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      <title>Lavoro Estivo://padlet/ CLASSE III A by Carmela Melito</title>
      <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s</link>
      <description>a.s. 2016/2017</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-05-29 12:53:25 UTC</pubDate>
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         <title>Niccolò Machiavelli </title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dopo aver ascoltato la lezione , ciascun alunno esponga, in un post, uno degli aspetti dell'Umanesimo e del Rinascimento.<br> A lavoro compiuto dovremo ottenere un quadro completo del periodo storico e letterario in cui l'autore è vissuto ed ha operato. <br>L'elaborato può essere corredato da immagini, video e altra documentazione multimediale. <br>Si raccomanda brevità e pertinenza al tema. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-29 13:04:44 UTC</pubDate>
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         <title>TEMPO DI SVOLGIMENTO:</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <description><![CDATA[<div>dal 5 al12 giugno 2017<br>PARTECIPANTI: tutti gli alunni della classe<br>METODOLOGIA: ognuno esporra' un particolare del periodo storico in cui l'autore è vissuto.<br>Si puo' rendere creativo il lavoro, allegando  dei file .</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-29 16:13:52 UTC</pubDate>
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         <title>BENE, SI PUO&#39; COMINCIARE</title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/175452272</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-06 19:17:30 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39; Umanesimo e il Rinascimento </title>
         <author>alessiamaglione_com00</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tra la fine del 1300 e l’inizio del 1400, prese forma, in Italia una nuova visione del mondo che progressivamente si diffuse in Europa. Questa nuova cultura è stata definita:</div><div>• Umanesimo, perché si richiamava  alla letteratura classica (le humanae litterae), in contrapposizione ai testi sacri (le divinae litterae);</div><div>• Rinascimento, perché gli intellettuali di questa epoca erano convinti di essere protagonisti di una rinascita della cultura dopo la crisi medievale.</div><div>Un tema fondamentale dell’Umanesimo fu la valorizzazione dell'uomo e l'esaltazione della sua dignità. L’uomo venne posto al centro del mondo perché lo si considerò come una persona libera, capace di dominare la natura e di farsi protagonista della storia. Egli è, difatti, considerato un "piccolo Dio sulla Terra"; inoltre non rifiuta il rapporto con Dio, ma questo viene vissuto in maniera libera, individuale e non conflittuale. </div><div>Gli umanisti, inoltre, esaltarono anche la vita attiva dell’uomo in contrapposizione alla vita contemplativa. Secondo gli uomini del Medioevo, Dio poteva essere servito solo chiudendosi in convento  rifiutando qualsiasi piacere terreno. Secondo gli umanisti non è necessario fuggire dal mondo per servire Dio. </div><div>Con l' esaltazione dell’uomo, inoltre, i classici divennero un modello di vita da imitare. <br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-08 21:06:27 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessiamaglione_com00</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-08 21:22:28 UTC</pubDate>
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         <title>BENE,si evidenzino altri aspetti del periodo, secondo le cinque W.( DOVE......)</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <pubDate>2017-06-08 22:25:02 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>t_grillot</author>
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         <pubDate>2017-06-09 19:11:31 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title> In questo periodo l&#39;Italia è divisa  in corti. La corte nel Cinquecento non costituisce solo il centro della vita politica, ma anche dell&#39;attività culturale. In essa si elaborano i contenuti e i valori della letteratura e dell&#39;arte. L&#39;intellettuale è infatti inserito organicamente nell&#39;ambito della corte con precisi compiti e funzioni. Si rafforza in questo periodo l&#39;istituto del &quot;mecenatismo&quot;, ossia della protezione che i principi e i signori accordano ad artisti e scrittori. Infatti Mecenate (da cui deriva il termine) era stato il ricco e potente ministro di Augusto, protettore di Virgilio e di altri scrittori del tempo; anche questo è un elemento della cultura latina che viene ripreso dal classicismo rinascimentale. Lo scrittore viene protetto e stipendiato dal principe, che gli assicura degli impieghi e delle rendite, affidandogli anche incarichi di rappresentanza pubblica e diplomatica. L&#39;intellettuale può così dar lustro e prestigio al potere, celebrando la figura del principe e rappresentandone le glorie dinastiche. Le opere degli scrittori contengono sempre dediche per il mecenate o collegano la propria gloria con quella del signore ponendosi così sotto la protezione del suo potere</title>
         <author>gerardacammisa14</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/175917380</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-09 19:39:54 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Nell&#39; umanesimo l&#39; interesse per i classici favorì una ricerca dei testi e delle opere antiche andate smarrite o del tutto dimenticate durante il Medioevo. Tali ritrovamenti permisero una maggiore conoscenza della lingua latina. </title>
         <author>svitillo365</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/175952901</link>
         <description><![CDATA[<div>Si impose così la necessità di definire e mettere in atto strumenti e strategie per restituire correttezza e completezza ai testi ritrovati. Da questa esigenza nacque la filologia umanistica</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-10 14:38:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gaiavitagliano2000</author>
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         <description><![CDATA[<div>Presentazione Power Point, nella quale sono esposti gli eventi politici del '400 e del '500 in Italia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-10 16:02:15 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>annatisi61</author>
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         <pubDate>2017-06-10 17:25:06 UTC</pubDate>
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         <title>Molto bene! Continuate ad individuare particolarità di questo meraviglioso periodo della nostra storia.</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-10 19:30:13 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
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         <description><![CDATA[<div>Aspetti dell'Umanesimo, Rinascimento e Niccolò Machiavelli.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-11 01:26:01 UTC</pubDate>
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         <title>UMANESIMO E RINASCIMENTO</title>
         <author>alessandrapalandra</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/175982516</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Rinascimento è un periodo storico che va dalla fine del Trecento al Cinquecento. A differenza del Medioevo, dove dominava un'arretratezza culturale e un'elevata superstizione,&nbsp; è caratterizzato da una visone laica del cosmo al cui centro troviamo l'uomo, artefice del proprio destino, capace di scegliere autonomamente fra il bene ed il male. <br>Infatti come dice Pico della Mirandola nel Discorso sulla dignità dell'uomo: "Tutte le creature sono state create da Dio già determinate ontologicamente. Al contrario, la natura dell'uomo è fatta in modo tale che deve essere lui stesso ad autodeterminarsi, attraverso le proprie scelte morali". I Rinascimentali, pur rimanendo un popolo religioso, avevano questa mentalità più aperta (rispetto al Medioevo che aveva una visione unicamente trascendentale) che  permise  loro di innovarsi non solo spiritualmente, ma anche culturalmente e scientificamente. Il Rinascimento nacque nelle principali Corti Italiane (Firenze,Bologna,Milano..) dove vi era più libertà dal punto di vista politico e un benessere economico , questo sviluppo si ebbe anche grazie alla "Pace di Lodi" avvenuta nel 1454 , in quanto i signori vivendo appunto in un periodo di pace e non essendo quindi impegnati militarmente, si occuparono e appoggiarono coloro che si interessarono alla cultura piuttosto che alla scienza e a tutte le arti in generale. Dal punto di vista sociale e politico nacquero diversi trattati per definire il legame fra principe e cittadino, come per esempio "Il principe" di Machiavelli, o il primo "Galateo" di Baldassarre Castiglione che definí le regole fondamentali per vivere in società. Rinasce inoltre la riscoperta della cultura dei classici, che vennero interpretati non più secondo la visione religiosa, ma secondo il vero significato letterale ovvero quello voluto dall'autore. Nasce così un interesse per gli studi umanistici, in particolar modo per la filologia, la scienza che studia la storia e la lingua dei classici. Di rilevante importanza per lo sviluppo culturale, fu il fenomeno del Mecenatismo, dove il Mecenate (signore) ospitava e proteggeva ogni tipo di artista come per esempio il famoso pittore BRUNELLESCHI inventore della prospettiva,che fa attenzione alla realtà in cui viviamo, prevalevano infatti dipinti raffiguranti volti che esprimevano la centralità dell'uomo e i relativi sentimenti. La pittura,la scultura e l'architettura non servivano solo ad abbellire cattedrali o luoghi di culto ma anche la cappella privata del signore, il municipio e la città in generale ; vi fu infatti un cambiamento anche per quanto riguarda le città stesse se nel medioevo trovavamo la Chiesa al centro della città circondata da vicoli stretti e tortuosi, nel Rinascimento trovavamo una piazza ispirata all'antico "Castrum Romano" punto di riferimento per la popolazione , mentre al posto dei vicoli costruirono strade più ampie , una città quindi costruita secondo il valore umanistico rinascimentale , una città ideale per valorizzare l'uomo. Sempre in questo periodo Leonardo Da Vinci, introdusse le basi del "metodo scientifico" ovvero osservare la realtà e formulare un'ipotesi. E' grazie a questa base che Copernico elaborò successivamente il " sistema eliocentrico" che prevedeva che il Sole fosse immobile al centro dell'universo , di conseguenza era la terra a girare intorno ad esso. Furono numerose anche le innovazioni tecniche, come per esempio il Torcitoio nel settore tessile, l'Altoforno per le fonderie, o la pompa a stantuffi per il settore estrattivo. Le innovazioni più rilevanti furono la Bussola che permise maggiori navigazioni e nuove scoperte geografiche, la polvere da sparo importata dalla Cina, che pose fine alla cavalleria e che permise quindi l'invenzione di nuove armi, l'orologio meccanico strumento determinante per differenziare il rinascimento con il medioevo dove il tempo era scandito solo ed unicamente con il suono delle campane, questo strumento all'epoca veniva usato principalmente dai mercanti per organizzare i propri affari con un tempo abbastanza preciso . Un'ultima invenzione significativa fu la Stampa a caratteri mobili ideata da Gutemberg nel 1450, grazie a questi caratteri riciclabili, infatti, la produzione di libri non divenne solo più veloce ma anche meno costosa, di conseguenza i libri diventarono un bene di massa. Grazie alla stampa nacquero anche i primi giornali che porteranno a una maggiore laicizzazione della cultura.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-11 08:35:48 UTC</pubDate>
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         <title>IL PRINCIPE DI NICCOLÒ MACHIAVELLI</title>
         <author>veronica_fino</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/175983223</link>
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         <pubDate>2017-06-11 09:04:00 UTC</pubDate>
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         <title>La Mandragola </title>
         <author>grasso_miriam</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Mandragola è una delle più importanti e divertenti commedie del Cinquecento. Si tratta della storia di una beffa. La Mandragola è una commedia in prosa divisa in cinque atti divisi da quattro canzoni e preceduti da un prologo.&nbsp;</div><div>Trama</div><div>Callimaco decide ti tornare da Parigi a Firenze incuriosito dalla fama della bellezza di Lucrezia. Il marito di Lucrezia, Messer Nicia, è convinto che la moglie non possa avere figli, e grazie a questa convinzione, Callimaco e Ligurio, che regge al suo gioco, architettano un piano per beffarlo. Infatti si inventano una pozione di Mandragola che, a loro dire, farà restare incinta Lucrezia. Però fecero credere a Nicia che questa pozione, aveva conseguenze mortali per il primo uomo che avesse giaciuto con lei per la prima volta. In questo modo Callimaco riesce nel suo intento e ciascuno ottiene ciò che maggiormente desidera<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-11 09:29:19 UTC</pubDate>
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         <title>Medioevo e Rinascimento. Tra la fine del ‘300 e la metà del ‘500, prima in Italia e poi nel resto d’Europa si verificò un’eccezionale fioritura della letteratura, delle arti e delle scienze.Secondo gli uomini di cultura dell’epoca, essa rappresentava una rinascita della grande cultura classica greca e latina, dopo un periodo di decadenza rappresentato dal medioevo, cioè l’età di mezzo fra due momenti di grande civiltà. Per questo il rinnovamento culturale di quel periodo venne in seguito ( a metà ‘800) definito Rinascimento. Nel basso Medioevo, cioè dall’anno  1000 al 1200, due caratteristiche diverse fra loro e in gran parte contrastanti avevano caratterizzato questo periodo:•    la cultura rimase per parecchi aspetti legata alla religione e alla Chiesa, tanto da annullare il ruolo dell’uomo di fronte all’onnipotenza divina e a considerare la vita terrena soltanto nella prospettiva dell’aldilà•    la borghesia, il nuovo ceto cittadino sviluppatosi grazie alle capacità e all’iniziativa dell’individuo, iniziò a considerare la vita umana sotto una nuova prospettiva, che non cancellava i valori religiosi ma li ridimensionava; si iniziò a ritenere che la vita terrena avesse un valore autonomo, e non fosse solo una preparazione alla vita dopo la morte.Fu proprio questo secondo aspetto che rappresento la base da cui nacque il Nel Rinascimento si ha una concezione della vita che mette in primo piano l’uomo e la natura in opposizione alla trascendenza medievale.Nella storia del Rinascimento si è soliti distinguere 2 periodi:1.    L’Umanesimo, corrispondente al ‘400, caratterizzato da studi letterari e filosofici e, in particolare, dall’interesse per la cultura classica greco-romana2.    Il Rinascimento, corrispondente al ‘500, che sviluppò ed approfondì i temi intellettuali proposti dall’Umanesimo e propose una grandiosa esaltazione dell’uomo.La cultura rinascimentale. Il Rinascimento non è da considerarsi un movimento tipicamente italiano ma europeo. Tuttavia è da sottolineare il ruolo primario che la vita culturale italiana rivestì in quel periodo.L&#39;umanesimoIl termine umanesimo deriva dalla parola latina &quot;humanitas&quot;, ovvero formazione spirituale dell&#39;uomo basata sulle humanae litterae.Tra la fine del Trecento e l&#39;inizio del Quattrocento avviene, nelle fiorenti città italiane, una rigogliosa rifioritura degli studi &quot;umanistici&quot; che recupera e ripropone la cultura classica.Niccolò Machiavelli nasce a Firenze nel 1469. La prima notizia certa su Machiavelli risale al 1498: in una lettera esprime duri giudizi sull&#39;operato politico di Savonarola. Nello stesso anno è nominato secondo segretario della Cancelleria della Repubblica, incarico non particolarmente importante, ma che gli permette di entrare nella vita politica attiva.Tra il 1512 e il 1525 Machiavelli compone quasi tutte le sue opere più importanti: &quot;Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio&quot;, &quot;Il Principe&quot;, &quot;Dialoghi dell&#39;arte della guerra&quot;, &quot;Discorso sopra il riformare lo stato di Firenze&quot;, nel 1520 ottiene l&#39;incarico di scrivere la storia di Firenze, &quot;Istorie Fiorentine&quot;, che completa nel 1525. Viene anche utilizzato dai Medici per alcuni incarichi di poca importanza.Negli stessi anni si colloca anche l&#39;attività più propriamente letteraria di Machiavelli: il poemetto satirico &quot;L&#39;asino d&#39;oro&quot;, la commedia &quot;La Mandragola&quot;, nel 1518, capolavoro del teatro rinascimentale, e la commedia &quot;Clizia&quot; , nel 1525.</title>
         <author>saradestefano462</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/175984116</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-11 09:30:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dellavistaalessia00</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/175985259</link>
