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      <title>L’influenza di Heidegger nel Novecento by HUB Scuola</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-05-02 07:15:22 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Una traccia indelebile sul Novecento<br></strong><br>Nessun altro filosofo quanto <strong>Martin Heidegger </strong>(1889-1976) ha lasciato una <strong>traccia indelebile sul Novecento</strong>. Sebbene in maniera controversa, e con la pubblicazione dei <em>Quaderni neri</em> le indubbie ambiguità che si annidano nella sua riflessione e nella sua stessa personalità si sono forse irrimediabilmente acuite, molteplici sono le <strong>correnti</strong> e i <strong>singoli pensatori</strong> che hanno sviluppato i loro percorsi richiamandosi o elaborando un aspetto cruciale, un tratto caratteristico o anche soltanto una suggestione della speculazione di Heidegger.<br><br>Senza di lui, limitandoci a solo due esempi ma decisamente emblematici, non sarebbero stati possibili l'<strong>esistenzialismo </strong>e l'<strong>ermeneutica</strong> di Hans-Georg Gadamer (1900-2002). A un livello ancora più profondo, però, il confronto con il pensiero di Heidegger ha segnato il dibattito culturale <em>tout court</em> del Novecento, coinvolgendo scienziati, teorici e storici dell'arte, architetti, matematici, politologi, sociologi, psicologi. In molti, infatti, hanno visto nella riflessione heideggeriana lo specchio delle <strong>contraddizioni</strong> e delle grandi <strong>crisi</strong> che hanno attraversato il secolo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 07:56:40 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>I </strong><strong><em>Quaderni neri</em></strong><strong> e il dibattito sull'antisemitismo di Heidegger<br><br></strong>Con la loro pubblicazione nel 2014, i <strong><em>Quaderni neri</em></strong> hanno riacceso le dispute tra gli studiosi sulla controversa <strong>questione del rapporto di Heidegger con il nazismo </strong>e della sua presunta <strong>adesione a posizioni antisemite</strong>. Le 1200 pagine dei <em>Quaderni</em>, frutto di riflessioni, appunti, note che il filosofo tedesco scrisse tra gli inizi degli anni Trenta e la fine degli anni Sessanta, permettono infatti di affrontare da una nuova prospettiva un problema su cui da tempo si confrontano gli interpreti: sul piano fattuale, quali furono le <strong>responsabilità personali</strong> di Heidegger conseguenti alla sua decisione di aderire al partito nazionalsocialista? Esistono delle <strong>relazioni tra alcuni aspetti del suo pensiero e le sue scelte politiche</strong>?<br><br><em>Guarda il video della trasmissione </em>Lo stato dell'arte<em> in cui il filosofo Maurizio Ferraris approfondisce il tema con l'aiuto di diversi studiosi italiani ed esteri.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 08:17:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;     </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 08:19:37 UTC</pubDate>
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         <title>STORIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Il nazismo<br></strong><br><em>Guarda il video per inquadrare l'ascesa e il consolidarsi, nel cuore dell'Europa del primo dopoguerra, del regime nazista di Adolf Hitler in Germania.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-06 07:53:43 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>L'esistenzialismo<br></strong><br>Nato negli ambienti letterari e intellettuali parigini a cavallo degli anni Trenta e Quaranta, l'<strong>esistenzialismo</strong> è una corrente di pensiero che si sviluppa e si afferma in Europa, soprattutto in <strong>Francia</strong> e <strong>Germania,</strong> nell'immediato dopoguerra. I suoi maggiori esponenti sono il tedesco <strong>Karl Jaspers </strong>(1889-1973) e il francese <strong>Jean-Paul Sartre</strong> (1905-1980). Quest'ultimo diventa l'uomo simbolo del movimento, anche al di là delle sue stesse intenzioni, quando l'esistenzialismo assume i contorni di una vera e propria <strong>moda culturale</strong> e <strong>fenomeno di costume</strong>.