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      <title>LETTURA D&#39;OPERA by Letizia Mula</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-12-17 16:28:53 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>smileyoung988</author>
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         <description><![CDATA[<div>Datazione: ca. 1475<br>Tecnica: olio su tavola<br>Dimensioni: 262×240 cm, <em>Pietà</em> (106x84 cm)<br>Collocazione: Musei Civici, Pesaro<br><br>Dipinta per la chiesa pesarese di San Francesco, la tavola raffigura la Vergine, seduta su un grande trono, mentre viene incoronata da Gesù, vestito con abiti damascati. Sono presenti all’incoronazione i santi Pietro e Paolo a sinistra, Gerolamo e Francesco a destra. A seguito del trattato di Tolentino (1797) che imponeva al Papa, sconfitto dalle truppe napoleoniche, di consegnare ai francesi cento opere d’arte scelte, come bottino di guerra, la tavola venne asportata dal convento e portata a Parigi, dove fu esposta al Louvre. Recuperata dopo la Restaurazione grazie all’intercessione di Antonio Canova, al momento del rientro nello Stato Pontificio venne privata del pannello sommitale raffigurante l’<em>Imbalsamazione di Cristo</em>, trattenuto in Vaticano nella Pinacoteca Vaticana.<br>La <em>Pietà</em> della Pala di Pesaro contiene diverse novità. Innanzitutto Cristo non è più frontale, ma seduto in tralice sul sarcofago, mentre un inserviente lo tiene per la schiena e Nicodemo tiene l'ampolla degli ungenti alla Maddalena, che inginocchiata davanti a lui gli sta profumando una mano. Vi si legge un profondissimo senso del dramma del sacrificio divino, espresso dai volti adirati e dall'espressione composta, ma gonfia di pianto che sembra per esplodere della Maddalena. Il silenzio corale e pensoso dei tre e il complesso gioco di intreccio delle loro mani esprimono un senso di comunione.<br><br>                                                                                              Fabrizio Di Domenicantonio</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-17 16:28:53 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>smileyoung988</author>
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         <description><![CDATA[<div>Datazione: ca. 1455-1456<br>Materiale: legno parzialmente dorato.<br>Dimensioni: altezza 188 cm.<br>Collocazione: Firenze, Museo dell'Opera del Duomo.<br><br><em>« Di mano di Donato [è] una Santa Maria Maddalena di legno in penitenza, molto bella e molto ben fatta, essendo consumata dai digiuni e dall'astinenza, intanto che pare in tutte le parti una perfezzione di notomia, benissimo intesa per tutto. »<br>(Giorgio Vasari)<br><br></em>La<em> Maddalena </em>è rappresentata negli anni della vecchiaia, quando pellegrinò digiunando nelle foreste nel sud della Francia, come scritto sulla <em>Legenda Aurea</em>. Già famosa per la sua bellezza, essa venne infine completamente avvolta dai suoi capelli sempre più lunghi. L'esile figura è rappresentata in piedi, con una leggera rotazione della testa che permette una pluralità di punti di vista. Il volto è scavato, gli occhi sono infossati nelle orbite, la magrezza rivela i muscoli e tendini a fior di pelle. I lunghissimi capelli, ispidi e appiccicaticci, sono intrecciati intorno ai fianchi a mo' di macabro indumento e rendono il corpo scheletrito una massa informe. Le mani sono quasi giunte, in segno di preghiera, ma non si toccano, come se fosse colta nell'atto di iniziare un'umile supplica. La fisionomia della donna è deturpata e rinsecchita dai lunghi digiuni, dalle privazioni e autofustigazioni. I capelli attorno al volto e le incavature degli occhi disegnano ombre profonde, che evidenziano e incorniciano espressivamente il cranio e il collo rugoso. La bocca è dischiusa e lascia intravedere la chiostra dei denti; lo sguardo è fisso e attonito, in una angosciata immobilità. <br>Si tratta di quello che è stato definito "naturalismo integrale", intendendo una convinta adesione al vero naturale, come ci appare ai nostri occhi, abbandonando quelle forme astratte che ogni artista tende a idealizzare. <br>Elimina ogni riferimento alla statuaria classica trasgredendo inoltre gli schemi dell'epoca. Profonda è anche l'analisi psicologica del personaggio preso in un momento di massima sofferenza.<br><br>                                                                                                                         Letizia Mula</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-17 16:28:53 UTC</pubDate>
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         <author>smileyoung988</author>
