorata in marmo bianco con vasca rettangolare, scolpita da festoni floreali, frutti, fregi geometrici, abbracciati da vezzosi nastri ornamentali. Sono evidenti sulle lastre della vasca, lo <strong>stemma di Carlo V</strong>, lo stemma a scacchiera del vicerè spagnolo e l’altro bipartito della città di Napoli. In alto, addossata alla parete della chiesa, vi è la <strong>Sirena alata</strong> personificazione di <strong>Partenope</strong> che proietta i flutti d’acqua dai seni sulle fiamme ardenti del <strong>Vesuvio</strong>, con ai lati, i due versanti di colate laviche.Su uno dei versanti si nota lo strumento musicale del violino che personifica l’irruenza del Vesuvio, e al di sopra si trovava una targa in marmo, ormai perduta, su cui era incisa chiara la frase <strong><em>“Dum Vesevi Syerena Incendia Mulcet”</em></strong>(La sirena mitiga l’ardore del Vesuvio).<br>Nel cuore di Napoli, presso via Giuseppina Guacci Nobile (vicino Piazza Nicola Amore), sorge, nel suo marmoreo candore, la <strong>fontana della Spinacorona</strong>, nominata dal popolo semplicemente come <strong>la fontana delle Zizze</strong> e la si nota passeggiando per il Corso Umberto, prima dell’Università Federico II.<br>A Napoli il significato della parola “zizze” non è solo di una parte anatomica femminile, bensì ha anche un significato bene augurante: abbondanza, prosperità, benessere, felicità, salute.<br>Posta a ridosso della Chiesa di Santa Caterina della Spina Corona, da cui ha ereditato il nome, la fontana della Spinacorona rappresenta oggi uno dei pochi esempi rimasti a Napoli, del passaggio dal gusto medievale a quello barocco.<br>Di stile barocco, rappresenta la <strong>sirena alata Parthenope</strong> in procinto di spegnere le fiamme del vulcano Vesuvio  (non più integro) con l’acqua che le sgorga dai seni (le “zizze” in napoletano). Sembrerebbe, infatti, che il popolo partenopeo, invocasse spesso la dea Sirena per placare l’ira funesta del Vesuvio che in quegli anni era particolarmente attivo.<br>La stessa epigrafe che un tempo accompagnava la fontana, “<em>Dum Vesuvii Syrena Incendia Mulcet</em>” (<em>la bellezza della Sirena spegne le fiamme del Vesuvio</em>), testimonia di come la bellezza di Napoli fosse posta sotto la protezione lenitrice delle generose forme di Parthenope.<br>L’<strong>opera</strong> scultorea che sembra di recente costruzione, in realtà è più <strong>antica</strong> di quanto pensiamo; quest’area era deputata al <strong>Seggio del Nilo</strong> (o Sedile di Nilo) e per volere di alcuni nobili, nel 1354, si eresse l’attuale <strong>Chiesa di Spina Corona</strong> denominata dei <strong>Trinettari</strong>, perchè qui si concentravano i maggiori <strong>artigiani</strong> e <strong>mercanti di seta</strong> che lavoravano merletti e trine per il regno. Successivamente la chiesa fu rifatta per desiderio del <em>vicerè duca d’Alba don </em><strong><em>Antonio Alvarez di Toledo</em></strong> nel 1623, e trasformata in seguito in Arciconfraternita della Purificazione nel 1850 e restaurata nel 1870 da <strong>Errico Morrone</strong>. Seguirono altri interventi di restauro sia per la chiesa che per la fontana, dove si decise infine nel 1925 di asportare la Sirena alata e custodirla al <strong>Museo di San Martino</strong> e inserire al suo posto una copia, incaricata allo scultore <strong>Achille D’Orsi</strong>, collocata definitivamente nel 1931.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-13 13:31:05 UTC</pubDate>
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         <title>Il convento  all&#39;interno del Castel dell&#39;Ovo dove risiedeva Santa Patrizia</title>
         <author>esposito_arianna01</author>
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         <pubDate>2019-06-13 13:33:53 UTC</pubDate>
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         <title>IL PALADINO DEGLI OCEANI</title>
