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      <title>Il mito di Aretusa by Rita Strano</title>
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      <description>Racconti della Sicilia al tempo dei greci</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-04-29 14:44:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ritastranosr</author>
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         <description><![CDATA[<div>La dea Aretusa rappresentata nell'antica moneta siracusana "il decadramma" nel periodo di dominazione greca, 400 a.C.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-29 15:12:09 UTC</pubDate>
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         <title>La storia del mito di  Aretusa</title>
         <author>ritastranosr</author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div><strong>&nbsp;Aretusa la fanciulla d'acqua</strong></div><div>&nbsp;</div><div>Era un giorno di primavera, un delicato soffio di vento increspava appena le acque del porto di Siracusa. Ovidio, un antico poeta latino, passeggiava lì intorno quando vide emergere dal fondo marino la chioma riccioluta della ninfa, tra papiri e i delfini con cui lei amava giocare volteggiando nelle acque del mare.</div><div>Così si nascose dietro un cespuglio per soddisfare la sua curiosità e osservare ogni movimento di quella creatura meravigliosa, mentre lei saltata con un guizzo sulla roccia, tingeva di verde le unghie e pettinava in una splendida acconciatura i capelli screziati di turchese.</div><div>Dopo aver finito di “farsi bella”, Aretusa si guardò soddisfatta nello specchio d’acqua porgendo la mano a un pretendente immaginario per danzare con lui. Doveva essere un pò vanitosa – pensò Ovidio – o forse si sentiva sola, circondata com’era soltanto da piante e da pesci.</div><div>Mentre il giovane poeta era preso da questi pensieri, perse l’equilibrio e cadde a terra con un tonfo.</div><div>“Vieni fuori spione!” disse Aretusa lanciando un’occhiataccia verso il cespuglio.</div><div>“Che caratterino!” disse tra sé Ovidio mentre si affacciava dal suo nascondiglio cercando di rimediare alla brutta figura.</div><div>“Ma tu… chi sei?” le chiese infine, non trovando di meglio da dirle per l’imbarazzo.</div><div>Queste domande dovrei farle io!” disse lei ancora più indispettita. Ma poi, guardando quel ragazzo così dolce e impacciato, provò un moto di tenerezza e decise di rispondergli.</div><div>“Mi chiamo Aretusa e sono greca, straniera in questa terra di Sicilia che ho scelto e che amo più di qualsiasi altra”.</div><div>“Ma la Grecia è lontana. Come hai fatto a venire fin qui?” ribattè Ovidio, che ad Atene era stato molte volte per studiare e diventare un abile letterato. Sapeva bene che in nave erano giorni e giorni di viaggio.</div><div>“Sono arrivata qui seguendo altre vie, che tu non conosci” rispose lei sorridendo con aria di sfida.</div><div>Ovidio era molto incuriosito, soprattutto non vedeva l’ora di raccontare ai suoi amici ciò che aveva visto, non appena fosse rientrato a Roma, la città in cui viveva.</div><div>“Se pazienterai, ti racconterò la mia storia” continuò Aretusa, che non amava le persone frettolose.</div><div>Così Ovidio sedette su di un grande sasso, mentre il vento gli carezzava i capelli morbidi e bruni. Allora Aretusa capì di avere trovato la persona giusta, il poeta a cui avrebbe raccontato la sua storia perché la narrasse agli altri con quella passione che accendeva gli occhi.</div><div>“Vivevo in Acacia, in Grecia, ed ero una delle ninfe, divinità bellissime, di Artemide, la dea della caccia. Amavo correre nei boschi con le altre ninfe, come me sacre, ed ero bella e molto corteggiata; Ovidio la ascoltava, e pensava che sarebbe stato <strong>triste</strong> che una fanciulla così bella si fosse nascosta per sempre, e mentre era assorto tra questi pensieri, Aretusa proseguì.</div><div>“Un giorno d’estate, rientrando dalla foresta dopo una giornata di caccia molto calda, vidi un corso d’acqua così calmo da sembrare uno specchio, così trasparente da lasciare contare uno a uno i sassi del fondale. Allora mi tolsi subito i vestiti, li appesi a un ramo e mi tuffai.</div><div>Quando stavo iniziando a rilassarmi, sentii un mormorio provenire dal fondo e vidi le acque incresparsi, come se stesse uscendo un pesce gigantesco; così raggiunsi la sponda e iniziai a correre <strong>terrorizzata </strong>dimenticandomi persino di prendere i vestiti, mentre una voce roca seguiva il mio passo. Corri pure Aretusa – mi diceva- tanto non potrai sfuggirmi! Così quando ti prenderò la mia <strong>soddisfazione </strong>sarà ancora più grande, come quella di un cacciatore con una preda veloce, difficile e <strong>impaurita</strong>!”</div><div>La fanciulla si interruppe bruscamente; il cuore le batteva più forte ogni volta che ricordava quel giorno lontano. “Chi ti parlava, Aretusa? Le chiese Ovidio <strong>ansioso </strong>di conoscere il resto della storia.</div><div>“La voce che mi seguiva era quella di Alfeo, il fiume che ardeva di passione per me e che per prendermi si era trasformato in uomo” ripose lei.</div><div>Poi Aretusa fece un gran respiro e continuò il racconto: “La <strong>paura</strong> mi faceva dimenticare la stanchezza e presi a correre ancora più veloce: correvo come una colomba inseguita da un falco, attraversando campi e ponti, saltando rocce e macigni; correvo con il cuore che mi batteva in ogni parte del corpo come un tamburo impazzito; correvo con la vista annebbiata, e così veloce che mi sembrava di non toccare più il suolo”.