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      <title>Antigone by LAURA CORREALE</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-03-02 05:56:18 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>laucorre_lc</author>
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         <description><![CDATA[<div>Aggiungete le vostre risposte<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-02 05:59:03 UTC</pubDate>
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         <title>Pierluigi Damosso, giovedì 2 marzo 2017</title>
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         <description><![CDATA[<div>Non ci sono dubbi sul fatto che Antigone sia la tragedia del conflitto. Esso, incarnato in due tra gli esempi più lampanti di eroe sofocleo (Antigone stessa e il Re/zio Creonte) si muove su almeno tre livelli: vi è quello tra legge divina e legge positiva, poi vi è quello all'interno ai personaggi, che scoprono la loro solitudine nel momento in cui la loro sicura visione del mondo viene messa in discussione dalla visione altrui e dalla realtà stessa, e infine quello tra "ragion di Stato" e famiglia, tra l'utilitarismo di Creonte e il "santo crimine" (v.79) che commette Antigone. Dati questi presupposti, credo che l'insegnamento dell'opera risieda negli ideali che rappresenta il personaggio che, in un certo senso, ne esce vincitrice, e cioè Antigone. Se, infatti, da un lato, è doveroso sottolineare come entrambi gli eroi siano portati all'autodistruzione a causa della loro determinazione, dall'altro ci dobbiamo rendere conto della sconfitta di Creonte: "tutto crolla, e sul mio capo si è abbattuta una sorte grave da portare" (v.1340 e seguenti), proprio per la sua violazione nei confronti di leggi eterne e inviolabili che gli procurano l'inimicizia degli dèi, i quali non accettano più i sacrifici della città (v.1010 e seguenti).<br>Antigone, invece, trionfa e, in nome di norme che sa essere giuste, accetta le nozze con la Morte: "per me, avere questa sorte non è dolore, per nulla" (v.464 e seguenti).<br>Sofocle, dunque, come nel Filottete, si schiera con la morale tradizionale e si fa portatore di valori assoluti come la giustizia, il bene, il rispetto, ponendosi contro l'utile sofistico, che non persegue nessuna giustizia, nessun bene, nessun rispetto.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-02 16:50:00 UTC</pubDate>
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         <title>Pietro Taragoni 02/03/2017</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Ci troviamo indubbiamente di fronte a due posizioni fortissime: da una parte quella di Creonte, fermo e quasi tirannico, nel voler affermare la forza della legge positiva, della legge della città, contro l'usurpatore Polinice, privandolo dell'essere seppellito; dall'altra quella di Antigone, anche lei altrettanto risoluta nel far valere una legge che però non è scritta, è divina e in qualche modo radicata nella coscienza umana da sempre. Come facciamo quindi a capire quale delle due posizioni è quella più forte e conseguentemente quale possa essere il messaggio della tragedia? </div><div>A mio avviso alla prima domanda non c'è una risposta che tende da una parte o dall'altra. Sembra essere affermato, secondo la mia interpretazione, un principio di relatività riguardo alla nozione di giusto molto forte. Le due posizioni sono parimenti rese solide e i personaggi, fermi nelle proprie idee, perdono nel finale tutto ciò che avevano o che volevano ottenere. Avendo ragionato a lungo sul valore di ciascuna delle due leggi e sugli effetti che la volontà dei personaggi di perseguirle provoca, non sono riuscito ad individuare un elemento che possa far pendere l'ago della bilancia, un elemento, insomma, che mi possa far dire che una legge è superiore rispetto all'altra o che una posizione è più forte dell’altra. Ciò, pertanto, mi ha indotto a pensare che Sofocle voglia, appunto, come accennato, sancire una relatività intorno al concetto di giusto, quasi sofistica direi, la cui definizione dipende direttamente da ciò che l'uomo intende conseguire secondo le sue volontà o esigenze. Gli intenti dei personaggi sono diversi e dunque anche la legge che rappresenta i loro intenti risulta necessariamente diversa, ma non per questo si può considerare una delle due meno valida.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-02 22:08:46 UTC</pubDate>