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         <description><![CDATA[<div>Con il termine Ecce Homo si fa riferimento a quel passo del testo evangelico in cui Ponzio Pilato mostra Cristo al popolo giudaico. Sono 6 le raffigurazioni che Antonello crea , ma ne conserviamo solo 5 poiche una è andata misteriosamente perduta. Passiamo ora alla descrizione dei vari ritratti. <br><br>1) Ecce Homo di New York<br>ca 1465/1470, tempera grassa su tavola,19,5x14cm,NewYork<br>Questo è il primo ritratto creato da antonello,eppure l'ultimo rinvenuto nel 1981. In questa immagine il Cristo appare coronato di spine, posto dietro un parapetto che porta la scritta "INRI". Il volto ci appare colmo di rassegnazione. Al collo vi è un cappio, cappio con il quale il Cristo sta per essere trascinato. Il Cristo ci appare raffigurato con tonalità molto chiare, ma su uno sfondo scurissimo da cui si distinguono appena i capelli intrisi di sangue. <br><br>2) Ecce Homo del Metropolitan<br>1470, tempera e olio su tavola di pioppo, 42,5x30,5cm,NewYork<br>In questo ritratto il tema della sofferenza e del supplizio è marcato ulteriormente. Il Cristo ci appare frontale ma con un'espressione che suggerisce tutto il suo sgomento. Il Cristo è posto dietro un sottile parapetto sul quale vediamo raffigurato un piccolo cartiglio con la firma dell'artista. La corona di spine ci appare distaccata dalla fronte infatti notiamo anche la sua ombra proiettata sulla stessa, ciò suggerisce una marcata volumetria della testa. I capelli come nel precedente ritratto ci appaiono intrisi di sangue e di sudore. Restauri antichi apportati al ritratto hanno reso meno marcati dettagli come il sangue secco sul collo o le lacrime che sgorgano dagli occhi del cristo.<br><br>3) Ecce Homo di Genova<br>ca 1470, olio su tavola di pioppo, 40x33cm,Genova<br>Questa tavola, perticolarmente ispirata e che rappresenta una delle rappresentazioni migliori di antonello, si trova in precarie condizioni di conservazione. Contrariamente al canone fino ad ora utilizzato, il Cristo non si trova più dietro un parapetto, ma è rappresentato dietro una cornice che funge da finestra. La firma dell'autore è presente anche in questo quadro usando lo stesso espediente del quadro precedente. Il ritratto è pregno di una minuziosità nei dettagli tipica degli artisti fiamminghi, come Jan van Eyck, e ciò si evince dalla cura con cui è raffigurato il cappio sul collo del Cristo. La posizione del corpo ci garantisce una precisa collocazione spaziale del Cristo nonostante non vi siano altri elementi prospettici. <br><br>4)Ecce Homo di Piacenza<br>1474, olio su tavola, 43x32,4cm, Piacenza <br>Anche in questo caso la resa spaziale del Cristo è resa ancor più decisa dalla presenza dietro di lui di una colonna tornita che richiama al tema iconografico del "Cristo alla colonna" oggetto di flagellazione. La luce proveniente da sinistra accentua la resa volumetrica di elementi come il cappio al collo, dandoci un'idea di effettiva pesantezza della stessa. E dunque ci appaiono molto realistici elementi come le lacrime che solcano il volto del Cristo, il sangue , la barba che risplende come se fosse bagnata. La corona di spine in particolare ci appare ancor più dolorosamente succinta al cranio del povero Cristo. Anche questo ritratto ci appare come in una cornice, l'espediente della firma è il medesimo.<br><br>5) Ecce Homo di Ostrowsky<br>1474,olio su tavola, 36,7x28,8cm<br>Questa è la tavola misteriosamente scomparsa delle 6, all'indomani dell'annessione dell'Austria alla Germania nazista,nel 1938.L'unica cosa che ci rimane è una foto in  bianco e nero. E'chiaro che il riferimento,per la composizione di questo ritratto, è stato l'Ecce Homo di Piacenza, le due raffigurazioni infatti appaiono molto simili nella resa del volto di Cristo nonostante nella seconda la sua espressione ci appaia drammaticamente più realistica. Notiamo però differenze importanti con l'opera piacentina in quanto non abbiamo più la cornice e il cappio sul petto del Cristo. La corona di spine ora più che mai ci sembra dolorosamente conficcata nella testa del Cristo e lo sguardo sembra come cercare conforto e pietà nell'animo di chi la osserva. La rassegnata espressività del volto è sicuramente l'elemento che più contraddistingue questo ritratto e lo eleva a vero e proprio capolavoro. <br><br>6)Cristo alla colonna del Louvre<br>1476,olio su tavola,29,8x21cm,Parigi<br>Questo ritratto si discosta maggiormente dal tema dell'Ecce Homo e rappresenta un vero e proprio "Cristo alla colonna" alludente al supplizio della flagellazione. Il volto del Cristo ci appare iconicamente rivolto verso l'alto , ruotato a sinistra così come il busto, a suggerire la ricerca, da parte del Cristo, della pietà del Padre, la bocca del soggetto ci viene rappresentata mezza aperta, immortalata mentre pronuncia una preghiera sommessa. Il ritratto è di una veridicità impressionante e dettagli come le lacrime che solcano il volto, il sangue che sgorga, la barba del cristo, la corda intorno al suo collo, sono di un realismo impressionante che elevano anche quest'opera a capolavoro della ritrattistica. <br><br>V (Ecce Homo di Piacenza ,1474, olio su tela.)