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      <title>La Giornata della Memoria  by Giada Borzi</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2025-01-27 14:02:46 UTC</pubDate>
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         <title>Anna Franck </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/Giadina18/7wphbkkundnp3xu/wish/3305676993</link>
         <description><![CDATA[<p>Anna Frank nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno, in Germania, da una famiglia ebrea. Nel 1933, a causa della presa di potere di Hitler e delle persecuzioni contro gli ebrei, i Frank si trasferirono nei Paesi Bassi, a Amsterdam, dove Anna frequentò la scuola e visse una vita relativamente tranquilla.</p><p>Nel 1940, tuttavia, i Paesi Bassi furono occupati dai nazisti, e la situazione per gli ebrei divenne sempre più pericolosa. Nel 1942, per sfuggire alla persecuzione, la famiglia Frank si nascose in un rifugio segreto dietro un’azienda di Amsterdam, insieme ad altre persone. Durante questi due anni di nascondiglio, Anna scrisse un diario in cui raccontava la sua vita, le sue paure, e le riflessioni sulla sua crescita e sull’umanità.</p><p>Il diario di Anna, che chiamava “Kitty”, è uno dei documenti più toccanti e celebri della Seconda Guerra Mondiale. Racconta non solo la sua esperienza di ragazza che si nasconde, ma anche il tormento dell’incertezza, la frustrazione per la mancanza di libertà, e le difficoltà nei rapporti con le altre persone nel rifugio.</p><p>Nel 1944, Anna ricevette notizie che il suo diario sarebbe stato pubblicato, ma purtroppo non poté mai vedere il suo sogno realizzato. Nel 1944, la famiglia Frank fu tradita e deportata nei campi di concentramento. Anna e sua sorella Margot furono portate ad Auschwitz e poi a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo nel marzo 1945, pochi mesi prima della liberazione del campo.</p><p>Il diario di Anna, pubblicato postumo da suo padre Otto Frank, l’unico membro sopravvissuto della famiglia, è stato tradotto in numerose lingue e ha ispirato generazioni a riflettere sulla discriminazione, sulla speranza e sulla dignità umana. La Casa di Anna Frank ad Amsterdam è oggi un museo dedicato alla sua memoria.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-27 14:11:47 UTC</pubDate>
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         <title>Primo Levi </title>
         <author>Giadina18</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Primo Levi è uno dei testimoni dell'esperienza vissuta nel campo di concentramento di Buna-Monowitz, allora conosciuto come Auschwitz III.</strong></p><p><strong>Primo Levi appartiene ad una famiglia di ebrei torinesi. Riesce a terminare gli studi in chimica e si laurea nel 1941. Dopo l'8 settembre, entra a far parte della brigata di partigiani, legata al movimento " Giustizia e libertà" e nel 1943 viene fatto prigioniero.</strong></p><p><strong>Prima, viene mandato a Fossoli, uno dei due campi di concentramento esistenti in Italia per essere poi trasferito a Buna-Monowitz-Auschwitz dove resterà fino al 26 febbraio 1945, giorno della liberazione del campo.Levi riesce a sopravvivere grazie alla propria laurea in chimica che gli permette di essere destinato in qualità di "specialista" all'interno di una fabbrica di gomma, dopo aver superato alcuni test. Questo gli permette di poter sopravvivere e di salvarsi dagli effetti del clima rigido perché la fabbrica era riscaldata. La prigionia nel campo si prolunga fino al 27 gennaio del 1945, quando il fronte tedesco orientale cade in mano all'Armata Rossa</strong></p><p><strong>Nel gennaio 1945, i tedeschi decidono di evacuare i campi di concentramento e cercano di nascondere ciò che avrebbe potuto documentare l'accaduto. Così le SS abbandonano il Lager, trascinando con loro tutti i prigionieri in grado di affrontare una lunga marcia, lasciando invece al loro destino ottocento internati, affetti da malattia e quindi non in grado di muoversi, tra cui anche Primo Levi. Trascorreranno dieci giorni, prima che una pattuglia russa giunga in vista del campo, dal quale Primo</strong></p><p><strong>Levi sarà dimesso dopo un mese.</strong></p><p><strong>L'esperienza nel campo di concentramento è narrata nel libro "Se questo è un uomo" che costituisce un testo fondamentale per capire e ricordare l'Olocausto</strong></p><p><strong>Il ritorno di Primo Levi in Italia è lunghissimo.</strong></p><p><strong>Per arrivare, gli ex prigionieri fanno un viaggio lunghissimo per arrivare in Italia e Primo Levi racconterà questa esperienza in un suo libro" La tregua". Una volta rientrato a Torino, Levi sente l'esigenza di raccontare quanto accaduto: tale volontà è derivata da un'esperienza lancinante e lacerante che</strong></p><p><strong>Levi non è mai riuscito a superare. Levi morirà</strong> <strong>40</strong> <strong>anni</strong> <strong>dopo</strong>, <strong>nel</strong> <strong>1984.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-27 14:20:48 UTC</pubDate>