</div><div>Ovidio ascoltava <strong>sorpreso</strong>, era così teso che sembrava voler correre anche lui per fermare Alfeo e proteggere la ninfa che lo incantava.</div><div>“Quindi sei arrivata fin qui correndo?” le chiese lui, interrompendo quel silenzio.</div><div>“Non avrei potuto scavalcare il mare con un salto, non credi? Rispose lei ridendo con <strong>gioia</strong> facendo arrossire il giovane poeta, che la guardava con <strong>ammirazione</strong>.</div><div>Poi si fece di nuovo seria e continuò. “Quando per la stanchezza iniziai a rallentare, il sole disegnò davanti a me l’ombra gigantesca dell’uomo fiume, era così vicino che sentii il suo respiro tra i capelli. Il cuore mi scoppiava in gola: Aiuto! – gridai con <strong>paura</strong> e tutta la voce che avevo in corpo – Aiutami, Artemide!</div><div>A quel punto, un silenzio improvviso cadde su di me e successe qualcosa di inaspettato: vedevo Alfeo che mi girava intorno con <strong>desiderio</strong>, mentre io non sentivo più alcun suono; allora compresi con <strong>sorpresa</strong> che ero diventata invisibile, che la dea Artemide mi aveva nascosta dentro una nuvola.</div><div>Nonostante questo, però, non ero ancora scampata al pericolo: Alfeo con <strong>adorazione</strong> capiva che dovevo essere lì, ad un passo da lui.</div><div>Avevo <strong>paura </strong>che potesse sentire persino i battiti del mio cuore, che tamburellava all’impazzata!</div><div>Così cominciai a sudare e gocce azzurre presero a scorrere dal mio corpo: i miei capelli morbidi, le mani dalle lunghe dita, le gambe veloci e stanche di fuggire, tutto si sciolse e svanì. Fu allora che smisi di avere una forma e mi trasformai in acqua”.</div><div>Come avresti potuto salvarti, se Alfeo era un fiume? Chiese Ovidio che oltre a essere sensibile era anche molto intelligente.</div><div>E Aretusa continuò a narrare: “Non appena Alfeo si trasformò di nuovo per tornare a essere fiume, proprio quando le sue acque stavano per mescolarsi alle mie, Artemide mi salvò ancora una volta.</div><div>Con l’estremità del suo arco spaccò la terra e mi fece scorrere via dalla Grecia, immersa dentro buie caverne sotterranee.</div><div>Trattenni il fiato per giorni finchè, con un respiro immenso, sgorgai a Siracusa nell’isola di Ortigia, in una notte stellata conclusi il mio viaggio.</div><div>Ovidio sospirò, rapito (ammaliato, affascinato) dalla storia che aveva sentito e ancor più dalla grazia e bellezza di Aretusa.</div><div>“Non andare via”, le disse Ovidio mentre lei stava per immergersi nelle acque, tra i papiri esili.</div><div>Il richiamo dell’acqua era troppo forte, ma prima di svanire la ninfa gli fece una promessa: “Non temere, Ovidio: tutte le volte che racconterai la mia storia, sentirai il fruscio dei papiri e il dolce suono della mia fonte, perché sarò lì con te, e io apparirò sempre”.</div><div>Così Aretusa parlò al poeta, che a sua volta narrò la sua storia in modo sublime e con <strong>ammirazione</strong>. La narrazione del mito di Aretusa e Alfeo ha attraversato i secoli, e ancora oggi viene rievocata (ricordata) con emozione e sentimento.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-29 15:18:04 UTC</pubDate>
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         <title>Realizzazione di testo facilitato e riassuntato del mito di Aretusa</title>
         <author>ritastranosr</author>
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         <description><![CDATA[<div>La dea Aretusa viveva in Grecia con le altre ninfee, era giovane e bella, amava la natura, e&nbsp; si divertiva a farsi il bagno nel fiume.<br>Un giorno, mentre nuotava, il dio Alfeo dopo averla vista si innamorò. Aretusa era molto spaventata, voleva essere libera, e chiede un aiuto alla sua dea preferita, la dea Artemide.<br>Artemide&nbsp; prima la avvolge in una nuvoletta, e poi la trasforma in acqua. Alfeo è dispiaciuto per questa trasformazione, anche lui si trasforma in acqua per inseguirla. La dea d'acqua Aretusa per sfuggire dal dio acqua Alfeo, scorre dentro una grotta sotterranea e arriva nell'Isola di Ortigia, nella bellissima fonte ricca di papiro e animali.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-29 15:26:59 UTC</pubDate>
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         <title>Rappresentazione teatrale del mito di Aretusa presso la Grotta dei Cordari a Siracusa</title>
         <author>ritastranosr</author>
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         <description><![CDATA[<div>"Il Mito di Aretusa".<br>Uno spettacolo teatrale che unisce racconto, musica e&nbsp; immagini tecnologiche all'interno della Grotta dei Cordari nel parco archeologico a Siracusa.<br>La regia di&nbsp;Gugliemo Ferro.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-29 15:37:47 UTC</pubDate>
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         <title>Le emozioni nel mito di Aretusa</title>
         <author>ritastranosr</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le emozioni del mito di Aretusa<br><br><strong>Emozioni positive</strong>: gioia, felicità, sorpresa, desiderio, ammirazione, adorazione, affetto<br><br><strong>Emozioni negative</strong>: rabbia, paura, tristezza, disgusto, dolore, ansia, senso di colpa, vergogna, invidia, terrore,&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-30 15:55:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ritastranosr</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-05-02 17:42:57 UTC</pubDate>
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