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         <pubDate>2017-06-11 10:05:53 UTC</pubDate>
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         <title>Molto bene il quadro  è quasi completo.....</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <pubDate>2017-06-12 15:32:41 UTC</pubDate>
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         <title>Il carattere fondamentale del PRINCIPE è quello di non essere una trattazione sistematica ma un libro &quot; vivente&quot;.(A. Gramsci) </title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <description><![CDATA[<div>EVIDENZIAMO IL CUORE DELLA POLITICA MACHIAVELLIANA ,<br>seguendo sempre le CINQUE W( quando, dove, perche', chi, che cosa, si puo' inserire anche il COME- HOW).<br>DIVIDETE IN MANIERA RIFLESSIVA IL VOSTRO LAVORO, COME AVETE GIA' FATTO<br>BRAVE<br><br>Abbiamo tempo fino al 27-GIUGNO-</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-15 08:59:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dellavistaalessia00</author>
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         <pubDate>2017-06-15 09:44:29 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>t_grillot</author>
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         <pubDate>2017-06-15 10:17:41 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Macchiavelli è considerato il primo grande teorico della politica moderna e dello Stato uscito dal medioevo, dalla soggezione al potere religioso, dalla frammentazione feudale. Grazie alla sua elaborazione la politica si avvia ad affermarsi come scienza, con i suoi princìpi, le sue leggi e con il suo statuto disciplinare: questo comporta l’autonomia dalla religione e dalla morale. Egli adotta un metodo di ricerca legato alla sua diretta esperienza politica: ha infatti affinato, con l’opera diplomatica, una grande capacità di osservare in modo lucido e attento vicende, trame e conflitti che scorrono nel presente, valutando il loro svolgimento senza farsi distrarre dalle apparenze. In Macchiavelli l’autonomia della politica ha 2 significati: in primo luogo il sapere che riguarda l’agire politico si deve costituire come “scienza”, definendo in modo rigoroso il proprio oggetto, i principi specifici, le finalità. In secondo luogo, è lo stesso obiettivo proprio della politica a richiedere l’indipendenza da istanze di ordine religioso e morale e la pena è l’insuccesso. Per Macchiavelli l’agire politico ha la sua giustificazione in sé stesso, non in princìpi morali o religiosi.L’azione umana è sovrastata dalla fortuna, cioè dalla necessità e dalla casualità, da uno stato di cose che la condiziona, limitandone misura più o meno ampia le possibilità di esercizio. Macchiavelli ritiene che la fortuna, cioè lo svolgimento degli eventi storici, si manifesti indipendentemente e molto spesso contro l’agire politico. Essa è qualcosa che non dipende dall’uomo, ma dalla casualità delle circostanze. Questo fa sì che il successo o l’insuccesso di un’iniziativa politica dipenda dal caso. Ciò non toglie che la virtù, ossia l’insieme delle capacità umane, abbia un grande valore. Egli esalta la capacità di cogliere con destrezza le occasioni; valorizza soprattutto la capacità del politico di prevedere in tempo le congiunture a lui sfavorevoli e di porvi riparo in anticipo, o quelle che possono essergli favorevoli di volgerle a proprio vantaggio.</title>
         <author>gerardacammisa14</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-15 16:29:23 UTC</pubDate>
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         <title>PENSIERO POLITICO DI MACHIAVELLI</title>
         <author>alessandrapalandra</author>
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         <description><![CDATA[<div>Niccolò Machiavelli&nbsp; nacque nel 1469 a Firenze. Nella sua famiglia si dava grande importanza alla cultura, ciò gli permise&nbsp; di studiare, amò soprattutto la storia e il latino, lingua diplomatica internazionale. Nel 1492, dopo la morte di Lorenzo il magnifico l'equilibrio tra gli stati regionali si interruppe&nbsp; &nbsp; e la politica papale si appesantì. Machiavelli accusava i principi italiani poiché sosteneva inutile scrivere di donne stupende, paladini ideali, virtuosi e perfetti. Nel 1494 il re di Francia Carlo VIII entrò in Italia con il permesso dei Medici, ciò fece avviare la repubblica fiorentina che procurò lavoro a Machiavelli. Nel periodo in cui Niccolò lavorò per la repubblica con funzioni di politica interna ed estera poté viaggiare molto, e così incontrò Cesare Borgia, Valentino, figlio illegittimo di papa Alessandro VI. Nel 1512 tornarono i medici che esiliarono Machiavelli nel suo podere a San Casciano Val di Pesa, dove si dedicò allo studio e alla scrittura; qui scrisse le sue opere maggiori ( IlPrincipe). Solo quando Giulio de medici divenne papa, col nome di Clemente VII, Machiavelli riuscì a riacquistare un ruolo politico. Nel 1527 a Firenze ritornò la repubblica e Machiavelli morì. Niccolò Machiavelli è considerato il fondatore del pensiero politico moderno poiché distingueva i compiti della politica dalla religione e dalla morale, alla quale attribuiva autonomia nei fondamenti e criteri di giudizio, attribuiva finalità autonome alla politica e sosteneva che il modello ideale del principe era dotato di buona cultura ed educato ad una dotta moralità. Nell'estate del 1513 Machiavelli scrisse il Principe, un'opera in volgare, innovativa, una sintesi culturale e esistenziale dell'esperienza pratica vissuta dall'autore che tratta i principati e il loro governo, l'opera è scaturita dalla crisi di Firenze e dell'Italia, dal disfacimento dei principati e dall'invadenza dei grandi stati. Il Principe non avendo un carattere teorico e idealizzante, ma pratico e operativo è dedicato a Lorenzo De'Medici, possibile futuro principe di uno stato mediceo. Machiavelli vuole consigliare Lorenzo De'Medici nel mantenere un ruolo laico e materiale accettando qualsiasi mezzo per arrivare al fine, ovvero il mantenimento dello stato. Con questo consiglio Niccolò sperava di rientrare nella vita politica fiorentina ma non accadde poiché, nel Principe, citò come esempio Cesare Borgia, temibile avversario dei Medici e sconfitto che aveva lasciato un pessimo ricordo della sua spregiudicatezza morale; ciò significava che anche Machiavelli poteva essere un consigliere moralmente discutibile e non accettabile per una casata. Il Principe è un'opera che ha valenza culturale e politica, che rompe la tradizione ed inaugura un pensiero politico moderno che offre un progetto pedagogico moderno di un principe ideale. Machiavelli affronta il problema del principato da uomo politico; analizza realmente il Principe italiano e lo definisce triste, ingannato e ingannatore, egoista, semplice ma al contempo ignorante, da qui scaturisce la sua proposta politica secondo la quale il potere deve essere conquistato e conservato. Machiavelli propone i classici come modelli di abilità politica che andrebbero imitati. Si delinea un nuovo sapere: la scienza dello stato e della politica, scaturita dalla ricerca di regole, di modelli, di qualcosa che si manifesti nel divenire della storia; tale sapere deve essere autonomo dalla morale e dalla religione. &nbsp;<br>Centrale è nel pensiero politico di Machiavelli il ruolo ricoperto dalla cosiddetta dialettica virtù-fortuna. Anche la più audace iniziativa umana (virtù) può infatti essere vinta dalla forza soverchiante delle circostanze (fortuna). &nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-15 21:29:02 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>svitillo365</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/176642761</link>
         <description><![CDATA[<div>La riflessione di Machiavelli introduce i moderni ragionamenti sullo Stato. Proprio nella sua&nbsp; opera il Principe egli riflette sulle dinamiche dello Stato stesso.&nbsp;<br>Grazie alla sua elaborazione, la politica si avvia ad affermarsi come scienza, questo comporta l' autonomia della religione e dalla morale.<br>Egli voleva che in Italia ci fosse uno Stato unitario e vista la debolezza e la facilità a farsi corrompere dei vari gruppi dirigenti delle varie Signorie , egli riteneva che a capo dello Stato ci doveva essere un principe dotato di un' adeguata strategia&nbsp; e dei mezzi necessari per eseguirla.<br>Un' altra questione centrale riguarda il rapporto tra virtù e fortuna. La fortuna per Machiavelli è una componente esterna imprevedibile che interviene nelle vicende umane. Di ogni azione il principe può determinarne almeno una parte attraverso la virtù.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-16 08:49:47 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gaiavitagliano2000</author>
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         <pubDate>2017-06-16 11:24:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gaiavitagliano2000</author>
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         <pubDate>2017-06-16 11:24:51 UTC</pubDate>
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         <author>alessiamaglione_com00</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-17 10:19:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessiamaglione_com00</author>
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         <pubDate>2017-06-17 10:22:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-19 16:46:10 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>veronica_fino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il pensiero politico di Machiavelli</div><ol><li>Machiavelli ritiene importante il realismo politico. Secondo lui bisogna stare alla verità delle cose e non perdersi nel ricercare come le cose dovrebbero essere. Machiavelli giunge addirittura a dire che il sovrano può trovarsi in condizione di dover applicare metodi estremamente crudeli e disumani (il fine giustifica i mezzi) ed evitare in ogni caso la via di mezzo, il compromesso che oltre a non servire a nulla è di estremo danno. Machiavelli ha una visione pessimistica dell’uomo che, a suo parere, di fatto tende ad essere cattivo.<sup> Di conseguenza il politico non può fare affidamento sull’aspetto positivo dell’uomo ma deve tener conto del prevalente aspetto negativo e agire di conseguenza.</sup></li></ol><div><sup>Nuovo concetto di “virtù” del principe che deve governare </sup>efficacemente lo Stato e che deve saper resistere alla “fortuna”. Ovviamente la “virtù” politica di Machiavelli non ha nulla a che vedere con la “virtù” in senso cristiano ed è intesa come abilità, doti del principe. Relativamente al concetto di fortuna, (in contrapposizione con quanti sostenevano che la fortuna sia la ragione degli eventi e che quindi sia inutile faticare cercando di farle argine ma che sia meglio lasciarsi governare da essa), Machiavelli sostiene che per metà le cose dipendono dalla sorte e per l’altra metà dalla virtù e dalla libertà.<br>L’ideale politico di Machiavelli non è però il principe da lui descritto, che è piuttosto una necessità del momento storico, bensì quello della Repubblica romana, fondata sulla libertà e sui buoni costumi.</div><div>Per essere principe si deve prescindere da Dio e stare alle leggi della politica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-22 16:16:53 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>molto bene ragazze... le osservazioni sul pensiero politico del Machiavelli, ci lasciano comprendere il  pragmatismo dell&#39;autore e la sua attenzione alle necessità  reali e non immaginarie  di ogni singolo cittadino, che vanno curate da chi lo rappresenta politicamente.</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-23 18:03:17 UTC</pubDate>
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         <title>Il pensiero politico di Machiavelli</title>
         <author>saradestefano462</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Machiavelli, Niccolò - Pensiero politico&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<br>La politica deve emanciparsi dalla religione e dalla morale, ovvero l'uomo politico deve agire in piena libertà senza farsi alcuno scrupolo di infrangere leggi morali o religiose qualora lo richieda il benessere dello Stato. Da cio L'Espressione "Il Bene Giustifica i Mezzi". Attraverso il Concetto di politica-scienza Il Poeta Vuole Costruire lo Stato perfetto, Che DEVE garantire l'ordine civile e frenare l'individualismo dell'Uomo. Machiavelli elabora Una Concezione naturalistica dell'Uomo, quindi lo Stato e concepito Come essere vivente che nasce, cresce, deperisce e muore. Affinchè SIA attuato, occorre Che Gli uomini debbano vivere Secondo virtù. Il poeta intende esprimere con il Concetto di virtù, il coraggio e la saggezza. Per Machiavelli il miglior Esempio di virtù VIENE dall'antica Roma, Dalla cui Storia e possibile ricavare leggi di violenza universale. La virtù dei Governi Governanti DEVE garantire la Stabilità di causa Istituzioni: la religione e le milizie. Machiavelli si si si si si si si si ritiene Che la religione SIA un'elemento di Coesione per il popolo; ESSA DEVE ostacolare l'Azione di Governo di Uno Stato. Machiavelli Elabora un Giudizio negativo Sulle Milizie, Responsabili ritenendolo della rovina dello Stato, poichè i mercenari combattevano per Utilità economica e non per amore della propria patria. Per Risolvere questo Problema, Il Poeta, auspica La Creazione Di Una Milizia Cittadina. Il pensiero politico di Machiavelli e spinto da un Motivo di fondo Che e l'amore per la patria, Il Sogno del Poeta E Quello di Portare l'Italia A Livello delle grandi monarchie Europee</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-26 09:29:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>annatisi61</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/177477094</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-26 19:26:48 UTC</pubDate>
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         <title>Sara dai un&#39;occhiata al tuo lavoro....CONTROLLA </title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/177478554</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-06-26 19:49:21 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>grasso_miriam</author>
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         <description><![CDATA[<div>Pensiero politico di Machiavelli</div><div>1469-27 - Il suo pensiero politico è connesso all’amara e sofferta esperienza della profonda crisi politica che investe alla fine del 400 gli stati italiani il cui sistema di alleanze grazie a Lorenzo il Magnifico aveva garantito l’indipendenza dell’Italia dal dominio straniero.&nbsp;</div><div>Con la discesa di Carlo VIII si scoprì che le alleanze degli stati italiani non erano più in grado di fronteggiare le potenze militari di Francia e Spagna.&nbsp;</div><div>La politica italiana era caratterizzata da una profonda crisi dell’etica civile e dalla corruzione degli ordini politici che vanificava qualsiasi tentativo di dare stabilità e sicurezza agli stati. Il disordine della sostanziale anarchia politica dell’Italia devono essere ricondotte alla natura dell’uomo.&nbsp;</div><div>L’animo umano permane identico nella storia, l’umanità dell’uomo è in trasformabile.</div><div>La situazione umana nel cui ambito si esprime la politica è caratterizzata dalla dialettica ordine-disordine, nel senso che l’ordine è continuamente insidiato dal disordine, per il quale l’uomo sembra avere una vocazione e nel contempo l’ordine nasce dal disordine. Il fatto che la politica sia caratterizzata dal continuo mutamento dipendono dalla natura dell’uomo. L’uomo è strutturato in modo da aspirare costantemente a volere tutto, mentre dispone di mezzi limitati che gli consentono di conseguire poco. Motivo per cui l’uomo vive in uno stato di perenne incontentabilità che lo spinge a volere sempre di più e modificare le situazioni nelle quali si trova. L’incontentabilità che caratterizza l’animo umano porta l’uomo ad oscillare tra la noia e il dolore. La natura umana fa si che l’uomo si tormenti nel male; così l’uomo si toglie dal male e dal tormento e ricerca il bene, ma quando è stato conseguito non soddisfa più l’uomo, anzi gli riesce del tutto insopportabile così che si toglie dal bene per tornare nel male.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-26 19:54:33 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>CONCLUDIAMO LA TRATTAZIONE DELL&#39; AUTORE CON LA PRESENTAZIONE DE &quot; LA MANDRAGOLA&quot;, MEDIANTE BREVI CENNI SULLA GENESI, LA TRAMA, LE FINALITA&#39; EDUCATIVE DELLA COMMEDIA.</title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/177758342</link>
         <description><![CDATA[<div>SENZA RIPETIZIONI, CHI SCRIVE UN BREVE TESTO IN MERITO ALLE CONSEGNE , CHI INVECE RIPORTA BREVI BRANI TRATTI DALLA STESSA. PER VIVACIZZARE IL LAVORO SI POSSONO INSERIRE BREVI COMPONIMENTI MUSICALI RINASCIMENTALI.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-29 16:58:19 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessiamaglione_com00</author>