<br><br>Fonte di ispirazione della riflessione esistenzialista non sono soltanto motivi e temi filosofici, legati in particolare alla riscoperta del pensiero di <strong>Kierkegaard</strong> e <strong>Nietzsche </strong>e all'<strong>analitica esistenziale</strong> svolta in <em>Essere e tempo</em> da <strong>Heidegger</strong>, ma anche scrittori come il romanziere russo <strong>Fëdor Michajlovič Dostoevski</strong>j (1821-1881) e il drammaturgo norvegese <strong>Henrik Ibsen </strong>(1828-1906).<br><br>Per quanto annoveri al suo interno anche pensatori molto diversi tra loro, è possibile identificare alcuni temi cruciali e ricorrenti al centro della riflessione esistenzialista: la <strong>tragicità dell'esistenza</strong> e la <strong>finitezza umana</strong>, la <strong>morte</strong> e l'<strong>angoscia</strong>, la <strong>scelta</strong> e la <strong>libertà</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-06 07:57:51 UTC</pubDate>
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         <title>CINEMA E TV</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/6ugboj18xn4zife6/wish/2212042835</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Damiano e Fabio D'Innocenzo, </strong><strong><em>Favolacce</em></strong><strong> (2020)<br><br></strong>L'assurdità dell'incontro tra l'uomo e il mondo, la profonda <strong>mancanza di senso </strong>che alberga dietro il fluire dei giorni, degli eventi e delle cose stesse è anche al centro del film <em>Favolacce</em> dei fratelli Damiano e Fabio D'Innocenzo. Nella pellicola, però, emerge un ulteriore elemento, comunque presente nel romanzo di Camus: la <strong>violenza</strong>, ora strisciante, ora celata, ora immaginata, infine rivolta contro se stessi, in un drammatico crescendo di <strong>incomprensioni</strong>, <strong>invidie</strong>, piccole <strong>rivalità</strong>, che altro non sono se non lo specchio della nostra società e delle <strong>angosce</strong> che covano dentro ognuno di noi.<br><br><em>Favolacce</em> è la storia corale di una comunità di <strong>famiglie della periferia romana</strong>, la cui quotidianità scorre nelle <strong>villette a schiera</strong> in cui vivono, in un'atmosfera di apparente tranquillità e normalità. Solo i <strong>più piccoli </strong>– tanto i bambini quanto gli adolescenti – sembrano però intuire, elaborare e tentare disperatamente di <strong>risolvere le frustrazioni, le ansie, le tensioni</strong> che pervadono silenziosamente il mondo degli adulti. Un mondo dove ormai ogni senso è perduto e dove <strong>regna soltanto l'assurdo e il tragico</strong>.<br><br><em>Guarda il trailer ufficiale del film.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-06 10:22:06 UTC</pubDate>
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         <title>LETTERATURA FRANCESE</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Camus e l'assurdità dell'esistenza<br></strong><br>Insignito del <strong>premio Nobel per la letteratura</strong> nel 1957, <strong>Albert Camus</strong> (1913-1960) è uno degli intellettuali francesi che ha maggiormente segnato il panorama culturale del Novecento, legando in maniera del tutto originale invenzione letteraria, riflessione filosofica e concreto impegno politico.<br><br>Camus non si è mai considerato un esistenzialista. Tuttavia, molti sono i temi che egli condivide con tale corrente e che è possibile ritrovare nelle sue opere, prima fra tutte <strong><em>Lo straniero</em></strong>, il romanzo del 1942 che gli diede immediata notorietà e che è considerato dalla critica uno dei capolavori della letteratura mondiale.