         <author>alevarche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel lontano 1200, in una Napoli abitata da tanti marinai e pescatori, un ragazzo di nome Nicola adorava trascorrere gran parte del suo tempo immerso in acqua, tra miriadi di pesci ridenti e coralli dalle forme più bizarre. Proprio per questo sua madre, donna acida e dai modi molto distaccati nei riguardi della propria famiglia, gli diceva sempre:<br>- "Cola, smettila di sprecare tutto il tuo tempo in acqua; è solo un'inutile sostanza senza forma e senza odore!<br>Non capisco cosa ci trovi di così divertente. Prima o poi mi diventerai un pesce... ti cresceranno le pinne, spunteranno le branchie e finirai per parlare facendo bollicine!!".<br>Cola, però, se la rideva. Quasi neanche stava a sentire ciò che gli veniva detto.<br><em>Come può uno scoglietto arginare un mare...? Semplicemente non può!<br>Questo era ciò che pensava.</em><br>La donna, rassegnata: "E va bene... se dovesse accadere, spero almeno che mio figlio non si trasformi in uno scorfano..."  Nel frattempo, il saggio re di quel tempo, Federico II, cercava disperatamente in tutti i modi di eliminare la povertà dalla città di Napoli ed era convinto che il mare potesse offrire loro delle enormi fortune per sopprimere tutti quei danni inflitti per anni e anni. Motivo per cui, venuto a conoscenza dell'esistenza di Colapesce, chiese aiuto a lui e alla sua formidabile bravura nell'immergersi nei fondali marini, non ancora esplorati.  Quindi, re Federico fece recapitare un invito regale al sig. Nicola Pesce per far sì che si presentasse al suo cospetto quella stessa mattina.<br>-"Salve Nicola, o come mi è giunta voce: 𝐶𝑜𝑙𝑎𝑝𝑒𝑠𝑐𝑒", pronunciò sua maestà con intonazione scherzosa.<br>-"Porgo le mie più sentite scuse per avervi appellato alla mia corte così bruscamente, ma il mio popolo ha bisogno di un nuovo paladino che sia capace di affrontare le minacce degli abissi marini".<br>-"Salve Sire, sono onorato di potervi servire e vi assicuro che non verrò meno al mio incarico!", ribatté svelto Cola.<br>-"Eccellente ragazzo! Proporrei di iniziare da questo punto, e subito!", esclamò il re, scuro in viso e con un tono di voce indurito,<br>Cola, così, si fiondò nelle acque sottostanti al castello e in meno di un secondo riemerse con in braccio centinaia di pietre preziose, gemme rare, conchiglie brillanti e dobloni d'oro scintillanti.<br>Il re, entusiasta dell'enorme successo, spinse Cola a rituffarsi in acqua e sempre più in profondità. Questa volta però, Cola, viene distratto da una strana costruzione che sembrava cadere a pezzi. Quella, era la colonna che sorreggeva il palazzo reale e anche il perno portante dell'intera città. Se ne accorse senza volerlo e notò anche che c'era bisogno di un rinforzo nuovo; forse perché il continuo tremare della terra aveva usurato la pietra, pensò.<br>Nel tentativo di risalire in superficie, restò impigliato in un anemone di mare e le sue intenzioni di sopravvivere vennero sviate dal canto carezzevole di una creatura, che solo dopo riconobbe essere una sirena. Una figura soave dai lineamenti teneri e delicati e dalle gesta dolci e particolarmente aggraziate.<br>Essere incantevole, che da secoli ammaliava i marinai con il suo canto angelico. Ella, intenerita dal ragazzo in difficoltà, gli si avvicinò con prudenza e lasciò cadere con leggerezza le sue labbra sulle sue, calde e sconosciute, così da farle combaciare.<br>Cola venne liberato e una volta aperti gli occhi, avvertì un insolito cambiamento al suo corpo. Aveva sul petto delle squame molto piccole, delle branchie all'altezza delle orecchie e le dita delle mani palmate.<br>Le genti, ignare di quel c'era al di là di quella lastra blu, furono sconfortate dal pensiero che il loro paladino di squame fosse ormai... annegato.