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         <title></title>
         <author>alessiamaglione_com00</author>
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         <pubDate>2017-06-30 15:20:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dellavistaalessia00</author>
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         <pubDate>2017-06-30 17:30:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>t_grillot</author>
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         <pubDate>2017-06-30 18:23:18 UTC</pubDate>
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         <title>ben fatto ragazze , avete  realizzato un lavoro di ricerca costruttivo</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <pubDate>2017-06-30 18:48:28 UTC</pubDate>
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         <title>LA MANDRAGOLA</title>
         <author>alessandrapalandra</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tra le opere dello scrittore Niccoló Machiavelli troviamo “<strong><em>La mandragola</em></strong>”, ritenuta il capolavoro del teatro del ‘500 e un inestimabile classico della drammaturgia italiana. L’opera è ambientata a Firenze nel 1504.<br><br></div><div><a href="http://cultura.biografieonline.it/riassunto-mandragola-machiavelli/la-mandragola-machiavelli-riassunto/"><figure class="attachment attachment-preview"><img src="https://cultura-biografieonline-it.cdn.ampproject.org/i/cultura.biografieonline.it/wp-content/uploads/2015/02/La-Mandragola-Machiavelli-riassunto.jpg" width="900" height="748"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></a>“<strong>La Mandragola</strong>” è una della opere teatrali più importanti di <strong>Machiavelli</strong> e della storia del teatro<br>TRAMA</div><div>La vicenda si apre con <strong>Callimaco</strong>, un gentiluomo fiorentino di trent’anni che da tempo vive a Parigi, il quale, ritornando a Firenze, si innamora perdutamente di <strong>Lucrezia</strong>, moglie dello sciocco dottore in legge denominato <strong>Messer Nicia</strong>. L’uomo decide di incontrare la donna e rimane completamente folgorato dalla sua bellezza. Così, per avvicinarla e pur di trascorrere almeno una notte con lei, l’uomo escogita un piano e, con l’aiuto del servo <strong>Siro</strong> e dell’astuto amico <strong>Ligurio</strong>, si spaccia per un famoso medico che la può aiutare a rimanere incinta. L’uomo riesce a convincere Messer Nicia che l’unico modo per avere figli sia di somministrare a sua moglie una pozione di <strong>mandragola</strong>, un’erba dalle capacità magiche (da qui nasce il titolo della commedia). L’unico problema è che il primo che avrà rapporti con lei sarà destinato a morire.<br><br></div><div><figure class="attachment attachment-preview"><img src="https://i-ytimg-com.cdn.ampproject.org/ii/w1200/i.ytimg.com/vi/CdsYz7aFf_s/hqdefault.jpg" width="480" height="360"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div><div>Ligurio, a quel punto, trova una geniale soluzione: a morire e a consumare il rapporto con la moglie sarà un semplice garzone, cosa che tranquillizza in modo parziale Messer Nicia, inizialmente non del tutto convinto. A quel punto, Ligurio pensa all’amico Callimaco, che da sempre ha un debole per Lucrezia. Infatti non vi sarà nessun garzone come vittima predestinata, bensì sarà lo stesso Callimaco a travestirsi da tale. La scena più divertente e più significativa è quella in cui il garzone-Callimaco viene portato a casa di Nicia e viene invitato ad andare a letto insieme alla moglie Lucrezia. Dapprima la donna è titubante, ma in un secondo momento si convince a consumare il rapporto adulterino da FRA TIMOTEO e dall’intervento rassicurante della madre SOSTRATA</div><div>Lucrezia decide così di concedersi al garzone, vedendo il fatto come un dono piovuto dal cielo. La situazione precipita ulteriormente quando <em>Lucrezia</em>, venendo a conoscenza della verità e scoprendo la vera identità del garzone che in realtà è <em>Callimaco</em>, decide di diventarne addirittura la sua amante poiché rimane soddisfatta dalle attenzioni del giovane. La messa in scena si ripete. Il giorno dopo Callimaco continua la recita, riassumendo le sembianze del medico, ottenendo perfino dall’inconsapevole marito <em>Nicia</em>, ormai contento della sua futura paternità, il permesso di vivere perfino nella sua dimora facendolo tornare a proprio piacimento. Callimaco, così, tutte le volte che vuole può godere delle grazie di Lucrezia e ingannare il povero ma sciocco Nicia.<br>FINALE</div><div>Il finale è lieto per tutti. Frà<em> Timoteo </em> riceve il suo  compenso, <em>Messer Nicia</em> è contento della paternità della moglie, <em>Lucrezia</em> si ritrova ad avere un’amante focoso, <em>Callimaco</em> soddisfa i suoi desideri con la donna che più desidera al mondo e l’amico <em>Ligurio</em> gode per aver avuto un’idea geniale e per aver attuato la beffa ai danni di Nicia. Perfino la madre di Lucrezia, <em>Sostrata</em>, è contenta dell’arrivo di un nipote; non importa se si sia perpetrato un inganno, tutti sono contenti di aver raggiunto i propri obiettivi, seppur a scapito della verità. Tutti i personaggi hanno violato le regole morali, sono al tempo stesso vittime e carnefici, ma ora tutti sono soddisfatti. L’opera si conclude con tutti i personaggi che si radunano in chiesa per celebrare il lieto evento.</div><div><a href="http://biografieonline.it/foto-niccolo-machiavelli"><figure class="attachment attachment-preview"><img src="https://biografieonline-it.cdn.ampproject.org/ii/w1200/biografieonline.it/img/bio/n/Niccolo_Machiavelli.jpg" width="500" height="650"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></a>Niccolò Machiavelli<br><br></div><div>Il capolavoro di <strong>Machiavelli</strong> è caratterizzato da un prologo e da cinque atti. Lo scrittore utilizza il titolo “La mandragola” prendendo spunto da una pianta che si chiama appunto <em>mandragola</em>, alla cui radice vengono attribuite potenti caratteristiche afrodisiache e fecondative. I temi fondamentali dell’opera sono il tema del fine personale, dell’inganno e della fertilità. Secondo il pensiero machiavellico, anche la falsità ha un senso; se il fine è positivo, qualunque mezzo per ottenerlo è accettabile, perfino l’inganno. Quindi l’inganno è perfino più forte sia dell’intelligenza che della stessa religione, secondo la filosofia dello stesso scrittore. La religione è ridotta unicamente a ipocrisia: serve allo stesso prete Timoteo come un cinico paravento dietro cui ripararsi per badare meglio ai propri affari.<br><br></div><div>L’opera rappresenta in assoluto una potente satira contro la corruzione della società italiana dell’epoca, ironizzando in modo tagliente su quel mondo che ai suoi occhi appare fatiscente. L’opera è stata messa in scena in occasione delle nozze di LORENZO DE MEDICI il duca di Urbino, nipote del MAGNIFICO<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-06-30 23:06:24 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gaiavitagliano2000</author>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
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         <pubDate>2017-07-03 14:20:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
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         <pubDate>2017-07-03 14:22:16 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
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         <pubDate>2017-07-03 14:23:02 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>svitillo365</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Mandragola è una commedia in prosa, divisa in cinque atti inframmezzati da quattro canzoni e preceduti da un prologo,<br>composta da Niccolò Machiavelli all' inizio del 1518.<br>Questa commedia è simile alle opere di Boccaccio poiché si tratta della storia di una beffa a fini sessuali.<br>Ambientata a Firenze la commedia ha per argomento gli espedienti messi in atto dal giovane Callimaco per poter giacere con la bella e virtuosa Lucrezia moglie del vecchio Nicia. La commedia rappresenta il trionfo dell' ambiguità e sotto l' apparenza comica si nasconde un risvolto amaro: nessuno dei personaggi può essere considerato un eroe positivo, perché tutti sono mossi dall' interesse personale.<br>Nell' opera anche se non emergono riferimenti politici, sembra comunque esserci una dimensione che vada oltre il meccanicismo comico, infatti ogni personaggio persegue all' unica legge che è fondamentale nella società, l' utile. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-03 17:24:24 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gerardacammisa14</author>
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         <pubDate>2017-07-05 10:28:07 UTC</pubDate>
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         <title>Vi siete documentate  a fondo sul pensiero machiavellino,</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <description><![CDATA[<div>possiamo  passre allo studio di un nuovo autore</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-06 21:41:25 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>annatisi61</author>
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         <description><![CDATA[<div>Mi scuso per il ritardo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-07 08:54:18 UTC</pubDate>
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         <title>domani riprenderemo il nostro studio delle corti rinascimentali</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <pubDate>2017-07-17 09:43:52 UTC</pubDate>
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         <title>cominciamo col prestare attenzione a questo video</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <description><![CDATA[<div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=--oy3QKyCoQ">https://www.youtube.com/watch?v=--oy3QKyCoQ</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-21 16:22:16 UTC</pubDate>
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         <title>DA DOMANI ESAMINEREMO IN PARTICOLARE ALCUNI VERSI SIGNIFICATIVI DI COMPONIMENTI EPICO-CAVALLERESCHI</title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <pubDate>2017-07-21 16:23:50 UTC</pubDate>
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         <title>Dalla Chanson de Roland                   Morte di Orlando e vendetta di Carlo</title>
         <author>veronica_fino</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’episodio narrato alle lasse CLXX – CLXXIX si svolge al termine della battaglia di Roncisvalle, sui Pirenei, dove Orlando e i dodici Pari, lasciati di retroguardia all’esercito di Carlo Magno, sono stati assaliti con l’inganno e trucidati dai Pagani. La narrazione si articola in tre sequenze. Un primo gruppo di lasse (dalla CLXX alla CLXXII) descrive il tentativo del paladino Orlando di distruggere Durendal, la spada miracolosa, dono di Carlo Magno, alla quale l’eroe è profondamente legato. La sequenza di lasse successiva (dalla CLXXIII alla CLXXV) affronta la descrizione, ricca di pathos, degli ultimi pensieri di Orlando prima della morte. Le lasse dalla CLXXVI alla CLXXIX terminano il racconto con la descrizione dell’arrivo di Carlo sul campo di battaglia, l’inseguimento dei nemici e l’eccidio dei Pagani nelle acque dell’Ebro.<br><br></div><div><br><br><br></div><blockquote><strong><br>LASSA CLXX (170)<br></strong><br><br>Orlando sente che la vista ha perduta:<br><br><br>si mette in piedi, si sforza più e più;<br><br><br>anche il colore nella faccia ha perduto.<br><br><br>Davanti a lui sorge una pietra scura.<br><br><br>Egli vi dà dieci colpi con cruccio:<br><br><br>stride l’acciaio, non si scheggia per nulla.<br><br></blockquote><div>[vv. 2297 – 2302] <strong>Orlando si rende conto di aver perso la vista: si solleva in piedi, si sforza quanto più può; ha perduto anche il colorito del volto. Di fronte a lui si innalza una roccia di colore scuro: egli assesta su di essa dieci colpi di spada con rabbia e dolore: l’acciaio della spada stride, ma non si ammacca affatto.<br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-30 15:27:26 UTC</pubDate>
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         <title>bene</title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/179769733</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-07-31 13:54:25 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>SALVE RAGAZZI RIPRENDIAMO, DOPO LA PAUSA DI FERRAGOSTO, PORGENDO ATTENZIONE  AL MOTIVO PER CUI BOIARDO SCRISSE PER LA CORTE FERRARESE IL POEMA  EPICO DAL TITOLO&quot; L&#39;ORLANDO  INNAMORATO&quot;</title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/182122931</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-08-22 16:07:02 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dellavistaalessia00</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/182137676</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-08-22 16:54:50 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>t_grillot</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://padletuploads.blob.core.windows.net/prod/203635684/aaa39597f718e95e7fba1f7a3de50dc1/MATTEO_MARIA_BOIARDO.docx" />
         <pubDate>2017-08-22 17:15:01 UTC</pubDate>
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         <title>   L&#39; Orlando innamorato</title>
         <author>gerardacammisa14</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/182286585</link>
         <description><![CDATA[<div>L’Orlando innamorato, composto a partire dal 1476 circa e pubblicato nel 1483, è un poema cavalleresco nato dalla penna di Matteo Maria Boiardo. L’opera, secondo il progetto dell’autore, avrebbe dovuto svilupparsi in tre libri, ma solo i primi due sono completi e vedono appunto la luce nel 1483; della terza parte si vedrà solo qualche estratto negli anni successivi, e rimarrà incompiuta. Le vicende dell’Orlando innamorato vengono elaborate dal Boiardo durante la sua permanenza alla corte estense e, come dedicatario del poema, troviamo infatti Ercole I d’Este.<br> <br> Già il titolo dell’opera ci indica i modelli adottati dall’autore, che sintetizza così il ciclo carolingio, ponendo come protagonista del proprio scritto l’eroe carolingio Orlando, con quello bretone, da cui deriva la preminenza del tema amoroso.<br> <br> Il poema cavalleresco di Boiardo è scritto in ottave, metro narrativo e tipico della tradizione cavalleresca. Mentre l'amore sta alla base della struttura del poema, la lingua dell'opera è assai originale, dato che il Boiardo opta per la contaminazione di forme toscane, forme tipiche delle parlate settentrionali ed espressioni latineggianti. Non mancano poi registri linguistici assai variabili, da quelli più popolari a quelli aulici e petrarcheschi. Proprio per tal motivo, l'Orlando innamorato fu poco apprezzato dai contemporanei.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-23 10:18:43 UTC</pubDate>
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         <title>BOIARDO- Periodo storico e l&#39;Orlando innamorato</title>
         <author>veronica_fino</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/182290114</link>
