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      <title>Le tappe di Michelangelo Buonarroti by Elisabetta Civiletto</title>
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      <description>Fatto con gli alunni della Classe IV</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-03-11 15:46:05 UTC</pubDate>
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         <title>Michelangelo a Firenze </title>
         <author>elisabettaciviletto</author>
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         <description><![CDATA[<div> MICHELANGELO BUONARROTI (1475-1564) Un maestro fra due epoche <br> Con parole piene di ammirazione, Giorgio Vasari, amico e biografo di Michelangelo, ne giudica l’arte. Ai suoi occhi, il maestro toscano è un «artista inimitabile», che con il suo operato ha saputo oltrepassare gli antichi, divenendo un modello imprescindibile per i pittori, gli scultori e gli architetti attivi in Italia dal Rinascimento in poi. Figura assai diversa da Leonardo, dal quale lo separarono incomprensioni sfociate in una profonda inimicizia, Michelangelo fu una personalità complessa, inquieta, poliedrica, venata da forti connotazioni religiose, portata ad eccessi di solitudine e pessimismo. La sua produzione incarna al tempo stesso il culmine e il termine del Rinascimento, costituendo la premessa fondamentale del Barocco secentesco. Michelangelo Buonarroti nasce a Caprese, presso Arezzo nel 1475, in una famiglia fiorentina di antica nobiltà ma non più benestante. Nel 1488 fu messo a bottega a Firenze presso il Ghirlandaio, dove apprese l’arte del disegno. I suoi veri mastri furono però Giotto, Donatello, Masaccio e soprattutto gli antichi, che ebbe modo di conoscere frequentando il giardino mediceo di San Marco, dove si radunavano letterati e si poteva ammirare parte della collezione di Lorenzo il Magnifico. Michelangelo studiò la tecnica dello stiacciato di Donatello, ma anche il violento pathos emotivo delle sue ultime opere. L’insegnamento fondamentale di Masaccio fu invece l’approccio alla figura umana esemplificato negli affreschi della Cappella Brancacci. Le sculture antiche, infine, gli trasmisero soprattutto il senso della plasticità e monumentalità che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione. Divenuto un frequentatore abituale della cerchia medicea, Michelangelo si avvicinò alla filosofia neoplatonica, ma sviluppò anche una religiosità molto intensa e tormentata. Con parole piene di ammirazione, Giorgio Vasari, amico e biografo di Michelangelo, ne giudica l’arte. Ai suoi occhi, il maestro toscano è un «artista inimitabile», che con il suo operato ha saputo oltrepassare gli antichi, divenendo un modello imprescindibile per i pittori, gli scultori e gli architetti attivi in Italia dal Rinascimento in poi. Figura assai diversa da Leonardo, dal quale lo separarono incomprensioni sfociate in una profonda inimicizia, Michelangelo fu una personalità complessa, inquieta, poliedrica, venata da forti connotazioni religiose, portata ad eccessi di solitudine e pessimismo. La sua produzione incarna al tempo stesso il culmine e il termine del Rinascimento, costituendo la premessa fondamentale del Barocco secentesco. Michelangelo Buonarroti nasce a Caprese, presso Arezzo nel 1475, in una famiglia fiorentina di antica nobiltà ma non più benestante. Nel 1488 fu messo a bottega a Firenze presso il Ghirlandaio, dove apprese l’arte del disegno. I suoi veri mastri furono però Giotto, Donatello, Masaccio e soprattutto gli antichi, che ebbe modo di conoscere frequentando il giardino mediceo di San Marco, dove si radunavano letterati e artistiLA CARRIERA TRA FIRENZE E ROMA Nel 1494, con la cacciata dei Medici, un Michelangelo non ancora ventenne lasciò Firenze per Venezia e Bologna. Rientrato nella città toscana l’anno successivo, se ne allontanò di nuovo, spaventato dalla minaccia dell’invasione francese e scosso dalla predicazione di Girolamo Savonarola, che accese in lui sia la convinzione che la Chiesa dovesse essere riformata, sia nuovi e inquietanti interrogativi sul valore etico dell’arte. Nel 1496 arrivò a Roma, dove ottenne un successo immediato preso la committenza cardinalizia e dove realizzò la sua prima Pietà, un soggetto che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Il