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      <title>Le bellezze di Milazzo by Viviana Cambria</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-06-04 09:07:46 UTC</pubDate>
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         <title>I LAVATOI DI VACCARELLA

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         <author>vivianacambria80</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il nome di Vaccarella deriva dal fatto che San Francesco di Paola vi pascolava le sue mandrie di vacche, delle quali resta il ricordo del famoso miracolo delle due vacche che raggiunsero i monaci di Paterno Calabro, essendo state edotte dal Santo circa la strada da percorrere per raggiungere tale monastero, una volta sbarcate nelle Calabrie.</p><p>Addossati alle strutture murarie di due batterie di difesa dell'antico porto di Milazzo risalenti alla seconda metà del XVI secolo, <strong>i lavatoi della Mezzaluna e di S. Andrea furono realizzati alla fine dell'800.</strong></p><p>Posti alla quota della spiaggia, hanno rappresentato, per molti decenni, il riferimento della comunità di Vaccarella per la fruizione e l'utilizzo dell'acqua nella vita quotidiana e vengono tuttora utilizzati per attività connesse alla pesca. Precedentemente, gli abitanti di Vaccarella attingevano l'acqua alle sorgenti nel Promontorio di Capo Milazzo o a cisterne e pozzi privati.</p><p><strong>L'installazione dei lavatoi e l'uso protrattosi per circa un secolo, consentirono il miglioramento delle condizioni igieniche e della vivibilità nel quartiere</strong>. La costruzione di entrambi può essere messa in relazione all'indicazione presente sulla fontana comunale posta nella piazzetta della Mezzaluna che riporta la data del 1883 e lo stemma comunale. Lavatoi e fontana erano alimentati dal serbatoio comunale appena costruito in prossimità della Cinta Spagnola della Città Fortificata. I due lavatoi sono posti ai lati della base della Batteria della Mezzaluna, mentre presso la Batteria di S. Andrea, di fronte all'omonima chiesa, se ne rinviene uno e non si riscontrano tracce di un precedente gemello.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-04 10:15:10 UTC</pubDate>
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         <title>CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE</title>
         <author>vivianacambria80</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>La chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore fu fondata nel 1621</strong>: in origine era dedicata a Sant'Elmo, in sostituzione della chiesetta demolita per costruire il forte Sant'Elmo, ma nel 1623 fu dedicata a Gesù e Maria. Nel 1662 divenne parrocchia. L'attuale titolo distingue la chiesa da quella di Gesù e Maria fondata da San Francesco di Paola ed a lui ora intitolata.</p><p>Importanti lavori furono eseguiti nell'Ottocento quando fu realizzata l'attuale facciata, già esistente nel 1860; alla stessa epoca risalgono la collegiata e il campanile, troncato dopo il terremoto del 1908. La costruzione è dunque il risultato di interventi dissonanti, <strong>rococò negli interni neoclassici all'esterno</strong>, sulla originaria struttura di cui non è più dato cogliere i caratteri.</p><p><strong>La chiesa è a navata unica con abside semicircolare</strong>. La porta è di semplice disegno e priva di pretese risulta la finestra, peraltro rimaneggiata agli inizi del secolo. Ai lati della porta due epigrafi ricordano il noto episodio del riposo di Garibaldi sulla soglia della chiesa. L'interno è caratterizzato da una importante decorazione in stucco con angeli e motivi floreali, tipicamente rococò, che incornicia gli altari a nicchia, separati da paraste, e gli affreschi del Manni nelle volte.</p><p>Il ciclo pittorico del Manni, certamente eseguito con l'aiuto della bottega, raffigura episodi evangelici e biblici. Particolarmente riuscita è la complessa decorazione floreale che incornicia i riquadri affrescati, tipico esempio dell'avanzato gusto rococò. Un gruppo di angeli in stucco regge uno stemma che orna l'arco trionfale. Putti e festoni ornano le finestre che si aprono nella navata sopra gli altari. Tutti gli altari sono stati decorati con modesti marmi policromi nell'Ottocento mentre le tele raffiguranti il Crocifisso, la Trinità, l'Immacolata con santi ed il bambino Gesù con santi risalgono al Settecento.</p><p>L' altare maggiore neoclassico, di fattura ottocentesca, è ornato dal quadro settecentesco della Madonna della Neve affiancato dalle tele coeve della Natività e dell'adorazione dei Magi. Il fonte battesimale è costituito da una vasca baccellata poggiata su una colonnina a fogliami, elementi eterogenei databili rispettivamente al periodo barocco ed all'Ottocento romantico.</p><p><br/></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-04 10:33:53 UTC</pubDate>
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         <title>PALAZZO D’AMICO</title>
         <author>vivianacambria80</author>
