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      <title>Dantedì : Il 25 marzo  è la Giornata Nazionale in memoria del poeta Dante Alighieri . Gli alunni della classe VC dell&#39; IPSCT di Baselice lo ricordano attraverso i Canti più rappresentativi della &quot;Divina Commedia&quot; by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-03-21 16:19:57 UTC</pubDate>
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         <title>Dantedì:</title>
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         <description><![CDATA[<ul><li><strong><em>Oggi è il Dantedì, la giornata nazionale dedicata al Sommo Poeta Dante Alighieri (1265-1321). La&nbsp; ricorrenza è stata istituita dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Cultura, Dario Franceschini, nel 2020. La scelta&nbsp; del giorno non è casuale: il 25 marzo è la data che i dantisti riconoscono come l'inizio del viaggio nell'aldilà descritto&nbsp; nella "Divina Commedia". Quest'anno il Dantedì ha una valenza simbolica ancora maggiore, perché cade in occasione del settimo centenario della morte del padre della lingua italiana, che in tutta Italia, per tutto il 2021, viene celebrato con centinaia di&nbsp; eventi. Il Dantedì, ha evidenziato Franceschini, è "una giornata per ricordare in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante con moltissime iniziative che vedranno un forte coinvolgimento delle scuole, degli studenti e delle istituzioni culturali. Dante ricorda molte cose che ci tengono insieme: Dante è l'unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l'idea stessa di Italia".&nbsp;</em></strong></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:05:37 UTC</pubDate>
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         <title>Inferno,canto V </title>
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         <description><![CDATA[<div>..."Amor, ch’a nullo amato amar perdona,<br>&nbsp;mi prese del costui piacer sì forte,<br>&nbsp;che, come vedi, ancor non m’abbandona..."<br>&nbsp;<br>..." Noi leggiavamo un giorno per diletto<br>&nbsp;di Lancialotto come amor lo strinse;<br>&nbsp;soli eravamo e sanza alcun sospetto..."<br><br>Il momento più elevato e pieno di pietà è l’incontro con Paolo e Francesca, i due cognati che morirono uccisi da Gianciotto, il quale li aveva sorpresi in un abbraccio.<br>Dante è stupito perché mentre tutte le altre anime vengono travolte dalla tempesta e sballottate nel turbine, i due amanti sono uniti, perciò li invita a parlare. Le due anime come due colombe spinte dall’amore vanno verso Dante, e Francesca si dichiara disponibile a raccontare la sua storia, mentre la tempesta in quel punto si calma.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:16:22 UTC</pubDate>
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         <title>Canto XXXIII del Paradiso</title>
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         <description><![CDATA[<div>«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,<br>umile e alta più che creatura,<br>termine fisso d'etterno consiglio,<br><br></div><div>tu se' colei che l'umana natura<br>nobilitasti sì, che 'l suo fattore<br>non disdegnò di farsi sua fattura".<br><br>Il <strong>canto trentatreesimo</strong> del Paradiso di Dante Alighieri si svolge nell'Empireo, la sede di tutti i beati; siamo a mezzanotte del 15 aprile 1300, o secondo altri commentatori del 1º aprile 1300.<br><br></div><div><br>Si tratta dell'ultimo canto del Paradiso e quindi dell'intero poema, che si chiude, dopo una preghiera alla Vergine, con la visione di Dio, della Trinità e dell'Incarnazione.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:16:47 UTC</pubDate>
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         <title>Paradiso, canto VI</title>