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         <title>Alice Maggiulli</title>
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         <description><![CDATA[<div>A mio parere, Sofocle attraverso la rappresentazione dei due personaggi&nbsp; che certamente incarnano quello che abbiamo definito come “eroe sofocleo”, ovvero Creonte ( sostenitore della legge positiva) e Antigone (che invece antepone la legge divina), ha voluto mostrare come una mentalità chiusa, rigida e che impedisce di accettare la visione e le idee altrui determini inevitabilmente una “sconfitta”. Penso infatti che in questa tragedia Sofocle non tenti di stabilire quale tra le due leggi, sostenute dai due personaggi, sia giusta e degna di essere rispettata poiché entrambe si fondano su principi e ragioni assai valide. Al contrario credo che egli voglia evidenziare quale sia l’atteggiamento che ognuno deve assumere: la disposizione a prendere in considerazione anche altri punti di vista. Solo Creonte, alla fine del dramma, quando ha ormai perso tutto,&nbsp; riesce a comprendere quanto la sua rigidezza e la sua chiusura gli abbiano nociuto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 14:31:57 UTC</pubDate>
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         <title>Chiara Vaccaro</title>
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         <description><![CDATA[<div>Ciò che appare sicuramente evidente è il conflitto tra una legge positiva, scritta, quella di Creonte, e una legge divina, radicata, eterna, morale, quella di Antigone. Entrambe le posizioni sono valide: la prima guarda all’interesse e al bene collettivo mentre la seconda a quello privato. Credo che Sofocle, attraverso la rappresentazione di questa forte conflittualità non voglia dimostrare quale sia quella più potente o più “giusta” (anche perché ad un primo giudizio superficiale entrambi i personaggi appaiono sconfitti), ma voglia invece insegnare che bisogna cogliere una pluralità di punti di vista poiché, chi vede il mondo solo ed esclusivamente attraverso la propria visione, ne esce sconfitto e distrutto. Ciò nonostante, al termine della tragedia, Creonte riesce a cogliere l’insegnamento sofocleo e si pente di quanto aveva ordinato (la morte della nipote), anche se probabilmente non perché consapevole di dover cambiare opinione ma perché intimorito e fortemente turbato dalle parole dell'indovino Tiresia. Credo invece che Antigone, sebbene sia morta e le sue uniche nozze siano “con la Morte”, appaia come il vero <em>eroe sofocleo</em>, caratterizzata dalla propria visione del mondo nella quale crede pienamente e a causa della quale si trova a scontrarsi e a combattere con la realtà circostante.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 15:05:29 UTC</pubDate>
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         <title>Camilla Mauro</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Sofocle in questa tragedia mette in atto un conflitto basato principalmente sull'importanza delle leggi della città e, allo stesso tempo, di quelle non scritte  ed eterne: le leggi sacre. Io credo che Sofocle, al di là del contrasto tra giustizia civile e giustizia divina e del ruolo dell'individuo all'interno dello stato, intenda sottolineare la difficoltà che l'uomo incontra nel far valere la propria opinione, la propria volontà, per quanto questa possa sembrare giusta. Entrambi i protagonisti finiscono sconfitti per l'essere rimasti con assoluta determinazione sulle proprie posizioni, con una propria visione del mondo che seguono con perseveranza (caratteristica che spesso Sofocle attribuisce ai personaggi delle sue tragedie, tratto distintivo dell'eroe sofocleo). Proprio su questo concetto, infatti, si basa il discorso di Emone: nell'elogiare l'ingegno umano si sofferma sull'esigenza di apprendere dagli altri e di saper piegare la propria volontà e cambiare idea quando è necessario. Come gli alberi sono costretti a piegarsi durante le raffiche di vento per conservare i loro rami e il nocchiero ad abbassare le vele (vv. 707-723), allo stesso modo l'uomo deve essere tollerante nei confronti degli altri.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 15:50:28 UTC</pubDate>
