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      <title>Gli Indifferenti - Alberto Moravia by Federica Russo</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-06 10:40:10 UTC</pubDate>
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         <title>I PERSONAGGI</title>
         <author>federicarussolm</author>
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         <description><![CDATA[<div>-<strong>Carla</strong>: avverte che il vecchio mondo puro e intatto dell’infanzia è ormai sepolto nella sua anima come una cosa lontana e intoccabile. Un nuovo atteggiamento occorre per affrontare l’incerta dimensione del vivere quotidiano: in questo momento un atto di violenza è necessario a rompere le abitudini meschine di una vita piena di noia e tuttavia le sembra «di recitare una parte falsa e ridicola». La ragazza resiste a Leo e alle sue proposte interessate solo per un senso di vergogna, combattuta tra il desiderio di «rovinare tutto» e un senso di paura per le conseguenze di quella violenza sconosciuta. Nonostante ciò, le sembra che questa «avventura familiare» sia il solo epilogo degno di inaugurare la sua nuova esistenza, una frattura che rompa e laceri per sempre il vecchio mondo, fatto di immobilità, dominato da una meschina fatalità, pieno di atti e di gesti ripetuti fino alla nausea, in cui le stesse parole, i discorsi e le scene di gelosia tra la madre e Leo appaiono angosciosi, previsti in anticipo, già esperimentati nella loro falsità in mille modi e occasioni diverse.L a storia di Carla rappresenta un difficile e doloroso, seppur riuscito adattamento.Si dimostra in grado di orientarsi perfettamente nella gran selva dell’esistenza sociale,ormai bene riconciliata,anche se amaramente,con il mondo.<br><br>Carla, “stanca di esaminare se stessa e gli altri” rinuncia ad ogni resistenza e si adatta ad un mondo borghese, fatto di ipocrisia e completamente privo di valori  di qualsiasi genere.<br><br>-<strong>Michele</strong>: si trova nella stessa condizione psicologica, oscillante tra una vanità falsa e l’indifferenza, in cui sembra al contrario lasciarsi andare, senza combattere. Michele a volte reagisce. Sembra che voglia rompere con la finzione, strappare le maschere a quei volti della sua vita duri, patetici, inespressivi, denudare i propri istinti. La ribellione, però, quando avviene, è tiepida e mite: la noia, l’indifferenza svuotano ogni azione, anche quella più vera come l’attentato alla vita di Leo, che Michele sente quanto mai necessario per ridare un senso alla propria esistenza. Nell’epilogo della drammatica vicenda, prima di uscire di scena, egli rivela la rinuncia della sua volontà: la pistola scarica, un atto mancato, mentre Leo, impaurito, sovrasta per l’ultima volta la sua debole volontà. Quella di Michele è la storia di un adattamento mancato in quanto questo personaggio rispecchia in sé la condizione dell’uomo borghese nel momento in cui assume una sua coscienza critica, o meglio una coscienza di crisi. Si mostra incapace di qualsiasi adattamento: l’impotenza della sua indifferenza gli impedisce di ingannarsi così a fondo  e così volgarmente come gli altri. E’ un personaggio nostalgico, cosciente del fatto che niente può ricondurlo a quei valori morali smarriti. Egli si rende conto che partecipare alla concretezza del presente, del depravato presente, guarire dai propri traumi e dalle proprie inibizioni è possibile soltanto a prezzo della propria corruzione. In una classe sociale come quella essere indifferente è forse l’unica forma di resistenza se non di nobiltà etica.