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         <title>Poesia shemà</title>
         <author>alessiogemmellaro1</author>
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         <description><![CDATA[<p>Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d'inverno.</p><p><br></p><p>Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi. Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-27 14:21:25 UTC</pubDate>
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         <title>C&#39;è un paio di scarpette rosse</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>C'è un paio di scarpette rosse numero ventiquattro quasi nuove:</p><p>sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica «Schulze Monaco».</p><p>C'è un paio di scarpette rosse in cima a un mucchio di scarpette infantili</p><p>a Buchenwald.</p><p>Più in là c'è un mucchio di riccioli biondi di ciocche nere e castane</p><p>a Buchenwald.</p><p>Servivano a far coperte per i soldati.</p><p>Non si sprecava nulla, e i bimbi li spogliavano e li radevano prima di spingerli nelle camere a gas.</p><p>C'è un paio di scarpette rosse di scarpette rosse per la domenica</p><p>a Buchenwald.</p><p>Erano di un bambino di tre anni, forse di tre anni e mezzo;</p><p>chi sa di che colore erano gli occhi</p><p>bruciati nei forni,</p><p>ma il suo pianto lo possiamo immaginare:</p><p>si sa come piangono i bambini.</p><p>Anche i suoi piedini li possiamo immaginare:</p><p>scarpa numero ventiquattro per l'eternità, perché i piedini dei bambini morti non crescono.</p><p>C'è un paio di scarpette rosse a Buchenwald quasi nuove, perché i piedini dei bambini morti non consumano le suole.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-27 14:31:00 UTC</pubDate>
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         <title>Liliana Segre </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/Giadina18/7wphbkkundnp3xu/wish/3305722360</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p><strong><br>Nata a Milano il 10 settembre 1930, Liliana Segre è di origini ebree. È rimasta orfana della mamma Lucia quando aveva appena un anno, ed è quindi vissuta con il papà Alberto e con i nonni paterni. Da bambina non aveva idea di appartenere ad una famiglia ebrea, dal momento che suo padre si dichiarava laico. Ma le leggi razziali del 1938 hanno colpito anche lei: in quell’anno, Liliana è stata espulsa dalla scuola per le sue radici. Le persecuzioni si sono poi fatte sempre più intense, tanto che nel 1943 lei e suo padre hanno tentato la fuga verso la Svizzera. Il loro piano non ha avuto successo: rispedita indietro, la ragazzina è stata arrestata e detenuta col suo papà a Milano per più di 40 giorni. Aveva appena 13 anni.<br>Liliana Segre: la deportazione e l’orrore di Auschwitz:<br>ormai finita nelle mani delle autorità, Liliana è stata deportata dall’ormai </strong></p><p><strong>tristemente noto binario 21 della stazione di Milano Centrale. Il 30 gennaio 1944 è stata costretta, assieme a suo padre, a salire a bordo di un convoglio diretto al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Dopo 7 giorni di viaggio in condizioni disumane, la ragazzina è stata separata dal papà, che è stato ucciso poche settimane dopo. Con il suo numero stampato sulla pelle (75190 – questa la sua matricola), Liliana ha lavorato per un anno nella fabbrica di munizioni ed è riuscita a scampare alla cosiddetta “soluzione finale”, lo sterminio di massa degli ebrei. All’inizio del 1945, è stata costretta dai nazisti, quasi con le spalle al muro per l’avanzata dell’Armata Rossa, ad affrontare la marcia della morte verso la Germania. Il 1° maggio 1945 è stata finalmente liberata dai soldati russi: era rifugiata nel campo di Malchow, ed è stata una dei pochi sopravvissuti a questa terribile follia. Ritornata in Italia, Liliana si è trasferita dapprima dai suoi zii e poi dai nonni materni, unici superstiti della sua famiglia.<br>L’impegno di Liliana Segre<br>Per molti anni, la donna si è rifiutata di parlare di quello che le era accaduto. Ma ben presto si è resa conto dell’importanza della sua testimonianza, e ha iniziato ad aprirsi pubblicamente. Ha anche collaborato con molti autori per pubblicare dei libri, come ad esempio quello scritto con Enrico Mentana,” La memoria rende liberi”. Nel 2018 Liliana è stata nominata senatrice a vita dal presidente Sergio Mattarella, e così ha avuto inizio il suo impegno politico, volto a far sì che non si perda la memoria storica di quanto accaduto, per non rischiare che possa succedere ancora una volta. Nel novembre 2019 le è stata affidata una scorta per tutelarla dopo i continui messaggi d’odio che le arrivavano sui social.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-27 14:39:55 UTC</pubDate>
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         <title>I campi di concentramento</title>
         <author>q6ctpz92vk</author>