         <description><![CDATA[<div>Boiardo iniziò a concepire la stesura di un <strong>poema epico alla</strong> corte di Ferrara, su sollecitazione degli <strong>Este </strong>che, da un lato, erano grandi appassionati della materia cavalleresca e soprattutto del ciclo carolingio (<strong>Isabella</strong>, la figlia del duca Ercole, amava le storie "de li paladini de Franza" e in una lettera chiedeva libri su questo argomento), dall'altro desideravano un'opera colta che celebrasse la loro famiglia e ne nobilitasse le origini leggendarie, per cui chiedevano all'autore uno scritto <strong>encomiastico </strong>non diverso dalle poesie latine già prodotte. Boiardo si dedicò alla composizione del poema a partire dal 1476 e nel 1483 pubblicava a Reggio Emilia i primi <strong>due libri</strong>, rispettivamente di 29 e 31 canti in ottave; è quasi certo che il testo venisse recitato a corte man mano che i canti venivano completati, il che spiega perché all'esordio l'autore si rivolga a un pubblico di <strong>ascoltatori </strong>più che di lettori ("Signori e cavallier che ve adunati / Per odir cose dilettose e nove..."). In seguito la composizione andò a rilento e Boiardo riuscì a scrivere solo i primi 9 canti del terzo libro, interrompendo la stesura nel 1494 a causa dell'invasione dell'Italia da parte di <strong>Carlo VIII</strong> come egli stesso spiega in III.IX.26 (l'ultima ottava del poema: "Un'altra fiata, se mi fia concesso / Racontarovi il tutto per espresso"); la morte sopraggiunta pochi mesi dopo gli impedì di completare l'opera e <strong>Ludovico Ariosto</strong>, nel comporre il <em>Furioso</em>, inizierà il racconto da dove lo aveva lasciato Boiardo, sia pure con molti elementi di originalità.</div><div>Il poema narra le imprese dei <strong>paladini </strong>di Carlo Magno nella lotta contro i mori di Spagna, dunque riallacciandosi alla tradizione del <strong>ciclo carolingio</strong> delle <em>chansons de geste</em>, tuttavia l'autore inserisce anche gli elementi fiabeschi e leggendari propri dei romanzi cortesi del <strong>ciclobretone </strong>(cosa che avveniva anche in molti cantari del Trecento) e così facendo innova decisamente il genere epico, tracciando una strada che costituirà il modello seguito dagli autori del Cinquecento, incluso Ariosto. Altra novità è rappresentata dal fatto che <strong>Orlando </strong>si innamora di <strong>Angelica</strong>, personaggio inventato da Boiardo ed estraneo alla tradizione epica francese, il che dà ragione del titolo (quello originale doveva essere <em>Inamoramento de Orlando</em>, poi modificato in <em>Orlando innamorato </em>dopo la morte dell'autore; sul punto si veda oltre). I temi centrali dell'opera sono dunque le vicende <strong>amorose </strong>dei vari paladini e delle loro donne (Orlando e Angelica, ma anche <strong>Rugiero </strong>e <strong>Bradamante</strong> attraverso i quali si sviluppa il tema <strong>encomiastico</strong>), la <strong>guerra </strong>tra cristiani e saraceni, la celebrazione dei valori <strong>cavallereschi </strong>e della cortesia sentiti come attuali nel mondo delle corti, il tutto arricchito da elementi magici e sovrannaturali. L'opera fu stampata postuma nel 1495 e in seguito subì molti rifacimenti, per cui la storia editoriale del testo è assai intricat. </div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-23 11:00:03 UTC</pubDate>
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         <title>Boiardo e il poema cavalleresco.</title>
         <author>alessandrapalandra</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/182821232</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Matteo Maria Boiardo di Scandiano, presso Reggio Emilia, è l'autore del grande poema Orlando innamorato. Fu determinante nella sua formazione umanistica l'ambiente culturale ferrarese e la partecipazione alla vita mondana presso la corte estense. Nel 1463-64 compose i 15 Carmina de laudibus Estensis (Carmi in lode degli Este), che riprende motivi mitologici virgiliani, e le 10 egloghe dei Pastoralia. Nel 1476 iniziò il suo capolavoro, l'Orlando innamorato, e compose in latino gli Epigrammata, in cui sul modello di Marziale celebra la vittoria di Ercole I contro il cugino Niccolò che aveva ordito una congiura ai suoi danni. Nel 1480 divenne governatore di Modena e nel 1487 capitano di Reggio Emilia, carica che tenne sino alla morte. In quegli anni compose le Egloghe volgari e la commedia in 5 atti Timone. Tra le opere volgari figurano anche gli Amorum libri tres (o Canzoniere), incentrati sulla storia d'amore con Antonia Caprara e composti tra il 1469 e il 1476. Se Petrarca è il maestro a cui si rifà Boiardo, è stato osservato che la convergenza di più modelli (Virgilio, Tibullo, Ovidio, Properzio, Lucrezio, Claudiano, ma anche Dante e gli stilnovisti) e una nuova sensibilità umanistica rompono in queste poesie l'equilibrio petrarchesco, inserendovi elementi poetici eterogenei e originali. Tra questi, la visione stilizzata della natura, il gusto dei diminutivi e delle personificazioni e infine le figurazioni animalesche di marca cortese e siciliana. Oggi il Canzoniere di Boiardo viene unanimemente considerato il più bel canzoniere d'amore del Quattrocento italiano.</strong></div><div><strong>L'Orlando innamorato</strong></div><div><strong>Poema epico-cavalleresco in ottave, l'Orlando innamorato fonde i materiali del ciclo carolingio (sulle gesta di Carlo Magno e i suoi paladini) con quelli del ciclo bretone (sulle gesta e gli amori alla corte del re Artù) della letteratura francese ed è legato alla tradizione dei "cantari" di piazza. L'edizione completa del testo (che comunque rimase incompiuto) uscì nel 1495, un anno dopo la morte di Boiardo. Scritto in volgare ferrarese (ma si tratta di un ferrarese illustre con elementi desunti dal toscano letterario e arricchito da vari latinismi), il poema narra le vicende di Angelica, contesa e inseguita dai paladini cristiani Orlando e Ranaldo, entrambi innamorati di lei. Le vicende dell'inseguimento sono condizionate dai cambiamenti di sentimento di Angelica e Ranaldo che, per effetto magico della fonte dell'amore e del disamore a cui bevono, s'invaghiscono o si disamorano vicendevolmente. Ciò dà luogo a una vertiginosa serie di inseguimenti e di fughe incrociate. Dopo aver ucciso il re tartaro Agricane, Orlando rincontra Ranaldo, sfuggito all'incantesimo della fonte. Tra i due scoppia una furibonda lite. L'assedio di Parigi, posto dal re dei mori Agramante, convince però i due cugini rivali a ritornare in Francia per difendere i cristiani. Dopo un nuovo duello tra i due, Carlo Magno decide di consegnare Angelica al paladino che meglio avrà combattuto i saraceni. Nel frattempo nasce l'amore tra Ruggiero, uno dei cavalieri mori, e la guerriera cristiana Bradamante. Qui l'opera s'interrompe (stanza 26 del canto IX) e da qui riprenderà la narrazione Ariosto.</strong></div><div><strong>La novità di Boiardo consiste nella fusione del ciclo carolingio e di quello bretone in unica linea narrativa in cui domina l'ideale umanistico dell'energia amorosa, capace di nobilitare (ma anche di spaventare) l'uomo; nella creazione di tipi psicologici assai vari, anche se in parte stilizzati. Attraverso la sovrapposizione dell'esperienza epica a quella lirica, Boiardo ha saputo interpretare la necessità del superamento dell'ideale astratto della letteratura amorosa in favore del mondo polifonico del poema moderno. Contrappunto dialettico dell'elemento umano sono gli elementi magici e "meravigliosi" inseriti nel poema e caratterizzati da un linguaggio ricco di immagini e di aggettivazioni iperboliche. Giardini incantati, fonti miracolose, esseri mostruosi e apparizioni sono solo alcuni degli elementi soprannaturali che popolano il testo.</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-25 15:03:53 UTC</pubDate>
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         <title>PASSIAMO A CONSIDERARE  &quot; IL FURIOSO&quot;.</title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/183204823</link>
         <description><![CDATA[<div>I FILONI PRINCIPALI DEL POEMA E LE INNOVAZIONI APPORTATE ALLO SCHEMA DELL' EPICA CORTESE E CAVALLERESCA</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-28 18:14:23 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Orlando Furioso</title>
         <author>veronica_fino</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/183216757</link>
         <description><![CDATA[<div>L'Orlando furioso è un poema epico-cavalleresco scritto in ottave da Ludovico Ariosto nella prima metà del XVI sec., la cui prima edizione è del 1516 (in 40 canti e in volgare emiliano), mentre la terza e definitiva è del 1532 (in 46 canti e con la lingua corretta secondo le indicazioni di P. Bembo). L'opera prosegue idealmente la trama dell'Orlando innamorato di M. M. Boiardo e racconta le avventure dei paladini cristiani di Carlo Magno impegnati nella guerra contro i Saraceni di Spagna nell'VIII sec., anche se lo sfondo storico è scarsamente rispettato dall'autore e fornisce il pretesto per la narrazione di vicende in gran parte fantastiche. I protagonisti principali del poema di Ariosto sono gli stessi personaggi dell'Innamorato, ovvero Orlando (il campione dei guerrieri cristiani, che è innamorato di Angelica e a causa sua perde il senno, da cui il titolo dell'opera), Rinaldo, Angelica (la principessa del Catai già al centro della trama del primo poema), Ruggiero (il guerriero saraceno destinato a convertirsi e a sposare Bradamante, matrimonio da cui avrà origine la casata estense), oltre ai guerrieri pagani Rodomonte, Mandricardo, Ferraù e altri. La trama del poema è ricchissima di altri personaggi e di intermezzi narrativi che deviano dalla trama principale, alternati secondo la tecnica dell'intreccio di cui Ariosto si dimostra conoscitore esperto, anche al fine di mantenere sempre desta l'attenzione del lettore. Nella parte finale del poema l'attenzione si sposta dalle vicende amorose di Orlando e Angelica per concentrarsi sulla guerra tra pagani e cristiani, in cui avrà un ruolo decisivo Ruggiero e che si concluderà con la vittoria definitiva dei Franchi. Grande spazio ha l'elemento magico e sovrannaturale, come del resto già nell'Innamorato, e su tutto domina l'ironia dell'autore, che spesso trae spunto dalle vicende dei personaggi per trarre le sue personali considerazioni sulla vita e sugli errori degli uomini, sempre alla ricerca di qualcosa che non trovano (celebre in tal senso l'episodio del palazzo di Atlante, ma anche quello famosissimo di Astolfo sulla Luna). L'opera ha avuto uno straordinario successo già nel Rinascimento ed è considerata uno dei capolavori assoluti della letteratura italiana, avendo contribuito anche a imporre la soluzione linguistica proposta da Bembo, ovvero il toscano della tradizione letteraria (soluzione adottata da Ariosto che di Bembo era amico). Il poema ha subìto vari adattamenti teatrali e televisivi, nonché dei rifacimenti letterari in chiave moderna di cui il più famoso è senz'altro quello in prosa di Italo Calvino del 1970.<br>Nel poema trova grande spazio la celebrazione del mondo cavalleresco e del suo sistema di valori, specie attraverso la narrazione delle avventure dei paladini che vanno per il mondo impegnati in una sorta di quête come nei romanzi cortesi del XII sec. e sono chiamati a dar prova del loro valore militare, lottando contro mostri e briganti oppure salvando qualche indifesa donzella da minacce più o meno incombenti. Tale rappresentazione è espressione di quel mondo cortese al quale l'opera era rivolta e al cui interno Ariosto stesso si era formato, tuttavia è chiaro che la posizione dell'autore è diversa da quella di Boiardo nell'Innamorato e la celebrazione della "cortesia" avviene in modo nostalgico, con la consapevolezza che le regole della cavalleria appartengono al passato e sono ormai inattuali nel mondo moderno, venendo relegate in una dimensione mitica quale appunto può essere solo quella dei poemi epici. Ariosto ha chiara coscienza del tramonto della figura del "cavaliere" nella società del XVI sec., in cui le guerre erano state stravolte dall'avvento delle armi da fuoco, inoltre si rende conto che la "corte" rinascimentale è un centro di potere dove hanno luogo intrighi politici e maneggi d'ogni sorta, lontanissima dal mondo incantato e un po' fiabesco narrato nell'epica francese (da questo punto di vista la visione dell'autore è altrettanto lucida di quella del contemporaneo Machiavelli, attento alla realtà "effettuale" della politica e ai suoi risvolti più negativi). Ciò non significa, naturalmente, che Ariosto intenda fare la parodia del genere cavalleresco o ridicolizzare i protagonisti del suo poema, ma è chiaro che egli guarda alle loro avventure con un distacco ironico che nasce appunto dalla consapevolezza che nel mondo moderno sarebbero impossibili e la cosa viene più volte sottolineata nei punti chiave della narrazione, come nel canto I in cui l'autore descrive l'incredibile atto di cortesia di Rinaldo e Ferraù che sospendono il duello per inseguire Angelica e commenta dicendo che questa era la "gran bontà de' cavallieri antiqui", assolutamente impensabile negli anni in cui il poema era scritto.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-28 18:48:52 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>t_grillot</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/183228865</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-08-28 19:30:09 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Orlando Furioso</title>
         <author>gerardacammisa14</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/183250813</link>
         <description><![CDATA[<div>LA STRUTTURA<br> Orlando furioso è un poema costituito da 46 canti in ottave, cioè strofe di Otto versi endecasillabi. Ariosto cominciò a scriverlo nel 1504, ma ne pubblicò una prima versione soltanto nel 1516. Non soddisfatto, continuò ancora per anni ad ampliare e correggere il suo poema fino alla edizione definitiva nel 1532, pochi mesi prima della sua morte.<br> <br> LE CARATTERISTICHE<br> <br> Nell'Orlando furioso si ritrovano tutti i temi cavallereschi tradizionali , ma essi sono in qualche modo mescolati con una nuova e più moderna concezione del mondo , della vita e degli uomini.<br> Da uomo del Rinascimento Ariosto non è infatti interessato a presentare i suoi cavalieri come degli eroi mossi esclusivamente da grandi ideali (dalla fede in Dio,dal desiderio di gloria o dalla lealtà assoluta nei riguardi del sovrano), ma come degli uomini capaci anche di impazzire per amore.<br> Tutti i numerosissimi personaggi del poema Orlando Furioso hanno proprio questa caratteristica in comune: quella do essere visti nella loro dimensione umana. Nei loro comportamenti si ritrovano tutte le virtù ma anche tutti i vizi umani: il coraggio e la lealtà, accanto alla vigliaccheria,alla gelosia, alla disperazione. Il tutto descritto con grande precisione ma sempre con un atteggiamento di sorridente indulgenza e comprensione, mai con la severità di chi si erge a giudice delle debolezze altrui. Il poema L'Orlando Furioso non può però essere considerato soltanto una celebrazione gioiosa dell'energia umana colta nel suo libero dispiegarsi. Ampio spazio è infatti dedicato a temi non lieti, come l'amore non corrisposto e l'inutile corsa dietro le illusioni. Un'altra caratteristica fondamentale dell'opera è il gusto per il magico e il meraviglioso. Accanto alle  cruenti scene di battaglia troviamo infatti mostri e fate, maghi e giganti, castelli incantati e animali fantastici. I personaggi nell'Orlando Furioso si muovono quindi in un'atmosfera fiabesca, irreale e proprio questo costituisce uno dei motivi di maggiore fascino dell'opera di Ariosto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-28 21:19:38 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Orlando Furioso, Ariosto</title>
         <author>grasso_miriam</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/183332137</link>
         <description><![CDATA[<div>Ariosto avvia la composizione dell’Orlando furioso intorno al 1505. La prima edizione del poema, in 40 canti, esce nel 1516, l’ultima, in 46 canti, nel 1532.</div><div>Occasione immediata dell’invenzione ariostesca è l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, di cui il Furioso vuole essere la prosecuzione.</div><div><br></div><div>Infatti l’Orlando furioso comincia proprio nel punto in cui Boiardo aveva interrotto l’Innamorato, quando Carlo Magno decide di concedere Angelica al cavaliere che si sarà meglio distinto nella battaglia contro i saraceni.</div><div><br></div><div>Le fonti dell’Orlando Furioso.</div><div><br></div><div>Le fonti del poema sono da ricercare nella tradizione cavalleresca:</div><div><br></div><div>una è il cosiddetto “ciclo carolingio” o “ciclo di Francia”, che è quello delle storie di Carlo Magno e dei suoi paladini, che nascono in Francia tra il 1000 e il 1070;</div><div>l’altra è il cosiddetto “ciclo arturiano” o “ciclo di Bretagna”, cioè le storie di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, che nascono in Francia tra il 1100 e il 1150, in cui diventano centrali i temi dell’amore e della magia.</div><div>Entrambi i filoni narrativi giungono in Italia e hanno un’enorme diffusione (vedi ad es. la tradizione dei “pupi siciliani”, che cantavano nelle piazze sia le storie di Carlo Magno che quelle di Re Artù. Nella seconda metà del Quattrocento alcuni letterati come Luigi Pulci e Matteo Maria Boiardo avevano ripreso questa tradizione popolare e l’avevano rielaborata in forma scritta, per intrattenere il pubblico colto e raffinato delle corti. <br>L’amore e la guerra sono i filoni tematici costitutivi del testo, attorno ai quali si sviluppa l’azione narrativa. La trama del poema segue tre direttrici principali:</div><div><br></div><div>Epico-cavalleresca (romanzo cavalleresco carolingio): La guerra tra cristiani e musulmani, che ha il suo momento centrale nell’assedio di Parigi, assediata e devastata dal saraceno Rodomonte. Dopo sorti alterne, la controffensiva dei cristiani ha successo e il re pagano Agramante, rifugiato a Lipadusa (Lampedusa) propone a Carlo di risolvere il conflitto con un duello tra i tre più valorosi guerrieri dei due eserciti nemici. Così, Orlando, Brandimarte e Oliviero combattono contro Agramante, Gradasso e Sobrino. Nollo scontro prevalgono i guerrieri cristiani.</div><div><br></div><div>Amorosa (romanzo bretone): La fuga di Angelica e la sua ricerca da parte di Orlando, che culmina con la follia del paladino cristiano innamorato. Angelica, promessa da Carlo a chi, tra Orlando e Rinaldo, si fosse distinto in battaglia e custodita dal Duca Namo di Baviera, durante la battaglia, riesce a scappare. Inizia così una fuga rocambolesca per sottrarsi ai suoi tanti pretendenti, in questo aiutata da coincidenze e magie e dall’anello magico che le permette di scomparire. Durante la fuga incontra Medoro ferito: lo cura, se ne innamora e lo sposa. Orlando, quando si rende conto della realtà, impazzisce. Toccherà ad Astolfo recarsi sulla luna, portato dall’ippogrifo, a recuperare il senno perduto da Orlando, in modo che il paladino possa eroicamente tornare a combattere con l’esercito cristiano.</div><div><br></div><div>Encomiastica: Incentrata sull’amore fra il saraceno Ruggero e la cristiana Bradamante, dalle nozze dei quali avrà inizio la dinastia estense.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-29 08:35:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