continuo contatto con i capolavori dell’antichità, fece maturare compiutamente il suo stile. Nel 1499 l’artista tornò nel capoluogo toscano: qui, con Leonardo e Raffaello, diede vita al momento più fecondo dell’arte cinquecentesca fiorentina, considerato da Vasari cuore e preludio della «maniera moderna». Sono gli anni in cui esegue il monumentale David in marmo, e che lo vedono cimentarsi con Leonardo nei preparativi per la decorazione della Sala del Gran Consiglio in Palazzo Vecchio. Nella città dei Papi l’artista si fermò quasi tutta la vita, salvo rientrare più volte a Firenze per eseguirvi altre celebri opere: a Roma creò capolavori immortali, che gli avrebbero dato fama imperitura, come gli affreschi sulla volta e sulla parete di fondo della Cappella Sistina. LE NQUIETUDINI DEGLI ULTIMI ANNI Gli ultimi vent’anni della lunga vita di Michelangelo furono molto intensi, non solo per le commissioni che gli venivano affidate: la sua figura era divenuta oggetto di profonda ammirazione, quasi di venerazione, ma anche di violente critiche per l’impatto suscitato nei contemporanei dal grandioso e scandaloso affresco con il Giudizio Universale. A causa del contesto storico e di rivolgimenti religiosi, si acuirono la sua sensibilità e il suo modo inquieto di percepire l’esistenza. Morì quasi novantenne, circondato da fama universale, e dopo esequie solenni il suo corpo fu trasportato a Firenze, dove riposa tuttora nella basilica francescana di santa Croce, in un sepolcro monumentale disegnato proprio da Giorgio Vasari.Se Leonardo è considerato il prototipo dell’artista scienziato, costantemente rivolto allo studio e alla comprensione della realtà naturale, Michelangelo è invece l’emblema dell’artista che vuole affermare la propria autonomia creativa e che pone al centro del proprio percorso l’essere umano con le sue passioni e i suoi pensieri, interpretati assecondando una visione tormentata dell’esistenza. Personalità solitaria (non si circondò mai di una vera e propria bottega). Michelangelo concepiva l’arte come espressione di una facoltà individuale di origine quasi soprannaturale (non a caso affermò di dipingere «con il cervello» e non «colla mano»). A differenza di Leonardo la vera ispirazione non derivava per lui dal mondo naturale, bensì dalla sfera interiore. Una delle prime opere fiorentine è la Zuffa dei Centauri (immagine a sinistra), eseguita per Lorenzo il Magnifico. Qui è evidente come Michelangelo, appena diciassettenne, avesse già assimilato i modelli antichi, apprezzandone soprattutto gli esempi caratterizzati da forte dinamismo e intensità patetica. Nel groviglio furibondo di figure , nella loro torsione e tensione muscolare, nella loro disperata energia, c’è anche tutta la personalità del giovanissimo artista, così come la sua tragica visione dell’esistenza umana. Nella fascia superiore e nei corpi è già presente il motivo del non finito, con il marmo lasciato grezzo, utilizzato spesso da Michelangelo come particolare forma espressiva. Nella composizione si riconosce inoltre una resa del movimento portata alle estreme possibilità per esaltare sia i valori plastici dell’anatomia (studiata, come faceva Leonardo, sezionando i cadaveri all’ospedale di santo Spirito), sia l’impatto emotivo della scena. <br>per Approfondire guarda il seguente contributo:<br>https://www.youtube.com/watch?v=l6Dxh1aHJdk<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-11 15:50:09 UTC</pubDate>
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         <title>Il Primo soggiorno romano</title>
         <author>elisabettaciviletto</author>
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         <pubDate>2021-03-11 15:51:22 UTC</pubDate>
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         <title>A Firenze con Leonardo e Raffaello </title>
         <author>elisabettaciviletto</author>
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         <title>A Roma per Giulio II</title>
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         <title>Gli ultimi anni a Roma e i lavori per il Vaticano</title>
         <author>elisabettaciviletto</author>
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         <author>elisabettaciviletto</author>
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