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         <description><![CDATA[<div>..."Poscia che Costantin l’aquila volse<br>contr’ al corso del ciel, ch’ella seguio<br>dietro a l’antico che Lavina tolse,</div><div><br>cento e cent’ anni e più l’uccel di Dio<br>ne lo stremo d’Europa si ritenne,<br>vicino a’ monti de’ quai prima uscìo";</div><div><br>Nelle cantiche dell’Inferno e del Purgatorio il <strong>VI Canto è dedicato al tema d’argomento politico</strong>: il <strong>Canto VI del Paradiso</strong> non fa differenza, tuttavia questo particolare Canto ha caratteristiche peculiari che lo rendono molto complesso dal punto di vista tematico, ed unico sotto il profilo dello stile letterario, distinguendolo così non solo dagli altri canti politici ma, per alcuni aspetti, da tutti gli altri canti dell’intera <em>Commedia</em>.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:17:35 UTC</pubDate>
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         <title>Dante Alighieri </title>
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         <description><![CDATA[<div>Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 è stato un poeta, scrittore e politico italiano.&nbsp;</div><div>È considerato il padre della lingua italiana; la sua fama è dovuta alla paternità della Comedìa, divenuta celebre come Divina commedia.  E' universalmente considerata la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale. Espressione della cultura medievale, che si concretizza nel toccare i drammi dei dannati, le pene purgatoriali, le glorie celesti, permettendo a Dante di offrire al lettore uno spaccato di morale ed etica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:18:32 UTC</pubDate>
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         <title>Inferno, Canto III</title>
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         <description><![CDATA[<div><em>"...Dinanzi a me non fuor cose create</em><br><em>se non etterne, e io etterno duro.<br>Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate"...</em><br><br><br>"<em>Ed ecco verso noi venir per nave</em><br><em>un vecchio, bianco per antico pelo,</em><br><em>gridando: "Guai a voi, anime prave! ..."</em><br><br><br>"<em>Così sen vanno su per l'onda bruna,</em><br><em>e avanti che sien di là discese,</em><br><em>anche di qua nuova schiera s'auna..."</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:20:45 UTC</pubDate>
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         <title>Inferno XXVI canto</title>
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         <description><![CDATA[<div>Dall’alto del ponte che sovrasta l’ottava bolgia questa appare loro percorsa da fiamme simili alle lucciole che il contadino vede nella valle quando si riposa, alla sera, sulla sommità della collina. Ogni fiamma nasconde un peccatore. In una di esse, che si distingue dalle altre per il fatto di terminare con due punte, scontano le loro colpe due Greci: Ulisse e Diomede. Poiché Dante ha manifestato il desiderio di udirli parlare, Virgilio si rivolge alla fiamma biforcuta pregando affinché uno dei due eroi riveli il luogo della sua morte.<br>Dalla punta più alta esce allora la voce di Ulisse. Egli racconta che, dopo la sosta presso la maga Circe, nulla poté trattenerlo dall’esplorare il Mediterraneo occidentale fino alle colonne d’Ercole, limite del mondo conoscibile. Qui giunto, si rivolse ai fedeli compagni, come lui invecchiati nelle fatiche e nei rischi: "Fratelli, nel poco tempo che ci rimane da vivere, non vogliate che ci resti preclusa la possibilità di conoscere il mondo disabitato. Seguiamo il sole nel suo cammino". La vita non ci fu data perché fosse da noi consumata nell’inerzia, ma perché l’arricchissimo attraverso la validità delle nostre azioni e delle conoscenze da noi raggiunte. Questo breve discorso infiammò a tal punto i membri dell’equipaggio, che i remi parvero trasformarsi in ali e la nave volare sulla superficie dell’oceano inesplorato. Cinque mesi dopo il passaggio attraverso lo stretto di Gibilterra una montagna altissima si mostrò all’orizzonte. Da questa ebbe origine un turbine; la nave girò tre volte nel vortice delle onde, poi si inabissò; il mare si chiuse sopra di essa.<br>"...Fatti non foste a viver come bruti, ma <em>per seguir virtute e canoscenza..."</em><strong><br></strong><br></div><div><br></div><div><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:22:29 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>CANTO I INFERNO</strong><br> "Nel mezzo del cammin di nostra vita<br> mi ritrovai per una selva oscura<br> ché la diritta via era smarrita."