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         <description><![CDATA[<div>Scusate il ritardo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-29 10:09:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
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         <pubDate>2017-08-29 10:10:17 UTC</pubDate>
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         <author>francescagagliardo001</author>
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         <pubDate>2017-08-29 10:11:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>carmelamelito56</author>
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         <description><![CDATA[<div>CHI NON HA POSTATO STUDI SU ARIOSTO POTREBBE ANALIZZARE LE  PRIME DUE OTTAVE DEL PROEMIO DEL " FURIOSO"</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-29 15:24:43 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39; Orlando furioso , Ariosto</title>
         <author>svitillo365</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/183441349</link>
         <description><![CDATA[<div>Le prime quattro ottave dell' Orlando furioso svolgono la funzione di proemio.&nbsp;<br>La prima ottava inizia con un chiasmo che sintetizza gli argomenti trattati nell' opera: le donne, le armi, i cavalieri, le audaci imprese. Nei restanti sei versi si vede lo sfondo della vicenda, la guerra tra mori e cristiani, inoltre al verso tre è presente un enjambement.&nbsp;<br>Nella seconda ottava viene presentato il protagonista, Orlando di cui ne emerge la follia causata dall' amore.<br>In questa strofa l' autore fa un cenno anche alla sua donna amata che lo ha reso furioso come Orlando.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-29 16:01:07 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>AMPLIAMO , MEDIANTE  ANALISI PIU&#39; APPROFONDITA, CONSIDERANDO ANCHE LE SUCCESSIVE DUE OTTAVE </title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/183786406</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-08-30 18:55:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>annatisi61</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-08-31 12:18:19 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Analisi della terza e quarta ottava Orlando Furioso</title>
         <author>veronica_fino</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/183966815</link>
         <description><![CDATA[<div>3</div><div>Piacciavi, generosa Erculea prole,</div><div>ornamento e splendor del secol nostro,</div><div>Ippolito, aggradir questo che vuole</div><div>e darvi sol può l’umil servo vostro.</div><div>Quel ch’io vi debbo, posso di parole</div><div>pagare in parte e d’opera d’inchiostro;</div><div>né che poco io vi dia da imputar sono,</div><div>che quanto io posso dar, tutto vi dono. &nbsp;</div><div><br></div><div>4</div><div>Voi sentirete fra i più degni eroi,</div><div>che nominar con laude m’apparecchio,</div><div>ricordar quel Ruggier, che fu di voi</div><div>e de’ vostri avi illustri il ceppo vecchio.</div><div>L’alto valore e’ chiari gesti suoi</div><div>vi farò udir, se voi mi date orecchio,</div><div>e vostri alti pensieri cedino un poco,</div><div>sì che tra lor miei versi abbiano loco.</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><em>O nobile figlio di Ercole, ornamento e splendore del nostro secolo, Ippolito, vogliate gradire questo dono che è l'unico che vi possa dare il vostro umile servo. Quello che vi devo posso ripagarlo in parte con delle parole e un'opera letteraria; e non devo essere accusato di darvi poco, poiché vi do tutto quello che posso.</em></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><em>Voi sentirete ricordare tra i più nobili eroi che mi accingo a nominare con lodi anche quel Ruggiero che fu il capostipite di voi e dei vostri illustri avi [della casa d'Este]. Io vi farò ascoltare il suo grande valore e le sue nobili imprese, se mi porgete orecchio e se i vostri alti pensieri si ritrarranno un poco, così che i miei versi abbiano spazio tra essi.<br><br></em>Le ottave 3-4 affrontano il terzo motivo dell'esordio dopo la protasi, ovvero la dedica dell'opera al cardinale Ippolito d'Este e il preannuncio del motivo encomiastico del poema, poiché tra i protagonisti vi sarà anche Ruggiero che è il leggendario capostipite della casa estense: il tema è tratto dall'<em>Innamorato</em> di Boiardo in cui lo scrittore quattrocentesco intendeva dedicare ampio spazio al guerriero saraceno destinato a convertirsi e a sposare Bradamante, il cui amore era narrato nel libro III del poema, anche se l'interruzione dell'opera lasciò il disegno incompiuto. Nel <em>Furioso </em>la vicenda dei due progenitori estensi viene invece sviluppata e il poema si conclude proprio con le nozze della coppia, prima del duello finale di Ruggiero e Rodomonte. Nella dedica al cardinale Ippolito, protettore del poeta al tempo della prima edizione del 1516, alcuni videro un intento velatamente ironico da parte dell'autore alla luce della rottura dei rapporti tra i due dopo il rifiuto di Ariosto di seguire il prelato in Ungheria nel 1517, specie quando il poeta accenna agli "alti pensieri" di Ippolito fra i quali i suoi versi dovranno farsi largo con fatica (il cardinale era un uomo alquanto rozzo e poco sensibile alla poesia, elemento presente anche nelle <em>Satire</em> di Ariosto).&nbsp;</div><div><em><br></em><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-31 14:48:37 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39;ORLANDO FURIOS</title>
         <author>alessandrapalandra</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/184105287</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div><strong>L’opera dell’Orlando Furioso di Ariosto non esce in una sola edizione: escono, infatti, più edizioni nelle quali, volta per volta, Ariosto modifica il tipo di linguaggio o, addirittura, aggiunge racconti, come nell’ultima edizione dove troviamo l’aggiunta di cinque racconti che tenevano conto del periodo di decadenza dell’Italia. In quest’ultimi, troviamo, inoltre, un clima cupo che non rispecchia più quell’ottimismo rinascimentale che era stato tipoco del ‘500: troviamo un clima di sfiducia con personaggi tirannici e che escono dal clima sereno della corte.&nbsp;</strong></div><div><strong>Ariosto, in quest’opera, fonde le due tradizioni epiche Medioevali : la produzione Carolingia con la produzione Bretone; si parla quindi di una fusione tra quella che era la Chanson de Geste con quella che era la Chanson de Roland. Il Ciclo Bretone aveva al centro i cavalieri di re Artù ed il tema essenziale era l’amore e l’individualismo: ogni cavaliere, infatti, nel combattere mostrava tutto il suo valore ed il suo coraggio.&nbsp;</strong></div><div><strong>Nell’Orlando Furioso abbiamo entrambi gli elementi di entrambi i cicli: abbiamo il tema della guerra della Chanson de Geste legato col tema dell’amore della Chanson de Roland. Nell’opera dell’Ariosto tutti i personaggi sono, infatti, soggiogati dall’amore e dalla sua forza, a partire dallo stesso Orlando: i personaggi sono capaci di amore.&nbsp;</strong></div><div><strong>Nell’opera dell’Ariosto, Orlando è furioso, impazzito per amore: la forza dell’amore prende il sopravvento. I filoni narrativi dell’opera sono quindi la guerra, l’amore ed un terzo filone che ruota attorno a Ruggero e Bradamante, il cosiddetto “Filone Encomiastico”: dalla discendenza di Ruggero e Bradamante nasceranno poi gli Estensi.&nbsp;</strong></div><div><strong>Il poema ha una struttura Centrifuga, ovvero si parte da un centro, che in questo caso è Parigi, e successivamente i personaggi si allontanano inseguendo i propri desideri d’amore ma anche di altre cose concrete; generalmente, però, non riescono mai a raggiungere il loro obiettivo.&nbsp;</strong></div><div><strong>Il centro del romanzo è, di volta in volta, il luogo dove si trova il protagonista. A differenza del romanzo cortese, qui abbiamo una conclusione: i fili narrativi alla fine vengono legati tra loro; la guerra, infatti, finisce con la vittoria cristiana e Angelica, terminata la fuga, si sposa con Medoro, mettendo fine anche alle vicende amorose. Anche il filone encomiastico alla fine trova una conclusione: Ruggero, infatti, sposa Bradamante e si converte al cattolicesimo. Abbiamo, quindi, una chiara analogia con quelli che erano i poemi classici epici, dove avevamo sempre una conclusione.&nbsp;</strong></div><div><strong>Fino a metà del poema abbiamo tante prospettive. Il pubblico a cui è indirizzato il romanzo è quello di corte, o almeno lo era solo inizialmente; infatti, Ariosto, dopo la prima edizione decide di scrivere non più soltanto per la corte;infatti nelle successive edizioni, Ariosto modifica il linguaggio, innalzandolo e purificandolo, facendolo diventare armonioso,quindi il poema non è più indirizzato solo agli uomini di corte ma anche a tutti gli intellettuali Italiani.&nbsp;</strong></div><div><strong>Termine tipico con cui ci si riferisce all’Orlando Furioso è “Entrelancement”, ovvero “Intreccio”: infatti, Ariosto, utilizzando questa tecnica, intreccia le storie all’interno del poema per movimentare l’azione.&nbsp;</strong></div><div><strong>Altro termine tipico è “Quest”, ovvero la “ricerca”, “l’inchiesta”: nel romanzo, tutti, infatti, cercano qualcosa, cercano un amato o semplicemente un oggetto. Il castello d’Atlante è il simbolo di tutto ciò: esso è il punto di arrivo di quella ricerca vana; l’uomo, inseguendo solo le apparenze, non ottiene quel che cercava. C’è, quindi, un continuo girare e, d’altra parte, anche Dante continuava a muoversi durante il suo viaggio e, tuttavia, la sua era una strada lineare e non vorticosa come quella dei personaggi dell’Orlando Furioso. Dante, infatti, arriva alla meta seguendo la retta via, mentre i protagonisti del poema girano, girano ma non arrivano mai alla loro meta e, anzi, tornano sempre al punto di partenza. D’altronde quello di Dante era un viaggio per salvarsi, mentre qui sparisce ogni idea provvidenziale: lo spazio qui è solo “orizzontale” e non verso l’alto.&nbsp;</strong></div><div><strong>Stesso discorso lo si può fare anche parlando di Natura: natura vista in chiave rinascimentale e quindi priva dell'impronta divina tipico del pensiero medievale, nella natura non si riconosce più la presenza di Dio che opera,ma ora abbiamo una come sede dell’uomo , sede delle forze umane. Anche Boccaccio, d’altro canto, aveva affermato che gli istinti naturali andavano soddisfatti.</strong></div><div><strong>Ariosto, infatti, ci presenta una categoria precisa di personaggi; ci presenta, infatti, protagonisti che alla vista della bellissima Angelica non pensano ad altro che a lei, quando la vedono, per loro tutto scompare e rimane solo lei: è una totale forza dell’amore. Questo vale per gli uomini ma anche per le donne, nel senso che questa totale forza dell’amore, nel poema avrà occasione di colpire anche le protagoniste donne. La donna dell’Orlando Furioso non è né ngelo né portatrice di tentazioni ma un essere dotato della stessa carica amorosa dell’uomo.&nbsp;</strong></div><div><strong>Anche la guerra è vissuta in modo naturalistico; non si combatte più né per la religione né per il proprio re o per i valori: si combatte solo per mostrarsi forti e valorosi.&nbsp;</strong></div><div><strong>Abbiamo quindi nel Rinascimento una tendenza all’Individualismo: ognuno deve realizzare se stesso nel momento e nel luogo in cui si trova; le cose vanno fatte per istinto e senza dare motivazioni.&nbsp;</strong></div><div><strong>Anche la fortuna è vista in modo diverso: nel medioevo, si parlava di provvidenza, secondo la quale nulla era casuale ma era tutto voluto da Dio; ora questa idea provvidenziale è caduta ed esiste solo la Fortuna, vista come una forza che agisce senza che l’uomo possa né contrapporsi né capire il motivo per cui essa agisce: contro la Fortuna non c’è niente da fare. Machiavelli, al contrario, affermerà che l’uomo, con la virtù, potrà opporsi alla Fortuna, anche se essa lo ostacolerà.</strong></div><ul><li><strong>IL PLURALISMO PERFETTO: i personaggi dell’Orlando Furioso sono mossi in parte da ideali ed in parte da opportunismo. Orlando è sicuramente spinto da ideali, forti ideali che lo portano ad amare Angelice in modo Platonico; Isabella, analogamente, è anch’essa spinta da ideali ferrati facendosi uccidere dal suo rapitore Radamante per conservare la fedeltà verso il suo defunto marito. Esse sono quindi figure nobili d’animo che Ariosto loda ma che allo stesso tempo svaluta in quanto chi segue gli ideali, alla fine, non ha successo, proprio come succederà ai due personaggi appena citati: l’uno impazzirà e l’altra morirà.&nbsp;</strong></li></ul><div><strong>Abbiamo poi personaggi realistici, come Ferrauh che, piuttosto che continuare ad inseguire Angelica, si fermerà a cogliere l’elmo di Orlando.&nbsp;</strong></div><div><strong>Abbiamo quindi una contrapposizione tra quelli che sono i personaggi realistici e quelli che sono i personaggi sublimi.&nbsp;</strong></div><div><strong>Ariosto non si adatta e non si identifica in nessuno dei due modelli: ci sono solo diverse prospettive, l’una caratterizzata da una vita di ideali e l’altra caratterizzata da una vita realista.&nbsp;</strong></div><div><strong>Mettiamo ora a confronto l’Orlando furioso con l’Orlando Innamorato:</strong></div><div><strong>Elementi in comune<br></strong><br></div><div><strong>•	Finalità di intrattenere il pubblico di corte e di celebrare gli Estensi.</strong></div><div><strong>•	Argomento: entrambi i poemi uniscono Ciclo Bretone e Ciclo Carolingio.</strong></div><div><strong>•	Lo spazio ideale in cui si muovono gli eroi, sempre orizzontale e quindi privo di trascendenza divina; il movimento è orizzontale e NON rettilineo, al contrario di quello di Dante: il percorso di questi personaggi è caratterizzato da un andare alla ricerca di qualcosa che spesso riporta al punto di partenza, come fosse un movimento circolare.&nbsp;</strong></div><div><strong>•	La tecnica narrativa dell’Entrelancement(intreccio): i due poemi sono formati da intrecci narrativi.&nbsp;</strong></div><div><strong>•	L’utilizzo di personaggi già presenti nell’epica con una reinterpretazione sulla luce dell’epoca in cui gli autori vivevano.&nbsp;</strong></div><div><strong>Elementi in contrasto<br></strong><br></div><div><strong>•	La Lingua: Boiardo scrive la sua opera in un Italiano pieno di elementi ferraresi; Ariosto nelle sue varie edizioni cambia volta per volta stile e si uniforma alle grandi tradizioni letterari</strong></div><div><strong>•	L’utilizzo dell’entrelancement: Boiardo utilizza questa tecnica in modo più casuale e caotico rispetto all’Ariosto che invece l’utilizza con precisione nell’annodare armoniosamente le vicende.</strong></div><div><strong>•	Il Proemio: per Boiardo i proemi sono solo dei piccoli spazi che il poeta utilizza per i suoi sfoghi personali e, per Boiardo in particolare, sono spazi dove calcare la nostalgia ch’egli prova per quel mondo cavalleresco che vorrebbe tanto ritornasse. Ariosto, interviene in prima persona all’interno dei proemi, proprio come fa Boiardo, ma con la differenza che lui utilizza i proemi per commentare l’opera e per darne una lettura contemporanea, facendo riferimento al presente; quello di Ariosto vuole più che altro essere un aiuto al lettore affinché egli non si immedesimi nei personaggi ed anzi riesca a cogliere le lezioni che Ariosto vuole trasmettere attraverso le vicende dei protagonisti, all’interno delle quali son ben presenti i segni della crisi del mondo moderno.&nbsp;</strong></div><div><strong>•	L’atteggiamento verso il mondo cavalleresco: Boiardo ammira e rimpiange il mondo cavalleresco mentre Ariosto lo guarda e considera solo come ricco serbatoio di idee, ambientazioni e personaggi da cui prendere spunto.</strong></div><ul><li><strong>La follia di ORLANDO:il fatto che la follia di Orlando sia al centro del romanzo non è casuale: infatti, questo accumuna Ariosto agli intellettuali del ‘500 che, riflettendo sulla ragione, aprivano spesso anche finestre sulla mancanza di ragione, ovvero sulla Follia.