<br><br>Sia Carla che Michele invidiano Leo, pur disprezzandolo, ma odio e disprezzo si compenetrano in una forma di amore, che ha lontane motivazioni nell'assenza di un padre mancante, sconosciuto: Carla lo desidera inconsciamente, ma solo come illusoria possibilità di riscatto; Michele lo odia e su di lui tenta un’esercitazione e una prova della sua debole volontà. In Leo, infine, il ragazzo cerca un modello comportamentale che lo scuota e lo tiri fuori dalla sua indifferenza. L’odio di Michele per Leo è tutto fantasticato, trasportato dal piano reale a quello dell’immaginazione: gli atti violenti e il mancato assassinio attestano tutti l’incapacità del giovane a odiarlo realmente. E insieme all’avversione, Michele prova per Leo una segreta ammirazione che si traduce, sul piano dell’azione e della realtà, e rispetto il suo desiderio di un mondo puro e autentico, in un risibile fallimento.<br><br><br>-<strong>Mariagrazia</strong>: rappresenta un aspetto della decadenza borghese. La sua è veramente la «commedia» di una società che sta perdendo progressivamente ogni legame con la realtà autentica della vita e si appunta ai gesti, alle parole, agli atteggiamenti più esteriori e insulsi, per salvarsi dal naufragio. Il suo ruolo è quello di chi si accorge di andare alla deriva, di affondare ogni giorno di più, ma non accenna ad alcuna reazione per impedire il fallimento. Ella sogna, invece, soluzioni impossibili, ricchezze e agi che le permettano di sopravvivere. Eccitata da false e ridicole ambizioni, non si accorge del mondo che frana intorno a lei, dell’ira e del disgusto che provoca nei figli con le sue scenate di gelosia, delle intenzioni ambigue di Leo, del suo tradimento con la figlia, delle cadute morali di Michele. Il carattere di Mariagrazia è indice di decadenza, quasi volgare nella sua supponenza di prestigio,di superiorità legata a doppio filo con l’idea del possesso materiale e della ricchezza. Per Mariagrazia Leo è il mondo borghese del decoro sociale, della supremazia dei sentimenti superficiali sulle verità più genuine: è Leo che conta sopra ogni cosa. <br><br>-<strong>Leo</strong>: si presenta come la figura più negativa del romanzo, ma  tuttavia ha un suo fascino interno, una sua funzione narrativa ben precisa. Leo Merumeci è un personaggio soggiogato dalla sensualità, dal gusto della predominanza, che tiene avvinti a sé i destini dei «suoi» pupazzi, li fa muovere e agire secondo uno schema preordinato, pronto ad adattarsi a ogni situazione con la furbizia, felice di colpire la propria vittima quando questa gli si inginocchia ai piedi, conquistata dal suo fascino o vinta dalla sua perversità. Egli insidia Carla nello stesso modo subdolo in cui tenta di impossessarsi della villa Ardengo, con la stessa fatalistica tenacia con cui mira al nuovo approccio con Lisa, con la stessa sottile perfidia con cui abbandona Mariagrazia per una donna più giovane. Quando cerca di sedurre Carla, Leo è cosciente del dramma intimo della giovane e nonostante ciò la domina come un perfetto stratega. Leo ha un solo istinto, un solo impulso per volta, che segue fino in fondo pienamente convinto della sua scelta, integrato mirabilmente alla sua vita borghese e ai suoi istituti. In Leo si sublimano, quindi, l’ipocrisia, la falsa coscienza e la convenzionalità, aspetto saliente che Carla e Michele tentano appunto di rovesciare, anche se con debole convinzione, ma del quale alla fine restano vittime.  Appartenente ad un mondo radicalmente corrotto, è uno dei tanti uomini perfettamente integrati in esso, che vivono di nuda avidità e di cinica libidine, avendo ridotto la propria esistenza al raggiungimento delle sole realtà irrinunciabili: il sesso e il denaro. Egli rispecchia la mentalità del borghese, sicuro di sè, incurante delle esigenze altrui, bugiardo e calcolatore, privo di qualsiasi spessore morale.<br><br><br>-<strong>Lisa</strong>: amica della famiglia Ardengo, è innamorata del giovane Michele che non la contraccambia. E’ la vecchia amante di Leo il quale in un momento di “bisogno”si reca da lei convinto che ella provi ancora un forte sentimento per lui; ma in realtà non è così. Dopo aver scoperto della storia clandestina tra Leo e la giovane Carla, racconta tutto a Michele.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-05 21:23:35 UTC</pubDate>