&nbsp;<br><br>Dante si ritrova smarrito in una selva oscura che allegorigamente rappresenta il peccato. Più egli si incammina più questa via diventa cupa e paurosa. Si fa sera e non trovando via d'uscita decide di passare la notte nella selva. La mattina seguente a svegliarlo sono i raggi del sole che gli infondono coraggio e forza per continuare ad esplorare. Appena iniziata la salita del colle tre fiere impediscono il suo cammino.&nbsp;<br> Dante perso e sconsolato scorge la figura di un uomo: è l'anima di Virgilio...<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:24:51 UTC</pubDate>
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         <title>Inferno, canto XXXIII</title>
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         <description><![CDATA[<div><em>"...Poscia che fummo al quarto dì venuti,</em><br><em>Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,</em><br><em>dicendo: 'Padre mio, ché non m'aiuti?'..."</em><br><em>"...Ma distendi oggimai in qua la mano;</em><br><em>aprimi gli occhi". E io non gliel'apersi;</em><br><em>e cortesia fu lui l'esser villano..."<br></em>Canto XXXIII dell’Inferno è attraversato da una forte tensione emotiva e, al contempo, da un violento atteggiamento di accusa da parte di Dante, che si scaglia prima contro Pisa&nbsp; e poi contro Genova . Nello specifico, l’invettiva di Dante si rivolge al potere politico, che disumanizza l’uomo rendendolo simile ad una belva e a causa del quale a rimetterci sono gli innocenti. &nbsp; Ricordiamo i Versi 1-78 che raccontano la triste vicenda del conte Ugolino&nbsp; catturato dalle forze militari dell’arcivescovo <strong>Ruggero degli Ubaldini</strong>, il conte fu imprigionato assieme ai figli e ai nipoti in una torre appartenente alla famiglia Gualandi, detta Torre della Muda (prima di allora veniva utilizzata per tenervi le aquile allevate durante il periodo di muta del piumaggio). La tragica fine del prigioniero tramutò il nome dell’edificio in Torre della Fame: il conte e i suoi eredi vi morirono di inedia, condannati a morire senza  cibo né acqua. E qui si intreccia la realtà con la leggenda : si narra che morti di fame i figli e i nipoti, il conte Ugolino si cibò delle loro carni. </div><div>,&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:25:20 UTC</pubDate>
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         <title>Paradiso, Canto I</title>
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         <description><![CDATA[<div>"<em>O buono Appollo, a l'ultimo lavoro</em><br><em>fammi del tuo valor sì fatto vaso,</em><br><em>come dimandi a dar l'amato alloro...</em><br><br><em>Trasumanar significar 'per verba'</em><br><em>non si poria; però l'essemplo basti</em><br><em>a cui esperienza grazia serba...</em><br><br><em>"...Non dei più ammirar, se bene stimo,</em><br><em>lo tuo salir, se non come d'un rivo</em><br><em>se d'alto monte scende giuso ad imo..."<br><br></em>E’ mezzogiorno del 13 aprile 1300: inizia il viaggio di Dante nel Paradiso.<br>Salito fino all’ Empireo, nel Cielo che riceve maggiore luce dallo splendore di Dio, egli ha visto cose che “ridire/ né sa né può chi di là su discende”, perché la memoria non è in grado di richiamarle tutte e la lingue di manifestarle: egli narrerà quanto ricorda del Paradiso. All’ esposizione dell’argomento, segue l’invocazione ad Apollo: se il dio lo assisterà nel suo arduo compito, Dante potrà sperare di ottenere la corona di alloro. A questo punto Dante riprende la narrazione del viaggio. Il cielo del Purgatorio è tutto abbagliante di luce. Beatrice fissa il sole, e il poeta fa altrettanto. Tornato con lo sguardo a Beatrice, egli si sente “trasumanar”. Mentre sta salendo con la sua donna verso il cielo, è colpito da una dolcissima armonia e da una straordinaria luminosità, che suscitano in lui il desiderio di conoscerne le cause. Beatrice gli legge il desiderio e il dubbio nella mente e gli spiega che stanno salendo al Cielo più veloci della folgore. Ma subito un altro dubbio tormenta il poeta: come può egli, corpo pesante, trascendere i “corpi levi”, l’aria e la sfera del fuoco? E Beatrice, “appresso d’un pio sospiro”, gli spiega che l’ordine che governa l’universo fa sì che ogni cosa navighi “per lo gran mar de l’essere” verso il suo fine, seguendo l’istinto divino che la muove. Il fine cui l’uomo aspira è il bene, cioè Dio, da cui, però egli, dotato di libero arbitrio, può deviare, ingannato da “falso piacere”. Dante ora, libero dal peccato, tende naturalmente verso Dio, come un fiume scende dalla vetta del monte a valle. “Maraviglia sarebbe” se egli, nella sua condizione, fosse rimasto sulla terra.