<br>Alla fine pensò: " Eh beh, forse mia madre aveva ragione. Alla fine un pesce lo sono diventato; ma non un brutto pesce, al contrario, sono un tritone. Con un incarnato roseo e marmoreo, i lineamenti dritti e regolari ed un viso incorniciato da capelli color bronzo ramato".<br>Ancora oggi i pescatori del golfo di Napoli raccontano la leggenda di Colapesce, un giovane pescatore napoletano amante del sapore delle correnti marine, che, dalle sirene trasformato in pesce, continua e continuerà a sorreggere la nostra città fuori dal mare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-13 13:56:45 UTC</pubDate>
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         <title>I pranzi “luculliani”</title>
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         <description><![CDATA[<div>Le dimore di Lucullo erano ricordate per gli immensi sfarzi e i pranzi che il proprietario organizzava (da qui l’aggettivo italiano “luculliano”), coinvolgendo i massimi uomini romani, tra cui, secondo l’aneddoto, addirittura Cicerone e Pompeo.<br><br></div><div>La villa di Licinio Lucullo di Napoli, in questo, non faceva eccezione. La dimora, infatti, era dotata di immensi giardini, in cui erano coltivate le piante e gli alberi che il comandante aveva portato dal Ponto e dall’Asia Minore: oltre alle già citate ciliegie e albicocche, Lucullo poteva offrire ai suoi commensali anche gustose pescheprovenienti dalla Persia.<br><br><em>Fonte:</em> <a href="https://www.lacooltura.com/2017/12/villa-di-licinio-lucullo-arte-romana/">https://www.lacooltura.com/2017/12/villa-di-licinio-lucullo-arte-romana/</a><br><br></div><pre>Un uomo portatore di innovazioni</pre><div>Lucullo fu anche uno dei primi a dotare le ville campane di piscinae per la coltivazione di diverse specie di pesci. Per meglio alimentare d’acqua marina le peschiere della sua villa napoletana, egli tagliò una montagna e aprì un canale che si congiungeva al mare. Dopo la sua morte, i pesci di quel vivaio furono venduti per 4.000.000 di sesterzi. In seguito alla scomparsa di Lucullo, i beni immobili di questo generale, ricordato dai posteri solo per il gusto e lo sfarzo che riuscì a dare alla sua esistenza, furono integratati nel demanio imperiale.<br><br><em>Fonte: </em><a href="http://www.freebacoli.net/2014/10/miseno-meravigliosa-villa-lucullo-peschiere-ninfei/">http://www.freebacoli.net/2014/10/miseno-meravigliosa-villa-lucullo-peschiere-ninfei/</a><br><br></div><pre>Tra divertimenti e studio</pre><div>L’immensa villa era anche fornita di <strong>piscine</strong> e <strong>laghetti</strong> in cui venivano allevate le <strong>murene</strong>, secondo un uso sfarzoso praticato in epoca repubblicana, e comune anche alla dimora di Pollione a <strong>Pausilypon</strong>. Come in futuro Pollione, anche Lucullo fece costruire dei <strong>moli privati</strong> direttamente sul golfo, che permettessero alle navi di attraccare vicino alla villa.<br><br></div><div>Infine, come è stato già ricordato, Lucullo portò a Napoli parte della sua <strong>collezione di libri</strong>, e costruì nella villa un’immensa <strong>biblioteca</strong>, che doveva costituire il luogo prediletto per trascorrere il tempo nell’<em>otium.<br><br>Fonte: </em><a href="https://www.lacooltura.com/2017/12/villa-di-licinio-lucullo-arte-romana/">https://www.lacooltura.com/2017/12/villa-di-licinio-lucullo-arte-romana/</a></div><div><br></div>]]></description>
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         <title></title>
         <author>marinafalanga26</author>
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         <pubDate>2019-06-14 16:20:11 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>marinmichele14</author>
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         <pubDate>2019-06-14 23:41:32 UTC</pubDate>
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