<br><br><em>Lo straniero</em> narra la storia di <strong>Meursault</strong>, un impiegato francese che vive ad Algeri, conducendo come tanti un'esistenza anonima e conformista. Senza un reale volontà e&nbsp; in maniera apparentemente casuale, un giorno Meursault <strong>uccide un arabo</strong> a colpi di pistola mentre si trova su una spiaggia. Sebbene venga incarcerato e condannato a morte, Meursault mostra un totale distacco sia per il terribile gesto che ha commesso, di cui non mostra alcun pentimento, sia per la sorte che lo attende. Tutto è avvolto in un <strong>profondo senso di apatia </strong>e in una<strong> totale indifferenza</strong> nei confronti del mondo, manifestazione quasi tangibile di quell'<strong>assurdità del vivere</strong> che Camus racchiude magistralmente in poche righe all'inizio del romanzo:<br><br></div><blockquote>“Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto: “Non è colpa mia.” Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo”.</blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-06 10:31:24 UTC</pubDate>
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         <title>LETTERATURA FRANCESE</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>Lo Straniero</em></strong><strong> come riflessione sull’incontro tra individuo e mondo<br><br></strong><em>Lo straniero</em> non va letto come un romanzo a trama, ma come una riflessione sull’incontro tra un individuo e il mondo, un incontro che mostra – per così dire – in tutta la sua fredda nitidezza l'<strong>assurdità dell'esistenza</strong>. <br><br><em>Guarda il video in cui lo scrittore </em><strong><em>Vittorio Giacopini </em></strong><em>racconta il capolavoro di Camus per approfondire il tema. Sei anche tu d'accordo con Giacopini che alcuni libri vadano letti in giovane età perché in fondo non hanno nulla da dirci, ma possono però cambiare per sempre la nostra vita? Hai già avuto un'esperienza simile con qualche libro?</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-06 11:17:57 UTC</pubDate>
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         <title>ARTE</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Heidegger e le scarpe di Van Gogh<br><br></strong>Nella seconda fase del suo pensiero, quella dopo la «<strong>svolta</strong>» (<em>Kehre</em>) degli anni Trenta, Heidegger individua come <strong>via privilegiata per accedere all'essere</strong> non più – come in <em>Essere e tempo</em> – l'Esserci (<em>Dasein</em>), ovvero l'uomo, ma l'<strong>opera d'arte</strong>. Quest'ultima, infatti, ci impone un «<strong>urto</strong>» (<em>Stoß</em> o <em>Anstoß</em>) che è capace di spezzare la dimensione ordinaria, banale e quotidiana in cui le cose ci si mostrano ed entrano in relazione con noi, aprendoci così la via per approdare alla <strong>cose nella loro </strong><strong><em>a-létheia</em></strong>, cioè nella loro verità disvelata.<br><br>Heidegger illustra questa concezione dell'arte attraverso una celebre, quanto contestata, lettura del quadro intitolato <em>Un paio di scarpe</em> (1886) di <strong>Vincent Van Gogh </strong>(1853-1890). Per Heidegger il dipinto di Van Gogh non raffigura un semplice paio di <strong>scarpe da lavoro</strong>, probabilmente da contadino, nel loro essere un mero mezzo utilizzabile nella quotidianità. L'<strong>opera</strong>, invece, ci fa conoscere «che cosa le scarpe sono in verità», ovvero svolge una <strong>funzione prettamente ontologica</strong>,<strong> </strong>in grado di dischiudere un mondo dove si realizza concretamente il rapporto tra l'uomo e la terra, la natura, il lavoro, la comunità, l'esistenza, il sacro. Detto con le parole di Heidegger in l'<em>Origine dell'opera d'arte</em>:&nbsp;<br><br></div><blockquote>Il quadro di Van Gogh è l'esperimento di ciò che il mezzo, il paio di scarpe, è in verità. Questo ente si presenta nel non-nascondimento del suo essere. Il non-esser-nascosto dell'ente è ciò che i Greci chiamano <em>alétheia</em>. Noi diciamo: «verità», e non riflettiamo sufficientemente su questa parola. Se ciò che si realizza è l'aprimento dell'ente in ciò che esso è e nel come è, nell'opera è in opera l'evento della verità.</blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-06 19:55:40 UTC</pubDate>