&nbsp;</strong></li></ul><div><strong>Anche Machiavelli ed altri autori parlano&nbsp; della dimensione sia razionale ed irrazionale dell’uomo, dimensioni che devono essere affrontate entrambe con lo stesso peso.&nbsp;</strong></div><div><strong>D’altro canto, Machiavelli e altro autori non fanno niente di nuovo dato che anche gli autori classici, soprattutto i tragici greci, avevano esplorato già in passato questo campo riguardante l’irrazionalità.</strong></div><div><strong>E’ un aprire gli occhi sull’uomo: si scopre che nell’uomo esiste anche una dimensione irrazionale che spesso ha la prevalenza su quella razionale.&nbsp;</strong></div><div><strong>Le forze irrazionali, nell’Orlando Furioso, sono presenti soprattutto nella follia amorosa di Orlando e d’altra parte non Orlando non era l’unico ad esserne colpito dato che tutti cadevano ai piedi di Angelica non appena ella si presentava. E’, in pratica, una concezione naturalistica secondo la quale l’Uomo è fatto di ragione e di istinto.&nbsp;</strong></div><div><strong>Anche in Boiardo Orlando viene presentato come uomo capace di provare amore e quindi non solo come guerriero.&nbsp;</strong></div><div><strong>Un critico ha notato che Orlando, nell’opera di Ariosto, è Furioso e non Impazzito, il che è sostanzialmente diverso; infatti, tutti gli uomini sono “Pazzi” per qualcosa, magari per una donna, per un oggetto e quello che differenzia Orlando è proprio il fatto di essere diventato “Furioso” e cioè di non essere riuscito a trattenere la sua pazzia entro i limiti.&nbsp;</strong></div><div><strong>Orlando è reso folle, più che dal fatto che Angelica lo abbia “tradito”, dal fatto che deve prendere atto che l’amore non rientra nel dominio della ragione, non rientra nelle regole dell’amore cortese. Orlando è sconvolto non tanto, quindi, dal “tradimento”, ma dal fatto che l’amore non obbedisce a quelle leggi dell’amore cortese che lui riteneva essere assolute: Angelica, infatti, si innamora di un semplice fante piuttosto che di Orlando, coraggioso e valoroso cavaliere.&nbsp;</strong></div><div><strong>Con tutto ciò, Ariosto ci vuole dire che la vera follia sta nel lasciarsi imprigionare dalle proprie illusioni, scambiandole con la realtà. Non a caso al centro dell’Orlando Furioso abbiamo il castello di Atlante, luogo dove tutti entravano e dove tutti scambiavano come reali quelli che erano i propri desideri; troviamo quindi nell’opera di Ariosto questa idea del discorso riguardante il contrasto tra Illusione e Realtà.&nbsp;</strong></div><div><strong>La vera saggezza, secondo Ariosto, non sta nel non farsi illusioni, cosa che fa parte della natura umana, ma sta nel saperle riconoscere, saper distinguere i sogni dalle cose reali e, magari, sapersene anche spogliare, altrimenti, ci dice, si va a finire come Orlando che impazzisce in quanto scambia un sogno con la realtà. Oltretutto, probabilmente, Ariosto introduce all’interno dell’opera questa idea in quanto lui stesso aveva in prima persona provato questa follia dovuta all’amore.</strong></div><div><strong>&nbsp;Infine troviamo&nbsp; nell’Orlando Furioso un senso di instabilità riguardo l’uomo: non ci sono più certezze. L’uomo, che aveva puntato tutto sulle sue forze, scopre i propri limiti: la ragione umana va incontro anche a delle sconfitte. Non c’è più ottimismo e certezze riposte nella forza della ragione!</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-08-31 23:11:47 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>t_grillot</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://youtu.be/AHfnofFiFAQ" />
         <pubDate>2017-09-01 09:44:48 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandrapalandra</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/184176963</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://youtu.be/azNcr6LMiDM" />
         <pubDate>2017-09-01 12:07:03 UTC</pubDate>
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         <title>Proemio Orlando Furioso, Ludovico Ariosto.</title>
         <author>grasso_miriam</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/184409035</link>
         <description><![CDATA[<div>1</div><div><br></div><div>Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,</div><div><br></div><div>le cortesie, l’audaci imprese io canto,</div><div><br></div><div>che furo al tempo che passaro i Mori</div><div><br></div><div>d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,</div><div><br></div><div>seguendo l’ire e i giovenil furori</div><div><br></div><div>d’Agramante lor re, che si diè vanto</div><div><br></div><div>di vendicar la morte di Troiano</div><div><br></div><div>sopra re Carlo imperator romano.</div><div><br></div><div>2</div><div><br></div><div>Dirò d’Orlando in un metesmo tratto</div><div><br></div><div>cosa non detta in prosa mai né in rima:</div><div><br></div><div>che per amor venne in furore e matto,</div><div><br></div><div>d’uom che sì saggio era stimato prima;</div><div><br></div><div>se da colei che tal quasi m’ha fatto,</div><div><br></div><div>che ‘l poco ingegno ad or ad or mi lima,</div><div><br></div><div>me ne sarà però tanto concesso,</div><div><br></div><div>che mi basti a finir quanto ho promesso.</div><div><br></div><div>3</div><div><br></div><div>Piacciavi, generosa Erculea prole,</div><div><br></div><div>ornamento e splendor del secol nostro,</div><div><br></div><div>Ippolito, aggradir questo che vuole</div><div><br></div><div>e darvi sol può l’umil servo vostro.</div><div><br></div><div>Quel ch’io vi debbo, posso di parole</div><div><br></div><div>pagare in parte e d’opera d’inchiostro;</div><div><br></div><div>né che poco io vi dia da imputar sono,</div><div><br></div><div>che quanto io posso dar, tutto vi dono.</div><div><br></div><div>4</div><div><br></div><div>Voi sentirete fra i più degni eroi,</div><div><br></div><div>che nominar con laude m’apparecchio,</div><div><br></div><div>ricordar quel Ruggier, che fu di voi</div><div><br></div><div>e de’ vostri avi illustri il ceppo vecchio.</div><div><br></div><div>L’alto valore e’ chiari gesti suoi</div><div><br></div><div>vi farò udir, se voi mi date orecchio,</div><div><br></div><div>e vostri alti pensieri cetino un poco,</div><div><br></div><div>sì che tra lor miei versi abbiano loco.</div><div><br></div><div>Parafrasi:</div><div><br></div><div>1 – Io vi narro le donne, i cavalieri, le battaglie, gli amori, le cortesie, le imprese audaci, che ci furono al tempo in cui i Mori attraversarono dall’Africa il mar Mediterraneo, e in Francia distrussero tanto, seguendo l’ira e i furori giovanili del loro re Agramante, che proclamò di voler vendicare la morte di Troiano contro re Carlo imperatore romano.</div><div><br></div><div>2 – Narrerò poi di Orlando cose mai scritte né in prosa né in rima: che per amore cadde in uno stato di furore e di pazzia da un uomo che prima era stato considerato così saggio; se da colei che quasi m’ha reso pazzo, poiché ogni momento mi consuma il poco ingegno, me ne sarà concesso quanto mi basta per finire quanto ho promesso.</div><div><br></div><div>3 – Vi piaccia, generosa prole di Ercole, ornamento del nostro secolo, Ippolito, gradire questo che vuole e solo può darvi il vostro umile servo. Quello che vi devo, posso pagarlo in parte con le parole e con i miei scritti; non può dirsi che io sia colpevole di darvi poco, poiché quanto posso darvi tutto ve lo dono.</div><div><br></div><div>4 – Voi sentirete fra i più degni eroi, che mi accingo a lodare, ricordare quel Ruggiero, che fu il capostipite vostro e dei vostri illustri avi. L’alto valore e le sue famose imprese vi farò ascoltare, se mi presterete orecchio e i vostri più importanti pensieri cesseranno per un po’, così che i miei versi possano in essi trovare spazio.</div><div><br></div><div>Analisi del testo</div><div><br></div><div>La prima ottava e la prima metà della seconda espongono i temi centrali del poema: la guerra contro i saraceni e la pazzia di Orlando; segue poi l’invocazione, rivolta non alle Muse ma alla donna amata (Alessandra Benucci), ai versi 5-8; infine abbiamo la dedica a Ippolito d’Este, nella terza ottava e l’elogio della dinastia degli Estensi, di cui sarebbe capostipite uno degli eroi del poema. La struttura del proemio (introduzione) segue formalmente le regole tradizionali. Tuttavia, a ben vedere, non sono poche le novità: nel presentare i due filoni narrativi del poema, Ariosto subito evidenzia l’elemento della follia, che non solo colpisce il prode e saggio Orlando, divenuto matto per amore e per gelosia, ma che è anche all’origine della guerra che il re pagano Agramante  ha mosso a Carlo Magno (“l’ire e i giovenil furori…”). La follia fa parlare di sé anche nell’invocazione, infatti il poeta chiede e spera che la donna amata, che via via consuma il suo ingegno, gliene lasci almeno quanto basti per portare a conclusione l’opera. Nella parte finale del proemio, la dedica esalta, secondo alcuni con tono ironicamente eccessivo, la casata degli Estensi, confidando di poter trovare ascolto da parte del signore, nonostante le sue elevate occupazioni. Il primo verso del poema presenta, attraverso un chiasmo (incrocio di coppie di parole), i due filoni narrativi centrali, quello della guerra (cavallier; armi;) e quello dell’amore (donne; amori;). Il ricorso a questa figura retorica, con un avvio così incalzante, vuole presentare i due temi come strettamente intrecciati tra di loro, fondendo i tradizionali cicli narrativi carolingio e bretone, dai quali ha avuto origine la letteratura cavalleresca. All’epoca di Ariosto i tradizionali valori della cavalleria sono tramontati e l’autore li presenta da un lato con nostalgia ma dall’altro anche con occhio disincantato e ironico.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-03 14:48:57 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Continuiamo, evidenziando il tema &quot;dell&#39;erranza&quot; nel Furioso,  trattazione che  per l&#39;autore fu motivo di timore dell&#39;azione  della Santa Inquisizione.</title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/184886168</link>
         <description><![CDATA[<div>Cosa si puo' intendere per errenza&nbsp; dal punto di vista religioso?<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-05 18:26:30 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>t_grillot</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/185043957</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-09-06 09:26:44 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;erranza nel Furioso</title>
         <author>veronica_fino</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/185050432</link>
         <description><![CDATA[<div>Il continuo movimento "erratico" dei protagonisti, trascinati per il mondo a inseguire come in un labirinto i propri miraggi, diviene potente metafora dell'errore umano. L'unico approdo possibile consiste nella consapevolezza di quanto illusorie e fallibili siano le certezze umane di Orlando. La discesa nell'abisso della follia per amore e per gelosia diviene dunque il culmine di un percorso di iniziazione che, per realizzarsi, deve ribaltare le premesse: la saggezza autentica si conquista solo dopo aver attraversato la pazzia, che rivela al singolo individuo come ogni suo progetto sia esposto all'azione sovvertitrice del caso e della fortuna.&nbsp;</div><div>Di questa rinnovata visione, non distante da quella espressa dall'umanista Erasmo Da Rotterdam, l'autore del Furioso si fa portavoce con una pensosità leggera, raggiunta ancora una volta grazie all' ironia: con il suo sguardo straniante e divertito essa mette alla prova le convinzioni e la logicità del mondo, e allo stesso tempo attenua il disorientamento e la paura che ogni perdita di certezze e ogni scoperta del nuovo può portare con sé.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-06 10:02:18 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gerardacammisa14</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/185069973</link>
         <description><![CDATA[<div>L'intero poema può essere letto come un percorso iniziatico che porta i suoi personaggi a smarrire le proprie prospettive&nbsp; sul mondo, per conseguire una nuova consapevolezza e una rinnovata visione delle cose. Temi centrali del poema diventano dunque la conoscenza e la saggezza , conquistate attraverso l'esperienza del loro opposto: la follia che l'autore colloca al centro del libro. Lo stesso movimento incessante dei cavalieri fa sì che essi vengano trascinati per il mondo, quasi vagassero in un labirinto di cui non trovano l'uscita. Questo movimento" erratico" diviene anche un movimento "errante" perchè frutto di visioni illusorie e di miraggi, proponendosi come metafora dell'errore umano,&nbsp; la cui unica soluzione consiste nella consapevolezza di quanto illusorie e fallibili siano le certezze degli uomini . Così la pazzia di Orlando è il culmine di un percorso di iniziazione che , per realizzarsi, deve ribaltare le premesse: la saggezza si conquista solo dopo aver attraversato la pazzia , che rivela al singolo individuo come ogni suo progetto sia esposto all'azione sovvertitrice del caso.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-06 11:58:54 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L &#39; erranza. </title>
         <author>alessiamaglione_com00</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/185077527</link>
         <description><![CDATA[<div>Ogni personaggio citato nell'Orlando furioso, è alla ricerca di un oggetto oppure di una persona. Desiderandolo ardentemente, ogni personaggio, compie numerose peripezie per ottenere l'oggetto dei propri desideri, al punto di recarsi in tutte le regioni del mondo. Questa continua ricerca viene definita inchiesta, la quale si traduce come un movimento circolare , in quanto ritorna sempre su se stesso, proprio per indicare la continua ossessione verso la ricerca. L'inseguire vanamente questi oggetti, costituisce per i personaggi uno sviamento materiale o morale, identificabile con il termine errore. Infatti, il viaggio di ogni essere umano viene definito "errare" (ossia girare a vuoto). Ma il movimento è circolare perché torna sempre al punto di partenza, e inoltre non ha una meta reale, dunque l'oggetto del desiderio è irraggiungibile.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-06 12:25:35 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/185085956</link>
         <description><![CDATA[<div>Al centro dell'Orlando Furioso vi è il motivo dell' &lt;&lt;inchiesta&gt;&gt;: ció che muove la vicenda e suscita le imprese dei cavalieri è la ricerca di un oggetto di desiderio. Ma mentre nei romanzi arturiani medievali la quête (ricerca) si caricava di sensi mistico-religiosi, nel Furioso l'&lt;&lt;inchiesta&gt;&gt; assume un carattere profano e laico. Tutti i personaggi desiderano e ricercano qualcosa, una donna, l'uomo amato, un elmo, una spada, un cavallo. Ma il desiderio è vano, gli oggetti ricercati deludono sempre le attese e appaiono irraggiungibili, l'&lt;&lt;inchiesta&gt;&gt; risulta sempre fallimentare e inconcludente.</div><div>Il motivo dell'&lt;&lt;inchiesta&gt;&gt; si afferma sin dall'apertura del poema, nel canto I, che è subito percorso da un movimento incessante di vari cavalieri (Orlando, Ruggiero, Scripante, Ferraù, Astolfo, Bradamante) i quali attirati nella selva, col miraggio ingannevole degli oggetti desiderati,&nbsp; si aggirano senza sosta in una sorta di labirinto senza uscita.&nbsp;</div><div>L'&lt;&lt;inchiesta&gt;&gt; si traduce in un movimento circolare, che non approda mai ad una meta e ritorna sempre su se stesso e trova espressione in una formula che compare di frequente, in varie forme nel poema, &lt;&lt;di qua, di là&gt;&gt;, &lt;&lt; di su, di giù&gt;&gt;, &lt;&lt;or quinci,or quindi&gt;&gt;.&nbsp; Il moto circolare e l'azione ripetitiva rendono metaforicamente il senso&nbsp; della ricerca inappagata e della sua frustrante inutilità.&nbsp; L'inseguire vanamente questi oggetti delusori costituisce per i personaggi uno sviarsi, un &lt;&lt;errore&gt;&gt;, altro termine chiave nel poema: che puoi essere errore in senso materiale, l'errare, l'allontanarsi fisicamente, ma anche morale e intellettuale: il desiderio ossessivo e insoddisfatto può trasformarsi in follia (caso di Orlando che diviene "folle" per amore, ma anche Bradamante è "folle" di gelosia per Ruggiero ecc.).&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-06 12:47:35 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39; ERRANZA</title>
         <author>alessandrapalandra</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/185325092</link>