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         <title>LA TRAMA</title>
         <author>federicarussolm</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Gli indifferenti è il romanzo d'esordio di Alberto Moravia pubblicato nel 1929. <br>Il libro racconta le vicende di una famiglia benestante composta da madre e due figli. I fratelli Carla e Michele Ardengo sono due giovani incapaci di provare veri sentimenti, in balia della noia (tema fondamentale nella poetica di Moravia) e dell'indifferenza di fronte al declino sociale ed economico della loro famiglia. <br>Mariagrazia, la madre rimasta vedova, trascorre una vita legata ai clichés morali della borghesia. <br>Nel giorno del ventiquattresimo compleanno di Carla, Leo Merumeci (l'amante della madre Mariagrazia) tenta di approfittare della giovane, facendola ubriacare. Il tentativo però fallisce perché Carla si sente male e vomita.<br>Mariagrazia intanto, visto che l'amante la trascura, è convinta che egli abbia un'altra donna e pensa che questa sia la sua amica Lisa. Lisa è invece invaghita del giovane Michele che, come sua sorella Carla, non è che un indifferente, infatti pure sapendo che Leo circuisce sua madre per impossessarsi della loro villa di famiglia, è incapace di reagire. <br>Michele s'accorge dell'attrazione che Lisa prova per lui, quindi si lascia corteggiare, senza manifestare alcun segno di coinvolgimento sentimentale. Lisa intanto, contrariata dall’indifferenza di Michele nei suoi confronti, vuole punzecchiarlo e lo informa della segreta relazione di Carla con l'amante della loro madre. Michele ne rimane colpito, ma la rabbia che dimostra non è sincera, infatti neanche questo riesce a scuoterlo dalla sua indifferenza.<br> Michele però si sente in dovere di affrontare Leo per vendicare l'onore familiare. Compra una pistola, si reca a casa di Leo con l'intenzione di sparargli ma gli spara dimenticandosi di caricare l'arma. <br>Per evitare che la villa sia venduta a un miglior offerente, Leo, chiede a Carla di sposarlo. Carla, nonostante lo disprezzi e non lo ami, è attratta dall'idea di una nuova vita borghese che le assicuri il benessere della sua famiglia e con freddezza accetterà la proposta di matrimonio. <br>Il romanzo si chiude con un finale sospeso: vediamo Carla e Mariagrazia che si recano a un ballo in maschera, con la figlia che ancora deve comunicare alla madre la sua decisione di sposare Leo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-05 21:24:21 UTC</pubDate>
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         <title>COMMENTO</title>
         <author>federicarussolm</author>
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         <description><![CDATA[<div>TEMATICHE :<br>L’autore critica pesantemente il mondo borghese e mette in risalto come in esso tutto sia basato su intrighi e tresche più o meno avventurose.<br>Il tema principale, è individuabile già nel titolo, ossia “l’Indifferenza”.<br>Per lo scrittore l’indifferenza non è una stoica forma di saggezza di fronte alla vita, ma è la degradazione dell'uomo che rassegnato e sconfitto, rinuncia a vivere. Indifferenza è dunque inerzia morale, passività esistenziale, superficialità, con cui la società borghese si pone nei confronti dei problemi dell'esistenza, dei valori più veri e profondi insiti nell'uomo.“Gli indifferenti” in questione sono Michele e Carla, due ragazzi alle soglie dell’età adulta, totalmente sopraffatti ed annoiati dall’ambiente in cui vivono, che non è in grado di dar loro emozioni e stimoli di alcun tipo eccetto l’insofferenza. Nella loro ricerca di novità ed evasione, scendono a squallidi compromessi che fanno emergere la “bassezza umana” nella speranza di un cambiamento. “Indifferenza” che tuttavia non può mai essere totale, ed è perciò connessa ad un altro tema centrale: l’”insoddisfazione”, tipica della media borghesia urbana che Moravia critica aspramente. La critica di Moravia è così spietata perché lo coinvolge da vicino, e la sua stessa appartenenza a questa classe sociale è un elemento soggettivo.