<br>Detto ciò, Beatrice rivolge gli occhi al Cielo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:26:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Purgatorio, Canto XXXIII</strong></div><div><em>"...Sappi che 'l vaso che 'l serpente ruppe</em><br><em>fu e non è; ma chi n'ha colpa, creda</em><br><em>che vendetta di Dio non teme suppe..."</em><br><br><em>"...Ma perché tanto sovra mia veduta</em><br><em>vostra parola disiata vola,</em><br><em>che più la perde quanto più s'aiuta?"...</em><br><br><em>S'io avessi, lettor, più lungo spazio</em><br><em>da scrivere, i' pur cantere' in parte</em><br><em>lo dolce ber, che mai non m'avria sazio...<br></em><br></div><div>Il <strong>canto trentatreesimo</strong> del <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Purgatorio_(Divina_Commedia)"><em>Purgatorio</em></a> di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Dante_Alighieri">Dante Alighieri</a> si svolge nel <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Paradiso_terrestre">Paradiso terrestre</a>, in cima alla montagna del <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Purgatorio">Purgatorio</a>, dove le anime che hanno compiuto l'espiazione si purificano prima di accedere al <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Paradiso">Paradiso</a>; siamo a mezzogiorno del 13 aprile <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/1300">1300</a>, o secondo altri commentatori del 30 marzo 1300.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:33:06 UTC</pubDate>
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         <title>Canto I Purgatorio</title>
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         <description><![CDATA[<div>"Per correr miglior acque alza le vele<br>omai la navicella del mio ingegno,<br>che lascia dietro a sé mar sì crudele<br><br>e canterò di quel secondo regno<br>dove l’umano spirito si purga<br>e di salire al ciel diventa degno"<br><br>Il Canto I del Purgatorio apre le porte al viaggio di Dante nel secondo dei regni ultraterreni.<br>L'argomento dell’intera cantica: la risurrezione delle anime, ovvero il loro percorso di purificazione e di espiazione dei propri peccati con il fine di ottenere la salvezza e di ascendere, così, al Paradiso. Un intento richiamato anche dall’ambientazione spazio-temporale di questo primo Canto del Purgatorio: è la domenica di Pasqua, giorno in cui i cristiani festeggiano la risurrezione di Cristo, e la spiaggia dove si trovano Dante e Virgilio è avvolta dalla luminosità dell’alba, allegoria della luce della Grazia divina che abbraccia le anime del Purgatorio, salve dalla dannazione eterna, nonché simbolo della speranza ritrovata dopo le tenebre infernali.&nbsp; &nbsp;&nbsp;</div>]]></description>
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         <title>Inferno, canto VI</title>
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         <description><![CDATA[<div>"Cerbero, fiera crudele e diversa,<br>con tre gola caninamente latra<br>sovra la gente che quivi è sommersa..."&nbsp;<br><br>"...Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:<br>per la dannosa colpa de la gola,<br>come tu vedi, a la pioggia mi fiacco..."<br><br>"E 'l duca a me: "Più non si desta<br>di qua dal suon de l'angelica tromba,<br>quando verrà la nimica podesta..."</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-25 10:38:40 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <description><![CDATA[<blockquote><strong>...E quindi uscimmo a rimirar le stelle.</strong></blockquote>]]></description>
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