         <description><![CDATA[<div>Al centro del Furioso, come già nei romanzi cavallereschi vi è il motivo dell’inchiesta: l’azione è mossa dal desiderio di ritrovare un oggetto. In epoca medioevale, sostanzialmente si trattava di una ricerca di carattere metafisico, trascendente (una reliquia, il Santo Graal). In Ariosto il motivo della quete assume una valenza totalmente laica e profana. Tutto ciò carica l’oggetto ricercato di un valore estremamente vano e aleatorio: l’oggetto non viene trovato appunto perché non corrisponde più ad un “significato” etico e morale condiviso e accettato da tutti, ma si trasforma in oggetto vano, una forma di vanità che non può più produrre nulla se non essere una dimostrazione plastica del continuo affaccendarsi dell’uomo in una vita che non ha più senso, che ha perso tutte le certezze. L’inchiesta risulta per forza inconcludente e fallimentare. L’emblema di tale vaghezza è rappresentato da Angelica che muove l’azione già dal I Canto: per lei molti cavalieri abbandonano la ricerca di qualcosa di più tangibile come un elmo, un cavallo, un’arma. In lei cercano l’amore, ma quell’amore e quel codice che ne rappresentava la grammatica non esiste più, è materia del passato,nonostante sia affascinante. Anzi è un amore che porta alla perdizione e alla follia. Emblematico è anche l’episodio del Palazzo di Atlante: qui sono attirati da un mago tantissimi paladini, che in una carambola di visioni e inganni rischiano di rimanere intrappolati per sempre. In quel castello pensano di poter stringere in pugno le proprie illusioni, ma di fantasmi si tratta, di immagini vaghe e ingannevoli. Spesso e volentieri la ricerca segue un percorso labirintico e circolare: i cavalieri vagano senza meta e si ritrovano sempre allo stesso punto. La ricerca inappagata produce delusione e frustrazione, è spreco di energia e intelligenza. I protagonisti vagano e errano, viaggiano senza meta e sbagliano di continuo. Il desiderio ossessivo si traduce in fissazione, in follia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-06 21:40:39 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39; ERRANZA</title>
         <author>svitillo365</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/185629890</link>
         <description><![CDATA[<div>I personaggi del <em>Furioso</em> sono sempre alla ricerca di qualcosa: la donna amata, l'avversario da battere, il cavallo perduto, l'oggetto rubato; e in questa perenne ricerca, di volta in volta favorita o frustrata dal caso o dalla magia, si vede agire l'uomo del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento">Rinascimento</a> proteso alla realizzazione delle proprie capacità. Alla possibilità di completamento e di soddisfazione del desiderio, tuttavia, si sostituisce la consapevolezza di un'impossibilità: ogni ricerca rimane sospesa, frustrata, ogni via nuova impedita, ogni sentiero interrotto .La stesura travagliata del poema, ha anche portato progressivamente con sé un diverso approccio al testo da parte dell'autore; alle modifiche strutturali corrisponde anche una diversa concezione del mondo, più pessimista e matura, che si ritrova negli episodi aggiunti<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Orlando_furioso#cite_note-16"><sup>]</sup></a>. In tutto questo complesso sistema, macchina narrativa inesauribile, s'innesta anche il tema amoroso, principale parallelo tra l'autore e i personaggi, e anche causa principale della follia che aleggia sul poema.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-07 17:42:31 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>L&#39;Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, raccontato da Italo Calvino.</title>
         <author>gaiavitagliano2000</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/186087999</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-09-09 15:07:54 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Leggiamo il canto I a pag.818-819 e mettiamo in analisi due ottave di nostro particolare interesse</title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/186088029</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-09-09 15:08:32 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>felisiaelviro</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/186295368</link>
         <description><![CDATA[<div>Il canto inizia con il proemio,in cui, secondo la classica struttura, sono ravvisabili tre elementi: l'esposizione dell'argomento,l'invocazione alla Musa, la dedica.Ariosto rivendica la novità della sua scelta di trattare la follia d'Orlando, l'invocazione invece è parzialmente sostituita dall'accenno ad una donna che ha fatto innamorare il poeta e che spera gli conceda di mantenere il proprio ingegno: si tratta di un chiaro e ironico parallelismo del narratore con il suo protagonista , divenuto pazzo per amore. Altre due ottave sono spese per la dedica a Ippolito d'Este, con la promessa particolare di raccontare, tramite le vicende di Ruggiero, la nascita della casata estense. Dopo le quattro ottave proemiali, Ariosto riassume le vicende della trama dell'Orlando innamorato di Boiardo, raccontando in particolare del duello tra Orlando e Rinaldo per Angelica. All' interno si trova uno dei famosi interventi del narratore "ecco il giudicio uman come spesso erra", che commenta ironicamente la vicenda e non teme di farsi beffa dei propri stessi personaggi. Il narratore controlla tutto ciò che avviene e vuole anche presentarci alcuni eventi&nbsp; con uno sguardo distaccato che, è dato dall'ironia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-11 10:04:58 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>La verginella è simile alla rosa.</title>
         <author>gerardacammisa14</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/186300457</link>
         <description><![CDATA[<div>Le strofe sono di versi endecasillabi riuniti in ottave; lo schema delle rime è A-B, A-B, A-B, C-C, alternate nei primi sei versi, baciate negli ultimi due. Siamo nel 1° canto del poema e ci troviamo di fronte all'ottava 42 e 43.&nbsp; Chi parla è Sacripante, re pagano di Circassìa, anch’egli come Orlando, Rinaldo, Ferraù, innamorato e all’inseguimento della bella Angelica.<br>&nbsp;Una chiarissima similitudine apre l’ottava. La “verginella” (interessante l’uso del suffisso con valore diminutivo, dà un’idea di fragilità, di bisogno di protezione) è paragonata alla rosa.<br>&nbsp;Il paragone fra la rosa e la verginità della fanciulla giunge al poema di Ariosto sostenuto da una tradizione duratura e autorevole, attraverso la tappa centrale del contrasto di Cielo d'Alcamo, Rosa fresca aulentissima. Si tratta in sostanza del tema del fiore che perde il pregio dopo essere stato toccato la prima volta: la rosa sfiorisce e quello che era stato l'oggetto del desiderio di tutti non è più caro a nessuno ; ovvero , per dirla con le parole utilizzate da Ariosto " il pregio ch'avea inanti /perde nel cor di tutti gli altri amanti".<br>&nbsp;Vi è poi la tradizione medioevale, che utilizza in chiave allegorica l'immagine del fiore per rappresentare la verginità della fanciulla , e l'atto del cogliere il fiore per indicare il soddisfacimento del proprio desiderio sessuale.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-11 10:32:38 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>LA VERGINELLA E&#39; SIMILE ALLA ROSA</title>
         <author>t_grillot</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/186705068</link>
         <description><![CDATA[<div>Metrica:<br>Le prime due strofe del canto (38-39)sono presentate sotto forma di ottave. I versi sono endecasillabi. Lo schema ritmico presenta nei primi 6 versi la sequenza AB AB AB (rima alternata), e nei 2 ultimi versi la sequenza CC (rima baciata).<br>La lingua rielabora il modello petrarchesco e dantesco. Il lessico è medio-alto.<br>La sintassi presenta fluidità nei passaggi tra i versi.<br>Le strofe presentano allitterazioni (strofa 38 in "t").<br>Questa parte del primo canto si apre con una pausa dell'azione: l'intrecciarsi degli inseguimenti lascia respiro ad Angelica, che cerca riposo. Alla ribalta viene la figura di un cavaliere malinconico: di lui ascoltiamo un monologo; è Sacripante.<br>Nell'ottava 39 il sintagma "tema e speranza", e tutta la struttura del verso, sono testimonianza di una probabilissima eco petrarchesca.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-12 10:34:07 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>&lt;</title>
         <author>veronica_fino</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/187077977</link>
         <description><![CDATA[<div>“La verginella è simile alla rosa,</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>ch’in bel giardin su la nativa spina</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>mentre sola e sicura si riposa,</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>né gregge né pastor se le avicina;</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>l’aura soave e l’alba rugiadosa,</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>l’acqua, la terra al suo favor s’inchina:</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>gioveni vaghi e donne innamorate</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>amano averne e seni e tempie ornate.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>Ma non sì tosto dal materno stelo</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>rimossa viene e dal suo cespo verde,</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>che quanto avea da gli uomini e dal cielo,</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>favor, grazia, bellezza, tutto perde.</div><div><br></div><div><br></div><div>La vergine che 'l fior, di che più zelo</div><div><br></div><div><br></div><div>che de' begli occhi e de la vita aver de;</div><div><br></div><div><br></div><div>lascia altrui corre, il pregio ch'avea intanti </div><div><br></div><div><br></div><div>perde nel cor di tutti gli altri amanti.'</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>Una nota tecnica preliminare. Le strofe sono di versi endecasillabi riuniti in ottave; lo schema delle rime è A-B, A-B, A-B, C-C, alternate nei primi sei versi, baciate negli ultimi due. Siamo nel 1° canto del poema e ci troviamo di fronte ad un’ottava completa (la 42) e ai primi quattro versi della seguente (43). Chi parla è Sacripante, re pagano di Circassìa, anch’egli come Orlando, Rinaldo, Ferraù, innamorato e all’inseguimento della bella Angelica. Numerosissime sono nel testo le assonanze; in generale, si può dire che ogni rima alternata possiede un termine che con lei assona. Ecco la rima A (rosa, riposa, rugiadosa) che assona con sola, la rima B (spina, avicina, s’inchina) con nativa, la rima D (stelo, cielo) con ceppo e materno, la rima E (verde, perde) con viene e con la clamorosa assonanza della strofa precedente (mentre, gregge, averne). E anche la rima C (inamorate, ornate) con terra e bellezza, ma in assonanza inversa. E si possono trovare ancora consonanze e allitterazioni, ma per ora mi fermo qui. Voglio solo riferire di una precisa reminiscenza classica che Ariosto sicuramente ha tenuto presente: il Catullo dei “Carmina”, LXII, 39-58.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 1) Una chiarissima similitudine apre l’ottava. La “verginella” (interessante l’uso del suffisso con valore diminutivo, dà un’idea di fragilità, di bisogno di protezione) è paragonata alla rosa. Ci aspettiamo che, nei versi seguenti, l’autore voglia ampliare la sua riflessione e contemplazione.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 2) Infatti, ecco l’immagine della rosa. Essa si trova in un bel giardino; si erge naturalmente sulla sua nativa spina (sull’arbusto-rovo da cui è nata). Lampante è l’assonanza, come ho già rilevato, tra l’aggettivo e il sostantivo ma evidente è anche la metonimia che ci propone la spina (ovvero una parte dello stelo) come stelo del fiore. La spina ha qui due significati: il primo è quello di elemento di difesa della rosa, il secondo è il noto accento di contrasto tra la bellezza della corolla e le spine pungenti e dolorose.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 3) La rosa è sola e sicura. Prima coppia (ne seguiranno altre) formata da due aggettivi. Direi che essi sono quasi “contrapposti”: pur essendo sola la rosa è sicura. Più avanti questa apparente contraddizione verrà spiegata. Rinotiamo l’assonanza tra rosa e sola.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 4) Ecco una seconda coppia, formata questa volta da due sostantivi (che si incontreranno in altri canti): il gregge e il pastore. Tuttavia il verbo che ad essi si riferisce è al singolare: ciò significa che gregge e pastore costituiscono un’unità, rappresentano il genere umano nel suo aspetto più umile, più vicino alla natura.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 5) Di nuovo una coppia, raddoppiata questa volta: sostantivo + aggettivo. Aura e alba non sono in perfetta assonanza ma entrambe iniziano con la vocale A e sono parole bisillabe con accento sulla prima vocale. Si tratta in realtà di una elaborata sinestesia: aura sta per venticello ma richiama anche il colore dell’oro; alba, oltre a coinvolgere il senso della vista perché la sua luce illumina le goccioline sul fiore, è definita rugiadosa e coinvolge anche il tatto (soave, umida). Si noti l’alternarsi di asindeti e polisindeti.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 6) Altra coppia: due sostantivi, acqua e terra, il primo in assonanza con aura. E di nuovo il verbo che segue è al singolare. Infatti l’aura, l’alba e, ora, l’acqua e la terra esauriscono quasi tutti gli elementi della natura, pertanto è l’intera natura che si inchina al cospetto della rosa. Non già gli uomini (che non le si sono ancora avvicinati) ma la natura. Anche acqua e terra sono bisillabi piani.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 7) Ora la coppia coinvolge nuovamente due sostantivi e due aggettivi: gioveni e donne sono gli uni vaghi e le altre inamorate. Due diverse sfumature che</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 8) trovano la loro unione nel verbo amano (non a caso vi è un enjambement tra questi due versi). “Amano” è certo riferito ad “averne ornate” che segue ma ritengo che la scelta del verbo non sia casuale. Non è casuale neppure l’accostamento di seni e tempie”. “Seni” è chiaramente legato a “donne”, “tempie” può essere legato sia alle donne che ai giovani. Forse Ariosto vuole concentrare la bellezza dell’immagine su queste due parti importanti del corpo: importanti perché sono i “centri” dell’amore come sentimento (tempie, testa) e come passione sensuale, carnale (seni).</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 9) Il “Ma”, posto all’inizio del verso, esprime un brusco stacco dalla descrizione fatta nell’ottava precedente. L’immagine si fa più patetica e anche malinconica. Infatti la “nativa spina” è diventata il “materno stelo” (altra assonanza). “Nativo” e “materno” hanno, in alcune accezioni, lo stesso significato ma non si può certo trascurare il passaggio ad una sfumatura più affettuosa, sottolineata anche dalla scelta di abbandonare l’uso della metonimia. A questo proposito si può cogliere un processo che si sviluppa in tre fasi: 1) la spina, piccola, sottile, pungente, è solo un particolare che è, però, chiamato ad assumere dimensioni più ampie (la rosa) proprio grazie alla metonimia. 2) lo stelo rappresenta il vero sostegno del fiore, pur implicando anch’esso l’idea di sottigliezza, non una sottigliezza pungente, com’è per la spina, ma flessuosa.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 10) 3) il cespo, infine, in assonanza con “materno stelo”. Il poeta evocando l’immagine del cespuglio gli affianca l’aggettivo “verde”, e l’indicazione cromatica accentua la bellezza e la ricchezza della descrizione. Il gruppo di steli, di rami, di fiori nascenti dalla base di questo fusto suggeriscono nuove sensazioni: la flessuosità prima evocata cede il posto a solidità, saldezza, sicurezza. In generale tutto il verso risulta…”appesantito”. Consideriamo infatti il verbo: “rimossa viene” è l’unico esempio di forma passiva; chi rimuove la rosa? E come? Con forza o con grazia? Inoltre l’autore ricorre al verbo “rimuovere”, un verbo che generalmente indica l’allontanamento di un oggetto ingombrante dal luogo in cui si trova. Un insieme di artifizi, insomma, che riesce a creare un’atmosfera sospesa, inquieta. Da notare anche che il verbo funge da cerniera tra i vv. 9 e 10. Esso, infatti, si inserisce in una complicata combinazione giacché è legato sia al “materno stelo” (anche per mezzo dell’enjambement) sia al “cespo verde”. Quella che può sembrare (ma di fatto i concetti presentano notevoli differenze) una ripetizione viene dunque compensata dall’uso di un unico verbo. Per terminare l’analisi sottolineerei il chiasmo tra “materno stelo” e “cespo verde” (aggettivo + sostantivo; sostantivo + aggettivo) che conferma la stretta unità dei due versi.