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      <title>Fu vera gloria? Ai Posteri l&#39;ardua sentenza by Francesca Stella</title>
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      <description>Dal Congresso di Vienna alla conclusione del Risorgimento italiano</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-05-02 20:52:25 UTC</pubDate>
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         <title>I moti rivoluzionari</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;Tra il 1815 e il 1848 “due Europe” convivono e si combattono l’una contro l’altra: l’«Europa dei re» e l’«Europa dei popoli». La prima è figlia del Congresso di Vienna del 1815 e si fonda sulla restaurazione delle antiche dinastie; sulla riaffermazione dei poteri monarchici; sulla ridefinizione dei confini degli Stati; su un regime di polizia. La seconda è figlia della Rivoluzione francese e si fonda: sull’idea di nazione; sulle aspirazioni nazionali, cioè sul diritto dei popoli sottoposti a dominazione straniera di dotarsi di uno Stato e di scegliere autonomamente il proprio regime politico; sulle aspirazioni liberali e democratiche, cioè sulla volontà di vedere applicati i princìpi rivoluzionari (la concessione di una Costituzione, l’uguaglianza dei diritti, le libertà individuali e politiche, la sovranità popolare). L’«Europa dei re» tenta di difendere l’ordine costituito attraverso un sistema di alleanze che le consente di intervenire militarmente ovunque scoppino disordini e rivolte, mentre l‘«Europa dei popoli» insorge a più riprese, rivendicando le aspirazioni liberali e nazionali negate. Accanto a esse, nella primavera del 1848, i rivoluzionari cercano di strappare ai sovrani la concessione di riforme sociali (tutela della classe operaia) e democratiche (suffragio universale maschile). In Italia e in Germania la rivoluzione assume anche una dimensione di lotta per l’unità nazionale. Il fallimento dei moti rivoluzionari, dappertutto repressi nel sangue, impedisce all’«Europa dei popoli» di sostituirsi all’«Europa dei re».&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-02 20:53:01 UTC</pubDate>
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         <title>Il Risorgimento</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dopo il <strong>Congresso di Vienna del 1815</strong>, l’era rivoluzionaria francese e napoleonica si avviava al termine. Il tentativo della Restaurazione (ovvero del&nbsp; ritorno al potere dei monarchi regnanti prima del 1789, in Francia come negli altri Paesi invasi dalle truppe napoleoniche) agiva però su un terreno ormai irreversibile e fertile di una società completamente differente rispetto a quella esistente in Europa prima del XVIII secolo: quella borghese e di ispirazione liberale.<br><br></div><div>Che non avrebbe tardato a manifestare i propri mal di pancia, anzitutto con i moti del 1820-1821, poi con quelli più celebri del 1848. I primi sorti in Spagna e poi diffusi nel resto d’Europa, i secondi con esplosioni più “uniformi”.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-02 21:09:04 UTC</pubDate>
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         <title>Le 5 Giornate di Milano e la Prima Guerra d&#39;Indipendenza</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[<div>In ogni caso,&nbsp; i tentativi di rivolta contro i regimi assolutistici della Restaurazione furono occasioni di sviluppo per il movimento del Risorgimento, che esplose in battaglie particolarmente simboliche soprattutto nel 1848, con le famose <strong>Cinque giornate di Milano</strong> (18-22 marzo 1848) nel corso delle quali una parte tutto sommato consistente di una popolazione urbana alfabetizzata di allora, diverse migliaia di persone, si oppose al dominio austriaco della città, scontrandosi direttamente con l’esercito straniero e venendo repressa duramente (le stime ad oggi parlano di un numero di morti tra i 450 e gli oltre 600).<br><br></div><div>La rivolta fu preludio alla <strong>Prima Guerra d’Indipendenza italiana</strong>, scattata all’indomani e guidata dal Re Carlo Alberto di Savoia, che però terminò con la sconfitta della coalizione italiana (alla quale partecipò inizialmente anche parte dell’esercito del Regno delle Due Sicilie) suggellata dall’Armistizio di Vignale nel 1849.<br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="https://www.youtube.com/watch?v=dtt5AEoUPdU" />