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         <title>Agnese Rocchegiani</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>E’ bene, nella lettura dell’<em>Antigone</em>, riconoscere il conflitto e la dualità su cui è improntata l’intera tragedia. Innanzitutto è impossibile parlare di un solo eroe protagonista o di un solo personaggio tragico. Creonte e Antigone, inevitabilmente divisi per il ruolo che svolgono, sono entrambi colpevoli di una trasgressione: l’eroina verso le leggi della città, Creonte verso quelle sacre.   Antigone diventa portavoce del messaggio sofocleo secondo cui l’uomo deve prender coscienza della presenza di una volontà superiore alla sua, quella divina. Così come i due Atridi dell’<em>Aiace</em>, anche Creonte, nel volere punire un nemico ormai morto, pecca di <em>hybris</em>.  Inoltre Creonte si rivela tracotante anche per via del suo ingegno irremovibile  e saldo nella propria convinzione di agire secondo giustizia. Infatti non bisogna soltanto guardare il contrasto tra il bene dello stato (interesse comune) e il bene della famiglia (interesse personale)  ma anche quello tra le eterne leggi non scritte imposte dal dio e la presunzione dell’uomo di poter agire autonomamente da queste. A mio parere, Sofocle parteggia per l’eroina Antigone che, nonostante la tragicità del suo destino, trionfa rimanendo fedele alla propria irremovibile visione della realtà fino all’estremo esito: la propria rovina. <br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 16:06:09 UTC</pubDate>
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         <title>Viola iaconis</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 16:37:35 UTC</pubDate>
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         <title>LAURA RICCARDI      Non è difficile comprendere come sia stato possibile che sull’Antigone siano stati versati fiumi d’inchiostro nel corso del tempo e per quali motivi questa tragedia sofoclea abbia stimolato il pensiero e l’interpretazione di innumerevoli pensatori da allora fino ad oggi. Leggendola appare chiaro che essa offre una lauta quantità di spunti di riflessione: dalla condizione della donna nella società della Grecia classica (presente in più passi dell’opera, ed evidente soprattutto nelle parole di Ismene), al valore dell’esistenza umana, delle qualità e le capacità che hanno reso l’uomo la creatura più straordinaria fra tutte (concetto espresso dall’inno alla civiltà umana del coro) fino ad arrivare alla tematica che senza dubbio è quella centrale: il rapporto tra diritto positivo e diritto naturale, tra le leggi umane e quelle divine, tra gli interessi della comunità e la sfera del privato. Concetti che appaiono in modo evidente conflittuali, opposti ed inconciliabili, tanto che portano al completo annientamento di entrambi i loro sostenitori. Tuttavia la questione a mio giudizio, non è tanto incentrata su quale dei due diritti sia quello dominante, o quale sia il comportamento più corretto tra i due protagonisti, e il sospetto di ciò mi nasce dal fatto che alla fine della tragedia Creonte, sin dall’inizio presentatosi come irremovibile, autoritario e disposto a tutto per la salvaguardia dello Stato, cede e si piega a tutti gli ideali per cui Antigone combatteva e che aveva rivendicato senza timore, anche di fronte alla morte. Ma nel momento stesso in cui Creonte inverte rotta, infrange le sue rigide convinzioni iniziali, rinuncia agli ideali che incarna, nel momento dunque che il diritto positivo pare piegarsi a quello naturale, etico, innato, proprio quando le leggi stabilite dall’uomo cedono il posto a quelle non scritte e da sempre esistenti beh, ecco che si consuma la tragedia: Antigone si è impiccata, Emone si è ucciso accanto a lei e anche Euridice si è data la morte di sua mano. Viene da chiedersi che senso abbia avuto voler portare uno dei due protagonisti a cambiare la sua natura (così profondamente radicata nella sua persona che non aveva esitato mandato a morte la nipote promessa sposa di suo figlio ed era rimasto saldo nel suo ruolo fino alla fine), per poi vedersi annientato, impotente e privo di tutto ciò che dava senso alla sua esistenza. Se avesse dovuto trionfare l’etica tradizionale, il “diritto non scritto” non sarebbe stato più logico mantenere il personaggio di Creonte come era all’inizio per evidenziare poi sul finale il suo annientamento dovuto alla sua estrema rigidezza (e dunque alla minore validità