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 11) Il verbo “avea” è un indicativo imperfetto, si riferisce quindi ad un passato più che mai vicino al presente, che si prolunga nel presente. Lo stacco, il passaggio è veloce, così come è rapido l’attimo in cui la rosa viene strappata dallo stelo (anche se Ariosto ha volutamente “prolungato” quell’attimo). Inoltre ci imbattiamo in un’altra coppia, “uomini” e “cielo”, due termini generici e non senza motivo. In questo modo lo spazio è ampliato in ogni direzione: “gli uomini, i giovani desiderosi, le donne innamorate”, tutta la specie umana; e poi il cielo, termine che più di ogni altro si presta a svariate interpretazioni. Il cielo può essere contrapposto alla terra, rappresentata in questo caso dagli uomini; o può essere inteso come insieme di “fenomeni naturali o atmosferici” quali il sole (e quindi l’alba), il vento (l’aura), la pioggia (da cui l’acqua) che contribuiscono alla vita e alla bellezza della rosa; o si può addirittura pensare al Cielo come sede di Colui che ha creato la rosa. I critici concordano su un dato: non c’è in questi versi malinconia per la caducità della bellezza. Il poeta insiste invece sulla seduzione della verginità: ciò che è intatto e inattingibile è attraente e desiderabile.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>v. 12) Si apre una specie di parentesi volta a specificare il “quanto” del verso precedente. La “parentesi” racchiude tre sostantivi: “favor” (già trovato al v. 6), “grazia, bellezza”: questo è quanto la rosa “avea” prima che un gesto ne segnasse il triste destino. A questo punto vi è un gioco di abbinamenti piuttosto complesso. Per comprenderlo occorre richiamare alla memoria quanto ho detto poco fa riguardo alle diverse interpretazioni del termine “cielo”. Se si considera una mia prima ipotesi i tre sostantivi (favor, grazia e bellezza) possono collegarsi sia agli uomini che al cielo. Ma se si considera la seconda ipotesi è opportuno sottolineare il chiasmo concettuale che lega, da un lato, gli uomini ai termini grazia e bellezza”, dall’altro il cielo al termine favor. Lo si è visto nella prima ottava presa in esame: sono i giovani e le donne che amano fare della rosa un oggetto di ornamento ed essa, come tale, deve possedere le doti fondamentali della grazia e della bellezza, appunto. D’altra parte abbiamo visto l’aura, l’alba, l’acqua inchinarsi al favor della rosa. Quale che sia la giusta interpretazione, il verso si conclude brutalmente. Qui va colto il passaggio tra “quanto avea” e “tutto perde”, due espressioni brevi ed efficaci (si noti l’accento che grava sulla penultima, “tùtto”). Il verbo è ora coniugato all’indicativo presente e solo a questo punto è individuabile lo stacco a cui accennavo. Se al verso 11 avevo parlato di ampliamento ora parlerei di dissoluzione, parola misteriosa e affascinante che riunisce in sé il concetto di improvvisa (a volte inspiegabile) disgregazione e di lenta, pigra, impalpabile scia.</div><div><br></div><div>v. <a>13/14/15/16</a>: prosegue la similitudine. La vergine che lascia cogliere quel fiore del quale dovrebbe avere più cura che degli occhi e della vita stesa, nel cuore di tutti gli altri amanti perde il valore che prima aveva.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-13 08:39:48 UTC</pubDate>
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         <title>La verginella è simile alla rosa</title>
         <author>saradestefano462</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/187082290</link>
         <description><![CDATA[<div>La vicenda del Furioso ha inizio dopo un proemio in cui vengono presentati i temi, la cornice e le novità del poema, l'invocazione alla musa ispiratrice e la dedica dell'opera. Ariosto si rifà esplicitamente all'Orlando inamorato riprendendo la storia dal punto in cui era stata interrotta dal Boiardo. L'imperatore Carlo Magno, preoccupato dei conflitti scoppiati tra i paladini a causa dell'amore per la bella Angelica, giunta in Occidente al seguito di Orlando, decide di affidarla al duca Namo di Baviera. Colui che ucciderà il maggior numero di nemici, potrà ottenere la mano del giovane principessa. La ragazza approfitta della confusione creatasi durante la battaglia tra cristiani e musulmani per abbandonare l'ampampamento e dare l'agguato. Nella selva incontra nell'ordine Rinaldo, Ferraù e Sacripante. Tutti sono innamorati di lei, ma la giovane non ritiene degna di suo amore. Rendendosi comunque conto dell'opportunità di disporre di un uomo che la difenda, Angelica decide di illudere Sacripante, fingendo di ricambiarne l'amore. Anche il re di Circassia vorrebbe approfittare dell'occasione e sedurre la ragazza, ma un misterioso cavaliere blocca sul nascere i suoi propositi. Il saracino viene sconfitto e umiliato davanti a una sua donna. La vergogna aumenta quando un messaggero informa la coppia che lo sconosciuto altri non è che Bradamante, una fanciulla perdutamente innamorata di Ruggero. Il "dolce assalto" è inevitabilmente rinviato. Ripreso il cammino, Sacripante e Angelica si imbattono a Baiardo e poi a Rinaldo. La richiesta di fuggire irrita il cavaliere, che si crede mal considerato dalla donna. Negli ultimi versi il narratore interviene per ricordare che il seguito della vicenda sarà raccontato nel canto successivo.A partire dall'ott. 10 (nuova narrazione) I personaggi principali sono: Angelica, Rinaldo, Ferraù, Argalia, Baiardo, Sacripante, Bradamante, messaggero.<br>&nbsp;Il canto I è formato da 81 ottave (strofe di otto versi endecasillabi). Lo schema metrico è ABABABCC.&nbsp;<br>&nbsp;Alcuni critici hanno esaltato l'abilità dell'Ariosto e hanno coniato il termine "armonia" per descriverla.&nbsp;<br>&nbsp;Per collegare tra loro le Ottave, Ariosto fa spesso ricorso alla tecnica della ripresa (con l'anadiplodi o altra forma di iterazione), tipica della tradizione canterina, come in 13, 8: "è venuto a una riviera" // 14, 1 "Su la riviera".&nbsp;<br>&nbsp;Le vicende del canto I si svolgono principalmente nella selva.<br>&nbsp;Le vicende raccontate nel poema si svolgono in epoca medievale, più precisamente durante il conflitto fra Franchi e Saraceni ("che furo al tempo che passaro i Mori / d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto" ott.1,3-4 ). L'epoca non è però rappresentata in modo storicamente affidabile: solo gli esterni i cavalieri appartengono al IX secolo; la loro mentalità è quella rinascimentale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-13 09:01:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/187107352</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; 65 &nbsp;</div><div>&nbsp; Qual istordito e stupido aratore</div><div>&nbsp; poi ch’e passato il fulmine, si leva</div><div>&nbsp; di là dove l’altissimo fragore</div><div>&nbsp; appresso ai morti buoi steso l'aveva;</div><div>&nbsp; che mira senza fronde e senza onore</div><div>&nbsp; il pin che di lontan veder soleva:</div><div>&nbsp; tal si levó&nbsp; il pagano, a piè rimaso,</div><div>&nbsp; Angelica presente al duro caso.</div><div><br></div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;66</div><div>&nbsp; Sospira e geme, non perché l’annoi</div><div>&nbsp; che piede o braccia s'abbi rotto o mosso,</div><div>&nbsp; ma per vergogna sola, onde a' dì suoi</div><div>&nbsp; né pria né dopo il viso ebbe sì rosso:</div><div>&nbsp; e più, ch’oltre al cader, sua donna poi</div><div>&nbsp; fu che gli tolse il gran peso d'addosso.</div><div>&nbsp; Muto restava, mi cred’io, se quella</div><div>&nbsp; non gli rendea la voce e la favella.</div><div><br></div><div><br></div><div>Le strofe, riunite in ottave, sono di versi endecasillabi e hanno una schema ritmico AB AB AB, cioè rime alternate nei primi 6 versi mentre negli ultimi 2 hanno uno schema CC, ovvero di rima baciata. Il criterio linguistico seguito da Ariosto è la rielaborazione del modello dantesco e petrarchesco, con un lessico medio-alto. Nonostante nel Furioso possono comparire nel discorso sia termini aulici che termini più comuni, più vicini al parlato, non si avvertono mai stridori e urti tra livelli diversi, su cui invece Dante era solito giocarci.&nbsp;</div><div>L'ottava 65 si apre con una similitudine, già presente in Omero e Ovidio, ( qual istordito e stupido aratore , poi ch'è passato il fulmine, si leva, tal si levó il pagano a piè rimaso ) con lo scopo di concludere la sequenza di ottave dedicate alla lotta tra Sacripante e un misterioso cavaliere, che in realtà si scoprirà essere una donna di nome Bradamante. Infatti ella lo vince e torna poi a calvare lungo la sua strada. Nell'ottava 66, Sacripante sospira e geme, non perché gli dia fastidio l'essersi rotto o slogato un braccio od un piede, ma solamente per vergogna per la quale mai in vita sua arrossì tanto in viso. A lui pesó ancor di più il fatto che fu una donna a liberarlo da quel grande peso che aveva addosso, infatti egli sarebbe rimasto muto se Angelica non gli avesse ridato la voce e il dono della parola.</div><div><br></div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp;</div><div>&nbsp;</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-13 11:07:01 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>alessandrapalandra</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/187343008</link>
         <description><![CDATA[<div>Ludovico Ariosto per il proemio dell’Orlando furioso adotta la strofa in ottave; la strofa in ottave è costituita da otto versi endecasillabi con rima ABABABCC. Si può notare che Ariosto utilizza efficacemente le ottave variando gli stili a seconda dell’argomento trattato. Nella prima ottava, di tema guerresco, lo stile è elevato: troviamo molte figure retoriche di posizione, il chiasmo ai versi 1 e 2 (Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese), l’anastrofe (le audaci imprese io canto, riprendendo il modello di Virgilio), l’iperbato (“passaro i Mori d’Africa il mare), e diversi enjambements ai versi 3-4, 5-6, 6-7, che hanno la funzione di legare la prima ottava e renderla un tutt’uno.<br>Nella seconda strofa il tema è amoroso e lo stile si abbassa, assumendo un tono colloquiale. Questo abbassamento di stile è dato, per esempio, dalla parola “matto” con la quale l’autore si descrive per spiegare che anche lui era innamorato e dall’espressione “poco ingegno”. Nel verso 13 Ariosto invoca la sua donna amata (“colei”) che, come possiamo notare, non è una musa tipica dei poemi epici, ma una donna in carne ed ossa, Alessandra Benucci. Infine è presente l’allitterazione “OR” (“Orlando”, “amor”, “furore”, “or”, “or”) che evidenzia il legame tra Orlando, l’amore e il furore. Queste parole sono le parole chiave del componimento e servono a dare unità all’opera.<br>Nella terza strofa lo stile si abbassa ulteriormente ed entra in gioco l’ironia. Qua l’autore tramite la captatio benevolentiae esalta il suo mecenate, il cardinale Ippolito, sminuendo se stesso.<br>Infine nella quarta strofa lo stile si eleva nuovamente per citare Ruggiero, capostipite della famiglia D’Este; facendo riferimento al mito di Ruggero e Bradamante</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-13 19:44:28 UTC</pubDate>
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         <title>La verginella è simile alla eosa</title>
         <author>grasso_miriam</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/187356318</link>
         <description><![CDATA[<div>Nell’episodio dell’incontro di Angelica e Sacripante Ariosto con lieve ironia rivela il retroscena segreto delle pene d’amore e in poche ottave si fa beffe dell’antica tradizione dell’amore cortese di poeti e cavalieri.<br>Dopo avere abbandonato Rinaldo e Ferraù che combattono per lei Angelica riprende la sua fuga. Dopo quasi due giorni giunge in un boschetto, due ruscelli attraversano un prato e Angelica decide di riposarsi dalla stanchezza e dal caldo, scende da cavallo, si sdraia sotto un cespuglio fiorito e si addormenta. Non passa molto tempo che sente un calpestio, piano si solleva e vede vicino al ruscello un cavaliere, che si è posto a sedere sulla riva. Ha la testa appoggiata a un braccio ed è così immerso nei suoi pensieri che sembra una statua. Per più di un’ora il triste cavaliere sta pensoso, poi comincia a lamentarsi (ottave 33-39).</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-13 20:36:50 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>La verginella è simile alla rosa</title>
         <author>svitillo365</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/187366877</link>
         <description><![CDATA[<div><br>La strofa 38 si apre con una pausa dall’ azione data da Angelica che riuscita a fuggire dal cavaliere saraceno Sacripante, si ferma per riposarsi e si addormenta. Le strofe (38-39) sono due ottave, caratterizzate da versi endecasillabi.</div><div>Nella prima ottava lo schema ritmico è: nei primi sei versi ABABAB (rima alternata), e nei restanti due versi BB, rima baciata. Inoltre nel primo verso della prima strofa è presente un’allitterazione in T.</div><div>Il lessico di questo canto è MEDIO-ALTO.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-09-13 21:34:59 UTC</pubDate>
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         <title>SALVE RAGAZZI, SPERO CHE LE VACANZE SEGUANO IL VERSO DA VOI DESIDERATO E CHE CONTINUINO NEL MIGLIORE DEI MODI PER VOI E LE VOSTRE FAMIGLIE.</title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/271203383</link>
         <description><![CDATA[<div>SPERO, INOLTRE, CHE ABBIATO INTRAPRESO QUALCHE LETTURA DAL SITO DELLA BIBLIOTECA MULTIMEDIALE( MLOL)<br><br>IL PROSSIMO ANNO SCOLASTICO SARA' RICCO DI IMPEGNI PER VIA DEGLI ESAMI CHE CI ATTENDONO, PER CUI LA&nbsp; LETTURA&nbsp; DI UN BUON ROMANZO CI FACILITERA' IL FUTURO CAMMINO, RENDENDOLO PIU' AGEVOLE&nbsp; E MEGLIO PRATICABILE.<br><br>SCRIVETE COSA STATE LEGGENDO, QUALORA LO ABBIATE FATTO)&nbsp; ANCHE PERCHE' VORREI CONSIGLIARVI QUALCOSA DI SPECIFICO, UTILE AI FINI DI UN BUON COLLOQUIO D'ESAME.<br><br>A SENTIRCI PRESTO</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-26 14:21:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>t_grillot</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/271283449</link>
         <description><![CDATA[<div>Buongiorno Professoressa, <br>Ciao ragazzi!!<br>Con l'applicazione MLOL ho imparato a sfogliare i quotidiani, finalmente..<br>Ho appena terminato il romanzo "Canne al vento" di Grazia Deledda.<br>A presto</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-27 12:21:52 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>francescagagliardo001</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/271303609</link>
         <description><![CDATA[<div>Salve Professoressa! <br>Personalmente non ho fatto molto uso di MLOL in quanto mi trovo più a mio agio con i libri cartacei! <br>Durante questi mesi ho intrapreso numerose letture, attualmente sono impegnata con la lettura di  IL FU MATTIA PASCAL di Luigi Pirandello. <br>La ringrazio per averci scritto, a presto! <br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-27 18:42:35 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessiamaglione_com00</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/271330612</link>
         <description><![CDATA[<div>Buongiorno Prof.ssa!! <br>Con l’app di MLOL ho intrapreso la lettura di due opere ,  tra le diverse più note di Fitzgerald, ossia “Il curioso caso di Benjamin Button” e “Il grande Gatsby”. Il primo (concluso) di piacevole lettura, mentre il secondo è prossimo al termine. <br>Le auguro una buona giornata, <br>A presto! <br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-28 11:39:44 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>veronica_fino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Buongiorno Professoressa,<br>attraverso l’applicazione MLOL ho avuto modo di leggere ‘Ciò che inferno non è’ di Alessandro D’Avenia e sto concludendo la lettura del libro ‘L’arte di essere fragili’ dello stesso autore.<br>Buona giornata, <br>a presto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-30 09:33:42 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gerardacammisa14</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/271440708</link>
         <description><![CDATA[<div>Buongiorno professoressa!<br>&nbsp;Anche io come la mia compagna Francesca non ho utilizzato MLOL, poichè preferisco i libri cartacei. Durante questi mesi ho letto due romanzi thriller: " Ti sto guardando " e "La donna silenziosa ". Proprio qualche giorno fa, invece ,&nbsp; ho iniziato la lettura del romanzo " La bambina che guardava i treni partire ", ambientato nella seconda guerra mondiale.<br>&nbsp;Chiedo scusa per aver risposto con un pò di ritardo.<br>&nbsp;A presto!</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-30 12:01:32 UTC</pubDate>
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         <title>BRAVE RAGAZZE, COME AVETE POTUTO NOTARE, MLOL E&#39; UNA VERA MINIERA A CUI ATTINGERE.</title>
         <author>carmelamelito56</author>
         <link>https://padlet.com/carmelamelito56/6txbvqa2vg0s/wish/271901635</link>
         <description><![CDATA[<div>ANDATE ALLA RICERCA DI TESTI CHE VI POTRANNO SERVIRE PER GLI ESAMI.<br>INTANTO VI PROPORREI DI  LIA LEVI   " QUESTA SERA E' GIA' DOMANI". <br>UNA MERAVIGLIA.!!!<br><br>SCRIVETEMI SE VOLETE CHIARIMENTI.<br>VI ABBRACCIO TUTTI</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-03 16:36:20 UTC</pubDate>
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