         <pubDate>2021-05-02 21:10:32 UTC</pubDate>
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         <title>I protagonisti del Risorgimento</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[<div>In quegli anni diverse personalità del Risorgimento si erano ormai palesate, da <strong>Giuseppe Mazzini</strong>, fondatore della Giovine Italia e della Giovine Europa, al condottiero <strong>Giuseppe Garibaldi</strong>, entrambi di ispirazione repubblicana. Poi <strong>Carlo Cattaneo</strong> o <strong>Niccolò Tommaseo</strong>, repubblicani federalisti. O cattolici come <strong>Vincenzo Gioberti</strong> che auspicavano una confederazione sotto la guida del Papa (processo che fu quasi tentato da Pio IX con la proposta di unione doganale nel 1849).<br><br></div><div>A livello puramente politico, un nome diviene importante alla fine degli anni Cinquanta del XIX: quello di <strong>Camillo Benso Conte di Cavour</strong>, primo ministro del Regno di Sardegna dal 1852 al 1859, che con una politica estera di grande efficacia, partita dall’intelligente spedizione di un contingente nella Guerra di Crimea del 1855, riuscì ad avvicinare la Francia di Napoleone III, con la quale in pochi anni raggiunse la famosa intesa costituita dagli accordi di Plombieres del luglio 1858.<br><br>Con essi, il Piemonte si impegnava a consegnare alla Francia la Nizza e la Savoia, in cambio di uno sforzo congiunto per liberare il <strong>Regno lombardo-veneto</strong> dal dominio austriaco. L’obiettivo finale, quello della creazione di quattro stati italiani principali: un Regno dell’alta Italia a guida piemontese, uno Stato dell’Italia centrale, Roma e territori limitrofi ancora sotto il Papato, e l’invariato Regno delle Due Sicilie.<br><br></div><div>I quattro Stati avrebbero formato una confederazione di cui il<strong> Papa</strong> avrebbe avuto la presidenza onoraria<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-02 21:45:00 UTC</pubDate>
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         <title>La prima Guerra di Indipendenza</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-05-02 21:49:17 UTC</pubDate>
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         <title>La Seconda Guerra di Indipendenza</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <pubDate>2021-05-02 21:51:27 UTC</pubDate>
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         <title>la Terza Guerra di Indipendenza</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-05-02 21:56:28 UTC</pubDate>
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         <title>Giuseppe Garibaldi</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <pubDate>2021-05-02 21:58:22 UTC</pubDate>
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         <title>Per Approfondire</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[<div>È il secondo preludio, e seconda è anche un’altra guerra di indipendenza, iniziata il 27 aprile e terminata il 12 luglio 1859 con la vittoria franco-piemontese e l’ingresso di Vittorio Emanuele II a Milano. <strong>La Lombardia viene annessa al Regno di Sardegna</strong>, e in pochissimo tempo anche i ducati dell’Italia Centrale insieme al Granducato di Toscana si accorpano al Regno sabaudo. E’ l’inizio del Risorgimento e del processo di unificazione nazionale.<br><br></div><div>In appena un anno, Cavour si ritrovò a governare un territorio che comprendeva quasi<strong> tutto il centro Nord</strong> della penisola. E in due, con il proseguo del Risorgimento, si sarebbe trovato a governare ben altro.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-02 22:01:26 UTC</pubDate>