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         <description><![CDATA[<p>Costruito nel 1572, ristrutturato tra il 1733 ed il 1735 da Francesco Arena ed ammodernato da Antonio D’Amico, con lavori parzialmente eseguiti alla data del 1774, anno della morte del proprietario del tempo, <strong>il Palazzo D’Amico, sito sul lungomare Garibaldi, è certamente una delle poche testimonianze settecentesche del fronte a mare del Centro Storico della Città.</strong></p><p>Il palazzo residenza di città di una delle maggiori famiglie nobili milazzesi faceva parte, nel Settecento, insieme con i Palazzi Ventimiglia, Carrozza e Riolo delle più rappresentative dimore gentilizie.</p><p>Dal punto di vista architettonico il Palazzo presenta un volume assai compatto, con un fronte sul lungomare Garibaldi a tre elevazioni fuori terra ed un fronte sulla via Scopari a due elevazioni fuori terra, mentre gli altri due fronti risultano a confine e presentano nella parte alta aperture con servitù di veduta o per luci.</p><p>Per dare maggiore luminosità agli ambienti, l’edificio presenta due chiostrine interne che fiancheggiano i fronti Est ed Ovest del vano scala.</p><p>Il Palazzo originariamente era a due elevazioni; all’inizio del XVIII secolo fu sopraelevato e ridefinito nel partito decorativo sul Lungomare Garibaldi per dare maggiore qualità estetiche in rapporto ai tempi, ma, soprattutto, di rappresentanza e presenza sociale all’edificio padronale. Dal punto di vista distributivo presenta grandi ambienti al piano terreno, che sembrano di antica origine ed usati per i cavalli e le carrozze ed, inoltre, per alloggio degli stallieri o dei cocchieri; “un piano Nobile” di rappresentanza con vani affrescati e con pavimenti in parte originali in ceramica, una seconda elevazione utilizzata per zona notte, per la prole e per la servitù. Nel contesto tra i due piani trovano oggi posto anche piani ammezzati e locali secondari, nati per esigenze specifiche dei proprietari che si sono succeduti nel tempo. È stato sottoposto a tutela e vincolo per il rilevante interesse storico-artistico.</p><p>Il grande portone è incorniciato da un bel portale, fiancheggiato da due semicolonne tuscaniche che sorreggono l’ampio ballatoio a cornice del grande balcone centrale. È negli architravi dei due balconi che lo fiancheggiano che si ritrova il motivo della pagoda che si vede nella Chiesa del Convento del Carmine. Stucchi e affreschi di considerevole fattura erano coevi ad una cappelletta dalla fastosa ornamentazione, espressione pregevole del “rococò” locale.</p><p>Da ottobre 1995, il Palazzo fu sottoposto a ristrutturazione per poi essere donata alla città in tutto il suo splendore, arricchito, al suo interno, con migliaia di volumi che costituiscono la Biblioteca Comunale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-04 10:58:02 UTC</pubDate>
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         <title>I MISTERI DI VILLA VACCARINO</title>
         <author>vivianacambria80</author>
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         <description><![CDATA[<p>Nel lontano 1929 l’ingegnere Gaetano Bonanno, con la collaborazione del pittore Michele Amoroso, realizza nella città di Milazzo <strong>una bellissima dimora in stile Liberty.</strong></p><p>La costruzione, ancora oggi, emana un fascino straordinario che deriva dall’equilibrata bellezza degli elementi architettonici che si fondono armoniosamente con gli elementi decorativi.</p><p><strong>All’interno del variegato giardino spicca una fonte con all’interno un isolotto artificiale che riproduce la nostra bella Sicilia.</strong></p><p>Villa Vaccarino situata in una via centrale del Comune di Milazzo, precisamente in via Cristoforo Colombo, per lungo tempo adibita a pretura, è una chiara testimonianza dell’arte Liberty, come si può rilevare dalle preziose decorazioni in legno, in ferro e stucco presenti al suo interno e dalla recinzione esterna realizzata in ferro battuto decorata con eleganti fregi floreali.</p><p><strong>La villa</strong>, commissionata dal ricco industriale del sapone Vaccarino, proprietario di due fabbriche, una a Giammoro di Pace del Mela e l’altra a Venetico Marina, <strong>si rivelò ben presto un luogo “dannato”, pieno di insidie</strong>. Nel giro di pochissimo tempo il proprietario perse tutto il denaro, finendo sul lastrico, come se una maledizione si fosse abbattuta sulla sua famiglia. Intorno a questa bellissima dimora aleggia la leggenda del fantasma che si aggirerebbe all’interno di essa, precisamente nelle aule adibite un tempo come tribunale; inoltre si tramanda che in quella zona, fuori dalle mura, venivano di solito impiccati i malfattori.</p><p>Anche lo storico Antonino Micale, nello “Stradario storico della città di Milazzo“, parlando di via Cristoforo Colombo, si sofferma a descrivere villa Vaccarino e parla di un “vasto giardino, sottostante lo storico quartiere degli Spagnoli, adibito a luogo di supplizi per criminali comuni e militari”.</p><p>Nei decenni successivi numerose sono le testimonianze degli impiegati della pretura i quali non volevano rimanere mai da soli nel loro ufficio poiché erano terrorizzati dai continui rumori e dalle strane presenze che vedevano o percepivano.</p><p>Unica certezza è che <strong>il territorio dove sorge la villa era adibito a luogo di supplizi e torture per i criminali</strong>.</p><p>Tra i tanti criminali giustiziati ricordiamo il pirata napoletano Aniello Cuomo, nato a Castellamare di Stabia, di cui si dice che fu decapitato a causa dei suoi numerosi crimini nel 1817 e che la sua testa fu gettata a mare.</p><p>Per alleviare la paura, che i cittadini milazzesi hanno nei confronti del cavaliere senza testa, il Comune di Milazzo lascia le luci nel giardino sempre accese, sia di giorno sia di notte.</p><p><strong>&nbsp;</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-06-04 11:08:17 UTC</pubDate>
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