<br><br></div><div>                                                                                                           Jacopo Mondino</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-17 16:28:53 UTC</pubDate>
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         <author>smileyoung988</author>
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         <description><![CDATA[<div>Datazione: ca. 1435-1438.<br>Tecnica: tempera su tavola.<br>Dimensioni: cm 220 x 262.<br>Collocazione: Madrid, Museo del Prado.<br><br> La <em>Discesa di Cristo dalla Croce</em> è uno dei dipinti più famosi di Rogier Van Der Weyden è considerato uno dei massimi capolavori esposti al Museo del Prado di Madrid.  Il dipinto rappresenta la deposizione del corpo di Cristo, in seguito alla morte per crocifissione. <br>La pittura ad olio e la notevole abilità nel disegno permisero all'artista fiammingo di ottenere una superficie levigata ed omogenea che esalta al meglio l'attenta cura dei dettagli e la resa realistica di stoffe e oggetti, caratteristica dello stile fiammingo. Le figure acquistano sembianze statuarie nei variopinti abiti grazie all'esperto utilizzo della luce e dei colori caldi dello sfondo.<br>La tavola sulla quale è dipinta la <em>Discesa di Cristo dalla Croce</em> ha una forma a T rovesciata e, in origine, era, probabilmente, corredata di sportelli, persi nello spostamento dai Paesi Bassi alla Spagna. <br>Nella composizione della scena si notano due particolari. Il primo è riscontrabile nelle parentesi formate dai corpi piegati della Maddalena a destra e di San Giovanni a sinistra, quasi a chiudere la scena in quanto figure più esterne.<br>Il secondo particolare disegna due diagonali parallele che salgono da destra verso sinistra.  La superiore è rappresentata dal corpo di Cristo che viene deposto. Quella inferiore, invece, corre lungo il corpo di Maria, addolorata dalla morte del figlio.<br><br>                                                                                                                 Lorenzo Bucci</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-17 16:28:53 UTC</pubDate>
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         <author>smileyoung988</author>
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         <description><![CDATA[<div>Datazione: ca. 1460-1463<br>Tecnica: Olio su tavola<br>Dimensioni: 96×110 cm<br>Collocazione: Galleria degli Uffizi, Firenze<br><br>Le origini dell'opera sono incerte. Una teoria vede come committenti i Medici, poiché nell'inventario redatto alla morte di Lorenzo il Magnifico si parla di una tavola d'altare che immortala Gesù insieme ad altre cinque figure. Altre ipotesi invece vedono il dipinto come parte di un trittico perduto, originariamente creato per Lionello D'Este, oppure come un opera descritta da Vasari e attribuita ad Hans Memling.<br>Il dipinto, di forma rettangolare, mostra la sepoltura di Cristo, il cui corpo è sorretto da Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, mentre Maria e Giovanni evangelista lo compiangono e gli reggono le mani, facendogli assumere una postura simile a quella della Crocifissione. In basso, inginocchiata, c'è la figura della Maddalena. <br>Alcuni riconoscono in Nicodemo un autoritratto dell'autore, mentre Giuseppe D'Arimatea nasconderebbe l'effige di Cosimo il Vecchio. <br> L' autore si è sicuramente ispirato all'analogo soggetto di Beato Angelico, riprendendone le pose dei personaggi e l'apertura del sepolcro. Per Van Der Weyden era però impossibile imitare completamente l'ordinata opera dell'autore italiano, poiché avrebbe significato guastare la propria visione artistica. Ecco perché l'opera risulta più affollata e complessa, con un semicerchio formato attorno a Cristo, una linea dell'orizzonte più alta, linee ritmicamente spezzate e sguardi addolorati. Tutti questi elementi rendono lo spettatore più partecipe dal punto di vista emotivo. <br><br>                                                                                                              Danilo Gianandrea</div>]]></description>
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