del diritto rivendicato dall’uomo)? Avrebbe dimostrato così l’inferiorità del diritto positivo di fronte a quello naturale Sofocle? Non mi pare abbastanza. Secondo me Sofocle attraverso questo capolavoro drammaturgico ci vuole insegnare la stoltezza che c’è dietro alla pretesa di imporre uno dei due diritti sull’altro e allo stesso tempo evidenziare la necessità che essi comunichino tra loro, cercando di adattarsi l’uno all’altro insieme però, nello stesso momento, perché una sfasatura temporale basta  a rendere tutto tragico: troppo tardi Creonte cambia idea (anche se mantiene comunque il merito di esser tornato sui suoi passi) e troppo presto Antigone ha creduto che una conciliazione fosse impossibile. Troppo tardi il diritto positivo si è piegato a quello naturale e troppo presto quello naturale ha rinunciato ad un compromesso. A mio giudizio è evidente che nessuno dei due da solo basta a far andare le cose nel verso giusto e nessuno dei due sembra vincente singolarmente. La vera vittoria sarebbe stata in un accordo tra le due visioni del mondo, in una via di mezzo, in una soluzione che avrebbe smussato le estremità di entrambi per poterli fare incastrare tra loro, con un po’ di fatica certo e con qualche sacrificio da ambedue le parti, ma alla fine ci sarebbe stata un’unione accettata da tutti, su cui anche il popolo sarebbe stato d’accordo. E forse la chiave è questa , forse l’uomo è una creatura straordinaria quando sa accettare di collocarsi nel mezzo, né da un estremo né dall’altro, sa rinunciare alle pretese troppo estreme, sa ritornare sui suoi passi e sa contemplare la coesistenza di  principi contraddittori, accorciando le distanze nelle differenze apparentemente inconciliabili e trovando il modo di far convivere dentro di sè degli opposti. Quindi sul piano etico-giuridico, forse la grandezza del DIRITTO sta nella volontà e nella capacità di coniugare quello positivo con quello naturale (preesistente), di fondare la politica sui principi dell’etica, senza tentare di sopraffarla con l’autorità. Nella mia opinione è questo che Sofocle ci insegna, attraverso un esempio negativo di ciò che accade quando le due posizioni sono troppo estreme e distanti e rifiutano di collaborare.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laucorre_lc/antigone/wish/157686963</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 17:38:46 UTC</pubDate>
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         <title>Gianmarco Basciani</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laucorre_lc/antigone/wish/157691359</link>
         <description><![CDATA[<div>Di certo, nell'<em>Antigone</em> risulta centrale il conflitto tra i due personaggi principali della tragedia: Antigone, promotrice fino alla fine di una legge non scritta e divina, che imponeva la sepoltura del fratello, e Creonte, tutore della legge positiva e scritta della città, secondo cui l'usurpatore Polinice non meritava onori funebri. Nonostante tali posizioni così contrastanti portino entrambi i personaggi a rimanere soli e a perdere tutto, ritengo che sia Antigone a rivelarsi la vera vincitrice dello scontro ideologico tra i due e ciò è dimostrato dal ripensamento, seppur tardivo, di Creonte. Nonostante ciò, credo che l'intento principale di Sofocle non sia quello di dimostrare superiore la legge divina rispetto a quella positiva. A mio parere, infatti, il fulcro dell'insegnamento dell'<em>Antigone</em> si manifesta nella risposta di Emone al padre Creonte (in particolare nei vv. 707-723), in cui si afferma la necessità e l'importanza per qualsiasi uomo, anche quello saggio, di ascoltare le idee altrui e imparare dagli altri “senza chiudersi nell'ostinazione”. Al contrario, coloro che ritengono di avere sempre ragione e rimangono in qualunque situazione delle loro idee, se scrutati a fondo, “rivelano il loro vuoto interiore”. Per l'uomo risulta dunque fondamentale l'apertura mentale, grazie a cui è possibile accrescere la propria saggezza e decidere al meglio in qualsiasi circostanza. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 17:50:23 UTC</pubDate>
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         <title>Viola Iaconis</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laucorre_lc/antigone/wish/157706401</link>