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         <title>Giuseppe Garibaldi</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel maggio del 1860, Giuseppe Garibaldi parte da Quarto, in Liguria, per giungere in Sicilia con l’ausilio di<strong> mille volontari</strong>. Obiettivo: far crollare lo Stato borbonico e proseguire il Risorgimento.<br>Con l’importante <strong>assenso dell’Inghilterra</strong>, i mille riescono ad ottenere prima l’appoggio delle popolazioni siciliane e in seguito sorprendentemente a conquistare il territorio meridionale giungendo a Napoli già il 6 settembre. Garibaldi, intenzionatissimo a proseguire fino a Roma, fu però fermato a<strong> Teano</strong> il 26 ottobre 1860, dove incontrò Vittorio Emanuele II in persona.<br><br></div><div>La richiesta del sovrano sabaudo era semplice: quella di non proseguire oltre, onde suscitare la reazione della Francia, alleata del potere papale, e pregiudicare le conquiste raggiunte. Con il celebre saluto garibaldino che diede al sovrano l’appellativo di “<strong>Re d’Italia</strong>“, si concluse l’esperienza risorgimentale più corposa, che nel giro di qualche mese porterà alla proclamazione del Regno d’Italia e alla riunione del primo parlamento nazionale il 17 marzo 1861.<br><br></div><div>Il nuovo Regno non comprendeva il Veneto, il Lazio e altre terre culturalmente italiane come Trento, Trieste, l’Istria e la Dalmazia. Con la <strong>Terza guerra d’indipendenza</strong> del 1866 anche le terre venete diventano parte del nuovo Stato nazionale, mentre per il Lazio si dovrà attendere il settembre 1870 con la cosiddetta “Presa di Roma”.<br><br></div><div>L’Italia era fatta, ma perché anche gran parte delle <strong>terre “irredente”</strong> venisse accolta al suo interno, bisognerà attendere ancora 48 anni per completare effettivamente il Risorgimento.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-02 22:05:44 UTC</pubDate>
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         <title>Garibaldi: vero o falso?</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-05-02 22:13:48 UTC</pubDate>
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         <title>Il completamento del Risorgimento</title>
         <author>francescastella1891</author>
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         <description><![CDATA[<div>Per quanto il Risorgimento abbia condotto all’unità politica tra il 1860 e il 1870, è opinione comune – diremmo abbastanza fondata – che il <strong>completamento del suo processo</strong> sia avvenuto durante la <a href="https://oltrelalinea.news/2018/05/23/24-maggio-gli-eroi-dimenticati-della-grande-guerra1/">Grande Guerra</a>, che vide l’Italia impegnata tra il 1915 e il 1918.<br>Questo per <strong>due ragioni fondamentali</strong>. Anzitutto, la Vittoria dell’esercito italiano a Vittorio Veneto il 4 novembre 1918 sull’esercito austro-ungarico sanciva per l’Italia l’acquisto di altre terre linguisticamente ed etnicamente italiane, come la provincia di<strong> Trento, Trieste, l’Istria</strong>.<br><br></div><div>Poi la partecipazione di oltre <strong>5 milioni di italiani</strong> di ogni provenienza ad una guerra verso un obiettivo comune fu un collante senza precedenti che portò alle masse ciò che prima era appartenuto ancora ad un gruppo minoritario.<br><br></div><div>Al netto delle <strong>drammaturgie della storia che mirano a sminuire il Risorgimento</strong>, analisi storiche come quelle di Alessandro Barbero, Ernesto Galli della Loggia ed Emilio Gentile hanno dimostrato ampiamente come la storia degli “italiani costretti a combattere” non possa reggere anzitutto da un punto di vista tecnico-militare. E come l’esercito italiano nella Grande Guerra avesse combattuto al massimo delle proprie potenzialità.<br><br></div><div>Quella guerra sacrificò più di 600mila italiani. I tanto ricordati disertori condannati, furono meno di mille. Il rimpianto maggiore, non aver ottenuto la Dalmazia come previsto dal <strong>Patto di Londra</strong> con le altre potenze dell’Intesa. Ma aver comunque portato a un numero enorme di italiani un concetto che prima apparteneva a una minoranza istruita e alfabetizzata resta un simbolo assoluto della Prima guerra mondiale italiana.<br>E di quel <strong>Risorgimento</strong> che troppo spesso viene tralasciato dalla cultura mainstream.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-02 22:18:17 UTC</pubDate>
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