<br>Attorno al tema dell'indifferenza ve ne erano altri che la letteratura del Decadentismo aveva messo in luce come l'incomunicabilità, il senso di inettitudine, la coscienza dello scacco. Sul piano della struttura narrativa va detto però che tali temi sono calati in un impianto di tipo naturalistico, con una osservazione minuziosa, quasi maniacale, della realtà sociale e psicologica, in uno stile neutro, quasi fotografico, privo di qualunque concessione all'elemento lirico e con l'adozione di un italiano standard, totalmente referenziale, ma che tuttavia, mimando la piattezza dei personaggi e delle situzioni raggiunge piena espressività.<br><br>Commento<br>Moravia scrive Gli indifferenti a soli 18 anni e il giornalista del Corriere della Sera Pietro Pancrazi ne scrive una recensione dal titolo Il realismo di Moravia, che contribuisce al successo dell'opera. È il romanzo che segna, all'interno del grande sperimentalismo della letteratura del Novecento, l'inizio della corrente neo-realista italiana, che si carica dei drammi sociali di un Paese tormentato. È una letteratura triste e drammatica, priva di ideali, definita da Benedetto Croce come “letteratura del vuoto”, in cui i personaggi vivono “come se” e non in forma diretta.<br><br>La dimensione del romanzo è di tipo teatrale. L'azione si svolge infatti nell'arco di soli due giorni e con pochi personaggi. Lo spazio è sempre l'interno di un'abitazione: villa Ardengo prima e la casa di Leo dopo. Gli unici spazi esterni sono caratterizzati da oscurità e pioggia. Moravia pone l'attenzione sulle luci artificiali, che contribuiscono a dare il senso di claustrofobia e angoscia dei personaggi. Carla passa dall'interno della villa a un'altra casa, quella di Leo.<br>Pervasivo negli Indifferenti è anche il tema dello specchio, che si ritrova in ogni stanza e dove già all'inizio i personaggi si riflettono attraversando il corridoio. Esemplare è la svestizione di Carla nella sua camera e il suo confronto con lo specchio. Si tratta di una pagina di grande audacia per l'epoca, tanto che il governo fascista condanna la ristampa dell'opera. Qui Moravia introduce un espediente che utilizzerà anche in altri romanzi (es. la descrizione della bottega di Cesira ne La ciociara), dove gli oggetti sono utilizzati per ricostruire la psicologia di un personaggio: le bambole e il saluto agli oggetti prima di lasciare l'abitazione. È una camera che presenta elementi ambigui, bambineschi e più femminili. L'arredamento di fanciulla non è stato sostituito perché la madre ha sempre sperato in un imminente matrimonio della figlia. Si tratta di una tipica pagina novecentesca in cui parlano le cose. L'unico parametro di Carla è la bellezza.<br>I personaggi sono creature vuote, che agiscono come manichini, con pesantezza di gesti molto calcolati. Pancrazi afferma che il testo gli suggerisce qualcosa di espressionistico.<br>Carla, Leo e gli altri protagonisti dialogano senza un unico fulcro, ognuno tentando di imporre il proprio pensiero e la propria visione del mondo, senza uscire dai propri stereotipi. Nessuno di loro sa creare qualcosa di diverso dalla mera ripetizione di gesti: la stessa Carla è una Mariagrazia in piccolo, con gli stessi limiti e le stesse debolezze.<br><br>Venendo al fulcro degli Indifferenti, Moravia non descrive l'atto sessuale in sé, ma il momento appena precedente, delineando in modo molto preciso le perplessità di Carla, che si raggomitola nelle coperte e non vuole vedere il suo amante. La ragazza vuole osare, ma ha paura. Per esprimere questo salto alla maturità l'autore si rifà ad un illustre modello: l'addio ai monti manzoniano, dove però la svolta di Lucia è di tutt'altro tipo e più innocente. Lo spazio del letto si configura come una sorta di nuova prigione per Carla, che sente indifferenza per Leo e nostalgia della madre.