         <description><![CDATA[<div>Questa tragedia di Sofocle sicuramente mette a confronto due visioni del mondo, due leggi molto diverse tra loro dove l'autore attraverso Creonte (sostenitore della legge positiva) e Antigone (sostenitrice della legge non scritta, divina), rappresenta il conflitto tra due giustizie entrambe fondate su presupposti corretti come il bene dello Stato e la coscienza umana. Credo che Sofocle abbia voluto  rappresentare questo scontro non per stabilire quale legge fosse quella giusta ma per dimostrare che un atteggiamento troppo radicale e non disposto alla valutazione di altri punti di vista porti a conseguenze spesso irreparabili. Antigone e Creonte escono sconfitti entrambi, quest'ultimo, a differenza della nipote rimasta coerente alla sua idea sino alla morte, solo al termine della tragedia si rende conto di aver agito in modo sbagliato, non avendo neanche tentato di considerare altro oltre lo Stato ed essendosi dimostrato troppo intransigente, atteggiamento che poi lo ha portato alla sua rovina. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 18:38:58 UTC</pubDate>
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         <title>Teodora Chiocci Antigone e Creonte, sebbene portatori di valori opposti, vengono resi entrambi protagonisti da Sofocle e,  anche se risulta inevitabile per il lettore individuare in Antigone la vittima, l’eroina buona e leale, non credo che fosse nell’intento dell’autore quello di ritrarre in Creonte la figura dell’antagonista crudele. Creonte infatti si macchia della stessa ‘colpa’ di Antigone, quella di credere nei propri ideali, quella di vivere secondo la propria personale visione della giustizia e del dovere. E io credo che così come nella tragedia i due personaggi si realizzino l’uno grazie alla presenza dell’altro, le azioni di Antigone infatti non apparirebbero così coraggiose ed eroiche senza l’opposizione da parte di Creonte, quello che Sofocle vuole farci notare è come anche i due ideali che questi incarnano siano essenziali e necessari. E quello che risulta chiaro da questa tragedia è il fatto che il contrasto sia insanabile, le due diverse concezioni del mondo inconciliabili.  Ma non c’è dubbio che il fortissimo senso tragico di quest’opera nasca proprio da questo insanabile conflitto, da questa condizione nella quale entrambi non hanno possibilità di scelta in quanto entrambi si trovano ad ubbidire uno alla responsabilità politica e l’altro a quella morale, una condizione nella quale qualunque azione decidano di compiere li renderà colpevoli. </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laucorre_lc/antigone/wish/157720497</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 19:25:17 UTC</pubDate>
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         <title>Federico Marchese</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div> </div><div>Premettendo che sono completamente d’accordo con la veridicità di tutto ciò che hanno scritto i miei compagni, e che riconosco e ammiro le loro conoscenze sull’argomento e le loro interpretazioni sul significato ultimo che ha voluto dare Sofocle alla tragedia, vorrei proporre una mia interpretazione più scabra senza dilungarmi troppo nell’esposizione di contenuti o nozioni discusse ampiamente in classe.</div><div>Ritengo infatti che Sofocle in questa tragedia voglia trasmettere un messaggio fondamentale, che trapela nel finale, ovvero la necessità della fine di questo conflitto tra legge positiva e legge divina, ed il fatto che entrambi i protagonisti, ovvero Antigone e Creonte, ne escano completamente annientati, rafforza la mia idea.</div><div>Ma in che modo Sofocle vuole porre un freno a questo conflitto? Ripudiando l’estremismo e l’inflessibilità delle due posizioni, criticando appunto l’ostinazione, come emerge nel discorso di Emone (707-723) o suggerendo la predominazione e la superiorità di una sola, quella di Antigone, per il fatto che, come si può leggere nelle argomentazioni che Pierluigi portar avanti nel commento ad Alice e a Laura, sembra condannare Creonte e ciò che rappresenta ovvero le leggi positive?</div><div>In conclusione, lo scopo di Sofocle mi appare ovvio, infatti ponendo in esame e problematizzando questo divario tra leggi, che è ampiamente presente nella tradizione tragica, si tratta dunque di evidenziare l’incompatibilità di esse, lasciando al pubblico l’esigenza di decidere quale sia la soluzione di esso, anche perché la tragedia si fa portatrice di un divario presente nella società e di esso ne è esposizione e presa di coscienza. </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 20:35:13 UTC</pubDate>