         <link>https://padlet.com/Giadina18/7wphbkkundnp3xu/wish/3305761157</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>La vita nei campi di concentramento era segnata dalla brutalità e dalla sofferenza quotidiana. I prigionieri,erano trattati come merce da sfruttare e distruggere. Appena arrivati, venivano separati dalle loro famiglie, marchiati con numeri sulla pelle, e privati di ogni forma di identità. Le condizioni di vita erano inimmaginabili: ammassati in baracche sovraffollate, senza cibo sufficiente, senza assistenza medica, e costantemente esposti a malattie e maltrattamenti. Ogni giorno nei campi era una lotta per la sopravvivenza, in un ambiente dove la disumanizzazione regnava sovrana e la morte sembrava l’unica via d’uscita.</strong></p><p><br></p><p><strong>La quotidianità era fatta di lavoro forzato estenuante, che spesso portava i prigionieri alla morte per esaurimento. La paura di essere selezionati per le camere a gas o per altre forme di esecuzione era altissima, e il terrore psicologico aveva un impatto devastante. Anche se alcuni prigionieri riuscivano a sopravvivere alla guerra e al periodo nei campi, portavano con sé cicatrici fisiche e mentali indelebili. La perdita di familiari, la sofferenza quotidiana e il trauma di aver vissuto in un ambiente di estrema brutalità segnavano profondamente la loro esistenza.</strong></p><p><br></p><p><strong>LE CONDIZIONI NEI DORMITORI</strong></p><p><br></p><p><strong>Nei campi di concentramento, i dormitori erano estremamente affollati, senza igiene e condizioni minime di comfort. I prigionieri dormivano su pagliericci e spesso non c’era abbastanza spazio o ventilazione. La scarsa alimentazione, l’assenza di cure mediche e il rischio di malattie rendevano la vita insopportabile, con molte vittime per fame o infezioni.</strong></p><p><br></p><p><br></p><p><strong>LA STRUTTURA DEI CAMPI</strong></p><p><br></p><p><strong>I campi di concentramento nazisti erano strutturati in tre principali parti:</strong></p><p><strong>1.Campi di detenzione:per prigionieri politici e gruppi etnici</strong></p><p>2.Campi di sterminio:progettati per l’uccisione di massa(es.Auschwitz e Birkenau).</p><p>3.<strong>Campi di lavoro: dove i prigionieri erano sfruttati per lavori forzati (es. Auschwitz III - Monowitz)</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-27 15:03:37 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39; Angelo della Morte</title>
         <author>auri11cali</author>
         <link>https://padlet.com/Giadina18/7wphbkkundnp3xu/wish/3306219527</link>
         <description><![CDATA[<p>Durante la Shoah, i bambini nei campi di concentramento furono spesso vittime di esperimenti medici crudeli e disumani. Uno dei medici più noti per questi esperimenti fu Josef Mengele, soprannominato "l'Angelo della Morte". Mengele era particolarmente interessato ai gemelli e ai bambini con anomalie fisiche.</p><p><br/></p><p>Gli esperimenti includevano iniezioni di sostanze chimiche negli occhi per cercare di cambiare il colore, amputazioni senza anestesia, e infezioni deliberate con malattie per studiarne gli effetti. Questi esperimenti erano condotti senza alcun riguardo per la sofferenza delle vittime e spesso portavano alla morte o a gravi mutilazioni.</p><p><br/></p><p>Mengele riuscì a sfuggire alla cattura dopo la guerra e visse nascosto in Sud America fino alla sua morte nel 1979.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-27 20:35:46 UTC</pubDate>
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         <title>Adolf Hitler (1889-1945) fu il dittatore della Germania nazista dal 1933 al 1945. Leader del Partito Nazista, instaurò un regime totalitario basato su nazionalismo, propaganda e antisemitismo. Scatenò la Seconda Guerra Mondiale invadendo la Polonia nel 1939 e fu responsabile dell&#39;Olocausto, che causò milioni di vittime. Si suicidò nel 1945 dopo la sconfitta della Germania.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/Giadina18/7wphbkkundnp3xu/wish/3306228914</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2025-01-27 20:45:33 UTC</pubDate>
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         <title>L’OLOCAUSTO</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/Giadina18/7wphbkkundnp3xu/wish/3320867725</link>
         <description><![CDATA[<p>deriva dal greco holos (interno) e kaustos (bruciato) che insieme significavano “ sacrificio completamente bruciato “.</p><p>La parola indicava un tipo di sacrificio religioso in cui l’animale veniva bruciato interamente. Nel contesto della storia moderna si é trasformato in un termine che indica il genocidio degli ebrei e di altre minoranze durante la Seconda Guerra Mondiale.Il termine viene usato per descrivere lo sterminio sistematico messo in atto dal regime nazista tra il 1941 e il 1945 attraverso esecuzioni di massa, campi di concentramento e sterminio, camere a gas e altre forme di persecuzione e violenza.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-02-08 14:57:21 UTC</pubDate>
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