<br><br>In Leo non c'è romanticismo, è un personaggio grossolano ed arrogante che alla fine ha la meglio. È l'unico personaggio “vincente” del romanzo.<br><br>La rappresentazione di Michele è condotta sottolineando l'assenza in lui di ogni qualità. È un antieroe, un inetto che ricorda i personaggi di Svevo, ma che probabilmente Moravia ricava dalle letture giovanili di Dostoevskij e dai testi teatrali di Pirandello. Michele è privo di pulsioni, gelido e agisce per noia. L'acquisto della pistola è dettato da un dovere di ribellione più che da una reale indignazione e dallo sdegno per la morale offesa. La scena dello sparo che va a vuoto è tragicomica e si allontana completamente dalla scena madre romantica in cui la giustizia si fa strada e i colpevoli vengono puniti.<br><br>Il romanzo termina con una festa in maschera, che conclude l'andamento circolare dell'opera, dove niente si è evoluto. Moravia vuole denunciare l'ipocrisia di questo mondo borghese, in cui i personaggi continuano a comportarsi senza alcuna ideologia positiva e in cui manca completamente anche l'orizzonte religioso</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-05 21:25:10 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;AUTORE</title>
         <author>federicarussolm</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Alberto Pincherle</strong>, vero cognome di <strong>Moravia</strong>, nasce nella capitale il 28 Novembre 1907. All’età di soli nove anni, nel 1916, il piccolo Alberto si ammala gravemente di <strong>tubercolosi ossea</strong>, da cui riuscirà a guarire definitivamente solo verso la maggiore età, e non senza strascichi. La malattia lo costringe a letto per cinque lunghi anni.L’infanzia di Moravia è dunque molto diversa da quella degli altri coetanei; la sua condizione di salute lo impedisce anche negli studi (dalla seconda media alla quinta ginnasio viene seguito privatamente a casa) e il diploma del ginnasio rimane l’unico attestato scolastico ottenuto dallo scrittore. Il <strong>riposo</strong> e l’<strong>immobilità forzata</strong> creano però l’occasione per il giovane Moravia di potersi dedicare molto a lungo alla lettura, e trova particolare ispirazione in Dostoevskij. Durante il ricovero all’Istituto Codivilla Moravia amplia la sua conoscenza delle lingue, aggiungendo alla padronanza del francese quella dell’inglese e del tedesco.<br>Il giovane viene dimesso nel <strong>1925</strong> e trascorre un periodo di convalescenza a Bressanone, durante il quale inizia la stesura de <a href="https://library.weschool.com/lezione/indifferenti-trama-e-personaggi-romanzo-6095.html"><em>Gli indifferenti</em></a>, e torna poi finalmente nella città natia. Qui comincia a frequentare gli ambienti intellettuali romani, dove conosce, tra gli altri, Corrado <strong>Alvaro</strong>, ai tempi segretario di redazione della rivista «900», di cui erano direttori Curzio <strong>Malaparte</strong> e Massimo <strong>Bontempelli</strong>. Su questa rivista pubblica nel 1927 una novella dal titolo <em>Cortigiana stanca</em>. Nel 1928 conclude la stesura de <a href="https://library.weschool.com/lezione/indifferenti-trama-e-personaggi-romanzo-6095.html"><em>Gli indifferent</em>i</a>, e lo pubblica l’anno seguente con la casa editrice Alpes, ma pagando di tasca sua, grazie all’intervento paterno. Il romanzo riscuote immediatamente un <strong>successo clamoroso</strong>, e Moravia s’impegna subito in un altro progetto letterario, <em>Le ambizioni sbagliate</em>. Dopo un’intensa ma sfortunata storia d’amore con una certa France, rampolla di una ricca famiglia d’industriali, Moravia scrive la <strong>novella</strong> <em>Inverno di malato</em>, ispirata alla sua esperienza in sanatorio.Nel 1935 viene finalmente pubblicato da Mondadori, dopo anni di revisioni da parte dell’autore, <em>Le ambizioni sbagliate</em>, che non ha lo stesso riscontro di pubblico suscitato da <em>Gli indifferenti</em>. Sempre nel <strong>1935</strong>, in