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         <title>ARNALDO COIRO </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Sicuramente non è semplice rispondere a una domanda simile e sinceramente non sono in grado di dare una risposta certa ma posso dire la mia opinione riguardo a ciò. Ritengo che Sofocle in questa tragedia più che in altre abbia cercato fortemente di sottolineare i tratti caratteristici dell'eroe sofocleo e ne troviamo non uno ma ben due esempi di tali eroi in quest'opera, Creonte e Antigone che come vedremo in seguito anche avendo due visioni differenti, sono molto simili. L'autore fa intendere che questi due protagonisti dell'Antigone (gli eroi) non si riconosco per le loro gesta ma per il loro pensiero, un pensiero differente e soggettivo che tormenta l'eroe e lo guida su un'unica via, la distruzione e l'annientamento di se stesso. Nel "Antigone" troviamo il conflitto tipico della tragedia sofoclea, cioè tra la visione comune e l'eroe che possiede un pensiero unico e atipico dal resto del "mondo".In primis troviamo per i due eroi il contrasto tra l'eroe e la visione comune, incarnata nella tragedia da Ismene nel discorso con la sorella Antigone e da Emone nel discorso con il padre Creonte, questo contrasto fa emergere l'inflessibilità del pensiero dell'eroe sofocleo che non vuole uniformarsi al resto del "mondo" anche sapendo che questa scelta porterà alla propria rovina.Poi troviamo il contrasto tra le due visione dei protagonisti, quella di Antigone (antepone la legge divina) e quella di Creonte (antepone la legge positiva) ,da cui però non siamo ovviamente in grado di stabiliti con esattezza  quale sia più giusta tra le due. Da questi contrasti, dopo aver riflettuto sull'intera opera, ho ipotizzato che Sofocle abbia voluto trasmettere l'idea che se uno ha un pensiero anticonvenzionale e differente da quello condiviso dalla visione della civiltà e non modifica la propria idea adeguandola a quella comune, allora sarà destinato ad un autodistruzione della propria persona interseca quasi nel suo essere uomo "sofocleo". Trovo questo pensiero anche molto attuale, infatti spesso le persone vengono considerata strane e vengono emarginata quando non condividono le idee della società in cui vivono e quando espongono la propria idea come alternativa. <br>Scusi professoressa per l'ora ma questo pomeriggio sono stato bloccato da un antipatico inconveniente e quindi ho potuto caricarle la risposta solo ora. <br>ARNALDO COIRO.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-03 21:43:27 UTC</pubDate>
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         <title>In classe abbiamo parlato della figura di Ismene solo per sottolineare come questa fosse stata inserita nella tragedia da Sofocle per mettere ancora più in mostra il personaggio di Antigone. Ed infatti Ismene compare solo nel prologo e nel secondo episodio quando con le sue parole caute e di paura si mostra al lettore come una figura passiva alle leggi della città, vile e antieroica in confronto ad Antigone, eroina e difenditrice dei valori del genos. A mio parere invece la “passività” di Ismene può essere considerata come il risolutore del conflitto tra le leggi della città e quelle divine, tra Antigone e Creonte. Infatti Antigone e Creonte, che rappresentano rispettivamente la società e la politica, si scontrano proprio a causa della loro irremovibilità riguardo le proprie idee, nessune dei due cerca di fare un passo verso l’altro per arrivare ad una soluzione. Quindi Ismene, ritenuta personaggio di secondo piano per la sua passività, proprio grazie a questa si fa portatrice di una nuova concezione della società e della politica in cui queste si incontrano grazie al riconoscimento dell’altro come essere degno di rispetto che non bisogna contrastare ma supportare. Infatti è di enorme importanza per la politica e per la società cercare di essere flessibili e cercando di eliminare quella rigidezza morale che porta al conflitto.</title>
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         <pubDate>2017-03-07 16:38:52 UTC</pubDate>
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