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         <title>LETTERATURA TEDESCA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/6ugboj18xn4zife6/wish/2212631074</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Heidegger e Celan<br><br></strong>Le vicenda personale e artistica di <strong>Paul Celan</strong> (pseudonimo di Paul Antschel, 1920-1970) è segnata – come molti altri ebrei del suo tempo – dalla<strong> </strong><strong><em>Shoah </em></strong>e la sua poesia è considerata tra le più importanti testimonianze in versi di quella immane tragedia. Nonostante fosse riuscito a sfuggire alle deportazioni naziste, Celan portò sempre dentro di sé l'<strong>orrore delle persecuzioni</strong> tedesche, che gli <strong>portarono via sia il padre sia la madre</strong>, entrambi catturati dalle truppe di Hitler e destinati a morire l'uno a causa del tifo e l'altra fucilata in un campo di concentramento in Ucraina.<br><br>Al pari di come la sua poesia sperimenta un <strong>atteggiamento ambivalente</strong> nei confronti della <strong>lingua tedesca</strong>, che è al tempo stesso la «<strong>lingua materna</strong>» (<em>Muttersprache</em>) e la «<strong>lingua degli assassini</strong>» (<em>Mördersprache</em>), Celan coltiva una sincera <strong>ammirazione</strong> e un'altrettanto decisa <strong>avversione</strong> al cospetto di Martin <strong>Heidegger</strong>, con cui mantiene una corrispondenza e alla cui opera dedica per anni un'attenta lettura.<br><br>I due si incontrano anche di persona il 24 luglio 1967 a Friburgo, dove Celan tiene una lettura pubblica delle sue poesie. Il giorno dopo si recano a <strong>Todtnauberg</strong>, nella baita nella Foresta Nera in cui era solito ritirarsi Heidegger, e fanno insieme una <strong>lunga passeggiata</strong> restando per lo più in silenzio. Di quest'incontro, da cui il poeta si attendeva molto e soprattutto delle risposte definitive di condanna della Shoah da parte di Heidegger, resta la <strong>delusione</strong> che traspare dai versi che Celan lascia sul libro dei visitatori della baita:<br><br></div><blockquote>[…]<br>nella&nbsp;<br>malga,<br><br>la riga nel libro<br>– quali nomi accolse<br>prima del mio? –,<br>la riga, in quel libro<br>inscritta,<br>d'una speranza, oggi,<br>dentro il cuore,<br>per la parola<br>ventura<br>di un uomo di pensiero, […]<br><br>più tardi, in viaggio, parole crude,<br>senza veli, […]</blockquote><div><br><em>Guarda il video in cui la psicanalista </em><strong><em>Laura Darsié </em></strong><em>commenta e approfondisce l'incontro tra Heidegger e Celan.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-06 19:57:36 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/6ugboj18xn4zife6/wish/2213864881</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>L'ermeneutica<br></strong><br>A differenza di quanto accade con l'esistenzialismo, l'<strong>ermeneutica di Gadamer</strong> non si limita a sviluppare il proprio impianto speculativo a partire dall'analitica esistenziale di <em>Essere e tempo</em>, ma sposta anche la propria attenzione su alcuni dei principali temi del «secondo» Heidegger, come quelli della <strong>tecnica</strong>, dell'<strong>opera d'arte</strong> e del <strong>linguaggio</strong>. <br><br>Da un lato, Gadamer riprende espressamente – ampliandole – le riflessioni di Heidegger presenti in <em>Essere e tempo</em> sul <strong>circolo ermeneutico</strong>: l'uomo è sempre coinvolto in una determinata <strong>prospettiva di senso</strong>, in un sistema di valori e credenze, che è altro non è se non il frutto del suo essere <strong>situato storicamente</strong>. In questo senso, il rapportarsi dell'uomo alla cose e al mondo è sempre originariamente mediato da una <strong>precomprensione</strong> del mondo e di noi stessi, che è inevitabilmente legata alla <strong>tradizione</strong>.<br><br>Dall'altro, quando focalizza la propria l'attenzione sul concetto di e<strong>sperienza estetica</strong> Gadamer fa tesoro della riflessione heideggeriana sul<strong> linguaggio </strong>come casa dell'essere e sul ruolo dell'<strong>opera d'arte</strong> come via d'accesso alla verità dell'essere stesso. Anche per Gadamer, infatti, l'incontro con l'arte è <strong>esperienza di verità</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-07 16:50:17 UTC</pubDate>
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