cerca di una via di fuga dalla frustrazione della censura e dal <em>flop </em>dell’ultimo romanzo, decide di recarsi in <strong>America</strong>, invitato da Giuseppe <strong>Prezzolini</strong> a parlare alla Casa Italiana della Columbia University di New York, dove si ferma per cinque mesi. Continua la collaborazione con varie testate italiane, cui venderà molti articoli sull’ esperienza americana. Nel frattempo continua a scrivere <strong>novelle</strong> e <strong>racconti lunghi</strong> che confluiscono ne<em> L’imbroglio</em>, e nel 1936 conosce <a href="https://library.weschool.com/lezione/elsa-morante-romanzi-6504.html">Elsa Morante</a>. Nel 1939 va a vivere con lei a Capri dove, per cercare di sfuggire alla <strong>censura fascista</strong>, scrive racconti fortemente allegorici, tra cui<em> I sogni del pigro</em> e <em>L’epidemia</em>. La stretta del regime si abbatte intanto sempre più violenta su di lui, in quanto scrittore di origine ebraica. Nel 1940 inizia a concentrarsi su un nuovo romanzo, <em>La mascherata</em>, che non supera però i controlli della censura e viene ritirata dalla stampa, e l’anno successivo sposa la Morante a Roma con rito cattolico. Inoltre viene proibito allo scrittore di firmarsi sui giornali e gli viene imposto di adottare uno pseudonimo: la scelta di Moravia cade su “Pseudo”.<br>Nell’estate del <strong>1942</strong>, mentre si trova nuovamente a Capri, scrive <a href="https://library.weschool.com/lezione/alberto-moravia-agostino-riassunto-e-analisi-6130.html"><em>Agostino</em></a>, anch’esso bloccato però dall’azione di regime. Dopo l’<strong>armistizio</strong> la situazione per Moravia diventa molto pericolosa, e scappa con la Morante verso il Sud Italia. Nel 1944 Bompiani pubblica <em>L’epidemia</em> e <em>Agostino</em>. Nel 1945 inizia a lavorare a <a href="https://library.weschool.com/lezione/romana-di-moravia-riassunto-e-commento-6088.html"><em>La romana</em></a>, che ha un successo pari solo a quello de <a href="https://library.weschool.com/lezione/indifferenti-trama-e-personaggi-romanzo-6095.html"><em>Gli indifferenti</em></a>. Nel 1952 viene pubblicato un volume dal titolo <em>Racconti</em> che, messo all’<strong>Indice</strong> dalla Chiesa perché scandaloso, vince per protesta il <strong>Premio Strega</strong>. Nel 1954 vedono la luce i <em>Racconti romani</em>, e nello stesso anno al "Piccolo Teatro" di Milano viene rappresentata <em>La mascherata</em>, sotto la direzione di Strehler. Nel 1957 esce <a href="https://library.weschool.com/lezione/moravia-%E2%80%9C-ciociara%E2%80%9D-riassunto-e-commento-6089.html"><em>La ciociara</em></a>. Nel 1960 pubblica <em>La noia,</em> mentre Edoardo <strong>Sanguineti</strong> compone la prima monografia critica dedicata a Moravia. Nel frattempo nel 1962 Moravia si separa dalla Morante ed inzia una relazione con Dacia Maraini. Nel 1965 pubblica <em>L’attenzione</em>. Nel 1978, dalla penna di un Moravia profondamente colpito dagli avvenimenti italiani di quegli anni, nasce <em>La vita interiore</em>. All’inizio degli anni Ottanta pubblica <em>La cosa</em>, dedicato alla sua nuova compagna, Carmen Llera. Gli ultimi anni vedono lo scrittore impegnato nell'<strong>attività giornalistica</strong> e nella campagna per l'<strong>abolizione degli armamenti atomici</strong>. Nel <strong>1990</strong> Moravia si spegne nella sua città, Roma.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-06 06:13:09 UTC</pubDate>
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         <author>federicarussolm</author>
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         <author>federicarussolm</author>
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         <pubDate>2019-05-07 21:11:28 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2019-05-07 21:12:47 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2019-05-07 21:15:42 UTC</pubDate>
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